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L’impatto dei trattamenti antitumorali sulla fertilità

consulto medico

La possibile comparsa di sterilità o d’infertilità secondaria ai trattamenti antitumorali e l’impatto psicologico sui pazienti hanno acquisito importanza crescente negli ultimi anni alla luce di due fattori: il miglioramento della prognosi nei pazienti oncologici di età pediatrica e giovanile, che ha determinato la costituzione di una vasta popolazione di giovani “survivors” oncologici, ancora in età per programmare una paternità o maternità.

Ogni giorno in Italia vengono diagnosticati almeno 30 nuovi casi di tumore in pazienti di età inferiore ai 40 anni, pari al 3% della casistica generale. I più comuni tipi di cancro in questo sottogruppo di pazienti sono rappresentati nella donna da carcinoma della mammella, tumori della tiroide, melanoma, carcinoma del colon-retto e carcinoma della cervice uterina, mentre nell’uomo da tumore del testicolo, melanoma, linfoma non-Hodgkin, tumore del colon-retto e tumori della tiroide.

Il secondo fattore è lo spostamento in avanti dell’età della prima gravidanza, che comporta il fatto che molti di questi pazienti non siano ancora genitori al momento della diagnosi. In Italia la percentuale delle gravidanze registrate in donne oltre i 35 anni è passata dal 12% nel 1990 al 16% nel 1996 ed è stato stimato che sarà pari al 25% nel 2025.

Chemioterapia, radioterapia e terapie biologiche hanno migliorato significativamente la sopravvivenza dei pazienti affetti da tumore e la stessa terapia chirurgica, con il concetto della modulazione della radicalità e l’utilizzo di tecniche di conservazione in vivo ed in vitro della funzionalità riproduttiva. La stessa qualità di vita viene oggi preservata da tecniche chirurgiche più conservative e che rispettano il decorso delle fibre nervose (tecnica di nerve sparing).

I trattamenti antiblastici sono però associati a un elevato rischio di infertilità temporanea o permanente. Il tasso di infertilità determinata dai trattamenti è variabile e dipende da più fattori: classe, dose e posologia del farmaco impiegato, estensione e sede del campo di irradiazione, dose erogata e suo frazionamento, età e sesso del paziente, anamnesi di pregressi trattamenti per infertilità.

Alcuni tipi di chemioterapici, in particolare quelli che danneggiano il DNA, riducono drasticamente, il numero degli ovociti primordiali, diminuendo la cosiddetta riserva ovarica e aumentando il rischio di infertilità e menopausa anticipata. Non si conoscono ancora gli effetti sulla fertilità dei nuovi farmaci, che rappresentano una fetta importante dell’attuale armamentario terapeutico oncologico. Non è nota, per esempio, la potenziale tossicità gonadica dei nuovi antiangiogenetici, compresi gli anticorpi monoclonali e le piccole molecole. In entrambi i sessi, il maggior rischio di perdita della funzione riproduttiva è associato agli agenti alchilanti, cosi come altrettanto noto è l’effetto negativo di carboplatino e cisplatino. Al contrario, un basso rischio è associato a metotrexate, fluorouracile, vincristina, vinblastina, bleomicina e dactinomicina. Mentre i dati relativi al rischio da taxani non sono ancora definitivi.

Fattori che compromettono la fertilità femminile

Sia la chemioterapia che la radioterapia possono compromettere o interrompere la funzionalità ovarica attraverso la riduzione del numero di follicoli determinando arresto dello sviluppo e sterilità nella bambina, perdita della fertilità nella donna adulta e menopausa precoce. La fertilità può essere compromessa da qualsiasi trattamento che riduca il numero dei follicoli primordiali, colpisca l’equilibrio ormonale o interferisca con il funzionamento delle ovaie, delle tube, dell’utero o della cervice.

Il concepimento naturale e il successo della gravidanza possono essere impediti anche da cambiamenti anatomici o della vascolarizzazione a carico delle strutture genitali a seguito di interventi da chirurgia e/o radioterapia, anche in presenza di funzione ovarica conservata. La riduzione della riserva ovarica può tradursi in minori possibilità di concepimento e in maggior rischio di menopausa precoce anche se l’attività mestruale ciclica permane dopo i trattamenti antitumorali.

Chemioterapia

Le pazienti con età superiore a 35-40 anni sono maggiormente suscettibili agli effetti dei farmaci chemioterapici sulla fertilità: le ovaie di pazienti più giovani, infatti, possono sopportare dosi maggiori di farmaci citotossici. I dati delle casistiche internazionali dimostrano che l´amenorrea si verifica in una percentuale compresa tra il 20 e il 70% dei casi per donne con età inferiore a 40 anni e nel 50-100% dei casi per donne con età maggiore.

L’amenorrea permanente è correlata all’età al momento del trattamento e compare, in genere, durante la chemioterapia o dopo un periodo variabile di oligoamenorrea. La ripresa del ciclo mestruale dopo la sospensione della terapia con i vari farmaci chemioterapici non sempre si accompagna ad una contestuale ripresa dell´ovulazione e dunque ad un recupero della fertilità.

Radioterapia

Una dose compresa tra 5 e 20 Gy (unità di misura dell’assorbimento di radiazioni) sull’ovaio è sufficiente per causare una permanente disfunzione gonadica, indipendentemente dall’età della paziente. Alla dose di 30 Gy il rischio di menopausa precoce è del 60% nelle donne con età inferiore a 26 anni. Oltre i 40 anni, laddove la conta follicolare ovarica è fisiologicamente inferiore, sono sufficienti dosi di 5 o 6 Gy per provocare un danno permanente.

La total body irradiation (TBI), in corso di condizionamento pre-trapianto di cellule staminali, è associata ad una disfunzione gonadica permanente in più del 90% delle donne trattate, con un’ incidenza di gravidanza post-trattamento inferiore al 3%. L’esposizione a radioterapia può influenzare negativamente anche lo sviluppo uterino cui può seguire un maggior rischio di aborto spontaneo o un ritardo di crescita intrauterina del feto durante la gravidanza.

Fattori che compromettono la fertilità maschile

Per quanto riguarda l’uomo, alcuni studi hanno evidenziato una preesistente ridotta qualità del seme in pazienti con leucemia, linfoma, e tumore del testicolo. In seguito al trattamento del tumore maligno alcuni pazienti vanno incontro ad un miglioramento dei parametri seminali; i possibili fattori che contribuiscono all’infertilità indotta dalla neoplasia sono rappresentati dallo stato infiammatorio sistemico, dall’aumentata risposta immune, dal rilascio di citochine da parte del tumore, dallo stato febbrile e dai danni di molteplici sistemi risultanti dallo stato di malattia cronica e di malnutrizione. 

Chirurgia

Il trattamento chirurgico del tumore testicolare è una potenziale causa di perdita della fertilità. L’orchiectomia (asportazione di un testicolo) rappresenta il trattamento del tumore a cellule germinali testicolare, e può essere occasionalmente utilizzata come trattamento di altre neoplasie maligne come il tumore della prostata. La perdita di un solo testicolo non comporta necessariamente infertilità: tra i pazienti affetti da tumore testicolare sottoposti a questa procedura è stato riscontrato un tasso di paternità del 65%. La chirurgia può comunque alterare la capacità di concepire naturalmente mediante l’eiaculazione a causa del danno dei meccanismi neurologici dell’eiaculazione. Interventi chirurgici utilizzati nel trattamento dei tumori (come l’asportazione dei linfonodi retroperitoneali, prostatectomia, interventi di chirurgia pelvica) possono danneggiare i vasi deferenti, i dotti eiaculatori, le vescicole seminali, o i nervi dei corpi cavernosi con conseguente disfunzione erettile, danno dei nervi autonomi e successiva disfunzione eiaculatoria e interruzione fisica o ostruzione al passaggio del liquido seminale.

Chemioterapia

Gli agenti chemioterapici hanno una vasta gamma di impatto sulla fertilità maschile. Gli effetti della chemioterapia sono indipendenti dall’età, con anomalie cromosomiche rilevate negli spermatociti fino a 24 mesi dopo la fine del trattamento. Gli agenti alchilanti hanno il più alto rischio di provocare un danno sulla spermatogenesi; altri agenti gonadotossici sono gli agenti a base di platino, gli alcaloidi della vinca e gli inibitori delle topo-isomerasi e provocano alterazioni della spermatogenesi in modo dose dipendente. Quasi un terzo dei soggetti maschi che sopravvive ad un cancro in età adolescenziale diventa azoospermico e un quinto oligozoospermico dopo chemioterapia.

Radioterapia

L’entità del danno testicolare da radioterapia è dose dipendente. I tubuli seminiferi sono sensibili a meno di 0,1 Gy con conseguente arresto momentaneo della spermatogenesi. È stato dimostrato che incrementi di dose possono causare azoospermia di varia durata, da 9-18 mesi fino a un danno permanente Il numero più basso di spermatozoi si rileva, in genere, sei mesi dopo il completamento della terapia.

Fonte | Ministero della Salute – Direzione generale della prevenzione sanitaria

Tavolo consultivo in materia di tutela e conoscenza della fertilità e prevenzione delle cause di infertilità – Contributo per il piano nazionale per la fertilità

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Estate e fertilità: da IVI utili consigli in vista della ripresa o di un nuovo trattamento di riproduzione assistita

E’ arrivata l’estate, la stagione ideale per staccare da tutto e caricarsi di energia per affrontare al meglio gli ultimi tre mesi dell’anno. Gli amanti del mare sono già sotto l’ombrellone e si stanno godendo la spiaggia. C’è chi invece preferisce la montagna e sta facendo lunghe passeggiate. Oppure c’è chi ancora deve aspettare qualche giorno prima che inizino le meritate vacanze.

A tutti l’Istituto Valenciano di Infertilità (IVI) fornisce utili consigli per trascorrere al meglio questi mesi estivi in vista della ripresa o dell’inizio un nuovo trattamento di riproduzione assistita ed arrivare così a settembre in piena forma fisica e mentale.


Una buona idratazione

In questi mesi è fondamentale contrastare le alte temperature con una buona idratazione.

Cerca di portare sempre con te una bottiglia d’acqua o di succo di frutta. Bere tra i due ed i tre litri d’acqua al giorno è la soluzione ideale per far sì che il corpo sia sufficientemente idratato e che non sia vittima di possibili colpi di calore e disidratazione, tipici in questa stagione” – spiega la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Proteggiti dal sole

Questa raccomandazione è di primaria importanza, dato che un’esposizione prolungata al sole può avere ripercussioni negative sulla salute. Per evitare problemi futuri, proteggi la pelle con una buona crema solare, gli occhi con lenti di qualità e la testa con un cappelloprosegue la Dottoressa Galliano.

Una buona alimentazione

L’estate è il periodo migliore per mangiare alimenti freschi e leggeri. Approfitta per fare una dieta equilibrata, ricca di frutta e verdura. Di fatto gli alimenti freschi sono i più appetitosi in estate e allo stesso tempo sono i più sani. Anche il pesce è un grande alleato, soprattutto se stai trascorrendo le vacanze in zone di costa” – continua l’esperta.

Piscina o spiaggia?

Chi non desidera un bagno rilassante e rinfrescante? In spiaggia o in piscina, fare un po’ di esercizio in acqua aiuterà a liberare la mente e mantenere il corpo fresco e idratato.

Ginnastica

Non fa mai male regalarsi un po’ di tempo per mantenersi in forma e prevenire le malattie legate a stili di vita sedentari. Ciclismo, passeggiate o nuoto sono tre attività perfette per l’estate, anche se non devono essere praticate durante le ore più calde del giorno.

Via lo stress

Prenditi il tuo tempo, non rinunciare ai tuoi spazi. Leggi, ascolta musica e, soprattutto, riposati. Non avere orari, rispettando le tue fasi del sonno. Dopo la routine della sveglia e del tran-tran quotidiano, permettiti il lusso di ascoltare il tuo corpo e di dargli una tregua. Se hai la possibilità fai un piccolo riposino pomeridiano: il tuo corpo e la tua mente ti ringrazieranno” – aggiunge l’esperta.

Attenzione alle punture

In estate sono molto frequenti le punture di insetto. Anche se generalmente non provocano effetti gravi, è importante cercare di evitarle per quanto possibile. E dunque, quando sei all’aria aperta, usa il repellente per insetti che contenga dietiltoluamide (dal 30 al 50%) o picaridina (fino ad un 15%).

L’estate è il miglior momento momento per fare una parentesi nel vortice delle faccende quotidiane che occupano il resto dell’anno. Lascia da parte cellulari e mail e fai un grande respiro per recuperare energia. Ridi, divertiti, pratica sport, respira aria pura, viaggia, entra in contatto con altre culture, assapora i piaceri della vita e approfitta dell’affetto della tua famiglia e dei tuoi amici” – conclude la Dottoressa Galliano.


IVI fornisce utili consigli da seguire anche dopo il transfer degli embrioni:

  • Evita situazioni che possano causare un aumento della temperatura del corpo o provocare disidratazione (esercizio intenso, sauna, idromassaggio, abbronzatura);
  • Non bere bevande alcoliche o farmaci senza aver prima consultato il proprio medico;
  • Non fare esercizi che prevedano molto movimento (salti, aerobica, ginnastica).

La possibilità di praticare sport durante un trattamento di Riproduzione Assistita solleva molti dubbi e, in caso venga consigliato, la sua frequenza, intensità e tipo di attività si trasformano in una fonte di insicurezza. Durante la stimolazione ovarica ormonale prima di un trattamento di RA, specialmente nel caso di fecondazione in vitro dove la dose è maggiore, le ovaie risultano infiammate e potrebbero dare luogo ad alcune complicazioni. E’ infatti possibile che si abbiano dolori addominali, oltre al rischio di torsione ovarica se il livello di attività fisica è intenso.

Tuttavia il nuoto, se realizzato in forma moderata, è uno sport che ha il minor impatto sul corpo. E’ importante specificare con lo specialista il tipo di esercizio adeguato durante questo periodo” – afferma il Professor Antonio Pellicer, codirettore di Fertility and Sterility e Presidente IVI.



Preservazione della fertilità: vitrificazione degli ovociti o crio-preservazione della corteccia ovarica?

IVI è stato uno dei pionieri a livello mondiale nella vitrificazione degli ovociti per la preservazione della fertilità, tecnica portata avanti con successo dal 2007. Inoltre, nel 2012, ha stabilito un flusso comune di pazienti con l’Ospedale La Fe di Valencia, grazie al quale entrambe le istituzioni preservano, da allora, la fertilità delle proprie pazienti, anche mediante la crio-preservazione della corteccia ovarica.

Uno studio recente, condotto da IVI e dall’Ospedale La Fe di Valencia, su un campione di 1.759 pazienti (1.024 vitrificazioni di ovociti e 735 crio-preservazioni della corteccia ovarica) rivela che non esistono differenze significative in tema di nuovi nati: questo significa che entrambe le tecniche hanno praticamente la stessa efficacia. Di tutte le pazienti che hanno preservato la propria fertilità, sono state prese in considerazione quelle che hanno utilizzato il proprio materiale vitrificato per tentare di rimanere incinte.

In questo studio, i cui risultati sono stati presentati a Ginevra in occasione della 33ª edizione del Congresso ESHRE (2-5 luglio 2017), sono stati messi a confronto i risultati delle pazienti che avevano devitrificato i propri ovociti con quelli delle donne che si erano sottoposte ad un trapianto di corteccia ovarica. La conclusione di questo confronto è che tra i due trattamenti non esistono differenze significative nella percentuale dei neonati.

Secondo il Dottor César Díaz, ginecologo di IVI Valencia e uno dei principali responsabili di questo studio, “è molto importante indicare bene le tecniche a ciascuna paziente, dato che non tutte possono beneficiare delle stesse”.

Ancora lontano dal trovare una soluzione magica, l’obiettivo di IVI e dell’Ospedale La Fe di Valencia è quello di offrire tutti gli strumenti e le tecniche possibili alle proprie pazienti, per poter individualizzare e adattare ogni trattamento in funzione delle loro necessità.

In questo senso, il Dottor Díaz ammette che “se c’è tempo sufficiente prima di iniziare la chemioterapia, la paziente ha una riserva ovarica accettabile, e ha già iniziato la pubertà, probabilmente la cosa migliore sarà effettuare una vitrificazione degli ovociti, dato che, alle stesse condizioni per ciò che si riferisce alla percentuale di neonati, questa tecnica è meno aggressiva”.

La crio-preservazione della corteccia ovarica, d’altro canto è da consigliare alle pazienti in età pre-puberale, per quelle che ancora non hanno avuto il ciclo mestruale e per le quali risulta complicata la stimolazione e, di conseguenza, il recupero degli ovociti. Anche nelle pazienti con tumori molto aggressivi, come il linfoma di Burkitt, nel cui caso non c’è tempo sufficiente per stimolare le ovaie prima di iniziare la chemioterapia” – conclude la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

La ricerca, uno dei pilastri di IVI, consente una volta di più, attraverso studi come questo, di mettere a disposizione di tutte le sue pazienti le migliori tecniche, oltre ad un ventaglio più ampio di soluzioni per realizzare il loro sogno di essere madri.

Vitrificazione di ovociti

La vitrificazione di ovociti consiste nella stimolazione delle ovaie con ormoni simili a quelli che produce la paziente, per poi poter estrarre gli ovuli dalle ovaie mediante un ago molto fino, con un procedimento che richiede solo una minima sedazione. In seguito, gli ovuli vengono conservati mediante un raffreddamento ultra-rapido, che evita la formazione di cristalli di ghiaccio, proteggendo così gli ovuli per tutto il tempo che sia necessario (anche decenni). Si tratta dello stesso metodo che viene utilizzato per preservare ovuli nelle pazienti che vogliono posticipare la maternità per motivi di lavoro o personali. Una volta guarita dal cancro, la paziente potrà utilizzare questi ovuli per fecondarli con il liquido seminale del partner o di un donatore per generare un embrione che verrà impiantato nell’utero della paziente.

Crio-preservazione della corteccia ovarica

Consiste nell’estrarre un frammento della superficie delle ovaie mediante una chirurgia minimamente invasiva (laparoscopia). Il procedimento dura più o meno 20 minuti, e la paziente può tornare a casa o iniziare la chemioterapia già alcune ore dopo. Successivamente il tessuto viene congelato e messo da parte per gli anni che siano necessari. Se la paziente presenta un problema alle ovaie, si potrà tornare ad impiantare lo stesso tessuto con una nuova operazione, recuperando nuovamente la sua funzionalità, sia dal punto di vista della fertilità sia dal punto di vista della produzione di ormoni (farebbe regredire la menopausa conseguente a numerosi dei trattamenti oncologici). Allo stesso tempo consente la gestazione spontanea, senza dover ricorrere a tecniche di fecondazione in vitro.


Azoospermia e Micro-TESE

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Nel recente passato, le possibilità che gli uomini con diagnosi di azoospermia non ostruttiva potessero diventare genitori erano quasi nulle. Oggi i progressi nel campo della medicina riproduttiva, tra cui figura Micro-TESE, danno grande speranza agli uomini che affrontano gravi problemi legati alla fertilità.

Micro-TESE consiste in una biopsia testicolare che viene eseguita attraverso una microscopica amplificazione visiva (microscopio chirurgico) che identifica le aree del testicolo dove sono certamente presenti gli spermatozoi.

IVI utilizza questa tecnica da diversi anni nei propri centri di Madrid e Valencia, con l’obiettivo di estenderla nel resto dei suoi centri. Solo nel 2016, grazie al Micro-TESE, IVI ha eseguito 23 biopsie. Da questi interventi è stato possibile il recupero degli spermatozoi in 13 casi, un tasso di recupero pari al 56,52%. A seguito di tali recuperi di spermatozoi sono state raggiunte sei gravidanze attraverso un ciclo di fecondazione in vitro, grazie alla microiniezione dello sperma recuperato.

Secondo il Dottor Carlos Balmori, urologo presso il Centro IVI di Madrid, “grazie al microscopio chirurgico si ingrandisce la visione e si possono vedere con precisione i tubuli del testicolo, per scegliere quali debbano essere presi. Micro-TESE è l’alternativa alle biopsie randomizzate e più comuni. Riduce al minimo i danni ai testicoli rispetto ad una biopsia aperta ed ha un campionamento più selettivo. Con le biopsie tradizionali viene rimossa una grande quantità di tessuto testicolare e si può arrivare ad influenzare una delle funzioni dei testicoli, come la produzione di testosterone. Il tessuto testicolare non viene recuperato, bisogna stare attenti quando viene rimosso per evitare di causare, ad esempio, l’ipogonadismo”.

IVI è uno dei pochi centri in Spagna che pratica il recupero di spermatozoi attraverso la tecnica Micro-TESE.

Dobbiamo sempre contare su personale qualificato, con un team di urologi e biologi. Una volta ottenuto il campione di sperma, questi potrà essere congelato in vitro per essere utilizzato in futuro o direttamente senza la necessità di ricorrere a trattamenti di congelamento” – afferma il Dottor Saturnino Lujan, urologo presso il Centro IVI di Valencia.

Una volta di più IVI si dimostra in prima linea nei trattamenti di riproduzione assistita e mette a disposizione le proprie conoscenze al servizio dei suoi pazienti. Anche se Micro-TESE è un metodo rivoluzionario per recuperare gli spermatozoi,

l’ideale sarebbe raggiungere un ingrandimento visivo tale che ci consenta di vedere direttamente lo sperma. Attualmente stiamo lavorando su tecniche di immagine che ci renderanno più facile l’individuazione dei tubuli che contengono sperma” – conclude la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Ipogonadismo | Si tratta di un disturbo nel funzionamento di gonadi, ovaie e testicoli, che, a causa di un funzionamento non corretto, non ricevono abbastanza stimolazione dall’ipofisi perché questa non è ben stimolata dall’ipotalamo. Tale condizione può essere dovuta principalmente a danni cerebrali provocati da un intervento chirurgico o infezioni e a cause genetiche.

Azoospermia | E’ la diagnosi che riceve un uomo quando non presenta spermatozoi nel proprio liquido seminale. Esistono due tipi di azoospermia: quella ostruttiva, che potrebbe derivare da un incidente o da un intervento chirurgico, e quella non ostruttiva o secretoria.

 

Preservare la fertilità tra i 25 e i 35 anni aumenta le probabilità di successo

L’attuale tendenza in tema di maternità consiste nel diventare madri ad un’età sempre più avanzata. A questa realtà sono chiamati ad adattarsi i professionisti della Riproduzione Assistita. In questi casi, la vitrificazione degli ovociti è la tecnica più comune, sia che dipenda da una decisione sociale oppure da un problema oncologico. In questa scelta influisce anche l’età in cui si decide di vitrificare.

La donna nasce con circa un milione di ovociti, che iniziano a ridursi prima della pubertà, fino ad arrivare intorno ai 400.000. Durante ogni ciclo mestruale ne consuma quasi 1.000.

Per questa ragione, dai 35 anni la riserva ovarica arriva a quasi il 10 % del totale e la qualità degli ovuli peggiora. Ci ritroviamo allora con una donna di 40 anni che quasi non possiede ovuli adatti per la gestazione di un bambino senza problemi riproduttivi e/o cromosomici. I ricercatori dell’Università di ST. Andrews quantificano in un 3% la riserva ovarica di queste donne”, sostiene il Professore José Remohí, copresidente e fondatore di IVI, durante le sessioni del 7mo Congresso Internazionale IVI sulla Medicina Riproduttiva, Bilbao 11-13 maggio 2017.

I conti tornano, noi ginecologi lo sappiamo, la fertilità nella donna non è infinita e le donne dovrebbero esserne consapevoli. Si può assistere a gravidanze spontanee anche se sono poco probabili e molto rischiose”, chiarisce José Remohí.

Salvare la maternità sotto zero

 La vitrificazione è nata come una speranza per le donne che si sottoponevano a trattamenti oncologici o ad una chirurgia ovarica, oggi vi si rivolge una maggiore percentuale di donne per motivi sociali. Il metodo consiste in un “congelamento” ultraveloce che permette di conservare l’ovulo in condizioni ottimali per consentire alla donna di utilizzarlo quando desidera. Grazie alle nuove tecniche applicate dagli specialisti di IVI si raggiungono probabilità di sopravvivenza di questi ovociti fino al 90%.

La vitrificazione è un metodo semplice che ha rivoluzionato la criobiologia e si è trasformato nella chiave di altre tante tecniche nelle nostre cliniche. Questa tecnica offre alte probabilità di successo ad un costo accessibile. Ricorrere alla vitrificazione è una decisione con molti più vantaggi che svantaggi” – dichiara il Dottore Juan Antonio García-Velasco, direttore di IVI Madrid ed esponente del 7mo Congresso Internazionale IVI.

Fine dei 20 inizio dei 30 anni: l’età chiave

L’età si è trasformata nel principale fattore di tutti i problemi che hanno le donne e/o le coppie che non riescono ad avere una gravidanza naturale, è la chiave per i trattamenti di Riproduzione Assistita.

Posticipare la maternità è una delle realtà attuali, l’altra è che le donne verso la fine dei 30 anni si trovano nel proprio miglior momento sociale, emozionale, psicologico ed economico. Solo che la Biologia non lo sa, per cui continua a fare le cose come ha sempre fatto e a dirci che la migliore età per diventare madre è un’altra”, – chiarisce il professore José Remohí.

Sebbene sia vero che la vitrificazione degli ovociti in pazienti maggiori di 35 anni è possibile, le donne dovrebbero essere coscienti che quanto prima considerano l’opzione di vitrificare i propri ovuli, più probabilità avranno di compiere il proprio Desiderio riproduttivo in futuro.

Oggi in IVI abbiamo a disposizione programmi di criopreservazione molto efficaci e sicuri, possiamo fidarci del fatto che produrranno il risultato atteso. Comunque, l’età è il fattore chiave, la cosa migliore è preservare gli ovociti tra i 25 e i 35 anni. Mentre la sopravvivenza degli ovociti è simile, le probabilità di successo di gravidanza diminuiscono quando si sono vitrificati ad un’età maggiore, come sucede con gli ovociti freschi”, spiega la Dottoressa Ana Cobo, direttrice dell’Unità di Criopreservazione di IVI Valencia e autrice della presentazione “Factors impacting the success of elective fertility preservation” durante il congresso.

Preservazione della fertilità in pazienti oncologici infantili.

Anche se attualmente la vitrificazione per preservare la fertilità ha un uso soprattutto sociale, non bisogna dimenticare che la sua origine è quella di aiutare i pazienti a mantenere le possibilità di diventare madre/padre dopo aver superato i processi oncologici.

In questo senso il 7mo Congresso Internazionale IVI è servito per presentare le ultime tecniche in pazienti oncologici infantili quando ancora non sono arrivati all’età fertile.

Insieme alle probabilità di sopravvivenza, la comunità scientifica sta lavorando per evitare o diminuire gli effetti secondari delle terapie oncologiche nel futuro di questi pazienti. I casi studiati fino ad ora presentano maggiori probabilità di successo nelle bambine che nei bambini.

In questi profili la tecnica più usata è la congelazione del tessuto ovarico. Ci sono già state nascite da mamme che hanno avuto il cancro nel periodo dell’infanzia e che hanno preservato la fertilità”, – conclude il Dottore Juan Antonio García Velasco.

Preservare la fertilità di un paziente oncologico è fondamentale vuol dire offrirgli una prospettiva futura che va oltre la sua malattia, vuol dire dargli una speranza, un progetto di vita su cui sognare. Si tratta di un tema molto caro a IVI che dedica buona parte della sua ricerca scientifica all’innovazione sulle tecniche di PMA di vitrificazione e congelamento” – afferma la Dottoressa Daniela Galliano, Responsabile del Centro IVI di Roma.


Diventare madri dopo il tumore è possibile

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Oggi 4 febbraio ricorre la Giornata Mondiale contro il Cancro, patologia che solo in Italia fa registrare un significativo incremento di pazienti: erano 2 milioni e 244 mila nel 2006; sono aumentati sino a oltre 3 milioni nel 20161. Nel 2020 saranno 4 milioni e mezzo1. Ogni giorno circa 1.000 persone ricevono la diagnosi di tumore1.

Uno degli aspetti più delicati legati al cancro è quello della fertilità, a causa delle cure oncologiche che possono compromettere la capacità riproduttiva delle pazienti: circa il 10% dei casi di cancro riguarda, infatti, donne al di sotto dei 45 anni2, per le quali è sempre più forte l’esigenza e la necessità di preservare il proprio potenziale riproduttivo.

La crioconservazione degli ovociti rappresenta una grande opportunità per le pazienti oncologiche che, dopo aver affrontato una malattia grave come il tumore, non vogliono rinunciare al desiderio di diventare madri. La ricerca scientifica e la pratica clinica hanno fatto passi da gigante e oggi i tassi di successo che si ottengono dalla fecondazione in vitro che impiega ovociti congelati sono simili ai risultati ottenuti con ovociti freschi2 – ha commentato il Prof. Antonio Pellicer, Presidente IVI e co-direttore di Fertility and Sterility.

La richiesta di preservare la fertilità è in costante aumento perché sono aumentati i tassi di sopravvivenza ai tumori. Sono due le neoplasie più frequenti: il nemico numero uno per gli uomini è il tumore della prostata, mentre per le donne è quello della mammella. I due tumori presentano però sopravvivenze a cinque anni di oltre il 90%, con percentuali ancora più elevate per i tumori che vengono diagnosticati allo stadio precoce1.

In occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro, vogliamo sensibilizzare le numerose donne che ricevono una diagnosi di tumore e che ancora non hanno avuto figli  ad attivarsi subito per congelare i propri ovociti: il desiderio di genitorialità non deve essere, infatti, trascurato e messo da parte a fronte delle cure per sconfiggere la malattia. Dal 2007 ad oggi presso i nostri Centri IVI sono nati 17 bambini da donne che hanno superato il tumore e sono oltre 850 le pazienti oncologiche che si sono rivolte a IVI per sottoporsi a un trattamento di vitrificazione degli ovuli per preservare la propria fertilità” – ha affermato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

In Spagna i centri IVI offrono a titolo gratuito la possibilità di conservare ovociti e sperma a tutti i pazienti oncologici, senza imporre vincoli sull’utilizzo degli stessi.

 

BIBLIOGRAFIA

1 Registro Airtum 2016

2 Catrin E. Argyle et al, “Oocyte cryopreservation: where are we now?” – Human Reproduction Update,Vol 22,No. 4, 2016

IVI – Instituto Valenciano de Infertilidad (IVI ha aperto le porte nel 1990 come primo Istituto medico in Spagna specializzato nella riproduzione umana. Attualmente conta più di 60 cliniche in 11 paesi ed è leader europeo nel campo della medicina della riproduzione. Ha aiutato a nascere 125.000 bambini).

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