Posts Tagged 'ictus'

Effetti cardiovascolari della cannabis: pochi i dati

Negli Stati Uniti, come anche in Italia, l’uso terapeutico di marijuana/cannabis è in costante aumento, ma il suo effetto sulla salute cardiovascolare è al momento sconosciuto. L’utilizzo di Marijuana è associato a un’attivazione del sistema nervoso simpatico con conseguente incremento delle pressione arteriosa e della frequenza cardiaca.

Poco si sa invece sui danni a lungo termine sul sistema cardiovascolare. E’ invece noto che uno dei principi attivi della marijuana,  il tetraidrocannabinolo (THC) agirebbe legandosi a due tipi di recettori presenti sulle nostre cellule: il recettore cannabinoide di tipo 1 (CB1) che si trova sulle cellule del sistema nervoso centrale, miocardio, fegato e vasi sanguigni, e quello di tipo 2 (CB2), presente soprattutto a livello delle cellule del sistema immunitario. L’attivazione dei recettori CB1 determinerebbe effetti pro-aterogeni, mentre l’attivazione dei recettori CB2 avrebbe effetti anti-aterogeni.

Lo scopo della revisione sistematica (RS) recentemente pubblicata su Annals of Internal Medicine è stato quello di analizzare gli effetti a lungo termine della marijuana su fattori di rischio cardiovascolare e sugli outcomes clinici (ictus e infarto del miocardio).

Gli autori hanno selezionato i dati provenienti dai principali studi osservazionali sull’argomento pubblicati su PubMed, MEDLINE, EMBASE, PsycINFO e Cochrane Library tra il 1 ° gennaio 1975 e il 30 settembre 2017. Gli studi osservazionali analizzati avevano arruolato soggetti adulti che facevano uso di qualsiasi forma di marijuana e per i quali erano disponibili dati relativi a fattori di rischio vascolare (iperglicemia, diabete, dislipidemia  e obesità ) o riguardanti outcomes come ictus, infarto del miocardio e morte per tutte le cause.

Degli studi selezionati, 13 avevano esaminato le associazioni tra utilizzo di marijuana e fattori di rischio cardiovascolare e 11 studi avevano valutato l’associazione tra uso della cannabis e outcomes clinici.

Sebbene 6 studi suggerivano un beneficio sul sistema metabolico derivante dall’uso di marijuana, tali risultati erano basati su studi trasversali e non erano supportati da studi prospettici.

Anche le prove relative all’effetto della marijuana su diabete, dislipidemia, infarto miocardico acuto, ictus e mortalità cardiovascolare e per tutte le cause sono risultate insufficienti. Sebbene la letteratura esaminata includeva diversi studi prospettici a lungo termine, la validità dei risultati era limitata da errori sistematici, inadeguata valutazione dell’esposizione alla sostanza in esame o da una esposizione minima nelle popolazioni studiate alla marijuana e dalla predominanza di studi su coorti a basso rischio.

In conclusione, i dati provenienti dalla letteratura non sono sufficienti a stabilire gli effetti a lungo termine del consumo di marijuana sui fattori di rischio cardiovascolari e sugli outcomes, tra cui ictus e infarto del miocardio.

Dato che l’uso terapeutico della marijuana è stato legalizzato in Italia come in diverse parti del mondo, si rendono necessari studi osservazionali su larga scala per verificare gli effetti di questa sostanza sulla salute cardiovascolare.

Associations Between Marijuana Use and Cardiovascular Risk Factors and Outcomes: A Systematic Review. Ravi D, Ghasemiesfe M, Korenstein D, Cascino T, Keyhani S.Ann Intern Med. 2018 Jan 23. doi: 10.7326/M17-1548.


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Prevenzione primaria e secondaria di ictus e TIA

Ictus cerebrale
Prevenzione primaria dell’Ictus/TIA

Per “prevenzione primaria” intendiamo gli interventi finalizzati a ridurre il rischio di Ictus/TIA in soggetti che non hanno mai accusato questo genere di problema.

  1. Prevenzione dell’aterosclerosi
  • La prevenzione primaria dell’Ictus / TIA si fonda essenzialmente sugli strumenti della prevenzione cardio-vascolare in generale per la quale si rimanda alla apposita sezione del sito (LINK)
  1. Prevenzione del tromboembolismo
  • La fibrillazione atriale rappresenta una causa rilevante di eventi tromboembolici e di Ictus. Consultare l’apposita sezione del sito. (link)
  • Nei pazienti con gravi acinesie della parete ventricolare sinistra o con trombosi parietale del ventricolo sinistro è indicata la terapia anticoagulante per prevenire l’ictus trombo-embolico.
  • Il forame ovale pervio e l’aneurisma del setto interatriale sono stati indicati come possibile causa di tromboembolismo. Non vi sono evidenze a favore della ricerca attiva di tali anomalie in assenza di disturbi neurologici.
  • Per quanto la presenza isolata di placche dell’arco aortico sia da considerare un fattore di rischio per l’ictus, in mancanza di prove di efficacia, al momento attuale non è indicato il trattamento antitrombotico.
  1. Stenosi carotidea
  • La chirurgia della carotide (endoarteriectomia) é indicata in caso di stenosi asintomatica di entità maggiore o uguale al 60% solo se il rischio perioperatorio di complicanze è molto basso (inferiore al 3%), escludendo i pazienti anziani o compromessi e comunque i soggetti con aspettativa di vita inferiore ai 3-5 anni. Il beneficio dell’intervento, infatti, è relativamente modesto rispetto alla migliore terapia medica oggi disponibile.
  1. Altre condizioni
  • La terapia anticoagulante nei pazienti con anticorpi antifosfolipidi è indicata solo in presenza di storia di eventi su base trombotica.
  • La terapia ormonale sostitutiva con estroprogestinici nelle donne dopo la menopausa non è indicata per la sola prevenzione dell’ictus cerebrale.
  • Nei soggetti con altri fattori di rischio vascolare, in particolare obesità̀, ipertensione, cardiopatie, è indicata la ricerca sia anamnestica che con indagini diagnostiche di sindrome delle apnee ostruttive da sonno.
Prevenzione secondaria dell’Ictus/TIA

Per “prevenzione secondaria” intendiamo gli interventi terapeutici che si mettono in atto dopo un Ictus o un TIA per ridurre il rischio che questi eventi si ripetano.

  1. Misure di carattere generale
  • I pazienti che hanno subito un TIA o un ictus su base ischemica sono da considerare pazienti ad alto rischio cardiovascolare e pertanto richiedono tutte le misure di prevenzione farmacologica e non farmacologica del caso (link alla sezione del sito sulla prevenzione cardiovascolare)
  1. Terapia antiaggregante
  • Nei pazienti che hanno subito un ictus o un TIA su base ischemica è indicata la terapia antiaggregante con ASA 100-325 mg/die o clopidogrel 75 mg/die. Non è generalmente indicata l’associazione asa / clopidogrel perché comporta un aumento del rischio emorragico senza aumento di benefici presumibili.
  1. Terapia anticoagulante
  • Nell’ictus o TIA cardioembolico associato a cardiopatie e valvulopatie emboligene (link alla FAQ) è indicata la terapia anticoagulante orale mantenendo l’INR tra 2 e 3 (LINK)
  1. Stenosi carotidea
  • Una stenosi carotidea si definisce sintomatica se l’ultimo episodio ischemico cerebrale o retinico congruo si è verificato nei 6 mesi precedenti. Sulla base di recenti revisioni degli stessi studi è indicato ridurre tale intervallo a non più̀ di 3 mesi.
  • L’endoarteriectomia carotidea è indicata nella stenosi sintomatica uguale o maggiore del 70% se il rischio perioperatorio (a 1 mese dall’intervento) di morte e ogni tipo di ictus è inferiore a 6%.
  • L’endoarteriectomia carotidea non è indicata nella stenosi sintomatica inferiore al50% o nell’occlusione cronica.
  • L’endoarteriectomia carotidea è indicata nella stenosi sintomatica compresa fra il 50% ed il 69% nei pazienti definiti a più̀ alto rischio come pazienti con ischemia recente, con sintomi cerebrali e non oculari, con placca ulcerata – vulnerabile, di età̀ avanzata, di sesso maschile, diabetici, se il rischio perioperatorio (a 1 mese dall’intervento) di morte e ogni tipo di ictus è inferiore a 6%.
  • In caso di stenosi carotidea sintomatica superiore al 50% è indicata l’endoarteriectomia precoce, cioè̀ entro le prime due settimane dall’evento ischemico minore. E’ presumibile che l’endoarteriectomia offra il massimo beneficio se eseguita nei primi giorni dal sintomo, probabilmente entro 48 ore dal sintomo, e in ogni caso alla stabilizzazione dell’evento ischemico cerebrale.
  • In caso di stenosi carotidea sintomatica di entità inferiore al 50% l’endoarteriectomia non è indicata.
  1. Sindrome delle apnee notturne (OSAS)
  • La sindrome delle apnee notturne dovrebbe essere presa in considerazione nei pazienti con pregresso ictus ischemico o TIA essendo molto frequente tra questi soggetti ed in considerazione del fatto che il suo trattamento è efficace nella popolazione generale.
  1. Iperomocisteinemia
  • La ricerca routinaria dell’iperomocisteinemia nei soggetti con un ictus ischemico o un TIA recenti non è indicata.
  • Negli adulti con un ictus ischemico o con un TIA recenti per i quali sia nota la presenza di una iperomocisteinemia di grado lieve o moderato, la somministrazione di folati, vitamina B6 e vitamina B12 è in grado di ridurre i livelli di omocisteina ma non vi sono evidenze che ciò determini un reale beneficio nella prevenzione di futuri eventi cerebro-vascolari.
  1. Pervietà del forame ovale (FOP) e aneurisma del setto interatriale (ASI)

CARDIOtool

WORLD BRAIN DAY: Il monito della SIN contro l’invecchiamento cerebrale

WORLD BRAIN DAY 2016

Ieri, 22 luglio, in tutto Il mondo si è celebrato il World Brain Day, la giornata di sensibilizzazione promossa dalla World Federation of Neurology che si pone come obiettivo quello di incrementare l’awareness attorno alle patologie neurologiche e neurodegenerative.

Al centro di questa edizione “L’invecchiamento della popolazione e la salute del cervello: l’invecchiamento cerebrale“, tema che la Società italiana di Neurologia promuove da tempo in Italia con l’obiettivo di diffondere e divulgare tutte le misure di prevenzione volte a limitare l’insorgenza di danni cerebrali a carattere progressivo.

L’incidenza di determinate patologie neurologiche come Ictus, Demenza e Morbo di Parkinson, ovvero le più comuni patologie neurologiche che colpiscono in età avanzata, aumenta con l’avanzare dell’età.

Gli esperti evidenziano come il 10-20% degli individui di età compresa tra 60 e 80 anni siano affetti da almeno una di queste patologie neurologiche. Tra quelli di età superiore agli 80 anni, quasi uno su tre ne è colpito.

Oggi le persone di età superiore ai 60 anni sono circa 800 milioni e rappresentano il 12 per cento della popolazione mondiale. Dati destinati a crescere. Gli esperti, infatti, stimano che entro il 2050 gli individui di età superiore ai 60 anni saranno circa 2 miliardi con la conseguenza che il numero di pazienti affetti da malattie neurologiche sarà in costante aumento. 

Mantenere il cervello impegnato in attività stimolanti e socialmente rilevanti, esaltare l’esercizio fisico, adottare una dieta ricca di agenti antiossidanti, monitorare i valori pressori, gli esami ematochimici (colesterolo e glicemia, soprattutto), abolire il fumo sono i consigli che la WFN nel mondo e la SIN in Italia raccomandano di seguire fin da giovani.

Secondo uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, il rischio di contrarre la demenza è del 74% più basso nelle persone che si dilettano con i giochi da tavolo, del 35% in meno in coloro che leggono intensamente, percentuale che può raggiungere il 69% in coloro che suonano un strumento musicale e il 41% in quanti si divertono con i cruciverba.

È necessario rimanere mentalmente e socialmente attivi impegnandosi in attività sociali e ricreative come il volontariato, i viaggi, le attività di giardinaggio, la lettura, la scrittura ed esercizi di memoria. Accanto a tali aspetti è inoltre cruciale controllare i disturbi di ordine ansioso e depressivo e limitare ogni condizione stressante per le ripercussioni dimostrate sull’efficienza cognitiva” – ha dichiarato il Prof. Leandro Provinciali, Presidente SIN e Direttore Dipartimento di Scienze Neurologiche Ospedali Riuniti di Ancona.

La comunità neurologica segnala, inoltre, l’opportunità di una diagnosi precoce di tutte le condizioni in grado di limitare le prestazioni cerebrali in età adulta o avanzata. In quest’ottica deve essere vista l’attenzione posta nei riguardi delle bevande alcoliche e l’uso razionale di farmaci attivi sul Sistema Nervoso Centrale, sia direttamente come i farmaci ansiolitici ed ipnoinducenti, sia indirettamente attraverso altre categorie di farmaci potenzialmente attivi sul Sistema Nervoso Centrale (antipertensivi, ipoglicemizzanti, ormoni, ecc.).

Oltre a ciò, è opportuno valorizzare alcuni sintomi, apparentemente innocenti, che possono rappresentare elementi premonitori di malattie del cervello che possono presentarsi in seguito in maniera severa. Tali condizioni sono rappresentate da deficit transitori di forza o sensibilità di una parte del corpo, da disturbi di memoria, da alterazioni del sonno, dalla compromissione dell’equilibrio, dai disturbi del movimento, dalla compromissione del linguaggio.

In queste condizioni un’attenta valutazione dei fattori di rischio per una malattia del cervello a lenta evoluzione può consentire di adottare le strategie più opportune per evitare o attenuare una condizione invalidante.

Il World Brain Day è stato lanciato dalla WFN nel 2014 ed è dedicato ogni anno ad una malattia neurologica o argomento differenti. La data per questa giornata di sensibilizzazione non è stata scelta a caso, ma è legata alla fondazione della stessa World Federation of Neurology avvenuta il 22 luglio 1957 a Bruxelles.

 

GAS Communication

Liraglutide riduce del 22% il rischio di morte per cause cardiovascolari e del 12% il rischio di infarto miocardico ed ictus non fatali nei pazienti adulti con diabete tipo 2

American Diabetes Association - New Orleans 2016

Presentati al 76° congresso dell’American Diabetes Association (10-14 giugno 2016), e contemporaneamente pubblicati sul New England Journal of Medicine1,2, i risultati dello studio LEADER® che ha dimostrato che liraglutide, somministrata una volta al giorno in aggiunta alla terapia standard – che consiste in modifiche dello stile di vita, trattamenti ipoglicemizzanti e cardiovascolari – riduce del 22% (95% CI: 0.66; 0.93, p=0.007), e in maniera statisticamente significativa rispetto a placebo, il rischio di morte per cause cardiovascolari (CV), del 12% (95% CI: 0.75; 1.03, p=0.11) il rischio di infarto miocardico non fatale e dell’ictus non fatale (HR=0.89, 95% CI: 0.72; 1.11, p=0.30), eventi che rappresentavano l’endpoint composito primario dello studio (HR=0.87, 95% CI: 0.78; 0.97, p=0.01)1,2. Lo studio LEADER® ha interessato 9.340 pazienti adulti con diabete tipo 2 ad alto rischio cardiovascolare e dimostra per la prima volta la riduzione del rischio cardiovascolare da parte di un agonista del recettore del GLP-1 come la liraglutide.

Si tratta di risultati straordinari, poiché dimostrano che la liraglutide è in grado di migliorare gli esiti non limitandosi ad agire solo sulla riduzione della glicemia e sulla perdita di peso perché contribuisce anche a prevenire le complicanze cardiovascolari e la mortalità nel diabete tipo 2. I trattamenti per il diabete tipo 2 in grado anche di ridurre il rischio cardiovascolare sono importanti, poiché la patologia cardiovascolare è la principale causa di morte in questi pazienti” – ha dichiarato il dottor John Buse, presidente dello Steering Committee dello studio LEADER® e direttore dei Centri di endocrinologia e per la cura del diabete presso la School of Medicine dell’Università della Carolina del Nord.

La mortalità per tutte le cause è diminuita in misura significativa (-15%) rispetto a placebo (95% CI: 0,74; 0,97, p=0,02) con la liraglutide. Un dato analogo è emerso anche per l’endpoint esteso, costituito dai tre componenti dell’endpoint primario più angina instabile, che determina ospedalizzazione, rivascolarizzazione coronarica e ospedalizzazione per insufficienza cardiaca (-12%) (95% CI: 0,81; 0,96, p=0,005).1,2

A tre anni, la riduzione media di HbA1c da un valore basale medio di 8,7% (per entrambi i gruppi), è stata di -0,40% (95% CI: -0,45; -0,34) ed è stata anche osservata una perdita di peso rispetto al placebo di -2,3 kg ( 95% CI: -2,5; -2,0).1,2

Abbiamo accolto con grande entusiasmo i risultati dello studio LEADER®, poiché evidenziano una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari maggiori nei pazienti con diabete tipo 2 trattati con liraglutide, inclusa la morte per tutte le cause. Per noi si tratta dell’inizio di una nuova era, nella quale le nostre attività di ricerca e sviluppo non si concentreranno esclusivamente sul controllo glicemico” – ha dichiarato Mads Krosgaard Thomsen, Executive Vice-President e Chief Science Officer di Novo Nordisk.

La percentuale di soggetti adulti che hanno manifestato eventi avversi è risultata simile nei due gruppi di trattamento (62,3% con liraglutide vs. 60,8% con placebo). Gli eventi avversi più comuni che hanno causato l’interruzione del trattamento con la liraglutide sono stati prevalentemente effetti gastrointestinali. L’incidenza di pancreatite è risultata più bassa ma non statisticamente significativa nel gruppo trattato con liraglutide rispetto al placebo.1,2

separa

Lo studio LEADER®

Il LEADER® è uno studio internazionale, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, placebo-controllo, che ha valutato gli effetti a lungo termine di liraglutide (al dosaggio fino a 1,8 mg) rispetto a placebo, entrambi in aggiunta a terapia standard, in persone con diabete tipo 2 ad alto rischio di eventi cardiovascolari maggiori. La terapia standard prevedeva modifiche allo stile di vita, trattamenti ipoglicemizzanti e cardiovascolari.

Nello studio, avviato a settembre 2010, sono stati coinvolti 9.340 pazienti con diabete tipo 2, provenienti da 32 paesi, che sono stati seguiti per 3,5–5 anni. L’endpoint composito primario era costituito dall’insorgenza del primo evento cardiovascolare che consisteva nella morte per cause cardiovascolari, infarto miocardico non fatale ed ictus non fatale.3

Liraglutide

Liraglutide è un analogo del GLP-1 (glucagon-like peptide-1) umano con una sequenza aminoacidica per il 97% simile a quella del GLP-1 umano.

Liraglutide è stata introdotta sul mercato nella UE nel 2009 ed è commercializzata  in oltre 85 paesi, dove è impiegata per il trattamento di oltre 1 milione di pazienti con diabete tipo 2.3,4 In Europa, liraglutide è indicata in monoterapia nel trattamento di soggetti adulti con diabete tipo 2 al fine di raggiungere il controllo glicemico quando  l’uso della metformina è considerato inappropriato a causa di intolleranza o controindicazioni e in combinazione con farmaci ipoglicemizzanti orali e/o insulina basale quando questi ultimi, associati ad un regime alimentare controllato e attività fisica, non forniscono un controllo glicemico adeguato.3 Negli Stati Uniti liraglutide è stato approvato nel 2010 in aggiunta a un regime alimentare controllato e ad attività fisica al fine di migliorare il controllo glicemico in soggetti adulti con diabete tipo 2.5


BIBLIOGRAFIA

1. Results of the liraglutide effect and action in diabetes – evaluation of cardiovascular outcome results (LEADER) trial. Symposium 3-CT-SY24 at the 76th Scientific Sessions of the American Diabetes Association (ADA). 13 June 2016.

2. Marso SP, Daniels GH, Brown-Frandsen K, et al. Liraglutide and cardiovascular outcomes in type 2 diabetes. New England Journal of Medicine. 2016.

3. EMA. Victoza® EU summary of product characteristics. April 2016. Last accessed: 11 June 2016.

4. Internal Calculations based on IMS Midas Quantum data. September 2015.

5. FDA. Victoza® US prescribing information. April 2016. Last accessed: June 2016.


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

Rischio cardiovascolare: il colesterolo delle uova non lo aumenta

uova

Il consumo di uova non è associato ad un aumentato rischio di sviluppare infarto (IMA) nei pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2 (DM2).

Lo rileva il recente studio Egg consumption and risk of heart failure, myocardial infarction, and stroke: results from 2 prospective cohorts.

La ricerca ha valutato se il consumo di uova sia associato o meno a scompenso/insufficienza cardiaca, infarto del miocardio e ictus.

L’indagine è stata condotta su una coorte di 37.766 uomini e 32.805 donne: tutti soggetti sani. Il consumo di uova è stato valutato al basale attraverso un questionario di food-intake. Durante 13 anni di follow-up, 1.628 uomini sono andati incontro a scompenso cardiaco (SC), 3.262 soggetti hanno avuto un infarto acuto del miocardio (IMA), 2.039 un ictus ischemico e 405 un ictus di tipo emorragico. Tra le donne 1.207 hanno avuto uno SC, 1.504 un IMA, 1.561 sono andate incontro a ictus ischemico e 294 hanno avuto un ictus emorragico.

In sostanza non è stata osservata alcuna associazione statisticamente significativa tra consumo di uova e rischio di infarto o ictus sia di tipo ischemico che emorragico nel gruppo degli uomini e donne o scompenso nelle donne. Negli uomini, il consumo di uova ≤6 / settimana non è stato associato a un aumentato rischio di insufficienza cardiaca; tuttavia, un consumo di uova ≥1 / die è stato associato a un rischio superiore del 30% di scompenso (RR: 1,30; 95% CI: 1,01, 1,67).

Il consumo di uova non è stato associato allo sviluppo di malattie cardiovascolari nei soggetti con diabete. Il tuorlo contiene circa 300 mg di colesterolo e 1,3 gr di lecitina, sostanza che è in grado di ridurre l’assorbimento intestinale del colesterolo stesso. Questo spiegherebbe perché il consumo di uova abbia uno scarso effetto sul livello di colesterolo nel sangue e di conseguenza sul rischio di malattie cardiovascolari.

Fonte | http://www.coagulumreport.it

BIBLIOGRAFIA
Egg consumption and risk of heart failure, myocardial infarction, and stroke: results from 2 prospective cohorts. Am J Clin Nutr. 2015 Sep 23. pii: ajcn119263. [Epub ahead of print]

Ibuprofene: rischio infarto e ictus

diclofenac sottocute

L’ibuprofene è tra i farmaci da banco più diffusi e utilizzati nel mondo.  Eppure gli specialisti raccomandano la massima attenzione: recenti studi hanno infatti dimostrato che questo antidolorifico e antinfiammatorio aumenta anche nel breve periodo, ovvero in poche settimane, il rischio di malattie cardiovascolari come infarto e ictus.

Basandosi su uno studio di revisione dei dati sull’ibuprofene, il Comitato di Valutazione dei Rischi per la Farmacovigilanza (PRAC) dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) è stato il primo a mettere in evidenza i gravi effetti collaterali di questo farmaco per dosi giornaliere superiori ai 2400mg.

A conferma di questa tesi si è espressa di recente anche la Food and Drug Administration (Fda), agenzia del governo americano che sovraintende il mercato farmaceutico degli Stati Uniti. Se prima gli esperti sostenevano che questi farmaci non-steroidei “potevano” causare un incremento del rischio di malattie cardiovascolari, oggi ne confermano la potenziale pericolosità, soprattutto nel caso di pazienti che già in passato sono stati colpiti da infarto o ictus.

Questo monito non riguarda però tutte le formulazioni ma solo quelle assunte per via orale o iniettive. Non rientrano invece i medicinali a base di paracetamolo, l’Aspirina o le formulazioni topiche come gel o spray da applicare sulla cute della zona interessata.

Da questo avvertimento ne deriva che  il medico deve valutare attentamente la somministrazione di ibuprofene ad alte dosi in pazienti che presentano già fattori di rischio cardiovascolare come fumo, ipertensione arteriosa, diabete e colesterolo elevato. Inoltre l’ibuprofene ad alte dosi non può essere somministrato a pazienti che hanno già gravi patologie cardiache o circolatorie o in pazienti che hanno avuto un infarto o un ictus.

Come combattere quindi il dolore acuto in totale sicurezza riducendo il rischio di compromettere la nostra salute cardiovascolare?

Una soluzione efficace è rappresentata dalla nuova formulazione sottocutanea di diclofenac (nome commerciale Akis) che grazie ai bassi dosaggi da 25 e 50mg risponde alla necessità di ottenere il miglior risultato con la minore tossicità. La siringa preriempita che consente al paziente di autoiniettarsi il farmaco garantisce inoltre la massima praticità. Come afferma il Prof. Paolo Cherubino, Direttore della Clinica Ortopedia dell’Università di Varese e Presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia “la nuova formulazione è un passo avanti perché essendo una formulazione intradermica può essere effettuata dal paziente stesso. […] Il dosaggio modulato permette di avere il miglior risultato con il minimo dosaggio possibile”.

IUPLUS

Colesia, nuovo integratore contro il colesterolo

Colesia

Da giugno è disponibile in farmacia un integratore alimentare di nuova concezione contro il colesterolo: si tratta di Colesia®, prodotto e commercializzato da Ibsa Italia, azienda farmaceutica che già da tempo è presente nell’area cardio-metabolica.

Colesia® è un prodotto innovativo in quanto, a differenza degli altri integratori disponibili oggi  sul mercato, agisce non soltanto sull’assorbimento del colesterolo, ma anche sulla sintesi e sull’ossidazione, aspetto fondamentale specialmente con l’avanzare dell’età poiché l’organismo tende a produrne in eccesso.

Il colesterolo è molto importante, dal momento che contribuisce a produrre numerosi ormoni e a formare le membrane cellulari. Può essere introdotto ed assimilato attraverso i cibi, ma viene anche prodotto dal nostro organismo, attraverso la biosintesi. Quando però i livelli di colesterolo diventano troppo elevati, costituiscono dei fattori di rischio per malattie cardiovascolari anche gravi, quali infarto ed ictus. È quindi fondamentale mantenere i livelli di colesterolo sotto controllo, attraverso una dieta equilibrata e povera di grassi. Laddove ciò non bastasse, un valido aiuto è rappresentato da Colesia®.

Colesia® è un integratore a base di fitosteroli, riso rosso e polifenoli dell’olivo. Si presenta in capsule molli (softgel), di cui IBSA è produttore leader a livello internazionale, senza lattosio e senza glutine, e contiene steroli e stanoli vegetali che aiutano a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue e a limitarne l’assorbimento.

Studi clinici poi indicano che il riso rosso fermentato, contenendo una statina naturale, la monacolina K, si è dimostrato supporto efficace contro l’ipercolesterolemia, riducendo i livelli di colesterolo LDL dal 10% al 33%.

Ulteriori benefici  sono infine apportati dai polifenoli dell’olio di oliva (idrossitirosolo e derivati) nel prevenire l’ossidazione del colesterolo LDL, fattore di rischio per lo sviluppo di processi aterosclerotici che danneggiano le arterie.

IBSA Italia, grazie alla tecnologia softgel e all’assenza di lattosio e glutine, garantisce sicurezza, efficacia ed affidabilità ad una sempre maggiore fascia di pazienti.

IUPLUS


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