Posts Tagged 'donna'

Ginecologia: torna l'(H)-Open Weekend di Fondazione Onda

In occasione della Festa della Donna, Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere, organizza l’(H)-Open Weekend dedicato alla ginecologia. In tutto il territorio nazionale, gli ospedali con i Bollini Rosa aderenti al progetto apriranno le porte alla popolazione femminile dal 6 al 9 marzo con consulti, colloqui, esami strumentali, info point e distribuzione di materiale informativo.

Obiettivo dell’iniziativa è quello di promuovere la consapevolezza e la corretta informazione in merito ai disturbi fisici femminili e ai cambiamenti psico-emotivi che derivano dalla menopausa. Tali modificazioni possono influenzare in particolare la salute sessuale, parte integrante dell’equilibrio psico-fisico della donna e del benessere di coppia, che deve essere tutelata.

Tra le problematiche intime che si verificano in questa fase della vita della donna, una speciale attenzione viene dedicata all’atrofia vulvo-vaginale, disturbo che modifica l’apparato urogenitale con conseguenti fastidi che tendono a persistere nel tempo. L’atrofia vulvo-vaginale deve essere considerata una malattia e non una complicanza “inevitabile” della menopausa. Per questo è fondamentale il dialogo con il proprio ginecologo per la scelta della strategia terapeutica più adeguata.

La Festa della Donna è per Onda un’occasione per offrire alla popolazione femminile strumenti di prevenzione e sensibilizzazione in ambito ginecologico con questa iniziativa, pianificata prima dell’emergenza Coronavirus. Nelle varie fasi della sua vita la donna si trova ad affrontare diverse problematiche ginecologiche che occorre affrontare tempestivamente in quanto importanti per preservare la sua salute sessuale e riproduttiva e per garantire il benessere psico- fisico” – ha spiegato Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda.

Sul sito www.bollinirosa.it è possibile scaricare una brochure informativa e visualizzare l’elenco dei centri ancora aderenti con indicazioni su date, orari e modalità di prenotazione dei servizi offerti.

Il sito è in continuo aggiornamento alla luce dei provvedimenti per il contenimento e la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 che ha messo molti dei 220 ospedali, che avevano aderito inizialmente a questa iniziativa, nell’impossibilità di garantire i servizi promessi.

L’(H)-Open Weekend gode del patrocinio di AGUI – Associazione Ginecologi Universitari Italiani, AOGOI – Associazione Ostetrici Ginecologici Ospedalieri Italiani, SIGITE – Società Italiana Ginecologia della Terza Età, SIGOSocietà Italiana di Ginecologia e Ostetricia, SIM – Società Italiana Menopausa ed è reso possibile grazie al contributo non condizionante di Theramex.

 

Uno studio di IVI pioniere della vitrificazione, tra i 25 migliori nella storia dell’ASRM

Il successo nella vitrificazione degli ovuli è una pietra miliare che ha segnato la storia della medicina riproduttiva.

Dopo quasi trent’anni di risultati infruttuosi, il significativo affinamento della tecnica di vitrificazione offre alle donne la possibilità di conservare i loro ovuli mantenendo un’alta qualità anche dopo la devitrificazione che si fa per l’utilizzo nei trattamenti riproduttivi.

In questo senso, lo studio intitolato “Comparison of concomitant outcome achieved with fresh and cryopreserved donor oocytes vitrified by the Cryotop method”, guidato dalla dott.ssa Ana Cobo, direttore dell’Unità di Criobiologia di IVI Valencia, ha promosso l’uso diffuso della vitrificazione degli ovuli nella pratica clinica quotidiana poco più di 10 anni fa, diventando una ricerca pionieristica a livello mondiale in termini di applicazione clinica del metodo. Pertanto, la rilevanza scientifica, medica e sociale di questo studio lo colloca come uno dei 25 lavori più importanti nella storia della American Society for Reproductive Medicine (ASRM), uno dei più importanti a livello mondiale.

Abbiamo prelevato ovociti dalla stessa donatrice, ne abbiamo vitrificati la metà e li abbiamo scongelati dopo un’ora, mentre l’altra metà degli ovociti è rimasta nell’incubatrice. Una volta devitrificati gli ovociti, li abbiamo fecondati insieme a quelli freschi, con lo stesso seme e allo stesso tempo. Questo ci ha permesso di valutare lo sviluppo di embrioni generati da ovociti vitrificati e freschi nelle stesse condizioni, confrontando i tassi di fecondazione, la divisione precoce e lo sviluppo a blastocisti. E’ stato sorprendente vedere che i risultati ottenuti erano simili in termini di questi 3 parametri; abbiamo quindi iniziato a vitrificare gli ovuli delle donatrici, poiché sapevamo che sarebbero sopravvissute e che gli embrioni risultanti avevano la stessa capacità di impianto e di dare origine a gravidanze degli embrioni provenienti da ovociti freschi” – ha spiegato Ana Cobo, considerata da molti colleghi come “la madre della vitrificazione“.

Questo studio ha segnato una svolta nel campo della riproduzione assistita, qualcosa che è persino arrivata a essere chiamata la seconda rivoluzione per le donne, dopo la pillola contraccettiva. Una schiusa scientifica che ha permesso di dimostrare la possibilità di ottenere embrioni vitali lavorando con ovociti vitrificati; hanno poi seguito questo percorso centinaia di cliniche e centri dedicati al settore riproduttivo.

Ciò ha significato che oggigiorno abbiamo programmi di crioconservazione efficienti di cui molte pazienti possono beneficiare, con indicazioni molto diverse: pazienti in trattamento riproduttivo con bassa risposta ovarica, come alternativa per evitare il rischio di iperstimolazione ovarica, donne che decidono di preservare la loro fertilità, sia per motivi medici, oncologici o per scelta, e persino per i pazienti con endometriosi, una malattia che può compromettere la futura fertilità, in cui abbiamo recentemente dimostrato i risultati incoraggianti della vitrificazione degli ovociti” – ha aggiunto Ana Cobo.

Lo stoccaggio di ovuli nelle banche è diventato una procedura standard nei programmi di donazione, a cui sono stati aggiunti notevoli miglioramenti, in particolare nella logistica del processo, che hanno consentito di ridurre e eliminare lunghe liste di attesa.

Tuttavia, anche gli studi recenti indicano che la preservazione della fertilità come alternativa efficace per garantire la futura maternità, presenta fattori limitanti da non trascurare, come l’età e la quantità di ovociti.

La verità è che, attualmente, la crioconservazione dei gameti femminili rappresenta una parte essenziale della riproduzione assistita, dati gli alti tassi di successo raggiunti grazie all’ottimizzazione di questa tecnica, ma è importante incoraggiare le donne e sensibilizzarle sulla necessità di vitrificare le loro uova prima dei 35 anni, poiché da questa età la loro fertilità inizia a diminuire e con essa le possibilità di successo riproduttivo” – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Questo riconoscimento da parte dell’ASRM premia il lavoro di un team multidisciplinare di specialisti che lavora e fa ricerca instancabilmente per offrire i migliori risultati a donne e coppie con il desiderio di realizzare obiettivi importanti come quello di essere genitori.

Essere tra i 25 migliori lavori dell’ASRM un onore per me, una pietra miliare e un’enorme soddisfazione, non solo a livello personale, ma anche per il lavoro svolto dal team di professionisti di alto livello che abbiamo. La dedizione di ciascuno di essi e il loro coinvolgimento con i pazienti, così come l’incessante lavoro di ricerca che svolgono, ci consentono di applicare su larga scala risultati come questo, qualcosa di base per la validazione di qualsiasi tecnica e strategia a livello clinico” – ha concluso Ana Cobo.


Nasce l’Osservatorio Nazionale permanente delle Donne per lo sport, il benessere e la salute nelle città

Si è svolta il 19 dicembre scorso, presso la Sala Nassirya di Palazzo Madama, la conferenza stampa di presentazione del Patto per la salute bene comune, all’interno del quale prenderà avvio l’Osservatorio nazionale permanente delle Donne per lo sport, il benessere e la salute nelle città, promosso dall’Intergruppo parlamentare “Qualità di vita nelle città” su iniziativa della Presidente Sen. Daniela Sbrollini.

L’obiettivo del Patto è stimolare, attraverso l’azione coordinata delle Donne, lo sviluppo di una consapevolezza che punti alla promozione del concetto di “Salute Bene Comune”, per dare vita a comunità di cittadini più coese, consapevoli di contribuire a costruire e a sostenere, giorno dopo giorno, un tessuto economico-sociale moderno, inclusivo e sostenibile, al servizio del bene comune.

Il Patto è stato sottoscritto innanzitutto dalla Ministra per le pari opportunità e la famiglia, On. Elena Bonetti, che, intervenendo alla conferenza stampa, ha dichiarato:

La nascita in seno all’Intergruppo parlamentare “Qualità di vita nelle città” di un Osservatorio permanente delle donne sui temi dello sport e della salute come bene comune è un’iniziativa lodevole, che certamente saprà dare un contributo importante di studio e di confronto al servizio dei cittadini. Iniziative come questa, anche nella politica, costruiscono comunità e permettono alle Istituzioni di interpretare la vita del Paese, per ascoltarne i bisogni e tradurli in azioni politiche efficaci. Volentieri oggi mi unisco alla promozione di questo Patto, augurando la miglior riuscita delle iniziative che da esso nasceranno”.

A seguire gli altri firmatari: On. Giusy Versace, atleta paralimpica; On. Roberto Pella, co-Presidente dell’Intergruppo e Vicepresidente vicario ANCI; Professor Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute e Presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri; Veronica Nicotra, Segretario Generale ANCI; Tiziana Frittelli, Presidente Federsanità e Direttore Generale Policlinico Tor Vergata; Professoressa Simona Frontoni, Università di Roma Tor Vergata; Luisa Rizzitelli, Presidente ASSIST; Ketty Vaccaro, Direttore Welfare Fondazione CENSIS.

L’esigenza di promuovere la salute e il benessere nelle città nasce dai dati relativi all’aumento delle malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, un fenomeno strettamente legato alla crescita della popolazione urbana che rappresenta oggi il principale rischio per la salute e lo sviluppo umano. Nel 2010, per la prima volta nella storia, infatti, è stato osservato che più di metà della popolazione mondiale risiedeva in città e che nel 2050 la stima della popolazione urbana si sarebbe attestata intorno al 70 per cento.

Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste, ha modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasformato il contesto ambientale e sociale in cui viviamo. Le città, da luoghi di maggiore protezione e benessere, diventano patogene, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione: le donne a questo rischio sono più esposte per le numerose condizioni fisiologiche su cui può incidere, quali ciclo mestruale, gravidanza, allattamenti, menopausa. La predisposizione a disturbi del comportamento alimentare, diabete, obesità e malattie croniche degenerative non trasmissibili sono un fardello cui, in misura crescente, il genere femminile paga un pesante contributo. Sono informazione, educazione e prevenzione gli strumenti efficaci insieme alla ricerca di settore, partendo dagli interferenti endocrini fino alla epigenetica” – afferma Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute e Presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Di qui l’iniziativa e la volontà d’identificare strategie di azione per rendere ancora più consapevoli cittadini e comunità dell’importanza della promozione della salute nei contesti urbani, immaginando un nuovo modello di welfare urbano.

Le donne sembrano consapevoli di questi rischi che il vivere nelle città comporta. Indagini demoscopiche raccontano, infatti, di un impegno crescente tra le donne per la conquista di salute e benessere. Emerge che le donne vorrebbero avere più tempo libero per un’attività fisica cui attribuiscono anche importanti elementi di aggregazione e socializzazione correlati. Questo aspetto comprensibilmente sembra essere ancora più rilevante con l’avanzare dell’età. La pratica sportiva delle donne è dunque correlata con una riorganizzazione dei tempi di lavoro, una reinterpretazione dei ruoli nella famiglia, una maggiore disponibilità di spazi accessibili e sicuri all’interno dei quartieri. Passa anche per una rivalutazione del proprio ruolo come persona che riconsidera molti obiettivi da raggiungere correlati con il benessere fisico e mentale” – spiega la Sen. Sbrollini, Presidente dell’Intergruppo e promotrice dell’iniziativa.

L’Italia oggi può essere in prima linea nello studio di queste dinamiche correlate alla salute derivanti dell’urbanizzazione se Governo, Sindaci, Università, Aziende Sanitarie ed Esperti sapranno interagire attraverso approcci e metodi multidisciplinari, multisettoriali, multiattoriali, declinati secondo una forte collaborazione e una dinamica di scambio fra i livelli istituzionali coinvolti.

Infine, Roberto Pella, co-Presidente dell’Intergruppo, ha concluso:

Sono convinto che il punto di vista privilegiato con cui nasce questo Osservatorio sia fondamentale per lo sviluppo delle attività dell’Intergruppo: è innegabile che la donna svolge già, consapevolmente, nei propri ruoli all’interno della società, un imprescindibile ruolo di collegamento e di accrescimento di una cultura aperta, sostenibile, attenta alle esigenze, talvolta anche inespresse, di chi la circonda. L’Osservatorio potrà contribuire proprio a far emergere e mettere in relazione tutte le azioni positive in ottica di promozione della salute come bene comune e del benessere delle nostre comunità.”


Bollini Rosa: crescono gli Ospedali al fianco della donna

Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, ha assegnato i Bollini Rosa 2020-2021 agli ospedali che offrono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie che riguardano l’universo femminile. Rispetto al biennio precedente gli ospedali premiati sono aumentati, passando da 306 a 335. Oltre a una crescita numerica, assistiamo a un miglioramento qualitativo: gli ospedali che hanno ottenuto il massimo riconoscimento, tre bollini, sono infatti passati da 71 dello scorso Bando a 96 di questa edizione. 167 strutture hanno conquistato due bollini e 72 un bollino.

Una particolare attenzione è rivolta quest’anno al tema della depressione, che riguarda 3 milioni di persone in Italia, di cui più di 2 milioni sono donne. Per questo sono state assegnate delle “menzioni speciali” a 10 ospedali con i Bollini Rosa che si distinguono per l’impegno sul tema della “depressione in un’ottica di genere”. Fondazione Onda segnala anche 3 ospedali virtuosi ubicati nel Sud Italia (il C.R.O.B. di Rionero in Vulture, il Neuromed di Pozzilli e il Rodolico di Catania) che hanno ottenuto il massimo riconoscimento nella candidatura, migliorando rispetto al Bando precedente, come esempi di buone pratiche clinico-assistenziali e importanti punti di riferimento sul territorio regionale, nello specifico per le patologie neurologiche e oncologiche.

La 9a edizione dei Bollini Rosa, che ha visto la partecipazione di 344 ospedali italiani e il patrocinio di 24 società scientifiche rinnova il nostro impegno nella promozione di un approccio gender-oriented all’interno delle strutture ospedaliere riconoscendo l’importanza della sua promozione attraverso servizi e percorsi a misura di donna, in tutte le aree specialistiche. Qualità e appropriatezza delle prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale, elementi indispensabili per assicurare uniformità di accesso alle prestazioni, sono evidenziate dagli ospedali con i Bollini Rosa che vengono valutati e premiati mettendo in luce le specialità di maggior impatto epidemiologico nell’ambito della salute femminile, i servizi e i percorsi dedicati nonché l’accoglienza e l’accompagnamento alle donne. I 335 ospedali premiati costituiscono una rete di scambio di esperienze e di prassi virtuose, un canale di divulgazione scientifica per promuovere l’aggiornamento dei medici e degli operatori sanitari e per la popolazione l’opportunità di poter scegliere il luogo di cura più idoneo alle proprie necessità, nonché di fruire di servizi gratuiti in occasione di giornate dedicate a specifiche patologie, con l’obbiettivo di sensibilizzare e avvicinare a diagnosi e cure appropriate” – ha affermato Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda.

La valutazione delle strutture ospedaliere e l’assegnazione dei Bollini Rosa è avvenuta tramite un questionario di candidatura composto da 489 domande, ciascuna con un valore prestabilito e suddivise in 18 aree specialistiche (due in più rispetto alla precedente edizione per l’introduzione di dermatologia e urologia). Un’apposita commissione multidisciplinare, presieduta da Walter Ricciardi, Direttore del Dipartimento di Scienze della Salute della Donna, del Bambino e di Sanità Pubblica del Policlinico Gemelli di Roma, ha validato i bollini conseguiti dagli ospedali a seguito dell’applicazione di un algoritmo tenendo in considerazione anche gli elementi qualitativi di particolare rilevanza non valutabili nel questionario (progetti speciali, fiori all’occhiello, ecc.).

Tre i criteri di valutazione tenuti in considerazione, la presenza di: specialità cliniche che trattano problematiche di salute tipicamente femminili o trasversali ai due generi che necessitano di percorsi differenziati, percorsi diagnostico-terapeutici e servizi clinico-assistenziali focalizzati sulle caratteristiche psico-fisiche della paziente e infine l’esistenza di servizi relativi all’accoglienza e alla degenza della donna (volontari, mediazione culturale e assistenza sociale).

A partire da oggi, 7 gennaio 2020, sul sito www.bollinirosa.it è possibile consultare le schede degli ospedali premiati, suddivisi per Regione, con l’elenco dei servizi valutati.

Onda dal 2007 attribuisce i Bollini Rosa agli ospedali italiani ‘vicini alle donne’ che offrono percorsi diagnostico-terapeutici e servizi dedicati alle patologie femminili di maggior livello clinico ed epidemiologico riservando particolare cura alla centralità della paziente. L’assegnazione dei Bollini Rosa avviene sulla base della valutazione dei servizi offerti dai reparti che curano le principali patologie femminili. Come Presidente AGENAS e per il ruolo che ricopro è un’iniziativa che reputo di grande importanza. La salute della donna, le sue peculiarità e il differente approccio necessario nella ricerca, ma anche nella cura, sono delle priorità. Onda da anni rappresenta una realtà importante nel nostro Paese e, grazie al suo impegno quotidiano, ha contribuito notevolmente alla sensibilizzazione e alla prevenzione a tutela della salute” – ha spiegato Giacomo Bazzoni, Presidente Facente Funzione AGENAS.

Con la recente pubblicazione del piano sulla medicina di genere, in recepimento della legge 3/18, a livello nazionale si è di fatto riconosciuto anche il lavoro costante fatto in questi anni da Onda. Come sostengo da un po’ di tempo, il percorso di “accreditamento” dei bollini rosa ha sensibilizzato le direzioni aziendali e, ancora più importante, gli operatori, su un tema: quello della differenza dei generi in tutto il percorso di malattia dalla sotto-diagnosi alla terapia sia farmacologica che strumentale. L’assegnazione dei nuovi bollini è un ulteriore passo avanti per aumentare la consapevolezza nei confronti di questo sensibile problema di salute pubblica” – ha detto Flori Degrassi, Direttore Generale ASL Roma 2.

Il 2 dicembre scorso l’attenzione alla salute della donna testimoniata dai Bollini Rosa ha raggiunto una nuova dimensione, con la nascita del primo ospedale “rosa” in Italia.

Il primo ospedale italiano della donna, la Macedonio Melloni vuole essere la risposta di una struttura sanitaria lombarda tradizionalmente dedicata all’ostetricia/ginecologia ai bisogni di salute delle donne in tutte le fasce di età. Un modello organizzativo innovativo che attua percorsi specifici dove ricerca, clinica, formazione e comunicazione trovano la loro sintesi” – ha aggiunto Giuseppe De Filippis, Direttore sanitario dell’ASST Fatebenefratelli Sacco.

 


Dolore pelvico cronico: una malattia poco conosciuta!

Persiste ancora oggi un gap culturale legato al dolore che fa sì che questo sia sottovalutato e sottratto: è ancora considerato quasi normale o fisiologico che una donna provi dolore a causa di un problema ginecologico. Il mancato riconoscimento sociale del dolore cronico come patologia vera e propria, grave e invalidante è responsabile di un ulteriore aggravio del vissuto delle pazienti”, ha dichiarato Francesca Merzagora, Presidente di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere

Questo a commento dell’indagine quali-quantitativa “Il dolore pelvico: il punto di vista di ginecologi, delle pazienti e della popolazione femminile”, condotto da Elma Research per conto dell’Osservatorio su un campione di 600 donne di età compresa tra i 18 e i 55 anni, coinvolgendo anche 23 ginecologi e 10 pazienti, nell’ambito della campagna sul dolore pelvico cronico lanciata con il contributo incondizionato di Alfasigma. La campagna ha l’obiettivo di promuovere la sensibilizzazione e l’informazione su questa malattia, per aiutare le donne a dare un nome al proprio dolore e a comunicarlo al medico.

Dai dati raccolti emerge che 1 donna su 3 dichiara di soffrire di dolore pelvico, ma solo 1 su 10 ha ricevuto una diagnosi da una figura medica. È un dolore descritto come fastidioso, lancinante e assillante, che ha un notevole impatto sulla qualità della vita: il 22% delle donne dichiara di sentirsi a disagio, il 20% è nervosa, il 13% è frustrata, mentre il 9% si dichiara addirittura esausta. Questi dati confermano il fatto che si tratta di una problematica ancora poco capita e troppo spesso sottovalutata sia dal partner che dal ginecologo a tal punto che le pazienti dichiarano di non essere sempre credute in merito alla veridicità e intensità del dolore. Anche chi ne soffre sottovaluta la malattia: 1 donna su 5, infatti, alla comparsa dei primi sintomi, non si è recata dal medico.

Inoltre, i risultati dell’indagine dimostrano che la popolazione femminile è fortemente disinformata sull’argomento: benché l’85% delle donne abbia sentito parlare del dolore pelvico, ben 4 su 5 ritengono di non essere adeguatamente informate e più della metà di esse desidera maggiori informazioni. Il 72% vorrebbe ricevere notizie sulla malattia attraverso i canali medici istituzionali, il 50% tramite i media (stampa, TV) e il 46% predilige materiali informativi come opuscoli o libri, anche se dai dati emerge che è Internet il canale più utilizzato per cercare informazioni dal 38% delle donne.

Per contribuire a colmare il gap di conoscenza, è disponibile negli ospedali con i Bollini Rosa la brochure “Conoscere, comunicare, curare il dolore pelvico cronico” che mira a far conoscere la malattia e le varie attività realizzate nell’ambito del progetto, accanto a una campagna di comunicazione sui social. È stata ideata, inoltre, una App per la ginnastica intima femminile che mette a disposizione una serie di semplici esercizi da inserire nella routine quotidiana della donna e che si propone come utile strumento informativo di prevenzione. Aiuta, infatti, a comprendere meglio il corpo femminile e, nello specifico, il pavimento pelvico, contribuendo al benessere e al miglioramento della qualità della vita della donna. Da ultimo, per le donne che soffrono del disturbo, è anche disponibile, sul sito web di Onda, il “Diario mensile del dolore pelvico femminile”, da compilare giornalmente per almeno tre mensilità, registrando in modo sistematico il proprio dolore e i diversi aspetti che lo accompagnano e da presentare poi al proprio medico, in modo da fornirgli una rappresentazione completa e oggettiva dei disturbi. La finalità del diario è quella di rendere più agevole il dialogo medico-paziente e di migliorare la comunicazione del dolore, spesso complicata dal disagio avvertito e dalla difficoltà di trovare le parole più corrette.

Il progetto di Onda sul dolore pelvico cronico ha l’obiettivo di sensibilizzare le pazienti su questa malattia, e di dare loro alcuni strumenti utili a comunicare in modo efficace con il medico per migliorare una relazione che spesso è complessa a causa della difficoltà di descrivere intensità e qualità del dolore” – ha sottolineato ulteriormente Francesca Merzagora, Presidente di Onda.

Dall’indagine emerge bene quanto sia ancora importante promuovere attività di sensibilizzazione ad ampio raggio e con diversi obiettivi, che coinvolgano non solo le donne che ne soffrono, ma anche gli stessi medici. Dal punto di vista medico, infatti, il dolore pelvico è un sintomo che può dipendere da molti fattori, non sempre, per altro, afferenti a un ginecologo, e comporta una diagnosi differenziale che deriva da una progressiva esclusione delle varie cause fisiologiche. È quindi un percorso diagnostico-terapeutico che prevede più di una visita, ma che non ha un approccio univoco.

La sindrome da dolore pelvico cronico oggi si può curare in modo efficace con numerosi approcci terapeutici. Fondamentale è porre una corretta e tempestiva diagnosi di una condizione che se apparentemente non presenta elementi visibili, può essere facilmente diagnosticata con un accurato e mirato esame clinico che consideri l’esistenza del problema” – ha sottolineato Filippo Murina, Responsabile Servizio di Patologia del Tratto Genitale Inferiore, Ospedale V. Buzzi – Università degli Studi di Milano.

 


Via libera al Viagra femminile

La Food and Drug Administration ha approvato Vyleesi, il farmaco messo a punto da Palatin Technologies e Amag Pharmaceuticals per ripristinare il desiderio sessuale nelle donne in pre-menopausa.

Vyleesi, rappresenta l’ultimo sforzo dell’industria farmaceutica per elaborare un trattamento che alcuni hanno definito come “Viagra femminile”. Molti dei tentativi precedenti hanno infatti fallito.

Gli analisti ritengono che questo farmaco possa raggiungere vendite per un miliardo di dollari. Vyleesi, a basi di bremelanotide, agisce attivando le vie cerebrali coinvolte nel desiderio e nella risposta sessuale, aiutando le donne in premenopausa con disturbo da desiderio sessuale ipoattivo.

Fonte: Reuters Health News

Per la Festa della Mamma, l’impegno di IVI per le donne che desiderano la maternità

Oggi 12 maggio si celebra in Italia la Festa della Mamma. Per molte donne che stanno affrontando le sfide dell’infertilità questa ricorrenza rappresenta molto di più rispetto ad una semplice domenica di primavera.

Da circa 30 anni in prima linea nella ricerca scientifica, l’Istituto Valenciano di Infertilità (IVI) rappresenta un punto di riferimento per le coppie con problemi di infertilità e da sempre è al fianco delle donne che desiderano provare la gioia della maternità. Grazie, soprattutto, a tecniche all’avanguardia e al supporto di specialisti della fertilità che possono vantare una grande competenza in diversi settori: dalla preservazione della fertilità alla ricerca sull’utero e sul trattamento delle cellule staminali fino al ringiovanimento ovarico e alla genetica.

La festa della mamma celebra una relazione unica e preziosa, per le madri che già lo sono e per quelle che lo saranno, anche grazie al nostro aiuto. IVI è un centro leader nella medicina riproduttiva, con più di 30 cliniche presenti in Spagna e oltre 65 in tutto il mondo. I nostri successi nel campo della fecondazione assistita sono testimoniati anche dalle 23.354 telefonate fatte nel 2018 per comunicare la positività dei test di gravidanza – ha dichiarato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Secondo la Relazione annuale sullo stato di attuazione della Legge 40/2004 in materia di Procreazione medicalmente assistita (Pma), in Italia nel 2016 sono state trattate 77.522 coppie sia con tecniche di I livello (inseminazione semplice) sia di II e III livello (fecondazione in vitro); 97.656 i cicli iniziati e 13.582 i bambini nati vivi, che rappresentano il 2,9% di tutti i nati vivi nel 2016 nel nostro Paese.

Le nostre cliniche offrono alle future madri trattamenti personalizzati come l’inseminazione artificiale, la fecondazione in vitro e l’ovodonazione per tutelare la salute della donna e del bambino. Anche in un giorno così speciale come la festa della mamma vogliamo ribadire che siamo al fianco di quelle donne che lottano quotidianamente per diventare genitori e, allo stesso tempo, ottenere le migliori percentuali di gravidanza con bambini sani” – ha concluso Daniela Galliano.

 


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