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Carenza di iodio: una minaccia allo sviluppo cerebrale nei bambini

Lo iodio è un micronutriente essenziale che ricaviamo dall’acqua e dagli alimenti che assumiamo ed è necessario per la produzione degli ormoni tiroidei, importanti regolatori del metabolismo per la crescita e lo sviluppo. Durante la gravidanza, le donne hanno un maggiore bisogno di iodio, spesso non sufficientemente assunto attraverso l’alimentazione. Persino una minima carenza di iodio può compromettere le funzioni neurocognitive e ridurre il QI dei loro bambini; nonostante ciò, molte mamme non sono consapevoli delle conseguenze che il basso livello di iodio può avere sulla salute dei loro bambini.

Secondo gli esperti, in molti Paesi europei con programmi assistenziali che prevedono la fortificazione del sale da cucina con iodio, fino al 50% dei neonati sono comunque esposti ad una lieve carenza iodica e pertanto il loro potenziale cognitivo è a rischio. Mentre una moderata diminuzione del QI può colpire negativamente gli individui, che potrebbero avere problemi di apprendimento e non riuscire a sviluppare adeguatamente le loro piene potenzialità, la riduzione del QI a livello di popolazione potrebbe influenzare la performance economica di interi Paesi.

Nonostante siano ormai noti gli importanti effetti negativi sulla salute causati da carenza di iodio che gravano sui sistemi sanitari, i programmi di prevenzione per queste malattie ricevono poca attenzione da parte dei decisori politici, degli opinion leader e dei cittadini Europei.

È da sottolineare che la carenza di iodio può essere evitata, in modo economicamente vantaggioso, dalla fornitura di cibo fortificato. Da diversi anni, l’OMS ritiene importante un monitoraggio sistematico per eliminare la carenza di iodio in Europa, ma purtroppo soltanto otto paesi dell’UE osservano questa norma minima per affrontarla.

Il 17 aprile 2018, i ricercatori europei si sono riuniti e hanno presentato i loro studi sulle malattie da carenza di iodio sotto l’organizzazione Horizon2020 research and innovation action EUthyroid (Project ID: 634453), preoccupati dello scarso impegno da parte dei decisori politici. Il consorzio ha quindi avviato un appello che coinvolga tutte le parti interessate per richiamare l’attenzione dei decisori politici, delle Istituzioni e della comunità medico-scientifica per assicurare delle strategie concrete per prevenire le malattie da carenza iodica in tutta Europa. Obiettivo della Dichiarazione di Cracovia è infatti l’eliminazione della carenza iodica, e attraverso la quale gli esperti chiedono:

  • Metodi di prevenzione: le autorità e i decisori politici dovrebbero armonizzare l’obbligatorietà del sale arricchito di iodio per assicurare un libero scambio di cibi fortificati in Europa. Allo stesso modo, il cibo per animali richiede l’approvazione di normative per assicurare un libero scambio nell’UE.

  • Controlli di prevenzione: i governi nazionali e le autorità sanitarie dovrebbero uniformare il monitoraggio e valutare i programmi di fortificazione con iodio a intervalli prestabiliti per assicurare l’apporto ottimale di iodio.

  • Sostegno alla prevenzione: gli scienziati, insieme alla sanità pubblica, alle organizzazioni di pazienti, all’industria e al pubblico, dovrebbero appoggiare le misure necessarie per assicurare che i programmi di prevenzione delle malattie dovute alla carenza iodica siano sostenibili, considerando l’ambiente e una maggiore consapevolezza sociale anche su questo argomento.

I firmatari della Dichiarazione di Cracovia sullo Iodio chiedono il sostegno dell’Europa per raccogliere le risorse e le competenze per assicurare che le malattie dovute alla carenza di iodio vengano eliminate.

Per firmare la Dichiarazione: www.iodinedeclaration.eu

 

Sostenitori

Henry Völzke (Coordinatore EUthyroid, University Medicine Greifswald)

“Nel progetto EUthyroid, sovvenzionato dall’Unione Europea, i ricercatori hanno ricevuto fondi rilevanti con l’obiettivo di rafforzare i programmi per la prevenzione delle malattie dovute alla carenza di iodio. I ricercatori ora chiedono che gli stakeholder utilizzino questi fondi affinché si arrivi ad un monitoraggio armonizzato di iodio. Per cui, con la Dichiarazione di Cracovia sullo Iodio si sollecitano i governi nazionali e i responsabili della salute pubblica a prendere consapevolezza delle loro responsabilità per informare i loro cittadini sull’apporto adeguato di iodio, invece di basarsi sui scienziati e altri stakeholder. Questo è l’unico modo per debellare le malattie dovute alla carenza di iodio in Europa”

John Lazarus (Iodine Global Network, IGN)

“È un privilegio per l’IGN far parte di EUthyroid. Lo scopo dell’IGN è assicurare la quantità ottimale di iodio nel mondo, e in Europa. Il lavoro di EUthyroid ha chiaramente dimostrato le carenze i molti Paese, ma anche la mancanza di un monitoraggio consistente dello stato dello iodio. L’IGN sostiene le conclusioni di EUthyroid e, non solo sollecita i governi e i responsabili della sanità a sostenere l’apporto nutrizionale adeguato di iodio, ma promuove anche programmi per raggiungere questo obiettivo.”

Alicja Hubalewska-Dydejczyk (Jagiellonian University Medical College)

“L’introduzione obbligatoria di iodoprofilassi, basata principalmente sull’uso domestico di sale iodato (1997), ha migliorato in modo significativo l’apporto nutrizionale di iodio in Polonia e ha avuto un importante impatto sulla salute. I continui e veloci cambiamenti delle condizioni ambientali e dei comportamenti nutrizionali fanno sì che ci sia una necessità urgente di rendere effettivo il programma di monitoraggio dello iodio a lungo termine e di controllare la iodoprofilassi secondo i bisogni. Lo studio pilota, iniziato nella seconda parte del 2017 in Polonia, ha dimostrato che le popolazioni sensibili, quali donne in gravidanza e bambini, richiedono particolari attenzioni da parte degli endocrinologi e dei decisori della sanità per assicurare il giusto apporto di iodio.”

Attilio Caligiani (World Iodine Association, WIA)

“La Dichiarazione di Cracovia sullo Iodio rappresenta la base di un approccio multi-stakeholder per implementare una strategia armonizzata e coordinata per affrontare le malattie dovute alla carenza di iodio ad un livello globale. La World Iodine Association (WIA) riconosce e sostiene il prezioso lavoro eseguito da EUthyroid. È la base per sviluppare misure efficaci per migliorare e ottimizzare l’apporto di iodio in Europa in collaborazione con le autorità nazionali ed europee, crea, inoltre, una consapevolezza tramite le organizzazioni di pazienti, la comunità medica e l’industria.”

Ashok Bhaseen (Presidente, Thyroid Federation International)

“La Dichiarazione di Cracovia sullo Iodio sviluppata da EUthyroid rappresenta un passo importante nella prevenzione delle malattie dovute alla carenza di iodio, tramite un approccio multi-stakeholder. La Thyroid Federation International (TFI), come organizzazione dei pazienti, sostiene l’importante lavoro di EUthyroid.  La TFI crede sia fondamentale aumentare la consapevolezza del pubblico tramite promozioni e campagne.  Misure congiunte, della comunità medica e dell’industria, rafforzeranno sicuramente questa causa e porteranno l’UnioneEuropea ad una maggior sensibilità su questo importante tema. Un bel passo in avanti, insieme.”

Greg S. Garrett (Global Alliance for Improved Nutrition, GAIN)

“La GAIN è onorata di lavorare insieme ai delegati di circa 20 Paesi per migliorare l’apporto nutrizionale dello iodio. Oggi, per via degli sforzi fatti nel mondo, le malattie dovute alla carenza di iodio stanno rapidamente diminuendo. Tuttavia, anche in Europa, il basso consumo di iodio persiste. Noi sosteniamo la Dichiarazione di Cracovia sullo Iodio con la speranza che possa portare i decisori politici in tutta Europa ad attivare una politica basata su iniziative per la prevenzione della carenza di iodio, quali l’aggiunta di iodio nel sale a livello universale.

