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Miti e falsi miti della gravidanza

La gravidanza non è una malattia, ma uno stato di benessere. È quello che ripetono le donne in attesa di diventare mamme, che si vedono subissate dai consigli su cosa fare e cosa non fare durante i mesi che precedono la nascita del proprio figlio.

Per fare chiarezza sul tema, l’Istituto Valenciano di Infertilità (IVI) fornisce utili indicazioni su cosa si possa fare e cosa non si possa fare durante i 9 mesi, con l’augurio a tutte le future mamme di vivere al meglio questo periodo così “speciale”.

Partendo da un argomento fondamentale come l’alimentazione è bene sapere che non è vero che la donna in gravidanza debba mangiare per due, perché il feto assorbe quello di cui ha bisogno dalle riserve materne. Deve invece stare attenta a non ingrassare eccessivamente per evitare le complicanze che ne derivano, come la gestosi. Inoltre, deve fare attenzione ad alcuni alimenti per evitare il contagio di malattie pericolose per il bambino, come il pesce crudo, così come deve lavare accuratamente frutta e verdura con amuchina o bicarbonato prima di consumarla” dichiara Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

Questi gli altri consigli della Dottoressa Galliano.

Bere molta acqua: è vero che fa bene perché in questo modo si favorisce la lotta alla ritenzione idrica, così come è vero il divieto assoluto di bere vino e alcolici che possono nuocere allo sviluppo del feto. Sempre in tema di vizi, non è vero che si possono fumare fino a 5 sigarette al giorno ma vige, invece, il divieto assoluto di fumo.

Non si può praticare nessuna attività sportiva: falso. Lo sport moderato è assolutamente consigliato perché aiuta a non ingrassare, a preparare il fisico al parto oltre che a non soffrire di mal di schiena, ma niente sforzi eccessivi. Yoga, pilates, nuoto e camminate tra le attività più consigliate. Se l’attività fisica viene praticata all’aria aperta, si favorisce anche l’assorbimento di vitamina D, importantissima per madre e figlio.

Niente più sesso per tutelare la salute del bambino: se la gravidanza procede normalmente non serve fare certe rinunce ma, al contrario, la vita intima fa bene alla coppia che si trova ad attraversare un nuovo periodo della vita pieno di cambiamenti. In caso di parto cesareo programmato o gestazione problematica, invece, bisogna fare attenzione nelle ultime settimane di gravidanza perché il sesso in questo periodo può favorire le contrazioni. È consigliato, quindi, consultare il proprio ginecologo.

Divieto assoluto di sauna, perché potrebbe comportare una vasodilatazione e quindi un calo della pressione con conseguenti giramenti di testa o svenimenti; meglio l’idromassaggio, assicurando che il gettito (getto?) dell’acqua non sia troppo forte e caldo.

Bando alle medicine: non è vero per tutte. In gravidanza bisogna fare molta attenzione ai farmaci ma molte si possono assumere senza rischio; basta consultare il medico che escluderà quelle che possono provocare seri problemi e malformazioni al feto.

Come la mettiamo con i capelli? E’ vero che i capelli in gravidanza sono più belli perché l’aumento della produzione di ormoni femminili estrogeni li rendono più numerosi e spessi ma non è vero che si debba rinunciare alla tintura ai capelli: possono essere utilizzati coloranti vegetali e senza ammoniaca.

 

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Consigli utili in estate per affrontare la gravidanza

Mani e piedi spesso gonfi; sudorazione eccessiva, sensazione di disagio, oltre a stress e stanchezza costante: vivere una gravidanza nei mesi estivi non è sicuramente facile.

A tutela della salute delle future mamme e di quella del loro bambino, l’Istituto Valenciano di Infertilità (IVI) fornisce utili consigli per vivere al meglio il grande caldo dell’estate e alleviare gli effetti delle temperature elevate.

Durante il giorno è fondamentale idratare il corpo bevendo tra i due e i tre litri d’acqua: la disidratazione può infatti aumentare il rischio di infezioni delle vie urinarie. Bisogna, quindi, bere regolarmente, preferendo liquidi a basso contenuto di zuccheri, mentre deve essere limitato il consumo di tè, caffè, bevande gassate, molto fredde e alcoliche” – afferma Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

In gravidanza, l’aumento di peso e i cambiamenti ormonali possono provocare cali di pressione e la sensazione di avere le gambe pesanti. Il caldo, che determina la dilatazione dei vasi sanguigni, rende infatti più difficile il flusso di sangue nelle vene.

Per migliorare questa condizione consiglio alle future madri di tenere le gambe sollevate mentre si dorme, camminare molto e di scegliere scarpe basse. Può essere molto utile fare un bagno in acqua tiepida alla fine della giornata. Tra gli sport, il nuoto è quello più raccomandato, poiché l’acqua alleggerisce la pressione sul nervo sciatico esercitata dal peso del pancione. Vanno benissimo anche la cyclette, da praticare durante le ore meno calde della giornata, ma anche le lunghe passeggiate sul bagnasciuga, che stimolano il ritorno venoso. Le donne incinte devono inoltre proteggere la propria pelle con una crema solare ad elevato fattore protettivo e coprire la testa con un cappello” – prosegue Daniela Galliano.

Durante lo stato interessante evitate pasti abbondanti, preferendo una dieta equilibrata, ricca di acqua, fibre, vitamine e sali minerali: nel menu devono essere presenti insalate, verdura e frutta – soprattutto anguria e melone – oltre a pesce e latte. Accanto a questi alimenti le donne in gravidanza non devono dimenticare di fare un’abbondante colazione, ricca di zuccheri e proteine” – prosegue Daniela Galliano.

Altri due aspetti da non trascurare durante la gravidanza nel periodo estivo sono la stanchezza e il tipo di abbigliamento.

Suggerisco un piccolo riposo almeno una o due volte al giorno, abbinato alla lettura e all’ascolto della musica mentre dal guardaroba devono essere eliminati gli abiti troppo stretti i e i materiali sintetici che fanno sudare: è certamente più opportuno dare spazio a tessuti naturali e traspiranti come lino o cotone” – conclude Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

Trend in diminuzione della natalità in Italia

Secondo il rapporto ISTAT appena pubblicato, purtroppo continua la parabola discendente della natalità nel nostro Paese: nel 2018 i bambini iscritti all’anagrafe sono stati 439.747, 18.000 in meno rispetto all’anno precedente, dato che ha fissato il nuovo minimo storico dall’Unità d’Italia del 1861.

Questi dati sono lo specchio del cambiamento delle abitudini e della società in generale, a cui stiamo assistendo da anni. La precarietà lavorativa, la conseguente instabilità economica dei giovani di oggi, il ruolo più centrale della donna nel mondo del lavoro e tanti altri fattori contribuiscono a far sì che i figli si facciano sempre più in tarda età rispetto ad una volta. Ad oggi, a 40 anni si prendono le decisioni più importanti della propria vita (avere un figlio, comprare una casa, sposarsi), decisioni che una volta si prendevano intorno ai 30 anni. Si dice quindi che i 40 anni siano i nuovi 30, ma purtroppo dobbiamo ricordarci che questa affermazione può valere per tanti aspetti della vita sociale di una persona, ma non per la propria fertilità. ll cambiamento esterno, di abitudini, di stili di vita non coincide con il cambiamento biologico di una donna, che di fatto vede già a 35 anni un calo significativo della propria fertilità. Inoltre, è importante sottolineare come ci sia poca informazione in merito alla propria fertilità, alla tutela di essa e ai comportamenti che possono essere potenzialmente dannosi se si è alla ricerca di un figlio” – ha commentato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Da medico ginecologo esperto in Fecondazione Assistita mi rendo conto quindi di come molte coppie che si rivolgono ai centri specializzati, ormai sempre di più, si trovino spiazzate davanti alla propria condizione di infertilità, che viene associata ad una condizione di “anzianità” che oggi non sembra esistere. Bisognerebbe quindi informare le coppie, e soprattutto informare le donne giovani, che esistono delle tecniche, come la vitrificazione ovocitaria, che permettono di preservare la propria fertilità. Il congelamento degli ovociti infatti permette alle donne di vitrificare gli stessi per poterli utilizzare nel momento in cui ritengano più opportuno avere una gravidanza” – ha proseguito Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma

 

Un basso livello di progesterone nel sangue può ridurre del 18% le possibilità di avere un bambino

E’ ben nota l’importanza del progesterone durante la gravidanza, così come per facilitare l’impianto di un embrione, ma possiamo stabilire una relazione causale tra i livelli di progesterone nel sangue e i tassi di successo dei trattamenti riproduttivi?

Questo è il punto di partenza di uno studio dal titolo “A large prospective trial in unselected population confirms that low serum progesterone on the day of embryo transfer impairs pregnancy outcome in artificial cycles”, che Elena Labarta, ginecologa di IVI Valencia, ha presentato nel corso del 35º Congresso ESHRE (Società Europea di Riproduzione Umana e Embriologia), svoltosi a Vienna dal 23 al 26 giugno scorso.

Negli ultimi 3 anni, abbiamo studiato l’impatto del valore del progesterone nel sangue misurato il giorno del trasferimento dell’embrione sui tassi di gravidanza nei cicli di preparazione artificiale dell’endometrio. Fino ad ora e sulla base di studi precedenti condotti su altri gruppi, si pensava che questa misurazione non fosse utile, dal momento che non era in grado di riflettere l’azione che il progesterone stava esercitando a livello locale uterino, e che, d’altra parte, la dose di progesterone somministrato era più che sufficiente per soddisfare le esigenze di qualsiasi paziente. Tuttavia, i nostri risultati hanno messo in discussione questo dogma e hanno dimostrato che i livelli ematici di progesterone sono associati al risultato della gravidanza. Abbiamo effettuato i primi due studi prospettici a questo proposito, che insieme comprendono quasi un totale di 1.400 pazienti, e possiamo quindi affermare che esiste un valore di progesterone al di sotto del quale i tassi di gravidanza evolutiva possono scendere fino al 20%, che rappresenta una drastica diminuzione dei tassi di successo nei trattamenti riproduttivi”, ha affermato Elena Labarta, ginecologa di IVI Valencia.

Secondo gli ultimi dati analizzati e presentati a questo congresso, è stato possibile trovare il punto limite del livello di progesterone al di sotto del quale i risultati peggiorano significativamente. Pertanto, quelle pazienti con livelli di progesterone sierico inferiori a 8,8 ng/ml nel giorno del trasferimento dell’embrione hanno mostrato un tasso di gravidanza evolutivo più basso del 18%. Questi risultati suggeriscono che l’assorbimento del progesterone vaginale può variare tra le pazienti, influenzando i risultati ottenuti.

Questo studio, che espone i risultati di un campione di quasi 1.200 pazienti, ha suscitato grande interesse tra la comunità scientifica, ed è stato presentato in diversi forum e congressi in tutto il mondo per l’impatto che ha sul futuro della medicina riproduttiva.

Già nel 2017, il gruppo di ricerca guidato da Elena Labarta ha pubblicato il primo studio prospettico al fine di analizzare questo problema, dimostrando così in modo pioneristico che esiste una soglia di livelli sierici di progesterone nel giorno del trasferimento dell’embrione al di sotto del quale il tasso di gravidanza diminuisce significativamente.

Questi risultati hanno attirato il nostro forte interesse e stiamo portando avanti diverse linee di ricerca. Da un lato, abbiamo visto che il livello di progesterone predice il risultato non solo se misurato nel giorno di trasferimento dell’embrione, ma anche nel corso della fase luteale (dal giorno in cui l’embrione viene impiantato fino al giorno in cui viene effettuato il test di gravidanza). Dall’altro, stiamo scoprendo il modo di salvare i casi in cui i valori del progesterone non sono ottimali e i risultati sono davvero incoraggianti, poiché abbiamo visto che la situazione può essere invertita se rilevata in tempo” – ha aggiunto Elena Labarta, ginecologa di IVI Valencia.

Si tratta di una scoperta importante che continua ad aiutarci nella nostra costante ricerca dei migliori risultati riproduttivi possibili” – ha commentato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

49 comunicazioni accettate: 14 orali, 31 poster e 4 sessioni

Oltre alla Dott.ssa Labarta, invitata dal comitato ESHRE a tenere una presentazione su questo argomento, il Dott. Ernesto Bosch, direttore medico di IVI Valencia, e il Dott. Nicolás Garrido, direttore della Fondazione IVI, sono stati invitati a presentare i rispettivi lavori durante le sessioni congressuali, in ragione dell’interesse scientifico di questi contributi.

Il dott. Bosch ha presentato le principali linee di ricerca riguardanti la gestione della elevata risposta nella stimolazione ovarica in conformità con le linee guida ESHRE, a cui ha partecipato come unico membro spagnolo di una squadra che negli ultimi due anni ha definito queste linee guida.

Per quanto riguarda il contributo del Dott. Garrido, egli ha parlato delle tecniche e dei criteri di selezione degli spermatozoi come uno dei punti fondamentali per migliorare il successo riproduttivo, con particolare attenzione ai metodi di selezione intelligente, basati sulle caratteristiche molecolari come meccanismo per il miglioramento dei protocolli di selezione. Queste procedure completerebbero o sostituirebbero quelle attuali, che sono fatte autonomamente dalle cellule spermatiche o decise soggettivamente dall’operatore, da una pratica orientata e obiettiva, che alla fine migliora i risultati clinici selezionando e usando la cellula spermatica più adatta tra milioni.

La quarta sessione, al cui processo di ricerca ha partecipato il dott. Roberto Matorras dell’IVI di Bilbao, ha affrontato le raccomandazioni di buona pratica clinica dell’ESHRE per la puntura follicolare, attraverso un’analisi basata sull’evidenza, così come attraverso la ricerca di consenso degli esperti in quelle aree in cui non c’è alcuna bibliografia.

L’ESHRE è il più grande congresso europeo di riproduzione assistita, un luogo di incontro per grandi professionisti, provenienti da diverse parti del mondo, dove vengono raggiunte, ogni anno, importanti conclusioni che segneranno il futuro nel campo della riproduzione.

In questa edizione, IVI ha presentato 49 comunicazioni accettate nel programma generale, 14 di esse orali e 31 poster, a cui si sono aggiunte le 4 relazioni precedentemente citate.

 


Le proteine e i radicali liberi prodotti dall’embrione consentono di prevedere la gravidanza

Uno degli ambiti di ricerca in cui vengono investite più risorse nel campo della Riproduzione Umana è il perfezionamento della selezione embrionaria. Recentemente, l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale per raggiungere un automatismo nella scelta degli embrioni o nell’analisi genetica costituiscono un passo avanti nel miglioramento della scelta e, quindi, nel miglioramento dei risultati.

Nel corso del 35º Congresso ESHRE, che quest’anno si è tenuto a Vienna, IVI ha presentato due studi relativi all’analisi del mezzo di coltura degli embrioni, basato sull’analisi dell’ambiente circostante, con il fine conoscere al meglio la qualità degli embrioni e, quindi, aumentare le probabilità di successo che la paziente può avere durante il trattamento.

Nel primo dei due studi, dal titolo Protein profile of euploid single embryo transfer reveals differential patterns among them”, sviluppato da IVI Valencia tra settembre 2017 e marzo 2018, su un campione di 81 cicli preparati per il trasferimento di un unico embrione (Single blastocyst transfer – SET), sono state analizzate le proteine secrete dall’embrione nel mezzo di coltura.

L’importanza di questo studio risiede nel fatto che si tratta di embrioni che sono già stati testati geneticamente con risultato euploide. Ha un valore maggiore perché, nonostante siano embrioni selezionati geneticamente, non tutti riescono ad impiantare in utero, e dunque l’idea è quella di migliorare il processo di selezione grazie all’analisi delle proteine. In questo studio abbiamo fatto ricorso all’aiuto, in parte, dell’Intelligenza Artificiale legata alle immagini che otteniamo attraverso due incubatrici, l’Embryoscope ed il Geri, attraverso un metodo che combina le immagini con il metodo di selezione delle proteine” – ha commentato Marcos Meseguer, principale ricercatore dello studio e Direttore della Ricerca di IVI Valencia.

Confermiamo una secrezione significativamente elevata di IL-6 e IL-8 negli embrioni in crescita, evidenziando il potenziale di queste molecole durante lo sviluppo degli stessi embrioni. La maggior parte delle concentrazioni di proteine ha mostrato un modello di valori più alti nelle blastocisti in fase di hatching (“hatched blastocysts”)” – ha aggiunto Marcos Meseguer.

La seconda delle due ricerche, dal titolo “High culture media oxidative profile as a biomarker of good quality embryos: a non-invasive tool to select the embryo to transfer, si basa sullo studio del mezzo di coltura con sviluppo embrionale multiplo, in situazioni nelle quali si presentano tra i 10 e i 12 embrioni nella stessa goccia. L’obiettivo è quello di analizzare se il profilo ossidativo possa essere un valido biomarcatore per determinare la qualità degli embrioni.

Valutiamo quando tutti gli embrioni risultanti sono cresciuti insieme, rilevando che esiste un profilo ossidativo differente quando gli embrioni sono di qualità e quando siamo di fronte a parametri che rendono gli  embrioni privi di vita. Abbiamo sviluppato un metodo per valutare l’ambiente in cui crescono numerosi embrioni. Non avendo sviluppato uno studio individuale, abbiamo analizzato l’ossidazione generata come valore misurabile nell’ambiente in cui vengono coltivati. Quanto più gli embrioni sono attivi e di maggiore qualità, tanto più generano maggiore ossidazione durante la coltura. Fatto, questo, che indica che saranno maggiormente pronti per il trasferimento e potranno assicurare una percentuale di successo più alta nel ciclo per la paziente. Al contrario, nei criteri di classificazione, il livello di stress ossidativo è diminuito con il peggioramento della qualità dell’embrione” – ha affermato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma

Il lavoro presentato, sviluppato anche a IVI Valencia, tra maggio 2017 e dicembre 2018, ha analizzato un campione di 683 embrioni su un totale di 174 cicli realizzati mediante la Fecondazione in Vitro (FIVET).

49 comunicazioni: 14 orali, 31 poster e 4 sessioni

ESHRE è il più grande Congresso europeo di riproduzione assistita, luogo di incontro di importanti professionisti, provenienti da differenti parti del mondo, dove si raggiungono, ogni anno, importanti conclusioni che segneranno il futuro nel campo della riproduzione. In questa edizione, IVI ha potuto contare su 49 comunicazioni, 14 delle quali orali e 31 poster, alle quali si sommano le 4 sessioni nel programma generale.

 


Impatto degli interferenti endocrini sulla fertilità

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente che si è celebrata mercoledì 5 giugno IVI ha richiamato l’attenzione sull’impatto degli interferenti endocrini sulla fertilità e diffonde i risultati di uno studio appena pubblicato su Fertility and Sterility.

La salute riproduttiva è influenzata dall’esposizione a contaminanti ambientali attraverso la loro capacità di interferire con il sistema ormonale a diversi livelli quali sintesi, funzione, conservazione, metabolismo. L’aumento dell’industrializzazione mondiale si è tradotta in un’esposizione giornaliera onnipresente a queste sostanze, e le vie di esposizione più comuni sono cibo (pesticidi, fitoestrogeni e plastificanti), prodotti per la cura della persona (parabeni e plastificanti), vestiti (plastificanti) o inquinamento (metalli pesanti).

Nella riproduzione femminile, l’esposizione a interferenti endocrini ha un impatto negativo a livello dei principali ormoni riproduttivi (tra cui estradiolo, progesterone, testosterone e ormone antimullerico (AMH)) e impatta anche sui trattamenti di riproduzione assistita, in particolare su qualità dell’ovocita, tasso di fertilizzazione e di impianto, qualità dell’embrione e tasso di gravidanza clinica e di nati vivi.

Oltre a questi effetti, l’esposizione agli interferenti endocrini aumenta la comparsa di patologie ginecologiche come l’endometriosi, il leiomioma e la sindrome dell’ovaio policistico.

Su questo tema la Fondazione IVI ha appena pubblicato uno studio su Fertility and Sterility dal titolo “Phthalates and other endocrine-disrupting chemicals: the 21st century’s plague for reproductive health”, in cui ha realizzato uno studio in vitro, dal quale è emerso che alcuni interferenti endocrini possono danneggiare la salute riproduttiva della donna ma anche dell’uomo: questo può far sì che i trattamenti di riproduzione assistita possano fallire.

Per la prima volta stiamo studiando le cellule endometriali in relazione agli interferenti endocrini e stiamo vedendo quale effetto producono sulle cellule delle donne. Stiamo, inoltre, studiando i livelli di questi interferenti endocrini nelle pazienti delle nostre cliniche per capire esattamente quanto possa essere potenzialmente dannoso il livello di interferente endocrino per l’apparato riproduttivo delle nostre pazienti” – ha affermato Francisco Domínguez, ricercatore della Fondazione IVI.

Il focus sul tema degli interferenti endocrini è fondamentale perché è importante che le donne sappiano che devono controllare un altro fattore prima di sottoporsi ad un trattamento di riproduzione assistita. Infatti, se il livello di uno degli interferenti endocrini è troppo alto, i ginecologi o gli specialisti nel campo della riproduzione assistita daranno informazioni alle pazienti su come migliorare o ridurre questi stessi livelli, proprio per rendere più efficace il trattamento” – ha affermato Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

Fumare può ridurre il successo di un trattamento di fecondazione assistita

Oggi si celebra la Giornata Mondiale Senza Tabacco, importante momento per riflettere sull’impatto nocivo che il fumo può avere sulla salute.

In occasione di questa iniziativa fortemente voluta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), IVI (Istituto Valenciano di Infertilità) invita le donne che aspettano un bimbo e quelle che lo stanno cercando a spegnere subito la sigaretta e ad avere un corretto stile di vita per salvaguardare la propria fertilità.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno sono sei milioni le vittime dell’epidemia di tabagismo1. In Italia ci sono 11 milioni di fumatori, che corrispondono al 21% della popolazione. Gli uomini sono 6,3 milioni, le donne 4,6 milioni. Ogni anno nel nostro Paese muoiono fra le 73.000 e le 80.000 persone per malattie legate al fumo.

Il Registro Nazionale Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto Superiore di Sanità informa che le donne che fumano sono meno fertili, hanno un indice di fecondabilità (possibilità di concepire per ciclo) ridotto, e impiegano più tempo a restare incinte (in media più di un anno). Il fumo, infatti, è dannoso per le ovaie femminili, perché le sostanze tossiche come la nicotina alterano la motilità tubarica ostacolando il trasporto degli ovociti e l’incontro con gli spermatozoi. Inoltre, provoca la diminuzione della produzione di progesterone con alterazione del ciclo mestruale e modifica dell’endometrio ostacolando l’annidamento dell’ovocita fecondato. Oltre a ciò si registra nelle donne fumatrici un anticipo della menopausa2.

Le coppie che hanno a che fare con problemi legati all’infertilità devono essere coscienti che accendere una sigaretta significa ridurre anche la possibilità di successo della procreazione medicalmente assistita. Le fumatrici infatti rischiano di rispondere poco alla stimolazione ormonale, oltre a avere già una bassa riserva ovarica a causa del fumo. Questo quindi comporterebbe il rischio di recuperare minori quantità di ovociti e, di conseguenza, di avere una bassa percentuale di tassi di gravidanza. A quante vogliono diventare mamme è fondamentale ripetere di eliminare la nicotina dalla propria vita. Anche se cercata per vie naturali, fumare può determinare un ritardo della gravidanza di un anno” – commenta Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

La gravità del danno dipende da quante sigarette e da quanto tempo una donna fuma: danni sono stati accertati con 20 o più sigarette al giorno, ma effetti negativi ci sono anche con 10. Il fumo, inoltre, è associato ad un aumento di aborti spontanei, al rischio di parti pretermine e di gravidanze extrauterine e alla nascita di bambini con peso più basso della norma2.

Inoltre non dobbiamo dimenticare il recente studio cinese che ha indagato i potenziali danni per le donne in gravidanza se il proprio compagno è un fumatore. Lo studio “Parental smoking and the risk of congenital heart defects in offspring: An updated meta-analysis of observational studies3 ha infatti messo in luce come il nascituro possa soffrire di difetti cardiaci qualora il papà accenda una sigaretta accanto alla propria compagna durante la gravidanza” . – conclude Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

1:https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/fumo/fumo-di-sigaretta-le-risposte-ai-dubbi-degli-studenti

2:http://old.iss.it/rpma/index.php?lang=1&id=138&tipo=22

3:https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/2047487319831367

 


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