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Coronavirus: su Facebook un team di esperti risponde alle domande più frequenti dei pazienti oncologici e onco-ematologici

Le 27 Associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici del progetto La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere, in questo momento di grande emergenza sanitaria, stanno lavorando intensamente per supportare le persone che convivono con un tumore, che sono comprensibilmente preoccupate e disorientate, anche perché particolarmente esposte alle complicanze del coronavirus, e i loro familiari.

Per rispondere ai dubbi e agli interrogativi su tutto quello che riguarda la gestione della malattia oncologica e onco-ematologica in questo particolare e delicato momento, scendono in campo gli esperti della commissione tecnico-scientifica del progetto: un team di oncologi e psiconcologi che, attraverso la pagina Facebook “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” (www.facebook.com/salutebenedadifendere), vaglierà le richieste più frequenti di pazienti e familiari e provvederà a fornire risposte chiare e autorevoli.

Le persone interessate dovranno semplicemente commentare il post dedicato sulla pagina, ponendo il loro quesito: le risposte alle domande più comuni saranno poi pubblicate sulla stessa pagina del progetto, a disposizione di tutti.

Un servizio semplice ma molto utile, che fa leva sulla capacità dei social media di mettere in connessione le persone e che ci è sembrato di fondamentale importanza poter offrire ai pazienti oncologici e onco-ematologici, disorientati dalla situazione di emergenza sanitaria che stiamo vivendo e in cerca di risposte chiare e definite. Ringraziamo per la loro disponibilità gli oncologi e gli psiconcologi della commissione tecnico-scientifica del progetto: grandi professionisti che sono sempre al nostro fianco e che anche in questo momento difficile continuano a lottare insieme a noi pazienti” – ha dichiarato Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna onlus e coordinatrice del progetto.

 

Il team di esperti della commissione tecnico-scientifica

  1. Vincenzo Adamo, Professore Ordinario e Direttore Oncologia Medica A.O. Papardo, Messina
  2. Vito Barbieri, Dirigente Medico, U.O. Oncologia Medica Azienda Ospedaliera-Universitaria “Mater Domini”, Catanzaro
  3. Sandro Barni, Primario Emerito ASST- BG OVEST, Ospedale di Treviglio
  4. Rosalbino Biamonte, Dirigente I livello, U.O.C. Oncologia Medica, Azienda Ospedaliera di Cosenza
  5. Lucia Bonassi, Psiconcologa ASST Bergamo est
  6. Francesca Bruder, Gruppo Melanoma e Patologie Rare, Oncologia Medica, Ospedale Oncologico Businco di Cagliari
  7. Francesca Catalano, Direttore UOC multidisciplinare di senologia, Ospedale Cannizzaro, Catania
  8. Pierpaolo Correale, Direttore della UOC di Oncologia, Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi Melacrino Morelli”, Reggio Calabria
  9. Filippo de Braud, Direttore Dipartimento Oncologia Medica, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori, Milano
  10. Nicla La Verde, Direttore UOC Oncologia, ASST Fatebenefratelli Sacco, PO Luigi Sacco, Milano
  11. Vito Lorusso, Direttore U.O.C. Oncologia Medica, Istituto Tumori G. Paolo II, Bari
  12. Paolo Marchetti, Professore ordinario di Oncologia Medica, Direttore U.O.C. Oncologia Medica, A.O.U. Sant’Andrea, Roma
  13. Giuseppe Nastasi, Direttore UOC Oncologia Medica ASST Bergamo Est
  14. Silvia Novello, Professore ordinario Oncologia Medica, Università degli Studi di Torino – Dipartimento di Oncologia, Responsabile SSD Oncologia Polmonare, AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano
  15. Salvatore Palazzo, già Direttore U.O.C. Oncologia Medica, Azienda Ospedaliera di Cosenza
  16. Diego Piazza, Direttore U.O.C. Chirurgia Oncologica, P.O. Garibaldi-Nesima, Catania
  17. Antonio Russo, Direttore U.O.C Oncologia Medica, Policlinico Universitario di Palermo
  18. Giorgina Specchia, Professore Ordinario di Ematologia, Università degli Studi Aldo Moro, Bari
  19. Marco Vignetti, Presidente Fondazione GIMEMA Onlus, Ricercatore Ematologia Sapienza Università di Roma

Coronavirus: dal Ministero della Salute le raccomandazioni ufficiali per i pazienti oncologici e onco-ematologici e gli operatori sanitari

Il Ministero della Salute ha prodotto l’11 marzo scorso le raccomandazioni ufficiali per la gestione dei pazienti oncologici e onco-ematologici in corso di emergenza da COVID-19, redatte su iniziativa del Comitato Tecnico Scientifico della Protezione Civile.

Raccomandazioni fortemente volute dalle Associazioni di pazienti del progetto La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovereche solo alcuni giorni fa avevano richiesto e ottenuto un confronto sul tema con il Ministro della Salute Roberto Speranza e con il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli: proprio in questo incontro, durante il quale i rappresentanti dei pazienti hanno esposto i loro dubbi e le loro preoccupazioni sulle conseguenze del contagio da coronavirus, data la loro condizione di fragilità, e sulla gestione della malattia in questa situazione emergenziale, sono stati gettati i semi che hanno portato alla stesura del documento.

Le raccomandazioni sono disponibili sul sito del progetto, al link: https://www.salutebenedadifendere.it/wp-content/uploads/2020/03/Raccomandazioni-COVID-19.pdf

Siamo molto soddisfatti e ringraziamo il Ministero della Salute e il Comitato Tecnico Scientifico per la celerità con cui hanno dato seguito alle nostre richieste le raccomandazioni dissipano molti dubbi e forniscono linee guida chiare. Auspichiamo che presto possano essere affrontati altri punti importanti come le raccomandazioni per i caregiver e l’accesso ai dispositivi di protezione individuale per i pazienti” – ha dichiarato Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna onlus e coordinatrice del progetto.

Il documento del Comitato Tecnico Scientifico conferma nelle sue premesse che, nonostante i dati al momento siano estremamente limitati, sembra che i pazienti con patologie oncologiche o onco-ematologiche siano da un lato esposti a maggior rischio di contrarre l’infezione, e dall’altro ad andare incontro a un andamento più severo.

Si raccomanda pertanto a tutti i pazienti, sia a quelli che hanno completato il percorso terapeutico (off-therapy) che a quelli ancora in trattamento, di applicare le seguenti norme igieniche:

a) evitare, ove possibile, luoghi affollati;

b) indossare la mascherina (di comune uso, quali quelle chirurgiche) fuori dal domicilio, in particolare quando si rendano necessarie visite in ospedale per visite, esami e/o trattamenti;

c) eseguire un’accurata e frequente igiene delle mani (si vedano anche le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sul lavaggio delle mani);

d) evitare le visite al proprio domicilio da parte di familiari o amici con sintomi respiratori e/o provenienti da aree a rischio;

e) al fine di evitare contagi in ambito lavorativo si suggerisce di mantenere una distanza di almeno un metro (meglio anche due) dai colleghi che presentino sintomi respiratori, invitandoli ad indossare una mascherina.

Ai pazienti off-therapy si raccomanda di posticipare, laddove possibile e in accordo con gli specialisti del settore che hanno in carico il paziente, i controlli di follow-up, in modo da limitare al massimo la frequentazione delle strutture sanitarie (sia per limitare il rischio di esposizione a SARS-CoV-2, sia per ridurre la mole di lavoro di strutture già in parte sovraccariche).

Per quanto riguarda le raccomandazioni specifiche relative ai pazienti in trattamento citostatico, radiante o immunoterapico, il Ministero della Salute raccomanda alle Autorità Sanitarie Locali di garantire i trattamenti a tutti i pazienti al fine di assicurare il principio di intensità di dose e alle strutture sanitarie di identificare e istituire percorsi e spazi dedicati ai pazienti in trattamento; si raccomanda inoltre al personale sanitario l’uso delle mascherine. Infine, si chiede di individuare specifiche strategie per garantire il percorso diagnostico-terapeutico già avviato per i pazienti in caso di potenziale esposizione di un soggetto oncologico a soggetti contagiati da SARS CoV-2; particolare attenzione andrà posta ai pazienti sottoposti a trattamento chirurgico per tumori a localizzazione polmonare, con trattamento che abbia comportato un sacrificio parziale o totale di parenchima polmonare.

 


Coronavirus: Ministro della Salute e Presidente del Consiglio Superiore di Sanità incontrano le associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici

Il Ministro della Salute Roberto Speranza e il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli hanno incontrato il 5 marzo scorso al Dipartimento di Protezione Civile di Roma i rappresentanti delle associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici del progetto La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere, in seguito alla richiesta congiunta di queste ultime di confrontarsi con le Istituzioni sulla delicata questione della gestione dei pazienti con tumore presso le strutture sanitarie nazionali, nell’ambito dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del coronavirus in Italia.

Il Ministro Speranza e il Presidente Locatelli hanno ascoltato le criticità rappresentate dalle associazioni pazienti e hanno annunciato che quanto prima il Comitato tecnico-scientifico del Governo si riunirà per cominciare a mettere a punto raccomandazioni utili ai pazienti oncologici e onco-ematologici e agli operatori delle strutture sanitarie per fronteggiare questa emergenza.

Nell’ambito dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, è nostro compito tutelare la salute delle persone fragili, colpite da una o più patologie, particolarmente esposte alle complicanze del coronavirus in questa prospettiva l’incontro di ieri è stato un momento di confronto importante per recepire i suggerimenti dei pazienti oncologici e onco-ematologici che sono, comprensibilmente, spaventati. Ora il Professor Locatelli, Presidente del CSS, coinvolgendo altri membri del Comitato tecnico-scientifico del Governo, si farà carico di definire raccomandazioni utili per la sicurezza delle persone con tumore e degli operatori” – ha dichiarato il Ministro della Salute, Roberto Speranza.

Siamo molto soddisfatti di questo incontro perché ha aperto la strada a un provvedimento che logicamente avrà degli effetti positivi per tutti i pazienti oncologici e onco-ematologici d’Italia. Ringraziamo il Ministro della Salute Speranza e il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Professor Locatelli, per la loro disponibilità a incontrarci, nonostante il momento di emergenza e gli innumerevoli impegni di questi giorni, e per aver ascoltato le nostre richieste e le nostre preoccupazioni” – ha commentato Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna onlus e coordinatrice del progetto.

Tra i punti chiave toccati nell’incontro, le raccomandazioni specifiche per i pazienti oncologici; la gestione dell’accesso alle strutture sanitarie nazionali per i pazienti in terapia o in follow-up; le precauzioni aggiuntive per i pazienti con tumore del polmone; la disponibilità di dispositivi di protezione; le direttive per gli operatori di trasporto nazionale per la previsione di percorsi protetti per i pazienti oncologici che devono viaggiare per improcrastinabili motivi di salute.

Tumore del polmone, una web fiction in 10 puntate lancia una nuova narrativa sulla malattia

Una diagnosi di tumore stravolge la vita. Non solo la vita del paziente, ma quella di tutta la famiglia, che deve confrontarsi con nuovi ritmi e priorità. A maggior ragione quando si tratta di tumore del polmone, tra i primi per diffusione e uno dei principali ‘big killer’. Familiari e caregiver, non meno del paziente, devono affrontare insieme un lungo e difficile viaggio e hanno bisogno di conoscere, tappa dopo tappa, la realtà con cui devono confrontarsi.

Oggi questo percorso viene raccontato in modo originale nella web fiction In famiglia all’improvviso, una web serie in 10 puntate al confine tra dramma e commedia che cambia la narrativa sul tumore del polmone, parlandone da un nuovo punto di vista.

Non solo quello della prevenzione e dei fattori di rischio come il tabacco, ma anche raccontando il percorso che attende paziente e familiari, nel quale si sono aperti nuovi scenari: la possibilità di identificare il profilo molecolare del tumore permette di assicurare la terapia più appropriata per ciascun paziente, migliorandone le prospettive e restituendo speranza.

La web fiction, diretta da Christian Marazziti, è il fulcro della campagna d’informazione In famiglia all’improvviso. Combattiamo insieme il tumore del polmone, un progetto promosso da Salute Donna Onlus, Salute Uomo Onlus e WALCE Women Against Lung Cancer Europe onlus, con il supporto non condizionato di MSD Italia.

Il percorso informativo proposto dalla campagna, ricalcato sull’esperienza reale di pazienti, familiari e caregiver, si articola in sei tappe: sospetto diagnostico, diagnosi effettiva e tipizzazione, terapia, convivere con la malattia, diritti del paziente, supporto psicologico.

Sino ad oggi l’attenzione si è concentrata sulla prevenzione, in particolare sulla lotta contro il fumo ma attualmente sul tumore del polmone si sa molto più che in passato, le conoscenze sono cresciute sebbene rimanga una forma di cancro molto grave e complessa. È questo uno dei motivi che ci hanno convinto a spostare il focus sull’esperienza di malattia: iniziative come In famiglia all’improvviso rivestono un ruolo di rilievo nell’informare i pazienti e tutta la popolazione. La vera novità della web fiction è che testimonia da dentro il vissuto della persona malata e della famiglia travolta all’improvviso dalla comparsa del tumore” – dichiara Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna Onlus e Salute Uomo Onlus.

In termini di incidenza, il tumore del polmone è il terzo più frequente nella popolazione italiana, con circa 41.500 nuovi casi attesi ogni anno (dato AIRTUMAIOM 2018), e rappresenta ancora la prima causa di morte per neoplasia negli uomini e la terza nelle donne.

Il percorso diagnostico e terapeutico del tumore del polmone in questi ultimi anni ha conosciuto una importante evoluzione. Il punto di svolta è la possibilità di identificare, attraverso test molecolari, il profilo genetico di ciascun tumore, ovvero le mutazioni specifiche che permettono di ottenere informazioni fondamentali per la scelta della terapia più appropriata.

L’introduzione di terapie a bersaglio molecolare e dell’immunoterapia ha modificato in maniera radicale le aspettative di vita delle persone affette da tumore polmonare, perlomeno per molte di loro. Questi approcci innovativi hanno migliorato in modo significativo anche la qualità di vita dei pazienti. Eseguire i test molecolari è fondamentale per identificare il tipo di tumore e per definire la migliore strategia terapeutica possibile. Per questo motivo l’accesso ai test e la loro tempestiva esecuzione andrebbero garantiti in modo uniforme sul territorio italiano ed europeo” – spiega Silvia Novello, Professore ordinario Oncologia Medica, Università degli Studi di Torino – Dipartimento di Oncologia, Responsabile SSD Oncologia Polmonare, AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano e Presidente WALCE onlus.

Negli ultimi anni il trattamento del tumore del polmone ha fatto registrare un importante cambio di paradigma grazie all’avvento dell’immunoterapia, che sta aprendo prospettive fino a oggi insperate per un numero crescente di pazienti.

La cura del tumore del polmone nel 2019 ha tantissime possibilità che offrono una significativa probabilità di allungare la vita e di migliorarla, ma per ottenere questi risultati le terapie devono essere personalizzate al massimo e mirate a un preciso tipo di tumore polmonare. I pazienti con PD-L1 positivo (>50%) e che non hanno alterazioni molecolari, vengono trattati con immunoterapia, mentre i pazienti PD-L1 con valore inferiore al 50% ricevono un trattamento chemioterapico, nell’attesa che diventino disponibili gli schemi di chemioterapia e immunoterapia” – spiega Marina Chiara Garassino, Responsabile Struttura di Oncologia Toracica, Dipartimento di Oncologia Medica, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

La gestione di un paziente che riceve una diagnosi di carcinoma del polmone richiede il coinvolgimento di molti specialisti. All’interno del team un ruolo chiave è quello dello psiconcologo che è deputato a offrire supporto psicologico al paziente, ma anche ai familiari e al caregiver.

Lo psiconcologo collabora e si integra con tutte le figure professionali del team multidisciplinare. Il suo ruolo non è rivolto soltanto a sostenere il paziente dal punto di vista psicologico ma anche a creare i presupposti affinché la comunicazione di tutto lo staff sanitario nei confronti del paziente sia corretta e adeguata. Lo psiconcologo valuta la situazione emotiva e di contesto del paziente per capire quali sono i bisogni reali suoi e della famiglia e le risorse che può mettere in campo e adattare di conseguenza la comunicazione e gli interventi terapeutici” – sottolinea Chiara Borreani, Psicologa, Responsabile Struttura di Psicologia Clinica, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

Per promuovere capillarmente l’informazione sul tumore del polmone e sui progressi della ricerca da oggi è online la pagina web www.infamigliaallimprovviso.it che, oltre a ospitare con cadenza settimanale i dieci episodi della web fiction, fornirà informazioni e approfondimenti sulle sei tappe del percorso diagnostico-terapeutico.

La sfida è stata per noi quella di affrontare un tema ostico, complesso e anche doloroso come il tumore del polmone e al tempo stesso utilizzare un linguaggio in grado di non allontanare gli spettatori. Mi auguro che con questo progetto siamo riusciti a raccontare i principali aspetti del tumore del polmone con la giusta delicatezza, rispettando il tema e il profilo di tutti i personaggi, con un’ironia priva di sottolineature macchiettistiche. Grazie all’empatia con i personaggi, lo spettatore si immedesima, segue le loro vicende nell’arco di tutti i 10 episodi, e in questo modo riceve i messaggi fondamentali sulla prevenzione, la diagnosi, le varie fasi della cura del tumore del polmone” – commenta Christian Marazziti, regista, autore e interprete.

Nel corso del 2019 un calendario di eventi e incontri aperti al pubblico con la partecipazione di specialisti, associazioni dei pazienti, rappresentanti delle istituzioni porterà la nuova narrativa del tumore del polmone e i messaggi chiave della campagna in diverse città italiane. Nel prossimo autunno saranno coinvolte la Puglia il 9 ottobre, le Marche il 14 novembre e il Piemonte il 5 dicembre.

Le persone che ricevono una diagnosi di tumore polmonare e le loro famiglie si muovono spesso in un ‘territorio oscuro’, poco conosciuto e privo di punti di riferimento, perché questa patologia fa ancora molta paura ed è spesso troppo taciuta e stigmatizzata. Oggi però i grandi progressi nella terapia, legati soprattutto alla possibilità di tipizzare il tumore e all’avvento dell’immunoterapia, hanno creato le premesse per un cambio di passo anche nell’informazione: MSD, forte della propria visione olistica nell’approccio ai tumori, è orgogliosa di sostenere con convinzione “In famiglia all’improvviso”, campagna che ha il grande pregio di cambiare radicalmente la narrativa sul tumore del polmone, aprendo uno spiraglio di positività e indicando che oggi c’è una strada che pazienti e familiari possono percorrere insieme, soprattutto quando si hanno a disposizione informazioni adeguate lungo tutte le tappe del percorso” – sottolinea Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato MSD Italia.

La web fiction

La web fiction In famiglia all’improvviso, ideata e curata da Pro Format Comunicazione, si avvale della produzione esecutiva di Nicola Liguori e Tommaso Ranchino per MP Film.

La chiave narrativa unisce dramma e commedia in un classico intreccio di “cinema nel cinema”: il protagonista Fernando, regista fuori dal giro, riceve la proposta di realizzare un docufilm per raccontare l’impatto del tumore del polmone nella vita di una famiglia. Dopo aver messo insieme un cast di attori semifalliti come lui, si stabilisce con loro nella villa dove l’ingegner Carlo, il paziente, abita con moglie e figlio. Tra iniziali diffidenze, ironie, momenti di commozione, comincia un viaggio di reciproca scoperta e avvicinamento tra la famiglia e gli attori, in un’altalena di paure, speranze, rivelazioni che si concluderà con una nuova consapevolezza sulla malattia e le vere priorità della vita.


Tumori: immunoterapia ancor più efficace quando viene combinata con i farmaci epigenetici

La sfida attuale nella lotta al cancro è di aumentare il numero di pazienti che rispondono positivamente all’immunoterapia. Per farlo occorre “preparare” il tumore a essere riconosciuto in modo più efficace dal sistema immunitario. È in questa direzione che stanno lavorando i ricercatori del Centro di Immuno-Oncologia (CIO) del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena. Nello studio NIBIT-M4, che è stato presentato il 1 giugno scorso a Chicago in occasione del congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), il gruppo di ricerca diretto dal professor Michele Maio, in collaborazione con importanti Centri italiani ed europei, ha dimostrato che nei pazienti con melanoma la sequenza di guadecitabina e ipilimumab – il primo un agente ipometilante, il secondo un immunoterapico – migliora la capacità del sistema immunitario di riconoscere ed attaccare le cellule tumorali.

Aumentare il numero di pazienti che rispondono all’immunoterapia

Negli ultimi dieci anni l’immunoterapia ha rivoluzionato il trattamento dei tumori. Alcune neoplasie che non lasciavano scampo oggi possono essere trattate con successo, ma solo circa il 40-50% dei pazienti risponde a questo genere di cure. Se da un lato una delle possibili strategie per aumentare la percentuale è migliorare la sequenza con cui somministrare i diversi immunoterapici, l’altra prevede la somministrazione dell’immunoterapia in combinazione a molecole in grado di modificare le caratteristiche del tumore, con l’obiettivo di renderlo maggiormente visibile al sistema immunitario. Lo studio presentato ad ASCO, una “prima” a livello mondiale, va proprio in quest’ultima direzione.

I risultati raggiunti sono per noi motivo di grande orgoglio in quanto confermano la nostra iniziale intuizione sulla necessità di creare le condizioni affinché gli immunoterapici possano agire al meglio. Quanto ottenuto è perfettamente in linea con i risultati pre-clinici raggiunti negli anni scorsi dai laboratori del nostro Centro. Una dimostrazione di quanto sia fondamentale l’integrazione tra la ricerca di base e quella clinica, sostenute negli anni dalla Fondazione NIBIT e dalla Fondazione AIRC, anche grazie al programma 5×1000 cominciato nel 2018” – ha spiegato Michele Maio, direttore del CIO di Siena e Presidente della Fondazione NIBIT, che ha sostenuto lo studio insieme ad AIRC.

Un passo avanti ulteriore verso la cronicizzazione del cancro.

Il tumore è maggiormente visibile

Lo studio di fase 1b, iniziato nel 2015 e che ha coinvolto 19 pazienti con melanoma metastatico, ha innanzitutto raggiunto l’obiettivo di dimostrare la sicurezza e la tollerabilità della sequenza di somministrazione dei due farmaci. Dalle analisi è anche emerso che nel 42% dei pazienti si è verificato un controllo della malattia e nel 26% dei casi una risposta obiettiva al trattamento.

Questi dati ci indicano che siamo sulla buona strada. La somministrazione sequenziale di un agente ipometilante e dell’immunoterapico è un trattamento fattibile e complessivamente ben tollerato, che può migliorare l’efficacia dell’immunoterapia” – ha spiegato Anna Maria Di Giacomo, coordinatrice della ricerca clinica del CIO e Principal Investigator dello studio.

Non solo, le analisi effettuate sui campioni tumorali dei pazienti hanno mostrato che l’utilizzo della guadecitabina ha portato a una maggiore espressione di quei geni implicati nel riconoscimento tra tumore e sistema immunitario, chiara prova della bontà del metodo utilizzato.

Farmaci in sequenza

La strategia utilizzata ha previsto la somministrazione di un farmaco epigenetico, la guadecitabina, capace di determinare modificazioni chimiche nel DNA delle cellule tumorali per poterne modulare l’espressione genica.

Le modifiche generate da questo farmaco fanno sì che le cellule tumorali esprimano, sulla propria superficie, molecole che hanno un ruolo fondamentale nell’interazione tra tumore e sistema immunitario. Così il tumore risulta maggiormente visibile agli “occhi” alle cellule del sistema immunitario del paziente e la guadecitabina crea le condizioni ottimali per fare in modo che i farmaci immunoterapici somministrati successivamente possano avere maggiore efficacia” – ha spiegato Alessia Covre, coordinatore della ricerca pre-clinica del CIO al Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, coautore dello studio.

 

Lo studio | NIBIT-M4 (Studio di fase Ib)

Presentazione: Asco – Chicago, 1 giugno 2019 Hall A, 8.00 AM – 11.00 local time – Sessione: Developmental Immunotherapy and Tumor Immunobiology – Principal Investigator Anna Maria Di Giacomo, co-autore Alessia Covre – Centro Immunoncologia di Siena.

