Posts Tagged 'colesterolo'

Vino rosso e microbioma intestinale

Aumenta la varietà dei batteri del microbioma che si trova nell’intestino e aiuta a ridurre i livelli di obesità e colesterolo cattivo: è il vino rosso.

A rivelarlo è uno studio del King’s College di Londra, pubblicato sulla rivista Gastroenterology, che però punta alla moderazione: secondo i ricercatori, infatti, i benefici si possono ricavare anche da un solo bicchiere ogni 15 giorni.

Gli effetti del vino rosso sull’intestino sono stati analizzati su tre diversi gruppi di circa tremila persone nel Regno Unito, in Olanda e negli Usa, e dalla ricerca è emerso che il microbioma intestinale dei bevitori di vino rosso era più diversificato di quello di chi non lo beveva, mentre ciò non è stato osservato con il consumo di vino bianco, birra o liquori.

Gli autori ritengono che il motivo principale dei benefici sia dovuto ai numerosi polifenoli nel vino rosso, cioè sostanze chimiche di difesa che hanno molte proprietà benefiche (inclusa quella antiossidante) e agiscono principalmente come ‘carburante’ per i microbi presenti nel nostro sistema intestinale.

Questa ricerca fornisce approfondimenti sul fatto che gli alti livelli di polifenoli nella buccia dell’uva potrebbero essere responsabili di molti dei dibattuti benefici per la salute se si beve con moderazione” – spiega l’autore principale Tim Spector.

Lo studio ha anche scoperto che il consumo di vino rosso era associato a livelli più bassi di obesità e colesterolo “cattivo”.

Bere vino rosso una volta ogni tanto ad esempio ogni due settimane, sembra essere sufficiente per osservare un effetto” – il consiglio di Caroline Le Roy, prima autrice dello studio.

Red Wine Consumption Associated With Increased Gut Microbiota α-diversity in 3 Independent Cohorts – Caroline I. Le Roy, Philippa M. Wells, Jiyeon Si, Jeroen Raes, Jordana T. Bell, Tim D. Spector. Articles in Press DOI: https://doi.org/10.1053/j.gastro.2019.08.024


 

Annunci

Festività Natalizie: dalla Società Italiana di Neurologia raccomandazioni utili per i pazienti colpiti da Ictus e per i soggetti a rischio

In occasione delle festività natalizie, la Società Italiana di Neurologia (SIN) raccomanda maggiore attenzione sia ai soggetti a rischio ictus cerebrale, sia ai pazienti già colpiti dalla patologia.

I fattori di rischio per l’ictus cerebrale sono correlati principalmente a pressione alta, diabete, fibrillazione atriale, colesterolo aumentato, fumo di sigaretta, obesità con aumento della circonferenza addominale, valori e parametri che durante il Natale possono registrare un’alterazione.

Il periodo delle festività può comportare l’effettivo rischio di eccessi alimentari, non solo in termini del quantitativo di cibo ma anche della più facile disponibilità di alimenti generalmente proibiti per il contenuto elevato in carboidrati (zuccheri), grassi, sale, condimenti arricchiti da sostanze piccanti, oltre che per la disponibilità di bevande alcoliche. Nell’insieme, i pasti tra Natale e Capodanno si contraddistinguono per l’abbondanza, la non facile digeribilità e per l’interferenza di taluni dei cibi assunti con le terapie farmacologiche in atto, a volte potenziandone ed a volte riducendone gli effetti. Il maggior tempo trascorso intorno al tavolo da pranzo, inoltre, contribuisce alla sedentarietà e porta con sé anche il trascurare l’esercizio fisico” – ha sottolineato Antonio Carolei, esperto nell’ambito delle malattie cerebrovascolari e membro della SIN.

Un recente studio scientifico inglese, pubblicato sul British Medical Journal, dimostra che ogni anno taluni individui possono registrare un piccolo aumento di peso causato per la maggior parte dalle vacanze come il Natale. Dai risultati emerge che il maggior peso acquisito durante le festività natalizie non viene successivamente smaltito.

La SIN raccomanda pertanto alcuni accorgimenti da seguire durante le festività: è indispensabile controllare la regolare assunzione delle terapie per la pressione, il diabete, i livelli elevati di colesterolo, la coagulazione del sangue nei soggetti con fibrillazione atriale cronica. Inoltre, è auspicabile prevenire il sovrappeso corporeo con un opportuno controllo della dieta e contrastare la sedentarietà con un livello di attività fisica ragionevolmente adeguato alle capacità motorie del soggetto: sarebbe opportuno alzarsi da tavola a fine pasto, muovere qualche passo per casa per favorire la digestione e, se le condizioni climatiche lo consentono, concedersi 20-30 minuti di cammino. Qualora invece le condizioni esterne siano proibitive, con temperature molto basse, bisogna evitare di uscire poiché il freddo esterno, per chi proviene da un ambiente riscaldato, può provocare un repentino aumento dei valori della pressione.

Evitare il fumo, le bevande alcoliche e l’eccessivo ricorso al caffè completano il quadro delle raccomandazioni.

Infine non bisogna dimenticare chi invece è allettato in conseguenza di postumi invalidanti accompagnati da problemi cognitivi, quindi soggetti impossibilitati a condividere con i propri cari le feste Natalizie. In questi casi bisogna prestare attenzione agli aspetti melanconici cercando di non fare mai mancare il sostegno con la propria presenza affiancata dall’aiuto spesso fornito da badanti o persone estranee al nucleo familiare.

 


 

Novità nella prevenzione del colesterolo: al via LopiLIFE 2018

Medici e nutrizionisti a confronto sui modelli innovativi per la gestione del colesterolo in persone con valori borderline: ripartono i talk show di LopiLIFE, nutriamo la salute del cuore”, campagna educazionale sostenuta da Essex, società del gruppo MSD per promuovere una prevenzione cardiovascolare sostenibile, basata sul controllo del colesterolo e del metabolismo glucidico e su piccoli cambiamenti nello stile di vita.

Dopo il successo degli incontri realizzati nel 2017, la nuova edizione ha preso il via il 20 marzo scorso da Mogliano Veneto, in provincia di Treviso e toccherà oggi 18 aprile, Brescia e Pavia, e domani 19 aprile Trieste, per poi toccare altre città italiane come Roma il 10 maggio e Siracusa il 17 maggio.

Come rendere le persone più consapevoli e responsabili della propria salute?

Questa l’esigenza alla quale vogliono rispondere gli incontri LopiLIFE, dove medici di medicina generale, specialisti e nutrizionisti si confronteranno sulla migliore strategia per la salute del cuore: controllo dei valori di colesterolo e altri fattori di rischio come il metabolismo glucidico, stile di vita sano ma non ‘punitivo’ e alimentazione equilibrata abbinata ad un integratore.

Un modello di prevenzione facile da seguire nel tempo, che favorisce soprattutto i soggetti cosiddetti borderline, persone con valori di colesterolo appena un po’ più alti dei valori soglia, che non necessitano di trattamento farmacologico ma che devono pensare a modifiche nel proprio stile di vita e intervenire attivamente per preservare la propria condizione di benessere. Modificare l’alimentazione e dedicarsi a una regolare attività fisica quotidiana sono azioni fondamentali, ma non solo; in questo modello di prevenzione è centrale l’uso appropriato degli integratori, come raccomandato dalle Linee Guida Europee dell’ESC (European Society of Cardiology) e dell’EAS (European Atherosclerosis Society). In Italia, la Società Italiana di Diabetologia e la Società Italiana per lo Studio dell’Aterosclerosi hanno sottolineato, in un position paper congiunto, gli effetti favorevoli di alcune sostanze nutraceutiche sulla riduzione del colesterolo.

Gli integratori per il colesterolo, però, non sono tutti uguali: la formulazione, il dosaggio, le modalità di estrazione dei principi attivi possono fare la differenza. LopiGLIK® è il primo nutraceutico a svolgere, grazie all’azione sinergica dei suoi tre principi attivi – berberina, riso rosso fermentato e gelso bianco – una doppia azione, fornendo un ausilio al controllo del colesterolo e al metabolismo glucidico, con efficacia scientificamente testata. Recentemente è stato pubblicato su Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases il più ampio studio scientifico di confronto tra integratori per il colesterolo: LopiGLIK® ha dimostrato un’azione maggiore favorente il metabolismo dei lipidi e degli zuccheri rispetto al prodotto di confronto.

Un altro fattore differenzia LopiGLIK® dagli altri integratori per il colesterolo: il nuovo LopiGLIK® Plus è infatti arricchito di Vitamina D, in quantità sufficiente ad assicurare la dose di mantenimento giornaliera raccomandata dalla Mayo Clinic, anche in presenza di livelli adeguati.

Tutte le attività della campagna, la prevenzione cardiovascolare innovativa e sostenibile della LopiLIFE spiegata con esempi e consigli pratici da un team di esperti e molto altro ancora sono online su www.lopiglik.it


Cioccolato e mandorle abbassano il colesterolo

Cioccolato e mandorle come ottimi alleati del cuore. Se assunti con moderazione, sembra aiutino a ridurre il rischio di malattie cardiache, in particolare quelle coronariche.

A rivelarlo è una ricerca della Pennsylvania State University, pubblicata su Journal of the American Heart Association 1.

Gli studiosi hanno preso in esame 31 persone di età compresa tra i 30 e i 70 anni. Per un mese, i partecipanti non hanno mangiato nessuno degli alimenti nello studio. Nel successivo periodo di un mese, hanno invece assunto 42,5 grammi di mandorle al giorno, in una fase successiva hanno mangiato 43 grammi di cioccolato fondente in combinazione con 18 grammi di polvere di cacao e in ultimo invece tutti e tre i cibi.

Lo studio ha mostrato che le mandorle consumate da sole abbassavano il colesterolo ‘LDL’, quello cosiddetto cattivo, del 7% e anche in combinazione col cioccolato risultavano ridotte le piccole particelle dense di LDL che sono un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

Il cioccolato fondente da solo, invece, non aumentava né diminuiva i livelli di colesterolo.

Da questo studio arriva un messaggio importante. Le mandorle devono essere parte di una dieta sana” – conclude Penny Kris-Etherton, autrice principale dello studio.

1 Effects of Dark Chocolate and Almonds on Cardiovascular Risk Factors in Overweight and Obese Individuals: A Randomized Controlled‐Feeding Trial – Yujin Lee, Claire E. Berryman, Sheila G. West, C.‐Y. Oliver Chen, Jeffrey B. Blumberg, Karen G. Lapsley, Amy G. Preston, Jennifer A. Fleming, Penny M. Kris‐Etherton – https://doi.org/10.1161/JAHA.116.005162 – Journal of the American Heart Association. 2017;6:e005162, Originally published November 29, 2017

FONTE | http://www.nutrieprevieni.it

Infarto STEMI. Le Linee guida #esc2017

Tra le nuove linee guida, pubblicate in concomitanza con il congresso #esc2017 dalla Società Europea di Cardiologia (ESC) vi è anche quella per la gestione del paziente con infarto miocardico acuto e sopraslivellamento del tratto ST (STEMI).

Le principali novità della versione 2017 sono contenute nella tabella. Ne segnaliamo alcune.

Ossigenoterapia. E’ indicata solo se la saturazione di ossigeno del sangue arterioso è inferiore al 90% (nella precedente versione il limite era posto al 95%). La somministrazione di ossigeno, infatti, in assenza di una significativa ipossiemia, è inutile e può essere anche dannosa.

Polipillola. La scarsa aderenza può compromettere l’efficacia della terapia medica che, nel campo dell’infarto e della prevenzione secondaria, può migliorare significativamente la prognosi. L’uso di una polipillola contenente vari principi attivi, già proposta nel campo dell’ipertensione, può aiutare a risolvere questo problema.

Terapia ipocolesterolemizzante. Si conferma l’obiettivo del trattamento a valori di LDL colesterolo inferiori a 70 mg/dl o almeno ad una riduzione del 50% dei valori basali quando questi sono compresi tra 70 mg/dL e 135 mg/dL. Si accolgono i risultati dello studio IMPROVE-IT  sull’efficacia dell’associazione simvastatina-ezetimibe e dello studio FOURIER sugli effetti dell’evolocumab per suggerire l’aggiunta di una terapia non statinica nei pazienti ad alto rischio che non raggiungono il target terapeutico nonostante la dose massima tollerata di statina.

2017 ESC Guidelines for the management of acute myocardial infarction in patients presentingwithST-segmentelevation. European Heart Journal, ehx393, https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehx393

ESC 2017: il rischio per il cuore arriva dai carboidrati e non dai grassi

Non sono i grassi i principali killer per il cuore ma i glucidi, cioè i carboidrati.

Uno studio presentato a Barcellona nel corso del congresso europeo di cardiologia (26 luglio-30 agosto) mette in discussione quanto indicato fino ora in tutte le linee guida di prevenzione della salute cardiaca e da decine di studi e documenti scientifici.

Quanto emerge dallo studio PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology), condotto dall’Università McMaster, di Hamilton, in Ontario i cui risultati sono stati pubblicati su Lancet.

La riduzione dei grassi, secondo Mahshid Dehghan, ricercatrice del Population Health Research Institute della McMaster University, ”non migliorerebbe la salute delle persone”. I vantaggi arriverebbero invece riducendo i glucidi, cioè in sostanza i carboidrati sotto il 60 per cento dell’energia totale, ”e aumentando l’assunzione di grassi totali fino al 35 per cento’‘.

I risultati delle analisi su oltre 135.000 individui provenienti da 18 paesi a basso, medio e alto reddito, nello studio prospettico epidemiologico dimostrano che è l’elevata assunzione di carboidrati a determinare un maggior rischio di mortalità cardiovascolare. L’assunzione di grassi, secondo i risultati presentati, è invece, a sorpresa, associata a minori rischi. Gli individui nella fascia alta del consumo di grassi mostravano una riduzione del 23 per cento del rischio di mortalità totale, ma anche una riduzione del 18 per cento del rischio di ictus e del 30 per cento del rischio di mortalità per cause non cardiovascolari. Ciascun tipo di grasso era associato alla riduzione del rischio di mortalità: meno 14 per cento per i grassi saturi, meno 19 per cento per i grassi monoinsaturi, meno 29 per cento per quelli polinsaturi.

Una maggiore assunzione di grassi saturi è stata anzi associata a una riduzione del 21 per cento del rischio di ictus.


Evolocumab: cos’è e come agisce

Evolocumab è un anticorpo monoclonale umano, cioè una struttura biochimica realizzata artificialmente che riproduce fedelmente quella degli anticorpi prodotti all’interno del nostro corpo. C’è un vantaggio rispetto agli anticorpi invece detti umanizzati, dove c’è una piccola percentuale che non è umana ma di struttura murina, che può innescare un contro effetto: quando lo si inietta infatti, a volte, il nostro corpo non lo riconosce come proprio e genera così anticorpi contro queste sostanze. Invece la somministrazione di evolocumab non ha prodotto anticorpi di risposta nei pazienti arruolati nello studio” – ha spiegato Alberto Zambon, professore associato al Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova.

L’azione benefica è a medio termine: mentre l’LDL si abbassa subito, l’effetto della riduzione del colesterolo, che si traduce nel fermare la crescita delle placche aterosclerotiche, aumenta invece nel secondo anno di trattamento perché c’è bisogno di mesi per stabilizzare le placche. Ma l’efficacia persiste nel tempo”, – ha affermato Francesco Romeo, già presidente della Società Italiana di Cardiologia e direttore della Cardiologia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata.

Evolocumab si lega alla proteina PCSK9 che è deputata alla “distruzione” dei recettori di colesterolo LDL dal sangue, cioè quei recettori che eliminano LDL attraverso la parete epatica. Bloccando in questo modo il PCSK9 e impedendone quindi la sua azione, si liberano allora molti più recettori, pronti poi ad agganciarsi alle molecole di LDL e a portarlo via dai vasi sanguigni, ripulendoli.

L’effetto di mantenere costante il livello di colesterolo, senza cioè picchi di alti e basi, dipende dal fatto che l’anticorpo è metabolizzato dal nostro corpo lentamente: la concentrazione di PCSK9 libero nel sangue crolla nel giro di poche ore, successivamente cala quella di LDL e dopo due settimane riparte il ciclo. La posologia è semplice: si inietta ogni quindici giorni con siringhe da 140 mg (tipo le penne per l’insulina con cui basta un “click” per la somministrazione) o mensilmente in un’unica dose da 420 mg (opzione non ancora disponibile in Italia). Effetti di rossore o bruciore sul luogo di inoculazione, tipicamente addome e cosce, sono rarissimi ed evolocumab  è generalmente sicuro e ben tollerato” – rassicura Alberto Zambon, professore associato al Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova.

A chi è rimborsabile il farmaco?

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) prevede che l’evolocumab, entrato nella Gazzetta Ufficiale a Marzo, sia  rimborsato a tutte quelle persone che hanno già avuto un evento cardiovascolare e non riescono ad abbassare il livello del colesterolo con altre terapie. Pazienti quindi ad alto rischio di andare incontro ad un secondo infarto o ictus (le statistiche parlano di un evento certo entro dieci anni dal primo, spesso con esito fatale), e affette anche da altre patologie che innalzano il rischio cardiovascolare (un terzo degli infartuati ha anche il diabete).

Sono inclusi nei criteri AIFA anche i soggetti con ipercolesterolemia familiare, cioè le persone che, a causa di una mutazione genetica ereditaria, non riescono a smaltire il colesterolo LDL né con esercizio fisico né con dieta specifica: sono circa duecentomila in Italia e questo trattamento sarà per loro una vera manna dal cielo. Ci sono poi le persone che riferiscono di effetti avversi dovuti all’uso delle statine, circa Il 25% dei soggetti che le assume. In questi casi di forte intolleranza, AIFA ha un protocollo abbastanza stringente per la rimborsabilità, dato che la cura è una risorsa ad alto costo: circa cinquemila euro all’anno per individuo. Per usufruire del farmaco gratuitamente la persona deve dimostrare l’intolleranza alle statine in un iter di sei mesi.

Per prima cosa bisogna certificare lo sviluppo di effetti collaterali registrati dopo aver provato a prendere un qualsiasi farmaco di questo tipo: dolori muscolari, cefalea, problemi digestivi ed epatici, con innalzamento delle transaminasi; in seguito il paziente deve poi aver tentato l’impiego di una seconda statina a qualsiasi dosaggio, senza risultato e, infine, è ricorso a ezetimibe e nonostante ciò ha il colesterolo LDL ancora sopra i livelli consigliati dalle linee guida, ossia maggiore di 70mg/dl.


 


leggi il Blog nella tua lingua

Follow HarDoctor News, il Blog di Carlo Cottone on WordPress.com
Visita il mio Sito Inviaci un articolo! Contattami via e-mail! buzzoole code
Twitter HarDoctor News su YouTube HarDoctor News su Tumblr Skype Pinterest

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 1.034 follower

L’almanacco di oggi …

Almanacco di Oggi!
Farmacie di Turno
Il Meteo I Programmi in TV

Scarica le guide in pdf!

Scarica la Guida in Pdf Scarica il Booklet in Pdf

HarDoctor News | Links Utili

Scegli Tu Guarda il Video su YouTube Pillola del giorno dopo Think Safe Medicina Estetica Obesità.it

HarDoctor News | Utilità

Calcola il BMI
Test di Laboratorio
Percentili di Crescita
Calcola da te la data del parto!

Leggi Blog Amico !!!

Leggi Blog Amico

HarDoctor News | Statistiche

  • 943.118 traffic rank

HarDoctor News | Advertising

Siti sito web
Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: