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Il sonno e l’alimentazione nel bambino

1 bambino su 4 soffre di disturbi del sonno. Tra le cause più comuni di insonnia anche l’alimentazione scorretta.1

I disturbi del sonno con esordio in età neonatale tendono generalmente a protrarsi anche negli anni successivi: nei bambini e negli adolescenti, gli ormoni che stimolano la crescita vengono rilasciati infatti durante il sonno. Anche se sembrano distinti, sonno e alimentazione sono in realtà due aspetti correlati fra loro: come dormiamo incide su come mangiamo e viceversa, infatti, in molti casi uno stile di vita alimentare sbagliato o alcune malattie dell’apparato digerente, influiscono sul corretto riposo notturno.

Per questo motivo la SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale), nell’ambito di Nutripiatto, lo strumento di educazione nutrizionale per bambini da 4 a 12 anni, intende fornire utili raccomandazioni ai genitori affinché comprendano quanto sia importante, per loro e per il loro bambino, un sonno adeguato in termini di quantità e qualità.

Il 35 – 40% dei bambini soffre di problemi di sonno durante la crescita, la percentuale aumenta nel primo anno di vita per via della richiesta di poppate anche durante la notte” – sottolinea il Leo Venturelli, Responsabile Comunicazione SIPPS.

Sonno e alimentazione sono due situazioni spesso connesse tra loro poiché nell’essere umano il ritmo con cui vengono assunti i pasti, la loro composizione e il loro orario influenzano la qualità del sonno. I Bambini non sfuggono certamente a questa regola. Nei primi mesi di vita, quando l’alimentazione è esclusivamente lattea, il bambino necessita di svegliarsi spesso durante la notte, ma in caso di coliche, il sonno può diventare disturbato e può peggiorare per il fatto che si tende erroneamente a iper alimentare il piccolo, pensando che il pianto dipenda dalla fame” – ricorda Giuseppe di Mauro, Presidente della SIPPS.

Di seguito alcune utili raccomandazioni e risposte alle più comuni domande riguardo il nesso tra sonno e alimentazione della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale.

Quanto dovrebbe dormire un bambino e quali sono gli effetti più diffusi dalla mancanza di sonno?

I ricercatori che si occupano di sonno ritengono che ci siano molte variazioni legate al singolo individuo, in linea di massima i periodi medi di sonno sono:

  • Fino a 12 mesi: 14-18 ore compresi giorno e notte
  • Da 1 a 5 anni: 12-14 ore distribuite nelle 24 ore
  • Da 6 a 10 anni: 10-12 ore al giorno
  • Da 11 a 18 anni: 8-10 ore al giorno

Secondo recenti studi di esperti in neuropsichiatria infantile, il 28% dei bambini con insufficiente quantità di sonno si addormenta a scuola una volta a settimana; il 22% facendo compiti; il 32% è troppo stanco per fare sport.

Qualche consiglio utile per avere una alimentazione corretta e, al contempo, un buon sonno:

  • evitare sale nelle minestrine
  • somministrare il formaggio in quantità ridotte (5-10 gr) e solo in alternativa ad altre fonti di proteine (per evitare eccessive quantità di sale e proteine)
  • dare carne rossa non più di 1-2 volte a settimana: le proteine della carne in eccesso possono provocare sete ed impedire al bambino di dormire perché vuole bere; troppa acqua significa anche aumentare la sua voglia di urinare
  • non esagerare con le verdure passate nella pappa a cena: in alcuni bambini possono provocare meteorismo e coliche addominali e quindi ostacolare il sonno normale

Ci sono alimenti che favoriscono il sonno mentre altri lo possono compromettere. L’eccesso di proteine nella dieta può provocare sete: il bambino urina di più per eliminare l’urea (prodotto di scarto delle proteine) e di conseguenza ha il sonno disturbato, perché ha molta sete e chiede spesso da bere” – prosegue Venturelli.

Quali sono gli alimenti che favoriscono il sonno?

