Posts Tagged 'infertilità'

Il Gruppo IVI inaugura a Milano un nuovo centro per aumentare la presenza sul territorio italiano

IVI, leader mondiale nel trattamento dell’infertilità, ha inaugurato il 13 novembre scorso, il suo primo centro nel Nord Italia, più precisamente a Milano. Con questa apertura, salgono a due i Centri italiani IVI che si uniscono alle oltre 65 cliniche, distribuite in 11 paesi.

Il Centro nel capoluogo lombardo è nato con l’idea di servire tutto il Nord Italia e favorire anche le numerose richieste provenienti dalle coppie di altri Paesi, offrendo, come già accade nel Centro di Roma, le conoscenze più innovative nel campo della Riproduzione Assistita, grazie ad un team di esperti in ginecologia e Riproduzione Assistita, capitanati da Cristina Pozzobon.

Sull’onda del successo di Roma avviamo questo entusiasmante progetto, mettendo a disposizione tutta l’esperienza più che ventennale di IVI costituita non solo da attività clinica ma anche da accurata ricerca scientifica, per tutte quelle donne e coppie che vogliono avere un figlio e non riescono in maniera naturale” – ha dichiarato Cristina Pozzobon, Direttrice del Centro IVI di Milano.  

Un’équipe specializzata in ginecologia e tecniche e trattamenti di procreazione assistita anche a Milano così come avviene ormai da tre anni a Roma, ricalca il modello IVI basato su una capillare presenza sul territorio. Tutto questo per seguire le pazienti in maniera personalizzata e dedicata, per approfondire ogni caso singolarmente. Oltre il 31% delle coppie che si rivolgono a IVI è di nazionalità italiana e questa cifra rende particolarmente evidente la necessità di aumentare il numero dei centri sul suolo italiano che possano accompagnare le coppie nel viaggio per realizzare il loro sogno di diventare genitori – ha dichiarato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di ROMA.

 

Nello scorso anno il totale dei trattamenti di procreazione assistita realizzati dal Gruppo IVI* sono stati 54.189, di cui 14.648 Fecondazioni in vitro (FIV-ICSI), 7.561 cicli con donazione di ovuli (OVODON), 7.994 cicli con test genetico pre-impianto (PGT), 3.580 cicli di Inseminazione artificiale (IA), 16.129 trasferimenti di embrioni criopreservati, 4.277 trattamenti di vitrificazione degli ovuli.

 

* Numero di procedimenti dalle cliniche di Spagna + Lisbona + America Latina (Cile, Buenos Aires, Panama, Salvador de Bahia, Messico) + Roma + Abu Dhabi.

 

 


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Endometriosi, infertilità di coppia e personalizzazione della terapia al centro dell’evento We ART MERCK

Gli esperti della Procreazione Medicalmente Assistita si sono riuniti a Padova per WE ART MERCK (14.9.2018), l’evento ideato da Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, per celebrare la sua storia nel campo della fertilità e la volontà di continuare ad apportare progresso e innovazione in quest’area.

Con WE ART MERCK, l’azienda ha proposto un momento di confronto che poggia le basi su una storia di eccellenze italiane e guarda al futuro, con l’obiettivo di illustrare alle nuove generazioni di clinici e biologi uno stato dell’arte della PMA, nell’ottica di un continuo progresso scientifico.

Tra le tematiche al centro dell’evento, l’endometriosi, l’infertilità di coppia e la personalizzazione della terapia.

Oggi è possibile convivere con l’endometriosi tenendo sotto controllo i sintomi e mantenendo una buona qualità di vita. Il primo importante passo è che le pazienti accettino la malattia e che comprendano che può essere ben curata anche se una cura immediata e definitiva non esiste. Negli ultimi anni l’approccio terapeutico alla malattia è totalmente cambiato rispetto al passato in cui prevaleva quello chirurgico: ove possibile, attraverso una terapia farmacologica (pillola o progestinici) si cerca ora di creare un ambiente ormonale stabile che di fatto consente di avere ottimi risultati nella maggior parte delle pazienti. Il dolore che spesso affligge le donne affette si manifesta, infatti, per lo più come conseguenza delle fisiologiche fluttuazioni ormonali. Abolendole, si va ad interrompere il circolo vizioso che causa il dolore. Se poi la paziente desidera un bambino, può sospendere le cure e cercare di concepire naturalmente; una gravidanza generalmente impatta positivamente anche sull’endometriosi poiché produce gli stessi benefici di stabilizzazione che si ottengono con la pillola o i progestinici mantenendo, quindi, costanti le fluttuazioni ormonali tipiche della malattia. Dopo la gravidanza, come dopo la sospensione di qualunque terapia ormonale, le fluttuazioni ormonali ricominciano e la sintomatologia si ripresenta per cui è buona norma non “dimenticarsi” della malattia e riprendere la terapia ormonale assunta in precedenza” – ha affermato Edgardo Somigliana, Docente all’Università degli Studi di Milano e Responsabile del Centro di Procreazione Medicalmente Assistita all’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.

L’endometriosi è causa di infertilità nel 15-20% dei casi e circa la metà delle pazienti con endometriosi è infertile.

Un grande aiuto per queste donne può arrivare dalle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita e il percorso terapeutico dipende da diversi fattori quali l’età della donna, la riserva ovarica, da quanto tempo cerca la gravidanza e se ha o meno dolore. In presenza di dolore, infatti, l’eventuale sintomo infertilità deve passare in secondo piano e il medico deve prima pensare a curare il sintomo dolore. Di fondamentale importanza è l’età: in una donna di 39-40 anni con endometriosi che cerca un figlio da più di un anno, sottoporre la paziente a fecondazione in-vitro può rappresentare un valido approccio terapeutico. Viceversa, in una donna con più tempo riproduttivo a disposizione, per esempio a 30 anni, con una buona riserva ovarica e senza altri fattori d’infertilità di coppia che cerca un figlio da più di un anno, si dovrebbe cercare di curare l’endometriosi medicalmente e/o chirurgicamente per poi lasciarla provare a concepire spontaneamente per almeno 6-12 mesi. Nel caso, invece, di quelle donne più giovani, con età inferiore a 35-36 anni, che devono sottoporsi alla rimozione chirurgica di voluminose cisti endometriosiche (endometriomi) soprattutto se bilateralmente è molto consigliata la crioconservazione degli ovociti perché un intervento chirurgico bilaterale alle ovaie comporta un rischio di menopausa precoce pari al 2,6% e in ogni caso determina una riduzione significativa della riserva ovarica” – ha affermato Filippo Ubaldi, Direttore del Centro di PMA GENERA, vicepresidente SIFES (Società Italiana di Fertilità e Sterilità).

Negli ultimi anni l’esperienza clinica e le evidenze scientifiche raccolte hanno permesso di capire che ogni paziente è differente dall’altro e che un trattamento standard non può essere la chiave per ottenere una risposta ottimale. È necessario, quindi, studiare e conoscere in dettaglio la fisiologia dell’apparato riproduttivo maschile e femminile e di conseguenza applicare approcci terapeutici personalizzati, studiati per rispondere efficacemente alle caratteristiche dei singoli.

Merck è impegnata nella lotta all’infertilità da più di 60 anni, una storia che si caratterizza non solo per l’attenzione ai bisogni dei pazienti ma, anche, per la volontà di essere pionieri nell’innovazione e guidare il progresso scientifico in questo settore, grazie alla collaborazione con gli specialisti e a un continuo impulso alla ricerca, interna e esterna” – ha dichiarato Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia.

Un esempio concreto della volontà di Merck di favorire il progresso scientifico in quest’area è rappresentato dal Grant for Fertility Innovation, il premio Merck sulla ricerca traslazionale nel campo della fertilità che in 8 anni ha finanziato 51 progetti, di cui 10 italiani, per un investimento totale di 12 milioni di euro; inoltre, con l’ingresso nelle Fertility Technologies, nel 2014, Merck ha confermato di voler essere sempre di più un Healthcare Provider a 360 gradi, affiancando al proprio portafoglio di medicinali per la cura dell’infertilità una gamma di tecnologie per i laboratori di PMA, con l’obiettivo di promuovere l’eccellenza in laboratorio per ottimizzare i risultati dei trattamenti: un approccio olistico, che va oltre il farmaco, e, sempre di più, si rivolge non solo alla donna ma all’intero nucleo familiare.

WE ART MERCK è parte delle iniziative speciali pensate per i 350 anni di Merck.

 

Merck e il trattamento dell’infertilità

Merck è il leader mondiale nei trattamenti per l’infertilità, e l’unica azienda che offre una completa gamma di trattamenti per l’infertilità per ogni fase del ciclo riproduttivo e i tre ormoni necessari per il trattamento dell’infertilità prodotti con tecniche da DNA ricombinante: follitropina alfa (FSH ricombinante), per la stimolazione ovarica nelle donne e per indurre la spermatogenesi negli uomini; coriogonadotropina alfa (hCG ricombinante), per favorire la maturazione finale dei follicoli e il rilascio degli ovociti; lutropina alfa (LH ricombinante) e l’associazione follitropina alfa/lutropina alfa, per la stimolazione follicolare in donne con grave carenza di LH e FSH; cetrorelix acetato per prevenire l’ovulazione prematura; progesterone gel vaginale, per aiutare le fasi iniziali ed il mantenimento della gravidanza.

 


Inquinamento ed infertilità

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico nel suo ultimo rapporto dal titolo “Prospettive ambientali dell’OCSE all’orizzonte del 2050“ ha stimato che nell’Unione Europea l’inquinamento atmosferico, sia responsabile di circa 600.000 morti premature e dell’aumento della morbilità. Nello stesso documento viene, inoltre, riconosciuto che l’inquinamento atmosferico ha un impatto negativo sulla riproduzione femminile e maschile.

In particolare, molti studi epidemiologici hanno osservato che i fattori ambientali e l’esposizione ad agenti chimici incidono sulla dimensione, sulla motilità e sul numero degli spermatozoi.

Un recente studio italiano pubblicato sulla rivista Environmental Toxicology and Pharmacology, ha utilizzato solo ed esclusivamente il liquido spermatico per misurare l’impatto dell’inquinamento sulla salute maschile, rivelando dati allarmanti ed inequivocabili sulla vitalità e fertilità del seme maschile di chi vive in aree gravemente inquinate come Taranto o la Terra dei Fuochi, a cavallo tra le province di Napoli e Caserta, comparato con quello di chi abita in zone della stessa regione non considerate a rischio. L’evidente differenza tra i due campioni esaminati ha dimostrato che, sia i lavoratori delle acciaierie sia i pazienti che vivono in un’area altamente inquinata, mostrano una percentuale media di frammentazione del DNA dello sperma superiore al 30%, evidenziando un chiaro danno spermatico. I ricercatori hanno suggerito che la valutazione del DNA dello sperma possa essere sia un indicatore della salute individuale e della capacità riproduttiva sia un dato adeguato per connettere l’ambiente circostante ai suoi effetti.

Gli iperfluorati, usati in una varietà di prodotti di consumo, gli ftalati, impiegati nei giocattoli per bambini, i parabeni, usati soprattutto nei profumi e nei saponi, e il bisfenolo A, utilizzato per la produzione di plastiche quotidiana sono solo alcuni esempi dei moltissimi agenti e sostanze inquinanti che ogni giorno impattano sulla nostra vita. Senza dimenticare poi i fumi tossici (diossina) sviluppati dagli incendi di materiale plastico e dai rifiuti di ogni genere abbandonati nell’ambiente e nelle nostre città. Inoltre, studi scientifici hanno evidenziato che l’esposizione a queste sostanze, nel corso della gravidanza possono provocare mutazioni epigenetiche nel feto, con trasmissione trans-generazionale delle stesse, dagli effetti irreversibili. Per contrastare e bilanciare gli effetti negativi dell’inquinamento sulla propria fertilità le persone, oltre a cercare di fare attenzione all’utilizzo di determinati prodotti contenenti agenti inquinanti, devono ricordare che ci sono tantissimi altri fattori che possono permettere il mantenimento di una buona fertilità, come ad esempio seguire un’alimentazione corretta e eliminare alcune cattive abitudini, come il fumo e l’abuso di alcool. Il concetto che deve passare è quello di pensare alla propria fertilità e prendersene cura, e di mettere in atto tutti i comportamenti necessari a contrastare gli effetti dell’inquinamento odierno sulla nostra vita riproduttiva” – ha dichiarato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Secondo il Registro Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto superiore di Sanità, tra le coppie che si rivolgono ai centri specializzati per avere un figlio, la percentuale di uomini infertili è del 29,3% e l’età non rappresenta l’unico fattore responsabile. Negli uomini italiani in generale viene riportato che il numero dei gameti è diminuito del 50% rispetto al passato. A nuocere sulla qualità degli spermatozoi (aumentando quindi il rischio infertilità) ci sono spesso le condizioni lavorative: quelle che espongono a radiazioni, a sostanze tossiche o a microtraumi. Influiscono negativamente anche gli inquinanti prodotti dal traffico urbano e il fumo di sigaretta.

Calo delle nascite: IVI conferma il cambio di passo delle abitudini riproduttive degli Italiani

Secondo il nuovo bilancio demografico dell’ISTAT, nel 2017 continua il calo delle nascite in atto dal 2008. Per il terzo anno consecutivo i nati sono meno di mezzo milione (458.151 -15 mila sul 2016), nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia.

Non sono dati che devono stupire. Se guardiamo ai cambiamenti odierni della società, notiamo come le donne italiane ormai decidano di avere il primo figlio in età avanzata, in media a 31 anni, quando la fertilità sta già iniziando il suo declino” – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

I motivi sono molteplici ma molto importante è considerare la motivazione socio-economica. La stabilità economica dei giovani ormai si realizza sempre più tardi, quindi le giovani coppie si avvicinano all’idea di mettere al mondo un figlio quando la fertilità può iniziare ad essere già compromessa. Inoltre, oggi anche le donne, per realizzare le proprie aspirazioni personali e professionali, iniziano a pensare alla maternità dopo i 35 anni, quando la fertilità subisce un calo drastico. Da qui la necessità di ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita. E’ importante sottolineare come l’infertilità, che dall’OMS è considerata una vera e propria patologia, colpisca in Italia circa il 15% delle coppie, ma da parte sia di uomini che donne ci sia poca attenzione alla tutela della propria fertilità, soprattutto la poca informazione su questo tema. A volte basterebbe sapere che comportamenti come il tabagismo o l’abuso di alcool, possono influire moltissimo sulla fertilità di una persona” – continua Daniela Galliano.

Infine, sarebbe molto importante che le donne conoscessero l’esistenza di tecniche che possono permettere loro di preservare la propria fertilità. Questo vuol dire che se entro i 30/35 anni le donne non hanno ancora pensato a una gravidanza, possono vitrificare i propri ovociti in modo da aumentare le possibilità di avere un figlio in futuro” – conclude Daniela Galliano.

Dati: ISTAT, Istituto Superiore di Sanità.


Il fumo ritarda il concepimento ed il successo delle terapie dell’infertilità

Istituto Valenciano di Infertilità in occasione della Giornata Mondiale senza tabacco che si celebra il 31 maggio lancia un monito sui gravi rischi che il fumo provoca sulla fertilità e sulla salute del nascituro.

In Italia, le donne che fumano sono poco meno della metà e il 38% fuma ogni giorno. Rispetto a 10 anni fa, in cui il 46% delle intervistate dichiarava di vivere con pochissimi fumatori accanto (uomini e donne), oggi più di un quinto delle italiane afferma di vivere con fumatori in casa1.

Numerose ricerche condotte negli ultimi anni hanno inoltre mostrato una correlazione tra il fumo in gravidanza e le difficoltà economiche: si è evidenziato infatti che le donne esposte a difficoltà economiche riescono più difficilmente a smettere di fumare anche in gravidanza, con gravi rischi di salute per se stesse e per il nascituro1.

Sono 14 su 100 le donne in gravidanza che in Italia fumano (23 su 100 le fumatrici in generale) e in allattamento la percentuale arriva a 11 su 100 (dati raccolti tra il 2014 e il 2016 dal sistema di sorveglianza Passi).

Molti gli effetti del consumo di nicotina sulla fertilità femminile: da problemi di ovulazione e danni a ovaie e a ovociti, fino a menopausa precoce e aumento del rischio di cancro e di aborto spontaneo. Inoltre, la percentuale di donne con un ritardo di concepimento di oltre 12 mesi risulta essere più alta del 54% per le fumatrici rispetto alle non fumatrici.

Riduzione del numero degli spermatozoi, della loro motilità e morfologia, invece, le conseguenze tra i fumatori.

Il fumo impatta negativamente anche sulle coppie con problemi di infertilità che si sottopongono a trattamenti di procreazione medicalmente assistita poiché può far diminuire il tasso di successo dei trattamenti fino al 34%. In particolare, nelle fumatrici si assiste alla diminuzione della riserva ovarica, minore risposta ovarica alla stimolazione, ridotto numero di ovociti recuperati e fecondati e tassi più bassi di gravidanza rispetto alle donne che non fumano” – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Infine, gli effetti del fumo sono molto pesanti anche sulla gravidanza e sul benessere del neonato: numerosi studi dimostrano come il fumo sia associato ad un aumento delle percentuali di aborti spontanei, nascite premature, rischio di gravidanza multipla, e basso peso del nascituro, che può andare incontro più facilmente al rischio di morbilità e mortalità correlate.

1 Fondazione Umberto Veronesi / Astra Ricerche

 


Importanza di tutelare la salute riproduttiva

Domenica 22 aprile il Ministero della Salute ha celebrato la Giornata Nazionale della Salute della Donna. In questa importante occasione IVI ha voluto porre l’accento sulla tutela della salute riproduttiva e sensibilizzare sulla prevenzione dell’infertilità.

L’infertilità è considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) una patologia che riguarda le coppie che non riescono a concepire un figlio dopo circa 12/18 mesi di rapporti sessuali mirati e non protetti e si stima che colpisca circa il 15% delle coppie in età fertile. Le cause dell’infertilità sia femminile che maschile, sono numerose e di diversa natura, e per contrastarle è necessario innanzitutto tenere sotto controllo e monitorare costantemente la salute dell’apparato riproduttivo attraverso una visita medica periodica dallo specialista di riferimento” – ha affermato la Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Nelle donne, infatti, i principali problemi d’infertilità riguardano principalmente ostruzioni e disfunzioni tubariche, turbe ovulatorie, endometriosi, malformazioni uterine, ridotta riserva ovarica e poliabortività.

Oltre alle patologie dell’apparato riproduttivo, nelle quali rientrano anche le malattie sessualmente trasmissibili particolare rilievo hanno i fattori di rischio collegati all’adozione di stili di vita scorretti, quali abuso di alcol, dieta non equilibrata, vita sedentaria, fumo e uso di droghe. Altri fattori determinanti possono essere rappresentati dalle condizioni di inquinamento ambientale e da quelle socio-culturali. Tra queste ultime va considerato che le donne italiane decidono di avere il primo figlio in età avanzata, in media a 31 anni, quando la fertilità ha già iniziato il suo declino” – ha sottolineato Daniela Galliano.

La fertilità risulta, quindi, un bene da tutelare fin dalla giovane età e rappresenta un interesse che non riguarda solo il singolo individuo o la coppia, ma la salute dell’intera società.

Molto si può fare grazie ad una corretta informazione per sensibilizzare la popolazione a fare prevenzione e a evitare, quindi, comportamenti che possano mettere a rischio il proprio patrimonio riproduttivo.

 

IVI premiato dalla Society for Reproductive Investigation (SRI) per il suo studio sul ringiovanimento ovarico

IVI continua ad essere all’avanguardia nella sua lotta contro l’infertilità.

Lo dimostra una delle sue ultime ricerche – “Fertility rescue by bone marrow derived stem cell infusión – pubblicata recentemente dalla Dottoressa Sonia Herraiz, ricercatrice IVI, che trova spazio sulla rivista Fertility & Sterility -, incentrata sullo studio del ringiovanimento ovarico e premiata con il SRI-Pfizer Award, grazie a risultati notevolmente incoraggianti nel recupero della funzione ovarica.

Lo studio, diretto dal Presidente di IVI Prof. Antonio Pellicer, è stato realizzato da IVI in collaborazione con l’Ospedale Universitario La Fe di Valencia ed è stato premiato nell’ambito del 65º Congresso americano della Society for Reproductive Investigation (SRI)

SRI-Pfizer Award è un premio che dal 1996 riconosce i migliori 25 lavori presentati da ricercatori durante la loro formazione.

L’invecchiamento ed i trattamenti oncologici alterano la funzione delle ovaie. Tuttavia, anche quando le ovaie perdono la propria capacità di ovulare rimangono follicoli dormienti e residui che possono essere recuperati per poi crescere. Il ringiovanimento ovarico costituisce il presente e il futuro della riproduzione assistita, e per questo rappresenta una priorità per IVI. Stiamo portando avanti differenti ricerche per invertire l’invecchiamento ovarico e stiamo ottenendo risultati lusinghieri” – ha dichiarato il Prof. Antonio Pellicer.

IVI, in collaborazione con l’Ospedale Universitario La Fe di Valencia, sta proseguendo negli studi sul ringiovanimento ovarico mediante due tecniche: la frammentazione ovarica (OFFA – Ovarian fragmentation for folicular activation) e l’infusione di cellule madre del midollo osseo nell’arteria ovarica (BMDSC – Bone Marrow Derived Stem Cells). Entrambe le tecniche, con diversi studi in corso, mettono in luce come il ringiovanimento ovarico costituisca già una realtà sia di pazienti con bassa risposta ovarica sia in quelle con insufficienza ovarica precoce. Grazie all’applicazione di queste tecniche, IVI ha già ottenuto diverse gravidanze spontanee tra le sue pazienti.

Nel mondo, IVI è pioniere nello studio del recupero della funzione ovarica in pazienti umane, come commenta la vincitrice dello SRI-Pfizer Award, Anna Buigues,

la prima fase dello studio è stata effettuata con un modello animale di insufficienza ovarica e con bassa risposta ovarica, ma quelle successive sono state realizzate con pazienti umane. Inizialmente abbiamo lavorato con pazienti con bassa risposta ovarica, ma le successive linee guida vengono applicate a donne con insufficienza ovarica precoce. Ci troviamo di fronte ad un cammino ricco di speranza per le nostre pazienti. Sono molto orgogliosa di fare parte di questo progetto e, ovviamente, di aver ricevuto un premio simile da parte della SRI”



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