Posts Tagged 'malattie croniche'

Allarme degli esperti, crescono in parallelo popolazione urbana e malattie croniche non trasmissibili

Un allarme e un invito sulla “nuova epidemia urbana”, come è definito dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il fenomeno dell’aumento delle malattie croniche non trasmissibili nelle città,  sono stati contemporaneamente lanciati il 3 luglio scorso, ai quasi 8.000 Sindaci italiani, in occasione del 2nd Health City Forum organizzato a Roma da Health City Institute, Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, con il patrocinio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) e Roma Capitale, in collaborazione con il programma Cities Changing Diabetes promosso da University College London (UCL) e Steno Diabetes Center, con il contributo non condizionante di Novo Nordisk.

Con una “Lettera aperta ai Sindaci italiani per promuovere la salute nelle città come bene comune”, Antonio De Caro, Presidente ANCI e Sindaco di Bari, Enzo Bianco, Presidente Consiglio nazionale ANCI e Sindaco di Catania, e Roberto Pella, Vice presidente vicario ANCI, in rappresentanza del Gruppo di lavoro dell’associazione su “Urban health”, hanno sollecitato i colleghi ad attivarsi nel creare reti di collaborazione pubblico-privato, mettere in atto politiche urbane che abbiano come priorità la salute dei cittadini, impegnarsi nel prevenire le malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, per fronteggiare questa emergenza. La lettera aperta è stata condivisa e firmata anche da Walter Ricciardi, Presidente Istituto superiore di sanità, Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute, Giovanni Malagò, Presidente Coni, e Simona Arletti, Presidente Rete italiana città sane dell’Oms.

Oggi 1 abitante del pianeta su 2 vive in ambiente urbano; il dato era 1 su 3 nel 1950 e sarà 2 su 3 nel 2050. Nel 1950 vivevano nelle città 746 milioni di persone, diventate oggi 3,9 miliardi, con una proiezione di crescita di ulteriori 2,5 miliardi da qui al 2050”, ha ricordato Roberto Pella, citando i dati del rapporto World Urbanization Prospects delle Nazioni unite.

Secondo lo stesso documento, è una percezione errata quella secondo cui il fenomeno dell’inurbamento, ossia la fuga dalla campagna verso la città, riguardi prevalentemente le megalopoli: i 28 agglomerati urbani con oltre 10 milioni di abitanti, guidati da Tokyo con 38 milioni, Nuova Delhi (25 milioni), Shangai (23 milioni), Città del Messico, Bombay e San Paolo (21 milioni). Oppure le 43 megacittà tra i 5 e i 10 milioni di abitanti o ancora le oltre 400 tra 1 e 5 milioni. Nelle 28 megalopoli, infatti, ha trovato casa solo il 12,5 per cento della popolazione urbana mondiale; più della metà vive in città con meno di 500mila abitanti: città come Bologna, Firenze, Bari, Verona.

I fenomeni del crescente inurbamento e della conseguente urbanizzazione sono legati a doppio filo con un altro accadimento: la crescita drammatica delle malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, provocata anche dalle modifiche agli stili di vita alimentari e fisici”, ha spiegato Andrea Lenzi, sottolineando come oggi sul pianeta vivano 415 milioni di persone con diabete, mentre erano solo 285 milioni nel 2010, e siano oltre 2,2 miliardi gli esseri umani sovrappeso od obesi, con la prevalenza – ossia la percentuale sulla popolazione – dell’obesità raddoppiata in oltre 70 Paesi a partire dal 1980.

Questi numeri fotografano una situazioneche riguarda anche il nostro Paese, come viene rilevato dai dati del Ministero della salute e dell’Istat. Per questo chiediamo di porre come priorità la salute e che la stessa sia nelle agende e nelle strategie del buon vivere nelle nostre cittàscrivono i firmatari della lettera resa pubblica nell’occasione.

Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste, ha modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasforma il contesto ambientale e sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione. La configurazione attuale delle città e, più in generale l’urbanizzazione presentano per la salute pubblica e individuale tanti rischi, ma anche molte opportunità. Se infatti le città sono pianificate, ben organizzate e amministrate coscientemente, si può dare vita ad una sinergia tra Istituzioni, cittadini e professionisti in grado di migliorare le condizioni di vita e la salute della popolazione”, ha detto Enzo Bianco.

Abbiamo bisogno di avere come obiettivo prioritario che la salute nelle città sia un bene comune. In caso contrario, la salute di milioni di abitanti delle nostre città è in gioco. Aiutateci a sostenere, promuovere e sottoscrivere il Manifesto della salute nelle Città, quale strumento per migliorare la qualità di vita di tutti i cittadini e in particolare delle generazioni future”, si conclude l’invito ai primi cittadini d’Italia.  


Annunci

Avanzano le malattie croniche: il diabete è tra quelle a più rapida crescita

il-paziente-al-centro

Hanno un’insorgenza graduale nel tempo, cause multiple e non sempre identificabili e richiedono assistenza sanitaria a lungo termine, con cure continue e non risolutive: è l’identikit delle patologie croniche, responsabili a livello globale dell’86% di tutti i decessi, con una spesa sanitaria di 700 miliardi di euro; nel 2020 rappresenteranno l’80% di tutte le patologie nel mondo. In Europa, malattie come lo scompenso cardiaco, l’insufficienza respiratoria, i disturbi del sonno, il diabete, l’obesità, la depressione, la demenza, l’ipertensione e l’ipercolesterolemia colpiscono l’80% delle persone oltre i 65 anni e con il progressivo invecchiamento della popolazione le malattie croniche diventeranno sempre più la principale causa di morbilità, disabilità e mortalità.

L’Italia, con una percentuale di “over 65” sul totale della popolazione pari al 21,2%, è in prima linea. Attualmente circa due milioni 600 mila anziani vivono in condizione di disabilità e il 51% della spesa per i ricoveri ospedalieri è attribuita alla fascia di età over 65.

Una vera e propria emergenza sanitaria che cambia il modello stesso dell’assistenza spostando sempre più il baricentro dall’ospedale al territorio. Per affrontare la sfida, il Ministero della Salute – Direzione Generale della Programmazione Sanitaria ha messo a punto il Piano Nazionale della Cronicità, che disciplina le modalità di assistenza dei pazienti affetti da malattie croniche, armonizzando a livello nazionale le attività: ospedale come snodo di alta specializzazione; integrazione tra l’assistenza primaria, centrata sul medico di medicina generale, e le cure specialistiche; continuità assistenziale per supportare il paziente in ogni fase; potenziamento delle cure domiciliari e riduzione dei ricoveri ospedalieri – anche attraverso l’uso di “tecnoassistenza” – e piani di cura personalizzati, sono i capisaldi della strategia che ha l’obiettivo di migliorare la tutela per le persone affette da malattie croniche, riducendone il peso sull’individuo, sulla sua famiglia e sul contesto sociale.

Ma il Servizio Sanitario italiano è attrezzato di fronte a questa sfida?

Il tema è stato affrontato del workshop istituzionale Il paziente al centro – La gestione integrata della cronicità, organizzato con il contributo non condizionante di MSD nell’ambito del progetto #Insiemeperilcuore: rappresentanti delle Istituzioni e specialisti si sono confrontati sulle implicazioni del Piano su due aree chiave della cronicità, il diabete e le malattie cardiovascolari.

Tra le sfide alle quali è chiamato a rispondere il sistema sanitario c’è sicuramente il diabete, una delle malattie croniche a più rapida crescita, che in Italia colpisce circa 3.600.000 di persone e che entro il 2035 sfiorerà in Europa il tetto dei 70 milioni di pazienti, contro gli attuali 52 milioni.

Dei pazienti italiani, solo 1 su 3 ha un adeguato controllo del diabete mentre gli altri vanno incontro alle complicanze della malattia: si stima che il 50% dei pazienti muoia a causa di malattie cardiovascolari, il 10-20% per insufficienza renale, mentre il 10% subisce un danno visivo. Tra le persone anziane con diabete di tipo 2 gli eventi cardiovascolari legati alle complicanze della malattia sono la principale causa di mortalità: il 70% dei decessi in questa fascia d’età è dovuto ad un evento cardiovascolare, in primis infarti e ictus. Altissimo l’impatto economico per il SSN, con costi complessivi, diretti e indiretti, stimati in 20,3 miliardi di euro l’anno.

Ma l’attuale gestione del diabete non valorizza il ruolo di riferimento del medico di medicina generale che, insieme al medico specialista, rappresenta il perno attorno al quale ruota una corretta gestione integrata del paziente e ne limita la libertà prescrittiva lasciando nel suo armamentario terapeutico, oltre alla classica metformina, le sole sulfoniluree che, secondo i dati della letteratura scientifica, aumentano il rischio cardiovascolare e la mortalità rispetto ai farmaci di più nuova generazione come per esempio i DPP-4 inibitori.

Il paradosso è che questi farmaci, nonostante il comprovato profilo di efficacia e sicurezza, possono essere prescritti soltanto dallo specialista diabetologo, negando così l’accesso alla terapia per un numero elevato di pazienti o affollando inutilmente i centri di Diabetologia per la prescrizione di questi farmaci.

Un’effettiva presa in carico del paziente da parte del Medico di Medicina Generale, con la possibilità di prescrivere tutti i farmaci, inclusi quelli innovativi, sarebbe un’opportunità per ridurre l’impatto crescente del diabete e favorire una più ottimale gestione delle complicanze. Ma questa indicazione, sostenuta da anni dai medici, specialisti e di famiglia, e dai pazienti, non è ancora stata accolta.

Un altro fronte aperto della cronicità riguarda le persone colpite da Sindromi Coronariche Acute (SCA) che, una volta superata la fase acuta dell’infarto, diventano a tutti gli effetti pazienti cronici a rischio cardiovascolare elevato. La gestione della fase di follow up dopo l’episodio acuto non è soddisfacente: la mancanza della continuità nel percorso tra Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC) e territorio non supporta il paziente, ostacola il controllo di un fattore di rischio fondamentale come il colesterolo LDL e fa crescere la percentuale di ricadute e riospedalizzazioni.

Ogni anno in Italia si registrano più di 135.000 eventi coronarici acuti, dei quali un terzo risultano fatali. Nei primi due anni successivi all’infarto la probabilità di essere nuovamente ricoverati è superiore al 60% dei casi e il 30% di questi è dovuto ad una nuova sindrome coronarica acuta. Nel primo anno dopo l’evento coronarico acuto la mortalità extraospedaliera raggiunge il 12%, e di questa il 10% è dovuta a recidiva di infarto miocardico.

Una delle cause delle recidive è il mancato raggiungimento dei target terapeutici nel controllo del colestesterolo LDL, dovuto anche alla mancata aderenza alla terapia, ridotta del 24% già a 12 mesi dall’evento. Le statine prescritte a dosaggi elevati infatti possono indurre effetti collaterali rilevanti in una percentuale di casi non trascurabile, contribuendo alla sospensione volontaria della terapia da parte del paziente.

Per superare questa criticità sarebbe opportuna un’adeguata sensibilizzazione del paziente da parte del medico di famiglia e una sua presa in carico già al momento della dimissione dall’UTIC, per impostare e concordare la strategia terapeutica più efficace e meglio tollerata, anche utilizzando terapie ipocolesterolemizzanti in grado di raggiungere i target terapeutici come le recenti terapie di associazione con ezetimibe.

separa

La prevenzione, un alleato nella gestione del malato cronico: fondamentale vaccinare i gruppi a rischio 

Alla base delle principali malattie croniche ci sono fattori di rischio comuni e modificabili quali una dieta non sana, una scarsa attività fisica, l’eccesso di peso, il consumo di tabacco e di alcol. Il Piano Nazionale della Cronicità sottolinea l’importanza della prevenzione sia primaria che secondaria e fornisce indicazioni per contribuire al miglioramento della qualità di vita e di cura delle persone con malattie croniche: assicurare uniformità ed equità di accesso ai servizi, armonizzare a livello nazionale le attività in questo campo; individuare un disegno strategico comune, approccio centrato sulla persona, migliore organizzazione dei servizi, responsabilizzazione di tutti gli attori. Per la tutela della salute dei pazienti cronici risulta cruciale anche proteggere individualmente, attraverso programmi vaccinali specifici, i soggetti appartenenti alle categorie a rischio di sviluppare forme gravi e/o complicanze di malattie che non rappresentano invece una seria minaccia per la popolazione sana”.

Walter Ricciardi, Presidente ISS – Istituto Superiore Sanità

Piano Nazionale della Cronicità, una sfida e un’opportunità per il SSN

Il Piano Nazionale della Cronicità è una risposta ai bisogni di salute delle persone con malattia cronica e propone obiettivi, strategie e strumenti volti a superare i problemi riscontrati in termini di prevenzione e promozione della salute, riorganizzazione delle cure primarie, integrazione delle reti assistenziali, integrazione tra diversi livelli di assistenza e integrazione socio-sanitaria, nel rispetto delle disponibilità delle risorse economiche, umane e strutturali del nostro Paese”.

Paola Pisanti, Direzione Generale Programmazione Sanitaria, Ministero della Salute

Piano della Cronicità, paziente finalmente al centro dei percorsi: ora lavorare su accesso tempestivo ai servizi e alle terapie innovative

Con il Piano Nazionale della Cronicità si passa finalmente da una medicina d’attesa ad una medicina d’iniziativa. Si punta alla cura integrata, ovvero all’idea che la presa in carico debba essere globale, a 360 gradi, e che il paziente deve essere al centro di tutto. Per migliorare la qualità di vita dei pazienti occorre semplificare la burocrazia e assicurare un accesso ai servizi continuativo. Servono inoltre trasparenza e velocizzazione dell’accesso all’innovazione, altro tema tanto delicato. Nel momento in cui le evidenze scientifiche dimostrano l’efficacia e la sicurezza dei nuovi farmaci la loro approvazione, registrazione, rimborsabilità e accesso dovrebbero essere rese quanto più veloci possibile”.

Antonio Gaudioso, Segretario Generale Cittadinanzattiva

La fragilità nel paziente anziano e il ruolo chiave della prevenzione

Siamo ancora lontani da una sinergia dei Dipartimenti di prevenzione nella gestione integrata del paziente anziano e purtroppo quel poco che si fa non avviene in maniera uniforme sul territorio nazionale. Un paziente anziano fragile, oltre che riguardo alla diagnosi, le terapie e la riabilitazione, dovrebbe essere preso in carico anche per attuare un corretto stile di vita, con adeguata alimentazione e attività fisica, che possono migliorare la prognosi e lo stato di malattia. È una priorità da attuare, una scommessa per il futuro”.

Michele Conversano, Presidente Happy Ageing

Il futuro dell’assistenza ai pazienti cronici: una rete “tecnologica e umana” per garantire continuità e aderenza

Le nuove tecnologie saranno assolutamente necessarie per una migliore gestione della cronicità e per la continuità assistenziale. Gli ospedali diverranno dei Centri ad alta tecnologia e di somministrazione di cura ad alta complessità ed impatto economico. Le tecnologie digitali avranno sempre più il ruolo di aiutare le diverse figure sanitarie, evitando ricoveri ospedalieri per eventi che possono essere gestiti anche a casa. La digitalizzazione sanitaria usufruirà ad esempio di sensori applicati al paziente che comunicheranno una serie di dati ai professionisti della salute, che avranno il compito di raccoglierli ed elaborarli per evidenziare eventuali problematiche, come falle nell’aderenza alla terapia. I pazienti infatti, oltre alla tecnologia, hanno anche bisogno di assistenza sociale e psicologica, specialmente se sono soli, se hanno demenze o problemi di salute mentale. Dunque una “rete tecnologica e umana”.

Massimo Casciello, Direttore Generale, Direzione Generale della digitalizzazione, del sistema informativo sanitario e della statistica, Ministero della Salute

Formazione e prevenzione, parole chiave nella gestione della cronicità

A causa dei continui mutamenti scientifici, demografici ed epidemiologici, le patologie croniche rappresentano un capitolo della medicina che necessita, più degli altri, di un continuo e costante aggiornamento: la formazione e la prevenzione sono gli aspetti cruciali. I corsi di formazione di base possono talvolta lasciare alcune lacune relative alla necessità di gestione integrata e multidisciplinare della cronicità: risulta quindi evidente la necessità di organizzare, a tutti i livelli, dei corsi di formazione e aggiornamento atti a fornire competenze specifiche in merito alle patologie croniche”.

Andrea Lenzi, Presidente SIE – Società Italiana di Endocrinologia

Cronicità e diabete: fondamentale la gestione integrata del paziente anziano

La malattia diabetica ha un impatto drammatico sia dal punto di vista sociale che economico; inoltre, a differenza di quel che sta accadendo per le patologie oncologiche e per quella cardiovascolare, dove si registra un calo dei decessi, nel diabete la mortalità è in aumento. Il Piano Nazionale Diabete, che prevede la gestione integrata del paziente diabetico, è stato approvato da tutte le Regioni, ma solo alcune lo hanno effettivamente applicato: i dati disponibili dimostrano che laddove viene attivata la gestione integrata, coinvolgendo il Centro per la cura del diabete la sopravvivenza dei pazienti aumenta, in quanto il paziente non viene perso al follow-up”.

Giorgio Sesti, Presidente SID – Società Italiana Diabetologia

Incongruo riservare soltanto allo specialista la prescrizione dei farmaci innovativi per il diabete

L’uso dei farmaci per la cura del diabete è incongruo ed è riconducibile al fenomeno definito ‘inerzia terapeutica’, perché riuscire a individuare il paziente giusto cui prescrivere il farmaco giusto richiede tempo e non è semplice, e a volte il medico specialista è indotto per vari motivi a non intervenire con la necessaria attenzione. Vi è poi il problema della prescrizione dei farmaci innovativi, riservata solo allo specialista che si occupa di diabete. I nuovi farmaci sono soggetti al Piano terapeutico e così, pur essendo efficaci, anche rispetto alle complicanze del diabete, e sicuri dal punto di vista cardiovascolare rispetto ai farmaci di vecchia generazione (per esempio le sulfoniluree), non vengono utilizzati nella misura opportuna. L’obiettivo del Piano terapeutico è contenere la spesa farmaceutica, ma in questo modo si nega a molti pazienti l’accesso alle terapie più efficaci, con conseguente aumento della spesa per il trattamento delle complicanze. L’impossibilità da parte del MMG di avere a disposizione tutto l’armamentario terapeutico disponibile per la corretta gestione del diabete apre una questione innanzitutto di appropriatezza prescrittiva a beneficio del SSN ma soprattutto etica nei confronti delle persone con diabete”.

Domenico Mannino, Presidente eletto AMD – Associazione Medici Diabetologi

Insufficiente la comunicazione tra il medico di medicina generale e il Centro specialistico

Il Piano nazionale Diabete indica la necessità di traghettare sul territorio le cure della persona diabetica, ma il medico di medicina generale non sempre è messo nelle condizioni di prendere in carico i pazienti diabetici. Allo stato attuale il MMG non è in grado di gestire i pazienti diabetici complessi perché risultano ancora carenti la comunicazione con il Centro specialistico, la raccolta dei dati clinici per il monitoraggio della malattia e l’accesso ad esami per il controllo del diabete. Inoltre vi è l’impossibilità di fatto di prescrivere i farmaci innovativi. L’assistenza al diabetico richiederebbe invece forte integrazione tra i diversi punti di erogazione delle prestazioni sanitarie, una logica di rete, un ruolo centrale dell’assistito lungo tutto il percorso di cura e un PDTA”.

Claudio Cricelli, Presidente SIMG – Società Italiana di Medicina Generale

Diabete, il medico di medicina generale figura chiave per diagnosi precoce, continuità terapeutica, monitoraggio di efficacia e appropriatezza dei farmaci

L’attuale concetto di “costo” nella Sanità è discutibile e deve evolvere. Lo Stato sta ragionando come le imprese, ovvero con obiettivi di breve termine e operando attraverso tagli lineari. Tagliando gli interventi di prevenzione si ha l’impressione di abbattere i costi, ma è del tutto chiaro che un diabete curato male oggi non è altro che l’innesco di una bomba a orologeria che esploderà in futuro, quando le complicanze a lungo termine costringeranno i pazienti a maggiori test di diagnostica e a maggiori ricoveri ospedalieri, le Istituzioni devono facilitare e incentivare presso i medici di ogni ordine e grado la conoscenza dei pochi ma tipici sintomi di esordio del diabete. Inoltre, ritengo importante valorizzare il medico di medicina generale nel contesto dell’assistenza alla patologia diabetica in quanto figura che può rivelarsi la più efficace sia per una precoce diagnosi del diabete, sia per monitorare l’efficacia dei farmaci e la loro appropriatezza oltre che per assicurare la continuità terapeutica.

Manuela Granaiola, Membro 12a Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica

L’intervento in fase acuta dopo l’infarto può cambiare il destino della cronicità

Dopo un evento cardiaco acuto il ruolo del cardiologo interventista è determinante per cambiare il profilo di rischio del paziente. Se nella fase acuta si agisce con un intervento precoce, tempestivo ed efficace, si può garantire il recupero o il mantenimento di una normale funzione cardiaca; una rivascolarizzazione tardiva o inefficace invece può associarsi a una disfunzione cardiaca e quindi ad un profilo di rischio più alto e ad una prognosi peggiore a lungo termine. L’intervento in fase acuta condiziona, o meglio, cambia il destino della cronicità: permette di salvare una parte significativa del muscolo cardiaco con un rischio a lungo termine più basso”.

Giuseppe Musumeci, Presidente della Società Italiana di Cardiologia Interventistica (SICI-GISE)

Dopo un evento di SCA i medici devono monitorare il mantenimento dei valori target di colesterolo LDL

Al momento della dimissione a seguito di un evento cardiovascolare al paziente vengono fornite indicazioni sulla prevenzione secondaria di un nuovo evento cardiovascolare; in questo senso è importante controllare i fattori di rischio e raggiungere il valore target di 70 mg/dL di colesterolo LDL nei pazienti a rischio più elevato. Fattori fondamentali sono dunque l’aderenza del paziente alle terapie e un adeguato counselling, da parte del medico, che dovrebbe spiegare al paziente il carattere cronico e degenerativo della sua malattia e, conseguentemente, la necessità di assumere a vita la terapia e di controllare i fattori di rischio. Naturalmente la consapevolezza riguarda anche i medici, che nel rispetto delle Linee Guida, una volta prescritta la terapia appropriata a base di statine per il controllo del colesterolo, devono monitorare il raggiungimento e il mantenimento dei valori target; e, qualora non si riesca a raggiungere il valore target di colesterolo LDL, bisogna cambiare statina o dosaggio o valutare un’associazione di farmaci”.

Francesco Fedele, Presidente FIC – Federazione Italiana di Cardiologia

Medico di medicina generale, figura centrale nel percorso assistenziale. Ma il Piano rischia di rimanere sulla carta

La figura del medico di medicina generale è cruciale nella gestione del paziente cronico e la valorizzazione del suo ruolo è una scommessa da vincere nel breve periodo. Di fatto, per ora i medici di medicina generale non sono messi nelle condizioni di poter attuare pienamente quanto previsto dalle linee guida e sono pressati dai vincoli amministrativi. Ci sono norme che fanno apparire il medico di famiglia come il figlio di un Dio minore, come quella che gli vieta di prescrivere i farmaci sottoposti a Piano Terapeutico, come quelli per lo scompenso cardiaco o gli anticoagulanti. La conseguenza è che i medici di medicina generale diventano dei meri trascrittori senza possibilità di avere un’adeguata informazione e conoscenza di queste molecole”.

Fiorenzo Corti, Vice Segretario Nazionale FIMMG – Federazione Italiana Medici di Medicina Generale

Non rassegniamoci ai dati di mortalità post-infarto: percorso terapeutico definito e awareness del paziente sui fattori di rischio gli elementi chiave 

Nel follow up del paziente dopo l’evento coronarico acuto sono stati fatti molti passi in avanti ma siamo ancora lontani da un livello soddisfacente: basta considerare che nel primo anno la mortalità extraospedaliera raggiunge il 12%. Non possiamo rassegnarci a questi numeri, a maggior ragione perché oggi abbiamo strumenti terapeutici che potrebbero permetterci di evitare di perdere molti di questi pazienti. Occorre identificare già a monte della dimissione un iter definito e stabile favorito dalla collaborazione tra Centro e territorio (visite domiciliari, ambulatoriali, controlli telefonici in collaborazione con MMG) nel quale sia da subito chiarito il percorso del paziente sulla base del suo profilo di rischio, impostando una terapia adeguata. Ed è importante che il paziente venga reso consapevole in primo luogo dell’importanza di assumere le terapie prescritte e di controllare il raggiungimento dei valori target per il colesterolo e la pressione arteriosa, di seguire una dieta equilibrata, svolgere una moderata attività fisica regolare, evitare fumo e tabacco”.

Raffele Calabrò, Membro XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati

L’impegno di MSD verso il paziente cronico: innovazione terapeutica, nell’informazione e in sanità

Il Paziente è, da oltre 125 anni, al centro di ogni attività di MSD. Abbiamo particolarmente a cuore il Paziente con malattia cronica, perché il sistema di gestione della salute si è ampliato diventando più complesso e, con l’allungamento dell’aspettativa di vita dei cittadini europei e, soprattutto, italiani, la cronicità rappresenta un fattore chiave che «erode» la sostenibilità del sistema stesso. Il diabete, le malattie cardiovascolari e oncologiche, la depressione e l’Alzheimer hanno un peso sempre maggiore e sono le principali responsabili di anni di salute persi e dell’assorbimento delle risorse del Fondo Sanitario Nazionale.

L’impegno di MSD verso il Paziente cronico ha tante facce, diverse ma complementari: l’innovazione terapeutica (nella prevenzione e nella cura), l’innovazione nell’informazione – attraverso le campagne di educazione sanitaria realizzate in partnership con gli interlocutori istituzionali, le società scientifiche e le associazioni dei Pazienti – l’innovazione in sanità, con l’utilizzo della tecnologia digitale che permette di realizzare percorsi di cura personalizzati che pongono al centro la tutela della persona.

Vantiamo una leadership riconosciuta nel settore delle cure primarie, con tante molecole innovative prime nella classe e tanti mega trial che hanno scritto la storia dell’innovazione scientifica rivoluzionando i paradigmi terapeutici delle malattie croniche cardiovascolari metaboliche.

La ricetta per sostenere il peso della cronicità nel lungo termine deve prevedere il potenziamento del finanziamento pubblico del SSN, un adeguato investimento in prevenzione anche attraverso i vaccini, la riduzione degli sprechi e l’apertura a forme di sanità integrativa. Il tutto deve, infine, passare attraverso una nuova governance secondo una visione olistica, un concetto di innovazione che sia allineato con le diverse priorità della Sanità Pubblica e una vera partnership tra tutti gli Attori coinvolti, per garantire anche al nostro Paese un invecchiamento attivo e in buona salute.”

Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia

 


PRO Format Comunicazione

Diagnosi errate spesso colpa della fretta e della mancanza di comunicazione

 medicina-narrativa-al-congresso-ame-2016

Nelle linee guida che la comunità medico scientifica segue quale indirizzo per le proprie scelte cliniche, si parla di malattia ma non dei malati. La medicina narrativa cerca di vedere la persona e la sua malattia nel loro insieme perché entrambe vanno curate: per questo abbiamo dedicato l’apertura del nostro congresso nazionale alla medicina narrativa, grazie ad un contributo incondizionato di IBSA Farmaceutici. È interessante osservare che nel 70% dei casi, il medico interrompe il racconto del paziente sui sintomi e malattia dopo soli 18 secondi1-2 e non stupisce che molte delle diagnosi errate sono proprio dovute al non corretto ascolto del paziente. Certo non è un caso che oggi sia sempre più sentita l’esigenza di questa forma di comunicazione a fronte dei tempi così contingentati che gli specialisti sono tenuti a rispettare per la visita del paziente. La medicina narrativa è uno strumento che rende possibile il passaggio dal curare al prendersi cura e aiuta il medico a focalizzarsi sulle informazioni utili per una corretta diagnosi” – ha spiegato Vincenzo Toscano, presidente AME – Associazione Medici Endocrinologi.

La figura del medico ha subito negli ultimi decenni del secolo scorso un profondo cambiamento; tecnica e tecnicismi esasperati hanno modificato l’anima della nostra professione. Le attenzioni sono state sempre più indirizzate agli esami di laboratorio e a quelli strumentali; l’obiettivo dichiarato era quello dell’efficienza e della produttività. L’opera del medico è stata quindi rivolta alla malattia e non alla persona. Alla fine degli anni ’90, da un’analisi critica del fenomeno è scaturito il ripensamento della figura del medico e la nascita della Narrative Based Medicine (NBM). La medicina narrativa rimette il paziente al centro dell’operato del medico; è una nuova opportunità che ha le fondamenta in antiche saggezze: il medico deve restare il primo farmaco per il paziente” – ha continuato Marco Attard, Unità Operativa di Endocrinologia, Azienda Ospedaliera “Ospedali Riuniti Villa Sofia – Cervello”, di Palermo.

Il rapporto medico-paziente, soprattutto nelle malattie croniche, è molto importante, per garantire un processo decisionale condiviso tra il medico e il paziente che abbia come obiettivo la cura della persona a 360°. La medicina narrativa integra la medicina basata sulle prove di efficacia (EBM) con le esperienze, il vissuto e le aspettative del paziente per favorire un percorso di cura personalizzato e condiviso a partire da tutte le opzioni terapeutiche disponibili. L’approccio narrativo è fondamentale per favorire l’aderenza terapeutica. Ancora oggi purtroppo prevale un approccio gerarchico al percorso di cura. L’obiettivo della medicina narrativa è favorire il passaggio dall’aderenza a una prescrizione, all’aderenza a una storia di cura condivisa. Le nuove tecnologie digitali, più che rafforzare la spersonalizzazione, possono, al contrario, favorire lo scambio narrativo tra medico e paziente, mitigando il paradigma gerarchico” – ha introdotto Cristina Cenci, antropologa del Center for Digital Health Humanities.

La medicina narrativa ha 3 accezioni, come percorso assistenziale ma anche strumento per acquisire consapevolezza e di autocura. La medicina narrativa è uno strumento democratico che deve far parte del bagaglio culturale di tutto il personale coinvolto nel processo di salute: medici, pazienti, care givers, professioni sanitarie, direttori sanitari e cittadini. Personalmente, aggiunge l’endocrinologa, spero che venga inserita nei programmi di formazione universitaria del medico in quanto aiuta a sviluppare capacità di riflessione, speciali competenze comunicative e l’empatia necessaria per avviare una relazione di cura attraverso l’ascolto attivo del paziente” – ha spiegato Michela Armigliato, Unità Operativa di Endocrinologia e Reumatologia ULSS 18, Rovigo.

Un’ampliamento della medicina narrativa è la medicina espressiva, nella quale la narrazione del paziente arriva a essere arte, attraverso pittura, musica, fotografia, poesia, ecc., nel tentativo di conoscere al meglio il paziente e aiutarlo a ricostruire la sua personalità. Da anni, nel centro dei disturbi del comportamento alimentare dove lavoro, gestisco un laboratorio di poesia Haiku, poesia breve (17 sillabe in tre versi) di origine giapponese che, attraverso una metafora con la natura, aiuta le pazienti a uscire dalla solitudine, facilitando l’espressione dei sentimenti e la condivisione del proprio vissuto. Da questa esperienza è stato tratto il libroHaiku nei disturbi del comportamento alimentare”, Ed. Sì, il cui ricavato aiuta le associazioni dei pazienti Mi fido di te e Girasole” – ha commentato Simonetta Marucci, endocrinologa, Servizio per i Disturbi del Comportamento alimentare, USL Umbria 1, Todi.

Comunicare con i pazienti nel modo più convincente e al tempo stesso ripararsi dal burnout è molto importante. Già Carlo Goldoni, che prima di dedicarsi al teatro praticava la professione medica, affermava “I due libri su cui ho più meditato per imparar di medicina sono stati IL TEATRO ed il MONDO”, mentre il regista francese Jean Luis Barrault diceva “Il TEATRO è la prima medicina che l’uomo ha inventato per proteggersi dalla malattia – ha spiegato Renato Giordano, medico e regista.

La medicina narrativa, intesa come raccolta di casi clinici di medici più o meno famosi, costituisce una parte non secondaria della storia della letteratura di tutti i tempi, sia che privilegi la componente scientifica di condivisione di esperienze professionali significative, sia che sia assurta a dignità letteraria autonoma, vera e propria. Scarsissimo invece il repertorio dei racconti delle malattie da parte dei pazienti. Una carenza grave, perché il punto di vista e il vissuto di chi chiede assistenza e cura sono essenziali per garantire meglio l’alleanza fra medico e malato, e rendere più efficace l’adesione al percorso terapeutico. E non solo per motivi psicologici, emotivi e motivazionali. Per questo trovo più che positivo il processo di attenzione focalizzato su una forma di comunicazione, magari mediata dagli strumenti digitali, che integra il poco tempo disponibile per la relazione interpersonale ambulatoriale” – ha concluso Alessandro Cecchi Paone, a cui era affidata la conduzione della sessione.

Bibliografia

1_ Beckman HB, Frankel RM., The effect of physicianbehavior on the collection of data. AnnInternMed. 1984 Nov;101(5):692-6.

2_ Rhoades DR1, McFarland KF, Finch WH, Johnson AO., Speaking and interruptionsduringprimary care office visits. FamMed. 2001 Jul-Aug;33(7):528-32.


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

Obesità riconosciuta come malattia cronica!

Obesità Italia

L’obesità è una malattia potenzialmente mortale, riduce l’aspettativa di vita di 10 anni, è causa di disagio sociale e spesso, tra bambini e adolescenti, favorisce episodi di bullismo, che più volte le cronache hanno riportato. Eppure, l’Italia e l’Europa, sino ad oggi, hanno guardato altrove”.

È la forte denuncia di Paolo Sbraccia, Presidente SIO-Società italiana dell’obesità, in occasione della presentazione organizzata da SIO con il contributo non condizionato di Novo Nordisk – al Senato della Repubblica – della Giornata europea dell’obesità, che si è svolta il 21 maggio scorso.

Sbraccia ha ricordato come nonostante l’Organizzazione mondiale della sanità consideri l’obesità una malattia, nel Vecchio continente solo il Portogallo ne abbia preso atto. Per queste ragioni, sotto la spinta della Società europea dell’obesità (EASO) e delle associazioni scientifiche nazionali, tra le quali SIO, un gruppo di Parlamentari europei di tutti gli schieramenti politici, guidati dal maltese Alfred Sant e che comprende gli italiani Enrico Gasbarra, Fabio Massimo Castaldo e Giovanni La Via, Presidente della Commissione Ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare del Parlamento Europeo, ha promosso una “dichiarazione scritta” che invita Commissione europea e Consiglio d’Europa “ad agire in vista di un riconoscimento armonizzato, a livello europeo, dell’obesità come malattia cronica”.

Il documento, inoltre, sottolinea come: “stante la situazione, vi è l’urgente necessità di riconoscere l’obesità come malattia, onde garantire una migliore mobilitazione delle risorse quando si tratta di prevenzione, cura e assistenza.”

Si stima che l’obesità colpirà, entro il 2030, il 50% dei cittadini europei e in molti Paesi, tra persone obese e sovrappeso, si raggiungerà il 90% della popolazione. Già oggi, come ricordano i proponenti il documento al Parlamento europeo, il costo economico e sociale dell’obesità è pari a 70 miliardi di euro nell’Unione, tra costi sanitari e mancata produttività, quasi 200 milioni di euro al giorno, che hanno un impatto notevole e assolutamente sottovalutato sui sistemi sanitari”, ha detto Sbraccia.

Affinché i Governi, incluso quello italiano, pongano il giusto rilievo a questo enorme problema di salute e sociale, è fondamentale che la maggioranza dei membri del Parlamento europeo aderisca, firmandola, a questa iniziativa. Rivolgo pertanto un appello a tutti i nostri parlamentari europei, perché si impegnino e contribuiscano attivamente”, ha concluso Sbraccia.

Gli ha fatto eco la Sen. Laura Bianconi, membro della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato e Vicepresidente del gruppo Area popolare (NCD-UDC) a Palazzo Madama:

l’obesità, come emerge dai recenti dati di uno studio pubblicato sull’autorevole The Lancet, che ha analizzato l’evoluzione del fenomeno in quasi 200 nazioni, è aumentata in maniera drammatica negli ultimi 40 anni nel mondo, in Europa e in Italia; basti pensare che si stimava in 105 milioni il numero di obesi sul pianeta nel 1975, cresciuto di sei volte ai 640 milioni di oggi. Come parlamentare italiano, da sempre impegnata in ambito sanitario, non posso non associarmi all’invito della comunità scientifica nazionale e internazionale, sollecitando i colleghi Italiani eletti a Strasburgo ad aderire all’iniziativa.”

Sulla medesima lunghezza d’onda anche la Vicepresidente della XII Commissione Igiene e sanità, Sen. Maria Rizzotti, e la Vicepresidente del gruppo Partito Democratico al Senato, Sen. Giuseppina Maturani, anche membro della XII Commissione. Concordemente, hanno sottolineato come il problema obesità sia più che reale anche nel nostro Paese, soprattutto per l’elevata presenza del fenomeno tra le giovani generazioni e l’aumento della percentuale complessiva di obesi dall’8,5% al 10,2% nel periodo 2001-2014.

Sulla necessità che le Istituzioni europee e il Governo italiano prestino la massima attenzione al tema dell’obesità si è espresso, infine, anche Walter Ricciardi, Presidente Istituto superiore di sanità.

Per la prima volta nella storia di questo Paese il Rapporto Osservasalute riscontra come l’aspettativa di vita degli italiani sia diminuita rispetto al passato: per gli uomini è stata di 80,1 anni nel 2015 rispetto agli 80,3 dell’anno precedente; analogo trend per le donne, con 84,7 anni contro 85,0. La colpa sta nella scarsa propensione degli Italiani alla prevenzione e nella poca attenzione verso uno stile di vita adeguato a ridurre il rischio delle malattie croniche non trasmissibili come obesità, diabete e disturbi cardiovascolari.” – ha ricordato Walter Ricciardi, Presidente Istituto superiore di sanità.


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

In Italia si vive di più e meglio. Ma troppi vincoli per l’accesso ai nuovi farmaci

Concetti e linguaggi dell’innovazione farmacologica

Appena 20 anni per dimezzare il numero di persone che muoiono per malattie cardiocircolatorie o dell’apparato digerente, ridurre del 30% il tasso di mortalità generale della popolazione e vedere aumentato di circa 1,5 milioni il numero degli italiani over 65 che si dichiarano in buona salute. Molte malattie che fino a poco tempo fa non davano scampo, oggi sono patologie croniche con le quali si può convivere a lungo.

Sono solo alcuni degli straordinari successi ottenuti in questi anni dalla ricerca e dall’innovazione farmacologica. E il futuro si profila altrettanto incoraggiante. Attualmente in tutto il mondo vi sono oltre 7.000 nuovi farmaci in sviluppo. Di questi, ben 1.813 sono destinati al trattamento dei tumori. Oltre 900 i farmaci e vaccini biotech in sviluppo, con possibili benefici per più di 100 patologie.

Ma in Italia, tra ostacoli burocratici, ritardi amministrativi, percorsi autorizzativi tortuosi, l’innovazione farmaceutica non ha vita facile.

Il settore farmaceutico in Italia rappresenta però un’eccellenza industriale come dimostra il record mondiale di crescita dell’export tra il 2010-2014 e offre un rilevante contributo alla Ricerca, nelle sue diverse fasi, con il 17,2% di partecipazione ai protocolli di sperimentazione clinica in ambito UE.

Per conoscere sempre più il valore di un settore altamente tecnologico, innovativo e importante per l’economia del Paese, aziende, ricercatori e pazienti hanno incontrato a Roma, il 12 giugno scorso,  il mondo dell’informazione nel Corso di Formazione Professionale Concetti e Linguaggi dell’innovazione farmacologica, promosso dal Master di comunicazione scientifica della Sapienza ‘La Scienza nella Pratica Giornalistica’, con il supporto della Fondazione MSD.

Uno dei nodi critici quando si parla di innovazione farmacologica è la complessità del processo che conduce alla scoperta di nuove terapie: lo sviluppo di una molecola che arriva al paziente comporta circa 10-15 anni di studi e ricerche e un investimento pari a oltre 2,5 miliardi di euro; solo una sostanza su 10.000 arriva al paziente e solo 2 farmaci su 10 ammortizzano i costi.

Nell’innovazione stiamo vivendo una “nuova primavera”, con farmaci per molte importanti patologie, quali l’epatite C e diverse forme tumorali. La Ricerca è sempre più orientata al biotech e alla medicina personalizzata che non rappresentano solo il futuro ma anche il presente. Senza dimenticare che l’innovazione è anche incrementale e permette continui miglioramenti nella qualità della vita e costanti progressi in termini di efficacia del trattamento, riduzione di effetti collaterali e facilità d’uso”, ha affermato il Presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi.

Strettamente legato a questo tema è il problema dell’accesso dei pazienti alle nuove terapie, i cui costi devono retribuire gli ingenti investimenti necessari per svilupparle. Tuttavia, la sostenibilità non dovrebbe considerare solo il costo del farmaco ma anche i risparmi generati per il Welfare grazie alle malattie curate o evitate.

I farmaci innovativi che nei prossimi anni arriveranno sul mercato renderanno sempre meno sufficienti le leve con cui finora è stata governata la spesa farmaceutica pubblica. Di fronte alla rivoluzione di portata epocale che sta riguardando il mondo dei farmaci, i sistemi di salute pubblica vanno riconsiderati complessivamente, in un’ottica integrata e sempre meno localistica” – ha affermato Luca Pani, Direttore Generale AIFA.

L’innovazione farmaceutica ha ricadute su tre dimensioni; il valore terapeutico-sanitario, ovvero la possibilità di trattare o trattare meglio determinate malattie; il valore sociale, ovvero i vantaggi generali in termini di salute pubblica e qualità di vita della popolazione; e il valore economico, vale a dire la crescita del sistema Paese, gli investimenti di qualità, l’occupazione”, ha affermato Daniela d’Angela, Responsabile area ‘HTA, dispositivi medici e PDTA’ CREA Sanità, dell’Università di Roma Tor Vergata.

I dati delle Associazioni dei pazienti confermano che l’accesso ai farmaci innovativi è ancora oggi un percorso ad ostacoli: costi privati, burocrazia, tempi di accesso troppo lunghi, con 9 passaggi dopo l’autorizzazione EMA, difformità tra le Regioni e scarso coinvolgimento delle associazioni nelle scelte che li riguardano.

Il 56% dei pazienti cronici non ha accesso alle terapie innovative: l’innovazione è frenata dalla burocrazia, ancora più complicata quando dal livello nazionale si passa ai Servizi Sanitari Regionali, che hanno procedure e tempi completamente diversi”, ha affermato Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva.

La sfida della sostenibilità, secondo l’AIFA e le Associazioni, si può vincere solo uscendo dall’ambito nazionale per guardare all’Europa: servono nuove strategie per definire criteri di autorizzazione, di prezzo e rimborsabilità validi a livello europeo; mentre per coinvolgere i pazienti bisogna ispirarsi alle esperienze positive realizzate in Europa di partecipazione dei cittadini alle attività regolatorie e alle scelte basate sull’uso razionale delle risorse e su una chiara definizione del concetto di innovazione. Ma occorre intervenire presto, perché solo l’innovazione farmacologica può dare risposte alle grandi sfide presenti e future che devono essere vinte per difendere la salute dei cittadini, come ad esempio le infezioni correlate all’assistenza (ICA) e le malattie rare.

