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Discriminati a causa della propria pelle

Psoriasi3

Novartis ha annunciato i nuovi risultati del più vasto sondaggio globale mai condotto finora tra le persone con psoriasi. Tali risultati rivelano che l’84% dei pazienti con psoriasi da moderata a severa è vittima di discriminazioni e umiliazioni – molti di loro (40%) vengono insistentemente fissati in pubblico – a causa della loro condizione1. Inoltre, i risultati dimostrano che i pazienti nutrono aspettative molto scarse per quanto riguarda la possibilità di ottenere una pelle libera da lesioni1 (Clear Skin).

Novartis desidera ringraziare tutti coloro che hanno partecipato a questo importante sondaggio. L’unico modo in cui possiamo migliorare la vita delle persone con psoriasi è quello di ascoltarle e di collaborare con la comunità dei pazienti per sfidare lo status quo. Questo sondaggio rappresenta il nostro impegno a sostenere la risoluzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) volta a fare della psoriasi una priorità sanitaria mondiale, lottando contro la stigmatizzazione e l’ignoranza associate alla patologia e migliorando il trattamento del paziente” – ha dichiarato Vasant Narasimhan, Global Head, Drug Development & Chief Medical Officer di Novartis.

Oltre 8.300 persone provenienti da 31 Paesi hanno preso parte al sondaggio, il primo del suo genere ad analizzare la percezione di una pelle libera da lesioni nella psoriasi. Si tratta della più vasta collaborazione di sempre tra Novartis e le associazioni di pazienti, che hanno incluso 25 organizzazioni provenienti da tutto il mondo.

Oltre a evidenziare livelli inaccettabili di discriminazione e umiliazione, il sondaggio dimostra che quasi la metà delle persone con psoriasi (45%) si è vista chiedere se la malattia fosse contagiosa1. L’indagine ha anche svelato gli effetti devastanti che la psoriasi può avere sulla vita personale e sulla salute mentale di chi ne è affetto: il 16% dei partecipanti ha infatti ammesso di nascondersi dal mondo come meccanismo di coping1. Questa carenza di speranza e di autostima si riflette nei risultati, con il 55% degli intervistati che afferma di non credere che la pelle libera o quasi libera da lesioni sia un obiettivo realistico1.

Anche i 639 pazienti, provenienti da diverse regioni del territorio italiano, percepiscono come remota la possibilità di ottenere una pelle libera da lesioni. L’indagine ha infatti messo in luce l’importanza di ottenere questo risultato (Clear Skin) per il 39% del campione, anche se più della metà lo ritiene un obiettivo ancora non raggiungibile1.

Dai dati, inoltre, emerge che il 53% considera la riduzione del prurito uno dei principali obiettivi del trattamento, mentre il 33% degli intervistati aspira solo a una riduzione della sensazione di dolore. Anche per il campione italiano la qualità di vita è fortemente influenzata dalla patologia, confermando il dato mondiale. L’84% dei pazienti ha infatti risposto di essere stato vittima di umiliazioni e discriminazioni, il 43% si sente osservato in pubblico e al 41% è stato chiesto se la malattia fosse contagiosa. Gli intervistati italiani hanno inoltre raccontato le proprie sensazioni associate alla patologia: circa il 40% si sente in imbarazzo; 1 paziente su 3 si vede poco attraente e si vergogna della propria pelle. Inoltre, per il 60% delle persone coinvolte nel sondaggio, la psoriasi ha un impatto sulla vita professionale, con 6 pazienti su 10 che hanno richiesto un giorno di permesso negli ultimi sei mesi1.

La psoriasi influisce in maniera negativa anche sulle relazioni interpersonali: ne è convinto il 46% degli intervistati tra i quali, il 33% ritiene di non sopportare lo sguardo degli altri e ancora 1 paziente su 3 si sente inadeguato come partner. Infine le principali attività che i pazienti vorrebbero presto tornare a riprendere sono: andare al mare e prendere il sole (circa il 60%), e nuotare (circa il 48%).

Nonostante i dati mostrati da questo sondaggio rivelino scetticismo nei confronti della possibilità di tornare ad avere una Clear Skin, tutti i pazienti ne hanno diritto. Il nostro compito di dermatologi è di stare a fianco dei pazienti esortandoli a pretendere di più e a non accontentarsi se non di una pelle libera da lesioni” – ha affermato Giampiero Girolomoni, Presidente SIDeMaST e Professore Ordinario di Dermatologia dell’Università di Verona.

Ulteriori dettagli sui risultati del sondaggio globale e un emozionante video dell’artista di body paint Natalie Fletcher sono disponibili sul sito www.skintolivein.com, un hub creato da Novartis per riunire i canali di social media Facebook, Twitter, YouTube e Instagram e dedicato all’educazione e al sostegno dei pazienti con gravi malattie della pelle, come la psoriasi.

La versione italiana del video è disponibile su www.lapelleconta.it. Inoltre, i risultati del sondaggio saranno sottoposti a riviste scientifiche e presentati al 25° congresso della European Association of Dermatology and Venereology (EADV), che si terrà a Vienna dal 28 settembre al 2 ottobre 2016.

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La psoriasi è una diffusa malattia autoimmune cronica, non contagiosa, che colpisce fino al 3% della popolazione mondiale2. La psoriasi a placche – il tipo più comune – si presenta sotto forma di chiazze rosse in rilievo, ricoperte da uno strato bianco/argenteo di cellule cutanee morte. La psoriasi non è semplicemente un problema estetico, ma una malattia cronica, persistente e spesso invalidante, che può compromettere anche gli aspetti apparentemente meno importanti della vita quotidiana delle persone. Fino al 30% dei pazienti con psoriasi ha sviluppato – o svilupperà in futuro – artrite psoriasica, una patologia che colpisce anche le articolazioni, causando sintomi debilitanti inclusi dolore, rigidità e danno articolare irreversibile3,4. La psoriasi è anche associata ad altre malattie gravi, come il diabete, le patologie cardiache e la depressione5.