 

Per saperne di più

  • EUthyroid, comprende 31 partner di 27 diversi Paesi e con un budget di € 3 milioni fornisce un contributo significativo per analizzare lo stato delle misure di prevenzione per la carenza di iodio in Europa. Il consorzio di ricerca EUthyroid – Verso un’Europa EUthyroid (# 634453) – rientra tra le 67 proposte di ricerca che sono state sovvenzionate con successo, tra le circa 2200 proposte sottoposte nel primo bando del Framework Programme of the European Commission: Horizon2020.
  • Iodine Global Network (IGN), include più di 100 coordinatori regionali e nazionali e agenzie associate coinvolte nel debellare la carenza di iodio. L’IGN lavora insieme a OMS e UNICEF e sostiene i settori pubblici, privati, accademici e civili nello sviluppo e nella realizzazione di programmi mondiali e nazionali per la prevenzione di malattie della tiroide.
  • Jagiellonian University Krakow, è il più antico istituto di studi superiori in Polonia e uno dei più antichi in Europa. È stato fondato il 12 maggio 1364 dal Re polacco Casimiro il Grande. Oggi, l’Università Jagiellonian racchiude 16 Facoltà, nelle quali quasi 4000 accademici svolgono ricerca e insegnano ad oltre 40mila studenti in più di 80 campi di studio. I ricercatori illustri e le infrastrutture all’avanguardia fanno sì che l’Università sia uno dei più importanti istituti scientifici in Polonia che collabora con importanti centri accademici in tutto il mondo.

 


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Tiroide e donne in menopausa

Tiroide e donne in menopausa è il tema al centro dei risultati del questionario di “Tiroide, Meriti il Meglio”, la campagna di sensibilizzazione della Fondazione Cesare Serono che quest’anno ha voluto puntare sui momenti importanti di cambiamento per le donne, tra cui proprio il periodo della menopausa.

Degli oltre 5.000 questionari arrivati in questa edizione, una percentuale significativa, il 10%, è stata compilata da donne in menopausa, a conferma dell’interesse che nutre per i problemi della tiroide chi è in questa fase della vita; nonostante molte donne si pongano il problema della funzione della tiroide in menopausa, la percentuale di quelle che hanno riportato di essersi sottoposte a controlli di tale funzione è più bassa di quella relativa al totale degli utenti di tutte le età che hanno risposto ai questionari: 38% rispetto a 45%.

Una maggiore frequenza di controlli sarebbe invece opportuna perché, se è vero che la menopausa in sé non aumenta il rischio di iper e ipotiroidismo, è altrettanto vero che l’età che avanza rappresenta un importante fattore di rischio.

Tra i 50 e i 60 anni, infatti, aumentano le probabilità di sviluppare problemi alla tiroide: primo tra tutti l’ipotiroidismo, a causa delle diverse forme di tiroidite, fra le quali la diffusa tiroidite di Hashimoto. Nell’evoluzione di queste malattie, succede spesso che la ridotta funzione dell’organo si presenti o si aggravi in questa fascia di età tanto che, nelle donne dai 60 anni in poi, si rileva un picco di incidenza di ipotiroidismo pari al 5%. La necessità di porre attenzione ai sintomi che compaiono durante la menopausa nasce anche dal fatto che alcune manifestazioni di quest’ultima, come l’astenia e l’aumento di peso non dovuto a cambiamenti delle abitudini di vita, sono anche sintomi dell’ipotiroidismo. Solo definendone la causa con specifiche verifiche di laboratorio, si potrà impostare una cura efficace.

In menopausa è molto importante prestare attenzione pure ai possibili sintomi dell’ipertiroidismo, perché anch’essi si possono confondere con le manifestazioni della menopausa stessa. Ad esempio, l’intolleranza al caldo può essere confusa con le vampate, forse il sintomo più tipico di tale condizione. Altri sintomi da analizzare con cura, mediante un’attenta auto-osservazione, sono insonnia, palpitazioni ed eccessiva irritabilità. Se sono molto frequenti e se si presentano in momenti diversi da quelli nei quali si manifestano le vampate, è opportuno che la donna li segnali al medico, che valuterà se verificare la funzione tiroidea.

Siamo molto soddisfatti dei risultati di “Tiroide, Meriti il Meglio” perché hanno confermato l’interesse del pubblico sui temi che abbiamo posto al centro della campagna di quest’anno e la necessità di proseguire con l’attività di sensibilizzazione sulle patologie tiroidee per le quali il ritardo diagnostico è ancora importante e provoca un forte impatto sulla qualità di vita delle persone” – ha affermato Gianfranco Conti, Direttore della Fondazione Cesare Serono.

La campagna “Tiroide, Meriti il Meglio” è stata patrocinata dalle principali Società Scientifiche di riferimento (AIT – Associazione Italiana della Tiroide, AME – Associazione Medici Endocrinologi, SIE – Società Italiana di Endocrinologia, SIEDP – Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica) e dal CAPE – Comitato Associazione di Pazienti Endocrini.

“Tiroide, Meriti il Meglio” è stata realizzata dalla Fondazione Cesare Serono con il supporto incondizionato di Merck.


DISFUNZIONI DELLA TIROIDE NEGLI ADOLESCENTI

Quanto è importante la funzione della tiroide nell’adolescente?

Nell’organismo di un adolescente la tiroide svolge lo stesso ruolo cruciale che ricopre in tutte le altre età della vita o, se possibile, ancora più importante. Infatti nell’adolescenza, rispetto all’età adulta, il buon funzionamento della tiroide contribuisce a completare il regolare accrescimento fisico e il corretto sviluppo mentale, che nell’adulto si sono già realizzati. D’altra parte, forme congenite di disfunzione della tiroide possono provocare danni molto gravi, se non riconosciute e trattate tempestivamente, perché nei neonati e nei bambini piccoli gli ormoni secreti dalla tiroide sono determinanti per le prime fasi dello sviluppo. Non meno rilevanti sono negli anni successivi e in fasi, come quella dello sviluppo puberale, nella quale si integrano nei complessi e profondi cambiamenti che investono la secrezione di molti altri ormoni e modificazioni di vari organi e tessuti. Un ulteriore esempio dei danni provocati da una carente funzione della tiroide nelle prime fasi della vita è quello dei bambini e ragazzi che vivono in aree a rischio di grave carenza di iodio e non ricevono un’adeguata integrazione con specifici supplementi. Questa situazione, che in Italia è sempre più rara, in altre aree del mondo continua a creare gravi problemi e se in passato si rilevavano effetti come il cretinismo, ancora oggi si osservano livelli di quoziente intellettivo molto più basso nei soggetti pediatrici e negli adolescenti con carente assunzione di iodio non trattata. Oltre alla carenza di iodio, di recente si è rilevato che anche la carenza di selenio può limitare l’efficienza della funzione tiroidea.

IPOTIROIDISMO

L’ipotiroidismo si può presentare nell’adolescente?

L’ipotiroidismo nell’adolescenza ha una frequenza molto più bassa che nell’età adulta, ma più elevata rispetto all’infanzia. Inoltre, le adolescenti di sesso femminile hanno una probabilità fino a 5 volte superiore, rispetto ai maschi, di essere affette da questa disfunzione. Le forme congenite di ipotiroidismo abitualmente si manifestano, e sono individuate, ben prima dell’adolescenza e, quindi, in questa fase della vita dovrebbero essere oggetto di cure adeguate che evitino gli effetti negativi di una carenza di tiroxina e triiodotironina sull’organismo. L’unico problema, per le ragazze e i ragazzi con questa patologia, può essere quello di una mancata aderenza al trattamento. Infatti, il cambio di abitudini e la tendenza generale ad avere una maggiore indipendenza nelle scelte e nei comportamenti, caratteristici dell’adolescenza, possono ripercuotersi anche sull’assunzione di farmaci che, fino a qualche anno prima, venivano presi, senza problemi, sotto il controllo dei genitori. La gestione di questo genere di difficoltà merita la massima attenzione sia da parte dei medici, che da parte dei genitori e delle altre persone che si prendono cura dell’adolescente, per evitare che la cura dell’ipotiroidismo sia abbandonata o assunta in maniera inadeguata.