Tra le sostanze contenute negli alimenti alcune favoriscono il sonno più di altre:

  • Il triptofano, ovvero l’aminoacido precursore della serotonina, l’ormone che favorisce la tranquillità e interviene sui meccanismi che regolano il tono dell’umore. È contenuto in buone quantità nel latte, nello yogurt, nel riso, nell’orzo, nei legumi, nelle mandorle e nei pinoli.
  • Il potassio che è il sale minerale che assicura il benessere del cuore, favorisce la regolarità del battito. È dimostrato che esplica un effetto rilassante e che una sua eventuale carenza può, come conseguenza diretta, compromettere il riposo notturno. È contenuto in buone quantità nelle zucchine, nelle albicocche, nelle banane, nelle carote, nelle prugne, negli spinaci, nel pollo e nello yogurt. Ne sono ricche anche le patate che, oltre al potassio, contengono zuccheri che agevolano l’utilizzo del triptofano.
  • La vitamina B6 è una delle sostanze che più aiutano l’organismo a utilizzare il triptofano. Per questo motivo è consigliabile introdurre nella dieta del piccolo: latte, riso, orzo, patate, carni bianche e banane.
  • Le erbe infine sono molto importanti per conciliare il sonno. Tra queste troviamo la camomilla, il biancospino, la melissa, la passiflora, il tiglio, la valeriana e la verbena. Sono le cosiddette ‘erbe della buonanotte’, con cui preparare infusi e tisane da somministrare a bambini sopra l’anno di vita.

Quali sono invece, gli alimenti o le abitudini da evitare?

  • Le proteine contenute nella carne e nel pesce possono avere un effetto eccitante, meglio quindi inserirle nei pasti del mezzogiorno; la sera meglio usare pasta, riso e cereali, con aggiunta di legumi.
  • caffè, tè, cioccolato, broccoli, broccoletti, cime di rapa e tutti i formaggi stagionati sono da evitare dopo le ore 17, perché contengono tiramina, una sostanza che può ostacolare il sonno e causare irrequietezza.
  • Spegnere o evitare che siano a disposizione televisione, computer, tablet, telefoni cellulari nella stanza del bambino
  • Evitare esercizi fisici intensi almeno un’ora prima di coricarsi, perché innalzano la temperatura corporea.
  • Mantenere costante la routine del sonno: l’orario della nanna è molto importante per i più piccoli

Il pediatra è la persona più idonea alla quale i genitori devono rivolgersi quando ci sono problemi di sonno nei loro bimbi. Per poter intervenire tempestivamente con consigli alimentari adeguati, di comportamento e con medicine se necessario” – conclude il Presidente SIPPS Di Mauro.

*Nutripiatto è uno strumento di educazione nutrizionale sviluppato da Nestlé, con la supervisione scientifica di SIPPS e Università Campus Bio-Medico di Roma, e rivolto ai bambini dai 4 ai 12 anni, studiato con il fine di promuovere i principi di un’alimentazione sana e bilanciata. Il progetto prevede un kit composto da un piatto “intelligente” e da una guida didattica che spiega come utilizzare il Nutripiatto e offre idee e consigli per soddisfare i fabbisogni nutrizionali dei bambini, tenendo anche conto delle differenti fasce di età. La guida prevede inoltre capitoli specifici relativi alla corretta idratazione e all’attività fisica da svolgere con gli amici e con i propri animali da compagnia. Per maggiori informazioni visitare il sito: www.nutripiatto.nestle.it. Nutripiatto rientra nel progetto internazionale Nestlé for Healthier Kids, che si pone l’ambizioso obiettivo di aiutare, entro il 2030, 50 milioni di bambini a vivere in modo più sano.

1giornata mondiale del sonno, gli specialisti della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (Sinpia)

Sonno e estate: come rimettersi in sesto dopo le fatiche invernali

Sonno e estate: un connubio che se ben gestito riesce a contrastare lo stress e la fatica accumulati durante l’anno con un importante beneficio per il nostro cervello e la nostra salute. È il messaggio che la Società Italiana di Neurologia vuole trasmettere in occasione delle vacanze d’agosto che riguardano la maggior parte -degli italiani.

Il nostro sonno è influenzato dalle ore di luce che in estate aumentano riducendo le ore di riposo soprattutto nelle ore serali. Inoltre, in vacanza si arriva stanchi, generalmente si dorme di più al mattino, si schiaccia un pisolino pomeridiano e poi la notte si va a dormire più tardi.

L’estate rappresenta il momento in cui le persone possono recuperare energia fisica e mentale attraverso un sonno di buona qualità che si ottiene applicando alcune semplici regole: la sera è importante non andare a dormire oltre la mezzanotte e al mattino non dormire a oltranza ma svegliarsi al massimo entro le ore 10. È consigliabile praticare l’attività fisica a inizio giornata per poi riposarsi con un pisolino al pomeriggio per massimo un’ora” – afferma Giuseppe Plazzi, Presidente AIMS, Associazione Italiana Medicina del Sonno aderente alla SIN.

Per un buon sonno notturno, inoltre, la SIN suggerisce di evitare di cenare tardi e bere alcolici in eccesso; andare a letto con lo stomaco pieno può, infatti, provocare una digestione più lunga e un sonno di pessima qualità.

Se invece è il caldo a causare un sonno disturbato, sarebbe opportuno spostarsi in una stanza più fresca, lontano da rumore e luce, e nel pasto serale privilegiare verdura, frutta e carboidrati che vengono digeriti più rapidamente. Infine, per le persone che in vacanza stanno sveglie a lungo la sera, è consigliabile tornare agli orari tradizionali prima di rientrare alla vita normale per prepararsi gradualmente a una situazione di privazione del sonno.


Dormire con le luci accese fa ingrassare

Dormire con le luci o con la televisione accesa aumenta le probabilità di diventare obesi. È quanto emerge da una ricerca condotta su donne di mezza età, pubblicata online sulla rivista JAMA Internal Medicine.

I ricercatori – guidati da Yong-Moon Park, autore principale dello studio, Epidemiology Branch, National Institute of Environmental Health Sciences, National Institutes of Health, Research Triangle Park, North Carolina – hanno preso in esame 44.000 donne in buona salute, tra i 35 e i 74 anni. Alcune, 17.000 circa, dormivano con una luce notturna all’interno della stanza; altre, oltre 13.000, invece, lasciavano una luce accesa all’esterno della camera. Circa 5.000 dormivano con la televisione accesa o una luce nella camera da letto.

All’inizio dello studio le donne erano per la maggior parte in sovrappeso, ma non obese, e nessuna di loro svolgeva lavori notturni che interrompessero il ciclo sonno/veglia.

Sono state seguite per sei anni, al temine dei quali le donne che dormivano con televisione o luce in camera presentavano il 22% di probabilità in più di essere in sovrappeso, una probabilità maggiore di un aumento dell’indice di massa corporea del 10% almeno e il 33% in più di probabilità di essere obese rispetto alle donne che dormivano nel buio totale.

Lo studio non dimostra se o come l’esposizione alla luce artificiale di notte possa causare direttamente l’obesità.

Spegnere le luci al momento di coricarsi potrebbe ridurre le possibilità delle donne di prendere peso. Nello studio la correlazione tra il dormire con una luce artificiale e l’aumento di peso è stata osservata sia in donne che dormono meno di sette ore, sia in quelle che dormono tra le sette e le nove ore” – suggerisce Yong-Moon Park.

I ricercatori si sono affidati esclusivamente alle dichiarazioni dei soggetti studiati riguardo al peso e all’altezza; questi dati potrebbero dunque non essere accurati. Inoltre, durante il periodo di studio, le donne non hanno mai dichiarato eventuali cambiamenti di esposizione alla luce durante la notte.

Anche con tali limitazioni i risultati rappresentano un valido argomento per considerare l’esposizione alla luce artificiale di notte un fattore di rischio per l’aumento di peso. Una volta che televisione e luci sul comodino o sul soffitto sono spente, le persone dovrebbero fare attenzione anche alle altre fonti luminose: “anche con le luci spente, le nostre camere da letto sono spesso illuminate di notte da orologi, diodi a emissione luminosa, dispositivi elettronici e illuminazione esterna che filtra attraverso le tende– dice James Gangwisch, ricercatore della Columbia University di New York, che non ha partecipato allo studio.

Association of Exposure to Artificial Light at Night While Sleeping With Risk of Obesity in Women – Yong-Moon Mark Park, MD, PhD; Alexandra J. White, PhD; Chandra L. Jackson, PhD, MS; Clarice R. Weinberg, PhD; Dale P. Sandler, PhD – JAMA Intern Med. Published online June 10, 2019. doi:10.1001/jamainternmed.2019.0571

Fonte: Reuters Health

Igiene del sonno: come evitare la comparsa di disturbi del sonno e prevenire, quindi, alcune malattie neurologiche

Una corretta igiene del sonno può contribuire alla prevenzione di disturbi neurologici? La precoce identificazione ed il corretto e tempestivo trattamento di disturbi del sonno può aiutarci a prevenire alcuni disturbi neurologici? Una sonnolenza diurna eccessiva nell’anziano contribuisce allo sviluppo di un quadro di neuro-degenerazione? L’identificazione di determinati disturbi del sonno può guidarci nella diagnosi precoce di malattie neurologiche?

Sappiamo che la mancanza e la scarsa qualità del sonno hanno un significativo impatto negativo sulla salute a lungo e breve termine. A breve termine, le conseguenze riguardano attenzione, memoria e apprendimento. Direttamente o indirettamente, un sonno disturbato può avere un effetto negativo sulla vita familiare e sulle relazioni influenzando l’umore di una persona, le sue attività quotidiane e interazioni sociali. Un’insonnia ha notevole influenza sulla qualità della vita e, non sorprendentemente, si associa a depressione e ansia. La relazione tra salute mentale e disturbi del sonno, è bidirezionale, con insonnia, da un parte, e disturbi depressivi e disturbi d’ansia, dall’altra.

