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Parkinson: importanza della diagnosi precoce

L’importanza della diagnosi precoce per intervenire tempestivamente con una terapia mirata: questo il messaggio lanciato dalla Società Italiana di Neurologia in occasione della Giornata Nazionale della Malattia di Parkinson che si celebrata ieri.

Anche nel Parkinson, infatti, il fattore tempo risulta strategico, basti pensare che già al momento dell’esordio dei primi disturbi motori tipici della malattia, come lentezza dei movimenti e tremore di riposo, la Malattia di Parkinson è in una fase troppo avanzata per poter essere bloccata, poiché, in questo stadio, almeno il 60% delle cellule dopaminergiche del cervello sono già morte.

Iniziare il trattamento sintomatico o neuro-protettivo in una fase precoce di malattia o meglio ancora nella fase pre-motoria permette di controllare bene i sintomi e rallentare l’evoluzione della malattia. In queste fasi, infatti, i farmaci dopaminergici o i farmaci neuroprotettivi potrebbero davvero modificare il decorso della malattia – ha dichiarato Roberto Eleopra, Vicepresidente della SIN e Direttore UOC Neurologia I – Parkinson e Disordini del Movimento presso Fondazione IRCCS Istituto Neurologico C. BESTA.

Per diagnosticare la Malattia di Parkinson nella fase pre-motoria bisogna prestare attenzione a sintomi non specifici, la cui presenza aiuta ad identificare i soggetti a rischio di sviluppare la malattia.

I sintomi pre-motori più importanti sono il deficit olfattivo (ipo o anosmia), la depressione, dolori nelle grandi articolazioni, l’ipotensione ortostatica e, soprattutto, il disturbo comportamentale in sonno REM (Rapid eye movement Behavioural Disorder, RBD), caratterizzato da comportamenti anche violenti durante il sonno, quali urlare, scalciare, tirare pugni. L’RBD rappresenta, al momento, il marcatore predittivo più importante della malattia di Parkinson: circa il 60% dei pazienti con disturbo comportamentale in sonno REM, infatti, sviluppa la malattia di Parkinson entro 10-12 anni.

La diagnosi della malattia è essenzialmente clinica e si basa sui sintomi. Gli esami strumentali come la RMN encefalo e gli esami ematochimici possono contribuire a escludere quelle malattie che hanno sintomi analoghi al Parkinson. La conferma della diagnosi può arrivare da esami specifici come SPECT e PET.

La Malattia di Parkinson è un disturbo neurodegenerativo che colpisce oggi 5 milioni di persone nel mondo, di cui oltre 300.000 solo in Italia, e che si manifesta in media intorno ai 60 anni di età. Si stima che questo numero sia destinato ad aumentare nel nostro Paese e che nei prossimi 15 anni saranno 6.000 i nuovi casi ogni anno, di cui la metà colpiti in età lavorativa.


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L’assorbimento di L-dopa e i sintomi motori migliorati da un procinetico gastrico

Uno studio recente ha valutato l’effetto di camicinal (GSK962040), un farmaco procinetico gastrico, sull’assorbimento della levodopa (L-dopa) e sui sintomi motori di PD.

Oltre il 70% dei pazienti con malattia di Parkinson (PD) soffre di ritardo dello svuotamento gastrico. La L-dopa è rapidamente assorbita nell’intestino tenue prossimale. Se viene ritardato l’assorbimento di L-dopa si può verificare un “on” tardivo con fluttuazioni motorie.

  • Il camicinal è un agonista del recettore della motilina, che migliora lo svuotamento gastrico in volontari sani e in pazienti con gastroparesi diabetica.

Outcome primario di questo studio era di valutare l’effetto di camicinal sulla farmacocinetica (PK) della L-dopa nei pazienti con PD.

Gli autori hanno condotto uno studio multicentrico internazionale di Fase II, in doppio cieco, controllato con placebo. I pazienti eleggibili sono stati randomizzati in proporzione 2:1 a ricevere camicinal 50 mg una volta al giorno (n = 38) o placebo (n = 20).

Erano previsti un periodo di screening compreso tra 1 e 21 giorni, un periodo di trattamento variabile da 7 a 9 giorni e un periodo di follow-up di 14 giorni. Erano eleggibili pazienti (di età compresa tra 40 e 80 anni) che avevano ricevuto diagnosi di PD idiopatica secondo gli UK Brain Bank Criteria, in trattamento con L-dopa ma con un controllo motorio subottimale» specificano. Le fluttuazioni motorie sono state definite come discinesie da fine dose (wearing-off) o da picco dose e periodi “on” tardivi o assenti che avevano un impatto sullo stato funzionale o sulla qualità di vita.

