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Fumare può ridurre il successo di un trattamento di fecondazione assistita

Oggi si celebra la Giornata Mondiale Senza Tabacco, importante momento per riflettere sull’impatto nocivo che il fumo può avere sulla salute.

In occasione di questa iniziativa fortemente voluta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), IVI (Istituto Valenciano di Infertilità) invita le donne che aspettano un bimbo e quelle che lo stanno cercando a spegnere subito la sigaretta e ad avere un corretto stile di vita per salvaguardare la propria fertilità.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno sono sei milioni le vittime dell’epidemia di tabagismo1. In Italia ci sono 11 milioni di fumatori, che corrispondono al 21% della popolazione. Gli uomini sono 6,3 milioni, le donne 4,6 milioni. Ogni anno nel nostro Paese muoiono fra le 73.000 e le 80.000 persone per malattie legate al fumo.

Il Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto Superiore di Sanità informa che le donne che fumano sono meno fertili, hanno un indice di fecondabilità (possibilità di concepire per ciclo) ridotto, e impiegano più tempo a restare incinte (in media più di un anno). Il fumo, infatti, è dannoso per le ovaie femminili, perché le sostanze tossiche come la nicotina alterano la motilità tubarica ostacolando il trasporto degli ovociti e l’incontro con gli spermatozoi. Inoltre, provoca la diminuzione della produzione di progesterone con alterazione del ciclo mestruale e modifica dell’endometrio ostacolando l’annidamento dell’ovocita fecondato. Oltre a ciò si registra nelle donne fumatrici un anticipo della menopausa2.

Le coppie che hanno a che fare con problemi legati all’infertilità devono essere coscienti che accendere una sigaretta significa ridurre anche la possibilità di successo della procreazione medicalmente assistita. Le fumatrici infatti rischiano di rispondere poco alla stimolazione ormonale, oltre a avere già una bassa riserva ovarica a causa del fumo. Questo quindi comporterebbe il rischio di recuperare minori quantità di ovociti e, di conseguenza, di avere una bassa percentuale di tassi di gravidanza. A quante vogliono diventare mamme è fondamentale ripetere di eliminare la nicotina dalla propria vita. Anche se cercata per vie naturali, fumare può determinare un ritardo della gravidanza di un anno” – commenta Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

La gravità del danno dipende da quante sigarette e da quanto tempo una donna fuma: danni sono stati accertati con 20 o più sigarette al giorno, ma effetti negativi ci sono anche con 10. Il fumo, inoltre, è associato ad un aumento di aborti spontanei, al rischio di parti pretermine e di gravidanze extrauterine e alla nascita di bambini con peso più basso della norma2.

Inoltre non dobbiamo dimenticare il recente studio cinese che ha indagato i potenziali danni per le donne in gravidanza se il proprio compagno è un fumatore. Lo studio “Parental smoking and the risk of congenital heart defects in offspring: An updated meta-analysis of observational studies3 ha infatti messo in luce come il nascituro possa soffrire di difetti cardiaci qualora il papà accenda una sigaretta accanto alla propria compagna durante la gravidanza” . – conclude Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

1:https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/fumo/fumo-di-sigaretta-le-risposte-ai-dubbi-degli-studenti

2:http://old.iss.it/rpma/index.php?lang=1&id=138&tipo=22

3:https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/2047487319831367

 

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Proteggi le tue ossa, smetti di fumare!

Il fumo è ormai da tutti conosciuto come un fattore che aumenta il rischio di ammalarsi di patologie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche. Ma non tutti sanno che smettere di fumare è fondamentale anche per evitare effetti dannosi a carico del sistema muscolo scheletrico.

In occasione della Giornata Mondiale Senza Tabacco del prossimo 31 maggio, la SIOT (Società italiana di Ortopedia e Traumatologia) ha deciso di lanciare un appello proprio per mettere in evidenza gli effetti negativi del fumo in ambito ortopedico. La nicotina e il monossido di carbonio sono sostanze che portano ad una minore ossigenazione del sangue con conseguenti danni anche sul sistema muscolo scheletrico, tra i quali invecchiamento più precoce e alterazione dei processi riparativi in caso di danno osseo o muscolo – tendineo.

Nel nostro Paese, secondo gli ultimi dati dell’ISTAT, circa una persona su cinque di età superiore ai 14 anni è fumatrice1; secondo Francesco Falez, Presidente SIOT: “risulta quindi fondamentale aumentare la consapevolezza di come il fumo comporti un netto aumento di complicanze in caso di patologie delle ossa e di ricorso alla chirurgia ortopedica. Queste complicanze possono manifestarsi nei fumatori, ma anche negli ex fumatori, con una percentuale tra il 40 e il 50% più alta rispetto ai non fumatori, percentuale che risulta molto più elevata nei forti fumatori”.

Tra le principali complicanze legate al fumo, la SIOT evidenzia:

  • Un maggiore rischio di osteoporosi e un conseguente aumento del numero di fratture;
  • Un maggiore rischio di infezioni in tutti gli interventi chirurgici ortopedici, in particolare dopo interventi di chirurgia protesica;
  • La riduzione dei processi di osteointegrazione delle protesi, con minore attaccamento della protesi all’osso e fallimenti precoci dell’impianto protesico (in altre parole, “la protesi si scolla dall’osso”);
  • Il rallentamento dei processi riparativi nelle fratture e di guarigione nei danni tendinei, legamentosi e muscolari;
  • Il rallentamento dei processi di guarigione delle ferite chirurgiche di tutti gli interventi ortopedici.

La SIOT intende sottolineare che il fumo in ambito ortopedico ha inevitabili risvolti socio – economici legati a risultati chirurgici peggiori e ad un incremento delle giornate di degenza, oltre ai rischi di una cosiddetta re-admision, cioè la necessità di un nuovo ricovero a breve distanza dall’intervento. Inoltre, spesso si rende necessario intervenire con prolungate e costose terapie antibiotiche e un conseguente aumento del ricorso ad un ulteriore intervento chirurgico.

In ortopedia, la dipendenza dal fumo dei pazienti comporta quindi un aumento dei costi ospedalieri legati a degenze più lunghe ed esiti chirurgici meno favorevoli, ma riveste anche conseguenze sociali con una riduzione delle giornate lavorative e della relativa produttività. Noi ortopedici dobbiamo essere quindi in prima linea nell’informare i nostri pazienti dei rischi legati al fumo ed invitarli caldamente a smettere, soprattutto in vista di un intervento per ridurre in modo significativo il rischio di questi eventi avversi” – conclude Francesco Falez, Presidente SIOT.

1. Istat, Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo, 2019.

 

Colesterolo LDL tra le possibili cause genetiche della SLA

Tra le cause genetiche della Sclerosi laterale amiotrofica (SLA) potrebbe esserci il colesterolo LDL, il cosiddetto colesterolo cattivo. A evidenziarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Annals of Neurology e condotto dai ricercatori della Città della Salute di Torino.

Lo studio ha dimostrato che l’iperlipemia è un fattore di rischio genetico per la sclerosi laterale amiotrofica, insieme con il fumo e con elevati livelli di attività fisica, mentre un’attività fisica moderata è un fattore protettivo.

La scoperta è stata fatta presso l’Ospedale Molinette, in collaborazione con il National Institutes of Health di Bethesda negli Usa.

Lo studio, eseguito presso il Centro Regionale Esperto SLA delle Molinette e dell’Università di Torino, è stato condotto da Adriano Chiò, Andrea Calvo, e dal loro gruppo di ricerca. E’ stata adottata una tecnica di analisi innovativa, la randomizzazione mendeliana, su 20.806 casi di SLA e 59.804 controlli di origine europea, analizzando 10.031.630 varianti geniche associate a 889 ‘tratti’, che includono un’ampia gamma di caratteristiche.

Lo studio è stato sostenuto dal ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito dei finanziamenti Dipartimento di Eccellenza, attributi al Dipartimento di Neuroscienze ‘Rita Levi Montalcini’ dell’Università di Torino.

Shared polygenic risk and causal inferences in amyotrophic lateral sclerosis – Sara Bandres‐Ciga PhD – Alastair J. Noyce MD, PhD – Gibran Hemani PhD – Aude Nicolas PhD – Andrea Calvo MD – Gabriele Mora MD – The ITALSGEN Consortium – 05 February 2019 – https://doi.org/10.1002/ana.25431


Il fumo ritarda il concepimento ed il successo delle terapie dell’infertilità

Istituto Valenciano di Infertilità in occasione della Giornata Mondiale senza tabacco che si celebra il 31 maggio lancia un monito sui gravi rischi che il fumo provoca sulla fertilità e sulla salute del nascituro.

In Italia, le donne che fumano sono poco meno della metà e il 38% fuma ogni giorno. Rispetto a 10 anni fa, in cui il 46% delle intervistate dichiarava di vivere con pochissimi fumatori accanto (uomini e donne), oggi più di un quinto delle italiane afferma di vivere con fumatori in casa1.

Numerose ricerche condotte negli ultimi anni hanno inoltre mostrato una correlazione tra il fumo in gravidanza e le difficoltà economiche: si è evidenziato infatti che le donne esposte a difficoltà economiche riescono più difficilmente a smettere di fumare anche in gravidanza, con gravi rischi di salute per se stesse e per il nascituro1.

Sono 14 su 100 le donne in gravidanza che in Italia fumano (23 su 100 le fumatrici in generale) e in allattamento la percentuale arriva a 11 su 100 (dati raccolti tra il 2014 e il 2016 dal sistema di sorveglianza Passi).

Molti gli effetti del consumo di nicotina sulla fertilità femminile: da problemi di ovulazione e danni a ovaie e a ovociti, fino a menopausa precoce e aumento del rischio di cancro e di aborto spontaneo. Inoltre, la percentuale di donne con un ritardo di concepimento di oltre 12 mesi risulta essere più alta del 54% per le fumatrici rispetto alle non fumatrici.

Riduzione del numero degli spermatozoi, della loro motilità e morfologia, invece, le conseguenze tra i fumatori.

Il fumo impatta negativamente anche sulle coppie con problemi di infertilità che si sottopongono a trattamenti di procreazione medicalmente assistita poiché può far diminuire il tasso di successo dei trattamenti fino al 34%. In particolare, nelle fumatrici si assiste alla diminuzione della riserva ovarica, minore risposta ovarica alla stimolazione, ridotto numero di ovociti recuperati e fecondati e tassi più bassi di gravidanza rispetto alle donne che non fumano” – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Infine, gli effetti del fumo sono molto pesanti anche sulla gravidanza e sul benessere del neonato: numerosi studi dimostrano come il fumo sia associato ad un aumento delle percentuali di aborti spontanei, nascite premature, rischio di gravidanza multipla, e basso peso del nascituro, che può andare incontro più facilmente al rischio di morbilità e mortalità correlate.

1 Fondazione Umberto Veronesi / Astra Ricerche

 


Aterosclerosi causata da obesità e fumo

La cattiva abitudine di fumare è un fattore di rischio riconosciuto per l’aterosclerosi attraverso diversi meccanismi, lo sappiamo:  il fumo di sigaretta contiene più di 4000 componenti diversi, che un po’ complica la comprensione dei potenziali meccanismi delle malattie legate al tabacco, ma tra questi costituenti, la nicotina è stata identificata come uno degli ingredienti più importanti che partecipano all’infiammazione vascolare. La nicotina ha dimostrato di aumentare parametri fisiologici, quali la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca. Inoltre, mentre si lega ai recettori nicotinici di acetilcolina ad alta affinità (nAChR), la nicotina esercita diverse azioni bioattive su diversi effettori cellulari coinvolti nella formazione e nella progressione della placca aterosclerotica.

Secondo numerosi studi in vitro e clinici, vi sono forti prove che l’esposizione al fumo di sigaretta compromette la normale prosperità delle cellule endoteliali, specialmente nei giovani. La nicotina e il conseguente aumento dello stress ossidativo inducono la disfunzione endoteliale vascolare attraverso l’inibizione dell’attivazione della sintesi dell’ossido nitrico endoteliale (eNOS) e diminuendo la generazione e la biodisponibilità dell’ossido nitrico (NO). Inoltre, la nicotina aumenta l’espressione delle molecole di adesione sulle cellule endoteliali, vale a dire l’adesione intracellulare molecolare-1 e la E-selectina, come risultato di un maggiore attaccamento e trasmigrazione dei monociti alla parete del vaso.

I macrofagi stimolati dal trattamento della nicotina secernono citochine infiammatorie elevate, vale a dire il fattore di necrosi tumorale-a (TNF-α), IL-1β e chemochine, creando il microambiente proinfiammatorio nel subendotelio . Infine, l’esposizione al fumo risulta nell’attivazione piastrinica, nella stimolazione di una cascata coagulativa e nella compromissione della fibrinolisi anticoagulativa che, a sua volta, favorisce la formazione di trombi patologici.

Nello sviluppo della formazione della placca aterosclerotica, l’obesità, definita come accumulo di massa di grasso in eccesso, svolge anch’essa un ruolo chiave nella dislipidemia e nella resistenza all’insulina, fattori di rischio di aterosclerosi.

In particolare, è ormai ampiamente riconosciuto che il tessuto adiposo non è solo un deposito di stoccaggio, ma anche una fonte attiva di fattori bioattivi, come le adipochine, che influenzano i livelli dei lipidi, l’infiammazione, lo stress ossidativo, l’insulino-resistenza e l’aterosclerosi.

Le prove accumulate indicano che l’obesità porta a disfunzione del tessuto adiposo, tra cui ipertrofia degli adipociti, infiammazione e alterata struttura e funzione vascolare. La disfunzione del tessuto adiposo porta a uno squilibrio nella produzione di adipochine. Quando l’obesità è presente, le principali caratteristiche della concentrazione di adipochine sono identificate come livelli elevati di leptina, resistina e TNF-α , in concomitanza con un calo della produzione di adiponectina e omentina.

Esiste un’interazione complessa ma significativa tra l’esposizione al fumo di sigaretta, il tessuto adiposo e la formazione e rottura della placca aterosclerotica. Il fumo o la nicotina sembrano influenzare la differenziazione e le funzioni degli adipociti, nonché lo stato infiammatorio nel tessuto adiposo. L’attuale letteratura ha sempre fatto luce sui molteplici meccanismi molecolari attraverso i quali i componenti del fumo di tabacco possono iniziare la lesione endoteliale. Tuttavia, ci sono pochi studi che forniscono prove dirette degli effetti sul tessuto adiposo da parte della nicotina. Pertanto, man mano che la conoscenza della disfunzione indotta dalla nicotina nel tessuto adiposo avanzerà, diventerà chiaro che esiste un asse “aterosclerosi nicotina-tessuto adiposo“, che apre la strada allo sviluppo di ulteriori terapie mirate.

Cigarette Smoking and Adipose Tissue: The Emerging Role in Progression of Atherosclerosis – Zhiyan Wang, Di Wang, and Yi Wang – Mediators of Inflammation – Volume 2017 (2017), Article ID 3102737, 11 pages – https://doi.org/10.1155/2017/3102737

ora legale

Pillola anticoncezionale, fumo ed emicrania. Un’associazione pericolosa!

Il 55% delle morti delle donne, in Europa, è causato da cardiopatia ischemica e ictus. Dopo gli 80 anni, le donne colpite da ictus sono il 20% in più rispetto agli uomini. Ma alcune specifiche condizioni rendono il rischio molto più elevato anche nelle fasce di età più giovani.

Dal punto di vista epidemiologico, ogni 100.000 donne in età fertile si registrano 4,4 ictus ischemici che rappresentano circa l’85% per centro di tutti gli ictus. In modo particolare, per le donne che soffrono di emicrania con “aura”, che utilizzano contraccettivi orali e hanno il vizio del fumo, si registra un rischio 30 volte maggiore di essere colpite da ictus.

Nel corso degli ultimi anni si è evidenziato come fattori esclusivamente femminili (ormoni, gravidanza, parto, menopausa) agiscano a breve, medio e lungo termine, aumentando il rischio di ictus lungo l’arco dell’intera vita della donna.

Secondo una meta-analisi che combina i risultati di più studi precedenti, la pillola anticoncezionale aumenta il rischio ictus di 1,9 volte, facendo salire l’incidenza a 8,5 ictus ogni 100.000 donne. Il rischio calcolato rimane basso: una donna ogni 24.000 su quelle che assumono la terapia anticoncezionale. Questo rischio, però, aumenta se le donne oltre ad assumere la pillola, fumano, hanno la pressione alta o hanno una storia di emicrania  – ha dichiarato la Professoressa Valeria Caso, neurologa presso la Stroke Unit dell’Ospedale di Perugia e Presidente dell’European Stroke Organization

La prima associazione tra contraccettivi orali ed ictus risale al 1962 e tutta la comunità scientifica venne sensibilizzata su questa possibile associazione, che si riferiva alle prime versioni della pillola contenenti alte dosi di estrogeno sintetico, fino a 150 microgrammi, mentre la maggior parte delle pillole anticoncezionali moderne ne contengono appena tra i 20 e i 35 microgrammi e in ogni caso non possono superare i 50 microgrammi.

Si calcola che 1 donna su 5 avrà un ictus nell’arco della sua vita (per gli uomini 1 su 6) e, considerando che le donne vivono più a lungo degli uomini, sale la probabilità di averne uno. Nelle donne, inoltre, l’ictus uccide il doppio del tumore mammario. Non solo: per le donne, si segnalano notizie non rassicuranti anche dal punto di vista dei fattori di rischio. Fumo e diabete sono pericolosi più per loro che per gli uomini: una sigaretta in una donna provoca un danno uguale a quello prodotto, nell’uomo, da 5 sigarette. Il diabete, inoltre, moltiplica il rischio di malattie cardiovascolari da 3 a 5 volte nella donna.

Ben 8 ictus su 10 possono essere evitati seguendo alcune regole comportamentali e alimentari adeguate. Quindi, oltre ad uno stile di vita sano, risulta fondamentale per ogni donna che voglia assumere la pillola anticoncezionale consultare il proprio ginecologo per valutare il corretto dosaggio ormonale adatto al proprio profilo. Obiettivo della nostra Associazione è quello di diffondere le informazioni corrette sulla prevenzione di questa patologia, sulle condizioni che ne favoriscono l’insorgenza e sull’importanza del tempestivo riconoscimento dei sintomi per ridurre le conseguenze devastanti che comporta l’ictus cerebrale non solo a chi ne è colpito ma anche alle persone che lo circondano” – ha affermato la Dottoressa Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus.

Il fumo aumenta l’infertilità

­­­­­­In occasione della Giornata Mondiale senza tabacco, che si è celebrata il 31 maggio scorso, IVI (Instituto Valenciano de Infertilidad) ha richiamato l’attenzione sul fatto che tra gli effetti nocivi del fumo rientri anche l’aumento dell’infertilità sia nella donne che nell’uomo.

Problemi di ovulazione, danni a carico delle ovaie e degli ovuli, menopausa precoce: queste alcune delle principali conseguenze del consumo di nicotina sulla fertilità femminile; negli uomini invece si assiste a una riduzione del numero degli spermatozoi, della loro motilità e morfologia.

Prima di tutto il fumo può ritardare fino a 12 mesi il tempo necessario per concepire un bambino con un aumento del ritardo correlato al numero di sigarette fumate. Nelle coppie con problemi di infertilità, inoltre, il fumo ha effetti negativi sul successo della terapia che risulta ridotto del 34%, con le percentuali maggiori di insuccesso rinvenibili tra le donne più mature; in particolare, nelle fumatrici rispetto alle non fumatrici risultano diminuiti la riserva ovarica, la risposta ovarica alla stimolazione, il numero di ovociti recuperati e fecondati, e i tassi di gravidanza” – ha commentato il Prof. Antonio Pellicer, Presidente IVI e condirettore di Fertility and Sterility.

Gli effetti del fumo sono molto pesanti anche sulla gravidanza e sul benessere del neonato: numerosi studi dimostrano come il fumo sia associato ad un aumento delle percentuali di aborti spontanei, di nascite premature, del rischio di gravidanza multipla, e al basso peso del nascituro, che può andare incontro più facilmente al rischio di morbilità e mortalità correlate.

Quasi altrettanto nocivi sembrano essere gli effetti del fumo passivo che risulta solo leggermente meno pericoloso rispetto al fumo attivo dei partner.

Per questo motivo è fondamentale fare informazione e sensibilizzare la popolazione sulla necessità di abbandonare il vizio del fumo non solo per il proprio benessere ma anche per quello del partner e del nascituro. Inoltre, smettendo di fumare, per le donne che non sono ancora in menopausa e non hanno problemi di infertilità legati a fattore tubarico, è possibile tornare a livelli di fertilità delle non fumatrici” – ha affermato la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.



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