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Arrivano nelle Città gli “Orti della Salute”

Firmato il 29 maggio scorso, l’accordo di programma tra Health City Institute, ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani, CittadinanzAttiva e Cia-Agricoltori Italiani per creare nelle maggiori città italiane gli “Orti della salute”, laboratori incentrati sulla promozione dei corretti stili di vita, principalmente a livello infantile e adolescenziale.

Il progetto punta a coinvolgere i cittadini, a partire dai più giovani e dalle famiglie, nelle scelte salutari, promuovendo formazione e informazione che mirino a modificare comportamenti inadeguati che contribuiscono a favorire l’insorgere di malattie di grande rilevanza come obesità e diabete che pesano sul sistema sanitario e sociale a livello nazionale, regionale e locale”, spiega l’On. Roberto Pella, Vicepresidente vicario di ANCI.

Dati Istat indicano che circa il 26 per cento dei bambini tra i 6 e i 17 anni ha un problema di eccesso di peso. In particolare, secondo Okkio alla Salute, il sistema di sorveglianza sul sovrappeso e l’obesità nei bambini delle scuole primarie, il 21,3 per cento dei bambini è in sovrappeso mentre il 9,3 per cento risulta obeso. I chili di troppo in età infantile aprono la strada al rischio di importanti problemi di salute, che possono manifestarsi anche nel corso dell’adolescenza, nonché compromettere il benessere e la salute nell’età adulta. Vi è inoltre un’alta probabilità che i bambini in sovrappeso di oggi divengano adulti obesi un domani ed è ormai risaputo quanto l’obesità stia assumendo i caratteri di una vera e propria epidemia mondiale” – dice Andrea Lenzi, Coordinatore di Health City Institute, organizzazione partners del progetto Cities Changing Diabetes e Presidente del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del consiglio dei ministri.

Per contrastare questo fenomeno è necessario promuovere politiche e progetti che rendano i cittadini consapevoli dell’importanza di praticare attività fisica, aumentare il consumo di frutta e verdura e seguire una corretta alimentazione, ridurre la concentrazione di sale, zuccheri e grassi negli alimenti, limitare la quota di alimenti altamente calorici nella dieta, oltre a scoraggiare altre cattive abitudini come il fumo di sigaretta e l’abuso di alcol”, dice Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva.

Il progetto vuole coinvolgere le Amministrazione comunali nella creazione di “Orti della salute”, sul modello di quello promosso alla Casa Bianca da Michelle Obama, che abbiano come obiettivo quello di fornire ai bambini, agli adolescenti e alle famiglie informazioni pratiche sulla corretta alimentazione, sulla stagionalità di frutta e verdura, sui rischi connessi a stili di vita poco salutari, sull’importanza dell’attività sportiva e fisica.

Mettere un seme nel terreno simboleggia la promessa di una nutrizione vera e di un’educazione alimentare per tutte le persone che saranno coinvolte nel progetto. Un’iniziativa che ha un importante scopo didattico, quindi, che parlerà di salute, di quanto siano buoni i cibi freschi e di come possano diventare parte di una dieta sana”, commenta Dino Scanavino, Presidente nazionale Cia-Agricoltori Italiani.


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Obesità: liraglutide 3 mg si conferma efficace nel ridurre il peso corporeo anche nella vita reale

I pazienti trattati con liraglutide 3 mg (Saxenda®) per la gestione del peso, in combinazione con dieta ed esercizio fisico, hanno perso una media di 8,1 kg dopo sei mesi, in un contesto di vita reale. I dati sono stati presentati al 25° congresso europeo sull’obesità (ECO 2018) svoltosi a Vienna (23-26.05.2018)1,2.

Lo studio, effettuato su persone con sovrappeso e obesità in sei centri specializzati in Canada, ha dimostrato che, dopo sei mesi, i pazienti che hanno assunto il farmaco, in aggiunta alla dieta e all’esercizio fisico, hanno raggiunto una perdita di peso del 7,1 per cento rispetto al peso iniziale; il 63,4 per cento dei pazienti ha perso il 5 per cento o più del proprio peso corporeo e il 35,2 per cento più del 10 per cento. I risultati dello studio real-world hanno confermato quelli osservati nel programma di sperimentazione clinica SCALE3.

I pazienti hanno inoltre mostrato miglioramenti nei fattori di rischio cardiometabolico, tra cui i livelli di glucosio nel sangue e la pressione arteriosa sistolica1,2.

L’obesità è una malattia cronica e complessa, che richiede una serie di opzioni terapeutiche che permetta alle persone di raggiungere e mantenere la perdita di peso. La perdita di peso dal 5 al 10 per cento può incidere in maniera positiva sulla salute, in termini di riduzione del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. Questo studio dimostra come nella vita reale le persone trattate con liraglutide 3 mg raggiungano una perdita di peso clinicamente significativa” – afferma Sean Wharton della Wharton Medical Clinic di Toronto e responsabile di questo studio.

Liraglutide 3 mg è un’importante opzione terapeutica per le persone con obesità e riflette il nostro impegno nel contribuire a ridurre l’impatto dell’obesità e migliorare la salute delle persone che vivono con questa malattia. È entusiasmante vedere le prove di efficacia nella vita reale perché è la dimostrazione che le persone stanno sperimentando davvero i benefici osservati negli studi clinici” – dichiara Mads Krogsgaard Thomsen, Executive Vice President and Chief Science Officer di Novo Nordisk.

Liraglutide 3 mg si è dimostrato generalmente ben tollerato e gli effetti indesiderati segnalati più frequentemente sono quelli a carico dell’apparato gastrointestinale.

Lo studio di efficacia “real-world” di liraglutide 3 mg

L’obiettivo dello studio è stato quello di osservare l’efficacia di liraglutide 3 mg in combinazione con dieta ed esercizio fisico nella pratica clinica. Questo studio retrospettivo ha incluso un totale di 311 persone che avevano ricevuto liraglutide 3 mg per il controllo del peso, di cui 167 per almeno sei mesi. Le persone incluse nello studio avevano un indice di massa corporea (BMI) medio di 40,7 kg/m2 e un peso di 114,8 kg al basale1.

Liraglutide 3 mg

Liraglutide 3 mg (Saxenda®) è un analogo a singola somministrazione giornaliera del GLP-1 simile per il 97 per cento al GLP-1 umano4,5, un ormone che viene rilasciato in risposta all’assunzione di cibo6. Infatti, come il GLP-1 umano, liraglutide 3 mg regola l’appetito aumentando il senso di pienezza e sazietà, riducendo contemporaneamente le sensazioni di fame e di desiderio di consumo di cibo, inducendo quindi una riduzione dell’apporto di cibo. Inoltre, come con altri analoghi del GLP-1, stimola la secrezione di insulina e riduce la secrezione di glucagone in modo glucosio-dipendente4,5. Liraglutide 3 mg è stato valutato nel programma di sperimentazione clinica di fase 3 SCALE (Satiety and Clinical Adiposity – Liraglutide Evidence).

Liraglutide 3 mg è indicato in aggiunta a dieta povera di calorie e ad aumento dell’attività fisica per la gestione del peso corporeo in pazienti adulti con un indice di massa corporea (IMC) iniziale superiore o uguale a 30 kg/m² (obesi) oppure uguale o superiore a 27 kg/m² (sovrappeso) in presenza di almeno una comorbidità correlata al peso come la disglicemia (prediabete o diabete mellito di tipo 2), ipertensione, dislipidemia o apnea ostruttiva del sonno4.

L’obesità

L’obesità è una malattia7 che richiede una gestione a lungo termine; può essere associata a diverse gravi conseguenze per la salute8 e a un’aspettativa di vita ridotta9. Le complicanze legate all’obesità comprendono diabete di tipo 28, malattie cardiache10, ipertensione10, dislipidemia10, apnea ostruttiva del sonno11, malattia renale cronica12, steatosi epatica non alcolica13 e alcuni tipi di cancro14,15. L’obesità è una malattia complessa e multifattoriale influenzata da fattori fisiologici, psicologici, ambientali, socio-economici e genetici16,17,18. L’aumento globale della prevalenza di obesità è un problema di salute pubblica che ha gravi implicazioni sui costi per i sistemi sanitari19,20. Complessivamente, nel 2016 circa il 13 per cento della popolazione adulta nel mondo (650 milioni di adulti) risulta obeso19.

1. Wharton S, Liu A, Pakseresht A, et al. Real world clinical effectiveness of liraglutide 3.0 mg for weight management in Canada. Abstract (T4PLB2) presented at the 25th European Congress on Obesity (ECO 2018), Vienna, Austria. 23–26 May 2018.

2. Wharton S, Liu A, Pakseresht A, et al. Real world clinical effectiveness of liraglutide 3.0 mg for weight management in Canada. Abstract (PSY10) presented at the 23rd Annual International Meeting of the International Society for Pharmacoeconomics and Outcomes Research (ISPOR 2018). Baltimore, USA. 19–23 May 2018.

3. Pi-Sunyer X, Astrup A, Fujioka K, et al. A Randomized, Controlled Trial of 3.0 mg of Liraglutide in Weight Management. N Engl J Med. 2015;373:11–22.

4. EMA. Saxenda® (liraglutide 3 mg) summary of product characteristics. Last accessed: May 2018.

5. EMA. Saxenda® (liraglutide 3 mg) summary of product characteristics. Last accessed: May 2018.

6. Knudsen LB, Nielsen PF, Huusfeldt PO, et al. Potent derivatives of glucagon-like peptide-1 with pharmacokinetic properties suitable for once daily administration. Journal of Medicinal Chemistry. 2000;43:1664–1669.

7. American Medical Association. A.M.A Adopts New Policies on Second Day of Voting at Annual Meeting. Obesity as a Disease. Available at: http://news.cision.com/american-medical-association/r/ama-adopts-new-policies-on-second-day-of-voting-at-annual-meeting,c9430649. Last accessed: May 2018.

8. Guh DP, Zhang W, Bansback N, et al. The incidence of co-morbidities related to obesity and overweight: a systematic review and meta-analysis. BMC Public Health. 2009;9:1–20.

9. Whitlock G, Lewington S, Sherliker P, et al. Body-mass index and cause-specific mortality in 900 000 adults: collaborative analyses of 57 prospective studies. Lancet. 2009;373:1083–1096.

10. Poirier P, Giles TD, Bray GA, et al. Obesity and cardiovascular disease: pathophysiology, evaluation, and effect of weight loss: an update of the 1997 American Heart Association Scientific Statement on Obesity and Heart Disease from the Obesity Committee of the Council on Nutrition, Physical Activity, and Metabolism. Circulation. 2006;113:898–918.

11. Li C, Ford ES, Zhao G, et al. Prevalence of self-reported clinically diagnosed sleep apnea according to obesity status in men and women: National Health and Nutrition Examination Survey, 2005-2006. Prev Med. 2010;51:18–23.

12. Morandi A, Maffeis C. Urogenital complications of obesity. Best Pract Res Clin Endocrinol Metab. 2013;27:209–218.

13. Angulo P. Nonalchoholic fatty liver disease N Engl J Med. 2009;346:1221–1231.

14. Eheman C, Henley SJ, Ballard-Barbash R, et al. Annual Report to the Nation on the status of cancer, 1975-2008, featuring cancers associated with excess weight and lack of sufficient physical activity. Cancer. 2012;118:2338–2366.

15. Bhaskaran K, Douglas I, Forbes H, et al. Body-mass index and risk of 22 specific cancers: a population-based cohort study of 5.24 million UK adults. Lancet. 2014;384:755–765.

16. Badman MK, Flier JS. The gut and energy balance: visceral allies in the obesity wars. Science. 2005;307:1909–1914.

17. Tanaka T. Genome-wide meta-analysis of observational studies shows common genetic variants associated with macronutrient intake. Am J Clin Nutr. 2013;97:1395–1402.

18. Woods SC. Understanding the physiology of obesity: review of recent developments in obesity research. Int J Obes Relat Metab Disord. 2002;26 Suppl 4:S8–S10.

19. World Health Organization. Obesity and Overweight Factsheet no. 311. Available at: http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs311/en/. Last accessed: May 2018.

20. Cawley J, Meyerhoefer C, Biener A, et al. Savings in Medical Expenditures Associated with Reductions in Body Mass Index Among US Adults with Obesity, by Diabetes Status. Pharmacoeconomics. 2015;33:707–722.

 



Obesità e gravidanza

L’obesità è ormai ufficialmente identificata come un’epidemia globale, considerata come uno dei più grandi problemi di salute del XXI secolo.

I recenti dati dell’OMS sono allarmanti: dal 1975 la prevalenza a livello mondiale dell’obesità è quasi triplicata e si è attestata al 13%, con un valore assoluto di 650 milioni di individui obesi al di sopra dei 18 anni; 41 milioni i bambini al di sotto dei 5 anni in sovrappeso o obesi; più di 340 milioni i bambini e gli adolescenti tra i 5 e i 19 anni che convivono con l’obesità.

L’obesità può impattare sull’individuo fin dal suo concepimento: molto frequenti, infatti, i casi di donne incinte obese a causa di una pregressa obesità o di un eccessivo aumento di peso durante la gestazione.

L’obesità materna costituisce un serio problema che si associa ad esiti avversi sia materni sia perinatali: aumenta, infatti, i tassi di aborto e le complicanze ostetriche e neonatali con conseguente riduzione del tasso di nascita di bambini in buona salute1. Oltre alle conseguenze negative per la madre, l’obesità rappresenta un importante fattore di rischio per l’insorgenza di malattie croniche durante la vita della prole, soprattutto in adolescenza ed età adulta, come le malattie cardiovascolari, la sindrome metabolica, il diabete di tipo 2, l’osteoporosi, il cancro e ritardo nel neurosviluppo1. Infine, la programmazione fetale della funzione metabolica indotta dall’obesità può avere effetto intergenerazionale e potrebbe, quindi, tramandare l’obesità nella generazione successiva1 – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Risulta quindi essenziale prevedere interventi medici, modifiche del comportamento alimentare e dello stile di vita con diete e aumento dell’esercizio fisico per ridurre il peso nelle donne prima del concepimento di un bambino e per rompere il circolo vizioso dell’obesità intergenerazionale.

Inoltre, sarebbe auspicabile che la ricerca scientifica si concentrasse sul periodo di sviluppo perinatale per individuare gli interventi adeguati che possono ridurre gli effetti per tutta la vita dell’obesità sulla salute della prole.

 

1 Daniela Galliano and José Bellver, “Female obesity: short- and long-term consequences on the offspring”, Ginecological Endocrinology 2013

 

 


La promozione di un corretto e sano stile di vita comincia a scuola

Promossi, ma non a pieni voti, gli alunni delle scuole secondarie di primo grado degli Istituti Comprensivi del Lazio che hanno partecipato al progetto Sano chi Sa, realizzato dalla Regione Lazio – Area Promozione e Prevenzione della Salute – Direzione Salute e Politiche Sociali, in collaborazione con la Fondazione Pfizer.

Sanochisa: stile di vita sano e attivo per migliaia di studenti del Lazio

Il progetto Sano chi Sa è parte del programma di Promozione della salute e del benessere nelle scuole del Piano Regionale della Prevenzione 2014-2018 ed ha coinvolto, ad oggi, negli anni scolastici 2015/2016 e 2016/2017 circa 60 Istituti Comprensivi.

Nell’anno scolastico 2015/2016 ha coinvolto circa 120 classi e 2.450 alunni della scuola secondaria di primo grado e 90 classi e circa 1.650 alunni della scuola primaria; nell’anno scolastico 2016/2017 hanno partecipato 35 Istituti con circa 60 classi e 1.750 alunni della scuola secondaria di primo grado e circa 110 classi e 2.300 alunni della scuola primaria.

Un sano e corretto stile alimentare, l’attività fisica e la consapevolezza dell’influenza che i mass media possono avere sul proprio stile di vita sono i temi del progetto.

Negli Istituti Comprensivi partecipanti, i docenti, formati dal personale esperto delle ASL del Lazio hanno svolto le attività in classe, con circa 10 ore curricolari alla realizzazione dell’intervento sui temi del progetto.

Hanno partecipato al progetto anche gli alunni delle classi terze della scuola primaria, per i quali è stato realizzato uno specifico intervento volto alla promozione del consumo di frutta e verdura.

Sulla piattaforma web www.sanochisa.it sono presenti tutti i materiali e gli strumenti didattici realizzati sulla base delle principali evidenze scientifiche (aree tematiche, manuali, video) e sono state fornite copie cartacee dei materiali didattici a tutti i docenti ed agli alunni delle scuole secondarie di I grado partecipanti.

Sanochisa: attività fisica regolare per quasi la meta degli studenti medi del Lazio

Il 40% degli alunni delle scuole secondarie di I grado del Lazio svolge attività fisica 3-4 volte a settimana e più di 1 su 4 (29,3%) dichiara una sedentarietà superiore alle 4 ore al giorno: questi i dati emersi dalla rilevazione effettuata al termine della realizzazione delle attività in classe, mediante la somministrazione di un questionario, appositamente costruito, nell’ambito del progetto Sano chi Sa (A.S. 2016/2017).

Rispetto all’alimentazione, il 58,3% degli studenti coinvolti nel progetto durante l’anno scolastico 2016/2017 riferisce di fare regolarmente colazione nei giorni di scuola, principio fondamentale di una corretta alimentazione, mentre il 25,5% la salta.

Il 45,6% effettua spuntini tra i due pasti principali, sia a metà mattina che nel pomeriggio, mentre il 13,7% dichiara di non farli. Il 18,3% di essi mangia frutta più volte al giorno ed il 23,5% invece la mangia una volta al giorno, tutti i giorni. Il 12,9% mangia verdura più volte al giorno ed il 13,2% la mangia una volta al giorno, tutti giorni. Il 28,5% mangia verdura 2-4 giorni a settimana ed il 22,3% beve bibite gassate o zuccherate almeno una volta a settimana.

L’84,3% degli alunni riferisce di cenare tutti i giorni insieme ai genitori e solo il 23% riferisce di fare colazione con loro tutti i giorni. Poco più del 40% degli studenti svolge attività motoria 3-4 giorni a settimana, ma solo l’11% pratica ogni giorno i 60 minuti di attività motoria raccomandata. Più di uno studente su 4, il 29,3%, dichiara una sedentarietà superiore alle 4 ore al giorno, senza considerare le ore trascorse seduti a scuola.

Sanochisa: studenti del Lazio almeno 2 ore al giorno su PC, tablet e smartphone

Una considerevole percentuale (41,5%) di alunni delle scuole secondarie di primo grado del Lazio utilizza quotidianamente per più di due ore PC, tablet o smartphone per fare i compiti e per chattare, ed il 14,9% invece li utilizza per più di 4 ore al giorno. I ragazzi riferiscono di comunicare soprattutto attraverso Whatsapp e WeChat (il 74,3% li usa tutti i giorni) e non usare mai o quasi mai l’e-mail. Il 26,6% impiega almeno un’ora al giorno per vedere video, attraverso TV, DVD, YouTube.

Sanochisa riparte con la YouTube-star Lorenzo Baglioni e la campionessa Sonia Malavisi

Per l’anno scolastico 2017/2018 hanno aderito e parteciperanno al progetto Sano chi Sa 59 Istituti Comprensivi, con 247 classi e 5.300 alunni della scuola primaria e 226 classi e circa 5.000 alunni della scuola secondaria di primo grado distribuite su tutto il territorio regionale, con la totale copertura di tutte le province ed ASL.

È stato realizzato un aggiornamento del sito web www.sanochisa.it con l’aggiunta di altri materiali, quali il videoclip “Web Simulator” sull’uso consapevole del web con la YouTube-star Lorenzo Baglioni e i “videoconsigli” di Sonia Malavisi, campionessa italiana di salto con l’asta all’aperto e testimonial del progetto per l’attività fisica.

Per gli studenti delle scuole secondarie di primo grado, a conclusione delle attività, sarà organizzato un concorso per l’ideazione di un elaborato creativo.

Sanochisa premiato come progetto innovativo della sanità italiana

Sano chi Sa è stato premiato ad Innova Salute – S@lute 2016, Ambito educazione alla salute e al wellbeing, riservato alle eccellenze progettuali della Sanità Italiana ed ha ottenuto un riconoscimento come progetto innovativo, ben articolato e di rilevanza sociale.

I dati ottenuti dalle rilevazioni effettuate e la premiazione a livello nazionale del progetto mettono in luce quanto è importante continuare a trattare temi relativi ai corretti stili di vita dei ragazzi e a proseguire con il lavoro di promozione della salute in ambito scolastico.


I modi migliori per godersi i pasti di Natale durante la gravidanza

La celebrazione del Natale è legata a doppio filo alle riunioni familiari che prevedono innumerevoli e abbondanti pasti. E’ ormai consolidato che, arrivato questo momento, le donne incinte abbiano dubbi su cosa possano o non possano mangiare.

La prima raccomandazione di Paloma Ramos, nutrizionista dell’Instituto Valenciano di Infertilità (IVI), è “non cambiare eccessivamente la dieta e, soprattutto, non perdere di vista la massima di non mangiare per due”.

Qualsiasi alimento crudo fa parte della lista di quelli proibiti. All’interno di questo gruppo si trovano molluschi, crostacei, il foie, i pesci affumicati o quelli sotto sale. Il sushi può essere consumato solamente se è stato congelato previamente a meno 20º gradi per 24 – 48 ore. La carne va bene ma deve essere molto cotta. E’ importante evitare i formaggi non pastorizzati, bianchi o blu, perché potrebbero contenere listeria, mentre si raccomanda di non mangiare gli insaccati ed i salumi non cotti perché potrebbero essere portatori di toxoplasmosi.

Esistono studi recenti che affermano che il prosciutto stagionato da più di 20 mesi elimina la toxoplasmosi, “anche se è meglio non correre il rischio”, consiglia la nutrizionista.

D’altra parte è possibile mangiare carne, pesce e uova, sempre che questi alimenti siano ben cotti. “Sono eccellenti per lo sviluppo dell’embrione”, aggiunge la Dottoressa Daniela Galliano, Responsabile del Centro IVI di Roma. Alle donne incinte vegetariane si raccomanda l’assunzione di legumi durante la gravidanza, poiché i livelli di ferro risultano notevolmente inferiori alla norma (senza dimenticare che lo stesso deve essere integrato con le pasticche). Per un migliore assorbimento del ferro, sia sotto forma di alimenti sia sotto forma di pasticche, si raccomanda di evitare di assumere latticini un’ora prima e un’ora dopo, poiché è meglio accompagnarlo con la vitamina C (arancia, limone, pepe, ad esempio).

Sono inoltre raccomandati l’olio d’oliva, i formaggi stagionati e tutti gli alimenti che contengano acido folico come i broccoli, gli asparagi e le nocciole.

Gli specialisti di IVI ricordano che è sconsigliato bere bevande stimolanti e mangiare fegato per il suo elevato contenuto di vitamina A che, nelle prime settimane, può influenzare negativamente lo sviluppo del feto. E non si dovrebbe abusare del consumo di luccio, pesce spada e tonno rosso (per l’alto contenuto di mercurio e di metalli pesanti). Si possono invece mangiare pesci bianchi e salmone.

L’attenzione deve essere molto alta con le insalate o con le verdure crude che devono essere lavate accuratamente. “C’è più rischio di toxoplasmosi per frutta e verdura lavate male che per il prosciutto”, precisa Paloma Ramos, che raccomanda di “non mangiare insalate fuori casa, poiché non si conosce come siano state preparate. E in casa, lavarle molto bene, comprese quelle nelle buste di plastica”.

Rispetto al consumo di alcol, questo “deve essere pari a zero”, afferma con forza la nutrizionista. Unica eccezione, è possibile bere birra 0,0 (quella “senza” non va bene, poiché contiene quantità anche minime di alcol), per il suo apporto di vitamine, antiossidanti e minerali. Da questo punto di vista bisogna considerare gli apporti di vitamine e minerali presenti nei dolci come il torrone, dei quali non conviene “abusare”.

Concludiamo che, seguendo questi semplici consigli, si può godere appieno delle feste di Natale e affrontare i pasti di questi giorni pur mantenendo le linee guida sull’alimentazione prefissate dagli specialisti”- spiega Paloma Ramos.

 


Cioccolato e mandorle abbassano il colesterolo

Cioccolato e mandorle come ottimi alleati del cuore. Se assunti con moderazione, sembra aiutino a ridurre il rischio di malattie cardiache, in particolare quelle coronariche.

A rivelarlo è una ricerca della Pennsylvania State University, pubblicata su Journal of the American Heart Association 1.

Gli studiosi hanno preso in esame 31 persone di età compresa tra i 30 e i 70 anni. Per un mese, i partecipanti non hanno mangiato nessuno degli alimenti nello studio. Nel successivo periodo di un mese, hanno invece assunto 42,5 grammi di mandorle al giorno, in una fase successiva hanno mangiato 43 grammi di cioccolato fondente in combinazione con 18 grammi di polvere di cacao e in ultimo invece tutti e tre i cibi.

Lo studio ha mostrato che le mandorle consumate da sole abbassavano il colesterolo ‘LDL’, quello cosiddetto cattivo, del 7% e anche in combinazione col cioccolato risultavano ridotte le piccole particelle dense di LDL che sono un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

Il cioccolato fondente da solo, invece, non aumentava né diminuiva i livelli di colesterolo.

Da questo studio arriva un messaggio importante. Le mandorle devono essere parte di una dieta sana” – conclude Penny Kris-Etherton, autrice principale dello studio.

1 Effects of Dark Chocolate and Almonds on Cardiovascular Risk Factors in Overweight and Obese Individuals: A Randomized Controlled‐Feeding Trial – Yujin Lee, Claire E. Berryman, Sheila G. West, C.‐Y. Oliver Chen, Jeffrey B. Blumberg, Karen G. Lapsley, Amy G. Preston, Jennifer A. Fleming, Penny M. Kris‐Etherton – https://doi.org/10.1161/JAHA.116.005162 – Journal of the American Heart Association. 2017;6:e005162, Originally published November 29, 2017

FONTE | http://www.nutrieprevieni.it

Alzheimer: una miscela di nutrienti per contrastarlo in fase iniziale

47 milioni di persone in tutto il mondo soffrono di Alzheimer; si stima che tale numero sia destinato a raddoppiare ogni vent’anni, raggiungendo gli oltre 130 milioni nel 2050. In Italia sono 600mila le persone e le famiglie che affrontano quotidianamente la malattia, per la quale non esiste ancora una cura. Ma da un nuovo studio europeo giunge la speranza di poterne arginare il progredire.

Sono infatti stati pubblicati online, sul prestigioso The Lancet Neurology i risultati dello studio clinico europeo LipiDiDiet [per scaricare lo studio completo clicca qui], che dimostra come, nelle persone con Alzheimer in fase iniziale (stadio prodromico), l’assunzione una volta al giorno di una miscela di nutrienti, pur non migliorando una batteria di test neuropsicologici (NTB, un insieme di diversi test di apprendimento, memorizzazione e categorizzazione), permetta una significativa stabilizzazione delle performance cognitive e funzionali della vita quotidiana e una riduzione dell’atrofia cerebrale. La miscela di nutrienti, contenuta nell’alimento a fini medici speciali Souvenaid, è a base di “Fortasyn Connect”, composto di acidi grassi essenziali, vitamine e altri nutrienti, clinicamente testato.

Sebbene questo intervento nutrizionale non possa rappresentare una cura per l’Alzheimer, esso mostra in maniera evidente che prima si interviene, maggiore è il vantaggio per il paziente. È importante notare come la riduzione dell’atrofia cerebrale mostri che il beneficio non è solo sintomatico. Questo risultato non si era mai ottenuto prima” – ha affermato Tobias Hartmann, coordinatore del progetto LipiDiDiet.

Lo studio LipiDiDiet è parte di un ampio progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea e ha coinvolto 311 pazienti con Alzheimer in stadio iniziale (definito anche come MCI, Mild Cognitive Impairment, o lieve ritardo cognitivo) in 11 centri di quattro nazioni (Finlandia, Germania, Olanda e Svezia). I pazienti sono stati randomizzati per ricevere per 2 anni la bevanda funzionale in studio o una bevanda di controllo isocalorica.



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