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Traiamo dal COVID-19 i giusti insegnamenti per adeguare il sistema delle cure e dell’assistenza sanitaria

Se le persone con diabete sono state tra le maggiori vittime del virus Sars-Cov-2, proprio l’emergenza sanitaria Covid-19 rischia di avere gravi ripercussioni sulla cura della malattia diabetica, sul suo controllo e sull’insorgenza di complicanze a medio e lungo termine.

E’ stato l’analisi di questo fenomeno, insieme alla valutazione di possibili nuove forme di gestione clinica che migliorino e rafforzino l’assistenza alle persone con diabete in Italia, garantendo accesso equo e adeguato alle cure, il tema al centro dell’annuale Italian Barometer Diabetes Forum, giunto alla tredicesima edizione e che si è svolto il 13 luglio scorso, in forma virtuale.

L’evento, un momento di incontro tra politici, amministratori, società scientifiche e associazioni di cittadinanza e di pazienti, per confrontarsi sugli argomenti di attualità che ruotano ogni anno intorno al diabete, è stato organizzato da Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation e dall’Intergruppo Parlamentare “Obesità e Diabete”, nell’ambito dei progetti Changing Diabetes e Defeat Diebates e con il contributo non condizionato di Novo Nordisk.

Ha avuto come titolo ”Diabetes & Inertia: The Covid-19 Lesson” ed è stato introdotto dagli interventi di Andrew Boulton, Presidente International Diabetes Federation e Stefano Del Prato, Presidente EASD-European Association for the Study of Diabetes, che hanno valutato gli aspetti clinici del nuovo e difficile equilibrio tra malattie infettive diffusive e malattie croniche non trasmissibili come il diabete, e di Walter Ricciardi, Presidente WGPHA-World Federation of Public Health Association,  che ha rivalutato le diverse sfide che il sistema sanitario ha dovuto affrontare nei lunghi giorni dell’emergenza.

Questa tredicesima edizione, infatti, cade in un anno drammaticamente segnato da una grave pandemia ed emergenza sanitaria globale, e vuole proprio mettere al centro le persone con diabete, tra le più colpite e vulnerabili in questa sfida clinica, sociale, economica e politico-sanitaria che sta affrontando il nostro Paese, e approfondire il ruolo dell’inerzia clinica correlata alla pandemia, ma non solo, e che riguarda la quotidianità di oltre 4 milioni di italiani” – ha spiegato Renato Lauro, Presidente di IBDO Foundation.

Secondo i più recenti dati dell’Istituto superiore di sanità (ISS), i decessi per coronavirus in Italia hanno riguardato per il 30 per cento (28,8 per cento le donne e 30,8 per cento gli uomini) persone con diabete di tipo 2, la seconda patologia preesistente maggiormente riscontrata tra chi ha perso la vita a causa del virus.

A ciò deve aggiungersi che, proprio a causa della pandemia, negli ultimi mesi su tutto il territorio nazionale si è verificata una riduzione delle visite specialistiche, delle attività assistenziali ambulatoriali di routine, degli esami di controllo. Tutto questo rappresenta un problema importante per le persone con diabete, per le quali il monitoraggio periodico è fondamentale per la gestione della malattia e l’adozione della terapia più appropriata. Queste interruzioni dei servizi di assistenza sanitaria di base potrebbero essere causa di sospensioni più o meno prolungate delle terapie, con conseguenze negative sul controllo della malattia e sul rischio di insorgenza di complicazioni, rendendo così le persone con diabete maggiormente vulnerabili anche alle conseguenze indirette del Covid-19 – ha detto Simona Frontoni, Presidente Comitato Scientifico IBDO Foundation e Professore Associato di Endocrinologia, Università di Roma Tor Vergata.

L’inerzia terapeutica, intesa come mancato inizio o ritardata intensificazione di una terapia in presenza di un insoddisfacente controllo metabolico, è già di per sé un problema rilevante nel controllo del diabete, reso ancora più grave, per queste ragioni, dall’emergenza Covid-19.

Nonostante la disponibilità di un ampio spettro di opzioni terapeutiche efficaci e la dimostrazione dell’importanza di un adeguato controllo metabolico per prevenire o ritardare l’insorgenza delle complicanze del diabete di tipo 2, una percentuale elevata di pazienti non raggiunge i target terapeutici desiderati. I dati degli Annali AMD documentano come, pur di fronte ad un miglioramento nel tempo degli indicatori di qualità della cura, solo un paziente su due presenti un valore di emoglobina glicata (HbA1c) inferiore al 7 per cento, come raccomandato dalle linee guida esistenti, mentre uno su cinque mostra un controllo metabolico francamente inadeguato, superiore a 8. Valori medi di HbA1c superiori a 8 e, in un caso su quattro addirittura al 9 per cento, si riscontrato persino in persone in trattamento con insulina” – ha ricordato Paolo di Bartolo, Presidente AMD-Associazione medici diabetologi.