Per essere idonei alla partecipazione allo studio, inoltre, i pazienti dovevano aver seguito uno stabile regime terapeutico con L-dopa per almeno 4 settimane prima dello screening e il trattamento non doveva essere modificato durante il periodo di studio. Infine, i pazienti erano eleggibili se il loro tempo di dimezzamento di svuotamento gastrico allo screening era = /> 70 minuti, in base alla determinazione effettuata con 13C-Gastric Emptying Breath Test (GEBT).

  • L’esposizione a L-dopa è risultata simile con la co-somministrazione di camicinal rispetto al placebo, mentre il tempo mediano alla massima concentrazione (Tmax) di L-dopa è apparso ridotto nel gruppo camicinal, indicando un più rapido assorbimento della L-dopa stessa.

La cosomministrazione del procinetico ha comportato inoltre una significativa riduzione del tempo “off”(-2,31 ore; intervallo di confidenza del 95% [95% CI]: -3,71, -0,90) e un aumento significativo del tempo “on” (+1,88 ore; CI 95%: 0,28, 3,48) al giorno, oltre a una diminuzione significativa (corrispondente a un miglioramento clinico) nel punteggio totale medio MDS-UPDRS (Movement Disorder Society – Unified Parkinson’s Disease Rating Scale): -12,5; CI 95%: -19,67, -5,29.

Sebbene vi fosse una simile esposizione alla L-dopa tra i due gruppi, la mediana di Tmax di L-dopa nel gruppo camicinal si è verificata, in media, 60 minuti prima rispetto al gruppo placebo. Ciò suggerisce che, sebbene la co-somministrazione di camicinal non abbia aumentato l’esposizione complessiva alla L-dopa, ciò ha determinato un tempo più rapido alla massima concentrazione plasmatica.

Anche i significativi miglioramenti nei punteggi MDS-UPDRS osservati nei pazienti che hanno ricevuto camicinal molto probabilmente sono spiegabili sulla base della diminuzione del Tmax della L-dopa. La tollerabilità di camicinal 50 mg una volta al giorno per 7-9 giorni è risultata simile al placebo.

Gli autori concludono che camicinal può migliorare le fluttuazioni motorie riducendo il tempo al picco della concentrazione plasmatica di L-dopa e rappresenta un’opzione terapeutica aggiuntiva promettente che merita un’ulteriore valutazione in uno studio più ampio.

A randomized, double-blind, placebo-controlled trial of camicinal in Parkinson’s disease. Marrinan SL, Otiker T, Vasist LS, et al.Mov Disord, 2017 Dec 26

Parkinson e MIRT

Nasce dall’esperienza di 20 anni di lavoro il MIRT, ideato dal Dr. Giuseppe Frazzitta e utilizzato presso l’ospedale “Moriggia-Pelascini” di Gravedona ed Uniti (Como) per i pazienti affetti da Malattia di Parkinson o Parkinsonismi (Paralisi Sopranucleare Progressiva, Atrofia Multisistemica o forme vascolari).

La malattia di Parkinson è la più comune malattia neurodegenerativa dopo la Malattia di Alzheimer ed in i Italia colpisce circa 3000000 persone. A differenza di quanto comunemente creduto, l’età media di insorgenza della malattia è tra i 50 e i 60 anni, quindi in una fase in cui il soggetto è lavorativamente attivo.

Abbiamo diversi approcci farmacologici e chirurgici per la malattia di Parkinson, purtroppo insufficienti perché questo agiscono solo sul sistema dopaminergico che non è il solo coinvolto in questa patologia. La conseguenza è una qualità di vita molto scadente.

La riabilitazione è emerso negli ultimi anni svolgere una importante azione sulla evoluzione dei sintomi, e quindi sulla qualità di vita. E’ necessario però che l’approccio riabilitativo sia intensivo, precoce, cognitivo e multidisciplinare.

Il MIRT (Multidisciplinar Intensive Rehabilitation Treatment) è, appunto, un percorso riabilitativo di tipo multidisciplinare che prevede l’intervento di un’equipe formata da neurologi, fisiatri, fisioterapisti, logopedisti, terapisti occupazionali, neuropsicologi, infermieri e che ha come scopo quello di affrontare le problematiche correlate alla malattia di Parkinson, nel modo più efficace e completo possibile. Il percorso ha la durata di 4 settimane circa e prevede un trattamento in regime di ospedalizzazione, con plurime sedute riabilitative al giorno per un totale di 4-5 ore di attività al giorno, per 5 giorni la settimana, oltre ad un’ora di uso di device il sabato. I trattamenti variano a seconda delle specifiche necessità del paziente, ma vi è un “core” che caratterizza il MIRT e che tutti i giorni si ripete con tre sedute. Il trattamento front-to-front che prevede manipolazioni a lettino, atte a ridurre la rigidità che questi pazienti presentano e a lavorare su specifici problemi motori. A questa fa seguito un’ora di trattamento con le più moderne e specifiche apparecchiature per la riabilitazione: il Gait trainer, un tapis roulant cui si associano dei cues e feedbacks visivi ed uditivi (specifico per il trattamento riabilitativo del Parkinson), il cicloergometro con controllo visivo del carico per ridurre l’asimmetria tipica della malattia, una pedana stabilometrica statica ed una statico/dinamica per lavorare sui problemi di equilibrio, il crossover per allargare la base d’appoggio nel cammino, la realtà virtuale con il suo approccio dual task ed, infine, l’ultimo arrivato ossia il tapis roulant associato ad una musicoterapia specifica per il recupero del cammino . La terza ora di trattamento prevede un training per migliorare la destrezza manuale e digitale, esercizi per migliorare l’autonomia nelle ADL e, laddove necessario, per ridurre la gravità della micrografia. Vi sono poi una serie di possibili trattamenti ad alta specificità. Innanzitutto vi è l’idrokinesiterapia, che associa agli effetti benefici dell’acqua calda sulle rigidità del paziente, alla possibilità di lavorare in un ambiente che vede annullati gli effetti della gravità e permette di lavorare sul paziente contemporaneamente nei tre piani dello spazio. Il trattamento in acqua risulta particolarmente efficace su sintomi quali i disturbi posturali, i disturbi dell’equilibrio e il freezing. I pazienti con disturbi del linguaggio affrontano un trattamento logopedico di gruppo. I pazienti che presentano parkinsonismi atipici possono se necessario avvantaggiarsi del trattamento al Lokomat, un esoscheletro con quattro ortesi meccanizzate che riproducono uno schema motorio assimilabile alla normale deambulazione e che permette quindi di riprodurre il cammino sul gait trainer con livelli modificabili di vicarianza. Alcuni pazienti si avvalgono della danzaterapia, che associa la musica ad esercizi specifici finalizzati ad ottimizzare la qualità del cammino. Infine tutti i pazienti e i loro familiari affrontano un percorso psicoeducativo, finalizzato ad acquisire le adeguate conoscenze relative alla malattia nonché costruttive modalità di gestione dei sintomi.

I risultati di questo approccio, pubblicate sulle maggiori riviste scientifiche settoriali internazionali (da qui l’acronimo in inglese), hanno dimostrato come questo approccio sia efficace in termini di miglioramento sia delle performance motorie che dell’autonomia personale, che chi si sottopone a questa terapia presenta un rallentamento dell’evoluzione dei sintomi negli studio fino a 2 anni di follow-up, e che questi miglioramenti sono correlati ad un miglioramento della plasticità neuronale, ossia si sviluppano nuovi neuroni che permettono di sostituire quelli persi con la malattia.

Frazzitta G, Maestri R, Bertotti G, et al. Intensive rehabilitation treatment in early Parkinson’s disease: a randomized pilot study with a 2-year follow-up. Neurorehabil Neural Repair 2015; 29: 123-131. doi: 10.1177/1545968314542981.

Frazzitta G, Maestri R, Uccellini D, Bertotti G, Abelli P. Rehabilitation treatment of gait in patients with Parkinson’s disease with freezing: a comparison between two physical therapy protocols using visual and auditory cues with or without treadmill training. Mov Disord 2009; 24: 1139-1143. doi: 10.1002/mds.22491.

– Volpe D, Giantin MG, Maestri R, Frazzitta G. Comparing the effects of hydrotherapy and land-based therapy on balance in patients with Parkinson’s disease: a randomized controlled pilot study. Clin Rehabil 2014; 28: 1210-1227. doi: 10.1177/0269215514536060. Epub 2014 Jun 3. PubMed PMID:24895382.

– Ferrazzoli D, Ortelli P, Maestri R, Bera R, Giladi N, Ghilardi MF, Pezzoli G, Frazzitta G. Does Cognitive Impairment Affect Rehabilitation Outcome in Parkinson’s Disease? Front Aging Neurosci. 2016 Aug 11;8:192. doi: 10.3389/fnagi.2016.00192. eCollection 2016. PubMed PMID: 27563290; PubMed Central PMCID: PMC4980388.

Autore dott. Giuseppe Frazzitta – Direttore del Dipartimento di Riabilitazione Malattia di Parkinson – Ospedale “Moriggia-Pelascini” Gravedona ed Uniti di Como

LA MALATTIA DI PARKINSON: epidemiologia, costi e terapie

Quadro della Malattia di Parkinson

La Malattia di Parkinson (MP) è un disturbo motorio degenerativo e progressivo classificato come patologia cerebrale, causato dalla morte dei neuroni dopaminergici con conseguente deprivazione della dopamina, il neurotrasmettitore che consente il controllo dei movimenti1. I principali segni della MP sono: tremore a riposo, rigidità, bradicinesia e instabilità posturale. Nonostante la malattia coinvolga principalmente le funzioni che controllano la mobilità, spesso compromette anche le funzioni emozionali e psichiatriche, dando adito a problematiche quali depressione e demenza. La progressione della patologia e la possibilità che comprometta anche altre funzioni oltre al movimento impattano negativamente sulla qualità della vita dei pazienti e dei loro caregiver. Con la progressione della malattia, i sintomi motori aumentano di gravità, l’intervallo di tempo tra periodi in cui l’effetto della levodopa non è più in grado di controllare i sintomi (periodi “off”) si riduce, si manifestano problemi di equilibrio, coordinazione, compromissioni non motorie e comorbidità2,3,4,5,6,7,8.

Epidemiologia

L’età media di esordio della patologia è 68 anni per gli uomini e 70 anni per le donne, mentre la Malattia di Parkinson a esordio precoce si manifesta già a partire dall’età di 20 anni9,10,11. Il Ministero della Salute riporta che il 5% dei pazienti affetti da Malattia di Parkinson può presentare una forma a esordio precoce con insorgenza prima dei 50 anni di età12. Si stima che in Italia siano presenti 230.000 persone affette da Malattia di Parkinson. La sua prevalenza aumenta con l’età, risultando pari all’1-2% della popolazione con età superiore a 60 anni e pari a 3-5% della popolazione over 85. Secondo studi epidemiologici internazionali, la malattia colpisce gli uomini con una frequenza superiore di 1,5-2 rispetto alle donne12.

Impatto economico

A livello nazionale, considerando le diverse realtà regionali, il costo medio annuale a carico del Sistema Sanitario per paziente affetto da Malattia di Parkinson varia tra 3.500 € e 4.800 €. Il costo medio annuale per paziente a carico dell’assistito varia tra 1.500 € e 2.700 €, mentre il costo medio annuale per paziente a carico della Società varia tra 10.000 € e 11.000 €13. Le persone affette da Malattia di Parkinson fronteggiano un minore tasso di occupazione e un conseguente minore reddito rispetto alla popolazione generale, generando per la società ingenti perdite di produttività.

Le terapie

È importante riconoscere che al momento non esiste nessuna cura per la Malattia di Parkinson. Ciò nonostante esistono numerosi tipi di trattamento, che rendono possibile gestire i sintomi della patologia in modo efficace per molti anni, consentendo al paziente di condurre una vita relativamente normale. Con l’aiuto di un neurologo, il paziente può decidere quale terapia è più indicata ai propri sintomi ed esigenze specifiche.

In particolare, le cure vanno da quelle farmacologiche a quelle chirurgiche e riabilitative. Per una migliore gestione della patologia, spesso i pazienti sono trattati con diverse terapie.

· Trattamento farmacologico

Alla comparsa dei primi sintomi che vanno ad interferire con la vita del paziente è possibile intervenire con farmaci antiparkinsoniani (ad es. agonisti della dopamina, levodopa ecc.) da assumere per bocca. Questi farmaci sono studiati per aumentare il livello di dopamina che raggiunge il cervello, oppure per stimolare le aree cerebrali in cui agisce la dopamina. La risposta alla terapia è individuale ed è pertanto importante che i farmaci siano prescritti e adattati secondo le esigenze specifiche di ogni soggetto.

Con il progredire della malattia i pazienti possono richiedere dosaggi più elevati o diversi tipi di farmaci per tenere i sintomi sotto controllo. Questo può tuttavia comportare un aumento degli effetti collaterali tra cui nausea, vomito, vertigini, psicosi, discinesia ecc.

Quando la terapia farmacologica non riesce più a tenere sotto controllo i sintomi in modo efficace oppure si manifestano preoccupanti effetti collaterali si ricorre ad altre terapie.

· La stimolazione cerebrale profonda (DBS)

La stimolazione cerebrale profonda (DBS) è una terapia sicura, efficace, regolabile e reversibile che prevede l’impianto di dispositivi che consentono la stimolazione elettrica di punti precisi del cervello (il nucleo subtalamico [DBS-STN] o il globo pallido [DBS-GPi]), con l’obiettivo di modulare/controllare i segnali che causano i sintomi motori disabilitanti della Malattia di Parkinson. Durante la procedura chirurgica, sottili elettrocateteri dotati di elettrodi vengono posizionati nel cervello, mentre dietro l’orecchio vengono inserite estensioni poi collegate ad un neurostimolatore. Quest’ultimo viene di solito impiantato sottopelle, a livello della clavicola o dell’addome, e non è visibile.

