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Artrosi, riconoscerla, prevenirla e curarla

Artrosi

L’artrosi colpisce circa il 50% delle persone che hanno superato i 60 anni raggiungendo la massima incidenza tra i 75 e i 79 anni, soprattutto tra gli uomini.

Si tratta di una malattia cronica degenerativa che coinvolge le articolazioni e consiste in una progressiva perdita della cartilagine che viene progressivamente sostituita da un nuovo tessuto. Ne conseguono un forte dolore e una graduale limitazione dei movimenti.

L’artrosi si può verificare in diverse parti del corpo localizzate:

Cervicale. Si manifesta con una rigidità e dolore del collo che può espandersi fino alle spalle e alle braccia.

Lombare.  Può presentarsi in forma acuta con blocchi improvvisi della schiena o delle spalle in risposta a sforzi eccessivi o in forma cronica dopo uno o più episodi acuti. In quest’ultimo caso il dolore si presenterà con una minore intensità ma più continuo.

– Ginocchio (o gonartrosi). Il dolore viene per lo più accusato all’altezza della rotula o nella parte interna e posteriore del ginocchio quando viene esercitato un peso sull’articolazione.

– Anca (o coxartrosi). Viene percepito dolore a livello inguinale che si interrompe con il riposo per poi ripresentarsi con l’attività fisica. In questo caso anche durante gesti quotidiani come accavallare o piegare le gambe si può verificare il dolore.

L’uso di diclofenac (antinfiammatorio non steroideo) disponibile nella formulazione sottocutanea in siringa preriempita (Akis®) rappresenta uno dei prodotti più efficaci per combattere questa patologia. I dosaggi disponibili (25mg e 50mg) permettono di scegliere la formulazione più adatta a seconda dell’intensità del dolore andando a limitare i possibili effetti collaterali.

La prevenzione resta una condizione essenziale contro l’artrosi: un corretto esercizio fisico che rafforzi la muscolatura e una dieta equilibrata e ricca di antiossidanti sono ottimi metodi per scongiurare l’insorgenza di questa patologia. Sì alla frutta secca, all’olio di semi e soprattutto al pesce che è ricco di Omega-3.


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Dolore durante il rapporto sessuale? Una nuova soluzione contro la vulvodinia

Prurito, bruciore, dolore e secchezza vaginale sono i più comuni campanelli di allarme della vulvodinia, patologia che colpisce circa una donna su cinque ed è legata al cronicizzarsi dell’infiammazione intima.

Ma tra i sintomi di questo disturbo ci sono anche i rapporti sessuali dolorosi, una condizione che a differenza di quanto si possa pensare, riguarda un numero elevato di donne. Secondo uno studio riportato su An International Journal of Obstetrics and Gynaecology, per una donna su dieci il sesso, indipendentemente dall’età, non è un piacere, e molte di queste dichiarano di provare dolore durante il rapporto completo.

La ricerca, realizzata grazie alla collaborazione della London School of Hygiene and Tropical Medicine (LSHTM) con lo University College di Londra e il NatCen Social Research, ha preso in considerazione un campione di circa 7000 donne di età compresa tra i 16 e i 74 anni e ha evidenziato come la dispareunia (ovvero il dolore durante l’atto sessuale) sia una patologia diffusa nel mondo femminile. Questo disturbo cronico si manifesta con un dolore genitale durante o, in casi più rari, dopo il rapporto sessuale e colpisce principalmente le donne. In particolare, tra quelle che hanno ammesso di provare dolore durante il rapporto sessuale (che sono state il 7,5%), un quarto aveva manifestato sintomi più o meno frequenti nel corso dell’incontro fisico con il partner negli ultimi sei mesi.

Naturalmente la sensazione di dolore percepita può essere causata da molteplici fattori e, se nel caso delle più giovani può essere legata alla tensione delle prime volte, per le donne in menopausa può derivare dalla secchezza vaginale. Tuttavia per molte può essere il segnale della presenza di infezioni sessualmente trasmissibili, problemi di natura ormonale o patologie infiammatorie.

Si tratta di dati che riguardano tutti i paesi industrializzati e che sono sottostimati, perché la dispareunia è un problema di cui ci si vergogna molto. Nonostante non se ne parli, è infatti un disturbo diffusissimo, soprattutto tra le donne in menopausa.

Nebycrom, il nuovo preparato a base di componenti di origine naturale, é il rimedio efficace e pratico nel contrastare i sintomi di questa patologia. A base di verbascoside, sostanza che modula i processi infiammatori rispettando la flora vaginale, Nebycrom® è derivato da cellule staminali di Syringa Vulgaris coltivate in vitro. La sua importante azione è inoltre garantita dalla presenza di glicerofosfoinositolo (sostanza in grado di potenziare l’efficacia del verbascoside nei processi infiammatori con una funzione protettiva dagli agenti esterni), genuvisco (che facilita la distribuzione e l’aderenza del preparato), acido ialuronico (svolge un’azione idratante) e il glicerolo (con azione umettante). Un prodotto privo di parabeni, sostanze che sono potenzialmente irritanti. Nebycrom® è un prodotto dedicato a tutte le donne che non vogliono più nascondersi.


Levotiroxina liquida sbarca in USA

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IBSA annuncia la concessione da parte dell’FDA, l’agenzia regolatoria americana per i farmaci, dell’autorizzazione all’immissione in commercio (NDA, New Drug Application) della levotiroxina in formulazione liquida per il trattamento dell’ipotiroidismo.

La levotiroxina è la forma sintetica dell’ormone tiroideo, tiroxina (T4) impiegata in tutti i casi di deficit dell’ormone. È sulla lista dei farmaci essenziali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra i più efficaci, sicuri, fondamentali e tra i tre farmaci più prescritti al mondo. È indicato anche nei bambini in caso di ipotiroidismo congenito ed è importante valutarne la necessità in gravidanza quando la tiroide della mamma deve lavorare per due e una sua carenza può causare abortività e influire negativamente sullo sviluppo neurologico del bambino. La difficoltà della terapia con levotiroxina è rappresentata dalla determinazione del paziente di seguire la cura che, una volta avviata è da assumere a vita, e che richiede qualche sacrificio. Oggi con la formulazione liquida i pazienti hanno una migliore qualità di vita e conseguentemente una maggiore aderenza alla terapia.

“La levotiroxina liquida è stata messa a punto da IBSA ed è presente sul mercato italiano dal 2012, e sono stati gli endocrinologi italiani a determinarne il successo iniziando per primi a prescriverla e realizzando studi clinici che, in pochi anni, hanno sviluppato un gran numero di pubblicazioni sulle più prestigiose riviste internazionali. La scelta dell’Italia per il lancio della nuova formulazione liquida è stata del tutto naturale vista la grande cultura endocrinologica esistente in Italia che nasce negli anni ‘70-‘80 con la scuola del prof. Aldo Pinchera, esperto di fama internazionale. L’approvazione FDA della levotiroxina liquida per il mercato USA apre a sviluppi di grande interesse: un mercato di 18 milioni di pazienti, stimato in 2 miliardi di dollari, che accoglie velocemente le novità medico-scientifiche ma anche un sistema prescrittivo più complesso” – ha spiegato Arturo Licenziati, Presidente IBSA .

Per diversi anni le compresse di tiroxina, declinata in due unici dosaggi, è stato l’unico farmaco presente sul mercato italiano e non poche difficoltà si sono avute in quel 30-40% dei casi dove non si riusciva ad ottenere un compenso adeguato per problemi correlati con l’assorbimento a causa di gastriti, celiachia, intolleranze al lattosio e assunzione di altri farmaci interferenti e per quanti non riuscivano a rispettare l’assoluta necessità di assumere il farmaco a digiuno e privarsi dell’immediata assunzione del caffè, per il quale erano costretti ad aspettare un minimo di mezz’ora. Pazienti costretti a sottrazione di sonno, più frequentemente donne e quindi, specialmente in post-menopausa, più soggette a disturbi del sonno. Sviluppare un preparato che permettesse di superare tutti questi inconvenienti e permettere il raggiungimento del target di compenso (TSH) nei limiti previsti è stato l’obiettivo di IBSA. Molti studi, la maggior parte da autori italiani, hanno dimostrato che con la levotiroxina liquida è possibile evitare l’attesa del caffè. Molti farmaci di uso frequente, come gli antiacidi o gli inibitori di pompa protonica, non sembrano interferire con l’assorbimento. Non si può poi non considerare il vantaggio che il preparato di tiroxina liquida offre per il trattamento dei pazienti che non possono deglutire o che sono alimentati con sondino. E i vantaggi per i bambini con ipotiroidismo congenito e per pazienti dopo chirurgia bariatrica, dove il farmaco si è dimostrato efficace nel raggiungimento del target. Possiamo quindi dire, ancora una volta, che la ricerca italiana in ambito tiroideo si è distinta per aver ottemperato alle esigenze dei pazienti nell’ottica di migliorare la qualità di vita” – ha proseguito Vincenzo Toscano, Presidente AME-Associazione Medici Endocrinologi.

L’ipotiroidismo, è ampiamente diffuso in Italia: si stima ne sia affetto 1 cittadino su 25 e la causa più frequente è identificata nella tiroidite cronica autoimmune. La sintomatologia può essere sfumata, ma la patologia, se non identificata e trattata correttamente, si correla ad un aumentato rischio cardiovascolare, infertilità e complicanze gravidiche e fetali. La tiroxina fu isolata nel 1914 presso la Mayo Clinic da Edward Calvin Kendall, come estratto dalla ghiandola tiroidea di maiale e resa disponibile negli USA dal 1927. Solo nel 1950 si arrivò all’attuale forma sintetica che garantisce una titolazione precisa dell’ormone” – ha illustrato Andrea Lenzi, Presidente SIE, Società Italiana di Endocrinologia.

Da sempre nella forma di una compressa è oggi ancora un utilissimo farmaco ma con alcuni limiti. Una vecchia molecola, mai innovata, disponibile ad un costo estremamente contenuto: difficile fare innovazione su un farmaco con un profilo tecnicamente “perfetto” e un costo così basso; e infatti l’innovazione ha impiegato oltre 70 anni e l’interesse dell’endocrinologia italiana che può vantare un altissimo livello nella ricerca in ambito tireologico.

E così, per una volta, il mondo farmacologico e il paradigma del regolatorio (prima FDA, poi EMA poi AIFA) si capovolge, perché questa volta la novità terapeutica dall’Italia sbarca negli States solo successivamente ad una larga e diffusa sperimentazione sul campo”, ha concluso Andrea Lenzi.

BIBLIOGRAFIA

Cappelli C, Pirola I, Daffini L, Formenti A, Iacobello C, Cristiano A, Gandossi E, Agabiti Rosei E, Castellano M. A Double-Blind Placebo-Controlled Trial of Liquid Thyroxina Ingested at Breakfast: Results of the TICO study. Thyroid. 2015 Nov 20.

HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

Malattie ischemiche cardiache: ogni anno 71mila morti

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La salute del cuore passa dal cambiamento di alcune abitudini quali fumo, alcol, obesità, sedentarietà e dall’adozione di una sana alimentazione al fine di tenere sotto controllo il peso corporeo e il metabolismo dei grassi.

  • Insieme all’adozione di uno stile di vita virtuoso vi sono alcune molecole naturali amiche del cuore che potrebbero essere maggiormente accettate dai pazienti, ma sono efficaci?

È l’esempio degli Omega-3 di cui si dice che aumentino la concentrazione, migliorano la salute e l’elasticità della pelle, hanno un effetto antinfiammatorio contro l’acne, riducono la pressione arteriosa e le aritmie ventricolari, abbassano il colesterolo, migliorano l’insulino-resistenza e aiutano a prevenire l’Alzheimer.

  • Ma quali sono le realtà, supportate da evidenze scientifiche, dell’effetto cardio-protettivo degli acidi grassi Omega-3 e quali altri rimedi per controllare i livelli di colesterolemia?

Il punto in un incontro scientifico svoltosi a Roma, il 13 ottobre scorso, presso il Senato della Repubblica, dal titolo “Prevenzione Cardiovascolare, qual è la strategia più efficace?” con la partecipazione di specialisti e rappresentanti delle istituzioni tra cui la Commissione Igiene e Sanità, la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, la Commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato della Repubblica e con il contributo incondizionato di IBSA Farmaceutici.

Gli Omega 3 sono acidi grassi essenziali, sostanze indispensabili che devono essere assunte con la dieta in quanto non prodotte dall’organismo. Diversi studi hanno dimostrato che una dieta sana che preveda l’assunzione di alimenti ricchi di Omega 3 e ricca di agenti antiossidanti e di fibre aiuti a prevenire gli eventi cardiovascolari1. Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine condotto su un campione di oltre 76 mila donne e oltre 42 mila uomini rileva come il consumo di noci sia strettamente correlato ad una riduzione del rischio cardiovascolare e di sviluppare il diabete mellito di tipo 22. Un altro studio condotto invece in Spagna su un totale di 7.447 persone ha dimostrato la stretta correlazione tra una dieta mediterranea supplementata con alimenti ricchi di Omega-3 tra cui noci e olio d’oliva e una riduzione del tasso di eventi cardiovascolari tra cui infarto del miocardio e ictus” – ha spiegato Leonardo Calò, Direttore Cardiologia Policlinico Casilino di Roma.

L’American Heart Association ha ribadito che la dieta dovrebbe includere almeno due porzioni di pesce a settimana all’interno di un regime alimentare finalizzato alla riduzione di eventi cardiaci. La relazione tra una dieta ricca di pesce e un effetto cardioprotettivo è stata inoltre confermata da diversi studi epidemiologici condotti in vari Paesi. In particolare un recente studio condotto su 20.000 uomini adulti senza preesistenti malattie cardiovascolari, ha dimostrato che la dieta a basso rischio con alimenti ricchi di Omega 3 comporta, da sola, una riduzione del 16% del rischio di infarto3. Un altro studio, il GISSI-HF4, ha inoltre dimostrato che la somministrazione a lungo termine di Omega-3 è efficace nel ridurre sia la mortalità per tutte le cause, sia la frequenza di ricovero per cause cardiovascolari in pazienti affetti da scompenso cardiaco.

Se non esiste una stretta correlazione tra Omega-3 e controllo del colesterolo, gli acidi grassi Omega-3 risultano molto efficaci nel ridurre i livelli di trigliceridemia. La ricerca scientifica si è occupata anche di contrastare non solo l’assorbimento intestinale e la sintesi epatica del colesterolo, ma anche l’ossidazione del colesterolo-LDL, responsabile delle alterazioni all’interno dei vasi sanguigni che portano alla formazione della placca arterosclerotica. L’idrossitirosolo, una sostanza contenuta all’interno dell’olio extravergine di oliva sembra rappresentare un valido aiuto nel controllo del colesterolo e ciò conferma ancora una volta l’importanza della Dieta Mediterranea. Quando il rischio è medio-basso (e i livelli di colesterolemia sono solo un po’ più alti del livello desiderabile) può essere sufficiente il trattamento con integratori alimentari secondo quanto ribadito dalle Società Europee di Aterosclerosi e Cardiologia che indicano i fitosteroli e il riso rosso fermentato come gli elementi di riferimento. Studi clinici5 hanno dimostrato infatti che il riso rosso fermentato può ridurre i livelli di colesterolo LDL dal 15% al 30%, a seconda delle dosi, proprio perché la monacolina K è una statina naturale. Oggi sono disponibili in farmacia integratori che attraverso l’azione mirata di fitosteroli, riso rosso e polifenoli dell’olivo possono, come documentato in letteratura, ridurre efficacemente i livelli di colesterolo nel sangue. Se invece il rischio è medio-alto, i farmaci di elezione sono le statine o, se non si riesce a raggiungere i valori desiderabili, gli inibitori della PCSK-9, che sono in grado di ridurre il colesterolo fino e oltre il 60%” – ha affermato Roberto Volpe, Ricercatore del CNR di Roma, Presidente della SISA Lazio (Società Italiana per lo Studio della Arteriosclerosi).

Attualmente sono in commercio diverse preparazioni di integratori alimentari contenenti Omega-3, tuttavia non vi sono studi che dimostrino l’efficacia degli integratori nel ridurre il rischio cardiovascolare. Gli integratori contengono una quantità inferiore di Omega-3 e si propongono generalmente solo come alternativa ad una dieta bilanciata, seppure i benefici nella prevenzione cardiovascolare derivanti da una dieta sana e da uno stile di vita corretto non possono essere sostituiti dalla sola assunzione di integratori. Ma sono solo i farmaci, il cui contenuto di Omega-3 è superiore all’85%, (gli integratori hanno una concentrazione inferiore) ad aver dimostrato proprietà terapeutiche che hanno portato gli enti regolatori a raccomandarlo con alcune indicazioni”, – ha spiegato Pierluigi Navarra, Professore Ordinario Farmacologia Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Un farmaco Omega-3 equivalente è stato approvato da AIFA e dispensato in fascia A, a carico del SSN per la prevenzione secondaria nel post infarto e per l’ipertrigliceridemia (note 13 e 94 dell’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco). Lo stesso farmaco è oggi disponibile anche in fascia C, con una confezione da 30 cps più conveniente, per chi ha bisogno di fare prevenzione con tutte le garanzie che solo il farmaco può dare ad un costo più contenuto di alcuni integratori alimentari.

Nonostante nel nostro Paese le malattie ischemiche del cuore siano responsabili di oltre 71 mila morti ogni anno e rappresentino una delle principali cause di morte, in Italia solo il 4,2 % della Spesa Sanitaria totale è destinato alle attività di prevenzione. I risultati di questa politica trovano riscontro in alcuni dati assai preoccupanti: più di un terzo della popolazione adulta è in sovrappeso, solo il 23% della popolazione si dedica allo sport in modo continuativo, peggiorano anche le abitudini alimentari: si rileva un decremento del consumo di 5 porzioni al giorno di ortaggi, frutta e verdura dal 5,3% del 2005 al 4,9% del 2014. L’attività di prevenzione è fondamentale per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari, sulle quali influiscono una molteplicità di fattori dei quali alcuni evitabili” – ha spiegato Alessandro Solipaca, Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane – Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

La prevenzione e l’aderenza alla terapia sono un nodo critico per le patologie cardiovascolari, così come per tutte le patologie croniche.

Più di ogni altro organo il cuore ha una doppia vita: organica e metaforica, alimentata dai significati molteplici che assume nell’immaginario collettivo e personale. Questo influenza la percezione del rischio e il modo in cui i pazienti vivono e raccontano i problemi cardiaci e le terapie. Spesso nella percezione dei pazienti i farmaci hanno un impatto negativo sulla qualità della vita: curano il cuore organico ma non facilitano il recupero di un benessere più globale della persona. Sono ricorrenti comportamenti di autoriduzione della posologia o di vera e propria sospensione della cura. La prevenzione e l’aderenza terapeutica, soprattutto nelle patologie croniche, richiedono un processo decisionale condiviso tra il curante e il paziente, che abbia come obiettivo la cura di una persona e non di un organo. La medicina narrativa offre le metodologie e le competenze per questa co-costruzione di un percorso di cura su misura, a partire da tutte le opzioni terapeutiche disponibili: stili di vita e alimentari, farmaci, prodotti naturali per i quali è stata dimostrata l’efficacia. Per potenziare prevenzione e aderenza, occorre una medicina personalizzata che integri linee guida, esperienza clinica e preferenze del paziente” – ha precisato Cristina Cenci, antropologa del Center for Digital Health Humanities.

BIBLIOGRAFIA

1 Annamaria Martino, Emilia Goanta, Roberta Magnano, Sabrina Bencivenga, Laura Pezzi, Angelo Acitelli, Adelaide Piccarozzi, Maria Penco, Leonardo Calo “Diets and heart disease. Myths and reality”Symbiosis Received: May 01, 2016; Accepted: May 26, 2016; Published: June 12, 2016

2 Ying Bao, M.D., Sc.D., Jiali Han, Ph.D., Frank B. Hu, M.D., Ph.D., Edward L. Giovannucci, M.D., Sc.D., Meir J. Stampfer, M.D., Dr.P.H., Walter C. Willett, M.D., Dr.P.H., and Charles S. Fuchs, M.D., M.P.H. Association of Nut Consumption with Total and Cause-Specific Mortality. New England Journal of Medicine N Engl J Med 2013; 369:2001-11.

3 Akesson A, Larrson SC, Discacciati A, Wolk A. Low-risk diet and lifestyle habits in the primary prevention of myocardial infarction in man: a population-based prospective cohort study. J Am Coll Cardiol 2014;64(13):1299-306.

4 Gissi-HF Investigators, Tavazzi L, Maggioni AP, Marchioli R, et al. Effect of n-3 polyunsaturated fatty acids in patients with chronic heart failure (the GISSI-HF trial): a randomised, double-blind, placebo-controlled trial. Lancet 2008;372(9645):1223-30.

5 Li Y, Jiang L, Jia Z, Xin W, Yang S, Yang Q, Wang L. PLoS One. 2014 Jun 4;9(6):e98611.
Lu Z, Kou W, Du B, Wu Y, Zhao S, Brusco OA, Morgan JM, Capuzzi DM; Chinese Coronary Secondary Prevention Study Group, Li S. Am J Cardiol. 2008 Jun 15;101(12):1689-93.

 


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

Studio LANCET dimostra superiorità diclofenac nella riduzione del dolore da colica renale

Colica renale

Un recente studio pubblicato su Lancet1 e condotto su 1644 pazienti dimostra che il diclofenac intramuscolo costituisce l’opzione terapeutica di elezione per gestire l’emergenza nel paziente con coliche renali. Le coliche renali rappresentano oltre il 5 per cento2 delle cause di accesso al pronto soccorso e il 30-35 percento delle urgenze urologiche.

RISULTATI DELLO STUDIO

I risultati dello studio (che ha escluso i pazienti con asma, insufficienza renale o epatica e gravidanza in atto) riportano nei primi 30 minuti una significativa riduzione del dolore (> 50%) nel 68% dei pazienti trattati con diclofenac intramuscolo (75mg/3ml), nel 66% dei pazienti trattati con paracetamolo endovena (1g/100ml) e nel 61% dei pazienti trattati con morfina endovena (0.1mg/kg). Inoltre con il diclofenac è stata riscontrata una minore persistenza del dolore a 60 minuti: nel 24% dei casi, contro il 30% con paracetamolo e il 38% con morfina. E’ risultata ridotta anche la necessità di ricevere un ulteriore trattamento analgesico dopo 60 minuti: nel 12% dei pazienti, contro il 20% con il paracetamolo e il 23% con la morfina. Infine è risultata inferiore l’incidenza di effetti avversi rispetto al trattamento con oppiacei: 1% con diclofenac e paracetamolo, contro 3% con morfina” – spiega Gian Alfonso Cibinel, Past President SIMEU (Società Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza).

LINEE GUIDA EUROPEE

Ciò conferma quanto indicato dalle linee guida della Società Europea di Urologia3 che raccomandano l’uso dei FANS, Farmaci antinfiammatori non steroidei, in particolare diclofenac come terapia d’elezione in urologia.

DICLOFENAC: NUOVE FORMULAZIONI

Le raccomandazioni emesse dall’Ema suggeriscono l’utilizzo dei Fans a dosaggi ridotti. Alla luce di queste raccomandazioni sono state introdotte nuove formulazioni di diclofenac che, grazie alle beta-ciclodestrine, garantiscono anche a dosaggi inferiori una maggiore biodisponibilità del farmaco e una maggiore efficacia analgesica a fronte di minori effetti collaterali.  Akis® farmaco iniettabile a base di diclofenac può essere somministrato per via intramuscolare o sottocutanea ed  è disponibile a bassi dosaggi da 25 e 50 mg, in 1 ml di soluzione, oltre al classico 75 mg. Il vantaggio della formula sottocute è l’autosomministrazione che consente il più rapido intervento sul dolore.

ESTATE: IN AUMENTO IL RISCHIO DI COLICHE

Con l’impennata delle temperature estive le coliche renali sono in agguato. Sotto accusa la disidratazione, complice della formazione dei calcoli. Spesso le persone soggette a questo disturbo sono preoccupate del possibile riacutizzarsi del dolore. Nuovi farmaci, come ad esempio Akis® sono pensati per poter essere utilizzati dal paziente in situazioni di emergenza anche sottocute, previo consiglio del proprio medico. Suggerisco ai pazienti soggetti a coliche renali di dotarsi di queste nuove formulazioni che consentono una rapida e semplice autosomministrazione, specialmente se si recano in Paesi dove può non essere facile trovare strutture sanitarie adeguate” – conferma Alberto Saita, Urologo Ospedale Humanitas.

BIBLIOGRAFIA

1Pathan, S. A., Mitra, B., Straney, L. D., Afzal, M. S., Anjum, S., Shukla, D., … & Cameron, P. A. (2016). Delivering safe and effective analgesia for management of renal colic in the emergency department: a double-blind, multigroup, randomised controlled trial. The Lancet, 387(10032)

2 S. Guercio, C. Terrone, C. Scoffone, C. Cracco, M. Poggio, I. Morra, R. Tarabuzzi, M. Cossu, G. Ghignone, R.M. Scarpa Divisione Universitaria di urologia, Azienda Ospedaliera S. Luigi, Orbassano (To) 2004. L’URETEROSCOPIA D’URGENZA IN PAZIENTI CON COLICA RENALE. Atti del IV Congresso Nazionale Società Italiana di Endourologia. Pg. 20-21

European Association of Urology. A. Paez Borda (chair), F. Charnay-Sonnek, V. Fonteyne, E.G. Papaioannou, Guidelines on Pain Management & Palliative Care. 2013. Pg. 77


Value Relations

In Europa circa 13 miliardi di Euro risparmiati ogni anno con Omega-3

Healthcare Cost Savings of Omega 3 Food Supplements in the European Union

Potrebbe essere di 12,9 miliardi di Euro il risparmio, in termini di ospedalizzazioni dovute a eventi cardiovascolari, dell’Unione Europea se tutti gli over 55 assumessero un grammo di Omega3 ogni giorno, questi sono i dati recentemente diffusi dalla Food Supplements Europe, un’organizzazione no profit che riunisce le aziende e le associazioni che si occupano di supplementazione alimentare e nutrizionale.

L’indagine è stata compiuta dalla Frost & Sullivan utilizzando la letteratura e i dati ufficiali disponibili a livello europeo ed è stata pubblicata nel report “Healthcare Cost Savings of Omega 3 Food Supplements in the European Union”. Considerando infatti che, secondo le stime, il 24% degli over 55 affronteranno un’ospedalizzazione dovuta ad un evento cardiovascolare nei prossimi 5 anni per un totale di 38.4 milioni di persone e che grazie all’utilizzo degli Omega 3 le ospedalizzazioni potrebbero essere ridotte del 4,8% il totale dei risparmi per i Sistemi Sanitari europei tra il 2016 e il 2020 sarebbe di oltre 12 miliardi di Euro.

Nel nostro Paese, spiega Aldo Pietro Maggioni Direttore Centro Studi ANMCO – Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri, secondo un’altra analisi compiuta dal Centro di Ricerca in Valutazione delle Tecnologie Sanitarie, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e dal Research Center di Firenze e pubblicata sull’Italian Journal of Public Health l’assunzione di farmaci Omega 3 determinerebbe una riduzione del 14% degli eventi di ospedalizzazione per scompenso cardiaco. Considerando la tariffa del DRG per episodio di ricovero e la spesa corrispondente il risparmio netto per l’SSN sarebbe di oltre 75 milioni di Euro. Ciò andrebbe a ridurre considerevolmente l’impatto di questa patologia sulla spesa sanitaria e faciliterebbe la sostenibilità economica di strategie terapeutiche innovative”.

Per gli Omega-3, sono consolidate da tempo le indicazioni nel trattamento dell’ipertrigliceridemia e nella prevenzione della morte improvvisa postinfartuale, come riconosciuto dalle Note 13 e 94 dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Studi internazionali, come il GISSI-HF, hanno dimostrato che la somministrazione a lungo termine di Omega-3 è efficace nel ridurre sia la mortalità per tutte le cause, sia la frequenza di ricovero per cause cardiovascolari in pazienti affetti da scompenso cardiaco. Gli acidi grassi Omega-3 presentano molteplici meccanismi protettivi per il rischio cardiovascolare; il pesce e le capsule di olio di pesce rappresentano le fonti principali di Omega-3: introdurre almeno due porzioni settimanali a base di pesce e/o la somministrazione di capsule di olio di pesce può influire positivamente sul metabolismo lipidico, riducendo la trigliceridemia, e proteggendo dalla morte improvvisa nei mesi che seguono un infarto miocardico. Nel frattempo la disponibilità di farmaci specifici, tra i quali gli Omega 3, possono essere impiegati con sicurezza”, conclude Aldo Pietro Maggioni Direttore Centro Studi ANMCO.

 

Olevia

Nel caso di Olevia®, gli Omega-3, in concentrazione superiore all’85%, sono formulati in capsule molli che, chiuse ermeticamente, costituiscono una barriera verso l’azione ossidante dell’ossigeno atmosferico, per il quale gli acidi grassi sono altamente sensibili. Occorre inoltre ricordare la presenza dell’agente antiossidante tocoferolo (Vitamina E) nel cuore della capsula, garantisce la stabilità dei principi attivi evitando fenomeni ossidativi. La confezione da 20 compresse è infatti dispensata in fascia A ed è coperta dalle note AIFA 13 e 94.

E sempre in termini di risparmio, è ora disponibile la confezione di Olevia® da 30 compresse, dispensata in fascia C. Questa formulazione permette di fare prevenzione cardiovascolare con un costo mese/terapia inferiore a quello di molti integratori che presentano una concentrazione minore di acidi grassi polinsaturi Omega-3, senza le garanzie di qualità della materia prima e delle norme di buona fabbricazione a cui sono tenuti i farmaci. Ciò rappresenta un’opportunità per quei pazienti che utilizzano gli Omega-3 per la prevenzione di patologie, quali lo scompenso cardiaco, per le quali non è ancora previsto un rimborso. Per questo farmaco è stata inoltre realizzata una confezione antimanomissione che indica l’integrità dell’astuccio.

 


Value Relations

Simg e Simeu contro il dolore acuto

Osservatorio sul Dolore Acuto

Comprendere meglio le richieste di aiuto delle persone con dolore e trovare risposte sempre più tempestive ed efficaci è l’obiettivo dell’Osservatorio sul dolore acuto promosso dalla Società italiana di medicina generale e delle cure primarie, SIMG, e dalla Società italiana di medicina di emergenza urgenza, SIMEU, con il contributo non condizionato di IBSA Farmaceutici.

Il problema clinico del dolore ha raggiunto proporzioni di assoluto rilievo: nell’ultimo anno si stima che il dolore abbia causato oltre 10 milioni di accessi al pronto soccorso e più del 60% delle richieste di consulto al Medico di Medicina Generale.

Il dolore è un tema prioritario di salute pubblica tanto che è stato preso in carico dalla legge 38/2010 sull’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, ma ancora oggi il trattamento del dolore acuto è un ambito in cui esistono margini di miglioramento. Scopo dell’Osservatorio è stato l’acquisizione e l’elaborazione dei dati clinici per individuare i migliori percorsi clinici per l’ottimizzazione dei percorsi terapeutici dei pazienti.

L’osservatorio, ha come obiettivo la raccolta dati e la diffusione delle conoscenze sul problema dolore, per favorire la crescita culturale e la sensibilità dei professionisti della salute sul tema e per avvicinare le risposte integrate territorio-ospedale ai bisogni dei pazienti. Anche il rapporto annuale Osservasalute potrà essere utilizzato come piattaforma per rilevare dati utili quali ad esempio il consumo di farmaci e i fattori di rischio” ha affermato Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore Sanità.

Il progetto Osservatorio sul Dolore Acuto, si propone in ottemperanza al decreto recentemente approvato dalla Camera ed attualmente in discussione al Senato sulle “Disposizioni in materia di responsabilità professionale del personale sanitario” relative alle “buone pratiche clinico-assistenziali e raccomandazioni previste dalle linee guida elaborate dalle Società Scientifiche”, di fornire un contributo significativo alla stesura delle Linee Guida sul trattamento del Dolore Acuto”, ha spiegato Claudio Cricelli, Presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle cure primarie, SIMG.

L’attività pilota svolta in collaborazione fra le due società scientifiche, circoscritta a tre patologie in cui il dolore ha un ruolo particolarmente rilevante, ha dato risultati interessanti, pur riguardando una casistica pari al 5% dell’utenza totale dei pronto soccorso coinvolti. Certamente lo sviluppo dell’interazione fra i due ambiti della Medicina generale e della Medicina di Emergenza-urgenza, può produrre strumenti importanti per l’ottimizzazione dei percorsi di cura rivolti alla popolazione, in particolare, come in questo caso, per tutte le patologie in cui il dolore è uno dei sintomi principali”, ha dichiarato Maria Pia Ruggieri, Presidente nazionale SIMEU – Società italiana di medicina di emergenza urgenza.

Il dolore si presenta trasversalmente in tanti stati patologici, ma sono principalmente due le figure professionali chiamate a risolvere questo problema: il medico di medicina generale e le strutture di pronto soccorso o di medicina d’urgenza degli ospedali.

Secondo quanto rilevato da una ricerca osservazionale in Medicina Generale sulla gestione del dolore moderato-severo acuto e cronico, il 24.8% degli assistiti accede allo studio del medico di famiglia per un dolore che dura da meno di una settimana e un ulteriore 27.8% per un dolore che dura meno di un mese. Gli accessi allo studio del Medico di Medicina Generale a causa del dolore, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Public Health, sono il 60%. Tra le principali cause di dolore vi sono i disturbi relativi alle tre macro-aree: lombalgia (78%), cefalea (16%) e coliche renali (5%)”, ha continuato Pierangelo Lora Aprile, Responsabile area Dolore SIMG.

Ogni anno in Italia, si stima che il 50% delle persone si rivolgano al pronto soccorso a causa del dolore. Tra le conclusioni della raccolta dati che ha preso in considerazione 865.000 diagnosi per tre patologie guida in 16 pronto soccorso italiani, emerge che il trattamento precoce del dolore contribuirebbe certamente a un significativo risparmio in termini di ore di sofferenza per il paziente oltre che a un miglioramento della prognosi. Ad esempio, per i pazienti colpiti da colica renale, un anticipo di venti minuti nella somministrazione della terapia consentirebbe un risparmio di oltre 4.000 ore/dolore annue. Questa analisi esplorativa evidenzia l’utilità di un Osservatorio sul Dolore acuto, che operi in maniera costante e sistematica, come progetto integrato fra Pronto Soccorso e rete degli ambulatori dei Medici di Medicina Generale. Sarebbe possibile, grazie a questo strumento, raccogliere dati relativi al trattamento del dolore in tutte le patologie in cui rappresenta un elemento fondamentale affinché il trattamento del dolore acuto nei pazienti in condizioni di emergenza diventi sempre più tempestivo ed efficace, per garantire un miglior esito delle cure e una risposta adeguata alle necessità del paziente”, ha affermato Andrea Fabbri, Direttore Centro Studi e Ricerche SIMEU.


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