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Il tumore al seno metastatico

Il carcinoma della mammella, più comunemente noto come tumore al seno, è dovuto alla moltiplicazione incontrollata di cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne.

Il tumore al seno può essere classificato in 4 categorie o stadi, dal punto di vista della sua evoluzione1, 3:

  • Stadio 1 o stadio iniziale: sono classificati come stadio 1 i carcinomi con un diametro inferiore ai 2 centimetri la cui estensione è limitata al seno e non c’è coinvolgimento dei linfonodi.
  • Stadio 2 o stadio iniziale: rientrano in questa categoria i tumori diffusi nelle immediate vicinanze del seno, raggiungendo ad esempio i linfonodi ascellari (stadio iniziale).
  • Stadio 3 o localmente avanzato: sono tumori con dimensioni variabili che hanno raggiunto i tessuti sottostanti del torace o i linfonodi sotto la clavicola, accanto al collo o sotto il braccio (localmente avanzato).
  • Stadio 4 o stadio avanzato: sono quei tumori, anche definiti metastatici, che dalla sede primaria, il seno, si sono diffusi in altre parti del corpo attraverso le vie linfatiche e i vasi sanguigni. Gli organi più colpiti sono le ossa, i polmoni, il fegato e il cervello.

La tipizzazione molecolare

I carcinomi della mammella possono essere classificati in base alla presenza o assenza di determinati recettori espressi dalle cellule tumorali come segue:

  • HR positivi (hormone receptors) se possiedono recettori per gli ormoni femminili e possono essere estrogeno-positivi (ER+) e progesterone-positivi (PgR);
  • HER2 positivi (da human epidermal growth factor receptor 2) se esprimono recettori di tipo 2 del fattore di crescita epidermico umano;
  • triplo negativi nel caso in cui non presentino nessuno dei tre recettori.

I tumori al seno HR-positivi possono essere ulteriormente distinti in luminali A, neoplasie con espressione dei recettori ormonali a prognosi favorevole, e luminali B, neoplasie che, sebbene posseggano l’espressione dei recettori ormonali, presentano un rischio di recidiva più elevato.

Fatti e numeri

  • Il tumore al seno è il tumore più comune nelle donne con circa 1 milione 700 mila nuovi casi diagnosticati in tutto il mondo ogni anno.2
  • Fino al 30% delle donne con diagnosi iniziale di tumore al seno in stadio precoce potrà sviluppare un tumore al seno metastatico.3, 4, 5, 6
  • In Italia la sopravvivenza da carcinoma mammario avanzato o metastatico è molto aumentata, passando dai 15 mesi degli anni ’70 ai 58 mesi di inizio Duemila (fonte AIOM-AIRTUM).
  • Il 5-10% delle donne si presenta alla diagnosi iniziale con malattia primaria metastatica.7
  • Nel 2015, sono stati stimati globalmente 560.000 decessi causati da tumore al seno8, oltre il 90% dei quali è stato causato dalla diffusione della malattia alle altre parti del corpo (metastasi).9

Fattori di rischio

I fattori di rischio che riguardano il tumore al seno, compresa la malattia metastatica, sono:10

  • l’età (>55 anni)
  • una diagnosi precedente di tumore al seno
  • la storia familiare
  • le mutazioni genetiche come BRCA1 e BRCA2.

I meccanismi di progressione e di metastatizzazione non sono ancora chiariti e non si sa se e quanto gli stessi fattori di rischio possano avere un effetto sul rischio di progressione o di metastasi.

Diagnosi

  • La diagnosi di tumore al seno può essere effettuata attraverso: esame clinico al seno, mammografia, ultrasuoni, risonanza magnetica per immagini e/o biopsia.10
  • Una volta diagnosticato, il tumore al seno viene stadiato in base alla dimensione del tumore primitivo e a quanto si è diffuso dalla sede primaria ai linfonodi o ad altre zone del corpo.11
  • Le biopsie servono a stabilire le caratteristiche biologiche del tumore, che hanno rilevanza nella programmazione delle terapie. I marker più analizzati sono quelli che indicano la presenza di recettori per gli estrogeni (ER-positivi) e il progesterone (PR-positivi) e la presenza di recettori di tipo 2 del fattore di crescita epidermico umano (HER2). Oltre il 70% dei carcinomi mammari avanzati sono positivi ai recettori degli estrogeni e/o del progesterone al momento della diagnosi e possono essere trattati con terapia ormonale. Seguono i carcinomi mammari avanzati HER2 positivi e i carcinomi mammari avanzati triplo-negativi.

Trattamento

  • La presenza o l’assenza di determinati recettori espressi dalle cellule tumorali, come estrogeni, progesterone e HER2, è importante per determinare se il tumore risponderà a un particolare trattamento come la terapia ormonale o la terapia target.12
  • Attualmente non ci sono cure per il tumore al seno metastatico e l’obiettivo del trattamento è di prolungare la sopravvivenza mantenendo una buona qualità di vita.13 Le opzioni di trattamento sistemico per il tumore al seno metastatico includono la chemioterapia, la terapia ormonale e le terapie target.10
  • La chemioterapia viene eseguita con schemi che si ripetono ciclicamente; un trattamento completo richiede 4-6 mesi e talvolta può proseguire fino a progressione.
  • La terapia ormonale viene indicata se il tumore presenta recettori per estrogeni e/o progesterone. Si utilizzano inibitori dell’aromatasi o terapie antiestrogeniche.
  • Le terapie mirate o target therapy (con anticorpi monoclonali) hanno come bersaglio alcune importanti componenti cellulari che svolgono un ruolo decisivo nella crescita del tumore (VEGF, HER2, mTOR, CDKi).
  • · La chirurgia e la radioterapia sono impiegate per la riduzione della massa tumorale e/o per controllare i sintomi.

1. National Cancer Institute. What you need to know about™ breast cancer. http://www.cancer.gov/publications/patient-education/WYNTK_breast.pdf Updated August 2012. Accessed October 20, 2015.

2. International Agency for Research on Cancer. Breast cancer: estimated incidence, mortality and prevalence worldwide in 2012. http://globocan.iarc.fr/Pages/fact_sheets_cancer. aspx. Accessed March 31, 2015.

3. O’Shaughnessy J. Extending Survival with Chemotherapy in Metastatic Breast Cancer. The Oncologist. 2005; 10: 20-29.

4. Berman AT, Thukral AD, Hwang WT, Solin LJ, Vapiwala N. Incidence and patterns of distant metastases for patients with early-stage breast cancer after breast conservation treatment. Clin Breast Cancer. Apr 2013;13(2):88-94.

5. Brockton NT, Gill SJ, Laborge SL, et al. The Breast Cancer to Bone (B2B) Metastases Research Program: a multi-disciplinary investigation of bone metastases from breast cancer. BMC Cancer. 2015;15:512.

6. Herrinton LJ, Barlow WE, Yu O et al. Efficacy of prophylactic mastectomy in women with unilateral breast cancer: a cancer research network project. J Clin Oncol. 2005;23(19):4275-86.

7. Cardoso F, Costa A, Norton L, et al. 1st International consensus guidelines for advanced breast cancer (ABC 1). Breast. 2012;21(3):242-252.

8. World Health Organization. Projections of mortality and causes of death, 2015 and 2030. http://www.who.int/healthinfo/global_burden_disease/projections/en/ Updated July 2013. Accessed September 27, 2015.

9. Metastatic Breast Cancer Alliance. Metastatic Breast Cancer Landscape Analysis: Research Report October 2014. Available at: http://www.mbcalliance.org/docs/MBCA_Full_Report_Landscape_Analysis.pdf Accessed on February 1, 2016.

10. American Cancer Society. Detailed Guide: Breast Cancer. Available at: http://www.cancer.org/acs/groups/cid/documents/webcontent/003090-pdf.pdf May 16, 2014.

11. National Cancer Institute. What you need to know about™ breast cancer. National Cancer Institute Web site. http://www.cancer.gov/publications/patient-education/WYNTK_breast.pdf Updated August 2012. Accessed October 20, 2015.

12. BreastCancer.org website. Available at: www.breastcancer.org Accessed on 22, 2015.

13. Smith I., Goals of treatment for patients with metastatic breast cancer. Semin Oncol. 2006 Feb; 33(1 Suppl 2): S2-5.

14. M. Bonotto, L. Gerratana, D. Iacono, A. m. Minisini, K. Rihawi, G. Fasola, F. Puglisi – Treatment of Metastatic Breast Cancer in a Real-World Scenario: Is Progression-Free Survival With First Line Predictive of Benefit From Second and Later Lines? – The Oncologist.

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Tumore al seno metastatico

Il carcinoma della mammella, più comunemente noto come tumore al seno, è dovuto alla moltiplicazione incontrollata di cellule della ghiandola mammaria che si trasformano in cellule maligne.

Il tumore al seno può essere classificato in 4 categorie o stadi, dal punto di vista della sua evoluzione1, 3:

  • Stadio 1 o stadio iniziale: sono classificati come stadio 1 i carcinomi con un diametro inferiore ai 2 centimetri la cui estensione è limitata al seno e non c’è coinvolgimento dei linfonodi.
  • Stadio 2 o stadio iniziale: rientrano in questa categoria i tumori diffusi nelle immediate vicinanze del seno, raggiungendo ad esempio i linfonodi ascellari (stadio iniziale).
  • Stadio 3 o localmente avanzato: sono tumori con dimensioni variabili che hanno raggiunto i tessuti sottostanti del torace o i linfonodi sotto la clavicola, accanto al collo o sotto il braccio (localmente avanzato).
  • Stadio 4 o stadio avanzato: sono quei tumori, anche definiti metastatici, che dalla sede primaria, il seno, si sono diffusi in altre parti del corpo attraverso le vie linfatiche e i vasi sanguigni. Gli organi più colpiti sono le ossa, i polmoni, il fegato e il cervello.

La tipizzazione molecolare

I carcinomi della mammella possono essere classificati in base alla presenza o assenza di determinati recettori espressi dalle cellule tumorali come segue:

  • HR positivi (hormone receptors) se possiedono recettori per gli ormoni femminili e possono essere estrogeno-positivi (ER+) e progesterone-positivi (PgR);
  • HER2 positivi (da human epidermal growth factor receptor 2) se esprimono recettori di tipo 2 del fattore di crescita epidermico umano;
  • triplo negativi nel caso in cui non presentino nessuno dei tre recettori. I tumori al seno HR-positivi possono essere ulteriormente distinti in luminali A, neoplasie con espressione dei recettori ormonali a prognosi favorevole, e luminali B, neoplasie che, sebbene posseggano l’espressione dei recettori ormonali, presentano un rischio di recidiva più elevato.

Fatti e numeri

  • Il tumore al seno è il tumore più comune nelle donne con circa 1 milione 700 mila nuovi casi diagnosticati in tutto il mondo ogni anno.2
  • Fino al 30% delle donne con diagnosi iniziale di tumore al seno in stadio precoce potrà sviluppare un tumore al seno metastatico.3, 4, 5, 6
  • In Italia la sopravvivenza da carcinoma mammario avanzato o metastatico è molto aumentata, passando dai 15 mesi degli anni ’70 ai 58 mesi di inizio Duemila (fonte AIOM-AIRTUM).
  • Il 5-10% delle donne si presenta alla diagnosi iniziale con malattia primaria metastatica.7
  • Nel 2015, sono stati stimati globalmente 560.000 decessi causati da tumore al seno8, oltre il 90% dei quali è stato causato dalla diffusione della malattia alle altre parti del corpo (metastasi).9

Fattori di rischio

I fattori di rischio che riguardano il tumore al seno, compresa la malattia metastatica, sono:10

  • l’età (>55 anni)
  • una diagnosi precedente di tumore al seno
  • la storia familiare
  • le mutazioni genetiche come BRCA1 e BRCA2.

I meccanismi di progressione e di metastatizzazione non sono ancora chiariti e non si sa se e quanto gli stessi fattori di rischio possano avere un effetto sul rischio di progressione o di metastasi.

Diagnosi

  • La diagnosi di tumore al seno può essere effettuata attraverso: esame clinico al seno, mammografia, ultrasuoni, risonanza magnetica per immagini e/o biopsia.10
  • Una volta diagnosticato, il tumore al seno viene stadiato in base alla dimensione del tumore primitivo e a quanto si è diffuso dalla sede primaria ai linfonodi o ad altre zone del corpo.11
  • Le biopsie servono a stabilire le caratteristiche biologiche del tumore, che hanno rilevanza nella programmazione delle terapie. I marker più analizzati sono quelli che indicano la presenza di recettori per gli estrogeni (ER-positivi) e il progesterone (PR-positivi) e la presenza di recettori di tipo 2 del fattore di crescita epidermico umano (HER2). Oltre il 70% dei carcinomi mammari avanzati sono positivi ai recettori degli estrogeni e/o del progesterone al momento della diagnosi e possono essere trattati con terapia ormonale. Seguono i carcinomi mammari avanzati HER2 positivi e i carcinomi mammari avanzati triplo-negativi.

Trattamento

  • La presenza o l’assenza di determinati recettori espressi dalle cellule tumorali, come estrogeni, progesterone e HER2, è importante per determinare se il tumore risponderà a un particolare trattamento come la terapia ormonale o la terapia target.12
  • Attualmente non ci sono cure per il tumore al seno metastatico e l’obiettivo del trattamento è di prolungare la sopravvivenza mantenendo una buona qualità di vita.13 Le opzioni di trattamento sistemico per il tumore al seno metastatico includono la chemioterapia, la terapia ormonale e le terapie target.10
  • La chemioterapia viene eseguita con schemi che si ripetono ciclicamente; un trattamento completo richiede 4-6 mesi.
  • La terapia ormonale viene indicata se il tumore presenta recettori per estrogeni e/o progesterone. Si utilizzano inibitori dell’aromatasi o terapie antiestrogeniche.
  • Le terapie mirate o target therapy (con anticorpi monoclonali) hanno come bersaglio alcune importanti componenti cellulari che svolgono un ruolo decisivo nella crescita del tumore (VEGF, HER2, mTOR, CDKi).
  • La chirurgia e la radioterapia sono impiegate per la riduzione della massa tumorale e/o per controllare i sintomi.

Palbociclib

Palbociclib è il primo farmaco altamente innovativo ed efficace approvato negli ultimi dieci anni per il trattamento del tumore al seno metastatico o localmente avanzato HR+/HER2- (positivo al recettore ormonale e negativo al recettore di tipo 2 del fattore di crescita epidermico umano). È il primo di una nuova classe di farmaci a bersaglio molecolare, gli inibitori del CDK4/6: questi farmaci agiscono inibendo le chinasi ciclina-dipendenti 4 e 6 (CDK 4/6) implicate nella regolazione e progressione del ciclo cellulare. Inibire la loro azione rappresenta una strategia molto promettente per rallentare la progressione della malattia. Approvato nell’Unione Europea nel novembre del 2016, palbociclib è indicato per il trattamento del carcinoma mammario localmente avanzato o metastatico positivo ai recettori ormonali (HR) e negativo al recettore del fattore di crescita epidermico umano 2 (HER2):

  • in associazione ad un inibitore dell’aromatasi;
  • in associazione a fulvestrant in donne che hanno ricevuto una terapia endocrina precedente.

In attesa che si concluda il processo di negoziazione e rimborso presso l’AIFA, in Italia palbociclib è al momento disponibile come farmaco inserito nella classe CNN (farmaci prescrivibili ma non ancora rimborsati dal SSN).
L’approvazione europea si è basata su un robusto corpus di dati di tre studi che nell’insieme dimostrano che palbociclib, in combinazione con una terapia antiormonale, prolunga significativamente la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto alla sola terapia antiormonale o alla terapia antiormonale con placebo, con un profilo di tossicità gestibile.

  • PALOMA-1, trial di fase 2, ha valutato palbociclib in combinazione con letrozolo rispetto al solo letrozolo come terapia iniziale o di prima linea in 165 donne in post-menopausa con cancro al seno ER+/HER2- avanzato, che non avevano precedentemente ricevuto trattamento sistemico per la loro malattia in stadio avanzato. La combinazione di palbociclib con letrozolo ha prolungato in modo significativo la sopravvivenza libera da progressione rispetto a letrozolo da solo: 20,2 mesi nel braccio trattato con palbociclib rispetto a 10,2 mesi nelle donne trattate con il solo letrozolo.
  • PALOMA-2, trial di fase 3, ha valutato palbociclib in combinazione con letrozolo rispetto a letrozolo con placebo come trattamento di prima linea in 666 donne in post-menopausa con cancro al seno metastatico ER+/HER2-. La combinazione di palbociclib più letrozolo ha determinato un miglioramento statisticamente significativo nella sopravvivenza libera da progressione: 24,8 mesi rispetto ai 14,5 mesi delle pazienti trattate con letrozolo più placebo.
  • PALOMA-3, studio clinico di fase 3, ha valutato palbociclib in combinazione con fulvestrant rispetto a placebo con fulvestrant in 521 donne con carcinoma mammario metastatico HR+/HER2-, indipendentemente dallo stato di menopausa, la cui malattia è progredita durante o dopo una precedente terapia endocrina. La combinazione di palbociclib più fulvestrant ha dimostrato un miglioramento importante nella PFS rispetto a fulvestrant più placebo: 11,2 mesi nel braccio trattato con palbociclib rispetto a 4,6 mesi nelle donne trattate con placebo più fulvestrant.

In definitiva, l’efficacia dell’inibizione delle CDK 4/6 sia in prima linea sia nelle linee successive di trattamento ottenuta con palbociclib permette di rallentare la progressione del carcinoma mammario avanzato sensibile agli ormoni femminili, con una significativa riduzione del rischio di ripresa di malattia garantendo il mantenimento o addirittura un miglioramento della qualità della vita come è accaduto nello studio PALOMA-3.

  1. National Cancer Institute. What you need to know about™ breast cancer. http://www.cancer.gov/publications/patient-education/WYNTK_breast.pdf. Updated August 2012. Accessed October 20, 2015.
  2. International Agency for Research on Cancer. Breast cancer: estimated incidence, mortality and prevalence worldwide in 2012. http://globocan.iarc.fr/Pages/fact_sheets_cancer. aspx. Accessed March 31, 2015.
  3. O’Shaughnessy J. Extending Survival with Chemotherapy in Metastatic Breast Cancer. The Oncologist. 2005; 10: 20-29.
  4. Berman AT, Thukral AD, Hwang WT, Solin LJ, Vapiwala N. Incidence and patterns of distant metastases for patients with early-stage breast cancer after breast conservation treatment. Clin Breast Cancer. Apr 2013;13(2):88-94.
  5. Brockton NT, Gill SJ, Laborge SL, et al. The Breast Cancer to Bone (B2B) Metastases Research Program: a multi-disciplinary investigation of bone metastases from breast cancer. BMC Cancer. 2015;15:512.
  6. Herrinton LJ, Barlow WE, Yu O et al. Efficacy of prophylactic mastectomy in women with unilateral breast cancer: a cancer research network project. J Clin Oncol. 2005;23(19):4275-86.
  7. Cardoso F, Costa A, Norton L, et al. 1st International consensus guidelines for advanced breast cancer (ABC 1). Breast. 2012;21(3):242-252.
  8. World Health Organization. Projections of mortality and causes of death, 2015 and 2030. http://www.who.int/healthinfo/global_burden_disease/projections/en/. Updated July 2013. Accessed September 27, 2015.
  9. Metastatic Breast Cancer Alliance. Metastatic Breast Cancer Landscape Analysis: Research Report October 2014. Available at: http://www.mbcalliance.org/docs/MBCA_Full_Report_Landscape_Analysis.pdf. Accessed on February 1, 2016.
  10. American Cancer Society. Detailed Guide: Breast Cancer. Available at: http://www.cancer.org/acs/groups/cid/documents/webcontent/003090-pdf.pdf. May 16, 2014.
  11. National Cancer Institute. What you need to know about™ breast cancer. National Cancer Institute Web site. http://www.cancer.gov/publications/patient-education/WYNTK_breast.pdf. Updated August 2012. Accessed October 20, 2015.
  12. BreastCancer.org website. Available at: http://www.breastcancer.org. Accessed on 22, 2015.
  13. Smith I., Goals of treatment for patients with metastatic breast cancer. Semin Oncol. 2006 Feb; 33(1 Suppl 2): S2-5.
  14. M. Bonotto, L. Gerratana, D. Iacono, A. m. Minisini, K. Rihawi, G. Fasola, F. Puglisi – Treatment of Metastatic Breast Cancer in a Real-World Scenario: Is Progression-Free Survival With First Line Predictive of Benefit From Second and Later Lines? – The Oncologist

 

 

Tumore al seno metastatico: le storie delle pazienti protagoniste nelle piazze italiane

Eventi pubblici nelle piazze di tre città italiane, organizzati intorno a un’installazione di grande visibilità; la voce narrante di tre attrici professioniste; collegamenti radiofonici in diretta; volumetti stile “millelire” distribuiti ai cittadini: le storie delle donne con tumore al seno metastatico rompono il muro di solitudine e di silenzio e si fanno “vedere” e “sentire”.

Entra nel vivo Voltati. Guarda. Ascolta. Le donne con tumore al seno metastatico”, campagna nazionale di sensibilizzazione promossa da Pfizer in collaborazione con Fondazione AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica e Europa Donna Italia, dando voce alle storie delle donne con tumore al seno metastatico raccolte nella prima parte del progetto: sono tre i racconti selezionati, scelti dalla giuria come rappresentativi delle tante storie pervenute attraverso il sito web della campagna, che saranno protagonisti degli eventi di Napoli (5 ottobre), Torino (12 ottobre) e Bologna (26 ottobre), durante i quali sarà inaugurata un’installazione di grande impatto per sensibilizzare la popolazione.

Le storie selezionate, Convivere con un leone di Camilla, Per sempre di Paola e La ginestra di Patrizia, saranno lette e interpretate da Michela Andreozzi, Emanuela Grimalda e Daniela Morozzi, attrici familiari e riconosciute dal grande pubblico grazie alla loro partecipazione a serial televisivi di successo, con collegamenti radiofonici in diretta dalle piazze e saranno pubblicate su volumetti stile ‘Millelire’ a disposizione dei cittadini; le storie sono inoltre disponibili sul sito http://www.voltatiguardaascolta.it, dove è possibile trovare tutte le informazioni sulla campagna.

L’obiettivo di “Voltati. Guarda. Ascolta.” è quello di rompere il silenzio che circonda il tumore al seno metastatico: le circa 30.000 donne italiane che convivono con questa malattia sono persone “invisibili” agli occhi dei media e dell’opinione pubblica, che ancora non trovano l’ascolto e l’assistenza di cui hanno bisogno. La campagna vuole ribadire l’importanza di garantire a tutte le donne che convivono con un tumore al seno in fase avanzata il diritto alla migliore qualità di vita possibile, l’accesso alle migliori terapie innovative oggi disponibili, la continuità o il reinserimento lavorativo.

L’installazione sarà allestita e visitabile dal pubblico nelle seguenti date:

5/8 ottobre, Napoli – Piazza Dante

12/15 ottobre, Torino – Piazza San Carlo

26/29 ottobre, Bologna – Piazza Minghetti


Tumore del seno: svelata l’origine delle metastasi

Tumore seno

Le metastasi del tumore del seno possono nascere da alcune cellule che si diffondono nel corpo prima che si sviluppi il cancro vero e proprio.

Lo stesso meccanismo, descritto su Nature da due gruppi di ricerca indipendenti, guidati da Julio Aguirre-Ghiso, della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York, e da Christoph Klein, dell’Università di Ratisbona, in Germania, potrebbe verificarsi anche per il melanoma e per il tumore del pancreas.

Secondo gli autori degli studi, la scoperta potrebbe aprire nuovi scenari di cura. I due studi, condotti su topi e biopsie da paziente, dimostrano che alcune cellule anomale iniziano a migrare ancor prima che il tumore abbia preso forma nella mammella: una volta entrate nel sangue raggiungono vari organi, dove possono rimanere quiescenti per periodi molto lunghi (risultando ‘immuni’ alla chemioterapia), fino a quando si risvegliano per generare metastasi molto aggressive e perfino letali.

I risultati ottenuti potrebbero fare luce su fenomeni giudicati finora inspiegabili, come ad esempio il fatto che il 5% dei pazienti oncologici nel mondo presenti metastasi pur non avendo un tumore originario e, soprattutto, potrebbero spiegare perché sia così difficile trattare il cancro una volta che si è diffuso. Da un punto di vista biologico questo nuovo modello fa incrinare le certezze che pensavamo di avere sulla diffusione del cancro. E’ probabile che dovremmo rivedere la nostra idea di metastasi” – afferma Aguirre-Ghiso.

BIBLIOGRAFIA

Mechanism of early dissemination and metastasis in Her2+ mammary cancer – Kathryn L. Harper, Maria Soledad Sosa, David Entenberg, Hedayatollah Hosseini, Julie F. Cheung, Rita Nobre, Alvaro Avivar-Valderas, Chandandaneep Nagi, Nomeda Girnius, Roger J. Davis, Eduardo F. Farias,John Condeelis,Christoph A. Klein & Julio A. Aguirre-Ghiso – Nature 540, 588–592 (22 December 2016) doi:10.1038/nature20609


Popular Science Italia

Da un’aspettativa di vita di tre mesi alla scomparsa delle metastasi

equipe_pazienteMaioPP

Da un’aspettativa di vita di tre mesi alla scomparsa delle metastasi: questa la storia di un sorridente signore che vive a Prato, paziente dell’Immunoterapia Oncologica dell’AOU Senese, che ha scelto di rendere pubblica la sua vicenda personale proprio ora che si accinge a partire per il Cammino di Santiago, un’esperienza che, come spiega “vuole essere un’altra prova da affrontare perché chi vuole vedere l’arcobaleno deve imparare ad amare la pioggia”.

Il paziente è partito il 3 maggio per Santiago di Campostela dalla località di Somport, valico montano sui Pirenei e inizio del Cammino Aragonese, a 1632 metri di quota, raggiungerà Lourdes il 4 maggio; con mezzi pubblici raggiungerà poi Somport ed il 5 maggio, di buon’ora, inizierà il cammino Aragonese tentando di percorrere a piedi tutti i km.970 fino a Finisterre e indossando, per tutto il Cammino, la maglia della onlus “Aquattromani”, che aiuta i pazienti in cura presso il reparto diretto dal dottor Michele Maio.

L’ideaspiega il pazienteè di tornare in Toscana a fine giugno facendo conoscere a tutti l’attività della onlus che ha fatto tanto e continua a fare tanto grazie ai pazienti e ai loro familiari che supportano i nuovi pazienti, aiutandoli a capire meglio, insieme ai medici del reparto, che cos’è l’immunoterapia, come funziona e come si differenzia da chemioterapia o radioterapia. La mia esperienza è stata tragica e straordinaria al tempo stesso: a causa di un melanoma in fase avanzata ho dovuto sottopormi nella mia città, a Prato, tra il 2011 e il 2013, a varie operazioni chirurgiche molto invasive per cercare di togliere le metastasi che ogni tanto si manifestavano in varie zone del corpo finché, nel giugno del 2013, mi è stata rilevata una metastasi in zona non operabile che non mi avrebbe lasciato chance di sopravvivenza. Fortuna vuole che da alcuni mesi ero entrato in contatto con il reparto di Immunoterapia Oncologica dell’AOU Senese, facendomi visitare dal dottor Michele Maio e dalla dottoressa Annamaria Di Giacomo che mi hanno prontamente proposto di inserirmi in cure sperimentali disponibili presso il reparto. Grazie alle cure sperimentali  ho affrontato e sconfitto la malattia un anno dopo. Da pochi mesi ho sospeso la terapia, continuando i controlli periodici e sempre supportato dal team medico e infermieristico. Il Cammino di Santiago, pur essendo un’esperienza impegnativa dal punto di vista fisico, rappresenta per me una tappa importante da affrontare e, durante il tragitto, indossando la maglia della onlus, il mio pensiero sarà rivolto ai tanti compagni di viaggio incontrati in reparto”.


AOU Senese – Policlinico Santa Maria alle Scotte – Centro direzionale, Strada delle Scotte, 14 – Siena


Tumore al seno metastatico: nuovi studi dimostrano l’efficacia della terapia antiangiogenica

Tumore al seno metastatico

Presentati al Congresso ESMO (European Society of Medical Oncology, Madrid, 26-30 settembre 2014) i risultati dello studio clinico IMELDA di Fase III che ha evidenziato come bevacizumab associato a capecitabina come terapia di mantenimento in seguito a un trattamento iniziale a base di bevacizumab e taxano permette di ottenere miglioramenti clinicamente significativi nella sopravvivenza globale (OS) nonché nella sopravvivenza libera da progressione (PFS) in donne con tumore al seno metastatico HER2-negativo.

Lo studio ha raggiunto il suo endpoint primario, evidenziando un aumento di quasi tre volte del tempo libero da progressione di malattia (PFS) tra le pazienti trattate con bevacizumab più capecitabina come terapia di mantenimento rispetto a quelle trattate con solo bevacizumab (PFS mediano dopo il trattamento induttivo: 11,9 mesi contro 4,3 mesi; HR=0,38, p<0,001). Si è inoltre dimostrato che le donne trattate con terapia di mantenimento combinata vivevano in media 15,3 mesi in più (OS mediano: 39,0 mesi contro 23,7 mesi, HR=0,43, p<0,001), endpoint secondario del trial. I dati relativi alla sicurezza ottenuti nello studio sono risultati conformi ai profili di sicurezza noti di bevacizumab o capecitabina.

Un secondo studio clinico in fase III (TANIA) ha evidenziato che le donne che hanno ricevuto bevacizumab più chemioterapici standard come trattamento iniziale per il tumore al seno metastatico HER2-negativo e che hanno poi proseguito con bevacizumab più chemioterapia dopo la prima progressione della malattia (in seconda linea), hanno vissuto significativamente più a lungo senza peggioramento della malattia, rispetto a persone che hanno ricevuto solo il trattamento chemioterapico in seconda linea. Lo studio TANIA ha raggiunto l’endpoint primario del miglioramento della PFS, con una riduzione statisticamente significativa del 25% del rischio di progressione del tumore per le donne che hanno ricevuto bevacizumab più chemioterapia in seconda linea rispetto al solo trattamento chemioterapico (PFS mediano: 6,3 mesi contro 4,2 mesi; HR=0,75, p=0,0068). I dati relativi alla sicurezza sono conformi ai profili noti di bevacizumab e chemioterapia in 2 linea.

Entrambi gli studi IMELDA e TANIA sono stati accettati per la pubblicazione su The Lancet Oncology.

 

BIBLIOGRAFIA

 

  1. Swain S. et al. Final overall survival (OS) analysis from the CLEOPATRA study of first-line (1L) pertuzumab (Ptz), trastuzumab (T), and docetaxel (D) in patients (pts) with HER2-positive metastatic breast cancer (MBC). European Society for Medical Oncology 2014, abstract #350O_PR
  2. F. Hoffmann-La Roche. ClinicalTrials.gov NCT00567190. National Library of Medicine. Available at: http://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT00567190
  3. Swain S. et al. Confirmatory overall survival analysis of CLEOPATRA: A randomized, double-blind, placebo-controlled Phase III study with pertuzumab, trastuzumab, and docetaxel in patients with HER2-positive first-line metastatic breast cancer. Poster presentation at the 2012 CTRC-AACR San Antonio Breast Cancer Symposium. Abstract # P5-18-26.
  4. Wolff A.C. et al. Arch Pathol Lab Med 2007; 131:18-34
  5. Dawood S. et al. J Clin Oncol 2010; 28:92

PRO Format Comunicazione

L’aspirina inibisce la diffusione dei tumori

Uno studio pubblicato su Cancer Cell prova come gli anti infiammatori non steroidei interagiscano con i vasi linfatici alla base della trasmissione di cellule cancerogene.

L’aspirina può essere di aiuto contro il cancro perché riesce a bloccare alcune vie di diffusione dei tumori. Lo affermano gli scienziati del Melourne Peter CacCallum Cancer Center su Cancer Cell. “Abbiamo dimostrato che molecole come l’aspirina potrebbero effettivamente funzionare in questo ambito, riducendo la dilatazione dei vasi linfatici e quindi la capacità dei tumori di diffondersi nell’organismo“, ha detto Steven Stacker, primo autore della ricerca.
Finora non si era riusciti a provare che gli anti infiammatori non steroidei come l’aspirina potessero inibire la diffusione del cancro.
I ricercatori hanno scoperto i meccanismi alla base delle “linee di alimentazione” dei tumori studiando le cellule nei vasi linfatici. “In un certo senso – ha detto Stacker – abbiamo trovato un cardine di giunzione biochimico tra tutti questi diversi fattori”. La scoperta potrebbe portare a nuovi farmaci, “che potrebbero contribuire a contenere molti tumori solidi, compresi il tumore al seno e il cancro alla prostata” .


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