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Kleresca® Skin Rejuvenation il trattamento rivoluzionario nella dermatologia estetica

Nell’ambito del V Convegno Nazionale ISPLADInternational – Italian Society of Plastic – Regenerative and Oncologic Dermatology, svoltosi a Milano dal 12 al 14 aprile 2018, Kleresca® Skin Rejuvenation ha illustrato in un Simposio la rivoluzionaria tecnologia biofotonica non invasiva5,9 e i suoi diversi benefici.

Il trattamento utilizza un’energia luminosa fluorescente per stimolare i naturali meccanismi di riparazione della pelle10 inducendo la produzione di collagene e favorendo la riduzione della dimensione dei pori, delle rughe sottili e dei segni delle cicatrici1,2,6,7. Tutto questo in maniera piacevole5,8,9 e con tempi di inattività minimi o nulli5,9.

Assicurando la massima sicurezza ed efficacia, il trattamento con Kleresca® Skin Rejuvenation associa una lampada brevettata multi-LED ad uno speciale gel fotoconvertitore in grado di produrre un’energia luminosa fluorescente che stimola i naturali meccanismi di riparazione della pelle a livello cellulare1,2,7,10.

In questo modo si favorisce il miglioramento dell’incarnato del paziente e della qualità globale della pelle. Gli studi effettuati mostrano che Kleresca® Skin Rejuvenation induce un aumento di circa il 400% della produzione di collagene*10.

Associate insieme, queste azioni inducono un miglioramento globale della qualità della pelle che i pazienti descrivono come una sensazione di radiosità.

Inoltre, è stato dimostrato che Kleresca® Skin Rejuvenation protrae la sua azione di miglioramento della qualità della pelle anche dopo la fine del trattamento.

Il trattamento è scientificamente testato e può essere applicato sulle seguenti aree del corpo: viso, collo, décolleté, mani.

Il trattamento viene offerto esclusivamente presso cliniche professionali e viene eseguito una volta alla settimana per quattro settimane. Un professionista esperto deterge la cute del paziente ed applica il gel, che viene illuminato sotto una luce LED a lunghezza d’onda multipla per nove minuti ad ogni sessione3.

Quando il gel viene rimosso, il paziente può tornare alle sua attività quotidiane. I tempi di inattività sono minimi o nulli. Gli effetti collaterali possono comprendere arrossamento, iperpigmentazione (colorazione più scura di un’area della pelle) e gonfiore. Comunque, tutti gli effetti collaterali registrati sono stati di natura transitoria e non hanno richiesto alcun intervento medico 5,9.

I pazienti che scelgono Kleresca® Skin Rejuvenation possono apprezzare miglioramenti visibili e duraturi della pelle man mano che i meccanismi di riparazione della cute progrediscono durante il corso del trattamento e anche successivamente alla conclusione dei cicli di trattamento5,10.

Per poter vedere testimonianze, filmati, fotografie prima e dopo il trattamento e molto altro ancora, visitate il sito www.kleresca.com, dove potete trovare anche la clinica a voi più vicina.

Kleresca® inoltre offre un trattamento per l’acne volgare, un problema che può colpire sia gli adolescenti che i giovani adulti, sempre basato sull’innovativa tecnologia di fotobiomodulazione.

  1. PCL-K1005-001-11. LEO Pharma – Data on file
  2. In vitro release test. LEO Pharma – Data on file
  3. Kleresca® Skin Rejuvenation Instruction for Use
  4. Nikolis, A. et al. An extension of a multicenter, randomized, split-face clinical trial evaluating the efficacy and safety of chromophore gel-assisted blue light phototherapy for the treatment of acne. Int. J. Dermatol. 2017; Accepted
  5. Antoniou, C.et al . A multicenter, randomized, split-face clinical trial evaluating the efficacy and safety of chromophore gel-assisted blue light phototherapy for the treatment of acne. 2016; Int J Dermatol, 2016, 55; 1321 – 1328
  6. Eisenbud, D. E. Oxygen in wound healing: nutrient, antibiotic, signaling molecule, and therapeutic agent. Clin. Plast. Surg. 39, 293–310 (2012).
  7. SKR1. LEO Pharma – Data on file.
  8. KL-K1005-P001. LEO Pharma – Data on file
  9. SKR Safety Report. LEO Pharma – Data on file
  10. Nielsen, M.E., et al (2017). Introducing: photobiomodulation by low energy chromophore-induced fluorescent energy. Mechanisms of Photobiomodulation Therapy IV, SPIE Photonics West BIOS, San Francisco, 2017; 28 January – 2 February

* Utilizzando la luce LED come controllo, il trattamento produce un aumento di circa il 400% della produzione di collagene. Questi risultati sono stati documentati in vitro e supportano le osservazioni provenienti da studi in vivo basati su biopsie.


 

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Psoriasi, arriva in Italia l’innovazione che velocizza la cura e migliora la qualità di vita dei pazienti

Efficacia e rapidità d’azione superiori rispetto ai trattamenti di confronto. Risultati visibili già dopo la prima settimana. Durata di trattamento dimezzata rispetto all’attuale gold standard. Praticità e tollerabilità che favoriscono l’aderenza dei pazienti alla terapia.

Sono le credenziali della nuova terapia topica di LEO Pharma per la psoriasi, una combinazione di calcipotriolo e betametasone dipropionato a dose fissa somministrata in un’innovativa formulazione in schiuma spray, che assicura una maggiore e più rapida penetrazione dei principi attivi attraverso la cute.

Enstilar®, disponibile adesso anche in Italia, ha un effetto marcato sui sintomi della psoriasi, come il prurito, e offre una risposta a molti degli unmet needs aperti nel trattamento della malattia: scarsa aderenza alla terapia; percezione di bassa efficacia dei trattamenti topici, a causa di un’azione lenta e di schemi terapeutici lunghi e complessi; insoddisfacente qualità di vita per i pazienti.

Il nuovo farmaco potrà essere utilizzato sia nei pazienti con psoriasi lieve-moderata che in quelli con forme moderate che hanno controindicazioni all’utilizzo di farmaci sistemici. La posologia prevede un’applicazione al giorno per un ciclo di trattamento di 4 settimane.

L’associazione tra calcipotriolo e cortisonico rappresenta la terapia locale più efficace contro la psoriasi, con efficacia superiore a quella dei due principi attivi somministrati separatamente. Adesso, la nuova formulazione in schiuma sovrassatura permette di ottenere a livello cutaneo una concentrazione molto più alta di principi attivi. Il risultato terapeutico è decisamente superiore a quello dell’unguento o gel. Ma, cosa non meno importante, questa formulazione è ancora più gradevole e tollerata dal paziente. Enstilar® rappresenta un’innovazione importante per tutti i pazienti con psoriasi lieve moderata e ancor più per quei pazienti con psoriasi moderata che non possono essere trattati con farmaci o fototerapia” – ha dichiarato Piergiacomo Calzavara Pinton, Direttore Unità di Dermatologia, Spedali Civili di Brescia e Presidente SIDeMaST.

L’efficacia del prodotto è dimostrata da un corpus di studi clinici che hanno coinvolto complessivamente circa 1.700 pazienti: un paziente su due (51%) ha raggiunto un miglioramento quasi completo della malattia entro 4 settimane.

L’altro 49% ottiene comunque un miglioramento, clinicamente visibile. In base ai dati misurati attraverso l’osservazione diretta dei pazienti, dopo 5 giorni di trattamento già il 50% ha riportato una riduzione del prurito di almeno il 70%, riduzione che dopo 4 settimane interessa l’80% dei pazienti.

L’80% dei pazienti trattati a 4 settimane ha raggiunto un miglioramento clinicamente rilevante della Qualità di Vita e, in particolare, quasi il 50% ha riferito che la psoriasi non aveva più alcun effetto sulla propria vita dopo solo una settimana di trattamento.

La psoriasi, malattia della cute cronica, recidivante e autoimmune, si può manifestare in forme diverse per localizzazione e gravità: la maggioranza delle forme (circa il 70-80%) è di entità lieve-moderata. Nel mondo colpisce circa 125 milioni di persone, il 2-3% della popolazione. In Italia la prevalenza della patologia è pari a circa il 3% della popolazione adulta, con un’incidenza di circa 230 nuovi casi l’anno ogni 100.000 persone. Principale sintomo della malattia è la comparsa di chiazze (placche) rilevate, arrossate e ricoperte di squame su diversi distretti corporei, quali cuoio capelluto, gomiti e ginocchia. Le manifestazioni cutanee spesso si associano a prurito e quando sono persistenti possono diventare molto fastidiose e dare dolore.

La psoriasi comporta spesso disagio, imbarazzo e frustrazione che si ripercuotono negativamente sull’autostima del paziente. Quando le placche si manifestano in zone del corpo fortemente esposte, come volto, cuoio capelluto, unghie, allora la psoriasi pone notevoli problemi di vergogna e imbarazzo e di conseguenza ha un rilevante impatto sulla quotidianità e sulle relazioni interpersonali. Se le chiazze si localizzano in aree del corpo meno visibili il disagio è minore ma la malattia è ugualmente fastidiosa per la presenza di prurito o dolore. In ogni caso, tutti i pazienti vogliono liberarsi dalla malattia” – ha spiegato Giampiero Girolomoni, Direttore della Clinica Dermatologica dell’Università di Verona.

Le caratteristiche “cosmetiche” dei trattamenti topici disponibili – untuosità, odore – unite alla lentezza del meccanismo d’azione sono un serio ostacolo all’aderenza alla terapia. Grazie a questa nuova formulazione i pazienti possono avvalersi finalmente di un prodotto che non unge, gradevole e assai ben tollerato, in grado di eliminare molto rapidamente il prurito e tutto ciò che ne è connesso, come l’insonnia, migliorando di molto la qualità della vita.

Un nuovo successo di LEO Pharma, l’azienda danese leader globale nella cura delle malattie della pelle, presente in Italia con una propria filiale dal 2012. E nuove sfide attendono LEO Pharma per il quinquennio 2020-2025, l’arco di tempo scelto per consolidare la sua leadership in dermatologia grazie anche all’ingresso dell’azienda nell’area dei farmaci biologici, che si andranno ad affiancare ai trattamenti topici già in portfolio.

Ci siamo dati cinque anni di tempo, a partire dal 2020, per “cambiare pelle”, e riposizionarci come leader a tutto campo in dermatologia. In particolare saremo l’unica azienda ad offrire trattamenti per tutti i tipi di psoriasi grazie ad un portfolio completo. Inoltre la solidità acquisita dall’esperienza maturata nel campo dei prodotti topici ci aiuterà a vincere la sfida che ci attende con l’ingresso nell’area dei biologici. Il nuovo processo comporterà un costante confronto con le istituzioni nazionali e regionali per condividere le opportunità dell’innovazione. La nuova strategia sicuramente rafforzerà LEO Pharma Italia, la cui presenza nel Paese si è consolidata in questi ultimi anni come dimostrano i numeri del fatturato, passato da 20 milioni di euro nel 2011 a 40 milioni di euro del 2016, consentendo un reinvestimento per 80 milioni di euro tra il 2013 e il 2016” – ha affermato Paolo Pozzolini, Country Lead di LEO Pharma Italia.

 


SIPPS: il Congresso “Napule è…”

Prevenzione, Gastroenterologia, Allergologia, Nutrizione e Dermatologia: è intorno a queste cinque macro aree che si concentrano i lavori della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale.

Dal 28 aprile al 1 maggio scorso, gli esperti della SIPPS si sono incontrati a Napoli nell’ambito del Congresso “Napule è…Pediatria Preventiva e Sociale”, presso l’Hotel Royal Continental con l’inaugurazione a cura del Presidente SIPPS, Dott. Giuseppe Di Mauro.

La nostra mission prevede la promozione della salute dei bambini e delle loro famiglie, intendendo, nella moderna accezione, non solo l’assenza delle malattie ma un completo benessere psicofisico. E questo avviene attraverso il raggiungimento del proprio target di sviluppo, la prevenzione delle patologie trasmissibili e non trasmissibili, la lotta alle disuguaglianze sociali” – ha affermato il Dott. Di Mauro.

Una quattro giorni di lavori, durante i quali i Pediatri di famiglia e gli esperti di Pediatria provenienti da tutta Italia si sono confrontati su numerose ed interessanti tematiche.

Tra queste, quella relativa alle infezioni respiratorie ricorrenti (IRR), che sono state affrontate domenica 29 aprile durante la lettura I Lisati batterici: storia e utilizzo clinico nella prevenzione delle Infezioni Respiratorie ricorrenti, l’esempio dell’OM-85”, a cura del Dott. Michele Fiore, Pediatra di Famiglia ASL3 di Genova.

Le IRR rappresentano ancora oggi una sfida per il pediatra, vengono annoverate tra le principali cause di morbilità in età pediatrica, costituiscono uno dei più frequenti motivi di consultazione del pediatra, di prescrizione di “farmaci da banco” ma anche di antibiotici”. In letteratura, l’esatta prevalenza delle IRR nella popolazione pediatrica non selezionata può variare, tra il 5 e il 25%, soprattutto in età prescolare. Nei paesi industrializzati, i fattori di rischio per le IRR indicati dall’OMS sono la alimentazione scorretta e squilibrata, il basso peso alla nascita, il mancato allattamento materno, l’atopia, il basso livello socio-economico, le immunodeficienze, l’inquinamento outdoor e indoor e la frequenza in comunità. E’ degno di nota che questi bambini devono seguire il normale calendario vaccinale” – ha spiegato il Dott. Fiore.

Al termine della lettura è stata prevista la sessione dedicata a “Il bambino nella sua famiglia. Guida pratica per i genitori”.

Il testo è uno strumento di formazione ed educazione alla salute dedicato ai genitori ed alle famiglie. Facile da consultare e da capire, con tante illustrazioni e foto esplicative, organizzata e completa, questa Guida rappresenta l’evoluzione della famosa guida “Da 0 a 6 anni”, pubblicata ormai più di 10 anni fa ma ancora oggi molto apprezzata e richiesta. La Guida può essere letta e assimilata man mano che il bambino diventa grande; riletta, consultata e meditata in caso di dubbio o insicurezza, permetterà ai genitori di “crescere” insieme ai propri figli. Rappresenta un riferimento sicuro, oggettivo e autorevole anche rispetto ad altri mezzi di informazione divulgativi, ma di incerta fonte, come i social network” – ha informato la Dott.ssa Maria Carmen Verga, Segretario Nazionale SIPPS.

Lunedì 30 aprile gli occhi sono stati puntati sulla sessione “Consensus VIS – Vitamine, integratori, supplementi”, durante la quale si è parlato, tra l’altro, di vitamina D.

La vitamina D svolge un ruolo importante per la promozione della salute ossea durante tutte le epoche della vita. Tra le azioni principali della vitamina D vi sono, infatti, la stimolazione dell’assorbimento intestinale di calcio e fosforo e la regolazione dei processi di mineralizzazione ossea. Inoltre, negli ultimi anni sono state individuate numerose azioni extrascheletriche della vitamina D, per cui la promozione e il mantenimento di uno stato vitaminico D adeguato sono diventati importanti obiettivi di salute pubblica. La profilassi con vitamina D rappresenta lo strumento più semplice, efficace e sicuro per la prevenzione del deficit di vitamina D” – ha dichiarato il Dott. Francesco Vierucci, S.C. Pediatria, Ospedale San Luca, Lucca, Area Vasta Nord Ovest Toscana.

Ricco di spunti interessanti è stato anche martedì 1 maggio. Nel giorno dedicato alla festa dei lavoratori, spazio alle “Formule per il trattamento dell’allergia alle proteine del latte vaccino”, tema che è stato dibattuto nella lettura a cura della Dott.ssa Iride Dello Iacono, pediatra, allergologa ospedaliero, consulente SIPPS.

La terapia ufficiale dell’allergia alle proteine del latte vaccino consiste nell’evitamento dietetico e nella somministrazione, nel bambino piccolo, di una formula sostitutiva. Le Linee Guida correnti definiscono un latte in formula terapeutico solo se ben tollerato da almeno il 90% dei bambini. Questi criteri sono soddisfatti da alcuni latti altamente idrolizzati sia di sieroproteine che di caseina del latte di mucca, ma anche di riso e formule a base di aminoacidi. La scelta di una formula rispetto all’altra – conclude – deve tenere in considerazione il fenotipo di allergia alle proteine del latte vaccino che il bambino presenta, se IgE-mediato o non IgE-mediato, la gravità della reazione avversa, l’età del paziente ma non può prescindere anche da una valutazione della palatabilità e del costo” – ha detto la Dott.ssa Dello Iacono.


Esperti italiani promuovono gli skinbooster come “terapia della pelle”

 

L’acido ialuronico trova largo impiego in vari campi della medicina: dermatologia e chirurgia estetica, ma anche in oftalmologia, ortopedia e otorinolaringoiatria.

In campo estetico viene solitamente utilizzato, oltre che per incrementare i volumi e correggere le pieghe e i solchi della cute, anche per la sua capacità di ripristinare l’idratazione ottimale della pelle richiamando acqua nel derma superficiale migliorandone elasticità e luminosità. Grazie alle sue particolari proprietà, l’acido ialuronico NASHA, acido ialuronico stabilizzato non animale, alla base dei cosiddetti skinbooster è stato protagonista di un recente documento di consenso1 pubblicato da un gruppo di esperti italiani sul Journal of Drugs in Dermatology e presentato al 21° Congresso Internazionale di Medicina e Chirurgia Estetica SIES – VALET, svoltosi a Bologna dal 23 al 25 febbraio scorso.

Gli skinbooster, sono gel iniettabili a base di acido ialuronico NASHA e sono largamente impiegati per combattere i segni dell’invecchiamento della cute. La consensus pubblicata sul Journal of Drugs in Dermatology ha raccolto i risultati di numerosi studi condotti con alcuni skinboosters e dimostrato che questi prodotti, al di là dall’essere dei trattamenti estetici, rappresentano a tutti gli effetti una terapia per la pelle. Secondo recenti studi istologici, infatti, l’acido ialuronico, iniettato a livello del derma profondo e del tessuto adiposo dermico, ha la capacità di stimolare i fibroblasti promuovendo la formazione di tessuto collagene. La loro azione sulla struttura della pelle li rende molto promettenti nel trattamento di alcune condizioni cliniche. Ad esempio, recenti studi hanno mostrato l’efficacia dell’acido ialuronico NASHA nel migliorare l’aspetto delle cicatrici da acne proprio grazie alla stimolazione della produzione di collagene. Nel trattare le cicatrici da acne, un ulteriore vantaggio di questo trattamento è dato dalla possibilità di combinarlo all’impiego di altre tecnologie, quali ad esempio il laser, che possono contribuire efficacemente al risultato finale. Gli skinbooster trovano impiego anche nel trattamento dell’atrofia cutanea e sottocutanea, conseguente ad impropria iniezione di corticosteroidi. In un case report che ho recentemente pubblicato, l’utilizzo degli skinbooster in associazione ad altre formulazioni di acido ialuronico NASHA ha permesso di ottenere la completa correzione di questo quadro patologico” – spiega Carlo Di Gregorio, chirurgo plastico di Palermo.

Come riportato dagli autori della consensus, i trattamenti con gli skinbooster risultano minimamente invasivi, sicuri e efficaci nel miglioramento della texture cutanea e nel mantenimento della qualità della pelle riscuotendo un elevato livello di soddisfazione da parte dei pazienti.

Oltre al trattamento delle imperfezioni cutanee, questi prodotti sono stati impiegati e si stanno dimostrando promettenti anche nella secchezza marcata della pelle che colpisce i soggetti con dermatite atopica. Le fasi acute o di riaccensione della malattia si manifestano sulla pelle con vescicole, rossore intenso, prurito, bruciore e fissurazioni di variabile intensità e il più delle volte necessitano di cure farmacologiche, quali steroidi e altri farmaci specifici. In remissione, persiste molto spesso la secchezza, in particolare sul dorso delle mani e sul volto, una condizione che può talvolta diventare invalidante per il paziente che presenta pelle ruvida e lichenificata (ispessita) con perdita della naturale elasticità e flessibilità. È in questa fase che l’utilizzo degli skinbooster può indurre un notevole miglioramento della qualità della pelle e la regressione della secchezza e della lichenificazione, dando un notevole beneficio sulla qualità di vita del paziente. Inoltre, nella mia personale esperienza, utilizzo questi dispositivi anche nelle donne in terapia con tamoxifene, farmaco che viene assunto per anni dalle pazienti con pregresso tumore del seno, che porta una marcata secchezza soprattutto della cute del viso” – continua Magda Belmontesi, dermatologa di Milano.

Il loro innovativo meccanismo di azione rende gli skinbooster prodotti di eccellenza per la prevenzione e il trattamento dei segni dell’invecchiamento cutaneo, sia esso fisiologico o fotoindotto, quali perdita di elasticità della pelle, presenza di microrugosità e grinzosità cutanee.

Considerato solo un approccio frivolo e esteriore, la ricerca della bellezza spesso coincide con quella della salute e del benessere e non basta recuperare un’immagine ringiovanita secondo canoni estetici standardizzati: l’intento profondo è quello di recuperare il proprio volto, rispondente a un’unicità che per ciascuno di noi è il valore primario, quello di far dire allo specchio “sì, quello sono proprio io”. La ricerca di una “seconda giovinezza” grazie ai trattamenti estetici è per lo più una risposta all’ansia causata dalla difficoltà di riconoscersi nel proprio aspetto che cambia con il trascorrere del tempo. È infine importante sottolineare che la bellezza che si conquista attraverso la cura, oltre a rinnovare un atto d’amore verso noi stessi, ha il potere di renderci alleato il tempo. Il tempo della cura è infatti un tempo utile, che, scorrendo, rilascia in progressione i suoi effetti terapeutici. Non più quindi un nemico che incalza e aggredisce, ma uno spazio necessario per restituirci il volto in cui riconoscersi e riconciliarsi, a viso scoperto, con se stessi e con il mondo” – chiarisce Katia Vignoli, psicoterapeuta di Milano.

1Belmontesi et al., Injectable Non-Animal Stabilized Hyaluronic Acid as a Skin Quality Booster: An Expert Panel Consensus. J Drugs Dermatol. (2018) 17(1):83-88.


Asportazione laser anche per i nei melanocitici comuni acquisiti

Tutti abbiamo dei nei, presenti fin dalla nascita o comparsi nel corso della vita. Si tratta di formazioni benigne che non creano alcun problema, ma vanno tenuti periodicamente sotto controllo per evitare che possano sfociare in situazioni più gravi.

Come spiegano gli esperti, per individuare eventuali melanomi, bisogna seguire la regola ABCDE, che prevede di controllare le cinque principali caratteristiche del neo: Asimmetria, Bordi, Colore, Dimensione ed Evoluzione. Se una di queste variabili cresce o si modifica nel tempo, va effettuata un’accurata visita specialistica dermatologica per prendere in esame l’intervento di asportazione.

