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L’importanza della Neuroinfiammazione nelle Patologie Neurologiche Non Infiammatorie

L’impatto della neuro infiammazione sulle patologie neurologiche è stato il tema portante del Congresso Annuale della European Academy of Neurology (EAN) che si è svolto a Oslo, Norvegia, dal 29 giugno al 2 luglio scorso.

Durante il Congresso, infatti, di particolare valore scientifico è stato il Plenary Symposium dal titolo “The role of inflammation in non inflammatory neurological diseases”, un incontro internazionale che ha fatto il punto sui più recenti avanzamenti della ricerca di base e traslazionale nel nel campo dell’epilessia, della malattia di Parkinson, dell’emicrania e delle malattie cerebrovascolari.

In quest’ultimo settore è emerso come il nuovo concetto della “thromboinflammation” sia in grado di condizionare i risultati clinici nei soggetti con ictus a cui viene praticata la rimozione del trombo tramite la manovra meccanica della trombectomia. In presenza di infiammazione del trombo, infatti, il problema potrebbe richiedere di essere affrontato anche con una terapia farmacologica che riduca lo stato infiammatorio.

Lo studio della neuro infiammazione apre numerosi nuovi scenari sui quali sono in corso importanti studi clinici. L’obiettivo è quello di andare sempre di più verso una medicina di precisione e, quindi, verso una maggior personalizzazione delle terapie” – ha dichiarato Riccardo Soffietti, membro del board EAN e specialista della Società Italiana di Neurologia (SIN).

Vari lavori scientifici si sono focalizzati sull’impatto delle nuove terapie sulla cognitività nella sclerosi multipla patologia in cui raramente i disturbi cognitivi si presentano tra i sintomi di esordio (nel 5% dei casi), ma possono emergere, in una maggiore percentuale di pazienti, durante il decorso della malattia. Durante i lavori congressuali è emersa, inoltre, la superiorità dell’Opicapone inibitore enzimatico in grado di aumentare la quantità di Levodopa che viene assorbita, nella malattia di Parkinson, rispetto all’entacapone in termini di qualità della vita, mentre molto promettenti sono apparsi i risultati di uno studio clinico sull’impatto della talamotomia mediante ultrasuoni (una lesione di una piccola parte del cervello) nel tremore essenziale.

Infine, nel campo dell’emicrania è stato dato particolare risalto al ruolo del “calcitonin gene-related peptide” (CGRP), che può essere targettabile con successo da anticorpi monoclonali sia contro il ligando, molecola in grado di legare una biomolecola, sia contro il suo recettore. Nel campo della neuro-oncologia di particolare interesse il ruolo emergente della biopsia liquida del liquido cefalorachidiano per individuare alterazioni molecolari specifiche come biomarcatori nelle metastasi cerebrali e nei linfomi primitivi del Sistema Nervoso Centrale.

Il Congresso annuale della European Academy of Neurology testimonia il ruolo fondamentale della ricerca neurologica italiana nel panorama scientifico internazionale, grazie al lavoro dei nostri studiosi che producono costantemente contributi scientifici originali in tutti i campi della neurologia, sia in termini di numerosità, sia di elevata qualità” – ha commentato Gianluigi Mancardi, Presidente della Società Italiana di Neurologia

 


 

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Sclerosi Multipla: migliorare il benessere psicofisico attraverso la Digital Technology

Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, annuncia la IV edizione del Premio Merck in Neurologia che ha ottenuto, anche quest’anno, il patrocinio della Società Italiana di Neurologia (SIN).

A partire dall’8 luglio fino al 21 ottobre, potranno partecipare al Bando Enti Universitari e Ospedalieri, pubblici o privati, IRCCS pubblici o privati e Organizzazioni senza scopo di lucro aventi sede nel territorio italiano. I partecipanti potranno presentare fino ad un massimo di 2 progetti ciascuno, dedicati al miglioramento della qualità di vita delle persone con Sclerosi Multipla, in particolare nell’ambito del benessere psicofisico, inteso, a titolo di esempio, come attività fisica, ricreativa, svago, alimentazione.

La Sclerosi Multipla (SM) è una patologia particolarmente complessa e generalmente si caratterizza, in tutte le sue forme, per un decorso cronico e progressivamente invalidante, con un forte impatto sulla qualità di vita della persona

L’andamento della SM può condizionare in modo significativo lo stile di vita, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista psicologico. Una persona con SM, in base al livello di disabilità, può vedere significativamente limitate le possibilità di svago e l’attività fisica. La fatica è uno dei principali sintomi della SM e rende più difficile svolgere molti compiti, , come andare a fare la spesa, uscire a cena, cucinare,  stare al computer e mantenere il posto di lavoro. Non va sottovalutato anche l’impatto psicologico: può diventare più difficile prendere parte a serate con gli amici, andare a concerti o al  cinema, con conseguente impatto negativo sull’umore e rischio di isolamento e solitudine.

La variabilità clinica e l’imprevedibilità di decorso della SM costringono spesso il paziente a riprogrammare la propria vita. Un paziente motivato, quindi, mette in atto strategie personali di convivenza con i disturbi che la patologia comporta, per affrontare le problematiche e le attività quotidiane in modo propositivo e positivo. Il nostro intento è quello di trovare quelle soluzioni che consentano una migliore gestione delle varie attività delle persone con SM, migliorandone, di conseguenza, la loro qualità di vita – ha affermato Gian Luigi Mancardi, Presidente della Società Italiana di Neurologia.

Anche per questa quarta edizione sono messi in palio 2 premi da € 40.000 ciascuno che verranno assegnati ai due migliori progetti in base alla graduatoria definita dalla Commissione giudicatrice.

I progetti potranno coinvolgere diverse figure professionali interessate alla gestione della persona con SM in qualsiasi ambito e dovranno prevedere l’utilizzo di soluzioni tecnologiche innovative, come ad esempio software per programmi innovativi di supporto alla persona con SM, programmi per la gestione delle problematiche connesse all’attività fisica, dispositivi mobili e wireless con o senza sensori indossabili (mobile health). Potranno, inoltre, essere valutati anche progetti che prevedano l’attivazione di percorsi preferenziali che impediscano, o quantomeno limitino, l’impatto sul wellness/benessere e, di conseguenza, sulla vita quotidiana delle persone con SM, senza dimenticare l’utilizzo di soluzioni tecnologiche innovative.

