Posts Tagged 'ortopedia'

Attenti alle fratture della terza età, importante è invecchiare bene!

Due giorni dedicati alla terza età: la Giornata Internazionale delle persone anziane (1 ottobre), e la festa dei nonni (2 ottobre), che Papa Francesco definisce ‘nostra forza e nostra saggezza’. Ed è proprio in questa fase della vita che bisogna stare molto attenti alla salute delle proprie ossa.

Ne è convinta la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia, che si sofferma sulla pericolosità delle fratture per quanti hanno raggiunto una certa età.

Con il passare degli anni e con il significativo incremento della vita media aumenta la possibilità di incorrere in fratture, in particolare quelle collegate all’osteoporosi. La colonna vertebrale, l’omero, l’anca e il polso sono le parti del corpo maggiormente colpite dalle fratture, mentre le cadute rappresentano il principale fattore scatenante. Tra le conseguenze delle fratture nelle persone anziane vi è la necessità di un ricovero, spesso lungo, nonché un aumento della mortalità. Oltretutto gli anziani impiegano più tempo a riprendersi da una frattura e in alcuni casi il recupero non è completo; tutto ciò rende le ossa ancora più fragili e favorisce la comparsa di nuove fratture, oltre a causare isolamento sociale, perdita di indipendenza e dolore cronico. Nonostante tutto ciò il progresso delle tecniche chirurgiche ed anestesiologiche, la precocità nell’affrontare l’intervento ove necessario, consente di ridurre i tempi di ospedalizzazione e di recupero funzionale” – spiega Francesco Falez, Presidente SIOT.

Per prevenire e trattare le fratture da fragilità la figura di riferimento è l’ortopedico. Insieme ai medici di famiglia ed ai colleghi specialisti dell’osso, l’ortopedico ha il compito di indirizzare i pazienti a rischio a sottoporsi ad opportuni esami strumentali per dare l’avvio ad una eventuale terapia preventiva. Se invece il paziente si presenta già fratturato alla visita, dopo l’opportuno trattamento chirurgico, lo specialista avrà il compito di tenerlo sotto controllo nei mesi successivi, integrando una terapia preventiva che ha lo scopo di ridurre il rischio di incorrere in nuovi eventi traumatici” – prosegue Falez.

SIOT ha spesso richiamato l’attenzione sull’osteoporosi e sulle fratture da fragilità, redigendo numerosi documenti sul tema, tutti con l’obiettivo di favorire la realizzazione delle buone pratiche nell’assistenza ai pazienti anziani fratturati.

Il Journal of Orthopaedics and Traumatology ha inoltre dato spazio alle linee guida SIOT sull’osteoporosi e sulla prevenzione delle fratture da fragilità.

Di osteoporosi si parlerà a Roma, presso Villa Miani, il 9 e 10 novembre prossimi, proprio grazie a SIOT e Fondazione FIRMO: stiamo parlando della ‘Bone House’, una due giorni in concomitanza con il Congresso Nazional SIOT durante la quale si accederà ad un percorso articolato, rivolto a tutte e età e gratuito, per scoprire, divertendosi, come affrontare l’osteoporosi.

Anno dopo anno si assiste ad un numero sempre più crescente di fratture legate all’aumento del numero degli anziani. Secondo quanto rende noto il Ministero della Salute, nelle donne di oltre 45 anni le fratture da osteoporosi determinano più giornate di degenza ospedaliera di molte altre patologie di rilievo, quali infarto del miocardio, diabete o carcinoma mammario. L’incremento dell’osteoporosi viene chiamato “epidemia silenziosa” perché la malattia non dà segno di sé prima della frattura, inoltre la frattura molte volte non viene identificata, segnalata e trattata.

Infine, l’ONU stima che entro il 2050 il 65% della popolazione europea avrà più di 60 anni. SIOT quindi, rispondendo concretamente alla richiesta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di “agire in più settori e consentire alle persone anziane di rimanere una risorsa per le loro famiglie, comunità ed economie”, si fa promotrice dell’invecchiamento attivo attraverso iniziative di sensibilizzazione mirate a diffondere le azioni necessarie al miglioramento della salute delle ossa degli anziani.

 


Giornata Mondiale per la Sicurezza dei Pazienti

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”. È quanto si legge nell’articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Siamo nel 1948.

A distanza di 71 anni si è celebrato, martedì 17 settembre scorso, la prima Giornata mondiale per la sicurezza dei pazienti, fortemente voluta dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Le città di tutto il mondo (a Roma la Piramide Cestia) hanno illuminato i monumenti di colore arancione per mostrare il proprio impegno per la sicurezza dei pazienti.