Soltanto negli Stati Uniti e in Europa ogni anno si registrano circa 50.000 morti a causa di un’infezione batterica multiresistente. Le ICA e le resistenze sono un’emergenza mondiale cui dobbiamo fare fronte anche in Italia”, ha affermato Claudio Viscoli, Professore Ordinario di Malattie Infettive, Università di Genova (DISSAL) e IRCCS AOU San Martino-IST, Genova.

Governi e Istituzioni devono intraprendere forti azioni incrociate per contrastare questa drammatica e pericolosa emergenza sanitaria che se non fermata, nel 2050 potrebbe provocare 10 milioni di vittime l’anno. E il successo dipenderà dalle terapie antibiotiche innovative.

L’introduzione di nuovi farmaci può essere importante per i pazienti infetti, con un quadro clinico severo, che non rispondano alle terapie ad oggi disponibili. Inoltre l’innovazione in questo ambito potrebbe ridurre i costi di gestione legati alle infezioni ospedaliere, permettendo di ridurre la durata delle degenze e la necessità di isolamento”  – ha affermato Maria Teresa Cuppone, Direttore Sanitario dell’IRCCS Policlinico San Donato.

Ma il valore dell’innovazione si misura non solo sulle grandi emergenze ma anche sui piccoli numeri.

L’innovazione per le malattie rare, che spesso sono anche malattie orfane e poco conosciute, ha un grandissimo valore: l’aspettativa dei pazienti per ogni novità che emerge dagli studi clinici è altissima e i media hanno un ruolo fondamentale per far conoscere questo mondo invisibile”, ha affermato Renza Galluppi Barbon, Presidente di UNIAMO, Federazione Italiana Malattie Rare onlus.

Nel campo delle malattie rare, l’innovazione è però resa difficile dalla frammentazione dei pazienti:

La ricerca sulle malattie rare, caratterizzate da piccoli numeri con pazienti dispersi tra vari centri spesso di Paesi diversi, pone problemi specifici in quanto i dati clinici sono frammentati e disomogenei: è necessario mettere a punto modelli innovativi per studiare queste patologie, migliorando la gestione e l’organizzazione degli studi clinici”, ha affermato Domenica Taruscio, Direttore Centro Nazionale Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità.

Ma alla luce di questo scenario, quali strade dovrebbero seguire i media per comunicare il valore dell’innovazione? Due i criteri suggeriti: rigore scientifico ed empatia.

La comunicazione responsabile dell’innovazione presuppone lo scrupoloso controllo delle fonti e la misurazione dell’effettiva portata delle scoperte, verificando direttamente gli studi pubblicati che ne sono alla base, valutando l’impact factor della pubblicazione, controllando l’efficacia rispetto alle terapie in uso e la portata degli effetti indesiderati” – ha affermato Francesco Brancati, Presidente Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione.

L’altro criterio è quello di rimanere ancorati alla storia clinica dei pazienti, per raccontare i progressi senza alimentare illusioni.

Quello che spesso manca oggi nell’informazione sulla medicina è proprio il momento centrale, ovvero il racconto della clinica, il percorso lungo, doloroso e a volte tragico che conduce il malato attraverso la sua passione, perché è solo su quel terreno che si misura la reale portata dell’innovazione farmacologica. Ci si concentra molto sulla ricerca pre-clinica e sulle prime fasi delle sperimentazioni, ma l’innovazione terapeutica che vale la pena di raccontare è però quella che cambia la condizione umana”. – ha sostenuto Daniela Minerva, giornalista de L’Espresso.

Siamo orgogliosi di promuovere questo incontro – ha concluso Goffredo Freddi, Direttore della Fondazione MSDche rafforza la nostra partnership con il Master ‘La Scienza nella Pratica Giornalistica’ per una divulgazione scientifica chiara, semplice, ma mai banale: l’essenza del giornalismo inteso come strumento di democrazia, di diffusione delle conoscenze e di crescita culturale”.

PRO Format Comunicazione

Crescita esponenziale nei prossimi anni per il numero di servizi sanitari erogati tramite la telemedicina

Telemedicina

E’ ciò che emerge dall’opinione di oltre 400 esperti del settore riunitisi a Edimburgo in occasione della prima European Telemedicine Conference che prevedono  a breve almeno il 40% delle prestazioni sanitarie per i malati cronici sarà erogato attraverso canali telematici.

Soprattutto nel caso delle malattie croniche, l’uso dei servizi di medicina a distanza avrà un impatto impressionante», ha sostenuto nel corso di una sessione dedicata alla cura delle cronicità Andrew Watson, direttore esecutivo telemedicina dell’University of Pittsburgh Medical Center (Upmc), centro che collabora con l’Ismett di Palermo anche in progetti di assistenza medica a distanza.

Ma soprattutto un altro aspetto cattura l’interesse dei decisori politici: le nuove tecnologie permettono un risparmio sui costi dell’assistenza sanitaria.

continua la lettura


Follow HarDoctor News, il Blog di Carlo Cottone on WordPress.com
Visita il mio Sito Inviaci un articolo! Contattami via e-mail! buzzoole code
Twitter HarDoctor News su YouTube HarDoctor News su Tumblr Skype Pinterest

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 1.670 follower

Feed! Convalida il mio RSS feed

L’almanacco di oggi …

Almanacco di Oggi!
Farmacie di Turno
Il Meteo I Programmi in TV

Scarica le guide in pdf!

Scarica la Guida in Pdf Scarica il Booklet in Pdf

HarDoctor News | Links Utili

Scegli Tu Guarda il Video su YouTube Pillola del giorno dopo Think Safe Medicina Estetica Obesità.it

HarDoctor News | Utilità

Calcola il BMI
Test di Laboratorio
Percentili di Crescita
Calcola da te la data del parto!

Leggi Blog Amico !!!

Leggi Blog Amico

HarDoctor News | Statistiche

  • 660,047 traffic rank

HarDoctor News | Advertising

Siti sito web

Le mie foto su Istagram

... a miei Amici ... ... ai miei Amori ... ... arte di Sicilia ... Sciacca ... guarda il Paradiso da qui !!! ... un arcobaleno ci salverà ... ... vola sempre Alto ...che a cadere ci pensiamo dopo ... ... aspettando il Natale ...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: