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SIPPS: il Congresso “Napule è…”

Prevenzione, Gastroenterologia, Allergologia, Nutrizione e Dermatologia: è intorno a queste cinque macro aree che si concentrano i lavori della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale.

Dal 28 aprile al 1 maggio scorso, gli esperti della SIPPS si sono incontrati a Napoli nell’ambito del Congresso “Napule è…Pediatria Preventiva e Sociale”, presso l’Hotel Royal Continental con l’inaugurazione a cura del Presidente SIPPS, Dott. Giuseppe Di Mauro.

La nostra mission prevede la promozione della salute dei bambini e delle loro famiglie, intendendo, nella moderna accezione, non solo l’assenza delle malattie ma un completo benessere psicofisico. E questo avviene attraverso il raggiungimento del proprio target di sviluppo, la prevenzione delle patologie trasmissibili e non trasmissibili, la lotta alle disuguaglianze sociali” – ha affermato il Dott. Di Mauro.

Una quattro giorni di lavori, durante i quali i Pediatri di famiglia e gli esperti di Pediatria provenienti da tutta Italia si sono confrontati su numerose ed interessanti tematiche.

Tra queste, quella relativa alle infezioni respiratorie ricorrenti (IRR), che sono state affrontate domenica 29 aprile durante la lettura I Lisati batterici: storia e utilizzo clinico nella prevenzione delle Infezioni Respiratorie ricorrenti, l’esempio dell’OM-85”, a cura del Dott. Michele Fiore, Pediatra di Famiglia ASL3 di Genova.

Le IRR rappresentano ancora oggi una sfida per il pediatra, vengono annoverate tra le principali cause di morbilità in età pediatrica, costituiscono uno dei più frequenti motivi di consultazione del pediatra, di prescrizione di “farmaci da banco” ma anche di antibiotici”. In letteratura, l’esatta prevalenza delle IRR nella popolazione pediatrica non selezionata può variare, tra il 5 e il 25%, soprattutto in età prescolare. Nei paesi industrializzati, i fattori di rischio per le IRR indicati dall’OMS sono la alimentazione scorretta e squilibrata, il basso peso alla nascita, il mancato allattamento materno, l’atopia, il basso livello socio-economico, le immunodeficienze, l’inquinamento outdoor e indoor e la frequenza in comunità. E’ degno di nota che questi bambini devono seguire il normale calendario vaccinale” – ha spiegato il Dott. Fiore.

Al termine della lettura è stata prevista la sessione dedicata a “Il bambino nella sua famiglia. Guida pratica per i genitori”.

Il testo è uno strumento di formazione ed educazione alla salute dedicato ai genitori ed alle famiglie. Facile da consultare e da capire, con tante illustrazioni e foto esplicative, organizzata e completa, questa Guida rappresenta l’evoluzione della famosa guida “Da 0 a 6 anni”, pubblicata ormai più di 10 anni fa ma ancora oggi molto apprezzata e richiesta. La Guida può essere letta e assimilata man mano che il bambino diventa grande; riletta, consultata e meditata in caso di dubbio o insicurezza, permetterà ai genitori di “crescere” insieme ai propri figli. Rappresenta un riferimento sicuro, oggettivo e autorevole anche rispetto ad altri mezzi di informazione divulgativi, ma di incerta fonte, come i social network” – ha informato la Dott.ssa Maria Carmen Verga, Segretario Nazionale SIPPS.

Lunedì 30 aprile gli occhi sono stati puntati sulla sessione “Consensus VIS – Vitamine, integratori, supplementi”, durante la quale si è parlato, tra l’altro, di vitamina D.

La vitamina D svolge un ruolo importante per la promozione della salute ossea durante tutte le epoche della vita. Tra le azioni principali della vitamina D vi sono, infatti, la stimolazione dell’assorbimento intestinale di calcio e fosforo e la regolazione dei processi di mineralizzazione ossea. Inoltre, negli ultimi anni sono state individuate numerose azioni extrascheletriche della vitamina D, per cui la promozione e il mantenimento di uno stato vitaminico D adeguato sono diventati importanti obiettivi di salute pubblica. La profilassi con vitamina D rappresenta lo strumento più semplice, efficace e sicuro per la prevenzione del deficit di vitamina D” – ha dichiarato il Dott. Francesco Vierucci, S.C. Pediatria, Ospedale San Luca, Lucca, Area Vasta Nord Ovest Toscana.

Ricco di spunti interessanti è stato anche martedì 1 maggio. Nel giorno dedicato alla festa dei lavoratori, spazio alle “Formule per il trattamento dell’allergia alle proteine del latte vaccino”, tema che è stato dibattuto nella lettura a cura della Dott.ssa Iride Dello Iacono, pediatra, allergologa ospedaliero, consulente SIPPS.