Sappiamo anche che una restrizione delle ore di sonno ha un impatto deleterio sul metabolismo, inducendo un rialzo dei valori di pressione arteriosa, una resistenza insulinica, un incremento ponderale. In un modello sperimentale, come indica un lavoro appena uscito su Nature, la frammentazione del sonno, provocata da risvegli notturni, determina una modificazione della ematopoiesi (il processo fisiologico di produzione delle cellule del sangue) incrementando il numero dei monociti e facilita la formazione di placche arteriosclerotiche. Queste premesse indicano in modo chiaro come una corretta igiene del sonno risulti fondamentale per il benessere psicofisico, per garantire efficienti relazioni interpersonali, per il funzionamento della memoria e per il metabolismo in genere.

Negli ultimi 20 anni la ricerca epidemiologica e sperimentale ha dimostrato un legame causale tra la presenza di apnee ostruttive in sonno ed il rischio cardio-cerebrovascolare. In particolare, sappiamo che i pazienti con sindrome delle apnee ostruttive in sonno presentano un alto rischio di ictus ischemico. Il trattamento di questa frequente condizione riporta il rischio di stroke o della sua recidiva ai livelli della popolazione generale. Attualmente è argomento di ricerca l’efficacia del trattamento delle apnee nella fase acuta dell’ictus sull’outcome a breve termine dello stroke, come già suggerito da modelli sperimentali.

Recenti dati epidemiologici indicano che, nella popolazione oltre i 65 anni, una eccessiva sonnolenza diurna è predittiva dello sviluppo di un declino cognitivo fino anche ad una conclamata demenza su base vascolare. Resta ancora da comprendere se la sonnolenza sia un segno precoce del declino cognitivo o piuttosto un indicatore di una alterazione del ritmo sonno-veglia. Questi dati sottolineano ancora come, studiando il sonno e le sue manifestazioni patologiche, sia imprescindibile prestare attenzione alla sintomatologia diurna che ci permette di comprendere come ogni disturbo del sonno sia un disturbo delle 24 ore.

Ripetute osservazioni, infine, confermano come alcuni disturbi motori in sonno possono essere la prima manifestazione di una malattia neurodegenerativa. Oggi, il REM sleep behavior disorder, disturbo comportamentale del sonno REM, è riconosciuto essere non solo una comune comorbilità della malattia di Parkinson, ma anche il più sensibile ed affidabile marcatore precoce di tutte le malattie da accumulo di alfa-sinucleina. Ricercare e riconoscere tempestivamente il REM sleep behavior disorder consentirà di identificare i pazienti in una finestra temporale precedente lo sviluppo dei sintomi diurni, pertanto eligibili per efficaci terapie neuroprotettive, una delle prospettive più affascinanti ed attuali della neurofarmacologia.

La Medicina del Sonno riveste un importante ruolo nell’ambito della salute pubblica. Una adeguata preparazione su questa disciplina medica aggiungerà un importante tassello al curriculum formativo del personale sanitario e risulta un imprescindibile requisito della neurologia moderna.

Prof. Giuseppe Plazzi, Centro per lo Studio e la Cura dei Disturbi del Sonno dell’Università di Bologna

La fine dell’estate fa rima con l’inizio delle scuole

Ombrelloni chiusi, passeggiate in montagne terminate, niente più bagni nei fiumi o al mare, basta libertà e svago all’aria aperta e con gli strappi alla regole in tema alimentazione: anche per gli studenti italiani l’estate è definitivamente alle spalle. E la fine dell’estate fa rima con l’inizio delle scuole.

Per i piccoli, ma anche per i più grandi, la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale fornisce utili consigli per affrontare al meglio il rientro sui banchi e le lezioni in classe.

Per far sì che i nostri figli abbiano un rientro graduale e piacevole a scuola è opportuno che i bambini comincino fin da subito ad avere una corretta alimentazione e a praticare regolare attività fisica durante il giorno: questo aiuta a scaricare lo stress, combattere in maniera naturale i malumori e a conciliare il sonno. E’ infatti fondamentale che bambini e adolescenti riposino in maniera corretta: i genitori, infatti, tendono a sottovalutare questo aspetto che riguarda i propri figli, che oggi più che mai si trovano ad affrontare troppi impegni e a vivere stimoli eccessivi che disturbano il riposo notturno” – spiega Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.

Ma quante ore dovrebbero dormire i bambini durante la notte?

In media un bambino di età compresa 3-5 anni dovrebbe dormire non meno di 10-13 ore; dai 6 ai 10 anni non meno di 9-11 ore e non meno di 8-9 ore per i bambini della fascia di età compresa tra gli 11 e i 13 anni”, secondo le recenti indicazioni della Sleep Foundation.

Sono infatti numerosi gli studi che confermano come i bimbi che non dormono a sufficienza difficilmente otterranno buoni risultati a scuola, poiché la privazione del sonno incide negativamente sulla memoria, sulla capacità di giudizio, sull’attenzione e sulla stabilità emotiva.

Secondo la SIPPS, inoltre, nelle ore serali bisognerebbe vietare videogiochi, tablet, computer o televisione, che possono provocare ansia e agitazione ed alterare i normali ritmi del sonno.

Per riprendere al meglio la ripresa del ritmo scolastico non dimentichiamo l’importanza della prima colazione, che deve offrire la giusta quantità di zuccheri, vitamine e grassi necessari per affrontare al meglio, e con energia, il resto della giornata” – aggiunge il Presidente SIPPS.

E’ poi importante far riprendere il ritmo giusto ai bambini, ritmo cadenzato dagli orari scolastici, quindi andare a letto presto la sera, per essere svegli e vigili al mattino, dal numero dei pasti (5 al giorno, suddivisi in due pasti principali, una colazione e due merendine a metà mattino e pomeriggio), dal gioco organizzato, dalla ripresa di incontri coi coetanei. Si deve sottolineare che l’organismo dei bambini, come del resto anche quello degli adulti, funziona sicuramente meglio se c’è regolarità quotidiana in orari e attività” – conclude Leo Venturelli, membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) e Garante cittadino dell’Infanzia e dell’Adolescenza.


Non c’è muscolo senza cervello

“Non c’è muscolo senza cervello” è il tema dell’edizione 2018 della Settimana Mondiale del Cervello, la campagna di sensibilizzazione promossa in Italia dalla Società Italiana di Neurologia (SIN).

Dal 12 al 18 marzo saranno numerose le iniziative in programma per informare la popolazione in merito a quelle malattie che possono compromettere il delicato funzionamento del cervello e che colpiscono, solo nel nostro Paese, circa 5 milioni di persone.

Non c’è muscolo senza cervello perché grazie al cervello e al sistema motorio si determina qualunque movimento del nostro corpo. L’ordine, infatti, parte dal cervello, viaggia lungo i nervi periferici e poi giunge al muscolo che si contrae e causa il movimento. D’altra parte, se è vero che i nervi e i muscoli dipendono dal cervello, allo stesso tempo si può affermare che i nervi e i muscoli influenzano il cervello e il sistema nervoso, fornendo segnali e sostanze nutritive ai neuroni del midollo spinale e contribuendo, attraverso l’esercizio muscolare e l’allenamento, a inviare segnali positivi di sopravvivenza ai neuroni. Il nostro sistema nervoso centrale e l’apparato neuromuscolare sono, quindi, un tutt’uno che lavora sempre in sinergia, influenzandosi continuamente nel corso del tempo” – dichiara Gianluigi Mancardi, Presidente SIN e Direttore Clinica Neurologica Università di Genova.

 

E proprio su questa vitale sinergia e, soprattutto, sui problemi che può portare un suo malfunzionamento, la SIN ha voluto porre l’accento quest’anno, celebrando durante la Settimana del Cervello anche la Giornata Nazionale delle Malattie Neuromuscolari, (dal 10 marzo), che mira a sensibilizzare l’opinione pubblica su importanti patologie come la distrofia muscolare, l’atrofia muscolare progressiva, la poliomielite progressiva o le gravi neuropatie periferiche quali le forme amiloidosiche.

In occasione della conferenza stampa di presentazione, tenutasi il 6 marzo scorso, sono stati illustrati gli enormi passi avanti fatti negli ultimi tempi dalla ricerca scientifica in campo diagnostico e terapeutico per la sclerosi multipla e le demenze, cosi come per la fisiologia e la patologia del sonno, per l’ictus cerebrovascolare e per le malattie neuromuscolari. Una sessione è stata, infine, dedicata al mondo del digitale al servizio della neurologia e a come i nuovi media possano essere un valido aiuto alla medicina.

 

Le novità della Settimana del Cervello 2018

  • Il caso della Sclerosi Multipla: le novità della ricerca [Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente SIN e Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova]

Sta per essere presentato al Congresso dell’European Bone Marrow Transplantation Society (EBMT) a Lisbona un importante studio coordinato dal Prof. Burt di Chicago, cui hanno partecipato anche la Svezia e il Regno Unito, grazie al quale si dimostra che il trapianto autologo con cellule staminali ematopoietiche è di gran lunga più efficace delle migliori terapie a disposizione nel ridurre la frequenza di ricadute e la progressione della disabilità nei pazienti con SM.

Ai pazienti ritenuti idonei a questo trattamento viene somministrata una potente terapia immunosoppressiva con successiva infusione di cellule staminali del sangue emopoietiche che erano state precedentemente raccolte dagli stessi pazienti. Nel corso del tempo, le cellule staminali migrate nel midollo osseo hanno prodotto nuove cellule immunitarie.

Una rilevante novità degli ultimi tempi è l’efficacia della terapia antiCD20 nel controllare la progressione della malattia. Gli antiCD20 sono in grado di eliminare i linfociti B ossia quelli che producono gli anticorpi che causano la SM. Inoltre, oggi abbiamo a disposizione anticorpi monoclonali completamente umanizzati, come ocrelizumab, che sono stati approvati dall’EMA per la forma recidivante remittente ma anche per la forma primaria progressiva attiva; tali farmaci sono stati recentemente sottoposti alla attenzione di AIFA e saranno verosimilmente a disposizione dopo l’estate.

Infine, uno studio presentato recentemente al Congresso Actrims di San Diego ha dimostrato che, se la terapia con Natalizumab viene maggiormente dilazionata nel tempo, il rischio di leuco-encefalopatia multifocale progressiva (PML) associato potrebbe diminuire in maniera significativa. Non sono però nel lavoro riportati i dati su una possibile modificazione della efficacia del farmaco.

 

  • L’orologio biologico e il sonno nelle patologie neurologiche [Prof. Raffaele Ferri, Direttore Scientifico IRCCS Associazione Oasi Maria SS Onlus di Troina (EN)]

L’orologio circadiano è quel meccanismo evolutivo che fa adattare la fisiologia corporea ai cicli diurni di 24 ore, influenzando un’ampia varietà di processi come le transizioni sonno/veglia, le ore dei pasti, la temperatura corporea e la secrezione ormonale. Il cervello agisce da grande direttore d’orchestra in questo complesso meccanismo di sincronizzazione. Tuttavia, a sua volta, il cervello viene influenzato dagli stimoli ambientali (luce/buio, pasti, livello del rumore, ritmi lavorativi, ecc.) per allineare il tutto alla durata del ciclo circadiano di 24 ore. I disordini del ritmo circadiano sonno/veglia comprendono il disordine da fase di sonno ritardata, avanzata oppure irregolare, il disordine del ritmo sonno/veglia non 24 ore, il disordine da lavoro a turno e il jet lag.

I disturbi del sonno colpiscono circa 13 milioni di italiani. I principali sono: l’insonnia che, in forma più o meno grave, colpisce circa il 30% della popolazione; la sindrome delle gambe senza riposo che colpisce circa il 7%; il Disturbo Comportamentale del Sonno REM (RBD) che interessa circa il 2% della popolazione e che molto spesso anticipa di anni, a volte più di un decennio, l’insorgenza di una malattia neurodegenerativa come la Malattia di Parkinson.

Molti disordini del sonno sono caratterizzati da manifestazioni motorie particolari ed importanti come la sindrome delle gambe senza riposo in cui la necessità di muovere le gambe la sera e a letto provoca un disturbo importante dell’inizio del sonno; nel disordine comportamentale in sonno REM il paziente presenta comportamenti complessi durante i quali “agisce” il contenuto del sogno concomitante, con conseguenze anche gravi per se stesso ed il partner; nella narcolessia, infine, il paziente esperimenta episodi generalmente brevi di completa perdita del tono muscolare con transitoria impossibilità a muoversi durante il giorno (cataplessia) o al risveglio (paralisi da sonno).

 

  • Le demenze: il punto della ricerca scientifica su nuove terapie e procedure diagnostiche [Prof. Stefano Cappa, Ordinario di Neurologia, Scuola Universitaria Superiore di Pavia]

Nel caso di demenza, le capacità motorie dei pazienti rimangono intatte. Per questa patologia, infatti, vale la regola “Non c’è cervello senza muscolo” proprio a sottolineare l’importanza dell’attività fisica per il mantenimento delle nostre capacità cognitive.

A livello internazionale, due scoperte sono molto importanti per il potenziale impatto sulla diagnosi e sullo sviluppo di nuove terapie. Da un lato, una scoperta di base, ovvero la conoscenza della precisa struttura atomica della tau fosforilata, un’altra proteina la cui deposizione a livello cerebrale, accanto a quella dell’amiloide, è il principale marcatore della malattia. La conoscenza della struttura degli aggregati specifici per l’Alzheimer apre la strada alla possibilità di una visualizzazione in vivo con la tomografia ad emissione di positroni e allo sviluppo di terapie che nel blocchino l’aggregazione.

Dall’altro, la recente scoperta di un test eseguibile su un semplice campione di sangue per dimostrare la presenza di un probabile accumulo di amiloide cerebrale, la cui efficacia sembra comparabile a quella di esami invasivi, come l’analisi del liquido cerebrospinale mediante puntura lombare o più costosi e complessi, come la PET cerebrale con traccianti per l’amiloide. Quindi nuove prospettive per la diagnosi precoce e la valutazione dell’efficacia di terapie applicate a soggetti a rischio o nelle fasi molto iniziali della malattia.

 

  • Ictus: la finestra delle 24 ore [Prof. Danilo Toni, Associato in Neurologia, Direttore Unità di Trattamento Neurovascolare Policlinico Umberto I di Roma]

Da un paio di anni, la terapia d’elezione per il trattamento dell’ictus ischemico conseguente all’occlusione di grandi arterie intracraniche è l’asportazione meccanica per via endovascolare del trombo occludente, che, specie se effettuata dopo la somministrazione di trombolisi, risulta molto efficace nel favorire il recupero del deficit neurologico. La finestra terapeutica ottimale per il trattamento è stata considerata, in media, di 5-6 ore.

Tuttavia, già da diverso tempo era evidente che la durata media della finestra terapeutica fosse un’astrazione statistica e che c’era invece la possibilità di individuare pazienti con finestre terapeutiche più lunghe, anche di diverse ore. Due trial pubblicati a gennaio e febbraio di quest’anno sul New England Journal of Medicine hanno dimostrato la possibilità di sfruttare al meglio la finestra terapeutica individuale.

Entrambi i trial hanno dimostrato l’efficacia del trattamento endovascolare fino a 16-24 ore dal teorico esordio dell’ictus nel consentire un recupero funzionale a tre mesi dal trattamento, a fronte di un rischio di complicanze emorragiche e di mortalità comparabile a quello del trattamento standard.

Si apre quindi un fronte nuovo nel mondo della cura dell’ictus cerebrale ischemico: l’opportunità di intervenire con trattamenti di rivascolarizzazione potrà essere valutata con finestre terapeutiche individuali, secondo il principio della medicina di precisione.

 

  • Le malattie neuromuscolari: panoramica e novità terapeutiche [Prof. Angelo Schenone, Associato in Neurologia, Università di Genova e Policlinico San Martino di Genova]

Le malattie neuromuscolari (MNM) sono quel gruppo di malattie che colpiscono i nervi, sia motori che sensitivi, e i muscoli da essi comandati. Le cause sono molteplici: genetiche, infiammatorie, immunologiche, endocrino-metaboliche, tossiche e neoplastiche.

Oggi i neurologi vivono, nel campo delle MNM, la rivoluzione dell’applicazione pratica della tanto attesa terapia genica. E’ infatti della fine di settembre la notizia che l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato in soli 64 giorni, grazie ad un percorso accelerato riservato alle malattie gravi, la commercializzazione del farmaco Spinraza (Nusinersen) per la cura ed il trattamento della Atrofia Muscolare Spinale (SMA), gravissima MNM del bambino e dell’adulto che può portare alla morte anche nel I anno di vita. Gli studi sono stati coordinati da ricercatori italiani. Il meccanismo di azione di Nusinersen è “genico”: il farmaco (oligonucleotide antisenso) iniettato per via intratecale mediante puntura lombare, attiva la funzione di un gene (SMN2) complementare a quello inattivo nella malattia (SMN1) e consente la produzione della proteina carente da parte delle cellule nervose.

A breve si prospettano altri risultati straordinari basati sulla terapia genica per altre MNM fatali, quali la neuropatia amiloidosica familiare, e ancora la SMA, mediante l’iniezione sottocute di una singola dose di “DNA” che veicola il gene attivo.

 

  • Le innovazioni tecnologiche al servizio della Neurologia [Prof. Gioacchino Tedeschi, Direttore I Clinica Neurologica e Neurofisiopatologia A.O.U Università della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli]

Nell’ambito delle attività del gruppo di studio della Società Italiana di Neurologia “Digital Technology, web e social media al servizio della Neurologia” è in corso una survey su quanto i Neurologi italiani conoscano la Sanità Digitale dal titolo “Neurologia 3.0, siamo pronti? – Stato dell’arte sul rapporto tra neurologi italiani, social media, apps, wearable devices e exergames” a cui, ad oggi, hanno partecipato circa 200 Neurologi.

I risultati preliminari hanno dimostrato che:

– i device come pc e tablet sono utilizzati soprattutto per tenersi informati e per mantenere i contatti (92% e 75%) e meno per  divulgare informazioni ( 54%)

– i social media non sono visti molto bene per ciò che riguarda la condivisione dell’amicizia. La maggioranza degli intervistati non è favorevole all’amicizia con i pazienti (88%) sui social e circa la metà (54%) è sfavorevole anche a qualunque interazione sul web

– il 57 % del campione risponde ai pazienti tramite whatsapp anche fuori dall’orario di lavoro

– l’avvento dei social ha migliorato il rapporto con i pazienti per circa il 50% degli intervistati

– il 94% dei neurologi ha ricevuto pazienti che si erano fatti una autodiagnosi

– il 98% dei neurologi consiglia ai pazienti di consultare siti affidabili e cerca di metterli in guardia da siti non attendibili

Sono 4 i temi principali dell’e-health applicata alla Neurologia: i social network, le tecnologie assistitive, le APPs e i wearable device.

Ci sono, ormai, diversi studi in letteratura che dimostrano che, se ben gestiti, i Social Network possono diventare un luogo di corretta informazione scientifica e di contatto reale con i pazienti.

Il secondo tema è l’exergaming applicata alla riabilitazione, fondamentale per le persone affette da patologie neurologiche debilitanti. L’approccio riabilitativo, infatti, potrebbe essere ancora più efficace se praticato attraverso videogiochi che implicano attività fisica; l’exergaming sembrerebbe aiutare i pazienti a migliorare alcune capacità motorie e cognitive, anche se la sua efficacia va ancora ben documentata.

Le APPs sono utili perché tengono sempre in contatto il paziente con la sua equipe curante, sono di supporto nella gestione quotidiana della terapia e validi strumenti di riabilitazione cognitiva. Infine, un’ulteriore innovazione sono i dispositivi indossabili, i wearable devices: dai braccialetti che monitorano l’attività fisica a quelli che tengono sotto controllo i parametri vitali, fino ai vestiti realizzati con filati intelligenti che regolano la temperatura corporea o che incorporano sensori di movimento.

 

Coordinata dalla European Dana Alliance for the Brain in Europa e dalla Dana Alliance for Brain Initiatives negli Stati Uniti, la Settimana del Cervello è il frutto di un enorme coordinamento internazionale cui partecipano le Società Neuroscientifiche di tutto il mondo, e a cui la Società Italiana di Neurologia aderisce fin dall’edizione 2010.

La Società Italiana di Neurologia (SIN) è da sempre impegnata nella battaglia contro le malattie del sistema nervoso, sostenendo la ricerca, promuovendo l’assistenza e la cura e, infine, impegnandosi nella formazione degli specialisti del cervello, i neurologi.

Il dettaglio delle iniziative italiane della Settimana Mondiale del Cervello è consultabile on line, all’indirizzo www.neuro.it.

La Settimana Mondiale del Cervello (Brain Awareness Week, BAW) è promossa a livello internazionale dalla European Dana Alliance for the Brain in Europa e dalla Dana Alliance for the Brain Initiatives e dalla Society for Neuroscience negli Stati Uniti. Ad essa aderiscono ogni anno Società Neuroscientifiche di tutto il mondo – tra cui, dal 2010, anche la Società Italiana di Neurologia – oltre a numerosissimi enti, associazioni di malati, agenzie governative, gruppi di servizio ed organizzazioni professionali di oltre 82 Paesi.

 

 


APNEE DEL SONNO – Guida diagnostico terapeutica

È una malattia caratterizzata da ricorrenti episodi di “collasso” delle vie aeree superiori e, in particolare, del rino e/o orofaringe durante il sonno.

Le periodiche interruzioni della fisiologica respirazione provocano un insieme di sintomi sia nel corso del sonno che durante il giorno.

Il riposo notturno è caratterizzato da frequenti risvegli spesso associati a nicturia ed il sonno non ristoratore potrà determinare ripercussioni nella giornata con cefalea al risveglio, eccessiva stanchezza fino alla sonnolenza con episodi di addormentamento involontario.

La persistenza della patologia in assenza di adeguato trattamento a lungo termine può causare sviluppo di ipertensione arteriosa, malattie cardiovascolari, malattie neurologiche, disturbi metabolici ed incremento della frequenza di incidenti sia del lavoro che della strada.

FONTE | http://www.pneumotool.net


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