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Il sondaggio

Novartis ha intrapreso e finanziato il sondaggio Clear about Psoriasis, che è stato condotto dalla succursale svizzera della società di ricerche di mercato tedesca GfK (Gesellschaft für Konsumforschung). L’indagine è stata supportata da un prestigioso comitato direttivo di esperti provenienti da tutto il mondo. Con 8.338 partecipanti, si tratta del più vasto sondaggio globale condotto finora sulle persone affette da psoriasi, nonché della prima indagine di questo tipo a concentrarsi su ciò che una pelle libera da lesioni significa per la qualità della vita delle persone con psoriasi.

I partecipanti al sondaggio provengono dai 31 Paesi elencati di seguito: Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, India, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Messico, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Romania, Russia, Corea del Sud, Svezia, Svizzera, Taiwan, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti.

BIBLIOGRAFIA

1. Dati sondaggio Novartis. Giugno 2016.

2. International Federation of Psoriasis Associations (IFPA) World Psoriasis Day website. “About Psoriasis.” Ultimo accesso giugno 2016.

3. National Psoriasis Foundation. Psoriatic disease: about psoriasis. Ultimo accesso gennaio 2016.

4. Mease PJ, Armstrong AW. Managing patients with psoriatic disease: the diagnosis and pharmacologic treatment of psoriatic arthritis in patients with psoriasis. Drugs. 2014; 74:423-441.

5. American Academy of Dermatology. Psoriasis facts.


GAS Communication

Disponibile anche in Italia propranololo orale pediatrico per il trattamento dell’Emangioma Infantile

propanololo orale pediatrico per il trattamento dell’Emangioma Infantile

E’ stato recentemente autorizzato in Italia il primo farmaco a base di propranololo in soluzione orale (Hemangiol®), messo a punto da Pierre Fabre Dermatologie, per il trattamento degli emangiomi infantili in fase proliferativa che richiedono terapia sistemica in bambini di età compresa tra le 5 settimane e i 5 mesi1.

Il nuovo farmaco è stato presentato il 23 maggio scorso nel corso di una conferenza stampa, a cui hanno partecipato la professoressa Iria Neri, Responsabile dell’Ambulatorio di Dermatologia Pediatrica e Malattie Rare Clinica Dermatologica presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Orsola di Bologna e Presidente SIDERP (Società Italiana di Dermatologia Pediatrica) e il dottor Piero Dalmonte, Responsabile del Centro Angiomi dell’Istituto Pediatrico Gaslini di Genova e Past President della SISAV (Società Italiana per lo Studio delle Anomalie Vascolari).

L’emangioma infantile, il più frequente tumore benigno dell’età pediatrica, in Italia colpisce circa il 4-6% dei neonati. Le cause sono ancora sconosciute, anche se si ipotizza possano concorrere alla sua insorgenza il sesso femminile del nascituro, l’età materna avanzata, la placenta previa e la prematurità. Dopo una prima comparsa, segue una fase proliferativa che dura dai 6 agli 8 mesi e che talvolta può prolungarsi fino a 20 mesi. Successivamente, la patologia si stabilizza, fino a regredire in modo spontaneo entro qualche anno. Tuttavia nel 10-12% circa di casi, che in Italia equivalgono a circa 2.500-3.000 bambini, la localizzazione della lesione può determinare complicanze cliniche, estetiche e psicologiche anche severe, ad esempio, in presenza di un emangioma localizzato in aree delicate come le palpebre, le orecchie, il naso, la bocca o la zona urogenitale può interferire con le normali funzioni o, addirittura, mettere a rischio la vita, nel caso di emangiomi che ostruiscono le vie aeree superiori. In tutti questi casi, la diagnosi e l’avvio del trattamento all’interno di un centro di riferimento multidisciplinare devono essere tempestivi”   – ha dichiarato il dottor Dalmonte.

Per decenni, i farmaci utilizzati per il trattamento dell’emangioma infantile, erano tutti off-label in Italia, la risposta terapeutica variava dal 30 al 70% dei casi e potevano esserci effetti collaterali gravi. L’utilizzo del propranololo, un betabloccante in grado di frenare la proliferazione dell’emangioma e accelerarne la regressione in oltre il 90% dei casi, ha radicalmente cambiato la presa in carico di questa patologia” – ha dichiarato la professoressa Neri.

Tuttavia, si trattava sempre di soluzioni magistrali, talvolta non facili da reperire e non standardizzate. Inoltre, la mancanza di un farmaco con indicazione autorizzata non contribuiva a ridurre il senso di ansia e di timore che la comparsa dell’emangioma determina nella vita familiare” – ha precisato Dalmonte.

La sicurezza e l’efficacia del propranololo soluzione orale sono state verificate attraverso un trial clinico internazionale, condotto su 460 bambini in 16 paesi, pubblicato nel 2015 sul The New England Journal of Medicine. La disponibilità di un farmaco autorizzato per uso pediatrico, somministrato secondo un dosaggio terapeutico standard, all’interno dei centri di riferimento, oltre che la rapida capacità del farmaco di agire sull’emangioma, sono fattori che determinano nei genitori una maggiore accettazione della terapia e una maggiore tranquillità” – ha spiegato la professoressa Neri.

propanololo orale pediatrico per il trattamento dell’Emangioma Infantile-2


Ketchum

Addio a macchie rosse, capillari ed angiomi: arriva il laser adatto anche alla pelle dei bambini

Vbeam Perfecta - Syneron Candela

Le anomalie vascolari costituiscono un problema di grandissima rilevanza sul piano medico e sociale, in quanto si tratta di patologie invalidanti che si manifestano in età pediatrica, giovanile e adulta e possono comportare severe implicazioni emodinamiche, funzionali, ma anche estetiche e psicologiche.
Due le entità principali: gli angiomi e le malformazioni capillari piane, queste ultime impropriamente denominate “angiomi piani”.

Quando l’angioma cresce in corrispondenza di apparati importanti come gli occhi o il naso è importante intervenire subito, fin dai primi mesi di vita, per evitare di ostacolare il normale sviluppo della vista o per evitare che l’angioma determini danni irreversibili a strutture importanti quali le cartilagini nasali. Il trattamento più utilizzato in questi casi è di tipo medico e consiste nella somministrazione di un beta bloccante, il propranololo, in grado di determinare un arresto della crescita e una involuzione dell’angioma. Successivamente alla stabilizzazione della neoformazione è possibile intervenire con i laser per correggere le eventuali imperfezioni vascolari che possono persistere anche dopo la terapia medica.Per le malformazioni capillari piane, al contrario, non esiste per ora un trattamento analogo ma è possibile ottenere una marcata involuzione degli elementi mediante l’utilizzo del dye laser che emette un’onda luminosa che coagula selettivamente i capillari rossi lasciando inalterata la pelle. Per questo motivo possono essere trattati i bambini sin dai primi mesi di vita e questo permette sia una migliore risposta al trattamento che la precoce normalizzazione della cute agevolando così un inserimento sociale meno traumatico per i piccoli pazienti” – ha affermato il dottor Davide Brunelli, Dirigente Medico Divisione Dermatologia Ospedale M. Bufalini di Cesena e Referente Scientifico di Syneron Candela.

Gli angiomi, veri e propri tumori benigni secondari ad una proliferazione dei vasi capillari, colpiscono il 2-3% dei nati a termine e sino al 22% dei prematuri. Possono localizzarsi in qualunque regione anatomica ma nel 60-70% dei casi si localizzano al distretto cefalico, potendo determinare importanti problematiche funzionali, per esempio quando si formano in area perioculare o nasale o raggiungono grandi dimensioni. Gli angiomi generalmente crescono in maniera tumultuosa nei primi mesi di vita quindi si assestano per regredire progressivamente negli anni successivi.

Le malformazioni capillari piane sono più rare, coinvolgono circa lo 0,3% dei nuovi nati e sono caratterizzate da una anomalia dei vasi capillari superficiali che si mantengono permanentemente dilatati determinando la caratteristica colorazione rosso accesa delle lesioni.

A differenza degli angiomi non regrediscono ma si accrescono durante la vita proporzionalmente allo sviluppo del corpo. Anche in questo caso si localizzano per più al volto causando un grande disagio relazionale e psicologico.

Sia gli angiomi che le malformazioni capillari piane potrebbero essere la spia di concomitanti alterazioni degli organi interni: viene sempre raccomandata pertanto una visita specialistica, eventualmente completata con esame ecografico o risonanza magnetica, al fine di scongiurare con la massima certezza questa eventualità. Con i laser vascolari di cui oggi disponiamo è possibile il trattamento non solo di queste importanti patologie ma anche di una serie di inestetismi, quali couperose, angiomi rubino, laghi venosi, capillari dilatati delle gambe, con alta efficacia e sicurezza in virtù dei perfezionamenti tecnologici che hanno caratterizzato le apparecchiature di ultima generazione” – prosegue Davide Brunelli.

Prima dell’arrivo dei laser il trattamento delle lesioni vascolari era confinato al solo atto chirurgico con esiti estetici e funzionali spesso insoddisfacenti. Le terapie laser, oggi, sono molto meno invasive rispetto ai corrispondenti interventi chirurgici, provocano un dolore appena percettibile e non necessitano di degenze o sedazioni profonde se non nei pazienti più piccoli. Grazie al perfezionamento tecnologico sono divenuti apparecchi sicuri e affidabili nonché dotati di parametri applicativi standardizzati e condivisi dalla comunità scientifica. Questo permette il loro utilizzo sin dalla prima infanzia con indubbio vantaggio fisico e psicologico.

A lanciare sul mercato due nuovi apparecchi per il trattamento delle lesioni vascolari, il laser YAG (Gentle YAG Pro-U) ed il DYE laser (Vbeam Perfecta) è Syneron Candela, azienda leader nel campo della medicina estetica.

Il laser YAG ha un sistema di raffreddamento brevettato che prepara l’epidermide al trattamento riducendo il disagio ed aumentando l’efficacia nell’eliminazione non solo delle lesioni vascolari profonde, come nel caso di capillari (gambe o viso) o angiomi di colore blu, ma anche dei peli superflui o delle rughe.

Il DYE laser è particolarmente indicato per il trattamento delle lesioni vascolari di colore rosso, quindi meno profonde. Il Vbeam Perfecta utilizza una tecnologia a otto microimpulsi che permette al medico di trattare le lesioni aumentando l’efficacia e riducendo al massimo gli effetti collaterali.

Il Gruppo Syneron Candela nasce nel 2010 in seguito all’acquisizione da parte dell’israeliana Syneron di Candela, azienda di Boston fondata nel 1970. Syneron Candela è leader globale nella realizzazione di apparecchiature mediche dedicate al mercato dell’estetica.

PIXELL

L’acne

Acne

L’acne è una malattia della pelle a evoluzione benigna caratterizzata da un processo infiammatorio cronico che coinvolge l’unità pilosebacea (follicolo pilifero e ghiandola sebacea annessa), con formazione di un cosiddetto brufolo, o foruncolo1.

È conosciuta fin dall’antichità, tanto che si ritrovano scritti che la riguardano del medico greco Aezio di Amida vissuto tra il V e VI secolo avanti Cristo2. 

Tipi di acne e gravità

La caratteristica clinica dell’acne è rappresentata dal comedone: piccola cisti che si forma nel follicolo pilifero, si distingue: un comedone “aperto”, contenente cellule corneificate, sebo, flora batterica e acari, di colore nero detto anche “punto nero” a causa dell’ossidazione dei grassi contenuti nel sebo a contatto con l’aria, da un comedone “chiuso” di colorito biancastro. Il foruncolo o papula è di fatto tale formazione infiammata, mentre parliamo di pustola quando risulta pieno di pus1.

L’acne può essere distinta in forme lievi (Grado I) caratterizzata da comedoni chiusi e aperti con poche papule e pustole infiammatorie: moderata (Grado II) papule e pustole principalmente localizzate sul viso; moderata severa (Grado III) numerose papule e pustole, e occasionalmente noduli infiammati anche sul petto e sulla schiena; severa (Grado IV) molto estesa con noduli dolenti e pustole3-4.

Aree cutanee colpite

All’inizio del processo infiammatorio sono colpiti parte del viso, il naso e la fronte; man mano che le lesioni evolvono si estendono al resto del volto e alla parte superiore del tronco.