Oggi prevale l’idea di anticipare la DBS (early surgery) nei pazienti con fasi “off” e discinesie. Questo garantisce un futuro migliore in termini di stabilità di malattia e qualità di vita14.

· Popolazione candidabile a terapia di stimolazione cerebrale profonda

Uno studio italiano15, condotto in 8 diversi centri, ha valutato la candidabilità a DBS in una coorte di pazienti con Malattia di Parkinson, somministrando un questionario sulla base di criteri comunemente utilizzati per valutare la eleggibilità alla terapia. La percentuale di eleggibilità al trattamento è risultata tra l’1,6% e il 4,5% (adottando criteri di eleggibilità più flessibili) dei pazienti totali affetti da Malattia di Parkinson. Applicando queste percentuali alla realtà epidemiologica italiana, si stima che tra la popolazione affetta dalla patologia, i pazienti candidabili a DBS variano tra circa 4.000 e 10.000 a livello nazionale.

1 National Institute of Neurological Disorders and Stroke. Parkinson’s Disease: Hope through research. What is Parkinson’s Disease. 2011.

2 Alves G, Wentzel-Larsen T, Aarsland D, et al. Progression of motor impairment and disability in Parkinson disease: a population-based study. Neurology 2005;65(9):1436-41.

3 Horstink M, Tolosa E, Bonuccelli U, et al. Review of the management of Parkinson’s disease. Report of a joint task force of the European Federation of Neurological Societies (EFNS) and the Movement Disorder Society-European Section (MDS-ES). Part II: late complicated) Parkinson’s disease. Eur J Neurol 2006;13:1186-202.

4 Leibson CL, Maraganore DM, Bower JH, et al. Comorbid conditions associated with Parkinson’s disease: a population-based study. Mov Disord 2006;21(4):446-55.

5 Louis ED, Frucht SJ. Prevalence of essential tremor in patients with Parkinson’s disease vs. Parkinson-plus syndromes. Mov Disord 2007;22(10):1402-7.

6 Peralta CM, Frauscher B, Seppi K, et al. Restless legs syndrome in Parkinson’s disease. Mov Disord 2009;24(14):2076-80.

7 Riedel O, Klotsche J, Spottke A, et al. Cognitive impairment in 873 patients with idiopathic Parkinson’s disease: Results from the German Study on Epidemiology of Parkinson’s Disease with Dementia (GEPAD). J Neurol 2008;255(2):255-64.

8 Schrag A, Hovris A, Morley D, et al. Young- versus Older-onset Parkinson’s disease: Impact of disease and psychosocial consequences. Mov Disord 2003;18(11):1250-6.

9 Wickremaratchi MM, Perera D, O’Loghlen C, et al. Prevalence and age of onset of Parkinson’s disease in Cardiff: A community based cross sectional study and meta-analysis. Journal of Neurology Neurosurgery and Psychiatry 2009;80(7):805-7.

10 Schrag A, Ben-Shlomo Y, Brown R, David Marsden C, Quinn N. Young-onset Parkinson’s disease revisited. Clinical features, natural history, and mortality. Mov Disord 1998 Nov 1;13(6):885-94.

11 Bower JH, Maraganore DM, McDonnell SK, Rocca WA. Incidence and distribution of parkinsonism in Olmsted County, Minnesota, 1976-1990. Neurology 1999 Apr 1;52(6):1214.

12 Ministero della Salute. Malattia di Parkinson.

13 Americo Cicchetti, Matteo Ruggeri, Silvia Coretti, Paola Codella, Ketty Vaccaro e Monica Altieri. Impatto economico e valutazione della qualità di vita dei pazienti affetti dal morbo di Parkinson. Indagine su cinque realtà regionali.

14 Deuschl D, et al. A Randomized Trial of Deep-Brain Stimulation for Parkinson’s Disease. The New England Journal of Medicine 2006 Aug 31; 355:896-908.

15 Morgante L, Morgante F, Moro E, Epifanio A, Girlanda P, Ragonese P, Antonini A, Barone P, Bonuccelli U, Contarino MF, Capus L, Ceravolo MG, Marconi R, Ceravolo R, D’Amelio M, Savettieri G. How many parkinsonian patients are suitable candidates for deep brain stimulation of subthalamic nucleus? Results of a questionnaire. Parkinsonism Relat Disord. 2007 Dec;13(8):528-31. Epub 2007 Mar 7.

Malattia di Parkinson. L’unione fa la forza

La malattia di Parkinson colpisce oggi più di 200.000 persone in Italia, con circa 8.000 – 12.000 nuovi casi all’anno, che necessitano di un percorso assistenziale multisciplinare.

Il Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma offre al paziente un percorso mirato, a 360°, che integra percorsi psicologici, neurologici, geriatrici, riabilitativi e chirurgici, ponendosi come centro di eccellenza nella gestione del paziente parkinsoniano.

