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APNEE DEL SONNO – Guida diagnostico terapeutica

È una malattia caratterizzata da ricorrenti episodi di “collasso” delle vie aeree superiori e, in particolare, del rino e/o orofaringe durante il sonno.

Le periodiche interruzioni della fisiologica respirazione provocano un insieme di sintomi sia nel corso del sonno che durante il giorno.

Il riposo notturno è caratterizzato da frequenti risvegli spesso associati a nicturia ed il sonno non ristoratore potrà determinare ripercussioni nella giornata con cefalea al risveglio, eccessiva stanchezza fino alla sonnolenza con episodi di addormentamento involontario.

La persistenza della patologia in assenza di adeguato trattamento a lungo termine può causare sviluppo di ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari, malattie neurologiche, disturbi metabolici ed incremento della frequenza di incidenti sia del lavoro che della strada.

FONTE | http://www.pneumotool.net

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Apnee del sonno

È una malattia caratterizzata da ricorrenti episodi di “collasso” delle vie aeree superiori e, in particolare, del rino e/o orofaringe durante il sonno.

Le periodiche interruzioni della fisiologica respirazione provocano un insieme di sintomi sia nel corso del sonno che durante il giorno. Il riposo notturno è caratterizzato da frequenti risvegli spesso associati a nicturia ed il sonno non ristoratore potrà determinare ripercussioni nella giornata con cefalea al risveglio, eccessiva stanchezza fino alla sonnolenza con episodi di addormentamento involontario.

La persistenza della patologia in assenza di adeguato trattamento a lungo termine può causare sviluppo di ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari, malattie neurologiche, disturbi metabolici ed incremento della frequenza di incidenti sia del lavoro che della strada.

Apnee del sonno - punti chiave

Apnee del sonno - grado di sonnolenza

Apnee del sonno - epidemiologia

Apnee del sonno - diagnosi

Apnee del sonno - indici

Apnee del sonno - trattamento

FONTE |  pneumotool.net

Linee guida americane 2017 sullo scompenso cardiaco

Le società scientifiche cardiologiche americane (ACC/AHA/HFSA) hanno pubblicato un secondo aggiornamento delle linee guida sullo scompenso cardiaco pubblicate nel 2013. Un primo aggiornamento focalizzato sulla terapia medica ed in particolare sulla novità rappresentata dagli ARNI (angiotensin receptorneprilysin inhibitor) era stato pubblicato l’anno scorso.

Riportiamo alcune delle principali novità introdotte con il recente aggiornamento.

Prevenzione | Nei pazienti a rischio di sviluppare lo scompenso cardiaco (stadio A) , asintomatici ed esenti da disfunzione ventricolare, è considerato ragionevole utilizzare il dosaggio dei peptidi natriuretici (BNP e NT-proBNP) per identificare quelli che meritano un approfondimento diagnostico. Sulla scorta dei risultati dello studio SPRINT, che ha documentato i benefici, anche in termini di riduzione dell’incidenza dello scompenso cardiaco, della strategia di perseguire il target di 120 mmHg di pressione sistolica, l’obiettivo del trattamento anti-ipertensivo nei pazienti in stadio A è collocato a 130/80 mmHg. La scelta di proporre 130 e non 120 mmHg scaturisce dalla constatazione che la pressione arteriosa misurata nella pratica routinaria è 5-10 mmHg più elevata di quella riscontrata nelle condizioni controllate di un trial clinico.

Terapia | Si ribadiscono l’utilità e le indicazioni della introduzione in terapia di farmaci innovativi come gli ARNI  e l’ivabradina inserendoli all’interno di una nuova flow-chart terapeutica dopo diuretici, ace-inibitori / sartani e beta-bloccanti.

Diagnosi e prognosi | Si conferma l’utilità del dosaggio dei peptidi natriuretici nella diagnosi di scompenso cardiaco acuto e cronico e lo si estende anche alla prognosi, con particolare riguardo ai valori riscontrati al momento del ricovero e alla dimissione.

Scompenso cardiaco con frazione di eiezione preservata (HFpEF) | Per lo scompenso a frazione di eiezione preservata non sono disponibili terapie in grado di modificare la prognosi. In questo aggiornamento, per la prima volta, in pazienti molto selezionati e con una forza della raccomandazione molto debole, si suggerisce la possibilità di utilizzare gli antagonisti dell’aldosterone al fine di ridurre le ospedalizzazioni. Il trattamento è proposto ai pazienti con caratteristiche analoghe a quelle dello studio TOPCAT [6]: FE ≥ 45%, valori elevati di BNP o ricovero per scompenso entro un anno, velocità di filtrazione glomerulare stimata > 30 mL/min, creatinina < 2.5 mg/dL, potassiemia < 5.0 mEq/L.

Comorbilità: anemia | Nei pazienti con scompenso in classe NYHA II-III, una carenza di ferro documentata (ferritina < 100 ng/mL o compresa tra 100 e 300 ng/mL se la saturazione della transferrina è < 20%) si può prendere in considerazione la somministrazione di ferro endovena per migliorare lo stato funzionale e la qualità della vita. E’ da evitare, invece, la somministrazione di eritropoietina. In ogni caso, il dosaggio della ferritina rientra tra le valutazioni ematochimiche da effettuare nel paziente con scompenso.

Comorbilità: apnee notturne | Nei pazienti con possibili alterazioni respiratorie notturne o con sonnolenza diurna è indicato eseguire una valutazione diagnostica al fine di riconoscere una eventuale sindrome delle apnee notturne. Il trattamento ventilatorio a pressione positiva (CPAP), infatti, potrebbe essere migliorare la qualità del sonno e l’ossigenazione del sangue.

Fonte | 2017 ACC/AHA/HFSA Focused Update of the 2013 ACCF/AHA Guideline for the Management of Heart Failure – Circulation. 2017 Apr 28.

Apnee ostruttive. Il trattamento rende reversibili i danni neurocognitivi associati

Apnee ostruttive. Il trattamento rende reversibili i danni neurocognitivi associati

I deficit neurocognitivi associati a modificazioni strutturali del cervello nei pazienti con sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSA – obstructive sleep apnea) risultano reversibili dopo il trattamento con CPAP (Continuous positive airway pressure treatment) per tenere aperte le vie aeree evitando le apnee.

Ad affermarlo è un gruppo di ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, coordinato dal professor Luigi Ferini Strambi, neurologo e responsabile del Centro di Medicina del Sonno dell’Ospedale San Raffaele Turro e dal professor Andrea Falini, primario di neuroradiologia del San Raffaele.

Lo studio* è stato appena pubblicato sulla rivista scientifica Sleep.

Nelle conclusioni dello studio si legge che “il recupero dei deficit cognitivi dopo il trattamento è coerente con la presenza di un danno strutturale neurale reversibile nell’OSA nei pazienti che mostravano compliance con il trattamento”.

La CPAP permette una normalizzazione delle funzioni cognitive, accompagnata alla normalizzazione del danno strutturale a livello della sostanza bianca cerebrale solo dopo un anno di trattamento”, ha spiegato la dottoressa Vincenza Castronovo, primo autore della pubblicazione.

Questo studio insieme agli altri già precedentemente pubblicati possono essere utilizzati nella pratica clinica per motivare i soggetti affetti da tale patologia ad utilizzare il trattamento, a volte poco accettato o non ritenuto importante”, ha aggiunto il Professor Ferini Strambi.

QuotidianoSanità

*Castronovo V. et al, White Matter Integrity in Obstructive Sleep Apnea before and after Treatment, Sleep, 2014 Sep 1;37(9):1465-75. doi: 10.5665/sleep.3994.

Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSAS)

La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSAS, Obstructive Sleep Apnea Syndrome) è la forma più frequente di disturbo respiratorio durante il riposo.

Essa è caratterizzata dal collasso delle vie aeree superiori con chiusura parziale o completa dell’ipofaringe, seguita da sforzi inspiratori atti a permettere nuovamente il passaggio dell’aria.
Questa patologia è diagnosticata nel 4% degli uomini e nel 2% delle donne, appartenenti alla popolazione generale inclusa nella forbice di età tra i 30 e 60 anni. Un’incidenza più alta, intorno all’11%, si registra invece nei soggetti oltre i 60 anni.
I numeri, però, dovrebbero essere tutti rivisti, dato che la sindrome è ampiamente sottodiagnosticata. La sonnolenza diurna, sintomo principale della OSAS, frequentemente viene confusa con una semplice stanchezza. E la percezione di un vero problema dipende spesso dall’attenzione del partner, infastidito dall’eccessivo russamento o testimone delle pause respiratorie.

CAUSE | Nel caso della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno non è corretto parlare di cause, bensì di fattori predisponenti.

I soggetti più a rischio presentano:
• Forte russamento
• Sovrappeso
• Ipertensione
• Anomalie nasofaringee, come l’ipertrofia adenotonsillare e la deviazione del setto nasale
• Familiarità

Altri fattori, meno frequenti, consistono in: ipotiroidismo, acromegalia, tabagismo, alcolismo e assunzione di sedativi.

FORME | Le diverse forme di OSAS si distinguono in base alla gravità della patologia. Questa suddivisione si ottiene tramite l’utilizzo del polisonnografo, un apparecchio in grado, tra le altre cose, di:

  • Rilevare e classificare, secondo un indice internazionale, apnee totali e parziali (ipopnee)
  • Permettere la classificazione delle apnee in centrali, ostruttive e miste
  • Calcolare la desaturazione di ossigeno
  • Evidenziare le alterazioni del ritmo cardiaco
  • Riconoscere la fase del sonno durante la quale gli eventi hanno luogo.

La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno si distingue in tre gradi:
• Lieve
Indice di apnea-ipopnea 5-14.
Saturazione di ossigeno superiore o pari all’86%.
Sonnolenza diurna poco presente.
• Moderato
Indice di apnea-ipopnea 15-30.
Saturazione di ossigeno 80-85%.
Frequenti episodi di sonnolenza, con inevitabile ricaduta sulla qualità della vita sociale e professionale.
• Grave
Indice di apnea-ipopnea >30.
Saturazione di ossigeno inferiore o uguale al 79%.
Episodi di sonnolenza quotidiani anche nel corso di attività fisiche che richiedono un certo grado di attenzione.

SINTOMI | I sintomi più frequenti sono:
• Il russamento che da solo è poco indicativo, ma diventa più specifico se accompagnato da pause respiratorie
• La sonnolenza diurna, dovuta alla scarsa qualità del sonno.

CURE | Per curare la sindrome delle apnee ostruttive nel sonno si può intervenire su diversi fronti.
Prima di ogni cosa bisogna prendere delle specifiche misure comportamentali: seguire un regime alimentare equilibrato e ipocalorico atto a dimagrire, evitare l’assunzione di alcool e sedativi prima di coricarsi, limitare o eliminare del tutto il fumo, coricarsi e alzarsi a orari costanti.
Nei casi più gravi, in cui dimagrimento e il miglioramento dell’igiene del sonno non siano sufficienti, è bene intervenire con la ventilazione meccanica a pressione positiva, possibile grazie a un apparecchio denominato CPAP (Continuous Positive Airway Pressure). Questo insuffla nel naso aria a pressione positiva costante, mantenendo in questo modo le vie aeree superiori sempre pervie.
A questo trattamento se ne può affiancare anche uno farmacologico atto a ridurre l’eccessiva sonnolenza diurna.
I pazienti che presentano anomalie anatomiche nasofaringee possono essere sottoposti a trattamenti chirurgici risolutivi.


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