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Bambini e bevande: dalla SIPPS utili raccomandazioni per l’estate

Durante la stagione estiva tutti hanno un desiderio di bere istintivo e spesso irresistibile, soprattutto quando si tratta di qualcosa di fresco. Per il bambino, però, non è proprio così. La sua “soglia” di sensibilità è infatti più alta e tardiva rispetto a quella di un adulto: quando un bambino avverte lo stimolo della sete si è già innescata una fase iniziale di disidratazione, la cui percezione è meno pronta ed efficace, e il cui aggravamento può diventare una vera e propria emergenza sul piano clinico.

Partendo da questa considerazione gli esperti della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale si rivolgono ai genitori dando loro utili consigli in merito ad una corretta idratazione e all’importanza di scegliere frutta e verdura per affrontare al meglio l’estate. I suggerimenti rientrano nella collaborazione tra SIPPS e Nestlé nell’ambito del progetto Nutripiatto, lo strumento di educazione nutrizionale sviluppato da Nestlé e rivolto ai bambini dai 4 ai 12 anni al fine di promuovere i principi di un’alimentazione sana e bilanciata ma anche di una corretta idratazione e attività fisica.

 

Primo aspetto: ad ogni età il suo fabbisogno idrico

Bisogna proporre al proprio figlio di bere acqua più volte al giorno nell’arco della giornata, a maggior ragione se pratica attività all’aperto o, in generale, svolge attività ludiche o motorie che possono ulteriormente distogliere la sua attenzione o attenuare il suo bisogno. Ricordiamo che il fabbisogno idrico giornaliero di base va da 1,4 litri a 4-6 anni a 1,8 litri a 7-10, salendo a 2 litri nella prima adolescenza e aumenta in proporzione alle perdite dovute all’esercizio fisico, alle condizioni ambientali e all’eventuale presenza di disturbi o patologie, per esempio vomito, diarrea e malattie febbrili” – afferma Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.

 

Un altro aspetto riguarda il tipo di bevanda consigliato.

La strategia migliore è certamente l’acqua, possibilmente fresca e non ghiacciata, in quanto consente di ripristinare immediatamente le perdite dell’organismo. In questi mesi dell’anno poi è bene privilegiare il consumo di frutta e verdura, sia includendole singolarmente o in associazione ad altri ingredienti nel menu giornaliero (per esempio passato, minestrone, insalata di pasta o riso, macedonia, gelato) sia utilizzandole per succhi, frappè o frullati, utili anche per l’apporto di preziosi sali minerali. In generale, va sottolineato che le preparazioni domestiche, se da un lato consentono uno stretto controllo dei componenti, come per esempio la quantità di zucchero, dall’altro impongono il rispetto scrupoloso delle norme igieniche e della corretta modalità di conservazione. I prodotti industriali, per contro, offrono il vantaggio della pronta disponibilità e della sicurezza delle materie prime, ma è sempre utile leggere l’etichetta in modo da conoscere l’apporto calorico: per esempio, 100 ml di succo di frutta, a seconda della tipologia, possono apportare dalle 45 alle 60 calorie, per cui è preferibile ricorrere ai brick monodose piuttosto che alle confezioni formato famiglia, di cui è facile assumere, quasi senza rendersene conto, quantitativi elevati” – prosegue Giuseppe Di Mauro.

Questa considerazione vale anche e soprattutto per le bevande dolci e gassate, il cui consumo dovrebbe essere evitato o quanto meno limitato e controllato” – aggiunge Piercarlo Salari, pediatra responsabile del Gruppo di lavoro per il sostegno alla genitorialità della SIPPS.

 

Al di fuori del perimetro di Nutripiatto, un discorso a parte meritano gli adolescenti, per i quali occorre prestare attenzione alle bibite energizzanti e soprattutto agli alcolici.

Le prime contengono sostanze stimolanti come caffeina, taurina, guaranà, ginseng e niacina e vengono assunte tra l’altro anche dai bambini, come documentato tempo fa da un rapporto dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) con l’obiettivo fittizio di annientare la sensazione di stanchezza e potenziare la propria forza e resistenza. Quando poi vengono mescolate a quelle alcoliche contribuiscono a promuovere gli effetti di disinibizione comportamentale. Relativamente all’assunzione di bevande alcoliche, è fondamentale ricordare il ruolo determinante della famiglia e della responsabilizzazione dei giovanissimi: si dovrebbe spiegare loro che sono insidiose e altamente dannose, per il loro impatto sia sul comportamento sia, in termini di tossicità, sull’organismo. Inoltre, promuovendo vasodilatazione, amplificano ulteriormente le perdite di acqua con i rischi correlati, con la sensazione illusoria e paradossale di essersi idratati adeguatamente” – osserva Piercarlo Salari.

 

Nutripiatto è uno strumento di educazione nutrizionale sviluppato da Nestlé con il supporto scientifico di SIPPS e dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Il progetto, rivolto ai bambini dai 4 ai 12 anni, è studiato con il fine di promuovere i principi di un’alimentazione sana e bilanciata e prevede un kit composto da un piatto “intelligente” e da una guida didattica che spiega come utilizzare il Nutripiatto e offre idee e consigli per soddisfare i fabbisogni nutrizionali dei bambini, tenendo anche conto delle differenti fasce di età. La guida prevede inoltre capitoli specifici relativi alla corretta idratazione e all’attività fisica da svolgere con gli amici e con i propri animali da compagnia. Nutripiatto rientra nel progetto internazionale Nestlé for Healthier Kids, che si pone l’ambizioso obiettivo di aiutare, entro il 2030, 50 milioni di bambini a vivere in modo più sano.

Sonno e estate: come rimettersi in sesto dopo le fatiche invernali

Sonno e estate: un connubio che se ben gestito riesce a contrastare lo stress e la fatica accumulati durante l’anno con un importante beneficio per il nostro cervello e la nostra salute. È il messaggio che la Società Italiana di Neurologia vuole trasmettere in occasione delle vacanze d’agosto che riguardano la maggior parte -degli italiani.

Il nostro sonno è influenzato dalle ore di luce che in estate aumentano riducendo le ore di riposo soprattutto nelle ore serali. Inoltre, in vacanza si arriva stanchi, generalmente si dorme di più al mattino, si schiaccia un pisolino pomeridiano e poi la notte si va a dormire più tardi.

L’estate rappresenta il momento in cui le persone possono recuperare energia fisica e mentale attraverso un sonno di buona qualità che si ottiene applicando alcune semplici regole: la sera è importante non andare a dormire oltre la mezzanotte e al mattino non dormire a oltranza ma svegliarsi al massimo entro le ore 10. È consigliabile praticare l’attività fisica a inizio giornata per poi riposarsi con un pisolino al pomeriggio per massimo un’ora” – afferma Giuseppe Plazzi, Presidente AIMS, Associazione Italiana Medicina del Sonno aderente alla SIN.

Per un buon sonno notturno, inoltre, la SIN suggerisce di evitare di cenare tardi e bere alcolici in eccesso; andare a letto con lo stomaco pieno può, infatti, provocare una digestione più lunga e un sonno di pessima qualità.

Se invece è il caldo a causare un sonno disturbato, sarebbe opportuno spostarsi in una stanza più fresca, lontano da rumore e luce, e nel pasto serale privilegiare verdura, frutta e carboidrati che vengono digeriti più rapidamente. Infine, per le persone che in vacanza stanno sveglie a lungo la sera, è consigliabile tornare agli orari tradizionali prima di rientrare alla vita normale per prepararsi gradualmente a una situazione di privazione del sonno.


Consigli utili in estate per affrontare la gravidanza

Mani e piedi spesso gonfi; sudorazione eccessiva, sensazione di disagio, oltre a stress e stanchezza costante: vivere una gravidanza nei mesi estivi non è sicuramente facile.

A tutela della salute delle future mamme e di quella del loro bambino, l’Istituto Valenciano di Infertilità (IVI) fornisce utili consigli per vivere al meglio il grande caldo dell’estate e alleviare gli effetti delle temperature elevate.

Durante il giorno è fondamentale idratare il corpo bevendo tra i due e i tre litri d’acqua: la disidratazione può infatti aumentare il rischio di infezioni delle vie urinarie. Bisogna, quindi, bere regolarmente, preferendo liquidi a basso contenuto di zuccheri, mentre deve essere limitato il consumo di tè, caffè, bevande gassate, molto fredde e alcoliche” – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

In gravidanza, l’aumento di peso e i cambiamenti ormonali possono provocare cali di pressione e la sensazione di avere le gambe pesanti. Il caldo, che determina la dilatazione dei vasi sanguigni, rende infatti più difficile il flusso di sangue nelle vene.

Per migliorare questa condizione consiglio alle future madri di tenere le gambe sollevate mentre si dorme, camminare molto e di scegliere scarpe basse. Può essere molto utile fare un bagno in acqua tiepida alla fine della giornata. Tra gli sport, il nuoto è quello più raccomandato, poiché l’acqua alleggerisce la pressione sul nervo sciatico esercitata dal peso del pancione. Vanno benissimo anche la cyclette, da praticare durante le ore meno calde della giornata, ma anche le lunghe passeggiate sul bagnasciuga, che stimolano il ritorno venoso. Le donne incinte devono inoltre proteggere la propria pelle con una crema solare ad elevato fattore protettivo e coprire la testa con un cappello” – prosegue Daniela Galliano.

Durante lo stato interessante evitate pasti abbondanti, preferendo una dieta equilibrata, ricca di acqua, fibre, vitamine e sali minerali: nel menu devono essere presenti insalate, verdura e frutta – soprattutto anguria e melone – oltre a pesce e latte. Accanto a questi alimenti le donne in gravidanza non devono dimenticare di fare un’abbondante colazione, ricca di zuccheri e proteine” – prosegue Daniela Galliano.

Altri due aspetti da non trascurare durante la gravidanza nel periodo estivo sono la stanchezza e il tipo di abbigliamento.

Suggerisco un piccolo riposo almeno una o due volte al giorno, abbinato alla lettura e all’ascolto della musica mentre dal guardaroba devono essere eliminati gli abiti troppo stretti i e i materiali sintetici che fanno sudare: è certamente più opportuno dare spazio a tessuti naturali e traspiranti come lino o cotone” – conclude Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

Anche per chi ha avuto un ictus la montagna d’estate è accessibile

La montagna è una meta molto ambita per la villeggiatura anche in estate perché consente di scappare dal caldo della città e dall’affollamento delle spiagge. Intraprendere viaggi lunghi e faticosi per raggiungere una località montuosa, spesso lontana dal luogo in cui si vive è però assolutamente sconsigliato per coloro che sono stati colpiti da ictus cerebrale, soprattutto se sono trascorse soltanto quattro o cinque settimane dall’evento acuto. Il consiglio è di rimanere nelle vicinanze, in un luogo che si possa facilmente raggiungere senza stress. Inoltre, già prima della partenza, si suggerisce di verificare la presenza, nel luogo di destinazione, di un pronto soccorso. Ovviamente è consigliabile portare con sé le medicine in quantità sufficiente e, per chi deve seguire un trattamento anticoagulante orale, anche l’ultimo schema di terapia prescritto.

In estate la montagna è più accessibile, è più semplice avventurarsi sui sentieri anche a quote elevate, oltre i 2.000 metri, perché non c’è neve. Negli ultimi anni poi, il surriscaldamento globale dovuto ai cambiamenti climatici porta un innalzamento delle temperature anche in quota. Alcune settimane fa, ad esempio, si è registrato lo zero termico oltre la vetta del Monte Bianco e, in un paese di montagna come Courmayeur, la temperatura ha raggiunto di giorno quasi i trenta gradi. Fortunatamente, la sera le temperature scendono sotto i venti gradi ed è per questo che sempre più persone, nelle settimane estive più calde, fuggono i climi torridi della pianura e raggiungono le alture alpine. Soprattutto i bambini e gli anziani, categorie fragili, cercano refrigerio in montagna e, dal momento che le temperature salgono anche lì, è forte la tentazione di salire ulteriormente di quota.

Bisogna però porre molta attenzione ed essere ben informati sui possibili rischi che si possono correre, che A.L.I.Ce. Italia Onlus, l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, vuole ricordare a tutti coloro che vogliono fare una gita in montagna, in sicurezza e tranquillità:

  • Riduzione di ossigeno dell’aria inspirata: è noto che più si sale in quota, più si riduce l’ossigeno nell’aria. A 3000 metri manca già il 30% di ossigeno, un’altitudine questa che risulta a rischio per gli anziani, spesso affetti da malattie croniche come ipertensione arteriosa, diabete mellito, pregresso ictus o infarto del miocardio in trattamento farmacologico.
  • Freddo: gli anziani sono più sensibili al freddo e sono a rischio di ipotermia. Anche d’estate in montagna è possibile imbattersi in fenomeni atmosferici improvvisi con rapido abbassamento della temperatura anche di dieci e più gradi; è dunque utile equipaggiarsi in modo corretto prima delle gite.
  • Disidratazione: i cambiamenti climatici stanno determinando temperature molte elevate anche a quote prossime ai 3000 m. È quindi necessario approvvigionarsi del giusto quantitativo di acqua per la gita che si vuol fare e valutare bene i punti di rifornimento, fontanelle, rifugi o altro, presenti sul percorso. Una corretta idratazione è necessaria per mantenere l’equilibrio dinamico tra l’apporto e la perdita di acqua, soprattutto durante l’esposizione ai forti raggi del sole di montagna, in mancanza del quale può presentarsi un importante rischio per la salute, tale da condurre anche ad insolazioni o, nel peggiore dei casi, a colpi di calore.

L’acqua, bevuta a piccoli sorsi ad intervalli frequenti senza aspettare di avere sete, è ciò di cui il nostro organismo necessita per mantenere un buono stato di salute, elemento insostituibile nei processi vitali di idratazione e termoregolazione.

La disidratazione rappresenta sicuramente uno dei pericoli maggiori in montagna.  Il sangue, infatti, diventa più spesso e, quindi, fatica a circolare nei piccoli vasi sanguigni del cervello e del cuore. Se a questo si aggiunge la carenza di ossigeno, ecco che aumenta il rischio per coloro che sono già stati colpiti da ictus o che presentano fattori di rischio cardio-cerebrovascolari. Nel dubbio è opportuno rivolgersi a specialisti con esperienza in medicina della montagna per avere consigli adeguati sui comportamenti da adottare o sulle terapie corrette da assumere” – dichiara Guido Giardini, Direttore SC di Neurologia e Stroke Unit e Responsabile del Centro di Medicina e Neurologia di Montagna dell’Ospedale Regionale “U. Parini” – USL della Valle d’Aosta.

Salendo in quota, dunque, la pressione atmosferica diminuisce e, con essa, l’ossigeno a disposizione del nostro organismo. Se esistono gravi ostruzioni coronariche c’è il rischio che le richieste di maggior apporto di ossigeno non possano essere soddisfatte. Per questo è importante che, anche in presenza di una malattia coronarica, questa non sia così grave da compromettere un maggior apporto di sangue al cuore come durante lo sforzo. Sulla base di quanto riportato in letteratura, si può affermare che i pazienti con malattia coronarica, che a livello del mare non presentano sintomi, abbiano una buona capacità lavorativa, una normale frequenza cardiaca e pressione arteriosa durante la prova da sforzo, possono soggiornare in montagna e praticare, nella stagione estiva, l’escursionismo fino ad altitudini che raggiungono, ma non superano i 3000 metri. Saremo sempre e solo noi a prendere le giuste precauzioni affinché ciò avvenga con meno rischi possibili per la nostra salute.

L’ictus è un evento improvviso, inatteso e traumatico, ma obiettivo della nostra Associazione è, tra gli altri, quello di incoraggiare le persone colpite e i loro familiari a non demoralizzarsi, affrontando con tenacia e coraggio anche la delicata fase del post ictus. Perché grazie alle terapie attualmente disponibili e dopo il necessario percorso di riabilitazione, si può tornare a condurre una vita il più normale possibile, senza dover necessariamente abbandonare le proprie abitudini e passioni” – afferma Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale).

Terza causa di morte, prima di invalidità e seconda di demenza, l’ictus cerebrale è una malattia grave e disabilitante che colpisce ogni anno nel mondo circa 15 milioni di persone e nel nostro Paese circa 150.000; quelle che sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi almeno 800.000. Fondamentale per la prevenzione è la adeguata consapevolezza da parte dei cittadini dei fattori di rischio che da soli o, ancora di più, in combinazione tra di loro aumentano la possibilità di incorrere in un ictus: ipertensione arteriosa, obesità, diabete, fumo, sedentarietà ed alcune anomalie cardiache e vascolari. Le nuove terapie della fase acuta (trombolisi e trombectomia meccanica) possono evitare del tutto o migliorare spesso in modo sorprendente questi esiti, ma la loro applicazione rimane a tutt’oggi molto limitata per una serie di motivi. I principali sono rappresentati dalla scarsa consapevolezza dei sintomi da parte della popolazione, dal conseguente ritardo con cui chiama il 112 e quindi arriva negli ospedali idonei, dal il ritardo intra-ospedaliero e, infine, dalla mancanza di reti ospedaliere appropriatamente organizzate.

A.L.I.Ce. Italia Onlus è una Federazione di associazioni di volontariato diffuse su tutto il territorio nazionale, oltre 80 tra sedi e sezioni regionali e locali, le quali, pur autonome e indipendenti nelle proprie attività, collaborano al raggiungimento di comuni obiettivi statutari a livello nazionale, tra cui: diffondere l’informazione sulla curabilità della malattia, sul tempestivo riconoscimento dei primi sintomi e sulle condizioni che ne favoriscono l’insorgenza anche attraverso i media; sollecitare gli addetti alla programmazione sanitaria affinché provvedano ad istituire centri specializzati per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione delle persone colpite da ictus e ad attuare progetti concreti di screening; tutelare il diritto dei pazienti ad avere su tutto il territorio nazionale livelli di assistenza, uniformi ed omogenei.

Loro peculiarità è quella di essere le uniche ad essere formate da persone colpite da ictus, dai loro familiari e caregiver, da neurologi e medici esperti nella diagnosi e trattamento dell’ictus, medici di famiglia, fisiatri, infermieri, terapisti della riabilitazione, personale socio-sanitario e volontari. Sono associazioni senza scopo di lucro, democratiche, apolitiche, con personalità giuridica e non, iscritte nei registri regionali delle associazioni di volontariato.

A.L.I.Ce. Italia è membro della WSO, World Stroke Organization e di SAFE, Stroke Alliance for Europe, organizzazioni che riuniscono le Associazioni di persone colpite da ictus a livello mondiale ed europeo, diffondendo linee guida per la prevenzione, la miglior cura e la riabilitazione dell’ictus, oltre che delle Società Scientifiche ISO, Italian Stroke Organization ed ESO, European Stroke Organization.

Nel 2016 A.L.I.Ce. Italia Onlus ha promosso la costituzione dell’Osservatorio Ictus Italia insieme all’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, ISO, ESO, ISS – Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità e SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie. L’Osservatorio opera per favorire una maggiore consapevolezza sulle problematiche legate all’ictus a livello istituzionale, sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale, in particolare sulle modalità di prevenzione e di cura di tale devastante malattia e si pone, come obiettivo condiviso, quello di far adottare in tutto il Paese criteri scientificamente basati e uniformi in materia.

Nel novembre 2017, grazie all’azione di A.L.I.Ce. Italia Onlus e dell’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, la XII Commissione Affari Sociali della Camera, ha approvato la Risoluzione sulla diagnosi e la prevenzione dell’Ictus cerebrale: Governo e Parlamento sono chiamati a promuovere e sostenere il più appropriato ed avanzato sistema di cura per l’ictus su tutto il territorio nazionale.

A.L.I.Ce. Italia Onlus, promotrice e in prima linea fin dall’inizio nel contribuire alla definizione di questo documento di straordinaria rilevanza, avrà adesso il compito di stimolare e monitorare l’impegno dei servizi sanitari regionali nell’applicazione e nella rapida implementazione organizzativa delle misure specifiche, declinate in 19 punti, la cui attuazione è stata già promossa a livello del Governo nazionale.

Nel dicembre 2018, infine, l’Osservatorio Ictus ha inoltre presentato alla Camera i risultati del “Rapporto sull’Ictus in Italia. Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive”, che offre per la prima volta una descrizione completa della patologia nel nostro Paese.

 


I consigli per evitare le scottature, riconoscerle e curarle

L’esposizione prolungata al sole e le frequenti scottature prima dei 15 anni di età aumentano notevolmente il rischio di sviluppare un tumore della pelle in età adulta”– ha detto Susanna Esposito, Professore Ordinario di Pediatria presso l’Università degli Studi di Perugia e Presidente WAidid, in occasione di un workshop organizzato a Perugia in vista della stagione estiva.

Mare, montagna, campagna o città: qualunque sia la meta delle prossime vacanze, è di fondamentale importanza proteggere dal sole la pelle dei nostri piccoli. In estate, infatti, con le alte temperature e a qualsiasi latitudine, il pericolo scottature è sempre dietro l’angolo. Per questo è necessario adottare alcune preziose precauzioni così da godere dei benefici del sole senza causare danni alla pelle del proprio bambino.

La nostra cute è protetta dai raggi ultravioletti attraverso la melanina una sostanza che si accumula nelle cellule più superficiali della pelle e che conferisce ad ogni individuo la propria colorazione. Questa è presente in quantità minima in età pediatrica per poi aumentare progressivamente durante la crescita. Per questo, da maggio ad agosto, quando i raggi UV raggiungono la massima intensità, i bambini diventano i soggetti più a rischio ed è necessario difendere la loro pelle anche all’ombra. Gli effetti dei raggi UV, infatti, possono danneggiare anche se non si è direttamente esposti al sole” – ha spiegato Susanna Esposito.

Ad abbassare il rischio scottature è, in primo luogo, l’utilizzo di un prodotto solare con un fattore di protezione molto alto (minimo 50). Questo va applicato con abbondanza almeno 30 minuti prima dell’esposizione al sole.

Non solo creme solari. Nei primi giorni di vacanza, infatti, la pelle è ancora molto chiara e non è ancora pronta a difendersi quindi è utile far indossare ai bambini indumenti in fibre naturali come il cotone. Un cappellino con visiera, inoltre, eviterà possibili insolazioni, mentre occhiali da sole con un buon filtro solare (marchio CE) proteggerà la retina da eventuali problemi.

Fondamentale, poi, è sottrarsi all’esposizione al sole nelle ore centrali della giornata prediligendo le prime ore del mattino e del tardo pomeriggio, quando le temperature non raggiungono picchi elevati. Occorre comunque proteggere sempre i bambini poiché la scottatura può verificarsi anche con un cielo coperto di nubi.

Particolare attenzione va prestata ai bambini con pelle molto chiara o chiara, capelli biondi o rossi. In questi soggetti, infatti, la pelle risulta estremamente sensibile. L’esposizione è in genere sconsigliata e, nel caso in cui non fosse possibile evitarla, dovrebbe essere molto breve e limitata alle prime e ultime ore del giorno. L’applicazione di creme protettive in caso di permanenza all’aperto per più di 20 minuti è raccomandata.

 

Come si riconosce una scottatura?

La scottatura è un’infiammazione della cute causata da una esposizione eccessiva ai raggi ultravioletti.

  • Può essere di lieve entità se si manifesta con arrossamento della cute e, talvolta, prurito
  • È moderata se all’arrossamento si assoceranno dolore e gonfiore, oltre ad alcune vesciche contenenti un liquido chiaro
  • La scottatura più grave si presenta con chiazze dalla colorazione nerastra e mancanza di sensibilità della zona interessata. Questo livello di ustione spesso si manifesta con ulteriori sintomi come febbre, nausea e vomito.

 

Cosa fare in caso di scottatura?

Il primo passo è quello di rivolgersi al pediatra.

È importante trattare la zona ustionata con le mani ben pulite, quindi è opportuno lavarle sempre prima di approcciare l’ustione.

Un rimedio efficace è rappresentato dagli impacchi di acqua fredda che, applicati sulla zona interessata, riducono la temperatura e alleviano il dolore. È importante effettuare l’impacco con estrema delicatezza: le vesciche sono fragili ed è preferibile che non si rompano, evitando così il rischio di contrarre infezioni.

Se la cute ustionata presenta bolle e queste si aprono senza toccarle, il pediatra valuterà se applicare una crema antibiotica e coprire la zona con delle garze sterili.

Quanto all’alimentazione, è opportuno reintegrare i liquidi e i sali minerali persi attraverso il sudore così da evitare il rischio di disidratazione. Via libera, quindi, a frutta e verdura di stagione e molta acqua naturale.

 


Digiuno controllato per ridurre i rischi legati all’invecchiamento

Con l’estate alle porte proliferano le diete fai da te che prevedono regimi alimentari restrittivi o, nei casi estremi, periodi di digiuno arbitrario: soluzioni che possono risultare dannose per la salute e che spesso non portano a risultati concreti di dimagrimento o remise en form.

La prova costume rappresenta una fonte di stress per la maggior parte delle persone, provocando disagio sia dal punto di vista estetico che emotivo. Un alleato in questo senso arriva dalla ricerca scientifica, che ha validato il ‘digiuno periodico’, ossia un digiuno controllato e a tempo, quale trattamento d’urto per depurarsi e riacquistare energia.

Il Programma Mima Digiuno (PMD) è un protocollo alimentare ipocalorico di 5 giorni che riproduce esattamente gli stessi risultati di un digiuno totale, senza però provocarne gli effetti collaterali. Gli studi preclinici e clinici hanno messo in evidenza un miglioramento significativo della salute, anche in termini di ottimizzazione dei marcatori metabolici e di riduzione del grasso addominale, con un impatto positivo sulla longevità. Non solo: i benefici vanno ben oltre il controllo del peso corporeo, provocando una reazione che implica effetti convalidati su longevità e riduzione dei fattori di rischio delle malattie legate all’invecchiamento, come Alzheimer, diabete, patologie cardiovascolari, autoimmuni e tumori.

Il digiuno rappresenta una tradizione millenaria che abbiamo ereditato dai nostri avi e che viene osservato anche in molte religioni.

Gli animali, compresi gli umani si sono evoluti in ambienti in cui il cibo era relativamente scarso, sviluppando numerosi adattamenti che hanno permesso loro di funzionare molto bene, sia fisicamente, sia cognitivamente, anche in situazioni di privazione di cibo o di digiuno”ha affermato Giorgio Sesti, Ordinario di Medicina Interna presso l’Università degli Studi “Magna Grecia” di Catanzaro.

Il PMD è stato studiato dal Prof. Valter Longo, inserito dal TIME nella lista dei 50 personaggi più influenti del 2018 nell’ambito della salute ed è il frutto di una lunga e meticolosa ricerca di base e clinica: attraverso questo programma il corpo viene resettato e riprogrammato, il processo di invecchiamento rallenta e l’organismo si rigenera attraverso la produzione di cellule staminali.

Il Programma Mima Digiuno è stato condiviso anche dal Prof. Umberto Veronesi che ne apprezzava i benefici sulla riduzione dei fattori di rischio associati all’invecchiamento come, ad esempio, le malattie cardiovascolari, il diabete, l’obesità e il cancro” – prosegue Giorgio Sesti.

Per maggiori info su Programma Mima Digiuno: www.prolon.it

 



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