Posts Tagged 'infertilità'

Fertilità maschile e sana alimentazione: un’alleanza vincente

Un’alimentazione equilibrata permetterebbe all’uomo di aumentare le possibilità di concepimento; una dieta sana, infatti, migliorerebbe la qualità dello sperma, soprattutto negli uomini che presentano già qualche problema di fertilità.

Sono i risultati dello studio recentemente pubblicato su Fertility and Sterility e condotto dalla Erasmus University Medical Centre di Rotterdam in Olanda su 129 uomini, in media di 35 anni, in attesa di un bambino. Obiettivo: studiare le associazioni tra le loro abitudini alimentari e i parametri di qualità del liquido seminale.

Gli studiosi hanno esaminato la qualità dello sperma indagando sul volume, la motilità, la concentrazione e il numero totale degli spermatozoi tenendo in considerazione l’alimentazione nella fase di concepimento.

Lo studio ha fatto emergere che gli uomini che seguivano una dieta sana e equilibrata presentavano un livello di sperma qualitativamente più elevato, soprattutto rispetto ai soggetti che seguivano una dieta scorretta.

I risultati mostrano, quindi, come seguendo un modello alimentare sano aumentino le probabilità di concepimento e come questo rappresenti una possibile prevenzione per le coppie con problemi di fertilità, un problema sempre più diffuso e spesso legato all’uomo.

Lo stile di vita svolge un ruolo molto importante sulla fertilità maschile. Negli ultimi anni si è assistito a una significativa riduzione della fertilità nell’uomo dovuta a molteplici fattori che hanno provocato una diminuzione della qualità del liquido seminale. Occorre, quindi, fare molta attenzione e puntare su una corretta alimentazione poiché il peso corporeo può giocare un ruolo fondamentale sull’infertilità.  Una dieta equilibrata, quindi, completa e ricca di antiossidanti rappresenta una delle più importanti regole da osservare per prendersi cura della propria capacità riproduttiva” – ha dichiarato il Prof. Antonio Pellicer, condirettore di Fertility and Sterility e Presidente IVI.


L’infertilità è l’evento più grave per la propria vita (50% delle donne e 15% degli uomini)

parole-fertili

L’infertilità ha un enorme impatto emotivo sul vissuto delle persone accompagnato da un profondo senso di colpevolezza e negazione. Secondo uno studio pubblicato sull’Hasting Centre Report, il 50% delle donne e il 15% degli uomini considera l’infertilità l’evento più grave della loro vita1. Le donne infertili in particolare presentano un quadro psicologico sovrapponibile alle pazienti affette da patologie come il cancro.

La difficoltà o l’impossibilità a generare è vissuta come un tabù. A differenza di altre patologie, nell’infertilità si diventa ‘pazienti’ solo nel momento in cui si desidera un figlio. Senza il desiderio, si resta fertili, anche se medicalmente sterili. Le difficoltà a realizzare il desiderio di maternità/paternità sono vissute con colpa, dolore, frustrazione, invidia, emozioni difficilmente comunicabili, chiarisce Cristina Cenci, antropologa, fondatrice del Center for Digital Health Humanities. Spesso lo spazio digitale consente di uscire dalla solitudine, offre un’intimità anonima che facilita l’espressione e la condivisione del vissuto di infertilità. Da questa esigenza, con il supporto non condizionante di IBSA PMA, nasce ‘Parole fertili’ (www.parolefertili.it), un nuovo progetto di storytelling, dedicato alla condivisione di storie sulla ricerca di un figlio. Uno spazio online in cui raccontarsi senza filtri, aperto a tutte le storie, anche le più difficili, anche quelle di chi, senza figli, cerca altre modalità di reinventarsi fertile. Molte donne scrivono, ma molte di più sono quelle che leggono le storie di altre. Al momento tra le nostre storie il grande assente è l’uomo, intrappolato in un silenzio che nasce dal rifiuto del fallimento, che spesso porta anche al rifiuto della diagnosi. La sfida che le storie pubblicate finora ci lanciano è quella di trasformare la PMA in un percorso più personalizzato e meno artificiale. Oggi è infatti vissuto con un senso di grande estraneità e molta sofferenza, anche quando l’esito è positivo”.

L’infertilità è una malattia vera e propria riconosciuta nel 2013 dalle Nazioni Unite nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e come tale riconosciuto è il diritto universale ad accedere alle cure a prescindere da razza, nazionalità o religione. Diritto alla famiglia che viene sancito anche dall’art. 31 della nostra Costituzione.

Dal 2004, anno di promulgazione della legge 40, molti passi avanti sono stati fatti nel nostro Paese e oggi molte sono le strutture che possono offrire terapie sempre più complesse e tecnologicamente avanzate, e con l’ingresso della procreazione medicalmente assistita (PMA) nei LEA, l’infertilità è riconosciuta a tutti gli effetti come una malattia. I limiti di età e il di numero di tentativi (cicli di PMA) sono però ad oggi trattati solo in termini di allocazione delle risorse e di scelte di politica sanitaria. Il SSN pone dei limiti alle prestazioni di PMA, ma l’esperienza clinica ci dice che ciò che non è avvenuto in 3 cicli può succedere in quelli successivi e, ovviamente, più tentativi corrispondono a maggiori possibilità di successo. Gli studi che hanno portato a limitare a tre i cicli della PMA sono stati smentiti da altri dati di letteratura (NICE 2013). Alla coppia, bisognerebbe dare la possibilità di tentare protocolli diversi e terapie diverse, per aumentare le motivazioni a ripetere i cicli di PMA”, ha spiegato Andrea Borini, presidente della Società Italiana di Fertilità e Sterilità (SIFES e MR).

Ma si evidenzia anche un altro ostacolo, ancora più subdolo: la paura, lo stress, l’essere messi ogni volta di fronte alle proprie difficoltà porta quasi il 50% delle coppie ad abbandonare il percorso di procreazione medicalmente assistita prima del termine dei cicli previsti. E’ un comportamento osservato in diversi Paesi e che sta portando le maggiori società scientifiche, l’ESHRE European Society of Human Reproduction and Embriology, l’ASRM, American Society for Reproductive Medicine, a studiare fattori correttivi per migliorare l’adesione dei pazienti al trattamento.

La difficoltà riproduttiva ha molte sfaccettature: ormonali, meccaniche, infettive e immunitarie. Non esiste una fertilità della donna o dell’uomo, a meno di patologie molto severe, esiste una sterilità di coppia. Ad oggi le terapie per l’infertilità sono sempre più personalizzate. Gli ormoni, tanto spesso demonizzati e associati erroneamente a conseguenze negative per la salute non causano certamente tumori ma, in taluni casi addirittura li prevengono.2 La procreazione medicalmente assistita (PMA) rappresenta un’area delicata e la richiesta delle donne è sempre più rivolta a prodotti efficaci e, allo stesso tempo naturali e ben tollerati. Il progetto IBSA PMA intende promuovere una nuova generazione di ormoni di derivazione umana, che assomigliano strettamente alle specie molecolari prodotte naturalmente. Ne è un esempio il Pleyris®, farmaco utilizzato per la supplementazione della fase luteale nella procreazione medicalmente assistita e nei cicli di ovodonazione, così come le gonadotropine, utilizzate nella stimolazione ovarica, che mimano il modello fisiologico del reclutamento follicolare” – ha affermato Rossella Nappi, Professore associato Università degli Studi di Pavia e responsabile del Centro di Ricerca per la Procreazione Medicalmente Assistita della Clinica Ostetrica e Ginecologica del San Matteo di Pavia.

Nella procreazione medicalmente assistita (PMA) non va dimenticato il ruolo centrale del maschio, spesso troppo misconosciuto e forse da qui l’origine della mancanza di “parola”; spesso il maschio della coppia è “schiacciato” dalla preponderanza del ruolo femminile, e dalle attenzioni che questo riveste in seno al progetto genitoriale, che dovrebbe comunque rimanere di entrambi i partner e non solo espressione del gentil sesso. In tal senso, anche il maschio, infatti, è attore fondamentale del percorso di PMA, meritevole di una attenta valutazione diagnostica, e di una eventuale adeguata terapia, ivi comprendendo nei casi specifici una supplementazione ormonale, capace di aumentare anche considerevolmente le possibilità di successo. Alcuni ormoni follicolo stimolanti di tipo estrattivo utilizzati per l’induzione della spermatogenesi, in associazione alla gonadotropina corionica umana hanno infatti raggiunto ottimi risultati” – ha spiegato Andrea Salonia, Professore Associato di Urologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, Divisione di Oncologia Sperimentale, Unità di Urologia, URI-Urological Research Institute, IRCCS Ospedale San Raffaele.

Solo nel 2014 le coppie che hanno fatto ricorso alle tecniche di PMA sono state 70.826 per un totale di 16.041 gravidanze e 12.720 bambini nati. Il Registro censisce le strutture autorizzate ad applicare le tecniche di PMA, raccoglie annualmente i dati sui cicli di trattamento eseguiti, sulle gravidanze ottenute e sui bambini nati e delinea il quadro epidemiologico della loro efficacia e sicurezza. In Italia l’accesso alle tecniche e la loro offerta sono migliorate negli anni, tanto è che il 2,5 % dei bambini nati in Italia sono nati grazie all’applicazione di tecniche di PMA e che l’offerta dei cicli per milione di abitanti è paragonabile a quella europea (1.102 in Italia contro 1.253 in Europa). L’elemento preoccupante è il progressivo aumento dell’età media delle donne che fanno ricorso a tecniche di PMA, dai 35,3 anni del 2005 ai 36,7 del 2014. Dai dati raccolti emerge inoltre che un ricorso alla PMA in età più precoce porta ad una percentuale maggiore di successi” – ha affermato Giulia Scaravelli, ginecologa, Responsabile del Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto Superiore di Sanità e membro dell’Esecutivo del registro Europeo (EIM).

Per motivi legati a mutamenti di natura socio-culturale ed economica si assiste ad un continuo calo delle nascite, 12.000 in meno rispetto al 2013. Oltre 700.000 coppie nel nostro Paese sono affette da infertilità3. Per il futuro ci si aspetta un ulteriore calo delle nascite, dovuto al fatto che la popolazione femminile residente tra 15 e 30 anni è, in termini assoluti, poco più della metà di quella tra 30 e 49 anni, in altre parole, in prospettiva ci saranno meno donne in età feconda con la prospettiva di un Paese destinato ad “invecchiare” sempre di più” – ha confermato Alessandro Solipaca, Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane – Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

La metafora di Parole fertili, è il dono: della propria storia di vita, delle proprie emozioni, di come ci si può sentire sempre e comunque fertili, anche senza diventare madre o padre. L’invito è a donare ma anche ad adottare queste storie per rispecchiarsi e ritrovarsi nel racconto degli altri. Parole fertili è una delle modalità con cui le storie possono prendersi cura: offrendo significati, ispirazione, coraggio, forza, parole per dire la paura e lo sconforto” – ha concluso Cristina Cenci.

BIBLIOGRAFIA

1 Why We Should All Pay for Fertility Treatment: An Argument from Ethics and Policy Authors Josephine Johnston, Michael K. Gusmano First published: 12 March 2013

Gierisch JM, Coeytaux RR, Urrutia RP, Havrilesky LJ, Moorman PG, Lowery WJ, Dinan M, McBroom AJ, Hasselblad V, Sanders GD, Myers ER. Oral contraceptive use and risk of breast, cervical, colorectal, and endometrial cancers: a systematic Cancer Epidemiol Biomarkers Prev. 2013 Nov;22(11):1931-43.

3Dati Ministero della Salute


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

Sindrome dell’ovaio policistico: attenzione a diabete e sovrappeso

ovaio-policistico

Ciclo irregolare, acne, sovrappeso e peluria eccessiva sul viso spesso vengono scambiati come normali cambiamenti puberali, specie se si tratta di ragazze in età adolescenziale.

Potrebbero essere invece le quattro spie della sindrome dell’ovaio policistico (Pcos), un disordine endocrino che colpisce fino al 10% delle donne in età riproduttiva. La sindrome causa difficoltà nel concepimento, con cicli mestruali irregolari e livelli eccessivi di ormoni maschili, che interferiscono l’ovulazione: questo aspetto diventa un grosso problema nell’età adulta, quando emerge il desiderio di un figlio. Inoltre, nel 30% dei casi, se trascurata, porta ad alterazioni metaboliche come obesità, sovrappeso, diabete e insulino-resistenza: un quadro clinico con importanti ricadute sulla salute e sul benessere psicologico della donna.

Una malattia molto complessa che coinvolge l’ipotalamo, l’ipofisi, le ovaie, il surrene e il tessuto adiposo periferico e che non va confusa con l’ovaio multicistico, condizione che può essere presente nel 25-30% delle donne regolarmente mestruate e con ovulazione.

L’assenza cronica di ovulazione, una delle condizioni che caratterizzano la sindrome dell’ovaio policistico, porta infatti l’ovaio a produrre più androgeni e di conseguenza alla crescita dei peli, caduta dei capelli e all’incremento delle masse muscolari inducendo in un gran numero di casi sovrappeso, obesità, diabete e sindrome metabolica. In questi casi è fondamentale una buona anamnesi che vada a scovare nella storia clinica della paziente tutta una serie di fattori premonitori che  possono condurre alla diagnosi di Pcos. In presenza di una diagnosi di Pcos, sono ancora troppo pochi i ginecologi che richiedono esami come il test di carico al glucosio e il profilo lipidico, seppure i due test vengano fortemente raccomandati dall’American Congress of Obstetricians and Gynecologists e sarebbero fondamentali per prevenire il decorso della malattia verso una forma più complessa con alterazioni oltre che endocrine anche metaboliche” – ha commentato Vincenzo Toscano, presidente eletto AME, Associazione Medici Endocrinologi, e Direttore della Cattedra e UOC di Endocrinologia Facoltà di Medicina, Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma.

Seppure la patologia sia molto diffusa e caratterizzi fino al 10% delle donne in età fertile le opzioni terapeutiche sono solo sintomatiche e le stesse di 10 anni fa. Oltre ad una dieta equilibrata e ad una attività fisica costante, la terapia deve essere personalizzata e valutata in base ai bisogni della paziente. Una particolare attenzione deve essere prestata nella pazienti in cerca di una gravidanza. In questo caso un cambio radicale dello stile di vita, specie se presenti obesità o sovrappeso, è consigliabile ricorrendo a farmaci che migliorino una condizione di insulino-resistenza e pro-ovulatori come il clomifene, terapia di elezione per le pazienti che desiderano una gravidanza. Studi recenti hanno mostrato come la supplementazione con gli inositoli potrebbe avere un suo spazio nel trattamento di questa sindrome” – ha precisato Roberto Castello, past president AME e direttore del Reparto di Medicina Generale a Borgo Trento, Verona.

Non va dimenticato l’importante risvolto psicologico della malattia, come evidenziato anche dalle pazienti (www.pcos-italy.org). La comparsa della peluria pubica prima delle coetanee, l’irsutismo o l’alopecia,  insieme al sovrappeso e le difficoltà a perdere peso nonostante un’alimentazione povera di zuccheri e carboidrati e la pratica di attività fisica possono determinare disagio psicologico e difficoltà nei rapporti interpersonali. Per questo motivo è fondamentale un approccio multidisciplinare alla malattia che preveda anche l’aiuto di uno psicologo ma, a volte, come ammesso dalle stesse pazienti la cosa più difficile è ammettere di avere un problema e che si ha bisogno di aiuto. La sensibilità del medico, è fondamentale, soprattutto con le adolescenti, per instaurare un buon rapporto e per far accettare le restrizioni dietetiche e l’incremento dell’attività fisica come presidi essenziali per evitare l’evoluzione della malattia” – ha concluso Roberto Castello, past president AME e direttore del Reparto di Medicina Generale a Borgo Trento, Verona.


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

La vita oltre la malattia

madri oltre il tempo della malattia

Avere un figlio dopo aver superato una diagnosi di tumore oggi è possibile e si può fare in piena sicurezza per mamma, papà e bambino. Sempre più donne giovani sconfiggono malattie che un tempo avrebbero spezzato ogni sogno di genitorialità: i tassi di guarigione da alcuni tumori raggiungono addirittura il 90%. I chemioterapici compromettono, spesso, la possibilità di una gravidanza in quanto provocano una menopausa precoce riducendo il numero di follicoli nelle ovaie. È quindi necessario intervenire congelando gli ovuli prima dell’inizio della terapia per poi procedere, a guarigione avvenuta, alla fecondazione in vitro. Ogni anno nel nostro Paese vi sono circa 8.000 cittadini under 40 (5.000 donne e 3.000 uomini) colpiti da tumore e, per far fronte a queste richieste, sono oltre 170 i centri di Procreazione Medicalmente Assistita che applicano non solo la fecondazione in vitro ma anche la crioconservazione1.

IL PROGETTO

Il Policlinico San Matteo di Pavia è uno dei centro di eccellenza multidisciplinare con un programma di ricerca dedicato allo studio delle migliori strategie e metodologie di crioconservazione dei gameti femminili e maschili al fine di preservarli fino alla completa guarigione dei pazienti.

Con l’obiettivo di potenziare l’assistenza a pazienti oncologici o affetti da patologie severe che interferiscono con la fertilità futura nasce il progetto “Madri oltre il tempo della malattia” che si propone di fare ricerca e di mettere a disposizione le migliori competenze, le attrezzature e spazi dedicati. E, per realizzare il progetto ha avviato una raccolta di fondi necessari ad implementare la strumentazione, le tecnologie e le attività del Policlinico.

COME SI PRESERVA LA FERTILITÀ

La procreazione medicalmente assistita permette di prelevare in modo rapido e sicuro le cellule uovo e di conservarle intatte fino a quando la donna avrà superato la malattia e sentirà il desiderio di diventare madre. Inoltre, non si deve dimenticare che anche i partner maschili si possono trovare a dover affrontare patologie i cui trattamenti mettono a rischio la fertilità futura e, pertanto, è possibile crioconservare il liquido seminale. Dare informazioni e creare consapevolezza su un tema così importante è un dovere del medico specialista in tema di fertilità per preservare la capacità riproduttiva in un Paese dove si programma di avere un figlio sempre più tardi e, dunque, con potenziali maggiori rischi e difficoltà” – spiega Rossella Nappi, professore associato e responsabile del Centro di Ricerca per la Procreazione Medicalmente Assistita della Clinica Ostetrica e Ginecologica del Policlinico San Matteo di Pavia.

CROWDFUNDING

È possibile contribuire al progetto accedendo alla piattaforma Universitiamo attraverso cui si possono sostenere, anche con un piccolo importo, progetti e attività di ricerca scientifica.

BIBLIOGRAFIA

1Conferenza stampa di presentazione delle Raccomandazioni sull’Oncofertilità AIOM, SIE, SIGO 12 luglio 2016


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

Endometriosi vescicale, come evitare il rischio di infertilità

dolore pelvico

L’endometriosi vescicale è una malattia che colpisce un numero crescente di donne e che può portare, se sottovalutata, alla sterilità.  Riconoscerla non è sempre facile, ma, con l’aiuto di uno specialista, è possibile curarla e prevenire conseguenze che rischiano di diventare invalidanti.

Chi ne soffre?

Si tratta di una patologia che interessa principalmente le donne in età fertile, ovvero in età compresa tra i 20 e i 40 anni. Al contrario, è raro che si verifichi nella fase pre-adolescenziale o dopo la menopausa.

Che cosa si intende per endometriosi vescicale e quali sono i sintomi?

Si parla di endometriosi quando – come suggerisce il nome – l’endometrio, mucosa che riveste internamente l’utero, cresce al di fuori della sua sede naturale: ovaie, peritoneo, intestino ma anche reni, polmoni e cute.  Viene definita vescicale quando la parte interessata da questa patologia è l’apparato urinario (1-2%).

Nel 30-40% dei casi viene scoperta per caso e più si trascura la malattia maggiore sarà la gravità dei sintomi. Eccone alcuni:

1) dismenorrea, forti dolori mestruali localizzati nella parte bassa dell’addome e della schiena;

2)  dolore durante i rapporti sessuali (nel 40% dei casi);

3)  dolori durante la minzione e la defecazione;

4)  ematuria (presenza di sangue nelle urine) che si presenta per lo più durante la fase mestruale;

5)  perdite di sangue dal retto durante il ciclo mestruale;

6)  stitichezza soprattutto durante il ciclo mestruale;

Quali sono le cause?

E’ ancora difficile stabilire che cosa porti all’insorgenza di questa patologia ginecologica, tuttavia diversi studi trovano un collegamento tra la sua “nascita” e una sorta di “mestruazione retrograda” che si verifica quando parte del sangue mestruale arriva nella cavità pelvica attraverso le tube, trasportando cellule endometriali ancora “vive”.  In soggetti con difese immunitarie alterate, queste cellule rischiano di impiantarsi e agire come il normale tessuto uterino, compresa la comparsa di – seppur leggere – mestruazioni mensili.

Come combatterla?

La terapia da seguire dipende dal grado di avanzamento della malattia, dall’età e dal desiderio della donna di rimanere incinta.

Una terapia ormonale, anticoncezionali orali a base di estrogeni o progestinici, sarà sufficiente nei casi in cui la malattia si trovi ad uno stadio iniziale e la paziente non senta la necessità di intraprendere una gravidanza.

L’intervento chirurgico è invece consigliato per tutte le donne che desiderano avere subito un figlio e sono affette da una endometriosi che si presenta ad uno stadio lieve o moderato.

In associazione a queste terapie, è possibile ricorrere ad alcuni rimedi in grado di limitare gli effetti. In particolare, per ridurre i disturbi urinari legati al danneggiamento dell’urotelio (parete interna della vescica) l’utilizzo di acido ialuronico e condroitin solfato (nome commericale Ialuril) risulta essere una risposta efficace. Una terapia che diventa anche più pratica con Ialuril Soft Gels, una nuova formulazione orale in capsule molli e i cui principi attivi raggiungono la vescica in concentrazioni adeguate per svolgere un’importante azione riparatrice dell’urotelio.


IUPLUS

 

PMA a KM 0: il ruolo del ‘medico di fiducia’

Il centro di medicina della riproduzione e l’integrazione nel sistema sanitario territoriale

Solo il 3,7% delle coppie infertili si rivolge al Centro di PMA inviato dal proprio Medico di Medicina Generale (MMG); il 18,6% ci arriva grazie al ginecologo o all’andrologo. Internet e TV assumono un ruolo fondamentale, che si attesta al 30%, mentre è il passaparola l’elemento che pesa maggiormente nell’orientare la coppia verso il Centro, con una percentuale pari al 37,6% dei pazienti.

Questi i dati emersi dall’indagine effettuata su 990 coppie afferite al Centro di PMA UMR di Catania nel 2014, raccolti dall’Unità di Medicina della Riproduzione di Catania e da HERA Associazione O.N.L.U.S., e presentati nel corso del Congresso “Il Centro di Medicina della Riproduzione e l’integrazione nel sistema sanitario territoriale svoltosi a Catania dal 2 al 4 luglio scorso. Dati che dimostrano come il ruolo del medico territoriale sia ancora ai margini del percorso di PMA, quando invece le coppie chiedono maggiori informazioni e un supporto continuativo al proprio MMG, consultoriale o ginecologo di fiducia. Un quarto della popolazione, infatti, cercherebbe consigli sulla fertilità/sterilità dal Medico di Medicina Primaria; una coppia su sei, inoltre, vive un’esperienza di difficoltà a concepire un bambino e cerca supporto in determinati momenti della vita.

Sulla base di questi presupposti, il Congresso ha visto schierati Medici di Medicina Generale, medici consultoriali, ginecologi ospedalieri e universitari insieme con gli specialisti dei Centri di PMA nel definire un modello organizzativo territoriale che sia di supporto alle coppie e possa ottimizzare le tempistiche e le modalità di diagnosi e trattamento dell’infertilità. Un’organizzazione territoriale funzionale limiterebbe la mobilità interregionale delle coppie, dando vita a un protocollo di PMA a Km 0 che ottimizzerebbe costi e tempi per i pazienti.

Il medico di medicina primaria – ha sottolineato il Dottor Antonino Guglielmino, Presidente del Congresso e Direttore dell’Istituto di Medicine e Biologia della Riproduzione UMR/HERAè una figura fondamentale nell’orientare e sostenere la coppia infertile. I pazienti, infatti, nella maggior parte dei casi arrivano ai centri di PMA disorientati, privi di esami o con un numero eccessivo di indagini inutili, senza diagnosi e, soprattutto, in ritardo rispetto all’età della donna. C’è bisogno di un medico di riferimento sul territorio che migliori il rapporto tra la coppia infertile e il Centro PMA, fornendo supporto e consulenza durante l’intero percorso diagnostico-terapeutico. Ciò consentirebbe di effettuare diagnosi e cure tempestive, risparmiando tempo prezioso”.

Gli esperti riuniti a Catania hanno stilato un decalogo per definire il ruolo del medico primario nella gestione della coppia infertile: principi condivisi alla base delle prossime Linee Guida per un modello organizzativo territoriale prodotte dalle Società Scientifiche e dagli Ordini Professionali di riferimento.

La fertilità – ha affermato Domenico Grimaldi, Professore a contratto di Medicina di Famiglia presso l’Università di Catania, Segretario provinciale e Vicepresidente regionale Fimmgva posta al centro della politica sanitaria nazionale. Il medico di famiglia si deve prendere carico della coppia infertile, contribuendo ad anticipare la diagnosi in collaborazione con lo specialista territoriale per poi passare ad un livello successivo. Occorre cambiare mentalità; si deve proteggere la fertilità – sottolia Grimaldi – rendendosi conto che non è solo un problema della coppia e delle loro famiglie, ma un problema serio dell’intera organizzazione sociale. Passiamo quindi dal dire al fare: che la medicina di famiglia diventi – come necessario – proattiva”.

 

IL DECALOGO SUL RUOLO DEL MEDICO TERRITORIALE

  1. Informare la donna sull’importanza del ‘fattore età’, sottolineando che la fertilità ha una “scadenza”
  2. Intervenire sui casi di obesità o sul sottopeso, potenziali cause di infertilità
  3. Ricordare ai propri pazienti la buona abitudine di effettuare periodicamente PAP – test e visita ginecologica per le donne, visita andrologica per gli uomini
  4. Informare sull’importanza di uno stile di vita corretto per preservare la propria fertilità
  5. Segnalare irsutismo e acne come segnali di anovulazione
  6. Dopo un anno di rapporti non protetti, quando la donna ha meno di 35 anni, prescrivere indagini su: riserva ovarica e dosaggi ormonali alle donne; analisi del liquido seminale agli uomini.
  7. Inviare immediatamente le coppie allo specialista quando l’età della donna è maggiore di 35 anni e si cerca un figlio da un anno
  8. In caso di infertilità inspiegata, non somministrare farmaci orali di stimolazione ovarica
  9. Proporre immediatamente ai pazienti oncologici di preservare la propria fertilità prima di affrontare le terapie antitumorali
  10. Preparare una scheda riepilogativa di anamnesi con esami/analisi effettuati e storia ‘riproduttiva’ della coppia.

 

GAS Communication

Fibroma uterino

Fibromi intrauterini

Il fibroma uterino, anche definito mioma, è un tumore benigno che può crescere rapidamente assumendo dimensioni fastidiose tali da creare notevoli problemi alla donna. Tra le conseguenze ginecologiche della presenza di un fibroma uterino c’è anche l’infertilità, ad esempio, motivo per cui se ne consiglia, laddove sia possibile, l’asportazione.

continua


Follow HarDoctor News, il Blog di Carlo Cottone on WordPress.com
Visita il mio Sito Inviaci un articolo! Contattami via e-mail! buzzoole code
Twitter HarDoctor News su YouTube HarDoctor News su Tumblr Skype Pinterest

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 1.600 follower

Feed! Convalida il mio RSS feed

L’almanacco di oggi …

Almanacco di Oggi!
Farmacie di Turno
Il Meteo I Programmi in TV

Scarica le guide in pdf!

Scarica la Guida in Pdf Scarica il Booklet in Pdf

HarDoctor News | Links Utili

Scegli Tu Guarda il Video su YouTube Pillola del giorno dopo Think Safe Medicina Estetica Obesità.it

HarDoctor News | Utilità

Calcola il BMI
Test di Laboratorio
Percentili di Crescita
Calcola da te la data del parto!

Leggi Blog Amico !!!

Leggi Blog Amico

HarDoctor News | Statistiche

  • 593,330 traffic rank

HarDoctor News | Advertising

Siti sito web

Le mie foto su Istagram

Leggi il mio blog !!! ... buon 2017 ... #blogmanay ... buon 2017 a tutti !!!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: