Posts Tagged 'ipertensione arteriosa'

Aldosteronismo primario e fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale può costituire un segno di presentazione dell’aldosteronismo primario nei pazienti con ipertensione.

Lo suggerisce lo studio PAPHY, condotto su 411 pazienti da Gianpaolo Rossi dell’ospedale universitario di Padova, secondo cui i pazienti con ipertensione e fibrillazione atriale dovrebbero essere sottoposti a screening dell’aldosteronismo primario più precocemente possibile, in quanto una diagnosi precoce ed un trattamento mirato basato sulla chirurgia o su antagonisti recettoriali dei mineralcorticoidi (MRA) potrebbero indurre la regressione della fibrillazione atriale e prevenirne la recidiva.

Nel precedente studio PAPY, i pazienti con aldosteronismo di lunga data presentavano un rischio di fibrillazione atriale significativamente maggiore rispetto a quelli curati con adrenalectomia, ed anche altri studi hanno suggerito un maggior rischio di fibrillazione atriale in questi pazienti.

La frequenza dell’aldosteronismo primario in questo gruppo di pazienti, in base al presente studio, è 7 volte maggiore rispetto a quello riportato dai medici di base, 4 volte maggiore di quello riscontrato nei pazienti indirizzati ai centri ipertensivi specializzati e 2.3 volte maggiore rispetto a quello dei pazienti con ipertensione farmaco-resistente.

I pazienti con aldosteronismo primario presentavano dilatazione atriale sinistra all’ecocardiografia, ma gli altri parametri ecocardiografici non differiscono significativamente da quelli dei pazienti con ipertensione primaria.

L’aldosteronismo primario dunque è molto più comune di quanto generalmente percepito, specialmente nei pazienti ipertesi con fibrillazione atriale. Esso spesso elude la diagnosi in quanto uno dei suoi segni caratteristici, ossia l’ipokaliemia, è oggi presente nella maggior parte dei pazienti.

Atrial fibrillation as presenting sign of primary aldosteronism (results of the Prospective Appraisal on the Prevalence of Primary Aldosteronism in Hypertensive (PAPPHY) Study) – Seccia, Teresa M.; Letizia, Claudio; Muiesan, Maria L.; Lerco, Silvia; Cesari, Maurizio; Bisogni, Valeria; Petramala, Luigi; Maiolino, Giuseppe; Volpin, Roberta; Rossi, Gian Paolo – Journal of Hypertension: February 2020 – Volume 38 – Issue 2 – p 332-339 – doi: 10.1097/HJH.0000000000002250

Un fotolibro per raccontare l’ictus cerebrale

Un progetto ambizioso, che ha bisogno – per essere realizzato – dell’aiuto di tutti noi. A.L.I.Ce. Italia O.D.V. (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) e SIMM (Società Italiana di Leadership e Management in Medicina) hanno iniziato un’importante collaborazione per promuovere la conoscenza dell’ictus cerebrale, focalizzando l’attenzione in maniera specifica sulla prevenzione di pregiudizi e di atteggiamenti sociali di isolamento nei confronti delle persone colpite da questa patologia.

Il progetto prevede la creazione di un fotolibro per rappresentare l’umanità delle persone colpite dalla patologia, con tutte le possibili conseguenze dell’esperienza subita. Il volume sarà composto da un centinaio di ritratti di persone colpite da ictus realizzati sia in ospedale (per raccontare meglio il momento in cui si verifica l’evento) sia durante momenti sociali e riunioni di incontro, confronto o svago sia nelle loro abitazioni oppure presso strutture socio-sanitarie per mostrare le conseguenze di eventi più lontani nel tempo. La raccolta degli scatti sarà curata da Gianni Ansaldi, noto fotografo ritrattista che con la sua fotografia punta a far emergere i tratti interiori dei protagonisti nella loro complessità e variabilità.

