Posts Tagged 'diabete'

Il Team Novo Nordisk alla Milano-Sanremo 2019: Ambassador di “Milano Cities Changing Diabetes”

Il Team Novo Nordisk, la prima squadra al mondo di ciclisti professionisti con diabete, dopo aver corso all’UAE Tour negli Emirati, è tornato in Europa con un ricco e impegnativo calendario di gare. Dopo il “Gran Premio Industria & Artigianato di Larciano”, il Team è stato impegnato per il quinto anno consecutivo alla Milano-Sanremo, al via disputata il 23 marzo scorso.

Tra gli atleti del Team Novo Nordisk, due italiani: Andrea Peron, 30 anni da Camposanpiero, Padova, ormai da 7 stagioni con il team, e il giovane Umberto Poli, 22 anni da Verona, al suo terzo anno da professionista. A entrambi il diabete è stato diagnosticato a 16 anni, ma questo non ha impedito loro di diventare dei professionisti e poter partecipare diverse volte alla Classicissima, dove lo sprinter Peron per due volte è stato in fuga per la maggior parte dei 298 chilometri e il giovane Poli, al suo debutto nel 2017, è partito come il corridore più giovane della gara ed è rimasto in fuga per la gran parte del percorso.

Sono stato orgoglioso di partecipare per il quinto anno alla più avvincente e amata corsa in linea nel mio Paese con la maglia Changing Diabetes. Sono felice se anche soltanto un bambino osserva quello che faccio e sa che può ancora credere in sé stesso. Spero che tutti noi del Team Novo Nordisk possiamo essere un esempio di speranza e una fonte di ispirazione per la comunità dei diabetici” – ha detto Andrea Peron.

L’esercizio fisico è il farmaco vincente per la gestione della malattia diabetica che però, purtroppo, non viene ancora prescritto a sufficienza” – è questo il suggerimento che ama ripetere Phil Southerland, cofondatore e CEO del Team Novo Nordisk, il quale nel 2012 decise di creare questa squadra per ispirare, educare e incoraggiare i malati di diabete in tutto il mondo.

Nel mondo il diabete colpisce 425 milioni di persone, oltre tre milioni solo in Italia. Secondo i dati ISTAT 2017, in Lombardia ci sono 468mila persone con la malattia, di cui circa 200mila solo a Milano, punto di partenza della “classica di primavera”. Vivere in un’area urbana si accompagna, infatti, a cambiamenti sostanziali degli stili di vita: mutano le abitudini alimentari e il modo di vivere, i lavori diventano sempre più sedentari, l’attività fisica diminuisce, motivo per cui si parla ormai di “diabete urbano o urban diabetes”.

Per contrastare questo fenomeno, la città di Milano ha deciso anche quest’anno di aderire al progetto internazionale Cities Changing Diabetes, l’iniziativa realizzata in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center con il contributo non condizionato di Novo Nordisk. Al progetto, oltre alle Amministrazioni comunale e regionale, hanno aderito le Università di Milano, l’ATS di Milano Città Metropolitana, il Museo della Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci”, le componenti accademiche, sociali e scientifiche della città.

Il programma Cities Changing Diabetes si propone come obiettivo di valutare l’impatto dell’urbanizzazione sulle malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, e promuovere iniziative per salvaguardare la salute dei cittadini e prevenire queste malattie. I campioni del Team Novo Nordisk, con il loro esempio positivo, quest’anno diventano Ambassador del progetto Milano Cities Changing Diabetes, per promuovere uno stile di vita sano come strumento per combattere il diabete nelle aree urbane” – ha spiegato Federico Serra, Government Affairs & External Relations Director di Novo Nordisk.

L’esperienza del Team Novo Nordisk racconta che lo sport vince su tutto. È più forte di una patologia come il diabete. É più ferreo della volontà di correre in bicicletta. È più cocciuto di chi a 16 anni ti dice che non potrai mai realizzare i tuoi sogni e contro ogni avversità come gli atleti Andrea Peron e Umberto Poli, permette di diventare prima professionista e poi di partecipare, anche solo una volta nella vita, alla classica di primavera, la Milano-Sanremo. Un messaggio positivo che dallo sport professionistico abbraccia e si estende a tutta la popolazione con il programma Cities Changing Diabetes usando gli atleti come testimonial dei sani e corretti stili di vita” – ha spiegato Martina Cambiaghi, Assessore a Sport e Giovani di Regione Lombardia.

Il programma Cities Changing Diabetes vuole creare un movimento unitario in grado di stimolare, a livello internazionale e nazionale, i decisori politici a considerare il tema dell’urban diabetes prioritario, mettendo in luce il fenomeno con dati ed evidenze provenienti dalle città di tutto il mondo al fine di identificare le politiche di prevenzione più adatte e migliorare la rete di assistenza. Il coinvolgimento di tutte le componenti Istituzionali, Scientifiche, Sociali e l’avere degli Ambassador come i campioni del Team Novo Nordisk è fondamentale per portare in alto i valori di questo ambizioso progetto” – ha affermato Michele Carruba, Presidente dell’Executive Committee di Milano Cities Changing Diabetes.

Dal suo esordio nel dicembre 2012, il Team ha partecipato a oltre 180 gare, ha corso decine di migliaia di chilometri attraverso più di 30 paesi, incontrando e ispirando milioni di persone con diabete in tutto il mondo. La stagione 2018 ha visto il Team Novo Nordisk ottenere i migliori risultati conseguiti fino a oggi, classificandosi 11 volte tra i primi cinque e riuscendo a salire sul podio in sette occasioni.

 

1.International Diabetes Federation. IDF Diabetes Atlas, 8th Edition, 2017 Update. Brussels, Belgium: International Diabetes Federation. Last accessed: February 2018

2.Dati Istat 2017

 


 

Annunci

Insulina degludec riduce il rischio di ipoglicemia nella pratica clinica reale

Sono stati presentati al Congresso “Panorama Diabete”, svoltosi a Riccione, dall’8 al 13 marzo scorso, i risultati dello studio Real-World ReFLeCT, condotto anche in Italia su persone con diabete tipo 1 o 2. Questo studio ha dimostrato un miglioramento nel controllo della glicemia e una percentuale significativamente ridotta di ipoglicemie nei pazienti che hanno modificato, su indicazione del proprio medico, la terapia insulinica, passando ad insulina degludec (Tresiba®) da un’altra insulina basale, principalmente insulina glargine ed insulina detemir, durante il percorso terapeutico1,2.

Sia nelle persone con diabete tipo 1 sia in quelle con diabete tipo 2 sono stati rilevati tassi significativamente più bassi di ipoglicemia generale, non severa e notturna, in seguito al passaggio ad insulina degludec, durante il follow-up di 12 mesi1,2. È stata, inoltre, riscontrata una significativa riduzione dei livelli di glucosio nel sangue, sia per quanto riguarda i livelli di emoglobina glicata (HbA1c), che si è ridotta nelle persone con diabete tipo 1 (-0,15%) e nelle persone con diabete tipo 2 (-0,32%), sia per la glicemia a digiuno (FPG) che si è ridotta di 0,54 mmol/L nelle persone con diabete tipo 1 e di 0,84 mmol/L nelle persone con diabete tipo 21,2.

Raggiungere un buon controllo della glicemia è molto importante per le persone con diabete perché livelli troppo bassi, così come troppo alti, di glucosio nel sangue possono portare a gravi complicazioni. I risultati di questo studio mostrano come nella vita di tutti i giorni l’insulina degludec possa aiutare le persone a raggiungere questo equilibrio, considerato che i partecipanti hanno avuto un numero significativamente inferiore di episodi di ipoglicemia rispetto a quando utilizzavano altre insuline basali” – ha affermato Gian Paolo Fadini, Professore associato di endocrinologia dell’Università di Padova e coordinatore scientifico dello studio ReFLeCT per l’Italia.

Inoltre, lo studio ReFLeCT ha dimostrato che le persone con diabete tipo 1 e 2 erano maggiormente soddisfatte del trattamento con l’insulina degludec rispetto al precedente trattamento con insulina basale; si è, infatti, registrato un significativo aumento del punteggio complessivo di soddisfazione del trattamento (DTSQ-s) dal basale1,2.

Questi risultati rafforzano il profilo di sicurezza ed efficacia dell’insulina degludec, già comprovato attraverso un vasto programma di studi clinici, che ha costantemente dimostrato un minor rischio di ipoglicemia generale, notturna e grave rispetto all’insulina glargine 100 U3-6. Inoltre, questi nuovi dati supportano anche i risultati di precedenti studi real-world dove i partecipanti avevano mostrato un tasso inferiore di episodi ipoglicemici con l’insulina degludec rispetto ad altre insuline basali nella pratica clinica quotidiana7,8.

Lo studio ReFLeCT

ReFLeCT (Results From Real-World Clinical Treatment with Tresiba®) è il primo studio a lungo termine, prospettico, non interventistico, nel mondo reale per analizzare la sicurezza e l’efficacia dell’insulina degludec durante il percorso terapeutico in persone con diabete tipo 1 (n = 566) e tipo 2 (n = 611), in seguito al passaggio da un’altra insulina basale. Lo studio osservazionale includeva un periodo di riferimento di 4 settimane sull’insulina basale pre-switch, seguito da un periodo di osservazione di 12 mesi durante il quale i partecipanti erano in trattamento con l’insulina degludec. L’endpoint primario era la variazione del numero di episodi ipoglicemici, registrati nei diari dei pazienti. Lo studio è stato condotto in sette paesi europei: Danimarca, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Svizzera, Italia e Regno Unito1,2.

L’ipoglicemia si verifica quando il livello di zucchero nel sangue scende al di sotto di 3,9 mmol/L (70 mg/dL)9 e gli organi del corpo non ricevono l’energia di cui hanno bisogno. L’ipoglicemia può causare una serie di sintomi tra cui confusione, tremori, sudorazione, aumento della frequenza cardiaca, difficoltà di concentrazione e linguaggio e, nei casi più gravi, può portare a convulsioni o coma10-12.

 

  1. Fadini GP, Feher M, Hansen TK et al. Reduced rates of overall hypoglycaemia in patients with Type 1 diabetes after switching to insulin degludec: a European, multinational, multicentre, prospective, observational study (ReFLeCT). Poster presented at the Diabetes UK Professional Conference, Liverpool, UK; 6-8 March 2019.
  2. Fadini GP, Feher M, Hansen TK et al. Reduced rates of overall hypoglycaemia in patients with Type 2 diabetes after switching to insulin degludec: a European, multinational, multicentre, prospective, observational study (ReFLeCT). Poster presented at the Diabetes UK Professional Conference, Liverpool, UK; 6-8 March 2019.
  3. Lane W, Bailey TS, Gerety G, et al. Effect of insulin degludec vs insulin glargine U100 on hypoglycemia in patients with type 1 diabetes: The SWITCH 1 randomized clinical trial. JAMA. 2017; 318:33-44.
  4. Wysham C, Bhargava A, Chaykin L et al. Effect of insulin degludec vs insulin glargine U100 on hypoglycemia in patients with type 2 diabetes: The SWITCH 2 randomized clinical trial. JAMA. 2017; 318:45-56.
  5. Marso SP, McGuire DK, Zinman B, et al. Efficacy and safety of degludec versus glargine in type 2 diabetes. N Engl J Med. 2017; 377:723–732.
  6. EMA. Tresiba® Summary of Product Characteristics. Last accessed: February 2019.
  7. Siegmund T, Tentolouris N, Knudsen ST, et al. A European, multicentre, retrospective, non-interventional study (EU-TREAT) of the effectiveness of insulin degludec after switching basal insulin in a population with type 1 or type 2 diabetes. Diabetes Obes Metab. 2018; 20:689-697.
  8. Tibaldi J, Hadley-Brown M, Liebl A, et al. A comparative effectiveness study of degludec and insulin glargine 300 U/mL in insulin-naïve patients with type 2 diabetes. Diabetes Obes Metab. 2019:1-9.
  9. American Diabetes Association. Standards of Medical Care in Diabetes-2018. Diabetes Care 2018;41:S1-S2.
  10. Seaquist ER, Anderson J, Childs B, et al. Hypoglycemia and diabetes: a report of a workgroup of the American Diabetes Association and the Endocrine Society. Diabetes Care. 2013;36:1384-95.
  11. International Hypoglycaemia Study Group. Diagnosis of hypoglycaemia. Available online at http://ihsgonline.com/understanding-hypoglycaemia/diagnosis. Last accessed: February 2019.
  12. Cryer PE. Hypoglycemia, functional brain failure, and brain death. J Clin Invest. 2007; 117:868-870.

 

4th AME Diabetes Update: fra linee guida e pratica clinica

Secondo gli ultimi dati ISTAT sono oltre 3 milioni 200 mila in Italia le persone che dichiarano di essere affette da diabete, il 5,3% dell’intera popolazione (16,5% fra le persone over 65). Dato in difetto dal momento che la diagnosi di diabete di tipo 2 arriva mediamente tra i 5 e i 7 anni dopo la sua presenza clinica e spesso casualmente. L’aumento dell’età media della popolazione e dell’aspettativa di vita sono strettamente connessi con la crescente prevalenza di diabete in tutto il mondo.

La popolazione Senior e sui suoi bisogni sono uno dei capitoli del convegno ‘4th DIABETES UPDATE’, promosso dall’Associazione Medici Endocrinologi (AME) svoltosi a Napoli. Il diabete tipo 2 compare soprattutto dopo i 40 anni ma l’età di insorgenza si sta abbassando per la sempre maggiore diffusione dell’obesità anche fra i più giovani. L’impegno, è quello di condividere i migliori interventi tra linee guida e pratica clinica per questa patologia che al Sud ha una prevalenza del 6,5% contro il 4,0% del Nord” – ha spiegato Silvio Settembrini, specialista Malattie Metaboliche e Diabetologia, ASL Napoli 1 Centro e tra gli organizzatori del convegno.

Riuscire a gestire precocemente questa malattia, idealmente nella fase di prediabete, è un primo obiettivo possibile solo controllando periodicamente la glicemia, in particolare nei soggetti sovrappeso od obesi, in chi soffre di ipertensione, chi conduce uno stile di vita sedentario o ha casi in famiglia. Un prediabete diagnosticato per tempo consente una riconversione alla normalità attraverso un appropriato regime dietetico e lo svolgimento quotidiano di attività fisica e questo rappresenta un grande successo per il paziente, per lo specialista e per il SSN che vede svolto il suo ruolo più alto nella prevenzione e nella gestione migliore delle risorse” – ha sostenuto Silvio Settembrini.

Nonostante il diabete mellito tipo 2 abbia un’alta prevalenza fra i soggetti anziani, e circa il 65% dei pazienti diabetici sia ultrasessantacinquenne, il suo trattamento in questa popolazione rimane ancora non ben definito. È noto che la patologia diabetica accelera i meccanismi dell’aterosclerosi, dell’invecchiamento e quindi il rischio di fragilità e disabilità. È pertanto necessario fenotipizzare con accuratezza la condizione clinica del diabetico anziano fragile valutando il suo stato nutrizionale, cognitivo, socio-economico nel senso più ampio possibile. Solo una valutazione multidimensionale potrà suggerire una terapia “normoglicemizzante” in grado di evitare la complicanza acuta più temuta e cioè l’ipoglicemia, che avrebbe conseguenze catastrofiche in un paziente geriatrico. Sui Senior, i target glicemici di HbA1c da proporre possono essere meno rigorosi soprattutto nei pazienti che oltre alla malattia diabetica hanno altre patologie, deficit nutrizionali o cognitivi, disabilità per i quali è necessaria una notevole cautela nella prescrizione” – chiarisce Edoardo Guastamacchia, Presidente dell’Associazione Medici Endocrinologi.

Oggi abbiamo finalmente terapie che possono favorire risultati di assoluta efficacia e sicurezza che dovrebbero essere utilizzati in sostituzione di altri, ancora erroneamente ed ampiamente utilizzati: si tratta di farmaci innovativi e sicuri con scarsi effetti collaterali ed efficaci dal punto di vista della capacità normoglicemizzante e nella protezione cardiovascolare quali, per esempio, glicosurici e GLP1-a” – conclude Edoardo Guastamacchia.

Il convegno ha trattato altri temi di estremo interesse clinico e per i pazienti, quali ad esempio gli aspetti terapeutici specifici in caso di cardiopatie molto frequenti nelle persone con diabete, alla luce delle nuove linee guida e delle evidenze di efficacia dei nuovi farmaci nella prevenzione di ulteriori complicanze cardiovascolari. Inoltre, approfondiremo le relazioni tra malattie del fegato e diabete e la sfera della sessualità del maschio diabetico, di particolare impatto per la qualità di vita dei nostri pazienti. Infine, ampio spazio alla possibilità di curare l’obesità, che colpisce la larga maggioranza dei pazienti diabetici, proprio con alcune nuove classi di farmaci antidiabetici. E in conclusione, la parte dedicata alle ricadute su controllo di malattia e qualità di vita, delle nuove tecnologie per la somministrazione di insulina e il controllo continuo della glicemia: innovazioni che agevolano la gestione della quotidianità, del tempo libero e dell’attività sportiva, limitando sensibilmente i vincoli cui i pazienti diabetici erano tenuti sino ad oggi” – conclude Giorgio Borretta, S.C. Endocrinologia e Malattie del Ricambio, Azienda Ospedaliera S. Croce e Carle, Cuneo.

 


Le persone con diabete mediamente devono decidere 50 volte al giorno come adattare la loro terapia alla vita di tutti i giorni

Vivere con il diabete richiede un’attenzione costante e un’analisi di numerose informazioni e dati che derivano da alimentazione, attività fisica e gestione della terapia in generale, tanto che una persona con diabete spende circa 1 ora al giorno nel prendere decisioni in merito alla cura della propria malattia, gestendo il tutto quasi sempre da sola. Il diabete richiede anche una rigorosa autogestione, assorbe molta energia e mette a dura prova ogni persona che vive con questa malattia. Big data, algoritmi intelligenti e progressi tecnologici hanno dimostrato di poter facilitare e migliorare tutto questo.

Le sfide sono ancora numerose e sono attribuibili a quella che viene definita inerzia clinica, che comprende fattori attribuibili ai pazienti, ai medici e al sistema assistenziale in generale.

Secondo lo studio GUIDANCE1, un’indagine compiuta in otto Paesi europei, tra cui l’Italia, per determinare il grado di adesione alle raccomandazioni delle linee guida per il trattamento del diabete di tipo 2 e valutare i risultati di cura ottenuti, fa emergere come questa inerzia clinica porta solo 1 persona con diabete su 2 (esattamente il 53,6 per cento del campione esaminato) a raggiungere valori di emoglobina glicata (HbA1c) inferiori al 7 per cento, considerata la soglia di buon controllo, e solo il 6,5 per cento delle persone ottiene contemporaneamente i target di cura per HbA1c, pressione arteriosa e colesterolo LDL, due tra le condizioni più frequentemente associate al diabete di tipo 2.

Troppo spesso, questo fa sì che il trattamento sia più reattivo che preventivo e segua poco gli Standard di Cura.

L’accesso a grandi quantità di dati real-world, l’uso di algoritmi intelligenti e le analisi predittive, offrono un enorme potenziale che ci aiuta a comprendere meglio gli effetti della terapia e dello stile di vita nella gestione quotidiana del diabete, creando così solide basi per una decisione terapeutica informata” – ha dichiarato Lars Böhm, Healthcare and Life Sciences Consulting Leader, IBM Services.

Le soluzioni integrate per la gestione del diabete comprendono nuovi modi di far interagire dispositivi innovativi per il monitoraggio del glucosio, per la somministrazione di insulina e le soluzioni di Digital Health attraverso un approccio olistico alla gestione della terapia. Questo sistema, è stato progettato per identificare più facilmente quanto i fattori di rischio, il monitoraggio della terapia, la dieta e il cambiamento dello stile di vita incidano sul controllo glicemico. Rappresenta un nuovo modo di rispondere ad alcune delle sfide più urgenti delle persone con diabete, dei loro caregiver e dei sistemi sanitari.

Stiamo ampliando il nostro ecosistema aperto per la gestione del diabete, coinvolgendo tutte le parti interessate dal processo di cura e utilizzando le tecnologie più all’avanguardia. L’integrazione dei dati del sensore impiantabile sottocute per il monitoraggio continuo del glucosio Eversense nell’app mySugr fornisce informazioni molto rilevanti e di aiuto per le persone con diabete e i loro medici. Siamo allo stesso tempo in grado di fornire soluzioni terapeutiche personalizzate che migliorano i risultati clinici, di garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari e di migliorare l’assistenza e la qualità della vita delle persone con diabete” – afferma Marcel Gmuender, Global Head di Roche Diabetes Care.

Un ecosistema aperto, quindi che ha la possibilità di interagire con diversi strumenti, attraverso la digitalizzazione, mette a disposizione una quantità ingente di dati che possono essere messi a disposizione dei clinici per poter migliorare i risultati e ottenere quegli obiettivi terapeutici che ancora oggi non sono stati soddisfatti.

La possibilità di disporre dei dati clinici è fondamentale perché aiuta a individuare schemi o problemi non prevedibili nel regime terapeutico e offre enormi benefici specialmente nell’interazione medico-paziente. Permette, infatti, di affrontare preventivamente i rischi e le sfide terapeutiche, aumentando la consapevolezza e motivazione dei pazienti oltre a ridurre il rischio di complicanze a lungo termine. Ma i dati non bastano. Bisogna raccoglierli e analizzarli in modo strutturato per sfruttare appieno il loro potenziale. Possiamo chiaramente ricavare dai risultati dello studio PDM Pro-Value quanto questo approccio terapeutico integrato e strutturato non solo riduca significativamente i livelli di HbA1c dello 0,5% rispetto al gruppo di controllo, ma migliori anche i parametri psicologici come la soddisfazione per la cura e l’interazione medico-paziente” – afferma il professor Oliver Schnell, Università Ludwig-Maximilian di Monaco, Germania.

Oltre alla combinazione di tecnologie innovative con l’approccio olistico della terapia personalizzata per la gestione del diabete, l’integrazione delle soluzioni di Digital Health nell’ecosistema ha dimostrato di affrontare con successo molte delle attuali sfide nella gestione del diabete e migliorare la salute e la qualità della vita delle persone con la malattia. Un ecosistema versatile che semplifica la gestione del diabete può consentire una risposta più rapida alle sfide della terapia di pazienti, caregiver e sistemi sanitari, aiutando le persone con diabete a sperimentare un vero sollievo dal pesante e cronico carico della malattia.

1 Stone MA et al; GUIDANCE Study Group. Quality of care of people with type 2 diabetes in eight European countries: findings from the Guideline Adherence to Enhance Care (GUIDANCE) study.  Diabetes Care. 2013 Sep;36(9):2628-38.

2 Safford, MM, et al. J Am Board Fam Pract. 2005 Jul-Aug; 18(4):262-70 2 World Health Organization. Global Health Observatory data repository, life table by country (internet). WHO. World Health Organization; 2015 (cited 2017 Jun 6).

3 Weissmann, J. et al.; J Diabetes Sci Technol. 2015 Jul 29;10(1):76-84. 4 Dänschel I., Dänschel W., Heinemann L., Weissmann J., Kulzer, B., et al.; Diabetes Research and Clinical Practice 2018 (144): 200 –212


Milano ufficializza il suo impegno nella lotta al diabete

Dopo Roma, anche Milano entra nel programma Cities Changing Diabetes, l’iniziativa realizzata in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center con il contributo non condizionato di Novo Nordisk, che coinvolge Istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore. Il programma si propone come obiettivo di valutare l’impatto dell’urbanizzazione sulle malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, e promuovere iniziative per salvaguardare la salute dei cittadini e prevenire queste malattie.

L’annuncio è stato dato, il 13 febbraio scorso, nel corso della conferenza stampa organizzata da Health City Institute a Palazzo Marino in collaborazione con il Comune di Milano e la Regione Lombardia. Al progetto, oltre alle Amministrazioni comunale e regionale, hanno aderito le Università di Milano, l’ATS di Milano Città Metropolitana, il Museo della Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci”, le componenti accademiche, sociali e scientifiche della città.

Dopo quello di Roma, il coinvolgimento di Milano nel programma Cities Changing Diabetes consentirà all’Italia di contribuire, avendo le due aree metropolitane quasi 8 milioni di abitanti, con un significativo volume di dati socio-demografici e clinico-epidemiologici al progetto di studio che lo anima. Oltre che per la sua popolosità, effettuare queste analisi su una città come Milano, in continua evoluzione e dove il livello di soddisfazione degli abitanti per quanto riguarda i servizi alla salute è alto, rende la partecipazione di questa metropoli particolarmente interessante soprattutto in termini di paragone rispetto alle altre realtà mondiali” – afferma Michele Carruba, Presidente dell’Executive Committee di Milano Cities Changing Diabetes.

Dopo la capitale, Milano è la seconda città metropolitana più popolata di Italia, con quasi 3,5 milioni di abitanti residenti in 134 comuni, rappresentando quasi un terzo dell’intera popolazione della Lombardia. Secondo i dati dell’Annuario 2018 di Milano Città Metropolitana, l’area metropolitana milanese ha registrato nell’ultimo anno un incremento dello 0,5 per cento dei residenti rispetto a inizio 2017.

Secondo i dati dell’ATS di Milano relativi al 2017, oltre un milione di abitanti ha una malattia cronica non trasmissibile e le più diffuse sono le malattie cardiovascolari, i tumori e il diabete. Il diabete da solo colpisce circa 200.000 persone, dato che sottolinea l’importanza della partecipazione di Milano al progetto Cities Changing Diabetes – dichiara Livio Luzi, Presidente Comitato Scientifico di Milano Cities Changing Diabetes.

I grandi centri urbani diventano sempre più centrali nell’affrontare le grandi questioni che riguardano la salute dei cittadini attraverso strategie di lungo periodo che vedono le reti di città in prima fila per trovare sinergie e soluzioni condivise. Siamo orgogliosi di partecipare a questo progetto e, con la collaborazione della Regione Lombardia, cui spettando le competenze in materia sanitaria, ci impegneremo per fornire risposte ai nuovi bisogni dei cittadini per migliorare la loro qualità della vita” – afferma Pierfrancesco Majorino, Assessore Politiche sociali, Salute e Diritti del Comune di Milano, Vice Presidente Rete Nazionale Città Sane.

L’opera di sensibilizzazione e informazione sulle malattie croniche non trasmissibili è fondamentale proprio a partire dalle grandi città come Milano. La capacità delle istituzioni di collaborare fra loro e indirizzare i cittadini verso i corretti stili di vita, l’attività fisica, la sana alimentazione è determinante e rappresenta una svolta concreta per garantire una efficace azione di prevenzione e, alle persone affette da patologie croniche, l’assistenza socio sanitaria adeguata attraverso un percorso di cura personalizzato e qualificato. Per questo, l’alleanza virtuosa fra ospedale e territorio, che fotografa perfettamente la sintesi dell’evoluzione del sistema di welfare della Lombardia, rappresenta un autentico valore aggiunto” – spiega Giulio Gallera, Assessore al Welfare di Regione Lombardia 

Il numero delle persone che vivono nelle città è in continuo aumento da diversi anni e, secondo le stime, questo numero è destinato a crescere ulteriormente. Questa tendenza si osserva anche in Italia dove ormai più di un italiano su 3 vive oggi nelle 14 città metropolitane. Parallelamente, riscontriamo una crescita di alcune malattie, come diabete e obesità, la cui diffusione è considerata ormai l’epidemia della società del benessere. L’aumento di queste malattie croniche non trasmissibili, e non solo, è infatti fortemente legato ai profondi cambiamenti di stile di vita che comporta la vita nelle città, come lavori sedentari, scarsa attività fisica, alimentazione scorretta, tanto che si parla oggi apertamente di ‘urban diabetes’, diabete urbano” – dichiara Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute e Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze per la Vita della Presidenza del Consiglio.

Il programma Cities Changing Diabetes vuole creare un movimento unitario in grado di stimolare, a livello internazionale e nazionale, i decisori politici a considerare il tema dell’urban diabetes prioritario, mettendo in luce il fenomeno con dati ed evidenze, provenienti dalle città di tutto il mondo al fine di identificare le politiche di prevenzione più adatte e come migliorare la rete di assistenza.

