Posts Tagged 'infertilità'

Importanza di tutelare la salute riproduttiva

Domenica 22 aprile il Ministero della Salute ha celebrato la Giornata Nazionale della Salute della Donna. In questa importante occasione IVI ha voluto porre l’accento sulla tutela della salute riproduttiva e sensibilizzare sulla prevenzione dell’infertilità.

L’infertilità è considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) una patologia che riguarda le coppie che non riescono a concepire un figlio dopo circa 12/18 mesi di rapporti sessuali mirati e non protetti e si stima che colpisca circa il 15% delle coppie in età fertile. Le cause dell’infertilità sia femminile che maschile, sono numerose e di diversa natura, e per contrastarle è necessario innanzitutto tenere sotto controllo e monitorare costantemente la salute dell’apparato riproduttivo attraverso una visita medica periodica dallo specialista di riferimento” – ha affermato la Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Nelle donne, infatti, i principali problemi d’infertilità riguardano principalmente ostruzioni e disfunzioni tubariche, turbe ovulatorie, endometriosi, malformazioni uterine, ridotta riserva ovarica e poliabortività.

Oltre alle patologie dell’apparato riproduttivo, nelle quali rientrano anche le malattie sessualmente trasmissibili particolare rilievo hanno i fattori di rischio collegati all’adozione di stili di vita scorretti, quali abuso di alcol, dieta non equilibrata, vita sedentaria, fumo e uso di droghe. Altri fattori determinanti possono essere rappresentati dalle condizioni di inquinamento ambientale e da quelle socio-culturali. Tra queste ultime va considerato che le donne italiane decidono di avere il primo figlio in età avanzata, in media a 31 anni, quando la fertilità ha già iniziato il suo declino” – ha sottolineato Daniela Galliano.

La fertilità risulta, quindi, un bene da tutelare fin dalla giovane età e rappresenta un interesse che non riguarda solo il singolo individuo o la coppia, ma la salute dell’intera società.

Molto si può fare grazie ad una corretta informazione per sensibilizzare la popolazione a fare prevenzione e a evitare, quindi, comportamenti che possano mettere a rischio il proprio patrimonio riproduttivo.

 
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IVI premiato dalla Society for Reproductive Investigation (SRI) per il suo studio sul ringiovanimento ovarico

IVI continua ad essere all’avanguardia nella sua lotta contro l’infertilità.

Lo dimostra una delle sue ultime ricerche – “Fertility rescue by bone marrow derived stem cell infusión – pubblicata recentemente dalla Dottoressa Sonia Herraiz, ricercatrice IVI, che trova spazio sulla rivista Fertility & Sterility -, incentrata sullo studio del ringiovanimento ovarico e premiata con il SRI-Pfizer Award, grazie a risultati notevolmente incoraggianti nel recupero della funzione ovarica.

Lo studio, diretto dal Presidente di IVI Prof. Antonio Pellicer, è stato realizzato da IVI in collaborazione con l’Ospedale Universitario La Fe di Valencia ed è stato premiato nell’ambito del 65º Congresso americano della Society for Reproductive Investigation (SRI)

SRI-Pfizer Award è un premio che dal 1996 riconosce i migliori 25 lavori presentati da ricercatori durante la loro formazione.

L’invecchiamento ed i trattamenti oncologici alterano la funzione delle ovaie. Tuttavia, anche quando le ovaie perdono la propria capacità di ovulare rimangono follicoli dormienti e residui che possono essere recuperati per poi crescere. Il ringiovanimento ovarico costituisce il presente e il futuro della riproduzione assistita, e per questo rappresenta una priorità per IVI. Stiamo portando avanti differenti ricerche per invertire l’invecchiamento ovarico e stiamo ottenendo risultati lusinghieri” – ha dichiarato il Prof. Antonio Pellicer.

IVI, in collaborazione con l’Ospedale Universitario La Fe di Valencia, sta proseguendo negli studi sul ringiovanimento ovarico mediante due tecniche: la frammentazione ovarica (OFFA – Ovarian fragmentation for folicular activation) e l’infusione di cellule madre del midollo osseo nell’arteria ovarica (BMDSC – Bone Marrow Derived Stem Cells). Entrambe le tecniche, con diversi studi in corso, mettono in luce come il ringiovanimento ovarico costituisca già una realtà sia di pazienti con bassa risposta ovarica sia in quelle con insufficienza ovarica precoce. Grazie all’applicazione di queste tecniche, IVI ha già ottenuto diverse gravidanze spontanee tra le sue pazienti.

