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Coronavirus: Ministro della Salute e Presidente del Consiglio Superiore di Sanità incontrano le associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici

Il Ministro della Salute Roberto Speranza e il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità Franco Locatelli hanno incontrato il 5 marzo scorso al Dipartimento di Protezione Civile di Roma i rappresentanti delle associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici del progetto La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere, in seguito alla richiesta congiunta di queste ultime di confrontarsi con le Istituzioni sulla delicata questione della gestione dei pazienti con tumore presso le strutture sanitarie nazionali, nell’ambito dell’emergenza sanitaria legata alla diffusione del coronavirus in Italia.

Il Ministro Speranza e il Presidente Locatelli hanno ascoltato le criticità rappresentate dalle associazioni pazienti e hanno annunciato che quanto prima il Comitato tecnico-scientifico del Governo si riunirà per cominciare a mettere a punto raccomandazioni utili ai pazienti oncologici e onco-ematologici e agli operatori delle strutture sanitarie per fronteggiare questa emergenza.

Nell’ambito dell’emergenza sanitaria che stiamo vivendo, è nostro compito tutelare la salute delle persone fragili, colpite da una o più patologie, particolarmente esposte alle complicanze del coronavirus in questa prospettiva l’incontro di ieri è stato un momento di confronto importante per recepire i suggerimenti dei pazienti oncologici e onco-ematologici che sono, comprensibilmente, spaventati. Ora il Professor Locatelli, Presidente del CSS, coinvolgendo altri membri del Comitato tecnico-scientifico del Governo, si farà carico di definire raccomandazioni utili per la sicurezza delle persone con tumore e degli operatori” – ha dichiarato il Ministro della Salute, Roberto Speranza.

Siamo molto soddisfatti di questo incontro perché ha aperto la strada a un provvedimento che logicamente avrà degli effetti positivi per tutti i pazienti oncologici e onco-ematologici d’Italia. Ringraziamo il Ministro della Salute Speranza e il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Professor Locatelli, per la loro disponibilità a incontrarci, nonostante il momento di emergenza e gli innumerevoli impegni di questi giorni, e per aver ascoltato le nostre richieste e le nostre preoccupazioni” – ha commentato Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna onlus e coordinatrice del progetto.

Tra i punti chiave toccati nell’incontro, le raccomandazioni specifiche per i pazienti oncologici; la gestione dell’accesso alle strutture sanitarie nazionali per i pazienti in terapia o in follow-up; le precauzioni aggiuntive per i pazienti con tumore del polmone; la disponibilità di dispositivi di protezione; le direttive per gli operatori di trasporto nazionale per la previsione di percorsi protetti per i pazienti oncologici che devono viaggiare per improcrastinabili motivi di salute.

Nasce l’Osservatorio Nazionale permanente delle Donne per lo sport, il benessere e la salute nelle città

Si è svolta il 19 dicembre scorso, presso la Sala Nassirya di Palazzo Madama, la conferenza stampa di presentazione del Patto per la salute bene comune, all’interno del quale prenderà avvio l’Osservatorio nazionale permanente delle Donne per lo sport, il benessere e la salute nelle città, promosso dall’Intergruppo parlamentare “Qualità di vita nelle città” su iniziativa della Presidente Sen. Daniela Sbrollini.

L’obiettivo del Patto è stimolare, attraverso l’azione coordinata delle Donne, lo sviluppo di una consapevolezza che punti alla promozione del concetto di “Salute Bene Comune”, per dare vita a comunità di cittadini più coese, consapevoli di contribuire a costruire e a sostenere, giorno dopo giorno, un tessuto economico-sociale moderno, inclusivo e sostenibile, al servizio del bene comune.

Il Patto è stato sottoscritto innanzitutto dalla Ministra per le pari opportunità e la famiglia, On. Elena Bonetti, che, intervenendo alla conferenza stampa, ha dichiarato:

La nascita in seno all’Intergruppo parlamentare “Qualità di vita nelle città” di un Osservatorio permanente delle donne sui temi dello sport e della salute come bene comune è un’iniziativa lodevole, che certamente saprà dare un contributo importante di studio e di confronto al servizio dei cittadini. Iniziative come questa, anche nella politica, costruiscono comunità e permettono alle Istituzioni di interpretare la vita del Paese, per ascoltarne i bisogni e tradurli in azioni politiche efficaci. Volentieri oggi mi unisco alla promozione di questo Patto, augurando la miglior riuscita delle iniziative che da esso nasceranno”.

