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SARS-CoV-2 può passare la placenta?

A Radio Rai durante la trasmissione “Giorno per Giorno”, Daniela Galliano -medico ginecologo esperto in medicina della riproduzione, intervistata sul suo libro “Quanto ti vorrei” edito dalla Piemme, ha dichiarato:  

Nonostante al momento i dati di bambini nati in Italia siano tranquillizzanti, due recenti studi cinesi mostrano una possibile trasmissione verticale del SARS-CoV-2 dalla madre al feto”.

E’ importante sottolineare, che tali risultati si basano sulla presenza di anticorpi IgM rilevati nel sangue dei neonati, quindi su prove sierologiche indirette e non virologiche, dunque le donne in gravidanza non si devono allarmare, perché la maggior parte dei bambini ad oggi sono nati sani o con sintomi lievi – ha continuato Daniela Galliano.

L’allattamento al seno è consentito dal momento che il latte materno non sembra veicolare il coronavirus e fornisce anticorpi al bambino. Per tutte le donne in gravidanza valgono le stesse norme valide per gli altri: lavare spesso le mani, ridurre le uscite ai soli controlli dal medico ed evitare qualunque contatto con persone al di fuori della propria abitazione” – ha concluso Daniela Galliano.

 

FONTE | OPEN GATE ITALIAeleonora.tozzi@opengateitalia.com

Coronavirus: Nuovi studi pubblicati su JAMA suggeriscono che il virus potrebbe attraversare la placenta.

Sono stati studiati 33 neonati nati da madri positive al SARS-CoV-2 nell’ospedale cinese di Wuhan. Di questi neonati nati da madri affette da polmonite al momento del parto, 3 su 33 (9%) hanno presentato sintomi da infezione SARS-CoV-2 a esordio precoce. Il sintomo più comune che hanno presentato questi 3 neonati è stata difficolta respiratoria e alla radiografia del torace si è diagnostica loro una polmonite”  – afferma Daniela Galliano, Medico Ginecologo esperto in Fecondazione Assistita, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Il neonato più gravemente malato è nato prematuro e potrebbe essere stato sintomatico per questo e per asfissia e sepsi, piuttosto che da infezione da SARS-CoV-2”. Poiché durante il parto sono state implementate rigide procedure di controllo e prevenzione delle infezioni, è probabile che le fonti di SARS-CoV-2 nelle vie respiratorie superiori dei neonati fossero di origine materna. Sebbene 2 studi recenti condotti in Cina abbiano dimostrato che non vi sono risultati clinici di COVID-19 nei neonati nati da madri affette, e tutti i campioni, inclusi liquido amniotico, sangue cordonale e latte materno, sono risultati negativi per SARS-CoV-2, la trasmissione materno-fetale verticale non può essere esclusa nella coorte attuale di questo recente studio. Pertanto, è fondamentale sottoporre a screening le donne in gravidanza e attuare misure rigorose di controllo delle infezioni, quarantena delle madri infette e uno stretto monitoraggio dei neonati a rischio di COVID-19” – continua Daniela Galliano, Medico Ginecologo esperto in Fecondazione Assistita, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Non sembra che il SARS-CoV-2 passi la barriera placentaria, ma se così fosse il feto potrebbe essere a rischio soprattutto all’inizio della gestazione, quando il cervello fetale è più vulnerabile. La placenta di solito impedisce a virus e batteri dannosi di raggiungere il feto. E consente agli anticorpi utili della madre di proteggere il feto da eventuali germi, prima e dopo la nascita. Tuttavia, alcuni virus penetrano nel feto. L’esempio più recente è Zika , che può causare microcefalia e danni neurologici profondi, soprattutto se contratta nel primo e nel secondo trimestre. Il nuovo coronavirus non sembra appartenere a questa categoria più pericolosa. In tal caso vedremmo livelli più elevati di aborto spontaneo e parto prematuro” – conclude Daniela Galliano.

Neonatal Early-Onset Infection With SARS-CoV-2 in 33 Neonates Born to Mothers With COVID-19 in Wuhan, China – Lingkong Zeng, Shiwen Xia, Wenhao Yuan, Kai Yan, Feifan Xiao, Jianbo Shao, Wenhao Zhou – JAMA Pediatr. 2020; doi: 10.1001/jamapediatrics.2020.0878

FONTI | https://ivitalia.it/ www.rmanetwork.com

COVID-19 e Sclerosi Multipla

L’emergenza portata dal coronavirus (COVID-19), dichiarata pandemia, riguarda ormai tutto il mondo. Per questo la MSIF (Multiple Sclerosis International Federation), la Federazione Internazionale delle Associazioni di Sclerosi Multipla, ha elaborato un documento con le nuove raccomandazioni per le persone con sclerosi multipla (SM), affinché adottino le misure adeguate per prevenire il rischio di contagio dal virus, e prendano le decisioni corrette riguardo alla gestione delle terapie e dei trattamenti per la sclerosi multipla.

Questo documento è stato prodotto da un team di neurologi esperti a livello internazionale e rappresentanti delle organizzazioni che compongono la Federazione Internazionale SM. Si tratta di un gruppo di lavoro composto da AISM e SIN – Società Italiana di Neurologia – lo ha poi declinato per lo specifico contesto italiano.

Oltre ai consigli in generale per le persone con SM, le linee guida includono le raccomandazioni della dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i consigli per chi fa trattamenti modificanti la malattia, per chi è sottoposto a terapia aHSCT cioè a trattamento chemioterapico intensivo e per chi è in trattamento riabilitativo.

Per quanto riguarda le donne con SM in gravidanza al momento non esistono indicazioni specifiche.

Questo documento offre raccomandazioni specifiche, mirate alle persone con sclerosi multipla, molte di loro sono trattate con immunosoppressori, che affrontano questa situazione in una condizione di particolare fragilità. Si consiglia a tutte le persone con SM di prestare particolare attenzione alle linee guida per ridurre il rischio di infezione da COVID-19. Queste raccomandazioni sono rivolte anche ai caregiver, i familiari che vivono con una persona con SM o che la visitano regolarmente, per ridurre la possibilità di portare l’infezione da COVID-19 a casa e mettere a rischio contagio la persona con SM” – ha dichiarato Mario Alberto Battaglia, Presidente FISM, Fondazione italiana Sclerosi Multipla.

E’ importante in questo momento che i pazienti con sclerosi multipla e i loro caregiver rispettino le raccomandazioni suggerite e che, contestualmente, facciano sempre riferimento al neurologo che li segue così come all’AISM per qualunque dubbio sulle terapie e sul proprio stato di salute, piuttosto che sulle procedure da seguire per diminuire il rischio di contagio da coronavirus. La Società Italiana di Neurologia, di concerto con l’AISM, si impegna a tenere aggiornate le raccomandazioni, monitorando l’evolversi della situazione e raccogliendo ulteriori informazioni scientifiche anche a livello internazionale” – ha affermato Gioacchino Tedeschi, Presidente della Società Italiana di Neurologia e Direttore Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia, Università degli Studi di Napoli “Luigi Vanvitelli”.

Le raccomandazioni sono disponibili su neuro.it e aism.it

Cos’è la Sclerosi Multipla

Cronica, imprevedibile e invalidante, la sclerosi multipla è una delle più gravi malattie del sistema nervoso centrale. In Italia sono 122 mila le persone colpite da sclerosi multipla, 3.400 nuovi casi ogni anno: 1 diagnosi ogni 3 ore. Il 50% delle persone con SM è giovane e non ha ancora 40 anni. La SM colpisce le donne due volte più degli uomini. La causa e la cura risolutiva non sono ancora state trovate ma grazie ai progressi compiuti dalla ricerca scientifica, esistono terapie e trattamenti in grado di rallentare il decorso della sclerosi multipla e di migliorare la qualità di vita delle persone.

 

Le raccomandazioni per le persone con Sclerosi Multipla (SM)

Le persone con SM sono soggetti “fragili”. Pertanto i loro comportamenti e quelli dei loro famigliari devono tener conto di questa condizione ed essere improntati ad una estrema attenzione e protezione dal rischio infettivo.

· Evitare che la persona con SM esca di casa ad esempio per fare la spesa, fare una passeggiata e per visitare un parente o un amico, se non per motivi eccezionali.

· La persona con SM deve recarsi al centro clinico Sclerosi Multipla solo in casi eccezionali come un trattamento infusionale o sospetto di attacco o insorgenza di eventi avversi gravi.

· Affidare ai famigliari o volontari AISM il ritiro del trattamento, in linea con il piano terapeutico e la consegna degli esami di monitoraggio del trattamento.

· Evitare i luoghi affollati.

· Evitare di utilizzare i mezzi pubblici, ove possibile.

· Ove possibile, utilizzare alternative (ad esempio il telefono) agli appuntamenti medici di routine con il medico di famiglia o altri specialisti o altri operatori sanitari e sociali.

 

Le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità includono:

  • Lavarsi le mani frequentemente con acqua e sapone o con un massaggio alle mani a base di alcol.
  • Evitare di toccare gli occhi, il naso e la bocca se non si hanno le mani pulite.
  • Cercare di mantenere una distanza di almeno 1 metro tra voi stessi e gli altri, in particolare quelli che tossiscono e starnutiscono.
  • Quando si tossisce e si starnutisce, coprire la bocca e il naso con il gomito flesso o un fazzoletto.
  • Praticare la sicurezza alimentare utilizzando diversi taglieri per carne cruda e cibi cotti e lavarsi le mani tra una manipolazione e l’altra.

 

Consigli sulle terapie per la SM che modificano la malattia

Molte terapie che modificano la malattia (DMT) per la SM funzionano sopprimendo o modificando il sistema immunitario. Alcuni farmaci per la SM potrebbero aumentare la probabilità di sviluppare complicazioni da un’infezione da COVID-19, ma questo rischio deve essere bilanciato con i rischi di interrompere il trattamento.

Noi raccomandiamo che:

  • Le persone con SM che attualmente assumono DMT continuino il trattamento.
  • Le persone con SM che sviluppano sintomi di COVID-19 o risultano positive al test per l’infezione discutano le terapie per la SM con il loro o con un altro operatore sanitario che abbia specifiche competenze e familiarità con la loro cura.
  • Prima di iniziare un nuovo DMT, le persone con SM discutano con il neurologo alla luce del rischio COVID-19 nella regione.
  • Coloro che stanno per iniziare una DMT ma non l’hanno ancora fatto, dovrebbero considerare la possibilità di scegliere un trattamento che non riduca le cellule immunitarie specifiche (linfociti). Esempi sono: interferoni, glatiramer acetato, o natalizumab. I farmaci che riducono i linfociti su intervalli più lunghi includono alemtuzumab, cladribina, ocrelizumab e rituximab.
  • I seguenti DMT orali possono ridurre la capacità del sistema immunitario di rispondere ad un’infezione: fingolimod, dimetilfumarato, teriflunomide e siponimod. Le persone con SM dovrebbero considerare attentamente i rischi e i benefici dell’inizio di questi trattamenti durante la pandemia COVID-19.
  • Le persone con SM che stanno assumendo alemtuzumab, cladribina, ocrelizumab, rituximab, fingolimod, dimetilfumarato, teriflunomide o siponimod e che vivono in una comunità con un’epidemia di COVID-19 dovrebbero isolarsi il più possibile per ridurre il rischio di infezione.
  • Le raccomandazioni per ritardare la seconda o ulteriori dosi di alemtuzumab, cladribina, ocrelizumab e rituximab a causa dell’epidemia di COVID-19 differiscono da paese a paese. In considerazione dei rischi sopra menzionati, relativi al viaggio e all’accesso ad un’area ad alto rischio di infezione come l’ospedale, per le persone con SM sottoposti a trattamento con tali farmaci si suggerisce un ritardo fino ad un mese salvo casi eccezionali lasciati al giudizio del neurologo curante.

 

Consigli per quanto riguarda l’aHSCT

Il trattamento ematopoietico autologo con cellule staminali ematopoietiche (aHSCT) comprende il trattamento chemioterapico intensivo. Questo indebolisce gravemente il sistema immunitario per un periodo di tempo. Le persone con SM che si sono recentemente sottoposte al trattamento dovrebbero prolungare il periodo di isolamento durante l’epidemia di COVID-19. persone con SM che devono sottoporsi al trattamento dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di rimandare la procedura in consultazione con il proprio operatore sanitario.

 

Consigli per persone in trattamento riabilitativo

In analogia con quanto sopra riferito e nella prospettiva di una minimizzazione dei rischi associati, gli interventi riabilitativi ambulatoriali e domiciliari di tipo fisico, cognitivo o in generale miranti ad un miglioramento del benessere devono essere sospesi, salvo cure palliative e condizioni eccezionali a giudizio del curante. In questo caso sia la persona con SM che il terapeuta devono indossare le protezioni previste (mascherina e guanti).

 

Consigli per i bambini o le donne incinte con SM

 


Quali gli effetti del coronavirus sulla gravidanza?

Al momento non sembrano esserci prove della trasmissione del virus da madre a feto, così come non esistono prove di trasmissione del virus tramite trattamenti di Fecondazione Assistita.

È necessaria però cautela, poiché i dati disponibili sono ancora limitati. Secondo un recente studio della rivista Lancet, che ha analizzato 9 donne in stato interessante affette da COVID-19, le caratteristiche cliniche della polmonite COVID-19 nelle donne in gravidanza sono simili a quelle riportate in pazienti adulti non gravide che hanno sviluppato polmonite da COVID-19.

Sempre in questo studio, inoltre, è stata analizzata la possibile trasmissione intrauterina del virus, analizzando il liquido amniotico e il sangue del cordone ombelicale e la trasmissione non risulta avvenuta. Il Royal College of Obstetricians & Gynaecologists afferma inoltre come, poiché non vi sono prove di infezione fetale intrauterina con COVID-19, si ritiene attualmente improbabile che vi siano effetti congeniti del virus sullo sviluppo fetale. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, infine, al momento non sembrano esserci dati certi che dimostrino la diffusione del virus nel latte materno.

Sempre secondo il Royal College of Obstetricians & Gynaecologists, non vi sono dati che suggeriscano un aumento del rischio di aborto spontaneo o perdita precoce della gravidanza in relazione a COVID-19. I casi riportati da studi precedenti riguardanti SARS e MERS non dimostrano una relazione convincente tra infezione e aumento del rischio di aborto spontaneo o perdita del secondo trimestre.

Anche dal punto di vista sintomatologico, i dati a disposizione dimostrano che i sintomi sono gli stessi sia per le donne in gravidanza che per le donne non in stato interessante. Bisogna però sempre considerare che alcune infezioni, come ad esempio quelle del tratto respiratorio, sono comunque pericolose per una donna incinta. Le donne in gravidanza infatti si trovano in uno stato di immunodepressione, che le porta ad essere maggiormente esposte a eventuali patologie.

Quindi alle donne in stato interessante raccomando prudenza e di seguire scrupolosamente le norme previste in questo periodo, come lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con un disinfettante per mani a base di alcool, mantenere la distanza di almeno 1 metro dalle altre persone, evitare di toccarsi il viso, gli occhi, il naso e la bocca con le mani e le altre norme pubblicate sul sito http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus.” 

Così in una nota stampa Daniela Galliano, Direttrice sanitaria della sede romana di IVI, Istituto Valenciano di Infertilità, multinazionale leader in Fecondazione Assistita.

 

https://ivitalia.it/ www.rmanetwork.com

Coronavirus e gravidanza: i consigli dell’Iss

Come comportarsi in gravidanza, e durante l’allattamento, in presenza di sintomatologia da SARS-CoV-2?

I consigli alle donne arrivano dall’Istituto superiore di sanità (Iss), a cominciare dalle azioni di prevenzione primaria come lavarsi accuratamente le mani o evitare il contatto con soggetti malati o sospetti.

La trasmissione del virus SARS-CoV-2, il nuovo coronavirus, ricorda l’Iss avviene attraverso il contatto diretto da persona a persona, mediante le goccioline del respiro che possono trasmettersi con la saliva, la tosse o gli starnuti e mediante le mani contaminate (non ancora lavate) portate alla bocca, al naso o agli occhi. Dai primi 19 casi di donne in gravidanza e neonati nati da madri con sintomatologia clinica da COVID-19 descritti in letteratura, sappiamo che il virus non è stato rilevato nel liquido amniotico o nel sangue neonatale prelevato da cordone ombelicale. Attualmente, quindi, non esistono evidenze a supporto di una trasmissione verticale del virus SARS-COV-2.

Cosa fare dunque? Vediamo i consigli dell’Iss

In gravidanza

Allo stato attuale delle conoscenze e qualora non sussistano specifiche indicazioni cliniche materne o fetali, per le donne con sospetta infezione da SARS-CoV-2 o affette da COVID-19 non sembra opportuno ricorrere elettivamente al taglio cesareo, rimanendo valide le indicazioni correnti all’espletamento del parto per via vaginale o chirurgica.

Per quanto riguarda la gestione ospedaliera dei casi sospetti o certi, si rimanda a quanto raccomandato per la gestione delle condizioni infettive incluso, nel caso, l’isolamento di madre e/o neonato.

Allattamento

Date le informazioni scientifiche disponibili al momento e il potenziale protettivo del latte materno, si ritiene che, nel caso in cui la madre stia facendo gli accertamenti diagnostici o sia affetta da COVID-19, le sue condizioni cliniche lo consentano e lei lo desideri, l’allattamento debba essere avviato e/o mantenuto, direttamente al seno o con latte materno spremuto.

Va detto infatti che il virus responsabile della COVID-19 non è stato rilevato finora nel latte materno raccolto dopo la prima poppata (colostro) delle donne affette; in almeno un caso sono stati invece rilevati anticorpi anti SARS-CoV-2.

Per ridurre il rischio di trasmissione al bambino/a, si raccomanda quindi l’adozione delle procedure preventive come l’igiene delle mani e l’uso della mascherina durante la poppata, secondo le raccomandazioni del Ministero della Salute. Nel caso in cui madre e bambino/a debbano essere temporaneamente separati, si raccomanda di aiutare la madre a mantenere la produzione di latte attraverso la spremitura manuale o meccanica. Anche la spremitura del latte, manuale o meccanica, dovrà essere effettuata seguendo le stesse indicazioni igieniche.


News dal 75° Congresso della Società America di Riproduzione Assistita (ASRM)

La preoccupazione per il raggiungimento di gravidanze a termine che comportano la nascita di bambini sani è un obiettivo che ha guidato il lavoro di IVI fin dalla sua nascita, quasi 30 anni fa. In questo senso, recenti scoperte sulle possibilità di gravidanza attraverso l’ottenimento di embrioni normali o le garanzie date dall’applicazione di test genetici preimpianto come PGT-A forniscono risultati promettenti per offrire ai pazienti maggiore sicurezza e fiducia nei processi riproduttivi a cui si sottopongono.

Nell’ambito del 75° Congresso ASRM, tenutosi quest’anno a Philadelphia, dal 12 al 16 ottobre scorso, IVI ha presentato uno studio intitolato “The rate of true recurrent implantation failure (RIF) is low: results of three successive frozen euploid single embryo transfers (SET), condotto da Paul Pirtea, Fellow di IVI in New Jersey, che mostra come le donne e le coppie che ottengono 3 embrioni normali grazie al trattamento di fecondazione in vitro abbiano una probabilità del 95% di avere una gravidanza.

Il campione di questo studio è composto da oltre 4.500 pazienti di età compresa tra 31 e 39 anni, analizzati tra il 2012 e il 2018, con un massimo di 3 trasferimenti di embrioni unici, tutti cromosomicamente normali, che hanno raggiunto nel 95 % dei casi una gravidanza a termine.

Questi risultati mostrano qualcosa in cui credevamo già anni fa, e cioè che gli embrioni aneuploidi o con alterazioni cromosomiche sono la principale causa dei ricorrenti insuccessi dell’impianto embrionario e, quindi, dell’insuccesso quando si tratta di ottenere una gravidanza a termine. I miglioramenti nei tassi di fecondazione in vitro grazie a test preimpianto come PGT-A consentono di affinare al massimo la selezione embrionaria, riducendo le gravidanze multiple e aumentando al tempo stesso le possibilità di impianto, gravidanza a termine e neonato in buona salute” – ha commentato Juan Antonio García Velasco, direttore di IVI Madrid.

Il PGT-A, alternativa perfetta per ottenere gravidanze praticabili

Un altro degli studi presentati all’ASRM indica l’uso di test genetici preimpianto, come il PGT-A, per identificare con precisione embrioni anormali con minime possibilità di portare a termine una gravidanza.

Il lavoro intitolato “Does preimplantation genetic testing for aneuploidy (PGT-A) harm embryos? No-A multi-center, prospective, blinded, nonselection study evaluating the predictive value of an aneuploid diagnosis and impact of biopsy” e condotto da Ashley Tiegs, Fellow di IVI New Jersey, utilizza un campione di 285 trasferimenti di embrioni, tutti analizzati dal test preimpianto PGT-A per il rilevamento dell’aneuploidia. Delle 50 biopsie che sono risultate anormali, nessuno degli embrioni ha portato a una gravidanza a buon fine, a causa di un fallimento dell’impianto o di un aborto dopo il trasferimento.

A questo si aggiunge il fatto che i tassi di impianto erano equivalenti per gli embrioni sottoposti a biopsia e quelli non sottoposti a biopsia, il che indica che la biopsia embrionale non danneggia gli embrioni né influenza negativamente i loro tassi di impianto, al contrario di quello che si temeva in passato” – ha spiegato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Si tratta di uno studio in cieco, che fornisce rigore scientifico a questa indagine. Né i medici che hanno condotto lo studio né le donne sottoposte a fecondazione in vitro conoscevano il risultato del test genetico eseguito sugli embrioni da trasferire. Tutti gli embrioni nel gruppo di studio sono stati sottoposti a biopsia, ma il test non è stato completato fino a quando non è stato ottenuto il risultato clinico di gravidanza, assenza di gravidanza o aborto spontaneo. In questo modo, i risultati clinici e i risultati dei test genetici sono stati svelati allo stesso momento, portando a risultati imparziali.

Questa indagine è in una fase ancora iniziale i cui prossimi passi saranno finalizzati all’analisi di un campione più numeroso di embrioni. Una volta completato, lo studio sarà l’unica ricerca su larga scala sul valore predittivo della diagnosi di aneuploidia finora condotta, che contribuirà a fornire dati approfonditi sul dibattito scientifico in corso sull’affidabilità dei test genetici.

I pazienti devono continuare a fare affidamento su test preimpianto come il PGT-A e avere la sicurezza che, quando un embrione viene etichettato come anormale e non viene quindi trasferito, tale embrione non venga escluso per errore. IL PGT-A offre dati rigorosi e affidabili e consente ai pazienti di risparmiare tempo, denaro e stress emotivo, dando loro la certezza che verranno trasferiti embrioni normali, con un’alta probabilità di dare alla luce un bambino sano” – ha concluso Juan Antonio García Velasco, direttore di IVI Madrid.

Il PGT-A è uno dei progressi più importanti in tema di fecondazione in vitro, avendo permesso di migliorare i tassi di trasferimento di singoli embrioni (Single Embryo Transfer – SET). Il SET, d’altra parte, ha permesso di ridurre drasticamente i rischi associati a gravidanze e nascite multiple e, di conseguenza, ha permesso di uniformare i pesi alla nascita tra i bambini nati da fecondazione in vitro e quelli concepiti naturalmente.

66 lavori IVI a ASRM: 24 comunicazioni orali, 33 poster e 3 premi di formazione

L’ASRM è il più grande congresso americano di riproduzione assistita e riunisce professionisti di tutto il mondo per discutere, riflettere e dar forma al futuro della medicina riproduttiva.

In questa edizione, IVI ha presentato un totale di 66 lavori, di cui 24 sono stati selezionati per la comunicazione orale (il 9% delle presentazioni orali totali dell’ASRM), 33 sono stati esposti come poster (che rappresentano il 4% di poster dell’ASRM), oltre a 3 premi in formazione, 1 presentazione nella sezione nominati al premio generale del congresso e 1 video.

IVI sta continuando a fare ricerca per mettere a disposizione dei suoi pazienti e della comunità scientifica i più recenti progressi in medicina della riproduzione e le tecniche e i trattamenti più all’avanguardia; il tutto si traduce nei migliori risultati clinici possibili per offrire ai pazienti le migliori possibilità di raggiungimento del loro obiettivo di diventare genitori.

 


Gravidanze in donne con menopausa precoce

Nell’ambito del Congresso Nazionale di ginecologia italiana SIGO 2019, IVI ha presentato un contributo che restituisce una speranza alle giovani donne in menopausa precoce.

Il 40% di queste donne, infatti, presenta all’interno delle loro ovaie follicoli ancora dormienti e che non si sviluppano perché è venuto a mancare il sistema fisiologico che li fa crescere.

Da diversi anni portiamo avanti la ricerca in questo ambito e utilizziamo nella pratica clinica due diverse tecniche che hanno mostrato già i primi positivi risultati: la frammentazione del tessuto ovarico e l’infusione di cellule staminali nell’arteria ovarica. Entrambe permettono all’ovaio, responsabile dell’ovulazione, di invertire parzialmente il processo di invecchiamento e di attivare i follicoli dormienti, che altrimenti non si svilupperebbero neanche con l’aiuto di farmaci” ha commentato Antonio Pellicer, Presidente di IVI.

Attraverso la prima tecnica viene prelevato un campione di corticale ovarica per via laparoscopica, viene frammentato e poi ri-impiantato. Il tutto succede in day hospital con un minimo impatto sulle pazienti. Si tratta di una procedura efficace nelle donne al di sotto dei 37 anni e che sono entrate in menopausa da meno di 2 anni. Il risultato dell’intervento viene valutato con un semplice esame del sangue per stabilire la variazione dei livelli di AMH (ormone antimulleriano), un marker della riserva ovarica. IVI ha già ottenuto 7 gravidanze in 40 donne che si sono sottoposte a questo trattamento.

La seconda tecnica consiste nell’infusione di cellule staminali del midollo osseo nella arteria ovarica. Le staminali, in questo modo, arrivano all’ovaio e, agendo su di esso, permettono la crescita dei follicoli dormienti. Anche questa tecnica offre risultati promettenti, poiché IVI ha già registrato 6 gravidanze spontanee.

 


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