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Nasce la Giornata Nazionale per la Salute ed il Benessere nelle Città

 

Presentata il 14 febbraio scorso al Ministero della Salute la Giornata Nazionale per la salute e il benessere nelle città per richiamare l’attenzione e stimolare l’azione dei Sindaci sulla necessità e urgenza di promuovere la salute nelle città come bene comune.

La Giornata verrà celebrata il 2 luglio di ogni anno ed è promossa da Health City Institute e Cittadinanzattiva, con il patrocinio del Ministero della Salute, di ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani e dell’Istituto Superiore di Sanità.

L’esigenza di promuovere la salute e il benessere nelle città nasce dalla crescita delle malattie croniche non trasmissibili come diabete e obesità, fenomeno strettamente legato all’aumento della popolazione urbana e che rappresenta oggi il principale rischio per la salute e lo sviluppo umano.

Nel 2010, per la prima volta nella storia, è stato osservato che più di metà della popolazione mondiale risiedeva in città e che nel 2050 la stima della popolazione urbana attestava il dato al 70 per cento. Se guardiamo al nostro Paese, notiamo che più di un italiano su 3 (il 37 per cento) vive oggi nelle 14 città metropolitane. Come corollario, riscontriamo una crescita delle malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, che sono fortemente legate ai profondi cambiamenti di stile di vita che tutto ciò comporta nelle popolazioni” – dice Andrea Lenzi, Coordinatore di Health City Institute e Presidente del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del consiglio dei ministri.

In Italia, secondo ISTAT, le persone con diabete sono 3,27 milioni, di cui il 52 per cento risiede nelle 14 Città metropolitane, tanto che tra gli addetti ai lavori si sta facendo strada il concetto di “diabete urbano o urban diabetes”. In particolare, secondo le elaborazioni di Health City Institute su dati ISTAT relativi alle quattro città italiane più importanti, nella sola capitale ci sono oltre 286 mila persone con diabete, ovvero il 50% delle persone con diabete residenti nel Lazio. A Napoli ci sono quasi 209 mila residenti con diabete e Milano oltre 144 mila. Torino inoltre, con le sue 121 mila persone con diabete, occupa, in termini assoluti, la quarta piazza nella graduatoria della città metropolitane italiane per popolazione residente colpita dalla malattia ma è di gran lunga al primo posto tra quelle del Nord Italia in termini percentuali rispetto al numero di abitanti.

Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste ha modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasforma il contesto ambientale e sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione. La configurazione attuale delle città e, più in generale l’urbanizzazione, presentano per la salute pubblica e individuale tanti rischi, ma anche molte opportunità da sfruttare con un’amministrazione cosciente e oculata. Occorre identificare strategie di azione per rendere consapevoli governi, regioni, città e cittadini dell’importanza della promozione della salute nei contesti urbani, immaginando un nuovo modello di welfare urbano” – osserva Roberto Pella, Vicepresidente Anci.

In tale direzione sono già state intraprese numerose iniziative di sensibilizzazione rivolte agli amministratori comunali e ai cittadini e la Giornata Nazionale per la salute e il benessere nelle città nasce nel solco di queste azioni tra le quali il “Manifesto della salute nelle città: bene comune”, la “Roma Urban Health Declaration” siglata tra Ministero della Salute e ANCI in occasione del G7 side event “Health in the Cities” organizzato a Roma l’11 Dicembre 2017 durante la Presidenza Italiana e il parere di iniziativa sulla La salute nelle Città: bene comune, approvata l’11 Maggio 2017 dal Comitato delle Regioni dell’Unione Europea.

L’obiettivo di queste iniziative e dell’Health City Institute è quello di rendere le città più ‘Healthy’, ovvero consce dell’importanza della salute come bene collettivo e che, quindi, mettono in atto politiche chiare per tutelarla e migliorarla, in accordo con l’invito rivolto dall’Oms ai governi ad adoperarsi responsabilmente, attraverso programmi di educazione alla salute, a promuovere uno stile di vita sano e a garantire ai cittadini un alto livello di benessere. L’Health City Institute è un organismo che si avvale di esperti indicati, tra gli altri, da Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Istat e Censis, e che delinea gli elementi chiave che possono guidare le città a studiare e approfondire i determinanti della salute nei propri contesti e a fare leva su di essi per definire strategie tese a migliorare gli stili di vita e il benessere psico-fisico del cittadino”- conclude Andrea Lenzi.

In occasione della Giornata Nazionale per la salute e il benessere nelle città il 2 luglio e nel weekend precedente le Amministrazioni Comunali sono invitate a organizzare eventi di sensibilizzazione sulla salute nelle loro città, all’interno di una campagna nazionale che quest’anno avrà come tema Colora di salute la tua città”.

Sono certa che l’istituzione della Giornata nazionale per la salute e il benessere nelle città rappresenti un’occasione preziosa per richiamare l’attenzione sulla necessità di migliorare la salute nei luoghi dove viviamo. La realtà, infatti, ci mette di fronte ad un progressivo aumento dell’urbanizzazione che rende le città il luogo fondamentale dove sempre più persone vivono e lavorano. La transizione demografica con il progressivo invecchiamento della popolazione e l’evoluzione epidemiologica con l’esplosione delle patologie croniche pongono nuove sfide per i sistemi di welfare e sanitari del nostro Paese. Proprio con lo scopo di realizzare città e comunità sostenibili, salubri e in cui nessuno è lasciato indietro, vogliamo per questo consolidare e incrementare l’impegno per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, nonché il loro continuo monitoraggio adottando i metodi scientifici più all’avanguardia” – dichiara il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

In questo senso, questi temi, che sono legati all’agenda 2030 delle Nazioni Unite, sono stati già al centro del G7 Salute che abbiamo organizzato lo scorso anno a Milano dove per la prima volta è stato lanciato un unico messaggio forte sulla certezza che i problemi ambientali e i cambiamenti climatici incidono sulla salute dei cittadini e sul fatto che è fondamentale adottare strategie globali per uno sviluppo sostenibile” – prosegue Beatrice Lorenzin.

Inoltre sulla scia del G7, lo scorso dicembre il Ministero della Salute ha sottoscritto con l’Anci la ‘Urban Health Rome Declaration‘ dove sono state identificate 15 azioni per migliorare la salute delle nostre città. Dal monitoraggio dei sistemi di inquinamento alla riduzione degli inquinanti, ma anche alla trasformazione delle metropoli in veri e propri ‘organismi viventi’, sostenibili dal punto di vista ecologico e ambientale. Città neutre dal punto di vista energetico, in grado di favorire la salute dei cittadini in tutti i campi, dall’aria che si respira al cibo che si mangia” – ha concluso Beatrice Lorenzin.


 

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A Torino record negativo per il diabete nel Nord Italia

Fa tappa a Torino il programma Cities Changing Diabetes®, l’iniziativa realizzata in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center, con il contributo di Novo Nordisk, che coinvolge Istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore, con l’obiettivo di evidenziare il legame fra il diabete e le città e promuovere iniziative per salvaguardare la salute dei cittadini e prevenire la malattia.

L’occasione è data dalla seconda edizione del Forum “Sustainable cities promoting urban health”, organizzato dall’Ambasciata di Danimarca in collaborazione con la Città di Torino e con il patrocinio di Istituto superiore di sanità, SDU-National Institute of Public Health di Danimarca, ANCI-Associazione nazionale comuni italiani, la corrispondente associazione danese KL, Health City Institute, Danish Healthy Cities network, Municipalità e Università di Aalborg.

Nell’anno in cui Roma, capitale d’Italia, è entrata a far parte del programma Cities Changing Diabetes® insieme alle metropoli già coinvolte dal 2014 ad oggi – Houston, Copenhagen, Tianjin, Shanghai, Vancouver, Johannesburg e Città del Messico – per costituire un laboratorio di ricerca real world, volto a comprendere come l’ambiente urbano favorisca l’insorgenza del diabete di tipo 2 e le sue complicanze, Torino, prima capitale dello Stato italiano, ospita quest’importante conferenza sul più che attuale tema della salute nelle città e del rapporto tra urbanizzazione e malattie croniche non trasmissibili, come appunto diabete e obesità.

La scelta del capoluogo piemontese non è frutto del caso. Infatti, nell’area della città metropolitana di Torino risiedono, secondo le elaborazioni di Health City Institute su dati ISTAT, circa 121 mila persone con diabete. Torino occupa, in termini assoluti, la quarta piazza nella graduatoria della città metropolitane italiane per popolazione residente colpita dalla malattia – dopo Roma, Napoli e Milano. Tuttavia è di gran lunga al primo posto tra quelle del Nord Italia in termini percentuali. Paragonandola, ad esempio, alla vicina Milano, che la precede nella classifica con poco più di 144 mila residenti con diabete su oltre 3,2 milioni di abitanti – 4,5 per cento della popolazione -, le persone con diabete dell’area metropolitana torinese corrispondono al 5,3 per cento dei quasi 2,3 milioni di residenti.

Nel 1960 un terzo della popolazione mondiale viveva nelle città. Oggi si tratta di più della metà e nel 2050 sarà il 70 per cento. Allo stesso tempo, circa 400 milioni di persone soffrono di diabete e si prevede un aumento fino a 600 milioni nel 2035.  Il compito è chiaro: per combattere il diabete è necessario aumentare l’attenzione sulla salute e sullo sviluppo urbano in modo da creare ‘città vivibili’. In breve, dobbiamo creare un ambiente urbano che promuova la salute come una parte fondamentale dell’infrastruttura e delle funzioni delle città. In Danimarca abbiamo una grande esperienza nel rendere le città più vivibili, grazie a un approccio multidisciplinare che coinvolge molti stakeholder: la società civile, l’ente di edilizia residenziale pubblica, la scuola, le associazioni di pazienti e tanti altri” – ha detto Erik Vilstrup Lorenzen, Ambasciatore di Danimarca.

La nostra città è lieta di ospitare la seconda edizione di questo forum internazionale dedicato alla promozione della salute in contesto urbano. Quello della tutela della salute, insieme alla salvaguardia dell’ambiente, rappresenta una priorità anche per le politiche di chi è chiamato ad amministrare le città, soprattutto quando si tratta di centri a dimensione di metropoli. Come amministratori pubblici dobbiamo sempre tener conto che ogni scelta, ogni intervento in tema di urbanistica, di viabilità, di welfare o in altri ambiti, deve essere attuato facendo in modo che qualunque sia lo scopo del provvedimento, esso si integri con l’obiettivo di garantire maggiore benessere alla comunità cittadina, anche dal punto di vista della tutela della salute” – ha dichiarato la Sindaca di Torino, Chiara Appendino.

Per la Sindaca Appendino è anche “molto importante che i Comuni assicurino collaborazione e sostegno a enti e istituzioni che investono in ricerca e svolgono attività di informazione e sensibilizzazione su cure, modalità di prevenzione e sulla promozione di stili di vita corretti, che possano contribuire a ridurre la possibilità di ammalarsi”.

Oltre 3 miliardi di persone nel mondo vivono oggi in città metropolitane e megalopoli: Tokyo ha 37 milioni di abitanti, Nuova Delhi 22 milioni, Città del Messico 20 milioni. 10 anni fa, per la prima volta nella storia dell’Umanità, la popolazione mondiale residente in aree urbane ha superato la soglia del 50 per cento e questa percentuale è in crescita, come indicano le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità. Nel 2030, 6 persone su 10 vivranno nei grandi agglomerati urbani, nel 2050 7 su 10.

È una tendenza che, di fatto, in questi ultimi 50 anni sta cambiando il volto del nostro pianeta e che va valutata in tutta la sua complessità. Grandi masse di persone si concentrano nelle grandi città, attratte dal miraggio del benessere, dell’occupazione e di una qualità di vita differente, e la popolazione urbana mondiale cresce anno dopo anno. Le città stesse ed il loro modello di sviluppo devono essere quindi oggi in prima linea nella lotta contro le criticità connesse al crescente inurbamento e, ovviamente, la salute pubblica occupa fra queste un posto di primaria importanza” – ha spiegato Roberto Pella, Vicepresidente vicario ANCI.

Un esempio concreto del ruolo attivo e positivo delle amministrazioni cittadine su questo versante viene dalla Danimarca.

“Gli sforzi destinati alla promozione della salute e della prevenzione delle malattie hanno subito un significativo miglioramento, se non altro dal punto di vista della professionalità, da quando sono diventate, a partire dal 2007, responsabilità delle municipalità. Oggi, gli interventi sono concentrati sui fattori di rischio che hanno il maggiore impatto sulla salute pubblica, come gli stili di vita, si basano sulle evidenze acquisite e sono implementati con grande qualità. Nelle nostre città, la salute pubblica costituisce una responsabilità condivisa da tutti e coinvolge la pianificazione urbana, ma anche gli asili nido, i programmi doposcuola e le aree sociali e dell’occupazione. Le politiche e le pianificazioni locali e nazionali su educazione, lavoro e ambiti residenziali, sono riconosciuti come elementi prioritari nella promozione della salute” – ha detto Tine Curtis, Direttore del centro di prevenzione di KL, l’associazione dei comuni danesi.

Un filo sottile ma evidente lega il fenomeno dell’inurbamento alla crescita di malattie come il diabete. Esiste infatti una suscettibilità genetica a sviluppare la malattia, cui si associano fattori ambientali legati allo stile di vita. Oggi, vive nelle città il 64 per cento delle persone con diabete, l’equivalente di circa 246 milioni di persone, ma il numero è destinato a crescere. La principale arma a disposizione per frenare questa avanzata è la prevenzione, attraverso la modifica di quei fattori ambientali, educativi e culturali che la favoriscono. Per questo motivo è nato Cities Changing Diabetes®.

Il programma non nasce con lo scopo di sostituirsi o di soppiantare il considerevole lavoro già in atto, in tutto il mondo, per affrontare il tema del diabete nelle città. Specialisti, accademici, istituzioni e comunità conoscono molto bene il problema. L’obiettivo è di dar vita a un movimento di collaborazione internazionale in grado di unire le forze per proporre e trovare attraverso l’analisi delle best practice soluzioni per affrontare il crescente numero di persone con diabete e obesità nel mondo, e il conseguente onere economico e sociale, partendo dal tessuto e dal vissuto urbano che tanta parte sembra avere in questo fenomeno” – ha chiarito Steffen Nielsen, Director Cities Changing Diabetes, Novo Nordisk A/S.

Bandiera Azzurra: l’Atletica Italiana e i Comuni uniti per il tuo benessere

La vita sedentaria, lo stress di ogni giorno, la cattiva alimentazione hanno portato tutti noi a una continua ricerca del benessere attraverso l’attività fisica, per questo l’Atletica Italiana e i Comuni si sono uniti per migliorare il nostro stile di vita.

In un’epoca in cui la sedentarietà è una delle maggiori cause prevenibili di morte al mondo, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che l’inattività fisica sia associata ogni anno a 3,2 milioni di morti nel mondo, FIDAL (Federazione Italiana di Atletica Leggera) in collaborazione con ANCI (l’Associazione Nazionale Comuni Italiani), all’interno del progetto C14+ promosso dal gruppo di lavoro sull’Urban Health coordinato dal Vice Presidente Vicario Roberto Pella, lanciano la Bandiera Azzurra, un riconoscimento dedicato ai centri urbani che offrono ai propri cittadini la possibilità di praticare la corsa e il cammino in aree e percorsi ad hoc ed eventi ad essi dedicati, qualificandole come Città della Corsa e del Cammino. Un progetto per incrementare il movimento e migliorare la salute dei cittadini che fa parte del programma internazionale Cities Changing Diabetes. Si stima che in Italia siano oltre 24 milioni le persone che si dichiarano completamente sedentarie, pari a circa il 42% della popolazione.

Con questo progetto FIDAL si propone come interlocutrice per tutti i Comuni, a partire dalle Città Metropolitane, che vogliano diventare città della salute ma soprattutto città della corsa e del cammino. L’intento è quello di moltiplicare i già numerosi parchi urbani certificati che permettono un’attività tanto semplice e immediata (camminare, correre, prendere confidenza con le palestre naturali) quanto determinante per la salute.

L’idea di Maurizio Damilano, olimpionico creatore e coordinatore del progetto, è quella di far diventare le nostre città delle palestre a cielo aperto, promuovendo stili di vita salutari e una attività motoria a costo zero. Per diffondere a un più ampio pubblico possibile le opportunità di praticare attività motoria in ambiente urbano, sarà lanciata anche una app per smartphone e promossi diversi eventi e giornate dedicate all’interno dei parchi certificati.

Il movimento è il primo antidoto contro numerose malattie, fra cui l’obesità, che oltre a ridurre l’aspettativa di vita di 10 anni, è un importante fattore di rischio nell’insorgenza di tumori, malattie cardiovascolari e di diabete di tipo 2. Si tratta di una malattia potenzialmente mortale, oltre a essere causa di disagio sociale e favorire, tra bambini e adolescenti, episodi di bullismo. Si stima che l’obesità colpirà, entro il 2030, il 50% dei cittadini europei e in molti Paesi, tra persone obese e sovrappeso, si raggiungerà il 90% della popolazione. Sul tavolo, quindi, anche il ruolo che giocano oggi le città, dove i fenomeni urbanizzazione favoriscono un ambiente obesiogeno.

Nell’ambito del progetto Città della Corsa e del Cammino, il prossimo 26 e 27 ottobre, verrà presentato a Houston al Cities Changing Diabete Summit il “Passaporto Roma Città del Cammino e della Salute”, realizzato da FIDAL e ANCI.

 

Ottenere la bandiera azzurra della FIDAL vuol dire essere una Città che:

  • ha a cuore la salute ed il benessere dei propri cittadini;
  • offre spazi e percorsi verdi certificati, curati e riqualificati;
  • offre occasioni di eventi e incontro con la propria cittadinanza;
  • è una Città della Corsa e del Cammino: ideale per accogliere tutti coloro che non possono fare a meno della loro corsa o camminata quotidiana.

 

La Bandiera Azzurra è stata presentata, il 4 ottobre scorso, a Milano, una delle Città che ha accolto con maggior entusiasmo il progetto insieme alle Città Metropolitane di Bari, Torino, Roma e molte altre.


L’arte della camminata in gravidanza: i percorsi di fitwalking

L’arte della camminata in gravidanza” è il titolo dell’incontro organizzato da Natalben con Fitwalking Italia dell’ex marciatore olimpico Maurizio Damilano e il Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del H. San Raffaele Resnati di Milano, Alessandra Graziottin, che ha l’obiettivo di favorire la salute e l’umore di mamma e bambino e fornire uno strumento pratico, subito utilizzabile per future mamme sportive e non.

La proposta è quella di indicare una decina di cammini in 10 città italiane da percorrere in sicurezza e tranquillità secondo i dettami e le regole di questa nuova disciplina sportiva, il Fitwalking, che si concentra, più che sullo sforzo, su corretta postura e ritmo dell’andatura. Questo recente sport ha da poco ricevuto un importante riconoscimento entrando a far parte del neo-nato settore agonistico della Fidal (Federazione Italiana di Atletica Leggera).

Il Fitwalking è perfetto per le donne in gravidanza perché è fatto su misura di ogni persona e delle sue possibilità. È un’attività motorio-sportiva dove il benessere personale si fonde attraverso “una tecnica precisa” con l’attività sportiva raggiungendo importanti benefici fisici e psicologici. Ma è anche un modo di vivere, una filosofia di vita. Il Fitwalking è lo sport ideale sia in gravidanza che dopo il parto perché non è traumatico, allena tutte le fasce muscolari schiena compresa, è facilmente modulabile in base alle esigenze e, dopo il parto, con i debiti adattamenti, può essere praticato con il bambino. Il cammino va inoltre ad agire naturalmente sul pavimento pelvico con un’azione di rinforzo. I benefici a livello psico-fisico e lo scarico delle tensioni e dello stress provocate dall’attività fisica a passo di Fitwalking, aiutano nel dopo parto a prevenire e combattere i pericoli e problemi della depressione post partum” – spiega Maurizio Damilano.

La gravidanza è il viaggio più importante della vita. Dura tutta la vita. Tutti noi ci prepariamo con cura prima di un viaggio. Per questo bisogna farlo con ancora più attenzione e sollecitudine. Il Fitwalking è sicuramente perfetto per la donna in gravidanza, ma non basta! Prima di iniziare il cammino per diventare genitori è indispensabile valutare le proprie condizioni fisiche e psichiche, fare un check up completo, integrare oligoelementi, vitamine, sali minerali, valutare le difficoltà del percorso, anche gestazionale, soprattutto se si hanno rischi particolari. Inoltre, è fondamentale partire con una mamma in peso forma. Le cellule adipose infatti possono produrre migliaia di molecole infiammatorie, che aumentano il rischio di diabete, ipertensione, insufficienza placentare e parto prematuro. Mettersi in forma prima della gravidanza è un atto d’amore per il bambino che nascerà! Più lo stile di vita dei genitori è sano, più si assicura al bambino un futuro migliore, sia dal punto di vista della salute sia fisica sia psichica” – commenta la prof.ssa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia H. San Raffaele Resnati di Milano.

Condizioni e atteggiamenti negativi come tossici voluttuari (fumo, alcol, droghe), tossici ambientali (piombo e i pesticidi), malattie poco controllate (come il diabete scompensato), obesità di uno o entrambi (quella materna pesa di più) ed età materna avanzata possono compromettere il potenziale originario di ovocita e spermatozoo. Pesano molto anche le carenze vitaminiche e di oligoelementi essenziali per lo sviluppo di tutti gli organi e i tessuti.

In particolare, gli integratori dovrebbero essere assunti almeno tre mesi prima della gravidanza, così è possibile ridurre dal 56% all’83% il rischio di malformazioni fetali, perché la loro comparsa e gravità possono essere modulate da fattori anche nutrizionali. Eppure solo il 4% delle donne italiane lo fa. Anche il puerperio è un periodo fondamentale della vita della mamma, purtroppo ancora oggi questa fase è molto trascurata, dai medici e dalla sanità pubblica. Per questo la prevenzione è importante, anche dal punto di vista degli integratori alimentari, per garantirle il miglior benessere anche dopo il parto.

E oggi sono usciti dei nuovi integratori: Natalben Supra e Natalben Oro (orodispersibile, in bustine), in linea con le raccomandazioni più aggiornate dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Oggi è giusto parlare di “progetto di salute” per mamma e bambino con dieta bilanciata e integrata, unita a sani stili di vita essenziali per ottimizzare la salute di entrambi durante e dopo la gravidanza. Questa “alleanza” con Maurizio Damilano ha l’obiettivo di coordinare gli stili di vita più corretti e salutari per una gravidanza felice e stili più sani: camminare ed integrare!” – conclude la prof.ssa Alessandra Graziottin, Direttore del Centro di Ginecologia H. San Raffaele Resnati di Milano.

In questa occasione Maurizio Damilano e la sua associazione sono felici di condividere con tutte le mamme italiane un decalogo per praticare nel modo migliore il Fitwalking. E la Prof.ssa Graziottin, medico che da sempre valorizza l’importanza della attività fisica per la salute della donna, quindi in perfetta sintonia con questa progetto, è altrettanto felice di dedicare i principi della migliore integrazione da fare PRIMA, DURANTE E DOPO la gravidanza, per garantire al bambino lo sviluppo ottimale non solo di organi e tessuti, ma anche del suo potenziale di salute.

Il decalogo del Fitwalking, insieme ai 10 percorsi cittadini e le raccomandazioni della Prof Graziottin sono a disposizione di tutte le mamme sul sito Natalben.

TIROIDE E BENESSERE: PASSARE DALLO STARE BENE AL SENTIRSI BENE

Si è appena concluso a Lisbona il Congresso Europeo di Endocrinologia dove gli endocrinologi si sono confrontati e hanno condiviso il nuovo approccio relativo al trattamento delle piccole neoplasie della tiroide argomento di grande interesse vista la frequenza con cui si manifestano questi fenomeni. Da più parti si sono presentate relazioni che avvalorano un atteggiamento cauto e di monitoraggio dei noduli di piccole dimensioni che, se non danno disturbi e sono classificati come benigni dopo uno studio ecografico o un esame citologico con ago aspirato non richiedono un intervento chirurgico. Infatti, spiega Paolo Vitti, Presidente Eletto SIE, Società Italiana di Endocrinologia, “la gran parte dei noduli alla tiroide non cresce di dimensioni nel corso del tempo (circa l’85%) e rimane benigna. Negli ultimi anni si è verificato un aumento dell’incidenza dei noduli tiroidei: questo aumento si è registrato soprattutto per le forme tumorali meno aggressive (istotipo papillare) e per tumori con dimensioni inferiori a 1 centimetro che sono stati rilevati grazie alla migliore sensibilità e il facile accesso ai moderni mezzi diagnostici che ha sicuramente influito nel “portare alla luce” quei piccoli tumori che probabilmente non sarebbero mai cresciuti fino a divenire clinicamente evidenti.

Ieri si è celebrata la Giornata Mondiale della Tiroide e, quanto discusso a Lisbona sulle patologie tiroidee rappresenta un quadro positivo per la salute generale di questa ghiandola che, in questi ultimi anni è oggetto di campagne di sensibilizzazione che hanno portato le persone a una maggiore consapevolezza dell’importanza della tiroide per il proprio benessere”. Infatti, le persone che hanno problemi alla tiroide, per spiegare la propria condizione, dichiarano di aver “perso il loro benessere”.

Questa è proprio la peculiarità dell’ipotiroidismo, la malattia più frequente della tiroide che colpisce oltre 5 milioni di italiani, spiega Paolo Vitti, responsabile scientifico della Giornata della Tiroide, i cui sintomi possono essere così sfumati, ma comunque dannosi, che difficilmente si riesce a ricondurli ad una patologia. E sono davvero tanti: stanchezza, alterazioni del tono dell’umore, difficoltà di concentrazione, palpitazioni, nervosismo, insonnia, scarsa capacità di tollerare il freddo, gonfiore, pelle e capelli secchi e tanti altri disturbi. Proprio per questo il tema scelto per la Giornata Mondiale della Tiroide 2017 è stato “TIROIDE E BENESSERE”. Che si tratti di malattie che devono essere propriamente inquadrate e che i trattamenti debbano essere personalizzati ormai non basta più. La sfida è ridare quel benessere che tante persone dichiarano di avere perso”.

La tiroide svolge una serie di funzioni vitali per il nostro organismo come la regolazione del metabolismo, il controllo del ritmo cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso, l’accrescimento corporeo, la forza muscolare e molto altro. Proprio per il ruolo di “centralina”, quando questa ghiandola non funziona correttamente, tutto il corpo ne risente. Può colpire ad ogni età e per questo motivo occorre non trascurare alcuni campanelli di allarme rivolgendosi al proprio medico in caso di dubbio.

“Essenziale il ruolo dell’assunzione di iodio in quantità adeguate per prevenire le malattie della tiroide, spiega Massimo Tonacchera, Professore Associato di Endocrinologia e Coordinatore Nazionale Comitato della Prevenzione della Carenza Iodica; questo elemento è il costituente essenziale degli ormoni tiroidei. La carenza di iodio anche lieve, che affligge ancora alcune aree del nostro paese, può provocare conseguenze anche gravi soprattutto se la carenza nutrizionale si verifica durante la gravidanza o la prima infanzia”.

“L’attenzione maggiore va posta durante la gravidanza dove una grave iodocarenza, continua Roberto Gastaldi, SIEDP, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, può determinare la morte del feto in utero, cretinismo neurologico e ipotiroidismo congenito. Proprio quest’ultima patologia rappresentava la prima causa di ritardo mentale nel nostro Paese prima dell’introduzione dello screening neonatale grazie al quale è possibile eseguire diagnosi e trattamento precoci. Dopo l’età neonatale è comunque importante assicurare una adeguata quantità di iodio sia per garantire un regolare processo di crescita e di sviluppo del bambino che per prevenire patologie della tiroide come ad esempio i noduli”.

“Quest’anno il programma nazionale di iodoprofilassi registra qualche successo: i dati dimostrano che la percentuale di sale iodato venduto nella grande distribuzione nel 2016 ha superato il 60% ed è molto positivo dato che prima dell’approvazione della legge era solo al 30%, spiega Antonella Olivieri, Responsabile Scientifico Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI), Istituto Superiore di Sanità. Anche i dati di ioduria in età scolare, ovvero la concentrazione di iodio nelle urine, raccolti in collaborazione con gli Osservatori Regionali per la Prevenzione del Gozzo sono coerenti con questo miglioramento. Le indagini condotte su 2500 bambini tra il 2015 e il 2016 in Liguria, Toscana, Marche, Lazio e Sicilia, hanno mostrato valori di ioduria indicativi di un adeguato apporto di questo elemento in tutte e 5 le Regioni. Ma il risultato più importante è l’aver accertato che in Liguria, Toscana, Lazio e Sicilia, per la prima volta si può dire che il gozzo in età scolare non è più una patologia endemica ed è quindi stato praticamente sconfitto”.

“Tra le molteplici funzioni degli ormoni tiroidei a livello cerebrale rientra il controllo del tono dell’umore, continua Rinaldo Guglielmi, Past-President AME, Associazione Medici Endocrinologi. Quando la tiroide non funziona correttamente in molti pazienti è presente un’alterazione del comportamento e del tono dell’umore; tanto maggiore è la disfunzione della ghiandola e tanto più visibile sarà la sua influenza, fino ad arrivare in alcune forme severe, a quadri clinici tipici della depressione. Se vi sono cambiamenti frequenti dell’umore e non ci sono cause psichiche evidenti, può essere d’aiuto controllare la funzione tiroidea mediante il semplice dosaggio del TSH. Quando i disturbi dell’umore sono dovuti a disfunzioni tiroidee nella quasi totalità dei casi è possibile ristabilire un tono dell’umore normale e coerente con il carattere della persona, con il riequilibrio della tiroide con l’impiego dei farmaci più appropriati”.

La Giornata Mondiale della Tiroide è stata promossa da Associazione Italiana della Tiroide (AIT), Società Italiana di Endocrinologia (SIE), Associazione Medici Endocrinologi (AME), Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), Associazione Italiana Medici Nucleari (AIMN), Club delle Unità di Endocrino-Chirurgia (Club delle UEC), Società Italiana di Endocrinochirurgia (SIEC), Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (SIGG) insieme al Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini (CAPE) ed è stata patrocinata da European Thyroid Association (ETA), e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).


Urbanizzazione e Salute: due facce della stessa medaglia

Provate a immaginare. Nel 10.000 a.C. la Terra ospita circa 1 milione di individui che diventano, ai tempi dell’Impero Romano, tra il 300 ed il 400 d.C., più o meno 150 milioni. Tra guerre, catastrofi naturali e pestilenze, si deve arrivare alle soglie del secondo millennio per raddoppiare la popolazione mondiale. Dicono gli studiosi che, intorno all’anno Mille, siamo circa 310 milioni sul pianeta. Durante la rivoluzione industriale, a partire dal XVIII secolo, i progressi della medicina e l’aumento della qualità della vita nei paesi sviluppati portano alla cosiddetta rivoluzione demografica; il tasso di mortalità scende vertiginosamente e cresce il tasso di natalità, portando al raddoppio della popolazione mondiale in solo due secoli: dagli 800 milioni del 1750 al miliardo e 650 milioni del 1900. Poi, in solo 75 anni, la popolazione mondiale triplica, raggiungendo i 4 miliardi di individui nel 1975 e anche l’apice del tasso di crescita che da allora rallenta. Ma non così tanto, visto che gli attuali 7,3 miliardi di cittadini del mondo saranno 8,5 miliardi entro il 2030, 9,7 miliardi nel 2050 e 11,2 miliardi nel 2100, come stima la revisione 2015 del rapporto World Population Prospects delle Nazioni Unite.

Fenomeno parallelo alla tumultuosa crescita demografica degli ultimi decenni è il sempre più spinto inurbamento, ossia la fuga dalle campagne verso le città, e la conseguente urbanizzazione dei territori, che ha portato i ricercatori delle Università di Yale, dell’Arizona State, della Texas A&M e di Stanford, a calcolare che entro il 2030 le aree urbane si espanderanno di circa 1,5 milioni di chilometri quadrati, pari all’incirca alla superficie della Mongolia, o se si preferisce di Francia, Germania e Spagna messe assieme, per accogliere 1,47 miliardi di persone neo-inurbate.

Sempre di più, grandi masse di persone si concentrano nelle città, attratte dal miraggio del benessere, dell’occupazione e di una qualità di vita differente. Dobbiamo prendere atto che si tratta di un fenomeno sociale inarrestabile e di una tendenza irreversibile, che va gestito e anche studiato sotto numerosi punti di vista quali l’assetto urbanistico, i trasporti, il contesto occupazionale, ma soprattutto la salute pubblica, perché alla questione inurbamento è indissolubilmente legato, purtroppo, l’aumento delle malattie croniche non trasmissibili come diabete e obesità, proprio per via del cambiamento degli stili di vita alimentari e di movimento”, – ha spiegato Andrea Lenzi, Presidente del Comitato di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Presidente dell’Health City Institute.

Non solo. Se oggi vivono nel mondo 415 milioni di persone con diabete – due terzi delle quali risiedono nelle città – e l’International Diabetes Federation (IDF) stima un aumento del 50%, sino a 642 milioni tra 25 anni, e se negli ultimi 40 anni l’obesità è cresciuta del 600 per cento, dai 105 milioni di obesi nel 1975 ai 640 milioni di oggi, non va dimenticato il progressivo invecchiamento della popolazione. Le stime indicano, infatti, come la percentuale di persone sopra i 65 anni potrebbe raddoppiare da qui al 2050, dall’8 al 16 per cento della popolazione mondiale.

Sono semplici dati che sottolineano come uno dei fattori che gli amministratori di una città, oggi, devono affrontare sia il tema dei determinati della salute”, dice ancora Lenzi.

All’argomento, di estrema attualità, è dedicato il nuovo numero della rivista Health Policy in Non Communicable Diseases, edita da Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, presentato a Roma l’11 aprile scorso, dal titolo “Healthy Cities – I determinanti della salute in città”.

Ospita analisi di studiosi e ricercatori come Arpana Verma, Direttore della Division of Population Health, Health Services Research and Primary Care della University of Manchester, Ketty Vaccaro, Responsabile area salute e welfare del CENSIS, Roberta Crialesi, Direttore Sevizio Sanità e Assistenza presso la Direzione Centrale delle statistiche sulle Istituzione Sociali dell’ISTAT, Alessandro Solipaca, Direttore scientifico Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane.

Nel settembre 2015, 193 stati membri delle Nazioni Unite, riuniti a New York per discutere gli obiettivi dello sviluppo sostenibile – Sustainable Development Goals (SDG) – hanno identificato, come SDG 11, un obiettivo dedicato a rendere la città inclusiva, sicura, sostenibile e capace di affrontare il cambiamento. Strumenti chiave per raggiungere questo obiettivo come lo sviluppo abitativo, la qualità dell’aria, la buona alimentazione e il trasporto sono individuati chiaramente e diventano importanti determinanti della salute delle persone nelle città. Tutto ciò si inserisce nel più generale tema del miglioramento della salute come priorità globale.

La prevalenza e alta densità della popolazione nelle metropoli, la complessità dei fattori di rischio che influenzano la salute, l’impatto delle disuguaglianze sulla salute, l’impatto sociale ed economico sono temi da affrontare e discutere, per agire concretamente sui determinanti della salute. Le città oggi non sono solo motori economici per i Paesi, ma sono centri di innovazione e sono chiamate anche a gestire e rispondere alle drammatiche transizioni demografiche ed epidemiologiche in atto”, ha rimarcato Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto superiore di sanità e Editor in chief di Health Policy in Non Communicable Diseases.

A questa sollecitazione risponde anche il programma Cities Changing Diabetes, l’iniziativa realizzata in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center, con il contributo dell’azienda farmaceutica Novo Nordisk.

Coinvolge istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore, con l’obiettivo di studiare il legame fra il diabete e le città e promuovere iniziative per salvaguardare la salute e prevenire la malattia. Al programma hanno già aderito Città del Messico, Copenaghen, Houston, Shanghai, Tianjin, Vancouver, Johannesburg e Roma è la metropoli scelta per il 2017. In queste città i ricercatori svolgono ricerche per individuare le aree di vulnerabilità, i bisogni insoddisfatti delle persone con diabete e identificare le politiche di prevenzione più adatte e come migliorare la rete di assistenza. Il tutto nella piena collaborazione tra le diverse parti coinvolte.

Non è possibile agire sui determinanti della salute e del benessere senza la compartecipazione dei diversi interlocutori che possono avere un’influenza sulla nascita e lo sviluppo delle città. Solo con un approccio multisettoriale ciascuna delle parti interessate, pur con diversi obiettivi, unendosi può fungere da catalizzatore per il miglioramento, poiché la condivisione delle idee può moltiplicare gli effetti positivi sulla salute e creare la conoscenza collettiva. La salute non è solo assenza di malattia. Il benessere e la qualità di vita devono essere considerati diritti umani basilari”, – ha sostenuto Arpana Verma nel suo editoriale sulla rivista.


Salute della Donna: corretta informazione e adeguata prevenzione in ogni fase della vita, queste le chiavi del benessere

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Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le donne in Europa beneficiano dei migliori livelli di salute; tuttavia esistono diseguaglianze anche fra gli stessi Paesi europei. Per superare questa disparità è fondamentale l’impegno condiviso tra Istituzioni, comunità scientifica e imprese private, con l’obiettivo comune di contribuire al miglioramento del benessere delle donne in ogni fase della loro vita. Un miglioramento che va di pari passo con il consolidamento di una cultura sanitaria incentrata sul valore cruciale della prevenzione e del ricorso a cure tempestive.

Il ruolo dell’informazione in questo processo è stato proprio uno dei temi affrontati durante il congresso “All you need is love – Amore e ormoni nella vita delle donne”, che si è svolto a Roma, promosso da MSD Italia con la partecipazione delle più importanti Società Scientifiche per la salute delle donne.

Educare sui temi della salute femminile favorendo una maggiore consapevolezza è una necessità prioritaria alla quale siamo chiamati a rispondere tutti, ciascuno secondo il ruolo di competenza. Questo il messaggio che MSD lancia alle donne, ai medici e, in generale, alla società.

Nonostante, da sempre, le donne siano state investite del ruolo di caregiver, spesso sono troppo poco attente alla propria salute. Il primo passo verso una migliore gestione di sé è l’informazione. MSD si schiera al fianco del mondo scientifico e delle Istituzioni, sostenendo progettualità volte a superare le barriere della disinformazione, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di una maggiore consapevolezza sui principali temi sanitari che riguardano le donne” – ha dichiarato Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia.

Nel 2015, 222 milioni di donne nel mondo non hanno avuto accesso alla contraccezione e la stessa Italia è lontana dagli standard europei dal momento che ben il 59% delle donne in età fertile non utilizza alcun metodo contraccettivo. Un obiettivo fondamentale per arginare questo fenomeno è fare educazione e informare le donne, e non solo.

Molto è stato fatto per informare le giovani donne sull’importanza di fare contraccezione in maniera responsabile e molto c’è ancora da fare per abbattere i pregiudizi e la disinformazione legata alla menopausa. Pensare che le donne, a causa di un’informazione errata possano andare incontro a danni irreparabili è una sconfitta sociale che va evitata con un’azione sinergica di tipo educazionale tra medici, Istituzioni e aziende” – ha dichiarato Paolo Scollo, Presidente della SIGO – Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia.

Il divario con gli altri Paesi europei riguarda in modo particolare l’uso dei contraccettivi ormonali che a quanto pare sono ancora un tabù: solo il 16,2% delle donne italiane li utilizza mentre in altre nazioni si supera il 40%. Questa percezione negativa segue un gradiente Nord-Sud sia in Italia sia in Europa: più ci si sposta verso le aree meridionali, meno l’utilizzo dei contraccettivi ormonali trova spazio e consenso, passando dal 23% della Valle d’Aosta per scendere al 7,2% della Campania, con la Sardegna come unica eccezione, Regione in cui l’utilizzo dei contraccettivi ormonali supera il 30%.

Tutto questo nonostante, da tempo, siano disponibili diverse tipologie di contraccettivi ormonali, di semplice gestione e in grado rispondere a necessità estremamente eterogenee: dal cerotto che va cambiato una volta alla settimana, all’impianto sottocutaneo che una volta applicato offre copertura contraccettiva per tre anni, all’anello vaginale mensile, recentemente dotato di applicatore monouso che permette di posizionarlo ancora più facilmente, come un assorbente interno.

In Italia la cultura della contraccezione ormonale è di tipo ormono-fobico, cioè la donna la teme e la collega all’insorgenza di eventi avversi la speranza è che le nuove generazioni cambino atteggiamento, ma perché questo avvenga è necessario che le ragazze vengano ‘educate’ a gestire la propria vita sessuale. Se è vero che la scelta di un contraccettivo è quanto mai personale e andrebbe decisa insieme al proprio ginecologo è altrettanto vero che le giovani donne sono alla ricerca del metodo contraccettivo ideale che sia facile da usare ed efficace, sicuro e che non richieda un’attenzione continua. Ma prima di ogni cosa la donna deve superare le paure, l’ansia e i pregiudizi legati all’uso del contraccettivo ormonale e per questo ha bisogno di una figura di riferimento che la ascolti e la rassicuri”  – ha commentato Roberto Bernorio, ginecologo, psicoterapeuta e sessuologo clinico.

Da molti anni, la divisione Women Health di MSD è impegnata non solo nello sviluppo di farmaci specifici e nel supporto a studi clinici finalizzati a trovare risposte ai bisogni terapeutici delle donne, ma anche nella diffusione di una informazione autorevole e affidabile secondo un criterio life-course, dal periodo fertile a quello post-fertile. E poiché i medici sono i principali garanti dell’informazione ai pazienti, diventa fondamentale la formazione degli specializzandi con un approccio orientato alla personalizzazione e all’ascolto.

Da anni ci battiamo per introdurre una nuova metodologia nella gestione delle problematiche legate alla salute femminile, che tenga conto delle peculiarità di ciascuna donna, in ogni fase della sua vita, per la contraccezione o per il controllo dei sintomi della menopausa” – ha sottolineato Vito Trojano, Presidente dell’AOGOI – Associazione Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani.

Una nuova cultura sanitaria che per avere radici solide deve partire da una nuova consapevolezza della classe medica.

La formazione delle nuove generazioni di ginecologi è un aspetto fondamentale vogliamo soprattutto stimolare lo scambio culturale e promuovere un diverso concetto di formazione della classe medica, che inizi dagli anni della specializzazione e permetta di coniugare sapere accademico, pratica clinica e capacità relazionali” – ha sottolineato Nicola Colacurci, Presidente dell’Associazione Ginecologi Universitari Italiani.

Il messaggio che MSD, insieme alle Società Scientifiche, intende lanciare alle donne è quello di non sottovalutare mai i sintomi che possano influenzare il loro benessere, perché proprio la consapevolezza è un elemento cardine della prevenzione.

Come, ad esempio, quando si parla di un tema delicato come l’infertilità.

Il nostro compito, come medici e come esponenti di una Società Scientifica è quello di stimolare la collettività a prendersi carico dei grandi temi che riguardano la riproduzione. A tal proposito, abbiamo istituito un Centro Studi dedicato proprio a questi fini, che nei prossimi due anni si concentrerà sul tema “giovani e fertilità” per mettere in luce il grado di consapevolezza delle nuove generazioni riguardo alla fertilità” – ha concluso Andrea Borini, Presidente della Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione.


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