Con il lancio della IV edizione del Premio Merck in Neurologia, confermiamo ancora una volta il nostro impegno nel mettere i pazienti al centro di tutti i nostri progetti. Vogliamo fare una reale differenza nella vita delle persone con SM e di coloro che se ne prendono cura, e pensiamo che le digital technologies possano avere un ruolo centrale nel raggiungimento di questo obiettivo, insieme alle soluzioni terapeutiche, ai servizi ad alto valore aggiunto ed alle iniziative di informazione e sensibilizzazione.  Siamo certi che, anche quest’anno, i partecipanti al Premio sapranno stupirci con le loro proposte digitali innovative” – ha sottolineato Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia.

Sul sito www.premiomerckneurologia.it sono disponibili tutte le informazioni relative alla modalità di partecipazione e di presentazione del progetto, ai criteri e alla modalità di valutazione, alla Commissione che giudicherà i lavori e all’annuncio dei vincitori.

 


La Società Italiana di Neurologia e l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla insieme per il bene dei pazienti

In occasione della Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla che si è celebrata il 30 maggio scorso, la Società Italiana di Neurologia (SIN) annuncia gli importanti progetti che sta costruendo in collaborazione con l’Associazione Italiana di Sclerosi Multipla (AISM)

Unite per il bene dei pazienti, SIN e AISM, insieme alle diverse figure professionali e a tutti gli altri attori coinvolti, stanno definendo le Linee Guida Nazionali per l’assistenza ai pazienti con SM, aggiornando e adattando alla realtà italiana le linee guida già elaborate dal Nice (UK), in particolare per quanto riguarda la terapia.

La SIN come società scientifica è impegnata in prima linea con le associazioni che rappresentano i pazienti poiché gli obiettivi di sostenere e indirizzare la ricerca, favorire la formazione e migliorare l’assistenza sono obiettivi comuni che vengono perseguiti al meglio attraverso la condivisione delle esperienze e delle competenze reciproche. E cosi la sinergia tra i neurologi della SIN e i rappresentanti dei pazienti dell’AISM è un esempio concreto di collaborazione fattiva e costruttiva nel perseguire gli obiettivi di sviluppo non solo della ricerca e quindi della terapia ma anche della assistenza” – ha dichiarato Gianluigi Mancardi, Presidente SIN.

SIN e AISM si stanno dedicando anche ai Centri Italiani per la Sclerosi Multipla, in particolare per ciò che riguarda la valutazione del carico di lavoro e le prospettive di miglioramento della loro attività. In Italia esiste una situazione particolarmente favorevole, dove operano più di 200 Centri SM, nati oramai quasi 25 anni fa, e distribuiti in maniera uniforme e capillare sul territorio nazionale, dove operano specialisti neurologi con particolare competenza sulla malattia.

Si tratta di una realtà italiana di grande rilevanza, unica nel suo genere nel panorama internazionale, che va sostenuta sia facilitando lo sviluppo di reti collaborative regionali di tipo orizzontale, dove i diversi centri collaborano fra di loro con uno o più punti di riferimento di particolare specializzazione, sia attivando specifiche competenze anche nei centri più piccoli.

Recentemente le due associazioni, SIN e AISM, si sono impegnate nell’elaborazione del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) a valenza nazionale, che tenga conto di tutti i passaggi assistenziali del paziente con SM, dalla diagnosi, alla presa in carico, alla terapia. Un PDTA che consideri non solo le fasi iniziali della malattia ma anche le fasi più tardive, quando la disabilità può arrivare a livelli tali che il paziente deve essere seguito sul territorio e non più dai Centri SM” – ha commentato Francesco Patti, Coordinatore del Gruppo di Studio SIN sulla Sclerosi Multipla.

La sclerosi multipla (SM) è una malattia cronica del sistema nervoso centrale che insorge generalmente tra i 20 e i 40 anni con una maggiore frequenza nelle donne. Solo in Italia la SM colpisce circa 122.000 pazienti e oltre 3400 i nuovi casi l’anno. Si tratta di una patologia dal forte impatto emotivo e sociale che comporta una disabilità rilevante, che, spesso, compare dopo alcuni anni di storia clinica di malattia e un lungo decorso che si prolunga per tutta la vita. I sintomi più comuni sono perdita di equilibrio, cattiva coordinazione, tremori, disturbi del linguaggio, vista sfocata, riduzione di forza, perdita della capacità deambulatoria, perdita del controllo sfinterico, deficit delle funzioni cognitive, disfagia, dolore, e fatica, sono variamente presenti anche nello stesso soggetto.

 

“Seeing Multiple Sclerosis from the Inside Out” in concorso al Caorle Film Festival 2019

Il docufilm “Seeing MS from the Inside Out” realizzato con il contributo non condizionante di Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, e prodotto da Shift.MS, il primo social network per persone con Sclerosi Multipla, è stato in concorso alla seconda edizione del Caorle Film Festival 2019, festival internazionale di cinema indipendente, tenutasi nella città veneta dal 9 all’11 maggio scorso.

L’obiettivo del film scritto e diretto da Christoph Green è stato quello di presentare, in chiave artistica, esperienze e punti di vista di chi è affetto dalla Sclerosi Multipla. L’opera, presentata per la prima volta al congresso ECTRIMS di Berlino del 2018, è il primo docufilm mondiale a chiamare a raccolta artisti e persone con Sclerosi Multipla per raccontare gli aspetti meno conosciuti della patologia.

Al centro del racconto tre rappresentanti della comunità SM: una paziente, un medico neurologo e un caregiver. Le riprese si sono svolte tra Argentina, Italia e Stati Uniti e hanno coinvolto Maria Florencia, paziente argentina con SM, Luigi Lavorgna, neurologo Phd presso la I Clinica Neurologica dell’Università degli Studi di Napoli “Luigi Vanvitelli” e Jon Strum, caregiver statunitense. Queste persone sono state messe in contatto con altrettanti artisti, che hanno realizzato delle opere d’arte ispirate al vissuto dei protagonisti, rispecchiando nell’arte la natura della Sclerosi Multipla, spesso difficile da spiegare.

Il titolo del documentario rispecchia alla perfezione la mission di Merck in quest’area terapeutica. Guardare alla Sclerosi Multipla dall’interno (Seeing MS from the Inside Out) significa comprendere appieno i bisogni non soddisfatti dei pazienti con SM e di coloro che li assistono e, partendo da queste necessità, fare una concreta differenza nelle loro vite. La partecipazione del docufilm al Caorle Film Festival è stata importante per far conoscere al grande pubblico il vissuto di queste persone. Il contributo non condizionante di Merck a questo documentario è in linea con la nostra storia più che ventennale nella SM: oggi come 20 anni fa, siamo impegnati a comprendere al meglio questa patologia e il percorso delle persone che ne sono affette” –  ha dichiarato Antonio Messina, a capo del business biofarmaceutico di Merck in Italia.