Il fotolibro sarà arricchito con selezioni di brevi racconti che illustreranno il cambiamento avvenuto nelle vite non solo di chi è stato colpito dalla malattia, ma anche dei loro familiari e caregiver, sempre coinvolti in prima persona nell’accompagnamento e nella gestione, spesso complessa di situazioni che capitano all’improvviso, per le quali c’è necessità di una radicale riorganizzazione anche emotiva di tutto il nucleo. 

Grazie alle fotografie e alle storie contenute nel libro verrà raccontato il “prima” e il “dopo” l’ictus, sottolineando da una parte quali siano i sintomi che lo rendono riconoscibile, le condizioni che ne favoriscono l’insorgenza e l’importanza della prevenzione, ma anche come oggi la malattia sia curabile con successo se trattata precocemente e nei centri dedicati (Unità Neurovascolari o Stroke Unit).

Oltre all’edizione del fotolibro, si prevede di realizzare una mostra itinerante dei ritratti e racconti, per diffondere e rinforzare sempre di più il messaggio.

Le conseguenze dell’ictus determinano significativi cambiamenti nella vita dei malati e dei loro familiari. Queste persone devono imparare a gestire una nuova vita quotidiana estremamente più complessa, spesso aiutati da altre persone, anche a causa delle attività necessarie a ristabilire le capacità fisiche. I malati devono recuperare la fiducia in loro stessi, nelle proprie capacità; dall’altro lato, le famiglie devono adeguare i propri stili di vita, probabilmente per sempre, e imparare a convivere con le disabilità causate dalla malattia. Tutti insieme devono combattere per cercare di limitare le conseguenze psichiche, emotive e sociali negative dell’ictus cerebrale” – ha dichiarato Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus.

La pubblicazione del libro sarà anche un’ulteriore occasione per sollecitare gli addetti alla programmazione sanitaria affinché provvedano ad istituire centri specializzati per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione delle persone colpite da ictus e ad attuare progetti concreti di screening in modo equo e omogeneo su tutto il territorio nazionale. L’ictus rappresenta un vero e proprio problema sociale, con costi elevati di gestione della malattia e con impatti psicologici, sociali ed economici incalcolabili per le famiglie. Sono orgoglioso di questa collaborazione con l’associazione portavoce dei pazienti colpiti da ictus cerebrale, perché siamo certi che questa alleanza sia un elemento fondamentale garantire un Sistema Sanitario Nazionale di valore – ha continuato Mattia Altini, Presidente SIMM.

Per trasformare il progetto in realtà abbiamo bisogno di te, dona ora e prenota la tua copia del fotolibro!

Per maggiori informazioni sul progetto e per le donazioni visita il sito www.ideaginger.it e cerca il progetto La vita spesso cambia di colpo: un fotolibro per raccontare l’ictus o visita direttamente la pagina: www.ideaginger.it/progetti/la-vita-spesso-cambia-di-colpo-un-fotolibro-per-raccontare-l-ictus.html

 

Terza causa di morte, prima di invalidità e seconda di demenza, l’ictus cerebrale è una malattia grave e disabilitante che colpisce ogni anno nel mondo circa 15 milioni di persone e nel nostro Paese circa 150.000; quelle che sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 1 milione. Fondamentale per la prevenzione è la adeguata consapevolezza da parte dei cittadini dei fattori di rischio che da soli o, ancora di più, in combinazione tra di loro aumentano la possibilità di incorrere in un ictus: ipertensione arteriosa, obesità, diabete, fumo, sedentarietà ed alcune anomalie cardiache e vascolari. Le nuove terapie della fase acuta (trombolisi e trombectomia meccanica) possono evitare del tutto o migliorare spesso in modo sorprendente questi esiti, ma la loro applicazione rimane a tutt’oggi molto limitata per una serie di motivi. I principali sono rappresentati dalla scarsa consapevolezza dei sintomi da parte della popolazione, dal conseguente ritardo con cui chiama il 112 e quindi arriva negli ospedali idonei, dal il ritardo intra-ospedaliero e, infine, dalla mancanza di reti ospedaliere appropriatamente organizzate.

A.L.I.Ce. Italia O.D.V., fondata nel 1997, è una Federazione di associazioni di volontariato diffuse su tutto il territorio nazionale, oltre 80 tra sedi e sezioni regionali e locali, le quali, pur autonome e indipendenti nelle proprie attività, collaborano al raggiungimento di comuni obiettivi statutari a livello nazionale, tra cui: diffondere l’informazione sulla curabilità della malattia, sul tempestivo riconoscimento dei primi sintomi e sulle condizioni che ne favoriscono l’insorgenza anche attraverso i media; sollecitare gli addetti alla programmazione sanitaria affinché provvedano ad istituire centri specializzati per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione delle persone colpite da ictus e ad attuare progetti concreti di screening; tutelare il diritto dei pazienti ad avere su tutto il territorio nazionale livelli di assistenza, uniformi ed omogenei.

Loro peculiarità è quella di essere le uniche ad essere formate da persone colpite da ictus, dai loro familiari e caregiver, da neurologi e medici esperti nella diagnosi e trattamento dell’ictus, medici di famiglia, fisiatri, infermieri, terapisti della riabilitazione, personale socio-sanitario e volontari. Sono associazioni senza scopo di lucro, democratiche, apolitiche.

A.L.I.Ce. Italia è membro della WSO, World Stroke Organization e di SAFE, Stroke Alliance for Europe, organizzazioni che riuniscono le Associazioni di persone colpite da ictus a livello mondiale ed europeo, diffondendo linee guida per la prevenzione, la miglior cura e la riabilitazione dell’ictus, oltre che delle Società Scientifiche ISO, Italian Stroke Organization ed ESO, European Stroke Organization.

Nel 2016 A.L.I.Ce. Italia ha promosso la costituzione dell’Osservatorio Ictus Italia insieme all’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, ISO, ESO, ISS – Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità e SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie.

L’Osservatorio opera per favorire una maggiore consapevolezza sulle problematiche legate all’ictus a livello istituzionale, sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale, in particolare sulle modalità di prevenzione e di cura di tale devastante malattia e si pone, come obiettivo condiviso, quello di far adottare in tutto il Paese criteri scientificamente basati e uniformi in materia.

Nel novembre 2017, grazie all’azione di A.L.I.Ce. Italia e dell’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, la XII Commissione Affari Sociali della Camera, ha approvato la Risoluzione sulla diagnosi e la prevenzione dell’Ictus cerebrale: Governo e Parlamento sono chiamati a promuovere e sostenere il più appropriato e avanzato sistema di cura per l’ictus su tutto il territorio nazionale.

A.L.I.Ce. Italia, promotrice e in prima linea fin dall’inizio nel contribuire alla definizione di questo documento di straordinaria rilevanza, ha il compito di stimolare e monitorare l’impegno dei servizi sanitari regionali nell’applicazione e nella rapida implementazione organizzativa delle misure specifiche, declinate in 19 punti, la cui attuazione è stata già promossa a livello del Governo nazionale.

Nel dicembre 2018, l’Osservatorio Ictus ha presentato alla Camera i risultati del “Rapporto sull’Ictus in Italia. Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive”, che offre per la prima volta una descrizione completa della patologia nel nostro Paese.

La Società Italiana di Leadership e Management in Medicina (SIMM) è un network di professionisti della salute impegnati nella lotta per la sostenibilità e difesa del Sistema Sanitario Nazionale Italiano con la convinzione che la sfida della sostenibilità del sistema, nei prossimi anni, passerà anche attraverso le alleanze con i pazienti perché il valore delle azioni della Sanità deve essere misurato prima di tutto dai pazienti, destinatari degli sforzi terapeutici e assistenziali. Nasce nel 2006 dalla stretta collaborazione con la British Association of Medical Managers e con l’American College of Physician Executives, per promuovere, sviluppare e consolidare anche in Italia il ruolo e la funzione manageriale nella professione medica. La Società è aperta a tutti i professionisti, leader e manager della sanità che sono intenzionati, nello svolgimento del loro ruolo dirigenziale, a crescere culturalmente e professionalmente. L’organizzazione e la programmazione dell’azione di SIMM mira a mettere al centro della gestione sanitaria la migliore pratica clinica; elaborare i processi migliori per i pazienti e per il servizio; sviluppare sistemi informativi in grado di sostenere adeguatamente le decisioni e le valutazioni; applicare il “buonsenso” clinico nelle scelte gestionali e giocare un ruolo importante nella riflessione e nelle strategie programmatiche.


Esenzione per ipertensione arteriosa

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Tutti i pazienti che presentano Ipertensione Arteriosa accertata  dal medico curante e confermata da visita specialistica nefrologica o internistica o cardiologica o diabetologica, hanno diritto all’esenzione dal ticket per l’Ipertensione Arteriosa indipendentemente dal loro reddito.

Specificamente i numeri di codice delle patologie sono così disposti:

Ipertensione non complicata: 031 – 401

Ipertensione con cardiopatia: 031 – 402

Ipertensione con nefropatia: 031 – 403

Ipertensione con cardio/nefropatia: 031 – 404

Ipertensione secondaria: 031 –  405

A che cosa dà diritto?
  1. Sulle ricette del SSN si possono prescrivere tre confezioni di farmaci ipotensivi (invece di due).
  2. Invece di 2 euro per confezione il paziente paga solo 1 Euro.
  3. Ha diritto alle visite specialistiche gratuite presso l’Ambulatorio dell’Ipertensione.

Ha diritto ad una serie di esami gratuiti, purtroppo non a tutti quelli che servono per una corretta diagnosi e follow-up del paziente  iperteso.

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CARDIOtool

Al via Progetto Zero

Prevenire l’ipertensione arteriosa, definita anche “killer silenzioso”: questo l’obiettivo del Progetto Zero, nato dalla proficua collaborazione dell’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale (A.L.I.Ce. Italia Onlus) con la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG).

A.L.I.Ce. Italia Onlus ribadisce l’appello diffuso in occasione di “Aprile mese della prevenzione”, ricordando quanto sia importante il controllo della pressione nella prevenzione primaria e secondaria dell’ictus, perché ridurre i valori della pressione arteriosa fa diminuire di ben il 40-50% il rischio di essere colpiti da questa patologia.

Innovativo per l’approccio multidisciplinare e multifattoriale, Progetto Zero è il primo e più ampio programma per prevenire il rischio cerebro e cardiovascolare e intende offrire un servizio esclusivo, dedicato alle farmacie italiane e alla popolazione mettendo a loro disposizione strumenti e know-how per educare i professionisti della salute e i cittadini.

Progetto Zero arriva, in oltre 800 farmacie distribuite sul territorio nazionale. Infermieri formati e specializzati forniranno un’ampia e personalizzata consulenza ai clienti delle farmacie che aderiscono a Progetto Zero: dalla misurazione della pressione sanguigna al test sui valori glicemici, dai suggerimenti per la prevenzione e gestione quotidiana dei disturbi alla compilazione della scheda per identificare il rischio individuale sulla base dei valori rilevati e di fattori come età, patologie, stili di vita.

Le farmacie sono la prima frontiera del SSN alla quale i cittadini si rivolgono per trovare informazioni e consiglio. Il farmacista ha un ruolo fondamentale per sviluppare attività di screening, prevenzione ed educazione dei cittadini sui rischi cerebro e cardiovascolari associati all’ipertensione e al diabete. La capillarità del servizio e la specializzazione del personale delle farmacie permette lo sviluppo di un efficace modello di prevenzione e informazione per ipertesi e diabetici, anche quelli che non sanno di esserlo. Obiettivo del Progetto è quello di informare la popolazione e spronarla a seguire comportamenti e stili di vita corretti – dichiara Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus.

Il progetto, realizzato grazie al supporto non condizionato di Corman, ha debuttato nel 2017 ed è stato subito premiato al Cosmofarma Innovation & Research Award; nel 2018, prosegue sotto l’egida dell’Osservatorio Ictus Italia per diffondere e rafforzare la pratica della prevenzione contro l’ipertensione arteriosa.

L’ipertensione è tra i principali fattori di rischio per eventi cardiovascolari e cerebrovascolari, che sono la prima causa di mortalità nei Paesi occidentali. In Italia, colpisce circa il 30% degli individui adulti, molti dei quali neanche lo sanno. Il 19% degli uomini e il 14% delle donne sono in una condizione di rischio; i pericoli aumentano con l’aumentare dei valori pressori. Il rischio è decisamente maggiore nella popolazione diabetica, pari a circa 3,5 milioni di italiani, di cui 1,3 milioni non diagnosticati. Nel 70% dei casi, i pazienti con diabete mellito di tipo II sono ipertesi” – dichiara Damiano Parretti, Responsabile Progetti Area Cronicità Società Italiana di Medicina Generale e delle cure primarie.

A.L.I.Ce. Italia Onlus è l’unica realtà associativa italiana che riunisce sia le persone colpite, i loro familiari e i caregiver, sia infermieri, fisioterapisti, logopedisti coinvolti nella prevenzione e cura dell’ictus, sia i medici di medicina generale, fisiatri, neurologi e gli altri medici esperti nella diagnosi e nel trattamento dell’ictus. La grande sfida è la prevenzione: secondo A.L.I.Ce., infatti, occorre diffondere l’informazione sulle condizioni che aumentano la probabilità di essere colpiti dall’ictus.

Anche a questo scopo è stato fondato nel 2016 l’Osservatorio Ictus Italia, grazie ad un’iniziativa congiunta di A.L.I.Ce., dell’Intergruppo Parlamentare sui problemi sociali dell’Ictus, dell’Italian Stroke Organization e dell’European Stroke Organization, cui hanno immediatamente aderito anche l’Istituto Superiore di Sanità (Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento) e la stessa SIMG.

Principale mission dell’’Osservatorio, infatti, è quella di promuovere maggiore consapevolezza e awareness sulle problematiche legate all’ictus, attuando politiche dedicate sia a livello nazionale che regionale, nell’ottica di divenire principale attore e partner delle Istituzioni pubbliche e private, fornendo leadership, indicazioni strategiche e raccomandazioni in campo sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale.

Secondo le linee Guida ESC (European Society of Cardiology) e EASD (European Association for the Study of Diabetes), diabete mellito e ipertensione arteriosa sono fattori che hanno tra di loro un effetto moltiplicativo sul rischio di aterosclerosi che è una delle principali cause delle patologie cerebro e cardiovascolari.

Nel corso di quest’anno, Progetto Zero continuerà a diffondere la cultura dell’automisurazione pressoria e glicemica. Il corretto monitoraggio, infatti, aiuta a seguire al meglio la propria terapia e a ridurre il rischio di ictus, infarti ed altre complicanze cerebro e cardiovascolari.

Il programma favorirà l’attività di screening per intercettare nuovi pazienti e valutare il loro profilo di rischio, informarli e sensibilizzarli sull’ictus ed indirizzarli al target medico se necessario.

I dati raccolti porteranno alla pubblicazione di una guida per i farmacisti sul corretto management dei pazienti a rischio cerebro e cardiovascolare.

L’elenco completo delle farmacie aderenti e il calendario delle giornate, in continuo aggiornamento, sono disponibile sui seguenti siti:

A.L.I.Ce. Italia Onlus, Osservatorio Ictus Italia, Mia Farmacia, Corman


Ipertensione Arteriosa: nuove linee guida

L’ipertensione è spesso citata come la principale causa mondiale di morte e di disabilità. La sua presenza o meno è definita dalla misurazione della pressione arteriosa.

Ora le principali società USA sul tema – l’American College of Cardiology e l’American Heart Association – hanno deciso di rivedere soglie e limiti, una rivoluzione che aumenterà le diagnosi, riducendo le complicanze da malattie cardiovascolari.

Le nuove linee guida, presentate a dicembre 2017, sostituiscono quelle in vigore, del 2013; sono state approvate da 11 società scientifiche e sono state pubblicate sul Journal of the American College of Cardiology e sulla rivista scientifica Hypertension. Il documento fornisce nuove e importanti indicazioni a cardiologi e altri operatori sanitari, come quali fattori di rischio esaminare, quali screening fare per individuare le cause secondarie di ipertensione, come – e con che tempi – effettuare i follow-up, quali interventi consigliare, quante misurazioni fare e con che modalità e frequenza.

Ma è nei valori critici suggeriti per la misura della pressione che si registra la più grande novità. Se la pressione normale non viene messa in discussione (120/80 mmHg,), l’ipertensione di grado 1 – normalmente definita come pressione sistolica a 140-159 mmHg e 90-99 di “bassa pressione” – viene ora diagnosticata a 130-139/80-89. Il campanello d’allarme per l’ipertensione di grado 2 (finora considerata a 160-179/100-109) scatta secondo le linee guida ad almeno 140/90. Infine sarà crisi ipertensiva con l’“alta” oltre 180 mmHg e/o la “bassa” oltre 120.

Di fatto, quella che prima veniva chiamata “pre-ipertensione” (120-139/80-89), ora sarà ipertensione vera e propria o comunque “pressione elevata”, mentre il primo stadio di ipertensione è stato promosso al più grave “grado 2”. Il cambiamento comporterà quindi più pazienti con diagnosi di ipertensione. Tra questi pazienti, una piccola percentuale sarà chiamata ad assumere farmaci, mentre alla maggioranza saranno raccomandati interventi non farmacologici e cambiamenti del proprio stile di vita.

 

Hypertension: http://hyper.ahajournals.org/content/guidelines2017

Circulation: http://circ.ahajournals.org/content/early/2017/11/08/CIRCULATIONAHA.117.032582


Ridurre i valori della pressione arteriosa fa diminuire il rischio di ictus

Definita “killer silenzioso” che colpisce, nel nostro Paese, il 33% degli uomini e il 31% delle donne, la metà dei quali non ne è a conoscenza, l’ipertensione è la prima causa di mortalità al mondo.

Nella popolazione italiana l’ipertensione arteriosa è molto frequente, soprattutto nelle persone anziane: sopra i 65 anni d’età, infatti, circa due terzi dei soggetti hanno valori eccessivamente alti. Secondo le Linee Guida dell’European Society of Cardiology (ESC) e dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD), l’ipertensione arteriosa e il diabete mellito costituiscono fattori per il rischio di malattie cerebro e cardiovascolari.

L’ictus cerebrale rappresenta una delle principali complicanze di questa patologia, caratterizzata da un aumento stabile della pressione del sangue nelle arterie.

Il ruolo dell’ipertensione come fattore di rischio per l’ictus è noto da quasi un secolo. Le prime segnalazioni risalgono infatti agli anni ’20 del secolo scorso; è però dai primi anni ’90 che è risultato evidente, da numerosi studi clinici controllati, che ridurre la pressione arteriosa con i farmaci riduce drasticamente la probabilità di andare incontro alla malattia; una riduzione anche modesta dei valori di pressione, sia sistolica che diastolica, consente di abbassare il rischio di malattia anche del 40-50%. La scelta del trattamento è specifico compito del medico. Abitualmente il medico di medicina generale, che ben conosce il paziente, è in grado di cogliere la presenza di valori elevati di pressione arteriosa e di trattarla adeguatamente, se necessario” – ha dichiarato il Prof. Carlo Gandolfo, Ordinario di Neurologia all’Università di Genova, componente del Comitato Tecnico-Scientifico di A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale).

Un adeguato livello di pressione arteriosa è necessario perché il sangue riesca a scorrere nel nostro sistema circolatorio, assicurando così il nutrimento necessario per i tessuti dell’organismo. Il cuore batte in modo regolare e in questo modo fa circolare il sangue all’interno delle arterie. La pressione arteriosa più alta, definita “sistolica” o “massima” si verifica quando il cuore si contrae e il sangue passa nelle arterie, la pressione arteriosa più bassa, definita invece “diastolica” o “minima” è quella che si registra, all’interno delle arterie, tra un battito e l’altro del cuore

Quando i valori della pressione sistolica e/o di quella diastolica superano i 140 (per la massima) o i 90 (per la minima), si parla di ipertensione.

E’ fondamentale controllare con regolarità la pressione arteriosa, soprattutto perché, adeguatamente trattata, non costituisce più un pericolo per la nostra salute. E’ molto importante consultare sempre il proprio medico, che individuerà la terapia farmacologica più sicura e più adatta al singolo paziente. 

Per una corretta misurazione della pressione è bene tenere presente le seguenti raccomandazioni:

  • Il paziente dovrebbe essere rilassato, seduto comodamente, in ambiente tranquillo

  • Non si dovrebbero assumere bevande contenenti caffeina nell’ora precedente né aver fumato da almeno un quarto d’ora

  • Il braccio deve essere appoggiato ed il bracciale deve essere all’altezza del cuore. Non importa quale braccio venga usato per la misurazione, ma bisogna ricordare che esistono a volte differenze sensibili nei valori misurati nelle due braccia

  • Le dimensioni del bracciale di gomma devono essere adattate alla dimensione del braccio del paziente.

L’automisurazione della pressione arteriosa costituisce la procedura di maggior importanza nell’individuazione precoce di una possibile ipertensione. Viene quindi raccomandata la misurazione domiciliare della pressione almeno una volta al mese dopo i 40 anni.

In occasione di Aprile mese della prevenzione, A.L.I.Ce. Italia Onlus realizza, in numerose città italiane, iniziative di sensibilizzazione e di informazione sui principali fattori di rischio ictus e sull’importanza del riconoscimento tempestivo dei sintomi.

I cittadini devono avere una maggiore conoscenza e consapevolezza dei fattori che da soli o, ancora di più, in combinazione tra di loro aumentano il rischio di avere un ictus: 8 ictus su 10, infatti, possono essere evitati seguendo stili di vita adeguati, attraverso un’attività fisica moderata ed una sana alimentazione. Il controllo della pressione arteriosa risulta fondamentale, fino dai 40 anni, ancora più importante nei diabetici, così come il riconoscimento della aritmia cardiaca definita fibrillazione atriale e l’astensione dal fumo” – ha dichiarato Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus.

L’ictus cerebrale è una patologia grave e disabilitante che, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Quasi 200.000 italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 940.000, ma il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione, sia perché tra i giovani è in aumento l’abuso di alcool e droghe.


Brevettato l’elisir di lunga vita?

 

Un concentrato di antiossidanti a base di nocciole, cacao scuro, miele e tè verde per tutte le età: fa correre più veloci i giovani (atleti e non solo), mantiene più sani e in forma gli anziani e ha anche un buon sapore.

E’ Powellnux”, l’innovativo alimento multifunzionale naturale ricco in polifenoli che aiuta a prevenire l’insorgenza delle malattie cardiovascolari, alla base dell’invecchiamento.

Lo ha appena brevettato il professor Valerio Sanguigni, cardiologo dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, dopo anni di studi che lo hanno portato a chiedersi: “Chi lo ha detto che i cibi salutari debbano per forza essere cattivi al gusto?”. E ha inventato “Powellnux” che, anche sotto forma di gelato, può fornire le sostanze giuste per avere più energia e mantenersi giovani a lungo in modo naturale e mangiando prodotti gustosi.

Sappiamo che frutti rossi, melograni e bacche contengono antiossidanti, ma spesso, nel tragitto che li porta alla nostra tavola perdono le loro proprietà benefiche. Gli alimenti che conservano meglio queste sostanze sono frutta secca, fave di cacao e tè verde, in particolare a temperature basse e controllate. Per questo mi è venuta l’idea di preparare con queste sostanze, ricche di polifenoli (antiossidanti naturali), una miscela speciale” – spiega Valerio Sanguigni.

Il prof. Sanguigni, coadiuvato da una équipe composta anche da altri specialisti di Endocrinologia e Statistica, ha sperimentato la sua scoperta attraverso uno studio in acuto su 14 soggetti sani fra i 20 e i 38 anni per valutare i valori dello stress ossidativo e del potere antiossidante. I volontari dopo essere stati sottoposti agli esami del sangue hanno mangiato un gelato da 100 grammi, preparato con il mix di antiossidanti, poi si sono messi a pedalare su una cyclette: i risultati dello studio, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica “Nutrition”, hanno evidenziato una riduzione dello stress ossidativo e un aumento dell’attività antiossidante con un evidente miglioramento della performance fisica.

L’aumento dell’ossido nitrico da parte dei polifenoli ha un effetto positivo sulla capacità dei vasi sanguigni di dilatarsi. Anche il microcircolo, un indicatore dell’ossigenazione dei tessuti, migliora con l’assunzione di queste sostanze e pedalando sulla cyclette i volontari hanno raggiunto la stessa potenza con meno battiti e una pressione arteriosa inferiore. Nella sperimentazione è stato usato lo stesso metodo applicato per gli studi sui farmaci. Il protocollo è stato approvato dal comitato etico dell’Università e dall’Organizzazione Internazionale per gli Studi Clinici (Clinical Trial.Gov.)” – sottolinea il prof. Valerio Sanguigni.

Secondo i dati di un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of Hypertension e presentato a Milano al 27° Congresso Europeo sull’Ipertensione, è emerso che anche in soggetti affetti da sindrome metabolica (frequente patologia che può evolvere nel diabete), l’assunzione in acuto del gelato a base di “Powellnux”, può ridurre i valori della pressione arteriosa.

L’ipertensione arteriosa è una malattia che può causare gravi danni al sistema cardiocircolatorio e a livello cerebrale (causando infarto e ictus).  Il perdurare dell’ipertensione comporta un danno profondo a carico dei vasi sanguigni ed è identificato principalmente nell’aterosclerosi.

Si tratta di un problema che, secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, colpisce mediamente in Italia il 33% degli uomini e il 31% delle donne. Le linee guida internazionali affermano che in presenza di valori pressori arteriosi ai limiti alti della norma, al di sopra di 140/90 mm/Hg è necessario all’inizio intervenire in maniera non farmacologica con modifiche dello stile di vita e dell’alimentazione.

Le sostanze alimentari naturali che compongono “Powellnux”, ricche di antiossidanti naturali, riducono il danno dei radicali liberi d’ossigeno su tutte le cellule, rallentando l’invecchiamento, aumentando il flusso sanguigno del microcircolo a tutti gli organi con un effetto positivo anche su valori pressori arteriosi alterati. In questo modo il nostro fisico può conservare un’ottima forma e migliorare, a tutte le età, le sue prestazioni.

Ufficio Stampa | Prof. Valerio Sanguigni

 


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