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Psoriasi e cheratosi attinica oggi sempre più curabili

Malattie infiammatorie della cute

Una grande fiducia nelle prospettive della Dermatologia e nella figura del dermatologo che oggi, grazie alle innovazioni degli ultimi anni, dispone di opzioni terapeutiche in grado di curare sempre meglio importanti patologie cutanee, come la psoriasi e la cheratosi attinica, per le quali fino a poco tempo fa mancavano trattamenti soddisfacenti.

Guarda al futuro il supporto che LEO Pharma, leader in Dermatologia a livello mondiale, offre, per il terzo anno consecutivo, ad una iniziativa rivolta ai giovani specializzandi in Dermatologia: il XV Corso di aggiornamento sulle “Malattie Infiammatorie della Cute” organizzato dalla SIDeMaSTSocietà Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse che è svolto a Viareggio dal 17 al 20 marzo scorso.

L’iniziativa ha mirato a consolidare il ruolo del dermatologo, interlocutore primario a cui rivolgersi al primo comparire dei sintomi di malattie cutanee, e poter accedere così a terapie efficaci in grado di migliorare la qualità di vita, evitando, nel caso di patologie tumorali in fase precoce come la cheratosi attinica, l’evoluzione in un carcinoma invasivo.

Le patologie della pelle sono certamente molto diffuse; per esempio l’acne colpisce circa il 90% dei giovani; la psoriasi, invece, interessa il 3% della popolazione mondiale, 125 milioni di pazienti in tutto il mondo[1], di cui oltre 2,5 milioni solo in Italia, eppure studi recenti dimostrano che un paziente su due (50%) non riceve trattamenti soddisfacenti[2]; la cheratosi attinica, una lesione di tipo neoplastico allo stadio iniziale, colpisce l’1,4% della popolazione italiana sopra i 45 anni di età[3], ed è spesso misconosciuta e sotto diagnosticata.

La psoriasi, a causa dell’impatto negativo che spesso ha sulla qualità di vita dei pazienti, arrivando a condizionarne anche progetti nella sfera personale e lavorativa, viene equiparata ad una patologia invalidante: si manifesta con la comparsa di chiazze rossastre e rotondeggianti, ben delimitate da margini netti. Con il progredire della patologia, le chiazze possono confluire e ricoprirsi di squame di colore bianco-argenteo. La maggior parte delle persone affette da psoriasi (circa l’80%) soffre di psoriasi a placche, nella forma lieve o moderata[4].

Per questa patologia le prospettive di trattamento sono molto migliorate ed è davvero fondamentale invitare i pazienti a rivolgersi al dermatologo per avere una terapia adeguata – ha affermato Giampiero Girolomoni, Direttore di Dermatologia all’Università degli Studi di Verona e Presidente della Società Italiana di Dermatologia (SID) – in generale, quando una persona si accorge delle lesioni tende a sottovalutare il problema, lo nasconde, e spera che passi da solo. Quindi può passare del tempo prima che si arrivi a una diagnosi e alla prescrizione di una terapia che oggi può fare leva su terapie topiche in gel a base di un derivato della vitamina D, calcipotriolo, e un cortisonico, betametasone, con un ottimo profilo di efficacia, sicurezza e tollerabilità”.

Anche l’acne si caratterizza per l’impatto emotivo e socio-relazionale, che compromette la quotidianità di chi ne è affetto: lo stress che ne deriva peggiora ulteriormente la patologia, inducendo in alcuni casi anche all’isolamento sociale.

L’acne è la malattia cutanea più diffusa dell’età puberale e post-puberale e fino al 90% dei giovanissimi ne è affetto in qualche forma – ha sottolineato Alberto Giannetti, Professore emerito di Dermatologia all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia – lo sviluppo delle conoscenze sulla fisiopatologia dell’acne, in particolare dei meccanismi molecolari alla base dell’infezione acneica, ha condotto alla scoperta di novità nei trattamenti che nei prossimi anni porteranno ad approcci terapeutici innovativi anche nei confronti di una patologia antica e ben conosciuta, come questa”.

Meno conosciuta ma ben più pericolosa è la cheratosi attinica, una lesione neoplastica epiteliale cutanea che si sviluppa spontaneamente come conseguenza di un’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti (UV): la sua insorgenza è quindi correlata all’effetto cumulativo dell’esposizione non protetta ai raggi solari o ad altre fonti UV, come i lettini abbronzanti, e all’avanzare dell’età. Le lesioni possono evolvere in carcinoma squamocellulare invasivo e per questo motivo devono sempre essere diagnosticate e trattate precocemente. La diagnosi tempestiva, infatti, permette di instaurare un’adeguata terapia che oggi può avvalersi di diverse opzioni: la strategia ottimale consiste nel curare non solo la lesione, ma anche la cute fotodanneggiata circostante, il cosiddetto campo di cancerizzazione.

La terapia della cheratosi attinica può essere o diretta alla singola lesione, attraverso la distruzione selettiva con terapie fisiche (crioterapia, elettrochirurgia), o diretta al “campo di cancerizzazione”, bonificando, in un’area di alcuni centimetri, non solo le lesioni superficiali visibili, ma anche le lesioni subcliniche circostanti – ha affermato Stefano Cavicchini, Professore a contratto della Scuola di Specializzazione in Dermatologia dell’Università degli Studi di Milano – negli ultimi anni sono stati messi in commercio alcuni farmaci utili proprio a questo scopo che, in aggiunta alle terapie classiche, rispondono efficacemente alle specifiche necessità dei vari tipi di pazienti. In particolar modo, l’ingenolo mebutato, ultimo in ordine di tempo e con un innovativo meccanismo d’azione, coniuga l’elevata efficacia terapeutica con la brevità del trattamento, circa 2-3 giorni, garantendo così una miglior aderenza alla terapia da parte deI paziente. Questi elementi, la durata del trattamento e l’efficacia clinica, unitamente alla rimborsabilità da parte del Sistema Sanitario Nazionale, differenziano l’ingenolo mebutato dalle altre terapie topiche, venendo incontro alle esigenze dei clinici e dei pazienti”.

Un’altra sfida con la quale si devono confrontare i dermatologi è il fenomeno crescente delle resistenze batteriche ai comuni antibiotici, l’unica arma disponibile per contrastare le infezioni cutanee che colpiscono milioni di individui nel mondo.

Purtroppo da circa quindici anni non vengono immessi sul mercato nuovi antibiotici, soprattutto per i medici che operano sul territorio, e tutto lascia supporre che per i prossimi cinque, sette anni non ve ne saranno di nuovi – ha osservato Roberto Mattina, Direttore della Scuola di Specializzazione in Microbiologia e Virologia dell’Università degli Studi di Milano – le resistenze batteriche agli antibiotici sono distribuite sul territorio in maniera molto disomogenea, quindi sarebbe necessario istituire un Osservatorio delle resistenze per mappare la situazione e monitorarla. Una volta individuata l’area in cui è presente una certa resistenza sarebbe sufficiente che i Medici limitassero la prescrizione di quel farmaco o di quella classe, per qualche anno. L’acido fusidico, un antibiotico scoperto negli Anni ’60 ed oggi poco utilizzato, ha dimostrato in diversi studi una buona attività sia sullo Streptococcus pyogenes di gruppo A che sullo Staphylococcus aureus. Questo antibiotico, infatti, ha una peculiarità che lo rende diverso da tutti gli altri antibiotici: agisce sulla sintesi proteica del microrganismo a livello extra ribosomiale ed essendo l’unico antibiotico dotato di tale meccanismo d’azione, non è esposto a fenomeni di resistenza crociata con altri antibiotici”.

Promozione della cultura dermatologica e collaborazione con le società scientifiche sono, insieme all’innovazione terapeutica per patologie come la cheratosi attinica e la psoriasi lieve-moderata, i capisaldi dell’impegno di LEO Pharma in Italia e le ragioni del supporto a questa iniziativa della SIDeMaST.

Da quando LEO Pharma è in Italia, ossia da 3 anni, offriamo il nostro sostegno al Corso di aggiornamento dedicato ai giovani dermatologi della SIDeMaST, così da poter essere sempre più vicini a coloro che sono e saranno sempre i nostri principali alleati nelle sfide future e ci accompagneranno nel nostro percorso di sviluppo e di supporto al paziente. Infatti, lavorare al fianco dei giovani dermatologi e contribuire alla loro formazione significa per noi porre le basi per un futuro di collaborazione costante e continuativa che vede, al primo posto, sempre il benessere dei pazienti e che ci permette di realizzare con passione progetti innovativi, che possano mettere a loro disposizione i migliori trattamenti per la cura delle patologie della pelle.” – ha affermato Paolo Cionini, General Manager di LEO Pharma Italia.

 

PRO Format Comunicazione

 

BIBLIOGRAFIA

[1] National Psoriasis Foundation. Statistics. http://www.psoriasis.org/learn_statistics (03/12)

[2] Peris et al., JEADV 2011

[3] Naldi et al., Arch. Dermatol. 2006

[4] Menter et al., J Drugs Dermatol. 2013

Brufoli, un disturbo frequente

L’acne volgare si risolve spontaneamente, ma è un vero incubo degli adolescenti e di circa il 15% degli adulti. Prima di tutto vediamo di cosa si tratta. Il termine descrive la formazione di tappi di cheratina alle aperture dei condotti sebacei con comparsa di papule infiammatorie, pustole, noduli, cisti e cicatrici causate dall’infiammazione dei follicoli pilosebacei.
La pelle grassa prende l’aspetto lucido ed untuoso ed è ricca di comedoni. Questi ultimi possono essere chiusi (o bianchi) in cui l’orifizio del follicolo rimane coperto dallo strato corneo dell’epidermide ed il sebo sottostante mantiene la classica colorazione bianco-giallina o aperti (anche detti neri) dove l’orifizio è evidenziato dalla presenza di un piccolo opercolo scuro (la parte esterna del secreto sebaceo) indurito ed annerito dai fenomeni ossidativi e dalla polvere ambientale. In uno stadio avanzato si può verificare una reazione infiammatoria intorno al follicolo riempito di sebo che porta dapprima ad un alone arrossato intorno al comedone (forma papulosa) e successivamente, per azione batterica, alla forma papulo-pustolosa che può lasciare cicatrici.
Le cause della formazione dell’acne volgare non sono del tutto note, ma per il processo infiammatorio sono responsabili l’aumentata presenza del Propionilbacterium acnes (al di sopra di 100.000 batteri/cm2) nonché dello Streptococcus piogenes e Staphylococcus arureus. L’azione sinergica di tali batteri e del lievito Pityrosporum orbicolare porta alla liberazione di acidi grassi provocando un’infiammazione all’interno della cisti con successiva rottura della parete. Si instaura quindi una reazione infiammatoria da corpo estraneo con il risultato dell’escrezione di detritri grassi e cheratina.
Cosa è possibile fare da un punto vista farmacologico? L’obiettivo è quello di correggere le anomalie di maturazione del follicolo e di ridurre la produzione di sebo nonché la colonizzazione da parte dei batteri e l’infiammazione presente. La terapia prevede l’uso di preparazioni orali ad azione anti-microbica (antibiotici), sebo-normalizzanti (derivati dell’acido retinoico) ed anti-ormonali.
Ultimi studi hanno evidenziato l’attività topica della nicotinamide, forma attiva della vitamina B3, che in concentrazioni elevate è sovrapponibile ad un antibiotico tradizionale (clindamicina).
Per aumentare l’azione antibatterica si ricorre anche a sostanze attualmente classificate come conservanti quali triclosan, clorexidina e acido undecilenico, mentre per un’azione lenitiva si è indirizzati all’alfa-bisabololo, all’allantoina e all’acido 18-beta-glicirretico.
Anche l’utilizzo di idratanti che contrastano l’incapacità della cute a trattenere acqua e degli alfa- e beta-idrossiacidi (acido lattico o salicilico) per esfoliare leggermente lo strato corneo possono normalizzare lo stato alterato della cute.
Una buona notizia è, comunque, il miglioramento spontaneo nel periodo estivo che permette l’interruzione della terapia farmacologica.
La dermocosmesi può aiutare a ridurre l’impatto estetico dell’acne volgare tramite prodotti di trattamento (sebo-regolatori, idratanti e antinfiammatori) e tramite lozioni, soluzioni acquose o idroalcoliche utilizzate come tonici astringenti e rinfrescanti.