Età, epidemiologia ed evoluzione

L’acne è la più comune malattia cutanea negli adolescenti con una prevalenza di quasi il 100%5. Tende a risolversi spontaneamente sebbene, nel 10-20% degli adulti, possa continuare a persistere un qualche grado di affezione. Il sesso maschile è più colpito, anche se la malattia è in aumento anche in quello femminile6.

L’acne non è ereditaria, ma è possibile osservare una predisposizione familiare che per lo più si associa a forme ad evoluzione più severa. Tuttavia taluni fattori genetici e ambientali sono predisponenti7.

In presenza di acne, è presente anche la seborrea. Responsabili dell’eccessiva produzione di sebo e dell’untuosità sono gli ormoni androgeni, che si legano ai recettori presenti nella ghiandola sebacea.

L’acne migliora con il sole e nel periodo estivo. Le lesioni peggiorano nelle donne in fase pre-mestruale.

I follicoli dove si sono formati i comedoni si possono rompere e liberare il loro contenuto nel derma creando la premessa per l’infiammazione. Le lesioni infiammatorie cistiche evolvono in lesioni cicatriziali, talora rilevate, che danno luogo all’acne cheloidea.

Patogenesi del processo infiammatorio acneico

I fattori principali che portano alla formazione delle lesioni dell’acne sono fondamentalmente quattro8:

  1. Aumento del sebo prodotto dalle ghiandole sebacee, importante ruolo svolto dagli ormoni androgeni.
  2. Ipercheratinizzazione del follicolo che porta alla formazione di un microcomedone che aumentando di volume può diventare un comedone.
  3. Presenza all’interno del follicolo di batteri anaerobi, per lo più il Proprionibacterium Acnes.
  4. Reazione infiammatoria.

Acne e dieta

Sulla base di recenti rapporti scientifici, un dato è diventato sempre più condiviso: vi è una minore incidenza di acne nelle popolazioni non occidentali. Tale riscontro si modifica quando viene adottato un modello alimentare occidentale. L’etnia pertanto non è l’unico importante fattore nell’eziologia dell’acne, rafforzando l’ipotesi del rapporto dieta-acne. Nel corso degli ultimi anni, sono stati condotti molti studi sull’influenza della dieta nella patogenesi dell’acne, con l’indicazione che il cibo può certamente influenzare questa dermatosi, tuttavia non si è ancora giunti ad un accordo tra gli esperti del settore.

Molti studi recenti hanno evidenziato un legame tra acne e alimentazione. In particolare tra gravità dell’acne e l’assunzione di latte di mucca, derivati e alimenti ad alto carico glicemico9.

Qualità di vita del paziente acneico

Diversi studi dimostrano che quanto più l’acne è severa tanto peggiore è la qualità di vita del paziente. Dal momento che la patologia colpisce in prevalenza soggetti molto giovani il suo ruolo sulla sfera psicologica è determinante. È noto che l’impatto emotivo e socio-relazionale dell’acne può compromettere la quotidianità dei pazienti e lo stress che ne deriva non solo peggiora l’acne, ma induce isolamento sociale.

Una recente indagine ha evidenziato che l’acne provoca nel 57% dei pazienti un forte disagio, più accentuato tra le ragazze (66%). A risentire psicologicamente di questa malattia sono soprattutto i giovani sotto i 20 anni di età. Nel 47% dei giovani con acne, la malattia si ripercuote negativamente sulla propria autostima e in un caso su due limita drammaticamente la vita sociale, il contatto con altri ragazzi, gli affetti e persino la scolarità. L’impatto estetico delle lesioni acneiche è determinante: nel 56% dei casi le cicatrici sono fonte di grande preoccupazione e quasi un ragazzo su due non ama la propria immagine e vorrebbe un aspetto migliore. I trattamenti che bisogna affrontare non rappresentano un problema, anzi per il 56% dei pazienti dedicarsi alla pulizia della pelle non è un problema e il 67% di loro ha fiducia nelle cure. Resta però una forte discordanza tra medici e pazienti circa la percezione della gravità dell’acne a dimostrazione di quanta sofferenza e insoddisfazione produce questa patologia nei giovani pazienti10.

Trattamenti

L’acne una volta era considerata una malattia di poco conto, in realtà molti studi hanno evidenziato come questa patologia possa avere importanti conseguenze e ripercussioni sulla qualità di vita del paziente e un impatto rilevante sulla sfera relazionale e psicologica.

Lo studio sempre più approfondito dei meccanismi molecolari alla base del processo infiammatorio dell’acne, ha condotto alla scoperta di nuovi trattamenti.

Nei prossimi anni ci saranno sicuramente approcci terapeutici innovativi anche nei confronti di una patologia antica e ben conosciuta, come l’acne.

Le terapie topiche sono attualmente lo standard di cura per le forme lievi-moderate, le terapie sistemiche con l’impiego di antibiotici per periodi protratti, sono per lo più riservate alle forme moderate-gravi. Nelle donne la terapia ormonale risulta efficace indipendentemente dalla presenza o assenza di alti livelli di androgeni. Gli esiti cicatriziali sono purtroppo una complicanza dell’acne piuttosto diffusa. possono essere trattate con diverse tecniche che vanno dal laser alla dermoabrasione11-12.

BIBLIOGRAFIA

1 Harrison, Principi di medicina interna, 9/2005, ed 16ma

2 Franz Kudlien, Aetius of Amida, in Dictionary of Scientific Biography, vol. 1, New York, Charles Scribner’s Sons, 1970, pp. 68–69

3 Haider A, Shaw JC Treatment of acne vulgaris JAMA 2004;292:726-35

4 Strauss JS, Krowchuk DP, Leyden JJ, Lucky AW, Shalita AR, Siegfried EC, Thiboutot DM, Van Voorhees AS, Beutner KA, Sieck CK, Bhushan R; American Academy of Dermatology/American Academy of Dermatology Association Guidelines of care for acne vulgaris management. J Am Acad Dermatol. 2007 Apr;56(4):651-63

5 Stathakis V, Kilkenny M, Marks R. Descriptive epidemiology of acne vulgaris in the community. Australas J Dermatol. 1997;38:115-23

6 Cordain L, Lindeberg S, Hurtado M, Hill K, Eaton SB,Brand-Miller J. Acne vulgaris: a disease of Western civilization. Arch Dermatol. 2002;138:1584-90

