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Effetti benefici sul cuore e riduzione della mortalità cardiovascolare con la sauna finlandese

La sauna finlandese ha effetti benefici sul cuore e riduce la mortalità cardiovascolare. E’ il risultato di un ampio studio osservazionale condotto su un campione della popolazione della città finlandese di Kuopio che ha coinvolto 1688 soggetti, età media 63 anni (range 53-74 anni), 51.4% donne, le cui abitudini relative all’uso della sauna erano state registrate al momento dell’arruolamento mediante un questionario.

Al termine di un follow-up della durata mediana di 15.0 anni, sono stati registrati 181 eventi cardio-vascolari fatali evidenziando una relazione inversa tra la mortalità cardiovascolare e il numero di sedute di sauna alla settimana o il numero di minuti trascorsi in sauna alla settimana.

Rispetto ai soggetti che praticano una sola sauna alla settimana, quelli che ne fanno da due a quattro o più di quattro hanno un rischio di mortalità cardiovascolare ridotto rispettivamente del 29% e del 70%.

Inoltre, gli autori hanno potuto verificare che, introducendo la frequenza delle saune in un modello predittivo degli eventi cardiovascolari basato sui tradizionali fattori di rischio, si ottiene un significativo miglioramento delle performance del modello.

La sauna finlandese consiste in un ambiente secco, con umidità relativa tra 10% e 20%, e temperatura tra 80 e 100°C all’altezza della testa dei bagnanti e di circa 30°C a livello del pavimento. La durata della permanenza nella sauna generalmente varia tra 5 e 20 minuti ma può protrarsi anche oltre.

Sono stati ipotizzati di versi meccanismi per spiegare l’effetto benefico della sauna sull’apparato cardiovascolare. In particolare, la sauna causa un aumento della frequenza cardiaca fino a 120-150 b/m, corrispondente ad un esercizio fisico di lieve-moderata intensità.

L’esposizione ripetuta alla sauna migliora la funzione endoteliale e, a lungo termine, può ridurre la pressione arteriosa e migliorare la funzione ventricolare attraverso una riduzione del pre-carico e del post-carico.

Alcuni studi hanno evidenziato una alterazione positiva del sistema nervoso autonomo e una riduzione delle concentrazioni dei peptidi natriuretici, dello stress ossidativo dell’infiammazione e della concentrazione della norepinefrina.

Sauna bathing is associated with reduced cardiovascular mortality and improves risk prediction in men and women: a prospective cohort study. BMC Med. 2018 Nov 29;16(1):219. doi: 10.1186/s12916-018-1198-0.


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Taking Diabetes to Heart

In occasione della giornata mondiale del cuore che si è celebrata il 29 settembre, l’International Diabetes Federation (IDF) in collaborazione con Novo Nordisk ha presentato i risultati dell’indagine Taking Diabetes to Heart. L’indagine, condotta a livello mondiale tra 12.695 persone con diabete tipo 2 per investigare il livello di conoscenza delle malattie cardiovascolari (CVD), ha rivelato che 2 persone intervistate su 3 presentano fattori di rischio cardiovascolare come pressione alta, glicemia non controllata e colesterolo alto e/o hanno avuto eventi cardiovascolari come angina, infarto, ictus e insufficienza cardiaca. Nonostante le malattie cardiovascolari rappresentino la principale causa di disabilità e morte nelle persone con diabete 22, 1 intervistato su 4 non ha mai discusso o non si ricorda di aver parlato dei fattori di rischio cardiovascolare con il proprio medico e solo 1 su 4 si considera a rischio o a basso rischio di incorrere in queste malattie1.

I risultati di questa indagine confermano le nostre preoccupazioni in merito alla crescita a livello globale della prevalenza del diabete e delle complicanze associate. La conoscenza dei rischi e delle conseguenze della malattia rimane miseramente bassa e manca l’educazione che permetta di affrontare le complicanze del diabete. Per questo esortiamo i governi a investire in misure efficaci per la diagnosi precoce del diabete tipo 2 e garantire che gli operatori sanitari siano formati per aiutare le persone a cambiare in maniera positiva il loro stile di vita e a gestire meglio il loro diabete. Questo le aiuterà a evitare le complicanze della malattia così invalidanti e pericolose per la vita” – ha commentato Nam H. Cho, Presidente IDF.

Attualmente sono 425 milioni gli adulti nel mondo che convivono con il diabete3, la maggior parte con quello di tipo 2. Le malattie cardiovascolari, che includono infarto, cardiopatia coronarica e arteriopatia periferica4, rappresentano la principale causa di disabilità e morte nelle persone con diabete tipo 22.

Sempre secondo l’indagine, 3 persone intervistate su 4 hanno affermato di fare affidamento sulle informazioni sulle malattie cardiovascolari date dal proprio medico. Però più della metà degli intervistati ha dichiarato che vorrebbe maggiori informazioni sui fattori di rischio associati allo sviluppo delle malattie cardiovascolari per poterle prevenire1.

Le malattie cardiovascolari possono avere un effetto devastante sulla vita delle persone con diabete tipo 2 e delle loro famiglie. I risultati dell’indagine dell’IDF sono straordinari e rafforzano l’importanza di aumentare la consapevolezza del rischio cardiovascolare e del suo impatto sulle persone che vivono con il diabete tipo 2. Il nostro impegno sarà quello di continuare a collaborare con IDF e fare in modo che questi dati possano essere la base per azioni future in grado di aiutare le persone a migliorare la propria salute” – ha affermato Stephen Gough, Global Chief Medical Officer di Novo Nordisk.

Taking Diabetes to Heart terminerà con un report completo di tutti i risultati divisi per regione e paese per aiutare ad aumentare la conoscenza e la consapevolezza delle malattie cardiovascolari tra le persone con diabete tipo 2 e quelle a rischio in tutto il mondo.

Taking Diabetes to Heart, è la prima indagine internazionale condotta allo scopo di capire il livello di conoscenza delle malattie cardiovascolari tra le persone con diabete tipo 2. L’indagine on line ha coinvolto 130 paesi e più di 12.000 partecipanti ed è terminata. I risultati saranno utili per informare i decisori politici su queste complicanze del diabete e predisporre strategie di difesa e supporto dei pazienti3.

 

  1. International Diabetes Federation. Taking Diabetes to Heart Survey Results.
  2. Low Wang CC, Hess CN, Hiatt WR, et al. Clinical Update: Cardiovascular Disease in Diabetes Mellitus: Atherosclerotic Cardiovascular Disease and Heart Failure in Type 2 Diabetes Mellitus – Mechanisms, Management, and Clinical Considerations. Circulation. 2016;133:2459-2502.
  3. International Diabetes Federation. IDF Diabetes Atlas. 8th edition. Brussels, Belgium. 2017. Last accessed: September 2018.
  4. International Diabetes Federation. Diabetes and Cardiovascular Disease. 2016. Last accessed: September 2018


Libro Bianco sul trattamento delle malattie valvolari cardiache

Promozione di una campagna di conoscenza e di sensibilizzazione sul tema delle malattie delle valvole cardiache, istituzione di un fondo per l’acquisto dei dispositivi medici innovativi sulla falsariga dell’analogo provvedimento già attivo per i farmaci, completamento in tempi rapidi della revisione del sistema DRG adeguato alle esigenze specifiche della realtà italiana.

Sono alcune delle proposte formulate il 20 dicembre scorso a Roma da Cuore Italia, l’associazione appartenente alla rete internazionale Heart Valve Voice, nata per dare voce alle persone colpite da malattie frequentemente letali, che provocano comunque serie limitazioni nel quotidiano con un importante impatto sulla qualità di vita.

L’occasione è stata la presentazione ufficiale al Ministero della salute del Libro Bianco sul trattamento delle malattie valvolari cardiache.

Il Libro bianco rappresenta il coronamento del primo anno e mezzo di lavoro di Cuore ItaliaHeart Valve Voice, associazione che costituisce il punto di riferimento in Italia per quei malati fino a oggi isolati e troppo spesso ignari della possibilità di allungare la propria vita e migliorarne significativamente la qualità, grazie alle cure disponibili. Con questo documento ci proponiamo di evidenziare i fattori e le barriere ancora esistenti nel nostro Paese sui quali risulta necessario un intervento: dalla scarsa conoscenza della malattia, ai ritardi nella diagnosi, alle cure non uniformemente accessibili con disparità di trattamento tra cittadini di regioni diverse e di età diverse. Tutto ciò fa sì, in ultima analisi, che molte persone che ne avrebbero diritto e necessità, soprattutto anziane, non siano curate” – ha spiegato Roberto Messina, Presidente di Cuore ItaliaHeart Valve Voice.

Le malattie delle valvole cardiache sono molto più frequenti di quanto si possa pensare e producono un impatto importante sulla salute e sulla qualità di vita, soprattutto nelle persone in età avanzata, in cui la malattia è più spesso severa e invalidante. Colpiscono in Italia più di 1 milione di persone e riguardano il 10 per cento della popolazione oltre i 65 anni, la fascia più colpita” – ha ricordato Niccolò Marchionni, Direttore Dipartimento Cardio-toraco-vascolare dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “Careggi” di Firenze e membro del Comitato scientifico di Cuore ItaliaHeart Valve Voice.

Secondo i dati di letteratura internazionale, riportati nel nostro Libro bianco, si stima che nei Paesi oc­cidentali sia tra il 2 e il 7% la popolazione di ultrasessanta­cinquenni con stenosi aortica e dati italiani evidenziano come il 2% degli over 75 abbia indicazione all’intervento di sostituzione di questa valvola cardiaca per malfunzionamento. Inoltre – ha proseguito – si calcola che, al di sopra dei 75 anni, circa il 10% delle persone abbia un’insufficienza mitralica da moderata a severa, un’altra condizione che potrebbe rendere necessario un intervento” – ha detto Pierluigi Stefano, Direttore Divisione di cardiochirurgia dell’Azienda Universitaria-Ospedaliera Careggi di Firenze e membro del Comitato scientifico di Cuore ItaliaHeart Valve Voice.

In occasione del recente congresso nazionale di Senior Italia a Rimini, grazie alla collaborazione con la Società Italiana di cardiologia geriatrica (SICGe) e Cuore ItaliaHeart Valve Voice si è effettuato uno screening cardiovascolare completo di ecocardiogramma ed ecocardiografia su un campione di congressisti.

I dati che abbiamo rilevato confermano puntualmente le stime per queste malattie. Abbiamo rilevato, su un campione di età media di 73 anni equamente ripartito tra maschi e femmine, il 10% di persone con insufficienza mitralica e il 2% con stenosi aortica. Ciò che è più importante, tuttavia, è il fatto che si trattasse di un gruppo di persone abbastanza giovani, in grado di prendere un mezzo di trasporto autonomamente per recarsi ad un congresso in un’altra città, ma soprattutto, totalmente ignare del loro problema di salute. Una di queste persone, casualmente scoperta dalla nostra indagine è stata sottoposta in questi giorni a un intervento cardiochirurgico d’urgenza, che le ha presumibilmente salvato la vita” – ha spiegato Alessandro Boccanelli, Presidente della Società Italiana di cardiologia geriatrica (SICGe) e membro del Comitato scientifico di Cuore ItaliaHeart Valve Voice.

Cuore ItaliaHeart Valve Voice, in linea con gli obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Commissione europea, ritiene che affrontare in maniera adeguata le malattie delle valvole cardiache con diagnosi e cure tempestive, permetta il raggiungimento di quella condizione definita “healthy ageing”, contribuendo da un lato a mantenere attiva, indipendente e autosufficiente un’ampia parte della popolazione e a valorizzarne il potenziale, di grande valore per la società.

La popolazione italiana invecchia; già oggi gli over 65 rappre­sentano il 22 per cento, contro una media europea del 18,9 per cento, e nei prossimi 25 anni ISTAT stima questo dato possa abbondantemente oltrepassare la soglia del 30 per cento. Per questo, le malattie delle valvole cardiache saran­no sempre più diffuse” – ha ricordato Gennaro Santoro, Cardiologo-interventista, Docente della Scuola Superiore S. Anna, Pisa e membro del Comitato scientifico di Cuore ItaliaHeart Valve Voice.

Troppo spesso, infatti, queste malattie non sono diagno­sticate e, anche quando ciò avviene, non sempre i pazienti sono avviati al trattamento più adeguato: è stato documentato che cir­ca un terzo dei pazienti affetti da stenosi aortica con indicazione al trattamento chirurgico non vengono operati, e che ciò si veri­fica in un caso su 2 per la malattia della valvola mitrale. Nel nostro Paese, inoltre, esistono barriere al trattamento, specialmente per le procedure e le tecnologie innovative come la Tavi (sostituzione della valvola aortica per via transcatetere) e la mitraclip (la clip per l’insufficienza mitralica), che causano accesso non uniforme alle cure, disparità di trattamento tra cittadini di regioni diverse e migrazione di pazienti in altre regioni per rice­vere le cure appropriate.

Per questo Cuore Italia Heart Valve Voice si rivolge alle Istituzioni con uno strumento come il Libro bianco che, oltre far conoscere una patologia sottostimata, vuole servire a chi deve compiere scelte di politica sanitaria a livello nazionale e locale. Auspichiamo possa spingere i decisori a sostenere l’informazione dei pazienti, ad adottare politiche che consentano l’accesso ai trattamenti innovativi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, valorizzando adeguatamente l’innovazione tecnologica, e che mantengano il sistema al passo con l’evoluzione delle tecnologie sanitarie, partendo dall’applicazione di documenti e linee guida già esistenti, elaborati dalla comunità scientifica e fin qui largamente disattesi. Confidiamo che la voce della comunità dei pazienti sia ascoltata e che il Libro bianco possa contribuire all’evoluzione dell’approccio al problema, nella direzione di una sempre maggiore tutela dei pazienti, specialmente i più fragili” – ha concluso Roberto Messina.


Cioccolato e mandorle abbassano il colesterolo

Cioccolato e mandorle come ottimi alleati del cuore. Se assunti con moderazione, sembra aiutino a ridurre il rischio di malattie cardiache, in particolare quelle coronariche.

A rivelarlo è una ricerca della Pennsylvania State University, pubblicata su Journal of the American Heart Association 1.

Gli studiosi hanno preso in esame 31 persone di età compresa tra i 30 e i 70 anni. Per un mese, i partecipanti non hanno mangiato nessuno degli alimenti nello studio. Nel successivo periodo di un mese, hanno invece assunto 42,5 grammi di mandorle al giorno, in una fase successiva hanno mangiato 43 grammi di cioccolato fondente in combinazione con 18 grammi di polvere di cacao e in ultimo invece tutti e tre i cibi.

Lo studio ha mostrato che le mandorle consumate da sole abbassavano il colesterolo ‘LDL’, quello cosiddetto cattivo, del 7% e anche in combinazione col cioccolato risultavano ridotte le piccole particelle dense di LDL che sono un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

Il cioccolato fondente da solo, invece, non aumentava né diminuiva i livelli di colesterolo.

Da questo studio arriva un messaggio importante. Le mandorle devono essere parte di una dieta sana” – conclude Penny Kris-Etherton, autrice principale dello studio.

1 Effects of Dark Chocolate and Almonds on Cardiovascular Risk Factors in Overweight and Obese Individuals: A Randomized Controlled‐Feeding Trial – Yujin Lee, Claire E. Berryman, Sheila G. West, C.‐Y. Oliver Chen, Jeffrey B. Blumberg, Karen G. Lapsley, Amy G. Preston, Jennifer A. Fleming, Penny M. Kris‐Etherton – https://doi.org/10.1161/JAHA.116.005162 – Journal of the American Heart Association. 2017;6:e005162, Originally published November 29, 2017

FONTE | http://www.nutrieprevieni.it

Crisi ipertensiva

Ipertensione

Una crisi ipertensiva è una forma particolarmente acuta e grave di ipertensione arteriosa che può essere associata ad un danno d’organo, rappresentando così una “emergenza ipertensiva”. Se non si associa ad un danno d’organo si definisce “urgenza ipertensiva”.

Un brusco aumento della Pressione Arteriosa sistolica o diastolica (>180 mmHg e >120 mmHg, rispettivamente) associato allo sviluppo o alla progressione del danno d’organo (come le alterazioni neurologiche maggiori, l’encefalopatia ipertensiva, l’infarto cerebrale, l’emorragia intracranica, l’insufficienza acuta del ventricolo sinistro, l’edema polmonare acuto, la dissezione aortica, l’insufficienza renale o l’eclampsia) costituisce un emergenza ipertensiva.

Crisi ipertensiva ed emergenza: quando è indicato il ricovero?

La vera emergenza ipertensiva è caratterizzata dalla presenza di segni e/o sintomi di danno d’organo accompagnati ad un marcato aumento dei valori pressori.

I sintomi da ricercare sono:

  1. la cefalea,
  2. la confusione mentale,
  3. i disturbi visivi,
  4. la dispnea,
  5. la tachipnea,
  6. le aritmie,
  7. il dolore toracico,
  8. i disturbi neurologici focali.

Dal punto di vista terapeutico l’emergenza ipertensiva richiede una pronta riduzione dei valori pressori, che può essere ottenuta in sicurezza solo in ambiente ospedaliero.

Il trattamento delle emergenze ipertensive dipende dal tipo di danno d’organo associato e varia tra il non abbassare o abbassare con estrema cautela la Pressione Arteriosa (P.A.) nell’Ictus acuto, al ridurla immediatamente e drasticamente nell’edema polmonare acuto o nella dissezione aortica. Nella maggior parte degli altri casi, i medici dovrebbero determinare una riduzione rapida ma parziale della P.A., con l’obiettivo di avere un decremento <25% della pressione arteriosa nel corso delle prime ore, e procedere con più cautela nelle ore successive.

Purtroppo non sono stati condotti studi controllati con i recenti farmaci antipertensivi. Il trattamento corrente è basato su alcuni farmaci che possono essere somministrati per via endovenosa e titolati, così da poter agire in modo rapido ma graduale per evitare ipotensione eccessiva ed ulteriori danni d’organo ischemici. Il labetalolo, il nitroprussiato di sodio, la nicardipina, i nitrati e la furosemide somministrati per via endovenosa sono i farmaci in genere utilizzati, ma in questi pazienti severamente malati il trattamento dovrebbe essere valutato dal medico in maniera individuale. Quando i diuretici non sono sufficienti a correggere la ritenzione idrica, l’ultrafiltrazione e la dialisi temporanea possono essere di ausilio.

Una P.A. elevata senza sintomi e segni di danno d’organo deve invece essere trattata senza precipitare le decisioni:

  1. ricontrollare la P.A. dopo 30/60 minuti facendo stare il paziente in ambiente tranquillo, attenendosi alle norme di una corretta misurazione della P.A.,
  2. valutare l’opportunità di somministrare un blando ansiolitico.

Se i valori pressori rimangono elevati e non compaiono sintomi o segni che impongono un ricovero ospedaliero è opportuno ridurre i valori pressori gradualmente (in genere entro 24/48 ore), in genere usando farmaci per via orale. Non è indicata una completa e rapida normalizzazione della P.A., poiché i pazienti con valori pressori cronicamente elevati rischiano una ipoperfusione miocardica e cerebrale.

L’isolato aumento della P.A. in assenza di danno d’organo, spesso associato all’interruzione o alla riduzione del trattamento anti-ipertensivo come anche agli stati ansiosi, non dovrebbe essere considerato un’emergenza, ma trattato con la reintegrazione della terapia farmacologica o con la sua intensificazione e con il trattamento dell’ansia.

classificazione-emergenze-ipertensive

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CARDIOtool

Diabete e cuore: un farmaco per due

Diabete: quanto conta il cuore? 60 decessi e 7,4 milioni di euro di costo per il sistema sanitario ogni giorno: ecco i due numeri che fotografano l’impatto delle malattie cardiovascolari sul diabete in Italia.

Le malattie cardiovascolari – principalmente cardiopatia ischemica e ictus – rappresentano una delle principali cause di morbilità e mortalità fra le persone con diabete, aumentando di 2 volte il rischio di morte e di 4 quello di infarto o ictus in chi soffre di questa malattia. Secondo le evidenze scientifiche, l’iperglicemia è responsabile di una morte su 5 per cardiopatia ischemica e di una su 8 per ictus, il che ci porta ad affermare che il cuore, inteso come malattie cardiovascolari, conti moltissimo nel diabete” – spiega Raffaele De Caterina, Professore Ordinario di Cardiologia, Università degli Studi di Chieti-Pescara.

Secondo i dati dello studio RIACE, la prevalenza delle malattie cardiovascolari nel diabete, ossia il numero di persone con diabete che vanno incontro nella loro vita ad almeno un evento cardiovascolare, è del 23,2 per cento: in pratica una su 4.

Parliamo di quasi 750 mila persone in Italia, delle quali oltre 350 mila hanno avuto un infarto e più di 100 mila un ictus. Sono poco meno di 15 mila le morti di persone con diabete imputabili a cardiopatia ischemica e rispettivamente 7 mila e 500 quelle per malattie cerebrovascolari ogni anno in Italia: pari rispettivamente a 40 e 20 decessi ogni giorno. Questi infarti, questi ictus, e le altre problematiche, come le procedure di rivascolarizzazione coronariche o carotidee, hanno anche un costo. Lo possiamo stimare in circa 7,4 milioni di euro al giorno, legati ai ricoveri ospedalieri (4,8 milioni di euro) e ai farmaci (2,6 milioni di euro). Complessivamente, parliamo di circa 2,7 miliardi di euro l’anno, pari a quasi un terzo di tutta la spesa sanitaria legata al diabete” – dice Antonio Nicolucci, Direttore Coresearch – Center for Outcomes Research and Clinical Epidemiology.

La buona notizia è che la ricerca farmacologica ha messo a punto farmaci antidiabete che prevengono gli eventi cardiovascolari, come liraglutide (Victoza®, Novo Nordisk), appartenente alla classe degli agonisti del recettore del GLP-1 (glucagon-like peptide-1). Liraglutide ha da poco ottenuto dall’agenzia europea del farmaco EMA l’aggiornamento della scheda tecnica, in termini di prevenzione degli eventi cardiovascolari maggiori come evidenziato dallo studio LEADER1, studio internazionale, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, placebo-controllo.

Lo studio LEADER, ha valutato gli effetti a lungo termine di liraglutide rispetto a placebo in 9.340 persone con diabete tipo 2, ad alto rischio di eventi cardiovascolari per un periodo da 3,5 a 5 anni. Ha dimostrato, nelle persone con diabete tipo 2, di ridurre del 22 per cento il rischio di morte per cause cardiovascolari e del 15 per cento la mortalità per tutte le cause. Si tratta di un risultato particolarmente importante poiché evidenzia come liraglutide agisca non solo sull’effetto di riduzione della glicemia, come atteso da parte di un farmaco antidiabete, ma contribuisca a prevenire le complicanze cardiovascolari e la mortalità nel diabete tipo 2, considerando che stiamo parlando della principale causa di morte in queste persone. Senza dimenticare, infine, che ha anche un significativo impatto sulla perdita di peso, dato non indifferente in quanto molto spesso diabete, sovrappeso e obesità convivono, sostenendosi a vicenda”, – chiarisce Agostino Consoli, Professore di Endocrinologia all’Università degli Studi di Chieti-Pescara, Principal Investigator dello studio LEADER.

Sono molte le persone ignare del fatto che le malattie cardiovascolari rappresentino la più comune causa di morte in coloro che hanno il diabete tipo 2. Per questo, in occasione della giornata internazionale del cuore che si è celebrata lo scorso 29 settembre, Novo Nordisk e IDF hanno dato il via alla prima indagine internazionale mai realizzata sulla conoscenza delle malattie cardiovascolari tra le persone con diabete di tipo 2. I risultati contribuiranno ad attuare specifici programmi, azioni e campagne informative per migliorare la consapevolezza e quindi la salute di queste persone” – spiega Erik Lommerde, Corporate Vice President Novo Nordisk Europe South.

1. Marso SP, Daniels GH, Brown-Frandsen K, et al. Liraglutide and cardiovascular outcomes in type 2 diabetes. N Engl J Med. 2016; 375:311-22


Depressione e malattie cardiovascolari veri killer per le donne, a rischio anche le più giovani

È ormai accertato che le malattie cardiovascolari non sono più un problema esclusivamente maschile, ma sono invece la prima causa di mortalità e disabilità nelle donne sopra i 50 anni; si stima infatti che le malattie cardiovascolari sono causa di morte per il 55% delle donne contro il 43% degli uomini.

Ai fattori di rischio “tradizionali” per le malattie cardiovascolari (ipertensione arteriosa, tabagismo, diabete, sovrappeso, età…) se ne sono aggiunti negli ultimi anni altri definiti “emergenti” e specifici per il genere femminile; tra questi, stress e depressione sono emersi ultimamente come i più impattanti e causa di disabilità.

La depressione colpisce infatti quasi 3.000.000 di donne in Italia, coinvolte in una proporzione di 2:1 rispetto agli uomini. È inoltre ormai dimostrato che lo stress cronico aumenta il rischio di infarto e ictus al pari di fumo e pressione alta, come dimostrato da un recente studio pubblicato su Lancet.

Un altro studio condotto in Nuova Zelanda e pubblicato dalla prestigiosa rivista Heart ha persino messo in evidenza che le persone cardiopatiche più stressate hanno il quadruplo della probabilità di morire per cause cardiache e quasi il triplo per qualsiasi causa rispetto alle persone non stressate.

A fare il punto sulla salute della donna con uno specifico focus sulla medicina di genere è stato il 1^ Congresso nazionale di OndaLa salute della donna – patologie femminili di maggiore impatto: dalla specialistica all’approccio multidisciplinare che si è tenuto a Milano, il 20 settembre scorso, e che ha posto un accento particolare sulle interazioni tra le varie patologie sia in età giovanile sia in età più avanzata.

La salute delle donne in Italia è migliorata, ma talune patologie sono ancora molto impattanti: sul fronte della salute mentale la depressione nelle adolescenti e nelle giovani donne cresce a ritmi sostenuti, mentre il primo episodio depressivo in età avanzata è oggi considerato un prodromo di demenza. Le malattie cardio vascolari, prima causa di morte per le donne italiane si accompagnano ancora ad una scarsa consapevolezza della popolazione femminile che comporta ritardi diagnostici e terapeutici” – afferma Francesca Merzagora, Presidente Onda.

Al vertice delle patologie con maggiore disabilità troviamo i disturbi cardio-cerebro-vascolari e la depressione unipolare, patologie che, se si presentano congiuntamente, aumentano in maniera esponenziale il rischio di mortalità. Le significative differenze genetiche e ormonali che contraddistinguono il genere femminile e maschile vedono una netta prevalenza della depressione e dell’ansia in tutti i cicli vitali della donna, mentre per le patologie cardio-cerebro-vascolari una forte crescita nelle fasi del post climaterio e nell’età più avanzata. Le condizioni di stress cronico sono oggi considerate rischiose quanto il fumo e l’ipertensione nel facilitare infarto del miocardio e ictus. All’origine di entrambe le patologie cardio-cerebro-vascolari e della depressione sussiste un fenomeno pro infiammatorio che comporta danneggiamenti sia a livello della funzionalità endoteliale sia del sistema immunitario” – spiega Claudio Mencacci, Presidente Comitato scientifico Onda.

Le campagne di sensibilizzazione sul rischio cardiovascolare femminile, si sono finora rivolte prevalentemente alla popolazione più anziana, nella quale si è registrata quindi una maggiore attenzione da parte della comunità medica. Dagli ultimi dati della letteratura, però, è emerso che anche la popolazione femminile compresa tra i 35 e i 54 anni è a rischio, suggerendo la necessità di introdurre campagne di screening già a partire dai 25 anni puntando sul trattamento dei fattori di rischio ma soprattutto sulla consapevolezza del ruolo che ciascuno di essi ricopre nell’aumentare la probabilità di avere una malattia cardiovascolare. Inoltre, dato non irrilevante, sono le donne stesse ad avere una scarsa conoscenza e coscienza del proprio rischio cardiologico individuale e che può essere anche superiore a quello degli uomini” – afferma Maria Penco, Professore Ordinario di Cardiologia, Direttore Scuola di Specializzazione, Malattie Apparato Cardiovascolare, Università dell’Aquila.

Molto si è fatto per migliorare la qualità della vita delle donne e ancora di più si potrà fare grazie alla Ricerca. Un’accelerazione negli ultimi anni è venuta dalla medicina personalizzata, con cure ad hoc per ogni paziente, e al rinascimento della Ricerca, con 7.000 farmaci in sviluppo nel mondo per importanti patologie che colpiscono anche l’universo femminile: tumori, malattie cardiovascolari, sistema immunitario, diabete, malattie infettive e malattie neurologiche. Risultati che potranno concretizzarsi grazie a una forte collaborazione tra imprese del farmaco, Istituzioni e operatori del sistema. È questa la premessa indispensabile per terapie sempre più indirizzate alla salute della donna” – afferma Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria.

Questa prima edizione del congresso Onda, rappresenta un’apertura verso il mondo scientifico: il genere è ormai un parametro imprescindibile per garantire la personalizzazione e precisione delle cure sia in ambito clinico sia nell’organizzazione dei servizi sanitari. Le donne italiane hanno un’aspettativa di vita di 85 anni, consumano più farmaci con una prevalenza d’uso del 67,5% contro il 58,9% degli uomini, hanno stili di vita non propriamente corretti (il 14,8% fuma, il 28,2% è in sovrappeso, solo il 10,3% fa attività sportiva e il 44,1% è sedentaria). L’obbiettivo del Congresso è anche avvicinare i giovani al concetto della medicina genere specifica affinché sempre più all’interno degli ospedali italiani vi sia un’attenzione specifica nei confronti della salute femminile come già avviene nelle strutture con i Bollini Rosa” – continua Merzagora.

In primo luogo un grande grazie a Onda per il suo costante impegno a favore delle donne. Passi avanti ci sono stati ma credo che si possa fare ancora di più a favore della salute della donna e io vi garantisco il mio impegno in questo senso. Soprattutto per affrontare alcune patologie come la depressione rispetto alla quale, ne sono convinta, sarebbe necessario un approfondimento per capire quali possono essere i suggerimenti di indirizzo in modo che le Istituzioni possano intervenire e anche come sollevare correttamente nel dibattito pubblico la depressione, che interessa moltissime persone ma viene spesso camuffata e scambiata per altro. E in questo la depressione femminile ha un posto rilevante. Così come per le malattie cardio-vascolari che sono la prima causa di morte per le donne italiane. Comunque, più in generale mi piacerebbe che la salute della donna possa essere presente in ogni ambito del vivere civile, Vorrei che si parlasse di salute delle donne quando parliamo del lavoro, dell’ambiente di lavoro, della dimensione familiare, di quella fatica che le donne fanno per tenere assieme tutto dimenticando magari, in qualche momento, se stesse. Si vive di più, ma con mille acciacchi. Una salute che abbia a cuore il punto vista delle donne, il corpo delle donne e la mente delle donne è un grande obiettivo di civiltà” – conclude la Sen. Emilia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica



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