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Dubbi e perplessità delle Associazioni dopo l’incontro al Ministero della Salute

Lo scorso giovedì 18 aprile si è tenuta presso il Ministero della Salute un’importante riunione, che ha visto riuniti tre funzionarie della programmazione sanitaria (solo al termine si è aggiunto il Direttore Generale, Dott. Andrea Urbani) e i delegati di alcune Associazioni di pazienti (elencate in calce), che avevano chiesto di poter essere udite sui provvedimenti in corso di approvazione “Criteri di appropriatezza dell’accesso ai ricoveri di riabilitazione ospedaliera” ed “Individuazione di percorsi appropriati nella rete di riabilitazione”.

La riunione è parsa fin dall’inizio anomala e la conversazione è stata condotta in modo incerto. Nonostante, infatti, le Associazioni invitate alla riunione nei giorni precedenti avessero avanzato reiterate richieste di ricevere ufficialmente i documenti oggetto delle osservazioni, questi non sono stati inviati. Alcune avevano avuto modo di consultarli, dopo averli ricevuti da fonti ‘non ufficiali’, e potevano quindi commentare o sollevare criticità, in modo pertinente. Altre basavano le loro osservazioni su ciò che ‘avevano potuto sentire e leggere’ sul web, sulla stampa o grazie ad un ‘tam tam’ diffuso tra chi, a vario titolo, è interessato dal provvedimento.

Quando è stato chiesto perché non si poteva accedere a tali documenti, la risposta, in prima battuta, è stata che non vi era stata l’autorizzazione a diffonderli; successivamente è stato affermato che erano ancora in fase di stesura e poi ancora è parso di capire che saranno, comunque, inviati alla Conferenza Stato Regioni per la loro approvazione. A questo punto ci si chiede: perché invitare le Associazioni senza metterle in grado di esprimere le proprie osservazioni su documenti che non hanno avuta la possibilità di esaminare? Su questi le Associazioni hanno rilevato che sono da apportare alcune modifiche, ritenute essenziali per favorire il recupero ed il mantenimento delle funzionalità dei pazienti che ne hanno diritto, senza pregiudiziali restrizioni, non commisurate a bisogno e potenzialità di recupero dei pazienti, dei criteri di accesso alla riabilitazione intensiva e ad alta specialità.

Si è unanimamente ribadito che devono poter accedere alla riabilitazione neurologica tutti i pazienti che, dopo un evento acuto, manifestino una disabilità più o meno grave che ne giustifica la collocazione nel setting appropriato; l’alta specialità non può essere riservata a chi è stato in coma ma piuttosto a chi ne ha bisogno, da valutarsi con criteri di appropriatezza riabilitativa.

Rispetto alle principali criticità espresse dai presenti, le maggiori preoccupazioni sono state destate dalla percentuale di ricoveri stabilita per i soggetti che non provengono dai reparti per acuti. Numerosi interventi hanno sottolineato come molte patologie croniche o ingravescenti richiedono periodi di ricovero per problematiche ‘non acute’ e quindi renderebbero inutile, troppo dispendioso o impossibile il passaggio dal reparto per acuti.

A tal proposito, è stato spiegato dai rappresentanti del Ministero che, dai dati in loro possesso, riferiti agli anni precedenti, solo il 17% del totale dei ricoveri su tutto il territorio nazionale proveniva dal domicilio e che, attenendosi a questi, nel documento si è inserito che la porzione di ricoveri a tariffa piena per soggetti provenienti appunto dal domicilio dapprima non dovesse superare il 15%, poi, tenendo conto delle osservazioni emerse, tale soglia è stata innalzata al 20%.

Il dato, è stato specificato, è da intendersi su base regionale ovvero ogni singola Regione avrà un tetto massimo del 20% per tutte le strutture interessate e per tutte le patologie. Ogni Regione potrebbe anche innalzare tale soglia, ma non è chiaro in base a quali criteri e con quali conseguenze.

Le criticità espresse dai presenti si sono riferite soprattutto al dato di partenza: davvero sembra troppo basso che il totale riferito di ricoveri effettuati negli anni scorsi di pazienti provenienti dal domicilio sia solo del 17%! La nuova percentuale fissata, ritenuta decisamente insufficiente a coprire il fabbisogno, porterebbe, comunque, ad una discrepanza tra i soggetti per l’accesso alle cure: ad esempio, se in una Regione nel mese di giugno la quota è già stata superata, non sarebbe più possibile per altri soggetti accedere al ricovero.

Le Associazioni hanno ribadito che, nonostante i bisogni, le offerte di riabilitazione in regime di ricovero e soprattutto quelle per il servizio territoriale, sono davvero poche e in alcune Regioni quasi del tutto assenti. Non è possibile quindi pensare ad un sistema omogeneo su tutto il territorio per l’invio di soggetti alle strutture dedicate. Solo pochi potrebbero trovare attrezzature e personale specifico adeguato alle proprie esigenze.

È stato affermato che il Ministero riconosce la disomogeneità presente sul territorio nazionale relativa all’offerta di riabilitazione (ricoveri e interventi territoriali), ma che è previsto che le singole Regioni debbano adeguarsi e organizzarsi al meglio, nel rispetto della loro autonomia decisionale. Permane il dubbio che tutto rimanga com’è ora, con una disparità ancora più accentuata dall’impossibilità di garantire ‘migrazioni’ nelle Regioni con maggiore offerta.

È stata quindi rilevata la mancanza del coinvolgimento dei Familiari e delle Associazioni dei pazienti nella scelta dei percorsi più utili e consoni alle caratteristiche dei soggetti che rappresentano, chiaramente evidenziata dall’impossibilità di verificare anche l’ultima versione del documento, ancora una volta dichiarato ‘non visionabile’.

La questione, quindi, è purtroppo rimasta in sospeso e non si può che confidare in un nuovo successivo costruttivo confronto, che offra la possibilità di visionare e, se il caso, rivedere alcuni passi del decreto. Devono, infatti, assolutamente essere garantite continuità assistenziale e cura a tutte le persone che necessitano di proseguire un percorso di neuroriabilitazione, in modo continuativo e omogeneo su tutto il territorio nazionale.

Rispetto al progetto sperimentale in atto presso la Regione Emilia Romagna, finanziato dal Ministero della Salute per definire una metodologia per la rilevazione dei costi del ricovero post-acuto, in un primo momento è stato comunicato che non era ancora partito (!); il Dott. Urbani ha poi specificato che le strutture riabilitative dell’Emilia Romagna sono state incaricate di reperire le modalità più corrette per avviare tale progettualità, che sarà successivamente diffusa anche nelle strutture di altre Regioni. Riguardo a questo punto è stato rammentato che sono state presentate 3 interrogazioni parlamentari.

Nel complesso la sensazione è che l’audizione abbia avuto luogo perché ne è stata fatta richiesta ‘a gran voce’, ma non purtroppo per raccogliere realmente le osservazioni e le esigenze che provengono dalle varie Associazioni in rappresentanza dei propri pazienti, poiché sembra che tutto sia già stato stabilito. Speriamo di sbagliare…

Associazioni presenti:

  • Alleanza Malattie Rare
  • MODH-Movimento Oltre L’Handicap ed il Disagio
  • Associazione Scompensati Cardiaci
  • A.L.I.Ce. Italia 
  • SPAN in rappresentanza di:
  • FNACT, Federazione Nazionale Associazioni Trauma Cranico
  • Parkinson Italia
  • AIMFT, Associazione Italiana Malattia Frontotemporale
  • A.L.I.Ce. Italia, Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale
  • La Rete, Associazioni Riunite per il Trauma Cranico e le Gravi Cerebrolesioni Acquisite
  • Federazione Alzheimer
  • AITA Lombardia, Associazioni Italiane Afasici


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Settimana Mondiale del Cervello: “Proteggi il Tuo Cervello”

Pensare, ricordare, parlare, ma anche camminare, correre, ridere: una sinfonia, quella rappresentata dai più comuni e frequenti gesti quotidiani, diretta da un maestro d’orchestra d’eccezione: il cervello. Affascinante e misterioso, l’organo più prezioso del corpo umano coordina, infatti, in modo armonico le funzioni di tutto l’organismo. Per questo, proteggerlo risulta di fondamentale importanza.

“Proteggi il tuo cervello” è infatti il claim che la Società Italiana di Neurologia (SIN) lancia in occasione della Settimana Mondiale del Cervello che dall’11 al 17 marzo si celebra in oltre 80 Paesi. Obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza e sottolineare l’importanza della prevenzione nella lotta alle malattie neurologiche, che solo in Italia colpiscono circa 5 milioni di persone.

Dalla Malattia di Alzheimer a quella di Parkinson, dall’Ictus cerebrale alla Sclerosi Multipla, dall’epilessia fino all’emicrania e ai disturbi del sonno. Sono questi alcuni dei disturbi neurologici che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpiscono ben 1 miliardo di persone nel mondo. Oltre 47 milioni i casi di demenza e una stima di circa 7.7 milioni di nuovi malati ogni anno1. Tra le demenze, la forma più comune è l’Alzheimer con cui sono chiamati a convivere 40 milioni di persone nel mondo. Sono circa 6 milioni, invece, le persone che ogni anno muoiono a causa di un Ictus cerebrale e 33 milioni i sopravvissuti con esiti più o meno invalidanti1. Quanto alla Sclerosi Multipla (SM), circa 2.5 milioni le persone che convivono con le sue manifestazioni, mentre sono 6 milioni quelle affette dalla Malattia di Parkinson3. Infine l’emicrania cronica4 colpisce nel mondo 1 persona su 10 ed è ritenuta seconda causa di disabilità per il forte impatto che ha su chi ne è affetto5.

Adottare uno stile di vita sano è il primo passo per prendersi cura del proprio cervello, ma la prevenzione passa anche e soprattutto dal consulto dello specialista di riferimento. Il neurologo, l’unico in grado di comprendere lo straordinario ingranaggio del sistema nervoso, è protagonista indiscusso dello spot Conosci il Neurologo, Proteggi il Tuo Cervello” che la SIN ha voluto realizzare e diffondere proprio oggi in occasione del lancio della Settimana Mondiale del Cervello. Lo spot verrà trasmesso sulle principali reti nazionali dalla RAI a LA7, da Sky a Mediaset.

La SIN ha fortemente voluto realizzare e diffondere questo spot per promuovere la figura dell’unico specialista che conosce a fondo il cervello e il suo funzionamento. Spesso, infatti, il paziente ha una paura ingiustificata di rivolgersi al neurologo, rinviando il consulto medico anche laddove necessario. Iniziative come la Settimana Mondiale del Cervello sono importanti occasioni per ricordare, in Italia e nel mondo, l’importanza della prevenzione nel contrastare l’insorgenza di patologie neurologiche. Proteggere il nostro cervello significa sia modificare errate abitudini che spesso ci vedono protagonisti, sia non sottovalutare sintomi e manifestazione che possono far sospettare un disturbo neurologico e che richiedono il parere del neurologo. Disturbi della memoria, del linguaggio, ma anche del sonno, possono infatti essere la spia di importanti disordini neurologici. La diagnosi precoce rappresenta una potente arma a nostra disposizione: solo riconoscendo tempestivamente un disturbo, infatti, è possibile mettere in atto quell’intervento terapeutico volto a limitare quanto più possibile importanti conseguenze” – ha commentato Gianluigi Mancardi, Presidente SIN.

Qui di seguito gli spunti emersi in occasione della conferenza stampa di presentazione della Settimana Mondiale del Cervello, svolta il 6 marzo scorso a Milano:

L’alimentazione e la prevenzione delle malattie neurologiche

Prof. Mario Zappia, Segretario SIN, Professore Ordinario di Neurologia presso l’Università di Catania e Direttore della Clinica Neurologica dell’A.O.U “Policlinico Vittorio Emanuele” di Catania

Il funzionamento ottimale del Sistema Nervoso richiede una dieta sana ed equilibrata in grado di fornire un costante apporto di macronutrienti e micronutrienti, per cui la possibile prevenzione di molte malattie neurologiche si basa innanzitutto su una corretta alimentazione.

Le strategie di prevenzione su base alimentare sono molteplici. La prevenzione di malattie carenziali basata su un equilibrato apporto vitaminico, soprattutto del complesso B, è quanto mai attuale, considerando che tali malattie, una volta presenti solo in Paesi poveri e a basso sviluppo, sono oggi in crescita anche nella nostra parte di mondo sviluppato e ricco, basti solo pensare alle neuropatie e alle mielopatie secondarie a deficit di vitamina B12 procurato da diete molto in voga e strettamente prive di alimenti di derivazione animale.

Per altre malattie neurologiche ci sono evidenze oramai consolidate, derivanti soprattutto da studi neuroepidemiologici, che riportano il ruolo protettivo svolto da micronutrienti (folati, vitamine del complesso B, vitamina D, vitamina E), macronutrienti (acidi grassi poliinsaturi) e antiossidanti (polifenoli) nello sviluppo di patologie di tipo neurodegenerativo, cerebrovascolare e infiammatorio.

La dieta mediterranea riassume tali proprietà, essendo composta da alimenti ricchi di acidi grassi poliinsaturi (omega 3 e omega 6, presenti nel pesce azzurro, nell’olio d’oliva e nei legumi) e di antiossidanti (polifenoli come il resveratrolo, presente nel vino rosso, o le antocianine, presenti in frutta e verdura). Grazie alla sua composizione è indubbio il ruolo della dieta mediterranea, a basso contenuto di sodio e di grassi saturi di derivazione animale, nella prevenzione dell’ictus. È stato recentemente riportato che, su oltre 100.000 donne americane, chi aveva un’alta aderenza alla dieta mediterranea riduceva del 18% il rischio di ictus ischemico.

Uno studio americano ha evidenziato una riduzione del rischio di sviluppare Alzheimer pari al 40% in chi seguiva strettamente un’alimentazione di tipo mediterraneo e un altro studio ha riportato simili risultati anche per il Parkinson.

L’igiene del sonno: come evitare la comparsa di disturbi del sonno e prevenire, quindi, alcune malattie neurologiche

Prof. Giuseppe Plazzi, Centro per lo Studio e la Cura dei Disturbi del Sonno dell’Università di Bologna

La mancanza di sonno ha un significativo impatto sulla salute dell’individuo, sia a breve sia a lungo termine. Scarsa attenzione, disturbi della memoria e dell’apprendimento sono le conseguenze a breve termine di una non corretta qualità del sonno. Quanto a quelle a lungo termine, uno studio sperimentale del 2019, pubblicato su Nature, evidenzia come la frammentazione del sonno, provocata da risvegli notturni, faciliti la formazione di placche arteriosclerotiche. Inoltre, tra i disturbi del sonno, le apnee ostruttive tendono ad associarsi ad un elevato rischio cardio-cerebrovascolare con possibilità di Ictus ischemico. Importante evidenziare come il trattamento delle apnee notturne riporti il rischio di stroke ai livelli della popolazione generale. Alla Malattia di Parkinson sono invece legati alcuni disturbi motori notturni: oggi il disturbo di comportamento della fase REM (Rapid Eye Movement – la fase in cui si sogna) è riconosciuto non solo come una comorbilità del Parkinson, ma anche il più sensibile e affidabile marcatore precoce di tutte le malattie da accumulo di alfa-sinucleina. Riconoscere precocemente questo disturbo consente di identificare i pazienti prima della manifestazione diurna della malattia, permettendo quindi di somministrare tempestivamente efficaci terapie neuroprotettive e limitarne la progressione.

La riserva cognitiva e l’attività fisica possono proteggere il cervello dal decadimento mentale?

Prof. Carlo Ferrarese, Direttore Scientifico del Centro di Neuroscienze dell’Università di Milano-Bicocca e Direttore della Clinica Neurologica presso l’Ospedale San Gerardo di Monza

1 anziano su 4 di età superiore agli 80 anni è affetto dalla Malattia di Alzheimer. Alla base di questa forma di demenza vi è l’accumulo progressivo nel cervello di beta-amiloide. Studi scientifici hanno dimostrato come il deposito anomalo di questa proteina possa essere causato dal danno vascolare. Correggere i fattori di rischio di patologie vascolari come ipertensione, diabete, obesità, fumo e scarsa attività fisica consente di limitare notevolmente il rischio di sviluppare la Malattia di Alzheimer e, più in generale, le demenze che solo in Italia colpiscono 1 milione di persone. Una recente revisione di circa 100 studi effettuati su oltre 100.000 anziani ha inoltre confermato che l’attività fisica aerobica moderata (almeno 3 ore alla settimana per almeno 25 settimane consecutive) è in grado di migliorare le prestazioni cognitive, sia nei soggetti in salute sia in quelli con deficit cognitivi. Sempre con riferimento allo sport, recenti esperimenti su modelli animali hanno evidenziato come il fattore neurotrofico BDNF, prodotto dai muscoli durante l’attività fisica, sia in grado di ridurre la produzione nel cervello della proteina beta amiloide. Non solo training fisico: l’allenamento mentale attraverso attività quali la lettura, lo studio di una nuova lingua o di uno strumento musicale, o semplicemente con un passatempo stimolante, contribuisce a proteggere il nostro cervello e a ritardare la comparsa di demenza in soggetti con iniziale declino cognitivo. Questo perché le attività cognitive implicano la continua creazione di nuove connessioni cerebrali che determinano una cosiddetta “riserva cognitiva” in grado di contrastare il danno di alcuni circuiti cerebrali.

Come proteggere il cervello dai disturbi cerebrovascolari?

Prof. Danilo Toni, Associato in Neurologia, Direttore Unità di Trattamento Neurovascolare e Neurologia d’Urgenza Policlinico Umberto I di Roma

La correzione dei cosiddetti fattori di rischio modificabili quali fumo, ipertensione, ipercolesterolemia, fibrillazione atriale, obesità e diabete consente una significativa riduzione del rischio di Ictus cerebrale. A ridurre del 50% il rischio di Ictus è l’eliminazione dell’ipertensione, del 19% la perdita di peso se obesi e del 12% lo stop al fumo. Ogni anno in Italia si registrano 150.000 nuovi casi di Ictus cerebrale, mentre sono 800.000 le persone sopravvissute allo Stroke che portano i segni di invalidità; Queste misure di protezione del cervello dai disturbi cerebrovascolari possono essere messe in atto prima che questi si verifichino (prevenzione primaria). Ma è possibile proteggere il nostro cervello se un ictus ischemico si è già verificato? Il danno dovuto all’ictus può essere limitato attraverso terapie di riperfusione farmacologiche e/o meccaniche. La trombolisi intravenosa e la trombectomia meccanica, in combinazione o separatamente fra loro a seconda dei casi clinici, consentono oggi di ottenere un recupero delle funzioni neurologiche allo stato precedente l’ictus fino al 50-60% dei casi trattati.

Va però ricordato che, al momento, solo il 10%-15% di tutti i pazienti con ictus è candidabile alla trombolisi intravenosa e circa il 5% alla trombectomia meccanica. Ma il cervello colpito da ictus si protegge anche sottoponendo il paziente alle terapie farmacologiche atte a stabilizzarlo dal punto di vista pressorio e del ritmo cardiaco, evitando la malnutrizione e la conseguente depressione immunitaria e, infine, trattando eventuali complicanze infettive.

Possiamo prevenire le malattie neuromuscolari?

Prof. Antonio Toscano, Professore Ordinario di Neurologia, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Messina

Si stima che, in Italia almeno 80.000-100.000 pazienti siano affetti da Malattie Neuromuscolari (MNM) che nel 90% rientrano tra le malattie rare. Verosimilmente, ad oggi, almeno 200-300 diverse forme di MNM sono state riconosciute nel territorio Nazionale.

La prevenzione di tali malattie è, spesso, un percorso articolato e complesso. La loro prevenzione, in maniera sistematica, è possibile soprattutto per le patologie acquisite (non ereditarie) ma adesso, sempre più frequentemente, anche per quelle genetiche. Per tali motivi, si ricorre spesso ad un consulto specialistico presso i Centri in grado di offrire percorsi di diagnosi e cura completi e multidisciplinari.

Nell’ambito delle malattie neuromuscolari infatti il termine prevenzione acquista un significato più ampio. Se da un lato, una volta identificato il difetto genetico primario o la forma acquisita, vi è la possibilità di offrire al paziente e alla famiglia l’opportunità di ricorrere ad una consulenza clinica e/o genetica o eseguire test prenatali, dall’altro, l’identificazione precoce della malattia permette l’attuazione di un piano assistenziale-terapeutico mirato alle esigenze del paziente con l’obiettivo di prevenire la progressione della patologia stessa.

La prevenzione e la ricerca della diagnosi nelle MNM costituiscono passaggi fondamentali e necessari per poter seguire e consigliare al meglio i pazienti ed i loro familiari.

Il 9 marzo si è celebrata la Giornata delle Malattie Neuromuscolari (GMN), che ha coinvolto specialisti esperti di MNM di tutto il territorio nazionale, i quali hanno incontrato cittadini, pazienti e familiari, ma anche medici e operatori sanitari in 17 città italiane contemporaneamente con l’obiettivo non solo di informare ma anche di fornire un supporto educativo per la prevenzione, la diagnosi e la presa in carico di pazienti con sospetta o già diagnosticata malattia neuromuscolare.

Prevenzione e malattie extrapiramidali – Parkinson, distonie, corea di Huntington, disturbi del movimento

Prof. Roberto Eleopra, Vicepresidente SIN e UOC Neurologia 1 – Parkinson e Disordini del Movimento, Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta Milano

Il ruolo della prevenzione è rilevante nel caso delle malattie neurologiche del sistema extrapiramidale, quali Parkinson, Distonie, Corea, ecc. Si tratta di patologie che possono manifestarsi con rallentamento nei movimenti (forme ipocinetiche, quali il Parkinson) o movimenti del corpo eccessivi (forme ipercinetiche, quali distonie o tremori).

La prevenzione è soprattutto basata su una diagnosi precoce della malattia, che talora compare lentamente in età infantile o giovanile, per evitare le disabilità successive, ma poi si attua anche attraverso una accorta e sana alimentazione ed esercizio fisico e allenamento costanti.

Al riguardo, gli esperti identificano quegli alimenti che possono avere un ruolo nella genesi dei disturbi neurologici o che possono incidere negativamente su condizioni preesistenti. Nella Malattia di Parkinson, ad esempio, i pasti, specie se ricchi di proteine, possono interferire sia con l’assorbimento dei farmaci (es.: Levodopa), sia con il loro ingresso nel cervello contribuendo alla diminuita efficacia della terapia, vi sono numerose evidenze per ritenere importante l’uso di una dieta prevalentemente vegetariana a basso contenuto proteico. Un’alimentazione povera di colesterolo e ricca di fibre, vitamine ed antiossidanti presenti in frutta e verdura e di grassi insaturi contenuti nell’olio di oliva (la cosiddetta dieta mediterranea) riducono l’incidenza anche dei disturbi cognitivi nelle malattie extrapiramidali

In caso di malattia, la protezione del cervello può venire dall’intervento terapeutico tempestivo?

Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente della SIN, Clinica Neurologica Università di Genova

Per essere efficace, una cura deve essere somministrata precocemente: solo in questo modo, infatti, è possibile limitare devastanti conseguenze. Sclerosi Multipla, Ictus, Alzheimer e Cefalee croniche sono il bersaglio delle più innovative terapie, messe a punto recentemente dalla ricerca scientifica.

A disposizione della Sclerosi Multipla, che solo in Italia colpisce 120.000 perone, 15 differenti terapie con possibilità di personalizzazione in base al tipo e alla gravità dell’esordio clinico. Gli avanzamenti più recenti riguardano le terapie con anticorpi monoclonali anti-linfociti B e il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, una procedura efficace nei casi particolarmente aggressivi che non rispondono alle terapie approvate. Nelle malattie cerebrovascolari, studi recenti hanno confermato l’utilità della terapia endovascolare anche dopo 16 e persino 24 ore dall’Ictus in quei pazienti che abbiano buoni circoli collaterali e tessuto nervoso in sofferenza, ma non ancora irrimediabilmente perso. Nella Malattia di Alzheimer, alcuni studi che utilizzano anticorpi monoclonali in grado di ridurre l’anomalo deposito di amiloide sembrano indicare che una terapia eziologica sia possibile e oramai vicina, anche se efficace solo nelle fasi molto iniziali di malattia. Risulta quindi fondamentale una diagnosi precoce. Enormi sono stati anche i passi compiuti dalla ricerca nel trattamento delle cefalee, con particolare riguardo all’emicrania cronica: per gli 800.000 italiani che ne soffrono sono stati sviluppati anticorpi monoclonali selettivi in grado di migliorare notevolmente la qualità di vita dei pazienti.

Incontri divulgativi e convegni scientifici, attività per gli studenti delle scuole secondarie e open day presso le cliniche neurologiche: numerose le iniziative gratuite che si svolgeranno in tutto il territorio nazionale e avranno come protagonista il nostro organo più complesso, il cervello, che ci permette di pensare, ricordare, muovere, sentire, parlare, vedere, dormire e organizzare tutte le nostre numerose attività.

 

1. Feigin VL et al. Global and regional burden of stroke during 1990–2010: findings from the Global Burden of Disease Study 2010. Lancet 2014; 383: 245–55

2. http://www.epicentro.iss.it/sclerosi-multipla/epidemiologia

3. https://www.thelancet.com/journals/laneur/article/PIIS1474-4422(18)30295-3/fulltext

4. Y.W. Woldeamanuel e R.P. Cowan, Stanford Headache and Facial Pain Program presso la Stanford University School of Medicine di Palo Alto, Stati Uniti

5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29791944

 


Parkinson: importanza della diagnosi precoce

L’importanza della diagnosi precoce per intervenire tempestivamente con una terapia mirata: questo il messaggio lanciato dalla Società Italiana di Neurologia in occasione della Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson che si celebrata ieri.

Anche nel Parkinson, infatti, il fattore tempo risulta strategico, basti pensare che già al momento dell’esordio dei primi disturbi motori tipici della malattia, come lentezza dei movimenti e tremore di riposo, la Malattia di Parkinson è in una fase troppo avanzata per poter essere bloccata, poiché, in questo stadio, almeno il 60% delle cellule dopaminergiche del cervello sono già morte.

Iniziare il trattamento sintomatico o neuro-protettivo in una fase precoce di malattia o meglio ancora nella fase pre-motoria permette di controllare bene i sintomi e rallentare l’evoluzione della malattia. In queste fasi, infatti, i farmaci dopaminergici o i farmaci neuroprotettivi potrebbero davvero modificare il decorso della malattia – ha dichiarato Roberto Eleopra, Vicepresidente della SIN e Direttore UOC Neurologia I – Parkinson e Disordini del Movimento presso Fondazione IRCCS Istituto Neurologico C. BESTA.

Per diagnosticare la Malattia di Parkinson nella fase pre-motoria bisogna prestare attenzione a sintomi non specifici, la cui presenza aiuta ad identificare i soggetti a rischio di sviluppare la malattia.

I sintomi pre-motori più importanti sono il deficit olfattivo (ipo o anosmia), la depressione, dolori nelle grandi articolazioni, l’ipotensione ortostatica e, soprattutto, il disturbo comportamentale in sonno REM (Rapid eye movement Behavioural Disorder, RBD), caratterizzato da comportamenti anche violenti durante il sonno, quali urlare, scalciare, tirare pugni. L’RBD rappresenta, al momento, il marcatore predittivo più importante della malattia di Parkinson: circa il 60% dei pazienti con disturbo comportamentale in sonno REM, infatti, sviluppa la malattia di Parkinson entro 10-12 anni.

La diagnosi della malattia è essenzialmente clinica e si basa sui sintomi. Gli esami strumentali come la RMN encefalo e gli esami ematochimici possono contribuire a escludere quelle malattie che hanno sintomi analoghi al Parkinson. La conferma della diagnosi può arrivare da esami specifici come SPECT e PET.

La Malattia di Parkinson è un disturbo neurodegenerativo che colpisce oggi 5 milioni di persone nel mondo, di cui oltre 300.000 solo in Italia, e che si manifesta in media intorno ai 60 anni di età. Si stima che questo numero sia destinato ad aumentare nel nostro Paese e che nei prossimi 15 anni saranno 6.000 i nuovi casi ogni anno, di cui la metà colpiti in età lavorativa.


L’assorbimento di L-dopa e i sintomi motori migliorati da un procinetico gastrico

Uno studio recente ha valutato l’effetto di camicinal (GSK962040), un farmaco procinetico gastrico, sull’assorbimento della levodopa (L-dopa) e sui sintomi motori di PD.

Oltre il 70% dei pazienti con malattia di Parkinson (PD) soffre di ritardo dello svuotamento gastrico. La L-dopa è rapidamente assorbita nell’intestino tenue prossimale. Se viene ritardato l’assorbimento di L-dopa si può verificare un “on” tardivo con fluttuazioni motorie.

  • Il camicinal è un agonista del recettore della motilina, che migliora lo svuotamento gastrico in volontari sani e in pazienti con gastroparesi diabetica.

Outcome primario di questo studio era di valutare l’effetto di camicinal sulla farmacocinetica (PK) della L-dopa nei pazienti con PD.

Gli autori hanno condotto uno studio multicentrico internazionale di Fase II, in doppio cieco, controllato con placebo. I pazienti eleggibili sono stati randomizzati in proporzione 2:1 a ricevere camicinal 50 mg una volta al giorno (n = 38) o placebo (n = 20).

Erano previsti un periodo di screening compreso tra 1 e 21 giorni, un periodo di trattamento variabile da 7 a 9 giorni e un periodo di follow-up di 14 giorni. Erano eleggibili pazienti (di età compresa tra 40 e 80 anni) che avevano ricevuto diagnosi di PD idiopatica secondo gli UK Brain Bank Criteria, in trattamento con L-dopa ma con un controllo motorio subottimale» specificano. Le fluttuazioni motorie sono state definite come discinesie da fine dose (wearing-off) o da picco dose e periodi “on” tardivi o assenti che avevano un impatto sullo stato funzionale o sulla qualità di vita.

Per essere idonei alla partecipazione allo studio, inoltre, i pazienti dovevano aver seguito uno stabile regime terapeutico con L-dopa per almeno 4 settimane prima dello screening e il trattamento non doveva essere modificato durante il periodo di studio. Infine, i pazienti erano eleggibili se il loro tempo di dimezzamento di svuotamento gastrico allo screening era = /> 70 minuti, in base alla determinazione effettuata con 13C-Gastric Emptying Breath Test (GEBT).

  • L’esposizione a L-dopa è risultata simile con la co-somministrazione di camicinal rispetto al placebo, mentre il tempo mediano alla massima concentrazione (Tmax) di L-dopa è apparso ridotto nel gruppo camicinal, indicando un più rapido assorbimento della L-dopa stessa.

La cosomministrazione del procinetico ha comportato inoltre una significativa riduzione del tempo “off”(-2,31 ore; intervallo di confidenza del 95% [95% CI]: -3,71, -0,90) e un aumento significativo del tempo “on” (+1,88 ore; CI 95%: 0,28, 3,48) al giorno, oltre a una diminuzione significativa (corrispondente a un miglioramento clinico) nel punteggio totale medio MDS-UPDRS (Movement Disorder Society – Unified Parkinson’s Disease Rating Scale): -12,5; CI 95%: -19,67, -5,29.

Sebbene vi fosse una simile esposizione alla L-dopa tra i due gruppi, la mediana di Tmax di L-dopa nel gruppo camicinal si è verificata, in media, 60 minuti prima rispetto al gruppo placebo. Ciò suggerisce che, sebbene la co-somministrazione di camicinal non abbia aumentato l’esposizione complessiva alla L-dopa, ciò ha determinato un tempo più rapido alla massima concentrazione plasmatica.

Anche i significativi miglioramenti nei punteggi MDS-UPDRS osservati nei pazienti che hanno ricevuto camicinal molto probabilmente sono spiegabili sulla base della diminuzione del Tmax della L-dopa. La tollerabilità di camicinal 50 mg una volta al giorno per 7-9 giorni è risultata simile al placebo.

Gli autori concludono che camicinal può migliorare le fluttuazioni motorie riducendo il tempo al picco della concentrazione plasmatica di L-dopa e rappresenta un’opzione terapeutica aggiuntiva promettente che merita un’ulteriore valutazione in uno studio più ampio.

A randomized, double-blind, placebo-controlled trial of camicinal in Parkinson’s disease. Marrinan SL, Otiker T, Vasist LS, et al.Mov Disord, 2017 Dec 26

Parkinson e MIRT

Nasce dall’esperienza di 20 anni di lavoro il MIRT, ideato dal Dr. Giuseppe Frazzitta e utilizzato presso l’ospedale “Moriggia-Pelascini” di Gravedona ed Uniti (Como) per i pazienti affetti da Malattia di Parkinson o Parkinsonismi (Paralisi Sopranucleare Progressiva, Atrofia Multisistemica o forme vascolari).

La malattia di Parkinson è la più comune malattia neurodegenerativa dopo la Malattia di Alzheimer ed in i Italia colpisce circa 3000000 persone. A differenza di quanto comunemente creduto, l’età media di insorgenza della malattia è tra i 50 e i 60 anni, quindi in una fase in cui il soggetto è lavorativamente attivo.

Abbiamo diversi approcci farmacologici e chirurgici per la malattia di Parkinson, purtroppo insufficienti perché questo agiscono solo sul sistema dopaminergico che non è il solo coinvolto in questa patologia. La conseguenza è una qualità di vita molto scadente.

La riabilitazione è emerso negli ultimi anni svolgere una importante azione sulla evoluzione dei sintomi, e quindi sulla qualità di vita. E’ necessario però che l’approccio riabilitativo sia intensivo, precoce, cognitivo e multidisciplinare.

Il MIRT (Multidisciplinar Intensive Rehabilitation Treatment) è, appunto, un percorso riabilitativo di tipo multidisciplinare che prevede l’intervento di un’equipe formata da neurologi, fisiatri, fisioterapisti, logopedisti, terapisti occupazionali, neuropsicologi, infermieri e che ha come scopo quello di affrontare le problematiche correlate alla malattia di Parkinson, nel modo più efficace e completo possibile. Il percorso ha la durata di 4 settimane circa e prevede un trattamento in regime di ospedalizzazione, con plurime sedute riabilitative al giorno per un totale di 4-5 ore di attività al giorno, per 5 giorni la settimana, oltre ad un’ora di uso di device il sabato. I trattamenti variano a seconda delle specifiche necessità del paziente, ma vi è un “core” che caratterizza il MIRT e che tutti i giorni si ripete con tre sedute. Il trattamento front-to-front che prevede manipolazioni a lettino, atte a ridurre la rigidità che questi pazienti presentano e a lavorare su specifici problemi motori. A questa fa seguito un’ora di trattamento con le più moderne e specifiche apparecchiature per la riabilitazione: il Gait trainer, un tapis roulant cui si associano dei cues e feedbacks visivi ed uditivi (specifico per il trattamento riabilitativo del Parkinson), il cicloergometro con controllo visivo del carico per ridurre l’asimmetria tipica della malattia, una pedana stabilometrica statica ed una statico/dinamica per lavorare sui problemi di equilibrio, il crossover per allargare la base d’appoggio nel cammino, la realtà virtuale con il suo approccio dual task ed, infine, l’ultimo arrivato ossia il tapis roulant associato ad una musicoterapia specifica per il recupero del cammino . La terza ora di trattamento prevede un training per migliorare la destrezza manuale e digitale, esercizi per migliorare l’autonomia nelle ADL e, laddove necessario, per ridurre la gravità della micrografia. Vi sono poi una serie di possibili trattamenti ad alta specificità. Innanzitutto vi è l’idrokinesiterapia, che associa agli effetti benefici dell’acqua calda sulle rigidità del paziente, alla possibilità di lavorare in un ambiente che vede annullati gli effetti della gravità e permette di lavorare sul paziente contemporaneamente nei tre piani dello spazio. Il trattamento in acqua risulta particolarmente efficace su sintomi quali i disturbi posturali, i disturbi dell’equilibrio e il freezing. I pazienti con disturbi del linguaggio affrontano un trattamento logopedico di gruppo. I pazienti che presentano parkinsonismi atipici possono se necessario avvantaggiarsi del trattamento al Lokomat, un esoscheletro con quattro ortesi meccanizzate che riproducono uno schema motorio assimilabile alla normale deambulazione e che permette quindi di riprodurre il cammino sul gait trainer con livelli modificabili di vicarianza. Alcuni pazienti si avvalgono della danzaterapia, che associa la musica ad esercizi specifici finalizzati ad ottimizzare la qualità del cammino. Infine tutti i pazienti e i loro familiari affrontano un percorso psicoeducativo, finalizzato ad acquisire le adeguate conoscenze relative alla malattia nonché costruttive modalità di gestione dei sintomi.

I risultati di questo approccio, pubblicate sulle maggiori riviste scientifiche settoriali internazionali (da qui l’acronimo in inglese), hanno dimostrato come questo approccio sia efficace in termini di miglioramento sia delle performance motorie che dell’autonomia personale, che chi si sottopone a questa terapia presenta un rallentamento dell’evoluzione dei sintomi negli studio fino a 2 anni di follow-up, e che questi miglioramenti sono correlati ad un miglioramento della plasticità neuronale, ossia si sviluppano nuovi neuroni che permettono di sostituire quelli persi con la malattia.

Frazzitta G, Maestri R, Bertotti G, et al. Intensive rehabilitation treatment in early Parkinson’s disease: a randomized pilot study with a 2-year follow-up. Neurorehabil Neural Repair 2015; 29: 123-131. doi: 10.1177/1545968314542981.

Frazzitta G, Maestri R, Uccellini D, Bertotti G, Abelli P. Rehabilitation treatment of gait in patients with Parkinson’s disease with freezing: a comparison between two physical therapy protocols using visual and auditory cues with or without treadmill training. Mov Disord 2009; 24: 1139-1143. doi: 10.1002/mds.22491.

– Volpe D, Giantin MG, Maestri R, Frazzitta G. Comparing the effects of hydrotherapy and land-based therapy on balance in patients with Parkinson’s disease: a randomized controlled pilot study. Clin Rehabil 2014; 28: 1210-1227. doi: 10.1177/0269215514536060. Epub 2014 Jun 3. PubMed PMID:24895382.

– Ferrazzoli D, Ortelli P, Maestri R, Bera R, Giladi N, Ghilardi MF, Pezzoli G, Frazzitta G. Does Cognitive Impairment Affect Rehabilitation Outcome in Parkinson’s Disease? Front Aging Neurosci. 2016 Aug 11;8:192. doi: 10.3389/fnagi.2016.00192. eCollection 2016. PubMed PMID: 27563290; PubMed Central PMCID: PMC4980388.

Autore dott. Giuseppe Frazzitta – Direttore del Dipartimento di Riabilitazione Malattia di Parkinson – Ospedale “Moriggia-Pelascini” Gravedona ed Uniti di Como

LA MALATTIA DI PARKINSON: epidemiologia, costi e terapie

Quadro della Malattia di Parkinson

La Malattia di Parkinson (MP) è un disturbo motorio degenerativo e progressivo classificato come patologia cerebrale, causato dalla morte dei neuroni dopaminergici con conseguente deprivazione della dopamina, il neurotrasmettitore che consente il controllo dei movimenti1. I principali segni della MP sono: tremore a riposo, rigidità, bradicinesia e instabilità posturale. Nonostante la malattia coinvolga principalmente le funzioni che controllano la mobilità, spesso compromette anche le funzioni emozionali e psichiatriche, dando adito a problematiche quali depressione e demenza. La progressione della patologia e la possibilità che comprometta anche altre funzioni oltre al movimento impattano negativamente sulla qualità della vita dei pazienti e dei loro caregiver. Con la progressione della malattia, i sintomi motori aumentano di gravità, l’intervallo di tempo tra periodi in cui l’effetto della levodopa non è più in grado di controllare i sintomi (periodi “off”) si riduce, si manifestano problemi di equilibrio, coordinazione, compromissioni non motorie e comorbidità2,3,4,5,6,7,8.

Epidemiologia

L’età media di esordio della patologia è 68 anni per gli uomini e 70 anni per le donne, mentre la Malattia di Parkinson a esordio precoce si manifesta già a partire dall’età di 20 anni9,10,11. Il Ministero della Salute riporta che il 5% dei pazienti affetti da Malattia di Parkinson può presentare una forma a esordio precoce con insorgenza prima dei 50 anni di età12. Si stima che in Italia siano presenti 230.000 persone affette da Malattia di Parkinson. La sua prevalenza aumenta con l’età, risultando pari all’1-2% della popolazione con età superiore a 60 anni e pari a 3-5% della popolazione over 85. Secondo studi epidemiologici internazionali, la malattia colpisce gli uomini con una frequenza superiore di 1,5-2 rispetto alle donne12.

Impatto economico

A livello nazionale, considerando le diverse realtà regionali, il costo medio annuale a carico del Sistema Sanitario per paziente affetto da Malattia di Parkinson varia tra 3.500 € e 4.800 €. Il costo medio annuale per paziente a carico dell’assistito varia tra 1.500 € e 2.700 €, mentre il costo medio annuale per paziente a carico della Società varia tra 10.000 € e 11.000 €13. Le persone affette da Malattia di Parkinson fronteggiano un minore tasso di occupazione e un conseguente minore reddito rispetto alla popolazione generale, generando per la società ingenti perdite di produttività.

Le terapie

È importante riconoscere che al momento non esiste nessuna cura per la Malattia di Parkinson. Ciò nonostante esistono numerosi tipi di trattamento, che rendono possibile gestire i sintomi della patologia in modo efficace per molti anni, consentendo al paziente di condurre una vita relativamente normale. Con l’aiuto di un neurologo, il paziente può decidere quale terapia è più indicata ai propri sintomi ed esigenze specifiche.

In particolare, le cure vanno da quelle farmacologiche a quelle chirurgiche e riabilitative. Per una migliore gestione della patologia, spesso i pazienti sono trattati con diverse terapie.

· Trattamento farmacologico

Alla comparsa dei primi sintomi che vanno ad interferire con la vita del paziente è possibile intervenire con farmaci antiparkinsoniani (ad es. agonisti della dopamina, levodopa ecc.) da assumere per bocca. Questi farmaci sono studiati per aumentare il livello di dopamina che raggiunge il cervello, oppure per stimolare le aree cerebrali in cui agisce la dopamina. La risposta alla terapia è individuale ed è pertanto importante che i farmaci siano prescritti e adattati secondo le esigenze specifiche di ogni soggetto.

Con il progredire della malattia i pazienti possono richiedere dosaggi più elevati o diversi tipi di farmaci per tenere i sintomi sotto controllo. Questo può tuttavia comportare un aumento degli effetti collaterali tra cui nausea, vomito, vertigini, psicosi, discinesia ecc.

Quando la terapia farmacologica non riesce più a tenere sotto controllo i sintomi in modo efficace oppure si manifestano preoccupanti effetti collaterali si ricorre ad altre terapie.

· La stimolazione cerebrale profonda (DBS)

La stimolazione cerebrale profonda (DBS) è una terapia sicura, efficace, regolabile e reversibile che prevede l’impianto di dispositivi che consentono la stimolazione elettrica di punti precisi del cervello (il nucleo subtalamico [DBS-STN] o il globo pallido [DBS-GPi]), con l’obiettivo di modulare/controllare i segnali che causano i sintomi motori disabilitanti della Malattia di Parkinson. Durante la procedura chirurgica, sottili elettrocateteri dotati di elettrodi vengono posizionati nel cervello, mentre dietro l’orecchio vengono inserite estensioni poi collegate ad un neurostimolatore. Quest’ultimo viene di solito impiantato sottopelle, a livello della clavicola o dell’addome, e non è visibile.

Oggi prevale l’idea di anticipare la DBS (early surgery) nei pazienti con fasi “off” e discinesie. Questo garantisce un futuro migliore in termini di stabilità di malattia e qualità di vita14.

· Popolazione candidabile a terapia di stimolazione cerebrale profonda

Uno studio italiano15, condotto in 8 diversi centri, ha valutato la candidabilità a DBS in una coorte di pazienti con Malattia di Parkinson, somministrando un questionario sulla base di criteri comunemente utilizzati per valutare la eleggibilità alla terapia. La percentuale di eleggibilità al trattamento è risultata tra l’1,6% e il 4,5% (adottando criteri di eleggibilità più flessibili) dei pazienti totali affetti da Malattia di Parkinson. Applicando queste percentuali alla realtà epidemiologica italiana, si stima che tra la popolazione affetta dalla patologia, i pazienti candidabili a DBS variano tra circa 4.000 e 10.000 a livello nazionale.

1 National Institute of Neurological Disorders and Stroke. Parkinson’s Disease: Hope through research. What is Parkinson’s Disease. 2011.

2 Alves G, Wentzel-Larsen T, Aarsland D, et al. Progression of motor impairment and disability in Parkinson disease: a population-based study. Neurology 2005;65(9):1436-41.

3 Horstink M, Tolosa E, Bonuccelli U, et al. Review of the management of Parkinson’s disease. Report of a joint task force of the European Federation of Neurological Societies (EFNS) and the Movement Disorder Society-European Section (MDS-ES). Part II: late complicated) Parkinson’s disease. Eur J Neurol 2006;13:1186-202.

4 Leibson CL, Maraganore DM, Bower JH, et al. Comorbid conditions associated with Parkinson’s disease: a population-based study. Mov Disord 2006;21(4):446-55.

5 Louis ED, Frucht SJ. Prevalence of essential tremor in patients with Parkinson’s disease vs. Parkinson-plus syndromes. Mov Disord 2007;22(10):1402-7.

6 Peralta CM, Frauscher B, Seppi K, et al. Restless legs syndrome in Parkinson’s disease. Mov Disord 2009;24(14):2076-80.

7 Riedel O, Klotsche J, Spottke A, et al. Cognitive impairment in 873 patients with idiopathic Parkinson’s disease: Results from the German Study on Epidemiology of Parkinson’s Disease with Dementia (GEPAD). J Neurol 2008;255(2):255-64.

8 Schrag A, Hovris A, Morley D, et al. Young- versus Older-onset Parkinson’s disease: Impact of disease and psychosocial consequences. Mov Disord 2003;18(11):1250-6.

9 Wickremaratchi MM, Perera D, O’Loghlen C, et al. Prevalence and age of onset of Parkinson’s disease in Cardiff: A community based cross sectional study and meta-analysis. Journal of Neurology Neurosurgery and Psychiatry 2009;80(7):805-7.

10 Schrag A, Ben-Shlomo Y, Brown R, David Marsden C, Quinn N. Young-onset Parkinson’s disease revisited. Clinical features, natural history, and mortality. Mov Disord 1998 Nov 1;13(6):885-94.

11 Bower JH, Maraganore DM, McDonnell SK, Rocca WA. Incidence and distribution of parkinsonism in Olmsted County, Minnesota, 1976-1990. Neurology 1999 Apr 1;52(6):1214.

12 Ministero della Salute. Malattia di Parkinson.

13 Americo Cicchetti, Matteo Ruggeri, Silvia Coretti, Paola Codella, Ketty Vaccaro e Monica Altieri. Impatto economico e valutazione della qualità di vita dei pazienti affetti dal morbo di Parkinson. Indagine su cinque realtà regionali.

14 Deuschl D, et al. A Randomized Trial of Deep-Brain Stimulation for Parkinson’s Disease. The New England Journal of Medicine 2006 Aug 31; 355:896-908.

15 Morgante L, Morgante F, Moro E, Epifanio A, Girlanda P, Ragonese P, Antonini A, Barone P, Bonuccelli U, Contarino MF, Capus L, Ceravolo MG, Marconi R, Ceravolo R, D’Amelio M, Savettieri G. How many parkinsonian patients are suitable candidates for deep brain stimulation of subthalamic nucleus? Results of a questionnaire. Parkinsonism Relat Disord. 2007 Dec;13(8):528-31. Epub 2007 Mar 7.

Malattia di Parkinson. L’unione fa la forza

La malattia di Parkinson colpisce oggi più di 200.000 persone in Italia, con circa 8.000 – 12.000 nuovi casi all’anno, che necessitano di un percorso assistenziale multisciplinare.

Il Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma offre al paziente un percorso mirato, a 360°, che integra percorsi psicologici, neurologici, geriatrici, riabilitativi e chirurgici, ponendosi come centro di eccellenza nella gestione del paziente parkinsoniano.

I sintomi di questa malattia, riguardano principalmente le capacità di movimento. Le persone con Parkinson hanno infatti movimenti rigidi e lenti, difficoltà a mantenere l’equilibrio, un andamento impacciato e con tremori a riposo. Con il progredire della malattia, si possono aggiungere sintomi di tipo comportamentale e cognitivo, quale la demenza. A oggi le principali terapie per contrastare i sintomi della malattia sono di tipo farmacologico e chirurgico. Il primo approccio terapeutico è quello farmacologico, che consente di controllare i sintomi a breve e medio termine, con limiti di efficacia ed effetti collaterali nel lungo termine” – spiega Paolo Maria Rossini, direttore Istituto di Neurologia all’Università Cattolica e Direttore dell’Area Neuroscienze del Policlinico Gemelli di Roma.

La chirurgia è indicata in tutti i casi in cui i farmaci non risultino più efficaci.

In media, nell’Ambulatorio per i Disturbi del Movimento di questo Policlinico, afferiscono oltre 150 pazienti al mese di cui almeno il 30% può avere un’indicazione chirurgica” – illustra Anna Rita Bentivoglio, responsabile UOS Disturbi del Movimento.

I trattamenti neurochirurgici a disposizione per la cura di questa grave e invalidante malattia neurologica sono stati al centro del convegno La malattia di Parkinson al Policlinico Gemelli che ha avuto luogo venerdì 22 settembre, presso l’Aula Brasca con inizio alle ore 14.00.

Il trattamento chirurgico più efficace, consiste nel posizionamento di elettrodi per la stimolazione del cervello e in particolare del nucleo sub-talamico. Questa area si trova nella profondità del cervello e viene, generalmente, raggiunta mediante una particolare tecnica detta “stereotassia” che attraverso un casco e un computer permettono di raggiungere con precisione millimetrica la zona da stimolare, consentendo un miglioramento dei sintomi e una riduzione dei farmaci a volte fino all’80%” – dice Tommaso Tufo, neurochirurgo funzionale del team del professor Alessandro Olivi.

Oggi è però presente una nuova tecnica chirurgica più innovativa che favorisce il paziente e che viene utilizzata per gli interventi.

Questa tecnica che non fa uso del casco, detta frameless, consente di raggiungere la zona desiderata grazie alla neuro-navigazione. Questo nuovo sistema all’avanguardia garantisce un maggiore comfort per il paziente. Il casco per la stereotassia è infatti pesante e blocca la testa del paziente, sveglio, per tutta la durata dell’intervento” – precisa Beatrice Cioni, responsabile del team di Neurochirurgia Funzionale.

Un’ulteriore miglioramento, è la possibilità di utilizzare delle innovative tecniche di sedazione farmacologica. Gli interventi di stimolazione profonda del cervello vengono eseguiti, di norma, con il paziente sveglio in modo da poter valutare gli effetti della stimolazione nella zona cerebrale corretta. Esistono oggi dei farmaci che consentono di tenere il paziente addormentato durante l’intervento, ma con un rapido recupero dello stato di veglia che permettono di effettuare i controlli necessari senza lunghe attese” – aggiunge Alessandro Olivi, direttore dell’Istituto di Neurochirurgia alla Cattolica e Direttore UOC di Neurochirurgia del Gemelli.

Una volta effettuato l’impianto per la stimolazione cerebrale profonda, è necessaria un’attenta e personalizzata regolazione dei parametri dello stimolatore che deve essere fatta da neurologi che hanno ricevuto una formazione specifica” – afferma Carla Piano, neurologa Istituto di Neurologia.

L’intervento chirurgico è solo una parte del percorso assistenziale multidisciplinare per le persone con malattia di Parkinson, che mette a disposizione anche l’intervento di uno psicologo, un geriatra, oltre che un percorso di riabilitazione motoria, ponendosi come un centro di eccellenza in grado di offrire un percorso mirato e a 360° nella gestione della patologia e nella presa in carico del paziente, che potrà essere seguito nella stessa struttura da professionisti in grado di lavorare in sinergia.

Contatti

  • Ambulatorio Disturbi del Movimento: VII piano ala D
    Prenotazioni: 06 30155633 dal lun al ven ore 12-14
    flavia.torlizzi@policlinicogemelli.it
  • Ambulatorio Neurochirurgia Funzionale – Epilessia   IV piano ala D
    Prenotazioni: CUP 06 88805560
  • Ambulatori intramoenia: 06 88818881



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