Nel mondo, IVI è pioniere nello studio del recupero della funzione ovarica in pazienti umane, come commenta la vincitrice dello SRI-Pfizer Award, Anna Buigues,

la prima fase dello studio è stata effettuata con un modello animale di insufficienza ovarica e con bassa risposta ovarica, ma quelle successive sono state realizzate con pazienti umane. Inizialmente abbiamo lavorato con pazienti con bassa risposta ovarica, ma le successive linee guida vengono applicate a donne con insufficienza ovarica precoce. Ci troviamo di fronte ad un cammino ricco di speranza per le nostre pazienti. Sono molto orgogliosa di fare parte di questo progetto e, ovviamente, di aver ricevuto un premio simile da parte della SRI”


Endometriosi e infertilità

In tutto il mondo, Marzo è il mese della consapevolezza dell’endometriosi che quest’anno è culminato ieri sabato 24 con la Giornata Mondiale, istituita per sensibilizzare la popolazione sulla malattia.

Si stima che l’endometriosi colpisca circa il 10-15% delle donne in età fertile – 3 milioni i casi solo in Italia – con un enorme ritardo nella diagnosi che mediamente arriva dopo 7 anni, generalmente nella fascia d’età tra i 25 e i 35 anni. E’ una malattia cronica, dolorosa e invalidante, con risvolti importanti a livello socio-lavorativo e relazionale: ansia, discriminazione, paura, giornate a casa, rischio di perdere il lavoro, sono temi che, purtroppo, rivestono ancora una profonda attualità. Una patologia che per il 30-40% delle pazienti si traduce, inoltre, in un problema di infertilità.

Nelle donne affette da endometriosi il tasso di gravidanza naturale è inferiore al 2% per ciclo mestruale mentre normalmente questo valore si attesta attorno al 20%. L’infertilità  è un elemento fondamentale di cui il medico deve tener conto nel momento in cui si appresta alla diagnosi e alla cura di questa patologia così come l’endometriosi influenza l’approccio diagnostico e terapeutico per la cura della infertilità. Per le pazienti la medicina riproduttiva rappresenta una opportunità da intraprendere grazie agli elevati tassi di successo che caratterizzano queste tecniche. Negli ultimi dieci anni più di 9.000 donne si sono rivolte a IVI per riuscire ad avere un bambino malgrado l’endometriosi” – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

In alcune cliniche, IVI può contare su unità specifiche per la cura dell’endometriosi. Una diagnosi ed un corretto trattamento e follow-up, sia medico che psicologico, assicurano che le pazienti si sentano supportate e comprese. Negli ultimi anni sono stati fatti numerosi passi avanti sul fronte terapeutico-assistenziale, ma anche istituzionale: nel 2016 l’endometriosi è stata inserita dal Governo Italiano nell’elenco delle patologie croniche e invalidanti. Inoltre, da marzo 2017 sono entrati in vigore i nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) previsti per gli stadi clinici di endometriosi moderato e grave” – conclude Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

L’endometriosi

ll termine “endometriosi” deriva dall’endometrio, il tessuto che riveste l’interno dell’utero e la patologia si verifica quando quest’ultimo è presente al di fuori della cavità uterina, ad esempio nell’addome, nelle ovaie o nelle tube. Questo tessuto continua a reagire alle variazioni ormonali che si verificano in ciascun ciclo, cosa che provoca gonfiore negli organi in cui si trova. L’intero processo dà luogo a emorragia interna, rottura dei tessuti e infiammazione degli organi colpiti, che porta a forti dolori, problemi intestinali, aderenze e infertilità.

 


“Che fine ha fatto la cicogna Destinazione Genitori”, seconda edizione della campagna promossa da Merck

Che fine ha fatto la cicogna Destinazione Genitori, seconda edizione della campagna di informazione e sensibilizzazione, promossa da Merck , azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, e dedicata al viaggio delle coppie infertili che sono riuscite a realizzare il loro sogno grazie alla procreazione medicalmente assistita.

Dopo aver chiesto ai più piccoli come nascono i bambini, quest’anno sono i genitori a raccontare il proprio viaggio alla ricerca di un figlio che non arriva.

Il percorso verso la genitorialità è per molti il viaggio più bello della vita. A volte però, per chi ha problemi di infertilità, il percorso diventa impervio, fatto di tappe incerte e scelte difficili. Questo viaggio richiede forza, nervi saldi, amore e fiducia. Una fiducia in se stessi quanto nel progresso scientifico, nella ricerca e nella medicina.

Un viaggio la cui destinazione è solo l’inizio, perché una nascita è l’inizio per antonomasia: è vita.

Che fine ha fatto la cicogna Destinazione Genitori è il racconto del viaggio di mamme e papà che hanno realizzato il proprio sogno.

L’obiettivo di questa campagna è aiutare coloro che desiderano, oltre ad informazioni corrette sul percorso da intraprendere se un figlio non arriva, anche e soprattutto il conforto, i consigli, le raccomandazioni di chi ha già vissuto la stessa esperienza. Il racconto in prima persona di un percorso a ostacoli, fatto di ansie, paure, sconforto, ma anche attesa, speranza, fino alla gioia pura della nascita dei figli.

Le storie (Il desiderio di un figlio per Barbara e Leonida – Che fine ha fatto la cicogna), (La scelta della procreazione assistita di Barbara e Leonida – Che fine ha fatto la cicogna), (L’arrivo di un figlio per Barbara e Leonida – Che fine ha fatto la cicogna), in forma di video, sono pubblicate sul sito internet chefinehafattolacicogna.it.

Sul sito sono inoltre disponibili informazioni su come prendersi cura della propria fertilità e il collegamento ad un motore di ricerca con l’elenco dei centri specializzati accreditati in Italia per i trattamenti di procreazione medicalmente assistita.

Dopo il successo registrato dalla scorsa edizione, abbiamo deciso di proseguire nella nostra iniziativa per contribuire a diffondere una corretta informazione sulla fertilità. Si tratta di un impegno che l’Azienda è lieta di assumersi e che intende mantenere anche per il futuro” – ha dichiarato Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia.

Nella prima edizione della campagna “Che Fine Ha Fatto La Cicogna”, agli utenti del sito è stato proposto un questionario per meglio comprendere la conoscenza delle persone sui temi della fertilità e della prevenzione dell’infertilità. I questionari compilati sono stati 1400. A rispondere prevalentemente donne: l’81% con età compresa tra i 25 e i 39 anni. Tra i dati più interessanti quelli sulle cause di infertilità: il messaggio sui danni di fumo e alcool e sulla riduzione della fertilità con l’avanzare dell’età è arrivato alla grandissima parte dei rispondenti (84%, 85% e 81%); meno diffusa la conoscenza dei rischi legati alle malattie sessualmente trasmesse (61%) ed all’inquinamento (60%). Inoltre, praticamente tutti (99%) hanno dichiarato di sapere che l’infertilità può dipendere da entrambi i partner; quasi altrettanti (95%) sono convinti che a prendersi cura della propria fertilità già in età giovanile debbano essere entrambi i sessi.

Infine, sul periodo da attendere prima di rivolgersi a uno specialista, 6 intervistati su 10 ritengono che il pensiero dell’infertilità possa sorgere dopo 1 anno e più di rapporti sessuali non protetti senza concepimento; 3 su 10 attenderebbero almeno 2 anni prima di considerare l’ipotesi.

La campagna Che fine ha fatto la cicogna Destinazione Genitori ha ottenuto i seguenti patrocini: AGUI (Associazione Ginecologi Universitari Italiani), AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani), CECOS (Centri studio conservazione ovociti e sperma umani), SIA (Società Italiana di Andrologia), SIAMS (Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità), SIDR (Società Italiana della Riproduzione), SIE (Società Italiana di Endocrinologia), SIERR (Società Italiana di Embriologia, Riproduzione e Ricerca), SIFES (Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione), SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) e Fondazione Cesare Serono.

 

Il fumo aumenta l’infertilità

­­­­­­In occasione della Giornata Mondiale senza tabacco, che si è celebrata il 31 maggio scorso, IVI (Instituto Valenciano de Infertilidad) ha richiamato l’attenzione sul fatto che tra gli effetti nocivi del fumo rientri anche l’aumento dell’infertilità sia nella donne che nell’uomo.

Problemi di ovulazione, danni a carico delle ovaie e degli ovuli, menopausa precoce: queste alcune delle principali conseguenze del consumo di nicotina sulla fertilità femminile; negli uomini invece si assiste a una riduzione del numero degli spermatozoi, della loro motilità e morfologia.

Prima di tutto il fumo può ritardare fino a 12 mesi il tempo necessario per concepire un bambino con un aumento del ritardo correlato al numero di sigarette fumate. Nelle coppie con problemi di infertilità, inoltre, il fumo ha effetti negativi sul successo della terapia che risulta ridotto del 34%, con le percentuali maggiori di insuccesso rinvenibili tra le donne più mature; in particolare, nelle fumatrici rispetto alle non fumatrici risultano diminuiti la riserva ovarica, la risposta ovarica alla stimolazione, il numero di ovociti recuperati e fecondati, e i tassi di gravidanza” – ha commentato il Prof. Antonio Pellicer, Presidente IVI e condirettore di Fertility and Sterility.

Gli effetti del fumo sono molto pesanti anche sulla gravidanza e sul benessere del neonato: numerosi studi dimostrano come il fumo sia associato ad un aumento delle percentuali di aborti spontanei, di nascite premature, del rischio di gravidanza multipla, e al basso peso del nascituro, che può andare incontro più facilmente al rischio di morbilità e mortalità correlate.

Quasi altrettanto nocivi sembrano essere gli effetti del fumo passivo che risulta solo leggermente meno pericoloso rispetto al fumo attivo dei partner.

Per questo motivo è fondamentale fare informazione e sensibilizzare la popolazione sulla necessità di abbandonare il vizio del fumo non solo per il proprio benessere ma anche per quello del partner e del nascituro. Inoltre, smettendo di fumare, per le donne che non sono ancora in menopausa e non hanno problemi di infertilità legati a fattore tubarico, è possibile tornare a livelli di fertilità delle non fumatrici” – ha affermato la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.


Fertilità maschile e sana alimentazione: un’alleanza vincente

Un’alimentazione equilibrata permetterebbe all’uomo di aumentare le possibilità di concepimento; una dieta sana, infatti, migliorerebbe la qualità dello sperma, soprattutto negli uomini che presentano già qualche problema di fertilità.

Sono i risultati dello studio recentemente pubblicato su Fertility and Sterility e condotto dalla Erasmus University Medical Centre di Rotterdam in Olanda su 129 uomini, in media di 35 anni, in attesa di un bambino. Obiettivo: studiare le associazioni tra le loro abitudini alimentari e i parametri di qualità del liquido seminale.

Gli studiosi hanno esaminato la qualità dello sperma indagando sul volume, la motilità, la concentrazione e il numero totale degli spermatozoi tenendo in considerazione l’alimentazione nella fase di concepimento.

Lo studio ha fatto emergere che gli uomini che seguivano una dieta sana e equilibrata presentavano un livello di sperma qualitativamente più elevato, soprattutto rispetto ai soggetti che seguivano una dieta scorretta.

I risultati mostrano, quindi, come seguendo un modello alimentare sano aumentino le probabilità di concepimento e come questo rappresenti una possibile prevenzione per le coppie con problemi di fertilità, un problema sempre più diffuso e spesso legato all’uomo.

Lo stile di vita svolge un ruolo molto importante sulla fertilità maschile. Negli ultimi anni si è assistito a una significativa riduzione della fertilità nell’uomo dovuta a molteplici fattori che hanno provocato una diminuzione della qualità del liquido seminale. Occorre, quindi, fare molta attenzione e puntare su una corretta alimentazione poiché il peso corporeo può giocare un ruolo fondamentale sull’infertilità.  Una dieta equilibrata, quindi, completa e ricca di antiossidanti rappresenta una delle più importanti regole da osservare per prendersi cura della propria capacità riproduttiva” – ha dichiarato il Prof. Antonio Pellicer, condirettore di Fertility and Sterility e Presidente IVI.


L’infertilità è l’evento più grave per la propria vita (50% delle donne e 15% degli uomini)

parole-fertili

L’infertilità ha un enorme impatto emotivo sul vissuto delle persone accompagnato da un profondo senso di colpevolezza e negazione. Secondo uno studio pubblicato sull’Hasting Centre Report, il 50% delle donne e il 15% degli uomini considera l’infertilità l’evento più grave della loro vita1. Le donne infertili in particolare presentano un quadro psicologico sovrapponibile alle pazienti affette da patologie come il cancro.

La difficoltà o l’impossibilità a generare è vissuta come un tabù. A differenza di altre patologie, nell’infertilità si diventa ‘pazienti’ solo nel momento in cui si desidera un figlio. Senza il desiderio, si resta fertili, anche se medicalmente sterili. Le difficoltà a realizzare il desiderio di maternità/paternità sono vissute con colpa, dolore, frustrazione, invidia, emozioni difficilmente comunicabili, chiarisce Cristina Cenci, antropologa, fondatrice del Center for Digital Health Humanities. Spesso lo spazio digitale consente di uscire dalla solitudine, offre un’intimità anonima che facilita l’espressione e la condivisione del vissuto di infertilità. Da questa esigenza, con il supporto non condizionante di IBSA PMA, nasce ‘Parole fertili’ (www.parolefertili.it), un nuovo progetto di storytelling, dedicato alla condivisione di storie sulla ricerca di un figlio. Uno spazio online in cui raccontarsi senza filtri, aperto a tutte le storie, anche le più difficili, anche quelle di chi, senza figli, cerca altre modalità di reinventarsi fertile. Molte donne scrivono, ma molte di più sono quelle che leggono le storie di altre. Al momento tra le nostre storie il grande assente è l’uomo, intrappolato in un silenzio che nasce dal rifiuto del fallimento, che spesso porta anche al rifiuto della diagnosi. La sfida che le storie pubblicate finora ci lanciano è quella di trasformare la PMA in un percorso più personalizzato e meno artificiale. Oggi è infatti vissuto con un senso di grande estraneità e molta sofferenza, anche quando l’esito è positivo”.

L’infertilità è una malattia vera e propria riconosciuta nel 2013 dalle Nazioni Unite nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e come tale riconosciuto è il diritto universale ad accedere alle cure a prescindere da razza, nazionalità o religione. Diritto alla famiglia che viene sancito anche dall’art. 31 della nostra Costituzione.

Dal 2004, anno di promulgazione della legge 40, molti passi avanti sono stati fatti nel nostro Paese e oggi molte sono le strutture che possono offrire terapie sempre più complesse e tecnologicamente avanzate, e con l’ingresso della procreazione medicalmente assistita (PMA) nei LEA, l’infertilità è riconosciuta a tutti gli effetti come una malattia. I limiti di età e il di numero di tentativi (cicli di PMA) sono però ad oggi trattati solo in termini di allocazione delle risorse e di scelte di politica sanitaria. Il SSN pone dei limiti alle prestazioni di PMA, ma l’esperienza clinica ci dice che ciò che non è avvenuto in 3 cicli può succedere in quelli successivi e, ovviamente, più tentativi corrispondono a maggiori possibilità di successo. Gli studi che hanno portato a limitare a tre i cicli della PMA sono stati smentiti da altri dati di letteratura (NICE 2013). Alla coppia, bisognerebbe dare la possibilità di tentare protocolli diversi e terapie diverse, per aumentare le motivazioni a ripetere i cicli di PMA”, ha spiegato Andrea Borini, presidente della Società Italiana di Fertilità e Sterilità (SIFES e MR).

Ma si evidenzia anche un altro ostacolo, ancora più subdolo: la paura, lo stress, l’essere messi ogni volta di fronte alle proprie difficoltà porta quasi il 50% delle coppie ad abbandonare il percorso di procreazione medicalmente assistita prima del termine dei cicli previsti. E’ un comportamento osservato in diversi Paesi e che sta portando le maggiori società scientifiche, l’ESHRE European Society of Human Reproduction and Embriology, l’ASRM, American Society for Reproductive Medicine, a studiare fattori correttivi per migliorare l’adesione dei pazienti al trattamento.

La difficoltà riproduttiva ha molte sfaccettature: ormonali, meccaniche, infettive e immunitarie. Non esiste una fertilità della donna o dell’uomo, a meno di patologie molto severe, esiste una sterilità di coppia. Ad oggi le terapie per l’infertilità sono sempre più personalizzate. Gli ormoni, tanto spesso demonizzati e associati erroneamente a conseguenze negative per la salute non causano certamente tumori ma, in taluni casi addirittura li prevengono.2 La procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta un’area delicata e la richiesta delle donne è sempre più rivolta a prodotti efficaci e, allo stesso tempo naturali e ben tollerati. Il progetto IBSA PMA intende promuovere una nuova generazione di ormoni di derivazione umana, che assomigliano strettamente alle specie molecolari prodotte naturalmente. Ne è un esempio il Pleyris®, farmaco utilizzato per la supplementazione della fase luteale nella procreazione medicalmente assistita e nei cicli di ovodonazione, così come le gonadotropine, utilizzate nella stimolazione ovarica, che mimano il modello fisiologico del reclutamento follicolare” – ha affermato Rossella Nappi, Professore associato Università degli Studi di Pavia e responsabile del Centro di Ricerca per la Procreazione Medicalmente Assistita della Clinica Ostetrica e Ginecologica del San Matteo di Pavia.

Nella procreazione medicalmente assistita (PMA) non va dimenticato il ruolo centrale del maschio, spesso troppo misconosciuto e forse da qui l’origine della mancanza di “parola”; spesso il maschio della coppia è “schiacciato” dalla preponderanza del ruolo femminile, e dalle attenzioni che questo riveste in seno al progetto genitoriale, che dovrebbe comunque rimanere di entrambi i partner e non solo espressione del gentil sesso. In tal senso, anche il maschio, infatti, è attore fondamentale del percorso di PMA, meritevole di una attenta valutazione diagnostica, e di una eventuale adeguata terapia, ivi comprendendo nei casi specifici una supplementazione ormonale, capace di aumentare anche considerevolmente le possibilità di successo. Alcuni ormoni follicolo stimolanti di tipo estrattivo utilizzati per l’induzione della spermatogenesi, in associazione alla gonadotropina corionica umana hanno infatti raggiunto ottimi risultati” – ha spiegato Andrea Salonia, Professore Associato di Urologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, Divisione di Oncologia Sperimentale, Unità di Urologia, URI-Urological Research Institute, IRCCS Ospedale San Raffaele.

Solo nel 2014 le coppie che hanno fatto ricorso alle tecniche di PMA sono state 70.826 per un totale di 16.041 gravidanze e 12.720 bambini nati. Il Registro censisce le strutture autorizzate ad applicare le tecniche di PMA, raccoglie annualmente i dati sui cicli di trattamento eseguiti, sulle gravidanze ottenute e sui bambini nati e delinea il quadro epidemiologico della loro efficacia e sicurezza. In Italia l’accesso alle tecniche e la loro offerta sono migliorate negli anni, tanto è che il 2,5 % dei bambini nati in Italia sono nati grazie all’applicazione di tecniche di PMA e che l’offerta dei cicli per milione di abitanti è paragonabile a quella europea (1.102 in Italia contro 1.253 in Europa). L’elemento preoccupante è il progressivo aumento dell’età media delle donne che fanno ricorso a tecniche di PMA, dai 35,3 anni del 2005 ai 36,7 del 2014. Dai dati raccolti emerge inoltre che un ricorso alla PMA in età più precoce porta ad una percentuale maggiore di successi” – ha affermato Giulia Scaravelli, ginecologa, Responsabile del Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto Superiore di Sanità e membro dell’Esecutivo del registro Europeo (EIM).

Per motivi legati a mutamenti di natura socio-culturale ed economica si assiste ad un continuo calo delle nascite, 12.000 in meno rispetto al 2013. Oltre 700.000 coppie nel nostro Paese sono affette da infertilità3. Per il futuro ci si aspetta un ulteriore calo delle nascite, dovuto al fatto che la popolazione femminile residente tra 15 e 30 anni è, in termini assoluti, poco più della metà di quella tra 30 e 49 anni, in altre parole, in prospettiva ci saranno meno donne in età feconda con la prospettiva di un Paese destinato ad “invecchiare” sempre di più” – ha confermato Alessandro Solipaca, Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane – Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

La metafora di Parole fertili, è il dono: della propria storia di vita, delle proprie emozioni, di come ci si può sentire sempre e comunque fertili, anche senza diventare madre o padre. L’invito è a donare ma anche ad adottare queste storie per rispecchiarsi e ritrovarsi nel racconto degli altri. Parole fertili è una delle modalità con cui le storie possono prendersi cura: offrendo significati, ispirazione, coraggio, forza, parole per dire la paura e lo sconforto” – ha concluso Cristina Cenci.

BIBLIOGRAFIA

1 Why We Should All Pay for Fertility Treatment: An Argument from Ethics and Policy Authors Josephine Johnston, Michael K. Gusmano First published: 12 March 2013

Gierisch JM, Coeytaux RR, Urrutia RP, Havrilesky LJ, Moorman PG, Lowery WJ, Dinan M, McBroom AJ, Hasselblad V, Sanders GD, Myers ER. Oral contraceptive use and risk of breast, cervical, colorectal, and endometrial cancers: a systematic Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2013 Nov;22(11):1931-43.

3Dati Ministero della Salute


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa


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