Come prevenire irritazioni o dermatiti

pelle

Avere una pelle perfetta, luminosa e uniforme non è cosa da poco e, il più delle volte, risulta difficile prendersene cura nel modo giusto. Le cause che possono portare alle irritazioni della pelle sono davvero molte, anche se le più comuni derivano dai fattori ambientali e dalle cattive abitudini.

Come fare, dunque, per proteggere la pelle da irritazioni, infezioni e dermatiti? Il comune denominatore è l’igiene: che sia in palestra, in piscina o in città, è fondamentale lavare con cura il corpo, i capelli e le mani per neutralizzare germi e batteri derivanti dai luoghi pubblici, dal sudore o dallo smog.

In particolare, se avete praticato qualche attività fisica e avete sudato, abbiate cura di non tenere la maglietta a contatto con la pelle per troppo tempo. Eviterete, così, eritemi, prurito e sfoghi a livello dell’epidermide. Le mani devono essere sempre igienizzate, qualunque cosa si stia facendo, perché sono i principali veicoli di infezione per la pelle e per tutto il corpo.

Idem per i capelli e il cuoio capelluto. Se avete trascorso qualche ora in palestra, in centro a fare shopping o semplicemente in casa per la faccende domestiche, lavate i capelli per rimuovere le impurità. Tuttavia, non occorre lavarli tutti i giorni, in quanto un’eccessiva produzione di sebo causerebbe la formazione della forfora e renderebbe la pelle più grassa.

Struccarsi la sera è una pratica fondamentale per proteggere la pelle dal viso dagli agenti chimici spesso contenuti nel make-up. In realtà, molte donne scelgono di sciacquare il viso solo con l’acqua, senza l’utilizzo di prodotti specifici che rimuovano perfettamente il trucco. Niente di più sbagliato, perché un demaquillage corretto è vitale per una pelle sana e luminosa.

Ecco la “ricetta” per un perfetto demaquillage: passate sul viso il cotone e uno struccante biascio per togliere il make-up dagli occhi, proseguite con il latte detergente e il tonico per eliminare i residui dal resto della faccia. Prestate particolare attenzione alle orecchie, al collo e all’attaccatura dei capelli. Risciacquate con acqua tiepida. Le pelli sensibili vanno trattate con prodotti cosmetici farmaceutici specifici, solitamente privi di nichel e glutine.

Nuovo farmaco per il trattamento dei pazienti affetti da psoriasi

 Psoriasi3

Novartis ha annunciato il 19 gennaio scorso che la Commissione Europea (CE) ha approvato Secukinumab come trattamento sistemico [detto di trattamento o farmaco che viene assorbito nel flusso sanguigno, per poi essere trasportato dove serve] di prima linea della psoriasi a placche da moderata a severa negli adulti candidati alla terapia sistemica.

Secukinumab (a un dosaggio di 300 mg) è il primo inibitore di interleuchina 17A (IL-17A) a essere approvato in Europa come terapia di prima linea e questa approvazione rappresenta una svolta decisiva nel trattamento della psoriasi, poiché fornisce ai pazienti una nuova opzione terapeutica. Attualmente in Europa tutti i farmaci biologici per la psoriasi, ivi incluse le terapie anti-fattore di necrosi tumorale (anti-TNF) e Ustekinumab, sono raccomandati come terapia sistemica di seconda linea 2-4.

Quasi la metà dei pazienti affetti da psoriasi non è soddisfatta delle terapie attuali, ivi inclusi i trattamenti biologici, a dimostrazione di un significativo bisogno medico insoddisfatto” – ha dichiarato David Epstein, Division Head, Novartis Pharmaceuticals – “Secukinumab, con la sua indicazione di trattamento sistemico di prima linea per la psoriasi, fornirà ai pazienti maggiori possibilità di ottenere una cute esente o quasi esente da lesioni”.

Per i pazienti psoriasici lo scopo del trattamento è la completa risoluzione delle manifestazioni cutanee. Nel corso degli studi, il 70% o più dei pazienti trattati con Secukinumab 300 mg ha ottenuto la risoluzione completa (PASI 100) o quasi completa (PASI 90) delle manifestazioni cutanee durante le prime 16 settimane di trattamento e, soprattutto, nella maggior parte dei pazienti questo risultato è stato mantenuto nel corso della prosecuzione del trattamento fino alla settimana 526. I dati del programma di studi clinici con Secukinumab hanno anche dimostrato una relazione positiva tra la risoluzione completa o quasi completa delle manifestazioni cutanee e la qualità della vita dei pazienti affetti da psoriasi11.

L’approvazione dell’UE fa seguito ai recenti risultati dello studio di Fase IIIb CLEAR, che ha dimostrato la superiorità di Secukinumab rispetto a Ustekinumab nella risoluzione delle manifestazioni cutanee dei pazienti affetti da psoriasi a placche da moderata a severa. Lo studio CLEAR è stato il secondo studio testa-a-testa condotto con Secukinumab. Secukinumab aveva anche dimostrato superiorità rispetto a Etanercept nella risoluzione delle manifestazioni cutanee nel corso dello studio FIXTURE6. Durante il programma clinico di Fase III, il profilo di sicurezza di Secukinumab è stato soddisfacente, con differenze minime osservate tra Etanercept e Ustekinumab in entrambi gli studi di confronto testa-a-testa5,6.

Oltre che nell’UE, Secukinumab è stato approvato in Australia per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa, e in Giappone per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa e dell’artrite psoriasica attiva (PsA).

La decisione della US Food and Drug Administration (FDA) relativa al trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa è prevista per l’inizio del 2015, in seguito all’unanime raccomandazione di approvazione trasmessa nell’ottobre 2014 dal Dermatologic and Ophthalmic Drugs Advisory Committee (DODAC) alla stessa FDA.

Secukinumab e interleuchina 17A (IL-17A)

Secukinumab è un anticorpo monoclonale umano che neutralizza selettivamente l’IL-17A12,13. L’IL-17A si trova in concentrazioni elevate nella cute affetta da psoriasi ed è uno dei bersagli preferiti delle terapie sperimentali 12-17. Nel corso del programma di studi di Fase III, Secukinumab ha dimostrato un profilo di sicurezza soddisfacente, con tassi di incidenza e di gravità degli eventi avversi simili tra i due bracci di trattamento con Secukinumab 300 mg e 150 mg5,18-20.

Sono anche in corso di svolgimento studi di Fase IIIb sulla psoriasi palmo-plantare, sulla psoriasi ungueale e sulla psoriasi pustolosa palmo-plantare.

Secukinumab è anche in Fase III di sviluppo per l’artrite psoriasica (AP) e la spondilite anchilosante (SA); l’inoltro delle domande regolatorie per queste indicazioni terapeutiche è previsto per il 2015.

La psoriasi

La psoriasi è una malattia cronica autoimmune caratterizzata da estese aree di ispessimento cutaneo chiamate placche, causa di prurito, desquamazione e dolore; la psoriasi è associata a un significativo deterioramento della qualità della vita sia da un punto di vista fisico che psicologico22.

La psoriasi colpisce fino al 3% della popolazione mondiale, ovvero oltre 125 milioni di persone23. In Europa, la stima è pari a circa lo 0,8%, il che significa che la psoriasi a placche interessa circa 3,7 milioni di europei, circa 2,4 milioni dei quali si ritiene sia affetto dalla forma da moderata a severa24.

Questa diffusa e dolorosa patologia non rappresenta semplicemente un problema estetico: anche le persone con sintomi molto lievi ne risentono durante la loro vita quotidiana7. Inoltre, esiste un impellente bisogno di nuovi trattamenti per la psoriasi, poiché fino al 50% dei pazienti non è soddisfatto delle terapie attuali, ivi inclusi i trattamenti biologici7-10.

BIBLIOGRAFIA

1. Mohanan S, Ramassamy S, Chandrashekar L et al. A retrospective analysis of combination methotrexate–cyclosporine therapy in moderate–severe psoriasis. Journal of Dermatological Treatment, 2014; 25: 50–53.

2. European Medicines agency website, “Enbrel Summary of Product Characteristics” http://www. ema. europa. eu/docs/en_GB/document_library/EPAR__Product_Information/human/000262/WC500027361. pdf. Accessed November 2014.

3. European Medicines agency website, “Humira Summary of Product Characteristics” http://www. ema. europa. eu/docs/en_GB/document_library/EPAR__Product_Information/human/000481/WC500050870. pdf. Accessed November 2014.

4. European Medicines agency website, “Stelara Summary of Product Characteristics” http://www. ema. europa. eu/docs/en_GB/document_library/EPAR__Product_Information/human/000958/WC500058513. pdf. Accessed November 2014.

5. Novartis, Data on file.

6. Langley RG, Elewski BE, Lebwohl M, et al. Secukinumab in plaque psoriasis: results of two phase three trials. N Engl J Med. 2014. Jul 9;371(4):326-38.

7. Stern RS, Nijsten T, Feldman S, et al. Psoriasis Is Common, Carries a Substantial Burden Even When Not Extensive, and Is Associated with Widespread Treatment Dissatisfaction. J Investig Dermatol Symp. 2004;9(2):136-9. Nestle FO, Kaplan DH, Barker J. Psoriasis. N Engl J Med. 2009; 361(5):496-509.

8. Christophers E, Griffiths CEM, Gaitanis G, et al. The unmet treatment need for moderate to severe psoriasis: results of a survey and chart review. J Eur Acad Dermatol Venereol. 2006;20:921-925.

9. Krueger JG, Koo J, Lebwohl M, et al. The impact of psoriasis on quality of life: Results for a 1998 National Psoriasis Foundation patient membership survey. Arch Derm. 2001;137:280-284.

10. Sterry W, Barker J, Boehncke WH, et al. Biological therapies in the systemic management of psoriasis: International Consensus Conference. Br J Dermatol. 2004;151 Suppl 69:3-17.

11. McLeod LD, Mallya UG, Fox T, Strober BE. Psoriasis Patients With PASI 90 Response Achieve Greater Health-Related Quality-of-Life Improvements Than Those With PASI 75 Response. European Association of Dermatology and Venereology, Amsterdam, Netherlands, 2014. Poster 1681.

12. Gaffen SL. Structure and signaling in the IL-17 receptor family. Nat Rev Immunol. 2009;9(8):556-67.

13. Ivanov S, Linden A. Interleukin-17 as a drug target in human disease. Trends Pharmacol Sci. 2009;30(2):95-103.

14. Kopf M, Bachmann MF, Marsland BJ. Averting inflammation by targeting the cytokine environment. Nat Rev Drug Discov. 2010; 9(9):703-18.

15. Onishi RM, Gaffen SL. Interleukin-17 and its target genes: mechanisms of interleukin-17 function in disease. Immunology. 2010;129(3):311-21.

16. Krueger J, Fretzin S, Suárez-Fariñas M, et al. IL-17A is essential for cell activation and inflammatory gene circuits in subjects with psoriasis. J Allergy Clin Immunol. 2012;130(1):145-154.

17. Johansen C, Usher PA, Kjellerup RB, et al. Characterization of the interleukin-17 isoforms and receptors in lesional psoriatic skin. Brit J Dermatol. 2009;160(2):319-24.

18. Blauvelt A, Prinz J, Gottlieb AB, et al. Secukinumab Administration by Pre-filled Syringe: Efficacy, Safety, and Usability Results from a Randomized Controlled Trial in Psoriasis (FEATURE). Br J Dermatol. 2014; [published online ahead of print August 16, 2014].

19. Paul C, Lacour JP, Tedremets L, et al. Efficacy, safety, and usability of Secukinumab administration by autoinjector/pen in psoriasis: a randomized, controlled trial (JUNCTURE). J Eur Acad Dermatol Venereol. 2014; [published online ahead of print September 22, 2014].

20. Novartis data on file. 2013: Clinical study reports for CAIN457A2302 [ERASURE]; CAIN457A2303 [FIXTURE]; CAIN457A2304 [SCULPTURE]; CAIN457A2307 [JUNCTURE]; CAIN457A2308 [FEATURE].

21. Rapp SR, Feldman SR, Exum ML, Fleischer AB, Jr., Reboussin DM. Psoriasis causes as much disability as other major medical diseases. J Am Acad Dermatol. 1999; 41(3 Pt 1):401-7.

22. Farley E et al. Psoriasis: comorbidities and associations. G Ital Dermatol Venereol. 2011 Feb;146(1):9-15.

23. International Federation of Psoriasis Associations (IFPA) World Psoriasis Day website. “About Psoriasis. “ http://www. worldpsoriasisday. com/web/page. aspx?refid=114. Accessed February 2014.

24. European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (EFPIA) website. “Psoriais. “ http://www. efpia. eu/diseases/134/59/Psoriasis. Accessed September 2014.

GAS Communication

Orticaria da freddo

orticaria da freddo

Con l’abbassamento delle temperature è possibile che si manifestino dei pomfi rossi e degli eritemi su alcune parti del corpo: molto probabilmente si tratta di orticaria da freddo, una tipologia di orticaria che si manifesta quando il meteo è poco clemente e vira al freddo.

Solitamente i sintomi sono proprio simili ad una manifestazione di orticaria, con simili eritemi e varie eruzioni cutanee arrossate sul corpo, che possono presentarsi e sparire più volte nel corso delle giornate.

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“Seminare Salute”

SIPPS 2014

Dal 27 al 29 novembre Verona ospita il XXVI Congresso nazionale della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS). Una tre giorni di riflessioni, incontri e dibattiti che vedrà confrontarsi nella città scaligera più di 100 relatori, tra pediatri ed esperti nel campo dello sviluppo psicofisico dei bambini e della diagnosi e terapia delle malattie infantili.

“Seminare Salute” è lo slogan del XXVI Congresso SIPPS, al quale parteciperanno oltre 500 medici provenienti da tutta Italia. I lavori di giovedì 27 saranno aperti dai “Per…corsi”, proposte di approfondimento su specifiche tematiche: quest’anno ampio spazio viene dedicato al rapporto tra pediatra ed altri specialisti e alla dermatologia, branca della medicina che riguarda i bambini molto da vicino. Alle 17.00 si terrà l’inaugurazione vera e propria, con i saluti delle autorità, in particolare del Ministro della Salute, On. Beatrice Lorenzin, presente con un video messaggio, e di Giampietro Chiamenti, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). A concludere la giornata saranno due letture magistrali, tenute da Giovanni Biggio e Attilio Boner, due luminari della Pediatria moderna.

La mattina di venerdì 28 si aprirà con la presentazione di una Consensus riguardante la prevenzione e la gestione delle allergie, alimentari e respiratorie, nella pratica clinica, strumento frutto del lavoro svolto in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (SIP) e con la Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP). Si tratta di un lavoro intenso di numerosi esperti in materia, che ha il merito di aver riorganizzato in maniera facilmente fruibile le più importanti evidenze scientifiche a riguardo, riassumendole in 20 raccomandazioni.

Durante la giornata sono inoltre in programma sessioni dedicate all’adolescenza – delicata fase di transizione verso l’età adulta -, ai disturbi gastrointestinali “minori” e ai vaccini: oltre alla pubblicazione di una “Guida Pratica alle vaccinazioni” di semplice consultazione riguardante la gestione di questo importantissimo strumento preventivo, proprio ai vaccini sarà dedicata una sessione apposita nel corso del Convegno, alla quale interverranno personalità di spicco, tra cui Gianni Bona e Susanna Esposito.

L’ultima giornata, infine, sarà interamente dedicata all’obiettivo principale della SIPPS: la Pediatria Preventiva e Sociale.

Il tema di quest’anno, “Seminare Salute”, rimanda a un vecchio proverbio – dichiara il Dottor Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS: “Chi semina bene raccoglie buoni frutti”. I semi, naturalmente, sono i nostri bambini che, se adeguatamente accuditi, seguiti e osservati, diventeranno piante rigogliose e fruttifere, garantendoci un futuro migliore. La SIPPS è da sempre impegnata a garantire e promuovere una maggiore attenzione verso la salute, non solo fisica, dei nostri figli, ideando e mettendo in pratica numerose iniziative: ci rispecchiamo moltissimo, dunque, in questo motto e ci siamo assegnati un ruolo in prima linea nella difesa delle esigenze dei nostri piccoli pazienti”.

Tra gli argomenti che saranno approfonditi a Verona, le infezioni cutanee, i problemi oculari, le vecchie e le nuove dipendenze, il riconoscimento precoce dei disturbi alimentari, il cervello, le infezioni sessualmente trasmesse e la contraccezione, la cyber-generation; ma anche i probiotici, lo pneumococco, il meningococco B, le infezioni delle vie respiratorie, la tubercolosi, l’allattamento al seno, i disturbi del sonno, la vitamina D, l’obesità infantile e l’obesità in Tunisia.

 

TRA I GRANDI TEMI DEL CONGRESSO

 

La dermatite atopica

Uno dei maggiori problemi di salute in età pediatrica nei Paesi Sviluppati è l’aumentata incidenza di malattie allergiche nei bambini e negli adolescenti. Ciò ha determinato un incremento notevole della spesa pubblica sanitaria, dei casi di ospedalizzazione, e una perdita di giorni di scuola e di lavoro per i bambini e i loro genitori.

Poiché questo fenomeno di aumento della sensibilizzazione allergica si è evidenziato solo nei Paesi Sviluppati mentre quelli in Via di Sviluppo sembrano esserne esenti, è stata proposta una teoria chiamata “ipotesi igienica”, che suggerisce che i bimbi nati nell’ambiente “sterile” del mondo industrializzato non verrebbero a contatto con un ambiente extrauterino ricco di microbi, come invece accade nei Paesi in via di sviluppo.

Un’altra teoria ormai accertata è quella della “marcia allergica” secondo la quale, una volta che un bambino si è sensibilizzato ad un allergene, può avere una sensibilizzazione progressiva che può portare allo sviluppo di una sintomatologia cronica. La sensibilizzazione agli alimenti nei neonati è spesso associata alla comparsa di allergia verso gli inalanti nel corso degli anni successivi.

Questo tipo di evoluzione dell’allergia è un concetto che spiega lo sviluppo della malattia allergica a partire dalla prima infanzia sino all’adolescenza, e permette di descrivere i cambiamenti che avvengono con il progredire dell’età, sia a livello di produzione di IgE specifiche o sensibilizzazione, sia della sintomatologia.

Fino agli anni ’90 la dermatite atopica (DA), pur essendo un’affezione frequente nel bambino, è stata trascurata dai pediatri allergologi per il decorso favorevole che comunque aveva nella maggior parte dei casi. Aumentando pero l’incidenza di asma, anche l’affezione cutanea ha iniziato a destare interesse.

Studi recenti hanno ormai dimostrato che la dermatite atopica costituisce spesso il primo passo verso lo sviluppo di malattie respiratorie allergiche. I risultati di questi studi indicano che la compromissione della funzione di barriera cutanea nei soggetti con DA potrebbe favorire tale evoluzione. In particolare, lo studio “Compromissione della barriera cutanea e sensibilizzazione ad inalanti in bambini con dermatite atopica” ha valutato la correlazione tra l’integrità della barriera cutanea di bambini con DA ed il grado di sensibilizzazione ad aeroallergeni, dimostrando che la cute atopica mostra un deficit di barriera anche a livello delle aree apparentemente libere da malattia. Questo difetto di base della cute si associa ad un aumentato rischio di sensibilizzazione ad aeroallergeni nel tempo e quindi potenzialmente allo sviluppo di sintomi respiratori allergici.

è quindi di fondamentale importanza combinare una diagnosi corretta e precoce di eczema a un trattamento e profilassi adeguate, per evitare o quanto meno ritardare lo sviluppo dell’asma che, in alcuni casi, può diventare la condizione finale e talvolta invalidante del paziente atopico.

La Terapia Inalatoria Domiciliare ed Ambulatoriale: novità e miti da sfatare

La terapia inalatoria è ampiamente utilizzata in tutto il mondo. Nel 2000, la Food and Drug Admnistration l’ha eletta come cura di prima scelta nel trattamento di numerose patologie delle vie aeree inferiori (V.A.I.): dall’asma bronchiale, alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (B.P.C.O.), dalla bronchiolite alla fibrosi cistica e pseudo-croup; è però efficace anche nelle malattie delle V.A.S.: dalle riniti alle rino-sinusiti, dalle rinofaringiti alle rino-tubo-timpaniti. La terapia inalatoria possiede tutti i requisiti (elevate concentrazioni di farmaco nella sede della patologia, notevole rapidita d’azione e ridotti effetti collaterali) per il corretto approccio terapeutico alle rinosinusiti ed è indicata nelle flogosi acute e nelle croniche riacutizzate, del sistema rino-sinusale. Sono diverse le tecniche inalatorie per la distribuzione dei corticosteroidi:

• Le nebulizzazioni secche o aerosol

• Gli spray nasali

• Le gocce nasali

Gli spray nasali costituiscono la tecnica inalatoria di prima scelta per il distretto rino sinusale.

Sono da preferire agli aerosol predosati, perché privi di propellente, e alle polveri secche, poiché non irritano meccanicamente la mucosa nasale. Le gocce nasali non hanno potere di dispersione e mancano di indicazione terapeutica poiché, dopo aver percorso il pavimento nasale, vengono immediatamente deglutite. Tra gli spray nasali, i predosati sono erogatori qualitativamente superiori ai manuali per la costanza della dose inalata. L’haloterapia è un rimedio terapeutico completamente naturale, relativamente nuovo e che non prevede alcun intervento farmacologico. Si basa sulle capacità curative del sale naturale, micronizzato con particolari tecniche, in un ambiente confinato. Il trattamento haloterapico con sistema Aerosal ha dimostrato un’attività terapeutica statisticamente significativa in ambito otologico con riduzione dell’ipoacusia e, in parte, anche dell’ipertrofia adenotonsillare. Oltre ad essere un trattamento sicuro, il sistema Aerosal è stato ben accettato dai piccoli pazienti, che hanno vissuto la seduta haloterapica più come un momento di gioco che come un trattamento terapeutico. Nella cura delle patologie sub-ostruttive adenotonsillari e delle malattie ad esse correlate, l’haloterapia con sistema Aerosal può dunque essere considerata un valido trattamento coadiuvante, ma non sostitutivo, alla terapia medica convenzionale.

Il fumo di sigaretta

Nel 20° secolo il fumo di tabacco ha provocato circa il 9% dei decessi in tutto il mondo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rende noto che ogni anno circa 6 milioni di persone muoiono per cause legate al tabacco. Se tutto questo non dovesse subire un brusco cambiamento di tendenza, nel corso del 21° secolo si potrebbe registrare fino a 1 miliardo di morti premature. Nella pratica clinica pediatrica, il tabacco costituisce il fattore nocivo ambientale più significativo per la salute dei bambini. Risalgono agli anni ’60 i primi studi epidemiologici su esposizione al fumo passivo e salute. Nel 1981 gli studi si concentrarono sull’associazione tra fumo passivo e cancro del polmone nei non fumatori e cinque anni più tardi si giunse alla conclusione che il fumo passivo provoca il cancro ai polmoni nei non fumatori. E’ ormai dimostrato che l’esposizione al fumo passivo è associato ad alcuni effetti negativi sulla salute dei bambini: dalla prematurità alla mortalità perinatale, dal ritardo di crescita intrauterino alla sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS), fino a sintomi respiratori e malattie come l’asma ed il rischio di malattie cardiovascolari e malattie dell’orecchio medio. Nei soggetti esposti a fumo materno prenatale e a fumo paterno si è verificato un aumento del rischio non significativo di patologie dell’orecchio medio (MED). Il fumo materno post-natale e quello paterno hanno invece aumentato il rischio di un intervento chirurgico per MED, con, rispettivamente, un’odds ratio (OR) di 1.86 (95% CI, 1,31-2,63) e di 1.83 (95% CI, 1,61-2,07). Il più importante fattore di rischio in gravidanza è fumare: è infatti associato al 5% di morti infantili, al 10% di nascite pretermine, al 30 di nascite di bambini SGA (Small for Gestational Age). Inoltre, il fumo attivo e l’esposizione al fumo passivo in gravidanza aumentano il rischio di infertilità, distacco di placenta, rottura prematura delle membrane e placenta previa.

Prevenzione andrologica in età pediatrica

Le patologie andrologiche riguardano una fascia rilevante della popolazione maschile. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rende noto che l’infertilità interessa il 15% delle coppie italiane (80 milioni di persone al mondo) e, in circa il 50% dei casi, è il maschio ad avere qualche alterazione; inoltre, secondo l’Istituto Superiore di Sanita (ISS), questa problematica aumenterà sempre di più e si stima che circa il 19% delle future coppie avrà problemi di infertilita e fino al 4% sarà sterile. Molte delle condizioni che possono causare infertilità originano proprio in età pediatrica: circa il 27% dei bambini e dei giovani fino a 18 anni ha problemi di salute che potranno influire sulla propria futura capacità riproduttiva.

Alcuni fattori ambientali possono interferire con la sfera riproduttiva maschile già a partire dalla vita fetale e durante l’età dello sviluppo, fino all’età adulta. Si tratta di inquinanti ambientali, detti endocrine disruptors, capaci di modificare l’asse endocrino riproduttivo, presenti in numerosi oggetti di uso comune. Un esempio è quello degli ftalati, sostanze presenti anche nei giocattoli per bambini e in molti prodotti in plastica. Nell’elenco risultano anche pesticidi, metalli pesanti, solventi industriali, inchiostri per stampa, vernici, e sostanze adesive.

Un noto fattore di rischio per l’infertilità maschile è il criptorchidismo, condizione presente nel 3-5% dei bambini nati a termine e più frequente nei nati pretermine. Nell’80% dei bimbi criptorchidi si assiste ad una discesa testicolare spontanea nei primi 6-12 mesi di vita. Tuttavia, nei casi in cui ciò non si verifica, è necessario intervenire prima dei 2 anni di vita in modo da ridurre il rischio di neoplasie testicolari e di infertilità in età adulta. Talvolta il criptorchidismo può rientrare nel contesto di una sindrome malformativa e pertanto è molto importante identificare alla nascita anche eventuali anomalie dei genitali come l’ipospadia, le anomalie scrotali o l’ambiguità genitale. Poiché alla base del criptorchidismo può esservi una alterazione ormonale, i bambini criptorchidi dovrebbero essere indagati per verificare anche la corretta progressione di quella che viene definita mini-puberty, ovvero l’aumento transitorio delle gonadotropine, che corrisponde ad una vera e propria mini-pubertà che si esaurisce generalmente nei primi 6 mesi di vita.

Altri fattori di rischio sono sovrappeso e obesità, condizioni che interessano 1 bambino su 3 e che, per le alterazioni endocrine che possono dare, possono contribuire all’infertilità maschile, soprattutto considerando che l’obesità tende a cronicizzare e a persistere nella vita adulta.

Durante l’adolescenza, l’abitudine al fumo di sigaretta, l’uso di marijuana, l’abuso di bevande alcoliche e il consumo di sostanze stupefacenti come amfetamine, cocaina ed ecstasy sono state associate a danni genetici a livello del DNA degli spermatozoi e ad alterazioni della loro mobilità e, quindi, ad una riduzione della fertilità maschile. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, il 20% dei ragazzi italiani fuma sigarette e l’87% dei fumatori inizia a fumare prima dei 20 anni con un’età media di 17,7 anni. Dalla combustione del tabacco si sprigionano numerose sostanze notoriamente cancerogene e che possono danneggiare irreversibilmente il DNA degli spermatogoni e degli spermatozoi. Il 20% degli adolescenti inoltre fa uso abituale di marijuana, sostanza d’abuso che negli ultimi anni ha registrato un aumento dei consumi fra gli adolescenti. L’abuso di alcol interessa il 64% degli adolescenti e fino al 10% in maniera abitudinaria. Alcuni studi hanno dimostrato che l’abuso di alcol è associato al danno della componente seminifera con una riduzione del numero di spermatozoi, una diminuzione della loro motilità e del loro numero.

Non bisogna poi dimenticare le malattie sessualmente trasmesse (MST). Ogni anno in Italia il 19,5% dei nuovi casi di MST viene diagnosticato in giovani fra i 15 e i 24 anni. I comportamenti sessuali a rischio (il non utilizzare il profilattico o fare sesso con molti partner) aumentano il rischio di contrarre MST e fra gli agenti infettivi responsabili, alcuni come la Chlamydia, la gonorrea, la sifilide, il virus HIV, gli herpes-virus e soprattutto il virus del papilloma umano HPV hanno la capacità di colonizzare in maniera silente il liquido spermatico. Il varicocele è la condizione di più frequente riscontro fra gli adolescenti e i giovani adulti (ne è affetto circa il 20%) e, allo stesso tempo, è sicuramente uno dei fattori di rischio più importanti per l’infertilità. Una forma importante di prevenzione andrologica è rappresentata dall’autopalpazione del testicolo, pratica che deve essere raccomandata e promossa fra i giovani; questa banale azione potrebbe consentire una diagnosi più precoce di varicocele e di neoplasie testicolari.

 

GAS Communication

MSD e Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) alleati nella ricerca sul melanoma

 

XX Congresso Nazionale IMI

In Italia, come in tutto il mondo, l’incidenza del melanoma è più che raddoppiata negli ultimi dieci anni. Contro questo tumore maligno della pelle, un vero e proprio big killer dal crescente impatto socio-sanitario, MSD e l’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) hanno realizzato una partnership volta a promuovere l’attività di giovani laureati impegnati nella ricerca oncodermatologica. L’iniziativa è stata annunciata durante il XX Congresso Nazionale dell’IMI svoltosi a Treviso dal 5 al 7 ottobre scorso.

La collaborazione tra MSD e IMI si realizzerà attraverso l’erogazione di nove Borse di Studio messe a disposizione da MSD per ricerche condotte da laureati in Medicina e Chirurgia, Biologia o Psicologia su tematiche relative allo studio del melanoma. Per ciascuna Borsa di durata annuale sarà erogato un importo di 25.000 euro.

Obiettivo principale delle attività di ricerca sostenute da queste Borse di Studio sarà individuare i marcatori di malattia, i fattori predittivi della risposta ai trattamenti e i fattori prognostici e su queste basi identificare i sottogruppi di pazienti che possano rispondere efficacemente ai trattamenti ha affermato Paola Queirolo, Presidente IMI e Dirigente Oncologia Medica 2 IRCCS, San Martino di Genova – una delle grandi novità dell’oncologia negli ultimi anni sono le terapia del melanoma che riescono finalmente a dare vantaggi di sopravvivenza. Il sostegno al lavoro di giovani ricercatori italiani potrà contribuire a migliorare ancora le prospettive per le persone con melanoma”.

L’erogazione liberale di Borse di Studio da parte di MSDha aggiunto Paola Queirolo – è pienamente coerente con la mission principale dell’Intergruppo Melanoma Italiano poiché ci aiuta a portare avanti attività di ricerca libere da sponsorizzazioni e vincoli e rappresenta quindi un esempio virtuoso di partnership pubblico-privato a sostegno della ricerca clinica in Italia, nel rispetto dei più elevati standard di eticità, trasparenza e autonomia. MSD, promuovendo e sostenendo la ricerca italiana indipendente, interpreta in senso moderno il ruolo di una grande Company del settore farmaceutico”.

In tutto il mondo, nel 2012, sono stati diagnosticati 232.130 casi di melanoma. In Italia, tra il 2003 e il 2005, il melanoma cutaneo ha rappresentato il 2,1% di tutti i tumori diagnosticati tra gli uomini e il 2,6% di quelli diagnosticati nelle donne. In aumento, in particolare, i casi di melanoma tra giovani adulti: il melanoma rappresenta il tumore la cui incidenza cresce di più, circa il 4-5% all’anno; inoltre, sotto i 50 anni è il primo tumore tra gli uomini e il terzo tra le donne. Negli ultimi cinque anni I decessi attribuiti a melanoma cutaneo nel nostro Paese sono stati 4.000 nella popolazione maschile e oltre 3.000 in quella femminile. Il tasso di sopravvivenza a 5 anni è pari all’81% ma è fortemente influenzato dallo stato di avanzamento del tumore al momento della diagnosi tanto da crollare a meno del 20% in caso di melanoma metastatico.

L’erogazione di Borse di Studio che andranno a sostenere la ricerca su questo tumore e lo sviluppo di nuove molecole è un fatto di grande valore: siamo all’inizio di un cammino ed è molto importante che vengano sostenuti gli sforzi e l’impegno di giovani ricercatori italiani”, ha affermato Carlo Riccardo Rossi, Presidente Congresso Nazionale IMI e Professore Ordinario di Chirurgia Generale Università degli Studi di Padova.

La collaborazione di MSD con l’Intergruppo Melanoma Italiano nasce da una finalità condivisa: promuovere la ricerca nell’ambito di una patologia ad elevata rilevanza sociale, il melanoma, incentivando i giovani ricercatori italiani.

L’iniziativa è parte integrante delle progettualità di Corporate Social Responsibility sostenute da Merck & Co., casa madre dell’omonimo gruppo farmaceutico, per il tramite della sua controllata italiana, MSD che è fortemente impegnata a sostenere la ricerca clinica realizzata sul territorio nazionale.

La collaborazione con IMI è coerente sia con questa visione che con l’impegno di Merck & Co di essere presente, anche in Italia, non solo con le proprie molecole innovative – ha affermato Pierluigi Antonelli – ma anche con accordi e partnership con le apicalità scientifiche del nostro Paese, soprattutto in aree terapeutiche di grande rilevanza sociale, quale l’oncologia”.

La vocazione alla ricerca e all’innovazione è parte del DNA di Merck & Co. Fin dal lontano 1851 l’Azienda avviò lo sviluppo di molecole innovative e nel corso del ventesimo secolo i laboratori Merck & Co. giunsero alla sintesi di alcuni importanti farmaci primi nella classe come, ad esempio, la streptomicina per la cura della tubercolosi, il cortisone che rivoluzionò l’approccio terapeutico alla patologie infiammatorie, le statine per la cura dell’ipercolesterolemia e i bifosfonati nell’ambito delle patologie osteoarticolari. Una tradizione che si è sempre rinnovata nel corso dei decenni, fino a giungere ai giorni nostri con gli anticorpi anti-PD-1, immunoterapia sperimentale utilizzata nel trattamento del melanoma metastatico.

MSD Italia – ha proseguito Pierluigi Antonelli crede fermamente che i soggetti imprenditoriali, secondo un principio di sussidiarietà orizzontale, abbiano il dovere di prendersi cura dei beni comuni, come la salute, la società, l’ambiente e, appunto, la ricerca, in ciò esercitando appieno la loro responsabilità e cittadinanza d’impresa. Non possiamo dimenticare che il melanoma avanzato, con tassi di sopravvivenza a cinque anni inferiori al 20%, rimane una necessità terapeutica insoddisfatta. Il nostro impegno è quindi costantemente orientato, anche attraverso questo tipo di erogazioni liberali, a che la ricerca possa tradursi in soluzioni terapeutiche efficaci per tutti coloro che combattono la propria battaglia contro questa patologia”.

Oggi Merck & Co. investe quasi 8 miliardi di dollari in Ricerca & Sviluppo (circa il 18% del suo fatturato) e vanta una solida pipeline di 20 molecole nelle ultime fasi di sviluppo e in molteplici aree terapeutiche, non solo in oncologia, ma anche cardiovascolare, diabete, malattie infettive, oncologia, immunologia, salute della donna e vaccini.

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