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Ipotiroidismo: meno esami di controllo con le formulazioni liquide di levotiroxina

Le persone con ipotiroidismo potrebbero necessitare di un minor numero di esami di laboratorio per il controllo del TSH dopo il passaggio dalla terapia con compresse alle formulazioni liquide della levotiroxina, soprattutto in presenza di fattori che possano alterare l’assorbimento delle formulazioni in compressa: questo in sintesi è il risultato di uno studio pubblicato recentemente su Endocrine, che ha visto la collaborazione delle Università di Messina, Napoli e Bologna e l’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di S. Giovanni Rotondo, messo a punto per comprendere come il passaggio da una formulazione all’altra potesse ricadere su pazienti e Servizio Sanitario Nazionale.

Lo studio aveva l’obiettivo di quantificare l’impiego delle diverse formulazioni di levotiroxina disponibili sul mercato e di valutare le ricadute cliniche del passaggio da una formulazione ad un’altra. Analizzando i dati delle prescrizioni mediche dal 1 gennaio 2009 al 30 ottobre 2015 nei database amministrativi di un’ASL del Sud Italia sono stati identificati 56.354 soggetti in trattamento con levotiroxina di cui il 97,9% ha ricevuto almeno una prescrizione di terapia in compresse e il 6,1% almeno una prescrizione di formulazioni liquide. Durante la finestra temporale analizzata, i pazienti in trattamento con le formulazioni liquide sono leggermente aumentati e l’analisi degli utilizzatori ha rilevato che le formulazioni liquide sono preferite nei soggetti più giovani e nei pazienti in trattamento con farmaci che possono interagire con l’assorbimento delle compresse; problema superato dalle formulazioni liquide che non risentono delle interazioni con altri farmaci, cibo, caffè e diverse condizioni cliniche come patologie gastrointestinali, intolleranza al lattosio e infezioni da Helicobacter Pylori. Nel periodo preso in considerazione 1950 pazienti sono passati dalle compresse alle formulazioni liquide. Per valutare le ricadute cliniche di questo passaggio, è stato valutato il numero di test del TSH prima e dopo e si è così dimostrato che nei i pazienti passati alle formulazioni liquide si è significativamente ridotto il numero dei test di controllo della funzionalità tiroidea che potrebbe suggerire una stabilizzazione dei livelli di ormoni tiroidei” – spiega Gianluca Trifirò, Ricercatore Farmacologo dell’Università di Messina e coordinatore dello studio.

Secondo il Rapporto Health Search di SIMG, l’ipotiroidismo è una tra le più abituali cause di visita per il medico di medicina generale che è chiamato a riconoscerne i primi segni per l’invio al consulto dello specialista endocrinologo ma, soprattutto, alla gestione complessiva del paziente dopo la diagnosi e l’impostazione della terapia. Una diminuita richiesta e frequenza del test del TSH, potrebbe significare livelli ormonali più stabili e un paziente con un maggiore livello di benessere legato a ridotta sintomatologia da ipotiroidismo. Un paziente ipotiroideo in equilibrio ormonale può significare anche meno accessi negli ambulatori dei medici di medicina generale e meno controlli di laboratorio con un evidente vantaggio in qualità della vita per il paziente e un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale” – aggiunge Gerardo Medea, Responsabile area metabolica di SIMG, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie.

Ferrara, Rosarita, et al. “Treatment pattern and frequency of serum TSH measurement in users of different levothyroxine formulations: a population-based study during the years 2009–2015.” Endocrine (2017): 1-10.


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Settimana Mondiale della Tiroide dal 21 al 27 maggio: iniziative in tutta Italia

Le persone che hanno problemi alla tiroide, per spiegare la propria condizione, parlano di “uno stato di malessere” o di aver “perso il loro benessere”.

Questa è proprio la peculiarità dell’ipotiroidismo, la malattia più frequente della tiroide: i sintomi sono spesso così sfumati che difficilmente si riesce a ricondurli ad una patologia. E sono davvero tanti: stanchezza, scarsa capacità di tollerare il freddo, alterazioni del tono dell’umore, difficoltà di concentrazione, palpitazioni, nervosismo, insonnia, gonfiore, pelle e capelli secchi ma l’elenco potrebbe continuare. Proprio per questo il tema scelto per la Giornata e la Settimana Mondiale della Tiroide 2017 è “TIROIDE E BENESSERE”. Che si tratti di malattie che devono essere propriamente inquadrate e che i trattamenti debbano essere personalizzati ormai non basta più. La sfida è ridare quel benessere che tante persone dichiarano di avere perso” – spiega Paolo Vitti, Presidente della Società Italiana di Endocrinologia, coordinatore e responsabile scientifico della Settimana Mondiale della Tiroide.

La tiroide svolge una serie di funzioni vitali per il nostro organismo come la regolazione del metabolismo, il controllo del ritmo cardiaco, lo sviluppo del sistema nervoso, l’accrescimento corporeo, la forza muscolare e molto altro. Proprio per il ruolo di “centralina”, quando questa ghiandola non funziona correttamente, tutto il corpo ne risente. Può colpire ad ogni età e per questo motivo occorre non trascurare alcuni campanelli di allarme rivolgendosi al proprio medico in caso di dubbio.

Il modo più efficace per prevenire le malattie della tiroide, è assumere iodio in quantità adeguate; questo elemento è il costituente essenziale degli ormoni tiroidei. La carenza di iodio anche lieve, che affligge ancora alcune aree del nostro paese, può provocare conseguenze anche gravi soprattutto se la carenza nutrizionale si verifica durante la gravidanza o la prima infanzia” – spiega Massimo Tonacchera, Professore Associato di Endocrinologia e Coordinatore Nazionale Comitato della Prevenzione della Carenza Iodica.

Una grave iodocarenza, può determinare la morte del feto in utero, cretinismo neurologico e ipotiroidismo congenito. Proprio quest’ultima patologia rappresentava la prima causa di ritardo mentale nel nostro Paese prima dell’introduzione dello screening neonatale grazie al quale è possibile eseguire diagnosi e trattamento precoci. Dopo l’età neonatale è comunque importante assicurare una adeguata quantità di iodio sia per garantire un regolare processo di crescita e di sviluppo del bambino che per prevenire patologie della tiroide come ad esempio i noduli” – continua Roberto Gastaldi, SIEDP, Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica.

A 12 anni dall’approvazione della legge 55/2005, che ha introdotto il programma nazionale di iodoprofilassi, lo stato nutrizionale iodico degli italiani è sicuramente migliorato. I dati dimostrano che la percentuale di sale iodato venduto nella grande distribuzione nel 2016 ha superato il 60% ed è molto positivo dato che prima dell’approvazione della legge era solo al 30%. Questo dato, seppur incoraggiante, è comunque al di sotto della soglia del 80-85% indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per un programma di iodoprofilassi di successo. Anche i dati di ioduria in età scolare, ovvero la concentrazione di iodio nelle urine, raccolti in collaborazione con gli Osservatori Regionali per la Prevenzione del Gozzo sono coerenti con questo miglioramento. Le indagini condotte su 2500 bambini tra il 2015 e il 2016 in Liguria, Toscana, Marche, Lazio e Sicilia, hanno mostrato valori di ioduria indicativi di un adeguato apporto di questo elemento in tutte e 5 le Regioni. Ma il risultato più importante è l’aver accertato che in Liguria, Toscana, Lazio e Sicilia, per la prima volta si può dire che il gozzo in età scolare non è più una patologia endemica ed è quindi stato praticamente sconfitto. Questi dati ci dicono che dobbiamo insistere con il programma di iodoprofilassi per estendere l’adeguato apporto di iodio a tutte le Regioni italiane riducendo così il rischio di patologie tiroidee e di deficit neurocognitivi” – spiega Antonella Olivieri, Responsabile Scientifico Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI), Istituto Superiore di Sanità.

Tra le molteplici funzioni degli ormoni tiroidei a livello cerebrale rientra il controllo del tono dell’umore. Quando la tiroide non funziona correttamente in molti pazienti è presente un’alterazione del comportamento e del tono dell’umore; tanto maggiore è la disfunzione della ghiandola e tanto più visibile sarà la sua influenza, fino ad arrivare in alcune forme severe, a quadri clinici tipici della depressione. Se avete cambiamenti frequenti dell’umore e non ci sono cause psichiche evidenti, può essere d’aiuto controllare la funzione tiroidea mediante il semplice dosaggio del TSH. Quando i disturbi dell’umore sono dovuti a disfunzioni tiroidee nella quasi totalità dei casi è possibile ristabilire un tono dell’umore normale e coerente con il carattere della persona, con il riequilibrio della tiroide mediante tireostatici nel caso dell’ipertiroidismo e con l’ormone tiroideo sintetico nell’ipotiroidismo” – continua Rinaldo Guglielmi, Past-President AME, Associazione Medici Endocrinologi.

Con l’ipotiroidismo tutte le funzioni del nostro organismo sono influenzate negativamente, con peggioramento della qualità di vita e dello stato di benessere, spesso in maniera marcata non solo nelle forme conclamate ma anche nelle forme iniziali, forse impropriamente definite subcliniche. La terapia sostitutiva è attuata impiegando la levotiroxina (T4) che è il principale ormone prodotto dalla tiroide. In un’epoca di medicina sempre più personalizzata e di precisione ogni paziente deve essere attentamente monitorato perché la quantità di ormone necessaria per riportare in equilibrio lo stato tiroideo varia da individuo a individuo in rapporto anche a variazioni dell’assorbimento del farmaco che deve essere assunto almeno mezz’ora prima di colazione evitando la concomitante assunzione di farmaci e cibo interferenti come soia, crusca, calcio, ferro, caffè, succo di pompelmo e farmaci gastroprotettori. Oggi la medicina personalizzata e di precisione in questo ambito è favorita dalla disponibilità di diverse formulazioni della levotiroxina che vanno dalle classiche compresse, alle capsule molli e alle fiale monodose liquide per uso orale che possono essere assunte insieme alla colazione e possono quindi meglio adattarsi alle esigenze del singolo paziente. Inoltre, nel 20% circa dei pazienti la terapia sostitutiva standard, per motivi non del tutto chiari, può non correggere pienamente lo stato di malessere nonostante che i valori degli ormoni e del TSH siano normali: in queste situazioni, l’aggiunta di piccole quantità di levotriiodotironina (T3) può migliorare efficacemente lo stato generale del paziente. In conclusione, oggi la terapia sostitutiva non ha come obiettivo solo la normalizzazione dei livelli ormonali ma anche il ripristino di una condizione di pieno benessere” -spiega Luigi Bartalena, Presidente AIT, Associazione Italiana della Tiroide.

Le patologie endocrine risultano tra le più frequenti malattie croniche nell’anziano, e in particolare l’ipotiroidismo lieve o subclinico può colpire il 15-20% delle donne ultra settantenni. Nei grandi anziani (over 80) deve sempre essere verificato in quali casi il beneficio della terapia sostitutiva con levotiroxina superi significativamente i potenziali rischi. Le principali linee guida suggeriscono il trattamento dell’ipotiroidismo lieve in questa parte di popolazione solo in caso di effettiva presenza di malattia tiroidea con evidenti sintomi, ulteriori fattori di rischio cardiovascolare o livelli di TSH molto alti (>10 mIU/l)” – precisa Fabio Monzani, SIGG, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria.

In ambito tiroideo, l’impiego in Medicina Nucleare di sostanze radioattive denominate radiofarmaci, in particolare il radioiodio, costituiscono un ausilio diagnostico e terapeutico insostituibile. La diagnostica per immagini della tiroide è nella maggioranza dei casi rappresentata dall’ecografia ma, quando è necessario mappare la distribuzione della funzionalità, la scintigrafia mediante somministrazione di radioiodio è fondamentale. Il radioiodio viene anche applicato per il trattamento di alcune patologie tiroidee come ipertiroidismo da adenoma di Plummer, malattia di Basedow resistente ai tireostatici e per la terapia di carcinomi papillari e follicolari dopo completa asportazione della tiroide” – spiega Onelio Geatti, Past President AIMN, Associazione Italiana Medici Nucleari.

L’asportazione della tiroide (tiroidectomia) è un intervento sicuro ed efficace ma è un intervento delicato in quanto la ghiandola da asportare è vicina a strutture che controllano importanti funzioni come la voce e l’equilibrio del calcio nel sangue e nei tessuti. Le complicazioni sono molto rare ma ci possono essere e quando si verificano sono molto serie. Ne deriva che la scelta della tiroidectomia deve essere attenta e ponderata. Le nuove conoscenze derivate dalla clinica e dagli studi stanno determinando un cambiamento nell’atteggiamento chirurgico che nei prossimi anni sarà meno aggressivo e nei casi a bassissimo rischio sarà anche solo un atteggiamento “osservazionale” evitando l’intervento” – continua Luciano Pezzullo, Presidente Club delle UEC, Associazione delle Unità di Endocrinochirurgia Italiane.

Tra i compiti istituzionali delle nostre associazioni, oltre naturalmente a quello di appoggio, orientamento, accoglienza ed assistenza ai pazienti affetti da malattie tiroidee, è sempre più importante l’attività di informazione e promozione della salute e del benessere. Per tale scopo è essenziale l’attenzione della popolazione “sana” per diffondere informazioni su stili di vita corretti e segni, sintomi e percorsi di prevenzione e diagnosi adeguati. Oggi sappiamo che non è necessario attuare programmi di screening ecografico generalizzato che portano a sovra diagnosi con conseguente sovra trattamento e costi non necessari, ma puntare su una capillare e corretta attività di informazione per la prevenzione delle malattie della tiroide” – conclude Anna Maria Biancifiori, Past-President CAPE, Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini.

La Settimana Mondiale della Tiroide, che si svolgerà dal 21 al 27 maggio, è promossa da Associazione Italiana della Tiroide (AIT), Società Italiana di Endocrinologia (SIE), Associazione Medici Endocrinologi (AME), Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), Associazione Italiana Medici Nucleari (AIMN), Club delle Unità di Endocrino-Chirurgia (Club delle UEC), Società Italiana di Endocrinochirurgia (SIEC), Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (SIGG) insieme al Comitato delle Associazioni dei Pazienti Endocrini (CAPE) e sarà patrocinata da European Thyroid Association (ETA), e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

La Settimana e la Giornata Mondiale della Tiroide sono sostenute con un contributo non condizionato da IBSA Farmaceutici Italia, Merck, Sanofi Genzyme e Esaote.

In tutta Italia saranno organizzate diverse iniziative di screening e incontri informativi sulle patologie tiroidee; per informazioni è possibile consultare il sito www.settimanamondialedellatiroide.it e la pagina Facebook dedicata “Settimana Mondiale della Tiroide”.


Tumori tiroidei: nuovi criteri di intervento su diagnosi, chirurgia e terapia

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I tumori tiroidei vengono diagnosticati con crescente frequenza in tutto il mondo: l’Italia ne registra circa 15.000 l’anno soprattutto nella popolazione femminile per la quale è il quarto tumore maligno più frequente e arriva ad essere il secondo nelle donne con età inferiore ai 50 anni. Grazie al miglioramento delle capacità diagnostiche offerto dall’ecografia tiroidea e dall’agoaspirato sotto guida ecografica dei noduli tiroidei oggi si individuano neoplasie tiroidee quando non sono ancora palpabili né sintomatiche. Questo, se da un lato rappresenta un importante passo avanti nella prevenzione, pone dall’altro il dubbio se sia appropriato sottoporre pazienti a “basso rischio” con tumori circoscritti, allo stesso trattamento tradizionalmente riservato a neoplasie più avanzate, esponendo i pazienti a possibili complicanze ed effetti indesiderati probabilmente non indispensabili” – ha spiegato Enrico Papini, responsabile scientifico AME, Associazione Medici Endocrinologi e direttore Struttura Complessa Endocrinologia e malattie del metabolismo, Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale.

Delle novità su diagnosi, chirurgia e terapia dei tumori tiroidei si è parlato al workshop “4^ Thyroid UpToDate 2016 – Linee Guida vs Pratica Clinica: consensi e controversie” promosso da AME, Associazione Medici Endocrinologi, e dall’Ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale, con il contributo incondizionato di IBSA Farmaceutici, che si è svolto ad Ariccia il 7 e l’8 ottobre scorso.

Il 90-95% dei noduli tiroidei sono benigni, ed è possibile identificare quelli maligni con un semplice esame su cellule prelevate dal nodulo con un comune ago sottile, l’ormai noto agoaspirato tiroideo. Questa tecnica è altamente affidabile ma purtroppo non è perfetta: in circa il 20% dei casi per motivi diversi, insufficiente materiale biologico aspirato o per difficoltà nel classificare i noduli, non si riesce a fare una diagnosi certa. Il sogno, già realizzato per altri tumori,  è quello di poter disporre di una metodica oggettiva non basata sull’opinione di un esaminatore e l’esame molecolare, attraverso l’individuazione di geni mutati nelle cellule maligne, rappresenta una linea di ricerca molto promettente anche se non sono stati trovati ancora geni veramente specifici per i tumori tiroidei. Sulla base di queste considerazioni, nelle ultime linee guida internazionali, l’esame molecolare, pur essendo certamente il futuro, è oggi considerato solo a supporto della diagnosi nei centri specializzati e, considerati anche i costi, non l’unico test per stabilire se il paziente debba essere operato o meno” – ha continuato Paolo Vitti, presidente eletto SIE, società italiana di Endocrinologia e Direttore Endocrinologia I, Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana.

Le ultime e più autorevoli linee guida sul tumore tiroideo dell’American Thyroid Association nel 2016 e della British Thyroid Association nel 2014, propongono per i “microcarcinomi”, tumori piccoli e circoscritti, un approccio meno aggressivo di quello tradizionale. Sul piano chirurgico, l’intervento di scelta dovrebbe essere la rimozione di solo la metà della tiroide che contiene il microcarcinoma e l’intervento con tecnica di tiroidectomia mininvasiva video-assistita (MIVAT) che consente di operare con un’incisione di soli 2 cm” – ha affermato Rocco Bellantone, Direttore Chirurgia Endocrina e Metabolica del Policlinico Gemelli di Roma.

Nel follow-up chirurgico, la tradizionale terapia con iodio radioattivo ad alte dosi dovrebbe essere evitata nei pazienti a “basso rischio” o impiegata a basse dosi poiché il vantaggio in termini di sopravvivenza appare molto modesto, a fronte di un irraggiamento e di effetti collaterali non del tutto trascurabili. Una chirurgia più conservativa consente un approccio alla terapia con levotiroxina ben diverso, perché non va sottovalutato il vantaggio che la parte residua della tiroide può svolgere nel mantenimento dei normali livelli di ormoni tiroidei. I recenti contributi nel campo della farmacologia offrono un portafoglio di soluzioni terapeutiche, come l’ormone tiroideo in soluzione liquida, che può essere assunto insieme alla prima colazione, o in capsule molli, che possono garantire un ottimale assorbimento del principio attivo e una migliore aderenza del paziente grazie alla facilità di assunzione. Oggi, in sintesi, il trattamento del tumore tiroideo deve essere “su misura” in rapporto ai diversi tipi di tumore e di paziente, trattando vigorosamente le neoplasie aggressive e gestendo più cautamente quelle iniziali e con prognosi favorevole secondo l’idea che in alcuni casi “fare meno è fare meglio” – ha concluso Enrico Papini, responsabile scientifico AME, Associazione Medici Endocrinologi e direttore Struttura Complessa Endocrinologia e malattie del metabolismo, Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale.


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

Chirurgia della tiroide: oggi sempre più interventi su misura

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A un anno dalla nascita, l’Italian Thyroid Cancer Observatory (ITCO), il primo osservatorio italiano sui noduli e sui tumori alla tiroide, presenta i risultati del suo lavoro con uno studio, realizzato attraverso l’analisi dai dati raccolti fin dal 2013 in pazienti con tumore tiroideo sottoposti ad intervento chirurgico.

Ne scaturisce una fotografia netta, che vede il 98% dei pazienti sottoposto a rimozione totale della tiroide e solo al 2% dei soggetti viene fatta la rimozione della sola parte interessata dal tumore, confermando che la scelta di un intervento chirurgico radicale è ancora ampiamente preferita a prescindere dalla categoria di rischio del paziente” – spiega Sebastiano Filetti, internista e Preside della Facoltà di Medicina, Università La Sapienza di Roma.

Il numero degli interventi richiede una riflessione.

Seppure la tendenza sia quella di ridurre il numero di interventi chirurgici alla tiroide, in Italia ogni anno vengono effettuati oltre 40.000 interventi, che nell’80% dei casi riguarda il genere femminile. Negli ultimi anni però le nuove conoscenze scientifiche e l’esigenza di un maggior rispetto per le strutture anatomiche hanno portato all’affermarsi di una chirurgia meno invasiva e personalizzata sul singolo paziente. Così come è accaduto per i tumori alla mammella con la quadrectomia, anche per la tiroide si sente oggi la necessità di una chirurgia meno invasiva. La tiroidectomia totale, ossia l’asportazione totale della tiroide, viene consigliata infatti in caso di tumori differenziati della tiroide, mentre in presenza di microcarcinomi papilliferi, tumori con dimensioni inferiori ai 10 mm, ed nei casi di prognosi favorevole, può essere possibile un intervento meno esteso attraverso la rimozione solo della parte interessata che riduce il fabbisogno di terapia sostitutiva e si associa ad una minore insorgenza di complicanze metaboliche e anatomiche. Oggi quindi gli interventi sono sempre più a misura quasi come un intervento del sarto, conclude lo specialista” – afferma Rocco Bellantone, endocrinochirurgo, Presidente ITCO e Direttore dell’Unità Operativa complessa di Chirurgia Endocrina e Metabolica del Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma.

Analizzare la realtà italiana, divulgare le novità della ricerca e le nuove linee guida, promuovere il confronto multidisciplinare tra i diversi specialisti coinvolti nella gestione della patologia oncologica tiroidea sono gli obiettivi della Fondazione ITCO che mira a una maggiore “personalizzazione” delle terapie operando per migliorare i protocolli di sorveglianza dei soggetti portatori di patologie tiroidee e con il fine di ottimizzare l’utilizzo delle risorse economiche del nostro sistema sanitario.

Personalizzare la terapia dei tumori tiroidei significa conoscere l’evoluzione, la storia naturale dei noduli tiroidei.

In ambito endocrinologico, i noduli alla tiroide rappresentano una delle problematiche di maggior frequenza. Alla palpazione, i noduli tiroidei si evidenziano nel 4-7% della popolazione generale, mentre il rilievo ecografico di noduli non palpabili si riscontra tra il 20 e il 67% dei casi, secondo i dati autoptici. La maggioranza dei noduli sono di piccole dimensioni, non danno disturbi e sono classificati come benigni dopo uno studio ecografico o un esame citologico con ago aspirato. Soprattutto, come documentato dai dati di un recente studio1 a cui hanno partecipato alcuni centri afferenti all’ITCO, la gran parte dei noduli alla tiroide non cresce di dimensioni nel corso del tempo (circa l’85%) e rimane benigna (circa il 99%). Negli ultimi anni si è verificato un aumento dell’incidenza dei noduli tiroidei seguito da un parallelo aumento dei carcinomi tiroidei, seppure non associato ad un aumento nel tasso di mortalità. Questo aumento si è registrato soprattutto per le forme tumorali meno aggressive (istotipo papillare) e per tumori con dimensioni inferiori a 1 centimetro. Uno degli scenari da considerare, che può dare almeno una parziale spiegazione a questo fenomeno, è la migliore sensibilità e il facile accesso ai moderni mezzi diagnostici che ha sicuramente influito nel “portare alla luce” quei piccoli tumori che probabilmente non sarebbero mai cresciuti fino a divenire clinicamente evidenti” – chiarisce Ezio Ghigo, endocrinologo e Direttore della Scuola di Medicina dell’Università di Torino.

Nei casi di rimozione totale o parziale della tiroide, la terapia sostitutiva con levotiroxina, l’ormone sintetico della tiroide (T4), è la cura standard. La tiroide, quando presente e funzionante, in realtà, produce due forme diverse di ormone: la T4 che viene convertita nella tiroide e nei tessuti periferici nella forma attiva T3. Tuttavia, un buon numero di pazienti privi di tiroide, così come il 10% di pazienti ipotiroidei, trattati con levotiroxina, lamenta sintomi quali perdita di memoria, aumento di peso, stanchezza, depressione e riduzione della qualità di vita tipici dell’ipotiroidismo nonostante valori ematici di ormone tireostimolante (TSH) normali. Si rileva che nel 20% dei casi di pazienti che hanno subito un’asportazione totale della tiroide il trattamento con levotiroxina non garantisce di ottenere ottimali livelli di ormoni tiroidei. Proprio per questo è sotto osservazione una terapia combinata di T3 e T4 che sembra in alcuni pazienti poter migliorare i sintomi di ipotiroidismo migliorando il senso di benessere. Il trattamento combinato con i due ormoni T3 e T4 è ancora in fase di valutazione da parte della comunità scientifica. Il trattamento farmacologico dell’ipotiroidismo ha visto negli ultimi anni sostanziali avanzamenti dovuti alle nuove formulazioni che favoriscono l’aderenza alla terapia dei pazienti, garantendo un assorbimento più rapido e stabile della T4” – afferma Domenico Salvatore, endocrinologo e Professore Associato di Endocrinologia del Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia, Università Federico II di Napoli.

Un recente studio italiano, condotto dal team del Prof. Bellantone, e recentemente pubblicato su Endocrine2, ha mostrato come la formulazione liquida di levotiroxina sia da preferire anche nei casi di ipotiroidismo derivanti da tiroidectomia totale. Lo studio infatti mette in evidenza la maggiore efficacia della formulazione liquida rispetto alle compresse sia per quanto riguarda i valori dei parametri ematici di TSH e di ormoni tiroidei (T3 e T4) sia per quanto riguarda lo stato di benessere psicofisico del paziente.

Il prossimo studio ITCO sarà centrato sulla valutazione della qualità di vita dei pazienti affetti e trattati per un tumore della tiroide: è in procinto di iniziare uno studio multicentrico, italiano, mirato a valutare se cambia, e come cambia, la qualità della vita dei soggetti sottoposti ad asportazione totale della ghiandola tiroidea e in terapia sostitutiva ormonale, con l’obiettivo di comprendere quale intervento terapeutico sia in grado di ripristinare lo stato pre-operatorio del paziente” – conclude il Prof. Filetti.

BIBLIOGRAFIA


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

Ipotiroidismo: Levotiroxina a colazione?

Levotiroxina a colazione

Tre studi italiani possono cambiare le abitudini di 4 milioni di ipotiroidei che la mattina hanno un risveglio macchinoso, c’è chi addirittura mette la sveglia un’ora prima per assumere correttamente la levotiroxina, il farmaco di riferimento per l’ipotiroidismo.

I risultati dello studio italiano TICO1 pubblicato recentemente su Thyroid, ha affermato Carlo Cappelli, Endocrinologo, responsabile Ambulatori della Tiroide-Endocrinologia-2° Medicina, Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali, ASST degli Spedali Civili di Brescia e firmatario della ricerca, dimostrano che la levotiroxina nella forma liquida può essere assunta contemporaneamente alla colazione, e messa anche direttamente nella spremuta, nel cappuccino o nel caffè2, non influenzando l’efficacia del farmaco. Un sostanziale superamento del problema dell’aderenza ad una terapia che prevede, con la tradizionale compressa, un’attesa di almeno 30 minuti tra l’assunzione della levotiroxina e la prima colazione. Questo studio clinico randomizzato, cross-over, condotto in doppio cieco e controllato con placebo ha arruolato 77 pazienti (64 donne e 13 uomini) ipotiroidei mai trattati farmacologicamente che hanno assunto per 6 settimane la soluzione liquida di levotiroxina o il placebo 30 minuti prima della colazione o al momento della colazione. Dopo il trattamento, i pazienti dei due gruppi hanno raggiunto uno stato eutiroideo e non è stata osservata alcuna differenza significativa per quanto riguarda le concentrazioni di TSH, FT4 e FT3, i parametri ematici di controllo della tiroide”.

Un altro studio condotto dal mio team e pubblicato su Endocrine3, ha continuato Efisio Puxeddu, Professore Associato, Dipartimento di Medicina, Università degli Studi di Perugia, conferma che la formulazione liquida di levotiroxina è in grado di superare le restrizioni di assunzione proprie della formulazione in compresse. È stata dimostrata la pari efficacia terapeutica, attraverso la misurazione della concentrazione di TSH, tra la somministrazione della levotiroxina liquida durante la colazione o 10 minuti prima di colazione”.

L’annullamento dei tempi di attesa tra l’assunzione del farmaco e la prima colazione, ha detto Enrico Papini, Responsabile Scientifico AME, Associazione Medici Endocrinologi e Direttore UOC Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Ospedale Regina Apostolorum, Albano Laziale, è un elemento veramente essenziale per migliorare l’aderenza del paziente alla terapia, dalla quale in molti casi dipende la risposta clinica. Uno studio appena concluso, condotto in tre centri di riferimento per la tiroide e i cui risultati verranno presentati al prossimo congresso dell’Endocrine Society, è stato eseguito su 101 pazienti ipotiroidei consecutivi con valori stabili di TSH in corso di terapia sostitutiva. Il passaggio dalla tradizionale terapia in compresse alla formulazione liquida al momento della colazione si è associato a un miglioramento della qualità di vita nella maggioranza (66%) dei casi, secondo quanto dichiarato dagli interessati, mentre i valori medi di TSH e i principali parametri metabolici non hanno mostrato modificazioni significative. Resta ovviamente confermata, nella pratica clinica, la necessità di un ricontrollo dopo un mese del profilo tiroideo in seguito al passaggio dall’una all’altra forma di terapia”.

I risultati di questi studi, potrebbero mettere d’accordo endocrinologi e pazienti che, come rileva un’indagine DoxaPharma, che ha intervistato pazienti, medici di medicina generale e endocrinologi, mette in evidenza come l’elemento critico della terapia dell’ipotiroidismo sia proprio l’imposizione di quella pausa tra l’assunzione della levotiroxina e la colazione, che anticipa il risveglio e rallenta l’inizio della giornata. Infatti il 68% degli endocrinologi e il 43% dei medici di famiglia riceve segnalazioni da parte dei pazienti sull’insofferenza di questa modalità di assunzione.

Il grande interesse di questi dati è legato al fatto che circa il 10% della popolazione italiana soffre di una patologia della tiroide e oltre il 3% è in terapia con levotiroxina (LT4). L’ipotiroidismo, inoltre, colpisce il genere femminile nell’80% dei casi, con picchi elevati nel periodo post-menopausale, ha precisato Enrico Papini. La terapia con levotiroxina viene assunta quando la tiroide non produce in quantità sufficiente questa sostanza o quando la ghiandola è stata asportata. Purtroppo l’assorbimento dell’ormone sostitutivo, la levotiroxina, è stato finora molto sensibile a numerosi farmaci e condizioni cliniche, creando una serie di variabili che possono mettere in discussione il successo della terapia”.

La formulazione liquida della levotiroxina presenta ora diversi vantaggi, ha continuato Puxeddu, infatti, la compressa può non essere facilmente assorbita e assimilata in alcune condizioni patologiche e non patologiche. L’assorbimento dell’ormone tiroideo, come detto, è legato a tante variabili come l’ingestione contemporanea di cibo, di caffè, di fibre o soia, la ridotta acidità gastrica, condizioni di malassorbimento, l’intolleranza al lattosio e assunzione di altri farmaci come inibitori di pompa protonica (PPI) e antiacidi4,5,6,7. In questi casi, fino ad ora, l’endocrinologo poteva solo aumentare la dose di levotiroxina per garantire il raggiungimento dell’obiettivo terapeutico. Questo problema può essere risolto con la formulazione liquida che migliorando il profilo farmacocinetico dell’ormone, ne rende meno influenzabile e più stabile l’assorbimento, assicurandolo in tempi rapidi8,9”.

È ormai evidente che l’efficacia della cura delle patologie non dipende soltanto dall’appropriatezza prescrittiva, ha concluso Paola Polano, Presidente CAPE, Comitato Associazione Pazienti Endocrini, ma anche dal coinvolgimento del paziente nel percorso terapeutico, soprattutto in presenza di una patologia cronica come l’ipotiroidismo. La giusta interazione tra il medico e il paziente permette ai pazienti stessi di sentirsi parte attiva e consapevole del percorso terapeutico e ai medici di trovare la corretta collaborazione che consenta di adeguare la prescrizione alle esigenze del singolo paziente soprattutto con riferimento alla possibilità di scelta tra le diverse formulazioni di levotiroxina oggi disponibili che consentono di prescrivere al paziente una cura non solo adeguata ma anche giusta per il proprio stile di vita e che permettono di migliorare la qualità di vita del paziente fin dalle prime ore della giornata”.

BIBLIOGRAFIA

  1. Cappelli C, Pirola I, Daffini L, Formenti A, Iacobello C, Cristiano A, Gandossi E, Agabiti Rosei E, Castellano M. A Double-Blind Placebo-Controlled Trial of Liquid Thyroxina Ingested at Breakfast: Results of the TICO study. Thyroid. 2015 Nov 20.
  2. Bernareggi A, Grata E, Pinorini MT, Conti A. Oral liquid formulation of levothyroxine is stable in breakfast beverages and may improve patient compliance. Pharmaceutics. 2013 Dec 13;5(4):621-33
  3. Morelli S, Reboldi G, Moretti S, Menicali E, Avenia N, Puxeddu E. Timing of breakfast does not influence therapeutic efficacy of liquid levothyroxine formulation. Endocrine. 2015 Nov 4.
  4. Vita R, Saraceno G, Trimarchi F, Benvenga S. A novel formulation of L-thyroxine (L-T4) reduces the problem of L-T4 malabsorption by coffee observed with traditional tablet formulations. Endocrine. 2013 Feb;43(1):154-60.
  5. Virili C, Bassotti G, Santaguida MG, Iuorio R, Del Duca SC, Mercuri V, Picarelli A, Gargiulo P, Gargano L, Centanni M. Atypical celiac disease as cause of increased need for thyroxine: a systematic study. Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism. 2012 Mar;97(3):E419-22.
  6. Cellini M, Santaguida MG, Gatti I, Virili C, Del Duca SC, Brusca N, Capriello S, Gargano L, Centanni M. Systematic appraisal of lactose intolerance as cause of increased need for oral thyroxina. Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism. 10.1210/JC.2014-1217.
  7. Sachmechi I, Reich DM, Aninyei M, Wibowo F, Gupta G, Kim PJ. Effect of proton pump inhibitors on serum thyroid-stimulating hormone level in euthyroid patients treated with levothyroxine gor hypothyroidism. Endocrine Practice. 2007 Jul-Aug;13(4):345-9.
  8. Yue CS, Scarsi C, Ducharme MP. Pharmacokinetics and potential advantages of a new oral solution of levothyroxine vs. other available dosage forms. Arzneimittelforschung. 2012 Dec;62(12):631-6.
  9. Brancato D, Scorsone A, Saura G, Ferrara L, Di Noto A, Aiello V, Fleres M, Provenzano V. Comparison of TSH levels with liquid formulation versus tablet formulation of levothyroxine in the treatment of adult hypothyroidism. Endocrine Practice. 2014 Jul;20(7):657-62.


Value Relations

E’ ufficiale: con la levotiroxina liquida, basta attese per la colazione!

15° International Thyroid Congress

Direttamente dal 15° International Thyroid Congress, immancabile appuntamento rivolto ai massimi Specialisti mondiali delle patologie tiroidee svoltosi a fine ottobre ad Orlando (Florida), arriva un’ottima notizia per i pazienti in cura con levotiroxina: con le formulazioni liquide (nome commerciale Tirosint®) non occorre più attendere tra l’assunzione della terapia e la colazione.

Infatti uno studio italiano, presentato proprio nell’ambito di tale congresso, ha dimostrato ancora una volta i vantaggi della levotiroxina in forma liquida per i pazienti in termini di qualità di vita e aderenza alla terapia, rispetto alle formulazioni in compresse.

Allo studio hanno preso parte 478 pazienti ipotiroidei, dei quali sono stati esaminati lo stile di vita e le abitudini, senza interferenze con i comportamenti osservati. In particolare, si è valutata la stabilità del TSH, l’ormone che stimola la tiroide, nei pazienti che assumono levotiroxina liquida 30 minuti prima o durante della colazione.

Confrontando i risultati tra le due tempistiche di assunzione, non sono emerse differenze nei livelli di TSH e questo ha confermato che gli alimenti non interferiscono con l’assorbimento della levotiroxina liquida (nome commerciale Tirosint®), che può quindi essere assunta durante la colazione, senza comprometterne l’efficacia terapeutica.

Diversamente dalla compressa, che necessita dissoluzione, la levotiroxina in forma liquida non risente delle variazioni dell’acidità gastrica determinate dall’ingerimento di cibo, in quanto il principio attivo è già in soluzione: l’assorbimento del farmaco risulta così molto più rapido, stabile e riproducibile.

Con questo studio, dunque, i milioni di pazienti ipotiroidei di tutto il mondo hanno un’ulteriore conferma sulla migliore efficacia e praticità della levotiroxina in forma liquida rispetto alla classica compressa.

IUPLUS

Helicobacter pylori: attenzione alla terapia per ipotiroidismo

Helicobacter Pylori

Nei pazienti in cura per ipotiroidismo, possono essere varie le cause che interferiscono con l’assorbimento dei farmaci riducendo, di conseguenza, la loro efficacia terapeutica. Tra queste ricordiamo l’Helicobacter pylori.

Tale batterio, di cui la maggior parte delle persone è portatrice ma senza particolari conseguenze grazie alle proprie difese immunitarie, trova il suo habitat ideale nella mucosa gastrica.

L’Helicobacter altera la secrezione acida dello stomaco, quindi può causare  gastrite e ulcera, ma anche influire sull’assorbimento della levotiroxina, rendendo difficile l’aderenza alla terapia e inadeguata la compensazione tiroidea.

Ciò accade specialmente quando l’ormone sintetico viene assunto sotto forma di compressa, poiché tale formulazione viene molto influenzata dall’acidità gastrica e, se quest’ultima è alterata, si corre il rischio di compromettere la riuscita della terapia stessa.

A tale proposito, fortunatamente oggi sono disponibili sul mercato diverse formulazioni di levotiroxina, tra cui quella liquida (nome commerciale Tirosint®).

La formulazione liquida consente un migliore assorbimento del principio attivo e una migliore aderenza alla terapia, oltre che dosaggi personalizzati e quindi più efficaci.

È comunque fondamentale che i pazienti ipotiroidei effettuino gli esami per controllare se sono affetti da Helicobacter pylori: in caso affermativo, una terapia antibiotica è molto spesso sufficiente a debellare il batterio.

Stesso discorso poi, per quanto riguarda i controlli sulla funzionalità tiroidea: una diagnosi precoce di ipotiroidismo permette di impostare in tempi brevi la terapia ormonale sostitutiva che, grazie alle formulazioni liquide di levotiroxina, come Tirosint®, consente ai pazienti di trovare il dosaggio adatto alle loro esigenze e quindi di migliorare la loro qualità di vita.


IUPLUS

 


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