Posts Tagged 'sovrappeso'

Dormire con le luci accese fa ingrassare

Dormire con le luci o con la televisione accesa aumenta le probabilità di diventare obesi. È quanto emerge da una ricerca condotta su donne di mezza età, pubblicata online sulla rivista JAMA Internal Medicine.

I ricercatori – guidati da Yong-Moon Park, autore principale dello studio, Epidemiology Branch, National Institute of Environmental Health Sciences, National Institutes of Health, Research Triangle Park, North Carolina – hanno preso in esame 44.000 donne in buona salute, tra i 35 e i 74 anni. Alcune, 17.000 circa, dormivano con una luce notturna all’interno della stanza; altre, oltre 13.000, invece, lasciavano una luce accesa all’esterno della camera. Circa 5.000 dormivano con la televisione accesa o una luce nella camera da letto.

All’inizio dello studio le donne erano per la maggior parte in sovrappeso, ma non obese, e nessuna di loro svolgeva lavori notturni che interrompessero il ciclo sonno/veglia.

Sono state seguite per sei anni, al temine dei quali le donne che dormivano con televisione o luce in camera presentavano il 22% di probabilità in più di essere in sovrappeso, una probabilità maggiore di un aumento dell’indice di massa corporea del 10% almeno e il 33% in più di probabilità di essere obese rispetto alle donne che dormivano nel buio totale.

Lo studio non dimostra se o come l’esposizione alla luce artificiale di notte possa causare direttamente l’obesità.

Spegnere le luci al momento di coricarsi potrebbe ridurre le possibilità delle donne di prendere peso. Nello studio la correlazione tra il dormire con una luce artificiale e l’aumento di peso è stata osservata sia in donne che dormono meno di sette ore, sia in quelle che dormono tra le sette e le nove ore” – suggerisce Yong-Moon Park.

I ricercatori si sono affidati esclusivamente alle dichiarazioni dei soggetti studiati riguardo al peso e all’altezza; questi dati potrebbero dunque non essere accurati. Inoltre, durante il periodo di studio, le donne non hanno mai dichiarato eventuali cambiamenti di esposizione alla luce durante la notte.

Anche con tali limitazioni i risultati rappresentano un valido argomento per considerare l’esposizione alla luce artificiale di notte un fattore di rischio per l’aumento di peso. Una volta che televisione e luci sul comodino o sul soffitto sono spente, le persone dovrebbero fare attenzione anche alle altre fonti luminose: “anche con le luci spente, le nostre camere da letto sono spesso illuminate di notte da orologi, diodi a emissione luminosa, dispositivi elettronici e illuminazione esterna che filtra attraverso le tende– dice James Gangwisch, ricercatore della Columbia University di New York, che non ha partecipato allo studio.

Association of Exposure to Artificial Light at Night While Sleeping With Risk of Obesity in Women – Yong-Moon Mark Park, MD, PhD; Alexandra J. White, PhD; Chandra L. Jackson, PhD, MS; Clarice R. Weinberg, PhD; Dale P. Sandler, PhD – JAMA Intern Med. Published online June 10, 2019. doi:10.1001/jamainternmed.2019.0571

Fonte: Reuters Health

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Sicurezza cardiovascolare di Lorcaserina nei pazienti in sovrappeso o obesi

Lorcaserina (Belviq), un agonista selettivo del recettore 2C della serotonina che modula l’appetito, ha dimostrato efficacia nel controllo del peso nei pazienti sovrappeso o obesi. La sicurezza cardiovascolare e l’efficacia della Lorcaserina non sono state ben definite.

Sono stati assegnati a caso 12.000 pazienti in sovrappeso o obesi con malattia cardiovascolare aterosclerotica o più fattori di rischio cardiovascolare a ricevere Lorcaserina (10 mg due volte al giorno) oppure placebo.

L’esito primario di sicurezza rappresentato dai principali eventi cardiovascolari (un composito di morte cardiovascolare, infarto miocardico o ictus) è stato valutato in una analisi ad interim per escludere un limite di non-inferiorità di 1.4.

