Posts Tagged 'ipertensione arteriosa'

Al via Progetto Zero

Prevenire l’ipertensione arteriosa, definita anche “killer silenzioso”: questo l’obiettivo del Progetto Zero, nato dalla proficua collaborazione dell’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale (A.L.I.Ce. Italia Onlus) con la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG).

A.L.I.Ce. Italia Onlus ribadisce l’appello diffuso in occasione di “Aprile mese della prevenzione”, ricordando quanto sia importante il controllo della pressione nella prevenzione primaria e secondaria dell’ictus, perché ridurre i valori della pressione arteriosa fa diminuire di ben il 40-50% il rischio di essere colpiti da questa patologia.

Innovativo per l’approccio multidisciplinare e multifattoriale, Progetto Zero è il primo e più ampio programma per prevenire il rischio cerebro e cardiovascolare e intende offrire un servizio esclusivo, dedicato alle farmacie italiane e alla popolazione mettendo a loro disposizione strumenti e know-how per educare i professionisti della salute e i cittadini.

Progetto Zero arriva, in oltre 800 farmacie distribuite sul territorio nazionale. Infermieri formati e specializzati forniranno un’ampia e personalizzata consulenza ai clienti delle farmacie che aderiscono a Progetto Zero: dalla misurazione della pressione sanguigna al test sui valori glicemici, dai suggerimenti per la prevenzione e gestione quotidiana dei disturbi alla compilazione della scheda per identificare il rischio individuale sulla base dei valori rilevati e di fattori come età, patologie, stili di vita.

Le farmacie sono la prima frontiera del SSN alla quale i cittadini si rivolgono per trovare informazioni e consiglio. Il farmacista ha un ruolo fondamentale per sviluppare attività di screening, prevenzione ed educazione dei cittadini sui rischi cerebro e cardiovascolari associati all’ipertensione e al diabete. La capillarità del servizio e la specializzazione del personale delle farmacie permette lo sviluppo di un efficace modello di prevenzione e informazione per ipertesi e diabetici, anche quelli che non sanno di esserlo. Obiettivo del Progetto è quello di informare la popolazione e spronarla a seguire comportamenti e stili di vita corretti – dichiara Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus.

Il progetto, realizzato grazie al supporto non condizionato di Corman, ha debuttato nel 2017 ed è stato subito premiato al Cosmofarma Innovation & Research Award; nel 2018, prosegue sotto l’egida dell’Osservatorio Ictus Italia per diffondere e rafforzare la pratica della prevenzione contro l’ipertensione arteriosa.

L’ipertensione è tra i principali fattori di rischio per eventi cardiovascolari e cerebrovascolari, che sono la prima causa di mortalità nei Paesi occidentali. In Italia, colpisce circa il 30% degli individui adulti, molti dei quali neanche lo sanno. Il 19% degli uomini e il 14% delle donne sono in una condizione di rischio; i pericoli aumentano con l’aumentare dei valori pressori. Il rischio è decisamente maggiore nella popolazione diabetica, pari a circa 3,5 milioni di italiani, di cui 1,3 milioni non diagnosticati. Nel 70% dei casi, i pazienti con diabete mellito di tipo II sono ipertesi” – dichiara Damiano Parretti, Responsabile Progetti Area Cronicità Società Italiana di Medicina Generale e delle cure primarie.

A.L.I.Ce. Italia Onlus è l’unica realtà associativa italiana che riunisce sia le persone colpite, i loro familiari e i caregiver, sia infermieri, fisioterapisti, logopedisti coinvolti nella prevenzione e cura dell’ictus, sia i medici di medicina generale, fisiatri, neurologi e gli altri medici esperti nella diagnosi e nel trattamento dell’ictus. La grande sfida è la prevenzione: secondo A.L.I.Ce., infatti, occorre diffondere l’informazione sulle condizioni che aumentano la probabilità di essere colpiti dall’ictus.

Anche a questo scopo è stato fondato nel 2016 l’Osservatorio Ictus Italia, grazie ad un’iniziativa congiunta di A.L.I.Ce., dell’Intergruppo Parlamentare sui problemi sociali dell’Ictus, dell’Italian Stroke Organization e dell’European Stroke Organization, cui hanno immediatamente aderito anche l’Istituto Superiore di Sanità (Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento) e la stessa SIMG.

Principale mission dell’’Osservatorio, infatti, è quella di promuovere maggiore consapevolezza e awareness sulle problematiche legate all’ictus, attuando politiche dedicate sia a livello nazionale che regionale, nell’ottica di divenire principale attore e partner delle Istituzioni pubbliche e private, fornendo leadership, indicazioni strategiche e raccomandazioni in campo sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale.

Secondo le linee Guida ESC (European Society of Cardiology) e EASD (European Association for the Study of Diabetes), diabete mellito e ipertensione arteriosa sono fattori che hanno tra di loro un effetto moltiplicativo sul rischio di aterosclerosi che è una delle principali cause delle patologie cerebro e cardiovascolari.

Nel corso di quest’anno, Progetto Zero continuerà a diffondere la cultura dell’automisurazione pressoria e glicemica. Il corretto monitoraggio, infatti, aiuta a seguire al meglio la propria terapia e a ridurre il rischio di ictus, infarti ed altre complicanze cerebro e cardiovascolari.

Il programma favorirà l’attività di screening per intercettare nuovi pazienti e valutare il loro profilo di rischio, informarli e sensibilizzarli sull’ictus ed indirizzarli al target medico se necessario.

I dati raccolti porteranno alla pubblicazione di una guida per i farmacisti sul corretto management dei pazienti a rischio cerebro e cardiovascolare.

L’elenco completo delle farmacie aderenti e il calendario delle giornate, in continuo aggiornamento, sono disponibile sui seguenti siti:

A.L.I.Ce. Italia Onlus, Osservatorio Ictus Italia, Mia Farmacia, Corman


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Ipertensione Arteriosa: nuove linee guida

L’ipertensione è spesso citata come la principale causa mondiale di morte e di disabilità. La sua presenza o meno è definita dalla misurazione della pressione arteriosa.

Ora le principali società USA sul tema – l’American College of Cardiology e l’American Heart Association – hanno deciso di rivedere soglie e limiti, una rivoluzione che aumenterà le diagnosi, riducendo le complicanze da malattie cardiovascolari.

Le nuove linee guida, presentate a dicembre 2017, sostituiscono quelle in vigore, del 2013; sono state approvate da 11 società scientifiche e sono state pubblicate sul Journal of the American College of Cardiology e sulla rivista scientifica Hypertension. Il documento fornisce nuove e importanti indicazioni a cardiologi e altri operatori sanitari, come quali fattori di rischio esaminare, quali screening fare per individuare le cause secondarie di ipertensione, come – e con che tempi – effettuare i follow-up, quali interventi consigliare, quante misurazioni fare e con che modalità e frequenza.

Ma è nei valori critici suggeriti per la misura della pressione che si registra la più grande novità. Se la pressione normale non viene messa in discussione (120/80 mmHg,), l’ipertensione di grado 1 – normalmente definita come pressione sistolica a 140-159 mmHg e 90-99 di “bassa pressione” – viene ora diagnosticata a 130-139/80-89. Il campanello d’allarme per l’ipertensione di grado 2 (finora considerata a 160-179/100-109) scatta secondo le linee guida ad almeno 140/90. Infine sarà crisi ipertensiva con l’“alta” oltre 180 mmHg e/o la “bassa” oltre 120.

Di fatto, quella che prima veniva chiamata “pre-ipertensione” (120-139/80-89), ora sarà ipertensione vera e propria o comunque “pressione elevata”, mentre il primo stadio di ipertensione è stato promosso al più grave “grado 2”. Il cambiamento comporterà quindi più pazienti con diagnosi di ipertensione. Tra questi pazienti, una piccola percentuale sarà chiamata ad assumere farmaci, mentre alla maggioranza saranno raccomandati interventi non farmacologici e cambiamenti del proprio stile di vita.

 

Hypertension: http://hyper.ahajournals.org/content/guidelines2017

Circulation: http://circ.ahajournals.org/content/early/2017/11/08/CIRCULATIONAHA.117.032582


Ridurre i valori della pressione arteriosa fa diminuire il rischio di ictus

Definita “killer silenzioso” che colpisce, nel nostro Paese, il 33% degli uomini e il 31% delle donne, la metà dei quali non ne è a conoscenza, l’ipertensione è la prima causa di mortalità al mondo.

Nella popolazione italiana l’ipertensione arteriosa è molto frequente, soprattutto nelle persone anziane: sopra i 65 anni d’età, infatti, circa due terzi dei soggetti hanno valori eccessivamente alti. Secondo le Linee Guida dell’European Society of Cardiology (ESC) e dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD), l’ipertensione arteriosa e il diabete mellito costituiscono fattori per il rischio di malattie cerebro e cardiovascolari.

L’ictus cerebrale rappresenta una delle principali complicanze di questa patologia, caratterizzata da un aumento stabile della pressione del sangue nelle arterie.

Il ruolo dell’ipertensione come fattore di rischio per l’ictus è noto da quasi un secolo. Le prime segnalazioni risalgono infatti agli anni ’20 del secolo scorso; è però dai primi anni ’90 che è risultato evidente, da numerosi studi clinici controllati, che ridurre la pressione arteriosa con i farmaci riduce drasticamente la probabilità di andare incontro alla malattia; una riduzione anche modesta dei valori di pressione, sia sistolica che diastolica, consente di abbassare il rischio di malattia anche del 40-50%. La scelta del trattamento è specifico compito del medico. Abitualmente il medico di medicina generale, che ben conosce il paziente, è in grado di cogliere la presenza di valori elevati di pressione arteriosa e di trattarla adeguatamente, se necessario” – ha dichiarato il Prof. Carlo Gandolfo, Ordinario di Neurologia all’Università di Genova, componente del Comitato Tecnico-Scientifico di A.L.I.Ce. Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale).

Un adeguato livello di pressione arteriosa è necessario perché il sangue riesca a scorrere nel nostro sistema circolatorio, assicurando così il nutrimento necessario per i tessuti dell’organismo. Il cuore batte in modo regolare e in questo modo fa circolare il sangue all’interno delle arterie. La pressione arteriosa più alta, definita “sistolica” o “massima” si verifica quando il cuore si contrae e il sangue passa nelle arterie, la pressione arteriosa più bassa, definita invece “diastolica” o “minima” è quella che si registra, all’interno delle arterie, tra un battito e l’altro del cuore

Quando i valori della pressione sistolica e/o di quella diastolica superano i 140 (per la massima) o i 90 (per la minima), si parla di ipertensione.

E’ fondamentale controllare con regolarità la pressione arteriosa, soprattutto perché, adeguatamente trattata, non costituisce più un pericolo per la nostra salute. E’ molto importante consultare sempre il proprio medico, che individuerà la terapia farmacologica più sicura e più adatta al singolo paziente. 

Per una corretta misurazione della pressione è bene tenere presente le seguenti raccomandazioni:

  • Il paziente dovrebbe essere rilassato, seduto comodamente, in ambiente tranquillo

  • Non si dovrebbero assumere bevande contenenti caffeina nell’ora precedente né aver fumato da almeno un quarto d’ora

  • Il braccio deve essere appoggiato ed il bracciale deve essere all’altezza del cuore. Non importa quale braccio venga usato per la misurazione, ma bisogna ricordare che esistono a volte differenze sensibili nei valori misurati nelle due braccia

  • Le dimensioni del bracciale di gomma devono essere adattate alla dimensione del braccio del paziente.

L’automisurazione della pressione arteriosa costituisce la procedura di maggior importanza nell’individuazione precoce di una possibile ipertensione. Viene quindi raccomandata la misurazione domiciliare della pressione almeno una volta al mese dopo i 40 anni.

In occasione di Aprile mese della prevenzione, A.L.I.Ce. Italia Onlus realizza, in numerose città italiane, iniziative di sensibilizzazione e di informazione sui principali fattori di rischio ictus e sull’importanza del riconoscimento tempestivo dei sintomi.

I cittadini devono avere una maggiore conoscenza e consapevolezza dei fattori che da soli o, ancora di più, in combinazione tra di loro aumentano il rischio di avere un ictus: 8 ictus su 10, infatti, possono essere evitati seguendo stili di vita adeguati, attraverso un’attività fisica moderata ed una sana alimentazione. Il controllo della pressione arteriosa risulta fondamentale, fino dai 40 anni, ancora più importante nei diabetici, così come il riconoscimento della aritmia cardiaca definita fibrillazione atriale e l’astensione dal fumo” – ha dichiarato Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus.

L’ictus cerebrale è una patologia grave e disabilitante che, nel nostro Paese, rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Quasi 200.000 italiani ne vengono colpiti ogni anno e la metà dei superstiti rimane con problemi di disabilità anche grave. In Italia, le persone che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con esiti più o meno invalidanti, sono oggi circa 940.000, ma il fenomeno è in crescita sia perché si registra un invecchiamento progressivo della popolazione, sia perché tra i giovani è in aumento l’abuso di alcool e droghe.


Brevettato l’elisir di lunga vita?

 

Un concentrato di antiossidanti a base di nocciole, cacao scuro, miele e tè verde per tutte le età: fa correre più veloci i giovani (atleti e non solo), mantiene più sani e in forma gli anziani e ha anche un buon sapore.

E’ Powellnux”, l’innovativo alimento multifunzionale naturale ricco in polifenoli che aiuta a prevenire l’insorgenza delle malattie cardiovascolari, alla base dell’invecchiamento.

Lo ha appena brevettato il professor Valerio Sanguigni, cardiologo dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, dopo anni di studi che lo hanno portato a chiedersi: “Chi lo ha detto che i cibi salutari debbano per forza essere cattivi al gusto?”. E ha inventato “Powellnux” che, anche sotto forma di gelato, può fornire le sostanze giuste per avere più energia e mantenersi giovani a lungo in modo naturale e mangiando prodotti gustosi.

Sappiamo che frutti rossi, melograni e bacche contengono antiossidanti, ma spesso, nel tragitto che li porta alla nostra tavola perdono le loro proprietà benefiche. Gli alimenti che conservano meglio queste sostanze sono frutta secca, fave di cacao e tè verde, in particolare a temperature basse e controllate. Per questo mi è venuta l’idea di preparare con queste sostanze, ricche di polifenoli (antiossidanti naturali), una miscela speciale” – spiega Valerio Sanguigni.

Il prof. Sanguigni, coadiuvato da una équipe composta anche da altri specialisti di Endocrinologia e Statistica, ha sperimentato la sua scoperta attraverso uno studio in acuto su 14 soggetti sani fra i 20 e i 38 anni per valutare i valori dello stress ossidativo e del potere antiossidante. I volontari dopo essere stati sottoposti agli esami del sangue hanno mangiato un gelato da 100 grammi, preparato con il mix di antiossidanti, poi si sono messi a pedalare su una cyclette: i risultati dello studio, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica “Nutrition”, hanno evidenziato una riduzione dello stress ossidativo e un aumento dell’attività antiossidante con un evidente miglioramento della performance fisica.

L’aumento dell’ossido nitrico da parte dei polifenoli ha un effetto positivo sulla capacità dei vasi sanguigni di dilatarsi. Anche il microcircolo, un indicatore dell’ossigenazione dei tessuti, migliora con l’assunzione di queste sostanze e pedalando sulla cyclette i volontari hanno raggiunto la stessa potenza con meno battiti e una pressione arteriosa inferiore. Nella sperimentazione è stato usato lo stesso metodo applicato per gli studi sui farmaci. Il protocollo è stato approvato dal comitato etico dell’Università e dall’Organizzazione Internazionale per gli Studi Clinici (Clinical Trial.Gov.)” – sottolinea il prof. Valerio Sanguigni.

Secondo i dati di un recente studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of Hypertension e presentato a Milano al 27° Congresso Europeo sull’Ipertensione, è emerso che anche in soggetti affetti da sindrome metabolica (frequente patologia che può evolvere nel diabete), l’assunzione in acuto del gelato a base di “Powellnux”, può ridurre i valori della pressione arteriosa.

L’ipertensione arteriosa è una malattia che può causare gravi danni al sistema cardiocircolatorio e a livello cerebrale (causando infarto e ictus).  Il perdurare dell’ipertensione comporta un danno profondo a carico dei vasi sanguigni ed è identificato principalmente nell’aterosclerosi.

Si tratta di un problema che, secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, colpisce mediamente in Italia il 33% degli uomini e il 31% delle donne. Le linee guida internazionali affermano che in presenza di valori pressori arteriosi ai limiti alti della norma, al di sopra di 140/90 mm/Hg è necessario all’inizio intervenire in maniera non farmacologica con modifiche dello stile di vita e dell’alimentazione.

Le sostanze alimentari naturali che compongono “Powellnux”, ricche di antiossidanti naturali, riducono il danno dei radicali liberi d’ossigeno su tutte le cellule, rallentando l’invecchiamento, aumentando il flusso sanguigno del microcircolo a tutti gli organi con un effetto positivo anche su valori pressori arteriosi alterati. In questo modo il nostro fisico può conservare un’ottima forma e migliorare, a tutte le età, le sue prestazioni.

Ufficio Stampa | Prof. Valerio Sanguigni

 

Ictus: curare e prendersi cura 2.0

Lo scorso 10 febbraio, Roberto Maroni, Presidente uscente della Regione Lombardia, ha aperto i lavori di “Ictus: curare e prendersi cura 2.0”, convegno organizzato da A.L.I.Ce. Lombardia Onlus, che ha visto operatori sanitari, caregiver e associazioni di pazienti confrontarsi sulle problematiche assistenziali dell’ictus cerebrale a livello regionale.

Di alto livello le figure istituzionali che hanno presenziato all’incontro: Giulio Gallera (Assessore del Welfare della Regione Lombardia), Aldo Bellini (Direttore U.O. Polo Ospedaliero Regione Lombardia) e Alberto Zoli (Direttore Generale Azienda Regionale Emergenza Urgenza di Milano).

Il programma ha previsto tre sezioni: si è aperto con una panoramica sui diversi aspetti dell’ictus (dall’epidemiologia alle terapie della fase acuta, dalle terapie di prevenzione dei principali fattori di rischio come i nuovi anticoagulanti orali per la Fibrillazione Atriale alle complicanze a lungo termine e all’ictus nei giovani), si è continuato illustrando i modelli assistenziali che la Regione Lombardia ha messo in atto per fronteggiare le implicazioni di questa patologia e si è chiuso con le esperienze delle varie Associazioni locali lombarde afferenti alla Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus.

Per quanto rappresenti ancora oggi la prima causa di disabilità, l’ictus cerebrale ha presentato nel corso degli ultimi venti anni una significativa riduzione della sua incidenza, standardizzata per età, quantificabile nell’ordine del 12% e della mortalità, che si è ridotta del 37%. Il numero dei ricoveri in regione Lombardia, ad esempio, dal 2012 al 2016 si è ridotto dai 18.000 ai circa 13.000. Tale riduzione è largamente attribuita ad una adeguata gestione dei fattori di rischio modificabili (sedentarietà, cattiva alimentazione, fumo ed eccesso di alcolici) oltre che al trattamento delle condizioni predisponenti (come ipertensione arteriosa, fibrillazione atriale e ipercolesterolemia). I soggetti che vivono con le conseguenze di un ictus sono addirittura aumentati (il 35% ha una disabilità grave) e vanno incontro al decesso per patologie conseguenti all’ictus. Va notato, inoltre, come più del 62% dei nuovi ictus si sia verificato in persone di età superiore ai 75 anni.

Classe medica, popolazione e, in generale, le persone che si occupano di assistenza al paziente con ictus nella fase ospedaliera, in quella ambulatoriale e infine nella dimensione sociale, devono essere pienamente coscienti dei dati e delle problematiche collegate all’ictus cerebrale.  Solo attraverso una migliore identificazione del problema si potranno infatti esplorare ed individuare strategie e terapie volte al trattamento sintomatico e alla prevenzione delle conseguenze che ne scaturiscono” – ha dichiarato il Professor Giuseppe Micieli, Direttore del Dipartimento di Neurologia d’Urgenza, IRCCS Fondazione Istituto Neurologico Nazionale Mondino di Pavia e Presidente di A.L.I.Ce. Lombardia Onlus.    

 Il trattamento dell’ictus è tempo-dipendente: tanto prima viene effettuato, tanto più è efficace. Questo vale sia per la trombolisi endovenosa (che consiste nell’uso di un farmaco in grado di sciogliere i coaguli che ostruiscono i vasi cerebrali) che per il trattamento endovascolare, che offre la possibilità di trattare anche i coaguli di dimensioni maggiori, meno facilmente dissolvibili col solo farmaco trombolitico.

Con la sola trombolisi endovenosa, il 55% dei pazienti trattati recupera in modo completo o quasi completo dal deficit neurologico; con l’aggiunta della terapia endovascolare, un ulteriore 30% di casi ha un beneficio analogo, quindi nel complesso le due terapie consentono un buon recupero all’85% degli ictus ischemici.

Il trattamento endovascolare, però, richiede una sala angiografica e del personale addestrato e queste strutture sono presenti solo in pochi ospedali. Pertanto la complessità dell’intervento, la scarsità delle neuroradiologie interventistiche e il fatto che l’intervento sia tempo dipendente richiedono una solida struttura organizzativa.

In Lombardia, dove vivono 10 milioni di persone, esistono almeno 10 Centri in grado di effettuare interventi endovascolari cerebrali (l’ideale sarebbe proprio un’unità di questo tipo ogni milione di abitanti) e 35 stroke unit, ovvero reparti dedicati alla cura dell’ictus in grado, fra l’altro, di effettuare trombolisi endovenosa. L’obiettivo è quello di mettere in rete i vari ospedali in modo che il paziente con ictus arrivi ad effettuare la trombolisi endovenosa e la terapia endovascolare nel più breve tempo possibile.

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Lo scorso 8 novembre, grazie all’azione di A.L.I.Ce. Italia Onlus e dell’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, la XII Commissione Affari Sociali della Camera, ha approvato la Risoluzione sulla diagnosi e la prevenzione dell’Ictus cerebrale: Governo e Parlamento sono chiamati a promuovere e sostenere il più appropriato ed avanzato sistema di cura per l’ictus su tutto il territorio nazionale.

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Ipertensione arteriosa: nuove linee guida

Le nuove linee guida dell’American College of Cardiology/American Hearth Association riclassificano l’ipertensione ed enfatizzano la gestione dello stile di vita.

Il documento redatto dagli esperti USA suddivide la “pre-ipertensione” in “pressione sanguigna elevata (BP)” e “ipertensione di stadio 1”, dando particolare rilievo ai cambiamenti dello stile di vita utili per la maggior parte degli adulti oggi classificati come “affetti da ipertensione di stadio 1”.

La nuova definizione di ipertensione aumenta la percentuale della popolazione identificata come ipertesa, ma alla stragrande maggioranza degli ipertesi di nuova diagnosi viene raccomandata solo la modifica dello stile di vita, senza associare terapia antipertensiva. Un maggiore ricorso alle modifiche dello stile di vita nel trattamento dell’ipertensione merita la massima priorità. Prove di alta qualità indicano che lo stile di vita modificato in modo efficace abbassa la pressione sanguigna” – dice Robert M. Carey, della Virginia University, a Charlottesville.

La definizione di pressione sanguigna normale rimane la stessa (<120/80 mmHg). La pressione arteriosa sistolica media (SBP) da 120 a 129 mmHg, associata a pressione arteriosa diastolica media (DBP) inferiore a 80 mmHg, è classificata come pressione elevata. La SBP media da 130 a 139 mmHg, associata a DBP media da 80 a 89 mmHg, è classificata come ipertensione di stadio 1.

Le variazioni dello stile di vita da sole sono raccomandate per la maggior parte degli adulti con diagnosi recente, come gli ipertesi allo stadio 1, mentre i cambiamenti dello stile di vita e la terapia farmacologica sono raccomandati per i pazienti con malattie cardiovascolari preesistenti o rischio cardiovascolare aumentato.

L’inizio della terapia con due farmaci antipertensivi di classi diverse è raccomandato per i pazienti con ipertensione di stadio 2 e l’ipertensione resistente è definita come una pressione arteriosa media di 130/80 mmHg o superiore nei pazienti che assumono almeno tre antipertensivi di classi diverse a dosi ottimali, o in quelli che richiedono quattro o più farmaci antipertensivi.

I medici possono iniziare la terapia con qualsiasi classe di farmaci antipertensivi, a meno che non vi sia una ragione precisa per utilizzare un farmaco specifico in un determinato paziente. Dopo l’inizio della terapia, i pazienti devono sottoporsi a valutazioni mensili di compliance e di risposta terapeutica, fino al raggiungimento del controllo della pressione arteriosa.

I pazienti con diabete, malattia renale cronica e rischio cardiovascolare elevato, richiedono un’attenzione speciale e devono essere trattati per raggiungere un target di BP <130/80 mmHg. Gli adulti di età pari o superiore a 65 anni appartengono pure a questo gruppo ad elevato rischio e devono essere trattati per raggiungere un target SBP <130 mmHg.

Ogni adulto con ipertensione dovrebbe avere un piano di cura basato sull’evidenza, con un follow-up tempestivo, specialmente alla luce dell’evidenza che ben il 25% dei pazienti non soddisfa la prescrizione iniziale di terapia antipertensiva e solo 1 su 5 ha una sufficiente elevata aderenza per ottenere i benefici osservati negli studi randomizzati controllati.

L’uso della valutazione del rischio per malattie cardiovascolari nelle scelte del trattamento anti-ipertensivo, con obiettivi di terapia BP più bassi e una forte enfasi sulla modificazione dello stile di vita durante il trattamento, costituiscono alcuni dei miei messaggi più importanti per i medici”, ribadisce Carey.

Il coautore delle linee guida, Paul K. Whelton della Scuola di medicina pubblica e di medicina tropicale Tulane a New Orleans, precisa:

Queste linee guida si sono basate su osservazioni molto rigorose per un periodo di tre anni. Sono state ampiamente riviste e approvate dagli organi di governo e dalle società scientifiche più importanti. Sono complete e tengono conto delle scoperte più recenti (nel complesso, circa 1.000 studi). Da parte mia suggerisco queste raccomandazioni:

  1. maggiore attenzione nella misurazione e nella valutazione della BP;
  2. utilizzo delle misurazioni della PA fuori sede per confermare i BP elevati in ufficio e riconoscere l’ipertensione mascherata “da camice bianco”;
  3. tener conto della nuova classificazione di BP, compreso l’uso di una media di letture BP accuratamente misurate per diagnosticare l’ipertensione di stadio 1;
  4. dare importanza alla gestione dello stile di vita come trattamento di base per la gestione della BP elevata; 5 stima del rischio di malattia cardiovascolare sottostante per determinare la necessità di associare farmaci antipertensivi in aggiunta alla gestione dello stile di vita”.

The 2017 American College of Cardiology/American Heart Association Hypertension Guideline: A Resource for Practicing Clinicians – Robert M. Carey, MD; Paul K. Whelton, MB, MD, MSc


 

APNEE DEL SONNO – Guida diagnostico terapeutica

È una malattia caratterizzata da ricorrenti episodi di “collasso” delle vie aeree superiori e, in particolare, del rino e/o orofaringe durante il sonno.

Le periodiche interruzioni della fisiologica respirazione provocano un insieme di sintomi sia nel corso del sonno che durante il giorno.

Il riposo notturno è caratterizzato da frequenti risvegli spesso associati a nicturia ed il sonno non ristoratore potrà determinare ripercussioni nella giornata con cefalea al risveglio, eccessiva stanchezza fino alla sonnolenza con episodi di addormentamento involontario.

La persistenza della patologia in assenza di adeguato trattamento a lungo termine può causare sviluppo di ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari, malattie neurologiche, disturbi metabolici ed incremento della frequenza di incidenti sia del lavoro che della strada.

FONTE | http://www.pneumotool.net


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