Posts Tagged 'cardiologia'

ECG da sforzo: cosa sapere

Che ruolo ha l’ecg da sforzo nella cardiopatia ischemica?

L’ecg da sforzo diagnostico aiuta il medico a porre la diagnosi di cardiopatia ischemica ricercando i segni di ischemia miocardica e è frequentemente richiesto dal medico di medicina generale (MMG).

L’ecg da sforzo a scopo prognostico viene eseguito in pazienti con coronaropatia nota, nei post-infartuati e in pre/post rivascolarizzione con lo scopo di inquadrare i pazienti in diverse categorie di rischio ed è richiesto dal cardiologo.

Indirettamente il test ricerca l’ischemia miocardica aumentando con lo sforzo il mismatch tra la richiesta miocardica di ossigeno (proporzionale al lavoro miocardico) e l’apporto di ossigeno (proporzionale al flusso coronarico).

Quali sono le indicazioni allo svolgimento dell’ecg da sforzo?

L’ecg da sforzo è indicato in caso di:

1. Sintomi suggestivi di ischemia miocardica

2. Dolore toracico acuto nelle situazioni in cui una sindrome coronarica acuta ed un infarto miocardico sono stati esclusi

3. Recente sindrome coronarica acuta trattata senza angiografia coronarica

4. Variazione delle condizioni cliniche in pz con coronaropatia nota

5. Pregressa rivascolarizzazione coronarica

6. Valvulopatie

7. Scompenso cardiaco o cardiomiopatia di nuovo riscontro

8. Aritmie cardiache

9. Inquadramento pre operatorio prima di interventi non cardiochirurgici

Quali sono le controindicazioni allo svolgimento di ecg da sforzo?

L’ecg da sforzo nonostante sia considerato un test sicuro non è scevro da complicanze anche gravi (ad es. infarto miocardico, morte cardiaca improvvisa) che ricorrono in circa 1 caso su 10.000 test. Esistono controindicazioni assolute e relative, in questo caso va valutato se i benefici superano i rischi del test.

Controindicazioni assolute

1. Infarto miocardico acuto (nei due giorni precedenti)

2. Angina instabile

3. Aritmie cardiache non controllate che causano sintomi di scompenso emodinamico

4. Stenosi valvolari severe sintomatiche

5. Scompenso cardiaco non controllato sintomatico

6. Endocardite in atto o miocardite o pericardite acuta

7. Dissezione aortica acuta

8. Embolia polmonare

9. Patologie acute non cardiache che possono compromettere la capacità di esercizio o essere aggravate dall’esercizio fisico (insufficienza renale, tireotossicosi, infezioni)

Controindicazioni relative

1. Stenosi arteria coronarica DX

2. Stenosi valvolare moderata

3. Alterazioni elettrolitiche

4. Ipertensione severa (sistolica >=200mmHg e/o distolica >=110mmHg)

5. Tachiaritmie o bradiaritmie inclusa fibrillazione atriale con frequenza ventricolare non controllata

6. Cardiomiopatia ipertrofica e altre forme di ostruzione del tratto di efflusso ventricolare

7. Limitazioni fisiche o psichiche che compromettono il grado di collaborazione al test del paziente

8. Blocco atrio-ventricolare di alto grado

Limitazioni allo svolgimento dell’ecg da sforzo

1. Pazienti affetti da patologie che limitano lo svolgimento del test (ad es. claudicatio arti inferiori, artrosi avanzata)

2. Pazienti con alterazioni basali dell’ecg che possono interferire con il risultato del test Wolff-Parkinson-White, ritmo indotto da pace maker, blocco di branca sinistro, sottoslivellamento del tratto ST >1mm a riposo

3. Terapia con digitale associata ad alterazioni del tratto ST

4. Ipertrofia ventricolare sinistra con alterazioni del tratto ST

5. Ipokaliemia con alterazioni del tratto ST

Come si svolge il test da sforzo?

Le due principali modalità di svolgimento prevedono l’utilizzo di un tapis roulant o di una cyclette, normalmente il test si svolge seguendo un protocollo incrementale che parte da carichi di lavoro bassi che aumentano via via durante il test. Il test termina al raggiungimento della frequenza massima o del carico massimo calcolati in base all’età del paziente oppure alla comparsa di sintomi anginosi oppure per richiesta del paziente (in questo caso il test è  detto sottomassimale).

Che raccomandazioni fare al paziente che deve eseguire un ecg da sforzo?

1. Non bere, mangiare o fumare nelle tre ore antecedenti al test (questo consente di raggiungere carichi di lavoro maggiori)

2. Vestire con capi comodi e scarpe adatte all’esercizio fisico

3. Informare il paziente che gli verrà consegnato il modulo del consenso informato prima dello svolgimento del test

4. I beta bloccanti andrebbero sospesi almeno 72 ore prima di eseguire il test (salvo diversa eventuale indicazione del cardiologo curante)

Quali sono le alterazioni patologiche da ricercare durante ecg da sforzo?

Alterazioni dell’Ecg suggestive di ischemia durante lo sforzo sono:

1. Sopra o sottoslivellamento del tratto ST

2. Orizzontalizzazione del tratto ST

3. Extrasistolia ventricolare

4. Blocchi di branca

Alterazioni dell’ecg suggestive di ischemia durante il recupero sono:

1. Sottoslivellamento tratto ST

2. Extrasistolia ventricolare frequente


Cardiologia: sempre più adulti convivono con cardiopatie congenite

Sono 8 su 1000 i bambini italiani che nascono con cardiopatie congenite, ma è incoraggiante sapere che è in costante aumento il numero di adulti cardiopatici congeniti che sono cresciuti riuscendo ad affrontare positivamente questa condizione. Recenti stime fatte negli Stati Uniti dimostrano che le persone con cardiopatie congenite in età adulta già superano numericamente i bambini che convivono con queste patologie, svincolando il tema di prerogativa della medicina pediatrica e affrontando quindi tutte le problematiche legate all’età adulta.

La corretta diagnosi, il trattamento delle principali patologie, la qualità e l’aspettativa di vita di questa nuova popolazione di pazienti, identificata con l’acronimo GUCH (Grown-Up with Congenital Hearth Disease), sono stati affrontati in occasione del secondo simposio internazionale sul tema, che ha avuto luogo a Roma, presso l’Hotel Columbus, il 27 maggio scorso. Il simposio, che ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Salute, è frutto della collaborazione tra l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma, il Gruppo Ospedaliero San Donato e la Johns Hopkins University. L’evento ha visto coinvolti relatori di diverse cardiochirurgie negli Stati Uniti e in Europa, come la Mayo Clinic e la All’s Children Hospital, ai quali si sono affiancati i principali specialisti delle cardiochirurgie pediatriche italiani.

Grazie ai progressi della cardiologia e della cardiochirurgia pediatrica, quasi il 90% di neonati e bambini italiani affetti da cardiopatia congenita oggi raggiunge l’età adulta. Questa storia di successo impone ai medici cardiologi e ai cardiochirurghi di confrontarsi con nuove problematiche che una crescente popolazione di persone che convive con queste patologie comporta. Gestire questa sfida richiede un approccio multidisciplinare, con un’intensa interazione tra le figure professionali che operano nell’ambito della cardiologia e cardiochirurgia pediatrica e quelle che invece si occupano della sfera adulta” – ha spiegato il professor Massimo Massetti, Direttore Cardiochirurgia (UOC) presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma.


ONLINE IL NUOVO BANDO BOLLINI ROSA DI ONDA

È online il Bando Bollini Rosa relativo al biennio 2018-2019. Dal 6 marzo al 31 maggio 2017 tutti gli ospedali interessati possono compilare il questionario di auto-candidatura, interamente revisionato e aggiornato, direttamente online sul sito dedicato all’iniziativa www.bollinirosa.it.

I Bollini Rosa, giunti al primo decennale, sono un riconoscimento conferito dal 2007 da Onda agli ospedali italiani che offrono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili, riservando particolare attenzione alle specifiche esigenze delle donne. L’obiettivo è sensibilizzare la popolazione sulle patologie femminili più diffuse, avvicinando alla diagnosi precoce e alle cure. L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio di 20 Società Scientifiche e ha consentito la creazione di una rete consolidata di 248 ospedali sul territorio nazionale.

Le aree specialistiche incluse nel bando sono cardiologia, diabetologia, dietologia e nutrizione clinica, endocrinologia e malattie del metabolismo, ginecologia e ostetricia, medicina della riproduzione, neonatologia e patologia neonatale, neurologia, oncologia ginecologica, oncologia medica, psichiatria, reumatologia, senologia chirurgica e sostegno alle donne vittime di violenza. Da quest’anno sono state aggiunte anche geriatria e pediatria, con l’obiettivo di estendere l’attenzione nei confronti delle problematiche di salute delle donne anziane, delle bambine e delle adolescenti.

L’assegnazione dei Bollini Rosa avviene tramite l’elaborazione matematica dei punteggi attribuiti a ciascuna domanda del questionario e la successiva valutazione dell’Advisory Board, presieduto dal Prof. Walter Ricciardi. La cerimonia di premiazione delle strutture è prevista il 5 dicembre 2017 a Roma in sede istituzionale.

Le donne sono le maggiori utilizzatrici del Sistema Sanitario Nazionale, vivono più a lungo degli uomini, ma si ammalano di più e consumano più farmaci. Segnalare ospedali impegnati nella prevenzione e nella cura di patologie femminili, così come anche accoglienti e umani per la paziente, costituisce un elemento importante nella scelta consapevole del luogo di cura. Con i Bollini Rosa, Onda promuove un approccio di genere nell’erogazione dei servizi sanitari, inoltre consente di individuare, collegare e premiare le strutture che offrono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili. La candidatura al Bando è aperta a tutti gli ospedali accreditati al SSN. I criteri e le variabili di valutazione indicati nel Bando sono da un lato, la presenza di specialità cliniche di interesse per la popolazione femminile e dall’altro, l’appropriatezza del percorso diagnostico terapeutico per ciascuna specialità considerata. Sono poi oggetto di attenzione e valutazione i servizi dedicati all’accoglienza della paziente, mirati a soddisfare esigenze specifiche dell’utenza femminile. L’esistenza di ospedali con i Bollini Rosa consente alle donne di poter scegliere la struttura a cui rivolgersi utilizzando le informazioni su più di 100 servizi erogati nelle 16 specialità considerate, consultabili in apposite schede sul sito dell’iniziativa. Sono ospedali che grazie a questa rete sono sempre in contatto con altre realtà cliniche all’avanguardia e che interagiscono con Onda e con la popolazione femminile anche attraverso gli (H)Open Day dedicati a particolari patologie (salute mentale, osteoporosi, sclerosi multipla, problematiche legate alla nascita prematura, dolore, ecc.), in cui le strutture aderenti offrono servizi gratuiti alle donne avvicinandole alle cure. Il Concorso Best Practice, nell’ambito dei Bollini Rosa, segnala ospedali segnalati in possesso di servizi innovativi per la gestione multidisciplinare della patologia oggetto, ogni biennio, di attenzione particolare” – ha affermato Francesca Merzagora, Presidente di Onda.

 

Dolore toracico e patologie gastroenterologiche

dolore-toracico-e-patologie-gastroenterologiche

Il dolore toracico non cardiaco è molto comune, e le patologie gastroenterologiche ne rappresentano alcune fra le cause più importanti. La distribuzione della frequenza delle cause di base dipende dal settore del sistema sanitario in cui il dolore viene investigato. Nei singoli casi deve essere sempre preso in considerazione il fatto che il rilevamento di una coronaropatia, ad esempio, non esclude la presenza di un’altra causa di dolore toracico.

In base ad una recente revisione selettiva della letteratura, la più frequente causa gastroenterologica di dolore toracico è rappresentata dal reflusso gastroesofageo, che è noto anche come sindrome del dolore da reflusso.

In assenza di segnali clinici di allarme, il trattamento viene effettuato mediante PPI che vengono impiegati anche come terapia probatoria. Se questa forma di gestione iniziale non porta ad un controllo soddisfacente dei sintomi, sono indicati esami diagnostici più estesi.

Nei singoli casi ciò riguarda il rilevamento o l’esclusione di una patologia da reflusso, oppure di disordini della motilità e danni strutturali a carico dell’esofago, o ancora di patologie a carico degli organi addominali superiori, che possono evocare dolore toracico.

A seguito dell’esclusione di queste patologie definite morfologicamente e funzionalmente, è possibile giungere alla diagnosi del cosiddetto dolore toracico funzionale, il cui meccanismo patologico consiste eminentemente in alterazioni della processazione del dolore, ipersensibilità esofagea e comorbidità mentali, ed il cui trattamento spesso si rivela piuttosto difficile.

BIBLIOGRAFIA

(Internist (Berl) online 2016, pubblicato il 5/12)


Popular Science Italia

Morte cardiaca improvvisa: dai cardiologi USA nuove linee guida

dolore-toracico

L’American Heart Association e l’American College of Cardiology hanno reso note delle nuove linee guida che hanno come obiettivo quello di prevenire la morte cardiaca improvvisa (SCD).

Le prestazioni e le misure di qualità delle cure per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa si dividono in quattro categorie: cardiologia preventiva; rianimazione/cure di emergenza cardiovascolare; insufficienza cardiaca/cardiologia generale ed elettrofisiologia.

Queste misure di declinano in quattro obiettivi: diagnosi, educazione del paziente, trattamento e autogestione. Le misure di qualità proposte includono lo screening per storia familiare di morte cardiaca improvvisa, per la disfunzione ventricolare sinistra asintomatica – quando è presente una importante familiarità per cardiomiopatia e morte cardiaca improvvisa –  istruzioni per il defibrillatore automatico esterno (AED).

Le misure di performance includono la cessazione dell’abitudine al fumo nei pazienti a rischio, l’uso del defibrillatore impiantabile (ICD) in alcuni pazienti, l’accertamento di cause reversibili di arresto cardiaco prima di un impianto di defibrillatore come prevenzione secondaria e la consulenza per i pazienti idonei ad un ICD.

Il comitato scientifico che ha redatto queste misure ritiene che esse potrebbero essere di grande aiuto ai medici per migliorare la qualità delle cure e dei risultati, sebbene ci sia ancora molto da studiare e da fare per sviluppare misure in grado di prevenire e curare la morte cardiaca improvvisa.

BIBLIOGRAFIA

2016 AHA/ACC Clinical Performance and Quality Measures for Prevention of Sudden Cardiac Death – A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Performance Measures – Writing Committee Members, Sana M. Al-Khatib, Clyde W. Yancy, Penelope Solis, Lance Becker, Emelia J. Benjamin, Roger G. Carrillo, Justin A. Ezekowitz, Gregg C. Fonarow, Bharat K. Kantharia, Monica Kleinman, Graham Nichol, Paul D. Varosy – J Am Coll Cardiol. 2016 Dec 14. pii: S0735-1097(16)36441-5. doi: 10.1016/j.jacc.2016.09.933


Popular Science Italia

Crisi ipertensiva

Ipertensione

Una crisi ipertensiva è una forma particolarmente acuta e grave di ipertensione arteriosa che può essere associata ad un danno d’organo, rappresentando così una “emergenza ipertensiva”. Se non si associa ad un danno d’organo si definisce “urgenza ipertensiva”.

Un brusco aumento della Pressione Arteriosa sistolica o diastolica (>180 mmHg e >120 mmHg, rispettivamente) associato allo sviluppo o alla progressione del danno d’organo (come le alterazioni neurologiche maggiori, l’encefalopatia ipertensiva, l’infarto cerebrale, l’emorragia intracranica, l’insufficienza acuta del ventricolo sinistro, l’edema polmonare acuto, la dissezione aortica, l’insufficienza renale o l’eclampsia) costituisce un emergenza ipertensiva.

Crisi ipertensiva ed emergenza: quando è indicato il ricovero?

La vera emergenza ipertensiva è caratterizzata dalla presenza di segni e/o sintomi di danno d’organo accompagnati ad un marcato aumento dei valori pressori.

I sintomi da ricercare sono:

  1. la cefalea,
  2. la confusione mentale,
  3. i disturbi visivi,
  4. la dispnea,
  5. la tachipnea,
  6. le aritmie,
  7. il dolore toracico,
  8. i disturbi neurologici focali.

Dal punto di vista terapeutico l’emergenza ipertensiva richiede una pronta riduzione dei valori pressori, che può essere ottenuta in sicurezza solo in ambiente ospedaliero.

Il trattamento delle emergenze ipertensive dipende dal tipo di danno d’organo associato e varia tra il non abbassare o abbassare con estrema cautela la Pressione Arteriosa (P.A.) nell’Ictus acuto, al ridurla immediatamente e drasticamente nell’edema polmonare acuto o nella dissezione aortica. Nella maggior parte degli altri casi, i medici dovrebbero determinare una riduzione rapida ma parziale della P.A., con l’obiettivo di avere un decremento <25% della pressione arteriosa nel corso delle prime ore, e procedere con più cautela nelle ore successive.

Purtroppo non sono stati condotti studi controllati con i recenti farmaci antipertensivi. Il trattamento corrente è basato su alcuni farmaci che possono essere somministrati per via endovenosa e titolati, così da poter agire in modo rapido ma graduale per evitare ipotensione eccessiva ed ulteriori danni d’organo ischemici. Il labetalolo, il nitroprussiato di sodio, la nicardipina, i nitrati e la furosemide somministrati per via endovenosa sono i farmaci in genere utilizzati, ma in questi pazienti severamente malati il trattamento dovrebbe essere valutato dal medico in maniera individuale. Quando i diuretici non sono sufficienti a correggere la ritenzione idrica, l’ultrafiltrazione e la dialisi temporanea possono essere di ausilio.

Una P.A. elevata senza sintomi e segni di danno d’organo deve invece essere trattata senza precipitare le decisioni:

  1. ricontrollare la P.A. dopo 30/60 minuti facendo stare il paziente in ambiente tranquillo, attenendosi alle norme di una corretta misurazione della P.A.,
  2. valutare l’opportunità di somministrare un blando ansiolitico.

Se i valori pressori rimangono elevati e non compaiono sintomi o segni che impongono un ricovero ospedaliero è opportuno ridurre i valori pressori gradualmente (in genere entro 24/48 ore), in genere usando farmaci per via orale. Non è indicata una completa e rapida normalizzazione della P.A., poiché i pazienti con valori pressori cronicamente elevati rischiano una ipoperfusione miocardica e cerebrale.

L’isolato aumento della P.A. in assenza di danno d’organo, spesso associato all’interruzione o alla riduzione del trattamento anti-ipertensivo come anche agli stati ansiosi, non dovrebbe essere considerato un’emergenza, ma trattato con la reintegrazione della terapia farmacologica o con la sua intensificazione e con il trattamento dell’ansia.

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CARDIOtool

Negli ultimi 30 anni salvata una vita ogni sei grazie al miglioramento della qualità e all’innovazione delle cure in cardiologia

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Sono quasi 340mila gli interventi per diagnosi e cura, tecnicamente le “procedure diagnostiche e interventistiche”, eseguiti nel 2015 nei 258 centri di emodinamica, il 97% di quelli operanti sul territorio nazionale, che inviano i propri dati di attività al Registro istituito da GISE, Società italiana di cardiologia interventistica.

Il Registro di attività GISE è una raccolta sistematizzata, che la società scientifica di cardiologia interventistica cura da oltre 30 anni, di ogni singolo esame diagnostico (coronarografia) o intervento coronarico, vascolare o strutturale venga eseguito nei centri di emodinamica italiani. Costituisce un database ricchissimo di informazioni, che raccoglie i dati di quasi 1.000 procedure eseguite ogni giorno nel nostro Paese.

Grazie a questo database, che GISE mette a disposizione di chi amministra lo nostra sanità, si è in grado di valutare e analizzare ciò che viene fatto, con l’obiettivo di contribuire all’appropriatezza e alla qualità delle cure, attraverso l’ottimizzazione delle risorse disponibili”, ha spiegato Giuseppe Musumeci, Presidente GISE, illustrando il 6 ottobre al Senato l’analisi dei dati 2015, nel corso della presentazione del 37° Congresso Nazionale della società che si è svolto a Genova dall’11 al 14 ottobre scorso.

Quello che emerge è un quadro positivo per la qualità delle cure assicurate agli italiani, in linea, se non migliorativo, rispetto agli standard dei maggiori sistemi sanitari mondiali. Infatti nel nostro Paese negli ultimi 30 anni la mortalità per cause cardiovascolari si è ridotta del 16%, permettendo di salvare 1 vita ogni 6 persone a rischio”, ha commentato Musumeci.

Lo scorso anno nei Centri di emodinamica del nostro Paese sono state effettuate 281.364 coronarografie, 146mila circa delle quali si sono trasformate in un intervento di angioplastica per trattare una cardiopatia coronarica. Molto significativi sono alcuni dati che emergono dal Registro GISE, relativi in particolare a: le angioplastiche primarie (33.728), le angioplastiche con stent medicati (DES o Drug-eluting-stent, 120.224), gli interventi strutturali sulle valvole cardiache (4.154), l’utilizzo delle più moderne tecniche di imaging come la tomografia a coerenza ottica per l’analisi delle placche aterosclerotiche coronariche (OCT, 9.879) o la misurazione della riserva frazionale di flusso  con guida di pressione (FFR, 9.879) per valutare la gravità di un’occlusione parziale delle coronarie.

Le angioplastiche coronariche primarie si sono triplicate negli ultimi 12 anni (erano 11.881 nel 2003).

Ciò significa – ha detto Musumecigarantire a una persona colpita da infarto del miocardio la migliore cura possibile: la riperfusione meccanica attraverso un catetere con palloncino e l’impianto di uno stent. Se effettuato entro sei ore dall’infarto rappresenta il modo migliore per salvare una vita, ridurre il rischio di un altro infarto, di ischemie ricorrenti e migliorare la sopravvivenza a lungo termine. Oggi il nostro Paese, in maniera abbastanza uniforme sul territorio nazionale, anche grazie allo specifico progetto GISE ‘Rete IMA Web’ condiviso con Società Italiana Sistema 118 (SIS 118) e Società Italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza (SIMEU), è prossimo al raggiungimento della quota di 600 angioplastiche primarie per milione di abitanti considerata lo standard ottimale a livello internazionale.”

Anche l’impiego degli stent medicati è in crescita (+55% rispetto al 2005).

Aumenta in particolare l’impiego di quelli di nuova generazione, con riduzione del rischio di nuova occlusione (ristenosi) e trombosi e della mortalità”, ha detto Musumeci, ricordando, tra l’altro, l’apporto specifico di GISE all’attività della commissione tecnica che si occupa della stesura della gara nazionale per gli stent coronarici indetta dalla Consip, la società del Ministero dell’Economia e delle Finanze deputata all’acquisto di beni e servizi per le amministrazioni pubbliche: “una collaborazione volta a ottimizzare gli acquisti dei dispositivi medici più utilizzati dalla cardiologia interventistica, mantenendo alta l’attenzione su qualità, sicurezza e innovazione. Merito ai professionisti di Consip per aver voluto coinvolgere i rappresentanti delle società medico-scientifiche come la nostra, valorizzando le competenze di chi lavora nel settore e ne conosce tutti gli aspetti; la collaborazione con loro è stata estremamente fattiva in quanto vi abbiamo ritrovato grande competenza, serietà, efficienza e alta professionalità”.

Un indice di maggior appropriatezza delle cure – secondo Musumeci – è anche il ricorso alla OCT (+120% rispetto al 2005), una nuova tecnica di immagine a maggiore risoluzione rispetto alla classica ecografia endovascolare (IVUS), per valutare estensione e composizione della placca aterosclerotica che causa il restringimento della coronaria e che si utilizza quando non si ritiene sufficiente l’esame angiografico.

Infine, l’interventistica strutturale, in particolare per curare le malattie delle valvole cardiache, come la stenosi aortica, ossia il restringimento del lume della valvola, causato per lo più da depositi calcifici sui lembi valvolari, che impedisce il corretto flusso del sangue dal cuore all’aorta, o l’insufficienza mitralica che provoca un rigurgito di sangue dal ventricolo sinistro all’atrio sinistro per mancata chiusura della omonima valvola.

Si tratta di procedure che sono state sviluppate per via transcatetere, cioè attraverso vasi periferici, senza aprire il torace e il cuore e senza lasciare cicatrici: attraverso questa strada è possibile sostituire la valvola aortica – l’intervento si chiama TAVI e ne sono stati eseguiti 3.457 nel 2015 – oppure riparare la valvola mitralica con il sistema Mitraclip, 697 interventi lo scorso anno”, ha detto Musumeci.

Sono interventi che necessitano di elevata specializzazione, non destinati a tutti gli operatori, né tantomeno a tutti i pazienti – ha specificato Musumeci ma che costituiscono il fronte avanzato dell’innovazione tecnologica. Permettono di salvare vite, restituendo una buona qualità all’esistenza e di migliorare sensibilmente, nel caso dell’insufficienza mitralica, la prognosi del paziente con scompenso cardiaco.”

Dieci anni fa queste procedure transcatetere non esistevano – ha chiarito Sergio Berti, Presidente Fondazione GISEe nonostante siano entrate stabilmente nella pratica clinica anche in Italia, come nei principali Paesi avanzati, ancora presentano delle difficoltà dal punto di vista amministrativo. Infatti, non esistono nel nostro sistema di classificazione specifiche codifiche che permettano di identificarle univocamente. Il problema è stato messo in evidenza da Agenas nel documento di valutazione del Programma Nazionale Esiti (PNE) 2014. Ha quindi portato l’agenzia a chiedere alle società scientifiche, GISE e SICCH-Società Italiana di chirurgia cardiaca, di contribuire alla stesura di un documento di “Linee guida per la codifica delle procedure TAVI e degli altri interventi strutturali transcatetere sulle valvole cardiache” che vuole offrire una possibile soluzione a un problema ormai annoso, nell’attesa che nell’ambito dei processi di revisione del sistema DRG italiano attualmente in corso – il Progetto IT-DRG – siano predisposti codici di procedura e DRG specifici. Sappiamo che il documento ha superato il vaglio del Ministero della salute e deve ora essere recepito in ambito di Conferenza delle Regioni. Auspichiamo ciò possa avvenire entro la fine di quest’anno”, ha terminato Berti.


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa


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