Posts Tagged 'fertilità'

Impatto degli interferenti endocrini sulla fertilità

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente che si è celebrata mercoledì 5 giugno IVI ha richiamato l’attenzione sull’impatto degli interferenti endocrini sulla fertilità e diffonde i risultati di uno studio appena pubblicato su Fertility and Sterility.

La salute riproduttiva è influenzata dall’esposizione a contaminanti ambientali attraverso la loro capacità di interferire con il sistema ormonale a diversi livelli quali sintesi, funzione, conservazione, metabolismo. L’aumento dell’industrializzazione mondiale si è tradotta in un’esposizione giornaliera onnipresente a queste sostanze, e le vie di esposizione più comuni sono cibo (pesticidi, fitoestrogeni e plastificanti), prodotti per la cura della persona (parabeni e plastificanti), vestiti (plastificanti) o inquinamento (metalli pesanti).

Nella riproduzione femminile, l’esposizione a interferenti endocrini ha un impatto negativo a livello dei principali ormoni riproduttivi (tra cui estradiolo, progesterone, testosterone e ormone antimullerico (AMH)) e impatta anche sui trattamenti di riproduzione assistita, in particolare su qualità dell’ovocita, tasso di fertilizzazione e di impianto, qualità dell’embrione e tasso di gravidanza clinica e di nati vivi.

Oltre a questi effetti, l’esposizione agli interferenti endocrini aumenta la comparsa di patologie ginecologiche come l’endometriosi, il leiomioma e la sindrome dell’ovaio policistico.

Su questo tema la Fondazione IVI ha appena pubblicato uno studio su Fertility and Sterility dal titolo “Phthalates and other endocrine-disrupting chemicals: the 21st century’s plague for reproductive health”, in cui ha realizzato uno studio in vitro, dal quale è emerso che alcuni interferenti endocrini possono danneggiare la salute riproduttiva della donna ma anche dell’uomo: questo può far sì che i trattamenti di riproduzione assistita possano fallire.

Per la prima volta stiamo studiando le cellule endometriali in relazione agli interferenti endocrini e stiamo vedendo quale effetto producono sulle cellule delle donne. Stiamo, inoltre, studiando i livelli di questi interferenti endocrini nelle pazienti delle nostre cliniche per capire esattamente quanto possa essere potenzialmente dannoso il livello di interferente endocrino per l’apparato riproduttivo delle nostre pazienti” – ha affermato Francisco Domínguez, ricercatore della Fondazione IVI.

Il focus sul tema degli interferenti endocrini è fondamentale perché è importante che le donne sappiano che devono controllare un altro fattore prima di sottoporsi ad un trattamento di riproduzione assistita. Infatti, se il livello di uno degli interferenti endocrini è troppo alto, i ginecologi o gli specialisti nel campo della riproduzione assistita daranno informazioni alle pazienti su come migliorare o ridurre questi stessi livelli, proprio per rendere più efficace il trattamento” – ha affermato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

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Gli alimenti giusti per la fertilità maschile

Pomodoro, pesce, cereali, molluschi, frutta e verdura sono i cibi per la fertilità maschile. A evidenziarlo è Salvatore Sansalone, specialista in Andrologia e docente all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Re indiscusso è il pomodoro che, con il licopene in esso contenuto (che si trova anche in anguria, ananas e papaya), migliora la motilità degli spermatozoi oltre ad avere in altre quantità effetti positivi anche nel tumore della prostata. A seguire tutti gli alimenti ricchi di vitamine (E, C, D e folati, presenti soprattutto nelle verdure a foglia verde). Una dieta ricca di antiossidanti è il top, ed il consiglio è di limitare carni lavorate, patate, latticini grassi, latte intero, caffè, alcol e bevande zuccherate che hanno mostrato effetti negativi sulla qualità del liquido seminale.

L’infertilità è un problema di salute pubblica globale che interessa in media il 15% delle coppie in età riproduttiva: fattori attribuibili al maschio sono responsabili di un 25-30% dei casi. Per tutti una dieta sana è uno di pilastri, insieme a periodiche visite di controllo. In coloro che hanno parametri seminali alterati è possibile prescrivere una vera e propria “terapia a base di supplementi antiossidanti” per sopperire a carenze dietetiche.

Integratori a base di beta carotene, folati, zinco e vitamina C possono determinare un miglioramento.

Carnitina, Coenzima Q10, vitamine del gruppo B ed L-arginina insieme alla vitamina C, possono essere prescritti in persone con infertilità idiopatica, ossia coloro per i quali non esiste una causa conosciuta. Questo permette di mantenere i dannosi radicali liberi sotto controllo, migliorando la qualità del liquido seminale e l’integrità del Dna spermatico” – spiega Salvatore Sansalone.

La ricerca si è concentrata anche sugli acidi grassi omega 3 in considerazione del fatto che gli stessi spermatozoi contengono un’elevata proporzione di acidi grassi polinsaturi che giocano un ruolo cruciale nel concepimento.

Alimentazione e gravidanza: utili consigli alle donne che vogliono diventare madri

Gravidanza e allattamento costituiscono le basi dello sviluppo umano.

In tutti e due i cicli l’importanza dell’alimentazione della donna assume un ruolo fondamentale e imprescindibile.

Chiunque sia incinta e improvvisamente responsabile di una piccola creatura si preoccupa della propria dieta.

E giustamente, perché la donna in stato interessante nutre il nascituro dal suo sangue attraverso il cordone ombelicale. Tuttavia, questo non significa che una donna incinta debba improvvisamente aumentare la sua alimentazione.

Occorre, al contrario, porre un’attenzione estrema all’equilibrio nutrizionale della madre durante il periodo di gestazione per salvaguardare la propria salute e quella del nascituro.

Infatti, se naturalmente durante la gravidanza un aumento di peso è fisiologico, in alcuni casi, quando questo aumento risulti eccessivo, si può andare incontro a vari problemi sia per la madre che per il bambino.

La consulenza del proprio ginecologo ed uno schema alimentare personalizzato offriranno una corretta e precisa informazione sugli alimenti consentiti e su quelli da evitare.

L’IVI, Istituto Valenciano di Infertilità è, dal 1990, anno della sua fondazione, all’avanguardia in tutto il mondo nel campo della Riproduzione assistita, la Conservazione della fertilità e lo sviluppo di trattamenti di fecondazione in vitro e utilizza il suo know-how anche per consigli e suggerimenti sull’alimentazione relativa alla gestazione e all’allattamento del bambino.

Per il sano sviluppo dell’embrione si consiglia una dieta estremamente varia evitando quei cibi che possono aumentare il rischio di toxoplasmosi, quali pesce crudo, molluschi, crostacei, carni poco cotte ed anche insaccati, pollame e selvaggina. Al contrario sono indicati carne ben cotta e pesci delicati come sogliola e merluzzo cucinati al vapore” – ricorda Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Per le uova ed il latte le raccomandazioni consigliano di consumare le prime ben cotte e con il tuorlo ben addensato al fine di evitare il rischio di salmonellosi. Si deve poi assumere il latte solo dopo accurata bollitura per evitare infezioni batteriche quali l’Escherichia coli.

Frutta e verdura sono ammesse nella dieta ma occorre lavare e sbucciare la frutta e lavare accuratamente la verdura – afferma Daniela Galliano.

Innumerevoli, inoltre, sono i consigli su ciò che è assolutamente da evitare.

Le bevande alcoliche sono tabù durante la gravidanza. L’alcool può arrecare gravi danni al bambino o causare aborto. Dal momento che la quantità critica sembra essere individualmente diversa, è meglio astenersi completamente dall’alcool. La caffeina in grandi quantità può anche influenzare lo sviluppo del bambino e il peso alla nascita – continua Daniela Galliano.

E quando il bambino è nato, cosa devono fare le neo mamme per garantire al proprio figlio il migliore allattamento?

Le mamma non devono seguire una dieta specifica. E’ però consigliabile l’assunzione di proteine, lipidi e glucidi, oltre a frutta fresca e verdure. E’ inoltre fondamentale bere almeno 2 litri e mezzo di acqua al giorno, mentre sono da evitare il fumo, i superalcolici e la birra e non bisogna superare le 2 tazzine di caffè al giorno. Per il benessere del lattante sarebbe meglio dire ‘no’ anche a selvaggina frutta secca crostacei, fragole, arachidi e cioccolata ed evitare cavoli, aglio, cipolle, pepe e peperoncino” – conclude Daniela Galliano.

L’IVI è al fianco delle future madri con il suo blog, un vero e proprio vademecum, ricco di informazioni e suggerimenti utile alla soluzione dei loro innumerevoli dubbi.

 

 


Edizione genetica di embrioni e ulteriori passi avanti della medicina riproduttiva

Il Palazzo dei Congressi di Mallorca ha ospitato dal 4 al 6 aprile scorso, la 8th International IVIRMA Congress sulla Medicina Riproduttiva, un congresso biennale nel quale si sono incontrati più di 1.600 specialisti di 71 Paesi. All’incontro erano presenti il Presidente del Congresso e Direttore di IVI Mallorca, Javier Marqueta, il Direttore Scientifico, Juan Antonio García-Velasco, e Dagan Wells, membro del comitato scientifico.

Ci fa sentire orgogliosi ricevere a Mallorca i maggiori rappresentanti della ricerca e delle buone pratiche in riproduzione assistita. IVI è nato e cresciuto grazie al nostro impegno nella scienza, nel mantenere le nostre strutture, tecniche e personale di alto livello; e tutto questo è realizzabile solo facendo della ricerca un pilastro fondamentale” – ha dichiarato Javier Marqueta, Presidente del Congresso.

Durante il Congresso sono state trattate le ultime scoperte e tendenze nel campo della medicina riproduttiva, come l’edizione genetica degli embrioni, l’influenza del metabolismo sulla fertilità e lo studio delle vescicole extracellulari come elemento di indagine per migliorare la selezione degli embrioni.

Edizione dopo edizione, vediamo aumentare l’interesse a partecipare al nostro Congresso, motivo in più per portare i migliori ricercatori e, in questo modo, potersi confrontare sulle ultime tendenze in questo campo”ha evidenziato  Juan Antonio García-Velasco, Direttore Scientifico.

 

Edizione genetica di embrioni

Come nell’ultima edizione, che ha messo in evidenza la presentazione di Juan Carlos Izpisúa sulle possibilità della terapia genica per rallentare l’invecchiamento e curare le malattie congenite, l’edizione genetica ha avuto un ruolo importante, questa volta con Dagan Wells, membro del comitato scientifico del 8th International IVIRMA Congress.

Questa tecnica si realizza grazie alla tecnologia CRISPR, che – come se si trattasse di forbici molecolari – permette di sostituire le parti danneggiate del DNA (che possono portare malattie ereditarie), con parti sane. Così, analizzando le cellule dell’embrione prima che venga trasferito nell’utero materno, è possibile scoprire e perfino correggere queste alterazioni, aumentando le probabilità di gravidanza di un bambino sano.

Per ora, si tratta di una tecnica che nel gruppo IVI studieremo, non perché ne contempliamo la sua applicazione clinica nell’immediato futuro, bensì perché ci permetterà di rispondere a delle domande di base della biologia e dello sviluppo degli embrioni umani. Inoltre tecnicamente è molto più pratico realizzare questa analisi negli embrioni di poche cellule che nei bambini o negli adulti, che hanno milioni di cellule” – ha commentato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Questo tipo di progressi generano grandi contrasti sociali, come abbiamo visto da poco con la notizia della nascita di una bambina cinese il cui DNA era stato modificato. Incontri come IVIRMA Congress sono utili per il dibattito sui benefici e sui problemi, anche etici, che possono portare i progressi tecnologici come l’edizione genetica, ed è in questo senso che diventa fondamentale la partecipazione della comunità scientifica” – ha spiegato Dagan Wells, membro del comitato scientifico.

 


Le vescicole extracellulari potrebbero contribuire a migliorare la percentuale di successo della riproduzione assistita

Sin dagli inizi della medicina riproduttiva, si considera verità indiscussa il pensiero che “un embrione migliore equivalga a migliori risultati in termini di gravidanza”.

Di conseguenza, i laboratori di embriologia hanno prestato una particolare attenzione nel migliorare i metodi della selezione embrionaria per scegliere quegli embrioni che hanno il maggior potenziale di impianto.

In questo senso, il lavoro che ha presentato IVI all’8th International IVIRMA Congress sulle vescicole extracellulari apre una nuova strada per il miglioramento della selezione e, quindi, l’aumento della percentuale di successo nei trattamenti riproduttivi.

Il lavoro, intitolato “Extracellular vesicles can be isolated from culture media with and without exposure to human preimplantation embryos”, guidato da Diego Marín, dottorando di IVIRMA nella sede che il gruppo ha nel New Jersey e da Richard T. Scott, CEO di IVIRMA e mentore del progetto, nasce con l’obiettivo di cercare un biomarcatore che permetta di ottimizzare il processo di selezione embrionaria attraverso un metodo non invasivo, per far sì che aumentino i tassi di impianto degli embrioni, in questo caso euploidi – quelli che hanno 46 cromosomi normali -, che attualmente è del 70%.

Le vescicole extracellulari sono particelle derivate da cellule con una membrana di due strati che rilasciano molecole e, come si è potuto dimostrare, svolgono un ruolo fondamentale nella comunicazione intracellulare. Considerando che il dialogo tra l’embrione e l’endometrio è cruciale per un corretto impianto e una gravidanza normale a termine, vogliamo dimostrare che queste vescicole extracellulari rilasciate dall’embrione prima del suo impianto hanno una funzione centrale in questa comunicazione e, perciò, possono diventare probabili biomarcatori per la gara riproduttiva embrionaria” – ha commentato Juan Antonio García Velasco, direttore scientifico dell’8th International IVIRMA Congress.

Si tratta di un argomento abbastanza nuovo per la ricerca – sono appena due anni che si studia – per cui, a lungo termine, si vorrebbero identificare queste vescicole, isolarle dal mezzo di coltura e analizzarle per capire gli effetti che possono avere sull’embrione, in questo caso euploide, ottimizzando così le potenzialità di queste vescicole nel campo della riproduzione assistita.

Anche se esistono studi sul rapporto tra queste vescicole e la loro applicazione nei trattamenti di malattie renali o affezioni tumorali, fino a poco tempo fa non erano state ancora utilizzate nel campo della medicina riproduttiva. Le vescicole extracellulari embrionarie offrono un’opportunità incoraggiante e non invasiva per valutare la vitalità dell’embrione che potrebbe aiutare a migliorare la selezione embrionaria e a capire il dialogo molecolare tra embrione ed endometrio, aumentando significativamente le probabilità di gravidanza, grazie alla combinazione di questo strumento con altre tecnologie per la diagnosi. Ciò nonostante, sono necessari studi più complessi per utilizzare il profilo di questo strumento come un test diagnostico per la selezione embrionaria” – ha aggiunto Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

In cerca della panacea riproduttiva

A causa della sua immediata accessibilità, la morfologia dell’embrione si è convertita nel metodo standard per la selezione degli embrioni. Più avanti, i test genetici preimpianto per l’aneuploidia (PGT-A) hanno rivoluzionato il campo selezionando gli embrioni al di là della loro apparenza e focalizzandosi sul loro corredo genetico. In questo modo si è potuto dimostrare che il trasferimento degli embrioni cromosomicamente normali aumenta le probabilità di impianto, diminuisce i tassi di aborto involontario e riduce i tempi per raggiungere la gravidanza.

Di conseguenza, sono stati realizzati diversi tentativi per cercare di trovare variabili solide e misurabili che possano considerarsi biomarcatori della gara embrionaria e continuare così a migliorare i risultati riproduttivi. Stiamo parlando dell’implementazione di dispositivi come l’EmbryoScope, che ha permesso lo studio di parametri morfocinetici.

Nonostante il visibile miglioramento evolutivo, morfologia, costituzione genetica e parametri morfocinetici delineano lo scenario attuale delle percentuali di impianto: circa un terzo degli embrioni cromosomicamente normali ancora non riescono ad impiantarsi nell’utero.

Ora diamo un ulteriore passo avanti e sosteniamo lo studio delle vescicole extracellulari con l’obiettivo principale di aumentare le percentuali di impianto embrionario attraverso una conoscenza dettagliata delle probabilità di queste particelle e della loro influenza sul processo riproduttivo” – conclude García Velasco.


Preservazione della fertilità: prima dei 35 anni aumenta del 40% la percentuale di riuscita

La preservazione della fertilità ha significato un gran passo in avanti per la medicina della riproduzione. In questo modo, pazienti con diagnosi di cancro che devono sottoporsi ad un trattamento di chemioterapia o radioterapia che potrebbe danneggiare la propria fertilità, o quelle donne che sentono ancora lontano il tic tac del proprio orologio biologico e non vogliono rinunciare ad essere madri in futuro con i propri gameti, possono fare affidamento sulla “vitrificazione”.

Recentemente, la prestigiosa rivista Human Reproduction ha pubblicato uno studio guidato dalla Dottoressa Ana Cobo, Direttrice della Unità di Criobiologia di IVI, dal titolo Elective and onco-fertility preservation: factors related to IVF outcomes, nel quale hanno preso parte anche i Dottori José Remohí, Antonio Pellicer e Juan Antonio García-Velasco.

Nello studio si trovano le risposte alle principali inquietudini delle donne rispetto alla preservazione della fertilità e vengono offerte interessanti statistiche riguardo la percentuale di gravidanza che può ottenere una paziente che intenda vitrificare i propri ovuli, a seconda dell’età e del numero di ovociti che vitrifica.

Un fatto molto sorprendente è che mentre le donne di età inferiore ai 35 anni che hanno preservato la propria fertilità per motivi sociali hanno raggiunto una percentuale di riuscita pari al 94% ottenendo 24 ovociti da vitrificare, quelle che superavano i 35 anni, con una quantità simile di ovociti, hanno avuto appena il 50% di probabilità di ottenere una gravidanza. Da qui l’importanza di preservare la fertilità prima dei 35 anni, tematica da sempre in primo piano in IVI, consapevoli dell’effetto dell’età sulla qualità ovocitaria” – spiega Ana Cobo.

Nel gruppo delle pazienti che hanno vitrificato per motivi oncologici non si osserva la stessa tendenza, in gran parte dovuto alla quantità inferiore del campione di pazienti che si sono nuovamente rivolte all’Istituto Valenciano di Infertilità per utilizzare i propri ovuli vitrificati (si osservi il grafico qui sotto).

Il principale marcatore della qualità ovocitaria è l’età della paziente, e dunque questo studio presenta una chiara guida di orientamento riguardo alle possibilità di avere un figlio in funzione di questi due parametri misurabili e aiuta a delineare una realtà statistica di grande interesse nel campo della prevenzione dell’infertilità.

Lo studio rappresenta un campione della realtà sociale, che evidenza come il gruppo più numeroso di pazienti che decidono di preservare la propria fertilità per motivi sociali continui ad avere più di 35 anni. Di fatto, quest’ultimo gruppo riunisce oltre il 70% delle donne che hanno conservato la propria fertilità per motivi sociali in IVI e il 15% superava i 40 anni. Una tendenza che si inverte nel caso dei cicli di onco-terapia, dove il 70% delle donne aveva meno di 35 anni.

Si tratta di un studio retrospettivo integrato in cui un 83,5% è formato da donne che hanno deciso spontaneamente di preservare la propria fertilità e da un 16,5% che lo hanno fatto per motivi oncologici (soprattutto per un tumore alla mammella). Di queste pazienti, circa 700 sono tornate da noi per tentare di diventare madri, portando alla nascita di 162 bambini, frutto della preservazione per motivi sociali e 25 bambini venuti al mondo dopo che le loro madri hanno superato un tumore” – aggiunge Ana Cobo.

IVI è stato pioniere in Spagna nel campo della vitrificazione di ovociti e, pertanto, fino ad oggi può fare affidamento sul maggior numero di pazienti e risultati. Tutto questo ha permesso che il campione dello studio, formato da 6.332 donne, sia il più ampio pubblicato fino ad oggi relativamente alla tecnica di conservazione di gameti.

Inoltre, il lavoro mette in luce una evidente evoluzione della tecnica impiegata per motivi sociali, che in poco più di 10 anni è aumentata di un 18%, passando da un 2% a un 22% del totale dei trattamenti realizzati in IVI nel periodo 2007 – 2017.

Anche se le percentuali di rendimento continuano ad essere basse, con circa il 15% nella conservazione sociale e circa il 10% in oncologia, la cosa certa è che negli ultimi anni questa tecnica ha vissuto una crescita esponenziale e ci aspettiamo che segua la stessa tendenza negli anni a venire. Questo implica uno studio dettagliato e un approfondimento delle sue implicazioni, non solo mediche, ma anche sociali” – conclude Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 


“Che fine ha fatto la cicogna – Il viaggio”

Ci sono viaggi che ti cambiano la vita. Questo il concept della terza edizione della campagna Che fine ha fatto la cicogna – Il viaggio promossa da Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, impegnata nel promuovere una corretta informazione sui temi della fertilità.

Al centro della campagna di educazione alla salute, il patient journey della coppia con problemi di fertilità; il viaggio raccontato attraverso la leggerezza della favola, una storia semplice che cela un significato importante. La metafora della cicogna in volo per consegnare il bimbo ai genitori in attesa intende rappresentare la realtà di un percorso non facile, caratterizzato spesso dallo scorrere del tempo, dalla stanchezza e da tutte le difficoltà che le coppie possono incontrare nel loro viaggio verso la genitorialità.

Il viaggio viene raccontato attraverso il linguaggio dell’animazione, un modello narrativo che mostra l’immagine romantica e ancestrale della cicogna, indissolubilmente legata ai concetti di maternità e paternità, senza venir meno all’obiettivo di sensibilizzare e informare sul tema.

La campagna di sensibilizzazione viaggia sul web attraverso il sito www.chefinehafattolacicogna.it, in cui si possono trovare informazioni utili su come preservare la fertilità in vista di un’eventuale scelta di diventare genitori. In evidenza i fattori che più incidono sulla fertilità: l’età, la salute riproduttiva, lo stile di vita e il tempo. A confermare l’importanza del fattore età, nella recente Relazione al Parlamento in tema di PMA1, si evidenzia come nella fecondazione eterologa l’età della donna è maggiore se la donazione è di ovociti (41,4 anni) e minore se la donazione è di seme (35,2). Si sottolinea inoltre come la maggior parte dei cicli iniziati siano stati con donazione di ovociti (46,4%, vs il 25,8% con donazione di seme ed il 27,8% con embrioni). Dati questi che sembrano indicare come questa tecnica sia scelta soprattutto per rispondere a un’infertilità dovuta all’età della donna piuttosto che a patologie specifiche.

Nel sito di Che fine ha fatto la cicogna le coppie possono accedere all’elenco dei centri specializzati accreditati in Italia per i trattamenti di procreazione medicalmente assistita e acquisire informazioni utili sul percorso da intraprendere quando si desidera un figlio che tarda ad arrivare, come l’importanza di non attendere oltre i 12 mesi di rapporti regolari e non protetti per rivolgersi a uno specialista della riproduzione per una diagnosi tempestiva.

La coppia è al centro del nostro impegno nel campo della fertilità. Con la terza edizione di Che fine ha fatto la cicogna, Merck ribadisce la volontà di essere al fianco dei pazienti, contribuendo a diffondere una corretta informazione su questi temi” – ha dichiarato Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia.

Questa terza edizione di Che fine ha fatto la cicogna – Il viaggio, arricchisce la campagna di nuovi contenuti, che vanno ad ampliare quanto è stato fatto negli anni precedenti. La prima edizione ha visto protagonisti i bambini, con risposte divertenti a domande semiserie sui temi della fertilità che hanno aperto a diversi spunti di riflessione e di approfondimento. La seconda edizione, Destinazione Genitori, ha dato la parola alle mamma e ai papà che hanno affrontato il percorso di PMA. Coppie che hanno vissuto il viaggio in prima persona e che hanno condiviso la propria esperienza, dalla consapevolezza di un problema di infertilità passando attraverso scelte difficili, emozioni, delusioni e speranze. Un racconto senza filtri in grado di emozionare ed informare.

La campagna Che fine ha fatto la cicogna – Il viaggio ha ottenuto i seguenti patrocini: AGUI (Associazione Ginecologi Universitari Italiani), AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani), CECOS Italia (Centri studio conservazione ovociti e sperma umani), SIA (Società Italiana di Andrologia), SIAMS (Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità), SIDR (Società Italiana della Riproduzione), SIE (Società Italiana di Endocrinologia), SIERR (Società Italiana di Embriologia, Riproduzione e Ricerca), SIFES (Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione), SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) e Fondazione Cesare Serono.

 

1 Relazione del Ministro della salute al Parlamento sullo stato di attuazione della legge contenente norme in materia di procreazione medicalmente assistita (Legge 19 febbraio 2004, n. 40, articolo 15) – anno 2018 (ultima visita: 11/01/2019)



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