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Le malattie valvolari cardiache considerate malattie orfane

Le malattie delle valvole cardiache colpiscono in Italia oltre 1 milione di persone e riguardano il 10 per cento della popolazione oltre i 65 anni, la fascia più colpita. Si stimano in oltre 130 mila gli Italiani che soffrono di stenosi aortica grave sintomatica, per i quali le linee guida nazionali e internazionali suggeriscono un intervento di sostituzione della valvola, e in circa 600 mila quelli che accusano un’insufficienza mitralica da moderata a grave, per molti dei quali sarebbe utile un intervento correttivo. Eppure, in Italia, ogni anno si eseguono meno di 30 mila interventi sulle valvole cardiache, a testimonianza di malattie cui viene concessa scarsa considerazione nel nostro Paese.

Poco conosciute dagli stessi pazienti, non diagnosticate con tempestività e attenzione, non sufficientemente e adeguatamente trattate, gravate da significative barriere all’accesso alle cure più innovative, le malattie delle valvole cardiache sembrano malattie orfane: questa la denuncia che emerge dal “Libro Bianco sul trattamento delle malattie valvolari cardiache” realizzato da Cuore Italia, l’associazione appartenente alla rete internazionale Heart Valve Voice, nata per dare voce alle persone colpite da queste patologie. Il documento è stato presentato a Rimini, sabato 18 novembre, nell’ambito del congresso nazionale di Senior Italia Federanziani.

Il Libro Bianco rappresenta il coronamento del primo anno e mezzo di lavoro di Cuore ItaliaHeart Valve Voice, associazione che costituisce il punto di riferimento in Italia per quei malati fino a oggi isolati e troppo spesso ignari della possibilità di allungare la propria vita e migliorarne significativamente la qualità, grazie alle cure disponibili. Con questo documento ci proponiamo di evidenziare i fattori e le barriere ancora esistenti nel nostro Paese sui quali risulta necessario un intervento. Dalla poca notorietà, ai ritardi nella diagnosi, al fatto che cure oggi disponibili non sono uniformemente accessibili sul territorio nazionale, con disparità di trattamento tra cittadini di regioni diverse e di età diverse”, – ha spiegato Roberto Messina, Presidente di Cuore ItaliaHeart Valve Voice.

Le malattie delle valvole cardiache sono molto più frequenti di quanto si possa pensare e producono un impatto sulla salute e sulla qualità di vita importante, soprattutto nelle persone in età avanzata, in cui la malattia è più spesso severa e invalidante”, – ha detto Pierluigi Stefano, Direttore Divisione di cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze e membro del Comitato scientifico di Cuore ItaliaHeart Valve Voice.

Generalmente le malattie delle valvole cardiache sono poco conosciute e “trascurate” dai cittadini: solo il 5 per cento degli italiani oltre i 60 anni ne ha sentito parlare e ancora meno, il 2 per cento, se ne preoccupa, nonostante le forme più gravi abbiano una prognosi fortemente negativa, simile a quella di molti tumori. La buona notizia è la possibilità di diagnosticarle con sufficiente semplicità – basta un’attenta auscultazione del cuore con il fonendoscopio – e curarle con interventi che consentono di sostituire la valvola malata o di ripararne la porzione danneggiata lasciando la valvola “naturale”, allungando la vita e migliorandone la qualità in modo significativo.

Le evidenze scientifiche dimostrano che i benefici dell’intervento sono sempre maggiori: la mortalità intra- e quella post-operatoria sono in costante diminuzione e il rischio di tali eventi è nettamente inferiore al grande beneficio che ne deriva. Le tecniche mini o non invasive garantiscono al paziente riabilitazione e tempi di ripresa delle normali attività quotidiane più rapidi, con minori complicanze e miglioramento delle condizioni post-operatorie. Il tutto, con un indubbio impatto positivo anche sul Servizio sanitario nazionale”, – ha aggiunto Pierluigi Stefano.

Cuore ItaliaHeart Valve Voice, in linea con gli obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Commissione europea, ritiene che affrontare in maniera adeguata le malattie delle valvole cardiache permetta il raggiungimento di quella condizione definita “healthy ageing”, contribuendo da un lato a mantenere attiva, indipendente e autosufficiente un’ampia parte della popolazione e a valorizzarne il potenziale, di grande valore per la società.

La popolazione italiana invecchia; già oggi gli over 65 rappre­sentano il 22 per cento, contro una media europea del 18,9 per cento, e nei prossimi 25 anni ISTAT stima questo dato possa abbondantemente oltrepassare la soglia del 30 per cento. Per questo, le malattie delle valvole cardiache saran­no sempre più diffuse. Troppo spesso queste malattie non sono diagno­sticate e, anche quando ciò avviene, non sempre i pazienti sono avviati al trattamento più adeguato: è stato documentato che cir­ca un terzo dei pazienti affetti da stenosi aortica con indicazione al trattamento chirurgico non vengono operati, e che ciò si veri­fica in un caso su 2 per la malattia della valvola mitrale. Nel nostro Paese, inoltre, esistono barriere al trattamento, specialmente per le procedure e le tecnologie innovative come la TAVI (sostituzione della valvola aortica per via transcatetere) e la mitraclip (la clip per l’insufficienza mitralica), che causano accesso non uniforme alle cure, disparità di trattamento tra cittadini di regioni diverse e migrazione di pazienti in altre regioni per rice­vere le cure appropriate”, – ha dichiarato Alessandro Boccanelli, Presidente della Società Italiana di cardiologia geriatrica (SICGe), anch’egli membro del Comitato scientifico di Cuore ItaliaHeart Valve Voice.

Auspichiamo che il Libro Bianco rappresenti uno strumento importante di conoscenza e lavoro per chi deve compiere scelte di politica sanitaria a livello nazionale e locale. Possa quindi spingere i decisori a sostenere l’informazione dei pazienti, ad adottare politiche che consentano l’accesso ai trattamenti innovativi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale valorizzando adeguatamente l’innovazione tecnologica, e che mantengano il sistema al passo con l’evoluzione delle tecnologie sanitarie, partendo dall’applicazione di documenti e linee guida già esistenti, elaborati dalla comunità scientifica e fin qui largamente disattesi. Confidiamo che la voce della comunità dei pazienti sia ascoltata e che il Libro Bianco possa contribuire all’evoluzione dell’approccio al problema, nella direzione di una sempre maggiore tutela dei pazienti, specialmente i più fragili”, ha concluso Roberto Messina.

LE PROPOSTE DI CUORE ITALIA – HEART VALVE VOICE

Cuore ItaliaHeart Valve Voice si rivolge alle istituzioni, al mondo politico, al corpo medico e sanitario, e in generale agli amministratori del nostro Servizio sanitario nazionale, affinché si attuino iniziative volte a:

  • promuovere e diffondere la conoscenza dei sintomi delle malattie delle valvole cardiache e aumentare la consapevolezza della loro gravità a tutti i livelli, anche attraverso campagne dedicate rivolte alla popolazione;
  • favorire e migliorare la loro diagnosi, informando i cittadini e sensibilizzando i medici di medicina generale e gli specialisti al corretto e tempestivo riferimento del paziente individuato ai centri ospedalieri destinati al trattamento delle malattie valvolari cardiache;
  • garantire un percorso di cura chiaro ed efficace, rimuovendo gli ostacoli attualmente esistenti all’erogazione del miglior e più appropriato trattamento disponibile per ogni singolo paziente, qualunque sia la sua età, ovunque risieda nel nostro Paese.

1) Promozione di una campagna di conoscenza e sensibilizzazione sul tema delle malattie delle valvole cardiache.

Nel nostro Paese la scarsa conoscenza di queste malattie, la sottovalutazione delle loro conseguenze (un’indagine demoscopica condotta dall’istituto britan­nico “Opinion Matters” per conto di Cuore Italia – Heart Valve Voice, su un campione di 1.000 italiani di oltre 60 anni, evidenzia come solo il 5 per cento degli intervistati conosce le malattie delle valvole cardiache e quanto queste forme vengano considerate importanti tanto da pre­occuparsene solo nel 2 per cento dei casi), la mancanza di una diagnosi tem­pestiva, il ridotto riferimento dei pazienti ai centri di cura, nonché la predisposizione alla terapia chirurgica che nell’immaginario collettivo può incutere timore, possono essere controbilanciati da un’azione di informazione nei confronti della popolazione e di sensibilizzazione del medico di medicina generale e specialista che a sua volta sia veicolo e promotore di informazione presso i pazienti e i loro familiari. Cuore Italia – Heart Valve Voice intende mettersi a disposizione delle Istitu­zioni, Ministero della salute in primis, delle società scientifiche, delle organizzazioni della società civile che vogliano studiare, promuovere e favorire questa fondamentale azione.

2) Istituzione di un Fondo per l’acquisto dei dispositivi medici innovativi.

La ricerca e l’innovazione scientifica in medicina progrediscono gior­no dopo giorno, sempre più rapidamente, sia nell’ambito farmaco­logico sia in quello tecnologico. Negli ultimi anni, il nostro Paese ha deciso di creare un “Fondo per l’acquisto dei farmaci innovativi”, con l’obiettivo di consentire ai cittadini l’accesso a questi trattamenti, in una prospettiva di sostenibilità del sistema e di programmazione delle cure. Cuore Italia – Heart Valve Voice crede che, con analoga visione, questo modello possa essere applicato più in generale a tutti i trattamenti, ivi inclusi i dispositivi medici innovativi. In particolare, propone di implementare il modello, a titolo sperimentale, nell’am­bito facilmente delimitabile delle malattie delle valvole cardiache; ciò con due finalità: da un lato garantire pari opportunità di cura a tutti i cittadini colpiti da queste patologie, fatto oggettivamente oggi non assicurato; dall’altro permettere un esercizio finalizzato a definire priorità di intervento, condizioni di accesso ai trattamenti, parame­tri della rimborsabilità, stima dei bisogni terapeutici, identificazione dei centri e dei requisiti minimi per l’effettuazione delle procedure, previsioni di spesa e quant’altro utile e necessario, attraverso il mo­nitoraggio e la valutazione degli interventi.

3) Valorizzazione adeguata dell’innovazione tecnologica.

Come per il punto precedente, Cuore Italia-Heart Valve Voice ritiene fondamenta­le l’adeguata valorizzazione dell’innovazione tecnologica che, quan­do applicata con appropriatezza, consente di trattare adeguatamente persone che un tempo non potevano essere curate, migliorare la loro vita, permettere al Servizio sanitario di garantire un elevato livello di qualità delle cure offerte ai cittadini. Chiede, pertanto, che venga va­lutata l’opportunità di riconoscere le procedure transcatetere per gli interventi strutturali sulle valvole cardiache (quali la TAVI, la mitraclip per la riparazione della valvola mitrale e altre procedure) tra quelle asso­ciate all’utilizzo di dispositivi ad alto costo, che possano beneficiare degli incentivi, in termini di remunerazione aggiuntiva, previsti dalle norme in vigore.

4) Finalizzazione della revisione del sistema DRG.

A oltre 20 anni dall’in­troduzione in Italia del sistema tariffario DRG (Diagnosis Related Groups) per la remunerazione delle prestazioni di assistenza ospe­daliera, nel marzo 2015 venne presentato il progetto it-DRG, per svi­luppare un modello “autonomo” che mirasse a soddisfare le esigenze informative specifiche della realtà ospedaliera italiana, a promuovere l’adozione di classificazioni sviluppate in Italia e dotato di strumenti atti a garantirne la manutenzione futura. Cuore Italia – Heart Valve Voice auspica una rapida finalizzazione di tale progetto che, oltre a dotare il nostro Servizio sanitario nazionale di uno strumento adeguato per la misurazione e la valorizzazione dei servizi ospedalieri, dovrebbe garan­tire l’aggiornamento, non più procrastinabile per l’ambito di cura delle malattie delle valvole cardiache, di un sistema ormai non più in sinto­nia con l’evoluzione delle tecnologie sanitarie di questi ultimi 10 anni.

5) Adozione su tutto il territorio nazionale della Circolare ministeriale per la codifica degli interventi strutturali transcatetere sulle valvole cardiache.

Nelle more della revisione del sistema DRG di cui al punto precedente, nell’ottobre 2016 il Ministero della sa­lute, su raccomandazione di AGENAS, ha inviato a tutte le Regioni una Circolare che conteneva specifiche indicazioni per la codifica delle sin­gole procedure transcatetere per il trattamento delle malattie valvolari cardiache, in modo da renderle facilmente e univocamente identifica­bili. Tale decisione deriva dalla importanza di disporre di un sistema di codifica che sia in grado di individuare gli interventi strutturali transcatetere sulle valvole cardiache realmente eseguiti nei singoli Centri, nelle diverse Regioni e a livello nazionale. Ad oggi, solo poche Regioni hanno recepito questa Circolare, rendendo di fatto vano un lavoro che rappresenta il retroterra indispensabile per compiere valutazioni epi­demiologiche, per monitorare gli andamenti di attività e l’impiego di risorse, per fare valutazioni di efficacia e di sicurezza, di appropriatezza e di outcome. Cuore Italia – Heart Valve Voice chiede al Ministero della salute, quindi al Governo, e alla Conferenza delle Regioni di farsi parte attiva affinché tale documento non resti lettera morta.

Per scaricare il documento cliccare QUI.


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Crisi ipertensiva

Ipertensione

Una crisi ipertensiva è una forma particolarmente acuta e grave di ipertensione arteriosa che può essere associata ad un danno d’organo, rappresentando così una “emergenza ipertensiva”. Se non si associa ad un danno d’organo si definisce “urgenza ipertensiva”.

Un brusco aumento della Pressione Arteriosa sistolica o diastolica (>180 mmHg e >120 mmHg, rispettivamente) associato allo sviluppo o alla progressione del danno d’organo (come le alterazioni neurologiche maggiori, l’encefalopatia ipertensiva, l’infarto cerebrale, l’emorragia intracranica, l’insufficienza acuta del ventricolo sinistro, l’edema polmonare acuto, la dissezione aortica, l’insufficienza renale o l’eclampsia) costituisce un emergenza ipertensiva.

Crisi ipertensiva ed emergenza: quando è indicato il ricovero?

La vera emergenza ipertensiva è caratterizzata dalla presenza di segni e/o sintomi di danno d’organo accompagnati ad un marcato aumento dei valori pressori.

I sintomi da ricercare sono:

  1. la cefalea,
  2. la confusione mentale,
  3. i disturbi visivi,
  4. la dispnea,
  5. la tachipnea,
  6. le aritmie,
  7. il dolore toracico,
  8. i disturbi neurologici focali.

Dal punto di vista terapeutico l’emergenza ipertensiva richiede una pronta riduzione dei valori pressori, che può essere ottenuta in sicurezza solo in ambiente ospedaliero.

Il trattamento delle emergenze ipertensive dipende dal tipo di danno d’organo associato e varia tra il non abbassare o abbassare con estrema cautela la Pressione Arteriosa (P.A.) nell’Ictus acuto, al ridurla immediatamente e drasticamente nell’edema polmonare acuto o nella dissezione aortica. Nella maggior parte degli altri casi, i medici dovrebbero determinare una riduzione rapida ma parziale della P.A., con l’obiettivo di avere un decremento <25% della pressione arteriosa nel corso delle prime ore, e procedere con più cautela nelle ore successive.

Purtroppo non sono stati condotti studi controllati con i recenti farmaci antipertensivi. Il trattamento corrente è basato su alcuni farmaci che possono essere somministrati per via endovenosa e titolati, così da poter agire in modo rapido ma graduale per evitare ipotensione eccessiva ed ulteriori danni d’organo ischemici. Il labetalolo, il nitroprussiato di sodio, la nicardipina, i nitrati e la furosemide somministrati per via endovenosa sono i farmaci in genere utilizzati, ma in questi pazienti severamente malati il trattamento dovrebbe essere valutato dal medico in maniera individuale. Quando i diuretici non sono sufficienti a correggere la ritenzione idrica, l’ultrafiltrazione e la dialisi temporanea possono essere di ausilio.

Una P.A. elevata senza sintomi e segni di danno d’organo deve invece essere trattata senza precipitare le decisioni:

  1. ricontrollare la P.A. dopo 30/60 minuti facendo stare il paziente in ambiente tranquillo, attenendosi alle norme di una corretta misurazione della P.A.,
  2. valutare l’opportunità di somministrare un blando ansiolitico.

Se i valori pressori rimangono elevati e non compaiono sintomi o segni che impongono un ricovero ospedaliero è opportuno ridurre i valori pressori gradualmente (in genere entro 24/48 ore), in genere usando farmaci per via orale. Non è indicata una completa e rapida normalizzazione della P.A., poiché i pazienti con valori pressori cronicamente elevati rischiano una ipoperfusione miocardica e cerebrale.

L’isolato aumento della P.A. in assenza di danno d’organo, spesso associato all’interruzione o alla riduzione del trattamento anti-ipertensivo come anche agli stati ansiosi, non dovrebbe essere considerato un’emergenza, ma trattato con la reintegrazione della terapia farmacologica o con la sua intensificazione e con il trattamento dell’ansia.

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CARDIOtool

ECG da sforzo: cosa sapere

Che ruolo ha l’ecg da sforzo nella cardiopatia ischemica?

L’ecg da sforzo diagnostico aiuta il medico a porre la diagnosi di cardiopatia ischemica ricercando i segni di ischemia miocardica e è frequentemente richiesto dal medico di medicina generale (MMG).

L’ecg da sforzo a scopo prognostico viene eseguito in pazienti con coronaropatia nota, nei post-infartuati e in pre/post rivascolarizzione con lo scopo di inquadrare i pazienti in diverse categorie di rischio ed è richiesto dal cardiologo.

Indirettamente il test ricerca l’ischemia miocardica aumentando con lo sforzo il mismatch tra la richiesta miocardica di ossigeno (proporzionale al lavoro miocardico) e l’apporto di ossigeno (proporzionale al flusso coronarico).

Quali sono le indicazioni allo svolgimento dell’ecg da sforzo?

L’ecg da sforzo è indicato in caso di:

1. Sintomi suggestivi di ischemia miocardica

2. Dolore toracico acuto nelle situazioni in cui una sindrome coronarica acuta ed un infarto miocardico sono stati esclusi

3. Recente sindrome coronarica acuta trattata senza angiografia coronarica

4. Variazione delle condizioni cliniche in pz con coronaropatia nota

5. Pregressa rivascolarizzazione coronarica

6. Valvulopatie

7. Scompenso cardiaco o cardiomiopatia di nuovo riscontro

8. Aritmie cardiache

9. Inquadramento pre operatorio prima di interventi non cardiochirurgici

Quali sono le controindicazioni allo svolgimento di ecg da sforzo?

L’ecg da sforzo nonostante sia considerato un test sicuro non è scevro da complicanze anche gravi (ad es. infarto miocardico, morte cardiaca improvvisa) che ricorrono in circa 1 caso su 10.000 test. Esistono controindicazioni assolute e relative, in questo caso va valutato se i benefici superano i rischi del test.

Controindicazioni assolute

1. Infarto miocardico acuto (nei due giorni precedenti)

2. Angina instabile

3. Aritmie cardiache non controllate che causano sintomi di scompenso emodinamico

4. Stenosi valvolari severe sintomatiche

5. Scompenso cardiaco non controllato sintomatico

6. Endocardite in atto o miocardite o pericardite acuta

7. Dissezione aortica acuta

8. Embolia polmonare

9. Patologie acute non cardiache che possono compromettere la capacità di esercizio o essere aggravate dall’esercizio fisico (insufficienza renale, tireotossicosi, infezioni)

Controindicazioni relative

1. Stenosi arteria coronarica DX

2. Stenosi valvolare moderata

3. Alterazioni elettrolitiche

4. Ipertensione severa (sistolica >=200mmHg e/o distolica >=110mmHg)

5. Tachiaritmie o bradiaritmie inclusa fibrillazione atriale con frequenza ventricolare non controllata

6. Cardiomiopatia ipertrofica e altre forme di ostruzione del tratto di efflusso ventricolare

7. Limitazioni fisiche o psichiche che compromettono il grado di collaborazione al test del paziente

8. Blocco atrio-ventricolare di alto grado

Limitazioni allo svolgimento dell’ecg da sforzo

1. Pazienti affetti da patologie che limitano lo svolgimento del test (ad es. claudicatio arti inferiori, artrosi avanzata)

2. Pazienti con alterazioni basali dell’ecg che possono interferire con il risultato del test Wolff-Parkinson-White, ritmo indotto da pace maker, blocco di branca sinistro, sottoslivellamento del tratto ST >1mm a riposo

3. Terapia con digitale associata ad alterazioni del tratto ST

4. Ipertrofia ventricolare sinistra con alterazioni del tratto ST

5. Ipokaliemia con alterazioni del tratto ST

Come si svolge il test da sforzo?

Le due principali modalità di svolgimento prevedono l’utilizzo di un tapis roulant o di una cyclette, normalmente il test si svolge seguendo un protocollo incrementale che parte da carichi di lavoro bassi che aumentano via via durante il test. Il test termina al raggiungimento della frequenza massima o del carico massimo calcolati in base all’età del paziente oppure alla comparsa di sintomi anginosi oppure per richiesta del paziente (in questo caso il test è  detto sottomassimale).

Che raccomandazioni fare al paziente che deve eseguire un ecg da sforzo?

1. Non bere, mangiare o fumare nelle tre ore antecedenti al test (questo consente di raggiungere carichi di lavoro maggiori)

2. Vestire con capi comodi e scarpe adatte all’esercizio fisico

3. Informare il paziente che gli verrà consegnato il modulo del consenso informato prima dello svolgimento del test

4. I beta bloccanti andrebbero sospesi almeno 72 ore prima di eseguire il test (salvo diversa eventuale indicazione del cardiologo curante)

Quali sono le alterazioni patologiche da ricercare durante ecg da sforzo?

Alterazioni dell’Ecg suggestive di ischemia durante lo sforzo sono:

1. Sopra o sottoslivellamento del tratto ST

2. Orizzontalizzazione del tratto ST

3. Extrasistolia ventricolare

4. Blocchi di branca

Alterazioni dell’ecg suggestive di ischemia durante il recupero sono:

1. Sottoslivellamento tratto ST

2. Extrasistolia ventricolare frequente


Cardiologia: sempre più adulti convivono con cardiopatie congenite

Sono 8 su 1000 i bambini italiani che nascono con cardiopatie congenite, ma è incoraggiante sapere che è in costante aumento il numero di adulti cardiopatici congeniti che sono cresciuti riuscendo ad affrontare positivamente questa condizione. Recenti stime fatte negli Stati Uniti dimostrano che le persone con cardiopatie congenite in età adulta già superano numericamente i bambini che convivono con queste patologie, svincolando il tema di prerogativa della medicina pediatrica e affrontando quindi tutte le problematiche legate all’età adulta.

La corretta diagnosi, il trattamento delle principali patologie, la qualità e l’aspettativa di vita di questa nuova popolazione di pazienti, identificata con l’acronimo GUCH (Grown-Up with Congenital Hearth Disease), sono stati affrontati in occasione del secondo simposio internazionale sul tema, che ha avuto luogo a Roma, presso l’Hotel Columbus, il 27 maggio scorso. Il simposio, che ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Salute, è frutto della collaborazione tra l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, il Gruppo Ospedaliero San Donato e la Johns Hopkins University. L’evento ha visto coinvolti relatori di diverse cardiochirurgie negli Stati Uniti e in Europa, come la Mayo Clinic e la All’s Children Hospital, ai quali si sono affiancati i principali specialisti delle cardiochirurgie pediatriche italiani.

Grazie ai progressi della cardiologia e della cardiochirurgia pediatrica, quasi il 90% di neonati e bambini italiani affetti da cardiopatia congenita oggi raggiunge l’età adulta. Questa storia di successo impone ai medici cardiologi e ai cardiochirurghi di confrontarsi con nuove problematiche che una crescente popolazione di persone che convive con queste patologie comporta. Gestire questa sfida richiede un approccio multidisciplinare, con un’intensa interazione tra le figure professionali che operano nell’ambito della cardiologia e cardiochirurgia pediatrica e quelle che invece si occupano della sfera adulta” – ha spiegato il professor Massimo Massetti, Direttore Cardiochirurgia (UOC) presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma.


ONLINE IL NUOVO BANDO BOLLINI ROSA DI ONDA

È online il Bando Bollini Rosa relativo al biennio 2018-2019. Dal 6 marzo al 31 maggio 2017 tutti gli ospedali interessati possono compilare il questionario di auto-candidatura, interamente revisionato e aggiornato, direttamente online sul sito dedicato all’iniziativa www.bollinirosa.it.

I Bollini Rosa, giunti al primo decennale, sono un riconoscimento conferito dal 2007 da Onda agli ospedali italiani che offrono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili, riservando particolare attenzione alle specifiche esigenze delle donne. L’obiettivo è sensibilizzare la popolazione sulle patologie femminili più diffuse, avvicinando alla diagnosi precoce e alle cure. L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio di 20 Società Scientifiche e ha consentito la creazione di una rete consolidata di 248 ospedali sul territorio nazionale.

Le aree specialistiche incluse nel bando sono cardiologia, diabetologia, dietologia e nutrizione clinica, endocrinologia e malattie del metabolismo, ginecologia e ostetricia, medicina della riproduzione, neonatologia e patologia neonatale, neurologia, oncologia ginecologica, oncologia medica, psichiatria, reumatologia, senologia chirurgica e sostegno alle donne vittime di violenza. Da quest’anno sono state aggiunte anche geriatria e pediatria, con l’obiettivo di estendere l’attenzione nei confronti delle problematiche di salute delle donne anziane, delle bambine e delle adolescenti.

L’assegnazione dei Bollini Rosa avviene tramite l’elaborazione matematica dei punteggi attribuiti a ciascuna domanda del questionario e la successiva valutazione dell’Advisory Board, presieduto dal Prof. Walter Ricciardi. La cerimonia di premiazione delle strutture è prevista il 5 dicembre 2017 a Roma in sede istituzionale.

Le donne sono le maggiori utilizzatrici del Sistema Sanitario Nazionale, vivono più a lungo degli uomini, ma si ammalano di più e consumano più farmaci. Segnalare ospedali impegnati nella prevenzione e nella cura di patologie femminili, così come anche accoglienti e umani per la paziente, costituisce un elemento importante nella scelta consapevole del luogo di cura. Con i Bollini Rosa, Onda promuove un approccio di genere nell’erogazione dei servizi sanitari, inoltre consente di individuare, collegare e premiare le strutture che offrono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili. La candidatura al Bando è aperta a tutti gli ospedali accreditati al SSN. I criteri e le variabili di valutazione indicati nel Bando sono da un lato, la presenza di specialità cliniche di interesse per la popolazione femminile e dall’altro, l’appropriatezza del percorso diagnostico terapeutico per ciascuna specialità considerata. Sono poi oggetto di attenzione e valutazione i servizi dedicati all’accoglienza della paziente, mirati a soddisfare esigenze specifiche dell’utenza femminile. L’esistenza di ospedali con i Bollini Rosa consente alle donne di poter scegliere la struttura a cui rivolgersi utilizzando le informazioni su più di 100 servizi erogati nelle 16 specialità considerate, consultabili in apposite schede sul sito dell’iniziativa. Sono ospedali che grazie a questa rete sono sempre in contatto con altre realtà cliniche all’avanguardia e che interagiscono con Onda e con la popolazione femminile anche attraverso gli (H)Open Day dedicati a particolari patologie (salute mentale, osteoporosi, sclerosi multipla, problematiche legate alla nascita prematura, dolore, ecc.), in cui le strutture aderenti offrono servizi gratuiti alle donne avvicinandole alle cure. Il Concorso Best Practice, nell’ambito dei Bollini Rosa, segnala ospedali segnalati in possesso di servizi innovativi per la gestione multidisciplinare della patologia oggetto, ogni biennio, di attenzione particolare” – ha affermato Francesca Merzagora, Presidente di Onda.

 

Dolore toracico e patologie gastroenterologiche

dolore-toracico-e-patologie-gastroenterologiche

Il dolore toracico non cardiaco è molto comune, e le patologie gastroenterologiche ne rappresentano alcune fra le cause più importanti. La distribuzione della frequenza delle cause di base dipende dal settore del sistema sanitario in cui il dolore viene investigato. Nei singoli casi deve essere sempre preso in considerazione il fatto che il rilevamento di una coronaropatia, ad esempio, non esclude la presenza di un’altra causa di dolore toracico.

In base ad una recente revisione selettiva della letteratura, la più frequente causa gastroenterologica di dolore toracico è rappresentata dal reflusso gastroesofageo, che è noto anche come sindrome del dolore da reflusso.

In assenza di segnali clinici di allarme, il trattamento viene effettuato mediante PPI che vengono impiegati anche come terapia probatoria. Se questa forma di gestione iniziale non porta ad un controllo soddisfacente dei sintomi, sono indicati esami diagnostici più estesi.

Nei singoli casi ciò riguarda il rilevamento o l’esclusione di una patologia da reflusso, oppure di disordini della motilità e danni strutturali a carico dell’esofago, o ancora di patologie a carico degli organi addominali superiori, che possono evocare dolore toracico.

A seguito dell’esclusione di queste patologie definite morfologicamente e funzionalmente, è possibile giungere alla diagnosi del cosiddetto dolore toracico funzionale, il cui meccanismo patologico consiste eminentemente in alterazioni della processazione del dolore, ipersensibilità esofagea e comorbidità mentali, ed il cui trattamento spesso si rivela piuttosto difficile.

BIBLIOGRAFIA

(Internist (Berl) online 2016, pubblicato il 5/12)


Popular Science Italia

Morte cardiaca improvvisa: dai cardiologi USA nuove linee guida

dolore-toracico

L’American Heart Association e l’American College of Cardiology hanno reso note delle nuove linee guida che hanno come obiettivo quello di prevenire la morte cardiaca improvvisa (SCD).

Le prestazioni e le misure di qualità delle cure per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa si dividono in quattro categorie: cardiologia preventiva; rianimazione/cure di emergenza cardiovascolare; insufficienza cardiaca/cardiologia generale ed elettrofisiologia.

Queste misure di declinano in quattro obiettivi: diagnosi, educazione del paziente, trattamento e autogestione. Le misure di qualità proposte includono lo screening per storia familiare di morte cardiaca improvvisa, per la disfunzione ventricolare sinistra asintomatica – quando è presente una importante familiarità per cardiomiopatia e morte cardiaca improvvisa –  istruzioni per il defibrillatore automatico esterno (AED).

Le misure di performance includono la cessazione dell’abitudine al fumo nei pazienti a rischio, l’uso del defibrillatore impiantabile (ICD) in alcuni pazienti, l’accertamento di cause reversibili di arresto cardiaco prima di un impianto di defibrillatore come prevenzione secondaria e la consulenza per i pazienti idonei ad un ICD.

Il comitato scientifico che ha redatto queste misure ritiene che esse potrebbero essere di grande aiuto ai medici per migliorare la qualità delle cure e dei risultati, sebbene ci sia ancora molto da studiare e da fare per sviluppare misure in grado di prevenire e curare la morte cardiaca improvvisa.

BIBLIOGRAFIA

2016 AHA/ACC Clinical Performance and Quality Measures for Prevention of Sudden Cardiac Death – A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Performance Measures – Writing Committee Members, Sana M. Al-Khatib, Clyde W. Yancy, Penelope Solis, Lance Becker, Emelia J. Benjamin, Roger G. Carrillo, Justin A. Ezekowitz, Gregg C. Fonarow, Bharat K. Kantharia, Monica Kleinman, Graham Nichol, Paul D. Varosy – J Am Coll Cardiol. 2016 Dec 14. pii: S0735-1097(16)36441-5. doi: 10.1016/j.jacc.2016.09.933


Popular Science Italia


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