Esistono sostanzialmente due tipologie di intervento: l’asportazione chirurgica e quella con il laser. La tecnica chirurgica è certamente la più utilizzata perché permette sempre di effettuare l’esame istologico della lesione asportata, ma ha come effetto collaterale la permanenza di cicatrici sul corpo. L’asportazione con laser, di solito prediletta dai pazienti per la poca invasività, permette di distruggere con il calore le cellule del neo e di solito può essere presa in considerazione solo per l’asportazione di alcuni nei rilevati, sulla cui natura benigna non vi siano dubbi di alcun tipo” – osserva il dott. Vito Abrusci, dermatologo, responsabile del Centro Vito Abrusci di Milano e referente scientifico di Syneron Candela.

Ma nuovi studi con la tecnica laser stanno dimostrando sicurezza ed efficacia nel trattamento di diverse tipologie di formazioni cutanee. Il laser, già ampiamente efficace per la rimozione di lentiggini, si rileva idoneo anche per l’asportazione di nevi melanocitici comuni acquisiti.

Un caso clinico pubblicato sulla rivista American Society for Dermatologic Surgery, condotto dal dottor Vito Abrusci ha mostrato come la tecnica che utilizza la energia laser pulsata (prodotto: Candela Vbeam Perfecta 595-nm, laser a colorante pulsato) sia riuscita ad intervenire asportando le neoplasie benigne. L’operazione è stata effettuata su una signora di 38 anni, senza alcuna familiarità con melanoma.

Il nevo melanocitico comune acquisito è una forma molto comune di neo, soprattutto nelle persone di razza caucasica, fa parte della stessa famiglia delle lentiggini e si tratta di una lesione pigmentaria benigna di colore marrone che compare di solito in adolescenza ed è localizzata prevalentemente sul tronco e alla radice degli arti. Rispetto al nevo congenito, presente fin dalla nascita, il cui il rischio maggiore di sviluppo di melanoma si annida nel cambio di dimensione, il neo melanocitico acquisito va tenuto sotto controllo per la numerosità e la variabilità clinica.

Molti studi dimostrano l’efficacia del laser a colorante pulsato nel trattamento delle lentiggini e di altre lesioni pigmentate, ma nessuna, fino ad oggi, nel trattamento del nevo melanocitico. L’azione si è svolta in autunno, periodo ideale per intervenire su qualsiasi tipo di nevo, per la scarsa esposizione ai raggi solari. I nostri risultati clinici suggeriscono che questa modalità è un approccio valido per il trattamento dei nevi melanocitari comuni acquisiti, con il vantaggio del breve tempo operativo, ma dovranno essere eseguiti studi prospettici più ampi” – aggiunge Vito Abrusci.

Fonte: 2016 by the American Society for Dermatologic Surgery, Inc. Published by Wolters Kluwer Health, Inc. All rights reserved. ISSN: 1076-0512• Dermatol Surg 2016;0:1–3

 

Celgene Research Award 2017, premiati i 4 progetti vincitori

Si è concluso il 1° dicembre scorso, l’evento di premiazione del Celgene Research Award 2017, promosso da Celgene in collaborazione con l’Associazione italiana di oncologia medica (AIOM) e le società italiane di dermatologia (SIDeMaST), ematologia (SIE) e reumatologia (SIR), teso a premiare i quattro migliori progetti di ricerca realizzati in aree terapeutiche chiave per la salute: artrite psoriasica, psoriasi, mieloma multiplo e carcinoma del pancreas.

Il concorso, riservato a medici e biologi under 40, ha l’obiettivo di premiare la ricerca indipendente, sia di base sia clinica, offrire nuove opportunità ai giovani ricercatori e contribuire a mantenere solida la qualità della ricerca scientifica in Italia.

L’Italia deve puntare sulle proprie caratteristiche di eccellenza, ovvero ricercatori che primeggiano per numero e qualità delle pubblicazioni scientifiche e un’industria capace di produrre ricerca e innovazione di qualità è per questo che Celgene, che da sempre pone la ricerca al centro della propria mission, in occasione del decennale di presenza in Italia ha deciso di sostenere i giovani ricercatori istituendo il Celgene Research Award” – ha sottolineato Giovanni de Crescenzo, Direttore medico di Celgene Italia.

Nella cornice di Palazzo Capponi a Firenze i finalisti hanno esposto i rispettivi progetti alla Commissione indipendente giudicante composta dai membri delle rispettive quattro Società scientifiche: Carlo Barone per AIOM, Giovanni Pizzolo per SIE, Mauro Galeazzi e Carlo Salvarani per SIR, Carlo Pincelli per SIDeMaST. Tutti i progetti finalisti hanno evidenziato elevato livello scientifico, che ha determinato una discussione molto approfondita da parte della Commissione.

Al termine della valutazione complessiva la Commissione ha annunciato i quattro progetti di ricerca che riceveranno ciascuno un research grant di 50.000 euro per lo sviluppo del progetto: Maria Maddalena Angioni dell’Università di Cagliari per la reumatologia; Riccardo Borroni dell’Istituto Humanitas di Rozzano (Milano) per la dermatologia; Antonina Cagnetta del Policlinico San Martino di Genova per l’ematologia; Carmine Carbone dell’Università degli Studi di Verona per l’oncologia.

Il Research Award conferma l’impegno Celgene per la ricerca. Nel 2015 e nel 2016 il Gruppo Celgene ha investito quasi il 40% del fatturato in Ricerca & Sviluppo, risultando l’azienda che ha utilizzato maggiori risorse in termini percentuali secondo il ‘2016 EU Industrial R&D Investment Scoreboard’ pubblicato dalla Commissione europea.

In Italia, negli ultimi 9 anni, il gruppo Celgene ha coinvolto 18.500 pazienti circa in oltre 80 studi clinici sponsorizzati (con investimenti per 140 milioni di euro) e 92 studi accademici indipendenti per i quali ha fornito un supporto non condizionante.

The 2016 EU Industrial R&D Investment Scoreboard © European Union, 2016Accesso: 8 febbraio 2017.


 

La psoriasi

Psoriasi3

La psoriasi è una malattia della pelle, ad andamento cronico e recidivante, che si manifesta con la comparsa di chiazze rossastre e rotondeggianti, ben delimitate da margini netti. Con il progredire della patologia, le chiazze possono confluire e sono ricoperte di squame di colore bianco-argenteo. La psoriasi può interessare tutta la superficie corporea, ma le aree classicamente colpite sono: gomiti, ginocchia, cuoio capelluto e regione sacrale.

L’evoluzione di questa malattia, per la quale non esiste ancora oggi una terapia risolutiva, è imprevedibile e può procedere attraverso riacutizzazioni, miglioramenti e talvolta anche persistenti remissioni.

È importante rilevare che anche una minima estensione della malattia sulla superficie corporea può essere associata a comorbilità. Numerosi studi hanno dimostrato che non solo vi è un’associazione tra psoriasi e artrite psoriasica, depressione e abuso di sostanze, ma anche che i pazienti affetti da psoriasi presentano una maggior incidenza della sindrome metabolica, e quindi obesità, diabete, patologie cardiovascolari1.

Tipi di psoriasi

La severità della psoriasi è misurata in base all’estensione delle lesioni, al grado di eritema, desquamazione e infiltrazione, alla risposta alle terapie e al grado di disabilità sociale e psicologica2.

Le varie forme cliniche sono:

psoriasi a placche: è la forma più comune. Le lesioni compaiono a livello del cuoio capelluto, del tronco e sugli arti. Anche le unghie possono essere coinvolte;

psoriasi guttata: colpisce prevalentemente i bambini e si manifesta con piccole chiazze su tutto il corpo; spesso è correlata a faringite streptococcica;

psoriasi pustolosa: si presenta sotto forma di piccole pustole che ricoprono aree delimitate (palmi delle mani o piante dei piedi), oppure tutto il corpo;

psoriasi inversa: è comune nelle persone anziane e colpisce le pieghe (regione ascellare, inguinale e pieghe sottomammarie). Le lesioni possono essere umide;

psoriasi eritrodermica (detta anche psoriasi esfoliativa): è interessata tutta la superficie cutanea che si presenta uniformemente arrossata con desquamazione intensa3.

La psoriasi lieve-moderata

La maggior parte delle persone affette da psoriasi (circa l’80%) soffre di psoriasi a placche, nella forma lieve o moderata. La psoriasi si definisce:

lieve, quando interessa meno del 10% della superficie ed è controllata con successo dalla terapia locale;

moderata, quando interessa dal 10 al 20% della superficie corporea o meno del 10% ma con localizzazioni importanti (viso e mani) che pesano sulla qualità di vita del paziente, ed è ben controllata con la terapia locale.

Molto spesso la psoriasi lieve-moderata non viene riconosciuta e adeguatamente trattata. Inoltre, sono soprattutto i pazienti affetti da queste forme a manifestare il maggior grado d’insoddisfazione riguardo alla gestione terapeutica e clinica della malattia, dal momento che le terapie sistemiche, anche in considerazione del profilo di sicurezza per svariati aspetti non ottimale, sono riservate a forme di psoriasi moderata-grave.

La psoriasi può inoltre presentarsi di livello moderato-grave, quando interessa più del 10% della superficie corporea ma non risponde alla terapia locale, o che interessa meno del 10% della superficie corporea ma è presente in aree “problematiche” (cuoio capelluto, mani e piedi); è grave quando coinvolge più del 20% della superficie corporea o meno del 20% ma è instabile, rapidamente progressiva e interessa parti importanti come le superfici palmo-plantari e il cuoio capelluto.

Epidemiologia

La psoriasi colpisce in egual misura gli uomini e le donne, anche se studi sull’incidenza della patologia suggeriscono che tende a manifestarsi più precocemente nella popolazione femminile4.

Nel mondo ne sono affette circa 125 milioni di persone5, pari al 3-4% in occidente, e al 3,1% nella popolazione italiana6.

L’incidenza è intorno ai 6 casi per 10.000 abitanti ogni anno, e appare più alta nei Paesi sviluppati, mentre si riduce tra Neri e Asiatici e in alcuni gruppi etnici, come gli Aborigeni australiani, ed è del tutto eccezionale nei Nativi americani. Tuttavia, le minoranze sono soggette ad ammalarsi nella forma grave e a soffrire di un maggiore distress sociale ed emozionale5.

La patologia può insorgere a qualsiasi età, ma nelle forme dell’adulto è più comunemente diagnosticata ai 20 e ai 50 anni d’età.

Fattori scatenanti

La psoriasi è una malattia a carattere genetico: circa il 30% dei soggetti con psoriasi ha una storia familiare nei parenti di primo grado. La probabilità di ammalarsi con entrambi i genitori affetti da psoriasi è di circa il 40%7.

Molti possono essere i fattori ambientali scatenanti. Tra questi:

• i traumi fisici, come il grattamento, le ustioni, le cicatrici chirurgiche o i traumi accidentali;

• lo stress emotivo;

l’aumento dell’indice di massa corporea, correlato all’incremento del rischio di manifestare la malattia;

• le infezioni delle alte vie respiratorie, causate prevalentemente dallo streptococco betaemolitico, soprattutto nei pazienti pediatrici;

alcuni farmaci, ad esempio sali di litio, beta-bloccanti, antimalarici, FANS;

l’etilismo e il fumo, che spesso accompagnano le forme gravi di psoriasi e sono maggiormente correlati all’insorgenza di psoriasi pustolosa3.

Ripercussioni sulla qualità di vita

La psoriasi incide su gran parte degli aspetti del vivere quotidiano del paziente, dalla scelta dei vestiti alle attività sportive, come ad esempio il nuoto, dove l’esposizione di aree cutanee affette comporta emarginazione ed esclusione. L’impatto negativo della patologia si ripercuote anche sulle attività lavorative e scolastiche e sulle relazioni affettive. La compromissione dell’aspetto estetico può dar luogo a disturbi a livello psichico, affettivo e professionale. Il peso psicologico e sociale che essa impone spesso oltrepassa la gravità del disturbo in sé: più del 60% dei pazienti associa alla malattia una diagnosi di depressione e, di questi, il 10% ha idee di suicidio8.

Le manifestazioni cutanee della malattia, oltre al dolore e al prurito, provocano disagio, frustrazione e vergogna, da cui deriva la perdita di autostima e un senso di stigmatizzazione. I pazienti provano insicurezza e cercano di nascondere agli altri il proprio problema, spesso isolandosi per paura del rifiuto sociale. Questo forte disagio è ulteriormente esacerbato dal pregiudizio, purtroppo ancora diffuso nella maggior parte degli italiani, che la patologia sia contagiosa e questo fa si che molte persone con psoriasi frequentino esclusivamente persone affette dalla stessa malattia.

La psoriasi può dunque essere considerata a tutti gli effetti una patologia invalidante, per via dell’impatto fortemente negativo sui pazienti che ne soffrono, che può arrivare a condizionare anche i progetti lavorativi e di carriera.

BIBLIOGRAFIA

1 Gisondi P. Tessari G., Conti A., et al. Prevalence of metabolic syndrome in patients with psoriasis: a hospital-based case control study. British Journal of Dermatology 20007, 157:68-73

2 Chimenti S., Psoriasis. Firenze: SEE Editrice, 2005

3 Harrison, Principi di medicina interna, 9/2005, ed 16ma

4 Naldi L., Gamini D. The clinical spectrum of psoriasis. Clinics in Dermatology 2007, 25: 510-518

5 National Psoriasis Foundation. Statistics. http://www.psoriasis.org/learn_statistics (03/12)

6 Naldi L., Drug targets inflamm Allergy, 2004, 3:121-5

7 Cfr. http://psocare.agenziafarmaco.it/progetto.htm

8 Esposito M., Saraceno R., Giunta A., Maccarone M., Chimenti S. An Italian study on psoriasis and depression. Dermatology 2006, 212 (2): 123-127


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