In questa giornata l’Oms ha messo in evidenza la sicurezza dei pazienti come una priorità di salute globale e si è rivolta ai pazienti stessi, operatori sanitari, responsabili politici e industria della salute all’insegna dello slogan “Schierati a favore della sicurezza delle cure”.

Anche la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia ha aderito a all’iniziativa.

Il pericolo maggiore del rischio clinico è ignorarlo: occorre essere consapevoli di poter sbagliare, credere nelle possibilità di prevenzione, abituarsi ad adottare gli accorgimenti per contenerlo. La nostra Società Scientifica è da tempo impegnata nella promozione della cultura della sicurezza dei pazienti. La Commissione Rischio Clinico della SIOT ha recentemente realizzato, in collaborazione con il Centro Gestione Rischio Clinico della Regione Toscana, un’indagine su tutti gli ortopedici italiani con l’obiettivo di rilevare il livello di consapevolezza su queste problematiche” – ha spiegato Francesco Falez, Presidente SIOT.

Nel corso di quest’anno sono stati avviati, in collaborazione con il CINEAS di Milano, una serie di corsi per la formazione a distanza (FAD) su alcune delle principali criticità: il rischio in sala operatoria e in reparto, la comunicazione con il paziente, la gestione della documentazione, il consenso e le coperture assicurative. Un gruppo di lavoro della stessa Commissione sta, inoltre, rielaborando i moduli e le indicazioni per la gestione dei consensi informati che vengono sottoposti giornalmente a migliaia di pazienti. Infine, un terzo gruppo di lavoro ha come focus la comunicazione e la prevenzione dalle infezioni e dagli eventi tromboembolici in ortopedia, su cui sta elaborando le più aggiornate indicazioni da fornire a tutti ortopedici italiani” – ha proseguito Francesco Falez.

La certezza delle cure rappresenta una priorità fondamentale per la salute e noi ortopedici/traumatologi siamo impegnati a prevenire e ridurre il rischio umano, organizzativo, tecnico-strumentale che un lavoro difficile e complesso, come quello che ogni giorno svolgiamo, comportaconclude Falez, Presidente SIOT.

 

Riaprono le scuole: il Decalogo per una corretta postura sui banchi

Le vacanze sono ormai agli sgoccioli. Le nuvole e la pioggia stanno lentamente prendendo il posto del sole e delle temperature miti. L’estate si sta, dunque, per fare da parte. E questo periodo della stagione significa, anche, l’inizio delle lezioni e l’avvio dell’anno scolastico.

Gli studenti italiani sono pronti a immergersi nuovamente nello studio e a passare gran parte delle proprie ore seduti ai banchi di classe. Quando mancano pochi giorni al suono della campanella la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT) fornisce 10 consigli utili sulla corretta postura dei ragazzi.

La premessa è d’obbligo – informa la SIOT – e cioè che tutti devono mantenere le spalle e il tronco in posizione eretta, sia quando sono seduti sia quando sono in piedi, sia quando studiano, leggono, scrivono, passeggiano, chattano o giocano. Questo per evitare l’insorgenza e/o l’aggravamento della cifosi dorsale e lordosi lombare che possono portare a gravi deformità ossee.

Ecco, di seguito, il Decalogo della SIOT:

1. Indossare zaini leggeri: è tollerato un carico non superiore al 15% del peso corporeo del ragazzo; in casi superiori, troppi libri da portare a scuola e troppo pesanti, preferire il trolley;

2. Per questo motivo sarebbe auspicabile che tutte le classi fossero dotate di armadietti porta libri personali per gli studenti;

3. Sui banchi di scuola cercare di mantenere la posizione corretta del tronco;

4. Per quanto possibile, a scuola cercare di far osservare (anche a casa del resto) il rapporto ideale tra la seduta e il piano dello scrittoio: quest’ultimo dovrebbe essere più o meno all’altezza della linea del seno. Si può ottenere usando una sedia più bassa o uno scrittoio più in alto;

5. Controllare che le sedie a scuola (ma anche a casa) abbiano lo schienale rigido e alto e con un angolo di 90° con la seduta. Questo dovrebbe favorire la migliore postura possibile purché il ragazzo stia seduto con il bacino e le spalle aderenti allo schienale stesso;

6. Praticare sempre attività motoria a scuola e, oltre all’educazione fisica settimanale in palestra, sarebbe buona norma eseguire 10 minuti di esercizi in classe a metà giornata;

7. Per una buona postura è fondamentale anche avere in classe una illuminazione ottimale sia di luce naturale che di luce artificiale. La scarsa illuminazione, infatti, causa uno sforzo maggiore degli occhi, che si accompagna ad una alterazione della postura;

8. Per lo stesso motivo è importante che la lavagna in classe sia alta e ben visibile e che la distanza di questa dai banchi non sia eccessiva;

9. In tutte le scuole si va diffondendo l’uso di tablet: se da un alto questo dovrebbe ridurre il peso dei libri da utilizzare, dall’altro bisogna fare attenzione alla postura durante l’uso di questi ausili elettronici. È infatti dimostrato che il loro utilizzo giornaliero in modo smodato e incontrollato (insieme agli smartphone: vero allarme sociale) è causa di cifosi dorsale;

10. Corollario irrinunciabile del punto precedente: vietare l’uso di smartphone in classe.

 


Sanità 4.0 in ortopedia

Digitalizzazione, chirurgia robotica e, nel futuro più che mai prossimo, intelligenza artificiale, realtà aumentata e machine learning sono e saranno sempre più protagonisti in sala operatoria. Quali siano i passaggi chiave nel processo di gestione di questa innovazione tecnologica in sanità, passaggi che vedono più interlocutori interagire per renderla sostenibile, sono il tema principale al centro del dibattito del convegno “Sanità 4.0 e innovazione in ortopedia: una sfida di sostenibilità”, organizzato a Roma, in collaborazione da Value Innovation Access e British Embassy, con il contributo di Smith&Nephew.

L’incontro, un vero e proprio tavolo di confronto tra clinici, decisori, politici e mondo industriale, si è svolto, l’11 luglio scorso, a Villa Wolkonsky, residenza dell’ambasciatore britannico nella capitale.

Obiettivo del meeting è aprire un confronto sulla gestione delle sfide cliniche, gestionali e finanziarie introdotte dalla sanità 4.0 e come i nuovi modelli di assistenza sanitaria e di business, supportati dalle tecnologie innovative, possano contribuire a costruire una base sostenibile per un’assistenza sanitaria accessibile, sostenibile e di alta qualità nel settore ortopedico” – ha spiegato Francesco Falez, Presidente della Società italiana di ortopedia e traumatologia (SIOT), co-chairman della manifestazione.

La realtà digitale e virtuale o la robotica, sono solo alcuni esempi di come la tecnologia stia rivoluzionando l’assistenza sanitaria. Queste tecnologie stanno ottimizzando i metodi di diagnosi e di trattamento, aumentando la velocità, la qualità e la percezione delle procedure e migliorando l’esperienza del paziente. È dunque fondamentale che tutte le parti interessate che operano all’interno del sistema sanitario collaborino per sviluppare un approccio comune, volto a renderle non solo accessibili, ma anche sempre più efficienti” – ha aggiunto Marino Nonis, referente progetto It-DRG, Istituto superiore di sanità, anch’egli co-chairman dell’evento.

Principale ambito di applicazione di queste nuove tecnologie in chirurgia ortopedica sono gli interventi per danni alle articolazioni maggiori. Si tratta di circa 200 mila procedure di artroprotesi l’anno, secondo i dati 2017 registrati dalle Schede di dimissione ospedaliera (SDO), dal Programma nazionale esiti (PNE) e del Registro italiano artroprotesi (RIAP), che vedono l’intervento all’anca (oltre 108 mila casi) e la sostituzione dell’articolazione di ginocchio (poco più di 80 mila interventi) farla largamente da padroni.

Dopo la sua introduzione in Italia nella prima decade del secolo anche in ortopedia, negli ultimi anni si è registrato un incremento del ricorso alla robotica come supporto al chirurgo ortopedico durante questi interventi. Ad oggi, ammontano complessivamente a circa 4 mila le protesi articolari impiantate in modo assistito con robot nel nostro paese; numeri ridotti, se raffrontati al ricorso ad analoghe tecnologie in altri campi chirurgici, come l’urologia in cui viene effettuato circa il 60 per cento delle 18 mila procedure chirurgiche robotizzate effettuate ogni anno in Italia, o alla chirurgia generale o ancora alla ginecologia. Tuttavia, il potenziale della chirurgia robotica – anche in ortopedia – è immenso. Lo testimoniamo, pur se con stime, gli analisti che indicano in oltre il 20 per cento il tasso annuo di crescita del mercato mondiale della chirurgia robotica e dei robot chirurgici, pronti a integrare all’interno delle consolle, intelligenza artificiale, big data e algoritmi di machine learning, per fare della chirurgia robotica un’attività sempre più performante, flessibile e sostenibile,

ma sempre in aiuto e a sostegno della mano e del cervello del chirurgo, perché ricordiamoci che il robot mette in pratica solo ciò che l’uomo idea e progetta” – ha ricordato Falez.

Quale possa essere l’impatto della tecnologia adeguatamente governata, che contribuisca in maniera sostenibile ai percorsi clinici e organizzativi, emerge dai numeri che dimensionano un fenomeno come, a titolo di esempio, quello della protesica di ginocchio, un segmento ben definito che da un lato drena importanti risorse ai sistemi sanitari regionali, ma allo stesso tempo beneficia di una proposta di innovazione costante. Secondo i dati SDO, PNE e RIAP, gli interventi di artroprotesi di ginocchio effettuati nel 2017 sono stati 80.254, con 582.575 giornate di degenza ospedaliera (media 7,2 giorni). Gli interventi si sono svolti per il 34 per cento in strutture pubbliche e per il 65 per cento in ospedali privati, che erogano l’intervento nella quasi totalità dei casi in convenzione con i sistemi sanitari regionali; solo una minima quota è stata eseguita in regime di solvenza (539 interventi; 1 per cento).

E il paziente?

Le analisi del RIAP mettono in luce come, sempre riferiti al 2017, gli interventi di protesi di ginocchio sono stati effettuati su pazienti con età media generale di 70 anni, per la protesi totale, e di 67 anni per quella parziale, per il 68 per cento femmine e il 32 per cento maschi, con l’artrosi primaria come causa principale per la sostituzione dell’articolazione (95 per cento del totale).

Ogni attore coinvolto nel sistema sanitario ha per obiettivo quello di ottenere i risultati migliori con trattamenti economicamente vantaggiosi e incorporando l’uso appropriato delle tecnologie innovative. Non bisogna però mai perdere di vista il paziente, il fulcro attorno cui tutto dovrebbe ruotare. Troppo spesso, infatti, la valutazione di una tecnologia viene fatta prevalentemente sul costo di approvvigionamento, senza valutare adeguatamente il reale impatto sulla qualità di vita e sugli outcome clinici. Eppure, la principale preoccupazione di chi si sottopone a un intervento di artroprotesi è: quando e quanto rapidamente potrò tornare a condurre una vita normale? È proprio avendo in mente questo che un’industria come la nostra sviluppa e rende disponibili sistemi innovativi, ma soprattutto si concentra nell’offrire percorsi di cura e protocolli che forniscano indicazioni chiare sull’uso appropriato delle tecnologie avanzate, in modo da offrire un reale potenziale per migliorare i risultati e ridurre i costi di gestione e soddisfare i bisogni di ciascuno” – ha commentato Stefano Marchese, Amministratore delegato di Smith&Nephew.

Un pensiero, quest’ultimo, in linea con quanto espresso dal Ministro della salute, Giulia Grillo, nel suo messaggio di saluto ai partecipanti, in cui sottolinea come l’iniziativa «rappresenterà un’occasione importante per evidenziare come la tecnologia possa concorrere a realizzare una sanità più efficiente e qualitativamente migliore».


Il futuro delle ossa si costruisce da bambini

Muovere i primi passi, per poi camminare, correre e giocare: fin dalla nascita, il corretto sviluppo della struttura ossea è indispensabile allo svolgimento di qualsiasi attività. Risulta quindi fondamentale, fin da bambini, prendersi cura del sistema osteoarticolare.

È in occasione dell’incontro “Il futuro delle ossa si costruisce da bambini, svoltosi a Milano il 19 giugno scorso, che la SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia) ha puntato i riflettori su alcune patologie che, se non curate nell’infanzia, rischiano di compromettere la salute futura dell’intero scheletro.

Dalla scoliosi alla lordosi, dalla lussazione congenita dell’anca al ginocchio valgo fino al piede piatto: sono solo alcune delle condizioni patologiche che richiedono un intervento tempestivo in età infantile.

È fondamentale, per qualsiasi disturbo interessi le ossa e le articolazioni, rivolgersi allo specialista, l’ortopedico che può curare le alterazioni dell’apparato muscolo-scheletrico causate da traumi o patologie, permettendo di mantenere o recuperare una buona qualità di vita ad ogni età. Fin dai primi passi è possibile incorrere in pericoli comuni che però possono arrecare traumi leggeri o invalidanti. Da non sottovalutare, inoltre, come alcuni di questi disturbi possano essere evitati grazie all’adozione di posture e comportamenti corretti fin dalla primissima infanzia” – ha commentato Francesco Falez, Presidente SIOT, Head Department Orthopaedic and Traumatology ASL RM 1 Chief Surgeon Ospedali Santo Spirito in Sassia & San Filippo Neri Roma Italy – SICOT National Delegate & Chairman Knee Arthroplasty Committee Member of the E.B “International Orthopedics Journal.

Posture scorrette, che possono degenerare con l’età, sono spesso associate all’eccessivo uso di dispositivi tecnologici. L’uso di tablet, pc, smartphone è, ad esempio, responsabile in moltissimi casi della cifosi, condizione che interessa la colonna vertebrale del bambino, maschio o femmina, che non riesce a mantenere la posizione eretta del tronco e delle spalle, sia seduto sia in piedi. È del 700% l’aumento di casi registrati nelle scuole medie inferiori negli ultimi dieci anni.

Una vera e propria ‘bomba sociale’ quella della cifosi. Il numero eccessivo di ore giornaliere che, fin dai 3-4 anni, i bambini trascorrono piegati in avanti sui ‘babysitter elettronici’ è causa di questo disturbo troppo spesso sottovalutato. Fondamentale, in questi casi, è una diagnosi precoce. Mentre in fase iniziale è possibile intervenire con rieducazione motoria e ginnastica appropriata, in fase avanzata è necessario far indossare al bambino il busto ortopedico. Nel caso in cui la diagnosi arrivi troppo tardi, poi, si deve ricorrere alla chirurgia” – ha commentato Carlo Ruosi, Professore di Ortopedia e Traumatologia, Università Federico II di Napoli – Responsabile Centro Scoliosi: Azienda Ospedaliera Università Federico II, Napoli – Responsabile C.d.A: Società Italiana Chirurgia Vertebrale e Gruppo Italiano Scoliosi srl – Past President SIGM (Società Italiana Ginnastica Medica e Rieducazione Motoria).

Se la ginnastica medica è il rimedio della cifosi diagnosticata in fase iniziale, non si può affermare lo stesso per la scoliosi, patologia causata da una predisposizione genetica caratterizzata da una deformità a ‘S’ della colonna vertebrale che di solito colpisce le bambine tra i 10 e i 14 anni di età. In questo caso, infatti, la SIOT sottolinea come l’unico trattamento appropriato consista nell’applicazione del busto ortopedico.

A dover indossare un tutore sono invece i bambini più piccoli colpiti da una displasia congenita dell’anca, patologia che si sviluppa durante la vita intra-uterina e che porta a un’alterazione progressiva dei rapporti tra la testa del femore e l’acetabolo. Con un’incidenza di 1 su 1000 nati, più frequentemente nel sesso femminile (rapporto 6 a 1) e nel 45% dei casi bilateralmente, la displasia o lussazione dell’anca è una delle patologie dello scheletro più frequenti. Se la diagnosi viene posta precocemente, il trattamento viene eseguito mediante l’utilizzo di un tutore, statico o dinamico, che mantiene le anche flesse (90-100°) ed abdotte (50-60°) e permette di mantenere centrata la testa del femore all’interno dell’acetabolo risolvendo in pochi mesi il quadro di displasia acetabolare e di instabilità articolare.

Si tratta di un disturbo che va diagnosticato alla nascita mediante l’esame clinico e con un’apposita ecografia da eseguire possibilmente intorno alla sesta settimana di vita e che va trattato immediatamente. Se la diagnosi è tardiva occorre ricorrere a trattamenti più invasivi in anestesia generale, fino alla chirurgia. In ogni caso, dopo i 3-5 anni di età il trattamento diviene estremamente complicato per le rigidità articolari che si instaurano. La complicazione più temibile è rappresentata dalla necrosi ischemica della testa del femore che si manifesta con un’incidenza maggiore nei casi più gravi, spesso indipendentemente dal trattamento, e che può condizionare il risultato finale. La persistenza di una displasia in età adulta comporta inevitabilmente una degenerazione artrosica dell’anca che spesso necessita di essere protesizzata” – ha evidenziato Pasquale Farsetti, Professore Ordinario di Malattie dell’Apparato Locomotore, Università di Roma Tor Vergata – Direttore UOC Ortopedia, Policlinico di Tor Vergata e Presidente SITOP (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica).

Altro disturbo che interessa gli arti inferiori è il ginocchio valgo, molto frequente intorno ai 3 anni di età. Si tratta di una deviazione assiale degli arti inferiori che si manifesta con un aumento dell’angolo femoro-tibiale (fenomeno gambe a X). La causa è da attribuirsi ad uno squilibrio transitorio dell’attività delle cartilagini di accrescimento distale del femore e prossimale della tibia. Nel 98% dei casi tale condizione si risolve spontaneamente entro i 7-8 anni di età. La diagnosi differenziale deve essere posta con alcune malattie rare quali displasie scheletriche e affezioni endocrine o metaboliche. Rivolgersi ad un ortopedico è, dunque, fondamentale per porre una diagnosi corretta.

E ancora nel bambino può manifestarsi il piede piatto, condizione in cui l’arco longitudinale del piede, valutato sotto carico (in piedi), si presenta più basso della norma o addirittura assente. Generalmente è presente in forma transitoria nei primi anni di vita di numerosi bambini. Pertanto, quando il piede piatto si manifesta durante questo periodo, deve essere considerato fisiologico. Il piede piatto patologico si manifesta dopo i primi 6-7 anni di età, è spesso familiare e può essere associato ad una ipotonia muscolare. È generalmente asintomatico, mentre nei rari casi in cui si manifesta in forma dolorosa è necessario eseguire un trattamento specifico che può essere conservativo mediante l’utilizzo di plantari o chirurgico.

Infine, al contrario di quanto si possa pensare, le ossa dei bambini possono essere bersaglio di patologie con prognosi complessa: i tumori. L’osteosarcoma è il tumore maligno osseo più frequente in età pediatrica e si posiziona all’ottavo posto tra i tumori dell’infanzia per incidenza (2,4%). A seguire il sarcoma di Ewing con un’incidenza pari all’1,4%.

È opportuno però sottolineare come, negli ultimi anni, la prognosi per queste patologie sia migliorata in modo significativo, con una sopravvivenza che è passata dal 15% al 65-70%. Questo grazie ad una maggiore conoscenza scientifica e al netto miglioramento delle tecniche chirurgiche. Basti pensare che fino a trent’anni fa i pazienti con osteosarcoma erano quasi tutti soggetti ad amputazione, con gravi conseguenze sia funzionali sia psicologiche. Oggi, grazie ai moderni trattamenti combinati, assistiamo ad un notevole aumento degli interventi conservativi dell’arto, ma con ampia resezione ossea per la quale vengono utilizzate speciali protesi.

L’incontro è stata l’occasione per lanciare uno spot che la SIOT ha fortemente voluto realizzare per sensibilizzare l’opinione pubblica su una figura spesso sottovalutata, quella dell’ortopedico, l’unico in grado di curare gli organi di sostegno e di movimento. Un video emozionale che racconta i pericoli nei quali si può incorrere durante la vita, dai primi passi, all’adolescenza, fino alla maturità e che devono essere affidati alla cura dello specialista delle ossa.


Roma, Congresso SIOT, SIGASCOT e SICOOP

Si intitola “Complex and revision problems in joint replacement il Convegno che si è tenuto nella splendida cornice del Congress Center A. ROMA Hotel, dal 13 al 15 giugno scorso. Evento in cui si sono confrontati oltre 100 relatori, tra ortopedici ed esperti nel campo della salute delle ossa. Più di 300 i medici che sono giunti da tutta Italia nella Capitale.

Padroni di casa i tre Presidenti del Congresso: Francesco Falez, Presidente SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia), Giuseppe Milano, Presidente SIGASCOT (Società di Chirurgia del Ginocchio‚ Artroscopia‚ Sport, Cartilagine e Tecnologie Ortopediche) e Andrea Grasso, Presidente SICOOP (Società Italiana Chirurghi Ortopedici dell’Ospedalità Privata).

Ad aprire i lavori di giovedì 13 giugno è stata la sessione dedicata ai problemi negli interventi di protesi all’anca. Gli esperti hanno discusso di numerose tematiche: dalla definizione di caso complesso alla pianificazione nelle deformità intra ed extra articolari alla gestione degli arti inferiori in dismetria fino alla personalizzazione dell’impianto protesico.

Definito “l’intervento del secolo” la sostituzione protesica di anca è oggi anche l’intervento maggiormente eseguito in campo chirurgico ortopedico. Tuttavia, proprio per la sua frequenza pone a volte problematiche di esecuzione legate alla deformità iniziale ed è quindi fondamentale che le procedure chirurgiche che nei così detti “casi complessi” primari così come negli interventi di revisione, che per definizione sono da considerarsi complessi, vengano condivisi con chirurgi di grande esperienza. Scopo di questo convegno quindi è proprio quello di avere sul podio i massimi esperti in questo campo che possano con la loro esperienza contribuire alla formazione dei molti, in particolare giovani, che sempre più spesso si trovano a dover affrontare questo tipo di chirurgia. Tecniche chirurgiche, tipologia e criteri di scelta degli impianti saranno i temi principali su cui confrontarsi e particolare attenzione sarà posta alle problematiche legate ai pazienti posizionati ai  due estremi: da un lato i pazienti molto giovani con  richieste funzionali elevatissime  e grandi aspettative, dall’altro i sempre più numerosi pazienti fragili, ultraottantenni ed ultranovantenni, affetti da numerose patologie intercorrenti ed una estrema fragilità ossea su cui poter lavorare” – ha detto Francesco Falez, Presidente SIOT.

Sempre giovedì 13 giugno c’è stato uno spazio dedicato alla sessione sulla gestione degli interventi di protesi alla spalla. Si è discusso, tra l’altro, di artrite nei pazienti più giovani, di prevenzione e diagnosi delle infezioni delle protesi e di artroplastica.

La protesi di spalla è cresciuta moltissimo negli ultimi anni, sia come numeri di impianti sia come risultati. Infatti, essendo l’ultima in ordine di tempo rispetto alle altre grandi articolazioni quali anca e ginocchio, ha attraversato dal 2000 ad oggi quella fase di crescita che le altre due articolazioni avevano già avuto nei decenni precedenti. Nel corso del mio intervento farò il punto sui nuovi disegni protesici e sulle nuove tecniche, che tanto stanno contribuendo a migliorare i risultati e a rendere sempre più soddisfatti i pazienti. Altro aspetto che affronteremo è quello relativo a come affrontare la chirurgia di revisione, ossia quei casi trattati negli anni precedenti, che hanno bisogno di un reintervento. La chirurgia di oggi e di domani in tutto il mondo protesico è quella di revisione. Più impianti faremo e più ne dovremo rioperare. Per questo è fondamentale il confronto tra colleghi” – ha affermato Andrea Grasso, Presidente SICOOP

La seconda giornata di lavori, ha preso il via la mattina di venerdì 14, aprendosi con la sessione dedicata alla gestione degli interventi di protesi al ginocchio. Riflettori puntati, tra l’altro, su ginocchio valgo, deformità extra-articolari, protesi di ginocchio a seguito di eventi traumatici, correzione e gestione di gravi deformità.

Il Congresso affronta tre grandi tematiche inerenti alla chirurgia protesica di ginocchio. La prima riguarda la chirurgia protesica primaria difficile del ginocchio, ovvero come affrontare i casi più complessi di artrosi di ginocchio mediante una sostituzione protesica mediante l’impego di nuove tecnologie di avanguardia. La seconda è focalizzata sulla chirurgia di revisione. L’aumento del numero di impianti di protesi di ginocchio registrato negli ultimi anni ha portato un aumento proporzionale del numero di fallimenti. Questo ha costretto la comunità scientifica a misurarsi sempre più spesso con i problemi legati alla chirurgia di revisione, quali le infezioni peri-protesiche, le gravi perdite di sostanza ossea, la compromissione dell’apparato estensore e non ultimo il dolore cronico post-chirurgico. La terza è dedicata alla gestione dei traumi, ovvero la sostituzione protesica di ginocchio in presenza di gravi fratture e il trattamento delle fratture peri-protesiche, sia a livello femorale che tibiale” – ha spiegato Giuseppe Milano, Presidente SIGASCOT.

Venerdì si è tornato a parlare di anca: gli esperti hanno discusso, tra l’altro, della classificazione dei difetti delle ossa, delle tecniche di revisione femorale, degli impianti su misura e della gestione delle infezioni ricorrenti.

Ortopedici poi nuovamente a confronto sulla spalla: al centro del dibattito tematiche come le novità negli interventi, la chirurgia di revisione, le opzioni per la ricostruzione e la gestione delle protesi instabili.

La seconda giornata di lavori si è chiusa nuovamente con un focus sul ginocchio: durante la sessione si sono affrontati temi quali la chirurgia di revisione, l’artroplastica parziale, la gestione delle infezioni, della perdita ossea e del dolore cronico fino all’ipersensibilità al metallo

Il Congresso si è chiuso sabato 15 con i lavori incentrati sulle fratture complesse: nel campo del ginocchio riflettori accesi sul trattamento del femore dell’anziano e sulle fratture periprotesiche del femore e della tibia. Nell’ambito dell’anca si è parlato di gestione della frattura periprotesica (dalla classificazione alla strategia chirurgica), di fratture nei giovani e del ruolo del chirurgo. Nel campo della spalla, infine, gli ortopedici si sono soffermati, tra l’altro, sulle fratture dell’omero e sulla gestione delle fratture periprotesiche. 


Proteggi le tue ossa, smetti di fumare!

Il fumo è ormai da tutti conosciuto come un fattore che aumenta il rischio di ammalarsi di patologie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche. Ma non tutti sanno che smettere di fumare è fondamentale anche per evitare effetti dannosi a carico del sistema muscolo scheletrico.

In occasione della Giornata Mondiale Senza Tabacco del prossimo 31 maggio, la SIOT (Società italiana di Ortopedia e Traumatologia) ha deciso di lanciare un appello proprio per mettere in evidenza gli effetti negativi del fumo in ambito ortopedico. La nicotina e il monossido di carbonio sono sostanze che portano ad una minore ossigenazione del sangue con conseguenti danni anche sul sistema muscolo scheletrico, tra i quali invecchiamento più precoce e alterazione dei processi riparativi in caso di danno osseo o muscolo – tendineo.

Nel nostro Paese, secondo gli ultimi dati dell’ISTAT, circa una persona su cinque di età superiore ai 14 anni è fumatrice1; secondo Francesco Falez, Presidente SIOT: “risulta quindi fondamentale aumentare la consapevolezza di come il fumo comporti un netto aumento di complicanze in caso di patologie delle ossa e di ricorso alla chirurgia ortopedica. Queste complicanze possono manifestarsi nei fumatori, ma anche negli ex fumatori, con una percentuale tra il 40 e il 50% più alta rispetto ai non fumatori, percentuale che risulta molto più elevata nei forti fumatori”.

Tra le principali complicanze legate al fumo, la SIOT evidenzia:

  • Un maggiore rischio di osteoporosi e un conseguente aumento del numero di fratture;
  • Un maggiore rischio di infezioni in tutti gli interventi chirurgici ortopedici, in particolare dopo interventi di chirurgia protesica;
  • La riduzione dei processi di osteointegrazione delle protesi, con minore attaccamento della protesi all’osso e fallimenti precoci dell’impianto protesico (in altre parole, “la protesi si scolla dall’osso”);
  • Il rallentamento dei processi riparativi nelle fratture e di guarigione nei danni tendinei, legamentosi e muscolari;
  • Il rallentamento dei processi di guarigione delle ferite chirurgiche di tutti gli interventi ortopedici.

La SIOT intende sottolineare che il fumo in ambito ortopedico ha inevitabili risvolti socio – economici legati a risultati chirurgici peggiori e ad un incremento delle giornate di degenza, oltre ai rischi di una cosiddetta re-admision, cioè la necessità di un nuovo ricovero a breve distanza dall’intervento. Inoltre, spesso si rende necessario intervenire con prolungate e costose terapie antibiotiche e un conseguente aumento del ricorso ad un ulteriore intervento chirurgico.

In ortopedia, la dipendenza dal fumo dei pazienti comporta quindi un aumento dei costi ospedalieri legati a degenze più lunghe ed esiti chirurgici meno favorevoli, ma riveste anche conseguenze sociali con una riduzione delle giornate lavorative e della relativa produttività. Noi ortopedici dobbiamo essere quindi in prima linea nell’informare i nostri pazienti dei rischi legati al fumo ed invitarli caldamente a smettere, soprattutto in vista di un intervento per ridurre in modo significativo il rischio di questi eventi avversi” – conclude Francesco Falez, Presidente SIOT.

1. Istat, Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo, 2019.

 


leggi il Blog nella tua lingua

Follow HarDoctor News, il Blog di Carlo Cottone on WordPress.com
Visita il mio Sito Inviaci un articolo! Contattami via e-mail! buzzoole code
Twitter HarDoctor News su YouTube HarDoctor News su Tumblr Skype Pinterest

Inserisci il tuo indirizzo e-mail per iscriverti a questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi per e-mail.

Segui assieme ad altri 2.623 follower

L’almanacco di oggi …

Almanacco di Oggi!
Farmacie di Turno
Il Meteo I Programmi in TV

Scarica le guide in pdf!

Scarica la Guida in Pdf Scarica il Booklet in Pdf

HarDoctor News | Links Utili

Scegli Tu Guarda il Video su YouTube Pillola del giorno dopo Think Safe Medicina Estetica Obesità.it

HarDoctor News | Utilità

Calcola il BMI
Test di Laboratorio
Percentili di Crescita
Calcola da te la data del parto!

Leggi Blog Amico !!!

Leggi Blog Amico

HarDoctor News | Statistiche

  • 999.536 traffic rank

HarDoctor News | Advertising

Siti sito web

Le mie foto su Istagram


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: