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Estate e fertilità: da IVI utili consigli in vista della ripresa o di un nuovo trattamento di riproduzione assistita

E’ arrivata l’estate, la stagione ideale per staccare da tutto e caricarsi di energia per affrontare al meglio gli ultimi tre mesi dell’anno. Gli amanti del mare sono già sotto l’ombrellone e si stanno godendo la spiaggia. C’è chi invece preferisce la montagna e sta facendo lunghe passeggiate. Oppure c’è chi ancora deve aspettare qualche giorno prima che inizino le meritate vacanze.

A tutti l’Istituto Valenciano di Infertilità (IVI) fornisce utili consigli per trascorrere al meglio questi mesi estivi in vista della ripresa o dell’inizio un nuovo trattamento di riproduzione assistita ed arrivare così a settembre in piena forma fisica e mentale.


Una buona idratazione

In questi mesi è fondamentale contrastare le alte temperature con una buona idratazione.

Cerca di portare sempre con te una bottiglia d’acqua o di succo di frutta. Bere tra i due ed i tre litri d’acqua al giorno è la soluzione ideale per far sì che il corpo sia sufficientemente idratato e che non sia vittima di possibili colpi di calore e disidratazione, tipici in questa stagione” – spiega la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Proteggiti dal sole

Questa raccomandazione è di primaria importanza, dato che un’esposizione prolungata al sole può avere ripercussioni negative sulla salute. Per evitare problemi futuri, proteggi la pelle con una buona crema solare, gli occhi con lenti di qualità e la testa con un cappelloprosegue la Dottoressa Galliano.

Una buona alimentazione

L’estate è il periodo migliore per mangiare alimenti freschi e leggeri. Approfitta per fare una dieta equilibrata, ricca di frutta e verdura. Di fatto gli alimenti freschi sono i più appetitosi in estate e allo stesso tempo sono i più sani. Anche il pesce è un grande alleato, soprattutto se stai trascorrendo le vacanze in zone di costa” – continua l’esperta.

Piscina o spiaggia?

Chi non desidera un bagno rilassante e rinfrescante? In spiaggia o in piscina, fare un po’ di esercizio in acqua aiuterà a liberare la mente e mantenere il corpo fresco e idratato.

Ginnastica

Non fa mai male regalarsi un po’ di tempo per mantenersi in forma e prevenire le malattie legate a stili di vita sedentari. Ciclismo, passeggiate o nuoto sono tre attività perfette per l’estate, anche se non devono essere praticate durante le ore più calde del giorno.

Via lo stress

Prenditi il tuo tempo, non rinunciare ai tuoi spazi. Leggi, ascolta musica e, soprattutto, riposati. Non avere orari, rispettando le tue fasi del sonno. Dopo la routine della sveglia e del tran-tran quotidiano, permettiti il lusso di ascoltare il tuo corpo e di dargli una tregua. Se hai la possibilità fai un piccolo riposino pomeridiano: il tuo corpo e la tua mente ti ringrazieranno” – aggiunge l’esperta.

Attenzione alle punture

In estate sono molto frequenti le punture di insetto. Anche se generalmente non provocano effetti gravi, è importante cercare di evitarle per quanto possibile. E dunque, quando sei all’aria aperta, usa il repellente per insetti che contenga dietiltoluamide (dal 30 al 50%) o picaridina (fino ad un 15%).

L’estate è il miglior momento momento per fare una parentesi nel vortice delle faccende quotidiane che occupano il resto dell’anno. Lascia da parte cellulari e mail e fai un grande respiro per recuperare energia. Ridi, divertiti, pratica sport, respira aria pura, viaggia, entra in contatto con altre culture, assapora i piaceri della vita e approfitta dell’affetto della tua famiglia e dei tuoi amici” – conclude la Dottoressa Galliano.


IVI fornisce utili consigli da seguire anche dopo il transfer degli embrioni:

  • Evita situazioni che possano causare un aumento della temperatura del corpo o provocare disidratazione (esercizio intenso, sauna, idromassaggio, abbronzatura);
  • Non bere bevande alcoliche o farmaci senza aver prima consultato il proprio medico;
  • Non fare esercizi che prevedano molto movimento (salti, aerobica, ginnastica).

La possibilità di praticare sport durante un trattamento di Riproduzione Assistita solleva molti dubbi e, in caso venga consigliato, la sua frequenza, intensità e tipo di attività si trasformano in una fonte di insicurezza. Durante la stimolazione ovarica ormonale prima di un trattamento di RA, specialmente nel caso di fecondazione in vitro dove la dose è maggiore, le ovaie risultano infiammate e potrebbero dare luogo ad alcune complicazioni. E’ infatti possibile che si abbiano dolori addominali, oltre al rischio di torsione ovarica se il livello di attività fisica è intenso.

Tuttavia il nuoto, se realizzato in forma moderata, è uno sport che ha il minor impatto sul corpo. E’ importante specificare con lo specialista il tipo di esercizio adeguato durante questo periodo” – afferma il Professor Antonio Pellicer, codirettore di Fertility and Sterility e Presidente IVI.



Preservazione della fertilità: vitrificazione degli ovociti o crio-preservazione della corteccia ovarica?

IVI è stato uno dei pionieri a livello mondiale nella vitrificazione degli ovociti per la preservazione della fertilità, tecnica portata avanti con successo dal 2007. Inoltre, nel 2012, ha stabilito un flusso comune di pazienti con l’Ospedale La Fe di Valencia, grazie al quale entrambe le istituzioni preservano, da allora, la fertilità delle proprie pazienti, anche mediante la crio-preservazione della corteccia ovarica.

Uno studio recente, condotto da IVI e dall’Ospedale La Fe di Valencia, su un campione di 1.759 pazienti (1.024 vitrificazioni di ovociti e 735 crio-preservazioni della corteccia ovarica) rivela che non esistono differenze significative in tema di nuovi nati: questo significa che entrambe le tecniche hanno praticamente la stessa efficacia. Di tutte le pazienti che hanno preservato la propria fertilità, sono state prese in considerazione quelle che hanno utilizzato il proprio materiale vitrificato per tentare di rimanere incinte.

In questo studio, i cui risultati sono stati presentati a Ginevra in occasione della 33ª edizione del Congresso ESHRE (2-5 luglio 2017), sono stati messi a confronto i risultati delle pazienti che avevano devitrificato i propri ovociti con quelli delle donne che si erano sottoposte ad un trapianto di corteccia ovarica. La conclusione di questo confronto è che tra i due trattamenti non esistono differenze significative nella percentuale dei neonati.

Secondo il Dottor César Díaz, ginecologo di IVI Valencia e uno dei principali responsabili di questo studio, “è molto importante indicare bene le tecniche a ciascuna paziente, dato che non tutte possono beneficiare delle stesse”.

Ancora lontano dal trovare una soluzione magica, l’obiettivo di IVI e dell’Ospedale La Fe di Valencia è quello di offrire tutti gli strumenti e le tecniche possibili alle proprie pazienti, per poter individualizzare e adattare ogni trattamento in funzione delle loro necessità.

In questo senso, il Dottor Díaz ammette che “se c’è tempo sufficiente prima di iniziare la chemioterapia, la paziente ha una riserva ovarica accettabile, e ha già iniziato la pubertà, probabilmente la cosa migliore sarà effettuare una vitrificazione degli ovociti, dato che, alle stesse condizioni per ciò che si riferisce alla percentuale di neonati, questa tecnica è meno aggressiva”.

La crio-preservazione della corteccia ovarica, d’altro canto è da consigliare alle pazienti in età pre-puberale, per quelle che ancora non hanno avuto il ciclo mestruale e per le quali risulta complicata la stimolazione e, di conseguenza, il recupero degli ovociti. Anche nelle pazienti con tumori molto aggressivi, come il linfoma di Burkitt, nel cui caso non c’è tempo sufficiente per stimolare le ovaie prima di iniziare la chemioterapia” – conclude la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

La ricerca, uno dei pilastri di IVI, consente una volta di più, attraverso studi come questo, di mettere a disposizione di tutte le sue pazienti le migliori tecniche, oltre ad un ventaglio più ampio di soluzioni per realizzare il loro sogno di essere madri.

Vitrificazione di ovociti

La vitrificazione di ovociti consiste nella stimolazione delle ovaie con ormoni simili a quelli che produce la paziente, per poi poter estrarre gli ovuli dalle ovaie mediante un ago molto fino, con un procedimento che richiede solo una minima sedazione. In seguito, gli ovuli vengono conservati mediante un raffreddamento ultra-rapido, che evita la formazione di cristalli di ghiaccio, proteggendo così gli ovuli per tutto il tempo che sia necessario (anche decenni). Si tratta dello stesso metodo che viene utilizzato per preservare ovuli nelle pazienti che vogliono posticipare la maternità per motivi di lavoro o personali. Una volta guarita dal cancro, la paziente potrà utilizzare questi ovuli per fecondarli con il liquido seminale del partner o di un donatore per generare un embrione che verrà impiantato nell’utero della paziente.

Crio-preservazione della corteccia ovarica

Consiste nell’estrarre un frammento della superficie delle ovaie mediante una chirurgia minimamente invasiva (laparoscopia). Il procedimento dura più o meno 20 minuti, e la paziente può tornare a casa o iniziare la chemioterapia già alcune ore dopo. Successivamente il tessuto viene congelato e messo da parte per gli anni che siano necessari. Se la paziente presenta un problema alle ovaie, si potrà tornare ad impiantare lo stesso tessuto con una nuova operazione, recuperando nuovamente la sua funzionalità, sia dal punto di vista della fertilità sia dal punto di vista della produzione di ormoni (farebbe regredire la menopausa conseguente a numerosi dei trattamenti oncologici). Allo stesso tempo consente la gestazione spontanea, senza dover ricorrere a tecniche di fecondazione in vitro.


Azoospermia e Micro-TESE

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Nel recente passato, le possibilità che gli uomini con diagnosi di azoospermia non ostruttiva potessero diventare genitori erano quasi nulle. Oggi i progressi nel campo della medicina riproduttiva, tra cui figura Micro-TESE, danno grande speranza agli uomini che affrontano gravi problemi legati alla fertilità.

Micro-TESE consiste in una biopsia testicolare che viene eseguita attraverso una microscopica amplificazione visiva (microscopio chirurgico) che identifica le aree del testicolo dove sono certamente presenti gli spermatozoi.

IVI utilizza questa tecnica da diversi anni nei propri centri di Madrid e Valencia, con l’obiettivo di estenderla nel resto dei suoi centri. Solo nel 2016, grazie al Micro-TESE, IVI ha eseguito 23 biopsie. Da questi interventi è stato possibile il recupero degli spermatozoi in 13 casi, un tasso di recupero pari al 56,52%. A seguito di tali recuperi di spermatozoi sono state raggiunte sei gravidanze attraverso un ciclo di fecondazione in vitro, grazie alla microiniezione dello sperma recuperato.

Secondo il Dottor Carlos Balmori, urologo presso il Centro IVI di Madrid, “grazie al microscopio chirurgico si ingrandisce la visione e si possono vedere con precisione i tubuli del testicolo, per scegliere quali debbano essere presi. Micro-TESE è l’alternativa alle biopsie randomizzate e più comuni. Riduce al minimo i danni ai testicoli rispetto ad una biopsia aperta ed ha un campionamento più selettivo. Con le biopsie tradizionali viene rimossa una grande quantità di tessuto testicolare e si può arrivare ad influenzare una delle funzioni dei testicoli, come la produzione di testosterone. Il tessuto testicolare non viene recuperato, bisogna stare attenti quando viene rimosso per evitare di causare, ad esempio, l’ipogonadismo”.

IVI è uno dei pochi centri in Spagna che pratica il recupero di spermatozoi attraverso la tecnica Micro-TESE.

Dobbiamo sempre contare su personale qualificato, con un team di urologi e biologi. Una volta ottenuto il campione di sperma, questi potrà essere congelato in vitro per essere utilizzato in futuro o direttamente senza la necessità di ricorrere a trattamenti di congelamento” – afferma il Dottor Saturnino Lujan, urologo presso il Centro IVI di Valencia.

Una volta di più IVI si dimostra in prima linea nei trattamenti di riproduzione assistita e mette a disposizione le proprie conoscenze al servizio dei suoi pazienti. Anche se Micro-TESE è un metodo rivoluzionario per recuperare gli spermatozoi,

l’ideale sarebbe raggiungere un ingrandimento visivo tale che ci consenta di vedere direttamente lo sperma. Attualmente stiamo lavorando su tecniche di immagine che ci renderanno più facile l’individuazione dei tubuli che contengono sperma” – conclude la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Ipogonadismo | Si tratta di un disturbo nel funzionamento di gonadi, ovaie e testicoli, che, a causa di un funzionamento non corretto, non ricevono abbastanza stimolazione dall’ipofisi perché questa non è ben stimolata dall’ipotalamo. Tale condizione può essere dovuta principalmente a danni cerebrali provocati da un intervento chirurgico o infezioni e a cause genetiche.

Azoospermia | E’ la diagnosi che riceve un uomo quando non presenta spermatozoi nel proprio liquido seminale. Esistono due tipi di azoospermia: quella ostruttiva, che potrebbe derivare da un incidente o da un intervento chirurgico, e quella non ostruttiva o secretoria.

 

Preservare la fertilità tra i 25 e i 35 anni aumenta le probabilità di successo

L’attuale tendenza in tema di maternità consiste nel diventare madri ad un’età sempre più avanzata. A questa realtà sono chiamati ad adattarsi i professionisti della Riproduzione Assistita. In questi casi, la vitrificazione degli ovociti è la tecnica più comune, sia che dipenda da una decisione sociale oppure da un problema oncologico. In questa scelta influisce anche l’età in cui si decide di vitrificare.

La donna nasce con circa un milione di ovociti, che iniziano a ridursi prima della pubertà, fino ad arrivare intorno ai 400.000. Durante ogni ciclo mestruale ne consuma quasi 1.000.

Per questa ragione, dai 35 anni la riserva ovarica arriva a quasi il 10 % del totale e la qualità degli ovuli peggiora. Ci ritroviamo allora con una donna di 40 anni che quasi non possiede ovuli adatti per la gestazione di un bambino senza problemi riproduttivi e/o cromosomici. I ricercatori dell’Università di ST. Andrews quantificano in un 3% la riserva ovarica di queste donne”, sostiene il Professore José Remohí, copresidente e fondatore di IVI, durante le sessioni del 7mo Congresso Internazionale IVI sulla Medicina Riproduttiva, Bilbao 11-13 maggio 2017.

I conti tornano, noi ginecologi lo sappiamo, la fertilità nella donna non è infinita e le donne dovrebbero esserne consapevoli. Si può assistere a gravidanze spontanee anche se sono poco probabili e molto rischiose”, chiarisce José Remohí.

Salvare la maternità sotto zero

 La vitrificazione è nata come una speranza per le donne che si sottoponevano a trattamenti oncologici o ad una chirurgia ovarica, oggi vi si rivolge una maggiore percentuale di donne per motivi sociali. Il metodo consiste in un “congelamento” ultraveloce che permette di conservare l’ovulo in condizioni ottimali per consentire alla donna di utilizzarlo quando desidera. Grazie alle nuove tecniche applicate dagli specialisti di IVI si raggiungono probabilità di sopravvivenza di questi ovociti fino al 90%.

La vitrificazione è un metodo semplice che ha rivoluzionato la criobiologia e si è trasformato nella chiave di altre tante tecniche nelle nostre cliniche. Questa tecnica offre alte probabilità di successo ad un costo accessibile. Ricorrere alla vitrificazione è una decisione con molti più vantaggi che svantaggi” – dichiara il Dottore Juan Antonio García-Velasco, direttore di IVI Madrid ed esponente del 7mo Congresso Internazionale IVI.

Fine dei 20 inizio dei 30 anni: l’età chiave

L’età si è trasformata nel principale fattore di tutti i problemi che hanno le donne e/o le coppie che non riescono ad avere una gravidanza naturale, è la chiave per i trattamenti di Riproduzione Assistita.

Posticipare la maternità è una delle realtà attuali, l’altra è che le donne verso la fine dei 30 anni si trovano nel proprio miglior momento sociale, emozionale, psicologico ed economico. Solo che la Biologia non lo sa, per cui continua a fare le cose come ha sempre fatto e a dirci che la migliore età per diventare madre è un’altra”, – chiarisce il professore José Remohí.

Sebbene sia vero che la vitrificazione degli ovociti in pazienti maggiori di 35 anni è possibile, le donne dovrebbero essere coscienti che quanto prima considerano l’opzione di vitrificare i propri ovuli, più probabilità avranno di compiere il proprio Desiderio riproduttivo in futuro.

Oggi in IVI abbiamo a disposizione programmi di criopreservazione molto efficaci e sicuri, possiamo fidarci del fatto che produrranno il risultato atteso. Comunque, l’età è il fattore chiave, la cosa migliore è preservare gli ovociti tra i 25 e i 35 anni. Mentre la sopravvivenza degli ovociti è simile, le probabilità di successo di gravidanza diminuiscono quando si sono vitrificati ad un’età maggiore, come sucede con gli ovociti freschi”, spiega la Dottoressa Ana Cobo, direttrice dell’Unità di Criopreservazione di IVI Valencia e autrice della presentazione “Factors impacting the success of elective fertility preservation” durante il congresso.

Preservazione della fertilità in pazienti oncologici infantili.

Anche se attualmente la vitrificazione per preservare la fertilità ha un uso soprattutto sociale, non bisogna dimenticare che la sua origine è quella di aiutare i pazienti a mantenere le possibilità di diventare madre/padre dopo aver superato i processi oncologici.

In questo senso il 7mo Congresso Internazionale IVI è servito per presentare le ultime tecniche in pazienti oncologici infantili quando ancora non sono arrivati all’età fertile.

Insieme alle probabilità di sopravvivenza, la comunità scientifica sta lavorando per evitare o diminuire gli effetti secondari delle terapie oncologiche nel futuro di questi pazienti. I casi studiati fino ad ora presentano maggiori probabilità di successo nelle bambine che nei bambini.

In questi profili la tecnica più usata è la congelazione del tessuto ovarico. Ci sono già state nascite da mamme che hanno avuto il cancro nel periodo dell’infanzia e che hanno preservato la fertilità”, – conclude il Dottore Juan Antonio García Velasco.

Preservare la fertilità di un paziente oncologico è fondamentale vuol dire offrirgli una prospettiva futura che va oltre la sua malattia, vuol dire dargli una speranza, un progetto di vita su cui sognare. Si tratta di un tema molto caro a IVI che dedica buona parte della sua ricerca scientifica all’innovazione sulle tecniche di PMA di vitrificazione e congelamento” – afferma la Dottoressa Daniela Galliano, Responsabile del Centro IVI di Roma.


Diventare madri dopo il tumore è possibile

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Oggi 4 febbraio ricorre la Giornata Mondiale contro il Cancro, patologia che solo in Italia fa registrare un significativo incremento di pazienti: erano 2 milioni e 244 mila nel 2006; sono aumentati sino a oltre 3 milioni nel 20161. Nel 2020 saranno 4 milioni e mezzo1. Ogni giorno circa 1.000 persone ricevono la diagnosi di tumore1.

Uno degli aspetti più delicati legati al cancro è quello della fertilità, a causa delle cure oncologiche che possono compromettere la capacità riproduttiva delle pazienti: circa il 10% dei casi di cancro riguarda, infatti, donne al di sotto dei 45 anni2, per le quali è sempre più forte l’esigenza e la necessità di preservare il proprio potenziale riproduttivo.

La crioconservazione degli ovociti rappresenta una grande opportunità per le pazienti oncologiche che, dopo aver affrontato una malattia grave come il tumore, non vogliono rinunciare al desiderio di diventare madri. La ricerca scientifica e la pratica clinica hanno fatto passi da gigante e oggi i tassi di successo che si ottengono dalla fecondazione in vitro che impiega ovociti congelati sono simili ai risultati ottenuti con ovociti freschi2 – ha commentato il Prof. Antonio Pellicer, Presidente IVI e co-direttore di Fertility and Sterility.

La richiesta di preservare la fertilità è in costante aumento perché sono aumentati i tassi di sopravvivenza ai tumori. Sono due le neoplasie più frequenti: il nemico numero uno per gli uomini è il tumore della prostata, mentre per le donne è quello della mammella. I due tumori presentano però sopravvivenze a cinque anni di oltre il 90%, con percentuali ancora più elevate per i tumori che vengono diagnosticati allo stadio precoce1.

In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, vogliamo sensibilizzare le numerose donne che ricevono una diagnosi di tumore e che ancora non hanno avuto figli  ad attivarsi subito per congelare i propri ovociti: il desiderio di genitorialità non deve essere, infatti, trascurato e messo da parte a fronte delle cure per sconfiggere la malattia. Dal 2007 ad oggi presso i nostri Centri IVI sono nati 17 bambini da donne che hanno superato il tumore e sono oltre 850 le pazienti oncologiche che si sono rivolte a IVI per sottoporsi a un trattamento di vitrificazione degli ovuli per preservare la propria fertilità” – ha affermato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

In Spagna i centri IVI offrono a titolo gratuito la possibilità di conservare ovociti e sperma a tutti i pazienti oncologici, senza imporre vincoli sull’utilizzo degli stessi.

 

BIBLIOGRAFIA

1 Registro Airtum 2016

2 Catrin E. Argyle et al, “Oocyte cryopreservation: where are we now?” – Human Reproduction Update,Vol 22,No. 4, 2016

IVI – Instituto Valenciano de Infertilidad (IVI ha aperto le porte nel 1990 come primo Istituto medico in Spagna specializzato nella riproduzione umana. Attualmente conta più di 60 cliniche in 11 paesi ed è leader europeo nel campo della medicina della riproduzione. Ha aiutato a nascere 125.000 bambini).

GAS Communication

“Che fine ha fatto la cicogna” Al via la campagna promossa da Merck

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Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, annuncia la campagna Che fine ha fatto la cicogna?.

L’iniziativa intende sensibilizzare sui temi della fertilità, attraverso attività digitali e sul territorio, partendo dal punto di vista nuovo e originale dei bambini.

In particolare, a lanciare la campagna è un video i cui protagonisti sono proprio bambini provenienti da tutta Italia, che rispondono a domande quali: “Dove stanno i bambini prima di arrivare dai loro genitori?”; “Come nascono i bambini?” fino ad arrivare alla domanda più importante “E quando un bambino non arriva?”.

La freschezza e la spontaneità dei più piccoli, le loro risposte semplici, le loro soluzioni fantasiose, faranno sorridere e, al tempo stesso, riflettere.

Quando un bambino non arriva è importante cercare aiuto e rivolgersi tempestivamente a chi è in grado di offrirlo.

Il video, diffuso sul web e sui social, darà il via a una serie di altre attività: il sito internet www.chefinehafattolacicogna.it, con le informazioni necessarie per prendersi cura della propria fertilità e un questionario per autovalutare il proprio livello di conoscenza sulla fertilità; il materiale divulgativo che sarà distribuito presso tutti i centri di PMA italiani e presso il corner Merck, allestito sabato 22 ottobre all’interno del centro commerciale ROMA EST di Roma; la campagna social per la condivisione di video spontanei sul tema della campagna con hashtag dedicato.

La campagna Che fine ha fatto la cicogna – ha dichiarato Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia – testimonia il nostro impegno nel ribadire, diffondere e rafforzare una corretta informazione sulla fertilità. Con questa iniziativa intendiamo favorire l’informazione e il dialogo sui temi legati alla fertilità, alla genitorialità e alla prevenzione.”.

Anche “Che fine ha fatto la cicogna” si inserisce all’interno delle iniziative del Manifesto per la Fertilità, presentato da Merck a novembre 2015, che rappresenta il documento programmatico ideato in armonia con gli obiettivi del Piano Nazionale del Ministero della Salute, per diffondere una nuova e più consapevole cultura della fertilità nel nostro Paese e per sostenere il progresso scientifico e la formazione professionale degli specialisti.

La campagna Che fine ha fatto la cicogna ha ottenuto i seguenti patrocini: AGUI (Associazione Ginecologi Universitari Italiani), AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani), CECOS (Centri studio conservazione ovociti e sperma umani), SIA (Società Italiana di Andrologia), SIAMS (Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità), SIDR (Società Italiana della Riproduzione), SIE (Società Italiana di Endocrinologia), SIERR (Società Italiana di Embriologia, Riproduzione e Ricerca), SIFES (Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione), SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia), Fondazione Cesare Serono.

BIBLIOGRAFIA

1. Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita

2. Fivet dopo 40 anni: nuove strategie terapeutiche


GAS Communication


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