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Dolore pelvico cronico: una malattia poco conosciuta!

Persiste ancora oggi un gap culturale legato al dolore che fa sì che questo sia sottovalutato e sottratto: è ancora considerato quasi normale o fisiologico che una donna provi dolore a causa di un problema ginecologico. Il mancato riconoscimento sociale del dolore cronico come patologia vera e propria, grave e invalidante è responsabile di un ulteriore aggravio del vissuto delle pazienti”, ha dichiarato Francesca Merzagora, Presidente di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere

Questo a commento dell’indagine quali-quantitativa “Il dolore pelvico: il punto di vista di ginecologi, delle pazienti e della popolazione femminile”, condotto da Elma Research per conto dell’Osservatorio su un campione di 600 donne di età compresa tra i 18 e i 55 anni, coinvolgendo anche 23 ginecologi e 10 pazienti, nell’ambito della campagna sul dolore pelvico cronico lanciata con il contributo incondizionato di Alfasigma. La campagna ha l’obiettivo di promuovere la sensibilizzazione e l’informazione su questa malattia, per aiutare le donne a dare un nome al proprio dolore e a comunicarlo al medico.

Dai dati raccolti emerge che 1 donna su 3 dichiara di soffrire di dolore pelvico, ma solo 1 su 10 ha ricevuto una diagnosi da una figura medica. È un dolore descritto come fastidioso, lancinante e assillante, che ha un notevole impatto sulla qualità della vita: il 22% delle donne dichiara di sentirsi a disagio, il 20% è nervosa, il 13% è frustrata, mentre il 9% si dichiara addirittura esausta. Questi dati confermano il fatto che si tratta di una problematica ancora poco capita e troppo spesso sottovalutata sia dal partner che dal ginecologo a tal punto che le pazienti dichiarano di non essere sempre credute in merito alla veridicità e intensità del dolore. Anche chi ne soffre sottovaluta la malattia: 1 donna su 5, infatti, alla comparsa dei primi sintomi, non si è recata dal medico.

Inoltre, i risultati dell’indagine dimostrano che la popolazione femminile è fortemente disinformata sull’argomento: benché l’85% delle donne abbia sentito parlare del dolore pelvico, ben 4 su 5 ritengono di non essere adeguatamente informate e più della metà di esse desidera maggiori informazioni. Il 72% vorrebbe ricevere notizie sulla malattia attraverso i canali medici istituzionali, il 50% tramite i media (stampa, TV) e il 46% predilige materiali informativi come opuscoli o libri, anche se dai dati emerge che è Internet il canale più utilizzato per cercare informazioni dal 38% delle donne.

Per contribuire a colmare il gap di conoscenza, è disponibile negli ospedali con i Bollini Rosa la brochure “Conoscere, comunicare, curare il dolore pelvico cronico” che mira a far conoscere la malattia e le varie attività realizzate nell’ambito del progetto, accanto a una campagna di comunicazione sui social. È stata ideata, inoltre, una App per la ginnastica intima femminile che mette a disposizione una serie di semplici esercizi da inserire nella routine quotidiana della donna e che si propone come utile strumento informativo di prevenzione. Aiuta, infatti, a comprendere meglio il corpo femminile e, nello specifico, il pavimento pelvico, contribuendo al benessere e al miglioramento della qualità della vita della donna. Da ultimo, per le donne che soffrono del disturbo, è anche disponibile, sul sito web di Onda, il “Diario mensile del dolore pelvico femminile”, da compilare giornalmente per almeno tre mensilità, registrando in modo sistematico il proprio dolore e i diversi aspetti che lo accompagnano e da presentare poi al proprio medico, in modo da fornirgli una rappresentazione completa e oggettiva dei disturbi. La finalità del diario è quella di rendere più agevole il dialogo medico-paziente e di migliorare la comunicazione del dolore, spesso complicata dal disagio avvertito e dalla difficoltà di trovare le parole più corrette.

Il progetto di Onda sul dolore pelvico cronico ha l’obiettivo di sensibilizzare le pazienti su questa malattia, e di dare loro alcuni strumenti utili a comunicare in modo efficace con il medico per migliorare una relazione che spesso è complessa a causa della difficoltà di descrivere intensità e qualità del dolore” – ha sottolineato ulteriormente Francesca Merzagora, Presidente di Onda.

Dall’indagine emerge bene quanto sia ancora importante promuovere attività di sensibilizzazione ad ampio raggio e con diversi obiettivi, che coinvolgano non solo le donne che ne soffrono, ma anche gli stessi medici. Dal punto di vista medico, infatti, il dolore pelvico è un sintomo che può dipendere da molti fattori, non sempre, per altro, afferenti a un ginecologo, e comporta una diagnosi differenziale che deriva da una progressiva esclusione delle varie cause fisiologiche. È quindi un percorso diagnostico-terapeutico che prevede più di una visita, ma che non ha un approccio univoco.

La sindrome da dolore pelvico cronico oggi si può curare in modo efficace con numerosi approcci terapeutici. Fondamentale è porre una corretta e tempestiva diagnosi di una condizione che se apparentemente non presenta elementi visibili, può essere facilmente diagnosticata con un accurato e mirato esame clinico che consideri l’esistenza del problema” – ha sottolineato Filippo Murina, Responsabile Servizio di Patologia del Tratto Genitale Inferiore, Ospedale V. Buzzi – Università degli Studi di Milano.

 


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Via libera al Viagra femminile

La Food and Drug Administration ha approvato Vyleesi, il farmaco messo a punto da Palatin Technologies e Amag Pharmaceuticals per ripristinare il desiderio sessuale nelle donne in pre-menopausa.

Vyleesi, rappresenta l’ultimo sforzo dell’industria farmaceutica per elaborare un trattamento che alcuni hanno definito come “Viagra femminile”. Molti dei tentativi precedenti hanno infatti fallito.

Gli analisti ritengono che questo farmaco possa raggiungere vendite per un miliardo di dollari. Vyleesi, a basi di bremelanotide, agisce attivando le vie cerebrali coinvolte nel desiderio e nella risposta sessuale, aiutando le donne in premenopausa con disturbo da desiderio sessuale ipoattivo.

Fonte: Reuters Health News

Per la Festa della Mamma, l’impegno di IVI per le donne che desiderano la maternità

Oggi 12 maggio si celebra in Italia la Festa della Mamma. Per molte donne che stanno affrontando le sfide dell’infertilità questa ricorrenza rappresenta molto di più rispetto ad una semplice domenica di primavera.

Da circa 30 anni in prima linea nella ricerca scientifica, l’Istituto Valenciano di Infertilità (IVI) rappresenta un punto di riferimento per le coppie con problemi di infertilità e da sempre è al fianco delle donne che desiderano provare la gioia della maternità. Grazie, soprattutto, a tecniche all’avanguardia e al supporto di specialisti della fertilità che possono vantare una grande competenza in diversi settori: dalla preservazione della fertilità alla ricerca sull’utero e sul trattamento delle cellule staminali fino al ringiovanimento ovarico e alla genetica.

La festa della mamma celebra una relazione unica e preziosa, per le madri che già lo sono e per quelle che lo saranno, anche grazie al nostro aiuto. IVI è un centro leader nella medicina riproduttiva, con più di 30 cliniche presenti in Spagna e oltre 65 in tutto il mondo. I nostri successi nel campo della fecondazione assistita sono testimoniati anche dalle 23.354 telefonate fatte nel 2018 per comunicare la positività dei test di gravidanza – ha dichiarato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Secondo la Relazione annuale sullo stato di attuazione della Legge 40/2004 in materia di Procreazione medicalmente assistita (Pma), in Italia nel 2016 sono state trattate 77.522 coppie sia con tecniche di I livello (inseminazione semplice) sia di II e III livello (fecondazione in vitro); 97.656 i cicli iniziati e 13.582 i bambini nati vivi, che rappresentano il 2,9% di tutti i nati vivi nel 2016 nel nostro Paese.

Le nostre cliniche offrono alle future madri trattamenti personalizzati come l’inseminazione artificiale, la fecondazione in vitro e l’ovodonazione per tutelare la salute della donna e del bambino. Anche in un giorno così speciale come la festa della mamma vogliamo ribadire che siamo al fianco di quelle donne che lottano quotidianamente per diventare genitori e, allo stesso tempo, ottenere le migliori percentuali di gravidanza con bambini sani” – ha concluso Daniela Galliano.

 

Alimentazione e gravidanza: utili consigli alle donne che vogliono diventare madri

Gravidanza e allattamento costituiscono le basi dello sviluppo umano.

In tutti e due i cicli l’importanza dell’alimentazione della donna assume un ruolo fondamentale e imprescindibile.

Chiunque sia incinta e improvvisamente responsabile di una piccola creatura si preoccupa della propria dieta.

E giustamente, perché la donna in stato interessante nutre il nascituro dal suo sangue attraverso il cordone ombelicale. Tuttavia, questo non significa che una donna incinta debba improvvisamente aumentare la sua alimentazione.

Occorre, al contrario, porre un’attenzione estrema all’equilibrio nutrizionale della madre durante il periodo di gestazione per salvaguardare la propria salute e quella del nascituro.

Infatti, se naturalmente durante la gravidanza un aumento di peso è fisiologico, in alcuni casi, quando questo aumento risulti eccessivo, si può andare incontro a vari problemi sia per la madre che per il bambino.

La consulenza del proprio ginecologo ed uno schema alimentare personalizzato offriranno una corretta e precisa informazione sugli alimenti consentiti e su quelli da evitare.

L’IVI, Istituto Valenciano di Infertilità è, dal 1990, anno della sua fondazione, all’avanguardia in tutto il mondo nel campo della Riproduzione assistita, la Conservazione della fertilità e lo sviluppo di trattamenti di fecondazione in vitro e utilizza il suo know-how anche per consigli e suggerimenti sull’alimentazione relativa alla gestazione e all’allattamento del bambino.

Per il sano sviluppo dell’embrione si consiglia una dieta estremamente varia evitando quei cibi che possono aumentare il rischio di toxoplasmosi, quali pesce crudo, molluschi, crostacei, carni poco cotte ed anche insaccati, pollame e selvaggina. Al contrario sono indicati carne ben cotta e pesci delicati come sogliola e merluzzo cucinati al vapore” – ricorda Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Per le uova ed il latte le raccomandazioni consigliano di consumare le prime ben cotte e con il tuorlo ben addensato al fine di evitare il rischio di salmonellosi. Si deve poi assumere il latte solo dopo accurata bollitura per evitare infezioni batteriche quali l’Escherichia coli.

Frutta e verdura sono ammesse nella dieta ma occorre lavare e sbucciare la frutta e lavare accuratamente la verdura – afferma Daniela Galliano.

Innumerevoli, inoltre, sono i consigli su ciò che è assolutamente da evitare.

Le bevande alcoliche sono tabù durante la gravidanza. L’alcool può arrecare gravi danni al bambino o causare aborto. Dal momento che la quantità critica sembra essere individualmente diversa, è meglio astenersi completamente dall’alcool. La caffeina in grandi quantità può anche influenzare lo sviluppo del bambino e il peso alla nascita – continua Daniela Galliano.

E quando il bambino è nato, cosa devono fare le neo mamme per garantire al proprio figlio il migliore allattamento?

Le mamma non devono seguire una dieta specifica. E’ però consigliabile l’assunzione di proteine, lipidi e glucidi, oltre a frutta fresca e verdure. E’ inoltre fondamentale bere almeno 2 litri e mezzo di acqua al giorno, mentre sono da evitare il fumo, i superalcolici e la birra e non bisogna superare le 2 tazzine di caffè al giorno. Per il benessere del lattante sarebbe meglio dire ‘no’ anche a selvaggina frutta secca crostacei, fragole, arachidi e cioccolata ed evitare cavoli, aglio, cipolle, pepe e peperoncino” – conclude Daniela Galliano.

L’IVI è al fianco delle future madri con il suo blog, un vero e proprio vademecum, ricco di informazioni e suggerimenti utile alla soluzione dei loro innumerevoli dubbi.

 

 


Salute della donna: 4^ edizione dell'(H)Open Week

Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, in occasione della Giornata nazionale della salute della donna che si celebra il 22 aprile, organizza la 4^ edizione dell’(H)Open Week con l’obiettivo di promuovere l’informazione e i servizi per la prevenzione e la cura delle principali malattie femminili.

Nella settimana dall’11 al 18 aprile attraverso gli oltre 190 ospedali premiati con i Bollini Rosa che hanno aderito all’iniziativa saranno offerti gratuitamente visite, consulti, esami strumentali e saranno organizzati eventi informativi e molte altre attività nell’ambito della salute della donna. Inoltre, saranno distribuite brochure e locandine informative su alcune delle principali malattie femminili come dolore cronico, dolore pelvico, endometriosi e atrofia vulvo-vaginale.

I servizi offerti sono consultabili sul sito www.bollinirosa.it con indicazioni su date, orari e modalità di prenotazione. Sarà possibile selezionare la Regione e la Provincia di interesse per visualizzare l’elenco degli ospedali che hanno aderito e consultare il tipo di servizio offerto.

L’iniziativa gode del patrocinio di 27 Società Scientifiche* ed è resa possibile anche grazie al contributo incondizionato di Alfasigma, Grunenthal Italia, Inpha Duemila e Theramex.

Questa iniziativa, nata in occasione dell’istituzione della Giornata Nazionale sulla Salute della Donna, è giunta alla quarta edizione e rappresenta uno degli appuntamenti che mi stanno più a cuore tra quelli promossi da Onda nel corso dell’anno. Hanno aderito oltre 190 ospedali con i Bollini Rosa in tutte le regioni italiane mettendo a disposizione molteplici servizi gratuiti – visite, esami diagnostici, consulenze, convegni, e distribuzione di materiale informativo su varie patologie femminili. I Bollini Rosa, da 10 anni sono un esempio concreto di applicazione di una medicina genere-specifica in ambito ospedaliero e sono ormai 306 su tutto il territorio. A marzo è stato lanciato il nuovo bando biennale riservato agli ospedali pubblici o privati accreditati che vorranno entrare a far parte del nuovo network in fase di costituzione” – ha dichiara Francesca Merzagora, Presidente Onda.

*Associazione Bulimia Anoressia (ABA), Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), Associazione Ginecologi Universitari Italiani (AGUI), Associazione Italiana Celiachia (AIC), Associazione Medici Diabetologi (AMD), Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI), Associazioni Regionali Cardiologi Ambulatoriali (ARCA), Associazione Senonetwork Italia Onlus, Società Italiana di Diabetologia (SID), Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST), Italian College of Fetal Maternal Medicine (SIDIP), Società Italiana di Endocrinologia (SIE), Società Italiana di Fertilità e Medicina della Riproduzione (SIFES e MR), Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), Società Italiana Ginecologia Terza Età (SIGITE), Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (SIGOT), Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa (SIIA), Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza (SIMEU), Società Italiana di Neurologia (SIN), Associazione autonoma aderente alla SIN per le demenze (SIN-DEM), Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), Società Italiana di Pediatria (SIP), Società Italiana di Psichiatria (SIP), Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare (SIPREC), Società Italiana di Reumatologia (SIR), Società Italiana di Urodinamica (SIUD).

 


Caregiving: un “lavoro” da donne

Sono un vero e proprio esercito le donne caregiver ossia che “si prendono cura” di familiari ammalati, figli, partner o più spesso genitori con diversi gradi di intensità. Lo fanno 86 donne su 100. Un terzo di queste si occupa dei propri cari senza aiuti, solo la metà fa affidamento su collaborazioni saltuarie in famiglia e soltanto nel 14% dei casi si appoggia a un aiuto esterno. Per le donne lavoratrici la situazione si aggrava ulteriormente dal momento che solo 1 su 4 può avere accesso al part-time, allo smart working o agli asili assistenziali.

A fornire il profilo dei caregiver il Libro bianco 2018 “La salute della donna – Caregiving, salute e qualità della vita” di Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, grazie alla collaborazione di Farmindustria, presentato a Roma il 29 novembre scorso. Giunto alla sesta edizione, il Libro bianco sulla salute della donna, che tradizionalmente fotografa lo stato di salute delle donne italiane, quest’anno dedica un approfondimento al caregiving proprio per il suo impatto sulla salute e sulla qualità della vita e per il suo valore sociale.

Il carico di lavoro che il caregiver si trova ad affrontare quotidianamente, che va dall’accudimento generale a compiti propriamente infermieristici come eseguire medicazioni e somministrare farmaci a mansioni burocratiche, ha un forte impatto sulla salute psicofisica e sullo stile di vita: in molti trascurano la propria salute anteponendo quella della persona che accudiscono e si trovano così a rimandare visite mediche, controlli ed esami, a seguire un’alimentazione scorretta, privandosi spesso di una regolare attività fisica e del giusto riposo notturno. Inoltre, a livello psichico hanno un forte carico di stress che può rivelarsi attivatore di malattie e depressione, fino ai casi più estremi dove il caregiver può sperimentare la sindrome del burnout, uno stato di esaurimento emotivo, mentale e fisico causato da uno stress prolungato nel tempo legato ad un carico eccessivo di lavoro e problemi familiari. In aggiunta, il cambiamento di abitudini e la mancanza di tempo libero modificano le relazioni affettive e familiari portando all’isolamento.

E quando sono le donne a stare male? Nel 46% dei casi di problemi lievi di salute e nel 29% delle situazioni più gravi, la donna si prende cura di sé stessa da sola. Ben il 68% delle donne, con alto tasso di coinvolgimento nel caregiving, è totalmente autonoma nella gestione delle proprie problematiche di salute, talvolta anche fortemente invalidanti.

Per quanto riguarda la salute delle donne il Libro bianco conferma che, nonostante vivano più a lungo – 84,9 anni, contro gli 80,6 degli uomini -, hanno un’aspettativa di vita “in buona salute” di 57,8 anni rispetto ai 60 per gli uomini perché più soggette a fragilità, polipatologie, perdita di autosufficienza e più predisposte a disturbi cognitivi e depressivi.

La donna è al centro del sistema salute, ma anche del processo di cura dei soggetti più fragili e ciò determina un carico assistenziale che impatta notevolmente sulla salute e sulla qualità della vita. Come Osservatorio che nell’ambito delle proprie attività ha uno sguardo attento alle persone ricoverate in ospedale attraverso i Bollini Rosa e al mondo degli anziani attraverso i Bollini RosaArgento, dedicare un volume di approfondimento al tema dei caregiver di malati e anziani rappresenta un impegno di particolare significato. Si tratta di un esercito, secondo i dati ISTAT 2011, di oltre 15 milioni di persone a volte anziane loro stesse e prevalentemente donne, che attende un riconoscimento non solo economico, ma anche ‘affettivo’ per il loro ruolo. Infatti, l’Italia ad oggi è uno dei pochi Paesi in cui tale figura non gode di sufficiente tutela. Ci auguriamo che in concomitanza all’uscita di questo volume, vengano disciplinati tutti i diritti e le agevolazioni di chi presta assistenza famigliare” – sostiene Francesca Merzagora, Presidente di Onda.

Il caregiving è donna. È la donna – come emerge dallo studio Onda – a tenere le fila del corretto stile di vita della famiglia e delle condizioni di salute di marito, figli e genitori. E ricopre un ruolo da ‘manager familiare’ fondamentale per il benessere e la cura di tutti. Basti pensare al corretto uso dei farmaci, all’aderenza terapeutica, al dialogo con il medico di famiglia o con gli specialisti. Per occuparsi degli altri, spesso trascura se stessa, anche nella gestione della propria malattia. La donna va sostenuta di più e meglio. L’industria farmaceutica ne è consapevole perché è ‘rosa’. Con una quota al femminile che supera il 40% del totale degli addetti, con punte di oltre il 50% nella R&S. Proprio per questo – da diversi anni – si è dotata di un welfare all’avanguardia: dalla previdenza alla sanità integrativa, dai servizi di assistenza, a misure per ‘dilatare’ il tempo (mensa, carrello della spesa, smart working). Le aziende vogliono insistere sul fattore ‘D’. Per migliorare concretamente la qualità di vita dell’universo femminile e dell’intera famiglia” – commenta Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria.

È noto che le donne vivono più a lungo degli uomini ma purtroppo questi ‘anni in più’ sono gravati da una maggiore disabilità e fragilità. Di conseguenza le necessità e quindi il carico assistenziale a domicilio, in RSA, ma anche in ospedale, riguardano principalmente le donne. Il paradosso è che proprio le donne sono anche le principali fornitrici di assistenza come caregiver del coniuge e dei familiari più anziani, ma anche come caregiver professionisti in casa e in strutture sanitarie. La formazione tecnica e psico-sociale è un elemento cruciale per garantire un’assistenza appropriata degli anziani disabili e fragili” – commenta Alberto Pilotto, Direttore Dipartimento Cure Geriatriche, Ortogeriatria e Riabilitazione – Area delle Fragilità, E.O. Ospedali Galliera, Genova.

Il ruolo del caregiver nella gestione del paziente affetto da patologia neurologica è determinante. Oggi siamo consapevoli che l’attenzione volta al caregiver equivale, infatti, al prendersi cura del paziente medesimo. La donna, compagna o badante, rappresenta l’ossatura del sistema di caregiving. Questo ruolo, spesso sottostimato, è al contrario centrale fino a meritare un’attenzione particolare sia nella formazione assistenziale medica che educativa più ampia. L’Università degli Studi di Milano ha infatti organizzato dal 2005 un corso di formazione per assistenti familiari di pazienti con malattie neurologiche avanzate, contribuendo in modo determinante a rendere più efficace la presa in carico del paziente in Italia” – conclude Vincenzo Silani, Direttore U.O. Neurologia e Stroke Unit, IRCCS Istituto Auxologico Italiano, Milano.

A completare la fotografia della salute della donna in Italia il Libro bianco registra per la prima volta una differenza minima tra i generi sul fumo di tabacco: le donne fumatrici sono aumentate da 4,6 milioni (2016) a 5,7 (2017), mentre gli uomini fumatori sono parallelamente diminuiti da 6,9 a 6 milioni, portando le percentuali di fumatori rispettivamente al 20,8% e 23,9%. Le consumatrici a rischio per alcol sono invece meno della metà dei consumatori, rispettivamente il 9,1% e il 23,2%. Nonostante le donne in sovrappeso siano meno degli uomini (27,2% contro 44,5%), sono loro a praticare meno sport e a essere più sedentarie: solo il 20,8% fa attività sportiva con continuità e il 43,4% è sedentaria, contro, rispettivamente il 29,7% e il 34,8% degli uomini.

 


IVI rinnova la sua vicinanza alle donne colpite dal cancro

Ottobre è stato il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, il cancro più frequente nella popolazione femminile e che rappresenta il 29% di tutte le neoplasie che colpiscono le donne italiane.

Secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero della Salute1 ancora oggi questo tipo di tumore rappresenta la prima causa di mortalità per cancro nelle donne, con un tasso pari al 17% di tutti i decessi oncologici del sesso femminile.

Tra i fattori di rischio più frequenti troviamo l’età, la familiarità e la predisposizione genetica. Più del 75% dei casi di tumore del seno colpisce, infatti, le donne sopra i 50 anni, mentre circa il 5-7% delle donne con tumore al seno annovera più di un familiare stretto malato, soprattutto nei casi delle più giovani; infine, esistono alcuni geni che predispongono a questo tipo di tumore, il BRCA1 e il BRCA2, che sono responsabili del 50% circa delle forme ereditarie di cancro del seno e dell’ovaio

L’Istituto Valenciano di infertilità (IVI), è da sempre vicino alle pazienti oncologiche, dando loro la possibilità di preservare gratuitamente la propria fertilità inevitabilmente colpita dalle terapie necessarie per la cura, attraverso la crioconservazione degli ovociti.

Lavoriamo alacremente per dare una speranza di genitorialità a queste donne colpite da tumore. Le tecniche per preservare la fertilità offrono, oggi, risultati incoraggianti con tassi di successo delle tecniche di PMA che impiegano ovociti scongelati sovrapponibili a quelli con ovociti freschi. La prospettiva di una gravidanza dopo la guarigione è molto importante per queste donne e può rappresentare una forte motivazione per affrontare e sconfiggere la malattia” – spiega Daniela Galliano, Responsabile del Centro IVI di Roma .

Già quest’anno abbiamo dato il nostro sostegno alla campagna della Komen, partecipando attivamente alla Race for the Cure dello scorso maggio e confidiamo di ripetere questa bellissima esperienza anche il prossimo anno per sostenere i progetti per la lotta ai tumori al seno” – conclude Daniela Galliano.

 

Secondo le linee guida del Ministero della Salute, la mammografia è il metodo più efficace per la diagnosi precoce del tumore al seno. Le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni dovrebbero effettuarla ogni due anni, anche se la cadenza può variare a seconda della storia personale e delle raccomandazioni mediche che oggi tendono a far fare i controlli già dopo i 40 anni.

In alcune Regioni si sta sperimentando da tempo lo screening tra i 45 e i 74 anni, con una periodicità annuale nelle donne sotto ai 50 anni.

Infine molto importante per la diagnosi precoce è l’autoesplorazione che tutte le donne possono e devono fare impiegando pochi minuti una volta al mese, perché il cancro al seno è curabile se si scopre in tempo.

1Ministero della Salute/Salute della Donna/Tumori e screening



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