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Milano Heart Week 2019. La prevenzione digitale

In occasione della Giornata Mondiale per il Cuore 2019, promossa dalla World Heart Federation, il Centro Cardiologico Monzino IRCCS di Milano organizza, dal 21 al 29 settembre, la Milano Heart Week, in collaborazione con il Comune di Milano.

Una settimana ricca di appuntamenti, rivolta a cittadini di ogni età e a chi ha un ruolo speciale nella tutela della salute, con linguaggi semplici e messaggi alla portata di tutti. E un obiettivo ambizioso: contribuire allo sviluppo di una nuova cultura della prevenzione cardiovascolare “su misura” per ogni persona.

In particolare sabato 21 settembre, all’Auditorium del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano, è in programma un incontro per gli appassionati del mondo digital sul futuro delle innovazioni nella prevenzione cardiovascolare digitale, con alcuni dei massimi esperti di questo settore in continua crescita.

La medicina è sempre più “digital”, per rendere più mirate l’assistenza e le cure. E le tecnologie digitali aiuteranno anche la prevenzione a diventare “di precisione”. Ma insieme ai benefici, il digitale comporta anche qualche rischio: privacy, ipermedicalizzazione, pervasività della tecnologia.

Tra i vari ospiti, discuteranno di questo, anche Roberto Ascione (Amministratore Delegato, Healthware International) e Cristina Cenci (Co-fondatrice, Center for Digital Health Humanities – Amministratore Delegato, DNM-Digital Narrative Medicine).

La partecipazione all’evento è libera e gratuita fino a esaurimento posti. Per maggiori informazioni sull’evento e per iscriversi consultare il sito web dedicato.

Fonte | Center for Digital Health Humanities

Malattie delle valvole cardiache: in settembre la settimana europea della sensibilizzazione

Le malattie delle valvole del cuore colpiscono oltre 1 milione di italiani e si manifestano, in genere, dopo i 65 anni di età, riguardando circa il 10% degli italiani di questa fascia di popolazione. Nei Paesi Occidentali si stima che tra il 2 e il 7% della popolazione di ultrasessantacinquenni presenti una stenosi aortica, una delle forme più comuni, e che il 2% degli over 75, in Italia, abbia avuto un’indicazione all’intervento di sostituzione della valvola aortica.

Alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione italiana – ISTAT calcola in 1 su 4 gli over 65 oggi in Italia, e stima che nei prossimi 25 anni rappresenteranno oltre il 30% della popolazione nazionale – le malattie delle valvole cardiache saranno sempre più diffuse. Nonostante siano malattie abbastanza comuni e lo saranno sempre più, la consapevolezza nei loro confronti è molto bassa: solo il 3% degli europei e degli italiani sa che il nostro cuore ha quattro valvole e solo il 7% degli europei conosce le malattie delle valvole cardiache, percentuale che scende al 5% se consideriamo solo gli intervistati italiani.

Per sensibilizzare la popolazione sulle malattie delle valvole cardiache dal 16 al 20 settembre si celebrerà nei Paesi europei la Settimana Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache, European Heart Valve Disease Awareness Week, evoluzione della Giornata Europea istituita l’anno scorso.

Diversi sono gli obiettivi di questa iniziativa alcuni dei più importanti sono: aumentare la consapevolezza sia della cittadinanza sia delle Istituzioni su queste malattie, promuovere e diffondere la conoscenza dei sintomi, migliorare la diagnosi che può essere effettuata in modo semplice da parte del medico di medicina generale auscultando il cuore con lo stetoscopio” – dichiara Roberto Messina, Presidente di Cuore Italia.

Le malattie alle valvole del cuore, se non curate adeguatamente, provocano un peggioramento della qualità di vita del malato, possono causare scompenso cardiaco anche grave e portare a morte nel giro di pochi anni. La buona notizia è che si possono curare e guarire. A seconda della gravità, le cure variano dal trattamento farmacologico all’intervento di cardiochirurgia a cuore aperto o con i più moderni approcci minimamente invasivi, tra le quali le procedure transcatetere. Queste ultime rappresentano l’unica possibilità di intervento nelle forme gravi in cui è necessaria la sostituzione o la riparazione della valvola difettosa.

