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L’acne

Acne

L’acne è una malattia della pelle a evoluzione benigna caratterizzata da un processo infiammatorio cronico che coinvolge l’unità pilosebacea (follicolo pilifero e ghiandola sebacea annessa), con formazione di un cosiddetto brufolo, o foruncolo1.

È conosciuta fin dall’antichità, tanto che si ritrovano scritti che la riguardano del medico greco Aezio di Amida vissuto tra il V e VI secolo avanti Cristo2. 

Tipi di acne e gravità

La caratteristica clinica dell’acne è rappresentata dal comedone: piccola cisti che si forma nel follicolo pilifero, si distingue: un comedone “aperto”, contenente cellule corneificate, sebo, flora batterica e acari, di colore nero detto anche “punto nero” a causa dell’ossidazione dei grassi contenuti nel sebo a contatto con l’aria, da un comedone “chiuso” di colorito biancastro. Il foruncolo o papula è di fatto tale formazione infiammata, mentre parliamo di pustola quando risulta pieno di pus1.

L’acne può essere distinta in forme lievi (Grado I) caratterizzata da comedoni chiusi e aperti con poche papule e pustole infiammatorie: moderata (Grado II) papule e pustole principalmente localizzate sul viso; moderata severa (Grado III) numerose papule e pustole, e occasionalmente noduli infiammati anche sul petto e sulla schiena; severa (Grado IV) molto estesa con noduli dolenti e pustole3-4.

Aree cutanee colpite

All’inizio del processo infiammatorio sono colpiti parte del viso, il naso e la fronte; man mano che le lesioni evolvono si estendono al resto del volto e alla parte superiore del tronco.

Età, epidemiologia ed evoluzione

L’acne è la più comune malattia cutanea negli adolescenti con una prevalenza di quasi il 100%5. Tende a risolversi spontaneamente sebbene, nel 10-20% degli adulti, possa continuare a persistere un qualche grado di affezione. Il sesso maschile è più colpito, anche se la malattia è in aumento anche in quello femminile6.

L’acne non è ereditaria, ma è possibile osservare una predisposizione familiare che per lo più si associa a forme ad evoluzione più severa. Tuttavia taluni fattori genetici e ambientali sono predisponenti7.

In presenza di acne, è presente anche la seborrea. Responsabili dell’eccessiva produzione di sebo e dell’untuosità sono gli ormoni androgeni, che si legano ai recettori presenti nella ghiandola sebacea.

L’acne migliora con il sole e nel periodo estivo. Le lesioni peggiorano nelle donne in fase pre-mestruale.

I follicoli dove si sono formati i comedoni si possono rompere e liberare il loro contenuto nel derma creando la premessa per l’infiammazione. Le lesioni infiammatorie cistiche evolvono in lesioni cicatriziali, talora rilevate, che danno luogo all’acne cheloidea.

Patogenesi del processo infiammatorio acneico

I fattori principali che portano alla formazione delle lesioni dell’acne sono fondamentalmente quattro8:

  1. Aumento del sebo prodotto dalle ghiandole sebacee, importante ruolo svolto dagli ormoni androgeni.
  2. Ipercheratinizzazione del follicolo che porta alla formazione di un microcomedone che aumentando di volume può diventare un comedone.
  3. Presenza all’interno del follicolo di batteri anaerobi, per lo più il Proprionibacterium Acnes.
  4. Reazione infiammatoria.

Acne e dieta

Sulla base di recenti rapporti scientifici, un dato è diventato sempre più condiviso: vi è una minore incidenza di acne nelle popolazioni non occidentali. Tale riscontro si modifica quando viene adottato un modello alimentare occidentale. L’etnia pertanto non è l’unico importante fattore nell’eziologia dell’acne, rafforzando l’ipotesi del rapporto dieta-acne. Nel corso degli ultimi anni, sono stati condotti molti studi sull’influenza della dieta nella patogenesi dell’acne, con l’indicazione che il cibo può certamente influenzare questa dermatosi, tuttavia non si è ancora giunti ad un accordo tra gli esperti del settore.

Molti studi recenti hanno evidenziato un legame tra acne e alimentazione. In particolare tra gravità dell’acne e l’assunzione di latte di mucca, derivati e alimenti ad alto carico glicemico9.

Qualità di vita del paziente acneico

Diversi studi dimostrano che quanto più l’acne è severa tanto peggiore è la qualità di vita del paziente. Dal momento che la patologia colpisce in prevalenza soggetti molto giovani il suo ruolo sulla sfera psicologica è determinante. È noto che l’impatto emotivo e socio-relazionale dell’acne può compromettere la quotidianità dei pazienti e lo stress che ne deriva non solo peggiora l’acne, ma induce isolamento sociale.

Una recente indagine ha evidenziato che l’acne provoca nel 57% dei pazienti un forte disagio, più accentuato tra le ragazze (66%). A risentire psicologicamente di questa malattia sono soprattutto i giovani sotto i 20 anni di età. Nel 47% dei giovani con acne, la malattia si ripercuote negativamente sulla propria autostima e in un caso su due limita drammaticamente la vita sociale, il contatto con altri ragazzi, gli affetti e persino la scolarità. L’impatto estetico delle lesioni acneiche è determinante: nel 56% dei casi le cicatrici sono fonte di grande preoccupazione e quasi un ragazzo su due non ama la propria immagine e vorrebbe un aspetto migliore. I trattamenti che bisogna affrontare non rappresentano un problema, anzi per il 56% dei pazienti dedicarsi alla pulizia della pelle non è un problema e il 67% di loro ha fiducia nelle cure. Resta però una forte discordanza tra medici e pazienti circa la percezione della gravità dell’acne a dimostrazione di quanta sofferenza e insoddisfazione produce questa patologia nei giovani pazienti10.

Trattamenti

L’acne una volta era considerata una malattia di poco conto, in realtà molti studi hanno evidenziato come questa patologia possa avere importanti conseguenze e ripercussioni sulla qualità di vita del paziente e un impatto rilevante sulla sfera relazionale e psicologica.

Lo studio sempre più approfondito dei meccanismi molecolari alla base del processo infiammatorio dell’acne, ha condotto alla scoperta di nuovi trattamenti.

Nei prossimi anni ci saranno sicuramente approcci terapeutici innovativi anche nei confronti di una patologia antica e ben conosciuta, come l’acne.

Le terapie topiche sono attualmente lo standard di cura per le forme lievi-moderate, le terapie sistemiche con l’impiego di antibiotici per periodi protratti, sono per lo più riservate alle forme moderate-gravi. Nelle donne la terapia ormonale risulta efficace indipendentemente dalla presenza o assenza di alti livelli di androgeni. Gli esiti cicatriziali sono purtroppo una complicanza dell’acne piuttosto diffusa. possono essere trattate con diverse tecniche che vanno dal laser alla dermoabrasione11-12.

