Posts Tagged 'Dermatologia'

Cheratosi attinica

Picato.Cheratosi attinica

La cheratosi attinica è una lesione neoplastica epiteliale cutanea che si sviluppa spontaneamente come conseguenza di un’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti (UV): la sua insorgenza è quindi correlata, più che all’avanzare dell’età, all’effetto cumulativo dell’esposizione ai raggi solari o ad altre fonti UV come i lettini abbronzanti. Le lesioni possono evolvere in carcinoma squamocellulare invasivo. Per questo motivo esse vanno diagnosticate e trattate precocemente.

Etimologia

Il termine cheratosi attinica, coniato nel 1958 da Pinkus, significa “condizione” (-osis) di eccessiva produzione di “tessuto corneo” (-kerat) provocata dalla “luce solare ultravioletta” (-aktis).

Storia

La cheratosi attinica, descritta la prima volta nel 1896 da Dubreuilh, è stata ampiamente studiata in seguito dal punto di vista clinico, istologico e dermatoscopico. Nel 1926 Freudenthal parla di “cheratoma senile”. Pinkus nel 1958 conia il termine cheratosi attinica che oggi è il più utilizzato sebbene spesso la si chiami con diversi sinonimi, quali cheratosi solare, macchie solari, cheratosi da luce solare o cheratosi senile.

Caratteristiche

La cheratosi attinica si manifesta con lesioni che possono assumere forme diverse: macchie piatte, placche ruvide e squamose, placche squamose spesse. Il colore varia dal roseo-rosso-giallastro-bruno. Le dimensioni vanno da 2 a 6 mm, ma in certi casi possono raggiungere i 4 cm di diametro. In generale le lesioni non sono accompagnate da altri sintomi, ma talvolta possono causare prurito, bruciore, sensibilità alla palpazione o dare la sensazione di avere una scheggia nella pelle; raramente possono sanguinare (traumi) o dare dolore. Non è possibile stabilire quale cheratosi attinica potrà evolvere a carcinoma squamocellulare invasivo: di conseguenza esse vanno tutte diagnosticate e trattate tempestivamente.

Epidemiologia

Le stime di prevalenza e incidenza della cheratosi attinica possono variare molto sia per le caratteristiche della popolazione presa in esame dai diversi studi epidemiologici, sia per le differenze nei criteri diagnostici e clinici utilizzati per definire questa patologia.

Quello che è certo è che la cheratosi attinica colpisce milioni di persone e la sua incidenza è in aumento a causa della maggiore esposizione ai raggi solari UV e dell’invecchiamento della popolazione.

Studi epidemiologici condotti in Australia riportano una prevalenza del 67,7% negli uomini e del 48,9% nelle donne sopra i 40 anni di età. Altri studi condotti su popolazioni dell’emisfero Nord rilevano valori tra l’11% e il 25%. Quanto al nostro Paese, lo “Studio italiano sulla prevalenza della cheratosi attinica” (Prevalence of Actinic Keratoses Italian Study) riporta un valore pari all’1,4% tra le persone oltre i 45 anni e del 3% nelle persone di oltre 74 anni. Chi è affetto da cheratosi attinica ha una probabilità sette volte maggiore di sviluppare un tumore della pelle nei 12 mesi successivi rispetto al resto della popolazione. I pazienti over 65 hanno un rischio 6 volte aumentato di sviluppare un tumore della pelle rispetto a chi non ha la cheratosi attinica. È fondamentale trattare la cheratosi attinica come lesioni che possono evolvere in tumori cutanei invasivi non melanoma: in tal senso la cheratosi attinica può essere considerata un indicatore prezioso dell’aumento di rischio generale del carcinoma cutaneo.

Fattori di rischio

I principali fattori di rischio chiamati in causa nello sviluppo della cheratosi attinica sono l’esposizione al sole intensa e reiterata e la suscettibilità (predisposizione) ai danni solari. Uno studio multicentrico tedesco ha individuato 10 variabili correlate al rischio cheratosi attinica:

  • esposizione (frequente e duratura nell’arco della vita);
  • storia personale (pregresse scottature solari, tumori maligni cutanei);
  • storia familiare (tumori cutanei maligni);
  • professione (muratori, contadini, pescatori…);
  • stile di vita (velisti, golfisti, vacanze ai tropici e in barca…);
  • fattori genetici e fenotipici, protezione, scottature (pregresse prima dei 20 anni);
  • sesso (più colpito quello maschile) e tipo di pelle (soggetti con pelle chiara predisposta a scottature).

Profilo di rischio

La cheratosi attinica si riscontra in particolare negli individui adulti di genere maschile con pelle chiara, lentiggini, capelli rossi-castano chiari, esposti nel corso della loro vita ai raggi solari in maniera continuativa o ripetuta per ragioni di lavoro o attività ludiche. La patologia, sebbene in misura minore, può colpire anche soggetti di pelle scura. Le aree corporee interessate sono quelle più esposte: cuoio capelluto, viso, collo, mani, avambracci, piedi.

Sesso

La cheratosi attinica è più frequente tra gli uomini. Uno studio condotto in Australia su persone con cheratosi attinica ha evidenziato che la prevalenza della patologia negli individui di età compresa tra i 16 ed i 49 anni era del 27% per gli uomini e del 13% per le donne. La differente incidenza tra i due sessi decresce con l’età, tanto che nella fascia d’età tra i 50 e gli 86 anni la presenza di cheratosi attinica si riscontra nel 66% dei maschi e nel 56% della popolazione femminile.

Istopatologia

Le radiazioni solari UVB inducono alterazioni specifiche del DNA cellulare. Determinante è la mutazione del gene soppressore tumorale p53 che in condizioni normali svolge un compito molto importante: promuovere l’apoptosi, cioè la morte delle cellule gravemente danneggiate. La mutazione del gene p53 causata dalle radiazioni UVB dà luogo ad una proliferazione e ad una crescita inarrestabile dei cheratinociti danneggiati. Conseguenza diretta è la perdita della normale struttura degli strati cellulari che compongono l’epidermide, i cui strati profondi vengono “colonizzati” da cellule ipertrofiche, iperproliferative e spesso discheratosiche con anomalie del normale processo di cheratinizzazione.

Diagnosi

La diagnosi di cheratosi attinica è clinica e passa per la storia personale del paziente, l’ispezione visiva della lesione, la palpazione della lesione e la valutazione istologica.

  • Diagnosi strumentale: sebbene la diagnosi clinica effettuata dal dermatologo risulti affidabile almeno attorno all’81%, si può ricorrere nei casi dubbi alla dermatoscopia (dermoscopia o epiluminescenza), tecnica non invasiva che utilizza un piccolo strumento chiamato dermatoscopio ottico che ha una sensibilità diagnostica pari al 98,7% e permette diagnosi molto precoci; oppure alla biopsia che consente una diagnosi definitiva.
  • Diagnosi differenziale: è fondamentale distinguere le lesioni della cheratosi attinica dai tumori cutanei invasivi non melanoma quali il carcinoma basocellulare (BCC) e il carcinoma squamocellulare (SCC). Il primo, riferito dai pazienti come una “ferita che non guarisce” si presenta come una lesione appena rilevata, lucente, rosso-marrone-bluastra, origina dallo strato inferiore dell’epidermide, a volte cresce in modo silente per anni senza dare problemi. Questo tumore non metastatizza, ma può coinvolgere le strutture circostanti e sottostanti, quindi è d’obbligo il trattamento. Nel caso del carcinoma squamocellulare, SCC, la lesione è più rilevata e crostosa. Si tratta di un tumore che nel 2-5% dei casi può dare metastasi. Si stima che ogni anno una percentuale compresa tra lo 0,025% e il 20% delle lesioni da cheratosi attinica progredisca in SCC, il 60-80% di tutti gli SCC deriva invece da lesioni da cheratosi attinica.

Progressione a neoplasia invasiva

È opinione comune che la cheratosi attinica corrisponda alla fase iniziale di un processo multi-step di progressione tumorale che può portare allo sviluppo del carcinoma a cellule squamose invasivo. La cheratosi attinica e il SCC invasivo sono legate da un continuum di alterazioni istologiche accomunate dalla conversione genetica indotta dalle radiazioni UVB.

Nonostante la presenza di prove e di analogie tra la cheratosi attinica e il SCC invasivo, non è possibile determinare clinicamente o istopatologicamente quali lesioni da cheratosi attinica subiranno questa progressione. Tuttavia, dal punto di vista clinico alcune manifestazioni quali eritemi frequenti, ispessimento, ulcerazione, irregolarità del bordo, indurimento, infiammazione della base o variazione delle dimensioni possono indicare tale progressione.

Una volta divenuta SCC invasivo, la lesione può sanguinare, ulcerarsi, infettarsi, distruggere le strutture anatomiche o estendersi agli organi interni (metastasi). Nei soggetti immunocompromessi il rischio di progressione da cheratosi attinica alla forma invasiva di SCC è 100 volte maggiore.

Il Campo di Cancerizzazione

Le cheratosi attiniche possono svilupparsi come lesione singola o, più frequentemente, come lesioni multiple su cute foto-danneggiata, con diffuse alterazioni neoplastiche dei cheratinociti nell’ambito di un contesto noto come ‘campo di cancerizzazione’. Questo concetto fu sviluppato per la prima volta da Slaughter nel 1953 per spiegare lo sviluppo di neoplasie primitive multiple in un’area di cellule geneticamente alterate ed un elevato tasso di recidive locali dopo terapia. Il campo di cancerizzazione è stato descritto in diversi organi quali la regione testa/collo, i polmoni, la vulva, l’esofago, la cervice uterina, le mammelle, il colon, la vescica e la cute.Il termine è utilizzato per indicare vaste aree di lesioni precancerose dove cellule geneticamente alterate ma istologicamente senza atipie, precedono lo sviluppo di una neoplasia e si affiancano a cellule maligne già presenti. All’interno di un campo di cancerizzazione non è possibile prevedere quale CA progredirà nella forma invasiva né in quali tempi. Il trattamento dei tumori epiteliali, quindi, non deve essere limitato alle singole lesioni ma deve essere esteso a tutto il campo nel quale si sono sviluppate, affinché tutta l’area sia adeguatamente trattata,per prevenire l’invasione della membrana basale, le metastasi e la mortalità.

I trattamenti della cheratosi attinica

In Italia si stima che almeno 400.000 persone, l’1,4% della popolazione sopra i 45 anni, presentino lesioni da cheratosi attinica. Di questi, solo il 44% ha avuto una diagnosi e per almeno un quarto dei pazienti diagnosticati i medici non ritengono necessario un trattamento, che risulta essere invece di estrema importanza vista la potenziale progressione delle lesioni in carcinoma a cellule squamose (SCC) invasivo.

Obiettivo primario dei trattamenti della cheratosi attinica è ridurre il numero di lesioni e prevenire così il rischio di progressione in carcinoma a cellule squamose (SCC) invasivo, oltre che ottenere sollievo dai sintomi quali prurito e sensibilità.

I trattamenti utilizzati per la cheratosi attinica possono essere:

• mirati alla lesione, indirizzati cioè verso una o poche lesioni visibili clinicamente;

• mirati al “campo di cancerizzazione”, i cosiddetti Field Directed Treatments, usati per trattare allo stesso tempo le lesioni clinicamente evidenti e la cute fotodanneggiata circostante.

Le terapie sono di tre tipi:

• trattamenti fisici (crioterapia, laser terapia, diatermocoagulazione, escissione chirurgica, curettage);

• terapia fotodinamica o PDT (rivolta sia al “campo” che alle singole lesioni) effettuata tramite un agente fotosensibilizzante, il 5-metilaminolevulinato (MAL) oppure l’acido aminolevulinico cloridrato (ALA) e successiva esposizione a luce rossa;

• trattamenti topici (peeling chimico diclofenac sodico 3% gel applicato due volte al giorno per almeno 60-90 giorni, imiquimod 5% crema applicato 3 volte a settimana per 4-8 settimane).

I trattamenti fisici e la terapia fotodinamica richiedono l’accesso ambulatoriale e in alcuni casi l’anestesia locale.

Gli attuali trattamenti mirati alla lesione, come la crioterapia ed il curettage, possono essere accompagnati da dolore, permanenza di cicatrici e da ipopigmentazione, il che non li rende adatti per tutti i pazienti.

Il limite principale di questi trattamenti è che non trattano il “campo di cancerizzazione”, area di potenziale rischio di addizionali cheratosi attiniche che possono emergere in tempi successivi. I trattamenti mirati al campo includono trattamenti procedurali (come dermo-abrasione e peeling chimico), non ben studiati e poco utilizzati per la cheratosi attinica e i trattamenti topici farmacologici.

Gli attuali trattamenti topici farmacologici si sono dimostrati efficaci nel curare la lesione e la pelle circostante. Ma presentano lo svantaggio di richiedere un’applicazione costante da parte del paziente per un periodo di tempo prolungato, da 4 a 12 settimane. La durata della terapia e la frequente presenza di risposte cutanee locali (Local Skin Responses – LSRs) soprattutto quando sopraggiungono mentre lo schema di trattamento non è completato, mettono a rischio l’aderenza al trattamento da parte dei pazienti.

Accade spesso che molti pazienti ai quali vengono prescritti trattamenti topici non riescano a iniziare il trattamento (non aderenza primaria), saltino delle dosi o abbandonino la terapia (non aderenza secondaria). Alcuni studi clinici dimostrano che solo un quarto dei pazienti segue con regolarità i trattamenti topici indicati dal medico. È stato infine dimostrato che il mancato completamento di un ciclo di trattamento può comportare una riduzione dell’efficacia terapeutica.

Ingenolo mebutato gel

Il gel a base di ingenolo mebutato per uso topico rappresenta una nuova opzione farmacologica mirata al campo ed è indicato per il trattamento della cheratosi attinica non-ipercheratosica e non-ipertrofica negli adulti.

L’ingenolo mebutato si differenzia da tutte le terapie attualmente disponibili mirate al campo in quanto ha una posologia molto più concentrata che prevede un’unica applicazione quotidiana sull’area interessata per tre giorni consecutivi (nel caso di cheratosi attinica sul viso e sul cuoio capelluto) o per due giorni consecutivi (nel caso della cheratosi attinica su tronco ed estremità.

Questa nuova opzione terapeutica è ricavata dalla linfa della Euphorbia peplus (euforbia minore), pianta utilizzata da tempo per le malattie della pelle e per i tumori non-melanoma.

Il gel è disponibile in due concentrazioni con due regimi di dosaggio a seconda del punto di applicazione:

• nelle cheratosi attiniche (CA) del viso e del cuoio capelluto si utilizza il gel da 150 mcg/g (0,015%) applicato una volta al giorno per 3 giorni consecutivi;

• nelle lesioni CA di tronco e arti si utilizza il gel 500 mcg/g (0,05%) applicato una volta al giorno per 2 giorni consecutivi.

Il prodotto, fornito in tubetti monodose contenenti ciascuno 0,47 g (con diverse concentrazioni di principio attivo a seconda se indicato per il viso o corpo) di gel incolore confezionati in pacchetti da tre o da due, va conservato in frigorifero a 2°-8° C.

Efficacia e tollerabilità

Gli studi preclinici hanno dimostrato che l’efficacia dell’ingenolo mebutato è basata su un duplice meccanismo d’azione: ad alta concentrazione induce rapida distruzione cellulare locale degli strati più esterni dell’epidermide (rigonfiamento dei mitocondri e perdita dell’integrità della membrana cellulare), a bassa concentrazione attiva una risposta infiammatoria che richiama neutrofili e cellule immunocompetenti, processo mediato dalla proteina chinasi (PKC), enzima coinvolto nella modulazione delle risposte immunitarie.

Gli studi in vitro e in vivo dimostrano che il gel, utilizzato come trattamento di “campo”, è in grado di rimuovere le lesioni non clinicamente evidenti prevenendo l’ulteriore sviluppo di lesioni CA più grandi e più gravi.

I risultati di 4 studi clinici di fase III randomizzati, in doppio cieco, veicolo-controllati (2 studi clinici su adulti con lesioni CA viso/cuoio capelluto, 2 studi clinici su adulti con lesioni CA tronco/estremità hanno dimostrato l’efficacia del gel: al 57° giorno dalla somministrazione la completa guarigione varia dal 40% al 64% negli studi clinici viso/cuoio capelluto, dal 34% al 50% negli studi clinici tronco/estremità; il numero di lesioni si è ridotto dell’83% per viso/cuoio capelluto e del 75% per busto/arti; a 12 mesi ha mantenuto il risultato iniziale il 46,1% dei pazienti viso/cuoio capelluto e il 44% di quelli tronco/estremità con un numero di lesioni ridotto dell’87,2% sul viso e cuoio capelluto e del 86,8% su tronco e estremità. Nessun paziente in terapia ha sviluppato SCC nell’area di trattamento con l’ingenolo mebutato.

Negli studi clinici gli effetti collaterali più frequenti che si sono manifestati in oltre il 2% dei pazienti trattati con il gel comprendono reazioni cutanee locali, dolore nel punto di applicazione, prurito, irritazione, infezione, edema periorbitale e mal di testa.

Le reazioni cutanee locali

Le reazioni cutanee locali (Local Skin Reactions – LSR) sono un effetto atteso e previsto nel trattamento della cheratosi attinica con agenti topici.

Le più comuni LSR sono:

• eritema;

• sfaldamento/desquamazione;

• formazione di croste;

• gonfiore;

• formazione di vescicole/pustole;

• erosione/ulcerazione.

In genere si manifestano entro il primo giorno d’inizio trattamento, hanno un picco d’intensità fino alla prima settimana dal completamento della terapia e scompaiono già entro due settimane per le aree trattate di viso e cuoio capelluto ed entro quattro settimane per le aree trattate di busto e arti.

Questi effetti collaterali, prevedibili per gli agenti topici impiegati nel trattamento della cheratosi attinica, negli studi clinici condotti sul gel a base di ingenolo mebutato hanno comportato un tasso molto contenuto di abbandono della terapia (98% di aderenza alla terapia):

  • per la cura del viso o del cuoio capelluto un totale di 3 pazienti (1,1%) nel gruppo del gel ha abbandonato prima lo studio;
  • negli studi che coinvolgono le lesioni al tronco ed estremità, hanno abbandonato la terapia prima del tempo 6 pazienti (2,7%) nel gruppo del gel.

Il melanoma

melanoma

Il melanoma è un tumore molto aggressivo che deriva dalla trasformazione maligna dei melanociti, le cellule che determinano il colore della pelle. Il melanoma può insorgere sulla pelle apparentemente sana o dalla modificazione di un neo preesistente.

La frequenza di questo tumore è in netto aumento in tutto il mondo: negli ultimi 30 anni il numero dei casi di melanoma è praticamente raddoppiato. Ogni anno nel mondo si registrano circa 100.000 nuovi casi. Quando il melanoma viene diagnosticato precocemente è generalmente una malattia curabile. Tuttavia, se non individuato in tempo e non trattato, il melanoma può diffondersi ad altre parti dell’organismo, come fegato, polmoni, ossa e cervello. Un melanoma che si è diffuso ad altri organi è chiamato melanoma metastatico: questo tipo di tumore della pelle ha una prognosi non favorevole. Sebbene il melanoma metastatico sia relativamente raro, può avere un effetto devastante sui pazienti e i familiari, specialmente perché le persone colpite sono spesso in giovane età. L’età media dei pazienti con diagnosi di melanoma è di soli 50 anni e il 20% dei casi viene riscontrato in pazienti di età compresa tra 15 e 39 anni.

Perché si presenta il melanoma?

Il melanoma insorge a causa della crescita e della proliferazione incontrollata dei “melanociti”, le cellule che producono la “melanina”, il pigmento che dà colore a pelle, occhi, capelli e protegge la cute dai raggi ultravioletti (UV) della luce solare. Un’esposizione eccessiva ai raggi UV può provocare mutazioni nei melanociti e rappresenta una delle cause principali di tumori cutanei come il melanoma.

Quali sono i soggetti a rischio di melanoma?

Le persone più a rischio sono quelle che hanno una o più delle seguenti caratteristiche:

• modificazione evidente e progressiva di un neo;

• comparsa di un nuovo neo in età adulta;

• soggetti già trattati per melanoma;

• familiarità per melanoma (altri casi di melanoma in famiglia);

• uno o più nei di diametro superiore a 5mm e di forma irregolare;

• presenza di uno o più nei congeniti grandi;

• elevato numero di nei;

• capelli biondo-rossi, occhi chiari, carnagione particolarmente bianca ed estremamente sensibile al sole;

• presenza di lentiggini;

• frequenti scottature durante l’infanzia e l’adolescenza;

• frequente esposizione a radiazioni ultraviolette artificiali di lampade abbronzanti o lettini solari.

TIPI DI MELANOMA

Esistono quattro tipi principali di melanoma della pelle:

  • il melanoma piano o sottile rappresenta la forma più frequente (70%); tende a crescere verso l’esterno piuttosto che verso l’interno;
  • il melanoma cupoliforme o nodulare è una variante di melanoma a rapida evoluzione e con alto rischio di progressione che tende a comparire a un’età più avanzata. Rappresenta il 10-15% di tutti i melanomi. È la forma a più rapida crescita: se non trattata, comincia a svilupparsi verso l’interno e può penetrare nella cute e diffondersi ad altre aree dell’organismo;
  • la lentigo maligna (melanoma in situ) è una lesione a lenta evoluzione che si manifesta, generalmente nei soggetti anziani sulla pelle del viso, come una macchia piatta, non palpabile, marrone, molto liscia, con perdita del normale profilo cutaneo. Generalmente ha un ritmo di crescita lento (anni) e raramente si diffonde ad altre parti dell’organismo. Tuttavia, se si diffonde, assume le stesse caratteristiche del melanoma metastatico;
  • il melanoma acrale-lentigginoso compare invece nelle zone acrali (palmo della mano, pianta del piede) rappresenta il 5% di tutti i melanomi ed è l’unica forma che può insorgere in tutti i fototipi, anche nei soggetti di pelle scura.

TERAPIA

In caso di sospetto melanoma si procede alla biopsia escissionale, ovvero la completa asportazione della neoformazione, e all’esecuzione dell’esame istologico. Se il melanoma è in situ si esegue un ampliamento chirurgico a distanza di 0.5 cm, se ha uno spessore (detto di Breslow) inferiore a 2 mm si esegue un ampliamento chirurgico a distanza di 1 cm dal margine della cicatrice. Inoltre, se lo spessore è superiore a 0.75 mm, oltre all’ampliamento chirurgico, si esegue anche la metodica del linfonodo sentinella per identificare il linfonodo che per primo drena dalla sede del melanoma e valutare l’eventuale diffusione del tumore.

Nello stadio precoce, il melanoma può essere spesso curato chirurgicamente, mentre negli stadi più avanzati può essere più difficile da trattare.

Gli standard di trattamento includono:

• Intervento chirurgico

• Immunoterapia

• Terapia mirata

• Chemioterapia

• Radioterapia

Per i melanomi ad alto rischio di progressione nuove speranze vengono dalle terapie a bersaglio molecolare (target therapy) che inibiscono specifiche mutazioni geniche del tumore come la mutazione BRAF che si trova nel 50% dei melanomi in stadio avanzato. Un’importante novità è rappresentata dagli anticorpi immunomodulanti che hanno dimostrato di prolungare la sopravvivenza a lungo termine in pazienti con malattia avanzata.


Le raccomandazioni per i controlli dei nevi (nei) e la vigilanza degli individui a rischio sono riassunte nella seguente tabella tratta dalle ultime Linee guida nazionali sul Melanoma di Alleanza contro il Cancro dell’Istituto Superiore di Sanità.

COME CALCOLARE IL RISCHIO DI MELANOMA

Nessun rischio particolare
La pelle si abbronza facilmente e tollera bene il soleAssenza di neiPresenza di qualche neo regolare che è rimasto inalteratoIndicazioni: Autoesame e controllo dal Medico di base al bisogno
Rischio Basso*
Scottature durante l’infanzia e l’adolescenzaLentigginosi diffusaNei melanocitici comuni (>40)Nei melanocitici atipici (>3)

Storia familiare di melanoma

Storia personale di carcinomi e/o cheratosi attiniche

Pazienti trapiantati

Indicazioni: Autoesame e controllo dermatologico 1-2 anni

Rischio Moderato**
Melanoma familiare (2 membri di primo grado affetti da melanoma)Pregresso melanomaMelanomi MultipliSindrome neo atipico (o > 100 nei melanocitici)

Indicazioni: Autoesame e controllo dermatologico programmato

Rischio alto
Neo di diametro > 6 mm che si modifica per forma e/o coloreNeo insorto in età adulta e che si modificaNeoformazione nodulare, simmetrica, dura a rapido accrescimentoIndicazioni: Consultare in tempi rapidi il dermatologo

* Il rischio relativo aumenta con l’associazione dei diversi cofattori

** In presenza dei tre cofattori è anche indicato un counseling genetico

Tabella tratta da “Basi scientifiche per la definizione di linee-guida in ambito clinico per il Melanoma cutaneo”, Alleanza contro il Cancro dell’Istituto Superiore di Sanità, 2012.

Rosacea: impatto negativo in chi ne è affetto

Rosacea

I risultati di un ampio studio internazionale (Face Values: Global Perception Survey) sull’impatto del rossore del viso (eritema) in pazienti affetti da rosacea sono stati pubblicati sulla rivista Dermatology & Therapy. I dati rivelano che tanto l’opinione pubblica quanto gli stessi pazienti con rosacea hanno una reazione negativa davanti ad un volto con eritema facciale.

Come medici, questi risultati rinforzano il nostro impegno ad aiutare i nostri pazienti a comprendere meglio la natura della rosacea e ad affrontarne gli aspetti sia psicologici che fisiologici con un trattamento appropriato. In molte malattie dermatologiche i sintomi sono direttamente visibili e creano quindi una sorta di stigma. I pazienti devono quindi essere incoraggiati a ricevere un trattamento adeguato”, ha affermato il professor Thomas Dirschka, primo autore e Direttore della CentroDerm-Clinic Wuppertal, Germania.

Durante lo studio volti con e senza rosacea sono stati mostrati ai partecipanti e i risultati sono stati sorprendenti: le persone con rosacea sono risultate discriminate. Il volto affetto da rossore ha ottenuto risultati molto penalizzanti rispetto allo stesso volto riproposto senza eritema. Il 15% in meno di possibilità di occupazione, un 10% in meno di probabilità di essere considerato/a sposato/a o di avere una relazione affettiva ed il 13% in meno di essere ritenuto desiderabile per un’amicizia.
I pazienti con eritema facciale non sono soddisfatti del proprio aspetto e si sentono giudicati in maniera ingiusta. Questo porta i due terzi delle persone con rosacea a dichiarare un disagio nell’incontrare nuove persone; oltre metà sente che il rossore ha un effetto negativo sulle loro relazioni e quasi un terzo si sente a disagio durante un appuntamento. Il 77% dei soggetti associa il proprio aspetto all’imbarazzo (46%), alla tristezza o alla depressione (22%).

Quasi metà dei pazienti ha sperimentato reazioni da parte di altre persone; al 15% è stato detto che bevono troppo, un altro 15% è stato definito affetto da acne e ad un 26% è stato consigliato di cambiare il modo in cui si prendevano cura della loro pelle.

Inoltre, circa l’80% dei pazienti affetti da rosacea che hanno partecipato allo studio ha riportato difficoltà nel controllare i sintomi della malattia mentre, coloro che hanno affrontato la malattia con il sostegno di un medico, hanno mostrato un controllo della condizione significativamente migliore rispetto a coloro che non hanno ricevuto una diagnosi (39% vs. 20%).

La psico-dermatologa e coautrice dell’articolo, la dott.ssa Linda Papadopoulos riferisce, “la nostra ricerca sottolinea come le persone con eritema facciale devono affrontare non solo sintomi fisici, ma anche le sfide psicologiche, che includono il pregiudizio e la percezione negativa da parte del prossimo, il che causa uno stress costante. Per questo è imperativo che, nel trattare questi pazienti, i medici siano consapevoli dell’impatto psicosociale della malattia e se ne prendano cura. L’aspetto positivo emerso dalla nostra ricerca è che i pazienti possono recuperare il controllo della loro condizione e dei sintomi in seguito a una diagnosi ed è, pertanto, estremamente importante che cerchino un aiuto qualificato”.

La rosacea colpisce circa 40 milioni di persone in tutto il mondo e il sintomo caratteristico è rappresentato dal rossore facciale persistente e localizzato su fronte, mento, guance e punta del naso, che può essere innescato o peggiorato da particolari stimoli.

Galderma ha finanziato le spese di sponsorizzazione e stesura dell’articolo, inclusa l’assistenza all’aspetto medico della scrittura.

Face Values: Global Perceptions Survey | Si tratta di un sondaggio condotto dall’agenzia di ricerche di mercato indipendente Bryter e finanziato da Galderma. Al sondaggio hanno partecipato 6.831 persone tra i 25 e i 64 anni provenienti da otto nazioni.
I questionari hanno fornito dati sull’impatto dell’eritema facciale e sulle percezioni delle persone con rosacea da parte degli altri partecipanti.

Act on Red | Act on Red, supportato da Galderma, è un programma globale che mira a fornire informazioni e risorse educative sul rossore del viso associate a rosacea.

BIBLIOGRAFIA

Dirschka T, et al. Perceptions on the Psychological Impact of Facial Erythema Associated with Rosacea: Results of International Survey. Dermatol Ther (Heidelb). 2015 May 29. [Epub ahead of print] DOI 10.1007/s13555-015-0077-2.  Available online: http://link.springer.com/article/10.1007/s13555-015-0077-2/fulltext.html

Shanler S, Ondo A. Successful treatment of the erythema and flushing of rosacea using a topically applied selective a1 adrenergic receptor agonist, oxymetazoline [abstract taken from J Am Acad Dermatol. 2008;58(2):AB9]. Presented at: American Academy of Dermatology 66th Annual Meeting; February 1-5, 2008; San Antonio, TX.

Data on file. Galderma Market Research.

Per scaricare materiale aggiuntivo: Immagini
HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

 

Melanoma: campagna nazionale “Il Sole per amico”

Il Sole per Amico

Un’incidenza più che raddoppiata negli ultimi 30 anni. Uno sviluppo subdolo e aggressivo che ne fa il più temuto tra i tumori delle pelle. Non si parla mai abbastanza di melanoma, uno dei tumori a maggiore crescita nelle società occidentali, con elevata mortalità.

Con l’estate aumentano le occasioni di esposizione non protetta ai raggi UV del sole, principale fattore di rischio. Ma durante tutto l’anno il crescente uso di lampade abbronzanti e di lettini solari espone la popolazione, soprattutto i più giovani, ai raggi UV artificiali, considerati cancerogeni dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e, in Italia, vietati ai minorenni.

Per accendere i riflettori sul rischio melanoma e sull’importanza di una corretta esposizione al sole è partita a maggio scorso “Il Sole per amico”, campagna nazionale di prevenzione primaria del melanoma, promossa da IMI – Intergruppo Melanoma Italiano, con il patrocinio del Ministero della Salute e dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica, e resa possibile grazie ad un’erogazione di Merck & Co., per il tramite della sua consociata italiana MSD.

Sono fermamente convinta che il melanoma sia una tipologia di tumore che può essere contrastata attraverso un’efficace azione di prevenzione ­– ha affermato il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin per questa ragione diventa ancora più importante, grazie ad iniziative come quella avviata da IMI, innalzare il livello di attenzione della popolazione, diffondendo nell’ambito della stessa la cultura della prevenzione e, soprattutto, informando il maggior numero di persone possibile sull’importanza degli screening diagnostici al fine di limitare l’insorgenza dei tumori e di combattere gli effetti potenzialmente devastanti”.

Nell’ambito della campagna uno spot interpretato da Licia Colò, attività d’informazione nelle stazioni di Roma e Milano a giugno e nelle località della Riviera Adriatica nei weekend di luglio, un sito web e una pagina Facebook inviteranno i cittadini a prendere solo il bello del sole e, in occasione delle prossime vacanze, ad aumentare il livello di attenzione proteggendosi sempre in maniera adeguata al mare o in montagna. E dall’autunno la campagna proseguirà nelle scuole elementari con attività educazionali che coinvolgeranno i ragazzi insieme agli insegnanti e alla famiglie.

Mobilitato anche il fronte delle Istituzioni: a tutti i deputati e senatori in questi giorni è stato recapitato un cappellino, gadget della campagna, da indossare per invitare i cittadini a esporsi al sole senza rischi.

La prevenzione primaria del melanoma è un obiettivo strategico dell’Intergruppo Melanoma Italiano, un network multidisciplinare di specialisti impegnati nella ricerca e nella cura di questo tumore: in questi anni sono stati fatti molti passi in avanti sul fronte della diagnosi e delle terapie per il melanoma, ma la consapevolezza dei cittadini non è cresciuta nella stessa misura. Questa campagna nazionale nasce per diffondere la cultura della prevenzione tra la popolazione, e in particolare tra i bambini in età scolare e le loro famiglie, e creare un fronte comune tra medici, cittadini e Istituzioni, contro il melanoma, a favore della salute e della sostenibilità del Servizio Sanitario” – ha affermato il presidente dell’IMI Paola Queirolo, Responsabile Oncologia Medica dell’IRCCS-AOU San Martino-IST di Genova.

L’iniziativa dell’IMI recepisce una delle indicazioni del Piano Nazionale della Prevenzione 2014-2018, che raccomanda la realizzazione di campagne di comunicazione per informare giovani e giovanissimi sui rischi e i danni prodotti dall’eccessiva esposizione ultravioletta solare e artificiale.

Come rappresentante delle Istituzioni, oltre che come medico, sostengo questa iniziativa, in coerenza con il Piano Nazionale della Prevenzione, perché il melanoma è una patologia ancora troppo poco conosciuta ed è compito della politica supportare con la propria presenza queste importanti iniziative di sensibilizzazione.  Ma non solo, il ruolo delle Istituzioni è fondamentale al momento della cura di queste patologie, sostenendo scelte di politica sanitaria che aiutino i medici e i pazienti garantendo loro un accesso equo alle terapie innovative” – ha affermato Federico Gelli, componente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e promotore istituzionale della campagna.

In Italia attualmente almeno 100.000 persone convivono con un diagnosi di melanoma. Circa 10.000 i nuovi casi ogni anno. L’età media dei pazienti con diagnosi di melanoma è di soli 50 anni e il 20% dei casi viene riscontrato in pazienti di età compresa tra 15 e 39 anni. Il tasso di mortalità resta ancora molto elevato poiché nella maggior parte dei casi questo tumore viene diagnosticato in fase avanzata o metastatica: muore almeno il 20% dei pazienti.

L’esposizione ai raggi ultravioletti (UV), la presenza di nei o lentiggini e la carnagione chiara associati a fattori genetici di suscettibilità sono i principali fattori di rischio. Le scottature solari prese durante l’infanzia o l’adolescenza possono innescare un processo patologico che, a distanza di molti anni, può favorire la probabilità di sviluppare il melanoma in soggetti predisposti.

Ma quali sono le regole fondamentali per una corretta esposizione al sole suggerite dagli specialisti dell’IMI in vista delle vacanze?

È importante esporsi gradualmente per ridurre il rischio di scottature. Bisognerebbe cominciare da un’esposizione di 45-50 minuti il primo giorno aumentando ogni giorno il tempo di esposizione fino ad ottenere in 15-20 giorni un’abbronzatura uniforme e duratura. Si dovrebbe ridurre l’esposizione tra le 11.00 e le 15.00 ora legale. E sotto il sole sarebbe sempre consigliabile utilizzare indumenti e un cappellino e proteggersi con creme, applicandole in dosi adeguate e per più volte, ogni 2-3 ore. I bambini devono essere assolutamente protetti dalle scottature e va evitata l’esposizione diretta dei neonati fino a 1 anno” ha spiegato Ignazio Stanganelli, Referente per la Dermatologia di IMI e Responsabile del Centro clinico-sperimentale di Oncologia Dermatologica dell’I.R.S.T. – Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori.

Prevenzione, quindi, ma anche e soprattutto ricerca sono i contenuti della partnership strategica sviluppata a partire dal 2014 tra MSD e Intergruppo Melanoma Italiano, cornice di questa campagna.

I tumori della pelle in generale, e il melanoma in particolare, costituiscono una grave minaccia per la salute di milioni di persone e per la stessa sostenibilità del Servizio Sanitario. Ma alla “pericolosità sociale” della patologia non è purtroppo, associata una pari attenzione in termini di prevenzione. Come MSD siamo particolarmente orgogliosi della partnership con l’Intergruppo Melanoma Italiano, sostenuta da un contributo liberale complessivo di oltre 800.000 dollari, che ha portato al finanziamento di 9 borse di studio e oggi alla realizzazione di questa importante campagna di prevenzione. Il nostro impegno però è altrettanto forte nella ricerca che, proprio in questi ultimi anni, sta portando a grandi innovazioni terapeutiche proprio in ambito oncologico” – ha affermato Pierluigi Antonelli, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia.

Madrina della campagna è Licia Colò, viaggiatrice esperta di latitudini “rischiose” e mamma di una bambina che dichiara:

mi sento vicina ai messaggi di questa campagna, anche perché al sole mi scotto facilmente a causa del mio fototipo: proteggere noi e i nostri figli è una questione di conoscenza e di buone abitudini. Se in passato sono stata poco attenta, oggi proteggo me stessa e mia figlia con creme ad alta protezione, cappello e occhiali da sole”.

PRO Format Comunicazione

Rosacea: in Italia oltre 3 milioni le persone colpite

Rosacea

Molti la confondono con la couperose, ma il nome corretto è rosacea, una malattia infiammatoria della pelle che colpisce soprattutto le aree centrali del viso, come le guance il naso e le palpebre. Si presenta con rossore, eritema persistente, pustole, capillari superficiali, pelle del viso secca. Per le sue caratteristiche, per l’andamento cronico degenerativo e per le significative implicazioni psicologiche è bene non sottovalutarla. In Italia sono 3.200.000 le persone colpite da rosacea, circa il 7-8% della popolazione adulta. La malattia è sottovalutata e solo 1 persona su 10 si rivolge al medico e ottiene una diagnosi.

L’arrossamento del viso associato alla rosacea condiziona a livello emotivo (88% dei casi), sociale (77%), lavorativo (78%) e nel comportamento relazionale (72%) come ha dimostrato una recente indagine su un campione rappresentativo della popolazione italiana, condotta dall’istituto di ricerca Face Value per conto di Galderma in occasione della campagna di sensibilizzazione sulla mallattia “Act On Red”.

La maggior parte delle persone è convinta che il rossore sia una caratteristica naturale della propria pelle. Al contrario, la rosacea è una malattia e in quanto tale va diagnosticata e curata, afferma Giampiero Girolomoni – Presidente SIDeMaST, Dipartimento di Medicina, Sezione di Dermatologia, Università di Verona. La rosacea acquisisce la dignità di malattia solo nella sua manifestazione più conclamata quando papule, pustole e ispessimento della pelle hanno già aggravato le condizioni del paziente, mentre il semplice rossore viene ignorato. Invece di risolvere il problema alla radice, le persone affette da rosacea cercano di camuffare l’infiammazione cutanea con l’impiego di cosmetici che, contenendo alcool o profumo, peggiorano la condizione della pelle aumentandone l’infiammazione e l’irritazione; la rosacea è una malattia e come tale va trattata. Oggi esistono tanti rimedi che possono migliorare questa condizione ma, se non curata la rosacea si aggrava e dalle forme più lievi si passa a quelle più gravi”.

Le cause della rosacea non sono ancora completamente chiare, si sa che l’infiammazione è alla base di questa patologia e diversi trattamenti possono migliorare la condizione clinica dei pazienti. Con l’intento di produrre un documento condivisibile in ambito scientifico, un gruppo di esperti dermatologi ha messo a punto le Raccomandazioni sulla Gestione della Rosacea con focus sulle opzioni terapeutiche più efficaci, presentate in occasione del 90° Congresso Nazionale SIDeMaST, Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse. Le Raccomandazioni sulla Gestione della Rosacea sono state redatte con il patrocinio di SIDeMaST e ADOI, Associazione Dermatologi Ospedalieri Italiani, e con il contributo incondizionato di Galderma.

In Italia, secondo le stime più realistiche, sono 3.200.000 le persone malate: circa il 7-8% della popolazione adulta. Nonostante l’elevata incidenza, la rosacea è spesso non riconosciuta e sottostimata. Solo una persona su 10 riceve una diagnosi ufficiale. Si tratta infatti di una malattia complessa, che si può presentare con una varietà di manifestazioni cliniche differenti e spesso comuni ad altre patologie, dichiara Giuseppe Monfrecola – Sezione di Dermatologia, Dipartimento di Medicina clinica e Chirurgia, Università degli Studi di Napoli Federico II. Al suo stadio iniziale è infatti spesso confusa con la couperose. L’arrossamento della cute causa un profondo stress emotivo in chi ne è affetto, prosegue Monfrecola. Una recente indagine sulla percezione globale dell’arrossamento del viso associate a rosacea ha dimostrato come questa condizione influenza in maniera negativa la sfera emotiva e sociale dell’individuo. Ne è risultato che la persona con rosacea è fortemente condizionata a livello emotivo: prova imbarazzo per il giudizio altrui (58%), sul luogo di lavoro si sente imbarazzato nei rapporti con i propri colleghi (32%), ha una minore sicurezza nell’affrontare colloqui di lavoro (27%). Nei rapporti sociali prova imbarazzo per il giudizio di famigliari o amici (23%), è a disagio nel fare nuovi incontri (33%) ed è imbarazzata per il giudizio del proprio compagno/a (25%)”.

Negli ultimi anni la ricerca dermatologica ha condotto ad una migliore comprensione dei meccanismi correlati alle manifestazioni cliniche della rosacea, conclude Giuseppe Micali – Sezione di Dermatologia e Venereologia, Dipartimento di Specialità Medico-Chirurgiche, Università di Catania. Ciò ha anche consentito l’elaborazione e l’introduzione sul mercato di nuovi e validi trattamenti che, se utilizzati in tempo e in maniera appropriata, sono in grado di tenere sotto controllo segni e sintomi della malattia. La ricerca scientifica ha prodotto risultati interessanti per il trattamento della rosacea in tutte le sue manifestazioni. Oltre ai farmaci già disponibili, tra cui la brimonidina tartrato, una nuova prospettiva terapeutica potrebbe arrivare dall’ivermectina, la molecola che in fase di studio ha mostrato ottimi risultati. Per questo motivo è indispensabile che il paziente, a fronte di sintomi riconducibili alla rosacea, si rechi tempestivamente dal dermatologo di fiducia”.

HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

“Psoriasi. La pelle conta”

La pelle conta

“Quello che c’è di più profondo nell’essere umano è la pelle”. Così, nel 1931, Paul Valéry nel suo saggio “L’idea fissa”.

La pelle è la più importante “frontiera” tra il nostro corpo e il mondo ed è stata protagonista del Media Tutorial dal titolo “Psoriasi: La pelle conta” che Novartis ha organizzato a Milano il 23 aprile scorso.

L’incontro è stato dedicato alla psoriasi e a un nuovo target terapeutico: l’interleuchina 17-A, una citochina chiave nella patogenesi della patologia, presente in concentrazioni elevate nella cute di chi soffre di questa malattia che rappresenta uno dei bersagli di maggior interesse per le terapie sperimentali1-6.

La psoriasi colpisce il 3% della popolazione nel mondo, ovvero oltre 125 milioni di persone7. In Europa, la stima è pari a circa lo 0,8%: il che significa che la psoriasi a placche interessa circa 3,7 milioni di europei, di cui circa 2,4 milioni soffre della forma da moderata a severa8. Anche In Italia, sono circa 1 milione e mezzo le persone affette da psoriasi e si stima che sia affetto da psoriasi il 3% della popolazione, corrispondente a circa 1 milione e mezzo di individui. La prevalenza maggiore si osserva al Centro-Nord, con il 4,5% dei pazienti nella fascia compresa tra Abruzzo, Lazio e Molise, mentre al Sud e nelle Isole la percentuale varia dallo 0,8% in Sardegna all’1,6% tra Calabria e Sicilia9.

Sono numerosi i bisogni insoddisfatti nella psoriasi – ha spiegato Giampiero Girolomoni, Professore Ordinario di Dermatologia dell’Università di VeronaI pazienti affetti da psoriasi spesso non sono trattati o sono sottotrattati; non riceve alcun trattamento circa il 50% dei pazienti con psoriasi lieve; fino al 36% di quelli con psoriasi moderata ed il 30% di quelli con psoriasi grave. Pochi pazienti con psoriasi da moderata a grave ricevono un trattamento adeguato; in particolare, solo l’8% dei pazienti con psoriasi moderata-grave riceve terapie biologiche. Nonostante le numerose opzioni di trattamento, il 41% dei pazienti affetti da psoriasi e il 28% dei loro medici sono insoddisfatti degli attuali trattamenti. I pazienti – ha aggiunto il Prof. Girolomonidesiderano e meritano una cute esente o quasi esente da lesioni, il che si traduce in una effettiva migliore qualità della vita. Attualmente è esente o quasi da lesioni solo da un terzo alla metà dei pazienti trattati con terapie biologiche”.

Per rispondere a questi bisogni insoddisfatti dei pazienti e per ridurre le lesioni cutanee causate dalla psoriasi, è stato messo a punto dalla ricerca scientifica un nuovo trattamento, l’anticorpo monoclonale secukinumab, il primo inibitore dell’interleuchina 17A (IL-17A) a essere stato approvato in Europa come terapia di prima linea in alternativa agli attuali trattamenti sistemici.

Il secukinumab è un anticorpo monoclonale umano che neutralizza selettivamente l’IL-17A1-2 e, nel corso degli studi, il 70% o più dei pazienti trattati con secukinumab 300 mg ha ottenuto la risoluzione completa (PASI 100) o quasi completa (PASI 90) delle manifestazioni cutanee durante le prime 16 settimane di trattamento; inoltre nella maggior parte dei pazienti questo risultato è stato mantenuto nel corso della prosecuzione del trattamento, fino alla settimana 5210. Gli studi clinici con secukinumab hanno anche dimostrato una relazione positiva tra la risoluzione completa o quasi completa delle manifestazioni cutanee e la qualità della vita dei pazienti affetti da psoriasi11.

Inoltre, nel corso del programma di studi di Fase III, il secukinumab ha dimostrato un profilo di tollerabilità soddisfacente12,13-15.

Tra i risultati più significativi – ha affermato la Professoressa Ketty Peris, Direttore della Clinica Dermatologica Università Cattolica del Sacro Cuore Policlinico A. Gemelli di Roma – emerge che l’efficacia del secukinumab si mantiene nel tempo fino a 2 anni ed è confermata in tutti i pazienti stratificati per età, peso, gravità della malattia, esposizione a precedenti terapie sistemiche convenzionali e biologiche. Il programma di studi clinici registrativi del secukinumab – ha concluso la Professoressa Perisè il più vasto mai intrapreso per un farmaco biologico (3500 pazienti) con studi a 52 settimane che includevano 2 comparatori attivi (etanercept e ustekinumab)”.

Nel corso dell’evento, è stato anche dedicato ampio spazio all’impatto della patologia sulla qualità di vita di chi ne soffre.

In particolare16-17:

· Il 75% si sente poco attraente

· Il 54% si sente depresso

· Il 31% ha problemi socio-economici

· L’8% è costretto a lavorare a casa

Tra i fattori che contribuiscono alla gravità della psoriasi, per i pazienti il più importante è il prurito, mentre per i dermatologi è costituito dalla localizzazione o dimensione delle lesioni cutanee sul corpo. Chi ne è affetto lamenta inoltre problemi di peso, desquamazione, dolore o sofferenza delle articolazioni e ben il 94% afferma che la psoriasi è un problema che incide nella vita quotidiana18.

Questa patologia è spesso associata ad altre comorbidità quali il morbo di Crohn, la sindrome metabolica, le malattie cardiovascolari e i disturbi oculari19-21.

Sono inoltre intervenuti la Dottoressa Gaia Panina, Head of Immunology & Dermatology Franchise Novartis, che ha ribadito l’impegno di Novartis nell’offrire soluzioni terapeutiche innovative e Paolo Rodolfo Ferrari, Rappresentante ADIPSO Veneto – Friuli – Trentino-Alto Adige, che ha condiviso le esperienze e le aspettative delle persone colpite da questa patologia.

 

BIBLIOGRAFIA

1. Gaffen SL. Structure and signaling in the IL-17 receptor family. Nat Rev Immunol. 2009;9(8):556-67.

2. Ivanov S, Linden A. Interleukin-17 as a drug target in human disease. Trends Pharmacol Sci. 2009;30(2):95-103.

3. Kopf M, Bachmann MF, Marsland BJ. Averting inflammation by targeting the cytokine environment. Nat Rev Drug Discov. 2010; 9(9):703-18.

4. Onishi RM, Gaffen SL. Interleukin-17 and its target genes: mechanisms of interleukin-17 function in disease. Immunology. 2010;129(3):311-21.

5. Krueger J, Fretzin S, Suárez-Fariñas M, et al. IL-17A is essential for cell activation and inflammatory gene circuits in subjects with psoriasis. J Allergy Clin Immunol. 2012;130(1):145-154.

6. Johansen C, Usher PA, Kjellerup RB, et al. Characterization of the interleukin-17

7. International Federation of Psoriasis Associations (IFPA) World Psoriasis Day website. “About Psoriasis. “ http://www. worldpsoriasisday. com/web/page. aspx?refid=114. Accessed February 2014.

8. European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (EFPIA) website. “Psoriais. “ http://www. efpia. eu/diseases/134/59/Psoriasis. Accessed September 2014.

9. SaracenoR., Mannheimer R., Chimenti S. Regional Distribution of Psoriasis in Italy. JEADV 2008, 22, 324-329

10. Langley RG, Elewski BE, Lebwohl M, et al. Secukinumab in plaque psoriasis: results of two phase three trials. N Engl J Med. 2014. Jul 9;371(4):326-38.

11. McLeod LD, Mallya UG, Fox T, Strober BE. Psoriasis Patients With PASI 90 Response Achieve Greater Health-Related Quality-of-Life Improvements Than Those With PASI 75 Response. European Association of Dermatology and Venereology, Amsterdam, Netherlands, 2014. Poster 1681

12. Christophers E, Griffiths CEM, Gaitanis G, et al. The unmet treatment need for moderate to severe psoriasis: results of a survey and chart review. J Eur Acad Dermatol Venereol. 2006;20:921-925

13. Blauvelt A, Prinz J, Gottlieb AB, et al. Secukinumab Administration by Pre-filled Syringe: Efficacy, Safety, and Usability Results from a Randomized Controlled Trial in Psoriasis (FEATURE). Br J Dermatol. 2014; [published online ahead of print August 16, 2014].

14. Paul C, Lacour JP, Tedremets L, et al. Efficacy, safety, and usability of Secukinumab administration by autoinjector/pen in psoriasis: a randomized, controlled trial (JUNCTURE). J Eur Acad Dermatol Venereol. 2014; [published online ahead of print September 22, 2014].

15. Novartis data on file. 2013: Clinical study reports for CAIN457A2302 [ERASURE]; CAIN457A2303 [FIXTURE]; CAIN457A2304 [SCULPTURE]; CAIN457A2307 [JUNCTURE]; CAIN457A2308 [FEATURE]

16. Rapp SR, Feldman SR, Exum ML, Fleischer AB, Jr., Reboussin DM. Psoriasis causes as much disability as other major medical diseases. J Am Acad Dermatol 1999; 41(3 Pt 1):401-7.

17. Langley RGB, Krueger GG, Griffiths CEM. Psoriasis: epidemiology, clinical features, and quality of life. Ann Rheum Dis 2005; 64(suppl 2):ii18-ii23.

18. Christophers E et al. J Dermatolog Treat. 2013;24:193-198; Adattato da Armstrong AW et al. PLoS One. 2012;7:e52935.

19. Vena GA, Altomare G, Ayala F, Berardesca E, Calzavara-Pinton P, Chimenti S, Giannetti A, Girolomoni G, Lotti T, Martini P, Mazzaglia G, Peserico A, Puglisi Guerra A, Sini G, Cassano N, Cricelli C.Eur J Dermatol. 2010 Sep-Oct;20(5):593-8. Incidence of psoriasis and association with comorbidities in Italy: a 5-year observational study from a national primary care database

20. Eur J Dermatol. 2009 May-Jun;19(3):252-6. doi: 10.1684/ejd.2009.0644. Epub 2009 Feb 17. Risk factors of hypertension, diabetes and obesity in Italian psoriasis patients: a survey on socio-demographic characteristics, smoking habits and alcohol consumption. Altobelli E1, Petrocelli R, Maccarone M, Altomare G, Argenziano G, Giannetti A, Peserico A, Vena GA, Tiberti S, Chimenti S, Peris K.

21. Biomed Res Int. 2013;2013:983902. Epub 2013 Jul 21. Correlations between psoriasis and inflammatory bowel diseases. Skroza N1, Proietti I, Pampena R, La Viola G, Bernardini N, Nicolucci F, Tolino E, Zuber S, Soccodato V, Potenza C.

GAS Communication

Nuova terapia per il trattamento della rosacea

acne rosacea

Galderma, azienda farmaceutica multinazionale specializzata in dermatologia, annuncia risultati positivi per la Procedura Decentrata di ivermectina 10 mg/g crema per il trattamento topico, con singola applicazione giornaliera, delle lesioni infiammatorie da Rosacea papulo-pustolosa in pazienti adulti.

La Medical Products Agency (MPA), in Svezia ha agito in qualità di stato membro di riferimento per conto dei 28 stati membri dell’Unione Europea, coinvolti nella procedura, i quali sono stati concordi nel ritenere che ivermectina 10 mg/g crema abbia i requisiti per l’autorizzazione all’immissione in commercio. Ogni stato membro deve ora adottare una decisione conforme a quanto concordato in corso di procedura.

Galderma, leader mondiale in dermatologia, è impegnata a fornire soluzioni terapeutiche innovative a pazienti e medici specialisti. L’approvazione di ivermectina crema sottolinea il nostro costante impegno nella ricerca di nuove opzioni terapeutiche per la salute della pelle in nome di un nuovo approccio incentrato sui bisogni del paziente” – afferma Stuart Raetzman, Amministratore Delegato di Galderma Pharma SA.

La richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio di ivermectina 10 mg/g crema si basa sui risultati di tre studi di fase III, che hanno coinvolto oltre 2.300 soggetti. Due studi controllati versus veicolo (placebo) relativi a 12 settimane di trattamento hanno dimostrato la superiorità di ivermectina 10 mg/g crema in termini di efficacia rispetto al veicolo già nelle prime 4 settimane. In uno studio con controllo attivo di 16 settimane di trattamento, ivermectina 10 mg/g crema ha dimostrato di essere superiore al metronidazolo 0,75% in crema, applicato due volte al giorno, nella riduzione della conta delle lesioni infiammatorie a partire già dalla terza settimana e fino alla settimana 16. Oltre le 16 settimane di trattamento con ivermectina, la riduzione della conta delle lesioni infiammatorie ha raggiunto l’83.0% rispetto alla situazione basale.

Mentre il meccanismo di azione di ivermectina 10 mg/g crema non è completamente noto, il suo principio attivo ha dimostrato di avere proprietà sia antinfiammatorie che antiparassitarie.

Attualmente vi sono pochi trattamenti efficaci in grado di ridurre le pustole e le papule nella rosacea e possono passare anche più di quattro settimane prima che si osservino i primi risultati clinici” – ha commentato Jürgen Schauber, MD, Ludwig-Maximilian University, Monaco, Germania – ivermectina 10 mg/g crema ha dimostrato negli studi clinici una rapida attività farmacologica e una migliore efficacia rispetto alle esistenti terapie di riferimento, questo ne fa una nuova opzione terapeutica per i pazienti affetti da rosacea”.

La Rosacea

La Rosacea è una comune malattia infiammatoria della pelle che presenta caratteristiche cliniche variabili: le più comuni sono rossore transitorio, eritema persistente, papule e pustole. Interessa in particolar modo le aree centrali del viso, come le guance ed il naso.
La malattia colpisce sia uomini che donne adulte, solitamente dopo i trent’anni di età. Inoltre sintomi quali dolore, bruciore e crescente sensibilità della pelle e in alcuni casi arrossamento, bruciore, secchezza e irritazione degli occhi possono essere presenti.
Benché le cause di questa patologia siano ancora oggetto di dibattito, si conoscono vari fattori scatenanti quali cibo speziato, alcool, stress emotivo, sole/esposizione ai raggi UV, bagni e bevande calde.
Sono inoltre state riscontrate elevate quantità di Demodex folliculorum, un acaro generalmente innocuo, che nella pelle delle persone affette da Rosacea sembra avere un ruolo nello sviluppo di questa patologia.
La rosacea, se non trattata, può peggiorare nel tempo. Le persone che sospettano di soffrire di questa patologia devono recarsi dal proprio Medico di riferimento o dal Dermatologo per una diagnosi più accurata e farsi consigliare il trattamento più appropriato.
Poiché la rosacea è una patologia molto visibile dal punto di vista estetico questo può causare imbarazzo e ansia in alcuni pazienti, portando a frustrazione e ad un impatto negativo sulla vita sociale.

 

HealthCom Consulting.Ufficio Stampa


Follow HarDoctor News, il Blog di Carlo Cottone on WordPress.com
Visita il mio Sito Inviaci un articolo! Contattami via e-mail!
Twitter HarDoctor News su YouTube HarDoctor News su Tumblr Skype Pinterest

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Unisciti agli altri 1.441 follower

Feed! Convalida il mio RSS feed

L’almanacco di oggi …

Almanacco di Oggi!
Farmacie di Turno
Il Meteo I Programmi in TV

Scarica le guide in pdf!

Scarica la Guida in Pdf Scarica il Booklet in Pdf

HarDoctor News | Links Utili

Scegli Tu Guarda il Video su YouTube Pillola del giorno dopo Think Safe Medicina Estetica Obesità.it

HarDoctor News | Utilità

Calcola il BMI
Test di Laboratorio
Percentili di Crescita
Calcola da te la data del parto!

Leggi Blog Amico !!!

Leggi Blog Amico

HarDoctor News | Statistiche

  • 440,679 traffic rank

HarDoctor News | Advertising

Siti sito web

Le mie foto su Istagram

... che fichi !!! ... ai miei "oppositori" più cari ... ... il 18mo di Jacopo ... I 18 anni di Jacopo in Famiglia ... the best eating ... ... uno dei posti più belli che un viaggiatore dei conoscere !!! Dedicata ai miei Amici di fb ... ... buona cena Amici di fb ... ... papera ...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.441 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: