Posts Tagged 'diabete'

Il paradosso della gestione glicemica

I pazienti anziani diabetici con molteplici comorbidità hanno maggiori probabilità di essere trattati con insulina verso un target inferiore di HbA1c, il che li espone al rischio dell’ipoglicemia, mentre i pazienti più giovani e sani che potrebbero trarre beneficio da una terapia maggiormente aggressiva presentano un controllo glicemico peggiore.

Lo suggerisce uno studio condotto su 194.157 soggetti da Rozalina McKay della Mayo Clinic di Rochester, secondo cui si tratta di un paradosso che non associa affatto le necessità del paziente con il trattamento che riceve.

I pazienti anziani o con patologie gravi sono a maggior rischio di ipoglicemia, la quale per loro sarebbe molto più pericolosa di un livello glicemico leggermente elevato, ma i benefici di un trattamento intensivo di solito impiegano anni, o anche decenni, per realizzarsi, e quindi molti pazienti anziani potrebbero essere trattati intensivamente e rischiare l’ipoglicemia a fronte di nessun vantaggio per loro.

D’altro canto i pazienti più giovani e sani hanno meno probabilità di andare incontro ad ipoglicemia, grave, ed hanno maggiori probabilità di manifestare miglioramento della salute a lungo termine con un trattamento più intensivo del diabete.

Essi dunque dovrebbero essere trattati più aggressivamente, ossia non dovrebbero evitare di fare uso dell’insulina o di molteplici farmaci per ridurre l’HbA1c.

Alcune ricerche precedenti avevano già riportato il potenziale sovra-trattamento degli anziani che presentano diabete di tipo 2 e gravi comorbidità.

Il presente studio dimostra che il medico dovrebbe superare la cosiddetta “inerzia terapeutica”, ossia il mancato riconoscimento di un momento appropriato per modificare il trattamento, nella gestione del diabete.

Sussiste l’opportunità di semplificare e deintensificare i regimi terapeutici dei pazienti più anziani, il che ridurrebbe il rischio di ipoglicemia ed il carico terapeutico senza comportare l’iperglicemia, ed allo stesso tempo è necessario coinvolgere maggiormente i pazienti più giovani e sani per identificare le barriere per il trattamento del diabete, e supportarli nel miglioramento del controllo glicemico.

I medici inoltre dovrebbero continuare a coinvolgere i pazienti in processi decisionali informati e condivisi, valutando rischi e benefici del trattamento ipoglicemizzante nello specifico contesto di ciascun paziente, e considerando attentamente comorbidità, carico, età, obiettivi e preferenze assistenziali.

Paradox of glycemic management: multimorbidity, glycemic control, and high-risk medication use among adults with diabetes – Rozalina G McCoy, Kasia J Lipska, Holly K Van Houten, Nilay D Shah – BMJ Open Diab Res Care. 2020; 8: e001007


Un semplice test per prevedere il diabete

Si chiama test di carico orale di glucosio (OGTT) e riesce a prevedere l’insorgenza del diabete con 5 anni di anticipo. Ne hanno valutato la validità i ricercatori della Società italiana di diabetologia che hanno pubblicato i dati sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism.

Un test del genere esiste già nella pratica clinica. Si esegue assumendo del glucosio (75 gr sciolti in acqua) e misurando la glicemia due ore dopo: è un esame consolidato per la diagnosi del diabete gestazionale, quello cioè che compare durante una gravidanza e che rappresenta una condizione di rischio sia per la gestante che per il feto.

Ma lo studio italiano appena pubblicato introduce una novità: il medesimo test – questa volta misurato a un’ora dall’assunzione di glucosio – è riuscito infatti a capire che pazienti finora considerati a basso rischio (valori di glicemia uguali o superiori a 155 mg/dL dopo 1 ora) non lo sono. Possiedono invece un peggiore profilo di rischio cardio-vascolare e una possibilità molto più alta di sviluppare diabete di tipo 2 rispetto ai soggetti che le linee guida internazionali individuano come a rischio.

La ricerca, condotta all’interno del progetto CATAMERI (CATAnzaro Metabolic Risk factors) da Giorgio Sesti, presidente della Società Italiana di Diabetologia assieme ai ricercatori dell’Università degli Studi “Magna Grecia” di Catanzaro e dell’Università di Roma Tor Vergata, ha seguito quasi 400 persone per 5 anni, dopo che avevano fatto il test OGTT rilevato a un’ora, osservando che le persone con normale tolleranza al glucosio, ma valori del test superiori a 155 mg/dL, mostravano un aumento del 400% del rischio di sviluppare diabete rispetto ai soggetti di controllo.

I costi dell’esame sono assai contenuti. Sembra dunque che si sia individuato un test ambulatoriale, semplice, economico e discriminante per valutare la possibilità di incappare nel diabete 5 anni prima che la malattia si manifesti.

One-Hour Postload Hyperglycemia: Implications for Prediction and Prevention of Type 2 Diabetes – Teresa Vanessa Fiorentino, Maria Adelaide Marini, Elena Succurro, Francesco Andreozzi, Maria Perticone, Marta Letizia Hribal, Angela Sciacqua, Francesco Perticone, Giorgio Sesti – The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, Volume 103, Issue 9, September 2018, Pages 3131–3143, https://doi.org/10.1210/jc.2018-00468 – Published: 17 July 2018


Nasce Milano Cities Changing Diabetes Network

E’ nata a Milano Cities Changing Diabetes Network, la rete di collaborazione e confronto tra l’Università degli Studi di Milano e i Comuni della Città Metropolitana di Milano – al momento 17 – che hanno deciso di impegnarsi attivamente nel progetto internazionale Cities Changing Diabetes, nato per fronteggiare la preoccupante diffusione nelle città delle malattie croniche non trasmissibili, quali diabete e obesità.

L’iniziativa, realizzata in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center con il contributo non condizionato di Novo Nordisk, coinvolge Istituzioni nazionali, amministrazioni locali, terzo settore e mondo accademico e ha visto l’adesione di Milano, insieme a Roma e ad altre 20 metropoli mondiali, nel 2018.

Nell’ambito del progetto Milano Cities Changing Diabetes, l’Università degli Studi di Milano ha deciso di avviare un percorso di approfondimento delle tematiche inerenti alle malattie e ai disagi conseguenti l’urbanizzazione e di organizzare un tavolo di confronto, che si è riunito il 13 febbraio scorso, per la prima volta, con i rappresentanti delle prime 17 amministrazioni della Città Metropolitana di Milano aderenti al progetto. Scopo dell’incontro: definire e condividere le aree di sviluppo e le azioni da intraprendere per la salute e il benessere dei cittadini milanesi.

Il progetto è perfettamente in linea con gli obiettivi del prorettorato, in quanto rappresenta la volontà di dialogare con il territorio e di coinvolgere la società, nelle sue varie articolazioni, mettendo a disposizione e valorizzando i risultati della propria ricerca. In particolare, in questa giornata di confronto, l’Università si farà promotrice di una prima ipotesi di lavoro che prevede, tramite le amministrazioni convenute, la realizzazione di un sondaggio sull’attività fisica quotidiana” – ha sottolineato Marina Carini, Prorettore delegato a Terza Missione, Territorio e Attività Culturali dell’Università degli Studi di Milano.

Milano, con la sua naturale vocazione internazionale, si pone al centro di uno sviluppo urbanistico importante per dimensioni e soluzioni che mirano ad un progressivo miglioramento della qualità della vita dei propri cittadini. Non va dimenticato che l’Italia vanta un’organizzazione del Sistema Sanitario Nazionale tra le migliori del mondo e che tale organizzazione nasce proprio in Lombardia” – ha detto Michele Carruba, Direttore del Centro Studi e Ricerche sull’Obesità dell’Università degli Studi di Milano e Presidente del Comitato Esecutivo di Milano Cities Changing Diabetes.