La terapia ufficiale dell’allergia alle proteine del latte vaccino consiste nell’evitamento dietetico e nella somministrazione, nel bambino piccolo, di una formula sostitutiva. Le Linee Guida correnti definiscono un latte in formula terapeutico solo se ben tollerato da almeno il 90% dei bambini. Questi criteri sono soddisfatti da alcuni latti altamente idrolizzati sia di sieroproteine che di caseina del latte di mucca, ma anche di riso e formule a base di aminoacidi. La scelta di una formula rispetto all’altra – conclude – deve tenere in considerazione il fenotipo di allergia alle proteine del latte vaccino che il bambino presenta, se IgE-mediato o non IgE-mediato, la gravità della reazione avversa, l’età del paziente ma non può prescindere anche da una valutazione della palatabilità e del costo” – ha detto la Dott.ssa Dello Iacono.


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Il “Passaporto di Roma – Città per Camminare e della Salute”

Camminare, correre sono attività naturali per l’uomo, da sempre. Il nostro corpo è, infatti, strutturato per percorrere 30 km al giorno, come facevano i nostri progenitori, per procurarsi cibo e acqua.

Oggi camminiamo per più o meno un paio di chilometri al giorno e stiamo perdendo l’abitudine a trovare giusti stimoli a muoverci. La sedentarietà ha innescato una vera e propria emergenza sociale; sia nei Paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo, l’obesità e le conseguenze dell’inattività fisica peggiorano, infatti, la qualità di vita quotidiana delle persone, fanno impennare i costi della sanità pubblica e causano milioni di morti ogni anno.

Le città stanno diventando sempre di più ambienti obesiogeni, ovvero luoghi dove l’urbanizzazione favorisce l’aumento di sovrappeso e obesità e di conseguenza di molte malattie croniche non trasmissibili quali il diabete tipo 2, le malattie cardiovascolari, le malattie neurodegenerative, le malattie respiratorie e i tumori. Oltre 3 miliardi di persone vivono nel mondo oggi in città metropolitane e megalopoli. Una decina di anni fa, per la prima volta nella storia, la popolazione mondiale che vive nelle città ha superato il 50% e questa percentuale è in crescita, come ci dicono le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità. Nel 2050, 7 persone su 10 vivranno nei grandi agglomerati urbani” – ha ricordato Andrea Lenzi, Presidente di Health City Institute e del Comitato Nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita della Presidenza del consiglio dei ministri.

Siamo di fronte a una tendenza che, di fatto, negli ultimi 50 anni ha cambiato il volto del nostro Pianeta e che va valutata in tutta la sua complessità. Una strategia possibile, per affrontarla, è quella di riscoprire la Città quale palestra naturale e promuovere attraverso di essa il concetto di Urban Health, di Salute urbana: uno degli obiettivi, questo, del progetto “Città per Camminare e della Salute” promosso in collaborazione tra Scuola del cammino, Federazione italiana di atletica leggera (FIDAL), Health City Institute e Cities Changing Diabetes.

Bisogna tornare a concepire le Città come territori vivibili, permettendo ai cittadini di disporre di vere e proprie ‘palestre a cielo aperto’, quali parchi e percorsi che favoriscono il trekking urbano. Il progetto nasce con l’idea di unire in rete quelle città dove è possibile trovare spazi e situazioni per camminare. Si va dai percorsi tipicamente urbani e turistici dedicati alla visita a piedi di centri storici o aree specifiche della città, a percorsi che coinvolgono il territorio cittadino più allargato, alle proposte naturalistiche e ambientali, sino ai percorsi più decisamente sportivi. Il tutto con un occhio alla salute, che trova nel cammino l’attività di prevenzione primaria e a basso costo per malattie quali l’obesità, il diabete e quelle cardiovascolari” – ha spiegato il pluricampione olimpico di marcia Maurizio Damilano, uno degli ideatori del progetto, illustrato il 21 marzo scorso a Roma in Campidoglio, in occasione della presentazione del “Passaporto di Roma  – Città per Camminare e della Salute” strumento al quale hanno contribuito anche AMD, SID, ANIAD e Cittadinanzattiva.

Il Passaporto è una guida dal formato tascabile contenente itinerari dove camminare nella capitale, che vuole stimolare i cittadini romani e i turisti a riscoprire Roma attraverso quasi 100 Km di percorsi di walking urbano, promuovendo così la cultura del movimento” – ha detto ancora Maurizio Damilano .

Peculiarità della guida, denominata passaporto dall’idea del documento che apre le frontiere, in questo caso dell’attività fisica e della salute, è stato proprio guardare al rapporto tra Roma, ambiente, territorio, cittadino e qualità di vita, con la salute come grande obiettivo.

Come puntualizzato dall’Assessore allo sport e politiche giovanili del Comune di Roma, Daniele Frongia, nella sua prefazione,

Il Passaporto fa di Roma la prima ‘Walking City’ a livello Europeo, città dove è possibile trovare spazi per camminare con lo sviluppo di 50 percorsi suggeriti per una pratica sportiva e salutistica che toccherà gli oltre 320 Km dell’area metropolitana. I percorsi suggeriti sono stati scelti sia pensando ai cittadini e alla loro quotidianità di utilizzo sia ai turisti impegnati nella visita della Città. Roma e i suoi luoghi simbolo, ma anche la scoperta di parti meno note con altrettanto fascino e bellezza, includendo percorsi di tipo naturalistico, ambientale o più decisamente sportivo. Il Passaporto di Roma – Città per Camminare e della Salute non è solo uno strumento tecnico, ma risulta eccezionale per l’ampiezza della documentazione contenuta, per le informazioni che offre e per contribuire così a un volto diverso e più sano della Città e del suo territorio metropolitano, sia nelle aree a maggior impatto turistico che nelle periferie. Attraverso il passaporto si è cercato di dare una visione diversa della città dal suo consueto utilizzo motorizzato: una metropoli quindi che presenta tante occasioni per essere vissuta a piedi, per essere ‘riconquistata’ dall’uomo nella sua primordiale locomozione: camminando”.

Come presidente dell’Atletica Italiana credo sia nostro dovere educare all’attività sportiva e al movimento: si tratta di una vera e propria assicurazione sulla nostra vita e su quella dei nostri figli. Per questo da alcuni anni FIDAL ha scelto di portare avanti, oltre all’attività agonistica di alto e altissimo livello, anche un ampio programma di educazione a stili di vita sani e all’insegna del benessere. Lavoriamo affinché nelle città siano sempre più diffuse le palestre naturali e i percorsi dedicati al cammino e alla corsa, e perché l’attività sportiva torni ad essere parte della quotidianità di tutti, e soprattutto dei nostri ragazzi. Per questo sono particolarmente fiero di questo Passaporto di Roma Città per camminare e della salute , che, grazie al prezioso lavoro del campione olimpico di marcia Maurizio Damilano, ha sviluppato 50 percorsi camminabili per un totale di ben 320 Km” – ha dichiarato Alfio Giomi, Presidente FIDAL.

Il Passaporto, come tutto il progetto “Città per Camminare e della Salute”, è accompagnato da una app scaricabile gratuitamente sulle piattaforme iOS, Android e Windows Phone, per smartphone e tablet, che offre informazioni sui percorsi, ma anche indicazioni sul proprio stato di forma fisica, sul consumo energetico, sul contributo alla riduzione delle emissioni di CO2 attraverso il camminare e la pratica dell’attività motoria. Ognuno, inoltre, può diventare protagonista del progetto, ma soprattutto del proprio benessere, proponendo uno o più percorsi e partecipando ad una “sfida” virtuosa tra utenti. L’applicazione è, infatti, integrata di una parte social che mette in relazione l’un l’altro e permette di lanciare sfide virtuali ad amici, conoscenti o semplici membri della community.

Stimolare l’interazione tra cittadini e città attraverso un maggiore e più mirato uso del cammino può dar vita ad un circolo virtuoso: camminare migliora la salute dei cittadini, con una conseguente riduzione della spesa sanitaria, un miglioramento della qualità ambientale, della vivibilità della Città. Il progetto permette, non solo a Roma, di realizzare un sistema aggregativo forte nel quale la Città è al centro, dando consistenza a quanto espresso dalla letteratura scientifica che mostra come le politiche di promozione dell’attività fisica a scopo salutare abbiano effetti di costo-efficacia e di costo-beneficio vantaggiosi, creano quindi ricchezza e benessere per le comunità che le adottano” – ha detto Roberto Pella, Vicepresidente vicario di ANCI, Associazione nazionale comuni d’Italia.

 

Nasce la Giornata Nazionale per la Salute ed il Benessere nelle Città

 

Presentata il 14 febbraio scorso al Ministero della Salute la Giornata Nazionale per la salute e il benessere nelle città per richiamare l’attenzione e stimolare l’azione dei Sindaci sulla necessità e urgenza di promuovere la salute nelle città come bene comune.

La Giornata verrà celebrata il 2 luglio di ogni anno ed è promossa da Health City Institute e Cittadinanzattiva, con il patrocinio del Ministero della Salute, di ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani e dell’Istituto Superiore di Sanità.

L’esigenza di promuovere la salute e il benessere nelle città nasce dalla crescita delle malattie croniche non trasmissibili come diabete e obesità, fenomeno strettamente legato all’aumento della popolazione urbana e che rappresenta oggi il principale rischio per la salute e lo sviluppo umano.

Nel 2010, per la prima volta nella storia, è stato osservato che più di metà della popolazione mondiale risiedeva in città e che nel 2050 la stima della popolazione urbana attestava il dato al 70 per cento. Se guardiamo al nostro Paese, notiamo che più di un italiano su 3 (il 37 per cento) vive oggi nelle 14 città metropolitane. Come corollario, riscontriamo una crescita delle malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, che sono fortemente legate ai profondi cambiamenti di stile di vita che tutto ciò comporta nelle popolazioni” – dice Andrea Lenzi, Coordinatore di Health City Institute e Presidente del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del consiglio dei ministri.

In Italia, secondo ISTAT, le persone con diabete sono 3,27 milioni, di cui il 52 per cento risiede nelle 14 Città metropolitane, tanto che tra gli addetti ai lavori si sta facendo strada il concetto di “diabete urbano o urban diabetes”. In particolare, secondo le elaborazioni di Health City Institute su dati ISTAT relativi alle quattro città italiane più importanti, nella sola capitale ci sono oltre 286 mila persone con diabete, ovvero il 50% delle persone con diabete residenti nel Lazio. A Napoli ci sono quasi 209 mila residenti con diabete e Milano oltre 144 mila. Torino inoltre, con le sue 121 mila persone con diabete, occupa, in termini assoluti, la quarta piazza nella graduatoria della città metropolitane italiane per popolazione residente colpita dalla malattia ma è di gran lunga al primo posto tra quelle del Nord Italia in termini percentuali rispetto al numero di abitanti.

Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste ha modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasforma il contesto ambientale e sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione. La configurazione attuale delle città e, più in generale l’urbanizzazione, presentano per la salute pubblica e individuale tanti rischi, ma anche molte opportunità da sfruttare con un’amministrazione cosciente e oculata. Occorre identificare strategie di azione per rendere consapevoli governi, regioni, città e cittadini dell’importanza della promozione della salute nei contesti urbani, immaginando un nuovo modello di welfare urbano” – osserva Roberto Pella, Vicepresidente Anci.

In tale direzione sono già state intraprese numerose iniziative di sensibilizzazione rivolte agli amministratori comunali e ai cittadini e la Giornata Nazionale per la salute e il benessere nelle città nasce nel solco di queste azioni tra le quali il “Manifesto della salute nelle città: bene comune”, la “Roma Urban Health Declaration” siglata tra Ministero della Salute e ANCI in occasione del G7 side event “Health in the Cities” organizzato a Roma l’11 Dicembre 2017 durante la Presidenza Italiana e il parere di iniziativa sulla La salute nelle Città: bene comune, approvata l’11 Maggio 2017 dal Comitato delle Regioni dell’Unione Europea.

L’obiettivo di queste iniziative e dell’Health City Institute è quello di rendere le città più ‘Healthy’, ovvero consce dell’importanza della salute come bene collettivo e che, quindi, mettono in atto politiche chiare per tutelarla e migliorarla, in accordo con l’invito rivolto dall’Oms ai governi ad adoperarsi responsabilmente, attraverso programmi di educazione alla salute, a promuovere uno stile di vita sano e a garantire ai cittadini un alto livello di benessere. L’Health City Institute è un organismo che si avvale di esperti indicati, tra gli altri, da Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Istat e Censis, e che delinea gli elementi chiave che possono guidare le città a studiare e approfondire i determinanti della salute nei propri contesti e a fare leva su di essi per definire strategie tese a migliorare gli stili di vita e il benessere psico-fisico del cittadino”- conclude Andrea Lenzi.

In occasione della Giornata Nazionale per la salute e il benessere nelle città il 2 luglio e nel weekend precedente le Amministrazioni Comunali sono invitate a organizzare eventi di sensibilizzazione sulla salute nelle loro città, all’interno di una campagna nazionale che quest’anno avrà come tema Colora di salute la tua città”.

Sono certa che l’istituzione della Giornata nazionale per la salute e il benessere nelle città rappresenti un’occasione preziosa per richiamare l’attenzione sulla necessità di migliorare la salute nei luoghi dove viviamo. La realtà, infatti, ci mette di fronte ad un progressivo aumento dell’urbanizzazione che rende le città il luogo fondamentale dove sempre più persone vivono e lavorano. La transizione demografica con il progressivo invecchiamento della popolazione e l’evoluzione epidemiologica con l’esplosione delle patologie croniche pongono nuove sfide per i sistemi di welfare e sanitari del nostro Paese. Proprio con lo scopo di realizzare città e comunità sostenibili, salubri e in cui nessuno è lasciato indietro, vogliamo per questo consolidare e incrementare l’impegno per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, nonché il loro continuo monitoraggio adottando i metodi scientifici più all’avanguardia” – dichiara il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

In questo senso, questi temi, che sono legati all’agenda 2030 delle Nazioni Unite, sono stati già al centro del G7 Salute che abbiamo organizzato lo scorso anno a Milano dove per la prima volta è stato lanciato un unico messaggio forte sulla certezza che i problemi ambientali e i cambiamenti climatici incidono sulla salute dei cittadini e sul fatto che è fondamentale adottare strategie globali per uno sviluppo sostenibile” – prosegue Beatrice Lorenzin.

Inoltre sulla scia del G7, lo scorso dicembre il Ministero della Salute ha sottoscritto con l’Anci la ‘Urban Health Rome Declaration‘ dove sono state identificate 15 azioni per migliorare la salute delle nostre città. Dal monitoraggio dei sistemi di inquinamento alla riduzione degli inquinanti, ma anche alla trasformazione delle metropoli in veri e propri ‘organismi viventi’, sostenibili dal punto di vista ecologico e ambientale. Città neutre dal punto di vista energetico, in grado di favorire la salute dei cittadini in tutti i campi, dall’aria che si respira al cibo che si mangia” – ha concluso Beatrice Lorenzin.


 

Il testamento biologico, una nuova Legge!

Circa un mese addietro, il 14 dicembre scorso, nell’aula del Senato, con 180 sì, 71 no e 6 astenuti, si è approvato il disegno di Legge sul testamento biologico che introduce in Italia le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) consentendo anche l’interruzione di nutrizione e idratazione artificiali.

La Legge si divide in due parti: una più generale sul consenso informato sui trattamenti sanitari e una sulla compilazione delle DAT, attraverso le quali una persona potrà lasciare le sue volontà circa le cure a cui essere sottoposto o da rifiutare quando non sarà più cosciente a causa di un incidente o una malattia. Per chi non lascerà disposizioni scritte ovviamente varrà l’alleanza di cura tra medico e paziente.

La Legge è costituita da 8 articoli (IL TESTO DI LEGGE):
Art. 1: Consenso informato
Art. 2: Terapia del dolore, divieto di ostinazione irragionevole nelle cure e dignità nella fase finale della vita
Art. 3: Minori e incapaci
Art. 4: Disposizioni anticipate di trattamento
Art. 5: Pianificazione condivisa delle cure
Art. 6: Norma transitoria
Art. 7: Clausola di invarianza finanziaria
Art. 8: Relazione alle Camere

La Legge tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione di ogni persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata.

E’ promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico che si basa sul consenso informato nel quale si incontrano l’autonomia decisionale del paziente e la competenza, l’autonomia professionale e la responsabilità del medico.

In tale relazione sono coinvolti, se il paziente lo desidera, anche i suoi familiari o la parte dell’ unione civile o il convivente ovvero una persona di sua fiducia. Nella relazione di cura rientrano, per le rispettive competenze, anche gli altri componenti dell’ equipe sanitaria.

Ogni persona ha il diritto di conoscere le proprie condizioni di salute e di essere informata in modo completo, aggiornato e a lei comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché sulle possibili alternative e sulle conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento sanitario e dell’ accertamento diagnostico o della rinuncia ai medesimi.

Il consenso informato e acquisito nei modi e con gli strumenti più consoni alle condizioni del paziente, è documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazioni o, per la persona con disabilità, attraverso dispositivi che lo consentano.

Possibile stop a nutrizione e idratazione artificiale. Ogni persona maggiorenne e capace di agire ha il diritto di rifiutare, in tutto o in parte, qualsiasi terapia o di revocare, in qualsiasi momento, il consenso prestato, anche quando la revoca comporti l’ interruzione del trattamento. Nutrizione e idratazione vengono equiparate a trattamenti sanitari e quindi sarà possibile chiedere lo stop alla loro somministrazione o rifiutarli. 

Secondo la Legge, il medico deve adoperarsi per alleviare le sofferenze del paziente, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario. E’ sempre garantita un’appropriata terapia del dolore e l’ erogazione delle cure palliative.

Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili e sproporzionati. In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente.

Qualora il paziente esprima la rinuncia o il rifiuto di trattamenti sanitari necessari alla propria sopravvivenza, il medico prospetta al paziente e, se questi acconsente, anche ai suoi familiari, le conseguenze di tale decisione e le possibili alternative e promuove ogni azione di sostegno al paziente medesimo, anche avvalendosi dei servizi di assistenza psicologica.

Minori e incapaci. La persona minore o incapace ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione. Deve ricevere informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità per essere messa nelle condizioni di esprimere la sua volontà. Il consenso informato al trattamento sanitario del minore è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore tenendo conto della volontà della persona minore, in relazione alla sua età e al suo grado di maturità, e avendo come scopo la tutela della salute psicofisica e della vita del minore.

Nel caso in cui il rappresentante legale della persona minore o interdetta o inabilitata oppure l’amministratore di sostegno rifiuti le cure proposte, la decisione è rimessa al giudice tutelare.

Ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di futura incapacità di autodeterminarsi, e dopo aver acquisito adeguate informazioni mediche sulle conseguenze delle sue scelte, può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (DAT), esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, compresi il consenso o il rifiuto a idratazione e nutrizione artificiali.

Le DAT saranno vincolanti per il medico a meno che appaiano manifestamente inappropriate o non corrispondenti alla condizione clinica attuale del paziente, oppure qualora sussistano terapie non prevedibili o non conosciute dal disponente all’ atto della sottoscrizione, capaci di assicurare possibilità di miglioramento delle condizioni di vita.

Le DAT devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o consegnata presso l’Ufficio dello Stato civile del Comune di residenza, che provvede all’annotazione in apposito registro, ove istituito, oppure presso le strutture sanitarie qualora si servano di modalità telematiche di gestione.

Possono essere espresse anche attraverso videoregistrazione o dispositivi che consentano alla persona con disabilità di comunicare. Con le medesime forme esse sono rinnovabili, modificabili e revocabili in ogni momento, anche a voce in caso di emergenze o urgenza.

Le Regioni che adottano modalità telematiche di gestione della cartella clinica o il fascicolo sanitario elettronico o altre modalità informatiche di gestione dei dati del singolo iscritto al Servizio Sanitario Nazionale possono regolamentare la raccolta di copia delle DAT.

Non è stato possibile, per mancanza di coperture, istituire nel passaggio alla Camera un Registro Nazionale delle DAT.

Con un ordine del giorno del Partito Democratico si è impegnato il governo a trovare una soluzione in un altro provvedimento. Il Registro Nazionale dovrebbe entrare nella Legge di Bilancio.

Si potrà indicare una persona di fiducia, che rappresenterà il malato nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie. Al fiduciario sarà rilasciata una copia delle DAT, redatte con atto scritto o con videoregistrazione. Nella relazione tra medico e paziente, rispetto all’evolversi delle conseguenze di una patologia cronica e invalidante o caratterizzata da inarrestabile evoluzione con prognosi infausta, può essere realizzata una pianificazione delle cure condivisa tra il paziente e il medico.

L’equipe sanitaria deve attenersi a quanto stabilito nella pianificazione delle cure qualora il paziente venga a trovarsi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o in una condizione di incapacità. La pianificazione può essere aggiornata al progressivo evolversi della malattia su richiesta del paziente o su suggerimento del medico.

Annualmente il ministro della Salute presenta al Parlamento una relazione sull’applicazione della Legge stessa. Le Regioni sono tenute a fornire le informazioni necessarie entro il mese di febbraio di ciascun anno, sulla base di questionari predisposti dal ministero della Salute.

Ai documenti atti ad esprimere le volontà di fine vita in merito ai trattamenti sanitari, depositati presso il Comune di residenza o davanti a un notaio prima della data di entrata in vigore della Legge, si applicano le disposizioni della Legge approvata dal Parlamento.

Fonte | http://www.unosguardoalcielo.com

Le conseguenze della disabilità: 14,5 miliardi i costi sociali

Ammonta a circa 4 miliardi di euro annui l’impatto economico delle disabilità associate ai 5 più importanti gruppi di patologie: tumori, malattie del sistema circolatorio, patologie mentali e psichiatriche, malattie del sistema nervoso centrale e malattie muscolo-scheletriche assorbono quasi un terzo di tutta la spesa per invalidità sostenuta dall’INPS per tutte le categorie, pari a 14,5 miliardi di euro ogni anno, quasi l’equivalente di un punto di PIL.

È quanto emerge da un’indagine condotta per la prima volta nel nostro Paese grazie a una collaborazione tra l’INPS e il gruppo di ricerca EEHTA-Economic Evaluation and HTA del CEIS (Centre for Economic and International Studies) dell’Università Tor Vergata di Roma, presentata durante l’incontro +Abili – Ricerca e innovazione per il superamento della disabilità che si è svolto a Roma il 13 dicembre 2017. L’incontro è stato promosso da PreSa – Prevenzione e Salute, un network di promozione della salute nato nel 2015 dalla collaborazione tra mondo dei media, società scientifiche, mondo universitario e associazionistico.

Questa edizione vuole porre l’attenzione sulla disabilità e sugli sforzi messi in campo ogni giorno dalla ricerca italiana per trovare soluzioni diagnostiche e terapeutiche per aiutare le persone affette da patologie ad alto impatto invalidante e che molto spesso non hanno una cura nel corso dell’incontro è stata analizzata anche l’importante tematica riguardante l’inclusione sociale e lavorativa dei soggetti con disabilità, molto spesso ‘+ abili’ di chiunque altro se impiegati in specifici compiti o impieghi” – ha dichiarato Marco Trabucco Aurilio, Direttore Scientifico PreSa.

È disabile la persona che a seguito di una o più menomazioni ha una ridotta capacità di interazione con l’ambiente sociale rispetto a ciò che è considerato la norma. Dunque, disabilità significa minore autonomia e svantaggio nella vita sociale con perdita, spesso, dell’attività lavorativa. In Italia la disabilità è un dramma personale e collettivo, che impatta in maniera pesante in termini di costi sociali sostenuti dall’economia nazionale e soprattutto dal sistema previdenziale.

Da questa analisi, frutto della collaborazione tra EEHTACEIS e INPS, si evince con forza quanto sia elevato il peso economico quale conseguenza delle disabilità nel nostro Paese un peso economico che potrebbe/dovrebbe essere ridotto seguendo un differente approccio alla cura e al trattamento delle patologie che maggiormente sono interessate. Sicuramente un accesso precoce a trattamenti efficaci, una maggiore e più attenta prevenzione oltre ad un migliore controllo in termini di aderenza alle terapie, potrebbero garantire un miglioramento della salute e della qualità di vita dei pazienti, associato ad una robusta e importante contrazione della spesa, tanto sanitaria che sociale e previdenziale” – ha commentato Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria e Politica, Direttore di EEHTACEIS Facoltà di Economia, Università di Roma Tor Vergata.

Un aspetto troppo spesso trascurato nel superamento della disabilità è quello relazionale. La persona con disabilità, specie se molto giovane, può avere una crescita difficile soprattutto per quel che concerne le relazioni con gli altri in diversi momenti della vita. Di norma la famiglia pone molta attenzione a ridurre o contenere le limitazioni fisiche e/o mentali delle capacità di un giovanissimo ma non affronta gli aspetti relazionali, quelli che devono portare allo svincolo adolescenziale e all’autonomia rispetto ai genitori e al nucleo famigliare. Sono necessari per questo interventi specifici al fine di sviluppare l’autonomia del giovane in modo che possa affrontare la vita di tutti i giorni e confrontarsi con l’altro.

Il progetto PreSa contribuisce a promuovere la “cultura della prevenzione” nel nostro Paese attraverso il portale online (www.prevenzione-salute.it), social, carta stampata e radio.

Solo nel 2015 sono stati diffusi oltre 16.000 contenuti che hanno privilegiato i temi legati alla prevenzione primaria e le patologie rare e ad alto impatto invalidante. Nel 2016 il network si è fatto promotore della proposta di inserire l’educazione sanitaria come materia propedeutica nei programmi delle scuole primarie e secondarie, prevedendo la figura del medico di classe. Tema sul quale è ancora aperto a livello istituzionale un acceso dibattito.

Ogni anno PreSa organizza un evento che ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e i decisori su tematiche strategiche per il nostro Servizio Sanitario Nazionale. Il convegno +Abili si è incentrato sulla ricerca italiana e l’innovazione, quali motori fondamentali per trovare nuove opzioni di cura e di diagnosi precoce per le numerose patologie ad alto impatto invalidante che molto spesso non hanno ancora terapie.

Nell’ambito dell’edizione di quest’anno sono stati assegnati riconoscimenti a clinici, ricercatori e associazioni che si sono distinti nell’impegno per il superamento delle disabilità, tra cui:

  • Maja Di Rocco, Responsabile dell’UO Dipartimentale di Malattie Rare dell’Ospedale Gaslini di Genova, per la scoperta di un algoritmo pediatrico che facilita la diagnosi precoce della malattia di Gaucher;
  • AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla, la principale organizzazione che in Italia agisce a favore dei pazienti con sclerosi multipla per promuovere, indirizzare e finanziare la ricerca scientifica e per affermare i diritti delle persone affette da questa patologia;
  • Andrea Caschetto, 27enne di Ragusa, che a 15 anni ha subìto un intervento al cervello con conseguente perdita della memoria a breve termine, ed è diventato “ambasciatore del sorriso” viaggiando tra gli orfanatrofi di tutti i Paesi del mondo, un impegno riconosciuto dall’ONU e raccontato nel libro “Dove nasce l’arcobaleno”;
  • Nazionale Calcio Italiana Amputati, fondata da Francesco Messori, un ragazzo nato senza una gamba ma con una forte passione per il calcio al quale nel 2011 il Centro Sportivo Italiano concede di giocare in un campionato di normodotati. Francesco ha reclutato una squadra di persone amputate provenienti da tutto il Paese e oggi la Nazionale è ufficialmente parte della World Amputee Football FederationWAFF;
  • Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno, un’associazione finalizzata alla promozione dell’aggregazione e della formazione degli insegnanti di sostegno e allo sviluppo di una maggiore e migliore collaborazione con le istituzioni che interagiscono nell’area della disabilità, dello svantaggio e del disagio;
  • Un farmaco per tutti, un’iniziativa di solidarietà per la cura delle persone più deboli promossa dall’Ordine dei Farmacisti della provincia di Napoli, insieme a Federfarma, al Santobono Pausilipon e al cardinale Crescenzio Sepe, che ha come finalità il recupero di farmaci, di presidi medico chirurgici, integratori e dispositivi medici non ancora scaduti, provenienti da donazione spontanea da parte di privati e Aziende farmaceutiche, nonché di singoli cittadini. I farmaci raccolti vengono inviati a vari enti assistenziali.


A rischio l’emendamento tassa sul fumo per le cure sul cancro

 

L’emendamento sottoscritto dalla Commissione Sanità che istituiva una tassa sul fumo di circa 600 milioni per finanziare la classe dei farmaci oncologici innovativi e le cure palliative è a rischio” – così ha dichiarato Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna onlus e coordinatrice del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere.

Secondo alcune fonti infatti il Ministero dell’Economia e delle Finanze potrebbe essere contrario a nuove accise sul tabacco o, nella migliore delle ipotesi, quei proventi andrebbero a finanziare altre voci della spesa sanitaria, quali quella sul superticket.

Nello spirito della Commissione Sanità, che ha votato all’unanimità l’emendamento, la tassa sul fumo era una tassa di scopo destinata ai malati di cancro. Negarla o destinare le risorse ad altri bisogni vorrebbe dire, a questo punto, annullare la sovranità del Parlamento e l’ampio dibattito durato anni su questa soluzione, che è moralmente giusta e che potrà aiutare anche la prevenzione, riducendo il consumo di sigarette. Nel nostro Forum del 29 novembre discuteremo di tutto questo. Nel frattempo lanciamo un appello al Ministro Padoan di rispettare la volontà del Parlamento e di non stravolgere lo spirito della norma votata all’unanimità dalla Commissione Sanità del Senato”, – ha aggiunto Annamaria Mancuso.


Salute nelle Città: un appello per migliorarla

Si torna a parlare di salute nelle città e questa volta direttamente con i primi cittadini, in occasione della 34ma Assemblea nazionale ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani che si è svolta a Vicenza, con la presentazione della “Lettera aperta ai Sindaci italiani per promuovere la salute nelle città come bene comune”.

A loro infatti è rivolto l’invito ad attivarsi nel creare reti di collaborazione pubblico-privato, mettere in atto politiche urbane che abbiano come priorità la salute dei cittadini, impegnarsi nel prevenire le malattie croniche non trasmissibili come diabete e obesità, che costituiscono la “nuova epidemia urbana”, come sempre l’Oms definisce questo fenomeno.

La lettera – condivisa e firmata da Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute, Roberto Pella, Vice presidente vicario ANCI, in rappresentanza del Gruppo di lavoro dell’associazione su “Urban health”, Enzo Bianco, Presidente Consiglio nazionale ANCI, Antonio Decaro, Presidente ANCI, Simona Arletti, Presidente Rete italiana città sane dell’Oms, Angelo Lino Del Favero, Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Sanità, Antonio Gaudioso, Segretario Generale Cittadinanzattiva, Giovanni Malagò, Presidente Coni e Walter Ricciardi, Presidente Istituto superiore di sanità – è stata illustrata nel corso della sessione “Promuovere la salute nelle città come bene comune” organizzato nell’ambito dell’Assemblea nazionale ANCI in collaborazione con Novo Nordisk, Cities Changing Diabetes, Health City Institute, Federsanità ANCI e Sport city 3.0.

Nell’occasione è stata anche presentata la rivista Urbes, il primo magazine europeo sostenuto da Health City Institute, che raccoglie idee, progetti e lavori socio-scientifici su come affrontare i problemi connessi al rapporto tra urbanizzazione e salute.

Cento anni fa solo il 20% della popolazione mondiale viveva in città. Per la metà del secolo arriveremo al 70% di residenti nelle aree urbane”, commenta Roberto Pella.

L’aumento è straordinario, al ritmo di 60 milioni di persone che ogni anno si spostano da ambienti rurali verso le città, soprattutto nei Paesi a medio reddito. Non solo, le proiezioni mostrano che nei prossimi 30 anni la crescita globale avverrà virtualmente soltanto nelle aree urbane. Ma se oggi circa il 10% della popolazione urbana vive in megalopoli, con oltre 10 milioni di abitanti, ormai presenti in ogni angolo del pianeta, saranno soprattutto le città più piccole a sostenere la quota maggiore di incremento”, continua Pella.

Nell’Unione europea, fatta eccezione per la Francia, le aree urbane tendono a registrare incrementi demografici più elevati a causa del saldo migratorio. In Italia, quasi 4 cittadini su 10 risiedono nelle 14 città metropolitane.

Lo spostamento verso le aree urbane è caratterizzato da cambiamenti sostanziali dello stile di vita rispetto al passato: cambiano le abitudini, i lavori sono sempre più sedentari, l’attività fisica diminuisce”, sostiene Andrea Lenzi.

Fattori sociali, questi, che rappresentano un potente volano per le cosiddette malattie della società del benessere: obesità e diabete”.

Ciò è sostanziato dai fatti, che vedono crescere in maniera esponenziale nel mondo il numero di persone obese o con diabete, vicino alla soglia del mezzo miliardo, con – già oggi – 250 milioni di persone con diabete, due terzi del totale, vivere nelle città, secondo Idf-International diabetes federation.

Per analizzare il contesto economico-sanitario, sociologico, clinico-epidemiologico e politico-sanitario e per studiare i determinanti della salute nelle città, nel 2015 è nato in Italia l’Health City Institute, un organismo che si avvale di esperti indicati, tra gli altri, da Ministero della salute, Istituto superiore di sanità, Università Tor Vergata di Roma, Istat e Censis

Health City Institute ha messo a punto, nel 2016, il manifesto “La Salute nelle città: bene comune”, che si propone di offrire alle istituzioni e alle amministrazioni locali spunti di riflessione per guidarle nello studio di questi determinanti nei propri contesti urbani e fare leva su di essi per mettere a punto strategie per migliorare gli stili di vita e la salute del cittadino. Il documento venne presentato ad Anci, che volle condividerne lo spirito e le finalità, agendo consapevolmente.

Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste, ha infatti modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasforma il contesto ambientale e sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione. La configurazione attuale delle città e, più in generale l’urbanizzazione, presentano per la salute pubblica e individuale tanti rischi, ma anche molte opportunità. Se infatti le città sono pianificate, ben organizzate e amministrate coscientemente, si può dare vita ad una sinergia tra Istituzioni, cittadini e professionisti in grado di migliorare le condizioni di vita e la salute della popolazione.

In conclusione, nella lettera ai primi cittadini viene rivolto questo appello:

Abbiamo bisogno di avere come obiettivo prioritario che la salute nelle città sia un bene comune. In caso contrario, la salute di milioni di abitanti delle nostre città è in gioco. Aiutateci a sostenere, promuovere e sottoscrivere il Manifesto della salute nelle Città, quale strumento per migliorare la qualità di vita di tutti i cittadini e in particolare delle generazioni future”.





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