I sintomi di questa malattia, riguardano principalmente le capacità di movimento. Le persone con Parkinson hanno infatti movimenti rigidi e lenti, difficoltà a mantenere l’equilibrio, un andamento impacciato e con tremori a riposo. Con il progredire della malattia, si possono aggiungere sintomi di tipo comportamentale e cognitivo, quale la demenza. A oggi le principali terapie per contrastare i sintomi della malattia sono di tipo farmacologico e chirurgico. Il primo approccio terapeutico è quello farmacologico, che consente di controllare i sintomi a breve e medio termine, con limiti di efficacia ed effetti collaterali nel lungo termine” – spiega Paolo Maria Rossini, direttore Istituto di Neurologia all’Università Cattolica e Direttore dell’Area Neuroscienze del Policlinico Gemelli di Roma.

La chirurgia è indicata in tutti i casi in cui i farmaci non risultino più efficaci.

In media, nell’Ambulatorio per i Disturbi del Movimento di questo Policlinico, afferiscono oltre 150 pazienti al mese di cui almeno il 30% può avere un’indicazione chirurgica” – illustra Anna Rita Bentivoglio, responsabile UOS Disturbi del Movimento.

I trattamenti neurochirurgici a disposizione per la cura di questa grave e invalidante malattia neurologica sono stati al centro del convegno La malattia di Parkinson al Policlinico Gemelli che ha avuto luogo venerdì 22 settembre, presso l’Aula Brasca con inizio alle ore 14.00.

Il trattamento chirurgico più efficace, consiste nel posizionamento di elettrodi per la stimolazione del cervello e in particolare del nucleo sub-talamico. Questa area si trova nella profondità del cervello e viene, generalmente, raggiunta mediante una particolare tecnica detta “stereotassia” che attraverso un casco e un computer permettono di raggiungere con precisione millimetrica la zona da stimolare, consentendo un miglioramento dei sintomi e una riduzione dei farmaci a volte fino all’80%” – dice Tommaso Tufo, neurochirurgo funzionale del team del professor Alessandro Olivi.

Oggi è però presente una nuova tecnica chirurgica più innovativa che favorisce il paziente e che viene utilizzata per gli interventi.

Questa tecnica che non fa uso del casco, detta frameless, consente di raggiungere la zona desiderata grazie alla neuro-navigazione. Questo nuovo sistema all’avanguardia garantisce un maggiore comfort per il paziente. Il casco per la stereotassia è infatti pesante e blocca la testa del paziente, sveglio, per tutta la durata dell’intervento” – precisa Beatrice Cioni, responsabile del team di Neurochirurgia Funzionale.

Un’ulteriore miglioramento, è la possibilità di utilizzare delle innovative tecniche di sedazione farmacologica. Gli interventi di stimolazione profonda del cervello vengono eseguiti, di norma, con il paziente sveglio in modo da poter valutare gli effetti della stimolazione nella zona cerebrale corretta. Esistono oggi dei farmaci che consentono di tenere il paziente addormentato durante l’intervento, ma con un rapido recupero dello stato di veglia che permettono di effettuare i controlli necessari senza lunghe attese” – aggiunge Alessandro Olivi, direttore dell’Istituto di Neurochirurgia alla Cattolica e Direttore UOC di Neurochirurgia del Gemelli.

Una volta effettuato l’impianto per la stimolazione cerebrale profonda, è necessaria un’attenta e personalizzata regolazione dei parametri dello stimolatore che deve essere fatta da neurologi che hanno ricevuto una formazione specifica” – afferma Carla Piano, neurologa Istituto di Neurologia.

L’intervento chirurgico è solo una parte del percorso assistenziale multidisciplinare per le persone con malattia di Parkinson, che mette a disposizione anche l’intervento di uno psicologo, un geriatra, oltre che un percorso di riabilitazione motoria, ponendosi come un centro di eccellenza in grado di offrire un percorso mirato e a 360° nella gestione della patologia e nella presa in carico del paziente, che potrà essere seguito nella stessa struttura da professionisti in grado di lavorare in sinergia.

Contatti

  • Ambulatorio Disturbi del Movimento: VII piano ala D
    Prenotazioni: 06 30155633 dal lun al ven ore 12-14
    flavia.torlizzi@policlinicogemelli.it
  • Ambulatorio Neurochirurgia Funzionale – Epilessia   IV piano ala D
    Prenotazioni: CUP 06 88805560
  • Ambulatori intramoenia: 06 88818881


Convivere con il Parkinson durante l’estate

Il caldo estivo rappresenta causa di disagio per la maggior parte delle persone ma, ancora di più, per quelle che devono convivere con una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale quale è il Parkinson.

