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Coronavirus: IVI Roma dona 3 respiratori all’ospedale Spallanzani

In questo momento di grande difficoltà, come cittadini italiani e come medici abbiamo sentito il bisogno di contrastare l’emergenza del COVID – 2019 in maniera attiva”. Così in una nota Daniela Galliano, medico chirurgo e Direttrice sanitaria della sede romana di IVI – Istituto Valenciano di Infertilità, multinazionale leader in Fecondazione Assistita.

Per questo, abbiamo ritenuto doveroso non solo programmare la chiusura delle sedi italiane di IVI, ma anche donare al reparto di Rianimazione dell’ospedale Spallanzani di Roma tre ventilatori funzionali alle terapie intensive” – prosegue Daniela Galliano.

Il superamento di questa emergenza passa necessariamente attraverso la generosità di ciascuno di noi che può essere attuata in forme e modi diversi. In questi giorni, anche rinunciare alla propria libertà di spostamento rappresenta un importante atto di tutela e salvaguardia nei confronti dell’intera comunità. Siamo sicuri che il Paese uscirà più forte di prima da questo periodo di difficoltà e ci auguriamo che questo nostro gesto, così come quello di tante altre persone e aziende, possa alimentare tutte le iniziative a sostegno delle attività del Sistema Sanitario Nazionale” – conclude la ginecologa.

 

https://ivitalia.it/ www.rmanetwork.com

Uno studio di IVI pioniere della vitrificazione, tra i 25 migliori nella storia dell’ASRM

Il successo nella vitrificazione degli ovuli è una pietra miliare che ha segnato la storia della medicina riproduttiva.

Dopo quasi trent’anni di risultati infruttuosi, il significativo affinamento della tecnica di vitrificazione offre alle donne la possibilità di conservare i loro ovuli mantenendo un’alta qualità anche dopo la devitrificazione che si fa per l’utilizzo nei trattamenti riproduttivi.

In questo senso, lo studio intitolato “Comparison of concomitant outcome achieved with fresh and cryopreserved donor oocytes vitrified by the Cryotop method”, guidato dalla dott.ssa Ana Cobo, direttore dell’Unità di Criobiologia di IVI Valencia, ha promosso l’uso diffuso della vitrificazione degli ovuli nella pratica clinica quotidiana poco più di 10 anni fa, diventando una ricerca pionieristica a livello mondiale in termini di applicazione clinica del metodo. Pertanto, la rilevanza scientifica, medica e sociale di questo studio lo colloca come uno dei 25 lavori più importanti nella storia della American Society for Reproductive Medicine (ASRM), uno dei più importanti a livello mondiale.

Abbiamo prelevato ovociti dalla stessa donatrice, ne abbiamo vitrificati la metà e li abbiamo scongelati dopo un’ora, mentre l’altra metà degli ovociti è rimasta nell’incubatrice. Una volta devitrificati gli ovociti, li abbiamo fecondati insieme a quelli freschi, con lo stesso seme e allo stesso tempo. Questo ci ha permesso di valutare lo sviluppo di embrioni generati da ovociti vitrificati e freschi nelle stesse condizioni, confrontando i tassi di fecondazione, la divisione precoce e lo sviluppo a blastocisti. E’ stato sorprendente vedere che i risultati ottenuti erano simili in termini di questi 3 parametri; abbiamo quindi iniziato a vitrificare gli ovuli delle donatrici, poiché sapevamo che sarebbero sopravvissute e che gli embrioni risultanti avevano la stessa capacità di impianto e di dare origine a gravidanze degli embrioni provenienti da ovociti freschi” – ha spiegato Ana Cobo, considerata da molti colleghi come “la madre della vitrificazione“.

Questo studio ha segnato una svolta nel campo della riproduzione assistita, qualcosa che è persino arrivata a essere chiamata la seconda rivoluzione per le donne, dopo la pillola contraccettiva. Una schiusa scientifica che ha permesso di dimostrare la possibilità di ottenere embrioni vitali lavorando con ovociti vitrificati; hanno poi seguito questo percorso centinaia di cliniche e centri dedicati al settore riproduttivo.