Lo studio è stato sostenuto dalla Fondazione NIBIT e dalla Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro. La parte clinica e quella di laboratorio sono state sviluppate interamente nel Centro di Siena, avvalendosi per le analisi traslazionali di importanti centri europei ed italiani che hanno contribuito per specificità nella valutazione dei campioni tumorali.

Abstract originale: https://abstracts.asco.org/239/AbstView_239_264419.html

Fondo per i farmaci oncologici innovativi: presentata interpellanza urgente al Governo per il rinnovo

L’Onorevole Vanessa Cattoi, membro dell’Intergruppo Insieme per un impegno contro il cancro del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” ha presentato il 4 giugno scorso, insieme agli altri parlamentari dell’Intergruppo, un’interpellanza urgente al Ministro della Salute e al Ministro dell’Economia e delle Finanze finalizzata a richiedere chiarimenti sulla volontà del Governo di rifinanziare anche per i prossimi anni il Fondo di 500 milioni di euro riservato ai farmaci oncologici innovativi. L’atto chiede anche al Governo, alla luce delle grandi innovazioni terapeutiche in oncologia, tra le quali alcune molto rilevanti sono state presentate al Congresso internazionale dell’ASCO (American Association of Clinical Oncology) che si è svolto dal 31 maggio al 4 giugno scorso a Chicago, di finanziare in modo adeguato il Fondo e di fissare dei criteri più stringenti per l’impiego da parte delle Regioni.

Il nostro progetto è da sempre ispirato ad una concreta condivisione dei problemi con i membri dell’Intergruppo: Ringrazio l’Onorevole Cattoi e tutti i firmatari dell’atto per aver raccolto il senso di urgenza che deriva dalla prossima scadenza del Fondo per i farmaci oncologici innovativi, segnando la volontà di aiutare i pazienti nell’accedere alle terapie oncologiche più innovative” – ha dichiarato Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna Onlus e coordinatrice del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”.

Ho aderito all’Intergruppo Insieme per un impegno contro il cancro per tutelare i diritti dei pazienti oncologici. Il Fondo per i Farmaci Innovativi è parte integrante di questi diritti che riteniamo acquisiti e che rappresentano una priorità per il futuro” – ha spiegato l’Onorevole Vanessa Cattoi.

La risposta all’interpellanza verrà data dal Governo nei prossimi giorni. L’atto è stato presentato a seguito di una richiesta specifica delle 24 Associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici che aderiscono al progetto, preoccupate per l’avvicinarsi della scadenza del Fondo.

Siamo fiduciosi in una risposta positiva da parte del Governo e di tutte le istituzioni: la difesa dei diritti dei pazienti oncologici continua ad essere e sarà sempre una nostra priorità” – ha concluso Annamaria Mancuso.


XXII Congresso nazionale di CIPOMO: FOCUS SU COMUNICAZIONE E TECNOLOGIA IN ONCOLOGIA

Il XXIII Congresso Nazionale di CIPOMO (Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri) che si è tenuto a Lecce nei giorni 16-18 maggio 2019 si è proposto quest’anno di affrontare un tema estremamente attuale: l’evoluzione della Medicina attraverso il sorprendente sviluppo tecnologico e le numerose informazioni che da esso provengono.

I membri del CIPOMO si sono riuniti in questa occasione per capire, discutere e riflettere su quanto le nuove tecnologie e i nuovi canali di informazione, come i social e l’intelligenza artificiale, stiano influenzando il mondo dell’oncologia e soprattutto quanto i medici oncologi siano preparati e propensi al cambiamento.

Il Congresso si è aperto con un’analisi dei tradizionali mezzi di comunicazione finora utilizzati per parlare di medicina. Il confronto tra il punto di vista giornalistico e quello medico hanno fornito utili spunti di riflessione sull’importanza di veicolare informazioni mediche accurate. La seconda parte della giornata è stata dedicata, invece, ai nuovi canali di informazione che caratterizzano l’era digitale in cui i professionisti della sanità sono spesso portati a interfacciarsi in maniera completamente innovativa.

Dopo una giornata dedicata ai metodi di comunicazione del presente e del futuro, durante la sessione dal titolo “Comunicare nella cronicizzazione”, è stato preso in esame da un lato il ruolo della comunicazione tra operatori e tra ospedale e territorio, dall’altro il contenuto tra trasmettere. Si è cercato di capire e discutere, infatti, quale potrebbe essere il modo migliore per parlare di tematiche delicate e complesse come la gestione delle tossicità, la gestione degli stili di vita e l’immunoterapia.

Nella stessa giornata è stato dedicato ampio spazio a riflettere su come la tecnologia incida sia sull’organizzazione sanitaria attraverso la costruzione dei percorsi come quello dei PDTA (percorsi diagnostici terapeutici assistenziali) che sui servizi di assistenza tramite le reti oncologiche regionali.

Consapevoli delle potenzialità offerte delle nuove tecnologie, il Congresso ha messo in luce come queste possano migliorare gli attuali servizi di assistenza, toccando temi come i big data, le nuove normative legate alla privacy e alla sicurezza e il rapporto del cittadino con le nuove tecnologie sanitarie.

Nella settima sessione, attraverso una sorta di vetrina, si è dato spazio alle concrete nuove tecnologie disponibili: l’intelligenza artificiale, le chatbot, nonché la gestione automatizzata delle terapie. Luca Colombo, Country Director Facebook Italy, è stato chiamato a discutere della possibile esistenza del connubio fra social media e medicina. Consapevoli della necessità di formare in maniera adeguata i primari oncologi del domani, un’intera sessione è stata dedicata all’OMFT (Oncology Management Fast Track), programma di formazione manageriale organizzato da CIPOMO in collaborazione con SDA Bocconi, che negli ultimi anni ha coinvolto 50 oncologi.

Il viaggio di tre giorni sull’impatto dell’evoluzione della comunicazione e della tecnologia è terminato con un’occasione di riflessione, avvenuta sabato 18 maggio, quando sono stati presentati i progetti di CONTACI.

L’iniziativa si è proposta di riportare al centro della cura gli aspetti meno appariscenti ma altrettanto importanti della medicina per offrire una buona assistenza, come l’ascolto, l’empatia e l’organizzazione dei servizi in funzione dei bisogni dei malati. E’ stato un momento di incontro e confronto fra pazienti, medici, infermieri e associazioni, che si è concluso con la premiazione dei migliori progetti in ambito oncologico e assistenziale.

Il dottor Saverio Cinieri, Presidente del Congresso Nazionale CIPOMO, ha commentato così l’importante evento annuale:

Il cambiamento dei mezzi di comunicazione a disposizione per veicolare informazioni in ambito medico e soprattutto oncologico, ci hanno portato a dedicare questo Congresso a un tema estremamente attuale come quello dell’evoluzione in ambito tecnologico e ai nuovi canali di informazione. In qualità di medici oncologi abbiamo l’importante compito di informare i nostri pazienti che spesso si sono già documentati consultando i numerosi siti web che forniscono informazioni mediche, non sempre esatte.”

La tecnologia è un’arma a doppio taglio se da un lato è in grado di migliorare la qualità delle cure e agevolare la comunicazione con il paziente, dall’altro potrebbe, se usata impropriamente, avere conseguenze negative. Bisogna dunque sapere come utilizzare questi strumenti” – ha continuato Saverio Cinieri.

Ha concluso Mario Clerico, Presidente CIPOMO, con un’osservazione sulla tre giorni di Lecce:

Abbiamo deciso di dare ampio spazio alla tecnologia per poter meglio comprendere, oltre ai suoi benefici, i potenziali rischi che potrebbero ripercuotersi sul paziente. Il rischio che una medicina troppo tecnologica possa rendere il rapporto medico-paziente sempre più impersonale è decisamente elevato. Dobbiamo però avere il coraggio e l’umiltà di imparare linguaggi nuovi, di conoscere nuove professionalità, di valorizzare il contributo di ciascuno. Il nostro obiettivo finale è quello di conoscere al meglio la tecnologia per poterla usare a favore nostro e dei nostri pazienti”.

 

FONTE | Twister communications group


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