La partecipazione di Milano, ufficializzata con deliberazione della Giunta comunale, porta così a 19 le città che a livello globale fanno parte di Cities Changing Diabetes; infatti, oltre alla metropoli milanese, dall’inizio del progetto ad oggi, hanno aderito Beirut, Buenos Aires, Città del Messico, Copenaghen, Hangzhou, Houston, Jakarta, Johannesburg, Kōriyama, Leicester, Madrid, Mérida, Pechino, Roma, Shanghai, Tianjin, Vancouver, Xiamen.

 


 

Obesità, diabete e malattie cardiovascolari: un legame in comune?

Mary Jane West-Eberhard, ricercatrice emerita allo Smithsonian Tropical Research Institute dell’Università del Costa Rica a San José, in seguito al suo pluridecennale studio sulle funzioni del grasso viscerale, è giunta alla conclusione, che la tendenza all’obesità addominale associata a patologie come il diabete e le malattie cardiache si è evoluta dalla necessità di mitigare gli effetti sul sistema immunitario della malnutrizione nel periodo fetale e nella primissima infanzia.

Ciò è stato illustrato in uno studio pubblicato su “Proceedings of the National Academy of Sciences”.

West-Eberhard osserva che è ancora prassi valutare l’obesità sulla base dell’indice di massa corporea, che si basa solo sul peso e l’altezza del soggetto, senza prestare abbastanza attenzione alla distribuzione del grasso corporeo.

Al contrario, va considerato che esistono due forme di obesità, una legata principalmente al grasso sottocutaneo e l’altra a quello viscerale (intra-addominale) e solo questo secondo tipo è strettamente associato allo sviluppo di malattie cardiovascolari, al diabete di tipo 2 e ad altre patologie autoimmuni. L’obesità sottocutanea, scrive l’autrice, “è una malattia diversa che richiede trattamenti diversi”.

L’influenza del tessuto adiposo sul sistema immunitario è nota da tempo, ma in effetti solo quello viscerale è un vero e proprio “organo endocrino”, dato che i suoi adipociti (le cellule che accumulano il grasso) sono specializzati nel sequestrare particolari acidi grassi polinsaturi di derivazione alimentare che sono indispensabili per il buon funzionamento del sistema immunitario.

Il diabete di tipo 2, in cui si sviluppa una progressiva insulino-resistenza, e i problemi circolatori delle persone obese con eccesso di grasso viscerale infatti non sono solo disturbi metabolici, ma comportano anche uno stato di infiammazione cronica del sistema immunitario intra-addominale.

Secondo l’autrice, questo meccanismo è legato al vantaggio offerto dall’investimento nella produzione di adipociti viscerali alle persone che soffrono di periodi di scarsa e cattiva nutrizione: le scorte accumulate dagli adipociti permettono al sistema immunitario di rispondere efficacemente alle infezioni batteriche e parassitarie intestinali anche quando l’alimentazione non è in grado di fornire le sostanze necessarie.

Questo meccanismo si innescherebbe molto più facilmente nel periodo fetale, in funzione dello stato nutrizionale materno, come suggerisce il fatto che il diabete di tipo 2 sembra svilupparsi con particolare frequenza in persone le cui madri hanno sofferto di carenze alimentari o seguito una dieta squilibrata durante la gestazione.

Questa spiegazione – conclude West-Eberhard – suggerisce che sarebbe necessario prestare ancora più attenzione all’obesità addominale di quanto si faccia ora.

Mary Jane West-Eberhard – Nutrition, the visceral immune system, and the evolutionary origins of pathogenic obesity – PNAS published ahead of print December 31, 2018 https://doi.org/10.1073/pnas.1809046116


“Al cuore del diabete”, la campagna nazionale sulla prevenzione del rischio cardiovascolare nelle persone con diabete

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di disabilità e morte nelle persone con diabete tipo 2: rispetto a una persona sana, chi ha il diabete ha rischio di morte doppio e quadruplo di infarto o ictus.

In Italia sono quasi 750 mila le persone con diabete che vanno incontro nella loro vita ad almeno un evento cardiovascolare, delle quali oltre 350 mila hanno avuto un infarto e più di 100 mila un ictus. Sono poco meno di 15 mila le morti di persone con diabete imputabili a cardiopatia ischemica e rispettivamente 7 mila e 500 quelle per malattie cerebrovascolari ogni anno; in pratica stiamo parlando complessivamente di circa 60 decessi ogni giorno” – ha detto Francesco Purrello, Presidente Società Italiana di Diabetologia (SID).

Per informare e sensibilizzare le persone con diabete sulla gestione della malattia per ridurre le complicanze ad essa correlate è nata la campagna nazionale “Al cuore del diabete”, realizzata con il patrocinio di SID – Società Italiana di Diabetologia e AMD – Associazione Medici Diabetologi, in connessione con il progetto internazionale Cities Changing Diabetes e il contributo non condizionato di Novo Nordisk e presentata il 19 dicembre scorso, in un evento con il patrocinio di ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani e dall’Intergruppo Parlamentare “Qualità di vita nelle città”.

Nonostante le malattie cardiovascolari rappresentino la principale causa di disabilità e morte nelle persone con diabete, un’indagine dell’International Diabetes Federation (IDF), condotta a livello mondiale tra persone con diabete tipo 2 per investigare il livello di conoscenza delle malattie cardiovascolari (CVD), ha evidenziato come le persone con diabete sottovalutino i rischi; infatti, ben 1 su 4 degli intervistati si considera a basso rischio o non a rischio di incorrere in queste malattie e 1 su 4 non ha mai discusso o non si ricorda di aver parlato dei fattori di rischio cardiovascolare con il proprio medico” – ha spiegato Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi (AMD).

La campagna di sensibilizzazione su diabete e rischio cardiovascolare sarà presente nelle principali piazze italiane con un’unità mobile dove sarà possibile ricevere una valutazione diagnostica del rischio cardiovascolare. Una volta completato il percorso degli esami previsti – misurazione dei valori di emoglobina glicata e del profilo lipidico, ecocardiogramma ed ecocolordoppler carotideo – sarà possibile confrontarsi con gli specialisti – diabetologo e cardiologo. Alla fine del percorso saranno forniti tutti i risultati per la condivisione con il proprio medico. L’unità mobile partirà a marzo e farà tappa in circa cinquanta località diverse, incluse le 14 città metropolitane, dove risiede il 33 per cento della popolazione italiana. Nel mondo, attualmente 2 persone con diabete su 3 vivono in un nucleo urbano, con una stima dell’International Diabetes Federation che prevede nei prossimi 25 anni questo rapporto crescere a 3 su 4.

Una campagna di questo tipo che coinvolge i comuni e in particolare i grandi centri urbani è di particolare importanza per i cittadini. Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste, ha modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasforma il contesto ambientale e sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione” – ha affermato Enzo Bianco, Presidente del Consiglio Nazionale ANCI.

La configurazione attuale delle città, e più in generale il fenomeno dell’urbanizzazione, presenta per la salute pubblica e individuale tanti rischi ma anche molte opportunità. Come Sindaco avverto l’urgenza di sostenere convintamente campagne come ‘Al Cuore del Diabete’ per fare sì che i nostri cittadini siano informati e sempre più consapevoli dei fattori di rischio correlati al diabete e alle malattie non trasmissibili. La mia recente esperienza come primo parlamentare italiano invitato a intervenire alla Camera dei Comuni britannica, in occasione del Congresso interparlamentare sul Diabete, testimonia come per tutti i parlamenti europei è tempo di confrontarsi e condividere strategie da porre in essere per città più salutari ed eque” – ha continuato Roberto Pella, Vice Presidente Vicario ANCI e co-Presidente dell’Intergruppo Parlamentare sulla qualità della vita nelle città.

Sono molte le persone ignare del fatto che le malattie cardiovascolari rappresentino la più comune causa di morte in coloro che hanno il diabete tipo 2. Per questo Novo Nordisk ha voluto sostenere questa campagna in connessione con Cities Changing Diabetes®, il progetto internazionale promosso dallo University College of London (UK) e dallo Steno Diabetes Center, grazie al quale già da diversi anni i ricercatori si impegnano a individuare le aree di vulnerabilità, i bisogni insoddisfatti delle persone con diabete e identificare le politiche di prevenzione più adatte e come migliorare la rete di assistenza” – ha spiegato Drago Vuina, Corporate Vice President Novo Nordisk.

 

Per maggiori informazioni sulla campagna: FacebookTwitterInstagram



leggi il Blog nella tua lingua

Follow HarDoctor News, il Blog di Carlo Cottone on WordPress.com
Visita il mio Sito Inviaci un articolo! Contattami via e-mail! buzzoole code
Twitter HarDoctor News su YouTube HarDoctor News su Tumblr Skype Pinterest

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 991 follower

L’almanacco di oggi …

Almanacco di Oggi!
Farmacie di Turno
Il Meteo I Programmi in TV

Scarica le guide in pdf!

Scarica la Guida in Pdf Scarica il Booklet in Pdf

HarDoctor News | Links Utili

Scegli Tu Guarda il Video su YouTube Pillola del giorno dopo Think Safe Medicina Estetica Obesità.it

HarDoctor News | Utilità

Calcola il BMI
Test di Laboratorio
Percentili di Crescita
Calcola da te la data del parto!

Leggi Blog Amico !!!

Leggi Blog Amico

HarDoctor News | Statistiche

  • 904.694 traffic rank

HarDoctor News | Advertising

Siti sito web
Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: