Posts Tagged 'Cardiopatia Ischemica'

ECG da sforzo: cosa sapere

Che ruolo ha l’ecg da sforzo nella cardiopatia ischemica?

L’ecg da sforzo diagnostico aiuta il medico a porre la diagnosi di cardiopatia ischemica ricercando i segni di ischemia miocardica e è frequentemente richiesto dal medico di medicina generale (MMG).

L’ecg da sforzo a scopo prognostico viene eseguito in pazienti con coronaropatia nota, nei post-infartuati e in pre/post rivascolarizzione con lo scopo di inquadrare i pazienti in diverse categorie di rischio ed è richiesto dal cardiologo.

Indirettamente il test ricerca l’ischemia miocardica aumentando con lo sforzo il mismatch tra la richiesta miocardica di ossigeno (proporzionale al lavoro miocardico) e l’apporto di ossigeno (proporzionale al flusso coronarico).

Quali sono le indicazioni allo svolgimento dell’ecg da sforzo?

L’ecg da sforzo è indicato in caso di:

1. Sintomi suggestivi di ischemia miocardica

2. Dolore toracico acuto nelle situazioni in cui una sindrome coronarica acuta ed un infarto miocardico sono stati esclusi

3. Recente sindrome coronarica acuta trattata senza angiografia coronarica

4. Variazione delle condizioni cliniche in pz con coronaropatia nota

5. Pregressa rivascolarizzazione coronarica

6. Valvulopatie

7. Scompenso cardiaco o cardiomiopatia di nuovo riscontro

8. Aritmie cardiache

9. Inquadramento pre operatorio prima di interventi non cardiochirurgici

Quali sono le controindicazioni allo svolgimento di ecg da sforzo?

L’ecg da sforzo nonostante sia considerato un test sicuro non è scevro da complicanze anche gravi (ad es. infarto miocardico, morte cardiaca improvvisa) che ricorrono in circa 1 caso su 10.000 test. Esistono controindicazioni assolute e relative, in questo caso va valutato se i benefici superano i rischi del test.

Controindicazioni assolute

1. Infarto miocardico acuto (nei due giorni precedenti)

2. Angina instabile

3. Aritmie cardiache non controllate che causano sintomi di scompenso emodinamico

4. Stenosi valvolari severe sintomatiche

5. Scompenso cardiaco non controllato sintomatico

6. Endocardite in atto o miocardite o pericardite acuta

7. Dissezione aortica acuta

8. Embolia polmonare

9. Patologie acute non cardiache che possono compromettere la capacità di esercizio o essere aggravate dall’esercizio fisico (insufficienza renale, tireotossicosi, infezioni)

Controindicazioni relative

1. Stenosi arteria coronarica DX

2. Stenosi valvolare moderata

3. Alterazioni elettrolitiche

4. Ipertensione severa (sistolica >=200mmHg e/o distolica >=110mmHg)

5. Tachiaritmie o bradiaritmie inclusa fibrillazione atriale con frequenza ventricolare non controllata

6. Cardiomiopatia ipertrofica e altre forme di ostruzione del tratto di efflusso ventricolare

7. Limitazioni fisiche o psichiche che compromettono il grado di collaborazione al test del paziente

8. Blocco atrio-ventricolare di alto grado

Limitazioni allo svolgimento dell’ecg da sforzo

1. Pazienti affetti da patologie che limitano lo svolgimento del test (ad es. claudicatio arti inferiori, artrosi avanzata)

2. Pazienti con alterazioni basali dell’ecg che possono interferire con il risultato del test Wolff-Parkinson-White, ritmo indotto da pace maker, blocco di branca sinistro, sottoslivellamento del tratto ST >1mm a riposo

3. Terapia con digitale associata ad alterazioni del tratto ST

4. Ipertrofia ventricolare sinistra con alterazioni del tratto ST

5. Ipokaliemia con alterazioni del tratto ST

Come si svolge il test da sforzo?

Le due principali modalità di svolgimento prevedono l’utilizzo di un tapis roulant o di una cyclette, normalmente il test si svolge seguendo un protocollo incrementale che parte da carichi di lavoro bassi che aumentano via via durante il test. Il test termina al raggiungimento della frequenza massima o del carico massimo calcolati in base all’età del paziente oppure alla comparsa di sintomi anginosi oppure per richiesta del paziente (in questo caso il test è  detto sottomassimale).

Che raccomandazioni fare al paziente che deve eseguire un ecg da sforzo?

1. Non bere, mangiare o fumare nelle tre ore antecedenti al test (questo consente di raggiungere carichi di lavoro maggiori)

2. Vestire con capi comodi e scarpe adatte all’esercizio fisico

3. Informare il paziente che gli verrà consegnato il modulo del consenso informato prima dello svolgimento del test

4. I beta bloccanti andrebbero sospesi almeno 72 ore prima di eseguire il test (salvo diversa eventuale indicazione del cardiologo curante)

Quali sono le alterazioni patologiche da ricercare durante ecg da sforzo?

Alterazioni dell’Ecg suggestive di ischemia durante lo sforzo sono:

1. Sopra o sottoslivellamento del tratto ST

2. Orizzontalizzazione del tratto ST

3. Extrasistolia ventricolare

4. Blocchi di branca

Alterazioni dell’ecg suggestive di ischemia durante il recupero sono:

1. Sottoslivellamento tratto ST

2. Extrasistolia ventricolare frequente


Linee guida GOLD 2017

gold-2017

E’ stato recentemente pubblicato un aggiornamento delle linee guida GOLD sulla Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO). La BPCO spesso coesiste con varie patologie cardiovascolari e ciò pone non pochi problemi sul piano diagnostico e della stratificazione prognostica. Per quanto riguarda la terapia, invece, le remore relative all’utilizzo dei beta-bloccanti nella BPCO e dei broncodilatatori nelle patologie cardiovascolari dovrebbero essere in larga misura superate anche se nella pratica clinica questo non sempre accade .
A tal proposito riportiamo alcune delle affermazioni delle recenti linee guida GOLD relative alle comorbilità cardiovascolari.

Scompenso cardiaco
Non c’é alcuna evidenza che lo scompenso cardiaco cronico debba essere trattato in modo diverso in presenza di BPCO. La terapia con beta-bloccanti migliora la sopravvivenza nello scompenso ed é raccomandata. I beta-bloccanti sono spesso non prescritti nei pazienti con BPCO nonostante le evidenze sulla sicurezza del loro impiego. Dovrebbero, comunque, essere utilizzati i beta-boccanti beta-1 selettivi.

Cardiopatia ischemica
La terapia della cardiopatia ischemica dovrebbe essere attuata secondo quanto raccomandato dalle linee guida indipendentemente dalla presenza di BPCO e vice-versa.

Aritmie
Le aritmie sono frequenti nella BPCO e vice-versa. La fibrillazione atriale é frequente e direttamente associata con il VEMS.
Nei pazienti con BPCO che presentano un severo peggioramento della dispnea, spesso si riscontra una fibrillazione atriale che potrebbe essere stata la causa scatenante o la conseguenza della riacutizzazione delle pneumopatia.
La presenza della fibrillazione atriale non modifica la terapia della BPCO. I broncodilatatori sono stati in passato descritti come potenziali agenti pro-aritmici. Le evidenze disponibili suggeriscono un accettabile profilo di sicurezza per i beta-2 agonisti a lunga durata di azione, gli anti-colinergici ed i corticosteroidi. Tuttavia, bisogna essere cauti nell’uso di beta-2 agonisti a breve durata di azione e della teofillina che possono scatenare la fibrillazione atriale e rendere difficile il controllo della frequenza ventricolare.

Vasculopatie periferiche
Le vasculopatie periferiche sono di frequente riscontro nei pazienti con BPCO e sono associate a un peggioramento dello stato funzionale dello stato di salute.

Ipertensione arteriosa
L’ipertensione arteriosa é probabilmente la comorbidità più frequente della BPCO e può avere implicazioni per la prognosi. Essa dovrebbe essere trattata secondo quanto prevedono le linee guida non essendoci evidenza della necessità di un approccio terapeutico differente in presenza di BPCO e viceversa.

BIBLIOGRAFIA
GOLD 2017  Global Strategy for the Diagnosis, Management and Prevention of COPD.

Rischio cardiovascolare: il colesterolo delle uova non lo aumenta

uova

Il consumo di uova non è associato ad un aumentato rischio di sviluppare infarto (IMA) nei pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2 (DM2).

Lo rileva il recente studio Egg consumption and risk of heart failure, myocardial infarction, and stroke: results from 2 prospective cohorts.

La ricerca ha valutato se il consumo di uova sia associato o meno a scompenso/insufficienza cardiaca, infarto del miocardio e ictus.

L’indagine è stata condotta su una coorte di 37.766 uomini e 32.805 donne: tutti soggetti sani. Il consumo di uova è stato valutato al basale attraverso un questionario di food-intake. Durante 13 anni di follow-up, 1.628 uomini sono andati incontro a scompenso cardiaco (SC), 3.262 soggetti hanno avuto un infarto acuto del miocardio (IMA), 2.039 un ictus ischemico e 405 un ictus di tipo emorragico. Tra le donne 1.207 hanno avuto uno SC, 1.504 un IMA, 1.561 sono andate incontro a ictus ischemico e 294 hanno avuto un ictus emorragico.

In sostanza non è stata osservata alcuna associazione statisticamente significativa tra consumo di uova e rischio di infarto o ictus sia di tipo ischemico che emorragico nel gruppo degli uomini e donne o scompenso nelle donne. Negli uomini, il consumo di uova ≤6 / settimana non è stato associato a un aumentato rischio di insufficienza cardiaca; tuttavia, un consumo di uova ≥1 / die è stato associato a un rischio superiore del 30% di scompenso (RR: 1,30; 95% CI: 1,01, 1,67).

Il consumo di uova non è stato associato allo sviluppo di malattie cardiovascolari nei soggetti con diabete. Il tuorlo contiene circa 300 mg di colesterolo e 1,3 gr di lecitina, sostanza che è in grado di ridurre l’assorbimento intestinale del colesterolo stesso. Questo spiegherebbe perché il consumo di uova abbia uno scarso effetto sul livello di colesterolo nel sangue e di conseguenza sul rischio di malattie cardiovascolari.

Fonte | http://www.coagulumreport.it

BIBLIOGRAFIA
Egg consumption and risk of heart failure, myocardial infarction, and stroke: results from 2 prospective cohorts. Am J Clin Nutr. 2015 Sep 23. pii: ajcn119263. [Epub ahead of print]


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