Per poter diffondere al maggior numero possibile di persone i messaggi al centro del docufilm, il 10 maggio, giorno della proiezione del documentario al Festival, Merck Biopharma Italia ha reso disponibile l’opera di Christoph Green, in una versione inedita con sottotitoli in italiano, sui propri canali digitali LinkedIn (http://www.linkedin.com/company/merck-italia) e YouTube (https://www.youtube.com/merckitaliachannel)

Riscriviamo il futuro. Nuovi orizzonti nella Sclerosi Multipla.

Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha annunciato il 16 aprile scorso, che Cladribina compresse (nome commerciale MAVENCLAD®) è stata ammessa alla rimborsabilità in Italia dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) per il trattamento della Sclerosi Multipla Recidivante (SMR) ad elevata attività1.

Cladribina compresse è il primo trattamento per la Sclerosi Multipla Recidivante che permette di raggiungere fino a 4 anni di controllo della malattia, a fronte di un massimo di 20 giorni di trattamento orale somministrato nell’arco dei primi 2 anni1-4.

Dopo un lungo viaggio durato oltre 10 anni, anche i pazienti avranno finalmente a disposizione una nuova opzione terapeutica, che rappresenta il primo trattamento orale per la forma recidivante di sclerosi multipla ad elevata attività e che, grazie al suo particolare meccanismo d’azione, consente una somministrazione per massimo 10 giorni all’anno in un arco temporale di 2 anni e con i 2 anni successivi liberi da trattamento. Lo sviluppo di questo trattamento, ha potuto contare su un notevole contributo da parte della ricerca italiana, che, nell’ambito della neurologia, costituisce un’eccellenza a livello mondiale” – ha dichiarato Giancarlo Comi, Professore Onorario di Neurologia Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, Direttore Istituto di Neurologia Sperimentale Ospedale San Raffaele (Milano) e membro dello Steering Committee internazionale.

Cladribina compresse ha dimostrato un’efficacia clinica sostenuta nel tempo fino a 4 anni secondo gli indicatori chiave dell’attività di malattia, che includono il tasso di recidiva annualizzato, la progressione della disabilità, e l’attività alla risonanza magnetica (RMN)4,5.

L’approvazione di Cladribina compresse si basa su studi che hanno coinvolto nei programmi di sperimentazione clinica più di 2.000 pazienti. Si tratta di numeri importanti che consentono di avere un profilo di sicurezza ben definito e rappresentano sicuramente un valore aggiunto di questo trattamento” – ha dichiarato Diego Centonze, Professore Ordinario di Neurologia, Università di Roma Tor Vergata e Responsabile della U.O.C. di Neurologia dell’IRCCS Neuromed, Pozzilli (Isernia).

 

Questi i risultati più significativi a due anni di Cladribina compresse*

  • 4 pazienti su 5 rimangono liberi da ricadute;
  • 9 pazienti su 10 rimangono liberi da progressione di disabilità;
  • Quasi la metà dei pazienti non ha evidenza di attività di malattia.

 

Il programma di sviluppo del farmaco ha incluso tre studi clinici di fase III controllati con placebo CLARITY (studio pilota di efficacia) 2,3, CLARITY EXTENSION4,5 e ORACLE MS6, uno studio di fase II (ONWARD)7, nonché dati di follow up a lungo termine del registro prospettico di 8 anni, PREMIERE8.

I risultati di efficacia e sicurezza di questi studi hanno consentito di formulare una definizione completa del profilo rischio/beneficio di Cladribina compresse.

I pazienti con SMR altamente attiva in trattamento con Cladribina compresse non devono assumere il farmaco in modo continuativo:

Cladribina compresse va somministrata 10 giorni il primo anno e 10 giorni il secondo anno. Questo può facilitare l’aderenza alla terapia del paziente, con conseguente riduzione dei rischi di progressione della disabilità e di recidive. A questa modalità di somministrazione particolarmente comoda, si aggiunge un minore burden di monitoraggio per questa terapia: sono necessarie cioè meno visite mediche e meno esami clinici, con indubbi vantaggi sia per il paziente che per il Centro SM che lo ha in carico” – ha commentato Francesco Patti, Professore Associato di Neurologia dell’Università di Catania e Responsabile del Centro SM Policlinico G. Rodolico di Catania .

La SM è una patologia associata ad un enorme peso sia economico che clinico che ricade sui pazienti, sui caregiver (ossia coloro che se ne prendono cura), e anche sul Sistema Sanitario Nazionale ed è ovviamente più evidente nei pazienti con malattia altamente attiva.

Avere a disposizione terapie efficaci è un elemento fondamentale da prendere in considerazione nella scelta del trattamento per i pazienti, a cui deve aggiungersi un profilo di sicurezza ben definito. La SM ha un forte impatto sulla salute e sulla qualità di vita del paziente: 1 su 2 smette di lavorare a causa della sclerosi mutlipla, l’aspettativa di vita si riduce in media di 10 anni, per non parlare degli alti costi collegati alla progressione della disabilità e alle recidive. Cladribina compresse, consentendo somministrazioni e monitoraggi meno frequenti, può consentire al paziente di gestire al meglio la propria quotidianità ottenendo una migliore qualità di vita” – ha dichiarato Maria Trojano, Professore Ordinario di Neurologia Università degli Studi di Bari, Direttore Clinica Neurologica del Policlinico di Bari.

Nei pazienti con elevata attività di malattia, le analisi dello studio CLARITY2,3,9 hanno dimostrato che – rispetto al placebo – Cladribina compresse ha ridotto il tasso annualizzato di recidiva del 67% e il rischio di progressione a 6 mesi, confermata dalla scala EDSS (Expanded Disability Status Scale), dell’82%. Come dimostrato nello studio CLARITY EXTENSION, negli anni 3 e 4 non è stato necessario alcun ulteriore trattamento con Cladribina compresse5.

Il riconoscimento della rimborsabilità a Cladribina compresse è un premio al nostro impegno ed alla nostra fiducia nel valore terapeutico di questo farmaco. Ma la presenza più che ventennale di Merck nella SM non si limita all’offerta di soluzioni terapeutiche all’avanguardia. Da sempre promuoviamo iniziative e progetti volti a fare una reale differenza nella vita dei pazienti e delle persone che li assistono” – ha concluso Antonio Messina, a capo del business farmaceutico di Merck in Italia.

Proprio in quest’ottica, Merck presenta anche ADVEVA®, il programma rivolto al paziente in trattamento con Cladribina compresse, sviluppato per supportarlo nella gestione del trattamento prescritto dallo specialista e per fornire ulteriori informazioni per vivere al meglio nonostante la SM. ADVEVA® è programma multicanale composto da sito internet (con informazioni video e audio), APP (con promemoria di trattamento e appuntamenti, informazioni personalizzate per supportare i pazienti nel loro percorso di terapia) e, infine, da un team composto da infermieri qualificati, disponibile 6 giorni su 7 dalle 8 alle 20 al numero verde 800102204.

Non solo la rimborsabilità di Cladribina compresse in Italia, il 2019 si sta rivelando un anno importante per Merck nell’area della Sclerosi Multipla: a marzo, nel giro di cinque giorni, Cladribina compresse è stata approvata prima in Svizzera e, successivamente, negli Stati Uniti. In particolare l’approvazione da parte dell’FDA americana è di grande rilevanza per Merck e, soprattutto, per la Comunità della SM negli USA: sono infatti circa 1 milione le persone affette da questa patologia negli Stati Uniti. Cladribina compresse è ora disponibile in 53 Paesi.

Informazioni su Cladribina compresse

Cladribina compresse è una terapia orale con breve ciclo di trattamento che agisce in modo selettivo e transitorio sui linfociti, ritenuti parte integrante del processo patologico della sclerosi multipla recidivante (SMR). Nell’agosto 2017 la Commissione Europea (CE) ha concesso l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio di Cladribina Compresse per il trattamento delle forme recidivanti di sclerosi multipla nei 28 Paesi dell’Unione europea (UE), oltre che in Norvegia, Liechtenstein, Islanda e Svizzera. Cladribina Compresse è oggi approvata in 53 Paesi, inclusi Canada e Australia. Il 29 marzo 2019 Cladribina compresse è stata approvata dalla Food and Drug Administration (FDA) americana.

Il programma di sviluppo clinico per Cladribina compresse include:

  • Studio CLARITY (CLAdRIbine Tablets Treating MS OrallY): studio di fase III a due anni controllato con placebo disegnato per valutare l’efficacia e la sicurezza di Cladribina Compresse in monoterapia in pazienti con SMRR.
  • L’estensione dello Studio CLARITY: studio di fase III controllato con placebo, proseguimento dello studio CLARITY, disegnato per fornire dati a lungo termine su sicurezza ed efficacia della somministrazione di Cladribina Compresse per un periodo di 2 anni dopo 2 anni dello studio CLARITY, in base allo schema di trattamento definito per il terzo e quarto anno.
  • Studio ORACLE MS (ORAl CLadribine in Early MS): studio di fase III a due anni, controllato con placebo, disegnato per valutare l’efficacia e la sicurezza di Cladribina Compresse in monoterapia nei pazienti a rischio di sviluppare sclerosi multipla (pazienti che hanno manifestato un primo evento clinico indicativo di SM).
  • Studio ONWARD (Oral Cladribine Added ON To Rebif New Formulation in Patients With Active Relapsing Disease): studio di fase II controllato con placebo, disegnato principalmente per valutare la sicurezza e la tollerabilità dell’impiego aggiuntivo del trattamento con Cladribina compresse nei pazienti con forme recidivanti di SM, nei quali si è verificata una progressione della malattia nel corso di terapia consolidata con interferone beta.
  • Studio PREMIERE (PRospective observational long-term safEty registry of Multiple sclerosis patIEnts who have participated in CladRibinE clinical trials): follow-up a lungo termine dei dati dal registro prospettico dei pazienti che sono stati arruolati negli studi clinici di Cladribina Compresse.

Nel corso dei due anni dello studio CLARITY, l’effetto collaterale più comune riportato nei pazienti trattati con Cladribina compresse è stato la linfopenia (26,7% con Cladribina compresse e 1,8% con placebo). L’incidenza delle infezioni è stata del 48,3% con Cladribina compresse e del 42,5% con placebo, di queste rispettivamente il 99,1% e il 99% sono state valutate dai ricercatori da lievi a moderate.

Informazioni sulla Sclerosi Multipla

La sclerosi multipla (SM) è una malattia autoimmune, cronica e infiammatoria del sistema nervoso centrale; essa costituisce il più comune disturbo neurologico disabilitante d’origine non traumatica nei giovani adulti. Si stima che circa 2,3 milioni di persone nel mondo sono affette da SM, la maggior parte di questi ha un’età compresa tra i 20 e i 40 anni; è due volte più frequente nelle donne che negli uomini. La sclerosi multipla recidivante-remittente (SMRR) è la forma più comune di SM, e circa l’85% delle persone con SM sono diagnosticate per questa tipologia. La causa della SM non è ancora conosciuta ma si ritiene che il sistema immunitario attacchi la mielina, danneggiando il flusso delle informazioni lungo i nervi. Non esiste una cura risolutiva per la SM, ma sono disponibili trattamenti che possono rallentarne il decorso.

  1. MAVENCLAD® Summary of Product Characteristics February 2019
  2. Giovannoni G, Comi G, Cook S et al. A Placebo-Controlled Trial of Oral Cladribine for Relapsing Multiple Sclerosis. 2010 New England Journal of Medicine 362:416-426
  3. Giovannoni G et al. Sustained disease-activity-free status in patients with relapsing-remitting multiple sclerosis treated with cladribine tablets in the CLARITY study: a post-hoc and subgroup analysis Lancet Neurol 2011; 10:329–337
  4. EU Clinical Trials Register. A Phase IIIb, Double-Blind, Placebo-Controlled, Multicenter, Parallel Group, Extension Trial to Evaluate the Safety and Tolerability of Oral Cladribine in Subjects with Relapsing-Remitting Multiple Sclerosis Who Have Completed Trial 25643 (CLARITY). Available at https://www.clinicaltrialsregister.eu/ctr-search/trial/2007-000381-20/results. Last accessed March 2019
  5. Giovannoni G, Sorensen P, Cook S et al. Safety and efficacy of cladribine tablets in patients with relapsing–remitting multiple sclerosis: Results from the randomized extension trial of the CLARITY study. 2018 Multiple Sclerosis Journal 24(12) 1594-1604
  6. Leist T, Comi G, Cree B et al. Effect of oral cladribine on time to conversion to clinically definite multiple sclerosis in patients with a first demyelinating event (ORACLE MS): a phase 3 randomised trial. Lancet Neurol 2014; 13: 257–67
  7. EU Clinical Trials Register. A phase II, multicenter, randomized, double-blind, placebo-controlled, safety, tolerability and efficacy study of add-on Cladribine tablet therapy with Rebif New Formulation in Multiple Sclerosis Subjects with Active Disease. Available at https://www.clinicaltrialsregister.eu/ctr-search/trial/2006-003366-33/results. Last accessed March 2019
  8. Cook S et al. Safety of Cladribine Tablets in the Treatment of Patients with Multiple Sclerosis: An Integrated Analysis. Mult Scler Relat Disord 2019
  9. Giovannoni G, Sorensen P, Cook S et al. Efficacy of Cladribine Tablets in high disease activity subgroups of patients with relapsing multiple sclerosis: A post hoc analysis of the CLARITY study. 2018 Multiple Sclerosis Journal 1-9

*pazienti trattati con Cladribina compresse 3,5 mg/kg nello studio CLARITY


“UNA CICOGNA PER LA SCLEROSI MULTIPLA”

Sono 77 i centri in tutta Italia segnalati nell’ambito di “Una cicogna per la sclerosi multipla”, il progetto promosso da Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, con il patrocinio di AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla e SIN, Società Italiana di Neurologia, e il contributo incondizionato di Teva, volto a migliorare l’accessibilità ai servizi erogati dai centri clinici sclerosi multipla e sostenere le donne colpite dalla malattia alla ricerca di una gravidanza. Questi centri adottano un approccio multidisciplinare nel trattamento delle pazienti che vorrebbero diventare mamme, proponendo percorsi clinici dedicati e counselling preconcezionale.

La mappatura dei centri è avvenuta tramite un questionario realizzato con la collaborazione di neurologi, psicologi, e ginecologi, volto a verificare la presenza di specifici requisiti, tra cui un team multidisciplinare che possa accompagnare la coppia ed in particolare la donna fino al raggiungimento degli obiettivi desiderati.

Su www.ondaosservatorio.it l’elenco delle strutture a cui è stata assegnata la “Cicogna”.

Con il progetto ‘Una cicogna per la sclerosi multipla’, Onda mette in campo una serie di strumenti per supportare le donne con sclerosi multipla nel realizzare il loro desiderio di maternità. Grazie ad un lavoro di mappatura sul territorio nazionale, che ha coinvolto gli ospedali con i Bollini rosa e non solo e a cui hanno partecipato 89 centri clinici, abbiamo assegnato la “Cicogna” a 77 strutture dove le donne possono trovare il supporto di un team multidisciplinare che valorizza la sinergia tra i vari specialisti coinvolti nella gestione della gravidanza, in particolare neurologo e ginecologo. In questi centri sarà distribuita anche una pubblicazione che vuole aiutare le donne con sclerosi multipla ad affrontare con maggior consapevolezza e serenità il desiderio di maternità, la gravidanza e la genitorialità, offrendo alcuni spunti per facilitare il dialogo con il proprio specialista di fiducia su questi delicati aspetti. Infine Onda promuoverà un’azione di sensibilizzazione delle Istituzioni, inviando alle Parlamentari delle Commissioni Igiene e sanità del Senato e Affari sociali della Camera un documento in cui sarà presentato il progetto, evidenziando i bisogni ancora insoddisfatti delle giovani donne con sclerosi multipla rispetto a questi temi e i requisiti che i centri clinici devono possedere per garantire l’integrazione delle competenze specialistiche necessarie, dalla fase preconcezionale al postparto” – ha affermato Francesca Merzagora, Presidente Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.

La sclerosi multipla è una malattia di genere che colpisce prevalentemente giovani donne in età fertile e quando si decide di pianificare la formazione della propria famiglia. Il desiderio di maternità e il progetto di gravidanza potrebbero essere pesantemente disturbati dalla malattia, arrivando persino alla rinuncia di ogni ambizione, mettendo davanti a tutto la sclerosi multipla, minaccia incombente” – ha spiegato Francesco Patti, coordinatore del Gruppo di Studio Sclerosi Multipla della SIN, Società Italiana di Neurologia, Responsabile del Centro Sclerosi Multipla dell’A.O.U Policlinico Vittorio Emanuele e del P.O.G Rodolico di Catania.

Oltre 79.000 donne italiane soffrono di sclerosi multipla1, una malattia cronica e progressiva che, essendo diagnosticata nella maggior parte dei casi tra i 20 e i 40 anni, si manifesta nel periodo più florido e produttivo della vita della donna, influenzando inevitabilmente la pianificazione familiare.

Se un tempo a queste donne era fortemente sconsigliato avere figli, oggi le evidenze scientifiche dimostrano che è possibile realizzare questo progetto di vita senza modificare a lungo termine l’andamento della malattia e senza causare danni al nascituro. Ciò nonostante persistono ancora errate convinzioni che minano il desiderio di maternità in molte donne con sclerosi multipla, come dimostra un’indagine europea realizzata nel 2017 in cinque paesi, tra cui l’Italia, condotta su 1000 pazienti tra i 25 e i 35 anni: l’85% delle italiane con sclerosi multipla teme di non poter avere figli e il 49% dichiara di avere paura di trasmettere la malattia al proprio bambino.

L’evento promosso e sostenuto da Onda ‘Una cicogna per la sclerosi multipla’ vuole aprire il sipario su questo tema che è divenuto centrale nell’azione quotidiana dei neurologi Italiani impegnati nei propri centri a trattare pazienti affetti da sclerosi multipla. Nel corso degli ultimi anni, i neurologi hanno organizzato percorsi virtuosi di stretta collaborazione con ginecologi, anestesisti, neonatologi e psicologi con l’obiettivo di accompagnare la donna con desiderio di maternità in tutte le fasi dal pre-concepimento all’allattamento e talora fino al primo anno di vita dei bambini nati. Quale coordinatore del Gruppo di Studio Sclerosi Multipla della Società Italiana di Neurologia non posso che plaudire e sostenere queste iniziative dal forte valore sociale ed etico, terapeutico ed educativo. Sclerosi multipla: mamme si può” – ha spiegato Francesco Patti, coordinatore del Gruppo di Studio Sclerosi Multipla della SIN, Società Italiana di Neurologia, Responsabile del Centro Sclerosi Multipla dell’A.O.U Policlinico Vittorio Emanuele e del P.O.G Rodolico di Catania.

Il progetto ‘Una cicogna per la sclerosi multipla’ vuole lanciare alcuni importanti messaggi: si può diventare mamme con la sclerosi multipla; la sclerosi multipla non è trasmissibile ai propri figli; le terapie modificanti il decorso della malattia non rappresentano un ostacolo assoluto al progetto di gravidanza; si può allattare dopo il parto e non vi sono aumentati rischi di anomalie congenite nei prodotti del concepimento.

Sin dalla sua nascita, nel 1968, la nostra Associazione si è impegnata per garantire alle persone con sclerosi multipla la possibilità di realizzare il proprio progetto di vita. Se una donna desidera diventare madre, è giusto che sappia che ciò è possibile, nonostante la malattia. Questa malattia colpisce le donne due volte in più degli uomini; arriva quando si è giovani: è naturale che molte donne si interroghino sulla scelta di avere figli, nutrano timori sulla capacità di gestire la gravidanza e la crescita dei loro bambini. Iniziative come ‘Una cicogna per la sclerosi multipla’ rispondono quindi ad un concreto bisogno delle donne, colpite dalla malattia, di potenziare i servizi e la loro accessibilità e di poter contare su un maggiore sostegno. È per questo che abbiamo concesso con piacere il nostro patrocinio” – ha dichiarato Angela Martino, Presidente nazionale AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla.

Teva da sempre è molto attenta ai bisogni dei pazienti nell’ottimizzazione della gestione di una così delicata fase della vita, che diventa ancora più delicata per una donna affetta da sclerosi multipla. Il nostro motto è aiutare le persone a sentirsi meglio, un’affermazione importante e con mille sfaccettature, una promessa in cui Teva crede e con cui si presenta in una nuova veste per raccontare l’impegno e la passione che le persone di Teva mettono fornendo farmaci innovativi e di alta qualità ai pazienti in tutto il mondo, aiutandoli a vivere giorni migliori. Questo è il motivo che ci vede a fianco di Onda nel progetto ‘Una cicogna per la sclerosi multipla’, che rappresenta dunque una dimostrazione pratica del nostro impegno. Siamo anche partner della comunità scientifica con altre iniziative come il progetto PRIMUS, che ha coinvolto neurologi, ginecologi e psicologi e ha posto le basi per una consensus pubblicata sulla prestigiosa rivista Neurological Sciences, organo ufficiale della Società Italiana della Neurologia (SIN)” – ha concluso Roberta Bonardi Senior Director Business Unit Innovative di Teva Italia e General Manager Teva Grecia.

1_Barometro della Sclerosi Multipla 2018 – AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla Onlus

 


Settimana Mondiale del Cervello: “Proteggi il Tuo Cervello”

Pensare, ricordare, parlare, ma anche camminare, correre, ridere: una sinfonia, quella rappresentata dai più comuni e frequenti gesti quotidiani, diretta da un maestro d’orchestra d’eccezione: il cervello. Affascinante e misterioso, l’organo più prezioso del corpo umano coordina, infatti, in modo armonico le funzioni di tutto l’organismo. Per questo, proteggerlo risulta di fondamentale importanza.

“Proteggi il tuo cervello” è infatti il claim che la Società Italiana di Neurologia (SIN) lancia in occasione della Settimana Mondiale del Cervello che dall’11 al 17 marzo si celebra in oltre 80 Paesi. Obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza e sottolineare l’importanza della prevenzione nella lotta alle malattie neurologiche, che solo in Italia colpiscono circa 5 milioni di persone.

Dalla Malattia di Alzheimer a quella di Parkinson, dall’Ictus cerebrale alla Sclerosi Multipla, dall’epilessia fino all’emicrania e ai disturbi del sonno. Sono questi alcuni dei disturbi neurologici che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpiscono ben 1 miliardo di persone nel mondo. Oltre 47 milioni i casi di demenza e una stima di circa 7.7 milioni di nuovi malati ogni anno1. Tra le demenze, la forma più comune è l’Alzheimer con cui sono chiamati a convivere 40 milioni di persone nel mondo. Sono circa 6 milioni, invece, le persone che ogni anno muoiono a causa di un Ictus cerebrale e 33 milioni i sopravvissuti con esiti più o meno invalidanti1. Quanto alla Sclerosi Multipla (SM), circa 2.5 milioni le persone che convivono con le sue manifestazioni, mentre sono 6 milioni quelle affette dalla Malattia di Parkinson3. Infine l’emicrania cronica4 colpisce nel mondo 1 persona su 10 ed è ritenuta seconda causa di disabilità per il forte impatto che ha su chi ne è affetto5.

Adottare uno stile di vita sano è il primo passo per prendersi cura del proprio cervello, ma la prevenzione passa anche e soprattutto dal consulto dello specialista di riferimento. Il neurologo, l’unico in grado di comprendere lo straordinario ingranaggio del sistema nervoso, è protagonista indiscusso dello spot Conosci il Neurologo, Proteggi il Tuo Cervello” che la SIN ha voluto realizzare e diffondere proprio oggi in occasione del lancio della Settimana Mondiale del Cervello. Lo spot verrà trasmesso sulle principali reti nazionali dalla RAI a LA7, da Sky a Mediaset.

La SIN ha fortemente voluto realizzare e diffondere questo spot per promuovere la figura dell’unico specialista che conosce a fondo il cervello e il suo funzionamento. Spesso, infatti, il paziente ha una paura ingiustificata di rivolgersi al neurologo, rinviando il consulto medico anche laddove necessario. Iniziative come la Settimana Mondiale del Cervello sono importanti occasioni per ricordare, in Italia e nel mondo, l’importanza della prevenzione nel contrastare l’insorgenza di patologie neurologiche. Proteggere il nostro cervello significa sia modificare errate abitudini che spesso ci vedono protagonisti, sia non sottovalutare sintomi e manifestazione che possono far sospettare un disturbo neurologico e che richiedono il parere del neurologo. Disturbi della memoria, del linguaggio, ma anche del sonno, possono infatti essere la spia di importanti disordini neurologici. La diagnosi precoce rappresenta una potente arma a nostra disposizione: solo riconoscendo tempestivamente un disturbo, infatti, è possibile mettere in atto quell’intervento terapeutico volto a limitare quanto più possibile importanti conseguenze” – ha commentato Gianluigi Mancardi, Presidente SIN.

Qui di seguito gli spunti emersi in occasione della conferenza stampa di presentazione della Settimana Mondiale del Cervello, svolta il 6 marzo scorso a Milano:

L’alimentazione e la prevenzione delle malattie neurologiche

Prof. Mario Zappia, Segretario SIN, Professore Ordinario di Neurologia presso l’Università di Catania e Direttore della Clinica Neurologica dell’A.O.U “Policlinico Vittorio Emanuele” di Catania

Il funzionamento ottimale del Sistema Nervoso richiede una dieta sana ed equilibrata in grado di fornire un costante apporto di macronutrienti e micronutrienti, per cui la possibile prevenzione di molte malattie neurologiche si basa innanzitutto su una corretta alimentazione.

Le strategie di prevenzione su base alimentare sono molteplici. La prevenzione di malattie carenziali basata su un equilibrato apporto vitaminico, soprattutto del complesso B, è quanto mai attuale, considerando che tali malattie, una volta presenti solo in Paesi poveri e a basso sviluppo, sono oggi in crescita anche nella nostra parte di mondo sviluppato e ricco, basti solo pensare alle neuropatie e alle mielopatie secondarie a deficit di vitamina B12 procurato da diete molto in voga e strettamente prive di alimenti di derivazione animale.

Per altre malattie neurologiche ci sono evidenze oramai consolidate, derivanti soprattutto da studi neuroepidemiologici, che riportano il ruolo protettivo svolto da micronutrienti (folati, vitamine del complesso B, vitamina D, vitamina E), macronutrienti (acidi grassi poliinsaturi) e antiossidanti (polifenoli) nello sviluppo di patologie di tipo neurodegenerativo, cerebrovascolare e infiammatorio.

La dieta mediterranea riassume tali proprietà, essendo composta da alimenti ricchi di acidi grassi poliinsaturi (omega 3 e omega 6, presenti nel pesce azzurro, nell’olio d’oliva e nei legumi) e di antiossidanti (polifenoli come il resveratrolo, presente nel vino rosso, o le antocianine, presenti in frutta e verdura). Grazie alla sua composizione è indubbio il ruolo della dieta mediterranea, a basso contenuto di sodio e di grassi saturi di derivazione animale, nella prevenzione dell’ictus. È stato recentemente riportato che, su oltre 100.000 donne americane, chi aveva un’alta aderenza alla dieta mediterranea riduceva del 18% il rischio di ictus ischemico.

Uno studio americano ha evidenziato una riduzione del rischio di sviluppare Alzheimer pari al 40% in chi seguiva strettamente un’alimentazione di tipo mediterraneo e un altro studio ha riportato simili risultati anche per il Parkinson.

L’igiene del sonno: come evitare la comparsa di disturbi del sonno e prevenire, quindi, alcune malattie neurologiche

Prof. Giuseppe Plazzi, Centro per lo Studio e la Cura dei Disturbi del Sonno dell’Università di Bologna

La mancanza di sonno ha un significativo impatto sulla salute dell’individuo, sia a breve sia a lungo termine. Scarsa attenzione, disturbi della memoria e dell’apprendimento sono le conseguenze a breve termine di una non corretta qualità del sonno. Quanto a quelle a lungo termine, uno studio sperimentale del 2019, pubblicato su Nature, evidenzia come la frammentazione del sonno, provocata da risvegli notturni, faciliti la formazione di placche arteriosclerotiche. Inoltre, tra i disturbi del sonno, le apnee ostruttive tendono ad associarsi ad un elevato rischio cardio-cerebrovascolare con possibilità di Ictus ischemico. Importante evidenziare come il trattamento delle apnee notturne riporti il rischio di stroke ai livelli della popolazione generale. Alla Malattia di Parkinson sono invece legati alcuni disturbi motori notturni: oggi il disturbo di comportamento della fase REM (Rapid Eye Movement – la fase in cui si sogna) è riconosciuto non solo come una comorbilità del Parkinson, ma anche il più sensibile e affidabile marcatore precoce di tutte le malattie da accumulo di alfa-sinucleina. Riconoscere precocemente questo disturbo consente di identificare i pazienti prima della manifestazione diurna della malattia, permettendo quindi di somministrare tempestivamente efficaci terapie neuroprotettive e limitarne la progressione.

La riserva cognitiva e l’attività fisica possono proteggere il cervello dal decadimento mentale?

Prof. Carlo Ferrarese, Direttore Scientifico del Centro di Neuroscienze dell’Università di Milano-Bicocca e Direttore della Clinica Neurologica presso l’Ospedale San Gerardo di Monza

1 anziano su 4 di età superiore agli 80 anni è affetto dalla Malattia di Alzheimer. Alla base di questa forma di demenza vi è l’accumulo progressivo nel cervello di beta-amiloide. Studi scientifici hanno dimostrato come il deposito anomalo di questa proteina possa essere causato dal danno vascolare. Correggere i fattori di rischio di patologie vascolari come ipertensione, diabete, obesità, fumo e scarsa attività fisica consente di limitare notevolmente il rischio di sviluppare la Malattia di Alzheimer e, più in generale, le demenze che solo in Italia colpiscono 1 milione di persone. Una recente revisione di circa 100 studi effettuati su oltre 100.000 anziani ha inoltre confermato che l’attività fisica aerobica moderata (almeno 3 ore alla settimana per almeno 25 settimane consecutive) è in grado di migliorare le prestazioni cognitive, sia nei soggetti in salute sia in quelli con deficit cognitivi. Sempre con riferimento allo sport, recenti esperimenti su modelli animali hanno evidenziato come il fattore neurotrofico BDNF, prodotto dai muscoli durante l’attività fisica, sia in grado di ridurre la produzione nel cervello della proteina beta amiloide. Non solo training fisico: l’allenamento mentale attraverso attività quali la lettura, lo studio di una nuova lingua o di uno strumento musicale, o semplicemente con un passatempo stimolante, contribuisce a proteggere il nostro cervello e a ritardare la comparsa di demenza in soggetti con iniziale declino cognitivo. Questo perché le attività cognitive implicano la continua creazione di nuove connessioni cerebrali che determinano una cosiddetta “riserva cognitiva” in grado di contrastare il danno di alcuni circuiti cerebrali.

Come proteggere il cervello dai disturbi cerebrovascolari?

Prof. Danilo Toni, Associato in Neurologia, Direttore Unità di Trattamento Neurovascolare e Neurologia d’Urgenza Policlinico Umberto I di Roma

La correzione dei cosiddetti fattori di rischio modificabili quali fumo, ipertensione, ipercolesterolemia, fibrillazione atriale, obesità e diabete consente una significativa riduzione del rischio di Ictus cerebrale. A ridurre del 50% il rischio di Ictus è l’eliminazione dell’ipertensione, del 19% la perdita di peso se obesi e del 12% lo stop al fumo. Ogni anno in Italia si registrano 150.000 nuovi casi di Ictus cerebrale, mentre sono 800.000 le persone sopravvissute allo Stroke che portano i segni di invalidità; Queste misure di protezione del cervello dai disturbi cerebrovascolari possono essere messe in atto prima che questi si verifichino (prevenzione primaria). Ma è possibile proteggere il nostro cervello se un ictus ischemico si è già verificato? Il danno dovuto all’ictus può essere limitato attraverso terapie di riperfusione farmacologiche e/o meccaniche. La trombolisi intravenosa e la trombectomia meccanica, in combinazione o separatamente fra loro a seconda dei casi clinici, consentono oggi di ottenere un recupero delle funzioni neurologiche allo stato precedente l’ictus fino al 50-60% dei casi trattati.

Va però ricordato che, al momento, solo il 10%-15% di tutti i pazienti con ictus è candidabile alla trombolisi intravenosa e circa il 5% alla trombectomia meccanica. Ma il cervello colpito da ictus si protegge anche sottoponendo il paziente alle terapie farmacologiche atte a stabilizzarlo dal punto di vista pressorio e del ritmo cardiaco, evitando la malnutrizione e la conseguente depressione immunitaria e, infine, trattando eventuali complicanze infettive.

Possiamo prevenire le malattie neuromuscolari?

Prof. Antonio Toscano, Professore Ordinario di Neurologia, Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Messina

Si stima che, in Italia almeno 80.000-100.000 pazienti siano affetti da Malattie Neuromuscolari (MNM) che nel 90% rientrano tra le malattie rare. Verosimilmente, ad oggi, almeno 200-300 diverse forme di MNM sono state riconosciute nel territorio Nazionale.

La prevenzione di tali malattie è, spesso, un percorso articolato e complesso. La loro prevenzione, in maniera sistematica, è possibile soprattutto per le patologie acquisite (non ereditarie) ma adesso, sempre più frequentemente, anche per quelle genetiche. Per tali motivi, si ricorre spesso ad un consulto specialistico presso i Centri in grado di offrire percorsi di diagnosi e cura completi e multidisciplinari.

Nell’ambito delle malattie neuromuscolari infatti il termine prevenzione acquista un significato più ampio. Se da un lato, una volta identificato il difetto genetico primario o la forma acquisita, vi è la possibilità di offrire al paziente e alla famiglia l’opportunità di ricorrere ad una consulenza clinica e/o genetica o eseguire test prenatali, dall’altro, l’identificazione precoce della malattia permette l’attuazione di un piano assistenziale-terapeutico mirato alle esigenze del paziente con l’obiettivo di prevenire la progressione della patologia stessa.

La prevenzione e la ricerca della diagnosi nelle MNM costituiscono passaggi fondamentali e necessari per poter seguire e consigliare al meglio i pazienti ed i loro familiari.

Il 9 marzo si è celebrata la Giornata delle Malattie Neuromuscolari (GMN), che ha coinvolto specialisti esperti di MNM di tutto il territorio nazionale, i quali hanno incontrato cittadini, pazienti e familiari, ma anche medici e operatori sanitari in 17 città italiane contemporaneamente con l’obiettivo non solo di informare ma anche di fornire un supporto educativo per la prevenzione, la diagnosi e la presa in carico di pazienti con sospetta o già diagnosticata malattia neuromuscolare.

Prevenzione e malattie extrapiramidali – Parkinson, distonie, corea di Huntington, disturbi del movimento

Prof. Roberto Eleopra, Vicepresidente SIN e UOC Neurologia 1 – Parkinson e Disordini del Movimento, Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta Milano

Il ruolo della prevenzione è rilevante nel caso delle malattie neurologiche del sistema extrapiramidale, quali Parkinson, Distonie, Corea, ecc. Si tratta di patologie che possono manifestarsi con rallentamento nei movimenti (forme ipocinetiche, quali il Parkinson) o movimenti del corpo eccessivi (forme ipercinetiche, quali distonie o tremori).

La prevenzione è soprattutto basata su una diagnosi precoce della malattia, che talora compare lentamente in età infantile o giovanile, per evitare le disabilità successive, ma poi si attua anche attraverso una accorta e sana alimentazione ed esercizio fisico e allenamento costanti.

Al riguardo, gli esperti identificano quegli alimenti che possono avere un ruolo nella genesi dei disturbi neurologici o che possono incidere negativamente su condizioni preesistenti. Nella Malattia di Parkinson, ad esempio, i pasti, specie se ricchi di proteine, possono interferire sia con l’assorbimento dei farmaci (es.: Levodopa), sia con il loro ingresso nel cervello contribuendo alla diminuita efficacia della terapia, vi sono numerose evidenze per ritenere importante l’uso di una dieta prevalentemente vegetariana a basso contenuto proteico. Un’alimentazione povera di colesterolo e ricca di fibre, vitamine ed antiossidanti presenti in frutta e verdura e di grassi insaturi contenuti nell’olio di oliva (la cosiddetta dieta mediterranea) riducono l’incidenza anche dei disturbi cognitivi nelle malattie extrapiramidali

In caso di malattia, la protezione del cervello può venire dall’intervento terapeutico tempestivo?

Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente della SIN, Clinica Neurologica Università di Genova

Per essere efficace, una cura deve essere somministrata precocemente: solo in questo modo, infatti, è possibile limitare devastanti conseguenze. Sclerosi Multipla, Ictus, Alzheimer e Cefalee croniche sono il bersaglio delle più innovative terapie, messe a punto recentemente dalla ricerca scientifica.

A disposizione della Sclerosi Multipla, che solo in Italia colpisce 120.000 perone, 15 differenti terapie con possibilità di personalizzazione in base al tipo e alla gravità dell’esordio clinico. Gli avanzamenti più recenti riguardano le terapie con anticorpi monoclonali anti-linfociti B e il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche, una procedura efficace nei casi particolarmente aggressivi che non rispondono alle terapie approvate. Nelle malattie cerebrovascolari, studi recenti hanno confermato l’utilità della terapia endovascolare anche dopo 16 e persino 24 ore dall’Ictus in quei pazienti che abbiano buoni circoli collaterali e tessuto nervoso in sofferenza, ma non ancora irrimediabilmente perso. Nella Malattia di Alzheimer, alcuni studi che utilizzano anticorpi monoclonali in grado di ridurre l’anomalo deposito di amiloide sembrano indicare che una terapia eziologica sia possibile e oramai vicina, anche se efficace solo nelle fasi molto iniziali di malattia. Risulta quindi fondamentale una diagnosi precoce. Enormi sono stati anche i passi compiuti dalla ricerca nel trattamento delle cefalee, con particolare riguardo all’emicrania cronica: per gli 800.000 italiani che ne soffrono sono stati sviluppati anticorpi monoclonali selettivi in grado di migliorare notevolmente la qualità di vita dei pazienti.

Incontri divulgativi e convegni scientifici, attività per gli studenti delle scuole secondarie e open day presso le cliniche neurologiche: numerose le iniziative gratuite che si svolgeranno in tutto il territorio nazionale e avranno come protagonista il nostro organo più complesso, il cervello, che ci permette di pensare, ricordare, muovere, sentire, parlare, vedere, dormire e organizzare tutte le nostre numerose attività.

 

1. Feigin VL et al. Global and regional burden of stroke during 1990–2010: findings from the Global Burden of Disease Study 2010. Lancet 2014; 383: 245–55

2. http://www.epicentro.iss.it/sclerosi-multipla/epidemiologia

3. https://www.thelancet.com/journals/laneur/article/PIIS1474-4422(18)30295-3/fulltext

4. Y.W. Woldeamanuel e R.P. Cowan, Stanford Headache and Facial Pain Program presso la Stanford University School of Medicine di Palo Alto, Stati Uniti

5. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29791944

 



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