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Depressione Perinatale

Anche quest’anno Onda, Osservatorio nazionale per la salute della donna e di genere, rinnova il suo impegno nella lotta alla depressione nel periodo perinatale – comprendente la gravidanza e il post partum – a cui presta particolare attenzione sostenendo la campagna “Un sorriso per le mamme”, nata nel 2010 con l’obiettivo di supportare le donne e le loro famiglie in questo speciale momento della loro vita: una campagna social sui canali di Onda e sulla pagina Facebook dedicata un sorriso per le mamme (https://www.facebook.com/unsorrisoperlemamme/), una brochure distribuita negli ospedali milanesi con Bollini Rosa specifica per le neomamme e nuovi contenuti e grafica per il sito di riferimento, www.depressionepostpartum.it, realizzati grazie al patrocinio di Fondazione Cariplo. Sul sito è possibile reperire informazioni utili alle mamme che soffrono di ansia e depressione perinatale, ricercare i nominativi e le attività dei centri specializzati presenti in Italia a cui ci si può rivolgere per chiedere aiuto, e accedere in modo più semplice e immediato al servizio “L’esperto risponde” per confrontarsi con uno specialista.

La depressione post-partum è un fenomeno più comune di quanto si possa pensare, che si stima arrivi a colpire una percentuale di donne che varia dal 9 al 22%. La difficoltà di avere un dato preciso deriva soprattutto dal fatto che la maggior parte della popolazione femminile ha paura a raccontare ciò che prova. Il 70-80% mostra, già nei primissimi giorni dopo il parto, sintomi lievi e passeggeri di una forma fisiologica di depressione, chiamata baby blues, che possono scomparire spontaneamente dopo 7-10 giorni, ma che possono anche effettivamente sfociare, nel 20% dei casi, in veri e propri episodi depressivi.

Il periodo della gravidanza e del post partum è un momento delicato nella vita di una donna che deve adattarsi a cambiamenti molto radicali. È quindi importante riconoscere i segnali di difficoltà e supportare le neomamme in questa fase. Se però i sintomi persistono è bene rivolgersi tempestivamente a uno specialista o a un centro dedicato tra quelli ad esempio, segnalati da Onda sul sito rinnovato www.depressionepostpartum.it – ha commentato Francesca Merzagora, Presidente di Onda.

Il progetto è stato realizzato con Fondazione Cariplo impegnata nel sostegno e nella promozione di progetti di utilità sociale legati al settore dell’arte e cultura, dell’ambiente, dei servizi alla persona e della ricerca scientifica. Ogni anno vengono realizzati più di 1000 progetti per un valore di circa 150 milioni di euro a stagione. Fondazione Cariplo ha lanciato 4 programmi intersettoriali che portano in sé i valori fondamentali della filantropia di Cariplo: innovazione, attenzione alle categorie sociali fragili, opportunità per i giovani, welfare per tutti. Questi 4 programmi ad alto impatto sociale sono: Cariplo Factory, AttivAree, Lacittàintorno, Cariplo Social Innovation. Non un semplice mecenate, ma il motore di idee.                                                           

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E’ online il nuovo bando “Bollini Rosa” per gli Ospedali vicini alle donne

È online il Bando Bollini Rosa relativo al biennio 2020-2021. Fino al 31 maggio 2019 tutti gli ospedali interessati possono compilare il questionario di auto-candidatura sul sito dedicato all’iniziativa www.bollinirosa.it.

I Bollini Rosa sono un riconoscimento conferito dal 2007 da Onda agli ospedali italiani che offrono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili, riservando particolare attenzione alle specifiche esigenze delle donne. Gli obiettivi principali sono incentivare gli ospedali a offrire servizi clinico-assistenziali personalizzati e che considerino le specifiche esigenze femminili e sensibilizzare la popolazione sulle patologie femminili più diffuse, avvicinando alla diagnosi precoce e alle cure. L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio di 24 Società Scientifiche e ha consentito la creazione di una rete consolidata di 306 ospedali sul territorio nazionale.

I Bollini Rosa nascono con l’obiettivo di sensibilizzare gli ospedali alla creazione di percorsi diagnostico-terapeutici che tengano in considerazione la specificità di genere. Oggi rappresentano il più importante riconoscimento all’applicazione della medicina genere-specifica alla pratica clinica” – ha affermato Francesca Merzagora, Presidente di Onda.

Le aree specialistiche incluse nel bando sono cardiologia, dermatologia, diabetologia, dietologia e nutrizione clinica, endocrinologia e malattie del metabolismo, ginecologia e ostetricia, geriatria, medicina della riproduzione, neonatologia e patologia neonatale, neurologia, oncologia ginecologica, oncologia medica, pediatria, psichiatria, reumatologia, senologia, urologia e sostegno alle donne vittime di violenza.

L’assegnazione dei Bollini Rosa avviene tramite l’elaborazione matematica dei punteggi attribuiti a ciascuna domanda del questionario e la successiva valutazione dell’Advisory Board, presieduto da Walter Ricciardi, Direttore Dipartimento Scienze della salute della donna, del bambino e di Sanità pubblica, Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma. La cerimonia di premiazione delle strutture è prevista l’11 dicembre 2019 a Roma in sede istituzionale.

Il numero delle strutture che sono entrate nel network negli anni è in continuo aumento, segno dell’attenzione crescente verso le esigenze proprie dell’utenza femminile. I risultati di questi anni ci hanno convinto a continuare sulla strada della promozione della salute di genere negli ospedali: il nuovo bando che assegnerà i Bollini Rosa per il biennio 2020-2021 è stato appena divulgato e contiamo di ricevere ampia adesione per poter realizzare sempre più iniziative con gli ospedali premiati a favore della popolazione femminile” – ha proseguito Merzagora.

Per discutere del ruolo e del valore del network Bollini Rosa e del contributo allo sviluppo della medicina di genere in ambito ospedaliero, si è tenuto il 16 maggio scorso a Milano, il convegno I Bollini Rosa: ruolo e valore del panorama sanitario, promosso da Onda in collaborazione con Regione Lombardia, con la presenza delle Istituzioni, degli specialisti e dei pazienti.

Tutte le strutture ospedaliere identificate come ospedali ‘vicini alle donne’ dalla Fondazione Onda e premiati con i Bollini Rosa offrono percorsi diagnostico-terapeutici e servizi dedicati alle principali patologie di interesse femminile, assicurando appropriatezza terapeutica e percorsi di cura in tempi minimi. Il fattore ‘tempo’ assume una rilevanza di assoluta priorità, soprattutto per i portatori di patologie gravi, che vivono il disagio di malattie totalizzanti con elevato impatto sulla propria qualità di vita e con ricadute anche per i familiari che li sostengono. Pertanto, il garantire assistenza e cura in tempi ridotti, non solo alle donne ‘malate’ ma anche nei momenti più gioiosi della vita come quelli del parto, è indice di efficienza organizzativa, umanizzazione delle cure e rispetto per la persona-paziente” – ha spiegato Walter Ricciardi, Direttore Dipartimento Scienze della salute della donna, del bambino e di Sanità pubblica, Policlinico Universitario “A. Gemelli” di Roma.

I Bollini Rosa, nati per sensibilizzare le strutture sanitarie nei confronti della medicina di genere, sono di fatto diventati una certificazione di qualità delle cure e la cultura organizzativa che hanno determinato è diventata patrimonio di tutti gli operatori delle strutture ospedaliere” – ha concluso Flori Degrassi, Direttore Generale, ASL Roma 2.

 


 

Depressione: solo 1 persona su 2 riceve diagnosi e cure adeguate

La depressione è stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la prima causa di disabilità a livello globale. In Italia la prevalenza di questa malattia si stima sia del 5,5%, con circa 3,5 milioni di pazienti, in Europa più di 35 milioni di cittadini vivono con la depressione. Inoltre, si stima che solo 1 persona su 2 riceva diagnosi e cure adeguate, che passi più di un anno e mezzo tra comparsa dei primi sintomi e decisione di rivolgersi ad un medico e circa due anni per ricevere una diagnosi corretta.

La depressione è quindi un tema imprescindibile quando si parla di salute e in particolare di salute della donna che ne è colpita in misura doppia rispetto all’uomo. Il nostro obiettivo è aumentare la consapevolezza della malattia presso la popolazione per superare lo stigma ancora così radicato e cercare di avvicinare i pazienti a diagnosi e cure appropriate” – introduce Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.

Il costo sociale della depressione maggiore è molto elevato e include i costi sanitari diretti che riguardano la diagnosi, il trattamento, la riabilitazione, l’assistenza e la prevenzione delle ricadute a lungo termine che pesano sul Servizio Sanitario Nazionale, per circa 5.000 euro l’anno per ogni paziente. Sono anche molto rilevanti i costi del non trattamento della depressione per i risvolti legati in particolare alla perdita di produttività che si stima essere pari a 4 miliardi di euro annui in termini di ore lavorative perse.

Per questo è stato presentato il 10 aprile scorso, presso la Camera dei Deputati il documento “Depressione: sfida del secolo – Un impegno per contrastarla in attesa di un Piano nazionale” contenente il Manifesto in 10 punti “Uscire dall’ombra della depressione” come call to action collettiva per promuovere efficaci azioni di prevenzione mirata, un tempestivo e facilitato accesso ai percorsi di diagnosi e cura, anche attraverso il potenziamento dei servizi sul territorio e attività di ricerca volte a individuare le misure terapeutiche più efficaci e innovative in ambito farmacologico, cognitivo e psicosociale. Il documento è promosso da Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere con il patrocinio di Cittadinanzattiva, Progetto Itaca, SINPF, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, SIP, Società Italiana di Psichiatria e il contributo incondizionato di Janssen.

