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Riproduzione assistita e vaccinazione antinfluenzale

La campagna di vaccinazione contro l’influenza è in corso e le donne che desiderano iniziare un trattamento di Riproduzione Assistita possono pianificare la possibilità di vaccinarsi. All’inizio del trattamento è raccomandata la vaccinazione contro l’influenza.

“Le donne sottoposte a trattamento di riproduzione assistita, se presentano un rischio, devono essere trattate esattamente come il resto della popolazione. Mi riferisco, ad esempio, ad una malattia cronica cardiovascolare o respiratoria o al diabete o ad altre patologie indicate nella Circolare ministeriale annuale per la prevenzione e il controllo dell’influenza. In questi casi si raccomanda la vaccinazione” – spiega la Dottoressa Daniela Galliano, Responsabile del Centro IVI di Roma.

 

Nelle cliniche IVI, i ginecologi seguono le indicazioni del Ministero della Salute e raccomandano la vaccinazione antinfluenzale alle donne che si trovano nel secondo e terzo trimestre di gravidanza, soprattutto a quelle il cui parto è previsto per l’inverno.

Il vaccino antinfluenzale protegge la mamma, riducendo il rischio di ricovero almeno del 50% e il bambino, riducendo significativamente i casi di malattia e di otite nei primi due mesi di vita” – secondo la Dottoressa Galliano.

La vaccinazione contro l’influenza rappresenta il mezzo più efficace e sicuro per prevenire la malattia e le sue complicanze. Nel primo trimestre di gravidanza, in assenza di condizioni mediche predisponenti che rendano imperativa la vaccinazione antinfluenzale, questa deve essere subordinata ad una attenta valutazione del rapporto rischio beneficio da parte del medico curante” – prosegue la Dottoressa Galliano.

 

Altri vaccini prima della gravidanza

Rispetto ad altri vaccini che preoccupano le pazienti, la Dottoressa Galliano assicura che nelle analisi da fare prima dei trattamenti di riproduzione assistita è incluso lo stato di immunità per la rosolia e per l’epatite B.

La prima è compresa nel calendario vaccinale delle bambine, ma accade che donne adulte non siano immunizzate. In questo caso si raccomanda di vaccinare e di attendere un mese prima di iniziare il trattamento di riproduzione assistita, dato che il vaccino è a virus vivi attenuati” – informa la Responsabile del Centro IVI di Roma.

Per quanto riguarda il vaccino per l’epatite B, gli specialisti dell’Istituto Valenciano di Infertilità consigliano di somministrarlo in generale in gruppi con fattore di rischio, specialmente personale sanitario, ma se questo non esiste, puntualizzano che non è necessario.

 

E durante la gravidanza…

Oltre all’influenza, dal 2015 il Ministero della Sanità raccomanda alle donne incinte di vaccinarsi ad ogni gravidanza contro la pertosse nel terzo trimestre di ogni gravidanza (idealmente alla 28a settimana) mediante il vaccino combinato difterite-tetano-pertosse.

E’ stato dimostrato che in questo modo si proteggono i bambini minori di tre mesi da questa infezione respiratoria che può essere gravissima nel neonato” – secondo la Dottoressa Daniela Galliano.

Tuttavia, durante la gravidanza sono controindicati i vaccini contro morbillo, rosolia, parotite, varicella, da un mese prima della gestazione e durante tutta la stessa, poiché potrebbero provocare un’infezione fetale, malgrado questa evenienza non rappresenti una indicazione a un eventuale aborto” – conclude la Dottoressa Galliano.

 

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L’identikit della salute delle donne della “Generazione Argento”

In Italia le over 65 sono 7,5 milioni, ben 2 milioni in più degli uomini; anche tra gli ultraottantenni si registra una prevalenza, 2 su 3 sono donne. Le italiane hanno un’aspettativa di vita di 85,1 anni, contro gli 80,6 degli uomini. Nonostante la maggiore longevità però l’invecchiamento delle donne è più gravoso: sono più malate, il 72% delle over 75 ha 2 o più malattie croniche, rispetto al 58% degli uomini; hanno una salute peggiore, 1 su 3 ha limitazioni funzionali gravi nelle attività della vita quotidiana e hanno gravi disabilità nel 37,8% dei casi contro il 22,7% degli uomini. Negli over 65 molte malattie croniche sono a prevalenza femminile come artrosi e artrite (59,4% donne e 38,9% uomini), cefalea ed emicrania ricorrente (14,6% vs 7,1%), osteoporosi (39,5% vs 8,1%), ansia e depressione (16,7% vs 9,0%) e Alzheimer e demenze senili (5,1% vs 3,1%). A ciò si aggiunge il più ampio consumo di farmaci a cui si associa un rischio più elevato di eventi avversi e di ospedalizzazioni per effetti collaterali.

Questa condizione di fragilità biologica è aggravata da una concomitante vulnerabilità per fattori socio-economici che concorrono a marcare le differenze di genere nell’ambito dell’invecchiamento: le donne sono più spesso vedove e sole, meno istruite, più povere, basti pensare che il loro reddito previdenziale è mediamente inferiore di circa 6 mila euro rispetto agli uomini, come conseguenza degli squilibri di retribuzione tra i due sessi nel mondo del lavoro. Inoltre, il 65% degli over 65 vittime di abusi è donna.

A fare il punto sulla salute delle donne della “generazione argento” italiane è il volume monografico “La salute della donna. La nuova longevità: una sfida al femminile” di Onda, l’Osservatorio Nazionale sulla salute della donna, realizzato grazie alla collaborazione di Farmindustria, presentato a Roma il 13 dicembre scorso.

Il libro ha l’obiettivo di offrire un quadro della “nuova” longevità passando attraverso gli aspetti cruciali e le maggiori criticità, dal ruolo della prevenzione per un invecchiamento attivo al valore dell’integrazione sociale, dall’assistenza sanitario-assistenziale all’impatto socio-economico e dalla promozione della sicurezza alle problematiche associate alla politerapia.

Il volume ci consente di fotografare la situazione delle donne in una fase della loro vita che, nonostante le fragilità specifiche, può essere vissuta con piena soddisfazione. Questa è la sfida più grande oggi: garantire alle donne un invecchiamento sano, attivo e positivo. Da una indagine condotta da Onda su un campione di 314 over 70, emerge infatti che Il 44% di loro è molto soddisfatto della propria vita, pur ritenendola peggiore rispetto a quando era più giovane. Sono però più le donne che affermano di sentirsi sole e malinconiche (punteggio medio 2,4 donne vs 2,1 uomini) e sono anche quelle che si dedicano meno ad attività di svago e piacere. Onda ha accettato la sfida e rivolge da tempo il suo interesse al mondo delle donne in tutte le fasi della loro vita, occupandosi di loro non solo come ‘anziane’, ma anche della funzione sociale che rivestono all’interno della famiglia” – ha spiegato Francesca Merzagora, Presidente Onda.

Il volume di Onda rappresenta come sempre un prezioso strumento che fotografa la realtà e getta le basi per guardare al futuro in rosa con più speranza. Le imprese del farmaco vogliono contribuire a prendersi cura della donna, anello fondamentale della cura della famiglia e quindi dell’intera società. Perché la donna svolge un ruolo centrale e insostituibile di caregiver rendendo il nucleo familiare un ammortizzatore sociale con risparmi importanti per tutto il sistema della sanità. Già oggi nell’industria farmaceutica – dove le donne sono il 43% del totale, con oltre il 50% nella R&S – esistono politiche ‘rosa’ di welfare aziendale. E non solo. Per le patologie maggiormente presenti nel sesso femminile sono infatti in sviluppo nel mondo oltre 850 farmaci” – ha commentato Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria.

Ho aderito con interesse all’iniziativa promossa da Onda perché convinta che solo attraverso uno sforzo congiunto si possa contribuire a risolvere le problematiche legate alla ‘salute della donna. Il volume che viene presentato in questa conferenza stampa, dà conferme alla nostra azione politica da un lato, ma ci sprona anche a trovare nuove modalità di intervento in favore del benessere psico-fisico della donna” – ha continuato Franca Biondelli, Sottosegretario Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Ancora una volta Onda si rende preziosa consegnandoci questo volume unico nel suo genere, un aiuto importante per orientarsi nella complessa salute degli anziani, con lo sguardo moderno orientato al genere, e cioè alle differenze e al rispetto fra uomini e donne, focalizzando l’attenzione alle problematiche delle donne. Essere una donna anziana oggi è cosa assai diversa dal passato e l’invecchiamento ha fasi e gradini che vanno affrontati con attenzione. Il quadro che il libro ci restituisce impone alle Istituzioni e alla medicina una scelta decisa a favore di strategie di prevenzione lungo tutto l’arco della vita perché le ragazze di oggi potranno affrontare il tempo che passa con speranza se la nostra generazione saprà prendersi la responsabilità di scegliere la salute come metro di qualità della vita” – ha affermato Emilia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica.

Il libro offre le risposte possibili alle problematiche delle donne anziane per una assistenza adeguata e moderna, una vera sfida per la Sanità del futuro” – ha concluso Maria Rizzotti, Vicepresidente, Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica.

Per scaricare la sintesi del libro clicca qui



Bollini Rosa: 10 anni di attenzione alla medicina di genere

Assegnati i Bollini Rosa per il biennio 2018-2019, il riconoscimento che Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna, da sempre impegnata sul fronte della promozione della medicina di genere, attribuisce dal 2007 agli ospedali attenti alla salute femminile e che si distinguono per l’offerta di servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali malattie delle donne.

Nell’anno del decennale, sono 306 le strutture ospedaliere premiate: 71 hanno ottenuto il massimo riconoscimento (tre bollini), 183 due bollini e 52 un bollino. Inoltre 13 ospedali hanno ricevuto una menzione speciale per la presenza al proprio interno di un percorso diagnostico-terapeutico dedicato alle donne nell’ambito della cardiologia. La cerimonia di premiazione si è svolta a Roma, al Ministero della Salute, il 5 dicembre scorso.

La valutazione delle strutture ospedaliere e l’assegnazione dei Bollini Rosa è avvenuta tramite un questionario di candidatura composto da oltre 300 domande suddivise in 16 aree specialistiche. Un’apposita commissione multidisciplinare, presieduta da Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ha validato i bollini conseguiti dagli ospedali nella candidatura considerando gli elementi qualitativi di particolare rilevanza e il risultato ottenuto nelle diverse aree specialistiche presentate.

Tre i criteri di valutazione con cui sono stati giudicati gli ospedali candidati: la presenza di aree specialistiche di maggior rilievo clinico ed epidemiologico per la popolazione femminile, l’appropriatezza dei percorsi diagnostico-terapeutici e l’offerta di servizi rivolti all’accoglienza e presa in carico della paziente, come la telemedicina, la mediazione culturale, l’assistenza sociale.

Diverse le novità di questa edizione del Bando: sono state introdotte due nuove specialità, la geriatria e la pediatria, è stata valutata anche la presenza di percorsi “ospedale-territorio” soprattutto nelle aree specialistiche che riguardano patologie croniche come cardiologia e diabetologia e, nell’ambito dell’accoglienza in ospedale, da quest’anno è stato dato rilievo anche alla presenza del servizio di Pet-Therapy rivolto ai pazienti ricoverati.

Sul sito www.bollinirosa.it dall’8 gennaio 2018 è possibile consultare le schede degli ospedali premiati, suddivise per regione, con l’elenco dei servizi valutati. Tramite un apposito spazio riservato agli utenti è possibile lasciare un commento sulla base dell’esperienza personale che viene poi condiviso da Onda con gli ospedali interessati.

Come per le precedenti edizioni, anche per il prossimo biennio, grazie a un accordo con Federfarma, le 17mila farmacie distribuite su tutto il territorio nazionale forniranno alla clientela femminile indicazioni per trovare l’ospedale a “misura di donna” più vicino.

Celebriamo quest’anno con una medaglia a tutti gli ospedali premiati i 10 anni dei Bollini Rosa: siamo partiti con 44 ospedali nella I edizione e festeggiamo oggi il traguardo di 306 ospedali. In questi anni la rete degli ospedali ‘amici delle donne’ si è allargata e solo rispetto al biennio precedente quelli nuovi sono 86. In questo decennio sono stati fatti molti passi avanti nell’ambito della medicina di genere e la salute delle donne sta diventando un punto di attenzione per molte strutture, come dimostrano i nostri dati, ma c’è ancora molto da fare. Onda lavora a fianco di questi ospedali per promuovere un approccio ‘di genere’ nell’offerta dei servizi socio-sanitari, imprescindibile per poter garantire una corretta presa in carico della paziente in tutte le fasi della vita. La partecipazione dei Bollini Rosa alle iniziative promosse da Onda, in occasione di giornate dedicate a talune patologie femminili, mettendo a disposizione prestazioni cliniche e diagnostiche gratuite, consentono di avvicinare la popolazione a diagnosi e cure sempre più mirate e specifiche” – ha affermato Francesca Merzagora, Presidente di Onda.

Una prestazione sanitaria di livello elevato, un’alta competenza specialistica coniugata all’attenzione alla paziente e al suo benessere complessivo declinata al femminile. È questa la filosofia con cui la Giuria ha assegnato anche questo anno i Bollini Rosa promossi da Onda. Sono un segno concreto dell’attenzione che medicina, sanità e assistenza rivolgono alle donne cercando di praticare una medicina moderna, consapevole della complessità che la specificità di genere richiede. Una differenza alla quale noi abbiamo dedicato un Centro con l’obiettivo di disegnare strategie di cura e di assistenza sempre più specifiche rispetto alle donne in modo che siano sempre più gli ospedali candidati a bollini come questo” – ha affermato Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità e Presidente Commissione Bollini Rosa.

La salute della donna è obiettivo strategico, ribadito anche nell’ultimo G7 salute, che fin dall’inizio del mio mandato ho sostenuto con determinazione, in particolare attraverso l’implementazione di azioni che riguardano la medicina di genere ed il benessere riproduttivo, l’appropriatezza dell’assistenza nel percorso nascita e la promozione della salute della mamma e del suo bambino, l’informazione delle donne relativamente ai rischi collegati al periodo post-fertile come quello osteoporotico e cardiovascolare, oltre a tutte le politiche di prevenzione dei tumori e delle patologie sessualmente trasmissibili, senza dimenticare l’istituzione della Giornata nazionale della salute della donna. I bisogni sanitari delle donne sono sempre maggiori e più complessi e il riuscire a far fronte a tali necessità è una sfida che se ben affrontata porta inevitabilmente ad un aumento dello stato di benessere dell’intero Paese, anche per il ruolo che le donne svolgono all’interno della famiglia e della società, come health-driver e caregiver. L’iniziativa ‘Bollini Rosa’, giunta oggi al suo decimo compleanno, rappresenta per questo uno stimolo all’implementazione e diffusione di modelli che garantiscano la dovuta attenzione ad una medicina attenta alle specificità di genere per una maggiore appropriatezza delle prestazioni e mi auguro che, nei prossimi anni, questo riconoscimento possa essere assegnato a sempre più strutture” – ha affermato Beatrice Lorenzin, Ministro della Salute.

Auguri! I Bollini Rosa compiono 10 anni. Un traguardo importante per Onda che da sempre svolge un lavoro prezioso a favore delle donne che io seguo sempre con grande interesse. Non mi stancherò mai di farvi i miei complimenti. La salute della donna, le sue peculiarità e il differente approccio necessario nella ricerca, ma anche nella cura, sono delle priorità. Vorrei sottolineare un fatto che io ritengo importante e clamoroso: nel Disegno di legge sulla riorganizzazione della disciplina di nuove professioni sanitarie e riforma degli ordini professionali che auspico, e mi adopererò per questo con tutte le mie forze, verrà approvato definitivamente dal Senato, nell’articolo che riguarda la ricerca viene inserito per la prima volta nel diritto italiano il concetto della medicina di genere. La medicina di genere non è la medicina delle donne o la medicina degli uomini, sia chiaro, ma è piuttosto la medicina che ha rispetto della differenza che c’è tra donne e uomini dal punto di vista fisico e psichico. Si tratta di un approccio di genere, un metodo clinico che deve essere sviluppato ed innovato. Insomma, bisognerebbe dire dopo ‘in a different voice’ anche ‘in a different body’. Il mondo è fatto da uomini e donne e il corpo femminile è un corpo prezioso e, come tale, va preservato e tutelato perché una migliore salute della donna si riflette sull’intera società. La medicina di genere vive in un approccio diverso al mondo. Di nuovo complimenti e auguri. W i Bollini Rosa– ha esclamato Emilia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica.

Come donna non posso che essere grata ad Onda che da anni rappresenta una realtà importante nel nostro Paese e che, grazie al suo impegno quotidiano, ha contribuito notevolmente alla sensibilizzazione e alla prevenzione a tutela della nostra salute. L’appuntamento di oggi è molto importante in quanto attraverso questi eventi potrà crescere la conoscenza sulle patologie ‘femminili’ e sull’importanza dei controlli periodici. Come rappresentante delle Istituzioni mi sento di dire che molto è stato fatto per il benessere psico-fisico delle donne, attraverso interventi normativi in diversi ambiti: lavoro, conciliazione, welfare aziendale, famiglia. Molto c’è ancora da fare, ma la forza delle donne, che credono nel futuro, ci traghetterà verso traguardi sempre nuovi” – ha affermato Franca Biondelli, Sottosegretario di Stato, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Anche quest’anno Onda premierà gli ospedali italiani ‘vicini alle donne’, strutture sanitarie che considerano la centralità della paziente il fondamento di un percorso diagnostico, terapeutico, assistenziale nelle unità operative per le patologie e la salute, anche riproduttiva, della donna. Dal 2007 Onda sta dando con questa iniziativa un concreto slancio alla Medicina di genere, arrivando prima delle Istituzioni a considerare un percorso che partendo dalla prevenzione, e tutti ricordiamo le sue importanti campagne informative, a prestazioni aggiuntive legate all’ accoglienza in ospedale, una presa in carico globale che arriva anche all’assistenza sociale. Questa cerimonia di premiazione è un grande stimolo per le strutture sanitarie ad adeguarsi e vediamo ogni anno aumentare anche tra i premiati molte strutture del sud Italia che all’inizio dimostravano in questo campo carenze importanti nella presa in carico della paziente donna. Tutelare la salute della donna significa tutelare la collettività, erogando prestazioni più appropriate. E sarà proprio l’appropriatezza delle cure uno dei pilastri e la sfida per la sostenibilità del nostro SSN, universalistico con presupposti altamente sociali” – ha affermato Maria Rizzotti, Vice Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica.


DNA del papilloma virus nel sangue di donne senza tumore

Non solo nelle mucose e sulla pelle: il DNA del papilloma virus (HPV) si trova anche nel sangue di donne con infezione cervicale.

È il risultato dello studio “Human papillomavirus DNA detection in plasma and cervical samples of women with a recent history of low grade or precancerous cervical dysplasia”, appena pubblicato sulla rivista scientifica PLOS One, condotto dai ricercatori di Microbiologia Clinica del dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Milano-Bicocca, insieme ai colleghi di ginecologia dell’Ospedale San Gerardo (ASST Monza) e della Sezione di Igiene del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Sassari.

Se è noto che il papilloma virus infetta pelle e mucose, solo pochi studi precedenti hanno mostrato la presenza del DNA virale nel sangue in donne con cancro al collo dell’utero.

Lo studio condotto dai ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca compie un passo avanti: i risultati della ricerca, infatti, hanno evidenziato la presenza di HPV DNA in campioni di sangue di donne senza tumore ma con una recente diagnosi di Pap-test positivo.

 

Esistono circa 200 diversi sottotipi di papilloma virus in grado di infettare l’uomo. Le infezioni da HPV sono tra le più frequenti nella popolazione sessualmente attiva. Il nostro sistema immunitario, tuttavia, può eliminare in modo spontaneo queste infezioni senza conseguenze sulla salute. Alcuni sottotipi di HPV, definiti ad “alto rischio”, possono però causare l’insorgere di tumori come quello della cervice uterina, della cavità orofaringea, anale, dei genitali esterni ma anche di tumori distanti dalle sedi muco-cutanee.

Lo studio ha coinvolto 120 donne riferite agli ambulatori di Ginecologia dell’Ospedale San Gerardo (ASST Monza), con una recente diagnosi di Pap-test positivo nello screening per la prevenzione del carcinoma del collo dell’utero.  La ricerca del DNA virale associato a 7 tipi di HPV ad “alto rischio” è risultata positiva nel sangue di 41 di queste donne, pari al 34,2 per cento, sebbene nessuna di queste donne fosse affetta da tumore della cervice.

 

Questo studio ha permesso di riscontrare il genoma virale a livello ematico, attraverso metodiche molecolari, in un numero rilevante di donne con una probabile infezione recente da HPV al livello genitale, ma senza evidenza di tumore” – ha spiegato Clementina Cocuzza, docente di Microbiologia Clinica dell’Università di Milano-Bicocca.


Si tratta di risultati utili per la comunità scientifica che portano ad ulteriori conoscenze nella storia naturale dell’infezione da parte di questi virus potenzialmente oncogeni. I risultati della ricerca potrebbero nel futuro aprire nuovi orizzonti sia nell’ambito dello screening cervicale, sia per interventi di immunoprofilassi” – ha affermato Andrea Piana docente di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università di Sassari.

 


Al via la quarta edizione dell'(H)-Open day sulla salute mentale

Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna torna a parlare di salute mentale lanciando la quarta edizione dell’(H)-Open day dedicato alle donne che soffrono di disturbi psichici, neurologici e del comportamento, in occasione della Giornata Mondiale della salute mentale che si celebra oggi 10 ottobre.

Le strutture aderenti al progetto su tutto il territorio nazionale, durante la settimana dal 10 al 17 ottobre, apriranno le porte alla popolazione femminile con consulenze, colloqui, conferenze e info point dedicati alla salute mentale.

L’obiettivo è parlarne negli ambienti familiari ma anche in contesti sociali più ampi per far si che le donne chiedano aiuto, si avvicinino alle cure e venga superato lo stigma che ancora affligge chi soffre di patologie psichiche.

L’(H)-Open Day sulla salute mentale, giunto alla sua quarta edizione, ha l’obbiettivo di migliorare l’accesso alle cure di disturbi psichici femminili più frequenti. La depressione, ad esempio, è uno dei principali problemi che affliggono la popolazione femminile e che ancora oggi viene troppo spesso trascurato. Nel corso delle passate edizioni, grazie all’impegno degli ospedali del network Bollini Rosa che hanno aderito al progetto, è stato possibile attivare servizi gratuiti ed esami (solo nel 2016 sono stati oltre 800!) che hanno contribuito a migliorare l’accesso alle cure” – spiega Francesca Merzagora, Presidente di Onda.

La Giornata Mondiale sulla salute mentale è dedicata quest’anno in particolare alle problematiche psichiche che si riscontrano in ambito lavorativo. Il lavoro costituisce il perno centrale della vita delle persone attive consentendo il mantenimento della autostima e della dignità. L’inserimento lavorativo delle persone con disturbi mentali e il loro accoglimento, sono elementi chiave dei percorsi di riabilitazione e guarigione” – afferma Claudio Mencacci Direttore Dipartimento Neuroscienze e Salute mentale ASST Fatebenefratelli – Sacco.

I servizi offerti sono consultabili sul sito www.bollinirosa.it dove è possibile visualizzare l’elenco dei centri aderenti con indicazioni su date, orari e modalità di prenotazione.

L’(H)Open day salute mentale gode del Patrocinio della Società Italiana di Psichiatria (SIP) e della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF) ed è reso possibile anche grazie al contributo incondizionato di AON, Janssen e Lundbeck.

 


MONNALISA TOUCH, regala un mese di consulenza di un esperto

Per il terzo anno consecutivo MonnaLisa Touch™, il trattamento laser a CO₂contro i sintomi della menopausa, aderisce alla Giornata Mondiale della Menopausa (18 settembre 2017) e mette a disposizione la consulenza di un proprio medico.

Per tutto il mese di novembre, il dottor Maurizio Filippini, Responsabile del Modulo Funzionale di Endoscopia Ginecologia dell’Ospedale di Stato della Repubblica di San Marino, risponderà a qualsiasi dubbio o domanda all’indirizzo di posta elettronica: info@mesemenopausa.net.

La Giornata Mondiale della Menopausa, istituita dall’organizzazione britannica, l’International Menopause Society (IMS) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nasce con lo scopo di sensibilizzare le donne sui problemi psico-fisici che possono verificarsi durante questa fase della vita, come atrofia, secchezza, prurito, sindrome genitourinaria e dispareunia.

Tali problematiche sono state oggetto di 30 pubblicazioni scientifiche internazionali che hanno dimostrato l’efficacia della metodica MonnaLisa Touch™. Partendo dall’Italia, con le Università di Milano, Torino, Pavia, Firenze, Napoli e Palermo, all’Università di Stanford, passando per l’Università di Atene fino all’Università di Adelaide e all’Università di Pechino, arrivano conferme positive sugli effetti del laser MonnaLisa Touch™ con pubblicazioni sulle riviste mediche più autorevoli che, controllate da organismi scientifici super partner, riconoscono il trattamento MonnaLisa Touch™ come una grande innovazione per trattare i disturbi legati all’atrofia vulvo-vaginale nella menopausa fisiologica e in quella indotta.

La procedura MonnaLisa Touch™, sviluppata dall’azienda fiorentina DEKA, è presente in Italia con 200 installazioni e attualmente è la prima e unica metodica laser del settore ad aver ottenuto un tale consenso a livello mondiale.

Anche quest’anno aderiamo con piacere alla Giornata Mondiale della Menopausa e offriamo il nostro supporto per informare e aumentare la consapevolezza riguardo ai cambiamenti psico-fisici del corpo. La metodica MonnaLisa Touch™ è nata con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita durante la menopausa e a distanza di 7 anni dal lancio possiamo dire che i nostri intenti sono stati raggiunti. Anche la comunità scientifica ha confermato la validità e l’efficacia del trattamento grazie a queste 30 pubblicazioni” – commenta Lapo Cirri, Direttore Commerciale di DEKA Laser, l’azienda fiorentina che produce MonnaLisa Touch™ .

 

Tra le più autorevoli pubblicazioni: Climacteric, Journal of Endometriosis and Pelvic Pain Disorders, Lasers in Medical Science, Maturitas, Menopause, Current Opinion in Obstetrics and Gynecology, Archives of Gynecology and Obstetrics, European Review for Medical and Pharmacological Sciences, Chinese Journal of Clinical Obstetrics and Gynecology, The Journal of Sexual Medicine, Journal of Gynecologic Surgery, Urologia Colombiana, Photomedicine and Laser Surgery, European Journal of Obstetrics & Gynecology and Reproductive Biology, International Urogynecology Journal, Current Opinion in Obstetrics and Gynecology, Lasers Med Sci.

MonnaLisa Touch™ è la tecnica più avanzata di fotoringiovanimento vaginale, sicura ed efficace in quanto basata su una tecnologia specifica sviluppata appositamente: si tratta di un laser a CO che emette impulsi delicati, progettato per il trattamento delle parti intime. MonnaLisa Touch™ corregge la riduzione di volume della mucosa, la rimodella e ne ripristina l’idratazione e l’elasticità, in modo indolore e senza gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche. Dopo aver eseguito con MonnaLisa Touch™ oltre 6.000 trattamenti su donne tra i 40 e i 75 anni, i dati confermano che è efficace in oltre l’80% dei casi migliorando effettivamente la qualità della vita delle pazienti. Grazie a MonnaLisa Touch™ quasi tutte le donne trattate hanno dichiarato di essere pienamente soddisfatte del trattamento laser e di aver notato importanti risvolti positivi anche sulla qualità della propria vita già dopo la prima seduta. Una seduta dura circa una decina di minuti e un ciclo di trattamenti prevede 3-4 sedute.

Per maggior informazioni su MonnaLisa Touch™

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Tumore ovarico: solo a 1 donna su 3 viene proposto il test BRCA alla diagnosi

È conosciuta come “mutazione Jolie”, modifica la probabilità di sviluppare il tumore all’ovaio e al seno, nella vita di una donna, aumentandola fino al 50-80%, contro il 10% nelle donne senza mutazione. Per identificarla bisogna sottoporsi a un test, il test genetico BRCA, fondamentale per intervenire precocemente e individuare le terapie più adatte.

A scattare la prima fotografia sul mondo del test BRCA nel tumore ovarico in Italia è Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna, attraverso un’indagine, condotta da Elma Research e con il supporto incondizionato di AstraZeneca, su 212 centri con reparto di oncologia, 50 pazienti con tumore ovarico, 31 familiari e 15 medici oncologi. La ricerca ha analizzato in particolare la conoscenza del test, il vissuto e le modalità di accesso.

Dall’indagine emerge che, nonostante le raccomandazioni delle linee guida delle società scientifiche, solo a 6 donne su 10 con tumore all’ovaio viene proposto di fare il test BRCA, e addirittura solamente per 1 su 3 questo avviene alla diagnosi della malattia, il momento più appropriato per eseguire l’esame.

Da questi presupposti è stato lanciato, il 14 settembre scorso, in Senato un forte appello alle Istituzioni presentando il documento “Test BRCA: call to action per la prevenzione e cura del carcinoma ovarico e della mammella”, redatto con la consulenza di un gruppo di esperti multidisciplinari e patrocinato da SIGUSocietà Italiana di Genetica Umana, Fondazione AIOMAssociazione Italiana di Oncologia Medica, ACTO OnlusAlleanza Contro il Tumore Ovarico, aBRCAdaBRA Onlus, Associazione Senonetwork Italia Onlus e ANISCAssociazione Nazionale Italiana Senologi Chirurghi.

Il documento mette in evidenza le principali criticità nel nostro Paese che non riguardano solo l’equità di accesso al test, diverso da regione a regione, ma includono anche la corretta presa in carico delle persone ad alto rischio e la corretta formazione dei professionisti, senza tralasciare l’attenzione agli aspetti psico-sociali delle pazienti e dei familiari.

Dalla ricerca Onda emerge, infatti, che sono forti le disparità a livello regionale: tra le regioni prese in esame, Piemonte e Toscana sono quelle con propensione maggiore a consigliare il test inviando il 72% delle donne con tumore all’ovaio, mentre Lombardia (43%) e Veneto (40%) tendono a indirizzare meno pazienti. Benché tutti gli ospedali dichiarino di seguire le linee guida delle società scientifiche che stabiliscono i criteri per proporre il test, nella realtà ben 2 su 3 applicano regole più restrittive che escludono le pazienti con più di 75 anni o con malattia troppo avanzata.

La mutazione dei geni BRCA accresce notevolmente il rischio di cancro al seno e alle ovaie nell’arco della vita di una donna. Pertanto, il test BRCA è una misura molto importante per la difesa della salute di noi donne, diritto sancito dalla Costituzione. È quindi quanto mai opportuno l’importante lavoro svolto da Onda, e dalle associazioni tutte coinvolte nella redazione di questo documento che mette chiaramente in luce un aspetto che necessita di grande attenzione e considerazione da parte del Parlamento, del Governo e delle Regioni” – ha sottolineato la Sen. Emilia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica.

Per le donne con tumore ovarico e i loro familiari avere la possibilità di sottoporsi al test BRCA è fondamentale. Indipendentemente dall’esito infatti 9 donne su 10 considerano importante essersi potute sottoporre al test e sono spinte principalmente dalla preoccupazione per le loro familiari” – spiega Francesca Merzagora, Presidente di Onda.

Anche chi non ha potuto effettuare il test, per cause non dipendenti dalla propria volontà, dichiara nell’80% dei casi che si sarebbe sottoposta al test se avesse potuto scegliere.

Attraverso l’indagine, che per la prima volta fotografa la situazione in Italia, abbiamo ascoltato la voce di tutti i soggetti coinvolti nel mondo del test BRCA. Come dimostrato dai risultati, l’accesso al test non è un diritto garantito in modo uniforme in tutte le Regioni. Per la salute delle donne questo è un serio problema” – continua Merzagora.

È un dovere etico assicurare la corretta introduzione e gestione del test BRCA nelle strutture del Servizio sanitario nazionale. Ci rivolgiamo ai decisori politici affinché intervengano per avviare un programma nazionale di genetica oncologica volto a individuare la predisposizione ai tumori dell’ovaio e della mammella e a realizzare una rete nazionale di centri di riferimento” – afferma Liliana Varesco, UOS Centro Tumori Ereditari, Ospedale Policlinico San Martino di Genova e tra gli autori del documento.

Inoltre, in termini di sostenibilità e ottimizzazione delle risorse lo studio Venus, presentato recentemente da Altems, Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari dell’Università Cattolica, e citato nel documento degli esperti, ha dimostrato che l’estensione del test BRCA alle familiari delle pazienti con tumore all’ovaio è un investimento sostenibile e conveniente per il Servizio sanitario nazionale; è costo-efficace nel 97% dei casi rispetto al non eseguire il test.

Va detto, invece, che attualmente i familiari che hanno ereditato la mutazione non sono quasi mai presi in carico adeguatamente dal Servizio sanitario nazionale. Succede così che le donne a rischio genetico sono costrette a gestirsi da sole (capire dove andare a fare i controlli, parlare con i vari professionisti coinvolti, decidere cosa fare tra sorveglianza e chirurgia profilattica) e magari incontrano sulla loro strada professionisti ancora non formati sull’argomento, rischiando di subire danni iatrogeni”, conclude Varesco.

Sono le pazienti stesse attraverso le associazioni aBRCAdaBRA onlus, ACTO onlus e Onda, a sostenere a gran voce che sul test BRCA “troppo spesso le persone non trovano risposte, o trovano risposte sbagliate basate su pregiudizi o ignoranza. In particolare, le donne con tumore ovarico o della mammella (e le loro famiglie) chiedono che il Ministro della Salute tuteli la loro legittima richiesta di avere informazioni corrette sul test BRCA e di potere facilmente e tempestivamente accedere ai percorsi di prevenzione e cura di qualità”.

I test BRCA sono fondamentali per la scelta del trattamento nella paziente con diagnosi di carcinoma ovarico. Fondazione AIOM ritiene che questa informazione debba essere diffusa in maniera capillare, perché tutte le donne affette da questa neoplasia debbono conoscere le opportunità disponibili nel caso in cui risultassero BRCA-mutate” – spiega Fabrizio Nicolis, Presidente Fondazione AIOM.

Infatti, per il carcinoma ovarico insorto in donne BRCA-mutate sono stati introdotti nella pratica clinica una categoria di farmaci, detti anti-PARP, che vanno a colpire vie alternative a quelle già danneggiate dal difetto BRCA. Eseguire i test BRCA permette inoltre di identificare persone sane, ma ad alto rischio di sviluppare il tumore ovarico e/o della mammella” – afferma Stefania Gori, Dipartimento di Oncologia, Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (VR).

L’identificazione della mutazione, di fatto, consente di individuare le donne a rischio che possano beneficiare di misure di prevenzione. Prevenzione che può comprendere misure mediche oppure interventi di chirurgia preventiva, ed è di fondamentale importanza, soprattutto nel carcinoma ovarico, in cui non è possibile una diagnosi precoce” – continua Nicoletta Colombo, Ginecologia Oncologia Medica, Istituto Europeo di Oncologia, Milano.

Mi colpisce molto e sempre di più la profonda disomogeneità nell’accesso alle cure e ai servizi sanitari che si può riscontrare da Regione a Regione nel nostro Paese. In questa prospettiva, una donna risultata positiva ai test BRCA-1 e BRCA-2 ha purtroppo buone probabilità di sviluppare un tumore al seno o alle ovaie. In un certo senso, usando un’iperbole, si può affermare che queste donne sono “condannate” alla prevenzione. Proprio per questa ragione è profondamente ingiusto che non possano accedere al test in tutte le Regioni e, ove possibile, debbano pagare i ticket per i ripetuti esami strumentali che devono seguire nel corso dell’anno. È, inoltre, impensabile che le donne della Lombardia e dell’Emilia Romagna siano esentate e tutte le altre nostre connazionali no. Pertanto, ho presentato una mozione sottoscritta da parlamentari appartenenti a quasi tutti gli schieramenti politici ed approvata all’unanimità. L’iniziativa di Onda mira a stimolare Governo e Regioni a sanare questa profonda situazione di disuguaglianza e ci impegneremo a vigilare sul Governo per una concreta attuazione” – sottolinea la Sen. Maria Rizzotti, Vice Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica.

Grazie al test BRCA è possibile fare prevenzione più mirata per salvaguardare tante donne. Come sempre le associazioni, spinte dalla necessità di porre all’attenzione delle istituzioni problematiche emerse dalle pazienti, ci coinvolgono nelle loro battaglie. Come donna e come parlamentare mi sono sempre dimostrata sensibile al tema della salute delle donne e anche per questa battaglia mi sento già coinvolta per assicurare la corretta attenzione istituzionale a questo documento e di conseguenza permettere la diffusione del test su tutto il territorio nazionale, proprio per garantire a tutte le donne il diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione” – conclude l’On. Paola Boldrini, Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati.

 


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