Posts Tagged 'fibrillazione atriale'

Anticoagulanti orali: buone pratiche nella gestione

In caso di dubbio non esitate mai a chiedere! Il telefono è fatto per questo!

Portate sempre con voi, tra i documenti, un cartellino che indichi chiaramente che utilizzate anticoagulanti orali.

Non assumete farmaci (anche d’erboristeria) senza aver prima parlato col medico o col farmacista, ricordando che utilizzate gli anticoagulanti.

Assumete l’anticoagulante orale sempre alla stessa ora.

Adottate un sistema certo per non confondervi nell’assunzione del farmaco (ad esempio segnare sul calendario la dose da assumere nei giorni successivi e spuntare subito dopo aver preso il farmaco). Potete scegliere il sistema a voi più comodo, ma deve essere sicuro!

Rispettate sempre i tempi prescritti tra un controllo e l’altro (se “saltate i controlli i rischio di problemi aumenta).

Seguite la dieta che preferite, assumete sempre la verdura in modo regolare cercando di consumare nel corso della settimana le stesse qualità e le stesse quantità della verdura preferita (grandi variazioni potrebbero alterare pericolosamente l’effetto dell’anticoagulante che state prendendo) . In caso di modifiche importanti delle abitudini alimentari (es. divenire vegetariano) è necessario avvertiate in anticipo il medico.

Evitate sport o attività rischiose per traumi o ferite.

In caso di piccoli sanguinamenti applicate una forte pressione con fazzoletto o garza puliti in modo da fermare o ridurre l’emorragia (se sanguinamento nasale comprimere con forza con due dita la punta del naso per almeno 3-4 minuti d’orologio e poi attendere prima di risoffiarsi il naso). Se il sanguinamento vi sembra importante recatevi in pronto soccorso; se il sanguinamento persiste senza essere importante contattate il medico o recatevi in Pronto soccorso; se il sanguinamento si arresta con facilità comunicate comunque il fatto, senza urgenza, al medico.

Avvisate il medico in caso di a) urine molto scure o rossastre, b) feci nerastre, c) comparsa di “disturbi di stomaco” non presenti in precedenza, d) mestruazioni chiaramente più abbondanti del solito.

FONTE | http://www.coagulumreport.it/
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Frutta secca e fibrillazione atriale

Il consumo di frutta secca  è stato sempre associato come prevenzione di alcune malattie cardiovascolari, ma l’associazione tra il consumo di questi alimenti e l’incidenza di specifiche malattie cardiovascolari è sempre stata poco chiara. Gli studiosi hanno voluto così esaminare l’associazione tra il consumo di frutta secca a guscio e l’incidenza di sette malattie cardiovascolari.

La frutta secca in guscio, al naturale, contiene  fonti ricche  di acidi grassi insaturi, proteine, fibre, minerali (ad es. magnesio, potassio e zinco), vitamina E, folati e altri composti bioattivi come fenoli e fitosteroli.

Il loro consumo può influenzare la salute cardiovascolare migliorando i livelli lipidici nel sangue  e la funzione endoteliale,  riducendo il rischio di aumento di peso, tramite effetti antiossidanti e anti-infiammatori. Le meta-analisi di studi prospettici hanno dimostrato che il consumo di questi alimenti  è inversamente associato alla morte per malattia cardiovascolare e ictus totale.

La  ricerca pubblicata  sulla rivista Heart, è stata condotta dagli esperti dell’Unità di Epidemiologia Nutrizionale del Karolinska Institutet, prendendo in esame tramite un questionario, 61.000 svedesi di età compresa tra i 45 e gli 83 anni, seguiti sul fronte della salute cardiovascolare per 17 anni (fino alla fine del 2014) o fino al loro decesso.

Durante il monitoraggio ci sono stati 4.983 infarti, 3.160 casi di insufficienza cardiaca e 7.550 casi di fibrillazione atriale. Il consumo di frutta secca è risultato collegato ad un minor rischio di fibrillazione atriale. Una porzione una o tre volte al mese era associata a un rischio ridotto di appena il 3%, che saliva al 12% per il consumo una o due volte a settimana e al 18% per tre o più volte. Ogni porzione aggiuntiva settimanale è stata collegata ad un abbassamento del 4% nel rischio

I ricercatori svedesi, correttamente, riportano come si tratti solo di uno studio osservazionale e quindi come sia impossibile stabilire un rapporto causa-effetto tra l’assunzione della frutta secca e la riduzione della fibrillazione atriale.

Non è comunque accertato se il loro effetto sulla fibrillazione atriale sia legato solo alla riduzione delle malattie cardiovascolari, che spesso sono la causa di questa aritmia, o ad altri meccanismi più complessi relativi alla stabilizzazione della membrana cellulare.

Nut consumption and incidence of seven cardiovascular diseases – Susanna C Larsson, Nikola Drca, Martin Björck, Magnus Bäck, Alicja Wolk – Heart 2018;0:1–6. doi:10.1136/heartjnl-2017-312819


A.L.I.Ce. Italia Onlus: terza edizione di Riprenditi la Vita

Il 18 maggio scorso è partita, da Napoli, la terza edizione di “Riprenditi la vita”, la campagna informativa sulla Fibrillazione Atriale (FA) e sull’importanza di tenerla sotto controllo per evitare ictus invalidanti, organizzata da A.L.I.Ce. Italia Onlus, Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale.

Il tour informativo, che ha ottenuto il patrocinio dell’Italian Stroke Organization (ISO), della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), della Società Italiana di Neurologia (SIN) e della Società Neurologi Ospedalieri (SNO), toccherà 10 città italiane, e si concluderà a Roma il prossimo 29 ottobre, giorno in cui si celebra la Giornata Mondiale contro l’Ictus Cerebrale.

Per l’intera giornata sarà allestito, in ciascuna piazza, uno stand messo a disposizione dalla Protezione Civile il pubblico potrà usufruire gratuitamente di uno screening qualificato di misurazione della pressione arteriosa e della glicemia, realizzato dai volontari dell’Associazione, con il prezioso supporto di Neurologi e personale infermieristico locali.

Obiettivo dell’iniziativa è quello di estendere il messaggio di prevenzione all’intera popolazione, diffondendolo sul territorio, informando il pubblico sui fattori di rischio dell’ictus, sul pericoloso legame con la Fibrillazione atriale, sulle diverse opzioni terapeutiche a disposizione e sulle limitazioni che derivano da questa patologia.

Sono orgogliosa e felice di questa campagna che ci permette di diffondere la conoscenza e la cultura della prevenzione dell’ictus in maniera capillare, toccando alcune delle principali città grazie all’impegno e al coinvolgimento delle associazioni locali che rappresentano il punto di riferimento principale sia nella prevenzione primaria (a livello educazionale, per quanto riguarda il controllo dei fattori di rischio e le modifiche dello stile di vita) sia soprattutto in quella secondaria, cioè nella fase post-acuta e ancor di più in quella dell’assistenza al domicilio” – ha dichiarato Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus.

Le persone affette da fibrillazione atriale e in trattamento con anticoagulante vedono le proprie attività limitate. Il rischio di emorragia, che può conseguire a operazioni o incidenti anche banali, infatti, è un fattore che cambia drasticamente la qualità e le prospettive di vita futura, sia nel paziente sia nel caregiver.

Queste limitazioni vengono oggi ridimensionate dalla possibilità di reversione dell’effetto anticoagulante, che restituisce al paziente una migliore qualità di vita: da qui nasce il claimRiprenditi la vita” che dà il nome all’iniziativa di A.L.I.Ce. Italia Onlus.

Da una recente indagine su 900 pazienti in 5 paesi, 200 in Italia*, è emerso che l’85% del campione italiano ritiene sia molto importante essere informati circa la possibilità di bloccare l’effetto emorragico in caso di emergenza, e ben il 52% % dichiara che ha un sentimento di paura pesando ad una possibile emorragia, mentre la possibilità di reversione genera fiducia e sicurezza nel 53% dei pazienti intervistati.

Per amplificare la dimensione empatica del messaggio ed enfatizzare, quindi, il concetto della libertà riacquistata e della migliorata condizione del paziente, che può finalmente riprendere in mano la propria vita, l’evento prevede la partecipazione di una équipe di illustratori professionisti che offrono la possibilità ai passanti di venire ritratti con una passione, nascosta o “perduta”, che vorrebbero riportare nella propria vita.

La disponibilità oggi della reversibilità dell’azione anticoagulante dei farmaci permette di vedere diminuito l’impatto della malattia sulla qualità di vita. Il paziente può, infatti, ricominciare a svolgere qualsiasi tipo di attività con meno preoccupazione, perché, in caso di necessità, può contare sull’effetto immediato della reversibilità; il caregiver, a sua volta, potrà assistere il proprio caro con meno ansia e preoccupazioni, con un giovamento fisico e psicologico della qualità della vita di entrambi.

Il calendario completo dell’iniziativa è disponibile sul sito www.riprenditilavita.it. Qui sarà possibile avere maggiori informazioni sulla patologia, conoscere le tappe della campagna e condividere la propria storia, ricevendo in cambio un ritratto. Tutti i ritratti realizzati dagli artisti e le storie raccolte in piazza e sul web andranno a popolare una gallery dedicata, nella quale il messaggio “Riprenditi la vita” acquisirà forza e coralità.

L’ictus cerebrale

L’ictus cerebrale è una patologia che, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Circa la metà degli italiani che ne vengono colpiti ogni anno rimane con problemi di disabilità anche grave: le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 940.000, ma il fenomeno è in crescita, oltre che per l’invecchiamento progressivo della popolazione, anche perché tra i giovani è in aumento l’abuso di alcool e droghe.

La Fibrillazione Atriale

La Fibrillazione Atriale è il tipo più frequente di aritmia cardiaca cronica. La sua prevalenza, attualmente pari all’1,5-2% della popolazione generale (ma al di sopra degli 85 anni interessa quasi una persona su cinque) è destinata ad aumentare notevolmente, ed è passata dai 6,3 milioni del 2007 ai 7,5 milioni del 2017.  Le condizioni predisponenti o che favoriscono la progressione della malattia sono: ipertensione arteriosa, obesità, diabete mellito, insufficienza renale cronica, ipertiroidismo e tutte le malattie cardiache organiche (cardiopatie congenite, coronaropatia, malattie valvolari, scompenso cardiaco). La FA può essere anche favorita da abuso di alcol, droghe e caffeina, e, in molti casi, può essere silente e manifestarsi in assenza di fattori predisponenti.

In Italia, sono circa 1 milione le persone con FA, che è causa di circa il 20% degli ictus ischemici. I dati, però, non tengono conto di tutti quei pazienti colpiti da episodi di FA asintomatica. Chi è affetto da FA vede aumentare da 4 a 9 volte, a seconda dell’età, il rischio di ictus tromboembolico, che risulta in genere molto grave e invalidante; infatti, l’ictus causato da FA tende ad essere più grave perché l’embolo che parte dal cuore chiude arterie di calibro maggiore, con un danno ischemico a porzioni più estese di cervello.

Questa forma di ictus determina una mortalità del 30% entro i primi tre mesi dall’evento e lascia esiti invalidanti in almeno il 50% dei pazienti.

La campagna è realizzata grazie al supporto non condizionato di Boehringer-Ingelheim.

A.L.I.Ce. Italia Onlus è una Federazione di associazioni di volontariato diffuse su tutto il territorio nazionale, oltre 80 tra sedi e sezioni regionali e locali, le quali, pur autonome e indipendenti nelle proprie attività, collaborano al raggiungimento di comuni obiettivi statutari a livello nazionale, tra cui: diffondere l’informazione sulla curabilità della malattia, sul tempestivo riconoscimento dei primi sintomi e sulle condizioni che ne favoriscono l’insorgenza anche attraverso i media; sollecitare gli addetti alla programmazione sanitaria affinché provvedano ad istituire centri specializzati per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione delle persone colpite da ictus e ad attuare progetti concreti di screening; tutelare il diritto dei pazienti ad avere su tutto il territorio nazionale livelli di assistenza, uniformi ed omogenei.

Loro peculiarità è quella di essere le uniche ad essere formate da persone colpite da ictus, dai loro familiari e caregiver, da neurologi e medici esperti nella diagnosi e trattamento dell’ictus, medici di famiglia, fisiatri, infermieri, terapisti della riabilitazione, personale socio-sanitario e volontari. Sono associazioni senza scopo di lucro, democratiche, apolitiche, con personalità giuridica e non, iscritte nei registri regionali delle associazioni di volontariato.

A.L.I.Ce. Italia è membro della WSO, World Stroke Organization e di SAFE, Stroke Alliance for Europe, organizzazioni che riuniscono le Associazioni di persone colpite da ictus a livello mondiale ed europeo, diffondendo linee guida per la prevenzione, la miglior cura e la riabilitazione dell’ictus, oltre che delle Società Scientifiche ISO, Italian Stroke Organization ed ESO, European Stroke Organization.

Nel 2016 A.L.I.Ce. Italia Onlus ha promosso la costituzione dell’Osservatorio Ictus Italia insieme all’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, ISO, ESO, ISS – Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità e SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie. L’Osservatorio opera per favorire una maggiore consapevolezza sulle problematiche legate all’ictus a livello istituzionale, sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale, in particolare sulle modalità di prevenzione e di cura di tale devastante malattia e si pone, come obiettivo condiviso, quello di far adottare in tutto il Paese criteri scientificamente basati e uniformi in materia.

Lo scorso 8 novembre, grazie all’azione di A.L.I.Ce. Italia Onlus e dell’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, la XII Commissione Affari Sociali della Camera, ha approvato la Risoluzione sulla diagnosi e la prevenzione dell’Ictus cerebrale: Governo e Parlamento sono chiamati a promuovere e sostenere il più appropriato ed avanzato sistema di cura per l’ictus su tutto il territorio nazionale.

A.L.I.Ce. Italia Onlus, promotrice e in prima linea fin dall’inizio nel contribuire alla definizione di questo documento di straordinaria rilevanza, avrà adesso il compito di stimolare e monitorare l’impegno dei servizi sanitari regionali nell’applicazione e nella rapida implementazione organizzativa delle misure specifiche, declinate in 19 punti, la cui attuazione è stata già promossa a livello del Governo nazionale.


* Indagine condotta da  Branding Science per conto di Boehringer Ingelheim – CATI (Ottobre-Novembre 2017) su 902 pazienti diagnosticati con AF e in trattamento con anticoagulanti (200 Italy, 201 Germany, 200 US, 100 Belgium, 201 Russia).

 

 

Ridurre i valori della pressione arteriosa fa diminuire il rischio di ictus

Definita “killer silenzioso” che colpisce, nel nostro Paese, il 33% degli uomini e il 31% delle donne, la metà dei quali non ne è a conoscenza, l’ipertensione è la prima causa di mortalità al mondo.

Nella popolazione italiana l’ipertensione arteriosa è molto frequente, soprattutto nelle persone anziane: sopra i 65 anni d’età, infatti, circa due terzi dei soggetti hanno valori eccessivamente alti. Secondo le Linee Guida dell’European Society of Cardiology (ESC) e dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD), l’ipertensione arteriosa e il diabete mellito costituiscono fattori per il rischio di malattie cerebro e cardiovascolari.

L’ictus cerebrale rappresenta una delle principali complicanze di questa patologia, caratterizzata da un aumento stabile della pressione del sangue nelle arterie.

Il ruolo dell’ipertensione come fattore di rischio per l’ictus è noto da quasi un secolo. Le prime segnalazioni risalgono infatti agli anni ’20 del secolo scorso; è però dai primi anni ’90 che è risultato evidente, da numerosi studi clinici controllati, che ridurre la pressione arteriosa con i farmaci riduce drasticamente la probabilità di andare incontro alla malattia; una riduzione anche modesta dei valori di pressione, sia sistolica che diastolica, consente di abbassare il rischio di malattia anche del 40-50%. La scelta del trattamento è specifico compito del medico. Abitualmente il medico di medicina generale, che ben conosce il paziente, è in grado di cogliere la presenza di valori elevati di pressione arteriosa e di trattarla adeguatamente, se necessario” – ha dichiarato il Prof. Carlo Gandolfo, Ordinario di Neurologia all’Università di Genova, componente del Comitato Tecnico-Scientifico di A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale).

Un adeguato livello di pressione arteriosa è necessario perché il sangue riesca a scorrere nel nostro sistema circolatorio, assicurando così il nutrimento necessario per i tessuti dell’organismo. Il cuore batte in modo regolare e in questo modo fa circolare il sangue all’interno delle arterie. La pressione arteriosa più alta, definita “sistolica” o “massima” si verifica quando il cuore si contrae e il sangue passa nelle arterie, la pressione arteriosa più bassa, definita invece “diastolica” o “minima” è quella che si registra, all’interno delle arterie, tra un battito e l’altro del cuore

Quando i valori della pressione sistolica e/o di quella diastolica superano i 140 (per la massima) o i 90 (per la minima), si parla di ipertensione.

E’ fondamentale controllare con regolarità la pressione arteriosa, soprattutto perché, adeguatamente trattata, non costituisce più un pericolo per la nostra salute. E’ molto importante consultare sempre il proprio medico, che individuerà la terapia farmacologica più sicura e più adatta al singolo paziente. 

Per una corretta misurazione della pressione è bene tenere presente le seguenti raccomandazioni:

  • Il paziente dovrebbe essere rilassato, seduto comodamente, in ambiente tranquillo

  • Non si dovrebbero assumere bevande contenenti caffeina nell’ora precedente né aver fumato da almeno un quarto d’ora

  • Il braccio deve essere appoggiato ed il bracciale deve essere all’altezza del cuore. Non importa quale braccio venga usato per la misurazione, ma bisogna ricordare che esistono a volte differenze sensibili nei valori misurati nelle due braccia

  • Le dimensioni del bracciale di gomma devono essere adattate alla dimensione del braccio del paziente.

L’automisurazione della pressione arteriosa costituisce la procedura di maggior importanza nell’individuazione precoce di una possibile ipertensione. Viene quindi raccomandata la misurazione domiciliare della pressione almeno una volta al mese dopo i 40 anni.

In occasione di Aprile mese della prevenzione, A.L.I.Ce. Italia Onlus realizza, in numerose città italiane, iniziative di sensibilizzazione e di informazione sui principali fattori di rischio ictus e sull’importanza del riconoscimento tempestivo dei sintomi.

I cittadini devono avere una maggiore conoscenza e consapevolezza dei fattori che da soli o, ancora di più, in combinazione tra di loro aumentano il rischio di avere un ictus: 8 ictus su 10, infatti, possono essere evitati seguendo stili di vita adeguati, attraverso un’attività fisica moderata ed una sana alimentazione. Il controllo della pressione arteriosa risulta fondamentale, fino dai 40 anni, ancora più importante nei diabetici, così come il riconoscimento della aritmia cardiaca definita fibrillazione atriale e l’astensione dal fumo” – ha dichiarato Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus.

L’ictus cerebrale è una patologia grave e disabilitante che, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Quasi 200.000 italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 940.000, ma il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione, sia perché tra i giovani è in aumento l’abuso di alcool e droghe.


Ictus cerebrale e Fibrillazione Atriale sub-clinica

E’ ben noto quanto la fibrillazione atriale (FA) costituisca un fattore di rischio per ictus ischemico. Meno chiari sono i rapporti tra ictus e fibrillazione atriale sub-clinica.

Molti pazienti, infatti, possono essere del tutto asintomatici in occasione di episodi di fibrillazione atriale che possono essere di breve durata o di durata sufficientemente lunga per determinare un rischio trombo-embolico significativo. Tali episodi possono essere facilmente documentati in pazienti impiantati con i moderni pace-maker che sono in grado di riconoscere e registrare episodi aritmici caratterizzati da altra frequenza atriale o ventricolare.

Per studiare la relazione tra fibrillazione atriale sub-clinica e ictus ischemico è stata condotta una revisione sistematica e meta-analisi di 11 studi che avevano arruolato pazienti con dispositivi cardiaci impiantabili e studiato la prevalenza di fibrillazione atriale sub-clinica e l’associazione dell’aritmia con l’incidenza di ictus. In alcuni di questi studi era considerata anche la durata della FA sub-clinica anche se la soglia che distingueva gli episodi di breve e di lunga durata variava da uno studio all’altro.

I risultati sono stati i seguenti:

  • i pazienti con FA sub-clinica hanno un rischio di quasi sei volte superiore di manifestare una FA manifesta (OR 5.7; IC 95% 4.0-8.0);
  • i pazienti con FA sub-clinica di lunga durata hanno un rischio di ictus più che doppio rispetto ai pazienti con FA sub-clinica di breve durata (OR 2.4; IC 95% 1.8-3.3);
  • la FA sub-clinica è associata ad un rischio di ictus di 2.76/100 persone-anno;
  • la FA sub-clinica è riscontrabile nel 29% dei pazienti che hanno avuto un ictus mentre solo il 17% degli ictus accade in corso di fibrillazione atriale manifesta.

Appare quindi evidente che la fibrillazione atriale sub-clinica è associata ad un rischio assoluto di ictus molto elevato, per quanto inferiore a quello associato alla FA manifesta, e pertanto deve essere attivamente ricercata in tutti i pazienti a rischio di svilupparla.

Subclinical device-detected atrial fibrillation and stroke risk: a systematic review and meta-analysis. Eur Heart J. 2018 Jan 10. doi: 10.1093/eurheartj/ehx731.


Ictus: curare e prendersi cura 2.0

Lo scorso 10 febbraio, Roberto Maroni, Presidente uscente della Regione Lombardia, ha aperto i lavori di “Ictus: curare e prendersi cura 2.0”, convegno organizzato da A.L.I.Ce. Lombardia Onlus, che ha visto operatori sanitari, caregiver e associazioni di pazienti confrontarsi sulle problematiche assistenziali dell’ictus cerebrale a livello regionale.

Di alto livello le figure istituzionali che hanno presenziato all’incontro: Giulio Gallera (Assessore del Welfare della Regione Lombardia), Aldo Bellini (Direttore U.O. Polo Ospedaliero Regione Lombardia) e Alberto Zoli (Direttore Generale Azienda Regionale Emergenza Urgenza di Milano).

Il programma ha previsto tre sezioni: si è aperto con una panoramica sui diversi aspetti dell’ictus (dall’epidemiologia alle terapie della fase acuta, dalle terapie di prevenzione dei principali fattori di rischio come i nuovi anticoagulanti orali per la Fibrillazione Atriale alle complicanze a lungo termine e all’ictus nei giovani), si è continuato illustrando i modelli assistenziali che la Regione Lombardia ha messo in atto per fronteggiare le implicazioni di questa patologia e si è chiuso con le esperienze delle varie Associazioni locali lombarde afferenti alla Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus.

Per quanto rappresenti ancora oggi la prima causa di disabilità, l’ictus cerebrale ha presentato nel corso degli ultimi venti anni una significativa riduzione della sua incidenza, standardizzata per età, quantificabile nell’ordine del 12% e della mortalità, che si è ridotta del 37%. Il numero dei ricoveri in regione Lombardia, ad esempio, dal 2012 al 2016 si è ridotto dai 18.000 ai circa 13.000. Tale riduzione è largamente attribuita ad una adeguata gestione dei fattori di rischio modificabili (sedentarietà, cattiva alimentazione, fumo ed eccesso di alcolici) oltre che al trattamento delle condizioni predisponenti (come ipertensione arteriosa, fibrillazione atriale e ipercolesterolemia). I soggetti che vivono con le conseguenze di un ictus sono addirittura aumentati (il 35% ha una disabilità grave) e vanno incontro al decesso per patologie conseguenti all’ictus. Va notato, inoltre, come più del 62% dei nuovi ictus si sia verificato in persone di età superiore ai 75 anni.

Classe medica, popolazione e, in generale, le persone che si occupano di assistenza al paziente con ictus nella fase ospedaliera, in quella ambulatoriale e infine nella dimensione sociale, devono essere pienamente coscienti dei dati e delle problematiche collegate all’ictus cerebrale.  Solo attraverso una migliore identificazione del problema si potranno infatti esplorare ed individuare strategie e terapie volte al trattamento sintomatico e alla prevenzione delle conseguenze che ne scaturiscono” – ha dichiarato il Professor Giuseppe Micieli, Direttore del Dipartimento di Neurologia d’Urgenza, IRCCS Fondazione Istituto Neurologico Nazionale Mondino di Pavia e Presidente di A.L.I.Ce. Lombardia Onlus.    

 Il trattamento dell’ictus è tempo-dipendente: tanto prima viene effettuato, tanto più è efficace. Questo vale sia per la trombolisi endovenosa (che consiste nell’uso di un farmaco in grado di sciogliere i coaguli che ostruiscono i vasi cerebrali) che per il trattamento endovascolare, che offre la possibilità di trattare anche i coaguli di dimensioni maggiori, meno facilmente dissolvibili col solo farmaco trombolitico.

Con la sola trombolisi endovenosa, il 55% dei pazienti trattati recupera in modo completo o quasi completo dal deficit neurologico; con l’aggiunta della terapia endovascolare, un ulteriore 30% di casi ha un beneficio analogo, quindi nel complesso le due terapie consentono un buon recupero all’85% degli ictus ischemici.

Il trattamento endovascolare, però, richiede una sala angiografica e del personale addestrato e queste strutture sono presenti solo in pochi ospedali. Pertanto la complessità dell’intervento, la scarsità delle neuroradiologie interventistiche e il fatto che l’intervento sia tempo dipendente richiedono una solida struttura organizzativa.

In Lombardia, dove vivono 10 milioni di persone, esistono almeno 10 Centri in grado di effettuare interventi endovascolari cerebrali (l’ideale sarebbe proprio un’unità di questo tipo ogni milione di abitanti) e 35 stroke unit, ovvero reparti dedicati alla cura dell’ictus in grado, fra l’altro, di effettuare trombolisi endovenosa. L’obiettivo è quello di mettere in rete i vari ospedali in modo che il paziente con ictus arrivi ad effettuare la trombolisi endovenosa e la terapia endovascolare nel più breve tempo possibile.

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Lo scorso 8 novembre, grazie all’azione di A.L.I.Ce. Italia Onlus e dell’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, la XII Commissione Affari Sociali della Camera, ha approvato la Risoluzione sulla diagnosi e la prevenzione dell’Ictus cerebrale: Governo e Parlamento sono chiamati a promuovere e sostenere il più appropriato ed avanzato sistema di cura per l’ictus su tutto il territorio nazionale.

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Elettrocardiogramma: quanto è rischioso?

Sottoporre a sforzo il cuore per osservarlo con l’elettrocardiogramma (ECG) è il metodo più diretto per riuscire a capirne il funzionamento.

Ma ha senso proporlo agli adulti, magari agli anziani che hanno un sistema circolatorio potenzialmente compromesso?

Un panel americano di esperti risponde con un documento ancora aperto ai commenti: non è possibile schierarsi né pro né contro questa procedura di screening. Anzi, per gli adulti a basso rischio cardiovascolare potrebbe anche essere dannosa.

Il gruppo di esperti – ossia lo US Preventive Services Task Force (USPSTF), gruppo indipendente composto da 16 tra i più importanti professionisti del settore su suolo USA – pubblica raccomandazioni sull’efficacia dei servizi di prevenzione forniti dalla medicina.

Per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, il gruppo ha appena pubblicato le bozze di quella che entro breve assumerà la forma di raccomandazione ufficiale.

Gli esperti ritengono che la ricerca non abbia prodotto prove sufficienti per determinare se le informazioni fornite dall’ECG (a riposo o da sforzo) possano essere utilizzate come timone preferenziale per orientare le terapie in adulti asintomatici. Non è possibile dunque valutare con certezza il beneficio di questo tipo di screening. Il panel deduce che i potenziali danni di questa procedura nella prevenzione di eventi cardiovascolari possono essere uguali o superiori ai benefici, per gli adulti asintomatici a basso rischio. Anche per coloro che classificati “a rischio intermedio” o “a rischio alto” di complicanze cardiovascolari, le prove sembrano essere comunque insufficienti per valutare l’equilibrio rischi-benefici.

Analoghe incertezze anche per l’ECG utilizzato nell’individuazione delle anomalie nel battito, la cosiddetta fibrillazione atriale, in soggetti anziani (over 65 anni) asintomatici: non vi sono prove che determinino se l’ECG fornisca dati più utili rispetto ad altre metodiche.

Diverso il discorso per adulti il cui lavoro coinvolge la sicurezza di altri individui, come ad esempio i piloti o gli operatori di macchine pesanti. In questo caso ogni considerazione sui rischi per la salute della persona deve essere integrata anche con il contesto in cui opera e lavora, in maniera tale che una malattia cardiovascolare, come un improvviso infarto, non implichi un danno ad altri.



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