Ciò ha significato che oggigiorno abbiamo programmi di crioconservazione efficienti di cui molte pazienti possono beneficiare, con indicazioni molto diverse: pazienti in trattamento riproduttivo con bassa risposta ovarica, come alternativa per evitare il rischio di iperstimolazione ovarica, donne che decidono di preservare la loro fertilità, sia per motivi medici, oncologici o per scelta, e persino per i pazienti con endometriosi, una malattia che può compromettere la futura fertilità, in cui abbiamo recentemente dimostrato i risultati incoraggianti della vitrificazione degli ovociti” – ha aggiunto Ana Cobo.

Lo stoccaggio di ovuli nelle banche è diventato una procedura standard nei programmi di donazione, a cui sono stati aggiunti notevoli miglioramenti, in particolare nella logistica del processo, che hanno consentito di ridurre e eliminare lunghe liste di attesa.

Tuttavia, anche gli studi recenti indicano che la preservazione della fertilità come alternativa efficace per garantire la futura maternità, presenta fattori limitanti da non trascurare, come l’età e la quantità di ovociti.

La verità è che, attualmente, la crioconservazione dei gameti femminili rappresenta una parte essenziale della riproduzione assistita, dati gli alti tassi di successo raggiunti grazie all’ottimizzazione di questa tecnica, ma è importante incoraggiare le donne e sensibilizzarle sulla necessità di vitrificare le loro uova prima dei 35 anni, poiché da questa età la loro fertilità inizia a diminuire e con essa le possibilità di successo riproduttivo” – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Questo riconoscimento da parte dell’ASRM premia il lavoro di un team multidisciplinare di specialisti che lavora e fa ricerca instancabilmente per offrire i migliori risultati a donne e coppie con il desiderio di realizzare obiettivi importanti come quello di essere genitori.

Essere tra i 25 migliori lavori dell’ASRM un onore per me, una pietra miliare e un’enorme soddisfazione, non solo a livello personale, ma anche per il lavoro svolto dal team di professionisti di alto livello che abbiamo. La dedizione di ciascuno di essi e il loro coinvolgimento con i pazienti, così come l’incessante lavoro di ricerca che svolgono, ci consentono di applicare su larga scala risultati come questo, qualcosa di base per la validazione di qualsiasi tecnica e strategia a livello clinico” – ha concluso Ana Cobo.


Essere mamma oggi

Essere Mamma Oggi, una scelta importante ancora tra paure e scarsa conoscenza: questo lo scenario emerso dall’indagine commissionata da IVI Istituto Valenciano per l’Infertilità – e condotta da Ixè sul tema dell’infertilità, della fecondazione assistita e della genitorialità.

L’indagine è stata presentata, il 12 dicembre scorso, durante la Tavola Rotonda IVI “Essere Mamma Oggi”, che ha offerto l’occasione per fare il punto su come sia cambiata la figura della donna e della mamma rispetto al passato, su come oggi una donna sia libera di scegliere se e come essere madre, sebbene debba mettere in conto difficoltà sia dal punto di vista economico e sociale, sia organizzativo e gestionale, fino alle problematiche legate all’infertilità dovuta all’avanzamento dell’età in cui si cerca il primo figlio.

L’indagine è stata condotta su un campione rappresentativo di 600 persone composto da uomini e donne dai 25 ai 44 anni di età. I risultati emersi hanno portato a interessanti conclusioni, a volte allarmanti: come la scarsa conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili quale causa di infertilità, o il dato da cui emerge che ben il 17% degli intervistati (quasi 2 persone su 10) ritiene che la fertilità della donna inizi a ridursi dai 46 ai 50 anni e un ulteriore 11% (in misura superiore gli uomini) dopo i 50 anni. In realtà la fertilità inizia a ridursi dopo i 30 anni, con un calo importante già dopo i 35.

In caso di difficoltà a concepire un figlio, il 49% degli intervistati sceglierebbe l’adozione mentre il 48% la fecondazione assistita. Chi ancora non ha avuto figli indica, in misura superiore alla media, la fecondazione assistita, chi ha già figli preferirebbe, in misura superiore, l’adozione. Tra coloro che ipotizzerebbero il ricorso alla fecondazione assistita, il 37% accetterebbe anche la donazione eterologa, soprattutto le donne, più degli uomini, e i 25-29enni.

In merito al tema molto attuale del social freezing, la crioconservazione di ovociti con l’obiettivo di preservare nel tempo la fertilità di una donna per motivi sociali, solo il 17% degli intervistati sa che vi si può accedere anche nel nostro Paese, il 37% non sa se si pratichi in Italia e il 20% crede che qui non sia consentita. Il 23% degli intervistati vede positivamente il ricorso alla crioconservazione degli ovociti per motivi professionali, soprattutto i più giovani, ma la motivazione prevalentemente indicata è legata alle terapie che potrebbero portare alla sterilità.

Inoltre, nel caso in cui una donna abbia crioconservato i suoi ovociti e a distanza di tempo li voglia utilizzare per diventare madre, il 52% ritiene che debba essere libera di farlo in qualunque momento e a prescindere da qualsiasi valutazione familiare o sociale, mentre una percentuale tra il 10% ed il 20% circa pone alcune condizioni quali salute, età e stabilità di coppia.

Complessivamente la crioconservazione, anche nello specifico del social freezing, è considerata dai più una scelta non egoista, indolore e sicura sia per il nascituro che per la madre ma costosa e innaturale.

Oggi, attraverso il social freezing una donna può avere una opportunità in più se decide di procrastinare la maternità per motivi professionali o personali o magari semplicemente perché non ha ancora un compagno con cui condividere progetti di vita. I dati dell’indagine, come del resto la pratica clinica, mostrano come si tratti di un fenomeno ancora poco conosciuto in Italia ma l’atteggiamento di apertura che è emerso rappresenta un segnale incoraggiante” – ha commentato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Attraverso l’indagine, gli intervistati hanno risposto anche sulle paure rispetto alla genitorialità: al primo posto si colloca la questione economica, cui si sommano risposte relative al lavoro, sul come trovarlo e mantenerlo. L’altro aspetto incidente è di natura personale, ovvero insicurezze relative alle proprie capacità di crescere un figlio. I limiti alla carriera sono riportati solo dal 6% dei 25-44enni, in particolare da chi ha già figli e ne desidera altri.

Le paure e le insicurezze della maternità possono diventare un incubo concreto per alcune donne però, e lo sa bene l’Associazione Salvamamme che ha partecipato alla Tavola Rotonda per portare la testimonianza di questa difficile realtà. L’Associazione Salvamamme infatti opera da oltre vent’anni intervenendo nei momenti dell’abbandono e della solitudine delle persone in condizioni di grave disagio economico e di emarginazione sociale, fornendo aiuti concreti e supporto in ambito sanitario, psicologico, legale, logistico, ludico, pedagogico e formativo.

Sono migliaia le mamme e le famiglie che ricevono aiuto dalla nostra associazione. Il primo passo per avviare un rapporto e accogliere chi è in difficoltà è rappresentato dalla donazione di beni di prima necessità, che vengono offerti non solo nel pieno rispetto della dignità di quanti, forse per la prima volta nella vita, si sono trovati a chiedere, ma ancor più come una spinta per chi lo riceve a risollevarsi, per accendere una speranza e incoraggiare la volontà di farcela” – ha dichiarato Katia Pacelli, Direttrice dell’Associazione Salvamamme.

In occasione della Tavola Rotonda, IVI ha voluto sostenere l’Associazione Salvamamme con una donazione per supportare le donne in difficoltà non solo nel momento della ricerca della maternità.

All’evento ha partecipato anche l’attrice Camilla Filippi, che ha contribuito al dibattito con la sua esperienza personale di mamma e con quella di attrice, grazie alla sua interpretazione del ruolo materno in diverse occasioni. L’attrice ha commosso i partecipanti con la lettura della poesia “A tutte le donne” di Alda Merini, un racconto in versi della condizione femminile che la poetessa dei navigli scrisse per rammentare a tutti noi quanto la donna sia sempre in bilico tra l’essere “un granello di sabbia” e la madre di tutto, un omaggio a tutte le donne divise tra fragilità e grande forza.

La salute degli adulti concepiti con fecondazione assistita

Pubblicato su Fertility and Sterility il più grande studio condotto finora a livello globale, per indagare sulla salute di adulti concepiti tramite fecondazione assistita messa a confronto con quella adulti concepiti naturalmente.

Dai risultati non sono emerse evidenze di aumento del rischio vascolare o cardiometabolico, né di problemi di crescita o respiratori nel gruppo concepito con PMA rispetto a quello concepito naturalmente, appartenente alla stessa popolazione di origine.

Lo studio ha coinvolto uomini e donne adulti di età compresa tra 22 e 35 anni, 193 concepiti con PMA e 86 concepiti naturalmente. Le indagini mediche hanno riguardato: struttura vascolare e funzione vascolare, i marker metabolici, le misurazioni antropometriche e la funzione respiratoria.

Sebbene il campione preso in esame sia esiguo, questi risultati fanno ben sperare. L’impatto della fecondazione assistita sulla salute delle persone è un tema di grande importanza al quale noi esperti prestiamo molta attenzione. Parallelamente alla continua ricerca scientifica per migliorare le tecniche di PMA, è fondamentale quindi che nascano queste indagini” – dichiara Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

J. Halliday et al, “Health of adults aged 22 to 35 years conceived by assisted reproductive technology”, Fertility and Sterility July 2019

 


Più del 20% delle donne tra i 30 e i 34 anni presenta una bassa riserva ovarica

Al giorno d’oggi la donna affronta i trent’anni con energia, molteplici sfide nei diversi ambiti della propria vita e piena capacità fisica e mentale. Sfortunatamente la biologia non la accompagna quando si parla di fertilità dato che, a partire dai 35 anni, quando la maggior parte delle donne si trova nel proprio momento più vitale, inizia il declino della propria fertilità. Basti pensare che in Italia l’età media delle donne che si sottopongono a fecondazione in vitro è di 36.7, mentre sale a 42.4 per la donazione di ovociti1.

La società è cambiata, si è evoluta, ma l’orologio biologico della donna continua ad essere governato dalle stesse regole di secoli fa, stabilendo l’età ideale per avere un bambino da un punto di vista medico nella seconda decade della vita e fino ai 35 anni, qualcosa che si scontra totalmente con il ritmo di vita che la donna di oggi si trova ad affrontare” – spiega Antonio Requena, Direttore Medico di IVI.

Questa realtà è evidenziata dagli ultimi dati che emergono dallo studio sulla fertilità che IVI ha condotto nel 2018. Durante lo scorso anno, le cliniche spagnole di IVI hanno offerto un’analisi gratuita in modo che le donne potessero conoscere la propria riserva ovarica; una campagna per determinare l’Ormone Antimülleriano (AMH) rivolta alle donne tra i 25 e i 38 anni interessate a conoscere a che punto fosse la propria fertilità.

Il risultato principale che emerge da questo studio è che un 24% delle donne di età compresa tra i 30 e i 34 anni presenta livelli di Ormone Antimülleriano ritenuti correlabili a una ridotta riserva ovarica, un dato quanto meno allarmante. D’altro canto, delle donne di età inferiore a 30 anni un 12% ha presentato bassa riserva ovarica e di quelle maggiori di 35 anni la percentuale di bassa riserva è salita al 33%” – aggiunge Antonio Requena.

In questo studio sono state coinvolte più di 3.000 donne, il 10% delle quali ha scelto di effettuare un trattamento riproduttivo (preservazione della fertilità o Fecondazione in vitro).

Attualmente, il maggior numero di donne che si rivolgono alle cliniche IVI per conoscere il proprio AMH ha più di 34 anni (43,5% delle donne che hanno partecipato lo studio).

Con l’aumentare dell’età della donna diminuisce il suo numero di ovociti. Per questo è importante incoraggiare le donne a controllare la propria riserva ovarica dopo i 30 anni, poiché lo stato della fertilità costituisce un parametro importante che ogni donna dovrebbe conoscere e del quale avere cura, così come sono importanti i controlli generali di salute che si dovrebbero effettuare ogni anno. Noi di IVI siamo coscienti di questa necessità e per questo motivo la campagna gratuita per conoscere la riserva ovarica durerà per tutto il 2019” – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

Prevenzione, la miglior risposta alla realtà inarrestabile del trascorrere del tempo

La donna ha la liberà assoluta di decidere ogni aspetto della propria vita, ma l’effetto dell’età sulle possibilità di essere madre ha esercitato storicamente una pressione sociale sulla donna stessa, che ha spesso affrontato in numerose occasioni il dilemma di scegliere come pianificare la propria vita e se rinunciare o meno a qualcosa che dovrebbe essere un diritto.

L’infertilità associata all’età materna avanzata rappresenta la maggioranza dei casi di infertilità femminile che si presentano nelle nostre cliniche. E noi, consci di questa realtà che pesa sulla donna, abbiamo voluto offrire un’alternativa incentrata sulla libertà di scelta e decisione: la preservazione della fertilità” – indica Antonio Requena.

La vitrificazione di ovuli, com’era la pillola contraccettiva, è stata una rivoluzione femminile, che ha permesso alla donna di decidere il momento migliore per diventare madre.

1 Relazione Ministero Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della legge contenente norme in material di procreazione medicalmente assistita (Legge 19 Febbraio 2004, n. 40)

 


News dal 75° Congresso della Società America di Riproduzione Assistita (ASRM)

La preoccupazione per il raggiungimento di gravidanze a termine che comportano la nascita di bambini sani è un obiettivo che ha guidato il lavoro di IVI fin dalla sua nascita, quasi 30 anni fa. In questo senso, recenti scoperte sulle possibilità di gravidanza attraverso l’ottenimento di embrioni normali o le garanzie date dall’applicazione di test genetici preimpianto come PGT-A forniscono risultati promettenti per offrire ai pazienti maggiore sicurezza e fiducia nei processi riproduttivi a cui si sottopongono.

Nell’ambito del 75° Congresso ASRM, tenutosi quest’anno a Philadelphia, dal 12 al 16 ottobre scorso, IVI ha presentato uno studio intitolato “The rate of true recurrent implantation failure (RIF) is low: results of three successive frozen euploid single embryo transfers (SET), condotto da Paul Pirtea, Fellow di IVI in New Jersey, che mostra come le donne e le coppie che ottengono 3 embrioni normali grazie al trattamento di fecondazione in vitro abbiano una probabilità del 95% di avere una gravidanza.

Il campione di questo studio è composto da oltre 4.500 pazienti di età compresa tra 31 e 39 anni, analizzati tra il 2012 e il 2018, con un massimo di 3 trasferimenti di embrioni unici, tutti cromosomicamente normali, che hanno raggiunto nel 95 % dei casi una gravidanza a termine.

Questi risultati mostrano qualcosa in cui credevamo già anni fa, e cioè che gli embrioni aneuploidi o con alterazioni cromosomiche sono la principale causa dei ricorrenti insuccessi dell’impianto embrionario e, quindi, dell’insuccesso quando si tratta di ottenere una gravidanza a termine. I miglioramenti nei tassi di fecondazione in vitro grazie a test preimpianto come PGT-A consentono di affinare al massimo la selezione embrionaria, riducendo le gravidanze multiple e aumentando al tempo stesso le possibilità di impianto, gravidanza a termine e neonato in buona salute” – ha commentato Juan Antonio García Velasco, direttore di IVI Madrid.

Il PGT-A, alternativa perfetta per ottenere gravidanze praticabili

Un altro degli studi presentati all’ASRM indica l’uso di test genetici preimpianto, come il PGT-A, per identificare con precisione embrioni anormali con minime possibilità di portare a termine una gravidanza.

Il lavoro intitolato “Does preimplantation genetic testing for aneuploidy (PGT-A) harm embryos? No-A multi-center, prospective, blinded, nonselection study evaluating the predictive value of an aneuploid diagnosis and impact of biopsy” e condotto da Ashley Tiegs, Fellow di IVI New Jersey, utilizza un campione di 285 trasferimenti di embrioni, tutti analizzati dal test preimpianto PGT-A per il rilevamento dell’aneuploidia. Delle 50 biopsie che sono risultate anormali, nessuno degli embrioni ha portato a una gravidanza a buon fine, a causa di un fallimento dell’impianto o di un aborto dopo il trasferimento.

A questo si aggiunge il fatto che i tassi di impianto erano equivalenti per gli embrioni sottoposti a biopsia e quelli non sottoposti a biopsia, il che indica che la biopsia embrionale non danneggia gli embrioni né influenza negativamente i loro tassi di impianto, al contrario di quello che si temeva in passato” – ha spiegato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Si tratta di uno studio in cieco, che fornisce rigore scientifico a questa indagine. Né i medici che hanno condotto lo studio né le donne sottoposte a fecondazione in vitro conoscevano il risultato del test genetico eseguito sugli embrioni da trasferire. Tutti gli embrioni nel gruppo di studio sono stati sottoposti a biopsia, ma il test non è stato completato fino a quando non è stato ottenuto il risultato clinico di gravidanza, assenza di gravidanza o aborto spontaneo. In questo modo, i risultati clinici e i risultati dei test genetici sono stati svelati allo stesso momento, portando a risultati imparziali.

Questa indagine è in una fase ancora iniziale i cui prossimi passi saranno finalizzati all’analisi di un campione più numeroso di embrioni. Una volta completato, lo studio sarà l’unica ricerca su larga scala sul valore predittivo della diagnosi di aneuploidia finora condotta, che contribuirà a fornire dati approfonditi sul dibattito scientifico in corso sull’affidabilità dei test genetici.

I pazienti devono continuare a fare affidamento su test preimpianto come il PGT-A e avere la sicurezza che, quando un embrione viene etichettato come anormale e non viene quindi trasferito, tale embrione non venga escluso per errore. IL PGT-A offre dati rigorosi e affidabili e consente ai pazienti di risparmiare tempo, denaro e stress emotivo, dando loro la certezza che verranno trasferiti embrioni normali, con un’alta probabilità di dare alla luce un bambino sano” – ha concluso Juan Antonio García Velasco, direttore di IVI Madrid.

Il PGT-A è uno dei progressi più importanti in tema di fecondazione in vitro, avendo permesso di migliorare i tassi di trasferimento di singoli embrioni (Single Embryo Transfer – SET). Il SET, d’altra parte, ha permesso di ridurre drasticamente i rischi associati a gravidanze e nascite multiple e, di conseguenza, ha permesso di uniformare i pesi alla nascita tra i bambini nati da fecondazione in vitro e quelli concepiti naturalmente.

66 lavori IVI a ASRM: 24 comunicazioni orali, 33 poster e 3 premi di formazione

L’ASRM è il più grande congresso americano di riproduzione assistita e riunisce professionisti di tutto il mondo per discutere, riflettere e dar forma al futuro della medicina riproduttiva.

In questa edizione, IVI ha presentato un totale di 66 lavori, di cui 24 sono stati selezionati per la comunicazione orale (il 9% delle presentazioni orali totali dell’ASRM), 33 sono stati esposti come poster (che rappresentano il 4% di poster dell’ASRM), oltre a 3 premi in formazione, 1 presentazione nella sezione nominati al premio generale del congresso e 1 video.

IVI sta continuando a fare ricerca per mettere a disposizione dei suoi pazienti e della comunità scientifica i più recenti progressi in medicina della riproduzione e le tecniche e i trattamenti più all’avanguardia; il tutto si traduce nei migliori risultati clinici possibili per offrire ai pazienti le migliori possibilità di raggiungimento del loro obiettivo di diventare genitori.

 


Gravidanze in donne con menopausa precoce

Nell’ambito del Congresso Nazionale di ginecologia italiana SIGO 2019, IVI ha presentato un contributo che restituisce una speranza alle giovani donne in menopausa precoce.

Il 40% di queste donne, infatti, presenta all’interno delle loro ovaie follicoli ancora dormienti e che non si sviluppano perché è venuto a mancare il sistema fisiologico che li fa crescere.

Da diversi anni portiamo avanti la ricerca in questo ambito e utilizziamo nella pratica clinica due diverse tecniche che hanno mostrato già i primi positivi risultati: la frammentazione del tessuto ovarico e l’infusione di cellule staminali nell’arteria ovarica. Entrambe permettono all’ovaio, responsabile dell’ovulazione, di invertire parzialmente il processo di invecchiamento e di attivare i follicoli dormienti, che altrimenti non si svilupperebbero neanche con l’aiuto di farmaci” ha commentato Antonio Pellicer, Presidente di IVI.

Attraverso la prima tecnica viene prelevato un campione di corticale ovarica per via laparoscopica, viene frammentato e poi ri-impiantato. Il tutto succede in day hospital con un minimo impatto sulle pazienti. Si tratta di una procedura efficace nelle donne al di sotto dei 37 anni e che sono entrate in menopausa da meno di 2 anni. Il risultato dell’intervento viene valutato con un semplice esame del sangue per stabilire la variazione dei livelli di AMH (ormone antimulleriano), un marker della riserva ovarica. IVI ha già ottenuto 7 gravidanze in 40 donne che si sono sottoposte a questo trattamento.

La seconda tecnica consiste nell’infusione di cellule staminali del midollo osseo nella arteria ovarica. Le staminali, in questo modo, arrivano all’ovaio e, agendo su di esso, permettono la crescita dei follicoli dormienti. Anche questa tecnica offre risultati promettenti, poiché IVI ha già registrato 6 gravidanze spontanee.

 


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