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IL CONCEPIMENTO: MITI E FALSI MITI

Per una coppia decidere di diventare genitori è una scelta molto importante. E sul tema del concepimento si vengono a creare numerose domande. Prima di prendere qualsiasi decisione è fondamentale che una coppia si rivolga ad un medico per avere tutte le risposte che desidera.

Insieme a Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma, facciamo chiarezza su miti e falsi miti del concepimento.

Fare sesso ogni giorno garantisce alla donna di rimanere incinta più velocemente?

Falso mito:Fare sesso ogni giorno non aumenta le possibilità di rimanere incinta. Questo perché il liquido seminale può sopravvivere fino a sette giorni all’interno dell’utero e delle tube di Falloppio. Per fecondare l’ovulo è sufficiente fare sesso tre volte alla settimana, ma la coppia dovrebbe seguire il ciclo mestruale per conoscere le date più fertili e vicine dell’ovulazione, aumentando notevolmente le possibilità di successo”.

Lo stress e le abitudini dannose per la salute come alcool e fumo riducono le possibilità di rimanere incinta?

Vero: “Bere alcolici e fumare interferiscono con la fertilità e sono estremamente dannosi per la formazione del feto. Negli uomini l’esposizione all’inquinamento, allo stress, al tabacco e ad altri fattori quotidiani influenzano direttamente e in maniera negativa il liquido seminale, diminuendo le probabilità che il concepimento vada a buon fine”.

Se una donna impiega molto tempo per rimanere incinta significa che ha qualche problema di fertilità?

Vero:Generalmente una coppia in buona salute ha un periodo di 1 anno per rimanere incinta naturalmente. Se la gravidanza non arriva passati i 12 mesi, la coppia dovrebbe rivolgersi ad un medico per cercare le possibili cause di questa difficoltà. Tuttavia, sia gli uomini che le donne dovrebbero eseguire test di fertilità prima di scegliere di diventare genitori”.

Dopo i 35 anni diminuiscono le possibilità di una gravidanza?

Vero:La fertilità femminile ha una relazione diretta con l’età. È un dato di fatto che la riserva ovarica diminuisca con il passare del tempo, facendo sì che la donna abbia il suo picco riproduttivo fino a 25 anni. Ma questo non esclude la possibilità di una gravidanza naturale oltre i 35 anni di età”.

Al primo rapporto sessuale è impossibile rimanere incinta?

Falso mito: “Indipendentemente dal suo primo rapporto sessuale, se una donna è nel suo periodo fertile ci sono molte probabilità che rimanga incinta. Ogni donna, infatti, può rimanere incinta nel momento in cui sta ovulando”.

 

Miti e falsi miti della gravidanza

La gravidanza non è una malattia, ma uno stato di benessere. È quello che ripetono le donne in attesa di diventare mamme, che si vedono subissate dai consigli su cosa fare e cosa non fare durante i mesi che precedono la nascita del proprio figlio.

Per fare chiarezza sul tema, l’Istituto Valenciano di Infertilità (IVI) fornisce utili indicazioni su cosa si possa fare e cosa non si possa fare durante i 9 mesi, con l’augurio a tutte le future mamme di vivere al meglio questo periodo così “speciale”.

Partendo da un argomento fondamentale come l’alimentazione è bene sapere che non è vero che la donna in gravidanza debba mangiare per due, perché il feto assorbe quello di cui ha bisogno dalle riserve materne. Deve invece stare attenta a non ingrassare eccessivamente per evitare le complicanze che ne derivano, come la gestosi. Inoltre, deve fare attenzione ad alcuni alimenti per evitare il contagio di malattie pericolose per il bambino, come il pesce crudo, così come deve lavare accuratamente frutta e verdura con amuchina o bicarbonato prima di consumarla” dichiara Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

 

Questi gli altri consigli della Dottoressa Galliano.

Bere molta acqua: è vero che fa bene perché in questo modo si favorisce la lotta alla ritenzione idrica, così come è vero il divieto assoluto di bere vino e alcolici che possono nuocere allo sviluppo del feto. Sempre in tema di vizi, non è vero che si possono fumare fino a 5 sigarette al giorno ma vige, invece, il divieto assoluto di fumo.

Non si può praticare nessuna attività sportiva: falso. Lo sport moderato è assolutamente consigliato perché aiuta a non ingrassare, a preparare il fisico al parto oltre che a non soffrire di mal di schiena, ma niente sforzi eccessivi. Yoga, pilates, nuoto e camminate tra le attività più consigliate. Se l’attività fisica viene praticata all’aria aperta, si favorisce anche l’assorbimento di vitamina D, importantissima per madre e figlio.

Niente più sesso per tutelare la salute del bambino: se la gravidanza procede normalmente non serve fare certe rinunce ma, al contrario, la vita intima fa bene alla coppia che si trova ad attraversare un nuovo periodo della vita pieno di cambiamenti. In caso di parto cesareo programmato o gestazione problematica, invece, bisogna fare attenzione nelle ultime settimane di gravidanza perché il sesso in questo periodo può favorire le contrazioni. È consigliato, quindi, consultare il proprio ginecologo.

Divieto assoluto di sauna, perché potrebbe comportare una vasodilatazione e quindi un calo della pressione con conseguenti giramenti di testa o svenimenti; meglio l’idromassaggio, assicurando che il gettito (getto?) dell’acqua non sia troppo forte e caldo.

Bando alle medicine: non è vero per tutte. In gravidanza bisogna fare molta attenzione ai farmaci ma molte si possono assumere senza rischio; basta consultare il medico che escluderà quelle che possono provocare seri problemi e malformazioni al feto.

Come la mettiamo con i capelli? E’ vero che i capelli in gravidanza sono più belli perché l’aumento della produzione di ormoni femminili estrogeni li rendono più numerosi e spessi ma non è vero che si debba rinunciare alla tintura ai capelli: possono essere utilizzati coloranti vegetali e senza ammoniaca.

 

Omosessualità e genetica

L’omosessualità dipende da un mix di fattori genetici e ambientali, in modo simile ad altri tratti umani. Non esiste infatti un singolo gene legato all’omosessualità, ma ci sono migliaia di varianti genetiche ognuna della quali ha un piccolo effetto.

Queste, in estrema sintesi, le conclusioni di uno studio internazionale coordinato dallo scienziato italiano Andrea Ganna che lavora presso il Broad Institute di Harvard. Per arrivare a questi risultati, pubblicati sulla rivista Science, i ricercatori hanno esaminato i dati relativi a 470 mila persone conservati nella biobanca britannica UK Biobank e nella statunitense 23andMe.

Gli studiosi non sono riusciti a trovare tra le varianti genetiche modelli che potrebbero essere utilizzati per prevedere o identificare in modo significativo il comportamento sessuale di una persona. Nel loro studio, solo cinque varianti genetiche sono risultate “significativamente” associate all’omosessualità e sembra siano coinvolte anche altre migliaia di varianti che nel loro insieme hanno solo piccoli effetti e non possono essere considerati predittivi.

Alcune di queste varianti sono collegate ai percorsi biologici relativi agli ormoni sessuali e all’olfatto e questo fornisce indizi sui meccanismi che influenzano l’omosessualità.

Anche se abbiamo trovato particolari varianti genetiche legate all’omosessualità anche combinate insieme gli effetti sono molto piccoli (inferiori all’1 per cento)”  – spiegano i ricercatori.

È probabile quindi che ci siano migliaia di altri geni legati in qualche modo al comportamento sessuale. Secondo i ricercatori, la genetica da sola non spiegherebbe comunque la variabilità del comportamento sessuale umano.

FONTE | Agi-Salute

Disfunzione Erettile: in arrivo la rivoluzione del “francobollo dell’amore”

Lo chiamano francobollo dellamore. Perché a differenza delle tradizionali compresse, è maneggevole come un cerotto e pronto all’uso come una caramella: basta un gesto veloce, non serve acqua e la sua assunzione è svincolata dai pasti.

Si tratta di Rabestrom, farmaco di prossimo lancio sul mercato come nuova terapia contro la disfunzione erettile. A differenza delle tradizionali compresse, i suoi effetti sono rapidi: agisce in circa mezz’ora.

La Disfunzione Erettile è una patologia che secondo una ricerca dell’Associazione Andrologi Italiani interessa il 18% degli uomini sopra i 50 anni e l’8% di quelli più giovani: e questo solo in Italia.

Secondo il Global Study of Sexual Attitudes and Behaviours la proporzione di uomini che ne soffre va dal 12,9% dell’Europa meridionale al 28,1% del Sud-est asiatico. Percentuali che potrebbero essere sottostimate: l’ISTAT annovera infatti la Disfunzione Erettile fra le cosiddette “Patologie Iceberg”. Vale a dire che dei 3.145.000 pazienti con disfunzione erettile, solo 400 mila affrontano il problema e i suoi possibili trattamenti.

L’estensione della patologia ha una chiara riprova: nell’ultimo anno il consumo di Sildenafil – la formulazione generica del Viagra – è aumentato di ben il 13,4%. Eppure i trattamenti via compressa (Viagra, Cialis, Levitra, Spedra) non riescono a garantire una gestione ottimale del farmaco nelle sue particolari condizioni di utilizzo. I tempi di efficacia sono piuttosto lunghi -un’ora di media- e impongono di programmare il rapporto sessuale: tutte componenti che incidono negativamente sul livello d’ansia della persona, sulla risposta dei partner, e quindi sul buon esito del rapporto.

In Rabestrom, a fare la differenza è la forma del farmaco: una piccola pellicola rettangolare con dosaggi di Sildenafil da 25, 50, 75 e 100 mg. Una modulazione che permette un’assunzione personalizzata e appropriata a ogni tipo di disfunzione erettile, riducendo l’incidenza degli effetti collaterali. E permettendo di vivere qualsiasi “situazione romantica” in pieno relax e con la necessaria spontaneità.

La nuova forma del “francobollo dell’amore” è stata pensata per risolvere le possibili cause di inefficacia delle tradizionali terapie, in larga parte dovute a complicazioni di tipo psicologico e relazionale. A dispetto delle apparenze, la disfunzione erettile non è un problema solo maschile, ma incide sulla qualità delle relazioni e sul benessere della coppia. I dati scientifici sul benessere sessuale delle controparti femminili fotografano non a caso una progressione negativa: l’insoddisfazione sessuale delle donne inizia intorno ai 30 anni nell’8 % dei casi. Ma la percentuale triplica dai 31 fino a 50 anni, per arrivare a quota 36% dopo i 51 anni.

In questo scenario, Rabestrom promette una rivoluzione tra le lenzuola: non solo un valido aiuto per la performance maschile, ma anche un alleato discreto e rispettoso dei sottili equilibri delle relazioni amorose.
Unica raccomandazione, diffidare sempre dagli acquisti on line: come per tutti i farmaci contro la disfunzione erettile, anche per il “francobollo dell’amore” è necessaria la prescrizione medica.


Giovanissimi, millennial e sessualità: sì a proteggersi, ma idee poco chiare sui rischi e scarsa consapevolezza sul Papillomavirus (HPV)

giovani-e-sessualita

Sì alla contraccezione, ma con qualche confusione.

Il 43,5% dei giovani italiani tra i 12 e i 24 anni ha già avuto rapporti sessuali completi. La quota sale al 79,2% tra i 22-24enni. L’età media al primo rapporto sessuale è di 16,4 anni, 17,1 anni è l’età media al primo rapporto completo. Il 92,9% di chi ha avuto rapporti sessuali completi dichiara di stare sempre attento per evitare gravidanze, ma una quota minore (il 74,5%) si protegge sempre per evitare infezioni e malattie a trasmissione sessuale. La distinzione tra contraccezione e prevenzione non è sempre chiara tra i giovani. Il 70,7% usa il profilattico come strumento di prevenzione, ma il 17,6% dichiara di ricorrere alla pillola anticoncezionale, collocandola erroneamente tra gli strumenti di prevenzione piuttosto che tra i mezzi di contraccezione.

È quanto emerge da una ricerca realizzata dal Censis sulla sessualità dei millennial e dei giovanissimi con il supporto non condizionante di Sanofi Pasteur-MSD e distribuita da MSD Italia.

Importante il ruolo dei media nell’informazione, poi viene la scuola.

Quasi la totalità dei giovani italiani di 12-24 anni (il 93,8%) ha sentito parlare di infezioni e malattie sessualmente trasmesse. Solo il 6,2% non ne ha mai sentito parlare, quota che sale al 18,7% tra i giovanissimi di 12-14 anni. È l’Aids la patologia che viene maggiormente citata (89,6%). Solo il 23,1% indica la sifilide, il 18,2% la candida, il 15,6% il Papillomavirus e percentuali tra il 15% e il 13% la gonorrea, le epatiti e l’herpes genitale. Il 31,1% conosce o ha sentito parlare di almeno 3 infezioni e malattie, il 31,4% di conoscerne da 4 a 6, il 37,5% più di 6. Tra le fonti di informazione sulle infezioni sessualmente trasmesse è preponderante il ruolo dei media (tv, riviste, internet), utilizzate dal 62,3%. Poi viene riconosciuto come significativo il contributo della scuola (53,8%), ma con differenze rilevanti tra le diverse aree geografiche del Paese: si passa da oltre il 60% al Nord al 46,1% al Centro e al 47,9% al Sud. Solo il 9,8% cita i professionisti della salute come i medici di famiglia, i medici specialisti e i farmacisti.

L’informazione sul Papillomavirus è ancora inadeguata.

Il 63,6% dei giovani italiani di 12-24 anni ha sentito parlare del Papillomavirus umano (Hpv). Tra le ragazze la quota sale all’83,5%, mentre tra i maschi si riduce drasticamente al 44,9%. Rispetto alle modalità di trasmissione dell’HPV, la gran parte cita i rapporti sessuali completi (81,8%), ma una quota inferiore sa che l’HPV si può trasmettere anche attraverso rapporti sessuali non completi (58%). Per il 64,6% il preservativo è uno strumento sufficiente a prevenire la trasmissione del virus, ma solo il 17,9% è consapevole del fatto che non è possibile eliminare i rischi di contagio se si è sessualmente attivi. L’80,0% degli informati dell’esistenza dell’HPV sa che si tratta di un virus responsabile di diversi tumori, soprattutto di quello al collo dell’utero; il 62,4% sa che si stratta di un virus che causa diverse patologie dell’apparato genitale, sia benigne che maligne ma che molto spesso rimane completamente asintomatico; il 37,1% sa invece che l’HPV è responsabile di tumori che riguardano anche l’uomo, come quelli anogenitali. Infine, il 33,0% pensa che questo virus colpisca solo le donne e il 26,4% sa che si tratta di un virus responsabile dei condilomi genitali.

Sì alla vaccinazione contro l’HPV, anche per i maschi.

Il 70,8% dei giovani di 12-24 anni che hanno sentito parlare di HPV sa che esiste un vaccino contro il Papillomavirus, in particolare le ragazze (il 79,8% a fronte del 55% dei maschi). Sono i più giovani a esserne più frequentemente a conoscenza (l’84,4% tra i 12-14enni e l’85,1% tra i 15-17enni), probabilmente grazie alle campagne di vaccinazione del SSN. La maggior parte dei giovani ritiene che la vaccinazione protegga da malattie molto pericolose (72,3%). Il 73% pensa che vaccinare anche i maschi sia una strategia utile per ridurre il rischio di contagio (la pensa così il 75% dei ragazzi e il 70,9% delle ragazze). Solo una piccola quota indica di non fidarsi del vaccino per gli effetti collaterali che può determinare (15,8%), perché credono erroneamente che la protezione duri poco (12,1%), perché non elimina la necessità di fare il pap test (12,1%).

Le infezioni sessualmente trasmesse costituiscono un insieme di malattie molto diffuse che interessano milioni di individui, ogni anno, in tutto il mondo. Esse hanno un forte impatto sia a livello individuale che di sanità pubblica e, tra l’altro, favoriscono l’acquisizione e la trasmissione dell’HIV” – ha detto Ranieri Guerra, Direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute.

Il nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 e il Decreto ministeriale sui nuovi Lea prevedono la vaccinazione HPV nelle ragazze undicenni e l’introduzione della vaccinazione anti-HPV nei maschi undicenni, segnando un notevole progresso rispetto allo scenario precedente. L’insufficiente conoscenza di queste infezioni e di come prevenirle è tra i principali problemi”, – ha detto Andrea Lenzi, Professore ordinario di Endocrinologia dell’Università La Sapienza di Roma.

La maggior parte delle informazioni che i giovani hanno derivano infatti dagli amici, seguiti dai media e dai social network, lasciando spazio a molta spazzatura sul web. Parlando di Papillomavirus e di maschi, per esempio, spesso i ragazzi non sospettano minimamente di poter essere portatori di una infezione che può anche causare un tumore. Il nostro Telefono Verde Aids (800 861 061) e Infezioni sessualmente trasmesse riceve oltre 1.000 chiamate al mese, di queste solo il 10% proviene da parte di giovani (15-24 anni), che risultano avere poche informazioni corrette sulla prevenzione di queste patologie e pensano che siano un problema legato a determinate fasce di popolazione e non causate da comportamenti a rischio» – ha dichiarato Walter Ricciardi, Presidente dell’ISS.

Ciò richiama l’importanza di attivare canali di informazione pensati specificamente per i giovani, per proteggere la loro salute, la loro fertilità, il loro futuro. Gli adolescenti e i giovani millennial che abbiamo interpellato si muovono in un mondo inondato di immagini e contenuti sessuali sempre più facilmente accessibili, in media a 17 anni iniziano ad avere rapporti sessuali e hanno colmato le tradizionali differenze tra ragazzi e ragazze. Eppure circa il 50% dichiara di avere dubbi in materia di sessualità. Se in larga misura dichiarano di proteggersi anche dalle infezioni sessualmente trasmesse, non sempre sono consapevoli dei rischi che corrono. Le ragazze hanno una maggior conoscenza del Papillomavirus e della possibilità di prevenzione basata sulla vaccinazione, ma tutti sono ampiamente favorevoli alla sua estensione ai maschi” – ha detto Ketty Vaccaro, Responsabile dell’area Welfare e Salute del Censis.

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Questi sono i principali risultati della ricerca «Conoscenza e prevenzione del Papillomavirus e delle patologie sessualmente trasmesse tra i giovani in Italia», realizzata dal Censis, che è stata presentata a Roma (08.02.2017) da Ketty Vaccaro, Responsabile dell’area Welfare e salute del Censis, e discussa da Emilia Grazia De Biasi, Ranieri Guerra, Walter Ricciardi, Andrea Lenzi, Nicoletta Luppi e Annalisa Manduca.

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Ufficio Stampa | www.censis.it

Stress: gli uomini lo combattono con il sesso le donne con il cibo

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Uomini e donne combattono lo stress in modo differente: sesso e porno per i primi, cibo per le seconde. A rivelare come reagiamo ai momenti difficili è uno studio condotto da Louise Liddon, della Northumbria University, condotto su 347 persone (115 uomini e 250 donne) e presentato alla conferenza annuale della British Psychological Society’s Division of Clinical Psychology a Liverpool.

Dallo studio è emerso anche che tra coloro che nel campione preso in esame avevano ricevuto una qualche forma di terapia psicologica, circa la metà, gli uomini hanno espresso una preferenza maggiore per una terapia di gruppo in cui ricevere consigli per le loro preoccupazioni, mentre le donne preferivano la psicoterapia psicodinamica, in cui la discussione si concentra sui sentimenti ed eventi passati.

Anche da un altro studio presentato alla conferenza, condotto da John Barry dello University College London, e Katie Holloway, dell’Università di Portsmouth e che ha coinvolto invece 20 specialisti, emergono delle differenze di genere. Per prima cosa gli uomini hanno bisogno della terapia maggiormente per questioni di lavoro, mentre le donne per quelle di cuore. Non solo: gli uomini vogliono una soluzione rapida dalla terapia psicologica, mentre le donne invece auspicano di parlare dei loro sentimenti.


Popular Science Italia


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