7 Bataille V, Snieder H, MacGregor AJ, Sasieni P, Spector TD: The influence of genetics and environmental factors in the pathogenesis of acne: a twin study of acne in women. J Invest Dermatol 2002;119:1317-22

8 Thiboutot D, Gollnick H, Bettoli V, et al. New insights into the manage­ment of acne: an update from the Global Alliance to Improve Outcomes in Acne group. J Am Acad Dermatol. 2009;60(5 suppl):S1-S50

9 Costa A, Lage D, Moises TA. Acne an diet:truth or myth? An Bras Dermatol. 2010;85(3):346-53

10 Lauren K Dunn , Jenna L O’Neill, Steven R Feldman. Acne in Adolescents: Quality of life, self-esteem, mood, and psychological disorders Dermatology Online Journal 17 (1): 1

11 Manuale Merck di Diagnosi e Terapia 14a ed pag 2149

12 Kraft J and Friman A Management of acne CMAJ; April 19, 2011. 183(7)

Malattie cutanee: 15 borse di studio per giovani dermatologi italiani grazie al sodalizio LEO Pharma – SIDeMaST

Corso di Aggiornamento 2016 dedicato da SIDeMaST ai dermatologi specializzandi

Sostenere i dermatologi specializzandi e consolidare l’eccellenza italiana nell’ambito delle patologie cutanee: è il duplice obiettivo della partnership tra SIDeMaST e LEO Pharma Italia, che fino al 2018 sarà l’unico sponsor del Corso di Aggiornamento annuale dedicato da SIDeMaST ai dermatologi specializzandi, che quest’anno si è svolto a Roma dal 15 al 18 marzo, in occasione del quale sono state assegnate 15 borse di studio a giovani e promettenti dermatologi.

La formazione continua, focus delle nuove generazioni di specialisti, accelera e va di pari passo con l’innovazione terapeutica. Oggi più che mai gli specialisti dermatologi hanno consolidato il loro ruolo e possono disporre per patologie cutanee importanti come la psoriasi, l’acne e la cheratosi attinica, di cure efficaci e ben tollerate.

L’obiettivo primario di SIDeMaST è la formazione, l’aggiornamento e l’educazione continua rivolta ai dermatologi con un’attenzione molto particolare ai giovani specializzandi che rappresentano il futuro della dermatologia italiana dunque, l’alleanza con un’azienda come LEO Pharma, fortemente orientata a diffondere la cultura medico-scientifica tra i medici più giovani e a sostenerli con un impegno concreto, non può che rappresentare un vantaggio, per gli stessi dermatologi e specializzandi che arricchiscono giorno dopo giorno il loro bagaglio scientifico, ma soprattutto per i pazienti che vengono curati meglio, con le opzioni terapeutiche più innovative e, di conseguenza, sono anche più soddisfatti”. – ha dichiarato Giampiero Girolomoni, Presidente della SIDeMaST.

Focus della partnership tra LEO Pharma e SIDeMaST è l’aggiornamento scientifico sulle principali patologie della pelle, alcune delle quali molto diffuse e con importanti ricadute sanitarie e sociali: la psoriasi – equiparata a una malattia invalidante a causa del forte impatto che ha sulla vita personale e lavorativa dei pazienti – interessa circa il 3% della popolazione mondiale con 125 milioni di pazienti nel mondo, di cui quasi 3 milioni solo in Italia; la cheratosi attinica, tumore della pelle non melanoma, causata dall’esposizione ripetuta e non protetta ai raggi del sole, interessa l’1,4% della popolazione italiana sopra i 45 anni di età, con numeri destinati ad aumentare man mano che si faranno diagnosi su persone che si sono esposte al sole senza protezione nei decenni precedenti; l’acne, che colpisce circa il 100% degli adolescenti.

Su queste patologie lo scenario terapeutico è in rapida evoluzione con innovazioni che rendono particolarmente importante l’aggiornamento dei dermatologi: la psoriasi può essere tenuta sotto controllo con trattamenti topici efficaci nella forma lieve-moderata e terapie sistemiche per le forme più gravi, ma i pazienti non sono ancora sufficientemente informati e non si curano come dovrebbero anche a causa dei problemi legati all’aderenza. Un’altra patologia che deve essere trattata è la cheratosi attinica perché, oltre al fastidio estetico, c’è un serio rischio di sviluppare tumori invasivi della pelle e le nuove opzioni terapeutiche, come l’ingenolo mebutato, un gel di facile e breve applicazione, efficace e sicuro, facilitano il trattamento. Per quanto riguarda l’acne, la migliore conoscenza dei meccanismi fisiopatologici alla base dell’infezione acneica hanno portato negli anni a un approccio terapeutico con trattamenti innovativi” – ha spiegato il professor Girolomoni.

Le infezioni microbiche sono la sfida del futuro, come dichiara il professor Girolomoni:

la più nota delle infezioni microbiche è l’impetigine, molto frequente nei bambini specie nei mesi estivi, che si manifesta sul viso ma anche in altre parti del corpo con crosticine arrossate che secernono un liquido sieroso; come trattamento si impiegano gli antibiotici, in particolare l’antibiotico topico per eccellenza che è l’acido fusidico”.

Alla base del sodalizio tra LEO Pharma e SIDeMaST, che proseguirà fino al 2018, c’è la convinzione che per migliorare la qualità di vita del paziente è necessario un approccio olistico alla cura della persona: in quest’ottica rientra la partnership con la società scientifica, un’alleanza strategica per formare i dermatologi del futuro, trasmettendo oltre alle importanti e imprescindibili conoscenze medico/scientifiche, anche informazioni su soluzioni e servizi che migliorino la gestione e la comunicazione medico-paziente.

Crediamo fortemente in questa partnership con la SIDeMaST tanto da aver garantito il nostro supporto al Congresso annuale per i giovani dermatologi da 4 anni a questa parte e fino al 2018; un impegno importante sul quale puntiamo molto, perché siamo certi che attraverso una stretta alleanza con i dermatologi riusciremo a incidere in modo significativo nel migliorare la vita delle persone che soffrono di patologie della pelle. Ogni giorno ci impegniamo a mettere a disposizione dei nostri pazienti le soluzioni più innovative, investendo a livello globale ben il 14% del fatturato in Ricerca e Sviluppo, con l’obiettivo da qui al 2020 di lanciare almeno una nuova soluzione l’anno e raggiungere 100 milioni di pazienti» – ha sottolineato Paolo Cionini, General Manager LEO Pharma Italia.

Promuovere la cultura dermatologica e rinforzare la collaborazione tra aziende e società scientifiche sono le premesse fondamentali per accelerare l’innovazione terapeutica per patologie cutanee importanti come la cheratosi attinica, la psoriasi lieve-moderata e le infezioni batteriche cutanee, che impattano fortemente sulla popolazione. Su queste patologie LEO Pharma Italia è da sempre fortemente impegnata nel ricercare soluzioni che migliorino la qualità di vita del paziente a 360°.

PRO Format Comunicazione

Cosentyx® (secukinumab) garantisce ai pazienti affetti da psoriasi una cute esente da lesioni per più di un anno

Psoriasi3

Novartis ha annunciato circa un mese addietro la divulgazione di nuovi dati provenienti dallo studio testa a testa CLEAR, i quali dimostrano che secukinumab è superiore a ustekinumab nell’ottenimento di una cute esente o quasi esente da lesioni (risposta PASI 90) mantenuto per 52 settimane negli adulti affetti da psoriasi da moderata a severa.

Questi risultati sono stati presentati per la prima volta al congresso annuale dell’American Academy of Dermatology (AAD), tenutosi a Washington, DC1.

Secukinumab – il primo inibitore interamente umano dell’interleuchina-17A (IL-17A) approvato per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa negli adulti – è stato recentemente approvato in Europa e negli Stati Uniti anche per il trattamento dell’artrite psoriasica e della spondilite anchilosante.

Secukinumab continua a dimostrare un’efficacia mantenuta nel tempo e superiore rispetto ai farmaci biologici attualmente disponibili e, per i pazienti adulti affetti da psoriasi da moderata a severa, rappresenta una comprovata opzione terapeutica di prima linea. Secukinumab ha il potenziale per offrire il beneficio di una cute esente da lesioni di lunga durata a un numero maggiore di persone affette da psoriasi” – ha dichiarato Vasant Narasimhan, Global Head, Drug Development e Chief Medical Officer, Novartis.

Lo scopo ultimo del trattamento della psoriasi è una cute libera da lesioni, e la risposta Psoriasis Area Severity Index (PASI) 90 viene considerata un importante parametro di misurazione del successo del trattamento2,3. Avendo raggiunto tutti gli endpoint primari e secondari alle settimane 4, 16 e 52, secukinumab ha dimostrato di essere costantemente superiore a ustekinumab nel raggiungere e mantenere una risposta PASI 90 (76,2% vs 60,6%; p <0,0001) e di essere significativamente migliore nel raggiungimento della risposta PASI 100 (cute libera da lesioni) (45,9% vs 35,8%; p = 0,0103) a 52 settimane. Secukinumab ha anche dimostrato di ottenere risposte significativamente migliori e più durature rispetto a ustekinumab per quanto riguarda il punteggio Dermatology Life Quality Index (DLQI) 0/1 (71,6% vs 59,2%; p = 0,0008)1.

Lo studio ha anche dimostrato una maggiore rapidità di secukinumab rispetto a ustekinumab, con la metà dei pazienti trattati con secukinumab che hanno raggiunto una risposta PASI 75 già alla settimana 4 (50,0% vs 20,6%, p <0,0001)4. Nel corso dello studio, secukinumab ha dimostrato un profilo di sicurezza simile a quello di ustekinumab, in linea con quanto riportato negli studi registrativi di Fase III condotti con secukinumab1.

La psoriasi – di cui soffrono circa 125 milioni di persone nel mondo – è una malattia cronica della pelle che provoca prurito, desquamazione, dolore e che può avere un significativo impatto sul benessere fisico e psicologico5,6. Ciò nonostante, fino al 50% dei pazienti non riceve alcun trattamento e molti di quelli che invece lo ricevono (52%) sono insoddisfatti della gestione della malattia7.

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La psoriasi è una diffusa malattia autoimmune non contagiosa, che colpisce fino al 3% della popolazione mondiale5. La psoriasi a placche – la forma più comune di questa patologia – appare sotto forma di placche rosse in rilievo, coperte da uno strato bianco/argenteo di cellule cutanee morte. La psoriasi non è semplicemente un problema estetico, ma una malattia cronica, persistente e a volte invalidante, che può compromettere anche gli aspetti apparentemente meno importanti della vita quotidiana delle persone. Fino al 30% dei pazienti affetti da psoriasi sviluppa artrite psoriasica, una patologia che colpisce anche le articolazioni, causando sintomi debilitanti inclusi dolore, rigidità e danno articolare irreversibile8,9. La psoriasi è anche associata ad altre malattie gravi, come il diabete, le patologie cardiache e la depressione8.

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Lo studio CLEAR, (Comparison to assess Long-term Efficacy, sAfety and toleRability of secukinumab vs. ustekinumab, Confronto per valutare l’efficacia, la sicurezza a lungo termine e la tollerabilità di secukinumab rispetto a ustekinumab) è uno studio multicentrico, in doppio cieco a gruppi paralleli, che confronta l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità di secukinumab (n=334) rispetto a ustekinumab (n=335) nei pazienti adulti affetti da psoriasi a placche da moderata a severa. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere o secukinumab (300 mg) per iniezione sottocutanea al basale, alle settimane 1, 2 e 3, poi ogni quattro settimane dalla settimana 4, oppure ustekinumab (alla dose specificata dalle indicazioni posologiche riportate nel Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto). I pazienti trattati con secukinumab hanno raggiunto l’obiettivo primario di una superiore risposta PASI 90 alla settimana 16. Questi dati sono stati pubblicati in forma elettronica sul Journal of the American Academy of Dermatology, il 17 giugno 20154. Un obiettivo secondario di questo studio è la risposta PASI 90 a 52 settimane. Le risposte PASI 100 e DLQI a 52 settimane sono endpoint esplorativi. separa

Secukinumab è un anticorpo monoclonale totalmente umano che neutralizza selettivamente l’interleuchina 17A (IL-17A) in circolo. La ricerca scientifica suggerisce che l’IL-17A possa svolgere un ruolo importante nello stimolare la risposta immunitaria nella psoriasi, nell’artrite psoriasica e nella spondilite anchilosante10,11.

Secukinumab è approvato per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa in oltre 50 Paesi, inclusi quelli dell’Unione europea, Giappone, Svizzera, Australia, USA e Canada. In Europa secukinumab è l’unica terapia biologica approvata per il trattamento sistemico di prima linea della psoriasi a placche da moderata a severa nei pazienti adulti. Negli Stati Uniti secukinumab è approvato come trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa nei pazienti adulti candidati alla terapia sistemica o alla fototerapia.

Inoltre, secukinumab è il primo inibitore dell’IL-17A ad aver conseguito risultati positivi negli studi di Fase III per il trattamento dell’artrite psoriasica attiva e della spondilite anchilosante attiva12-16 e ora è approvato anche per queste patologie in Europa, negli USA, in Ecuador, nel Bangladesh e nelle Filippine. Secukinumab è anche approvato per il trattamento dell’artrite psoriasica e della psoriasi pustolosa in Giappone.

BIBLIOGRAFIA

1. Blauvelt A et al. Secukinumab demonstrates superior sustained efficacy vs. ustekinumab in clearing skin of subjects with moderate to severe plaque psoriasis: 52-week results from the CLEAR study. Abstract presented at the 74th Annual Meeting of the American Academy of Dermatology. 2016 March 4-8; Washington DC.

2. Guideline on clinical investigation of medicinal products indicated for the treatment of psoriasis. European Medicines Agency: http://www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/Scientific_guideline/2009/09/WC500003329.pdf Ultimo accesso febbraio 2016.

3. Ryan C et al. Research gaps in psoriasis: opportunities for future studies. J Am Acad Dermatol. 2014; 70:146-167.

4. Thaçi D, Blauvelt A, Reich K, et al. Secukinumab is superior to ustekinumab in clearing skin of subjects with moderate to severe plaque psoriasis: CLEAR, a randomized controlled trial. J Am Acad Dermatol. June 17, 2015 [E-pub ahead of print].

5. International Federation of Psoriasis Associations (IFPA) World Psoriasis Day website. “About Psoriasis.” http://www.worldpsoriasisday.com/web/page.aspx?refid=114. Ultimo accesso febbraio 2016.

6. Langley RG et al. Secukinumab in plaque psoriasis – results of two phase three trials. N Engl J Med. 2014; 371(4):326-338.

7. Armstrong AW et al. Undertreatment, treatment trends, and treatment dissatisfaction among patients with psoriasis and psoriatic arthritis in the United States: findings from the National Psoriasis Foundation surveys, 2003-2011. JAMA Dermatol. 2013; 149(10):1180-1185.

8. National Psoriasis Foundation. Psoriatic disease: about psoriasis. www.psoriasis.org/about-psoriasis. Ultimo accesso gennaio 2016.

9. Mease PJ, Armstrong AW. Managing patients with psoriatic disease: the diagnosis and pharmacologic treatment of psoriatic arthritis in patients with psoriasis. Drugs. 2014; 74:423–441.

10. Kirkham BW et al. Interleukin-17A: a unique pathway in immune-mediated diseases: psoriasis, psoriatic arthritis and rheumatoid arthritis. Immunology. 2014; 141:133-142.

11. Ivanov S, Linden A. Interleukin-17 as a drug target in human disease. Trends Pharmacol Sci. 2009; 30(2):95-103.

12. Baeten D et al. Secukinumab, interleukin-17A inhibition in ankylosing spondylitis. N Engl J Med. 2015; 373:2534-48.

13. Mease, PJ et al. Secukinumab, a human anti-interleukin-17A monoclonal antibody, in patients with psoriatic arthritis (FUTURE 2): a randomised, double-blind, placebo-controlled, phase 3 trial. The Lancet. 2015; 386(9999):1137-1146.

14. Mease PJ et al. Secukinumab inhibition of interleukin-17A in patients with psoriatic arthritis. N Engl J Med. 2015; 373(14):1329-39.

15. Cosentyx (secukinumab) [prescribing information]. East Hanover, NJ: Novartis Pharmaceuticals Corp, 2016.

16. Cosentyx Summary of Product Characteristics. Novartis Europharm Limited: http://www.ema.europa.eu/docs/it_IT/document_library/EPAR_-_Summary_for_the_public/human/003729/WC500183132.pdf Ultimo accesso febbraio 2016.


GAS Communication

La prevenzione primaria arriva nelle scuole: Lazio in prima linea contro il melanoma

Il sole per amico

Il Lazio, impegnato nella lotta contro i tumori grazie alle eccellenze sanitarie operanti sul territorio, aderisce alla prevenzione primaria del melanoma, il più aggressivo e temuto tumore della pelle: le scuole elementari laziali sono state scelte per ospitare la sesta tappa del progetto educazionale di prevenzione primaria nell’ambito della campagna “Il Sole per amico”, promossa da IMI – Intergruppo Melanoma Italiano in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e con il patrocinio del Ministero della Salute, dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica – AIOM e della Regione Lazio, resa possibile grazie ad un’erogazione di Merck & Co., per il tramite della sua consociata italiana MSD.

La campagna nasce per risvegliare e far crescere l’attenzione dell’opinione pubblica sul melanoma e sui rischi legati ad una non corretta esposizione, coinvolgendo in particolare i bambini in età scolare e le loro famiglie la campagna nazionale, promossa da IMI, ha per la prima volta come protagonisti i bambini delle scuole elementari e i loro genitori, passaggio per noi cruciale considerato l’aumento dell’incidenza dei tumori della pelle proprio tra i più giovani e visto che le scottature da esposizione solare in età pediatrica rappresentano uno dei principali fattori di rischio” ha dichiarato Paola Queirolo, Presidente IMI – Intergruppo Melanoma Italiano e Responsabile DMT Melanoma e Tumori cutanei all’IRCCS AOU San Martino – IST Genova.

L’obiettivo quindi è insegnare ai più piccoli il modo giusto di prendere il sole e proteggere la propria pelle, attraverso incontri con i dermatologi e gli oncologi che entrano nelle classi, un cartoon con protagonista il simpatico alieno Rey e altri strumenti didattici.

La prevenzione primaria e la corretta educazione sono il fattore più importante di protezione contro il melanoma e rappresentano un investimento importante da parte del servizio sanitario pubblico la campagna “Il Sole per amico” in tal senso rappresenta una bella occasione di crescita della sensibilità diffusa verso il problema e di sinergia tra insegnanti e medici al fine di educare i giovani. Una campagna che ritengo molto efficace anche perché a misura di bambino, capace di coinvolgere sia i piccoli che i loro genitori. Da apprezzare, in particolare, l’accessibilità del sito realizzato per i diversi target che offre una serie di strumenti direttamente utilizzabili dagli utenti anche in futuro” – ha affermato Teresa Petrangolini, Consigliere Regionale del Lazio e Componente della Commissione Politiche sociali e salute.

Il ruolo della scuola è fondamentale per trasmettere l’educazione e le conoscenze indispensabili per l’adozione di comportamenti salutari e per diffondere la cultura della prevenzione tra la popolazione e in particolare tra i bambini in età scolare e le loro famiglie: in questa chiave è nata la collaborazione sulla campagna tra IMI e Ministero dell’Istruzione (MIUR).

Nell’ambito dell’educazione alla salute, le attività del MIUR sono incentrate principalmente sulla prevenzione che costituisce, in ambiente scolastico, lo strumento più efficace per la riduzione del rischio e delle problematiche determinate da scorretti stili di vita. Questa Direzione Generale ha promosso l’iniziativa educativa realizzata dall’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) per la sensibilizzazione ad una corretta esposizione ai raggi solari che coinvolge i bambini e le bambine della scuola primaria insieme alle loro famiglie e agli insegnanti” – ha affermato Maria Grazia Corradini della Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione MIUR.

La campagna “Il Sole per amico” coinvolge in un impegno comune tutti i cittadini, le Istituzioni e i medici del territorio laziale dal momento che la prevenzione del melanoma è una priorità per le politiche sanitarie, nazionali e regionali, e per la salute pubblica.

I bambini italiani sono molto esposti al sole e sono anche poco protetti, secondo quanto riportato da uno studio condotto nei primi anni 2000. I buoni comportamenti, come quello di prendere il sole nelle ore non centrali della giornata e di proteggere la pelle, s’imparano sin da piccoli perché è proprio la fascia pediatrica che rischia di più a causa di un’esposizione solare non protetta e le scottature riportate nei primi anni di vita condizionano da adulti l’evoluzione del melanoma. Se si vuole attuare una vera prevenzione primaria e si vuole che questa sia efficace, bisogna cominciare dai più piccoli.

Malgrado l’aumento dei nuovi casi di melanoma, la mortalità si mantiene stabile e questo può avere un solo significato: vengono diagnosticate più lesioni allo stadio iniziale, conseguenza dell’informazione e delle aumentate conoscenze che le persone stanno ricevendo in questi ultimi anni le campagne nelle scuole possono essere più importanti degli stessi controlli: la persona che si reca dal dermatologo per un controllo lo fa solo se è già consapevole dei rischi di un’incongrua esposizione solare e dell’importanza della prevenzione, una cultura questa che si acquisisce meglio in età pediatrica o adolescenziale” – ha sottolineato Riccardo Bono, Dirigente Struttura Semplice e Responsabile della “Melanoma Unit” all’Istituto Dermopatico dell’Immacolata IDI-IRCCS di Roma.

L’incidenza del melanoma è più che raddoppiata negli ultimi 30 anni: in Italia sono oltre 100.000 le persone colpite e oltre 10.000 i nuovi casi ogni anno. I bambini sono la fascia di popolazione più a rischio per il melanoma, perché le scottature prese nell’infanzia sono un importante fattore di rischio in quanto la pelle “memorizza” il danno ricevuto e può innescare il processo patologico anche a diversi anni di distanza. Le campagne di prevenzione primaria oltre a educare su come prendere il sole in maniera corretta, possono essere mirate a specifiche fasce di popolazione a maggior rischio come quella infantile e adolescenziale.

«È fondamentale promuovere un’adeguata sensibilizzazione nei bambini e in tutti coloro che ruotano attorno all’infanzia: genitori, insegnanti, pediatri, perché una corretta conoscenza del problema e di conseguenza un comportamento “virtuoso” già a questa età, sono le uniche armi efficaci per fare prevenzione primaria e, quindi, ridurre l’insorgenza del melanoma inoltre gli effetti delle ustioni solari nei bambini e comunque da zero a venti anni sono più gravi rispetto a quelli dell’adulto” – ha dichiarato Paola De Simone, Dirigente medico di Dermatologia Oncologica all’ISG Istituto San Gallicano di Roma e membro del Direttivo GIPMe.

L’attività educazionale all’interno delle scuole laziali è strutturata con incontri tra bambini, insegnanti, genitori, dermatologi e oncologi che spiegheranno in un linguaggio a misura di bambino le semplici regole che bisogna seguire per difendere la pelle ed esporsi al sole in sicurezza. Oltre ai materiali informativi cartacei e digitali, il protagonista di un cartoon, Rey, un alieno catapultato sulla spiaggia da un’astrobolla solare, svelerà ai bambini i segreti per esporsi al sole in maniera corretta.

Prevenzione primaria, ma anche ricerca sono alla base della partnership che vede IMI e MSD Italia insieme per la campagna nazionale “Il Sole per amico” per promuovere i comportamenti corretti in grado di prevenire il melanoma tra gli adulti di domani.

I tumori della pelle e il melanoma in particolare rappresentano una grave minaccia per la salute di milioni di persone e per la sostenibilità dei Servizi Sanitari le campagne di sensibilizzazione sono fondamentali per creare e diffondere la cultura della prevenzione, specie quando coinvolgono i bambini in età scolare e le loro famiglie. MSD come consociata di Merck & Co., ha deciso di sostenere questa iniziativa promossa da IMI proprio perché interviene molto precocemente nell’educazione delle persone, evitando che si inneschino processi patologici tali da favorire una maggiore probabilità di sviluppare il melanoma in età adulta” – ha detto Goffredo Freddi, Responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne MSD Italia.


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