Il progetto Cities Changing Diabetes si afferma in questo contesto con l’obiettivo di arrestare la curva di crescita del diabete per prevenire più di 100 milioni di nuovi casi di diabete entro il 2045. L’obesità è il più grande fattore di rischio modificabile associato al diabete tipo 2 e la ricerca mostra chiaramente come per arrestare la curva di crescita del diabete bisogna puntare ad una riduzione dei tassi di obesità del 25 per cento. La partecipazione di Milano al progetto internazionale Cities Changing Diabetes conferma come la nostra città negli anni abbia sviluppato la chiara visione che, grazie alle sinergie internazionali, si può puntare a creare una città migliore e più vivibile, nel rispetto di uno sviluppo urbanistico sostenibile. Per raggiungere questo scopo la collaborazione tra Università e strutture sanitarie e territoriali giocherà un ruolo fondamentale” – ha aggiunto Livio Luzi, Professore Ordinario di Endocrinologia dell’Università degli Studi di Milano nonché Direttore del Dipartimento di Endocrinologia, Nutrizione e Malattie Metaboliche del Gruppo MultiMedica e Presidente del Comitato Scientifico di Milano Cities Changing Diabetes.

I primi 17 comuni della Città metropolitana di Milano che hanno aderito a Milano Cities Changing Diabetes Network sono, oltre al capoluogo, Buccinasco, Cernusco sul Naviglio, Cisliano, Garbagnate Milanese, Melegnano, Paderno Dugnano, Parabiago, Peschiera Borromeo, Pioltello, Rho, San Donato Milanese, San Giuliano Milanese, Segrate, Senago, Trezzano sul Naviglio e Vimodrone.

 


Diabete e nicotina legame diretto tra pancreas e cervello

Un interessante lavoro pubblicato su Nature recentemente mette in relazione diretta lo sviluppo del diabete con l’abitudine e la dipendenza da nicotina, individuando un legame diretto tra il pancreas e una regione cerebrale, l’abenula mediale1.

È ormai noto che i fumatori abbiano un aumentato rischio di sviluppare diabete, ma fino ad oggi non ne era nota la causa. Lo studio in questione ha permesso di dimostrare l’esistenza di un asse diretto tra un gruppo di neuroni, localizzati nell’abenula mediale, che presenta dei recettori per la nicotina e le cellule del pancreas che regolano il metabolismo del glucosio e quindi dell’insulina, attraverso un fattore di trascrizione – proteina che si lega con specifiche sequenze di DNA regolando la trascrizione dei geni – denominato TCF7L2, fortemente presente nelle stesse cellule dell’abenula mediale. Questo fattore regola a sua volta un ormone (GLP-1) che modula la secrezione di insulina dal pancreas.

Questo studio è la prova che nell’uomo esiste una regolazione diretta, da parte di specifiche aree cerebrali, del metabolismo glicidico, e che questo “asse” diretto venga modificato dal consumo di nicotina – afferma Antonio Pisani, specialista della Società Italiana di Neurologia.

Mediante tecniche avanzate di biologia molecolare, i ricercatori hanno dimostrato che l’assenza di di questo fattore di trascrizione, in un gruppo di topi mutanti, non dà luogo allo sviluppo di alterazioni del metabolismo del glucosio nel sangue. Inoltre, attraverso un sistema di mappatura, iniettando un tracciante fluorescente nel pancreas, hanno osservato che tale tracciante si andava a localizzare proprio nell’ area cerebrale indicata.

Per approfondire questa tematica saranno sicuramente necessari ulteriori studi sperimentali e sull’uomo, ma l’osservazione fatta da questo gruppo di ricercatori pone le basi sia per spiegare l’osservazione clinica, sia per disegnare strategie di profilassi e di terapie specifiche per un nuovo target.

1 Duncan A, Heyer MP, Ishikawa M, Caligiuri SPB, Liu XA, Chen Z, Micioni Di Bonaventura MV, Elayouby KS, Ables JL, Howe WM, Bali P, Fillinger C, Williams M, O’Connor RM, Wang Z, Lu Q, Kamenecka TM, Ma’ayan A, O’Neill HC, Ibanez-Tallon I, Geurts AM, Kenny PJ. Habenular TCF7L2 links nicotine addiction to diabetes. Nature. 2019 Oct;574(7778):372-377. doi: 10.1038/s41586-019-1653-x.

1 ITALIANO CON DIABETE SU 7 RISIEDE IN LOMBARDIA; 1 LOMBARDO CON DIABETE SU 3 NELLA CITTÀ METROPOLITANA DI MILANO

É la Lombardia la regione con il maggior numero assoluto di persone con diabete in Italia: vi risiedono, infatti, circa 550.000 delle 4 milioni stimate nel nostro Paese e di queste, 1 su 3 vive a Milano. Secondo i dati elaborati dall’ATS Città Metropolitana di Milano, nel capoluogo lombardo sono infatti oltre 180.000 le persone con diabete noto e circa 60.000 le persone che non sanno di averlo.

Questi sono alcuni dati raccolti nell’Atlas di Milano, presentato, il 23 gennaio scorso, a Palazzo Lombardia e realizzato nell’ambito del progetto internazionale Cities Changing Diabetes, promosso dall’University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center, con il contributo dell’azienda farmaceutica Novo Nordisk, in collaborazione con istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore, con l’obiettivo di studiare il legame fra il diabete e le città e promuovere iniziative per salvaguardare la salute e prevenire la malattia.

I dati ISTAT indicano che oggi nell’area metropolitana di Milano risiedono 3,2 milioni di abitanti, una cifra significativa per livelli di urbanizzazione, che la pone tra le prime aree metropolitane in Europa e seconda in Italia dopo Roma. Un forte contesto di urbanizzazione che dagli anni ‘60 ad oggi è più che raddoppiato e che costituisce circa il 32 per cento della popolazione della Regione Lombardia, senza considerare l’alto tasso di popolazione non residente ma che svolge attività lavorativa nell’area della città di Milano.

Oggi, più del 50 per cento della popolazione mondiale vive nelle città e se consideriamo che il 65 per cento delle persone con diabete vive in aree urbane, è chiaro che la città è un punto determinante per contrastare la crescita del diabete. Come già avvenuto per Roma, coinvolta nel progetto nel 2018, in questo ATLAS viene realizzata una prima mappatura dei dati quantitativi demografici, clinico- epidemiologici e sulla percezione della salute nell’area di Milano Città Metropolitana, allo scopo di analizzarli e di capire sempre meglio come sia possibile ridurre o meglio rallentare la crescita nell’incidenza del diabete e migliorare la qualità di vita delle persone che ne sono malate. L’analisi delle possibili differenze tra le persone con diabete che vivono in un’area metropolitana può aiutarci, ad esempio, a comprendere la variabilità tra le diverse zone, in termini di outcome clinici” – ha detto Andrea Lenzi, Presidente dell’Health City Institute e dell’Italian Cities Changing Diabetes.

È un fatto noto che l’incremento della prevalenza del diabete sia dovuto a vari fattori quali invecchiamento e obesità, due elementi in continuo aumento. Anche fattori sociali come livello di istruzione, accesso alle cure, risorse disponibili incidono fortemente sull’incremento del diabete. Infatti, come già osservato a Roma, anche all’interno dell’area metropolitana di Milano c’è una forte discrepanza tra centro e periferia in termini di reddito, percentuale di migranti, qualità di vita, alimentazione, sedentarietà e titolo di studio. Allo stesso modo, la prevalenza di diabete non è distribuita in maniera uniforme: si va da un valore del 5,30 per cento nella ASST Città di Milano fino ad un valore massimo di 6,35 per cento nel territorio dell’ASST Nord Milano” – ha dichiarato Livio Luzi, Presidente del Comitato Scientifico di Milano Cities Changing Diabetes.

Da una recente indagine svolta dall’istituto di ricerca Medi-Pragma emerge che la salute è il tema che sembra stare maggiormente a cuore ai cittadini milanesi, ma solo 1 su 3 si ritiene soddisfatto delle politiche per la salute, assegnando punteggi bassi sia per quanto riguarda i servizi sanitari sia per le attività svolte per migliorare le condizioni sociali, politiche, economiche e di salute della popolazione metropolitana. L’insoddisfazione sembra essere riconducibile da una parte ad un elevato livello di aspettative sulla tipologia e qualità di servizi resi ai cittadini e dall’altra ad una ridotta valorizzazione e comunicazione della, in realtà, ampia offerta di servizi e opportunità messa già a disposizione della comunità” – ha affermato Michele Carruba, Presidente del Comitato Esecutivo di Milano Cities Changing Diabetes.