La Settimana Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache, European Heart Valve Disease Awareness Week è promossa dalle principali organizzazioni scientifiche e di tutela dei diritti dei malati cardiopatici europee: tra gli altri, le associazioni Cuore Italia, la francese Alliance du Coeur, la britannica Heart Valve Voice, l’Irlandese Croi, la spagnola Aepovac, l’olandese Hart Volgers.

 

Progetto FAI sulla Fibrillazione Atriale in Italia: pubblicati i risultati

Sono stati pubblicati sulla rivista Europace, organo ufficiale della European Society of Cardiology e della European Heart Rhythm Association, i risultati del “Progetto FAI: la Fibrillazione Atriale in Italia”, finanziato dal Centro per il Controllo delle Malattie del Ministero della Salute e coordinato dalla Regione Toscana.

Il Progetto FAI è stato promosso e sviluppato dal Professor Domenico Inzitari, del Dipartimento NEUROFARBA dell’Università degli Studi di Firenze, in qualità di Responsabile Scientifico, e dal Dr. Antonio Di Carlo, dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in qualità di Coordinatore Scientifico, insieme ai Responsabili delle quattro Unità Operative del Progetto, Dr. Leonardo Bellino (Firenze), Dr. Domenico Consoli (Vibo Valentia), Dr. Fabio Mori (Firenze) e Dr. Augusto Zaninelli (Bergamo).

Il Progetto FAI ha consentito di stimare, per la prima volta in Italia, la frequenza della fibrillazione atriale in un campione rappresentativo della popolazione anziana, costituito da 6.000 ultrasessantacinquenni arruolati tra gli assistiti dei Medici di Medicina Generale nelle 3 Unità Operative situate in Lombardia, Toscana e Calabria. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti a una procedura di screening e successiva conferma clinica. Lo studio è servito inoltre a sviluppare e validare una metodologia direttamente trasferibile ai Medici di Medicina Generale e al SSN. I dati raccolti indicano nella popolazione anziana del nostro paese una frequenza della fibrillazione atriale dell’8,1%. Questo significa che un anziano su 12 ne è colpito, portando a stimare in circa 1,1 milioni i soggetti affetti da questa aritmia in Italia.

Lo studio ha permesso di dimostrare che, per effetto dei cambiamenti demografici, questi numeri saranno in costante crescita nei prossimi anni, fino a raggiungere 1,9 milioni di casi nel 2060.

Utilizzando le proiezioni demografiche fornite dall’Ufficio Europeo di Statistica (Eurostat), la ricerca ha permesso anche di stimare i casi di fibrillazione atriale attesi nella popolazione anziana dei 28 paesi dell’Unione Europea. I casi prevalenti nel 2016 risultavano 7,6 milioni, destinati praticamente a raddoppiare fino a 14,4 milioni nel 2060.

Inoltre, mentre nel 2016 in Italia gli ultraottantenni affetti da fibrillazione atriale rappresentavano il 53% dei casi, per effetto dei trend demografici nel 2060 saranno il 69% del totale, e in Europa si passerà dal 51% al 65%.

Si tratta di uno studio molto importante perché ha permesso di evidenziare come al di sopra dei 65 anni l’8,1 % della popolazione sia affetto da fibrillazione atriale. Si tratta di una condizione che aumenta fortemente il rischio che si formino coaguli all’interno del cuore e quindi il rischio della successiva comparsa di una embolizzazione che può interessare le arterie cerebrali, con conseguente improvvisa ostruzione di importanti vasi arteriosi cerebrali e comparsa di un ictus cerebrale ischemico. Circa un quarto di tutti gli ictus cerebrali sono dovuti a questo meccanismo. È molto importante quindi riconoscere le persone che presentano fibrillazione atriale e iniziare una terapia preventiva primaria con anticoagulanti orali. Sono necessarie campagne di sensibilizzazione dei medici di medicina generale e della popolazione tutta, per affrontare adeguatamente questo problema e ridurre così la incidenza delle gravi malattie cerebrovascolari” – ha dichiarato Mancardi, Presidente della Società Italiana di Neurologia.

La fibrillazione atriale è la più frequente aritmia cardiaca di rilevanza clinica e presenta una stretta correlazione con l’età avanzata. La sua importanza è legata al fatto che essa aumenta di ben 5 volte il rischio di ictus cerebrale, patologia che rappresenta la seconda causa di morte e la prima causa di disabilità nel soggetto adulto-anziano.