Inoltre, gli Annali evidenziano la presenza di inerzia terapeutica in molteplici dimensioni della cura della persona con diabete: pazienti trattati con terapia insulinica che persistono in stato di non ottimale compenso glicemico, soggetti con valori alterati di pressione arteriosa e lipidi che non ricevono proposte appropriate terapeutiche ed infine pazienti con malattia renale o cardiovascolare non ancora trattati con le terapie che hanno chiaramente dimostrato un’importante efficacia nella protezione da queste complicanze correlate al diabete” – ha aggiunto Paolo di Bartolo.

Diversi studi hanno dimostrato che l’inerzia terapeutica è associata a esiti microvascolari e macrovascolari peggiori e quindi a più complicanze: cardiovascolari, renali, circolatorie, rischio di cecità, dialisi o amputazioni, per chi soffre di diabete.

Le evidenze scientifiche mostrano che una precoce ed efficace gestione del controllo glicemico riduce le complicanze; pertanto, è fondamentale superare l’inerzia terapeutica, per il raggiungimento dei valori desiderati di emoglobina glicata e per migliorare i risultati a più lungo termine. L’inerzia terapeutica può essere superata attraverso sinergie tra Istituzioni sanitarie, società scientifiche, associazioni pazienti, medici e persone con il diabete, promuovendo a tutti i livelli la consapevolezza che si tratta di un fenomeno ad alto rischio, che influisce negativamente sulla cura del paziente e che aumenta i costi diretti e indiretti della malattia. Ciò è vero nella normalità, ma è ancora più vero oggi, in una fase che ci sta portando fuori dall’emergenza, ma che rende necessario assolutamente ripensare anche il nostro modo di gestire la salute e di migliorare e razionalizzare l’assistenza alla persona con diabete per il futuro” – ha ammonito Francesco Purrello, Presidente SID-Società italiana di diabetologia.

Già nelle scorse settimane, a tutela della persona con diabete e, in particolare nella fase di emergenza Covid-19, della persona con diabete quale “paziente fortemente vulnerabile e fragile”, i rappresentanti di società scientifiche, fondazioni, associazioni pazienti, coordinamenti associativi e professionali, impegnati nel campo della tutela della salute, della prevenzione e della cura delle persone con diabete e dei loro familiari hanno indirizzato, per il tramite dell’Intergruppo parlamentare “Obesità e Diabete”, una lettera aperta alle Istituzioni per evidenziare l’urgenza di adeguati e rapidi interventi.

L’obiettivo di quel documento era porre all’attenzione del Governo, del Parlamento e di tutte le Istituzioni politiche e sanitarie il rischio reale che, come i numeri purtroppo ci confermano, le persone con diabete corrono in questa emergenza sanitaria non ancora conclusasi e sottolineare come fosse, e lo sia ancora, prioritario mettere in atto, nell’immediato, azioni che garantiscano assistenza e cure più adeguate alle persone con diabete mellito” – ha detto Roberto Pella, Co-Presidente Intergruppo parlamentare “Obesità e Diabete”.

Partendo dalle proposte contenute nella lettera, volte a una riorganizzazione dell’assistenza nella fase post-emergenza COVID-19 con un nuovo approccio a favore delle persone con diabete, che preveda il potenziamento dell’integrazione tra ospedale e cure primarie e specialistiche, il ricorso a strumenti e procedure di telemedicina e teleconsulto, l’integrazione tra l’informatizzazione istituzionale dei sistemi sanitari regionali e di quella clinica diabetologica e della medicina generale, l’accesso omogeneo su tutto il territorio nazionale ai trattamenti innovativi, alle tecnologie per la somministrazione della terapia insulinica con sistemi di infusione continua, al monitoraggio continuo del glucosio, auspichiamo che il dibattito e il confronto che scaturiranno dalla prossima edizione dell’Ibdo Forum convergano verso una presa d’atto che un cambiamento di rotta è necessario. L’emergenza Covid-19 ha profondamente inciso sulle nostre vite e abitudini consolidate, traiamo da quanto successo in questi quattro mesi uno spunto per ripartire, non semplicemente da dove ci siamo fermati all’inizio di marzo 2020, ma con nuovi obiettivi e una visione diversa anche della sanità e dell’approccio alla malattia diabetica” – ha concluso Roberto Pella.

Defeat diabetes, sconfiggere il diabete, è il nuovo obiettivo che Novo Nordisk si è posta, con una strategia d’impresa e di responsabilità sociale destinata a incidere fortemente sull’innovazione farmacologica, per il beneficio di medici e malati, sull’accesso alle cure, soprattutto per i pazienti più fragili e vulnerabili e sulla prevenzione, per arrestare la crescita del diabete nel mondo. Durante l’emergenza sanitaria abbiamo fatto la nostra parte, a fianco dei sistemi sanitari impegnati in ogni paese contro Covid-19 e adesso con il nostro sostegno continuo a Ibdo Foundation e al suo Ibdo Forum annuale vogliamo contribuire a favorire il confronto tra tutte le parti interessate affinché i milioni di persone che vivono con il diabete possano godere della migliore assistenza possibile” – ha dichiarato Drago Vuina, General manager & Corporate vice president di Novo Nordisk Italia.


Diabete e Covid-19: accesso gratuito alla versione Pro dell’app mySugr, per avvicinare medico e paziente

Roche Diabetes Care Italy mette a disposizione di tutti i pazienti l’accesso gratuito per 6 mesi alla versione Pro di mySugr, una delle app più scaricate al mondo dalle persone con diabete.

Questa iniziativa aiuterà a migliorare la comunicazione medico-paziente attraverso gli strumenti digitali o telefonici. L’accesso gratuito alle funzionalità aggiuntive messe a disposizione dalla versione Pro di mySugr aiuterà le persone con diabete ad avere sotto controllo e a personalizzare le informazioni legate alla loro malattia anche durante l’emergenza Covid-19.

Con oltre 2 milioni di utenti registrati in tutto il mondo, l’app mySugr aiuta a semplificare la complessità della routine quotidiana delle persone con diabete attraverso dati, motivazione e report dettagliati. Consente agli utenti di inserire informazioni personalizzate relative al proprio diabete come ad esempio i risultati glicemici, l’assunzione di carboidrati, i livelli di stress, i dosaggi di insulina o farmaci. È possibile visualizzare l’HbA1c (l’emoglobina glicata) stimata e calcolare automaticamente la dose di insulina raccomandata.

Con la versione Pro, gli utenti possono facilmente creare e condividere via email report dettagliati dei loro dati relativi al loro diabete con il proprio team diabetologico. Questo report aiuta i medici a tenere sotto controllo l’evoluzione della patologia dei loro pazienti e a personalizzarne la terapia anche a distanza.

L’accesso gratuito a queste funzionalità aggiuntive di mySugr riteniamo siano particolarmente importanti in questi momenti in cui le visite sono ancora fortemente limitate a causa dell’emergenza COVID-19. Con il progetto ‘Roche si fa in 4’ che Roche Italia ha fortemente voluto, vogliamo continuare ad essere di supporto a tutti i pazienti anche per i prossimi mesi e offrire l’accesso gratuito alle funzionalità aggiuntive dell’app mySugr è sicuramente un modo per farlo” – afferma Rodrigo Diaz de Vivar, Amministratore Delegato di Roche Diabetes Care Italy.

È possibile scaricare l’app mySugr sul proprio smartphone dall’App Store e da Google Play Store e sbloccare la versione Pro utilizzando il codice di attivazione reperibile su http://shop.mysugr.com/en/voucher.

Questa possibilità per tutti i pazienti sarà disponibile per 6 mesi dall’attivazione, che sarà possibile fino al 30 settembre, nell’ottica di dare alle persone con diabete e ai loro diabetologi uno strumento in più per poter affrontare la nuova normalità dei prossimi mesi.

mySugr

Fondata nel 2012 a Vienna, Austria, mySugr è specializzata nella gestione del diabete con l’obiettivo di alleviare il carico quotidiano che grava sulle persone che ne sono affette. Le sue app e i servizi combinano coaching, gestione della terapia, strisce reattive illimitate, tracciamento automatico dei dati e perfetta integrazione con un numero sempre crescente di dispositivi medici. L’app mySugr ha oltre due milioni di utenti registrati e ha ricevuto una valutazione media di 4,6 stelle nell’App and Play Store. Il diario glicemico e il calcolatore di bolo di mySugr sono entrambi dispositivi medici.

L’app mySugr è disponibile in 79 Paesi e 24 lingue. Oltre alla sede centrale di Vienna, la società ha un secondo ufficio a San Diego, in California, e attualmente impiega oltre 175 persone.

mySugr è entrata a far parte del Gruppo Roche Diabetes Care nel 2017.

 

FONTE | HealthCom ConsultingHill+Knowlton Strategies 

“Defeat Diabetes”, il nuovo progetto di social responsibility di Novo Nordisk per sconfiggere il diabete

Sconfiggere il diabete, offrire l’accesso a basso costo alle cure ai pazienti vulnerabili di ogni paese e garantire che nessun bambino perda la vita a causa del diabete tipo 1: sono gli obiettivi a lungo termine di ‘Defeat Diabetes’, il nuovo progetto di social responsibility lanciato dall’azienda farmaceutica danese Novo Nordisk, leader mondiale nella produzione di insulina, nell’attuale momento di emergenza sanitaria globale causato dalla pandemia legata al virus SARS-CoV-2.

Attualmente nel mondo una persona su 11 ha il diabete e il numero è destinato ad aumentare se non si interviene al più presto: entro il 2045, infatti, sarà una persona su 9 a soffrirne. È una malattia che grava pesantemente sui sistemi sanitari, per questo Novo Nordisk sta collaborando con le autorità sanitarie e numerose organizzazioni, nei paesi in cui opera, per prevenire e curare la malattia.

È necessario ora più che mai impegnarsi per combattere il diabete: la malattia è in continua crescita e grava pesantemente sui sistemi sanitari, messi ancora più a dura prova dalla pandemia più devastante degli ultimi tempi che il mondo sta affrontando. Oltre allo sviluppo di farmaci innovativi, ci impegniamo ad aiutare la società a sconfiggere il diabete promuovendo attività di prevenzione e fornendo l’accesso alle cure alle persone di ogni paese, soprattutto quelle più vulnerabili che sono maggiormente colpite da questa malattia. Sono orgoglioso che Novo Nordisk stia intensificando gli sforzi e collaborando per affrontare la sfida del diabete in un momento di profonda necessità” – ha affermato Lars Fruergaard Jørgensen, CEO di Novo Nordisk.

Come primo passo per il raggiungimento degli obbiettivi del progetto “Defeat DiabetesNovo Nordisk ridurrà il prezzo massimo dell’insulina umana da 4 a 3 dollari per fiala in 76 paesi a basso e medio reddito. Questa iniziativa rientra nel programma Access to Insulin Commitment, che l’azienda sta portando avanti dal 2001 per produrre e rendere disponibile l’insulina umana a basso costo, facendo anche fronte alle sfide nella distribuzione e nella capacità di assistenza sanitaria che spesso impediscono alle persone più vulnerabili di curarsi.

Novo Nordisk, inoltre, amplierà il programma Changing Diabetes in Children, il progetto che fornisce cure e farmaci salvavita per i bambini con diabete tipo 1 in aree con scarse risorse. Nessun bambino dovrebbe morire di diabete tipo 1 nel mondo: per questa ragione, il nuovo ambizioso obiettivo del programma, che oggi copre circa 25.000 bambini nei paesi più poveri, è raggiungere, entro il 2030, i 100.000 bambini che si stima siano privi di cure adeguate per la malattia.

Il diabete sta aumentando in tutto il mondo e godere di buona salute non è un’opportunità offerta a tutti in egual maniera. L’iniziativa Changing Diabetes in Children ha salvato migliaia di bambini con diabete tipo 1 in comunità vulnerabili. Accolgo con favore l’impegno di Novo Nordisk di estendere notevolmente la portata di questo progetto e i loro sforzi più ampi per sconfiggere il diabete” – ha dichiarato Naby Balde, Vicepresidente dell’International Diabetes Federation e partner dell’iniziativa Changing Diabetes in Children.

Un’altra iniziativa di rilievo, nell’ambito di Defeat Diabetes, riguarda l’estensione al triennio 2021-23 del programma Partnering for Change in collaborazione con il Comitato internazionale della Croce Rossa e con la Croce Rossa danese, che sostiene l’assistenza alle persone con gravi malattie croniche coinvolte in crisi umanitarie. L’obiettivo della partnership è garantire l’integrazione della cura del diabete e dell’ipertensione nelle operazioni sanitarie internazionali dell’organizzazione di Ginevra, cui Novo Nordisk sta contribuendo con una donazione di 15 milioni di corone danesi.

Sono molte anche le iniziative che, nell’ambito del progetto, Novo Nordisk ha intrapreso a supporto di chi sta affrontando in prima linea l’emergenza COVID-19. L’azienda ha donato insulina a organizzazioni che forniscono aiuti umanitari, come UNICEF, UNRWA e i partner della Croce Rossa. Inoltre, sta sostenendo la Croce Rossa attraverso una donazione del valore di oltre 20 milioni di corone danesi, che contribuirà alla formazione di operatori sanitari, all’acquisto di dispositivi di protezione, forniture mediche, strutture di quarantena e supporto psicosociale.

Anche in Italia, stiamo facendo la nostra parte. Attraverso il progetto ‘Per le persone, con le persone’ stiamo portando avanti numerose iniziative volte a sostenere la classe medica, il sistema sanitario nazionale e assicurare la salute alle persone con diabete e obesità nel corso della pandemia legata al virus SARS-CoV-2. Stiamo offrendo sostegno economico alle strutture sanitarie alle prese con l’emergenza, anche con donazioni alla Protezione civile da parte di nostri dipendenti. Abbiamo collaborato con organizzazioni come CittadinanzAttiva e Senior Italia e abbiamo messo in atto specifici programmi di assistenza (Patient support program) e sostegno ai pazienti con diabete, obesità ed emofilia” – ha spiegato Drago Vuina, General Manager & Corporate Vice President di Novo Nordisk Italia.

Ulteriori iniziative di “Defeat Diabetes” di Novo Nordisk sono:

  • Rafforzamento dei programmi di supporto ai pazienti negli Stati Uniti. Le persone con diabete che usano l’insulina di Novo Nordisk che hanno perso la copertura assicurativa sanitaria a causa di un cambiamento dello status lavorativo dovuto al COVID-19 potranno beneficiare del Diabetes Patient Assistance Program ricevendo insulina gratuitamente per 90 giorni.
  • Collaborazione con UNICEF per aiutare a prevenire il sovrappeso e l’obesità infantile in Messico e Colombia, attraverso una corretta informazione e sostenendo i decisori nell’attuare politiche di prevenzione e sostegno alle cure.
  • Collaborazione con i leader di oltre 25 città per affrontare l’aumento del diabete negli ambienti urbani attraverso il programma Cities Changing Diabetes. Quasi due terzi della totalità di persone con diabete vive nelle città, per questo le città sono un importante punto da cui partire per capire come affrontare la malattia.

1. Atkinson S, Sigfrid L, Eeles M, Atkinson Z, McKee M. From surviving to thriving: evaluation of the international diabetes federation—life for a child programme. London School of Tropical Medicine and Hygiene; 2015. Accessed 12 Dec 2017.

FONTE | Hill+Knowlton Strategies 

Depressione e Covid-19

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che l’emergenza Coronavirus riguardi anche la salute mentale.

L’emergenza sanitaria prolunga la sua ombra sul benessere psicologico delle persone, con effetti a breve e a lungo termine i cui esiti si potranno vedere anche nei prossimi anni. Nell’arco di qualche mese si è verificato, infatti, un aumento dei sintomi depressivi nella popolazione a causa della concomitanza di più fattori di rischio quali distanziamento sociale, solitudine, paura del contagio ed evitamento, ma prevediamo anche una crescita delle depressioni dovuta da un lato alle conseguenze di una serie di lutti complicati e dall’altro dall’imminente crisi economica. Basso reddito e aumento della disoccupazione determineranno, secondo diversi studi, un rischio 2-3 volte superiore di ammalarsi. In particolare, la disoccupazione generata dalla crisi economica potrebbe determinare un aumento dai 150-200.000 casi di depressione, pari al 7% delle persone depresse. Con queste prospettive il numero di depressi si appresta a raggiungere quello di malati di diabete in Italia, con un maggior impatto della depressione sia a livello economico sia sulla qualità di vita” – spiega Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento Neuroscienze e Salute Mentale, ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano.

La depressione è riconosciuta dall’OMS come prima causa di disabilità a livello mondiale e riguarda circa 3 milioni di italiani, di cui circa 1 milione soffre della forma più grave, la depressione maggiore.

Da una stima dei dati Istat, oltre 150.000 persone soffrono di depressione maggiore in Lombardia. Tra questi 21.000 non rispondono ai trattamenti, secondo la rielaborazione su base regionale dei dati dello studio epidemiologico italiano Dory, volto a identificare i pazienti affetti da depressione resistente attraverso un’analisi di database amministrativi.

In tale contesto, Istituzioni e rappresentati locali a livello medico, assistenziale e sociale si sono confrontati, in modalità virtuale, su come affrontare più efficacemente la malattia, superare lo stigma associato alla depressione, facilitare l’accesso alla diagnosi e alle cure più appropriate.

Questa tappa lombarda ospita una delle otto tavole rotonde organizzate da Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, che fanno parte del percorso di sensibilizzazione “Uscire dall’ombra della depressione”, un’occasione istituzionale volta non solo alla presentazione del Manifesto Uscire dall’ombra della depressione, ma anche del Libro bianco sulla salute mentale in Italia.

L’iniziativa gode del patrocinio di Regione Lombardia, delle società scientifiche SIP – Società Italiana di Psichiatria e SINPF – Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, di Cittadinanzattiva e Progetto Itaca, ed è stata organizzata con contributo incondizionato di Janssen Italia.

Questo disturbo psichiatrico, inoltre, ha un forte impatto sulla qualità della vita e sui costi sanitari e sociali che risultano molto elevati.

I costi diretti non sono l’unico tassello da tenere in considerazione se si vuole cogliere appieno il peso economico e sociale di questa patologia. I costi indiretti (sociali e previdenziali) la fanno da padrone rappresentando il 70% del totale dei costi della malattia. Basti pensare ai costi previdenziali legati all’elevato numero di giorni di assenza dal lavoro causato dalla depressione maggiore, alla perdita di produttività legata al presenteismo. Visto l’incremento previsto del numero delle persone con depressione in seguito alla pandemia di Covid-19, il peso economico della malattia è destinato ad aumentare” – dice Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria e Direttore del EEHTA del CEIS dell’Università Tor Vergata di Roma.

Anche il costo legato agli assegni ordinari di invalidità e alle pensioni di inabilità, che si aggira intorno ai 106 milioni di euro, pari a 9.500 euro annui a beneficiario, rientra tra i costi indiretti legati alla malattia. In Lombardia, secondo un’analisi dell’EEHTA del CEIS (Economic Evaluation and HTA CEIS) basata su dati del 2015, tali prestazioni di invalidità previdenziale vengono concesse a 1,3 persone con depressione maggiore ogni 100.000 abitanti. Analizzando la situazione per provincia, a Cremona sono state accolte 2,8 domande di invalidità previdenziale, a cui segue Como con 2,7, Varese con 1,8, Mantova con 1,5, Bergamo con 1,4, Pavia con 1,1, Milano e Brescia con 1,0 e infine Sondrio con 0,0 ogni 100.000 abitanti.

Questi dati testimoniano che stiamo parlando di una malattia fortemente invalidante, che impatta in maniera significativa sulla vita dei pazienti e della società, da molteplici punti di vista. Gestire il paziente in una fase precoce della malattia consente non solo un miglioramento della sua qualità di vita, ma anche una riduzione dell’impatto dei costi per il sistema sanitario e sociale” – prosegue Mennini.

Questa serie di incontri rientra nel percorso intrapreso da Onda nel 2019 per accendere i riflettori sul tema della depressione. Ad aprile 2019 è stato presentato alla Camera dei deputati il Manifesto ‘Uscire dall’ombra della depressione’ che propone una call to action in dieci punti per la prevenzione mirata e un accesso tempestivo e facilitato ai percorsi di diagnosi e cura. Il nostro impegno si è poi spostato a livello territoriale con l’organizzazione di otto tavole rotonde regionali, che, a causa dell’emergenza sanitaria nazionale, sono state riorganizzate in forma virtuale proprio a partire dalla Lombardia. Dopo aver fatto tappa in Campania e Lazio raggiungeranno presto Sicilia, Piemonte, Veneto, Puglia, Emilia Romagna. L’obiettivo che ci proponiamo è declinare i dieci punti del Manifesto a livello regionale, facilitare la costituzione di gruppi inter-consigliari, superare lo stigma nei confronti di questa patologia e migliorare l’accesso alle cure, a beneficio della qualità di vita dei pazienti che soffrono di depressione. Azioni che si sono rese più necessarie dopo il lockdown e il distanziamento forzato” – commenta Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.

Janssen è impegnata da oltre 60 anni nel campo della salute mentale. In questi decenni, abbiamo sviluppato ben 2 molecole ritenute fondamentali dall’OMS per il trattamento della schizofrenia e abbiamo lavorato sul fronte della ricerca e sviluppo per mettere a disposizione soluzioni farmacologiche sempre più innovative per molte patologie mentali tra cui la depressione. La nostra presenza qui oggi rappresenta il segnale concreto del nostro impegno nel supportare momenti di confronto costruttivo tra tutti gli attori coinvolti, particolarmente in un momento critico come quello che stiamo vivendo da mesi. Un impegno passato presente e futuro, accanto alle persone che soffrono di depressione e ai loro familiari” – dichiara Massimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore Delegato di Janssen Italia, l’azienda farmaceutica del Gruppo Johnson&Johnson, che ha sostenuto l’iniziativa.

 

COVID-19: esiste un legame tra il decorso dell’infezione e gli agenti farmacologici nel diabete?

Il CoVid-19 ed il diabete di tipo 2 sono due pandemie che condividono un impatto drammatico sulla mortalità globale e sulle risorse economiche. Il CoVid-19 in larga misura dà luogo a manifestazioni cliniche lievi o moderate, ma possono verificarsi anche polmoniti gravi con un elevato grado di fatalità, specialmente negli anziani e nei soggetti con patologie di base come il diabete o le malattie cardiovascolari.

Il SARS-CoV-2 si lega alle ciclopeptidasi trans-membrana ubiquitarie ACE2 per entrare nelle cellule.

È stata condotta una revisione della letteratura per discutere alcuni punti oscuri sul legame fra CoVid-19 e diabete, incentrandosi principalmente sui possibili effetti dei farmaci di uso comune nei pazienti diabetici.

Alcuni studi preclinici hanno riportato che gli ARB e gli ACE-inibitori potrebbero incrementare l’espressione di ACE2 in molteplici tipi cellulari, e pertanto è stato speculato che il trattamento con questi agenti possa influenzare il decorso dell’infezione, ipotizzando effetti sia benefici che deleteri.

Si presume che altri agenti farmacologici incrementino l’espressione di ACE2, fra cui le statine ed i PPAR-gamma agonisti.

Tutte queste classi di farmaci sono ampiamente adottate per i pazienti con diabete di tipo 2. Al di là dell’ACE2, altri cofattori ignoti potrebbero essere coinvolti nell’infezione cellulare. È stato recentemente osservato che il DPP4, il recettore per il MERS-CoV, e l’ACE2 presentano profili di espressione simili nel polmone.

Il DPP4 ha importanti funzioni metaboliche ed immuni, ed è il target di terapie di uso comune per il diabete di tipo 2. Per quanto i dati clinici a supporto di un’influenza di tutti questi farmaci sul decorso della malattia siano limitati, si tratta comunque di una base interessante per ulteriori ricerche che potrebbero aiutare a svelare completamente i complessi meccanismi alla base del collegamento fra CoVid-19 e diabete.

Filardi, T., Morano, S. COVID-19: is there a link between the course of infection and pharmacological agents in diabetes?. J Endocrinol Invest (2020). https://doi.org/10.1007/s40618-020-01318-1

Covid-19 e bambini: attenzione alla sfera emotiva

Basso rischio di contagio da Covid-19, ma elevato rischio di compromissione della sfera emotiva e relazionale.

E’ questa l’analisi di un gruppo di pediatri italiani in relazione a questi mesi di emergenza Covid-19 e bambini. L’appello degli specialisti, tra cui primi firmatari Giorgio Tamburlini, presidente del Centro per la Salute del Bambino di Trieste, e Federico Marchetti, direttore Dipartimento Salute Donna, Infanzia e Adolescenza di Ravenna, si rivolge alle istituzioni.

Il rischio di contagio da Covid-19 per e da parte dei bambini è molto basso mentre il rischio di compromissione di aspetti cognitivi, emotivi e relazionali conseguenti alla prolungata chiusura delle scuole è molto alto. E’ quindi urgente cambiare rotta, se si vuole evitare che alla crisi sanitaria e a quella economica si aggiunga una crisi educativa e sociale. Per questo, vanno aperti e riaperti sollecitamente spazi ludici con componenti educative” – si legge nel documento redatto dai pediatri.

E’ tempo che anche per la scuola e per tutti i servizi per l’infanzia ci sia una assunzione di responsabilità collettiva. I dati sono ormai consolidati e coerenti tra i diversi studi: i bambini si ammalano poco, molto poco; e quando lo fanno, le manifestazioni cliniche sono lievi. Inoltre possono albergare il virus, e verosimilmente trasmetterlo, ma la possibilità è estremamente bassa. Viceversa, si stanno accumulando evidenze sui danni collaterali provocati in bambini dalle conseguenze del lockdown e della chiusura di servizi educativi e scuole. Si sta accumulando un ritardo educativo” – si legge ancora nel documento.

A ciò si associano manifestazioni di disagio psicologico, aumentato rischio di violenza subita o assistita, riduzione di qualità degli apporti alimentari, riduzione dei supporti abilitativi e medici per bambini affetti da disabilità o patologie croniche. Finora le scelte sono state tutt’altro che equilibrate: i danni per i bambini sono stati scotomizzati da una focalizzazione quasi esclusiva sul rischio di contagio” – proseguono i pediatri.

Ora, è urgente cambiare rotta,  riaprendo i servizi e mettendo in campo iniziative specifiche di supporto per i bambini con difficoltà. E queste misure non vanno rese impossibili da norme non sorrette da chiare evidenze e non sostenibili dal punto di vista organizzativo, né devono essere rese problematiche da attribuzioni di responsabilità irragionevoli ad amministratori e dirigenti. Non possiamo far pagare a bambini e famiglie il peso delle nostre esitazioni e, di fatto, della nostra ignoranza e ignavia di fronte a quanto sta accadendo, lasciando che gran parte delle scelte siano rimandate a settembre” – ribadiscono e concludono i pediatri.

 

Spiaggia in sicurezza: i consigli dell’Iss

L’estate è alle porte e la voglia dei primi bagni si fa sentire ma, con oltre 7.000 km di costa e un numero elevato di aree di balneazione (un quarto del totale europeo) abitate da 17 milioni di persone, che possono anche raddoppiare in alta stagione, può diventare significativo il rischio riconducibile al turismo balneare. Affollamenti, spostamenti, vicinanza e contatto sono infatti più frequenti nelle aree tipiche dell’ambiente balneare in stabilimenti, spiagge attrezzate o di libero accesso. Tale rischio può assumere gradi diversi a seconda dei differenti indici sanitari valutati a livello regionale e locale.

Assume invece scarsa rilevanza il rischio correlato alla potenziale contaminazione delle acque da reflui o da escreti infetti presenti a monte dell’area di balneazione o diffusi da imbarcazioni. Le misure di controllo e monitoraggio a carattere ambientale e sanitario applicate in base alla normativa vigente, infatti, ma anche la suscettibilità̀ del virus alle variabili ambientali rendono trascurabile il rischio.

Sono queste le principali conclusioni del “Rapporto sulle attività di balneazione in relazione alla diffusione del virus SARS-CoV-2” del Gruppo di Lavoro Ambiente-Rifiuti COVID-19 in collaborazione con il Ministero della Salute, l’INAIL, il Coordinamento di Prevenzione della Conferenza Stato Regioni, esperti delle ARPA e altre istituzioni, recentemente pubblicato con l’obiettivo di alzare il livello di sicurezza nelle spiagge in vista della stagione balneare. Nel rapporto, per una balneazione sicura sono fornite raccomandazioni per tenere sotto controllo i rischi sanitari, integrando i documenti che INAIL e Conferenza Stato regioni avevano già pubblicato.

Si tratta di indicazioni semplici, di tipo tecnico che riguardano i controlli ambientali, dal funzionamento dei depuratori, al controllo delle acque reflue e degli scarichi illeciti e di norme igieniche/comportamentali da seguire in stabilimenti e spiagge libere indirizzate ai gestori degli stabilimenti balneari e agli stessi bagnanti.

Norme ambientali

Le norme ambientali richiamano e rafforzano la vigilanza su eventuali scarichi illeciti di reflui nei corpi idrici (mare, fiumi, laghi), sul controllo degli impianti di depurazione e sugli scarichi da imbarcazioni. Una particolare attenzione deve essere anche indirizzata all’applicazione delle norme di controllo delle acque di balneazione.

È possibile prevedere sospensione, a carattere cautelativo, della balneazione qualora i dati storici di monitoraggio segnalino l’area come interessata, direttamente o indirettamente, dalla presenza di reflui non depurati, scarichi illeciti e/o contaminazione da fosse settiche, che possono influenzare la qualità delle acque nell’area di balneazione.

Tra le diverse indicazioni, per gli stabilimenti e per i bagnanti viene raccomandato:

  • di prenotare l’accesso agli stabilimenti (anche online), eventualmente per fasce orarie, in modo da prevenire assembramenti, e registrare gli utenti, anche per rintracciare retrospettivamente eventuali contatti a seguito di contagi, mantenendo l’elenco delle presenze per un periodo di almeno 14 giorni, nel rispetto della normativa sulla privacy;
  • di utilizzare cartellonistica e locandine con le regole comportamentali per i fruitori delle aree di balneazione e i bagnanti per prevenire e controllare i rischi – comprensibili anche per utenti di altre nazionalità;
  • di regolamentare gli accessi e gli spostamenti sulle spiagge, anche attraverso percorsi dedicati, e disporre le attrezzature, in modo da garantire in ogni circostanza il distanziamento interpersonale;
  • di garantire distanziamento interpersonale di almeno 1 metro tra persone non appartenenti allo stesso nucleo familiare, in ogni circostanza, anche durante la balneazione;
  • di controllare la temperatura corporea, ove possibile, del personale e dei bagnanti con interdizione di accesso se questa risulta superiore ai 37,5°C;
  • di vietare qualsiasi forma di aggregazione che possa creare assembramenti, quali, tra l’altro, attività di ballo, feste, eventi sociali, degustazioni a buffet;
  • di interdire gli eventi musicali con la sola eccezione di quelli esclusivamente di “ascolto” con postazioni sedute che garantiscano il distanziamento interpersonale;
  • di pulire, con regolarità almeno giornaliera, le varie superfici, gli arredi di cabine e le aree comuni e sanificare in modo regolare e frequente attrezzature (sedie, sdraio, lettini, incluse attrezzature galleggianti e natanti), materiali, oggetti e servizi igienici, limitando l’utilizzo di strutture (cabine docce singole, spogliatoi) per le quali non sia possibile assicurare una disinfezione intermedia tra gli utilizzi promiscui;
  • di non trattare in alcun caso spiagge, terreni, arenili o ambienti naturali con prodotti biocidi;
  • di evitare l’uso promiscuo di qualsiasi attrezzatura da spiaggia;
  • di dotare i bagnanti di disinfettanti per l’igiene delle mani;
  • di fornire disinfettanti e DPI adeguati al personale (mascherine, schermi facciali, guanti) e utilizzare obbligatoriamente DPI in caso di contatti ravvicinati con bagnanti e attività a rischio.

L’informativa e la sorveglianza, in ambienti di libero accesso, come le spiagge libere, risulta di difficile praticabilità. Pertanto, in questo ambito sono chiamati i sindaci e/o agli altri enti locali competenti a dover applicare ogni adeguata misura volta a garantire condizioni di riduzione dei rischi e, ove necessario, a definire attività di vigilanza sul rispetto delle misure da parte dei fruitori delle spiagge, a regolamentare gli accessi per consentire il distanziamento interpersonale, individuare le procedure di sanificazione delle attrezzature e delle aree comuni.

Rimangono valide le seguenti indicazioni per tutti:

  • rispetto del distanziamento interpersonale di almeno 1 metro;
  • responsabilità di vigilanza sul distanziamento anche dei bambini;
  • misure di igiene personale, pulizia e disinfezione frequenti delle mani;
  • igiene respiratoria: starnutire e/o tossire in fazzoletti di carta o nel gomito;
  • uso di mascherine quando le misure di distanziamento siano di difficile mantenimento (le mascherine dovranno essere smaltite con i rifiuti indifferenziati).

Il rapporto enfatizza come la possibilità̀ di contenere e controllare la diffusione di COVID-19 è fondamentalmente legata ai comportamenti individuali – soprattutto il distanziamento fisico, nel rispetto degli altri. Quest’ultima necessità può̀ comportare in molti casi modalità̀ di fruizione degli ambienti diverse rispetto alla prassi consueta, come il contingentamento degli accessi su prenotazione e l’adeguamento alle rigorose regole comportamentali, tra cui la vigilanza sui bambini.

Ogni messaggio comunicativo deve essere improntato alla consapevolezza del ruolo che ognuno deve assumere riguardo alla conoscenza e al rispetto delle rigorose norme che caratterizzeranno questa stagione balneare, con la necessità che tali norme siano adeguatamente diffuse e illustrate ai professionisti del settore e alla popolazione generale.

Fonte: Iss 


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