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Ictus cerebrale: gli esperti segnalano un aumento dei casi durante la gravidanza

Che la gravidanza sia un periodo estremamente delicato per la salute di una donna è cosa risaputa. Ciò che è meno noto, invece, è che tra le conseguenze infauste della gestazione può essere annoverato l’ictus cerebrale. Sembrerebbe, infatti, che i cambiamenti corporei che si registrano nel periodo della gravidanza possano rendere la donna più predisposta a questa patologia, che nel caso specifico si manifesta in forme piuttosto severe.

In base ai dati resi disponibili dall’American Heart Association, l’incidenza dell’ictus ischemico e quello emorragico è di “solo26 casi su 100.000, ma ciò che preoccupa gli esperti è il rilevante aumento che si è registrato negli ultimi 10 anni, con un incremento di ben il 54%. Questi dati hanno allertato la comunità scientifica tutta spingendo molti esperti a studiare più approfonditamente il rapporto tra ictus e gravidanza.

Un gruppo di ricercatori dell’Azienda Ospedaliera di Perugia/Università di Perugia ha raccolto e analizzato gli ultimi dati sull’emorragia cerebrale in gravidanza: in base alla ricerca fatta sui dati disponibili in letteratura, il rischio assoluto di emorragia intracranica associato alla gravidanza è stato stimato essere 12.2 su 100.000, ma generalmente collegato ad alto rischio di morte o invalidità permanente sia per la madre che per il feto.

Di tutti i casi, il 90% delle emorragie cerebrali occorrono nel periodo gestazionale, con più del 50% nel terzo trimestre, mentre l’8% avvengono durante il puerperio e il 2% durante il travaglio: ciò è spiegato dal fatto che durante la gravidanza, la gittata cardiaca, cioè il volume di sangue espulso dal cuore durante un minuto, può aumentare anche del 60% dall’inizio del terzo trimestre fino al parto. La maggior parte delle emorragie in gravidanza sono infatti associate a ipertensione, gestosi o eclampsia: con queste ultime due sindromi, il rischio complessivo aumenta del 24,7% e persiste per i 12 mesi successivi al parto. Inoltre, donne fumatrici e di età materna avanzata (sopra i 35 anni), se portatrici di ulteriori fattori di rischio quali ipertensione, malattia vascolare e coagulopatie sono più a rischio di sviluppare un’emorragia cerebrale. Fondamentale, quindi, la prevenzione.

Nel periodo di gestazione il corpo delle donne subisce cambiamenti profondi sia a livello ormonale che fisiologico. Questi episodi si verificano generalmente nei soggetti che presentano specifici fattori di rischio che possono essere accentuati dalla gravidanza, e che, a maggior ragione vanno tenuti sotto controllo. È anche vero, comunque, che esistono problemi specifici legati proprio alla gestazione che possono aumentare il rischio di ictus come la preeclampsia, spesso asintomatica, che si verifica nel 2-8% delle gravidanze, e l’eclampsia (la complicanza più grave della gestosi caratterizzata da convulsioni, confusione mentale, deficit visivi che porta potenzialmente a coma e morte della gestante)” – ha dichiarato Valeria Caso, neurologa presso la Stroke Unit dell’Ospedale Misericordia di Perugia e Past President dell’European Stroke Organisation (ESO).

La gestione dell’ictus in gravidanza è una questione decisamente difficile, perché se da un lato è fondamentale l’intervento farmacologico, nello stesso tempo bisogna inevitabilmente tener presente l’eventuale tossicità che i farmaci possono avere per il feto.

È dunque particolarmente importante che, ciascuna donna che sta vivendo la fase così delicata e unica della propria gravidanza, conosca e cerchi di prevenire l’eventuale insorgenza dei fattori di rischio stessi. È necessario più che mai cercare di tenere sotto controllo il proprio peso e decidere di smettere di fumare, qualora si abbia questa cattiva abitudine; bisogna, inoltre, svolgere sempre regolare attività fisica e seguire una sana e corretta alimentazione. Per quei problemi collegati a fattori non modificabili (come l’età e la storia familiare, per esempio, oppure in presenza di patologie note), è bene invece rivolgersi ad un medico di fiducia o allo specialista, che potrà tenere la situazione sempre sotto controllo” – conclude Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale).

Ormai da tempo A.L.I.Ce. Italia Onlus sottolinea come l’ictus cerebrale sia un problema di cui non devono preoccuparsi soltanto gli anziani: sebbene la maggior parte degli episodi si verificano in persone di età superiore ai 65 anni, circa il 10% di tutte le ischemie colpisce anche le persone sotto i 45 anni e, in particolare, le donne sono più a rischio rispetto agli uomini. Grazie alla prevenzione e alle terapie di ultima generazione, l’ictus si può evitare e curare.


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Un basso livello di progesterone nel sangue può ridurre del 18% le possibilità di avere un bambino

E’ ben nota l’importanza del progesterone durante la gravidanza, così come per facilitare l’impianto di un embrione, ma possiamo stabilire una relazione causale tra i livelli di progesterone nel sangue e i tassi di successo dei trattamenti riproduttivi?

Questo è il punto di partenza di uno studio dal titolo “A large prospective trial in unselected population confirms that low serum progesterone on the day of embryo transfer impairs pregnancy outcome in artificial cycles”, che Elena Labarta, ginecologa di IVI Valencia, ha presentato nel corso del 35º Congresso ESHRE (Società Europea di Riproduzione Umana e Embriologia), svoltosi a Vienna dal 23 al 26 giugno scorso.

Negli ultimi 3 anni, abbiamo studiato l’impatto del valore del progesterone nel sangue misurato il giorno del trasferimento dell’embrione sui tassi di gravidanza nei cicli di preparazione artificiale dell’endometrio. Fino ad ora e sulla base di studi precedenti condotti su altri gruppi, si pensava che questa misurazione non fosse utile, dal momento che non era in grado di riflettere l’azione che il progesterone stava esercitando a livello locale uterino, e che, d’altra parte, la dose di progesterone somministrato era più che sufficiente per soddisfare le esigenze di qualsiasi paziente. Tuttavia, i nostri risultati hanno messo in discussione questo dogma e hanno dimostrato che i livelli ematici di progesterone sono associati al risultato della gravidanza. Abbiamo effettuato i primi due studi prospettici a questo proposito, che insieme comprendono quasi un totale di 1.400 pazienti, e possiamo quindi affermare che esiste un valore di progesterone al di sotto del quale i tassi di gravidanza evolutiva possono scendere fino al 20%, che rappresenta una drastica diminuzione dei tassi di successo nei trattamenti riproduttivi”, ha affermato Elena Labarta, ginecologa di IVI Valencia.

Secondo gli ultimi dati analizzati e presentati a questo congresso, è stato possibile trovare il punto limite del livello di progesterone al di sotto del quale i risultati peggiorano significativamente. Pertanto, quelle pazienti con livelli di progesterone sierico inferiori a 8,8 ng/ml nel giorno del trasferimento dell’embrione hanno mostrato un tasso di gravidanza evolutivo più basso del 18%. Questi risultati suggeriscono che l’assorbimento del progesterone vaginale può variare tra le pazienti, influenzando i risultati ottenuti.

Questo studio, che espone i risultati di un campione di quasi 1.200 pazienti, ha suscitato grande interesse tra la comunità scientifica, ed è stato presentato in diversi forum e congressi in tutto il mondo per l’impatto che ha sul futuro della medicina riproduttiva.

Già nel 2017, il gruppo di ricerca guidato da Elena Labarta ha pubblicato il primo studio prospettico al fine di analizzare questo problema, dimostrando così in modo pioneristico che esiste una soglia di livelli sierici di progesterone nel giorno del trasferimento dell’embrione al di sotto del quale il tasso di gravidanza diminuisce significativamente.

Questi risultati hanno attirato il nostro forte interesse e stiamo portando avanti diverse linee di ricerca. Da un lato, abbiamo visto che il livello di progesterone predice il risultato non solo se misurato nel giorno di trasferimento dell’embrione, ma anche nel corso della fase luteale (dal giorno in cui l’embrione viene impiantato fino al giorno in cui viene effettuato il test di gravidanza). Dall’altro, stiamo scoprendo il modo di salvare i casi in cui i valori del progesterone non sono ottimali e i risultati sono davvero incoraggianti, poiché abbiamo visto che la situazione può essere invertita se rilevata in tempo” – ha aggiunto Elena Labarta, ginecologa di IVI Valencia.

Si tratta di una scoperta importante che continua ad aiutarci nella nostra costante ricerca dei migliori risultati riproduttivi possibili” – ha commentato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

49 comunicazioni accettate: 14 orali, 31 poster e 4 sessioni

Oltre alla Dott.ssa Labarta, invitata dal comitato ESHRE a tenere una presentazione su questo argomento, il Dott. Ernesto Bosch, direttore medico di IVI Valencia, e il Dott. Nicolás Garrido, direttore della Fondazione IVI, sono stati invitati a presentare i rispettivi lavori durante le sessioni congressuali, in ragione dell’interesse scientifico di questi contributi.

Il dott. Bosch ha presentato le principali linee di ricerca riguardanti la gestione della elevata risposta nella stimolazione ovarica in conformità con le linee guida ESHRE, a cui ha partecipato come unico membro spagnolo di una squadra che negli ultimi due anni ha definito queste linee guida.

Per quanto riguarda il contributo del Dott. Garrido, egli ha parlato delle tecniche e dei criteri di selezione degli spermatozoi come uno dei punti fondamentali per migliorare il successo riproduttivo, con particolare attenzione ai metodi di selezione intelligente, basati sulle caratteristiche molecolari come meccanismo per il miglioramento dei protocolli di selezione. Queste procedure completerebbero o sostituirebbero quelle attuali, che sono fatte autonomamente dalle cellule spermatiche o decise soggettivamente dall’operatore, da una pratica orientata e obiettiva, che alla fine migliora i risultati clinici selezionando e usando la cellula spermatica più adatta tra milioni.

La quarta sessione, al cui processo di ricerca ha partecipato il dott. Roberto Matorras dell’IVI di Bilbao, ha affrontato le raccomandazioni di buona pratica clinica dell’ESHRE per la puntura follicolare, attraverso un’analisi basata sull’evidenza, così come attraverso la ricerca di consenso degli esperti in quelle aree in cui non c’è alcuna bibliografia.

L’ESHRE è il più grande congresso europeo di riproduzione assistita, un luogo di incontro per grandi professionisti, provenienti da diverse parti del mondo, dove vengono raggiunte, ogni anno, importanti conclusioni che segneranno il futuro nel campo della riproduzione.

In questa edizione, IVI ha presentato 49 comunicazioni accettate nel programma generale, 14 di esse orali e 31 poster, a cui si sono aggiunte le 4 relazioni precedentemente citate.

 


Le proteine e i radicali liberi prodotti dall’embrione consentono di prevedere la gravidanza

Uno degli ambiti di ricerca in cui vengono investite più risorse nel campo della Riproduzione Umana è il perfezionamento della selezione embrionaria. Recentemente, l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale per raggiungere un automatismo nella scelta degli embrioni o nell’analisi genetica costituiscono un passo avanti nel miglioramento della scelta e, quindi, nel miglioramento dei risultati.

Nel corso del 35º Congresso ESHRE, che quest’anno si è tenuto a Vienna, IVI ha presentato due studi relativi all’analisi del mezzo di coltura degli embrioni, basato sull’analisi dell’ambiente circostante, con il fine conoscere al meglio la qualità degli embrioni e, quindi, aumentare le probabilità di successo che la paziente può avere durante il trattamento.

Nel primo dei due studi, dal titolo Protein profile of euploid single embryo transfer reveals differential patterns among them”, sviluppato da IVI Valencia tra settembre 2017 e marzo 2018, su un campione di 81 cicli preparati per il trasferimento di un unico embrione (Single blastocyst transfer – SET), sono state analizzate le proteine secrete dall’embrione nel mezzo di coltura.

L’importanza di questo studio risiede nel fatto che si tratta di embrioni che sono già stati testati geneticamente con risultato euploide. Ha un valore maggiore perché, nonostante siano embrioni selezionati geneticamente, non tutti riescono ad impiantare in utero, e dunque l’idea è quella di migliorare il processo di selezione grazie all’analisi delle proteine. In questo studio abbiamo fatto ricorso all’aiuto, in parte, dell’Intelligenza Artificiale legata alle immagini che otteniamo attraverso due incubatrici, l’Embryoscope ed il Geri, attraverso un metodo che combina le immagini con il metodo di selezione delle proteine” – ha commentato Marcos Meseguer, principale ricercatore dello studio e Direttore della Ricerca di IVI Valencia.

Confermiamo una secrezione significativamente elevata di IL-6 e IL-8 negli embrioni in crescita, evidenziando il potenziale di queste molecole durante lo sviluppo degli stessi embrioni. La maggior parte delle concentrazioni di proteine ha mostrato un modello di valori più alti nelle blastocisti in fase di hatching (“hatched blastocysts”)” – ha aggiunto Marcos Meseguer.

La seconda delle due ricerche, dal titolo “High culture media oxidative profile as a biomarker of good quality embryos: a non-invasive tool to select the embryo to transfer, si basa sullo studio del mezzo di coltura con sviluppo embrionale multiplo, in situazioni nelle quali si presentano tra i 10 e i 12 embrioni nella stessa goccia. L’obiettivo è quello di analizzare se il profilo ossidativo possa essere un valido biomarcatore per determinare la qualità degli embrioni.

Valutiamo quando tutti gli embrioni risultanti sono cresciuti insieme, rilevando che esiste un profilo ossidativo differente quando gli embrioni sono di qualità e quando siamo di fronte a parametri che rendono gli  embrioni privi di vita. Abbiamo sviluppato un metodo per valutare l’ambiente in cui crescono numerosi embrioni. Non avendo sviluppato uno studio individuale, abbiamo analizzato l’ossidazione generata come valore misurabile nell’ambiente in cui vengono coltivati. Quanto più gli embrioni sono attivi e di maggiore qualità, tanto più generano maggiore ossidazione durante la coltura. Fatto, questo, che indica che saranno maggiormente pronti per il trasferimento e potranno assicurare una percentuale di successo più alta nel ciclo per la paziente. Al contrario, nei criteri di classificazione, il livello di stress ossidativo è diminuito con il peggioramento della qualità dell’embrione” – ha affermato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma

Il lavoro presentato, sviluppato anche a IVI Valencia, tra maggio 2017 e dicembre 2018, ha analizzato un campione di 683 embrioni su un totale di 174 cicli realizzati mediante la Fecondazione in Vitro (FIVET).

49 comunicazioni: 14 orali, 31 poster e 4 sessioni

ESHRE è il più grande Congresso europeo di riproduzione assistita, luogo di incontro di importanti professionisti, provenienti da differenti parti del mondo, dove si raggiungono, ogni anno, importanti conclusioni che segneranno il futuro nel campo della riproduzione. In questa edizione, IVI ha potuto contare su 49 comunicazioni, 14 delle quali orali e 31 poster, alle quali si sommano le 4 sessioni nel programma generale.

 


Studio cinese mette in relazione fumo passivo e danni al cuore del nascituro

Studi scientifici di questo genere sono estremamente importanti, perché evidenziano quello che noi medici, soprattutto noi medici a contatto con coppie che cercano una gravidanza, ripetiamo sempre ai nostri pazienti: l’essere genitori responsabili è un percorso che parte da e con noi stessi. Abolire abitudini nocive della propria vita, come il fumo, ma anche l’abuso di alcol o una cattiva alimentazione è un esempio di questo concetto, perché si tratta non solo di abitudini dannose per la propria salute, ma di abitudini che possono recare danni molto gravi ai propri figli, addirittura già in grembo materno”.

Questo ha commentato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma, sullo studio cinese Parental smoking and the risk of congenital heart defects in offspring: An updated meta-analysis of observational studies1, che ha messo in luce i potenziali danni ai quali sono esposte le donne incinte se il loro compagno fuma.

Dallo studio emerge infatti come il nascituro possa avere difetti cardiaci qualora il papà accenda una sigaretta accanto alla propria compagna durante la gravidanza.

Ad esempio la stessa obesità materna rappresenta un importante fattore di rischio per l’insorgenza di malattie croniche durante la vita dei propri bambini, soprattutto in adolescenza ed età adulta. Addirittura la programmazione fetale della funzione metabolica indotta dall’obesità può avere effetto intergenerazionale e potrebbe, quindi, tramandare l’obesità nella generazione successiva” – ha aggiunto Daniela Galliano.

In merito al fumo alle coppie che aspettano un bambino e anche a coloro che un bambino lo stanno cercando, è obbligatorio ripetere di abolire completamente il “fattore nicotina” dalla propria vita. Fumare può arrivare a far ritardare la gravidanza di 12 mesi e il tabagismo è annoverato come una delle cause di infertilità, sia per le donne che per gli uomini” – ha concluso l’esperta.

1Fonte: https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/2047487319831367

 

Fumare può ridurre il successo di un trattamento di fecondazione assistita

Oggi si celebra la Giornata Mondiale Senza Tabacco, importante momento per riflettere sull’impatto nocivo che il fumo può avere sulla salute.

In occasione di questa iniziativa fortemente voluta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), IVI (Istituto Valenciano di Infertilità) invita le donne che aspettano un bimbo e quelle che lo stanno cercando a spegnere subito la sigaretta e ad avere un corretto stile di vita per salvaguardare la propria fertilità.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno sono sei milioni le vittime dell’epidemia di tabagismo1. In Italia ci sono 11 milioni di fumatori, che corrispondono al 21% della popolazione. Gli uomini sono 6,3 milioni, le donne 4,6 milioni. Ogni anno nel nostro Paese muoiono fra le 73.000 e le 80.000 persone per malattie legate al fumo.

Il Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto Superiore di Sanità informa che le donne che fumano sono meno fertili, hanno un indice di fecondabilità (possibilità di concepire per ciclo) ridotto, e impiegano più tempo a restare incinte (in media più di un anno). Il fumo, infatti, è dannoso per le ovaie femminili, perché le sostanze tossiche come la nicotina alterano la motilità tubarica ostacolando il trasporto degli ovociti e l’incontro con gli spermatozoi. Inoltre, provoca la diminuzione della produzione di progesterone con alterazione del ciclo mestruale e modifica dell’endometrio ostacolando l’annidamento dell’ovocita fecondato. Oltre a ciò si registra nelle donne fumatrici un anticipo della menopausa2.

Le coppie che hanno a che fare con problemi legati all’infertilità devono essere coscienti che accendere una sigaretta significa ridurre anche la possibilità di successo della procreazione medicalmente assistita. Le fumatrici infatti rischiano di rispondere poco alla stimolazione ormonale, oltre a avere già una bassa riserva ovarica a causa del fumo. Questo quindi comporterebbe il rischio di recuperare minori quantità di ovociti e, di conseguenza, di avere una bassa percentuale di tassi di gravidanza. A quante vogliono diventare mamme è fondamentale ripetere di eliminare la nicotina dalla propria vita. Anche se cercata per vie naturali, fumare può determinare un ritardo della gravidanza di un anno” – commenta Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

La gravità del danno dipende da quante sigarette e da quanto tempo una donna fuma: danni sono stati accertati con 20 o più sigarette al giorno, ma effetti negativi ci sono anche con 10. Il fumo, inoltre, è associato ad un aumento di aborti spontanei, al rischio di parti pretermine e di gravidanze extrauterine e alla nascita di bambini con peso più basso della norma2.

Inoltre non dobbiamo dimenticare il recente studio cinese che ha indagato i potenziali danni per le donne in gravidanza se il proprio compagno è un fumatore. Lo studio “Parental smoking and the risk of congenital heart defects in offspring: An updated meta-analysis of observational studies3 ha infatti messo in luce come il nascituro possa soffrire di difetti cardiaci qualora il papà accenda una sigaretta accanto alla propria compagna durante la gravidanza” . – conclude Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

1:https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/fumo/fumo-di-sigaretta-le-risposte-ai-dubbi-degli-studenti

2:http://old.iss.it/rpma/index.php?lang=1&id=138&tipo=22

3:https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/2047487319831367

 

Per la Festa della Mamma, l’impegno di IVI per le donne che desiderano la maternità

Oggi 12 maggio si celebra in Italia la Festa della Mamma. Per molte donne che stanno affrontando le sfide dell’infertilità questa ricorrenza rappresenta molto di più rispetto ad una semplice domenica di primavera.

Da circa 30 anni in prima linea nella ricerca scientifica, l’Istituto Valenciano di Infertilità (IVI) rappresenta un punto di riferimento per le coppie con problemi di infertilità e da sempre è al fianco delle donne che desiderano provare la gioia della maternità. Grazie, soprattutto, a tecniche all’avanguardia e al supporto di specialisti della fertilità che possono vantare una grande competenza in diversi settori: dalla preservazione della fertilità alla ricerca sull’utero e sul trattamento delle cellule staminali fino al ringiovanimento ovarico e alla genetica.

La festa della mamma celebra una relazione unica e preziosa, per le madri che già lo sono e per quelle che lo saranno, anche grazie al nostro aiuto. IVI è un centro leader nella medicina riproduttiva, con più di 30 cliniche presenti in Spagna e oltre 65 in tutto il mondo. I nostri successi nel campo della fecondazione assistita sono testimoniati anche dalle 23.354 telefonate fatte nel 2018 per comunicare la positività dei test di gravidanza – ha dichiarato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Secondo la Relazione annuale sullo stato di attuazione della Legge 40/2004 in materia di Procreazione medicalmente assistita (Pma), in Italia nel 2016 sono state trattate 77.522 coppie sia con tecniche di I livello (inseminazione semplice) sia di II e III livello (fecondazione in vitro); 97.656 i cicli iniziati e 13.582 i bambini nati vivi, che rappresentano il 2,9% di tutti i nati vivi nel 2016 nel nostro Paese.

Le nostre cliniche offrono alle future madri trattamenti personalizzati come l’inseminazione artificiale, la fecondazione in vitro e l’ovodonazione per tutelare la salute della donna e del bambino. Anche in un giorno così speciale come la festa della mamma vogliamo ribadire che siamo al fianco di quelle donne che lottano quotidianamente per diventare genitori e, allo stesso tempo, ottenere le migliori percentuali di gravidanza con bambini sani” – ha concluso Daniela Galliano.

 

Alimentazione e gravidanza: utili consigli alle donne che vogliono diventare madri

Gravidanza e allattamento costituiscono le basi dello sviluppo umano.

In tutti e due i cicli l’importanza dell’alimentazione della donna assume un ruolo fondamentale e imprescindibile.

Chiunque sia incinta e improvvisamente responsabile di una piccola creatura si preoccupa della propria dieta.

E giustamente, perché la donna in stato interessante nutre il nascituro dal suo sangue attraverso il cordone ombelicale. Tuttavia, questo non significa che una donna incinta debba improvvisamente aumentare la sua alimentazione.

Occorre, al contrario, porre un’attenzione estrema all’equilibrio nutrizionale della madre durante il periodo di gestazione per salvaguardare la propria salute e quella del nascituro.

Infatti, se naturalmente durante la gravidanza un aumento di peso è fisiologico, in alcuni casi, quando questo aumento risulti eccessivo, si può andare incontro a vari problemi sia per la madre che per il bambino.

La consulenza del proprio ginecologo ed uno schema alimentare personalizzato offriranno una corretta e precisa informazione sugli alimenti consentiti e su quelli da evitare.

L’IVI, Istituto Valenciano di Infertilità è, dal 1990, anno della sua fondazione, all’avanguardia in tutto il mondo nel campo della Riproduzione assistita, la Conservazione della fertilità e lo sviluppo di trattamenti di fecondazione in vitro e utilizza il suo know-how anche per consigli e suggerimenti sull’alimentazione relativa alla gestazione e all’allattamento del bambino.

Per il sano sviluppo dell’embrione si consiglia una dieta estremamente varia evitando quei cibi che possono aumentare il rischio di toxoplasmosi, quali pesce crudo, molluschi, crostacei, carni poco cotte ed anche insaccati, pollame e selvaggina. Al contrario sono indicati carne ben cotta e pesci delicati come sogliola e merluzzo cucinati al vapore” – ricorda Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Per le uova ed il latte le raccomandazioni consigliano di consumare le prime ben cotte e con il tuorlo ben addensato al fine di evitare il rischio di salmonellosi. Si deve poi assumere il latte solo dopo accurata bollitura per evitare infezioni batteriche quali l’Escherichia coli.

Frutta e verdura sono ammesse nella dieta ma occorre lavare e sbucciare la frutta e lavare accuratamente la verdura – afferma Daniela Galliano.

Innumerevoli, inoltre, sono i consigli su ciò che è assolutamente da evitare.

Le bevande alcoliche sono tabù durante la gravidanza. L’alcool può arrecare gravi danni al bambino o causare aborto. Dal momento che la quantità critica sembra essere individualmente diversa, è meglio astenersi completamente dall’alcool. La caffeina in grandi quantità può anche influenzare lo sviluppo del bambino e il peso alla nascita – continua Daniela Galliano.

E quando il bambino è nato, cosa devono fare le neo mamme per garantire al proprio figlio il migliore allattamento?

Le mamma non devono seguire una dieta specifica. E’ però consigliabile l’assunzione di proteine, lipidi e glucidi, oltre a frutta fresca e verdure. E’ inoltre fondamentale bere almeno 2 litri e mezzo di acqua al giorno, mentre sono da evitare il fumo, i superalcolici e la birra e non bisogna superare le 2 tazzine di caffè al giorno. Per il benessere del lattante sarebbe meglio dire ‘no’ anche a selvaggina frutta secca crostacei, fragole, arachidi e cioccolata ed evitare cavoli, aglio, cipolle, pepe e peperoncino” – conclude Daniela Galliano.

L’IVI è al fianco delle future madri con il suo blog, un vero e proprio vademecum, ricco di informazioni e suggerimenti utile alla soluzione dei loro innumerevoli dubbi.

 

 



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