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L’emicrania: una patologia sottovalutata

Oltre 90 milioni nel mondo, almeno 7 milioni solo nel nostro Paese: tante sarebbero, secondo le stime dell’OMS, le persone che lottano contro l’emicrania, tra le prime patologie per prevalenza in tutto il genere umano.

L’attacco emicranico, o cefalalgico, è una tempesta: quando il dolore arriva, improvviso, profondo e pulsante, e si cronicizza per giorni e mesi senza dare tregua. Il mondo esterno scompare e tutto si ferma per il paziente, chiuso nella sua sofferenza e in un vissuto costantemente proiettato sul dolore nell’attesa angosciante di una nuova crisi.

Regna confusione sull’emicrania, percepita come disturbo o sintomo dagli stessi pazienti, quando è una patologia vera e propria: ignorata dall’opinione pubblica; sottovalutata, sotto-diagnosticata e mal curata. La patologia emicranica è negletta dagli stessi media che ne scrivono di rado mentre internet lancia notizie negative, diffonde cure inesistenti, peggio, pericolose o inutili per la salute dei pazienti.

Chiarire i dubbi, spiegare esattamente cos’è l’emicrania, quali sono i meccanismi patogenetici che scatenano l’attacco cefalalgico e quali terapie sono disponibili oggi, ma anche approfondire il punto di vista dei pazienti, a chi si rivolgono, come vivono e come percepiscono la loro malattia, è stato lo scopo del Corso di Formazione Professionale per i giornalisti “Non è solo un mal di testa. Il caso emicrania, tra sottovalutazione e fake news”, promosso a Milano dal Master SGP ‘La Scienza nella Pratica Giornalistica’ della Sapienza Università di Roma con il contributo non condizionante di Lilly.

L’emicrania rimane una malattia misconosciuta e sotto-trattata a dispetto di una disabilità tanto grave e costi enormi. È una forma di cefalea idiopatica ricorrente, che si manifesta con attacchi della durata di 4-72 ore caratteristiche cliniche di questa patologia sono la localizzazione unilaterale del capo, dolore pulsante, intensità media o forte, aggravamento con le attività quotidiane e associazione di nausea, vomito, fastidio al rumore e alla luce. In Italia la prevalenza è del 9% tra i maschi, quasi quadrupla nelle femmine. Il costo annuale dell’emicrania nel nostro Paese è di 20 miliardi di euro– ha affermato Pietro Cortelli, Professore Ordinario di Neurologia, IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna.

Mai nessuna distinzione è stata fatta in maniera seria e corretta tra il comune mal di testa, che colpisce tutti almeno una volta nella vita e che si risolve spontaneamente con il riposo o un’ora di sonno, e l’emicrania che sconvolge la vita di chi ne soffre.

L’emicranico vive male sia per la enorme sofferenza fisica che si accompagna all’attacco cefalalgico acuto sia per la disabilità che ne deriva ma anche per il mancato riconoscimento sociale dell’emicrania, come malattia vera e propria, grave e invalidante, responsabile di un ulteriore aggravamento del vissuto dei pazienti.

Una patologia invisibile, che secondo l’OMS è la seconda malattia più disabilitante del genere umano.

Il nostro attacco emicranico nell’immaginario collettivo è stato condizionato moltissimo da quello che esce sui giornali, in televisione o sul web, noi emicranici siamo considerati persone deboli che non sanno gestire la loro vita mentre siamo individui sensibili, lavoratori instancabili armati di coraggio e ci sentiamo inutili quando il dolore ci paralizza. Abbiamo un cuore che batte nella testa in modo quasi incessante con un dolore che dà sofferenze talmente enormi da tanto di quel tempo che a volte preferiamo l’oscurità alla luce” ha dichiarato Lara Merighi di AL. Ce Italia, Alleanza Cefalalgici.

L’emicrania è donna: il rapporto di prevalenza è 3:1 rispetto agli uomini e il vissuto di genere negli emicranici è ancora più drammatico. Tuttavia gli stessi pazienti riconoscono di essere poco informati sulla propria malattia, denunciano una sottovalutazione sociale del loro grave problema, manca un diffuso accesso ai servizi specialistici che porta sovente all’autoprescrizione fino all’abuso e alla cronicizzazione dell’emicrania da iper-uso di farmaci da banco, in particolare analgesici. Ma soprattutto è la vita quotidiana che viene sconvolta dall’emicrania. È quanto emerge dalla ricerca del CensisVivere con l’emicrania”.

Il dato più rilevante della ricerca è la denuncia da parte dei pazienti di una sottovalutazione sociale dell’emicrania che li spinge a ritirarsi anche dalla vita di relazione; esiste una sorta di condizionamento molto forte di tutte le attività del vivere quotidiano che rendono la vita di questi malati veramente difficile. I pazienti diventano riluttanti a parlare del proprio problema all’esterno, in famiglia con il partner e i figli tutto si complica, salta l’equilibrio di coppia e l’intimità, si rinuncia e ci si rassegna e si finisce con il convincersi che è necessario cambiare vita, che non si è capaci di gestire il proprio disturbo né la propria esistenza. Da tutto ciò derivano diagnosi tardive, spasmodiche ricerche per trovare lo specialista (neurologo) che sappia gestire i trattamenti, grande utilizzo di farmaci da banco e di terapie alternative, l’isolamento. Inoltre, tutto ciò ha un impatto economico indicibile” – ha sottolineato Ketty Vaccaro, Responsabile Area Welfare e Salute Censis.

Esiste indubbiamente un gap culturale che porta alla sottovalutazione dei sintomi, alla sotto-diagnosi e ad una erronea gestione della patologia emicranica.

L’emicrania deve uscire dal cono d’ombra nel quale è relegata, questo richiede l’impegno dei pazienti, dei clinici, della ricerca, delle istituzioni e dei media. Strano a dirsi ma dell’emicrania si conosce moltissimo, tanto noti sono i suoi meccanismi patogenetici quanto negletta è la malattia nella quotidianità. Adesso, dopo quasi venti anni dall’ingresso dei triptani, una svolta nei trattamenti potrebbe cambiare la storia naturale dell’emicrania. Da pochi mesi è arrivata una nuova classe di farmaci, i primi anticorpi monoclonali anti-CGRP per la prevenzione dell’attacco cefalalgico acuto.

Gli anticorpi monoclonali anti-CGRP, che vengono somministrati mensilmente per via sottocutanea, si utilizzano nella terapia di profilassi, per prevenire l’attacco acuto. Si tratta di farmaci che sono diretti contro la proteina CGRP, un potente vasodilatatore che è uno dei responsabili della patologia emicranica. Gli anticorpi monoclonali bloccano il legame del CGRP sul suo recettore inibendo la dilatazione vasale e l’infiammazione. Gli studi clinici hanno dimostrato una molto significativa efficacia nel dimezzare o in molti casi azzerare le crisi cefalalgiche, una buona tolleranza e un buon profilo di sicurezza. L’emicrania è una malattia che deve essere curata anche perché oltre all’impatto economico, stravolge la vita delle persone. Questi farmaci per la prima volta potrebbero modificare la storia naturale dell’emicrania” – ha spiegato Elio Clemente Agostoni, Direttore Dipartimento di Neuroscienze e Niguarda Neuro Center, ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda di Milano e Presidente ANIRCEF.

 


Epilessia, malattia sociale

In occasione della Giornata Internazionale Epilessia che si è celebrata il 10 febbraio scorso, la Società Italiana di Neurologia (SIN) ha fatto il punto su questa patologia neurologica che risulta essere tra le più diffuse, tanto da venir annoverata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) tra le malattie sociali.

L’epilessia, infatti, colpisce circa 50 milioni di persone in tutto il mondo e nei paesi industrializzati interessa 1 persona su 100: si stima, pertanto, che in Europa le persone affette siano 6 milioni e in Italia circa 500.000.

Questa patologia si può manifestare in tutte le età, ma registra in particolare due picchi di incidenza: uno nei primi anni di vita, legato in misura maggiore a cause genetico-metaboliche, ma anche a rischi connessi a eventuale sofferenza perinatale, e l’altro in età più avanzata, in virtù delle maggiore incidenza, negli anziani, di malattie vascolari e neurodegenerative e anche per l’aumento dell’aspettativa di vita.

L’aspetto più negativo della malattia riguarda il fatto che le crisi possono manifestarsi all’improvviso, in qualsiasi momento e contesto, e possono provocare la perdita di coscienza con conseguenti cadute traumatiche e lesioni anche gravi; inoltre, se le crisi non sono ben controllate, causano forti limitazioni nella vita quotidiana dei pazienti, dalle attività lavorative alla vita affettiva e sociale, e un peso psicologico enorme da sopportare.

I progressi scientifici degli ultimi anni hanno fatto registrare numerose scoperte nel campo della genetica e delle scienze di base, con significativi passi avanti nella comprensione dei meccanismi molecolari che generano le crisi epilettiche, così come hanno portato a un ricco armamentario di farmaci antiepilettici efficaci, con meccanismi d’azione sempre più innovativi e in genere con migliore tollerabilità” – ha dichiarato Giancarlo Di Gennaro, Direttore UO Centro per la Chirurgia dell’Epilessia IRCCS NEUROMED, Pozzilli (IS) e Coordinatore Gruppo di Studio Epilessia SIN.

In quel terzo dei pazienti che risultano farmacoresistenti, inoltre, è possibile valutare, dopo un accurato studio pre-chirurgico multidisciplinare, la possibilità di un trattamento chirurgico finalizzato a rimuovere la regione di corteccia cerebrale responsabile delle crisi, spesso con ottime possibilità di guarigione. Infine, nei casi farmacoresistenti che non possono essere operati vi è la possibilità della cosiddetta “neuromodulazione”, ossia di un trattamento palliativo mediante l’impianto chirurgico di dispositivi (stimolazione vagale o stimolazione cerebrale profonda) che erogano stimoli elettrici diretti al cervello, in grado di ridurre il numero e la gravità delle crisi.

Ancora c’è molto da fare per le persone con epilessia: è necessario incrementare sempre di più la ricerca scientifica e rafforzare le politiche socio sanitarie a favore dei pazienti per migliorare così l’accesso alle cure ed elevare sempre di più gli standard diagnostico-terapeutici. Bisogna però soprattutto educare ed informare le persone circa l’epilessia, sostenendo su larga scala azioni informativo/educative, in particolare nelle scuole primarie e secondarie, allo scopo di abbattere i pregiudizi e le discriminazioni sociali che ancora purtroppo caratterizzano questa patologia.

 


 

FDA approva cenobamate per il trattamento delle crisi epilettiche parziali negli adulti

Arvelle Therapeutics GmbH, una società biofarmaceutica emergente focalizzata sui trattamenti innovativi per i pazienti affetti da disturbi del sistema nervoso centrale, ha annunciato che SK life science, Inc., una consociata di SK Biopharmaceuticals Co., Ltd., ha ricevuto l’approvazione dalla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti per le compresse di cenobamate, come trattamento per le crisi epilettiche parziali negli adulti (ora denominate crisi ad insorgenza focale), in attesa dell’esame della pianificazione da parte della Drug Enforcement Amministrazione (DEA) statunitense.

Arvelle Therapeutics GmbH ha ottenuto i diritti di licenza esclusiva per lo sviluppo e la commercializzazione del cenobamate in Europa da SK Biopharmaceuticals. Arvelle Therapeutics intende presentare una domanda di autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) nell’Unione europea, nel primo semestre 2020, per il cenobamate come trattamento delle crisi ad insorgenza focale nei pazienti adulti sulla base dei dati ottenuti dal programma di sperimentazione clinica globale di SK life science che coinvolge più di 1.900 pazienti durante gli studi di Fase 2 e 3.

L’approvazione negli Stati Uniti si basa sui risultati di due studi randomizzati, in doppio cieco, controllati con placebo e su un ampio studio internazionale, multicentrico di sicurezza in aperto sulla ricerca del cenobamate come terapia aggiuntiva in pazienti adulti con crisi ad insorgenza focale1-3. Negli studi randomizzati (studi 0131 e 0172), il cenobamate ha dimostrato una riduzione significativa della frequenza delle crisi a tutte le dosi studiate rispetto al placebo quando ciascuna di queste è stata aggiunta a 1-3 farmaci antiepilettici di base.  Inoltre, un numero statisticamente significativo di pazienti ha mostrato una riduzione pari o superiore al 50% della frequenza delle crisi convulsive, mentre alcuni pazienti non hanno avuto alcuna convulsione.1,2

Nello Studio 013, che includeva una fase di titolazione di 6 settimane seguita da una fase di mantenimento di 6 settimane, è stata osservata una riduzione statisticamente significativa del 56% dal basale della frequenza delle crisi convulsive con cenobamate 200 mg/die rispetto a una riduzione del 22% con placebo nel periodo di doppio cieco di 12 settimane.1 

Nello Studio 017, che includeva una fase di titolazione di 6 settimane seguita da una fase di mantenimento di 12 settimane, i pazienti randomizzati con cenobamate 100 mg/die, 200 mg/die o 400 mg/die hanno mostrato tassi di risposta statisticamente significativi (riduzione ≥50% dal basale nella frequenza delle crisi), rispettivamente 40%, 56% e 64%, rispetto a una riduzione del 25% con placebo.2

Durante la fase di mantenimento dello Studio 013, un’analisi post-hoc ha mostrato che il 28% dei pazienti trattati con cenobamate non aveva avuto alcuna convulsione, rispetto al 9% dei pazienti con placebo.1 

Durante la fase di mantenimento dello Studio 017, il 4% dei pazienti nel gruppo cenobamate 100 mg/die, l’11% dei pazienti nel gruppo cenobamate 200 mg/die, il 21% dei pazienti nel gruppo cenobamate 400 mg/die e l’1% dei pazienti nel gruppo placebo non hanno sperimentato alcuna convulsione.2

Gli eventi avversi più frequenti riportati in tutti gli studi (> 10%) sono stati sonnolenza, vertigini, diplopia, affaticamento e mal di testa. Durante l’intero programma di sviluppo clinico si sono verificati tre casi gravi di reazione ai farmaci con eosinofilia e sintomi sistemici (DRESS). Durante lo studio di sicurezza in aperto con oltre 1.300 pazienti (studio 021), che includeva una dose iniziale inferiore e una titolazione più lenta, non sono stati osservati casi di DRESS.3

L’approvazione della FDA per il cenobamate è un passo fondamentale nell’ambito dei nostri sforzi che mirano a portare questo importante potenziale farmaco in Europa per i pazienti epilettici con convulsioni incontrollate.  Arvelle Therapeutics dispone dei diritti europei esclusivi per il cenobamate e si sta impegnando per finalizzare la domanda di autorizzazione all’immissione in commercio nell’UE. Riteniamo che il cenobamate potrebbe potenzialmente rappresentare una nuova apprezzata opzione di trattamento per coloro che convivono con questa affezione debilitante”ha affermato Mark Altmeyer, Presidente e CEO di Arvelle Therapeutics.

In Europa vi sono circa sei milioni di persone affette da epilessia4 e circa il 40% dei pazienti epilettici adulti ha un controllo inadeguato delle convulsioni dopo il trattamento con due AED.5,6

Sono molto soddisfatto dell’approvazione statunitense del cenobamate per il trattamento dei pazienti epilettici con crisi ad insorgenza focale. Questo è certamente un importante passo di validazione nel percorso per portare il cenobamate ai pazienti europei.  Questa approvazione, unita alla nostra esperienza con il farmaco, mi rende entusiasta riguardo alla prospettiva di accesso a questa nuova opzione terapeutica” – ha dichiarato Steinhoff, un importante epilettologo del Centro per l’epilessia di Kork a Kehl-Kork, in Germania.

 

  1. Chung SS et al. Epilepsy Curr 2014; 14(suppl 1): 438. Abstract 3.306.
  2. Krauss GL et al. Lancet Neurol. 2019; (pubblicato online il 13 nov.)
  3. Sperling MR et al. American Epilepsy Society Annual Meeting, 30 novembre–4 dicembre 2018, New Orleans, LA, USA. Estratto 1.303.
  4. Epilepsy Alliance Europe. Informazioni di base.
  5. Kwan P and Brodie MJ.  N Engl J Med. 2000;342(5):314-319.
  6. Chen Z et al. JAMA Neurol. 2018 Mar 1;75(3):279-286.


Natale e malattia di Alzheimer

Il Natale sta arrivando, così come i giorni di vacanza tanto attesi da molti. Per alcune persone però il sopraggiungere di ricorrenze festive può provocare sentimenti contrastanti, come nel caso dei pazienti affetti da malattia di Alzheimer (AD) e dei rispettivi familiari/caregiver, proprio in considerazione del profilo extra-ordinario che assumono le giornate.

La rottura degli schemi routinari , associata ad una sovraesposizione sociale, se non attentamente modulate possono contribuire ad amplificare lo stato di incertezza e confusione che spesso domina le fasi intermedie ed avanzate di malattia” – ha commentato Gioacchino Tedeschi, Presidente della Società Italiana di Neurologia e Ordinario di Neurologia presso l’Università degli Studi di Napoli “Luigi Vanvitelli”.

Tuttavia, numerose evidenze scientifiche mostrano come anche i pazienti affetti da AD riescano a riconoscere il contenuto emotivo degli stimoli esterni, fissando in modo più efficace i ricordi dotati di valenza affettiva, in accordo col riscontro della preservazione della “memoria emozionale” anche in fasi più avanzate di malattia.

Alcuni studi, ad esempio, hanno dimostrato che la percezione della gioia, trasmessa mediante stimoli visivi o acustici, risulti relativamente conservata nel tempo anche nei pazienti affetti da AD. In particolare è stata evidenziata la capacità di percepire e riconoscere le emozioni convogliate dalla musica che eserciterebbe, anche in questi casi, un notevole potere evocativo.

Ciò suggerisce l’adozione di una condotta “inclusiva” improntata al coinvolgimento del paziente in un clima festoso, accogliente e non giudicante. Ancor meglio se preceduto da segnali “marcatempo”, quali addobbi e decorazioni che scandiscano l’evento imminente, e caratterizzato da un adeguamento dell’ambiente in funzione delle necessità delle persone più vulnerabili. In questo modo gli eventi natalizi diventano delle occasioni positive e, addirittura, memorabili per tutto il nucleo familiare” – prosegue il Prof. Tedeschi.

Il sito della Federazione Alzheimer Italia suggerisce alcuni pratici consigli (www.alzheimer.it/natale2015.html), utili come spunto per una migliore gestione dei giorni di festa e delle occasioni di incontro, aventi come obiettivo quello di concedere al paziente momenti di serenità, riducendo contestualmente il “peso” per il caregiver, con implicazioni positive sulla coppia “paziente-familiare”.

Ad esempio, se per le festività sono sempre state invitate molte persone a casa, sarebbe opportuno prendere in considerazione un ridimensionamento del numero di ospiti e della tipologia di pranzo; evitare i grandi raduni e organizzare visite più piccole di due o tre persone alla volta aiuta a tenere lontano eccessive fonti di stress non solo per la persona malata ma anche per il caregiver.

Se la sera e la confusione sono un problema (sindrome del tramonto), valutare la possibilità di cambiare la cena in un pranzo. Oppure, il consiglio è quello di mantenere la stanza ben illuminata e cercare di evitare qualsiasi stimolo che potrebbe attivare nella persona malata comportamenti di difficile gestione. Se la casa dovesse diventare eccessivamente rumorosa, scegliere una stanza tranquilla o uscire a fare una passeggiata. Evitare di tenere accesa la tv durante il pranzo.

La persona malata può trovare conforto nel cantare vecchie canzoni della tradizione o sfogliare album di foto di famiglia. È importante coinvolgerlo nell’organizzazione dei preparativi, come incartare i regali, decorare o apparecchiare la tavola.

Attenzione alle decorazioni scelte: luci lampeggianti possono confondere o spaventare una persona con demenza mentre le decorazioni che sembrano cibo potrebbero essere scambiate per commestibili.

Anche durante i momenti di festa, laddove possibile, mantenere una routine il più possibile normale, come ad esempio organizzare anche il tempo per le pause e il riposo per tutti, aiuta a ridurre la confusione inevitabile che si crea durante le feste. Può aiutare tenere a portata di mano materiale per semplici attività ripetitive che possono giovare a far riposare la persona: il dvd o film preferito, piegare fazzoletti, sgusciare arachidi o uscire a fare una passeggiata.

Importante che anche la persona malata possa ricevere un regalo adatto ed adeguato alla fase di malattia facendo attenzione alla scelta di regali inutilizzabili o addirittura pericolosi per una persona con demenza. Abbigliamento comodo, audiocassette di musica preferita, video e album fotografici possono essere i principali tra cui scegliere.


XI GIORNATA NAZIONALE PARKINSON

Parkinson? Quanti luoghi comuni sulla seconda malattia neurodegenerativa per dimensione in Italia dopo l’Alzheimer.

Oggi nel nostro paese si contano circa 250.000 persone affette da questa patologia, mentre nel mondo arriviamo a circa a 4 milioni. Sono questi i dati che raccontano la storia di una malattia che coinvolge in maniera progressiva le cellule nervose che producono dopamina causando rallentamento motorio, difficoltà nella deambulazione e in molti casi anche tremore. È una disfunzione molto complessa ed eterogenea che necessita di informazioni corrette, oltre che di un percorso di cura specifico e personalizzato.

Per questo motivo l’Accademia LIMPE-DISMOV (l’Associazione scientifica di riferimento in Italia per la Malattia di Parkinson) aderente alla Società Italiana di Neurologia, insieme alla Fondazione LIMPE per il Parkinson Onlus, ha organizzato per l’undicesimo anno consecutivo la GIORNATA NAZIONALE PARKINSON (25 novembre 2019), che quest’anno ha ottenuto anche il patrocinio della RAI.

Da undici anni i principali centri italiani che si occupano di malattia di Parkinson spalancano le porte ai pazienti e ai caregiver per offrire tutto il sostegno e tutte le informazioni di cui hanno bisogno. Sarà un faccia a faccia medico-paziente, perché lavorare insieme è il modo più efficace per contrastare la malattia” – ha sottolineato Leonardo Lopiano, Presidente Accademia LIMPE-DISMOV e Professore Ordinario di Neurologia dell’Università di Torino.

Il Parkinson è una malattia che provoca un forte impatto sulla qualità di vita.

I fattori della malattia associati allo stress, sia in fase iniziale che avanzata, influenzano la qualità della vita dei pazienti e dei caregivers (familiari e assistenti). Per questo è necessario un sostegno attraverso un’azione informativa capillare e corretta, su queste basi è nata l’idea della Giornata Nazionale Parkinson” – ha affermato Pietro Cortelli, Presidente della Fondazione LIMPE per il Parkinson Onlus e Professore Ordinario di Neurologia dell’Università di Bologna.

La Società Italiana di Neurologia ritiene fondamentale che l’interazione tra centri Parkinson e Associazioni dei Pazienti sia una delle sue mission prioritarie ed è lieta di sostenere le iniziative della XI Giornata Nazionale Parkinson” – ha sottolineato Gioacchino Tedeschi, Presidente della Società Italiana di Neurologia e professore Ordinario dell’Università degli Studi di Napoli “Luigi Vanvitelli”.

 

Ogni realtà territoriale ha organizzato, dei momenti di incontro e confronto tra medici e pazienti per far fronte a qualsiasi tipo di richiesta.

A Torino, Milano e Napoli i centri hanno organizzato un unico evento aperto ai pazienti. Non sono mancati, inoltre, le iniziative di raccolta fondi che si sono concentrate nella capitale presso il nuovo centro di aggregazione culturale della Capitale, PALAZZO MERULANA, e il prestigioso CONSERVATORIO DI MUSICA SANTA CECILIA.


Il neo Presidente della SIN, proclamato a Bologna, durante il 50° Congresso Nazionale

Gioacchino Tedeschi, Direttore I Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia, A.O.U Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli, è il nuovo Presidente della Società Italiana di Neurologia.

Guiderà la SIN fino al 2021, succedendo a Gianluigi Mancardi, Clinica Neurologica dell’Università di Genova, che ha presieduto la Società Scientifica nell’ultimo biennio.

La proclamazione è avvenuta a Bologna durante i lavori del 50° Congresso Nazionale SIN, l’appuntamento annuale più importante della Neurologia italiana per il confronto scientifico e l’aggiornamento professionale di neurologi accademici, ospedalieri e territoriali. Una quattro giorni, quella bolognese, che ha riunito circa 2.500 neurologi, una delle edizioni più affollate degli ultimi tempi.

La Società Italiana di Neurologia è cresciuta molto in questi anni grazie al lavoro dei miei predecessori, veri e propri maestri in particolar modo nell’ultimo biennio con la Presidenza Mancardi. Le linee guida del mio mandato saranno indirizzate a rafforzare il legame dei neurologi con la SIN e aumentare l’impatto della neurologia nelle varie sedi in cui si sviluppa, da quella universitaria con la formazione e la ricerca, a quella ospedaliera con l’assistenza al paziente fino a quella territoriale che svolge un ruolo molto importante nella gestione della continuità assistenziale e terapeutica” – ha dichiarato il neo Presidente Gioacchino Tedeschi.

La specializzazione in Neurologia finora quinquennale, oggi è stata ridotta a 4 anni con conseguenti e inevitabili carenze. Per ovviare a questa lacuna formativa, la SIN ha istituito 4 Master di secondo livello per coloro che vogliano specializzarsi in neurologia d’urgenza, neuropsichiatria, neuroriabilitazione e neurofisiopatologia.

La neurologia clinica sta cambiando molto grazie ai nuovi strumenti diagnostici e terapeutici che comportano però un aumento del carico e complessità del lavoro del neurologo. La Neurologia oggi si trova a dover affrontare enormi sfide con risorse spesso non sufficienti: soddisfare le richieste di salute di tutti i pazienti, in acuzie o in cronicità rappresenta il primo obiettivo del neurologo che può essere raggiunto solo attraverso quella profonda sinergia tra rete ospedaliera e rete territoriale” – ha concluso Tedeschi.

La Società Italiana di Neurologia conta oltre 3.000 specialisti neurologi e ha lo scopo istituzionale di promuovere in Italia gli studi neurologici, finalizzati allo sviluppo della ricerca scientifica, alla formazione, all’aggiornamento degli specialisti e al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.

 


Ultime notizie dal 50° Congresso di neurologia: focus su nuove terapie e carenze Stroke Unit

Si è concluso con successo il 50° Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia (BOLOGNA, 12-15 ottobre 2019) che ha visto la partecipazione di oltre 2.500 neurologi di tutta Italia per l’aggiornamento e il confronto sulle novità che riguardano le malattie del sistema nervoso.

Di grande attualità il tema delle nuove terapie geniche per la cura delle malattie neurodegenerative che segnano l’inizio di una nuova era terapeutica per la cura di patologie gravi quali SLA, la malattia di Parkinson e il decadimento cognitivo.

Dopo la messa a punto della terapia genica per l’atrofia muscolare spinale (SMA), sono stati appena avviati a livello internazionale i primi trial sulla Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) attraverso i quali si stanno sperimentando cure mirate alle alterazioni genetiche della malattia e in grado di bloccare la produzione o l’accumulo di proteine tossiche. Grande speranza anche per le miopatie.

Nuove importanti novità anche per la cura dell’emicrania nei pazienti colpiti dalle forme più gravi con almeno 4 episodi al mese: si aspetta con grande attesa l’autorizzazione per la commercializzazione e la rimborsabilità in Italia dei nuovi anticorpi monoclonali che mirano alla prevenzione degli attacchi di emicrania attraverso l’azione che esercitano su una particolare molecola – un peptide, correlato al gene della calcitonina (Cgrp) – o verso il suo recettore, che svolgono un ruolo fondamentale nella genesi del mal di testa. Sarà una terapia rivoluzionaria inoltre perché prevede la somministrazione del farmaco solo 1 volta al mese.

Critica invece la situazione dell’organizzazione assistenziale per le malattie cerebrovascolari al centro del simposio congiunto SINMinistero della salute: dai dati preliminari di un’indagine realizzata dalla Società Italiana di Neurologia, emerge come i centri specializzati per la cura dell’ictus cerebrale nel nostro paese, le Stroke Unit, risultino carenti di posti letto e non equamente distribuiti sul territorio nazionale. Si stima che siano circa 10 milioni gli italiani che, se avranno mai un ictus, non potranno ricevere le cure pienamente adeguate nelle Stroke Unit perché assolutamente insufficienti.

La SIN intende collaborare con le Istituzioni italiane per affrontare e arginare emergenze come questa con l’obiettivo di garantire gli stessi livelli di assistenza a tutti i pazienti. Lo stesso intende fare per la definizione del percorso di formazione dello specialista interventista neuro-vascolare, figura sempre più necessaria e già ben definita nel resto dell’Europa” – ha commentato Gioacchino Tedeschi, Presidente della SIN e Direttore I Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia, A.O.U Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli.

La Società Italiana di Neurologia conta oltre 3.000 specialisti neurologi e ha lo scopo istituzionale di promuovere in Italia gli studi neurologici, finalizzati allo sviluppo della ricerca scientifica, alla formazione, all’aggiornamento degli specialisti e al miglioramento della qualità professionale nell’assistenza alle persone con malattie del sistema nervoso.

 


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