Quali sono le cause dell’ipotiroidismo nell’adolescente?

Negli adolescenti, come negli adulti, la causa più frequente di ipotiroidismo acquisito è costituita dalle tiroiditi autoimmuni. Un’altra causa potenziale di ridotta funzione della tiroide è la carenza di iodio, che si può manifestare in adolescenti che vivono in aree a rischio. D’altra parte, in termini assoluti, le tiroiditi autoimmuni si rilevano meno spesso negli adolescenti, che negli adulti. E’ opportuno comunque ipotizzare la loro presenza in soggetti che presentino i sintomi caratteristici dell’ipotiroidismo, specie se hanno anche altre malattie come la Sindrome di Down, la Sindrome di Klinefelter o sono affetti da altre patologie autoimmuni come il diabete di tipo 1 o la malattia celiaca. Infine, fra le possibili cause di ipotiroidismo negli adolescenti vanno segnalate alcune cure con farmaci come tioamidi, litio e amiodarone.

Come si manifesta l’ipotiroidismo nell’adolescente e come si formula la diagnosi?

Nell’adolescenza è difficile individuare un ipotiroidismo, per lo stesso motivo per il quale lo è in altre età della vita: i sintomi sono spesso poco evidenti e per nulla specifici. Per questo si rischia di sottovalutarli o di attribuirli a cause diverse dall’ipotiroidismo.

Di seguito si riportano alcuni segni e sintomi frequenti dell’ipotiroidismo, segnalando le altre cause alle quali possono essere attribuiti, in particolare nell’adolescenza:

Aumento di peso: un adolescente può attraversare fasi in cui fa meno attività fisica o cambia il modo di mangiare e, quindi, un aumento di peso può essere più frequentemente attribuito ai comportamenti, piuttosto che a una ridotta produzione di ormoni della tiroide.

Stipsi: anche questo sintomo, piuttosto frequente soprattutto nelle adolescenti, può essere dovuto a modificazioni delle abitudini e dell’alimentazione e probabilmente si pensa più facilmente a cause di questo tipo, rispetto all’ipotiroidismo.

Pelle secca, unghie fragili e capelli sottili: la grande attenzione che la maggior parte delle adolescenti dedica al proprio aspetto fisico difficilmente fa sfuggire loro questi segni. D’altra parte, prima di pensare a consultare un medico che prenda in esame una disfunzione della tiroide come possibile causa, si cercherà la soluzione in cosmetici e prodotti simili, ritardando un’eventuale diagnosi di ipotiroidismo.

Bradicardia: quanto spesso si controlla la frequenza cardiaca di un adolescente? Raramente, a meno che non abbia problemi di salute noti che richiedano questa verifica o ci siano altri motivi specifici, come ad esempio una regolare attività fisica, per controllare la funzione del cuore. Tutto questo fa sì che un segno caratteristico dell’ipotiroidismo, in un adolescente possa sfuggire.

Ridotta velocità di accrescimento: rispetto all’infanzia, nell’adolescenza si osserva un fisiologico rallentamento dell’accrescimento. Infatti, dopo la pubertà, tale velocità diminuisce di 1 cm all’anno, fino ai 18 anni. Perciò, individuare un rallentamento ulteriore dell’accrescimento dovuto all’ipotiroidismo, in un adolescente, è meno facile che coglierlo in un bambino o in un soggetto che si trovi nella fase dello sviluppo puberale.

Gozzo: è un segno di allarme che in un adolescente può risultare più evidente che in un adulto, ma tende a comparire quando l’ipotiroidismo è in fase più avanzata o in forma più grave.

Mixedema: in proporzione si presenta meno spesso come segno di ipotiroidismo negli adolescenti, rispetto agli adulti.

Per la diagnosi di ipotiroidismo nell’adolescente, una volta che uno o più dei sintomi sopra riportati abbiano fatto sospettare la sua presenza, si fa riferimento agli stessi esami di laboratorio e strumentali impiegati nei soggetti adulti. Fra le evidenze più caratteristiche di questa disfunzione, c’è la riduzione della concentrazione di TSH nel sangue. Per la valutazione di questa variabile, oltre che dei livelli di FT4 e FT3, si dovrebbe fare riferimento a valori normali specifici per l’età.

L’ipotiroidismo subclinico si può verificare nell’adolescente?

Negli adolescenti si può rilevare anche l’ipotiroidismo subclinico. La frequenza con cui tale condizione si presenta in questa fascia di età è difficile da definire, in quanto mancano studi epidemiologici adeguati. Complessa è anche la valutazione dell’evoluzione nel tempo dell’ipotiroidismo subclinico degli adolescenti. In alcuni casi esso si risolve spontaneamente, in altri diventa un ipotiroidismo vero e proprio con segni, sintomi e alterazioni degli esami di laboratorio, caratteristici di questa disfunzione. In base ai dati disponibili, tale evoluzione si presenterebbe con una frequenza compresa fra lo 0 e il 29%. Una variabilità così ampia suggerisce che gli studi eseguiti sull’argomento hanno fatto riferimento a criteri diversi nel definire l’evoluzione o a casistiche disomogenee. Correlati ai dubbi sull’evoluzione dell’ipotiroidismo subclinico, ci sono quelli sull’opportunità di curare tale condizione. Alcune ricerche indicherebbero che esso non altera sviluppo e funzioni di organi e tessuti influenzati dagli ormoni della tiroide e, quindi, non giustificano la somministrazione di levotiroxina. Altri studi suggeriscono che tale cura può essere opportuna nelle persone che hanno fattori di rischio, come la presenza concomitante di malattia celiaca o mostrano un progressivo aumento di concentrazione nel sangue di anticorpi antiperossidasi. In conclusione è bene sapere che l’ipotiroidismo subclinico si può rilevare negli adolescenti e che esso va ricercato in presenza di fattori che ne aumentano la frequenza.

Come si cura l’ipotiroidismo nell’adolescente?

A parte le forme di ipotiroidismo conseguenti all’assunzione di farmaci, che possono essere risolte sospendendo gli stessi, la cura dell’ipotiroidismo, consiste nella somministrazione di levotiroxina con una particolare attenzione alla definizione della dose e al suo adeguamento nel tempo

IPERTIROIDISMO

L’ipertiroidismo si può presentare nell’adolescente?

L’ipertiroidismo nei bambini e negli adolescenti è molto meno frequente che negli adulti, ma durante l’adolescenza può presentarsi più spesso che nell’infanzia. Nelle femmine è da 6 a 8 volte più frequente che nei maschi.

Quali sono le cause dell’ipertiroidismo nell’adolescente?

Nella grande maggioranza dei casi, più del 95%, esso è dovuto alla Malattia di Graves, una patologia autoimmune che tende a presentarsi in soggetti con una specifica predisposizione genetica. La Malattia di Graves si può associare ad altre malattie autoimmuni come il diabete di tipo 1, la malattia di Addison, l’artrite reumatoide e altre ancora. Anche nei bambini e negli adolescenti con Sindrome di Down si può associare la Malattia di Graves. Fra le cause più rare di ipertiroidismo ci sono: la carenza di secrezione di TSH dovuta a tumori dell’ipofisi e alcune forme di tiroidite. La letteratura scientifica suggerisce che negli adolescenti si possono osservare quadri che simulano un ipertiroidismo, ma hanno un’altra origine. Uno è dovuto all’assunzione di ormone tiroideo, in assenza di una carente funzione dell’organo. Questo quadro, definito tireotossicosi factitia, può conseguire all’assunzione di prodotti a base di levotiroxina o similari, ai quali si ricorre, contravvenendo alle indicazioni dei medici, per ottenere un dimagrimento. Ovviamente l’assunzione di sostituti farmacologici degli ormoni tiroidei, che si vanno a sommare a una normale produzione degli stessi, crea un ipertiroidismo “artificiale”, che va corretto al più presto. Una situazione simile si può creare per l’assunzione di prodotti a base di alghe che abbiano un elevato contenuto di iodio. Anche questi preparati vengono assunti per a riduzione del peso. Infine una condizione che simula un ipertiroidismo è la gravidanza. Infatti, nell’adolescente, alla gravidanza si può associare un aumento della concentrazione della tiroxina nel sangue, con una concentrazione di TSH normale o ridotta.

Come si manifesta l’ipertiroidismo nell’adolescente?

Nell’adolescente l’ipertiroidismo si può presentare con segni e sintomi che fanno pensare a un’origine diversa, rispetto all’aumentata funzione della tiroide, e fanno sospettare, piuttosto, problemi di tipo psichiatrico. Se è rilevabile un gozzo, sia di tipo diffuso che nodulare, è più facile indirizzare la diagnosi verso l’ipertiroidismo, ma non sempre tale segno è presente e anche le alterazioni degli occhi, caratteristiche di questa condizione nell’adulto, negli adolescenti e nei bambini sono molto più rare.

Di seguito si riportano alcuni segni e sintomi frequenti dell’ipertiroidismo, segnalando le altre cause alle quali possono essere attribuiti, in particolare nell’adolescenza:

Tremore, nervosismo, agitazione, difficoltà a mantenere l’attenzione e problemi ad addormentarsi: sono sintomi di un’aumentata funzione della tiroide e di problemi psicologici e psichiatrici.

Perdita di peso in presenza di un appetito aumentato: in un adolescente che sta completando l’accrescimento, e che eventualmente svolga un’attività fisica intensa, la riduzione del peso può essere sottovalutata come segno di malattia e comunque difficilmente si sospetta che sia dovuta a un ipertiroidismo.

Accelerazione dell’accrescimento e della maturazione delle ossa: il primo di questi segni può essere facilmente sottovalutato o, piuttosto, essere considerato come fenomeno caratteristico dell’età. Quanto alla maturazione delle ossa, essa può essere individuata solo se la si ricerca con esami specifici.

Ritardo dello sviluppo della pubertà o amenorrea (nelle ragazze che hanno già avuto lo sviluppo puberale): ambedue queste alterazioni possono essere attribuite a problemi endocrinologici, ma non necessariamente all’ipertiroidismo. Inoltre, l’amenorrea è una conseguenza abituale anche di disturbi del comportamento alimentare, come l’anoressia, che sono di riscontro relativamente frequente nelle adolescenti.

La diagnosi di ipertiroidismo, oltre che sulla corretta interpretazione dei segni e dei sintomi sopra riportati, che possono farne sospettare la presenza, si basa sulla valutazione della concentrazione nel sangue degli ormoni della tiroide e del TSH. In generale, un aumento della FT4 e della T3 e la riduzione del TSH confermano la diagnosi di ipertiroidismo. Combinazioni diverse di alterazioni degli esami di laboratorio andranno interpretate di volta in volta.

Come si cura l’ipertiroidismo nell’adolescente?

Gli approcci disponibili negli adolescenti per trattare l’ipertiroidismo sono gli stessi utilizzati negli adulti: farmaci, radioiodio e intervento chirurgico. Ciascuna soluzione ha benefici e rischi, da valutare attentamente. Inoltre, i livelli di efficacia possono differire in base alla forma di ipertiroidismo e avere diverse controindicazioni e complicazioni. Ne consegue che le caratteristiche di ciascun caso vadano accuratamente definite dal medico e che effetti e limiti dei possibili approcci dovrebbero essere condivisi, da parte del medico, con il malato e i suoi genitori. Spesso la cura di prima scelta è costituita dal farmaco metimazolo, ma la somministrazione di radioiodio viene presa in considerazione sempre più spesso, in particolare nei casi di adolescenti che non garantiscano una completa adesione alla cura prescritta. Spesso, infatti, il trattamento va gestito in una fase di vita nella quale ci possono essere cambiamenti e l’adolescente è più indipendente e meno controllato dai genitori. Per gli stessi motivi potrebbe essere preso in esame l’intervento chirurgico, ma solo se si ha la certezza che venga eseguito da un chirurgo con un’esperienza specifica. Altri farmaci, usati nell’adulto per curare l’ipertiroidismo, negli adolescenti si impiegano raramente per il rischio dimostrato di determinare danni al fegato.

DISFUNZIONI DELLA TIROIDE IN GRAVIDANZA

Quanto è importante la funzione della tiroide in gravidanza?

Durante la gravidanza la tiroide è chiamata a un impegno molto gravoso, per assecondare le modificazioni e gli adattamenti che avvengono nell’organismo della madre. D’altra parte, ancor prima di cercare un concepimento, si dovrebbe verificare l’efficienza della funzione della tiroide, poiché essa può influenzare la fertilità. In seguito, una volta conseguita la gravidanza, è opportuno eseguire controlli. Nelle donne senza disfunzioni note della tiroide servono a controllare che tale problemi non compaiano. Può succedere, infatti che un caso di ipotiroidismo subclinico o latente peggiori e si manifesti con alterazioni degli esami di laboratorio e con segni e sintomi per le sollecitazioni che la gravidanza comporta per la tiroide. Nelle donne con iper- o ipotiroidismo già noti, è bene verificare che le cure in atto compensino adeguatamente la funzione dell’organo o che, l’eventuale sospensione delle terapie, non crei situazioni con potenziali ripercussioni negative sulla madre o sul nascituro. La rilevanza di tutti gli aspetti che pongono in relazione tiroide e gravidanza è tale che l’Associazione Americana della Tiroide (in inglese American Thyroid Association: ATA) pubblica periodicamente delle Linee Guida per la gestione delle malattie della tiroide durante la gravidanza e il puerperio. Per una selezione degli argomenti trattati nell’edizione 2017 di queste Linee Guida si rimanda alla sezione del sito ad esse, di seguito si riportano alcune raccomandazioni contenute nel documento.

PRIMA DEL CONCEPIMENTO

Un’alterazione della funzione della tiroide confermata da un punto di vista clinico è associata con l’infertilità nelle donne?

In tutte le donne che richiedono cure per l’infertilità, le Linee Guida dell’ATA raccomandano di valutare la concentrazione nel sangue del TSH. Inoltre, lo stesso documento raccomanda l’utilizzo di levotiroxina nelle donne infertili, con ipotiroidismo confermato, che desiderino un concepimento.

Nelle donne, l’ipotiroidismo subclinico è associato all’infertilità?

I dati disponibili non sono sufficienti a stabilire se la somministrazione di levotiroxina migliori la fertilità nelle donne con ipotiroidismo subclinico, e senza positività degli autoanticorpi antitiroide, che cercano di ottenere un concepimento naturale. Comunque, la somministrazione di levotiroxina può essere presa in considerazione in queste situazioni per prevenire un’evoluzione verso un ipotiroidismo più grave, una volta conseguita la gravidanza. Inoltre, specificano le Linee Guida, basse dosi di levotiroxina (25-50 mcg al giorno) comportano un rischio minimo di comparsa di effetti indesiderati.

VALUTAZIONE DELLA FUNZIONE DELLA TIROIDE IN GRAVIDANZA

Come si modificano gli esami di laboratorio che valutano la funzione della tiroide durante la gravidanza?

