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Emicrania e cibo: spesso un legame fatale!

Emicrania

Il legame cibo-salute è stato oggetto di studio da parte di medici e ricercatori di tutti i tempi, ma mai come negli ultimi decenni si sono moltiplicati gli studi scientifici tesi a valutare gli effetti benefici dei diversi alimenti e la capacità di influire positivamente sul decorso di alcune patologie. Tra i disturbi più comuni e invalidanti dell’era tecnologica troviamo proprio l’emicrania, sia sporadica che cronica.

Un terzo circa degli emicranici – commenta Cristina Tassorelli, Professore associato presso il dipartimento di Scienze del sistema nervoso e del comportamento dell’Istituto Neurologico Mondino di Paviariferisce che alcuni cibi siano in grado di innescare i loro attacchi di mal di testa. In genere, l’alimento incriminato varia da persona a persona e si ritiene che molti dei cibi ‘trigger’ agiscano modificando la reattività dei vasi intracranici. Gli alcolici, ad esempio, potrebbero indurre gli attacchi emicranici perché causano vasodilatazione; mentre il caffè, che ha un’azione vasocostrittrice, può causare cefalea nei giorni in cui viene assunto in quantità ridotte, come ad esempio nei week-end, per un effetto di ‘rimbalzo’ sui vasi“.

Il caffè va dunque evitato se soffri di mal di testa? Non obbligatoriamente: quattro tazzine al giorno (corrispondenti a circa 400 milligrammi di caffeina) sarebbero il limite per non rischiare attacchi di mal di testa, probabili se si assumono quantità superiori in soggetti sensibili o patologici.

Inoltre, un nuovo studio dell’Università di Cincinnati pubblicato sulla rivista Headache, The Journal of Head and Face Pain, dimostrerebbe che non solo l’eccesso ma persino l’astinenza da questa sostanza potrebbe essere dannosa. L’analisi di oltre 180 ricerche presenti in letteratura sul legame dieta-cefalea consente di evidenziare che gli effetti indotti sul cervello da una modesta quantità di caffeina (appunto non più di 4 tazzine) possono contribuire a migliorare alcuni stati associati al mal di testa, tra cui la depressione. Ma oltre al caffè, vediamo quali sono i principali alimenti in grado di favorire o stemperare le cefalgie.

Fra gli alimenti da evitare, gli esperti annoverano il cioccolato e alcuni formaggi; citano poi specifiche sostanze contenute in quantità differenti in numerosi alimenti, ad esempio il glutammato di sodio, indicato sulle etichette alimentari con la sigla E621, presente soprattutto in prodotti industriali lavorati, nei surgelati, nei cibi in scatola, negli snack e in alcune salse e condimenti, specie quelle utilizzate nei ristoranti cinesi.

Meglio ridurre anche i nitriti, presenti negli insaccati, come pancetta, salumi, wurstel, che nel 5% degli emicranici determinano l’insorgere di un attacco nei giorni successivi al loro consumo. Qualche dubbio resta aperto sull’influenza esercitata da glutine (la proteina del grano non tollerata dai celiaci) e aspartame, contenuto soprattutto nei cibi dolci, comprese caramelle e gomma americana. Banditi poi gli alcolici, in particolare quelli ad alto contenuto di istamina.

Tra i cibi cosiddetti protettivi o non nocivi, invece, troviamo quelli contenenti folati e vitamina D e, in genere, le diete a basso contenuto di grassi e carboidrati ma ricche di acidi grassi polinsaturi Omega 3 che si trovano soprattutto in pesci come salmone, merluzzo e capasanta.

Infine, parlando di condimenti, meglio preferire l’olio di semi di lino agli oli vegetali polinsaturi (mais, girasole e soia).

Importante da sapere è anche il fatto che una dieta corretta, oltre a ridurre gli attacchi di mal di testa, favorirebbe il controllo del peso e un ridotto rischio cardiovascolare.
Riza.it

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Abbuffate serali, come prevenirle

Perdere peso in eccesso, adottare un regime alimentare più sano e soprattutto evitare le “abbuffate”, ossia i pasti troppo abbondanti sono obiettivi non facili da raggiungere per chi ha difficoltà a controllare il proprio rapporto con il cibo.

La corretta distribuzione dei pasti durante l’arco della giornata è una delle chiavi per adottare un regime alimentare più sano. Uno dei momenti maggiormente a rischio per chi tende a esagerare con l’introito di calorie è la sera. Uno studio americano evidenzia che oltre alle motivazioni psicologiche, come stress e stanchezza, nelle ore serali si verificano processi ormonali che inducono a un desiderio eccessivo di cibo.

Lo studio, condotto da ricercatori della Johns Hopkins School of Medicine di Baltimora, MD, e dalla Mount Sinai Icahn School of Medicine di New York City, New York, è stato recentemente pubblicato sull’International Journal of Obesity.

I nostri risultati suggeriscono che la sera è un momento ad alto rischio di eccesso di cibo, soprattutto se sei stressato e già incline a mangiare troppo. La buona notizia è che con questa informazione, le persone potrebbero prendere provvedimenti per ridurre il rischio di eccesso di cibo mangiando in precedenza, o trovando modi alternativi per affrontare lo stress” – spiega Susan Carnell,  professore associato di psichiatria e scienze comportamentali presso la Johns Hopkins University e primo autore dello studio.

S. Carnell, C. Grillot, T. Ungredda, S. Ellis, N. Mehta, J. Holst & A. Geliebter – Morning and afternoon appetite and gut hormone responses to meal and stress challenges in obese individuals with and without binge eating disorder – International Journal of Obesity – doi:10.1038/ijo.2017.307

FONTE | https://medicoepaziente.it

I cibi ricchi di potassio abbassano la pressione

Il consumo di cibi ricchi di potassio come il cioccolato, ma anche avocado, spinaci, fagioli, banane e persino il caffè,  può ridurre la pressione sanguigna. Come riporta uno studio pubblicato recentemente, diversi studi di popolazione dimostrano che l’aumento di potassio nella dieta (stimata sulla escrezione urinaria) è stata associata a una riduzione della pressione sanguigna, indipendentemente dall’assunzione di sodio, noto fattore in grado di aumentare la pressione.

Il corpo per mantenere un bilancio elettrolitico (omeostasi), usa il sodio per mantenere uno stretto controllo dei livelli di potassio nel sangue, fondamentale per cardiaca normale, nervi, e la funzione muscolare.  Lo studio condotto dalla Keck School of Medicine presso l’University of Southern California ha indagato il legame tra potassio, sodio alimentare, e il rapporto sodio-potassio nel corpo anche su modelli animali.

I dati finali hanno mostrato che quando il potassio nella dieta è basso, per bilanciare l’equilibrio elettrolitico, il corpo tende a ritenere il sodio che a sua volta trattiene liquidi e potassio, aumentando la pressione sanguigna. Se invece la quantità  di potassio aumenta, viene eliminato il sodio e con esso i liquidi e un po’ di potassio. Lo studio conferma  quanto indicato anche dall’American Heart Association e suggerisce che aumentando il potassio introdotto con l’alimentazione si apportano benefici diretti e indiretti fino ad abbassare la pressione sanguigna.

Gli autori raccomandano di consumare almeno 4,7 grammi di potassio al giorno per ridurre la pressione sanguigna, gli effetti di sodio nella dieta e il rischio di calcoli renali e perdita di massa ossea.

L’ipertensione è un problema di salute globale che colpisce più di 1 miliardo di persone in tutto il mondo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che l’ipertensione è responsabile di almeno il 51 per cento dei decessi a causa di ictus e il 45 per cento dei decessi dovuti a malattie cardiache.

Ecco alcuni degli esempi di cibi ricchi di potassio:

Cioccolato – 100 g di cioccolato fondente (cacao al 45-60%) contengono 559 mg di potassio

Banana – Considerato un frutto di potassio tradizionale, una banana di medie dimensioni offre circa il 15 per cento del fabbisogno giornaliero e può essere aggiunto ad altri alimenti come insalate, cereali, , budini, frullati, e altro ancora.

Yogurt – Lo yogurt è di per sé uno dei migliori alimenti per una una sana colazione, spuntino o come un pasto completo soprattutto con l’aggiunta di frutta fresca. Una porzione da 100 grammi offre più di 250 mg di potassio.

Albicocche – L’albicocca è gustosa ed è ad alto contenuto di antiossidanti tra cui le vitamine A e C e di potassio. Una porzione da 100 grammi è circa il sette per cento del fabbisogno giornaliero, è basso indice glicemico.

Avocado – L’avocado ha una quantità abbondante di acidi grassi omega-3, mantiene l’equilibrio elettrolitico. Aggiunto a un’insalata o frullato ha quasi 1 grammo di potassio per porzione.

Patata – Una patata di due etti scarsi ha circa il 30 per cento del fabbisogno giornaliero di potassio.

Salmone fresco – Il salmone è uno degli alimenti più sani e una delle migliori fonti di acidi grassi omega-3. Una piccola porzione di 75 grammi hanno oltre 500 milligrammi di potassio.

Mandorle – Le mandorle sono ricche di fibre, basso indice glicemico, e aiutano a mantenere i livelli di glucosio e l’equilibrio elettrolitico. Una porzione di 28 grammi contiene circa 200 milligrammi di potassio e non hanno sodio. Tuttavia bisogna stare attenti alle quantità perché 28 grammi contengono  quasi 200 calorie.

Cardiovascular benefits associated with higher dietary K+ versus lower dietary Na+: Evidence from population and mechanistic studies. American Journal of Physiology – Endocrinology and Metabolism Published 7 February 2017 Vol. no. , DOI: 10.1152/ajpendo.00453.2016

Cuore ed cibo

cuore-e-cibo

Oltre al tipo di alimenti, anche orario e frequenza dei pasti influiscono sulla salute del  cuore. L’associazione dei cardiologi americani (AHA, American Heart Association) ha pubblicato un interessante Scientific Statment sull’importanza della corretta distribuzione temporale dei pasti.

Il documento parte dalla constatazione che le abitudini alimentari sono molto cambiate non solo nella qualità e quantità dei cibi ma anche nella frequenza e regolarità della loro assunzione. L’abitudine di cibarsi ad orari irregolari o inusuali, di saltare i pasti, di assumere snack occasionali, diventa sempre più frequente e ciò determina significative conseguenze su alcuni importanti marcatori di rischio cardiovascolare quali obesità, iperlipemia, resistenza all’insulina e ipertensione.

Gli autori propongono una revisione della letteratura scientifica sull’argomento che, pur essendo carente e non sempre di livello adeguato, consente di concludere che cibarsi in maniera irregolare può avere conseguenze cardiometabiliche negative.

Le ricerche condotte sul tema hanno svelato che  saltare questo primo pasto della giornata ha una maggiore probabilità di essere obeso o malnutrito, mostrare i segni di un’alterazione del metabolismo del glucosio o, addirittura, aver sviluppato un diabete.

In particolare si sottolinea l’importanza della prima colazione soprattutto per quanto riguarda il metabolismo glicidico, quindi sulla prevenzione della resistenza all’insulina e lo sviluppo del diabete. Gli autori ricordano l’utilità del digiuno periodico per favorire la perdita di peso, la riduzione dei trigliceridi e il controllo dei valori pressori, l’importanza di una corretta distribuzione delle calorie tra i pasti concentrandole nella prima parte della giornata.

BIBLIOGRAFIA

Meal Timing and Frequency: Implications for Cardiovascular Disease Prevention.A Scientific Statement From the American Heart Association. Circulation. 2017 Jan 30. pii: CIR.0000000000000476. doi: 10.1161/CIR.0000000000000476.


CARDIOtool

Insalata preconfezionata e crescita di Salmonella

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Le foglie schiacciate nelle insalate preconfezionate in vendita al supermercato possono perdere succhi che nell’ambiente giusto facilitano la crescita della Salmonella. Questa sovracrescita batterica può superare i livelli normali anche del 110%. Come affermato da Primrose Freestone dell’Università di Leicester, le foglie d’insalata pongono un rischio d’infezione particolarmente elevato, in quanto di solito esse vengono trattate soltanto in misura minima e vengono consumate crude.

Le verdure da insalata hanno attirato molta attenzione da quando nel 2014, 100 persone negli USA hanno contratto infezioni da Salmonella dai fagiolini. La Salmonella causa, 1,4 milioni di infezioni alimentari e 400 decessi all’anno negli USA. La più recente indagine in materia, che ha condotto all’allarme insalata, non indica in realtà alcun reale incremento del rischio derivante dal consumo di insalata in foglia, ma porta ad una migliore comprensione dei fattori che contribuiscono al rischio di avvelenamento da cibo, ed evidenzia anche la necessità dei controllo qualitativi nella produzione e preparazione delle insalate in foglia.

Queste insalate sono gravate da un rischio di avvelenamento da patogeni del 3%, e la European Food Safety Authority ha classificato le insalate verdi in foglia come una delle maggiori fonti di infezioni alimentari, di cui la salmonellosi è responsabile del 30% dei focolai. I consumatori sono più attenti ai dati nutrizionali, ma non dovrebbero dimenticare che i patogeni alimentari potrebbero essere letali. Evitare i prodotti freschi, secondo gli esperti, non sarebbe la soluzione di scelta, ma potrebbe essere utile scegliere prodotti interi e non sminuzzati.

Gli studi futuri dovrebbero investigare il modo in cui la Salmonella sopravvive nei diversi tipi di prodotti freschi, ma sono allo studio disinfettanti appositi in grado di eliminare i microorganismi da questi prodotti. Il fatto che la crescita batterica venga favorita dalla presenza di nutrienti alimentari non deve sorprendere, ma preoccupa il fatto che un particolare ceppo di Salmonella sia in grado di crescere a 4°, ossia a temperatura di refrigerazione, dato che la minima temperatura di crescita accettata in assoluto è di 5°. Gli esperti consigliano ancora di lavare a fondo le insalate prima di consumarle, e di farlo ugualmente anche se le insalate confezionate sono in genere già state lavate.

BIBLIOGRAFIA

Salad leaf juices enhance Salmonella growth, colonization of fresh produce, and virulence. Appl Environ Microbiol 83:e02416-16. https://doi.org/ 10.1128/AEM.02416-16.


Popular Science Italia

Stress: gli uomini lo combattono con il sesso le donne con il cibo

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Uomini e donne combattono lo stress in modo differente: sesso e porno per i primi, cibo per le seconde. A rivelare come reagiamo ai momenti difficili è uno studio condotto da Louise Liddon, della Northumbria University, condotto su 347 persone (115 uomini e 250 donne) e presentato alla conferenza annuale della British Psychological Society’s Division of Clinical Psychology a Liverpool.

Dallo studio è emerso anche che tra coloro che nel campione preso in esame avevano ricevuto una qualche forma di terapia psicologica, circa la metà, gli uomini hanno espresso una preferenza maggiore per una terapia di gruppo in cui ricevere consigli per le loro preoccupazioni, mentre le donne preferivano la psicoterapia psicodinamica, in cui la discussione si concentra sui sentimenti ed eventi passati.

Anche da un altro studio presentato alla conferenza, condotto da John Barry dello University College London, e Katie Holloway, dell’Università di Portsmouth e che ha coinvolto invece 20 specialisti, emergono delle differenze di genere. Per prima cosa gli uomini hanno bisogno della terapia maggiormente per questioni di lavoro, mentre le donne per quelle di cuore. Non solo: gli uomini vogliono una soluzione rapida dalla terapia psicologica, mentre le donne invece auspicano di parlare dei loro sentimenti.


Popular Science Italia

L’olio di palma fa male? Il parere dell’Istituto Superiore di Sanità

Olio di Palma

L’Italia è il secondo Paese UE per importazione dell’olio di palma, l’“oro rosso” che l’industria sta facendo confluire in Europa per una moltitudine di scopi, da quello energetico all’uso alimentare. Ed proprio il fatto che il suo utilizzo nel cibo comune stia aumentando ha destato qualche preoccupazione sulla sua tossicità. La questione è stata affrontata dall’Istituto superiore di sanità. Che ha risposto: con l’olio di palma bisogna fare attenzione, ma non più che con il burro.

L’olio di palma è un ingrediente largamente impiegato nell’industria di trasformazione alimentare e che sta sostituendo rapidamente la margarina e il burro. E’ una importante fonte di acidi grassi saturi (è composto quasi per il 50% da acido palmitico). Vale a dire, è fatto da una classe di sostanze che ha conclamati effetti negativi sulle condizioni cardiovascolari, ma che si trova anche in uova, carne, latte e derivati. La tossicità dell’olio di palma dipende come per altri alimenti, dalle quantità ingerite.

Anche se ci sono oli più “leggeri” – come quello di girasole – non ci sono evidenze scientifiche che abbia un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto ad altri grassi con composizione simile. Come il burro.

Nel complesso, non dovremmo assumere più del 10% delle calorie totali dagli acidi grassi saturi. Ma superiamo questo limite? Interrogato dal Ministero della Salute, l’Istituto superiore di sanità (ISS) ha prodotto un parere basato sui dati esistenti raccolti dal centro di ricerca pubblico di riferimento in Italia (CREA- Alimenti e Nutrizione) nel biennio 2005-2006, gli unici esistenti. Il parere si è basato sulla stima di quanti acidi grassi saturi un italiano rischi di assumere in una dieta standard. Risultato: il consumo generale, in Italia, di grassi saturi è stimabile in circa 27 grammi al giorno (24-27 g per i bambini 3-10 anni). L’olio di palma si assesta invece tra i 2,5 e i 4,7 grammi al giorno (4,4 -7,7 g per i bambini).

E’ tanto o poco? In sintesi, l’esposizione agli acidi grassi saturi nella popolazione adulta italiana è risultato di 11,2%, di poco superiore all’obiettivo suggerito per la prevenzione. E , anche se i dati implicano una certa cautela, il consumo complessivo di grassi saturi nei bambini tra i 3 e i l0 anni risulta moderatamente superiore a quello degli adulti.

L’ISS in ogni caso tranquillizza la maggior parte della popolazione: consumare olio di palma non aumenta il rischio per malattie cardiovascolari in chi non ha problemi di colesterolo, di peso e che assume contemporaneamente adeguate quantità di polinsaturi.

Esistono però soggetti a rischio (bambini, anziani, obesi, dislipidemici, ipertesi, persone con pregressi eventi cardiovascolari) che devono fare attenzione a tutte le fonti di grassi saturi. I dati elaborati dall’ISS lasciano pensare che, almeno con i bambini, siamo stati un po’ disattenti.

Leggi tutto il parere dell’ISS (link)


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