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La vita non si misura in valori di glicemia, ma in valori e basta

In Italia sono circa 500 mila le persone costrette ad iniettarsi farmaci salvavita come l’insulina mediante penne o micropompe, e oltre 3,2 milioni quelle affette da diabete, e tutte devono tenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue.

Per moltissimi diabetici italiani la nuova frontiera è divenuta realtà con Eversense XL, prodotto da Senseonics e distribuito in esclusiva da Roche Diabetes Care, un minuscolo sensore impiantato sottocute che controlla in modo continuativo i valori di glucosio nella giornata, fino a 180 giorni, ed è in grado di segnalare attraverso un allarme predittivo il rischio di iperglicemia o ipoglicemia.

Per tutti i pionieri che in Italia, secondo Paese al mondo, utilizzano questo sistema, Roche Diabetes Care Italy ha realizzato l’incontro #evertogether tenutosi a Roma lo scorso 10 Novembre.

È stata un’occasione di grande valore, di confronto, di condivisione di esperienze e di ascolto con persone con diabete e caregivers per capire in cosa possiamo migliorare per poter fare concretamente la differenza nel sostenere queste persone ogni giorno siamo lieti di aver creato questo spazio di approfondimento con i veri pionieri del diabete, e grati a tutti i partecipanti per i numerosi suggerimenti raccolti in una giornata così memorabile” – ha dichiarato Massimo Balestri, General Manager di Roche Diabetes Care Italy.

Non solo. È stata anche un’occasione per sfatare alcuni miti. La cioccolata fa male ai diabetici’. Falso. ‘Proibiti i dolci’. Falso. ‘Dieta ferrea se si è diabetici’. Falso. La nutrizionista presente ha smontato alcuni falsi miti riguardo la dieta delle persone affette da diabete e una volta per tutte ha ribadito come in realtà un diabetico può e deve seguire una alimentazione del tutto normale, sovrapponibile a quella di una persona sana, salvo avere alcune accortezze.

Il diabete è un’emergenza sociale e sanitaria, la gestione della malattia in questi ultimi anni è molto migliorata grazie allo sviluppo di tecnologie intelligenti, ma anche per un diverso approccio clinico alla malattia. La nutrizionista ha sottolineato come sia necessario sfatare i falsi miti che circondano l’alimentazione dei diabetici, che può essere del tutto uguale a quella delle persone non diabetiche, solo con alcune accortezze nella combinazione dei carboidrati durante i pasti e la loro giusta distribuzione nell’arco della giornata. Mangiare con gusto è possibile anche per una persona diabetica, basta seguire alcune regole: cioccolato sì, ma meglio fondente; il cioccolato non è idoneo per correggere le ipoglicemie; pastasciutta sì, ma nelle dosi raccomandate; carboidrati sì, anche dolci, ma meglio se integrali; verdure e pesce azzurro a volontà; frutta sì, preferibilmente più acerba, con attenzione per uva, banane, cachi e fichi; moderato consumo di proteine animali; preferibile eliminazione di bevande zuccherine, tranne in caso di ipoglicemia.

Per chiudere in dolcezza, ma con un occhio alla salute, lo chef pasticcere stellato Ernst Knam ha preparato dolci ricette a basso tenore di zuccheri: praline di cioccolato fondente con ripieno di colatura di alici, oppure ripieno di zucca e prosciutto crudo di Parma, ed infine un dolce a base di farine integrali con mousse Africa e salsa di lamponi.

L’obiettivo primario di chi soffre di diabete è raggiungere il controllo metabolico ottimale, ossia un valore di glicemia entro un target definito con il proprio medico, che è il modo migliore per ridurre anche il rischio di episodi di ipo e iper-glicemia.

Il buon controllo glicemico è fondamentale per la prevenzione delle complicanze del diabete e degli scompensi metabolici acuti, per questo le persone con diabete necessitano di un’attenta e costante misurazione della glicemia attraverso sistemi che devono essere precisi e affidabili oggi, grazie alla tecnologia che continua a fare straordinari passi in avanti, abbiamo a nostra disposizione molti strumenti in grado di misurare in modo accurato i livelli di glicemia e di migliorare la qualità di vita dei pazienti” – ha commentato Concetta Irace, Professore Associato di Scienze Tecniche Applicate alla Medicina all’Università degli Studi “Magna Grecia” di Catanzaro.

Saper gestire l’alimentazione, e anche delle dolci eccezioni, sono una delle chiavi per riuscire a coniugare la quotidianità con questo obiettivo, perché alla fine la vita con il diabete, deve essere semplicemente vita.

 


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Arriva l’insulina fast-acting, più veloce contro la glicemia dopo i pasti

In Italia le persone con diabete misurano la glicemia postprandiale, ossia dopo aver mangiato, in media solo 2 volte al giorno, nonostante le principali linee guida internazionali, inclusi gli Standard italiani per la cura del diabete mellito, ne raccomandino il controllo tra 1 e 2 ore dall’inizio del pasto. Il dato, che emerge da un’analisi effettuata sui dati degli Annali AMD – Associazione Medici Diabetologi, è stato illustrato il 12 giugno scorso, nel corso della presentazione della nuova insulina aspart fast-acting (Fiasp®, Novo Nordisk), disponibile da poco anche nelle farmacie italiane.

Il mancato controllo della glicemia postprandiale si inquadra in un fenomeno più ampio, che vede la frequenza complessiva dell’automonitoraggio della glicemia soddisfacente nelle persone con diabete tipo 2 trattate con insulina. Tuttavia, mentre la frequenza di controllo della glicemia a digiuno risulta adeguata, la glicemia postprandiale viene valutata in maniera del tutto insufficiente, tanto più che i due terzi delle persone con diabete presentano valori di glicemia postprandiale superiori ai 140 mg/dl, valore di normalità indicato dalle linee guida” – ha spiegato Antonio Nicolucci, Direttore Coresearch-Center for Outcomes Research and Clinical Epidemiology.

Ma perché è così importante la valutazione della glicemia postprandiale?

Innanzitutto, la glicemia postprandiale contribuisce per circa un terzo alla glicemia media, che a sua volta si associa alle complicanze croniche del diabete. Inoltre, anche a parità di glicemia media, le persone con glicemia postprandiale più alta hanno un rischio maggiore di sviluppare complicanze del diabete, in particolare quelle cardiovascolari, come l’infarto o l’ictus” – ha detto Edoardo Mannucci, diabetologo, Professore associato al Dipartimento di scienze biomediche, sperimentali e cliniche Mario Serio dell’Università di Firenze.

Lo dimostrano studi che hanno fatto la storia della diabetologia, come il DECODE o il Diabetes Intervention Study o il più recente San Luigi Gonzaga Diabetes Study, che ha evidenziato come l’aumento della glicemia postprandiale si associ a un aumento del rischio cardiovascolare in maniera più forte rispetto all’aumento della glicemia a digiuno, in una popolazione seguita per 14 anni di follow up” – ha aggiunto Edoardo Mannucci.

Non solo, in uno studio pubblicato recentemente su Diabetes Therapy emerge che, in alcune persone con diabete, l’iperglicemia postprandiale può avere ripercussioni negative a livello fisico ed emotivo e può influenzare la vita di tutti i giorni, incluso il lavoro e i rapporti sociali. È stato ad esempio calcolato che, in seguito a un episodio di iperglicemia postprandiale, il 71 per cento delle persone con diabete riporta una diminuzione della produttività e il 54 per cento sostiene di avere difficoltà a concentrarsi nel lavoro.

Nelle persone non diabetiche, la glicemia dopo i pasti è contenuta entro limiti che non oltrepassano quasi mai i 140 mg/dl e torna entro 2 ore ai livelli normali, grazie alla secrezione di insulina da parte del pancreas in risposta all’introduzione di cibo, in particolare i carboidrati. Ovviamente, nelle persone con diabete questa azione è ridotta (diabete tipo 2) o assente (diabete tipo 1) e si instaura il fenomeno della iperglicemia postprandiale, che a lungo andare provoca danni ai vasi sanguigni ed è causa delle principali complicanze della malattia.

Per contrastare il fenomeno sono state messe a punto, nel tempo, formulazioni di insulina sempre più sofisticate: dagli analoghi dell’insulina umana, negli anni ’90, sino alle insuline rapide.

L’ultima nata è l’insulina aspart fast-acting, integrata con vitamina B3, che rende il suo assorbimento iniziale più rapido, e l’aminoacido L-arginina, che ne stabilizza la formulazione.

Questa insulina si avvicina maggiormente alla risposta naturale di una persona sana, assicurando una comparsa in circolo più veloce – 4 minuti piuttosto che 9 – della progenitrice insulina aspart ad azione rapida, una delle più prescritte al mondo. Grazie alle sue caratteristiche è più flessibile nei tempi di somministrazione, da 2 minuti prima dell’assunzione del pasto sino a 20 minuti dopo. Inoltre, si è dimostrata più efficace rispetto alla insulina aspart nel ridurre la glicemia postprandiale a un’ora e in alcuni casi anche i livelli di emoglobina glicata, senza aumentare il rischio dei temibili episodi di ipoglicemia” – ha detto Concetta Irace, Professore associato al Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università Magna Graecia di Catanzaro.

L’insulina aspart fast-acting è rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale in classe A ed è disponibile, per adulti con diabete, in soluzione iniettabile per via sottocutanea in due formati: 100 unità/ml in penna preriempita e 100 unità/ml in cartuccia.

 


Birra. Controlla la glicemia e fa bene alla memoria

Bionda, scura, doppio malto o aromatica che sia, per gli amanti della bevanda fermentata arrivano altre buone notizie: la birra, oltre a contenere preziosi sali minerali, aiuterebbe a controllare la glicemia e contrasterebbe i problemi di memoria tipici di chi vive con la sindrome metabolica (disturbo complesso caratterizzato da glicemia alta e obesità, colesterolo alto ecc… ).

Tutto merito dell’antiossidante xantumolo, simile al più noto resveratrolo del vino, grazie al quale si potrebbe arrivare a sviluppare un rimedio efficace contro la resistenza all’insulina, ormone che regola lo zucchero nel sangue (glicemia), problema centrale di malattie come il diabete e la sindrome metabolica. La molecola xantumolo e, meglio ancora, due derivati più sicuri per l’organismo, si sono dimostrati capaci di ridurre la resistenza all’insulina, quindi di migliorare il controllo glicemico.

La buona notizia arriva dalla rivista Scientific Reports, ed è frutto di una ricerca condotta da Fred Stevens del College of Pharmacy presso la Oregon State University (OSU) a Corvallis.

Gli esperti hanno anche scoperto che la sostanza ha effetti positivi contro i deficit di memoria e apprendimento che spesso si accompagnano alla sindrome metabolica. Lo xantumolo non è nuovo alla scienza e lo stesso gruppo di Stevens ne aveva dimostrato gli effetti positivi contro diete sbagliate e problemi di controllo glicemico. Il problema è che lo xantumolo non si può assumere a lungo perché potrebbe avere effetti collaterali, in quanto si trasforma nell’organismo in una molecola simile agli ormoni estrogeni.

Così Stevens ha pensato di modificare chimicamente lo xantumolo in una forma sicura incapace di trasformarsi in estrogeni. Ed ha dimostrato che due derivati sicuri dello xantumolo sono efficaci anche più dello xantumolo stesso contro la sindrome metabolica.

In particolare i due composti derivati dallo xantumolo, indicati come TXN e DXN, riducono la resistenza all’insulina in modelli animali della malattia. E ancora, DXN e TXN risolvono i problemi cognitivi connessi alla sindrome metabolica, riducendo deficit di memoria e apprendimento legati a essa. DXN e TXN potrebbero dunque divenire la base di nuovi farmaci contro la resistenza all’insulina, con un impatto potenziale anche sul diabete.

 

Non-estrogenic Xanthohumol Derivatives Mitigate Insulin Resistance and Cognitive Impairment in High-Fat Diet-induced Obese Mice – Cristobal L. Miranda, Lance A. Johnson, Oriane de Montgolfier, Valerie D. Elias, Lea S. Ullrich, Joshua J. Hay, Ines L. Paraiso, Jaewoo Choi, Ralph L. Reed, Johana S. Revel, Chrissa Kioussi, Gerd Bobe, Urszula T. Iwaniec, Russell T. Turner, Benita S. Katzenellenbogen, John A. Katzenellenbogen, Paul R. Blakemore, Adrian F. Gombart, Claudia S. Maier, Jacob Raber & Jan F. Stevens – Scientific Reports volume 8, Article number: 613 (2018) – doi:10.1038/s41598-017-18992-6

Nuova veste per Fand.it, il sito dell’Associazione Italiana Diabetici

È online la nuova versione del sito Fand.it, ampliato e migliorato per essere ancora di più un valido sostegno per le persone con diabete in Italia.

Totalmente rinnovato nella grafica e nella navigazione, il sito è ricco di informazioni e approfondimenti a disposizione della comunità dei pazienti, con notizie relative alla patologia, dati dal mondo scientifico e aggiornamenti sulle attività dell’Associazione. In pochi clic, è possibile trovare anche materiali utili relativi alle normative dedicate al mondo del diabete, oltre a sezioni realizzate ad hoc per fornire contatti utili e gli eventi in programma su tutto il territorio nazionale.

Reso completamente responsive per andare incontro alle moderne esigenze di fruizione dei contenuti, Fand.it è il portale grazie al quale gli utenti possono entrare in contatto direttamente con il comitato scientifico dell’Associazione. Il sito ospita anche la sezione “Detto tra noi” a cura dei pazienti, dove vengono pubblicati spunti e riflessioni sul vissuto delle persone con diabete, uno spazio dove scoprire le storie di chi convive con questa patologia cronica e condividere esperienze ed emozioni.

Gli strumenti off e online dell’Associazione Italiana Diabetici si completano offrendo un servizio a 360 gradi ai pazienti: in occasione della Giornata Mondiale del Diabete del 14 novembre, infatti, FAND è stata fisicamente presente in oltre 100 piazze italiane con i suoi volontari, offrendo la possibilità di effettuare il test dello stick glicemico, utile a rilevare la presenza di zucchero nel sangue. Circa 45.000 persone hanno effettuato il test e a coloro i cui i valori sono risultati fuori norma, è stato caldeggiato di recarsi presso il proprio medico curante per approfondimenti. I volontari di FAND sono rimasti a disposizione per offrire anche informazioni e distribuire materiali relativi a corretta alimentazione e stili di vita da adottare. Non solo prevenzione quindi, ma anche tanta informazione veicolata e messa a disposizione anche sul sito dell’Associazione.

Lavoriamo per fornire concreto supporto ai nostri associati, per questo abbiamo ritenuto importante rafforzare la nostra presenza sul web. FAND intende confermarsi punto fermo e porto sicuro per le sue 120 associazioni presenti in quasi tutte le regioni d’Italia a supporto di tutti i pazienti che afferiscono alle unità di diabetologia e, praticamente, per tutta la comunità di persone con diabete in Italia. La FAND è un baluardo contro il depotenziamento dell’assistenza nei confronti delle persone con diabete, in osservanza della legge 115/87, tuttora vigente ma spesso ignorata dalle mille sanità regionali” – ha affermato Albino Bottazzo, Presidente FAND.

 

ESC 2017: il rischio per il cuore arriva dai carboidrati e non dai grassi

Non sono i grassi i principali killer per il cuore ma i glucidi, cioè i carboidrati.

Uno studio presentato a Barcellona nel corso del congresso europeo di cardiologia (26 luglio-30 agosto) mette in discussione quanto indicato fino ora in tutte le linee guida di prevenzione della salute cardiaca e da decine di studi e documenti scientifici.

Quanto emerge dallo studio PURE (Prospective Urban Rural Epidemiology), condotto dall’Università McMaster, di Hamilton, in Ontario i cui risultati sono stati pubblicati su Lancet.

La riduzione dei grassi, secondo Mahshid Dehghan, ricercatrice del Population Health Research Institute della McMaster University, ”non migliorerebbe la salute delle persone”. I vantaggi arriverebbero invece riducendo i glucidi, cioè in sostanza i carboidrati sotto il 60 per cento dell’energia totale, ”e aumentando l’assunzione di grassi totali fino al 35 per cento’‘.

I risultati delle analisi su oltre 135.000 individui provenienti da 18 paesi a basso, medio e alto reddito, nello studio prospettico epidemiologico dimostrano che è l’elevata assunzione di carboidrati a determinare un maggior rischio di mortalità cardiovascolare. L’assunzione di grassi, secondo i risultati presentati, è invece, a sorpresa, associata a minori rischi. Gli individui nella fascia alta del consumo di grassi mostravano una riduzione del 23 per cento del rischio di mortalità totale, ma anche una riduzione del 18 per cento del rischio di ictus e del 30 per cento del rischio di mortalità per cause non cardiovascolari. Ciascun tipo di grasso era associato alla riduzione del rischio di mortalità: meno 14 per cento per i grassi saturi, meno 19 per cento per i grassi monoinsaturi, meno 29 per cento per quelli polinsaturi.

Una maggiore assunzione di grassi saturi è stata anzi associata a una riduzione del 21 per cento del rischio di ictus.


Lo studio EU-TREAT conferma la riduzione di glicemia e episodi di ipoglicemia con insulina degludec nella reale pratica clinica

I risultati dello studio di real-world evidence EU-TREAT (EUropean TREsiba AudiT) sono stati presentati al 77esimo congresso dell’ADA (American Diabetes Association) svoltosi a San Diego, CA, dal 9 al 13 giugno scorso.

I risultati di questo studio hanno mostrato come le persone con diabete di tipo 1 e 2, sei mesi dopo il cambio di terapia da un’altra insulina basale precedente, principalmente insulina glargine 100 U e insulina detemir, ottengano, con il passaggio all’insulina degludec (Tresiba®, Novo Nordisk) una riduzione significativa dei valori dell’emoglobina glicata (HbA1c, -0.2 per cento per il diabete di tipo 1 e -0.5 per cento per il diabete di tipo 2), nelle condizioni di reale pratica clinica. Tali risultati vengono confermati anche dall’analisi a 12 mesi.1,2

Anche i tassi di ipoglicemia si sono rivelati significativamente più bassi sei mesi dopo il passaggio all’insulina degludec. Nelle persone con diabete di tipo 1, le ipoglicemie gravi si sono ridotte dell’85 per cento, e del 92 per cento nelle persone con diabete di tipo 2. I tassi di ipoglicemia a 12 mesi rimangono in linea con i risultati dei primi 6 mesi.

Inoltre, dopo sei mesi si è osservata una riduzione significativa della glicemia a digiuno (-18,7 mg/dL per i pazienti con diabete di tipo 1, e -23,7 mg/dL per i pazienti con diabete di tipo 2), anche in questo caso, tali riduzioni sono state confermate a 12 mesi.1,2

Infine, la dose quotidiana di insulina assunta è diminuita significativamente tanto nelle persone con diabete di tipo 1 (-4,9 unità) quanto in quelle con diabete di tipo 2 (-2,5 unità) dopo 6 mesi, ed è rimasta stabile dopo i 12 mesi.1,2

L’utilizzo di un nuovo farmaco passa sempre per studi clinici randomizzati controllati svolti su una popolazione selezionata di pazienti. Tuttavia i dati ricavati da tali studi non sono necessariamente replicabili nella vita reale. Per questo, da anni, si dà altrettanta importanza agli studi osservazionali, svolti su una popolazione di pazienti variegata, quella che si incontra realmente negli ambulatori, studi che permettono di trovare sul campo conferme di quei risultati. Gli studi clinici sull’insulina degludec avevano creato grandi aspettative che EUTREAT conferma in pieno, soprattutto, per quanto riguarda la riduzione delle ipoglicemie, che in molti casi rappresentano una delle principali preoccupazioni per le persone con diabete” – ha spiegato Annunziata Lapolla, professore associato di endocrinologia, DIMED, Università di Padova.

Gli studi di real-world evidence (RWE), che mirano a verificare nella vita quotidiana quello che succede nell’ambiente ideale dei trial clinici randomizzati e controllati, sono importanti per comprendere come gli outcome degli studi clinici si traducano poi nel mondo reale. I dati presentati all’ADA confermano quanto visto nei trial clinici di fase IIIa/IIIb, dimostrando un miglior controllo glicemico e un rischio significativamente ridotto di ipoglicemia nei pazienti che hanno effettuato il passaggio all’insulina degludec da un’altra insulina basale, come insulina glargine e insulina detemir” – ha affermato Mads Krogsgaard Thomsen, executive vice president e chief science officer di Novo Nordisk.

L’EU-TREAT (European TREsiba AudiT) è uno studio europeo, multicentrico, di real-world evidence, condotto su 2.550 persone con diabete di tipo 1 (n=1.717) e di tipo 2 (n=883), il cui scopo è stato quello di analizzare gli effetti del passaggio da una qualsiasi insulina basale precedente all’insulina degludec. I pazienti coinvolti hanno effettuato il passaggio dalla terapia con insulina basale precedente all’insulina degludec 6 mesi prima della raccolta dei dati. Gli esiti sono stati misurati dopo 6(±3) e 12(±3) mesi dal passaggio all’insulina degludec e sono stati comparati, rispetto ad un dato registrato alla baseline durante la precedente terapia con insulina basale, nei tre mesi antecedenti il passaggio all’insulina degludec.1,2

L’insulina degludec (Tresiba®) è un’insulina basale in monosomministrazione giornaliera che garantisce una durata d’azione superiore alle 42 ore, con un effetto stabile di riduzione della glicemia.3,4 L’insulina degludec risulta caratterizzata da una bassa variabilità giornaliera e un ridotto rischio di ipoglicemie totali, notturne e gravi rispetto all’insulina glargine 100 U 3,5. Quando la somministrazione alla stessa ora del giorno non è possibile, l’insulina degludec consente un dosaggio più flessibile, con un minimo di otto ore e un massimo di quaranta tra due somministrazioni consecutive, mantenendo lo stesso profilo di efficacia e sicurezza.3

L’insulina degludec ha ottenuto la prima approvazione regolatoria nel settembre 2012 e da allora è stato approvato in oltre 80 Paesi in tutto il mondo. Al momento è disponibile in commercio in oltre 50 Paesi.

1. Siegmund T, Tentolouris N, Knudsen TS, et al. EU-TREAT 1: Switching to insulin degludec reduces the risk of hypoglycaemia in patients with T1DM in a real-world setting. Poster presentation. 77th American Diabetes Association (ADA), San Diego, California, US. June 2017.

2. Schultes B, Tentolouris N, Knudsen TS, et al. EU-TREAT 2: Switching to insulin degludec improves glycaemic control in patients with T2DM in a real-world setting. Poster presentation. 77th American Diabetes Association (ADA), San Diego, California, US. June 2017.

3. EMA. Tresiba® Summary of Product Characteristics. Last accessed: May 2017.

4. Haahr H, Heise T. A review of the pharmacological properties of insulin degludec and their clinical relevance. Clin Pharmacokinet. 2014; 53:787-800.

5.  Novo Nordisk. Tresiba® demonstrates a safe cardiovascular profile and reduces the risk of severe hypoglucaemia compared to insulin glargine U100 in the DEVOTE trial. Company announcement 29 November 2016. Last accessed: May 2017.


Liraglutide non controlla solo la glicemia, riduce il rischio di danni al cuore e al rene

Le malattie cardiovascolari come infarto del miocardio e ictus, insieme con l’insufficienza renale, sono tra le più frequenti e temibili complicanze del diabete.

La malattia cardiovascolare è la prima causa di morte nelle persone con diabete mellito: il 65 per cento dei diabetici tipo 2 muore per cardiopatia ischemica o ictus. Un paziente diabetico adulto ha una probabilità doppia di soffrire di malattie cardiovascolari rispetto a un non diabetico e la nefropatia diabetica come causa di insufficienza renale terminale sta aumentando rapidamente: circa il 30-35 per cento delle persone con diabete presenta complicanze renali nel corso della malattia”, spiega Giuseppina Russo, Ricercatore Universitario e Responsabile dell’Ambulatorio di Medicina delle Malattie Metaboliche, D.A.I. di Medicina Interna, AOU Policlinico Universitario di Messina.

Una buona notizia, tuttavia, viene dai dati dello studio LEADER1, uno studio internazionale (condotto in 32 paesi, Italia inclusa), multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, con impiego di placebo come controllo, presentati al congresso nazionale di diabetologia, organizzato dall’Associazione Medici Diabetologi a Napoli, tenutosi dal 17 al 20 maggio scorso.

Il farmaco antidiabete liraglutide – appartenente alla classe degli agonisti del recettore del GLP-1 (glucagon-like peptide-1) e protagonista dello studio LEADER – ha dimostrato nelle persone con diabete tipo 2, di ridurre del 22 per cento il rischio di morte per cause cardiovascolari e del 15 per cento la mortalità per tutte le cause; non solo, liraglutide sembra ridurre il rischio di peggioramento della malattia renale, anche in questo caso del 22 per cento, nelle persone a elevato rischio cardiovascolare.

Si tratta di risultati particolarmente importanti per la pratica clinica quotidiana. I dati, infatti, mettono in evidenza come liraglutide, oltre all’effetto atteso da parte di un farmaco antidiabete di riduzione della glicemia, contribuisca a prevenire, nel diabete tipo 2, le complicanze cardiovascolari, la mortalità e a ridurre le malattie renali. Senza dimenticare che ha anche un significativo impatto sulla perdita di peso, un dato non indifferente in quanto molto spesso diabete, sovrappeso e obesità convivono, sostenendosi a vicenda”, ha commentato Giuseppina Russo nella sua presentazione.

Lo studio LEADER | È il primo studio di sicurezza cardiovascolare (CVOT) che ha dimostrato la riduzione del rischio cardiovascolare e del danno renale da parte di un agonista del recettore del GLP-1, valutando gli effetti a lungo termine di liraglutide (al dosaggio di 1,8 mg) rispetto a placebo in 9.340 persone con diabete tipo 2 ad alto rischio di eventi cardiovascolari per un periodo da 3,5 a 5 anni. Sia il placebo sia il farmaco venivano somministrati in aggiunta alla terapia standard che consiste in modifiche dello stile di vita (dieta ed attività fisica), trattamenti ipoglicemizzanti e terapie cardiovascolari. L’endpoint composito primario era costituito del verificarsi di decesso per cause cardiovascolari, infarto miocardico non fatale ed ictus non fatale mentre l’insorgenza o il peggioramento della malattia renale era parte degli endpoint secondari dello studio.

1. Marso SP, Daniels GH, Brown-Frandsen K, et al. Liraglutide and cardiovascular outcomes in type 2 diabetes. N Engl J Med. 2016; 375:311-22



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