Questo sforzo non può prescindere dal ruolo delle Istituzioni che stiamo coinvolgendo su questo tema. Il Manifesto ‘Uscire dall’ombra della depressione’ è uno strumento che auspichiamo possa essere la base per la costituzione di un tavolo interparlamentare, guidato dall’On. Rossana Boldi, al fine di definire in tempi brevi un piano nazionale di lotta alla depressione coinvolgendo tutti gli interlocutori” – continua Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda.

La depressione maggiore è una malattia psichiatrica spesso non diagnosticata, non compresa nella sua gravità, spesso misconosciuta. Compromette la vita lavorativa, sociale e affettiva di chi ne è affetto, e spesso, a causa dello stigma che ne consegue, rifiuta la diagnosi. Credo sia arrivato il momento che le Istituzioni si facciano carico in modo concreto del problema. Tre milioni e mezzo di pazienti in Italia, di cui due terzi donne, non possono più essere trascurati. Mi auguro che il manifesto che presentiamo oggi grazie a Onda, diventi la base per proposte concrete per definire un Piano Nazionale per la depressione, mirato a stabilire percorsi certi per la prevenzione, la diagnosi e la cura di questa patologia. Un piano che finalmente metta al centro i pazienti e le loro famiglie e sappia cogliere la complessità di questa patologia” – ha commentato l’On. Rossana Boldi, vice Presidente Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati.

Tra i 10 punti del Manifesto emerge l’importanza di non sottovalutare i campanelli di allarme come gli stati transitori di tristezza e rivolgersi al proprio medico di fiducia o allo specialista quando questi perdurano a lungo; ridurre i tempi della diagnosi; favorire l’aderenza terapeutica coinvolgendo familiari e caregiver nel percorso di cura; ridurre lo stigma che aleggia sulla malattia e che impedisce ai pazienti e a chi sta loro accanto di chiedere aiuto attraverso una corretta informazione e sensibilizzazione.

L’azione italiana è in linea con il contenuto del rapporto “A sustainable approach to depression: moving from words to action” recentemente presentato al Parlamento Europeo su iniziativa di una coalizione di società scientifiche e associazioni di familiari europee impegnate nella lotta alla depressione. Il rapporto, che evidenzia la gravità della depressione in Europa e le necessità di maggiori investimenti a livello politico-istituzionale, per contrastarla, suggerisce raccomandazioni concrete su come affrontare questa malattia basandosi su comprovate prove scientifiche e di buona pratica e auspica una risposta adeguata da parte dei decisori politici.

Anche se gli italiani non sono i più depressi della UE, la media del nostro Paese è alta: il 5,5% della popolazione soffre di depressione maggiore con una netta prevalenza declinata al femminile. Importante è riconoscerla nelle varie fasi della vita dove si nota un crescendo, dall’adolescenza (1,9%) all’età adulta (6,5%), fino al 13,1% negli over 65. È sempre più importante un precoce riconoscimento dei sintomi e l’applicazione di appropriati percorsi terapeutici” – ha spiegato Claudio Mencacci, Direttore DSMD – Neuroscienze ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano e Presidente SINPF, Società Italiana di Neuropsicofarmacologia.

La depressione comporta infatti un grave danno allo sviluppo e al mantenimento delle competenze lavorative, famigliari, relazionali, affettive e sociali per chi ne soffre e per i caregiver. Questa malattia comporta inoltre un netto peggioramento della quantità e della qualità di vita sia per la comorbidità con molte patologie mediche sia per il rischio di suicidio particolarmente elevato nelle classi di età tra i 20 e i 34 anni e dopo i 65 con oltre 3.600 casi di suicidio annui”- ha affermato Alberto Siracusano, Direttore UOC Psichiatria e Psicologia clinica, Policlinico Tor Vergata, Roma.

La ricerca farmacologica è mirata a rispondere agli attuali bisogni terapeutici insoddisfatti nella cura della depressione, soprattutto per quanto riguarda i sintomi cognitivi e residui in pazienti che non rispondono ai trattamenti farmacologici tradizionali. La perdita di plasticità dei neuroni di specifici neurotrasmettitori costituisce un fattore cruciale nella farmacologia e patologia di questa malattia, portando all’ipotesi neurotrofica della depressione. È su questo target che si basa il meccanismo d’azione dei nuovi farmaci glutammatergici che hanno recentemente dimostrato di portare ad una rapida risposta clinica” – ha continuato Giorgio Racagni, Presidente eletto SIF, Società Italiana di Farmacologia.

Le imprese del farmaco sono in prima linea per combattere la depressione con una quarantina di nuove molecole in sviluppo nel mondo, potenziali capostipiti di nuove classi terapeutiche. Inoltre, tra i 1.600 studi clinici sulla depressione condotti oggi a livello internazionale anche grazie al contributo dell’industria farmaceutica, oltre 1.300 utilizzano approcci innovativi, quali tecnologie digitali, identificazione di nuovi target terapeutici e nuove vie di somministrazione. L’impegno delle aziende è quindi rivolto a ridurre al minimo l’impatto di questa patologia sulla popolazione e permettere ai pazienti di condurre una normale vita quotidiana” – ha concluso Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria.

 


Viaggio nella depressione. Esplorarne i confini per riconoscerla e affrontarla

Sono una morta che vive e ogni giorno per me è una grande sofferenza. Prima stavo bene solo di notte perché almeno riuscivo a dormire. Adesso neanche più questo. Ma che vita è se sto male sia di giorno che di notte? Sono disperata…” è come si descrive una donna che soffre di depressione, una delle tante.

La depressione infatti è una malattia che condiziona pesantemente la vita di chi ne soffre e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che entro il 2030 potrebbe diventare la malattia cronica più diffusa al mondo; già oggi è un disturbo psichiatrico ampiamente diffuso e si stima interessi quasi 4.500.000 di persone in Italia, soprattutto donne in una proporzione di 2 a 1 rispetto agli uomini. La depressione colpisce almeno una volta nella vita da 1 persona su 5 a 1 su 3; in sostanza, il rischio di un individuo di sviluppare un episodio depressivo durante la propria esistenza è di circa il 15%. L’esordio può avvenire a qualunque età, ma è più frequente tra i 20 e i 30 anni, con un picco di incidenza nella decade successiva con gravi ripercussioni sul piano affettivo-familiare, su quello socio-relazionale e nell’ambito professionale.

Secondo una recente indagine di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere infatti la depressione impatta negativamente in tutte le sfere della vita: sull’autostima (78%), sulla propria vita sociale e relazionale (70%) e sugli interessi personali (67%) coinvolgendo non solo il paziente, ma anche la sua famiglia. Tre italiani su 5 considerano la depressione una malattia seria e complessa, da diagnosticare e curare, i principali fattori scatenanti sono identificati in traumi psicologici (62%) e periodi di stress (60%) e un paziente su 5 ha pensieri suicidari.

Il suicidio costituisce la complicanza più temuta e il rischio di suicidio in coloro che soffrono di depressione è del 10-15%, mentre il rischio di tentato suicidio è di quarantuno volte superiore rispetto a quello della popolazione generale.

Di queste problematiche se ne è parlato l’8 novembre scorso, a Milano in occasione della presentazione del nuovo libro di Onda a cura di Claudio Mencacci e Paola Scaccabarozzi “Viaggio nella depressione. Esplorarne i confini per riconoscerla e affrontarla”, realizzato grazie al contributo incondizionato di Lundbeck, che fotografa tutti gli aspetti della malattia: sociali, epidemiologici, clinico-diagnostici, terapeutici ed economici, con l’obiettivo di farla conoscere meglio, prevenirla e affrontarla.

La depressione è uno dei focus della nostra attività perché è sottostimata, a forte prevalenza femminile, spesso correlata ad altre patologie, con un forte impatto sulla qualità della vita e sulla quale aleggia ancora uno stigma da superare. Proprio per sensibilizzare su questa patologia Claudio Mencacci e Paola Scaccabarozzi hanno scritto un volume divulgativo, pubblicato nella collana Self Help di Franco Angeli, su tutti gli aspetti e i riflessi della depressione portando anche delle testimonianze di chi l’ha vissuta, e in molti casi superata, con l’obiettivo di affrontare più serenamente quella che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2030 sarà la malattia cronica più diffusa” – ha commentato Francesca Merzagora, Presidente Onda.

La depressione condiziona pesantemente la vita di chi ne soffre e può diventare una condizione debilitante anche per i suoi riflessi sulla sfera cognitiva riducendo il funzionamento della persona in ambito lavorativo, scolastico e sociale. Nuovi scenari per la cura della depressione si stanno facendo strada in psichiatria. Uno degli aspetti più rilevanti e innovativi ad esempio è la scoperta della relazione fra infiammazione e depressione: pazienti con infiammazione sistemica sono frequentemente depressi e pazienti depressi mostrano un aumento di indici dell’infiammazione. Questo volume, i cui diritti d’autore cederò a Onda, vuole restituire una rappresentazione della depressione nelle sue varie manifestazioni, nella speranza che le persone che ne soffrono possano affrontarla nella maniera più efficace” – ha affermato Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento salute mentale e neuroscienze ASST Fatebenefratelli Sacco, Milano.

La depressione è una patologia della mente e dell’anima che a cascata innesca sentimenti di colpa, di inadeguatezza e di incapacità di reagire agli stimoli esterni. È un’apatia logorante che fa vedere la vita a tinte fosche e può colpire in tutte le fasi dell’esistenza, ma fortunatamente la possibilità di uscirne esiste. Questo volume vuole essere uno strumento per conoscerla meglio, prevenirla e affrontarla grazie alle nuove conoscenze scientifiche, al supporto di associazioni e centri di riferimento elencati nel libro e alle testimonianze di chi con la depressione ha dovuto fare i conti in prima persona” – ha spiegato Paola Scaccabarozzi, giornalista e divulgatore scientifico.

 


Depressione perinatale

 

Si rinnova “Un sorriso per le mamme”, la campagna di Onda, Osservatorio nazionale per la salute della donna e di genere, con l’obiettivo di combattere la depressione nel periodo perinatale, che comprende la gravidanza e il post-partum, che colpisce ogni anno circa 90 mila donne in Italia.

Il progetto, nato nel 2010 è stato rilanciato il 7 maggio scorso a Milano nel corso del convegno “Curare la depressione nella maternità con i farmaci: tra miti e realtà clinica” organizzato dall’ASST Fatebenefratelli Sacco con il patrocinio di Onda, e ha previsto l’aggiornamento della rete di centri di riferimento presenti in tutta Italia preposti all’assistenza e alla cura della malattia e una campagna di informazione attraverso la pagina Facebook “Un sorriso per le mamme”.

Attraverso il sito internet (www.depressionepostpartum.it) le future mamme e le neomamme, avranno la possibilità di cercare i nominativi e le attività dei centri di supporto per la depressione perinatale, e non solo. Potranno infatti usufruire del servizio “L’esperto risponde” che permette di chiedere supporto a uno specialista.

La campagna nasce con lo scopo di prevenire il fenomeno della depressione perinatale, che colpisce circa il 16% delle donne nel periodo della maternità. Il 13% sperimenta già un disturbo dell’umore durante le prime settimane dopo il parto, un dato che sale al 14,5% nei primi tre mesi postnatali con episodi depressivi maggiori o minori ed al 20% nel primo anno dopo il parto. Si tratta di stime molto approssimative, dal momento che i sintomi sono frequentemente sottovalutati sia dalle pazienti sia dai clinici e che solo in circa la metà dei casi viene riconosciuto il disturbo e fornita la risposta adeguata.

I disturbi mentali nel periodo perinatale hanno un significativo impatto sulla vita della donna, sul bambino, sulla relazione mamma-bambino e su tutta la famiglia. Purtroppo si tratta di una malattia spesso sottovalutata e sottotrattata. Per questo Onda ha deciso di occuparsene in maniera concreta attraverso questa campagna che, da oggi, offre a tutte le mamme e future mamme un’informazione più accurata e aggiornata. Il progetto, tra le diverse attività, oltre alla presenza di un sito internet dedicato, in cui protagoniste sono proprio le mamme, ha portato alla realizzazione di un network di centri di supporto che si occupano di depressione perinatale tra gli Ospedali con i Bollini Rosa e non solo, che oggi conta ben 22 centri di eccellenza nella prevenzione più altri 17 centri di riferimento e vede il coinvolgimento di oltre una decina di associazioni pazienti” – ha detto Francesca Merzagora, Presidente di Onda.

 


 

Schizofrenia: verso il paziente libero dal pensiero di malattia e ricadute

Il loro grande sogno è la libertà. Libertà di organizzare il proprio tempo, di immaginare un futuro, di avviare nuovi progetti. Ma nella realtà quotidiana i pazienti con schizofrenia e malattia psicotica convivono soprattutto con il peso di una terapia da non saltare mai per evitare una ricaduta, un nuovo episodio psicotico che comporta il ricovero e fa crollare con un soffio il castello della vita faticosamente ricostruito.

In anni recenti, però, la cura delle psicosi è cambiata grazie all’avvento dei LAI – Long Acting Injectables, farmaci a lunga durata d’azione, che permettono intervalli di somministrazione più lunghi rispetto ai farmaci orali e grazie ai quali il paziente non è più condizionato dall’assunzione giornaliera della terapia.

Oggi le prospettive e l’orizzonte dei pazienti si allargano significativamente con l’arrivo della prima terapia trimestrale di paliperidone palmitato una somministrazione limitata a sole quattro volte l’anno, un vero e proprio “respiro di aria fresca” per i pazienti e per gli stessi medici, sempre più liberi dal pensiero della terapia, della non aderenza e delle possibili ricadute. Con la nuova terapia trimestrale il periodo libero dall’obbligo di assumere il farmaco antipsicotico triplica rispetto ai LAI già disponibili e moltiplica di ben 90 volte rispetto alle terapie orali, pur garantendo una capacità almeno equivalente nel mantenere il paziente libero da ricadute e aprendo in questo modo un’opportunità maggiore per programmare, recuperare le dinamiche sociali e ricostruire i legami affettivi” – ha spiega Andrea Fagiolini, Professore Ordinario di Psichiatria, Università degli Studi di Siena.

Delle nuove prospettive e nuovi paradigmi della terapia delle psicosi si è parlato a Firenze in occasione del 25° Congresso della European Psychiatric Association (1-4 aprile 2017), che ha riunito nel capoluogo toscano specialisti di tutta Europa per discutere dei progressi della ricerca nel trattamento e nella gestione delle malattie psichiatriche, incentrato sul tema ‘Insieme per la salute mentale’.

A essere cambiati, in questi anni, non sono solo le strategie terapeutiche ma lo stesso volto della malattia psicotica, malattia sempre più giovane. Diminuisce l’età media alla quale i pazienti arrivano dallo psichiatra, perché la patologia viene diagnosticata sempre più precocemente, indice in parte di una maggiore accettazione del concetto di malattia mentale da parte delle famiglie e della società, ma anche a causa di alcuni fattori esterni che ne anticipano l’esplosione: il consumo di sostanze stupefacenti in primis, ma anche il ritmo di vita frenetico, l’esposizione continua a stimoli diversi, il bombardamento mediatico, l’incitamento alla violenza, che aprono la porta ad una malattia probabilmente già presente, ma che in altre condizioni non necessariamente si sarebbe manifestata così precocemente.

Per affrontare il percorso terapeutico di questi giovani pazienti, è fondamentale tener presente che una più lunga durata di malattia non trattata in soggetti schizofrenici è stata associata a una più lunga degenza ospedaliera, a più alti tassi di ospedalizzazione nel lungo periodo e a una più importante disabilità. Quindi è preferibile trattare la malattia prima possibile, evitando la degenerazione e il peggioramento. Uno studio retrospettivo con 21.492 pazienti affetti da schizofrenia ha mostrato come la terapia di lungo periodo con i farmaci antipsicotici (non con benzodiazepine) sia associata a un minor tasso di mortalità generale e suicidio, rispetto a nessun trattamento”, – ha commentato Carlo Altamura, Direttore Clinica Psichiatrica Università degli Studi di Milano e Unità operativa di Psichiatria Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e Presidente Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF).

Secondo le stime dell’OMS, più di 21 milioni di persone al mondo soffrono di schizofrenia; in Italia sono circa 300.000, secondo uno studio condotto con la collaborazione dell’Università di Tor Vergata. Da tenere presente che le persone affette da schizofrenia hanno una mortalità più del doppio rispetto alla popolazione generale la schizofrenia nel nostro Paese ha un forte impatto economico: il costo totale generato da costi diretti e indiretti è pari a circa 2,7 miliardi di euro. Di questi circa il 50,5%, è costituito da costi indiretti, non direttamente imputabili alla patologia, mentre solo il restante 49,5% è generato da costi diretti, ovvero i costi di ospedalizzazione (compresa la residenzialità e l’assistenza domiciliare), della terapia farmacologica e degli altri trattamenti. È interessante notare che tra i costi diretti, il trattamento farmacologico pesa solo per il 10%, mentre l’80% circa è dato dai costi di ospedalizzazione, residenzialità e assistenza domiciliare” – ha commentato Alberto Siracusano Professore Ordinario di Psichiatria, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Direttore U.O.C. Psichiatria e Psicologia Clinica Fondazione Policlinico Tor Vergata.

La schizofrenia comporta un’enorme sofferenza: la distorsione della percezione compromette la capacità mentale e il senso di individualità della persona, la sua risposta affettiva e la capacità di riconoscere la realtà, di comunicare e di relazionarsi con gli altri.

La terapia trimestrale è un passo avanti non solo per la qualità di vita ma anche dal punto di vista clinico, perché l’aderenza al trattamento, favorita da una terapia di 4 somministrazioni all’anno, può diminuire il tasso di ricadute, come dimostrano gli studi clinici effettuati. E questo è vero soprattutto se il trattamento viene iniziato tempestivamente dopo la diagnosi ogni nuovo episodio psicotico infatti aumenta il rischio di episodi successivi e le ricadute rappresentano il problema principale nella gestione della malattia psicotica, verificandosi nella gran parte dei pazienti. Instaurare precocemente una terapia adeguata può migliorare la gestione della malattia e diminuire il tasso di ricadute: i sintomi della schizofrenia possono essere arginati fin dalla diagnosi grazie a terapie sempre più efficaci e maneggevoli come i LAI, che attualmente vengono utilizzati già all’inizio del percorso di trattamento per aumentare le chances di una vita normale per i pazienti” – ha dichiarato Andrea Fagiolini, Professore Ordinario di Psichiatria, Università degli Studi di Siena.

Il recupero del paziente con schizofrenia è diventato nel corso degli ultimi anni un elemento sempre più importante per noi psichiatri e prima ancora per i pazienti, Nell’arco dell’ultimo decennio abbiamo fatto un percorso migliorativo di cura, che ha coinvolto medici, pazienti e familiari e che, da un approccio clinico in cui si affrontavano solo gli effetti devastanti delle fasi acute della malattia, ci ha condotto gradualmente alla situazione attuale in cui si cerca di perseguire il reinserimento della persona nel suo ambiente socio-familiare. L’integrazione passa attraverso molteplici fattori connessi tra loro ma tutti essenziali per il restituire un significato pieno alla vita del paziente: la resilienza, la consapevolezza sociale, la lotta contro lo stigma, le capacità funzionali. Naturalmente la stabilità delle condizioni cliniche del paziente è un fattore indispensabile per la continuità e la completezza dei percorsi di reinserimento. Pertanto la disponibilità di trattamenti farmacologici che migliorano l’aderenza alla cura rappresenta un importante tassello della strada per il recupero. I farmaci long-acting sono certamente un presidio importante in tal senso e uno schema di terapia che prevede 4 somministrazioni in un anno può essere gradito a molte persone, semplificare questo aspetto della cura e rispondere a svariate esigenze” – ha spiegato Silvana Galderisi, Professore Ordinario di Psichiatria, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e Presidente della European Psychiatric Association (EPA).

Nel caso dei disturbi mentali gravi, il ruolo di caregiver è solitamente assunto da un familiare, ma anche dagli operatori psichiatrici, i quali svolgono un ruolo essenziale nel percorso di cura del paziente i familiari, in relazione al ruolo di supporto e assistenza continua, riportano molto spesso di sentirsi “sovraccarichi”, di non avere tempo da dedicare ai propri hobby e ai propri interessi, e di sentirsi in colpa per la situazione del congiunto. La possibilità di utilizzare farmaci a rilascio prolungato, con una somministrazione di 4 volte l’anno, potrà avere un impatto positivo anche sui caregiver riducendo il carico familiare e, quindi, il rischio di conflitti e problemi, soprattutto per quanto riguarda l’impegno quotidiano nel dover ricordare l’assunzione della terapia” – ha spiegato Andrea Fiorillo, Professore, Dipartimento di Psichiatria, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.

Il paliperidone palmitato a somministrazione trimestrale sarà prossimamente disponibile in Italia; è stato approvato dalla Commissione Europea a maggio 2016 per il trattamento della schizofrenia nei pazienti adulti in condizioni clinicamente stabili con paliperidone palmitato a somministrazione mensile.

Il reinserimento del paziente è la direzione ideale verso cui rivolgere il percorso di cura delle malattie psicotiche e con questo obiettivo, un anno fa è stato lanciato in Italia il progetto Triathlon promosso dalle quattro principali Società scientifiche in Psichiatria, (SIP, SIPB, SINPF, SOPSI), Fondazione Progetto ITACA, ONDA, FITRI (Federazione Italiana Triathlon) e Janssen. Si tratta di un progetto innovativo studiato per coinvolgere quei pazienti, specialmente proprio i giovani, che hanno bisogno di una “rete” che li accompagni in un percorso di lungo periodo non solo clinico, ma anche sociale e cognitivo. Una rete che coinvolga, recuperi e riabiliti” – ha spiegato Claudio Mencacci, Direttore del Dipartimento Neuroscienze e Salute Mentale, ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano e Presidente Società Italiana di Psichiatria (SIP).

La novità terapeutica presentata oggi è frutto di un impegno costante dell’azienda in ricerca e sviluppo, con l’obiettivo di offrire soluzioni che rendano la vita migliore al paziente. Non ci siamo mai fermati, da 60 anni a questa parte, nel perseguire un progressivo miglioramento che, passo dopo passo e anno dopo anno, porti a risultati concreti. L’area salute mentale ne è un chiaro esempio: nel punto da cui siamo partiti c’era una situazione in cui questi malati venivano isolati e rinchiusi in manicomi, ora siamo arrivati a parlare di una terapia di 4 volte l’anno. Janssen ha avuto un ruolo centrale in questa rivoluzione”, – ha commentato Massimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore Delegato Janssen Italia.

Gli studi | L’autorizzazione all’immissione in commercio di paliperidone palmitato a iniezione trimestrale è basata su due studi di Fase III. Il primo è stato uno studio randomizzato, multicentrico, in doppio-cieco, controllato con placebo, per la prevenzione delle ricadute in più di 500 persone con schizofrenia. Il secondo è stato uno studio clinico randomizzato, multicentrico, in doppio-cieco che ha messo a confronto l’efficacia e la sicurezza di paliperidone palmitato a iniezione trimestrale rispetto alla somministrazione mensile. Paliperidone palmitato a iniezione trimestrale ha dimostrato di essere altrettanto efficace della rispettiva formulazione mensile nella prevenzione delle ricadute e non è stato associato a nuovi o inattesi segnali di sicurezza.

Come con tutti gli altri farmaci, alcuni pazienti possono riportare degli effetti indesiderati. Gli effetti indesiderati osservati più frequentemente e riportati in ≥ 5% di pazienti nei due studi controllati in doppio-cieco di paliperidone palmitato a iniezione trimestrale sono stati: aumento del peso, infezioni del tratto respiratorio, ansia, mal di testa, insonnia e reazione nella sede d’iniezione.

L’approvazione da parte della Commissione Europea risale a maggio 2016 ed è stata conseguente ad un parere positivo che ha raccomandato l’approvazione di paliperidone palmitato a iniezione trimestrale da parte del Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) ad aprile 2016. Questa approvazione consente la commercializzazione di paliperidone palmitato a iniezione trimestrale in tutti i 28 Stati Membri dell’Unione Europea così come nei Paesi dello Spazio Economico Europeo (Norvegia, Islanda e Liechtenstein).


ONLINE IL NUOVO BANDO BOLLINI ROSA DI ONDA

È online il Bando Bollini Rosa relativo al biennio 2018-2019. Dal 6 marzo al 31 maggio 2017 tutti gli ospedali interessati possono compilare il questionario di auto-candidatura, interamente revisionato e aggiornato, direttamente online sul sito dedicato all’iniziativa www.bollinirosa.it.

I Bollini Rosa, giunti al primo decennale, sono un riconoscimento conferito dal 2007 da Onda agli ospedali italiani che offrono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili, riservando particolare attenzione alle specifiche esigenze delle donne. L’obiettivo è sensibilizzare la popolazione sulle patologie femminili più diffuse, avvicinando alla diagnosi precoce e alle cure. L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio di 20 Società Scientifiche e ha consentito la creazione di una rete consolidata di 248 ospedali sul territorio nazionale.

Le aree specialistiche incluse nel bando sono cardiologia, diabetologia, dietologia e nutrizione clinica, endocrinologia e malattie del metabolismo, ginecologia e ostetricia, medicina della riproduzione, neonatologia e patologia neonatale, neurologia, oncologia ginecologica, oncologia medica, psichiatria, reumatologia, senologia chirurgica e sostegno alle donne vittime di violenza. Da quest’anno sono state aggiunte anche geriatria e pediatria, con l’obiettivo di estendere l’attenzione nei confronti delle problematiche di salute delle donne anziane, delle bambine e delle adolescenti.

L’assegnazione dei Bollini Rosa avviene tramite l’elaborazione matematica dei punteggi attribuiti a ciascuna domanda del questionario e la successiva valutazione dell’Advisory Board, presieduto dal Prof. Walter Ricciardi. La cerimonia di premiazione delle strutture è prevista il 5 dicembre 2017 a Roma in sede istituzionale.

Le donne sono le maggiori utilizzatrici del Sistema Sanitario Nazionale, vivono più a lungo degli uomini, ma si ammalano di più e consumano più farmaci. Segnalare ospedali impegnati nella prevenzione e nella cura di patologie femminili, così come anche accoglienti e umani per la paziente, costituisce un elemento importante nella scelta consapevole del luogo di cura. Con i Bollini Rosa, Onda promuove un approccio di genere nell’erogazione dei servizi sanitari, inoltre consente di individuare, collegare e premiare le strutture che offrono servizi dedicati alla prevenzione, diagnosi e cura delle principali patologie femminili. La candidatura al Bando è aperta a tutti gli ospedali accreditati al SSN. I criteri e le variabili di valutazione indicati nel Bando sono da un lato, la presenza di specialità cliniche di interesse per la popolazione femminile e dall’altro, l’appropriatezza del percorso diagnostico terapeutico per ciascuna specialità considerata. Sono poi oggetto di attenzione e valutazione i servizi dedicati all’accoglienza della paziente, mirati a soddisfare esigenze specifiche dell’utenza femminile. L’esistenza di ospedali con i Bollini Rosa consente alle donne di poter scegliere la struttura a cui rivolgersi utilizzando le informazioni su più di 100 servizi erogati nelle 16 specialità considerate, consultabili in apposite schede sul sito dell’iniziativa. Sono ospedali che grazie a questa rete sono sempre in contatto con altre realtà cliniche all’avanguardia e che interagiscono con Onda e con la popolazione femminile anche attraverso gli (H)Open Day dedicati a particolari patologie (salute mentale, osteoporosi, sclerosi multipla, problematiche legate alla nascita prematura, dolore, ecc.), in cui le strutture aderenti offrono servizi gratuiti alle donne avvicinandole alle cure. Il Concorso Best Practice, nell’ambito dei Bollini Rosa, segnala ospedali segnalati in possesso di servizi innovativi per la gestione multidisciplinare della patologia oggetto, ogni biennio, di attenzione particolare” – ha affermato Francesca Merzagora, Presidente di Onda.

 


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