Una gravidanza normale comporta un aumento dell’eliminazione di iodio con le urine, un aumento della concentrazione nel sangue delle proteine a cui si lega la tiroxina, un aumento della secrezione di ormoni della tiroide e un effetto di stimolazione dell’ormone hCG sulla tiroide. Il risultato di tutti questi cambiamenti si riflette sui valori degli esami di laboratorio che valutano la funzione della tiroide, che quindi sono diversi da quelli di una donna sana non gravida. Per questi motivi, le Linee Guida dell’ATA consigliano ai medici di fare riferimento a valori normali del TSH specifici per ciascun trimestre e, possibilmente, definiti con studi eseguiti su popolazioni assimilabili a quelle dell’area nella quale operano. Le ricerche che generano gli intervalli di normalità dovrebbero includere solo donne gravide, senza malattie o alterazioni della funzione della tiroide, con un introito di iodio ottimale e che non abbiano anticorpi anti-tiroide. Questa indicazione sottolinea, ancora una volta, l’importanza e la “delicatezza” degli esami di laboratorio relativi alla funzione della tiroide. Si tratta di un aspetto cruciale per tutta questa area clinica che assume ancora più importanza nella gestione delle donne gravide.

CARENZA DI IODIO IN GRAVIDANZA E SUO TRATTAMENTO

Qual è l’impatto di una grave carenza di iodio su madre, feto e neonato?

Un’inadeguata produzione di ormoni della tiroide, da parte dell’organismo della madre e di quello del feto, è il risultato di una carenza di apporto di iodio per la madre. Basse concentrazioni nel sangue di ormoni tiroidei provocano un’aumentata produzione di TSH e questo può indurre la comparsa di gozzo. Fino al 30% delle donne gravide residenti in aree a rischio di carenza di iodio presenta noduli della tiroide. Per quanto riguarda la gravidanza, lo stato di carenza aumenta la frequenza di aborti e di decessi dei feti o dei neonati. Altre possibili conseguenze possono essere problemi neurologici nei bambini come: alterazioni delle funzioni cognitive, riduzione dello sviluppo mentale e problemi di movimento. Per prevenire queste situazioni, le Linee Guida raccomandano l’assunzione di sale arricchito di iodio.

Qual è il livello di iodio nelle donne gravide e in quelle che allattano, negli Stati Uniti e nei Paesi Europei?

Secondo un’indagine eseguita negli Stati Uniti fra il 2005 e il 2010, le concentrazioni di iodio nelle urine delle donne gravide erano indicative, in media, di una lieve carenza. Meno significativi i dati sulle donne che allattano. Per quanto riguarda i Paesi Europei, in molti di essi, compresi Spagna e Francia che per certi versi possono essere considerati simili all’Italia, si sono osservate carenze significative di iodio nelle donne gravide.

L’integrazione dell’apporto di iodio, con appositi supplementi nutrizionali, in gravidanza e allattamento contrasta gli effetti della carenza di iodio?

In aree con carenza di iodio, l’integrazione dell’apporto di questo elemento con la dieta ha migliorato l’efficienza delle funzioni cognitive e ha ridotto la comparsa di altre patologie provocate dalla carenza, oltre a diminuire il rischio di aborto. Un recente studio clinico ha dimostrato che la somministrazione di una dose di 400 mg di olio arricchito di iodio nella madre, dopo il parto, permette un apporto adeguato di questo elemento per il neonato, con il latte materno.

Qual è la dose giornaliera di iodio raccomandata per le donne che desiderano un concepimento, in quelle che sono gravide e in quelle che allattano?

A questo proposito, le Linee Guida fanno riferimento ai fabbisogni degli Stati Uniti, secondo i quali la donna che cerca il concepimento deve assumere 150 microgrammi di iodio al giorno, quella gravida 220 microgrammi e quella che allatta 290 microgrammi. A integrazione di quanto riportato nelle Linee Guida dell’Associazione Americana della Tiroide, si segnala che in diverse comunicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute Italiani si cita, come ideale, un apporto giornaliero di 250 microgrammi di iodio, sia per la gravidanza che per l’allattamento.

TIROIDITI E GRAVIDANZA

Le donne con normale funzione della tiroide e positività degli auto-anticorpi anti-tiroide, come devono essere seguite durante la gravidanza?

La misurazione degli auto-anticorpi anti-perossidasi e anti-tireoglobulina e del TSH andrebbe eseguita dopo la conferma del concepimento e ogni 4 settimane intorno al 4°-5° mese di gravidanza.

Alle donne eutiroidee con infiammazioni autoimmunitarie della tiroide, deve essere somministrato il selenio?

Considerando la mancanza di evidenze certe, le Linee Guida non raccomandano la somministrazione di selenio, durante la gravidanza, nelle donne con auto-anticorpi anti-perossidasi.

IPOTIROIDISMO

Come si formula la diagnosi di ipotiroidismo durante la gravidanza?

Secondo le Linee Guida, un ipotiroidismo materno in gravidanza si conferma in presenza di una concentrazione di TSH nel sangue superiore al valore massimo dell’intervallo di normalità specificatamente previsto per la gravidanza. Ciò vuol dire che si dovrebbe disporre un valore massimo e uno minimo specifici per la gravidanza, o meglio ancora per il trimestre nel quale viene eseguito l’esame, e che il dato ottenuto deve rientrare nell’intervallo fra tali valori. Le Linee Guida aggiungono dettagli su come definire un intervallo di normalità di TSH per donne gravide e aggiungono che, se non si dispone di valori normali specifici, si può confermare l’ipotiroidismo se il TSH è superiore a 4.0 mU/L.

Quali effetti negativi può determinare un ipotiroidismo clinicamente evidente in gravidanza?

Questa condizione può aumentare il rischio di nascita prematura, basso peso alla nascita, aborto e basso livello di intelligenza della prole.

Quali effetti negativi si possono associare a un ipotiroidismo subclinico in gravidanza?

Le ricerche hanno fornito, in merito, risultati contrastanti. In alcune, all’ipotiroidismo subclinico, si è correlato un maggiore rischio di complicazioni durante la gravidanza e in altre no. La giustificazione di queste contraddizioni dipende, tra l’altro, dai diversi valori ai quali si è fatto riferimento per definire l’aumento del TSH.

Le donne con ipotiroidismo clinicamente evidente durante la gravidanza devono essere trattate?

Numerosi studi di vario tipo hanno confermato gli effetti negativi dell’ipotiroidismo clinicamente evidente sulla gravidanza e sulla salute del feto. I dati disponibili confermano i benefici del trattamento di questa condizione durante la gravidanza.

Le donne con ipotiroidismo subclinico durante la gravidanza devono essere trattate?

Numerose ricerche di vario tipo hanno evidenziato il rischio di complicanze della gravidanza nelle donne con ipotiroidismo subclinico. D’altra parte, pochi studi hanno valutato l’efficacia della levotiroxina in questi casi. Le Linee Guida consigliano, in presenza di valori di TSH superiori a 2.5 mU/L, di valutare gli autoanticorpi anti-perossidasi. La somministrazione di levotiroxina dipenderà dalla combinazione delle alterazioni dei valori di autoanticorpi anti-perossidasi e TSH.

Qual è l’approccio ottimale per curare l’ipotiroidismo nelle donne gravide?

La terapia dell’ipotiroidismo materno raccomandata dalle Linee Guida consiste nella somministrazione di levotiroxina per bocca. Altri prodotti, come quelli a base di T3 o di tiroide secca, non dovrebbero essere usati in gravidanza.

Qual è l’obiettivo, in termini di esami di laboratorio, della cura dell’ipotiroidismo nelle donne in gravidanza?

Coerentemente con quello che si fa nella popolazione generale, un obiettivo ragionevole è quello di ottenere una concentrazione di TSH nel sangue vicina ai valori normali più bassi previsti per il trimestre di gravidanza considerato. Se non si dispone di intervalli di normalità specifici si può mirare a ottenere livelli di TSH inferiori a 2.5 mU/L.

Quale percentuale di donne in cura con levotiroxina prima della gravidanza necessita di una modificazione della dose dopo il concepimento?

La percentuale varia dal 50 all’85% e la necessità di aumento della dose dipende dalla causa dell’ipotiroidismo. Fra una donna nella quale c’è stata un’asportazione della tiroide e una con tiroidite di Hashimoto è più verosimile che nella prima ci sia necessità di aggiustamento della dose e che l’entità dell’aumento della stessa sia maggiore. Anche i livelli di TSH precedenti al concepimento possono far prevedere necessità e ampiezza del cambio di dose. Per quanto riguarda i tempi, l’adattamento della dose va fatto il più presto possibile, dopo il concepimento, e l’obiettivo da porsi consiste nel mantenimento di una concentrazione normale di TSH nel sangue. Circa le modalità di incremento della dose, le Linee Guida forniscono ulteriori dettagli dei quali dovranno tenere conto i medici per individuare l’approccio migliore.

Come va adattata la dose di levotiroxina dopo il parto?

La necessità di aumenti di dosaggio di levotiroxina che possono essere richiesti durante la gravidanza viene meno con il termine della gravidanza stessa. Per questo motivo, dopo il parto la dose del farmaco dovrebbe essere ridotta fino a tornare ai livelli precedenti al concepimento. Secondo le Linee Guida, Il tutto dovrebbe comportare anche una verifica dei livelli di TSH nel sangue dopo sei settimane dal parto. D’altra parte, nel documento, si segnala che uno studio ha indicato che, in più del 50% delle donne con tiroidite di Hashimoto, dopo il parto si rende necessaria una dose superiore a quella assunta prima della gravidanza. La spiegazione di questo aumento del fabbisogno sarebbe una recidiva dell’infiammazione autoimmune della tiroide, caratteristica di quella malattia, ma che si ritrova anche in altre patologie sostenute da meccanismi di autoimmunità. In conclusione, le Linee Guida formulano la seguente raccomandazione: dopo il parto la dose di levotiroxina va riportata ai valori precedenti al concepimento e una verifica della funzione della tiroide, con opportuni esami di laboratorio, va fatta dopo sei settimane.

IPERTIROIDISMO

Quali consigli possono essere dati alle donne con Malattia di Graves che desiderano conseguire una gravidanza?

La pianificazione della cura di un ipertiroidismo o di una tireotossicosi in relazione a un’eventuale futura gravidanza, dovrebbe essere discussa preventivamente. In generale la gravidanza dovrebbe essere rinviata fino a quando non si è raggiunto uno stato stabile di eutiroidismo. In una persona con ipertiroidismo sottoposta a opportune cure, tale condizione può essere confermata, secondo le Linee Guida, se forniscono risultati normali due serie di esami di laboratorio, che valutino la funzione tiroidea eseguiti a un mese di distanza l’una dall’altra, senza che, nel frattempo, sia cambiata la cura. Secondo lo stesso documento, fino a quando non si verifica tale situazione è fortemente raccomandato l’uso di contraccettivi. A una donna con ipertiroidismo che desideri una gravidanza si dovrebbe proporre un trattamento con farmaci o con radioiodio o con intervento chirurgico. Ciascuna soluzione ha vantaggi e svantaggi, che il medico dovrebbe discutere con la propria assistita per condividere la decisione finale.

Come si gestisce la Malattia di Graves durante la gravidanza?

Molti studi hanno dimostrato che l’ipertiroidismo della madre può influenzare negativamente la gravidanza e può creare problemi al feto e alla madre stessa. Un inadeguato controllo della tireotossicosi può comportare esiti negativi della gravidanza, ipertensione gravidica, nascita prematura, basso peso alla nascita, limitazioni della crescita in utero e insufficienza cardiaca nella madre. Inoltre, alcune ricerche suggeriscono che l’esposizione del feto a livelli elevati di ormoni della tiroide, per inadeguato o mancato trattamento, aumenta il rischio di sviluppo, nei figli, di convulsioni e alterazioni del comportamento. Farmaci che appartengono alla classe delle tionamidi sono la soluzione di riferimento per la cura dell’ipertiroidismo in gravidanza. Essi devono essere gestiti con la massima attenzione e un Comitato di Esperti ha raccomandato di limitare l’uso di uno di questi prodotti al primo trimestre di gravidanza. D’altra parte, a questi farmaci sono attribuiti anche effetti negativi sul feto e, anche per questo, il loro utilizzo durante la gravidanza richiede la massima cautela.

La somministrazione di farmaci per l’ipertiroidismo va modificata o sospesa nella prima fase della gravidanza?

Quando è confermata la gravidanza in una donna in cura con farmaci per la cura dell’ipertiroidismo, una soluzione è quella di sospendere i farmaci per l’ipertiroidismo se, da un punto di vista degli esami di laboratorio, il problema appare sotto controllo. Vanno quindi eseguiti frequenti controlli delle stesse variabili di laboratorio per tutto il primo trimestre della gravidanza. Se è necessario proseguire comunque l’assunzione di tali prodotti nel primo trimestre, va scelto il farmaco con il minor livello di rischio di effetti indesiderati e si deve cercare di interrompere la sua somministrazione prima del periodo che va dalla sesta alla decima settimana di gravidanza perché, da quel momento in poi, si rischiano i danni più gravi a carico del feto. La probabilità che alla sospensione della cura ci sia una recidiva dell’ipertiroidismo varia in base a diversi fattori, che il medico curante ha modo di quantificare. Per tutti questi motivi deve essere un professionista esperto a gestire la cura dell’ipertiroidismo durante la gravidanza.

Quali sono le indicazioni e la tempistica per la tiroidectomia nell’ambito della gestione della Malattia di Graves in gravidanza?

La tiroidectomia dovrebbe esser presa in considerazione in casi di allergia o controindicazioni ai farmaci per l’ipertiroidismo somministrabili in gravidanza, in donne che non assumono correttamente la cura e in quelle nelle quali non è possibile ottenere un controllo dell’ipertiroidismo anche a dosi molto elevate. Si tratta comunque di un approccio riservato a situazioni estreme e il momento ideale per la tiroidectomia è il secondo trimestre di gravidanza.

EK Alexander e coll. 2017 Guidelines of the American Thyroid Association for the Diagnosis and Management of Thyroid Disease during Pregnancy and the Postpartum. Thyroid, in stampa. (doi: 10.1089/thy.2016.0457)

Ricerca internazionale sui disturbi della tiroide

Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha presentato i risultati di un sondaggio internazionale, commissionato dall’Azienda in collaborazione con la Thyroid Federation International (TFI), che rivela come molte donne associno i sintomi quali il cambiamento di peso, l’irritabilità, l’ansia, l’insonnia e l’eccessiva stanchezza ai loro stili di vita frenetici, non rendendosi conto che un disturbo della tiroide potrebbe essere la causa sottostante.

I disturbi della tiroide interessano circa 200 milioni di persone in tutto il mondo e in alcuni paesi quasi il 50% delle persone non ricevono una diagnosi1. I disturbi della tiroide sono 10 volte più comuni nelle donne2, il 17% delle quali, all’età di 60 anni, potrebbe sviluppare l’ipotiroidismo, il più comune tipo di disturbo della tiroide3. Se gli squilibri dell’ormone tiroideo non sono diagnosticati e trattati, possono avere un effetto dannoso sulla salute e sul benessere di una persona4,5. È pertanto fondamentale che le persone siano a conoscenza dei sintomi che, se scoperti, non devono essere ignorati.

L’indagine ha coinvolto le donne di sette paesi differenti e ha evidenziato la tendenza ad associare le loro scelte di stile di vita a sintomi che potrebbero essere invece causati da un disturbo della tiroide6. Circa la metà (49%) delle intervistate ha dichiarato di aver attribuito la causa del proprio stato d’inquietudine o della difficoltà a dormire allo stile di vita scelto, mentre il 40% ha dato la colpa allo stile di vita per la sensazione di depressione, gli stati d’ansia e la sensazione di stanchezza6. In realtà, questi sono sintomi comuni di un disturbo della tiroide. Questa tendenza a dare la colpa allo stile di vita per i sintomi potrebbe essere ulteriormente evidenziata dal fatto che quasi un quarto (23%) delle intervistate ricorda di aver raccontato ad un amico o ad una persona cara di aver accettato la sensazione di essere depressa, ansiosa o irritabile come parte della vita, mentre il 19% delle intervistate avrebbe detto di accettare di sentirsi stanca o fiacca ogni giorno6 .

I risultati dell’indagine evidenziano un’importante ragione per la quale milioni di persone vivono la loro esistenza senza che sia loro diagnosticato o trattato un disturbo della tiroide, con conseguente scarsa qualità della vita. Ciò rivela che i disturbi della tiroide possono essere la causa che si nasconde dietro i sintomi che molti di noi attribuiscono al frenetico stile di vita di oggi. Speriamo che questo incoraggi più persone a parlare con il proprio medico piuttosto che accettare i sintomi come parte ordinaria della vita quotidiana “ – ha dichiarato, Ashok Bhaseen, presidente della TFI.

L’indagine ha sottolineato perché può essere molto difficile individuare un disturbo della tiroide. I sintomi come sensazione di incapacità di concentrazione (29,6%), difficoltà a rimanere incinta (30%), intestino pigro e costipazione (29%) non sono stati comunemente associati ai disturbi della tiroide dalle intervistate6. Una caratteristica dei disturbi della tiroide che li rende difficili da individuare è che gli ormoni prodotti dalla ghiandola tiroidea aiutano a regolare molte funzioni diverse nel corpo. I sintomi possono quindi essere diversi e non sono specifici o unici7.

 

In occasione della presentazione dell’indagine, inoltre, Merck lancia il sito “Non sei tu. È la tua tiroide” (www.thyroidaware.com/it) con l’obiettivo di aiutare le persone a non attribuire esclusivamente a se stessi e al proprio stile di vita alcuni sintomi delle patologie tiroidee, Nel sito sono disponibili una brochure e un quiz interattivo che mostrano le idee sbagliate sui sintomi dei disturbi della tiroide e fornisce informazioni per aiutare le persone a comprenderli meglio. Tra i sintomi più importanti della carenza di ormone tiroideo (ipotiroidismo) la stitichezza, la mancanza di motivazione, la mancanza di concentrazione, la depressione o l’aumento di peso8. I sintomi dell’eccesso di ormone tiroideo (ipertiroidismo) includono la perdita di peso e l’irritabilità9,10. Ipotiroidismo e ipertiroidismo possono anche portare ad ansia, disturbi mestruali e difficoltà a dormire8,9.

 

I disturbi della tiroide

Ci sono due tipi principali di disturbi della tiroide, con cause e sintomi diversi: ipotiroidismo e ipertiroidismo.

L’ipotiroidismo, quando la ghiandola tiroidea è poco attiva e non produce abbastanza ormoni tiroidei. Ciò significa che le cellule del corpo non possono ottenere sufficienti ormoni tiroidei per funzionare correttamente e il metabolismo del corpo rallenta.11

L’ipotiroidismo può avere molte cause, tra cui una malattia autoimmune, danni alla ghiandola tiroidea, troppo o troppo poco iodio e radioterapia11.

Non trattati, i sintomi dell’ipotiroidismo di solito si accentuano e possono causare complicazioni più gravi e addirittura diventare pericolosi per la vita4 .

L’ipertiroidismo, quando la ghiandola tiroidea è iperattiva e la tiroide libera troppo ormone tiroideo nel sangue, accelerando il metabolismo del corpo.10

L’ipertiroidismo tende a presentarsi in famiglia ed è più frequente nelle giovani donne.10

La maggior parte dei casi di ipertiroidismo è causata da una condizione chiamata “malattia di Graves10. In questa condizione, gli anticorpi nel sangue attivano la ghiandola tiroidea, causandone un aumento delle dimensioni e della secrezione dell’ormone tiroideo10. Un’altra forma di ipertiroidismo è caratterizzata da noduli o grumi nella ghiandola tiroidea, che aumentano i livelli di ormone tiroideo nel sangue.10 È importante che i sintomi dell’ipertiroidismo non siano trascurati in quanto possono verificarsi gravi complicazioni5.

Quanto sono comuni i disturbi della tiroide?

I disturbi della tiroide sono tra i più frequenti con circa 1,6 miliardi di persone a rischio in tutto il mondo12. All’età di 60 anni, il 17% delle donne e l’8% degli uomini soffrono di una tiroide poco attiva3.

La ghiandola tiroidea poco attiva è più comune nelle donne che negli uomini e diventa più frequente con l’aumento dell’età. Una ghiandola tiroidea iperattiva è 10 volte più comune nelle donne che negli uomini, soprattutto tra i 20 e i 40 anni, ma può verificarsi a qualsiasi età2.

Informazioni sull’indagine6

L’indagine globale è stata condotta da Censuswide, con interviste on-line effettuate dal 24 al 31 gennaio 2017 tra donne dai 18 anni in su.

Sono state intervistate 6.171 donne da sette paesi in tutto il mondo:

• Francia – 1.006 intervistate

• Italia – 1.004 intervistate

• Messico 1.002 intervistate

• Brasile – 1.003 intervistate

• Arabia Saudita – 151 intervistate

• Cile – 1.001 intervistate

• Indonesia – 1.004 intervistate

Le persone con una storia di disturbi della tiroide sono state sottoposte a screening.

I risultati dell’indagine hanno stabilito le risposte del rispondente a 10 problemi che sono associati a disturbi della tiroide.

1. Thyroid Foundation of Canada. About thyroid disease. Last accessed March 2017

2. NHS Choices. Overactive thyroid. Last accessed March 2017

3. All Thyroid. Thyroid Problems over 50. Last accessed March 2017

4. EndocrineWeb. Hypothyroidism: Too little thyroid hormone. Last accessed March 2017

5. American Thyroid Association. Clinical thyroidology for the public – Hyperthyroidism. Last accessed March 2017

6. Censuswide. Thyroid Disorder Awareness Survey – Commissioned by Merck. January 2017.

7. American Thyroid Association. Hyperthyroidism. Last accessed March 2017

8. Thyroid UK. Signs & Symptoms of Hypothyroidism. 2013.Last accessed March 2017

9. Thyroid UK. Signs and Symptoms of Hyperthyroidism. 2010. Last accessed March 2017

10. British Thyroid Foundation. Psychological Symptoms & Thyroid Disorders.
Last accessed March 2017

11. American Thyroid Association. Hypothyroidism. Last accessed March 2017

12. Khan A, Khan MM, Akhtar S. Thyroid disorders, etiology and prevalence. J Med Sci 2002;2:89–94. Last accessed March 2017

Sindrome del tunnel carpale: diagnosi e terapia

Nella pratica clinica è facile osservare pazienti di età compresa tra i 35 e 50 anni che lamentano sintomi come dolore e parestesie notturne al polso e alla mano dovuti a sindrome del tunnel carpale (STC). La STC rappresenta circa il 90% di tutte le neuropatie da intrappolamento e colpisce circa 1-3,5 pazienti per 100.000 anni-persona. La prevalenza stimata varia da 0,1 al 9,2% nella popolazione generale, con valori del 5,8% nelle donne e 0,6% negli uomini (1).

La STC è essenzialmente una diagnosi clinica che può essere sospettata mediante test di provocazione, termine che identifica le manovre fisiche che possono essere effettuate durante l’esame clinico, senza particolari apparecchiature, con l’obiettivo di aumentare temporaneamente la pressione del tunnel carpale, provocare così i sintomi e orientare alla diagnosi.

La manovra più antica è il test di Phalen, (2) che permette di confermare la diagnosi di compressione del nervo mediano del canale carpale. La sintomatologia implica la presenza di parestesie nel territorio del nervo mediano, cioè nella faccia anteriore del pollice, dell’indice, del medio e della faccia esterna dell’anulare. Si domanda al paziente di addossare le due mani una all’altra e di alzarle in modo che le braccia siano nello stesso piano orizzontale con i gomiti. Il test é positivo se c’è la comparsa dei sintomi in meno di 60 (sessanta) secondi.

Un altro test utile è il segno di Tinel, la cui ricerca è positiva quando la percussione leggera sul nervo mediano, che passa sotto il legamento trasverso del carpo, suscita una sensazione simile a shock che si irradia all’area mediana della mano.  Questo test è meno sensibile tra le manovre di provocazione ma è il test più specifico per la neuropatia da STC (1).

Altre metodiche (es. test di compressione del mediano, test del pugno, test del manicotto) possono essere d’aiuto nella fase diagnostica precedente all’atrofia dell’eminenza tenar, al deficit funzionale e alla conferma mediante elettromiografia.

Nei pazienti affetti, la STC può essere associata a diverse patologie: diabete, ipotiroidismo, amiloidosi, artrite reumatoide o nella gravidanza, con frequente insorgenza negli ultimi mesi e, a volte, è possibile rilevare un’eziologia occupazionale, correlata a lavori che richiedono una flesso-estensione ripetitiva del polso. Le procedure diagnostiche sono consolidate, con la diagnosi clinica che precede l’atrofia dell’eminenza tenar e il deficit funzionale e la conferma diagnostica mediante elettromiografia. Nel campo della terapia permangono incertezze su quale possa essere il trattamento ottimale. Le modalità terapeutiche comprendono l’applicazione notturna di split al polso, i FANS, gli steroidi  locali e la chirurgia.

Le linee guida dell’American Academy of Orthopaedic Surgeons per la gestione della STC sono state associate a una serie di criteri di appropriatezza per la loro applicazione (3).

Tra le varie raccomandazioni si segnalano questi punti di attenzione:

  • Non è consigliato l’utilizzo di routine della risonanza magnetica o l’ecografia per la diagnosi, mentre sono raccomandati i seguenti passaggi del processo diagnostico-terapeutico: un’anamnesi completa del paziente, alcune manovre cliniche durante l’esame fisico, l’osservazione e l’esecuzione di test diagnostici.
  • Lo studio della conduzione dei nervi della mano viene confermato come gold standard per la diagnosi.
  • Nessun singolo elemento deve essere usato per fare diagnosi, ma deve essere integrato in una valutazione complessiva con gli altri.
  • La durata dei sintomi da STC può essere difficile da quantificare con precisione e non è un criterio che è stato considerato.
  • Per il trattamento, si raccomanda l’immobilizzazione, gli steroidi orali o iniettabili e il gel di ketoprofene in ionoforesi, mentre non è raccomandata la magnetoterapia.
  • Nei pazienti diabetici l’iniezione di steroidi va attentamente valutata caso per caso. Il medico e il paziente devono essere consapevoli del fatto che lo steroide può causare un transitorio, ma sostanziale aumento della glicemia.
  • La STC in gravidanza, in assenza di prove certe, andrà considerata entro i confini delle linee guida a discrezione delle pazienti e dei medici curanti.
  • Si raccomanda l’intervento chirurgico per liberare il legamento traverso del carpo utile a migliorare e ripristinare la funzione della mano e alleviare i sintomi. La decisione sulla modalità di approccio in chirurgia endoscopica o aperta è a discrezione del chirurgo ortopedico.
  • Quando la chirurgia è il trattamento più appropriato, ma il paziente non vuole o c’è una controindicazione alla chirurgia, i medici possono selezionare le altre opzioni di trattamento non invasive.

Autore | Paolo Spriano – Medico di Medicina Generale (Milano)

1. Kasundra GM, et al  Carpal tunnel syndrome: Analyzing efficacy and utility of clinical tests and various diagnostic modalities. J Neurosci Rural Pract. 2015 Oct-Dec;6(4):504-10

2. Phalen GS and Kendrick JI. Compression neuropathy of the median nerve in the carpal tunnel. JAMA, 164:524-530, 1957

3. American Academy of Orthopaedic Surgeons. Management of Carpal Tunnel Syndrome Evidence-Based Clinical Practice Guideline. www.aaos.org/ctsguideline. Published February 29, 2016.

Ipotiroidismo: meno esami di controllo con le formulazioni liquide di levotiroxina

Le persone con ipotiroidismo potrebbero necessitare di un minor numero di esami di laboratorio per il controllo del TSH dopo il passaggio dalla terapia con compresse alle formulazioni liquide della levotiroxina, soprattutto in presenza di fattori che possano alterare l’assorbimento delle formulazioni in compressa: questo in sintesi è il risultato di uno studio pubblicato recentemente su Endocrine, che ha visto la collaborazione delle Università di Messina, Napoli e Bologna e l’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di S. Giovanni Rotondo, messo a punto per comprendere come il passaggio da una formulazione all’altra potesse ricadere su pazienti e Servizio Sanitario Nazionale.

Lo studio aveva l’obiettivo di quantificare l’impiego delle diverse formulazioni di levotiroxina disponibili sul mercato e di valutare le ricadute cliniche del passaggio da una formulazione ad un’altra. Analizzando i dati delle prescrizioni mediche dal 1 gennaio 2009 al 30 ottobre 2015 nei database amministrativi di un’ASL del Sud Italia sono stati identificati 56.354 soggetti in trattamento con levotiroxina di cui il 97,9% ha ricevuto almeno una prescrizione di terapia in compresse e il 6,1% almeno una prescrizione di formulazioni liquide. Durante la finestra temporale analizzata, i pazienti in trattamento con le formulazioni liquide sono leggermente aumentati e l’analisi degli utilizzatori ha rilevato che le formulazioni liquide sono preferite nei soggetti più giovani e nei pazienti in trattamento con farmaci che possono interagire con l’assorbimento delle compresse; problema superato dalle formulazioni liquide che non risentono delle interazioni con altri farmaci, cibo, caffè e diverse condizioni cliniche come patologie gastrointestinali, intolleranza al lattosio e infezioni da Helicobacter Pylori. Nel periodo preso in considerazione 1950 pazienti sono passati dalle compresse alle formulazioni liquide. Per valutare le ricadute cliniche di questo passaggio, è stato valutato il numero di test del TSH prima e dopo e si è così dimostrato che nei i pazienti passati alle formulazioni liquide si è significativamente ridotto il numero dei test di controllo della funzionalità tiroidea che potrebbe suggerire una stabilizzazione dei livelli di ormoni tiroidei” – spiega Gianluca Trifirò, Ricercatore Farmacologo dell’Università di Messina e coordinatore dello studio.

Secondo il Rapporto Health Search di SIMG, l’ipotiroidismo è una tra le più abituali cause di visita per il medico di medicina generale che è chiamato a riconoscerne i primi segni per l’invio al consulto dello specialista endocrinologo ma, soprattutto, alla gestione complessiva del paziente dopo la diagnosi e l’impostazione della terapia. Una diminuita richiesta e frequenza del test del TSH, potrebbe significare livelli ormonali più stabili e un paziente con un maggiore livello di benessere legato a ridotta sintomatologia da ipotiroidismo. Un paziente ipotiroideo in equilibrio ormonale può significare anche meno accessi negli ambulatori dei medici di medicina generale e meno controlli di laboratorio con un evidente vantaggio in qualità della vita per il paziente e un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale” – aggiunge Gerardo Medea, Responsabile area metabolica di SIMG, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie.

Ferrara, Rosarita, et al. “Treatment pattern and frequency of serum TSH measurement in users of different levothyroxine formulations: a population-based study during the years 2009–2015.” Endocrine (2017): 1-10.



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