Posts Tagged 'gravidanza'

Sole e gravidanza, i consigli per vivere al meglio la stagione più calda

Via libera al sole anche per le donne in dolce attesa, ma con qualche precauzione in più. Infatti, se è vero che la vitamina D è preziosa per l’organismo e per il sano sviluppo del feto, è altrettanto vero che la pelle in gravidanza diventa più sensibile.

Al di là di quello che si potrebbe pensare il periodo in cui è necessaria maggiore prudenza nell’esposizione al sole è il primo trimestre di gravidanza. Infatti, sono proprio i primi tre mesi in cui un’insolazione, un eccessivo affaticamento o la disidratazione potrebbero compromettere lo sviluppo del feto. Nel secondo trimestre è bene mantenere alta la prudenza, anche per evitare l’insorgere di macchie solari e di rendere permanente, dopo il parto, quella linea scura, che va creandosi sull’addome. Il terzo trimestre è il più tranquillo per prendere il sole ma richiede altri accorgimenti. La crescita del pancione, infatti, potrebbe causare un po’ di appesantimento alle gambe, ma nessun problema perché basta fare qualche bagno in più e qualche passeggiata in acqua per dare sollievo al sistema circolatorio e linfatico” – spiega Daniela Galliano, ginecologa ed esperta in medicina della riproduzione, Direttrice di IVI Roma.

Per evitare la comparsa di cloasmi, ovvero di macchie solari su corpo e viso, è bene utilizzare creme solari ad alta protezione ed evitare l’esposizione al sole nelle ore più calde. In generale, le donne in gravidanza devono affrontare il caldo con cautela, dal momento che le variazioni ormonali cui sono soggette comportano una dilatazione dei vasi sanguigni, che causa un aumento della sudorazione e della percezione del calore. Evitare le ore più calde e concedersi momenti all’ombra, sono piccoli accorgimenti che permettono di scongiurare quei fastidiosi problemi di salute legati al caldo come crampi, edemi o svenimenti, durante tutta la gravidanza. A tal proposito è fondamentale mantenere il corpo idratato per ripristinare i sali minerali e i liquidi persi con la sudorazione, non solo bevendo più due litri d’acqua al giorno, ma anche ponendo un’attenzione particolare all’alimentazione. Oltre ad evitare gli alimenti sconsigliati come pesce crudo, frutti di mare, carne e uova poco cotti, è consigliabile privilegiare i cibi ricchi di acqua e vitamine come frutta e verdure, sempre sbucciate e ben lavate” – continua Daniela Galliano.

Per quanto riguarda il sole sul pancione soprattutto nei primi sei mesi è bene cercare di evitarlo scegliendo costumi interi e utilizzando parei e teli. Infatti, anche se una delle funzioni del liquido amniotico è quella di mantenere costante la temperatura interna, è meglio evitare il sole diretto sulla pancia e il surriscaldamento del corpo, che potrebbero provocare stress inutili al feto” – conclude Daniela Galliano.

FONTE | Open Gate Italia

Tiroide e fertilità

Come ogni anno, a fine maggio, dal 25 al 31, si svolge la Settimana Mondiale della Tiroide, dedicata alla diagnosi, cura e prevenzione delle malattie tiroidee.

Le malattie della tiroide sono strettamente correlate alla fertilità e possono determinare percentuali ridotte di concepimento, aborti spontanei, oltre a diversi problemi al feto e difficoltà di impianto nei trattamenti di fecondazione assistita.

I numeri a riguardo sono di una certa rilevanza. L’1,5% della popolazione generale femminile è affetta da ipotiroidismo. Di questa, circa il 2,3% delle donne soffre di disturbi della fertilità. Tale patologia, in alcune aree geografiche, ha una prevalenza del 10% nelle donne in età riproduttiva. (Rivista The Obstetrician &Gyneacologist).

Per prevenire queste patologie e le loro conseguenze, la prevenzione è di primaria importanza. Molte donne che provano ad avere un bambino ignorano il fatto che la mancata gravidanza può dipendere da un disturbo tiroideo, e questo accade perché spesso non fanno gli adeguati controlli, né a livello di tiroide, né di fertilità. Per quanto riguarda la salute della tiroide, la prima cosa da fare è verificare la quantità di TSH nel sangue. L’alterazione di tale valore, infatti, è indice di ipotiroidismo o ipertiroidismo, patologie che possono mettere a repentaglio la fertilità” – afferma Daniela Galliano, direttrice del Centro IVI di Roma.

In questo periodo di crisi sanitaria molte persone si sono trovate nell’impossibilità di fare screening o test e le coppie che sono rivolte a noi di IVI hanno immediatamente compreso l’importanza dei controlli, anche dal punto di vista della fertilità. Per questo, siamo contenti di averi ripreso le attività dando così un contributo attivo alle coppie che desiderano avere figli” – continua Daniela Galliano.

Monitorare i livelli di iodio significa controllare il corretto funzionamento della tiroide, in quanto costituente fondamentale degli ormoni tiroidei che svolgono un ruolo di primo piano nello sviluppo del cervello e, durante la vita adulta, nel mantenimento dell’equilibrio metabolico.

In gravidanza il fabbisogno di iodio aumenta per soddisfare la maggior produzione di ormoni tiroidei necessari allo sviluppo del feto. Anche una lieve iodio-carenza può esporre il feto al rischio di difetti nello sviluppo neuro-cognitivo e ad una possibile condizione di ipotiroidismo fetale e neonatale che, se non diagnosticata e trattata tempestivamente, determina ritardo mentale e dell’accrescimento. Tuttavia, è bene ricordare che in Italia, grazie alla Legge n.104/1992, è attivo un programma nazionale di screening neonatale per l’ipotiroidismo congenito che consente di somministrare la terapia sostitutiva ai bambini affetti da tale carenza entro le prime settimane di vita. Inoltre, dato che l’ipotiroidismo congenito è la più frequente endocrinopatia dell’infanzia, dal 1999 è attivo un programma nazionale di sorveglianza della patologia (DPCM 9/7/1999) realizzato dal Registro Nazionale degli Ipotiroidei Congeniti presso l’Istituto Superiore di Sanità – conclude Daniela Galliano, direttrice del Centro IVI di Roma.

 

FONTE | Open Gate Italia

Gravidanza e Radiazioni nell’era del CoVid

Covid-19, alias coronavirus, è il micromostro invisibile che ha fermato il mondo, proprio come fa Harry Potter con la sua bacchetta magica pronunciando la parola “Immobilus”.

Peccato che qui siamo nel mondo reale, terribilmente reale, dove si è fermato quasi tutto, ma non il tempo, non le malattie. La buona notizia, in questo bagno di lacrime, è che gli Ospedali e i loro medici, infermieri, tecnici, fisici medici, solo per citarne alcuni, continuano a lavorare per garantire l’assistenza sanitaria a tutti.

La miglior testimonianza che la vita comunque non si è fermata sono le donne in gravidanza, che giustamente hanno in questo momento diverse preoccupazioni in più di prima se si devono recare negli Ospedali sia per i normali controlli della gravidanza, sia nel caso di necessità di altre cure, interventi medici ed esami radiologici.

E’ in questo particolare momento che è necessario tranquillizzare le future mamme rispondendo ad alcune delle domande più ricorrenti sui rischi delle radiazioni ionizzanti in gravidanza.

Quale differenza c’è fra le radiazioni ionizzanti e quelle non ionizzanti?

Le prime sono radiazioni elettromagnetiche ad alta energia che interagiscono con i tessuti umani. I più conosciuti in ambito medico diagnostico sono i raggi X, che vengono utilizzati con basse dosi per eseguire per esempio la radiografia, la mammografia e la TAC.

Le seconde invece sono sempre radiazioni elettromagnetiche, ma a bassa energia come le radiofrequenze. In diagnostica si utilizzano, per esempio, le radiofrequenze abbinate ai campi magnetici statici per eseguire gli esami di risonanza magnetica.

Quali sono i rischi delle radiazioni ionizzanti?

Il rischio correlato alle radiazioni ionizzanti utilizzate in diagnostica è estremamente basso e i benefici superano di gran lunga i rischi. I danni da radiazioni ionizzanti sono stati infatti dimostrati solo per dosi molto elevate come l’esposizione della popolazione giapponese alle radiazioni dei bombardamenti nucleari di Hiroshima e Nagasaki. I principali danni evidenziati sono stati i tumori radio-indotti. Per basse dosi i dati a disposizione non sono invece statisticamente significativi. Cautelativamente, si ipotizza che le radiazioni ionizzanti siano potenzialmente dannose anche alle basse dosi, così da garantire sempre, prima di ciascun esame radiologico, che vengano soddisfatti i principi di giustificazione e ottimizzazione. Il primo garantisce che i benefici nell’esecuzione dell’esame per il paziente siano superiori ai rischi e il secondo, invece, che l’esame una volta giustificato sarà eseguito con il minor quantitativo possibile di radiazione pur garantendo sempre la qualità diagnostica necessaria.

E le radiazioni non ionizzanti quali rischi comportano?

Per le radiazioni non ionizzanti invece, a differenza delle radiazioni ionizzanti, ad oggi non si conoscano ancora a fondo tutti gli effetti. Non esiste evidenza scientifica di una possibile relazione causa-effetto di induzione di tumori. L’unico effetto certo e documentato è quello del riscaldamento dei tessuti.

Il feto può subire danni se la mamma si sottopone a un esame radiologico?

Per quanto concerne il feto, secondo gli studi scientifici più recenti, le dosi di radiazione utilizzate nella diagnostica per immagini non sono associate a danni misurabili. La principale preoccupazione legata all’esposizione alle radiazioni degli organi riproduttivi era un aumento del rischio di effetti sulla progenie; tuttavia, secondo la Pubblicazione 103 della Commissione internazionale sulla radioprotezione (ICRP) del 2007, “nessuno studio sull’uomo fornisce prove dirette di un eccesso di malattie ereditarie associato alle radiazioni”. Allo stesso modo, le linee guida dell’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), con l’approvazione dell’American College of Radiology (ACR), affermano che “con poche eccezioni, l’esposizione alle radiazioni di una radiografia, di un’acquisizione TC, o di un esame di medicina nucleare espongono a una dose molto più bassa rispetto a quella che potrebbe indurre un danno fetale”.

Se quanto detto vale per esami con esposizione nel distretto addominale, i rischi saranno totalmente trascurabili per esami quali la mammografia che espone alle radiazioni il seno, distretto corporeo distante dal feto.

E l’ecografia, che è l’esame principale per i controlli periodici in gravidanza a quale rischio espone il feto?

Nessuno, perché l‘esame ecografico non utilizza radiazioni, ma bensì onde sonore.

Il consiglio a tutte le donne in gravidanza è pertanto di recarsi serenamente nei propri Ospedali per eseguire i controlli radiologici se necessari, anche in questo tempo di emergenza sanitaria.

E’ bene anche ricordare che tutti gli ospedali hanno creato dei percorsi separati per i pazienti a cui è già stato diagnosticato il covid-19 oppure con il sospetto di averlo contratto, rispetto a tutti gli altri pazienti. All’ingresso di tutti gli Ospedali viene effettuato uno screening con misurazione della temperatura e accesso consentito solo con la mascherina.

Inoltre tutti gli Ospedali dotati di un Servizio di Fisica Sanitaria potranno mettere a disposizione le competenze dei loro Fisici Medici per valutare anche singolarmente la stima della dose al feto per tutte le pazienti che lo richiedano e si sentano cosi più sicure per sé stesse e per il proprio bambino.

Infine, la Associazione Italiana di Fisica Medica mette a disposizione del pubblico la rubrica dal titolo “Il fisico medico risponde”, dove troverete già molte risposte ai dubbi e alle domande sulle radiazioni in gravidanza, ma non solo, e dove, se lo desiderate, potete porre dei nuovi quesiti.

FONTE | Twister communications group 

SARS-CoV-2 può passare la placenta?

A Radio Rai durante la trasmissione “Giorno per Giorno”, Daniela Galliano -medico ginecologo esperto in medicina della riproduzione, intervistata sul suo libro “Quanto ti vorrei” edito dalla Piemme, ha dichiarato:  

Nonostante al momento i dati di bambini nati in Italia siano tranquillizzanti, due recenti studi cinesi mostrano una possibile trasmissione verticale del SARS-CoV-2 dalla madre al feto”.

E’ importante sottolineare, che tali risultati si basano sulla presenza di anticorpi IgM rilevati nel sangue dei neonati, quindi su prove sierologiche indirette e non virologiche, dunque le donne in gravidanza non si devono allarmare, perché la maggior parte dei bambini ad oggi sono nati sani o con sintomi lievi – ha continuato Daniela Galliano.

L’allattamento al seno è consentito dal momento che il latte materno non sembra veicolare il coronavirus e fornisce anticorpi al bambino. Per tutte le donne in gravidanza valgono le stesse norme valide per gli altri: lavare spesso le mani, ridurre le uscite ai soli controlli dal medico ed evitare qualunque contatto con persone al di fuori della propria abitazione” – ha concluso Daniela Galliano.

 

FONTE | OPEN GATE ITALIAeleonora.tozzi@opengateitalia.com

Coronavirus: Nuovi studi pubblicati su JAMA suggeriscono che il virus potrebbe attraversare la placenta.

Sono stati studiati 33 neonati nati da madri positive al SARS-CoV-2 nell’ospedale cinese di Wuhan. Di questi neonati nati da madri affette da polmonite al momento del parto, 3 su 33 (9%) hanno presentato sintomi da infezione SARS-CoV-2 a esordio precoce. Il sintomo più comune che hanno presentato questi 3 neonati è stata difficolta respiratoria e alla radiografia del torace si è diagnostica loro una polmonite”  – afferma Daniela Galliano, Medico Ginecologo esperto in Fecondazione Assistita, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Il neonato più gravemente malato è nato prematuro e potrebbe essere stato sintomatico per questo e per asfissia e sepsi, piuttosto che da infezione da SARS-CoV-2”. Poiché durante il parto sono state implementate rigide procedure di controllo e prevenzione delle infezioni, è probabile che le fonti di SARS-CoV-2 nelle vie respiratorie superiori dei neonati fossero di origine materna. Sebbene 2 studi recenti condotti in Cina abbiano dimostrato che non vi sono risultati clinici di COVID-19 nei neonati nati da madri affette, e tutti i campioni, inclusi liquido amniotico, sangue cordonale e latte materno, sono risultati negativi per SARS-CoV-2, la trasmissione materno-fetale verticale non può essere esclusa nella coorte attuale di questo recente studio. Pertanto, è fondamentale sottoporre a screening le donne in gravidanza e attuare misure rigorose di controllo delle infezioni, quarantena delle madri infette e uno stretto monitoraggio dei neonati a rischio di COVID-19” – continua Daniela Galliano, Medico Ginecologo esperto in Fecondazione Assistita, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Non sembra che il SARS-CoV-2 passi la barriera placentaria, ma se così fosse il feto potrebbe essere a rischio soprattutto all’inizio della gestazione, quando il cervello fetale è più vulnerabile. La placenta di solito impedisce a virus e batteri dannosi di raggiungere il feto. E consente agli anticorpi utili della madre di proteggere il feto da eventuali germi, prima e dopo la nascita. Tuttavia, alcuni virus penetrano nel feto. L’esempio più recente è Zika , che può causare microcefalia e danni neurologici profondi, soprattutto se contratta nel primo e nel secondo trimestre. Il nuovo coronavirus non sembra appartenere a questa categoria più pericolosa. In tal caso vedremmo livelli più elevati di aborto spontaneo e parto prematuro” – conclude Daniela Galliano.

Neonatal Early-Onset Infection With SARS-CoV-2 in 33 Neonates Born to Mothers With COVID-19 in Wuhan, China – Lingkong Zeng, Shiwen Xia, Wenhao Yuan, Kai Yan, Feifan Xiao, Jianbo Shao, Wenhao Zhou – JAMA Pediatr. 2020; doi: 10.1001/jamapediatrics.2020.0878

FONTI | https://ivitalia.it/ www.rmanetwork.com

COVID-19 e Sclerosi Multipla

L’emergenza portata dal coronavirus (COVID-19), dichiarata pandemia, riguarda ormai tutto il mondo. Per questo la MSIF (Multiple Sclerosis International Federation), la Federazione Internazionale delle Associazioni di Sclerosi Multipla, ha elaborato un documento con le nuove raccomandazioni per le persone con sclerosi multipla (SM), affinché adottino le misure adeguate per prevenire il rischio di contagio dal virus, e prendano le decisioni corrette riguardo alla gestione delle terapie e dei trattamenti per la sclerosi multipla.

Questo documento è stato prodotto da un team di neurologi esperti a livello internazionale e rappresentanti delle organizzazioni che compongono la Federazione Internazionale SM. Si tratta di un gruppo di lavoro composto da AISM e SIN – Società Italiana di Neurologia – lo ha poi declinato per lo specifico contesto italiano.

Oltre ai consigli in generale per le persone con SM, le linee guida includono le raccomandazioni della dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), i consigli per chi fa trattamenti modificanti la malattia, per chi è sottoposto a terapia aHSCT cioè a trattamento chemioterapico intensivo e per chi è in trattamento riabilitativo.

Per quanto riguarda le donne con SM in gravidanza al momento non esistono indicazioni specifiche.

Questo documento offre raccomandazioni specifiche, mirate alle persone con sclerosi multipla, molte di loro sono trattate con immunosoppressori, che affrontano questa situazione in una condizione di particolare fragilità. Si consiglia a tutte le persone con SM di prestare particolare attenzione alle linee guida per ridurre il rischio di infezione da COVID-19. Queste raccomandazioni sono rivolte anche ai caregiver, i familiari che vivono con una persona con SM o che la visitano regolarmente, per ridurre la possibilità di portare l’infezione da COVID-19 a casa e mettere a rischio contagio la persona con SM” – ha dichiarato Mario Alberto Battaglia, Presidente FISM, Fondazione italiana Sclerosi Multipla.

E’ importante in questo momento che i pazienti con sclerosi multipla e i loro caregiver rispettino le raccomandazioni suggerite e che, contestualmente, facciano sempre riferimento al neurologo che li segue così come all’AISM per qualunque dubbio sulle terapie e sul proprio stato di salute, piuttosto che sulle procedure da seguire per diminuire il rischio di contagio da coronavirus. La Società Italiana di Neurologia, di concerto con l’AISM, si impegna a tenere aggiornate le raccomandazioni, monitorando l’evolversi della situazione e raccogliendo ulteriori informazioni scientifiche anche a livello internazionale” – ha affermato Gioacchino Tedeschi, Presidente della Società Italiana di Neurologia e Direttore Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia, Università degli Studi di Napoli “Luigi Vanvitelli”.

Le raccomandazioni sono disponibili su neuro.it e aism.it

Cos’è la Sclerosi Multipla

Cronica, imprevedibile e invalidante, la sclerosi multipla è una delle più gravi malattie del sistema nervoso centrale. In Italia sono 122 mila le persone colpite da sclerosi multipla, 3.400 nuovi casi ogni anno: 1 diagnosi ogni 3 ore. Il 50% delle persone con SM è giovane e non ha ancora 40 anni. La SM colpisce le donne due volte più degli uomini. La causa e la cura risolutiva non sono ancora state trovate ma grazie ai progressi compiuti dalla ricerca scientifica, esistono terapie e trattamenti in grado di rallentare il decorso della sclerosi multipla e di migliorare la qualità di vita delle persone.

 

Le raccomandazioni per le persone con Sclerosi Multipla (SM)

Le persone con SM sono soggetti “fragili”. Pertanto i loro comportamenti e quelli dei loro famigliari devono tener conto di questa condizione ed essere improntati ad una estrema attenzione e protezione dal rischio infettivo.

· Evitare che la persona con SM esca di casa ad esempio per fare la spesa, fare una passeggiata e per visitare un parente o un amico, se non per motivi eccezionali.

· La persona con SM deve recarsi al centro clinico Sclerosi Multipla solo in casi eccezionali come un trattamento infusionale o sospetto di attacco o insorgenza di eventi avversi gravi.

· Affidare ai famigliari o volontari AISM il ritiro del trattamento, in linea con il piano terapeutico e la consegna degli esami di monitoraggio del trattamento.

· Evitare i luoghi affollati.

· Evitare di utilizzare i mezzi pubblici, ove possibile.

· Ove possibile, utilizzare alternative (ad esempio il telefono) agli appuntamenti medici di routine con il medico di famiglia o altri specialisti o altri operatori sanitari e sociali.

 

Le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità includono:

  • Lavarsi le mani frequentemente con acqua e sapone o con un massaggio alle mani a base di alcol.
  • Evitare di toccare gli occhi, il naso e la bocca se non si hanno le mani pulite.
  • Cercare di mantenere una distanza di almeno 1 metro tra voi stessi e gli altri, in particolare quelli che tossiscono e starnutiscono.
  • Quando si tossisce e si starnutisce, coprire la bocca e il naso con il gomito flesso o un fazzoletto.
  • Praticare la sicurezza alimentare utilizzando diversi taglieri per carne cruda e cibi cotti e lavarsi le mani tra una manipolazione e l’altra.

 

Consigli sulle terapie per la SM che modificano la malattia

Molte terapie che modificano la malattia (DMT) per la SM funzionano sopprimendo o modificando il sistema immunitario. Alcuni farmaci per la SM potrebbero aumentare la probabilità di sviluppare complicazioni da un’infezione da COVID-19, ma questo rischio deve essere bilanciato con i rischi di interrompere il trattamento.

Noi raccomandiamo che:

  • Le persone con SM che attualmente assumono DMT continuino il trattamento.
  • Le persone con SM che sviluppano sintomi di COVID-19 o risultano positive al test per l’infezione discutano le terapie per la SM con il loro o con un altro operatore sanitario che abbia specifiche competenze e familiarità con la loro cura.
  • Prima di iniziare un nuovo DMT, le persone con SM discutano con il neurologo alla luce del rischio COVID-19 nella regione.
  • Coloro che stanno per iniziare una DMT ma non l’hanno ancora fatto, dovrebbero considerare la possibilità di scegliere un trattamento che non riduca le cellule immunitarie specifiche (linfociti). Esempi sono: interferoni, glatiramer acetato, o natalizumab. I farmaci che riducono i linfociti su intervalli più lunghi includono alemtuzumab, cladribina, ocrelizumab e rituximab.
  • I seguenti DMT orali possono ridurre la capacità del sistema immunitario di rispondere ad un’infezione: fingolimod, dimetilfumarato, teriflunomide e siponimod. Le persone con SM dovrebbero considerare attentamente i rischi e i benefici dell’inizio di questi trattamenti durante la pandemia COVID-19.
  • Le persone con SM che stanno assumendo alemtuzumab, cladribina, ocrelizumab, rituximab, fingolimod, dimetilfumarato, teriflunomide o siponimod e che vivono in una comunità con un’epidemia di COVID-19 dovrebbero isolarsi il più possibile per ridurre il rischio di infezione.
  • Le raccomandazioni per ritardare la seconda o ulteriori dosi di alemtuzumab, cladribina, ocrelizumab e rituximab a causa dell’epidemia di COVID-19 differiscono da paese a paese. In considerazione dei rischi sopra menzionati, relativi al viaggio e all’accesso ad un’area ad alto rischio di infezione come l’ospedale, per le persone con SM sottoposti a trattamento con tali farmaci si suggerisce un ritardo fino ad un mese salvo casi eccezionali lasciati al giudizio del neurologo curante.

 

Consigli per quanto riguarda l’aHSCT

Il trattamento ematopoietico autologo con cellule staminali ematopoietiche (aHSCT) comprende il trattamento chemioterapico intensivo. Questo indebolisce gravemente il sistema immunitario per un periodo di tempo. Le persone con SM che si sono recentemente sottoposte al trattamento dovrebbero prolungare il periodo di isolamento durante l’epidemia di COVID-19. persone con SM che devono sottoporsi al trattamento dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di rimandare la procedura in consultazione con il proprio operatore sanitario.

 

Consigli per persone in trattamento riabilitativo

In analogia con quanto sopra riferito e nella prospettiva di una minimizzazione dei rischi associati, gli interventi riabilitativi ambulatoriali e domiciliari di tipo fisico, cognitivo o in generale miranti ad un miglioramento del benessere devono essere sospesi, salvo cure palliative e condizioni eccezionali a giudizio del curante. In questo caso sia la persona con SM che il terapeuta devono indossare le protezioni previste (mascherina e guanti).

 

Consigli per i bambini o le donne incinte con SM

 


Quali gli effetti del coronavirus sulla gravidanza?

Al momento non sembrano esserci prove della trasmissione del virus da madre a feto, così come non esistono prove di trasmissione del virus tramite trattamenti di Fecondazione Assistita.

È necessaria però cautela, poiché i dati disponibili sono ancora limitati. Secondo un recente studio della rivista Lancet, che ha analizzato 9 donne in stato interessante affette da COVID-19, le caratteristiche cliniche della polmonite COVID-19 nelle donne in gravidanza sono simili a quelle riportate in pazienti adulti non gravide che hanno sviluppato polmonite da COVID-19.

Sempre in questo studio, inoltre, è stata analizzata la possibile trasmissione intrauterina del virus, analizzando il liquido amniotico e il sangue del cordone ombelicale e la trasmissione non risulta avvenuta. Il Royal College of Obstetricians & Gynaecologists afferma inoltre come, poiché non vi sono prove di infezione fetale intrauterina con COVID-19, si ritiene attualmente improbabile che vi siano effetti congeniti del virus sullo sviluppo fetale. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, infine, al momento non sembrano esserci dati certi che dimostrino la diffusione del virus nel latte materno.

Sempre secondo il Royal College of Obstetricians & Gynaecologists, non vi sono dati che suggeriscano un aumento del rischio di aborto spontaneo o perdita precoce della gravidanza in relazione a COVID-19. I casi riportati da studi precedenti riguardanti SARS e MERS non dimostrano una relazione convincente tra infezione e aumento del rischio di aborto spontaneo o perdita del secondo trimestre.

Anche dal punto di vista sintomatologico, i dati a disposizione dimostrano che i sintomi sono gli stessi sia per le donne in gravidanza che per le donne non in stato interessante. Bisogna però sempre considerare che alcune infezioni, come ad esempio quelle del tratto respiratorio, sono comunque pericolose per una donna incinta. Le donne in gravidanza infatti si trovano in uno stato di immunodepressione, che le porta ad essere maggiormente esposte a eventuali patologie.

Quindi alle donne in stato interessante raccomando prudenza e di seguire scrupolosamente le norme previste in questo periodo, come lavarsi spesso le mani con acqua e sapone o con un disinfettante per mani a base di alcool, mantenere la distanza di almeno 1 metro dalle altre persone, evitare di toccarsi il viso, gli occhi, il naso e la bocca con le mani e le altre norme pubblicate sul sito http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus.” 

Così in una nota stampa Daniela Galliano, Direttrice sanitaria della sede romana di IVI, Istituto Valenciano di Infertilità, multinazionale leader in Fecondazione Assistita.

 

https://ivitalia.it/ www.rmanetwork.com


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