Attualmente in Italia si verificano ogni anno circa 200.000 ictus, con un costo per il SSN che supera i 4 miliardi di euro. Rispetto agli ictus dovuti a cause diverse, quelli di origine cardioembolica hanno un impatto più devastante in termini di disabilità residua e sopravvivenza.

Considerando che i pazienti più anziani con fibrillazione atriale sono quelli a maggior rischio di comorbosità e complicanze, il peso di questa aritmia è destinato a crescere enormemente nei prossimi decenni, con un prevedibile aumento degli ictus cardioembolici, di maggior gravità, ponendo delle importanti sfide legate alla prevenzione e al trattamento. A tale riguardo, sono attualmente disponibili terapie efficaci, quali i farmaci anticoagulanti, che permettono di ridurre di circa 2/3 il rischio di ictus in questi pazienti, ma non sempre sono utilizzate al meglio. Adeguate campagne di screening, con il coinvolgimento diretto dei Medici di Medicina Generale, potrebbero consentire un’identificazione precoce della fibrillazione atriale, attraverso una semplice valutazione del polso e successiva esecuzione di un ECG nei soggetti in cui esso risulti irregolare, nell’ottica di ridurre gli ingenti costi sociali e sanitari collegati a questa aritmia e alle sue conseguenze.


Effetti benefici sul cuore e riduzione della mortalità cardiovascolare con la sauna finlandese

La sauna finlandese ha effetti benefici sul cuore e riduce la mortalità cardiovascolare. E’ il risultato di un ampio studio osservazionale condotto su un campione della popolazione della città finlandese di Kuopio che ha coinvolto 1688 soggetti, età media 63 anni (range 53-74 anni), 51.4% donne, le cui abitudini relative all’uso della sauna erano state registrate al momento dell’arruolamento mediante un questionario.

Al termine di un follow-up della durata mediana di 15.0 anni, sono stati registrati 181 eventi cardio-vascolari fatali evidenziando una relazione inversa tra la mortalità cardiovascolare e il numero di sedute di sauna alla settimana o il numero di minuti trascorsi in sauna alla settimana.

Rispetto ai soggetti che praticano una sola sauna alla settimana, quelli che ne fanno da due a quattro o più di quattro hanno un rischio di mortalità cardiovascolare ridotto rispettivamente del 29% e del 70%.

Inoltre, gli autori hanno potuto verificare che, introducendo la frequenza delle saune in un modello predittivo degli eventi cardiovascolari basato sui tradizionali fattori di rischio, si ottiene un significativo miglioramento delle performance del modello.

La sauna finlandese consiste in un ambiente secco, con umidità relativa tra 10% e 20%, e temperatura tra 80 e 100°C all’altezza della testa dei bagnanti e di circa 30°C a livello del pavimento. La durata della permanenza nella sauna generalmente varia tra 5 e 20 minuti ma può protrarsi anche oltre.

Sono stati ipotizzati di versi meccanismi per spiegare l’effetto benefico della sauna sull’apparato cardiovascolare. In particolare, la sauna causa un aumento della frequenza cardiaca fino a 120-150 b/m, corrispondente ad un esercizio fisico di lieve-moderata intensità.

L’esposizione ripetuta alla sauna migliora la funzione endoteliale e, a lungo termine, può ridurre la pressione arteriosa e migliorare la funzione ventricolare attraverso una riduzione del pre-carico e del post-carico.

Alcuni studi hanno evidenziato una alterazione positiva del sistema nervoso autonomo e una riduzione delle concentrazioni dei peptidi natriuretici, dello stress ossidativo dell’infiammazione e della concentrazione della norepinefrina.

Sauna bathing is associated with reduced cardiovascular mortality and improves risk prediction in men and women: a prospective cohort study. BMC Med. 2018 Nov 29;16(1):219. doi: 10.1186/s12916-018-1198-0.


Taking Diabetes to Heart

In occasione della giornata mondiale del cuore che si è celebrata il 29 settembre, l’International Diabetes Federation (IDF) in collaborazione con Novo Nordisk ha presentato i risultati dell’indagine Taking Diabetes to Heart. L’indagine, condotta a livello mondiale tra 12.695 persone con diabete tipo 2 per investigare il livello di conoscenza delle malattie cardiovascolari (CVD), ha rivelato che 2 persone intervistate su 3 presentano fattori di rischio cardiovascolare come pressione alta, glicemia non controllata e colesterolo alto e/o hanno avuto eventi cardiovascolari come angina, infarto, ictus e insufficienza cardiaca. Nonostante le malattie cardiovascolari rappresentino la principale causa di disabilità e morte nelle persone con diabete 22, 1 intervistato su 4 non ha mai discusso o non si ricorda di aver parlato dei fattori di rischio cardiovascolare con il proprio medico e solo 1 su 4 si considera a rischio o a basso rischio di incorrere in queste malattie1.

I risultati di questa indagine confermano le nostre preoccupazioni in merito alla crescita a livello globale della prevalenza del diabete e delle complicanze associate. La conoscenza dei rischi e delle conseguenze della malattia rimane miseramente bassa e manca l’educazione che permetta di affrontare le complicanze del diabete. Per questo esortiamo i governi a investire in misure efficaci per la diagnosi precoce del diabete tipo 2 e garantire che gli operatori sanitari siano formati per aiutare le persone a cambiare in maniera positiva il loro stile di vita e a gestire meglio il loro diabete. Questo le aiuterà a evitare le complicanze della malattia così invalidanti e pericolose per la vita” – ha commentato Nam H. Cho, Presidente IDF.

Attualmente sono 425 milioni gli adulti nel mondo che convivono con il diabete3, la maggior parte con quello di tipo 2. Le malattie cardiovascolari, che includono infarto, cardiopatia coronarica e arteriopatia periferica4, rappresentano la principale causa di disabilità e morte nelle persone con diabete tipo 22.

Sempre secondo l’indagine, 3 persone intervistate su 4 hanno affermato di fare affidamento sulle informazioni sulle malattie cardiovascolari date dal proprio medico. Però più della metà degli intervistati ha dichiarato che vorrebbe maggiori informazioni sui fattori di rischio associati allo sviluppo delle malattie cardiovascolari per poterle prevenire1.

Le malattie cardiovascolari possono avere un effetto devastante sulla vita delle persone con diabete tipo 2 e delle loro famiglie. I risultati dell’indagine dell’IDF sono straordinari e rafforzano l’importanza di aumentare la consapevolezza del rischio cardiovascolare e del suo impatto sulle persone che vivono con il diabete tipo 2. Il nostro impegno sarà quello di continuare a collaborare con IDF e fare in modo che questi dati possano essere la base per azioni future in grado di aiutare le persone a migliorare la propria salute” – ha affermato Stephen Gough, Global Chief Medical Officer di Novo Nordisk.

Taking Diabetes to Heart terminerà con un report completo di tutti i risultati divisi per regione e paese per aiutare ad aumentare la conoscenza e la consapevolezza delle malattie cardiovascolari tra le persone con diabete tipo 2 e quelle a rischio in tutto il mondo.

Taking Diabetes to Heart, è la prima indagine internazionale condotta allo scopo di capire il livello di conoscenza delle malattie cardiovascolari tra le persone con diabete tipo 2. L’indagine on line ha coinvolto 130 paesi e più di 12.000 partecipanti ed è terminata. I risultati saranno utili per informare i decisori politici su queste complicanze del diabete e predisporre strategie di difesa e supporto dei pazienti3.

 

  1. International Diabetes Federation. Taking Diabetes to Heart Survey Results.
  2. Low Wang CC, Hess CN, Hiatt WR, et al. Clinical Update: Cardiovascular Disease in Diabetes Mellitus: Atherosclerotic Cardiovascular Disease and Heart Failure in Type 2 Diabetes Mellitus – Mechanisms, Management, and Clinical Considerations. Circulation. 2016;133:2459-2502.
  3. International Diabetes Federation. IDF Diabetes Atlas. 8th edition. Brussels, Belgium. 2017. Last accessed: September 2018.
  4. International Diabetes Federation. Diabetes and Cardiovascular Disease. 2016. Last accessed: September 2018


Libro Bianco sul trattamento delle malattie valvolari cardiache

Promozione di una campagna di conoscenza e di sensibilizzazione sul tema delle malattie delle valvole cardiache, istituzione di un fondo per l’acquisto dei dispositivi medici innovativi sulla falsariga dell’analogo provvedimento già attivo per i farmaci, completamento in tempi rapidi della revisione del sistema DRG adeguato alle esigenze specifiche della realtà italiana.

Sono alcune delle proposte formulate il 20 dicembre scorso a Roma da Cuore Italia, l’associazione appartenente alla rete internazionale Heart Valve Voice, nata per dare voce alle persone colpite da malattie frequentemente letali, che provocano comunque serie limitazioni nel quotidiano con un importante impatto sulla qualità di vita.

L’occasione è stata la presentazione ufficiale al Ministero della salute del Libro Bianco sul trattamento delle malattie valvolari cardiache.

Il Libro bianco rappresenta il coronamento del primo anno e mezzo di lavoro di Cuore ItaliaHeart Valve Voice, associazione che costituisce il punto di riferimento in Italia per quei malati fino a oggi isolati e troppo spesso ignari della possibilità di allungare la propria vita e migliorarne significativamente la qualità, grazie alle cure disponibili. Con questo documento ci proponiamo di evidenziare i fattori e le barriere ancora esistenti nel nostro Paese sui quali risulta necessario un intervento: dalla scarsa conoscenza della malattia, ai ritardi nella diagnosi, alle cure non uniformemente accessibili con disparità di trattamento tra cittadini di regioni diverse e di età diverse. Tutto ciò fa sì, in ultima analisi, che molte persone che ne avrebbero diritto e necessità, soprattutto anziane, non siano curate” – ha spiegato Roberto Messina, Presidente di Cuore ItaliaHeart Valve Voice.

Le malattie delle valvole cardiache sono molto più frequenti di quanto si possa pensare e producono un impatto importante sulla salute e sulla qualità di vita, soprattutto nelle persone in età avanzata, in cui la malattia è più spesso severa e invalidante. Colpiscono in Italia più di 1 milione di persone e riguardano il 10 per cento della popolazione oltre i 65 anni, la fascia più colpita” – ha ricordato Niccolò Marchionni, Direttore Dipartimento Cardio-toraco-vascolare dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Careggi” di Firenze e membro del Comitato scientifico di Cuore ItaliaHeart Valve Voice.

Secondo i dati di letteratura internazionale, riportati nel nostro Libro bianco, si stima che nei Paesi oc­cidentali sia tra il 2 e il 7% la popolazione di ultrasessanta­cinquenni con stenosi aortica e dati italiani evidenziano come il 2% degli over 75 abbia indicazione all’intervento di sostituzione di questa valvola cardiaca per malfunzionamento. Inoltre – ha proseguito – si calcola che, al di sopra dei 75 anni, circa il 10% delle persone abbia un’insufficienza mitralica da moderata a severa, un’altra condizione che potrebbe rendere necessario un intervento” – ha detto Pierluigi Stefano, Direttore Divisione di cardiochirurgia dell’Azienda Universitaria-Ospedaliera Careggi di Firenze e membro del Comitato scientifico di Cuore ItaliaHeart Valve Voice.

In occasione del recente congresso nazionale di Senior Italia a Rimini, grazie alla collaborazione con la Società Italiana di cardiologia geriatrica (SICGe) e Cuore ItaliaHeart Valve Voice si è effettuato uno screening cardiovascolare completo di ecocardiogramma ed ecocardiografia su un campione di congressisti.

I dati che abbiamo rilevato confermano puntualmente le stime per queste malattie. Abbiamo rilevato, su un campione di età media di 73 anni equamente ripartito tra maschi e femmine, il 10% di persone con insufficienza mitralica e il 2% con stenosi aortica. Ciò che è più importante, tuttavia, è il fatto che si trattasse di un gruppo di persone abbastanza giovani, in grado di prendere un mezzo di trasporto autonomamente per recarsi ad un congresso in un’altra città, ma soprattutto, totalmente ignare del loro problema di salute. Una di queste persone, casualmente scoperta dalla nostra indagine è stata sottoposta in questi giorni a un intervento cardiochirurgico d’urgenza, che le ha presumibilmente salvato la vita” – ha spiegato Alessandro Boccanelli, Presidente della Società Italiana di cardiologia geriatrica (SICGe) e membro del Comitato scientifico di Cuore ItaliaHeart Valve Voice.

Cuore ItaliaHeart Valve Voice, in linea con gli obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Commissione europea, ritiene che affrontare in maniera adeguata le malattie delle valvole cardiache con diagnosi e cure tempestive, permetta il raggiungimento di quella condizione definita “healthy ageing”, contribuendo da un lato a mantenere attiva, indipendente e autosufficiente un’ampia parte della popolazione e a valorizzarne il potenziale, di grande valore per la società.

La popolazione italiana invecchia; già oggi gli over 65 rappre­sentano il 22 per cento, contro una media europea del 18,9 per cento, e nei prossimi 25 anni ISTAT stima questo dato possa abbondantemente oltrepassare la soglia del 30 per cento. Per questo, le malattie delle valvole cardiache saran­no sempre più diffuse” – ha ricordato Gennaro Santoro, Cardiologo-interventista, Docente della Scuola Superiore S. Anna, Pisa e membro del Comitato scientifico di Cuore ItaliaHeart Valve Voice.

Troppo spesso, infatti, queste malattie non sono diagno­sticate e, anche quando ciò avviene, non sempre i pazienti sono avviati al trattamento più adeguato: è stato documentato che cir­ca un terzo dei pazienti affetti da stenosi aortica con indicazione al trattamento chirurgico non vengono operati, e che ciò si veri­fica in un caso su 2 per la malattia della valvola mitrale. Nel nostro Paese, inoltre, esistono barriere al trattamento, specialmente per le procedure e le tecnologie innovative come la Tavi (sostituzione della valvola aortica per via transcatetere) e la mitraclip (la clip per l’insufficienza mitralica), che causano accesso non uniforme alle cure, disparità di trattamento tra cittadini di regioni diverse e migrazione di pazienti in altre regioni per rice­vere le cure appropriate.

Per questo Cuore Italia Heart Valve Voice si rivolge alle Istituzioni con uno strumento come il Libro bianco che, oltre far conoscere una patologia sottostimata, vuole servire a chi deve compiere scelte di politica sanitaria a livello nazionale e locale. Auspichiamo possa spingere i decisori a sostenere l’informazione dei pazienti, ad adottare politiche che consentano l’accesso ai trattamenti innovativi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, valorizzando adeguatamente l’innovazione tecnologica, e che mantengano il sistema al passo con l’evoluzione delle tecnologie sanitarie, partendo dall’applicazione di documenti e linee guida già esistenti, elaborati dalla comunità scientifica e fin qui largamente disattesi. Confidiamo che la voce della comunità dei pazienti sia ascoltata e che il Libro bianco possa contribuire all’evoluzione dell’approccio al problema, nella direzione di una sempre maggiore tutela dei pazienti, specialmente i più fragili” – ha concluso Roberto Messina.


Cioccolato e mandorle abbassano il colesterolo

Cioccolato e mandorle come ottimi alleati del cuore. Se assunti con moderazione, sembra aiutino a ridurre il rischio di malattie cardiache, in particolare quelle coronariche.

A rivelarlo è una ricerca della Pennsylvania State University, pubblicata su Journal of the American Heart Association 1.

Gli studiosi hanno preso in esame 31 persone di età compresa tra i 30 e i 70 anni. Per un mese, i partecipanti non hanno mangiato nessuno degli alimenti nello studio. Nel successivo periodo di un mese, hanno invece assunto 42,5 grammi di mandorle al giorno, in una fase successiva hanno mangiato 43 grammi di cioccolato fondente in combinazione con 18 grammi di polvere di cacao e in ultimo invece tutti e tre i cibi.

Lo studio ha mostrato che le mandorle consumate da sole abbassavano il colesterolo ‘LDL’, quello cosiddetto cattivo, del 7% e anche in combinazione col cioccolato risultavano ridotte le piccole particelle dense di LDL che sono un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

Il cioccolato fondente da solo, invece, non aumentava né diminuiva i livelli di colesterolo.

Da questo studio arriva un messaggio importante. Le mandorle devono essere parte di una dieta sana” – conclude Penny Kris-Etherton, autrice principale dello studio.

1 Effects of Dark Chocolate and Almonds on Cardiovascular Risk Factors in Overweight and Obese Individuals: A Randomized Controlled‐Feeding Trial – Yujin Lee, Claire E. Berryman, Sheila G. West, C.‐Y. Oliver Chen, Jeffrey B. Blumberg, Karen G. Lapsley, Amy G. Preston, Jennifer A. Fleming, Penny M. Kris‐Etherton – https://doi.org/10.1161/JAHA.116.005162 – Journal of the American Heart Association. 2017;6:e005162, Originally published November 29, 2017

FONTE | http://www.nutrieprevieni.it


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