A seguire gli altri firmatari: On. Giusy Versace, atleta paralimpica; On. Roberto Pella, co-Presidente dell’Intergruppo e Vicepresidente vicario ANCI; Professor Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute e Presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri; Veronica Nicotra, Segretario Generale ANCI; Tiziana Frittelli, Presidente Federsanità e Direttore Generale Policlinico Tor Vergata; Professoressa Simona Frontoni, Università di Roma Tor Vergata; Luisa Rizzitelli, Presidente ASSIST; Ketty Vaccaro, Direttore Welfare Fondazione CENSIS.

L’esigenza di promuovere la salute e il benessere nelle città nasce dai dati relativi all’aumento delle malattie croniche non trasmissibili, come diabete e obesità, un fenomeno strettamente legato alla crescita della popolazione urbana che rappresenta oggi il principale rischio per la salute e lo sviluppo umano. Nel 2010, per la prima volta nella storia, infatti, è stato osservato che più di metà della popolazione mondiale risiedeva in città e che nel 2050 la stima della popolazione urbana si sarebbe attestata intorno al 70 per cento.

Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste, ha modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasformato il contesto ambientale e sociale in cui viviamo. Le città, da luoghi di maggiore protezione e benessere, diventano patogene, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione: le donne a questo rischio sono più esposte per le numerose condizioni fisiologiche su cui può incidere, quali ciclo mestruale, gravidanza, allattamenti, menopausa. La predisposizione a disturbi del comportamento alimentare, diabete, obesità e malattie croniche degenerative non trasmissibili sono un fardello cui, in misura crescente, il genere femminile paga un pesante contributo. Sono informazione, educazione e prevenzione gli strumenti efficaci insieme alla ricerca di settore, partendo dagli interferenti endocrini fino alla epigenetica” – afferma Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute e Presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Di qui l’iniziativa e la volontà d’identificare strategie di azione per rendere ancora più consapevoli cittadini e comunità dell’importanza della promozione della salute nei contesti urbani, immaginando un nuovo modello di welfare urbano.

Le donne sembrano consapevoli di questi rischi che il vivere nelle città comporta. Indagini demoscopiche raccontano, infatti, di un impegno crescente tra le donne per la conquista di salute e benessere. Emerge che le donne vorrebbero avere più tempo libero per un’attività fisica cui attribuiscono anche importanti elementi di aggregazione e socializzazione correlati. Questo aspetto comprensibilmente sembra essere ancora più rilevante con l’avanzare dell’età. La pratica sportiva delle donne è dunque correlata con una riorganizzazione dei tempi di lavoro, una reinterpretazione dei ruoli nella famiglia, una maggiore disponibilità di spazi accessibili e sicuri all’interno dei quartieri. Passa anche per una rivalutazione del proprio ruolo come persona che riconsidera molti obiettivi da raggiungere correlati con il benessere fisico e mentale” – spiega la Sen. Sbrollini, Presidente dell’Intergruppo e promotrice dell’iniziativa.

L’Italia oggi può essere in prima linea nello studio di queste dinamiche correlate alla salute derivanti dell’urbanizzazione se Governo, Sindaci, Università, Aziende Sanitarie ed Esperti sapranno interagire attraverso approcci e metodi multidisciplinari, multisettoriali, multiattoriali, declinati secondo una forte collaborazione e una dinamica di scambio fra i livelli istituzionali coinvolti.

Infine, Roberto Pella, co-Presidente dell’Intergruppo, ha concluso:

Sono convinto che il punto di vista privilegiato con cui nasce questo Osservatorio sia fondamentale per lo sviluppo delle attività dell’Intergruppo: è innegabile che la donna svolge già, consapevolmente, nei propri ruoli all’interno della società, un imprescindibile ruolo di collegamento e di accrescimento di una cultura aperta, sostenibile, attenta alle esigenze, talvolta anche inespresse, di chi la circonda. L’Osservatorio potrà contribuire proprio a far emergere e mettere in relazione tutte le azioni positive in ottica di promozione della salute come bene comune e del benessere delle nostre comunità.”


Presentato il “PASSAPORTO DI MILANO CITTÀ PER CAMMINARE E DELLA SALUTE”

Camminare è un vero toccasana per la salute; non richiede uno sforzo fisico eccessivo e permette di fare movimento costantemente e senza affaticarsi troppo. Il mondo della salute è tra i primi a sostenere la necessità che si cammini di più, dato che questo tipo di esercizio fisico ha evidenze scientifiche importanti che ne certificano la benefica ricaduta in termini di prevenzione di molte malattie. Se quindi è vero che camminare fa bene, bisogna farlo anche correttamente ed è importante avere idee chiare su dove camminare.

Da queste premesse è stato realizzato il “Passaporto di Milano Città per Camminare e della Salute”, una guida dal formato tascabile contenente itinerari urbani pensata per stimolare i cittadini e i turisti a riscoprire la Città Metropolitana di Milano, attraverso 34 percorsi camminabili per un totale di 175 Km, promuovendo al contempo la cultura del cammino.

Il Passaporto è stato il 4 dicembre scorso, in occasione della conferenza stampa tenuta a Milano a Palazzo Marino, con la partecipazione di Regione Lombardia, ed è stato realizzato grazie a Health City Institute, l’Istituto Superiore di Sanità, ISTAT, ANCI, CENSIS, I-COM, Scuola del Cammino/MAP Italia, ATS Città Metropolitana di Milano, nell’ambito di Cities Changing Diabetes, il progetto internazionale realizzato in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center con il contributo non condizionato di Novo Nordisk, volto a promuovere uno stile di vita sano come strumento per combattere lo sviluppo pandemico di obesità e diabete nelle aree urbane.

Passaporto di Milano Città per Camminare e della Salute”, è accompagnato da una app scaricabile gratuitamente sulle piattaforme iOS e Android, per smartphone e tablet, che offre informazioni sui percorsi, ma anche indicazioni sul proprio stato di forma fisica, sul consumo energetico, sul contributo alla riduzione delle emissioni di CO2 attraverso il camminare e la pratica dell’attività motoria. Ognuno, inoltre, può diventare protagonista del progetto, ma soprattutto del proprio benessere, proponendo nuovi percorsi e condividendo i tempi di percorrenza, i passi percorsi, opinioni e consigli. L’applicazione è, infatti, integrata di una parte social che mette in relazione l’un l’altro e permette di lanciare sfide virtuali ad amici, conoscenti o semplici membri della community.

Camminare è importante per la salute perché aiuta a ridurre il rischio di obesità, diabete, malattie cardiovascolari e depressione. Una camminata quotidiana di almeno 30 minuti a passo sostenuto favorisce il consumo di zuccheri e grassi in eccesso migliorando la propria forma fisica e favorendo un eccellente controllo della glicemia con conseguente prevenzione del diabete tipo 2. A differenza della corsa o di altri sport che possono gravare sulle articolazioni, la camminata risulta innocua anche per persone obese, anziane o non allenate. Le sane abitudini alimentari e l’attività fisica sono due componenti fondamentali della quotidianità, indispensabili per il benessere di mente e corpo” – ha detto Livio Luzi, Presidente del Comitato Scientifico di Milano Cities Changing Diabetes.

Le metropoli sono diventate ambienti “obesogeni”, ovvero luoghi dove l’urbanizzazione favorisce l’aumento di sovrappeso e obesità a causa di errati stili di vita, come lavori sedentari, scarsa attività fisica, alimentazione scorretta. Sino ad oggi nelle città gli spostamenti in auto e l’utilizzo di ascensori e scali mobili sono diventati modelli di mobilità cittadina che limitano decisamente le occasioni di camminare. Per questo è fondamentale che iniziative come il Passaporto di Milano vengano intraprese nelle città, perché proprio in questi contesti è sempre più importante offrire situazioni capaci di promuovere la buona salute e ridurre i fattori di rischio che sono alla base di molte malattie croniche non trasmissibili, quali diabete e obesità” – ha affermato Michele Carruba, Presidente dell’Executive Committee di Milano Cities Changing Diabetes.

È importante tornare a concepire le città come territori vivibili, permettendo ai cittadini di disporre di vere e proprie “palestre a cielo aperto”, quali parchi e percorsi che favoriscono il trekking urbano. Il progetto “Passaporto di Milano Città per Camminare e della Salute”, nasce con l’idea di aprire le frontiere, in questo caso dell’attività fisica e della salute, guardando al rapporto tra Milano, ambiente, territorio, cittadino e qualità di vita, con la salute come grande obiettivo. Si va dai percorsi tipicamente urbani e turistici dedicati alla visita a piedi di centri storici o aree specifiche della città, a percorsi che coinvolgono il territorio cittadino più allargato, alle proposte naturalistiche e ambientali, sino ai percorsi più decisamente sportivi” – ha spiegato il pluricampione olimpico di marcia Maurizio Damilano, uno degli ideatori del progetto e Presidente A.s.d. Scuola del Cammino.

La Federazione Italiana di Atletica Leggera è attivamente impegnata non solo nell’attività agonistica di alto e altissimo livello, ma lavora anche affinché nelle città siano sempre più diffusi dei percorsi urbani accessibili ai cittadini, come avvenuto in occasione del progetto Bandiera Azzurra, il riconoscimento assegnato ai centri urbani in grado di offrire ai propri cittadini la possibilità di praticare sport all’aria aperta in aree e percorsi certificati, in particolare, Milano, che ha conquistato la Bandiera Azzurra a inizio 2018, è sempre stata pioniera e fiera promotrice dello Sport, rendendosi parte attiva nelle politiche inclusive e di supporto a tutta la popolazione. Questa attitudine del capoluogo lombardo è risultata ancor più evidente con la candidatura e l’assegnazione delle olimpiadi invernali 2026” – ha dichiarato Fabio Pagliara, Segretario generale FIDAL.

Inoltre, Milano nel 2019, è entrata a far parte del programma Cities Changing Diabetes, portando così a 19 le città che ne fanno parte a livello globale. In quest’occasione è stata nominata Ambassador di Milano Cities Changing Diabetes l’atleta milanese Eleonora Giorgi, bronzo mondiale della 50 km di marcia a Doha, al fine di incoraggiare i cittadini a condurre uno stile di vita sano, attraverso sport e attività fisica, per combattere la sedentarietà e sconfiggere il diabete nelle città.

 

 

La salute degli adulti concepiti con fecondazione assistita

Pubblicato su Fertility and Sterility il più grande studio condotto finora a livello globale, per indagare sulla salute di adulti concepiti tramite fecondazione assistita messa a confronto con quella adulti concepiti naturalmente.

Dai risultati non sono emerse evidenze di aumento del rischio vascolare o cardiometabolico, né di problemi di crescita o respiratori nel gruppo concepito con PMA rispetto a quello concepito naturalmente, appartenente alla stessa popolazione di origine.

Lo studio ha coinvolto uomini e donne adulti di età compresa tra 22 e 35 anni, 193 concepiti con PMA e 86 concepiti naturalmente. Le indagini mediche hanno riguardato: struttura vascolare e funzione vascolare, i marker metabolici, le misurazioni antropometriche e la funzione respiratoria.

Sebbene il campione preso in esame sia esiguo, questi risultati fanno ben sperare. L’impatto della fecondazione assistita sulla salute delle persone è un tema di grande importanza al quale noi esperti prestiamo molta attenzione. Parallelamente alla continua ricerca scientifica per migliorare le tecniche di PMA, è fondamentale quindi che nascano queste indagini” – dichiara Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

J. Halliday et al, “Health of adults aged 22 to 35 years conceived by assisted reproductive technology”, Fertility and Sterility July 2019

 


E’ allarme dalla Giornata Internazionale della Fisica Medica 2019

Il 7 e 8 novembre scorso i Fisici Medici italiani hanno celebrato la Giornata Internazionale della Fisica Medica (IDMP) a Matera, capitale europea della cultura 2019.

L’IDMP, promossa dalla Organizzazione Internazionale per la Fisica Medica (IOMP) e organizzata in Italia dalla Associazione Italiana di Fisica Medica (AIFM), si celebra in tutto il mondo in occasione della data di nascita di Marie Curie.

A Matera si sono riuniti esperti nei settori più avanzati della fisica applicata alla medicina per fare il punto su questa fondamentale sinergia, che vanta una storia secolare, che ha conosciuto una fase di forte sviluppo dalla scoperta di raggi x e radioattività fino all’introduzione di sofisticate tecniche per la diagnosi e la terapia, e che oggi sembra destinata a dare frutti ancora maggiori grazie alle nuove tecnologie e alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale.

Il titolo dell’evento, “Le nuove sfide della Fisica Medica: un Ponte tra Innovazione e Medicina”, richiama la trasversalità della disciplina. L’intelligenza artificiale sta avendo un impatto dirompente in medicina e soprattutto nei settori tradizionalmente legati alla fisica medica. A fronte della promessa di potenzialità inimmaginabili fino a pochi anni fa, questa trasformazione comporta una serie di problemi che necessitano di strategie chiare per essere risolti. La velocità di sviluppo è tale che il canale tradizionale di diffusione delle novità, la pubblicazione scientifica basata su peer-review, rischia di andare in crisi a causa della lentezza del processo di revisione e pubblicazione in confronto a canali molto più immediati. Le aziende commerciali propongono soluzioni basate su algoritmi di intelligenza artificiale in moltissimi prodotti healthcare, causando una difficoltà di valutazione e validazione dei sistemi. Molto spesso le tecniche di intelligenza artificiale lavorano su grandi insiemi di dati, aspetto che presenta una particolare vulnerabilità legata alla difficoltà di garantire omogeneità e qualità del dato di partenza.

Nell’ambiente complesso dell’healthcare e in particolare in questa fase che il World Economic Forum ha definito come la “quarta rivoluzione industriale” è fondamentale la presenza di attori che uniscano conoscenze e dimestichezza nell’ambito fisico-matematico con una lunga tradizione di lavoro fianco a fianco con i medici. L’evento di Matera, con il motto “Un ponte tra innovazione e medicina”, vuole proprio sottolineare quanto questa vicinanza, che ha permesso grandi sviluppi in passato, sia quanto mai strategica oggi per garantire che il governo del cambiamento resti nelle mani dei medici, responsabili indiscussi di ogni azione sul paziente.

L’esperienza maturata in decenni di gestione di sicurezza e qualità nelle attività connesse all’impiego di radiazioni ionizzanti in Medicina e il loro saldo radicamento nelle attività sanitarie rende i Fisici Medici le figure ideali per garantire la corretta, responsabile e sicura introduzione delle nuove tecnologie in ambiente clinico. Avendo in mente l’eredità del passato e l’impegno morale per il futuro, la giornata internazionale della Fisica Medica a Matera vuole essere il riconoscimento di tanto lavoro già svolto ma anche il momento di partenza per un nuovo modo di intendere la professione del Fisico Medico in Italia.

È tuttavia necessario garantire l’immissione di giovani fisici nel sistema sanitario. Purtroppo, per vari motivi tra i quali soprattutto la mancanza di contratti per le scuole di specializzazione, le Università non riescono a coprire il fabbisogno individuato dal Ministero della Salute.

È questo il “grido di allarme” principale emerso durante i lavori. L’auspicio è di riuscire a risolvere presto questo problema e permettere che la grande tradizione della fisica per la medicina continui a dare frutti nel futuro, così denso di importanti novità.

 

FONTE | Twister Communications Group 

Salute, una priorità per 4 under 35 su 5

“Nonostante quello che si possa credere, il 75% degli under 35 intervistati reputa la salute come una priorità della propria vita seguita, con un notevole distacco, dalla stabilità lavorativa (36%) e dal rapporto con il partner (35%)”, spiega Francesca Merzagora, Presidente Onda.

La ricerca che abbiamo condotto per valutare la prevenzione della salute nella fascia più giovane della popolazione adulta, tra i 18 e i 35 anni di età, ci restituisce un quadro piuttosto positivo: 2 intervistati su 5 fanno prevenzione e la percezione generale è di essere in buona salute. In media, gli uomini si reputano in uno stato di salute migliore rispetto alle donne (54% degli uomini contro il 48% delle donne) e, forse per questo, hanno una maggiore tendenza a rivolgersi al medico solo quando i sintomi hanno un effetto negativo sulla vita di tutti i giorni, attitudine adottata dal 39% degli uomini rispetto al 31% delle donne”.

Questi dati emergono dall’indagine “Giovani e prevenzione” di Fondazione Onda, condotta da Elma Research, in collaborazione con Aon, su un campione di 892 persone tra i 18 e i 35 anni per valutare la propensione di questa fascia di popolazione alla cura della propria salute. La prevenzione nei giovani è stata al centro del terzo Congresso nazionale Onda, Milano 1-2 ottobre scorso, un’occasione per approfondire tanti temi di salute, declinati specificamente su questa fascia di età.

L’importanza della salute nella vita degli under 35 si riflette sulla loro conoscenza del tema: in generale, la percezione è di essere bene informati. Analizzando le fonti principali utilizzate, il 54% si informa attraverso i siti internet, seguiti dai canali medici, tra cui i medici di medicina generale e gli specialisti, e da familiari e conoscenti, rispettivamente nel 53 e 39% dei casi. Se si guarda alle due generazioni presenti nel campione, Millennials – tra i 26 e i 35 anni – e I-generation – tra i 18 e i 25 anni, si possono notare differenze sull’utilizzo delle fonti. Se i Millennials utilizzano in misura maggiore i canali medici (59% vs 47%), al contrario gli I-generation consultano, in misura maggiore, i social network (42% vs 32%).

Tra le malattie più temute, i tumori la fanno da padrone (73%), seguiti con un significativo distacco dalle malattie neurodegenerative (36%) e i disturbi psichici (35%).

Questi dati mettono in evidenzia come i giovani temano soprattutto malattie tipiche di un’età più avanzata, quali tumori e malattie neurodegenerative. Questo è indice del fatto che ciò che preoccupa viene letto in una prospettiva futura, mentre ad esempio, le malattie sessualmente trasmissibili, che sono un reale pericolo in questa fascia d’età, compaiano solo al sesto posto” – commenta Merzagora.

La minore preoccupazione per le malattie sessualmente trasmissibili coinvolge sia le donne sia gli uomini, ma in misura diversa. Infatti, gli uomini le temono maggiormente (27%) rispetto alle donne (20%). Questo si riflette, ad esempio, nel maggior ricorso a visite infettivologiche di controllo da parte loro (19% rispetto al 10% delle donne).

Le malattie a trasmissione sessuale sono un tema più sentito dagli uomini perché la cultura della protezione, grazie all’uso del condom, è più nelle mani maschili, mentre le donne hanno la percezione che a loro non possa succedere di prendere infezioni perché fanno visite ginecologiche, ed eventualmente Pap Test, e si preoccupano semmai di fare una contraccezione sicura di tipo ormonale e non di barriera, oppure naturale e poco sicura con le app. Anche la differente percezione di benessere della donna rispetto all’uomo può trovare una facile motivazione. È certo che la donna, a causa dell’impatto che le fasi del ciclo mestruale esercitano sul senso di benessere psico-fisico, si percepisce meno in salute rispetto all’uomo. Dolori mestruali, mal di testa, tensione al seno, senso di gonfiore, alterazioni dell’umore rendono le donne più attive nel cercare l’aiuto del medico e, nel contempo, meno portate, per esempio, a svolgere attività fisica che peraltro, se seguita regolarmente e con carichi di lavoro adeguati, è un toccasana per il benessere di ciascuno, uomo o donna che sia” – dice Rossella Nappi, Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia dell’Università degli Studi di Pavia, IRCCS Policlinico San Matteo.

Oltre ad avere un ruolo importante sulla salute, l’attività fisica influisce anche sulla percezione stessa del benessere. Questa risulta, infatti, maggiore in chi svolge attività fisica regolare durante la settimana, 2 persone su 5: il 55% degli under 35 che svolge attività fisica più di due volte a settimana si dichiara soddisfatta del proprio stato di salute rispetto al 47% di chi la svolge meno regolarmente, 1 volta o meno a settimana, fino ad arrivare al 43% di chi non svolge alcuna attività fisica.

Per monitorare la propria salute 6 persone su 10 utilizzano App. Sono soprattutto le donne ad usarle (68% contro il 40% degli uomini), ricorrendone in maggiore misura per il monitoraggio del ciclo mestruale, 1 donna su 2. Rimanendo sempre in ambito tecnologico, i dispositivi elettronici indossabili, o wearable device, invece sono utilizzati solo dal 15%.

I giovani sono abituati a usare lo smartphone per molte delle attività che li riguardano. Naturale, quindi, che usino le App per monitorare la propria salute. Sono tuttavia necessari studi clinici che dimostrino l’efficacia di questi strumenti, soprattutto in un’ottica di prevenzione. Solo in presenza di questi risultati App e dispositivi indossabili, come smartphone e braccialetti intelligenti (per i quali i giovani sembrano nutrire un limitato interesse), potrebbero smettere di essere considerati dei gadget ed essere usati più diffusamente (ed efficacemente) dai giovani” – commenta Eugenio Santoro, Responsabile Laboratorio di Informatica Medica – Dipartimento di Salute Pubblica – Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri – IRCCS .

Infine, considerando le dipendenze più frequenti, il fumo risulta il più diffuso (54%), seguito dalla dipendenza da social network (19%), che supera quella da alcool (10%). Questi comportamenti possono facilmente radicarsi durante l’adolescenza.

Da una ricerca che abbiamo condotto su studenti delle scuole superiori milanesi (14 – 18 anni) con l’obiettivo di comprenderne le abitudini, soprattutto le dipendenze da sostanze e comportamentali, in relazione alla loro salute mentale, emerge che la totalità del campione ha uno smartphone e il 56% lo usa anche di notte, il 37% ha usato almeno una volta sostanze illecite e la percentuale di chi si è ubriacato almeno una volta negli ultimi 6 mesi tocca il 40%. Tutti i ragazzi del campione con problemi di salute mentale avevano un ritmo sonno veglia alterato, evidenziando come il sonno sia il nodo cruciale fra comportamenti disfunzionali e dimensioni psicopatologiche dei ragazzi” – sottolinea Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, Direttore Dipartimento di Neuroscienze e Salute Mentale, ASST Fatebenefratelli-Sacco, Milano.

 


Guida del Sorriso per una bocca in salute

“Sorridiamo per simpatia, per salutare, per chiedere scusa ed esprimere riconoscenza”. A distanza di quasi un secolo le parole di Desmond Morris risultano sempre di grande attualità: il sorriso, si sa, è il nostro biglietto da visita.

È per questo che in occasione del World Smile Day (4 ottobre scorso) l’Associazione Specialisti Italiani in Ortodonzia (ASIO) ha lanciato la nuova edizione della Guida del Sorriso, un vero e proprio vademecum per una bocca in salute destinato a grandi e piccini.

Da cosa si riconosce una bocca sana, come trattare l’igiene orale del bambino, qual è l’età giusta per iniziare una terapia ortodontica: sono solo alcune dei tanti suggerimenti utili contenuti nella Guida, scaricabile dal sito www.asio-online.it.

Una buona salute orale dipende da ogni parte della nostra bocca: dallo smalto dei denti alle gengive, dall’occlusione corretta alla buona articolazione della mandibola. Bruxismo, scorretta deglutizione, malocclusione, problemi nella masticazione o ancora alterazione delle funzioni respiratorie, infatti, sono alcuni di quei disturbi che possono compromettere anche il nostro sorriso.

Avere un sorriso sano significa avere un apparato stomatognatico (l’insieme di denti, ossa, tessuti, articolazioni e delle funzioni orali) funzionante e armonioso. È lo Specialista in ortodonzia il professionista che cura questo apparato così complesso sia nei bambini sia negli adulti.

Oggi l’immagine ha una valenza ben più profonda rispetto ad anni fa avere un sorriso sano, quindi, con denti ben allineati e con un’occlusione normale, contribuisce a sentirsi non solo più gradevoli ma anche e soprattutto più sicuri di noi stessi negli adulti come nei più giovani. Con ASIO, quindi, abbiamo voluto realizzare La Guida del Sorriso, con l’intento di aiutare a comprendere gli aspetti fondamentali dell’ortodonzia e rispondere alle principali domande dei genitori per una corretta cura della bocca dei propri piccoli” – sottolinea Cesare Luzi, Specialista in Ortognatodonzia e Presidente dell’Associazione Specialisti Italiani Ortodonzia (ASIO).

La Guida del Sorriso affronta quelle problematiche che possono riguardare bambini, ragazzi e adulti sottoposti ad un trattamento ortodontico, fornendo consigli utili circa il mantenimento di una buona salute orale. Basti pensare che un bel sorriso, infatti, è innanzitutto un sorriso “pulito” indice di una bocca sana: questo accade quando non ci sono tracce di carie, di placca batterica, di tartaro o di infiammazioni delle gengive.

Per mantenere nel tempo la salute della bocca è raccomandabile, oltre ad una corretta e costante igiene orale, rivolgersi allo Specialista in ortodonzia non appena si intravedano complicazione come fastidi nella masticazione, disallineamento dentale, difetti di respirazione, digrignamento notturno. Non va tralasciato nessun dettaglio perché se trascurato può comportare una cura più lunga e dispendiosa. Sorridere con l’apparecchio ai denti senza imbarazzo, può risultare spesso difficoltoso, tuttavia oggi ci si può affidare alle numerose terapie invisibili per raddrizzare i denti. E occorre prendersi sempre cura dell’igiene orale, tenendo pulito il proprio apparecchio. È del tutto possibile sorridere con più sicurezza e sentirsi a proprio agio portando l’apparecchio ortodontico” – ricorda Luzi.

La prima Giornata Mondiale del Sorriso fu celebrata nel 1999, ma il simbolo del sorriso meglio conosciuto come “Smile” ha origini ancora più lontane: Harvey Ball, un artista commerciale del Massachusetts, creò infatti la faccina sorridente nel 1963. Quell’immagine divenne il simbolo più riconoscibile di buona volontà e allegria del pianeta. Con il passare degli anni, Harvey Ball preoccupato dell’eccessiva commercializzazione del simbolo, inventò la Giornata mondiale del sorriso®, con l’intento di dedicare ogni anno un giorno a sorrisi e atti gentili in tutto il mondo. Nel 2001, è stata creata la Harvey Ball World Smile Foundation per onorare il suo nome e la sua memoria.

L’Associazione Specialisti Italiani in Ortodonzia è un’associazione sindacale che opera per la tutela ed il progresso della specialità medica ed odontoiatrica dell’Ortognatodonzia e la difesa e tutela professionale dei Medici e degli odontoiatri Specialisti in Ortognatodonzia. Fondata nel 1994 da un gruppo di Medici laureati in Medicina e Chirurgia e/o Odontoiatria, specializzati in Ortodonzia, risponde alla esigenza di promuovere e di diffondere il concetto di una ortodonzia di qualità. ASIO fa parte dell’EFOSA (La Federazione Europea delle Associazioni Specialisti in Ortognatodonzia) dal 1999, in quanto Associazione Europea che rispetta i requisiti di qualità, professionalità e rispetto del codice etico della Federazione. L’EFOSA a sua volta aderisce al WFO (World Federation of Orthodontists, la Federazione Mondiale degli ortodontisti) che ha tra i suoi obiettivi primari la diffusione e promozione dell’arte e della scienza ortodontica nel mondo. Tutti gli sforzi di ASIO sono protesi a raggiungere l’eccellenza in ortodonzia: un’eccellenza strutturale, organizzativa e pratico-terapeutica dei suoi associati al servizio dei cittadini. Tutti i soci appartenenti a ASIO sono solo Specialisti Ortodontisti.



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