Oggi il Parkinson colpisce circa il 3 per mille della popolazione generale, circa l’1% di quella sopra i 65 anni. Nel nostro Paese i malati sono circa 300.000, per lo più uomini (1,5 volte in più rispetto alle donne) e con età d’esordio compresa fra i 59 e i 62 anni. Come Società Italiana di Neurologia (SIN) e Accademia LIMPE DisMov riteniamo sia molto importante dare il nostro contributo attraverso una serie di consigli utili per aiutare i pazienti ad affrontare al meglio questi mesi estivi” – ha dichiarato il Prof. Pietro Cortelli, Professore Ordinario di Neurologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche e NeuroMotorie (DIBINEM) Alma Mater Studiorum, Università di BolognaIRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna Ospedale Bellaria.

Le persone affette da Parkinson hanno difficoltà ad iniziare i movimenti e questi stessi risultano generalmente molto lenti: per accrescere la capacità fisica e il grado di allenamento si consiglia dunque di praticare ogni mattina una serie di esercizi di riscaldamento e allungamento per una ventina di minuti. In questo modo la riattivazione della mattina può avvenire con una maggiore celerità e facilità.

Mantenere alcune abitudini giornaliere può essere utile per aiutare il cervello a preservare la gestione di alcuni automatismi. Ad esempio, rispettare la cadenza dei pasti giornalieri: non è importante mantenere un orario fisso, ma curare la regolarità. Altrettanto importante è avere uno spazio della giornata dedicato all’attività fisica all’aria aperta: è utile ricordare che la fascia mattutina dalle 7.00 alle 11.00 e quella pomeridiana dalle 18.00 alla sera sono i momenti della giornata in cui è preferibile praticare delle attività fisiche e motorie” – ha dichiarato il Dottor Nicola Modugno, responsabile del Centro Parkinson dell’Istituto neurologico Mediterraneo Neuromed di Pozzilli (Isernia).

Attenzione ovviamente alle cadute che sono più frequenti nelle fasi avanzate della malattia; in genere aumentano dopo il decimo anno e nei mesi caldi, a volte a causa della stanchezza e della paura di cadere che spesso genera strategie motorie difensive che aumentano il rischio di caduta. Con l’aumento delle fasi di “off”, che spesso si verifica nei mesi estivi, aumenta il rischio cadute.
Seguire un programma di riabilitazione motoria aiuta non solo a ridurre questo rischio, ma insegna anche come cadere, in modo da farsi meno male.

Se il rischio di caduta è elevato può anche essere consigliato l’utilizzo di un deambulatore, nei momenti della giornata in cui si verificano i blocchi motori. Per i pazienti che utilizzano dei bastoni o mezzi di ausilio, si raccomanda di sostituirli con i bastoncini da trekking o nordic walking. Si ricorda anche che camminare con i bastoncini da nordic walking accresce la capacità fisica ed il grado di allenamento rispetto alla passeggiata senza mezzi di ausilio di circa il 20%.

La stitichezza o stipsi è una conseguenza della lentezza dei movimenti e quindi della malattia in sé, ma anche di alcuni farmaci che possono essere prescritti per la cura del Parkinson. E’ un disagio che aumenta in estate a causa della tendenza alla disidratazione o della scarsa idratazione e per la vita sedentaria. Alcuni semplici consigli: dedicatevi a un’attività fisica regolare, consumate liquidi in maniera adeguata (1,5 litri d’acqua al giorno, 8-10 bicchieri al giorno) e scegliete un’alimentazione ricca di frutta e verdura e di fibre in generale.

Con il caldo aumenta la sensazione di stanchezza per più di un fattore, tra cui i farmaci, la malattia stessa (gli sforzi per gestire i sintomi ma anche le variazioni chimiche nel cervello), il sonno disturbato, la depressione e la ipotensione che di estate si accentua. Si consiglia quindi di dedicare tutto il tempo necessario a svolgere le varie attività, imparando a riconoscere e sfruttare i momenti in cui i farmaci sono più efficaci e ci si sente meno stanchi. E’ importante assicurarsi che la dieta sia bilanciata come apporto energetico, evitare la stitichezza che causa stanchezza ed effettuare un regolare esercizio fisico in modo da mantenere i muscoli tonici.

La dieta non deve essere restrittiva, ma bilanciata e variata nella scelta degli alimenti, e anche nei modi di cottura. La prima, importantissima regola della corretta alimentazione è quella della varietà dei cibi e delle ricette per la preparazione dei pasti. La composizione ideale della dieta bilanciata dovrebbe essere la seguente: la maggior parte dell’energia (55-58%) dovrebbe provenire dai carboidrati (cereali e loro derivati, patate), una quota del 25-30% dai grassi e il 12-15 % dalle proteine.

Nell’arco della giornata si consiglia di bere almeno 2-3 litri d’acqua. Questa quantità va aumentata in caso di sudorazione abbondante; si può bere l’acqua sia a pasto che fuori pasto. Una buona occasione per imparare a bere molto è di assumere un bicchiere d’acqua ogni volta che si assumono i farmaci, oltre che durante i pasti. E’ consentito consumare non più di 1-2 bicchieri al giorno di vino, privilegiando il bianco fresco d’estate, mentre i superalcolici andrebbero ridotti o eliminati. Sì a caffè e thé.

Fortemente raccomandata è una passeggiata serale prima di andare a letto. Diverse esperienze riportate dai pazienti suggeriscono, infatti, che arrivare la sera con un senso di stanchezza fisica dovuto alle diverse attività praticate durante il giorno accresce il senso di benessere riducendo la diversa sensazione di stanchezza dovuta all’astenia e all’ipotensione.

Questi suggerimenti vanno ovviamente ridimensionati per i pazienti con maggiori gradi di disabilità e con una ridotta autonomia motoria. Dove possibile, si consiglia di praticare l’attività fisica con delle passeggiate di lunghezza relativa alle possibilità, con presenza di frequenti pause ristoratrici. Per i pazienti impossibilitati a passeggiare è comunque consigliato portarli sempre all’aria aperta ed in mezzo ad altre persone per diversi tratti della giornata, avendo sempre cura di farli bere spesso.

 

I disturbi del sonno possibili marker predittivi di malattie neurodegenerative

Dalla Settimana Mondiale del Cervello (13-19 marzo 2017), gli esperti della Società Italiana di Neurologia (SIN) mettono in guardia su alcuni disturbi del sonno che possono rappresentare marker predittivi del possibile sviluppo di una patologia neurodegenerativa come evidenziano recenti studi longitudinali.

Un sonno disturbato è spesso presente nelle patologie neurologiche come, per esempio, nel 70-90% dei pazienti con malattia di Parkinson, nel 80-90% dei pazienti con malattia di Alzheimer, nel 50-60% dei pazienti con sclerosi multipla. Il disturbo tuttavia può essere legato non solo alla patologia neurologica o al suo aggravamento ma anche alle terapie farmacologiche.

E’ pero interessante notare quanto emerso da studi scientifici in merito alla comparsa di disturbi del sonno in quei pazienti che hanno poi sviluppato negli anni una malattie neurologica: un recentissimo studio condotto su 2.457 soggetti, di età media di 72 anni, seguiti per oltre 10 anni, ha evidenziato che una durata del sonno notturno superiore a nove ore è associata ad un rischio maggiore di sviluppare una qualsiasi forma di demenza. Il sonno quindi come possibile marker predittivo“ – ha spiegato il Prof Luigi Ferini Strambi, Ordinario di neurologia dell’università Vita-Salute San Raffaele e Direttore del Centro di Medicina del Sonno dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Il disturbo comportamentale del sonno che ha attirato maggiore attenzione da parte dei ricercatori negli ultimi anni è quello in fase REM, ovvero la fase del sonno dove si perde tono muscolare volontario e in cui si sogna maggiormente. Nei pazienti con questo disturbo definito RBD (REM Sleep Behavior Disorder) si nota l’assenza di atonia muscolare per cui, vivendo il sogno che solitamente è negativo, hanno comportamenti bruschi come urlare e tirare calci. L’RBD colpisce più uomini che donne e insorge nella gran parte dei casi intorno ai 60/70 anni di età. In un’alta percentuale può essere associato ad alcune patologie neurodegenerative, come malattia di Parkinson, Atrofia Multisistemica e Demenza a corpi di Lewy. Studi longitudinali hanno dimostrato che l’RBD può precedere l’insorgenza di tali disordini neurologici di 5-10 anni” – ha proseguito il Prof Luigi Ferini Strambi.

In occasione della Giornata Mondiale del Sonno (17 marzo), quindi la SIN, torna a ribadire l’importanza della qualità del sonno per una migliore cura del cervello: dormire bene, facendo attenzione anche ad eventuali disturbi del sonno e segnalandoli all’esperto neurologo, rappresenta un obiettivo importante proprio in un’ottica preventiva di malattie neurodegenerative.

I disturbi del sonno colpiscono circa 13 milioni di italiani. I principali sono l’insonnia, che, in forma più o meno grave, colpisce circa il 41% della popolazione, la sindrome delle apnee in sonno, di cui soffrono circa 2 milioni di italiani, la sindrome delle gambe senza riposo, che colpisce 3 milioni di italiani, ed i disturbi del ritmo circadiano. I disturbi del sonno si associano spesso ad altre malattie, soprattutto a carico del Sistema Nervoso.

 


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