BIBLIOGRAFIA

1 Harrison, Principi di medicina interna, 9/2005, ed 16ma

2 Franz Kudlien, Aetius of Amida, in Dictionary of Scientific Biography, vol. 1, New York, Charles Scribner’s Sons, 1970, pp. 68–69

3 Haider A, Shaw JC Treatment of acne vulgaris JAMA 2004;292:726-35

4 Strauss JS, Krowchuk DP, Leyden JJ, Lucky AW, Shalita AR, Siegfried EC, Thiboutot DM, Van Voorhees AS, Beutner KA, Sieck CK, Bhushan R; American Academy of Dermatology/American Academy of Dermatology Association Guidelines of care for acne vulgaris management. J Am Acad Dermatol. 2007 Apr;56(4):651-63

5 Stathakis V, Kilkenny M, Marks R. Descriptive epidemiology of acne vulgaris in the community. Australas J Dermatol. 1997;38:115-23

6 Cordain L, Lindeberg S, Hurtado M, Hill K, Eaton SB,Brand-Miller J. Acne vulgaris: a disease of Western civilization. Arch Dermatol. 2002;138:1584-90

7 Bataille V, Snieder H, MacGregor AJ, Sasieni P, Spector TD: The influence of genetics and environmental factors in the pathogenesis of acne: a twin study of acne in women. J Invest Dermatol 2002;119:1317-22

8 Thiboutot D, Gollnick H, Bettoli V, et al. New insights into the manage­ment of acne: an update from the Global Alliance to Improve Outcomes in Acne group. J Am Acad Dermatol. 2009;60(5 suppl):S1-S50

9 Costa A, Lage D, Moises TA. Acne an diet:truth or myth? An Bras Dermatol. 2010;85(3):346-53

10 Lauren K Dunn , Jenna L O’Neill, Steven R Feldman. Acne in Adolescents: Quality of life, self-esteem, mood, and psychological disorders Dermatology Online Journal 17 (1): 1

11 Manuale Merck di Diagnosi e Terapia 14a ed pag 2149

12 Kraft J and Friman A Management of acne CMAJ; April 19, 2011. 183(7)

Malattie cutanee: 15 borse di studio per giovani dermatologi italiani grazie al sodalizio LEO Pharma – SIDeMaST

Corso di Aggiornamento 2016 dedicato da SIDeMaST ai dermatologi specializzandi

Sostenere i dermatologi specializzandi e consolidare l’eccellenza italiana nell’ambito delle patologie cutanee: è il duplice obiettivo della partnership tra SIDeMaST e LEO Pharma Italia, che fino al 2018 sarà l’unico sponsor del Corso di Aggiornamento annuale dedicato da SIDeMaST ai dermatologi specializzandi, che quest’anno si è svolto a Roma dal 15 al 18 marzo, in occasione del quale sono state assegnate 15 borse di studio a giovani e promettenti dermatologi.

La formazione continua, focus delle nuove generazioni di specialisti, accelera e va di pari passo con l’innovazione terapeutica. Oggi più che mai gli specialisti dermatologi hanno consolidato il loro ruolo e possono disporre per patologie cutanee importanti come la psoriasi, l’acne e la cheratosi attinica, di cure efficaci e ben tollerate.

L’obiettivo primario di SIDeMaST è la formazione, l’aggiornamento e l’educazione continua rivolta ai dermatologi con un’attenzione molto particolare ai giovani specializzandi che rappresentano il futuro della dermatologia italiana dunque, l’alleanza con un’azienda come LEO Pharma, fortemente orientata a diffondere la cultura medico-scientifica tra i medici più giovani e a sostenerli con un impegno concreto, non può che rappresentare un vantaggio, per gli stessi dermatologi e specializzandi che arricchiscono giorno dopo giorno il loro bagaglio scientifico, ma soprattutto per i pazienti che vengono curati meglio, con le opzioni terapeutiche più innovative e, di conseguenza, sono anche più soddisfatti”. – ha dichiarato Giampiero Girolomoni, Presidente della SIDeMaST.

Focus della partnership tra LEO Pharma e SIDeMaST è l’aggiornamento scientifico sulle principali patologie della pelle, alcune delle quali molto diffuse e con importanti ricadute sanitarie e sociali: la psoriasi – equiparata a una malattia invalidante a causa del forte impatto che ha sulla vita personale e lavorativa dei pazienti – interessa circa il 3% della popolazione mondiale con 125 milioni di pazienti nel mondo, di cui quasi 3 milioni solo in Italia; la cheratosi attinica, tumore della pelle non melanoma, causata dall’esposizione ripetuta e non protetta ai raggi del sole, interessa l’1,4% della popolazione italiana sopra i 45 anni di età, con numeri destinati ad aumentare man mano che si faranno diagnosi su persone che si sono esposte al sole senza protezione nei decenni precedenti; l’acne, che colpisce circa il 100% degli adolescenti.

Su queste patologie lo scenario terapeutico è in rapida evoluzione con innovazioni che rendono particolarmente importante l’aggiornamento dei dermatologi: la psoriasi può essere tenuta sotto controllo con trattamenti topici efficaci nella forma lieve-moderata e terapie sistemiche per le forme più gravi, ma i pazienti non sono ancora sufficientemente informati e non si curano come dovrebbero anche a causa dei problemi legati all’aderenza. Un’altra patologia che deve essere trattata è la cheratosi attinica perché, oltre al fastidio estetico, c’è un serio rischio di sviluppare tumori invasivi della pelle e le nuove opzioni terapeutiche, come l’ingenolo mebutato, un gel di facile e breve applicazione, efficace e sicuro, facilitano il trattamento. Per quanto riguarda l’acne, la migliore conoscenza dei meccanismi fisiopatologici alla base dell’infezione acneica hanno portato negli anni a un approccio terapeutico con trattamenti innovativi” – ha spiegato il professor Girolomoni.

Le infezioni microbiche sono la sfida del futuro, come dichiara il professor Girolomoni:

la più nota delle infezioni microbiche è l’impetigine, molto frequente nei bambini specie nei mesi estivi, che si manifesta sul viso ma anche in altre parti del corpo con crosticine arrossate che secernono un liquido sieroso; come trattamento si impiegano gli antibiotici, in particolare l’antibiotico topico per eccellenza che è l’acido fusidico”.

Alla base del sodalizio tra LEO Pharma e SIDeMaST, che proseguirà fino al 2018, c’è la convinzione che per migliorare la qualità di vita del paziente è necessario un approccio olistico alla cura della persona: in quest’ottica rientra la partnership con la società scientifica, un’alleanza strategica per formare i dermatologi del futuro, trasmettendo oltre alle importanti e imprescindibili conoscenze medico/scientifiche, anche informazioni su soluzioni e servizi che migliorino la gestione e la comunicazione medico-paziente.

Crediamo fortemente in questa partnership con la SIDeMaST tanto da aver garantito il nostro supporto al Congresso annuale per i giovani dermatologi da 4 anni a questa parte e fino al 2018; un impegno importante sul quale puntiamo molto, perché siamo certi che attraverso una stretta alleanza con i dermatologi riusciremo a incidere in modo significativo nel migliorare la vita delle persone che soffrono di patologie della pelle. Ogni giorno ci impegniamo a mettere a disposizione dei nostri pazienti le soluzioni più innovative, investendo a livello globale ben il 14% del fatturato in Ricerca e Sviluppo, con l’obiettivo da qui al 2020 di lanciare almeno una nuova soluzione l’anno e raggiungere 100 milioni di pazienti» – ha sottolineato Paolo Cionini, General Manager LEO Pharma Italia.

Promuovere la cultura dermatologica e rinforzare la collaborazione tra aziende e società scientifiche sono le premesse fondamentali per accelerare l’innovazione terapeutica per patologie cutanee importanti come la cheratosi attinica, la psoriasi lieve-moderata e le infezioni batteriche cutanee, che impattano fortemente sulla popolazione. Su queste patologie LEO Pharma Italia è da sempre fortemente impegnata nel ricercare soluzioni che migliorino la qualità di vita del paziente a 360°.

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Cosentyx® (secukinumab) garantisce ai pazienti affetti da psoriasi una cute esente da lesioni per più di un anno

Psoriasi3

Novartis ha annunciato circa un mese addietro la divulgazione di nuovi dati provenienti dallo studio testa a testa CLEAR, i quali dimostrano che secukinumab è superiore a ustekinumab nell’ottenimento di una cute esente o quasi esente da lesioni (risposta PASI 90) mantenuto per 52 settimane negli adulti affetti da psoriasi da moderata a severa.

Questi risultati sono stati presentati per la prima volta al congresso annuale dell’American Academy of Dermatology (AAD), tenutosi a Washington, DC1.

Secukinumab – il primo inibitore interamente umano dell’interleuchina-17A (IL-17A) approvato per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa negli adulti – è stato recentemente approvato in Europa e negli Stati Uniti anche per il trattamento dell’artrite psoriasica e della spondilite anchilosante.

Secukinumab continua a dimostrare un’efficacia mantenuta nel tempo e superiore rispetto ai farmaci biologici attualmente disponibili e, per i pazienti adulti affetti da psoriasi da moderata a severa, rappresenta una comprovata opzione terapeutica di prima linea. Secukinumab ha il potenziale per offrire il beneficio di una cute esente da lesioni di lunga durata a un numero maggiore di persone affette da psoriasi” – ha dichiarato Vasant Narasimhan, Global Head, Drug Development e Chief Medical Officer, Novartis.

Lo scopo ultimo del trattamento della psoriasi è una cute libera da lesioni, e la risposta Psoriasis Area Severity Index (PASI) 90 viene considerata un importante parametro di misurazione del successo del trattamento2,3. Avendo raggiunto tutti gli endpoint primari e secondari alle settimane 4, 16 e 52, secukinumab ha dimostrato di essere costantemente superiore a ustekinumab nel raggiungere e mantenere una risposta PASI 90 (76,2% vs 60,6%; p <0,0001) e di essere significativamente migliore nel raggiungimento della risposta PASI 100 (cute libera da lesioni) (45,9% vs 35,8%; p = 0,0103) a 52 settimane. Secukinumab ha anche dimostrato di ottenere risposte significativamente migliori e più durature rispetto a ustekinumab per quanto riguarda il punteggio Dermatology Life Quality Index (DLQI) 0/1 (71,6% vs 59,2%; p = 0,0008)1.

Lo studio ha anche dimostrato una maggiore rapidità di secukinumab rispetto a ustekinumab, con la metà dei pazienti trattati con secukinumab che hanno raggiunto una risposta PASI 75 già alla settimana 4 (50,0% vs 20,6%, p <0,0001)4. Nel corso dello studio, secukinumab ha dimostrato un profilo di sicurezza simile a quello di ustekinumab, in linea con quanto riportato negli studi registrativi di Fase III condotti con secukinumab1.

La psoriasi – di cui soffrono circa 125 milioni di persone nel mondo – è una malattia cronica della pelle che provoca prurito, desquamazione, dolore e che può avere un significativo impatto sul benessere fisico e psicologico5,6. Ciò nonostante, fino al 50% dei pazienti non riceve alcun trattamento e molti di quelli che invece lo ricevono (52%) sono insoddisfatti della gestione della malattia7.

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La psoriasi è una diffusa malattia autoimmune non contagiosa, che colpisce fino al 3% della popolazione mondiale5. La psoriasi a placche – la forma più comune di questa patologia – appare sotto forma di placche rosse in rilievo, coperte da uno strato bianco/argenteo di cellule cutanee morte. La psoriasi non è semplicemente un problema estetico, ma una malattia cronica, persistente e a volte invalidante, che può compromettere anche gli aspetti apparentemente meno importanti della vita quotidiana delle persone. Fino al 30% dei pazienti affetti da psoriasi sviluppa artrite psoriasica, una patologia che colpisce anche le articolazioni, causando sintomi debilitanti inclusi dolore, rigidità e danno articolare irreversibile8,9. La psoriasi è anche associata ad altre malattie gravi, come il diabete, le patologie cardiache e la depressione8.

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Lo studio CLEAR, (Comparison to assess Long-term Efficacy, sAfety and toleRability of secukinumab vs. ustekinumab, Confronto per valutare l’efficacia, la sicurezza a lungo termine e la tollerabilità di secukinumab rispetto a ustekinumab) è uno studio multicentrico, in doppio cieco a gruppi paralleli, che confronta l’efficacia, la sicurezza e la tollerabilità di secukinumab (n=334) rispetto a ustekinumab (n=335) nei pazienti adulti affetti da psoriasi a placche da moderata a severa. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere o secukinumab (300 mg) per iniezione sottocutanea al basale, alle settimane 1, 2 e 3, poi ogni quattro settimane dalla settimana 4, oppure ustekinumab (alla dose specificata dalle indicazioni posologiche riportate nel Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto). I pazienti trattati con secukinumab hanno raggiunto l’obiettivo primario di una superiore risposta PASI 90 alla settimana 16. Questi dati sono stati pubblicati in forma elettronica sul Journal of the American Academy of Dermatology, il 17 giugno 20154. Un obiettivo secondario di questo studio è la risposta PASI 90 a 52 settimane. Le risposte PASI 100 e DLQI a 52 settimane sono endpoint esplorativi. separa

Secukinumab è un anticorpo monoclonale totalmente umano che neutralizza selettivamente l’interleuchina 17A (IL-17A) in circolo. La ricerca scientifica suggerisce che l’IL-17A possa svolgere un ruolo importante nello stimolare la risposta immunitaria nella psoriasi, nell’artrite psoriasica e nella spondilite anchilosante10,11.

Secukinumab è approvato per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa in oltre 50 Paesi, inclusi quelli dell’Unione europea, Giappone, Svizzera, Australia, USA e Canada. In Europa secukinumab è l’unica terapia biologica approvata per il trattamento sistemico di prima linea della psoriasi a placche da moderata a severa nei pazienti adulti. Negli Stati Uniti secukinumab è approvato come trattamento della psoriasi a placche da moderata a severa nei pazienti adulti candidati alla terapia sistemica o alla fototerapia.

Inoltre, secukinumab è il primo inibitore dell’IL-17A ad aver conseguito risultati positivi negli studi di Fase III per il trattamento dell’artrite psoriasica attiva e della spondilite anchilosante attiva12-16 e ora è approvato anche per queste patologie in Europa, negli USA, in Ecuador, nel Bangladesh e nelle Filippine. Secukinumab è anche approvato per il trattamento dell’artrite psoriasica e della psoriasi pustolosa in Giappone.

BIBLIOGRAFIA

1. Blauvelt A et al. Secukinumab demonstrates superior sustained efficacy vs. ustekinumab in clearing skin of subjects with moderate to severe plaque psoriasis: 52-week results from the CLEAR study. Abstract presented at the 74th Annual Meeting of the American Academy of Dermatology. 2016 March 4-8; Washington DC.

2. Guideline on clinical investigation of medicinal products indicated for the treatment of psoriasis. European Medicines Agency: http://www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/Scientific_guideline/2009/09/WC500003329.pdf Ultimo accesso febbraio 2016.

3. Ryan C et al. Research gaps in psoriasis: opportunities for future studies. J Am Acad Dermatol. 2014; 70:146-167.

4. Thaçi D, Blauvelt A, Reich K, et al. Secukinumab is superior to ustekinumab in clearing skin of subjects with moderate to severe plaque psoriasis: CLEAR, a randomized controlled trial. J Am Acad Dermatol. June 17, 2015 [E-pub ahead of print].

5. International Federation of Psoriasis Associations (IFPA) World Psoriasis Day website. “About Psoriasis.” http://www.worldpsoriasisday.com/web/page.aspx?refid=114. Ultimo accesso febbraio 2016.

6. Langley RG et al. Secukinumab in plaque psoriasis – results of two phase three trials. N Engl J Med. 2014; 371(4):326-338.

7. Armstrong AW et al. Undertreatment, treatment trends, and treatment dissatisfaction among patients with psoriasis and psoriatic arthritis in the United States: findings from the National Psoriasis Foundation surveys, 2003-2011. JAMA Dermatol. 2013; 149(10):1180-1185.

8. National Psoriasis Foundation. Psoriatic disease: about psoriasis. www.psoriasis.org/about-psoriasis. Ultimo accesso gennaio 2016.

9. Mease PJ, Armstrong AW. Managing patients with psoriatic disease: the diagnosis and pharmacologic treatment of psoriatic arthritis in patients with psoriasis. Drugs. 2014; 74:423–441.

10. Kirkham BW et al. Interleukin-17A: a unique pathway in immune-mediated diseases: psoriasis, psoriatic arthritis and rheumatoid arthritis. Immunology. 2014; 141:133-142.

11. Ivanov S, Linden A. Interleukin-17 as a drug target in human disease. Trends Pharmacol Sci. 2009; 30(2):95-103.

12. Baeten D et al. Secukinumab, interleukin-17A inhibition in ankylosing spondylitis. N Engl J Med. 2015; 373:2534-48.

13. Mease, PJ et al. Secukinumab, a human anti-interleukin-17A monoclonal antibody, in patients with psoriatic arthritis (FUTURE 2): a randomised, double-blind, placebo-controlled, phase 3 trial. The Lancet. 2015; 386(9999):1137-1146.

14. Mease PJ et al. Secukinumab inhibition of interleukin-17A in patients with psoriatic arthritis. N Engl J Med. 2015; 373(14):1329-39.

15. Cosentyx (secukinumab) [prescribing information]. East Hanover, NJ: Novartis Pharmaceuticals Corp, 2016.

16. Cosentyx Summary of Product Characteristics. Novartis Europharm Limited: http://www.ema.europa.eu/docs/it_IT/document_library/EPAR_-_Summary_for_the_public/human/003729/WC500183132.pdf Ultimo accesso febbraio 2016.


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La prevenzione primaria arriva nelle scuole: Lazio in prima linea contro il melanoma

Il sole per amico

Il Lazio, impegnato nella lotta contro i tumori grazie alle eccellenze sanitarie operanti sul territorio, aderisce alla prevenzione primaria del melanoma, il più aggressivo e temuto tumore della pelle: le scuole elementari laziali sono state scelte per ospitare la sesta tappa del progetto educazionale di prevenzione primaria nell’ambito della campagna “Il Sole per amico”, promossa da IMI – Intergruppo Melanoma Italiano in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e con il patrocinio del Ministero della Salute, dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica – AIOM e della Regione Lazio, resa possibile grazie ad un’erogazione di Merck & Co., per il tramite della sua consociata italiana MSD.

La campagna nasce per risvegliare e far crescere l’attenzione dell’opinione pubblica sul melanoma e sui rischi legati ad una non corretta esposizione, coinvolgendo in particolare i bambini in età scolare e le loro famiglie la campagna nazionale, promossa da IMI, ha per la prima volta come protagonisti i bambini delle scuole elementari e i loro genitori, passaggio per noi cruciale considerato l’aumento dell’incidenza dei tumori della pelle proprio tra i più giovani e visto che le scottature da esposizione solare in età pediatrica rappresentano uno dei principali fattori di rischio” ha dichiarato Paola Queirolo, Presidente IMI – Intergruppo Melanoma Italiano e Responsabile DMT Melanoma e Tumori cutanei all’IRCCS AOU San Martino – IST Genova.

L’obiettivo quindi è insegnare ai più piccoli il modo giusto di prendere il sole e proteggere la propria pelle, attraverso incontri con i dermatologi e gli oncologi che entrano nelle classi, un cartoon con protagonista il simpatico alieno Rey e altri strumenti didattici.

La prevenzione primaria e la corretta educazione sono il fattore più importante di protezione contro il melanoma e rappresentano un investimento importante da parte del servizio sanitario pubblico la campagna “Il Sole per amico” in tal senso rappresenta una bella occasione di crescita della sensibilità diffusa verso il problema e di sinergia tra insegnanti e medici al fine di educare i giovani. Una campagna che ritengo molto efficace anche perché a misura di bambino, capace di coinvolgere sia i piccoli che i loro genitori. Da apprezzare, in particolare, l’accessibilità del sito realizzato per i diversi target che offre una serie di strumenti direttamente utilizzabili dagli utenti anche in futuro” – ha affermato Teresa Petrangolini, Consigliere Regionale del Lazio e Componente della Commissione Politiche sociali e salute.

Il ruolo della scuola è fondamentale per trasmettere l’educazione e le conoscenze indispensabili per l’adozione di comportamenti salutari e per diffondere la cultura della prevenzione tra la popolazione e in particolare tra i bambini in età scolare e le loro famiglie: in questa chiave è nata la collaborazione sulla campagna tra IMI e Ministero dell’Istruzione (MIUR).

Nell’ambito dell’educazione alla salute, le attività del MIUR sono incentrate principalmente sulla prevenzione che costituisce, in ambiente scolastico, lo strumento più efficace per la riduzione del rischio e delle problematiche determinate da scorretti stili di vita. Questa Direzione Generale ha promosso l’iniziativa educativa realizzata dall’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) per la sensibilizzazione ad una corretta esposizione ai raggi solari che coinvolge i bambini e le bambine della scuola primaria insieme alle loro famiglie e agli insegnanti” – ha affermato Maria Grazia Corradini della Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la Partecipazione MIUR.

La campagna “Il Sole per amico” coinvolge in un impegno comune tutti i cittadini, le Istituzioni e i medici del territorio laziale dal momento che la prevenzione del melanoma è una priorità per le politiche sanitarie, nazionali e regionali, e per la salute pubblica.

I bambini italiani sono molto esposti al sole e sono anche poco protetti, secondo quanto riportato da uno studio condotto nei primi anni 2000. I buoni comportamenti, come quello di prendere il sole nelle ore non centrali della giornata e di proteggere la pelle, s’imparano sin da piccoli perché è proprio la fascia pediatrica che rischia di più a causa di un’esposizione solare non protetta e le scottature riportate nei primi anni di vita condizionano da adulti l’evoluzione del melanoma. Se si vuole attuare una vera prevenzione primaria e si vuole che questa sia efficace, bisogna cominciare dai più piccoli.

Malgrado l’aumento dei nuovi casi di melanoma, la mortalità si mantiene stabile e questo può avere un solo significato: vengono diagnosticate più lesioni allo stadio iniziale, conseguenza dell’informazione e delle aumentate conoscenze che le persone stanno ricevendo in questi ultimi anni le campagne nelle scuole possono essere più importanti degli stessi controlli: la persona che si reca dal dermatologo per un controllo lo fa solo se è già consapevole dei rischi di un’incongrua esposizione solare e dell’importanza della prevenzione, una cultura questa che si acquisisce meglio in età pediatrica o adolescenziale” – ha sottolineato Riccardo Bono, Dirigente Struttura Semplice e Responsabile della “Melanoma Unit” all’Istituto Dermopatico dell’Immacolata IDI-IRCCS di Roma.

L’incidenza del melanoma è più che raddoppiata negli ultimi 30 anni: in Italia sono oltre 100.000 le persone colpite e oltre 10.000 i nuovi casi ogni anno. I bambini sono la fascia di popolazione più a rischio per il melanoma, perché le scottature prese nell’infanzia sono un importante fattore di rischio in quanto la pelle “memorizza” il danno ricevuto e può innescare il processo patologico anche a diversi anni di distanza. Le campagne di prevenzione primaria oltre a educare su come prendere il sole in maniera corretta, possono essere mirate a specifiche fasce di popolazione a maggior rischio come quella infantile e adolescenziale.

«È fondamentale promuovere un’adeguata sensibilizzazione nei bambini e in tutti coloro che ruotano attorno all’infanzia: genitori, insegnanti, pediatri, perché una corretta conoscenza del problema e di conseguenza un comportamento “virtuoso” già a questa età, sono le uniche armi efficaci per fare prevenzione primaria e, quindi, ridurre l’insorgenza del melanoma inoltre gli effetti delle ustioni solari nei bambini e comunque da zero a venti anni sono più gravi rispetto a quelli dell’adulto” – ha dichiarato Paola De Simone, Dirigente medico di Dermatologia Oncologica all’ISG Istituto San Gallicano di Roma e membro del Direttivo GIPMe.

L’attività educazionale all’interno delle scuole laziali è strutturata con incontri tra bambini, insegnanti, genitori, dermatologi e oncologi che spiegheranno in un linguaggio a misura di bambino le semplici regole che bisogna seguire per difendere la pelle ed esporsi al sole in sicurezza. Oltre ai materiali informativi cartacei e digitali, il protagonista di un cartoon, Rey, un alieno catapultato sulla spiaggia da un’astrobolla solare, svelerà ai bambini i segreti per esporsi al sole in maniera corretta.

Prevenzione primaria, ma anche ricerca sono alla base della partnership che vede IMI e MSD Italia insieme per la campagna nazionale “Il Sole per amico” per promuovere i comportamenti corretti in grado di prevenire il melanoma tra gli adulti di domani.

I tumori della pelle e il melanoma in particolare rappresentano una grave minaccia per la salute di milioni di persone e per la sostenibilità dei Servizi Sanitari le campagne di sensibilizzazione sono fondamentali per creare e diffondere la cultura della prevenzione, specie quando coinvolgono i bambini in età scolare e le loro famiglie. MSD come consociata di Merck & Co., ha deciso di sostenere questa iniziativa promossa da IMI proprio perché interviene molto precocemente nell’educazione delle persone, evitando che si inneschino processi patologici tali da favorire una maggiore probabilità di sviluppare il melanoma in età adulta” – ha detto Goffredo Freddi, Responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne MSD Italia.


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Rossore, eritema, couperose sono davvero solo un problema estetico?

acne rosacea

Ha tanti nomi il rossore del volto e spesso è stato considerato un problema solamente estetico ma, un colorito troppo acceso è un segno da non sottovalutare perché può nascondere un problema.

Il rossore che appare sul viso o su qualsiasi altra zona del corpo è sempre legato ad una eccessiva dilatazione dei vasi sanguigni del derma e ad un relativo maggiore afflusso di sangue nella pelle che, nel tempo, può portare a numerosi problemi che vanno dall’invecchiamento precoce a vere e proprie malattie come eritrosi, couperose e rosacea. Per questo motivo è importante non sottovalutare questo sintomo e rivolgersi al dermatologo.

Quando i capillari si dilatano, spiega Antonino Di Pietro, Direttore scientifico dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis di Milano, la velocità di scorrimento del sangue tende a diminuire, per cui le cellule cutanee vengono ossigenate meno e rallentano il proprio metabolismo. Ciò porta ad una minore produzione di collagene ed elastina e ad un conseguente invecchiamento precoce. La dilatazione dei capillari causa un ristagno e provoca un aumento della temperatura superficiale e una maggiore stimolazione delle ghiandole sebacee e sudoripare. Ciò favorisce l’eccessiva crescita di acari (come il Demodex folliculorum) ritenuti corresponsabili di rossori persistenti, eritrosi, e della rosacea, una delle condizioni patologiche associate al rossore, che in Italia affligge oltre 3 milioni di persone. È quindi opportuno non sottovalutare i sintomi per impedire la progressione della malattia”.

Recentemente è stato pubblicato sulla rivista Dermatology & Therapy un ampio studio internazionale, Face Values: Global Perception Survey, condotto su 6.831 persone sull’impatto del rossore del viso in pazienti affetti da rosacea, spiega Giuseppe Micali, direttore della Clinica Dermatologica di Catania, coautore dello studio. I dati rivelano quanto l’opinione pubblica abbia una reazione negativa davanti ad un volto che presenta rossore. Lo studio prevedeva che volti con e senza eritema venissero mostrati a circa 7.000 partecipanti di 8 nazioni e i risultati sono stati sorprendenti: il volto affetto da rossore ha ottenuto risultati penalizzanti rispetto allo stesso volto riproposto senza eritema. Il 12% degli intervistati era inoltre affetto da rossore nel volto associato a rosacea ed è stato riferito come tale condizione avesse una significativa influenza a livello emozionale (77%) e di vivere tale condizione in maniera imbarazzante (46%) fino ad una vera depressione (22%). La ricerca sottolinea come le persone con eritema facciale debbano affrontare non solo sintomi fisici, ma anche sfide psicologiche, che includono il pregiudizio e la percezione negativa da parte del prossimo che può causare uno stress costante. Per questo è fondamentale che, nel trattare questi pazienti, i medici siano consapevoli dell’impatto psicosociale della malattia”.

Ma perché il rossore del viso condiziona negativamente la relazione con gli altri e il rapporto con se stessi?

Nell’imaginario collettivo il colore scarlatto del viso si correla ad una scarsa capacità di governare appetiti ed emozioni con conseguente disapprovazione sociale. Possiamo guardare alle somatizzazioni cutanee come al tentativo estremo da parte dell’Io di proiettare all’esterno, sulla pelle appunto, parti di sé considerate scomode, sconvenienti o minacciose. Paradossalmente però scaricarli sulla pelle significa esibirli, in quanto il viso è la parte più difficile da celare. Esporre il proprio volto arrossato allo sguardo altrui, quindi al giudizio sociale, è fonte di profondo imbarazzo. Nella storia di parecchi pazienti è dominante il senso di colpa per la propria condizione”. – spiega Katia Vignoli, psicoterapeuta, esperta in medicina psicosomatica.

Comprendere i fattori scatenanti che portano a rossore e rosacea è il primo passo per gestire al meglio questa condizione sia dal punto di vista medico sia dal punto di vista psicologico, afferma Aurora Parodi, professore ordinario di Dermatologia, Direttore UOC Clinica dermatologica, IRCCS AOU San Martino – IST Genova, DiSSal Università di Genova. Attualmente sono disponibili diverse terapie per ridurre il rossore associato alla rosacea. Ad esempio la brimonidina, che agisce attraverso la vasocostrizione cutanea diretta; o la doxiciclina un antibiotico che ha dimostrato potenti proprietà antinfiammatorie, ma che nella terapia della rosacea si utilizza a dosi inferiori e a rilascio prolungato proprio per non alimentare l’antibiotico resistenza”.

Da settembre è inoltre disponibile anche in Italia un nuovo trattamento per la rosacea a base di ivermectina, una molecola innovativa (Il cui impiego per il trattamento della malaria è valso il Premio Nobel per la Medicina di quest’anno ai ricercatori che lo hanno scoperto) che ha rivoluzionato il trattamento della rosacea papulo-pustolosa e che ha proprietà sia antinfiammatorie che antiparassitarie.

Un recente studio1, continua Aurora Parodi, ha dimostrato l’efficacia di ivermectina rispetto al placebo ottenendo un tasso di successo, definito come assenza o notevole riduzione delle papule e delle pustole, rispettivamente del 38.4% e del 40.1%. Una estensione a 40 settimane dello stesso studio2 ha dimostrato che i pazienti sotto ivermectina crema hanno continuato a migliorare con minimi effetti collaterali rispetto ai pazienti trattati con acido azelaico, una terapia largamente impiegata per la rosacea”.

Da poco sono state inoltre pubblicate dalla Società Italiana di Dermatologia Medica, Chirurgica, Estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST) le raccomandazioni per il trattamento della rosacea distinte per ciascun sottotipo. Sulla base di tali indicazioni la rosacea eritemato-teleangectasica beneficia dell’uso della brimonidina, un farmaco vasocostrittore e antinfiammatorio di recente introduzione che può anche essere associato alla terapia fisica (laser o luce pulsata). Nella rosacea papulo-pustolosa viene suggerito l’uso di farmaci topici tra cui l’ivermectina, di recente commercializzazione. Per le forme particolarmente severe o resistenti viene raccomandato l’utilizzo di antibiotici sistemici, come la doxiciclina 40 mg a basso dosaggio, che sfrutta le sue capacità antinfiammatorie in assenza di attività antimicrobica.

BIBLIOGRAFIA

1 Stein Gold L, Kircik L, Fowler J, Jackson JM, Tan J, Draelos Z, Fleischer A, Appell M, Steinhoff M, Lynde C, Sugarman J, Liu H, Jacovella J; Ivermectin Phase 3 Study Group. Long-term safety of ivermectin 1% cream vs azelaic acid 15% gel in treating inflammatory lesions of rosacea: results of two 40-week controlled, investigator-blinded trials. J Drugs Dermatol 2014; 13(11):1380-6.

2 Stein L, Kircik L, Fowler J, Tan J, Draelos Z, Fleischer A, Appell M, Steinhoff M, Lynde C, Liu H, Jacovella J. Efficacy and safety of ivermectin 1% cream in treatment of papulopustular rosacea: results of two randomized, double-blind, vehicle-controlled pivotal studies. J Drugs Dermatol 2014; 13(3):316-23.

Value Relations

QualityCare: web e app per migliorare la qualità di vita dei pazienti con psoriasi

QualityCare.sito

In Italia una persona su due ricerca sul web informazioni sulla salute; secondo una ricerca di GfK Eurisko, nelle fasce centrali d’età l’uso di Internet per informarsi su malattie e terapie arriva addirittura al 69% tra i 35 e i 44 anni e il 63% tra i 45 e i 54 anni. La rete in tutte le sue articolazioni è diventata ormai il secondo riferimento in tema di salute dopo il medico. Quando si convive con malattie croniche, come la psoriasi, non appena si manifestano i primi sintomi o arriva la diagnosi, i pazienti iniziano un’incessante navigazione destinata a entrare a far parte delle loro abitudini quotidiane. In questo percorso, però, gli psoriasici hanno la percezione che le informazioni giuste si trovino solo per tentativi ed errori e che manchi un riferimento forte e credibile che faccia da garante.

A sostegno di questi pazienti e per migliorare la loro qualità di vita da oggi è disponibile QualityCareTM, il sito web dedicato ai pazienti con psoriasi lieve-moderata, ideato e realizzato da LEO Pharma, validato e certificato dalle due Società scientifiche dermatologiche italiane, SIDeMaST e ADOI: un vero e proprio portale che si candida a diventare un punto di riferimento quotidiano per le migliaia di persone che in Italia convivono con questa patologia, con possibilità di ricevere informazioni personalizzate; la App “MyPso”, scaricabile gratuitamente sul proprio smartphone, permetterà di avere sempre a portata di mano i consigli di QualityCareTM e rafforzare il rapporto con il proprio dermatologo.

La psoriasi ha un forte impatto sulla qualità di vita delle persone che colpisce: il malessere fisico e la sensazione di imbarazzo sono difficoltà che il paziente si trova ad affrontare nella vita di tutti i giorni – dichiara Antonio Cristaudo, Responsabile Dermatologia Infettiva e Allergologica dell’Istituto San Gallicano di Roma e Presidente ADOIun portale dedicato, supportato da Società scientifiche dermatologiche, che si occupi dei molteplici aspetti legati alla patologia psoriasica e che prenda in esame i possibili ambiti di miglioramento della patologia rispetto all’assistenza, alle cure e al supporto psicologico, è uno strumento importante per le persone affette da questa patologia”.

L’offerta di informazioni sulla salute deve tenere conto dell’evoluzione degli utenti di Internet. La parola d’ordine oggi è multicanalità: ben il 60% degli italiani con più di 14 anni ha un profilo multicanale, accede cioè alla rete attraverso “porte” diverse. Web, smartphone e App vengono utilizzati insieme per cercare informazioni e consigli prima e anche dopo la diagnosi, nella speranza di trovare novità in fatto di trattamenti e gestione quotidiana della patologia.
E sulla rete i pazienti, specie quelli colpiti da malattie croniche, non si limitano a frequentare i siti (76%) ma partecipano a discussioni su blog e chat (27%), usufruiscono di consulenza online (27%) e s’informano attraverso Facebook o Twitter (20%).

Web oggi non significa solo forum e social network ma sempre più Mobile e quindi App: il numero delle Mobile App è passato dalle 97.000 del 2013 alle 165.000 del 2015, di queste i due terzi sono inerenti al wellness e ben il 20% sono App di cura – afferma Andrea Boaretto, Docente di Marketing Multicanale, MIP Politecnico di Milano – in particolare, nell’ambito delle patologie croniche, la maggiore sensibilità a device digitali, il trend del “quantify myself”, il progressivo diffondersi di wearable device (supporti indossabili), può portare a un vero e proprio cambiamento e potenziamento rispetto all’aderenza alla cura e alla compliance, cercando una collaborazione e un coinvolgimento del paziente cronico con logiche più vicine a dinamiche di ‘gioco’, potenziando quindi il rapporto medico-paziente”.

L’esperienza di navigazione dei pazienti con psoriasi che emerge da un’indagine qualitativa realizzata da GfK Eurisko conferma la presenza ormai imprescindibile del web nella loro vita quotidiana.

Nelle prime fasi della malattia, alla comparsa dei sintomi e a ridosso della diagnosi, l’obiettivo è avere una panoramica esaustiva della patologia – spiega Stefania Fregosi, Direttore delle ricerche quantitative, Dipartimento Salute GfK Euriskonel tempo Internet viene usato per esplorare possibili novità nei trattamenti e per trovare consigli e suggerimenti per la gestione del problema, soprattutto attraverso forum o blog di pazienti e di dermatologi che permettono di fare tesoro delle competenze professionali o delle esperienze altrui e apprendere nuove strategie di adattamento”.

L’aspettativa dei pazienti con psoriasi è quindi quella di un sito non solo informativo, con aree dedicate ai temi di maggiore interesse, ma un vero e proprio compagno di vita, con consigli pratici per la gestione della psoriasi, servizi interattivi, link con professionisti sanitari, non solo dermatologi ma anche nutrizionisti, psicologi e, soprattutto, con la possibilità di condividere le proprie esperienze.

A tutto questo risponde oggi “QualityCareTM” il portale che ha l’obiettivo di migliorare a 360° la qualità di vita dei pazienti offrendo loro tutte le risorse utili per vivere al meglio la propria quotidianità, senza trascurare alcun aspetto: dall’aderenza alla terapia all’alimentazione, dallo stile di vita agli aspetti psicologici fino agli eventi scientifici e alle campagne di sensibilizzazione.

Punti di forza del sito, le sezioni Nutrition, con consigli su cibo e ricette ‘PSO-Ok’, senza però dimenticare il gusto e il piacere di mangiare, Chiedi all’esperto con la consulenza online di un dermatologo, e le Pillole informative aggiornate ogni giorno e dedicate a tutte le tematiche che ruotano intorno alla psoriasi.

QualityCareTM è uno dei siti controllati e validati da società scientifiche importanti come la SIDeMaST e l’ADOI. È un sito al quale il dermatologo – sostiene Antonio Costanzo, Direttore Clinica Dermatologica Università La Sapienza di Roma, Azienda Ospedaliera Sant’Andrea, Membro Consiglio Direttivo SIDeMaSTpuò indirizzare il paziente per avere maggiori informazioni e consigli utili sulla malattia. Ricco di consigli e di suggerimenti e con sezioni interattive invoglierà i pazienti a visitarlo e i dermatologi a consigliarlo”.

QualityCareTM è una nuova risorsa web di LEO Pharma, azienda giovane e dinamica, leader mondiale nel settore della cura e salute della pelle, che punta molto sul web e sui nuovi canali di comunicazione. Il portale QualityCareTM, che si aggiunge ai numerosi tool digitali creati da LEO Pharma, è pensato per dare supporto e contribuire al miglioramento della qualità della vita delle persone affette da psoriasi.

Di fronte alla rivoluzione digitale ci poniamo l’obiettivo di essere “first in digital pharma”, cosa che abbiamo voluto inserire anche nella nostra strategia corporate per il 2020. Per farlo stiamo aprendo siti web, applicativi e servizi digitali dedicati ai pazienti, ai medici e a tutti i nostri stakeholders – sostiene Paolo Cionini, General Manager LEO Pharma Italia – il portale QualityCareTM, che oggi lanciamo, è un esempio di come si possa fare awareness sulla psoriasi, ma non solo: la nostra presenza online è garantita, infatti, anche da un altro grande portale informativo dedicato ai tumori della pelle non melanoma e in special modo alla cheratosi attinica: www.amalatuapelle.it, con questi due siti e con altri che verranno, vogliamo poter offrire un approccio olistico al paziente. Anche nel rapporto con il medico abbiamo voluto essere innovatori attraverso una piattaforma dedicata ai nostri dermatologi: ClouDerma, un portale per fornire al medico un’informazione scientifica aggiornata e continua, che sta riscontrando grande successo”.


PRO Format Comunicazione

La psoriasi

Psoriasi3

La psoriasi è una malattia della pelle, ad andamento cronico e recidivante, che si manifesta con la comparsa di chiazze rossastre e rotondeggianti, ben delimitate da margini netti. Con il progredire della patologia, le chiazze possono confluire e sono ricoperte di squame di colore bianco-argenteo. La psoriasi può interessare tutta la superficie corporea, ma le aree classicamente colpite sono: gomiti, ginocchia, cuoio capelluto e regione sacrale.

L’evoluzione di questa malattia, per la quale non esiste ancora oggi una terapia risolutiva, è imprevedibile e può procedere attraverso riacutizzazioni, miglioramenti e talvolta anche persistenti remissioni.

È importante rilevare che anche una minima estensione della malattia sulla superficie corporea può essere associata a comorbilità. Numerosi studi hanno dimostrato che non solo vi è un’associazione tra psoriasi e artrite psoriasica, depressione e abuso di sostanze, ma anche che i pazienti affetti da psoriasi presentano una maggior incidenza della sindrome metabolica, e quindi obesità, diabete, patologie cardiovascolari1.

Tipi di psoriasi

La severità della psoriasi è misurata in base all’estensione delle lesioni, al grado di eritema, desquamazione e infiltrazione, alla risposta alle terapie e al grado di disabilità sociale e psicologica2.

Le varie forme cliniche sono:

psoriasi a placche: è la forma più comune. Le lesioni compaiono a livello del cuoio capelluto, del tronco e sugli arti. Anche le unghie possono essere coinvolte;

psoriasi guttata: colpisce prevalentemente i bambini e si manifesta con piccole chiazze su tutto il corpo; spesso è correlata a faringite streptococcica;

psoriasi pustolosa: si presenta sotto forma di piccole pustole che ricoprono aree delimitate (palmi delle mani o piante dei piedi), oppure tutto il corpo;

psoriasi inversa: è comune nelle persone anziane e colpisce le pieghe (regione ascellare, inguinale e pieghe sottomammarie). Le lesioni possono essere umide;

psoriasi eritrodermica (detta anche psoriasi esfoliativa): è interessata tutta la superficie cutanea che si presenta uniformemente arrossata con desquamazione intensa3.

La psoriasi lieve-moderata

La maggior parte delle persone affette da psoriasi (circa l’80%) soffre di psoriasi a placche, nella forma lieve o moderata. La psoriasi si definisce:

lieve, quando interessa meno del 10% della superficie ed è controllata con successo dalla terapia locale;

moderata, quando interessa dal 10 al 20% della superficie corporea o meno del 10% ma con localizzazioni importanti (viso e mani) che pesano sulla qualità di vita del paziente, ed è ben controllata con la terapia locale.

Molto spesso la psoriasi lieve-moderata non viene riconosciuta e adeguatamente trattata. Inoltre, sono soprattutto i pazienti affetti da queste forme a manifestare il maggior grado d’insoddisfazione riguardo alla gestione terapeutica e clinica della malattia, dal momento che le terapie sistemiche, anche in considerazione del profilo di sicurezza per svariati aspetti non ottimale, sono riservate a forme di psoriasi moderata-grave.

La psoriasi può inoltre presentarsi di livello moderato-grave, quando interessa più del 10% della superficie corporea ma non risponde alla terapia locale, o che interessa meno del 10% della superficie corporea ma è presente in aree “problematiche” (cuoio capelluto, mani e piedi); è grave quando coinvolge più del 20% della superficie corporea o meno del 20% ma è instabile, rapidamente progressiva e interessa parti importanti come le superfici palmo-plantari e il cuoio capelluto.

Epidemiologia

La psoriasi colpisce in egual misura gli uomini e le donne, anche se studi sull’incidenza della patologia suggeriscono che tende a manifestarsi più precocemente nella popolazione femminile4.

Nel mondo ne sono affette circa 125 milioni di persone5, pari al 3-4% in occidente, e al 3,1% nella popolazione italiana6.

L’incidenza è intorno ai 6 casi per 10.000 abitanti ogni anno, e appare più alta nei Paesi sviluppati, mentre si riduce tra Neri e Asiatici e in alcuni gruppi etnici, come gli Aborigeni australiani, ed è del tutto eccezionale nei Nativi americani. Tuttavia, le minoranze sono soggette ad ammalarsi nella forma grave e a soffrire di un maggiore distress sociale ed emozionale5.

La patologia può insorgere a qualsiasi età, ma nelle forme dell’adulto è più comunemente diagnosticata ai 20 e ai 50 anni d’età.

Fattori scatenanti

La psoriasi è una malattia a carattere genetico: circa il 30% dei soggetti con psoriasi ha una storia familiare nei parenti di primo grado. La probabilità di ammalarsi con entrambi i genitori affetti da psoriasi è di circa il 40%7.

Molti possono essere i fattori ambientali scatenanti. Tra questi:

• i traumi fisici, come il grattamento, le ustioni, le cicatrici chirurgiche o i traumi accidentali;

• lo stress emotivo;

l’aumento dell’indice di massa corporea, correlato all’incremento del rischio di manifestare la malattia;

• le infezioni delle alte vie respiratorie, causate prevalentemente dallo streptococco betaemolitico, soprattutto nei pazienti pediatrici;

alcuni farmaci, ad esempio sali di litio, beta-bloccanti, antimalarici, FANS;

l’etilismo e il fumo, che spesso accompagnano le forme gravi di psoriasi e sono maggiormente correlati all’insorgenza di psoriasi pustolosa3.

Ripercussioni sulla qualità di vita

La psoriasi incide su gran parte degli aspetti del vivere quotidiano del paziente, dalla scelta dei vestiti alle attività sportive, come ad esempio il nuoto, dove l’esposizione di aree cutanee affette comporta emarginazione ed esclusione. L’impatto negativo della patologia si ripercuote anche sulle attività lavorative e scolastiche e sulle relazioni affettive. La compromissione dell’aspetto estetico può dar luogo a disturbi a livello psichico, affettivo e professionale. Il peso psicologico e sociale che essa impone spesso oltrepassa la gravità del disturbo in sé: più del 60% dei pazienti associa alla malattia una diagnosi di depressione e, di questi, il 10% ha idee di suicidio8.

Le manifestazioni cutanee della malattia, oltre al dolore e al prurito, provocano disagio, frustrazione e vergogna, da cui deriva la perdita di autostima e un senso di stigmatizzazione. I pazienti provano insicurezza e cercano di nascondere agli altri il proprio problema, spesso isolandosi per paura del rifiuto sociale. Questo forte disagio è ulteriormente esacerbato dal pregiudizio, purtroppo ancora diffuso nella maggior parte degli italiani, che la patologia sia contagiosa e questo fa si che molte persone con psoriasi frequentino esclusivamente persone affette dalla stessa malattia.

La psoriasi può dunque essere considerata a tutti gli effetti una patologia invalidante, per via dell’impatto fortemente negativo sui pazienti che ne soffrono, che può arrivare a condizionare anche i progetti lavorativi e di carriera.

BIBLIOGRAFIA

1 Gisondi P. Tessari G., Conti A., et al. Prevalence of metabolic syndrome in patients with psoriasis: a hospital-based case control study. British Journal of Dermatology 20007, 157:68-73

2 Chimenti S., Psoriasis. Firenze: SEE Editrice, 2005

3 Harrison, Principi di medicina interna, 9/2005, ed 16ma

4 Naldi L., Gamini D. The clinical spectrum of psoriasis. Clinics in Dermatology 2007, 25: 510-518

5 National Psoriasis Foundation. Statistics. http://www.psoriasis.org/learn_statistics (03/12)

6 Naldi L., Drug targets inflamm Allergy, 2004, 3:121-5

7 Cfr. http://psocare.agenziafarmaco.it/progetto.htm

8 Esposito M., Saraceno R., Giunta A., Maccarone M., Chimenti S. An Italian study on psoriasis and depression. Dermatology 2006, 212 (2): 123-127


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