Posts Tagged 'Celiachia'

Intolleranza al glutine: verso una terapia?

La celiachia è una grave malattia autoimmune dell’intestino. Si verifica quando le persone sviluppano sensibilità al glutine, una sostanza presente nel grano, nella segale e nell’orzo.

Un gruppo di ricerca internazionale composto da scienziati italiani e francesi ha scoperto un nuovo attore molecolare nello sviluppo dell’intolleranza al glutine. La loro scoperta, pubblicata su The EMBO Journal (A pathogenic role for cystic fibrosis transmembrane conductance regulator in celiac disease), suggerisce potenziali obiettivi per lo sviluppo di approcci terapeutici per la malattia.

La celiachia può comparire in persone geneticamente predisposte, ma è scatenata da fattori ambientali. Quando le persone affette da celiachia mangiano glutine, il loro sistema immunitario innesca una risposta contro le cellule del loro stesso corpo, danneggiando la superficie mucosa dell’intestino tenue. Circa 1 persona su 100 soffre di celiachia, ma la prevalenza è circa tre volte superiore nei pazienti che soffrono anche di fibrosi cistica.

Questa co-occorrenza ci ha fatto intuire una connessione tra le due malattie a livello molecolare”, ha detto Luigi Maiuri, professore ordinario di Pediatria all’Università del Piemonte Orientale e ricercatore dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano, che ha condotto la ricerca insieme a Valeria Raia (Università Federico II di Napoli) e Guido Kroemer (Università di Parigi “Descartes”, Francia).

La fibrosi cistica è caratterizzata dall’accumulo di muco spesso e viscoso nei polmoni e nell’intestino del paziente. È causata da mutazioni del gene CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane Conductance Regulator) che regola il passaggio dei fluidi dall’interno all’esterno delle cellule che rivestono molti organi del nostro corpo. CFTR è una proteina per il trasporto di ioni e svolge un ruolo primario nel mantenimento della fluidità del muco: quando questo processo non funziona correttamente il muco diventa più viscoso, ristagna e predispone il paziente a infezioni respiratorie, infiammazione polmonare e insufficienza respiratoria. Inoltre, il malfunzionamento del CFTR innesca reazioni anche nell’intestino attraverso l’attivazione del sistema immunitario. Questi effetti sono molto simili alle risposte innescate dal glutine nei pazienti celiaci. Maiuri, Kroemer e i loro colleghi hanno esaminato più da vicino i fondamenti molecolari di queste somiglianze.

Il glutine è difficile da digerire, per cui parti proteiche relativamente lunghe (peptidi) entrano nell’intestino. Utilizzando linee cellulari intestinali umane sensibili al glutine, i ricercatori hanno scoperto che uno specifico peptide, il P31-43, si lega direttamente al CFTR e ne compromette la funzione. Questa interazione scatena lo stress cellulare e l’infiammazione, suggerendo che la CFTR gioca un ruolo centrale nella mediazione della sensibilità al glutine nei pazienti celiaci.

Inoltre, l’interazione tra P31-43 e CFTR può essere inibita da un potenziatore della CFTR, chiamato VX-770 (Ivacaftor), utilizzato nella terapia di pazienti con Fibrosi Cistica. Quando cellule intestinali o campioni di tessuto prelevati da pazienti celiaci sono stati pre-incubati con VX-770 prima di essere esposti a P31-43, il peptide non ha provocato una reazione immunitaria. Pertanto, il VX-770 protegge le cellule epiteliali dagli effetti dannosi della gliadina, una componente del glutine. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che il VX-770 protegge i topi sensibili al glutine dalle manifestazioni intestinali indotte dalla ingestione di glutine.

Non esiste ancora alcuna cura per la celiachia; allo stato attuale l’unica strategia terapeutica è quella di mantenere una rigorosa dieta priva di glutine. Tuttavia, lo studio attuale è un passo promettente verso lo sviluppo di un trattamento. Suggerisce che i potenziatori CFTR, che sono stati sviluppati per trattare la fibrosi cistica, possono anche essere esplorati come punto di partenza per lo sviluppo di un rimedio per la celiachia — sottolinea il professor Maiuri.

FONTE | Università del Piemonte Orientale

Carenza di ferro e celiachia

La carenza di ferro è uno dei più difetti nutrizionali a livello globale. Il fenomeno riguarda sia i paesi sviluppati che quelli in via di sviluppo. Le cause della carenza di ferro possono essere molteplici, le più comuni sono perdite di sangue e difetti nell’assorbimento a livello intestinale. La celiachia può portare al ridotto assorbimento intestinale di molti nutrienti, tra cui il ferro, tanto che la carenza di ferro è uno dei tipici sintomi extraintestinali della malattia celiaca.

Un nuovo studio americano conferma che la prevalenza di celiaci è più alta nella popolazione femminile con carenze di ferro. Gli autori specificano che l’obiettivo dello studio era quello di valutare l’opportunità di sottoporre ai test per la celiachia i soggetti con carenza di ferro.

Esaminando i dati provenienti dal National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), una grande indagine sullo stato di salute e le abitudini alimentari della popolazione americana, i ricercatori della Michigan State University di Flint (USA) hanno considerato un campione di 2105 donne (età dai 6 anni) identificando i soggetti con carenza di ferro e quelli con malattia celiaca. La carenza di ferro è stata definita come livello di ferritina sierica <20 ng/ml, mentre la malattia celiaca è stata identificata nei soggetti risultati positivi ai test degli anticorpi anti-transglutaminasi IgA e IgG.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Journal Of Community Hospital Internal Medicine Perspectives. Nel campione di 2.105 soggetti, 569 avevano carenze, i test per la celiachia sono risultati positivi per cinque soggetti di questo gruppo contro due nel gruppo senza carenze di ferro. Dopo aggiustamento per le variabili da considerare il dato statistico conferma che la prevalenza di malattia celiaca è più alta nella popolazione femminile con carenza di ferro, OR di 12,5 (IC 95% 1,74-90).

Le conclusioni dei ricercatori sono che il test per la malattia celiaca dovrebbe essere considerato nei pazienti con carenza di ferro quando sono state escluse altre cause ovvie.

Ahmed Abdalla, Shaik Mohamed Saifullah, Mohamed Osman, Ramkaji Baniya, Shima Sidahmed, Jenny LaChance & Ghassan Bachuwa (2017) Prevalence of occult celiac disease in females with iron deficiency in the United States: an NHANES analysis, Journal of Community Hospital Internal Medicine Perspectives, 7:6, 347-350, DOI: 10.1080/20009666.2017.1396169

FONTE | https://medicoepaziente.it

ASRM 2017: né una dieta senza glutine né la malattia celiaca influenzano i risultati della riproduzione assistita

Durante il Congresso scientifico dell’American Society for Reproductive Medicine (ASRM), tenutosi a San Antonio, Texas, Stati Uniti, sono stati presentati da IVI-RMA Global 40 studi.

Due di questi studi smentiscono miti popolari come quello secondo cui una dieta priva di glutine e la celiachia incidano sulla fertilità e sul risultato dei trattamenti di riproduzione assistita.

Questi studi sono i primi grandi progetti di ricerca che analizzano i risultati di un trattamento di riproduzione assistita di pazienti che non assumono glutine, e la frequenza della celiachia tra le pazienti infertili. Una delle ricerche dimostra che i pazienti che seguono una dieta priva di glutine ottengono tassi di successo nei trattamenti di riproduzione assistita pari a coloro che lo assumono, cosa che dimostra che smettere di mangiare glutine per favorire una gravidanza durante un trattamento è una mera leggenda urbana” – ha spiegato il Professor Antonio Pellicer, Presidente di IVI-RMA Global.

La seconda ricerca rivela come la celiachia e la infertilità non siano correlate. Di fatto, i tassi di successo dei trattamenti di riproduzione assistita dei pazienti celiaci sono gli stessi tra i pazienti affetti da celiachia e quelli che non lo sono.

Negli ultimi anni è cresciuta l’idea che il glutine colpisca la fertilità ed i risultati della medicina riproduttiva. Tuttavia, non esiste alcuna prova per sostenere questa teoria. Queste, insieme alle restanti ricerche presentate al Congresso dell’ASRM e svolte da IVI-RMA Global, sono un segno del nostro impegno per il progresso della medicina riproduttiva” – ha assicurato il Professor Richard T. Scott, CEO di IVI-RMA Global e coautore dello studio.

Gli studi di IVI-RMA Global presentati quest’anno al Congresso ASRM smentiscono numerosi altri miti legati alla fertilità ed alla medicina riproduttiva. Ad esempio, secondo la credenza popolare, l’indice di massa corporea (BMI), calcolato a partire dall’altezza e dal peso del paziente, è un predittivo affidabile della fertilità.

Una recente ricerca di IVI-RMA Global, condotta dal Prof. Scott, rivela che la percentuale di grasso corporeo, che non tiene conto solo del peso e dell’altezza ma anche di fattori quali età, sesso e possibile obesità, costituisce un indicatore più preciso dei tassi di successo dei trattamenti di riproduzione assistita. Tra i risultati dello studio va sottolineato che, quanto maggiore è la percentuale di grasso corporeo, minore è la possibilità di ottenere un risultato positivo

L’obiettivo principale di IVI-RMA Global è aiutare i pazienti a raggiungere gravidanze sane, per cui attribuiamo grande importanza alla ricerca per garantire a tutti i nostri pazienti che mettiamo a loro disposizione le migliori diagnosi e trattamenti per aiutarli a superare l’infertilità ed ottenere un bambino sano per ogni gravidanza”, ha concluso la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

 

Tiroidite di Hashimoto collegata ad un rischio 5 volte maggiore di sviluppare una seconda malattia autoimmune

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Le malattie autoimmuni sono causate da errori del sistema immunitario, che aggredisce cellule dei tessuti sani invece di attaccare i nemici, virus, batteri, ecc. che l’organismo può ospitare. Possono colpire un solo organo o organi diversi anche nello stesso soggetto e in genere la causa non è nota.

Una delle malattie autoimmuni più comuni è la tiroidite di Hashimoto che si riflette con una sintomatologia che va dall’ipo o all’ipertiroidismo o anche non avere necessariamente avere una sintomatologia evidente, ha spiegato Michele Zini, Centro Malattie Tiroidee dell’IRCCS Arcispedale “S. Maria Nuova” di Reggio Emilia e membro dell’Associazione Medici Endocrinologi.

Un recente studio, pubblicato sulla rivista Autoimmunity Reviews, ha dimostrato che i pazienti con tiroidite autoimmune sono esposti al rischio di sviluppare nel tempo altre malattie autoimmuni in misura maggiore rispetto alle persone non colpite da tiroidite autoimmune. Le malattie autoimmuni sono state rilevate nel 19.5% dei pazienti con tiroidite autoimmune, e solo nel 3.9% dei controlli. Questo significa che avere una tiroidite autoimmune conferisce un rischio 5 volte maggiore di sviluppare una seconda patologia autoimmune oltre alla tiroidite.

Le malattie autoimmuni più frequentemente associate alla tiroidite indicate dallo studio sono la gastrite cronica autoimmune, la vitiligine, la artrite reumatoide, la polimialgia reumatica, la celiachia, il diabete mellito tipo 1, la malattia di Sjögren, la sclerosi multipla, il lupus eritematoso sistemico, la sarcoidosi.

Il problema può essere visto anche da una prospettiva diversa, e cioè arrivare alla diagnosi di tiroidite autoimmune partendo da altre patologie autoimmuni. Questo ha importanti ricadute pratiche, ad esempio, tutti i pazienti con diabete mellito tipo 1 devono essere periodicamente testati per valutare la funzionalità tiroidea e la formazione di anticorpi antitiroidei, soprattutto i bambini diabetici. I pazienti con malattie reumatologiche autoimmuni dovrebbero essere periodicamente valutati per cogliere la presenza di una tiroidite autoimmune, così come i pazienti con le altre patologie autoimmuni più frequentemente associate alla tiroidite. Il riconoscimento di una tiroidite autoimmune è semplice: bastano due test di laboratorio (TSH con metodo reflex e anticorpi anti-tireoperossidasi), eventualmente seguiti in caso di risultato patologico da una ecografia tiroidea.

Nella pratica clinica, l’endocrinologo e i medici di medicina generale terranno presente la possibilità che una seconda malattia autoimmune si manifesti nei pazienti con tiroidite autoimmune di Hashimoto, soprattutto in coloro che ne hanno una suscettibilità genetica: eventuali sintomi, dati di laboratorio, famigliarità possono essere indicatori per la ricerca di altre patologie autoimmuni.

Se, in teoria, sembrerebbe ragionevole ricercare attivamente la presenza di malattie autoimmuni in tutti i pazienti con tiroidite di Hashimoto, cercando di identificarle in una fase precoce quando ancora non hanno dato sintomi, al lato pratico, la numerosità delle possibili patologie autoimmuni rende molto difficile questa ricerca, che comporterebbe il ricorso a numerosissimi test di laboratorio ed esami strumentali. Inoltre, anche quando fossero colte in una fase iniziale, non è possibile mettere in atto una vera e propria prevenzione, cioè non si riesce ad evitare l’insorgenza della malattia conclamata.

Non esiste una manifestazione clinica comune a tutte le malattie autoimmuni, e i sintomi, i disturbi e le conseguenze cliniche delle malattie autoimmuni sono quelle specifiche di ogni singola patologia. Analogamente, non esiste un trattamento comune unico per tutte le patologie autoimmuni, ma ognuna viene trattata con farmaci e schemi specifici. E’ vero che per molte malattie di questo gruppo si ricorre a farmaci che sopprimono il sistema immunitario, ma i singoli farmaci, gli schemi, i tempi, le dosi e le associazioni sono stati studiati e validati singolarmente per ogni patologia. Analogamente, anche il decorso clinico di ogni malattia autoimmune è indipendente. In altre parole, non ci può aspettare che curando una malattie autoimmune anche le altre eventualmente presenti migliorino.

In conclusione, ha spiegato Michele Zini, Centro Malattie Tiroidee dell’IRCCS Arcispedale “S. Maria Nuova” di Reggio Emilia e membro dell’Associazione Medici Endocrinologi, è bene conoscere queste interazioni tra patologie autoimmuni senza che questo diventi fonte di ansia dal momento che possibilità di ammalarsi non significa necessariamente malattia.

 

BIBLIOGRAFIA

Fallahi, P., Ferrari, S. M., Ruffilli, I., Elia, G., Biricotti, M., Vita, R., … & Antonelli, A. (2016). The association of other autoimmune diseases in patients with autoimmune thyroiditis: Review of the literature and report of a large series of patients. Autoimmunity Reviews, 15 (12), 1125-1128.

 


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

Tiroide e celiachia

tiroide e celiachia

Il morbo celiaco: cos’è e cosa comporta
La celiachia è un’intolleranza al glutine, un complesso proteico presente in molti cereali che determina il malassorbimento del cibo ed è causa di diarrea, crampi addominali, gonfiore, perdita di peso e, nel caso dei bambini, crescita insufficiente.
Si stima che in Italia una persona su 100 soffra di questa patologia autoimmune, con 10.000 nuovi pazienti diagnosticati ogni anno.
In caso di intolleranza, non osservare una dieta rigorosamente priva di glutine può causare a lungo termine gravi danni alla salute ma, a complicare la situazione, si somma il fatto che spesso la malattia celiaca è associata ad altre patologie autoimmuni, quali il diabete di tipo I,  la tiroidite di Hashimoto e il morbo di Basedow.

Celiachia e terapia per l’ipotiroidismo

I pazienti ipotiroidei che presentano intolleranza al glutine e che seguono una terapia ormonale sostitutiva con levotiroxina possono accusare diversi problemi a causa della celiachia. Il malassorbimento intestinale causato dalla celiachia può infatti influenzare negativamente il risultato terapeutico. Da questo punto di vista, bisogna tenere presente che una dieta rigidamente aglutinata non è sempre semplice da realizzare, a causa dei rischi di contaminazione accidentale, a tutto svantaggio dell’efficacia del trattamento con levotiroxina.
Un aiuto fondamentale arriva però in questi casi dalle nuove formulazioni liquide dell’ormone sintetico della tiroide, in soluzione orale monodose o in capsule molli che, grazie a un assorbimento più stabile e riproducibile del farmaco, ne garantiscono una minore variabilità di concentrazione nel sangue e, in definitiva, una gestione della terapia più semplice e dai risultati migliori.

Un fenomeno in rapido aumento
Un recente studio italiano (The New Epidemiology of Celiac Disease – Journal of Pedriatic Gastroenterology and Nutrition) ha infatti rilevato come la malattia celiaca abbia registrato negli ultimi 25 anni un’espansione a livello mondiale di circa 5 volte, sia in aree storicamente più colpite per la loro dieta ricca di glutine (Europa e USA), sia in altre, dove finora era meno diffusa tra la popolazione (Asia).
Senza dubbio le maggiori possibilità di accesso ai servizi diagnostici e il miglioramento di questi ultimi, hanno contribuito a evidenziare l’aumento dei casi, ma molto hanno influito anche la diffusione delle coltivazioni di frumento in aree geografiche dove ha sempre prevalso il riso e, soprattutto, i cambiamenti dei modelli di alimentazione infantili.

La dieta senza glutine come unica terapia
Allo stato attuale, l’unica terapia possibile consiste infatti nell’esclusione dalla dieta di ogni cibo contenente anche minime tracce di glutine. Si parte quindi dagli alimenti comunemente consumati in Italia da bambini e adulti come pasta, pane, pizza, focaccia, biscotti, snack e merendine fino a una vasta gamma di cibi che ne contengono “tracce” e parliamo di affettati, gelati, sughi… l’elenco è più sorprendente di quanto si possa immaginare.

 

FONTE | http://www.tiroide.com

Link utili | Associazione Italiana Celiachia | Ministero della Salute – FAQ celiachia

GlutenfreeRoads: App per celiaci viaggiatori

GlutenfreeRoad

Mangiare senza glutine a Milano, Roma o in qualsiasi città in tutta sicurezza? Viaggiare in Europa da Madrid a Berlino, identificando i migliori locali che vendono prodotti gluten free?

Da oggi è più facile grazie a GlutenfreeRoads, l’applicazione sempre al fianco di chi segue una dieta senza glutine!

L’applicazione è disponibile in forma gratuita nell’ App Store di Google Play per chi usa dispositivi Android, e nell’Apple App Store per iOS.

Sono oltre 40.000 i ristoranti, le pizzerie, i bar, gli hotel e i punti vendita che offrono prodotti e menù senza glutine nel mondo, raccolti dal database dell’App GlutenfreeRoads, la nuovissima app del portale di viaggi gluten free www.glutenfreeroads.com. E il database è in costante aggiornamento grazie all’aggiunta di nuovi locali e punti vendita.

QuotidianoSanità

La guida del ministero per gestire la Celiachia

Celiachia STOP

“Celiachia, impariamo a conviverci”.

Si intitola così il dossier online che il ministero della Salute ha realizzato per informare i pazienti celiaci sui loro diritti e fornire informazioni per migliorare la gestione della malattia.

Nella guida, due test interattivi per capire se sai leggere le etichette e preparare e conservare i cibi a casa.

Completano il dossier una scheda su cosa è la celiachia, una scheda sui diritti del paziente celiaco, una guida ai centri per la diagnosi, e una sezione di domande e risposte.


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