È necessario che i policy maker siano sempre più sensibili al tema della salute nella città per individuare le politiche di prevenzione più opportune e migliorare la rete di assistenza. L’Atlas fornisce un’utile mappatura dello stato di salute attuale dei cittadini di Milano grazie alla partecipazione dei diversi partner territoriali. Su questi dati è possibile costruire un servizio di prevenzione e cura ancora migliore, evitare gli sprechi e concentrarsi in modo efficace sui bisogni reali dei cittadini. Quando un amministratore pubblico lavora su dati certi con competenza e in dialogo con gli specialisti, i risultati arrivano” – ha dichiarato Giuseppe Sala, Sindaco di Milano.

Tra le priorità di Regione Lombardia, con il varo della legge 23 di riordino del Sistema Sanitario Regionale, c’è la concreta attenzione proprio alle attività di prevenzione insite anche nei sani stili di vita che i cittadini delle metropoli devono poter praticare in un adeguato contesto urbano. L’Urban health, ovvero la salute nelle città, deve guidare la Città di Milano verso il suo adeguamento alle reali e nuove necessità della popolazione: ancora prima che un paziente giunga alla corretta prevenzione diagnostica sanitaria, alla necessaria assistenza medico-ospedaliera o, ancora, alla terapia e alla cura, deve essere messo nelle condizioni di poter usufruire di precisi modelli urbanistici al fine di poter essere incoraggiato e favorito nella pratica di corretti stili di vita” – ha affermato Giulio Gallera, Assessore al Welfare di Regione Lombardia.

Le diseguaglianze di salute, ancora presenti nel nostro contesto metropolitano, le cui evidenze sono messe in luce in questa pubblicazione, ci spronano a proseguire e migliorare le nostre azioni a partire dalla necessità di interventi di informazione e di prevenzione rivolti alle categorie più fragili. Penso in questo senso sia ai bambini residenti in zone più povere socialmente ed economicamente sia agli anziani che ancora faticano ad avere accesso continuativo ai percorsi diagnostico-terapeutici. Con la pubblicazione di questo documento, la Città di Milano attraverso l’Assessorato che rappresento, vuole cogliere fino in fondo l’opportunità data dall’adesione alla rete internazionale “Cities Changing Diabetes”, costruendo un programma di azioni che possa accompagnare lo sviluppo economico e urbanistico del territorio, con interventi specifici tesi a promuovere la salute e il benessere per tutti e tutte, contrastando la disomogeneità dei risultati relativi allo stato di salute e scommettendo sulla prevenzione” – ha detto Gabriele Rabaiotti, Assessore Politiche sociali e abitative Comune di Milano.

Come per Roma, il progetto Milano Cities Changing diabetes è coordinato dall’Health City Institute in collaborazione con il Ministero della Salute, l’ANCI, la Rete Città Sane dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Istituto Superiore di Sanità, l’ISTAT, la Fondazione CENSIS e CORESEARCH. Con questo progetto, Milano viene inserita in un ampio network di metropoli; ad oggi 22 città in cinque continenti nel mondo hanno aderito al programma: Nord America (Città del Messico, Mérida, Houston, Vancouver), Europa (Copenaghen, Leicester, Madrid, Manchester, Milano, Roma), Asia (Beirut, Beijing, Koriyama, Tianjin, Seoul, Shanghai, Hangzhou, Xiamen, Jakarta), Sud America (Buenos Aires) e Africa (Johannesburg), città impegnate a studiare l’impatto della crescente urbanizzazione sul diabete e sull’obesità.


 

FAND Associazione Italiana Diabetici incontra il Ministro della Salute

Proficuo incontro tra il Ministro della Salute, On. Roberto Speranza, e il Presidente Albino Bottazzo e i componenti dell’Ufficio di Presidenza FAND-Associazione Italiana Diabetici, avvenuto il 5 dicembre scorso.

Sul tavolo le numerose questioni aperte, che riguardano una malattia subdola e pericolosa che coinvolge quasi 4 milioni di concittadini e 1 famiglia su 16 nel nostro Paese.

La delegazione FAND ha, tra le altre cose, sollecitato il Ministro a un’azione volta a promuovere l’esecuzione dell’esame della glicemia a adulti e bambini al momento dell’ingresso in un pronto soccorso, e la piena implementazione, con conseguente monitoraggio, del Piano nazionale diabete e del ruolo delle associazioni con particolare riferimento al “Diabetico guida o Tutor”, per il quale sarebbero auspicabili una formazione e una legislazione ad hoc.

Ha sollevato nuovamente il tema della gestione delle gare pubbliche, con particolare attenzione alla difformità dell’assistenza e cura sul territorio, specie in termini di prescrizione di farmaci quali i biosimilari, quelli innovativi in particolare, oltre alle differenti attenzioni che vengono prestate alle innovazioni tecnologiche sul versante delle procedure di controllo glicemico (quali, ad esempio, i sensori dialoganti con i microinfusori).

Ha riproposto la costituzione di un Osservatorio nazionale sulla patologia diabetica e sul fenomeno dell’obesità e del sovrappeso, richiedendo di impegnare le istituzioni ad un diffuso e serio programma di prevenzione, a partire da “Corretti stili di vita” nelle scuole di ogni ordine e grado e la riproposizione del Progetto “Guadagnare Salute”, tutto ciò anche sulla base di progetti già avviati da FAND in alcune Regioni con partner accademici e istituzionali. Ha, inoltre, ricordato l’opportunità di un approfondimento circa l’attualità della Legge 115/87 e un suo eventuale aggiornamento, e l’istituzione di un Registro Nazionale delle Persone con diabete.

Abbiamo cercato di presentare al Ministro Speranza un quadro complessivo dei bisogni delle persone con diabete, accompagnato con una serie di suggerimenti che, alla luce dei quasi 40 anni di attività capillare di FAND sul territorio, crediamo di poter avanzare con cognizione di causa. Sono tutti temi che si riflettono nel Manifesto FAND: “Più territorio meno ospedale”; auspichiamo di avere contribuito a chiarire che il diabete non sia una sorta di “status”, ma una terribile malattia che induce gravi complicanze e, conseguentemente, un’esplosione della spesa sanitaria e sociale” – ha commentato Albino Bottazzo, Presidente FAND.

 

MANIFESTO FAND

PIÙ TERRITORIO MENO OSPEDALE”

 

L’equivalente di una sanità vicina ai luoghi in cui le persone abitano o risiedono, che aiuta alla presa in carico delle malattie croniche da parte di chi le ha o di chi vive con loro nei luoghi dove risiedono, anche temporaneamente, e con la collaborazione professionale non solo degli specialisti ambulatoriali, ma anche delle altre figure professionali che completano l’assistenza domiciliare; in questo modo, si darà  una risposta concreta ai bisogni dei cittadini, con ciò eliminando gli adempimenti amministrativi e burocratici che devono essere semplificati anche per i successivi controlli: analisi, esami diagnostici e consulti con altri specialisti o altre figure professionali, necessari per ottimizzare un’assistenza domiciliare personalizzata che può farsi carico dei problemi della cronicità, senza necessità o limitando al massimo il ricovero ospedaliero; da qui gli obiettivi cui bisogna mirare e che possono sintetizzarsi in:

  • Centralità della persona e/o dei familiari nel percorso di cura e libertà di scelta del medico e del luogo di erogazione dei servizi;
  • Globalità, equità, appropriatezza e parità territoriale dell’accesso alle cure e alla copertura assistenziale (livelli essenziali di assistenza ed appropriatezza delle prestazioni);
  • Una Sanità in cui prevalgono gli aspetti della tutela della salute e la qualità dei servizi ospedalieri e territoriali che consentono di raggiungere gli obiettivi economico finanziari;
  • Una educazione terapeutica sistemica e permanente finalizzata all’uso anche dei nuovi farmaci e nuove tecnologie, dei corretti stili di vita, al fine di garantire scelte consapevoli che permettono una normale vita scolastica, lavorativa, affettiva, sportiva e relazionale;
  • Una effettiva gestione integrata delle attività specialistiche ospedaliere e territoriali anche con medici di medicina generale e pediatri di libera scelta favorendo così lo sviluppo della prevenzione attraverso l’affidamento dell’assistenza primaria;
  • Sviluppo di un sistema pubblico e trasparente di misurazione della qualità dei servizi;
  • Effettiva attuazione da parte delle Regioni della Legge Nazionale n°115/1987, del successivo Piano nazionale per la malattia diabetica e successive leggi intervenute a carattere regionale;
  • Riproposizione della speciale Commissione ministeriale diabete e, comunque, una partecipazione permanente della rappresentanza delle persone con diabete presso la Commissione ministeriale delle cronicità;
  • Riproposizione del Progetto IGEA (Integrazione, Gestione E Assistenza) al Diabete al fine di consentire un raccordo efficace tra medico di medicina generale o pediatra di libera scelta, diabetologo e paziente; specie per le problematiche legate alla continuità assistenziale nel passaggio da under ad over 18;
  • Prestare migliore attenzione alla persona con diabete in termini di consapevolezza della propria condizione, istituendo percorsi formativi riconosciuti del “Diabetico Guida e/o Tutor”;
  • Realizzare un progetto nazionale per la transizione da minore ad età adulta.

 

 


L’intelligenza artificiale in aiuto dei pazienti con diabete

 

Medtronic, leader mondiale in tecnologie, servizi e soluzioni mediche, ha annunciato di aver completato l’acquisizione di Klue, società di software focalizzata sul monitoraggio del comportamento in grado di fornire dati e informazioni in tempo reale relativamente al consumo di cibo.

La tecnologia di Klue sarà incorporata nel sistema di microinfusori per insulina Medtronic Personalized Closed Loop (PCL), attualmente in fase di sviluppo. Il sistema PCL è progettato per automatizzare la somministrazione di insulina in tempo reale, in modo personalizzato e su misura dell’utente, con l’obiettivo di semplificare notevolmente la gestione del diabete per il paziente. Inoltre, la tecnologia Klue può essere sfruttata per migliorare la comprensione dei dati analitici e la visione del mercato dell’azienda leader nella tecnologia Smart CGM1, in grado di aiutare le persone in terapia insulinica multiniettiva a gestire le ipo e le iperglicemie.

Klue ha sviluppato una tecnologia che riconosce automaticamente quando una persona sta mangiando, quanto velocemente e quanto sta consumando. Utilizzando il rilevamento dei gesti tramite activity tracker combinato con una tecnologia di analisi, Klue ha sviluppato un avanzato software di intelligenza artificiale in grado di rilevare i pasti e fornire informazioni sui comportamenti alimentari degli utenti. Poiché il consumo di cibo è intrinsecamente correlato al fabbisogno di insulina, la capacità di automatizzare questo processo di abbinare il pasto alla giusta quantità di insulina rappresenterebbe la risposta alle richieste delle persone affette da diabete e semplificherebbe notevolmente la convivenza con questa condizione.

Nel febbraio 2019, Medtronic ha ricevuto la “Breakthrough Device designation” dalla US Food and Drug Administration (FDA) per il sistema PCL.

Oltre a Klue, la recente acquisizione di Nutrino Health e la loro expertise nella Data science in ambito nutrizionale, svolgeranno un ruolo chiave nello sviluppo di questa tecnologia innovativa. Entrambe le acquisizioni, infatti, rafforzano le capacità di Medtronic nell’automazione e nell’integrazione dell’intelligenza artificiale nei sistemi di gestione del diabete.

Ci stiamo preparando a un’ulteriore svolta nella gestione del diabete per tutti quei pazienti che oggi utilizzano il nostro microinfusore beneficiando della migliore tecnologia ad oggi disponibile nel controllo delle ipo e iperglicemie. Un altro segnale a conferma della nostra volontà di innovare e di andare incontro alle sfide future della gestione del diabete volte a migliorare la qualità di vita dei nostri pazienti” – ha dichiarato Luigi Morgese, Business Director della Divisione Diabete di Medtronic Italia.

La tecnologia di rilevamento precoce dei pasti può rappresentare la svolta nella cura del diabete. Entrare a far parte di Medtronic costituisce un’eccezionale opportunità per far progredire le terapie per il diabete. Sono sicura che insieme raggiungeremo il nostro obiettivo condiviso di aiutare le persone affette dal diabete a rendere le loro vite più felici e più sane” – ha dichiarato Katelijn Vleugels, CEO e fondatore di Klue.

1La tecnologia Smart CGM predice le tendenze glicemiche e dà accesso ad algoritmi e dati in grado di informare gli utenti sugli andamenti di glucosio clinicamente rilevanti.

 

FONTE | Twister communications group 

 


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