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Tachicardia sopraventricolare: linee guida ESC 2019

A distanza di 16 anni dalla precedente edizione la Società Europea di Cardiologia ha rilasciato un aggiornamento delle linee guida sulla gestione dei pazienti con tachicardia sopraventricolare.

Sono molte le novità sia per quanto riguarda la terapia farmacologica, nei cui ambito il ruolo di molte molecole è stato rivisto, che per la tecniche ablative transcatetere che, invece, trovano sempre più ampia indicazione.

E’ impossibile riassumere il contenuto di un documento molto ampio e dettagliato che copre un largo spettro di condizioni cliniche acute e croniche o anche solo le numerose differenze rispetto alla precedente edizione.

Ci limitiamo a riportare il contenuto di una tabella che elenca le nuove raccomandazioni rimandando al testo integrale per i singoli argomenti.

tachicardia sopraventricolare, linee guida 2019, ESC 2019

2019 ESC Guidelines for the management of patients with supraventricular tachycardia European Heart Journal, ehz467

 

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ECG da sforzo: cosa sapere

Che ruolo ha l’ecg da sforzo nella cardiopatia ischemica?

L’ecg da sforzo diagnostico aiuta il medico a porre la diagnosi di cardiopatia ischemica ricercando i segni di ischemia miocardica e è frequentemente richiesto dal medico di medicina generale (MMG).

L’ecg da sforzo a scopo prognostico viene eseguito in pazienti con coronaropatia nota, nei post-infartuati e in pre/post rivascolarizzione con lo scopo di inquadrare i pazienti in diverse categorie di rischio ed è richiesto dal cardiologo.

Indirettamente il test ricerca l’ischemia miocardica aumentando con lo sforzo il mismatch tra la richiesta miocardica di ossigeno (proporzionale al lavoro miocardico) e l’apporto di ossigeno (proporzionale al flusso coronarico).

Quali sono le indicazioni allo svolgimento dell’ecg da sforzo?

L’ecg da sforzo è indicato in caso di:

1. Sintomi suggestivi di ischemia miocardica

2. Dolore toracico acuto nelle situazioni in cui una sindrome coronarica acuta ed un infarto miocardico sono stati esclusi

3. Recente sindrome coronarica acuta trattata senza angiografia coronarica

4. Variazione delle condizioni cliniche in pz con coronaropatia nota

5. Pregressa rivascolarizzazione coronarica

6. Valvulopatie

7. Scompenso cardiaco o cardiomiopatia di nuovo riscontro

8. Aritmie cardiache

9. Inquadramento pre operatorio prima di interventi non cardiochirurgici

Quali sono le controindicazioni allo svolgimento di ecg da sforzo?

L’ecg da sforzo nonostante sia considerato un test sicuro non è scevro da complicanze anche gravi (ad es. infarto miocardico, morte cardiaca improvvisa) che ricorrono in circa 1 caso su 10.000 test. Esistono controindicazioni assolute e relative, in questo caso va valutato se i benefici superano i rischi del test.

Controindicazioni assolute

1. Infarto miocardico acuto (nei due giorni precedenti)

2. Angina instabile

3. Aritmie cardiache non controllate che causano sintomi di scompenso emodinamico

4. Stenosi valvolari severe sintomatiche

5. Scompenso cardiaco non controllato sintomatico

6. Endocardite in atto o miocardite o pericardite acuta

7. Dissezione aortica acuta

8. Embolia polmonare

9. Patologie acute non cardiache che possono compromettere la capacità di esercizio o essere aggravate dall’esercizio fisico (insufficienza renale, tireotossicosi, infezioni)

Controindicazioni relative

1. Stenosi arteria coronarica DX

2. Stenosi valvolare moderata

3. Alterazioni elettrolitiche

4. Ipertensione severa (sistolica >=200mmHg e/o distolica >=110mmHg)

5. Tachiaritmie o bradiaritmie inclusa fibrillazione atriale con frequenza ventricolare non controllata

6. Cardiomiopatia ipertrofica e altre forme di ostruzione del tratto di efflusso ventricolare

7. Limitazioni fisiche o psichiche che compromettono il grado di collaborazione al test del paziente

8. Blocco atrio-ventricolare di alto grado

Limitazioni allo svolgimento dell’ecg da sforzo

1. Pazienti affetti da patologie che limitano lo svolgimento del test (ad es. claudicatio arti inferiori, artrosi avanzata)

2. Pazienti con alterazioni basali dell’ecg che possono interferire con il risultato del test Wolff-Parkinson-White, ritmo indotto da pace maker, blocco di branca sinistro, sottoslivellamento del tratto ST >1mm a riposo

3. Terapia con digitale associata ad alterazioni del tratto ST

4. Ipertrofia ventricolare sinistra con alterazioni del tratto ST

5. Ipokaliemia con alterazioni del tratto ST

Come si svolge il test da sforzo?

Le due principali modalità di svolgimento prevedono l’utilizzo di un tapis roulant o di una cyclette, normalmente il test si svolge seguendo un protocollo incrementale che parte da carichi di lavoro bassi che aumentano via via durante il test. Il test termina al raggiungimento della frequenza massima o del carico massimo calcolati in base all’età del paziente oppure alla comparsa di sintomi anginosi oppure per richiesta del paziente (in questo caso il test è  detto sottomassimale).

Che raccomandazioni fare al paziente che deve eseguire un ecg da sforzo?

1. Non bere, mangiare o fumare nelle tre ore antecedenti al test (questo consente di raggiungere carichi di lavoro maggiori)

2. Vestire con capi comodi e scarpe adatte all’esercizio fisico

3. Informare il paziente che gli verrà consegnato il modulo del consenso informato prima dello svolgimento del test

4. I beta bloccanti andrebbero sospesi almeno 72 ore prima di eseguire il test (salvo diversa eventuale indicazione del cardiologo curante)

Quali sono le alterazioni patologiche da ricercare durante ecg da sforzo?

Alterazioni dell’Ecg suggestive di ischemia durante lo sforzo sono:

1. Sopra o sottoslivellamento del tratto ST

2. Orizzontalizzazione del tratto ST

3. Extrasistolia ventricolare

4. Blocchi di branca

Alterazioni dell’ecg suggestive di ischemia durante il recupero sono:

1. Sottoslivellamento tratto ST

2. Extrasistolia ventricolare frequente


Progetto FAI sulla Fibrillazione Atriale in Italia: pubblicati i risultati

Sono stati pubblicati sulla rivista Europace, organo ufficiale della European Society of Cardiology e della European Heart Rhythm Association, i risultati del “Progetto FAI: la Fibrillazione Atriale in Italia”, finanziato dal Centro per il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute e coordinato dalla Regione Toscana.

Il Progetto FAI è stato promosso e sviluppato dal Professor Domenico Inzitari, del Dipartimento NEUROFARBA dell’Università degli Studi di Firenze, in qualità di Responsabile Scientifico, e dal Dr. Antonio Di Carlo, dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in qualità di Coordinatore Scientifico, insieme ai Responsabili delle quattro Unità Operative del Progetto, Dr. Leonardo Bellino (Firenze), Dr. Domenico Consoli (Vibo Valentia), Dr. Fabio Mori (Firenze) e Dr. Augusto Zaninelli (Bergamo).

Il Progetto FAI ha consentito di stimare, per la prima volta in Italia, la frequenza della fibrillazione atriale in un campione rappresentativo della popolazione anziana, costituito da 6.000 ultrasessantacinquenni arruolati tra gli assistiti dei Medici di Medicina Generale nelle 3 Unità Operative situate in Lombardia, Toscana e Calabria. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una procedura di screening e successiva conferma clinica. Lo studio è servito inoltre a sviluppare e validare una metodologia direttamente trasferibile ai Medici di Medicina Generale e al SSN. I dati raccolti indicano nella popolazione anziana del nostro paese una frequenza della fibrillazione atriale dell’8,1%. Questo significa che un anziano su 12 ne è colpito, portando a stimare in circa 1,1 milioni i soggetti affetti da questa aritmia in Italia.

Lo studio ha permesso di dimostrare che, per effetto dei cambiamenti demografici, questi numeri saranno in costante crescita nei prossimi anni, fino a raggiungere 1,9 milioni di casi nel 2060.

Utilizzando le proiezioni demografiche fornite dall’Ufficio Europeo di Statistica (Eurostat), la ricerca ha permesso anche di stimare i casi di fibrillazione atriale attesi nella popolazione anziana dei 28 paesi dell’Unione Europea. I casi prevalenti nel 2016 risultavano 7,6 milioni, destinati praticamente a raddoppiare fino a 14,4 milioni nel 2060.

Inoltre, mentre nel 2016 in Italia gli ultraottantenni affetti da fibrillazione atriale rappresentavano il 53% dei casi, per effetto dei trend demografici nel 2060 saranno il 69% del totale, e in Europa si passerà dal 51% al 65%.

Si tratta di uno studio molto importante perché ha permesso di evidenziare come al di sopra dei 65 anni l’8,1 % della popolazione sia affetto da fibrillazione atriale. Si tratta di una condizione che aumenta fortemente il rischio che si formino coaguli all’interno del cuore e quindi il rischio della successiva comparsa di una embolizzazione che può interessare le arterie cerebrali, con conseguente improvvisa ostruzione di importanti vasi arteriosi cerebrali e comparsa di un ictus cerebrale ischemico. Circa un quarto di tutti gli ictus cerebrali sono dovuti a questo meccanismo. È molto importante quindi riconoscere le persone che presentano fibrillazione atriale e iniziare una terapia preventiva primaria con anticoagulanti orali. Sono necessarie campagne di sensibilizzazione dei medici di medicina generale e della popolazione tutta, per affrontare adeguatamente questo problema e ridurre così la incidenza delle gravi malattie cerebrovascolari” – ha dichiarato Mancardi, Presidente della Società Italiana di Neurologia.

La fibrillazione atriale è la più frequente aritmia cardiaca di rilevanza clinica e presenta una stretta correlazione con l’età avanzata. La sua importanza è legata al fatto che essa aumenta di ben 5 volte il rischio di ictus cerebrale, patologia che rappresenta la seconda causa di morte e la prima causa di disabilità nel soggetto adulto-anziano.

Attualmente in Italia si verificano ogni anno circa 200.000 ictus, con un costo per il SSN che supera i 4 miliardi di euro. Rispetto agli ictus dovuti a cause diverse, quelli di origine cardioembolica hanno un impatto più devastante in termini di disabilità residua e sopravvivenza.

Considerando che i pazienti più anziani con fibrillazione atriale sono quelli a maggior rischio di comorbosità e complicanze, il peso di questa aritmia è destinato a crescere enormemente nei prossimi decenni, con un prevedibile aumento degli ictus cardioembolici, di maggior gravità, ponendo delle importanti sfide legate alla prevenzione e al trattamento. A tale riguardo, sono attualmente disponibili terapie efficaci, quali i farmaci anticoagulanti, che permettono di ridurre di circa 2/3 il rischio di ictus in questi pazienti, ma non sempre sono utilizzate al meglio. Adeguate campagne di screening, con il coinvolgimento diretto dei Medici di Medicina Generale, potrebbero consentire un’identificazione precoce della fibrillazione atriale, attraverso una semplice valutazione del polso e successiva esecuzione di un ECG nei soggetti in cui esso risulti irregolare, nell’ottica di ridurre gli ingenti costi sociali e sanitari collegati a questa aritmia e alle sue conseguenze.


E’ online il nuovo bando “Bollini Rosa” per gli Ospedali vicini alle donne

È online il Bando Bollini Rosa relativo al biennio 2020-2021. Fino al 31 maggio 2019 tutti gli ospedali interessati possono compilare il questionario di auto-candidatura sul sito dedicato all’iniziativa www.bollinirosa.it.

I Bollini Rosa sono un riconoscimento conferito dal 2007 da Onda agli ospedali italiani che offrono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili, riservando particolare attenzione alle specifiche esigenze delle donne. Gli obiettivi principali sono incentivare gli ospedali a offrire servizi clinico-assistenziali personalizzati e che considerino le specifiche esigenze femminili e sensibilizzare la popolazione sulle patologie femminili più diffuse, avvicinando alla diagnosi precoce e alle cure. L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio di 24 Società Scientifiche e ha consentito la creazione di una rete consolidata di 306 ospedali sul territorio nazionale.

I Bollini Rosa nascono con l’obiettivo di sensibilizzare gli ospedali alla creazione di percorsi diagnostico-terapeutici che tengano in considerazione la specificità di genere. Oggi rappresentano il più importante riconoscimento all’applicazione della medicina genere-specifica alla pratica clinica” – ha affermato Francesca Merzagora, Presidente di Onda.

Le aree specialistiche incluse nel bando sono cardiologia, dermatologia, diabetologia, dietologia e nutrizione clinica, endocrinologia e malattie del metabolismo, ginecologia e ostetricia, geriatria, medicina della riproduzione, neonatologia e patologia neonatale, neurologia, oncologia ginecologica, oncologia medica, pediatria, psichiatria, reumatologia, senologia, urologia e sostegno alle donne vittime di violenza.

L’assegnazione dei Bollini Rosa avviene tramite l’elaborazione matematica dei punteggi attribuiti a ciascuna domanda del questionario e la successiva valutazione dell’Advisory Board, presieduto da Walter Ricciardi, Direttore Dipartimento Scienze della salute della donna, del bambino e di Sanità pubblica, Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma. La cerimonia di premiazione delle strutture è prevista l’11 dicembre 2019 a Roma in sede istituzionale.

Il numero delle strutture che sono entrate nel network negli anni è in continuo aumento, segno dell’attenzione crescente verso le esigenze proprie dell’utenza femminile. I risultati di questi anni ci hanno convinto a continuare sulla strada della promozione della salute di genere negli ospedali: il nuovo bando che assegnerà i Bollini Rosa per il biennio 2020-2021 è stato appena divulgato e contiamo di ricevere ampia adesione per poter realizzare sempre più iniziative con gli ospedali premiati a favore della popolazione femminile” – ha proseguito Merzagora.

Per discutere del ruolo e del valore del network Bollini Rosa e del contributo allo sviluppo della medicina di genere in ambito ospedaliero, si è tenuto il 16 maggio scorso a Milano, il convegno I Bollini Rosa: ruolo e valore del panorama sanitario, promosso da Onda in collaborazione con Regione Lombardia, con la presenza delle Istituzioni, degli specialisti e dei pazienti.

Tutte le strutture ospedaliere identificate come ospedali ‘vicini alle donne’ dalla Fondazione Onda e premiati con i Bollini Rosa offrono percorsi diagnostico-terapeutici e servizi dedicati alle principali patologie di interesse femminile, assicurando appropriatezza terapeutica e percorsi di cura in tempi minimi. Il fattore ‘tempo’ assume una rilevanza di assoluta priorità, soprattutto per i portatori di patologie gravi, che vivono il disagio di malattie totalizzanti con elevato impatto sulla propria qualità di vita e con ricadute anche per i familiari che li sostengono. Pertanto, il garantire assistenza e cura in tempi ridotti, non solo alle donne ‘malate’ ma anche nei momenti più gioiosi della vita come quelli del parto, è indice di efficienza organizzativa, umanizzazione delle cure e rispetto per la persona-paziente” – ha spiegato Walter Ricciardi, Direttore Dipartimento Scienze della salute della donna, del bambino e di Sanità pubblica, Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma.

I Bollini Rosa, nati per sensibilizzare le strutture sanitarie nei confronti della medicina di genere, sono di fatto diventati una certificazione di qualità delle cure e la cultura organizzativa che hanno determinato è diventata patrimonio di tutti gli operatori delle strutture ospedaliere” – ha concluso Flori Degrassi, Direttore Generale, ASL Roma 2.

 


 

Effetti benefici sul cuore e riduzione della mortalità cardiovascolare con la sauna finlandese

La sauna finlandese ha effetti benefici sul cuore e riduce la mortalità cardiovascolare. E’ il risultato di un ampio studio osservazionale condotto su un campione della popolazione della città finlandese di Kuopio che ha coinvolto 1688 soggetti, età media 63 anni (range 53-74 anni), 51.4% donne, le cui abitudini relative all’uso della sauna erano state registrate al momento dell’arruolamento mediante un questionario.

Al termine di un follow-up della durata mediana di 15.0 anni, sono stati registrati 181 eventi cardio-vascolari fatali evidenziando una relazione inversa tra la mortalità cardiovascolare e il numero di sedute di sauna alla settimana o il numero di minuti trascorsi in sauna alla settimana.

Rispetto ai soggetti che praticano una sola sauna alla settimana, quelli che ne fanno da due a quattro o più di quattro hanno un rischio di mortalità cardiovascolare ridotto rispettivamente del 29% e del 70%.

Inoltre, gli autori hanno potuto verificare che, introducendo la frequenza delle saune in un modello predittivo degli eventi cardiovascolari basato sui tradizionali fattori di rischio, si ottiene un significativo miglioramento delle performance del modello.

La sauna finlandese consiste in un ambiente secco, con umidità relativa tra 10% e 20%, e temperatura tra 80 e 100°C all’altezza della testa dei bagnanti e di circa 30°C a livello del pavimento. La durata della permanenza nella sauna generalmente varia tra 5 e 20 minuti ma può protrarsi anche oltre.

Sono stati ipotizzati di versi meccanismi per spiegare l’effetto benefico della sauna sull’apparato cardiovascolare. In particolare, la sauna causa un aumento della frequenza cardiaca fino a 120-150 b/m, corrispondente ad un esercizio fisico di lieve-moderata intensità.

L’esposizione ripetuta alla sauna migliora la funzione endoteliale e, a lungo termine, può ridurre la pressione arteriosa e migliorare la funzione ventricolare attraverso una riduzione del pre-carico e del post-carico.

Alcuni studi hanno evidenziato una alterazione positiva del sistema nervoso autonomo e una riduzione delle concentrazioni dei peptidi natriuretici, dello stress ossidativo dell’infiammazione e della concentrazione della norepinefrina.

Sauna bathing is associated with reduced cardiovascular mortality and improves risk prediction in men and women: a prospective cohort study. BMC Med. 2018 Nov 29;16(1):219. doi: 10.1186/s12916-018-1198-0.


Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache

In Europa, nel 2016, la popolazione di età pari o superiore a 65 anni ammontava al 19,2%, con un aumento del 2,4% rispetto ai 10 anni precedenti. In Italia nel 2017 era di circa 13,5 milioni, pari al 22,3% della popolazione e dovrebbero arrivare a costituire il 33% nei prossimi 25 anni, secondo le proiezioni ISTAT.

Quando si pensa agli over 65enni, si tende a credere che abbiano esaurito il loro ciclo di vita “attiva” e che rappresentino solo un costo per la società. Nulla di più falso: gli anziani sono una risorsa per il nostro Paese e i dati lo dimostrano. Il 33,1% dei nonni si occupa quotidianamente dei nipoti e il 47,6% lo fa una o più volte alla settimana; per non parlare dell’apporto economico: il 44,8% impiega l’eccedenza mensile di denaro per aiutare figli e familiari e sono 4,5 milioni gli over 65enni che svolgono attività di volontariato e supportano economicamente associazioni di vario titolo. Questi sono solo alcuni dei dati di quella che viene chiamata la “Silver Economy” e che vale ben 3.000 miliardi di euro a livello europeo” – esordisce Roberto Messina, Presidente di Cuore Italia e Senior Italia.

In Europa la spesa sanitaria pubblica nel 2013 corrispondeva al 6,9% del PIL ed è destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione. Per questo motivo è importante promuovere la salute nell’età che avanza sostenendo soprattutto attività di prevenzione e di conoscenza sulle malattie, come quelle alle valvole cardiache, che hanno una forte incidenza sulla popolazione anziana, ma di cui non vi è una reale consapevolezza – prosegue Roberto Messina.

In Europa, infatti, una persona su otto di età superiore ai 75 anni soffre di malattie delle valvole cardiache e questo dato è destinato a crescere. Nonostante la loro incidenza, solo il 2,10% degli europei con più di 60 anni ne è preoccupato, percentuale che sale al 3,30% per gli italiani. Questi alcuni dei dati che emergono da una ricerca realizzata da Opinion Matters, Istituto di Ricerca Britannico, su 12.820 europei, rappresentativi della popolazione degli over 60enni, di cui 1.301 italiani, sono stati presentati a Palazzo Pirelli di Milano, in occasione dell’edizione italiana della Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache, che si è svolta l’8 settembre scorso.

Informazione, prevenzione, prossimità, anche in un’ottica di un’ottimale gestione della cronicità, sono alcuni dei punti su cui Regione Lombardia sta focalizzando la sua attenzione per la salute dei cittadini, soprattutto anziani. Per questo motivo abbiamo deciso di ospitare presso la nostra sede questo evento che vuole migliorare la consapevolezza nei confronti di patologie così rilevanti ma con così scarsa consapevolezza” – ha affermato Emanuele Monti, Presidente della Commissione Sanità del Consiglio di Regione Lombardia.

Le malattie alle valvole cardiache colpiscono 1 milione di italiani e si ritiene che siano sottostimate e sottovalutate, nonostante abbiano un’elevata mortalità, se non curate. Solo il 9,5% degli italiani è consapevole di cosa sia una stenosi aortica, una delle malattie più frequenti alle valvole cardiache” – ha commentato Sergio Berti, Presidente di Fondazione Gise, Società Italiana di Cardiologia Interventistica.

Le malattie delle valvole del cuore possono essere diagnosticate facilmente: basta una attenta valutazione dei sintomi riferiti dal paziente ed una semplice auscultazione con lo stetoscopio da parte del Medico di Medicina Generale. Qualora il clinico si accorga di un “soffio” potrà indirizzare il paziente ad ulteriori accertamenti cardiologici con esami non invasivi come l’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma” – ha aggiunto Battistina Castiglioni, Consigliere GISE, Società Italiana di Cardiologia Interventistica.

In Europa i medici di famiglia che auscultano il cuore ai loro pazienti anziani ad ogni visita sono il 27,7%, quelli che lo fanno raramente il 37,20% e quelli che non lo fanno mai il 13,40%; in Italia i dati, rispettivamente, sono del 17%, del 43,9% e del 15,80%.

Abbiamo bisogno di invertire queste abitudini: è importante che le persone anziane, soprattutto nel caso in cui accusino sintomi quali affaticamento, fiato corto, senso di vertigine o dolore al petto, chiedano al loro medico “ASCOLTA IL MIO CUORE”, proprio come si chiama la campagna 2018, per scongiurare una malattia alle valvole cardiache. Le possibilità di cura sono molteplici, ma occorre intervenire in tempi molto rapidi per permettere alle persone di tornare ad avere una buona qualità di vita.

Alcuni dati dell’indagine ci hanno sorpreso, gli italiani risultano essere piuttosto informati sulle possibili terapie delle valvole cardiache: il 66% conosce gli interventi a cuore aperto, il 37,70% sa dell’esistenza di cure farmacologiche e ben il 18,10% conosce la TAVI, un intervento eseguito in anestesia locale, che utilizza un catetere introdotto attraverso l’arteria dell’inguine, indicato nei pazienti giudicati non idonei all’intervento chirurgico o a rischio alto o intermedio per la chirurgia e rappresenta la tecnica più adeguata per i pazienti anziani” – ha proseguito Alessandro Boccanelli, Presidente SICGE, Società Italiana di Cardiologia Geriatrica.

L’evento milanese è stato anche l’occasione per presentare il Libro Bianco sul Trattamento delle Malattie Valvolari Cardiache e il Manifesto Europeo The Power of Positive Ageing, documenti realizzati ad hoc per la Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache e che fotografano lo stato dell’arte e gli ostacoli ancora esistenti alla migliore gestione e trattamento di queste malattie sia in Italia sia in Europa.

Siamo orgogliosi che l’Italia abbia risposto con così grande entusiasmo e con una così nutrita partecipazione di Società Scientifiche come GISE e Fondazione GISE, Società Italiana di Cardiologia Interventistica, SICGE, Società Italiana di Cardiologia Geriatrica, GICR-IACPR, Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa e Preventiva. Gli obiettivi che si pone la Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache, esplicitati nel Manifesto Europeo, sono molteplici: in primo luogo migliorare la consapevolezza nei confronti di queste malattie, sollecitare le Istituzioni Europee e dei singoli Paesi dell’Unione a promuovere la prevenzione con controlli annuali sulle persone con più di 65 anni, definire delle linee guida chiare di queste patologie dalla loro diagnosi al trattamento e, infine, garantire un equo accesso alle cure per tutti i pazienti in modo che possano tornare ad avere una buona qualità di vita” – ha concluso Wil Woan, Direttore di Heart Valve Voice UK, consorella di Cuore Italia e di altre Associazioni Europee e promotrice della giornata.

La prima Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache ha visto la partecipazione di numerosi attori impegnati in obiettivi importanti per la Salute pubblica: ci auguriamo che questo possa essere un buon viatico per una sempre più proficua collaborazione tra medici, società civile e Istituzioni a supporto delle persone che soffrono di queste malattie. A tal proposito desidero sottolineare il ruolo fondamentale della riabilitazione cardiologica, momento essenziale del percorso terapeutico del paziente affetto da valvulopatia o dopo le procedure chirurgiche o interventistiche di terapia, necessario al pieno recupero della persona” – ha concluso Roberto Pedretti, Presidente GICR-IACPR, Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa e Preventiva.

 


Frequenza cardiaca: anche lievi incrementi portano ad aumento del rischio

I cambiamenti relativamente limitati nella frequenza cardiaca nel tempo, anche all’interno del range di normalità, sono associati ad un incremento del rischio di esiti negativi cardiovascolari e non cardiovascolari nella popolazione generale.

Questa è la conclusione a cui è giunto uno studio condotto su 15.680 pazienti da Ali Vazir del Brigham and Women’s Hospital di Boston, secondo cui anche nei pazienti comunitari relativamente sani questo particolare biomarcatore, che è sia semplice che essenzialmente gratuito da misurare, rappresenta un fattore predittivi estremamente potente.

Questi dati sono in linea con quelli degli studi longitudinali condotti su soggetti senza patologie cardiovascolari note, e con i risultati dello studio TOPCAT, in cui una maggiore frequenza cardiaca a riposo e variazioni temporali nella frequenza cardiaca stessa sono risultati associati ad esiti peggiori nei pazienti con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione preservata.

E’ stata osservata anche una correlazione quasi lineare fra cambiamenti nella frequenza cardiaca, mortalità complessiva ed insufficienza cardiaca incidente. Per quanto la frequenza cardiaca sia parte integrante dell’esame obiettivo, spesso si tende a non prestarvi una grande attenzione, a meno che essa non ricada enormemente al di fuori dei canoni di normalità.

Gli incrementi nella frequenza cardiaca nel tempo potrebbero riflettere un incremento dell’attività del simpatico, mentre una sua riduzione potrebbe riflettere un miglioramento della funzionalità cardiaca, della forma fisica o del tono simpatico.

In alcuni casi anche la riduzione della frequenza cardiaca potrebbe rivelare stati patologici, come problemi del sistema di conduzione cardiaco che in casi estremi potrebbero richiedere un pacemaker.

L’uso di beta-bloccanti nel corso dello studio ha attenuato la correlazione fra cambiamenti nella frequenza cardiaca e mortalità complessiva in modo da renderla non significativa.

Questo dato non è stato spiegato, e non è coerente con i risultati di precedenti analisi in pazienti con insufficienza cardiaca e frazione di eiezione preservata o ridotta. Come in ogni studio epidemiologico, la presente analisi non può determinare rapporti di causalità, ma suggerisce comunque di migliorare lo stato di forma cardiovascolare tramite l’esercizio e tenere traccia dei risultati mediante dispositivi indossabili.

Questi dispositivi stanno divenendo sempre più economici ed accurati, e possono controllare la frequenza cardiaca nel tempo ed in relazione all’attività.

Association of Resting Heart Rate and Temporal Changes in Heart Rate With Outcomes in Participants of the Atherosclerosis Risk in Communities Study. – Vazir A, Claggett B, Cheng S, Skali H, Shah A, Agulair D, Ballantyne CM, Vardeny O, Solomon SD. – JAMA Cardiol. 2018 Mar 1;3(3):200-206. doi: 10.1001/jamacardio.2017.4974.


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