Se la non-inferiorità veniva soddisfatta, l’esito primario di efficacia cardiovascolare (un composito di eventi cardiovascolari maggiori, insufficienza cardiaca, ospedalizzazione per angina instabile o rivascolarizzazione coronarica, cioè eventi cardiovascolari maggiori prolungati) veniva valutato per la superiorità alla fine dello studio.

A 1 anno, era stato rilevato un calo ponderale di almeno il 5% in 1.986 pazienti su 5.135 (38.7%) nel gruppo Lorcaserina e in 883 su 5.083 (17.4%) nel gruppo placebo (odds ratio, OR=3.01, P minore di 0.001).

I pazienti nel gruppo Lorcaserina avevano valori leggermente migliori in merito ai fattori di rischio cardiaco (tra cui la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, il controllo glicemico e i lipidi) rispetto a quelli del gruppo placebo.

Durante un follow-up mediano di 3.3 anni, il tasso di esito primario di sicurezza è stato del 2.0% all’anno nel gruppo Lorcaserina e del 2.1% all’anno nel gruppo placebo (hazard ratio, HR=0.99, P minore di 0,001 per non-inferiorità); il tasso di eventi cardiovascolari maggiori prolungati è stato del 4.1% all’anno e del 4.2% all’anno, rispettivamente (HR=0.97, P=0.55).

Gli eventi avversi di particolare interesse sono stati rari e le percentuali sono state generalmente simili nei due gruppi, ad eccezione di un numero più elevato di pazienti con grave ipoglicemia nel gruppo Lorcaserina (13 vs 4, P=0.04).

In conclusione, in una popolazione ad alto rischio di pazienti in sovrappeso o obesi, la Lorcaserina ha facilitato una perdita di peso sostenuta senza un più alto tasso di eventi cardiovascolari maggiori rispetto al placebo.

Bohula EA et al, N Engl J Med 2018; 379: 1107-1117

Fonte | metabolismo.net

Anche l’Italia aderisce alla rete internazionale OPEN, Obesity Policy Engagement Network

Il 18 maggio scorso, si è celebrata la decima edizione della giornata europea dell’obesità, promossa dall’Associazione europea per lo studio dell’obesità, Easo, per sensibilizzare istituzioni, mondo scientifico e società civile ad affrontare quella che l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito vera e propria epidemia del secolo, con 650 milioni di obesi e 1,9 miliardi di persone in sovrappeso nel mondo. In Europa, secondo i dati del programma EpiCentro dell’Istituto superiore di sanità sarebbe in sovrappeso oltre il 50 per cento della popolazione adulta e obesa più del 20 per cento. Non migliori i dati che riguardano l’Italia, in cui, secondo la prima edizione dell’Italian Obesity Barometer Report, realizzata in collaborazione con Istat, il 46 per cento degli adulti, ovvero oltre 23 milioni di persone, e il 24,2 per cento tra bambini e adolescenti, vale a dire 1 milione e 700mila giovani, è in eccesso di peso.

In occasione di questa giornata, ha fatto il suo debutto in Italia Open-Obesity Policy Engagement Network, organizzazione promossa dalla Federazione mondiale World Obesity, da Easo, dalle associazioni americane Obesity Society e Obesity Action Coalition (OAC), con il contributo di Novo Nordisk.

Già presente in 10 Paesi – Arabia Saudita, Australia, Canada, Emirati Arabi, Brasile, Germania, Gran Bretagna, Israele, Spagna, Stati Uniti – OPEN si propone di facilitare la messa a punto di progetti e programmi volti ad affrontare questa malattia e il suo carico per la società” – ha spiegato il coordinatore di Open Italia, Andrea Lenzi, Presidente della Fondazione Italiana per la ricerca in endocrinologia e del Comitato di Biosicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’obiettivo principale di Open nel nostro paese è quello di lavorare per realizzare una strategia che porti al riconoscimento dell’obesità quale malattia e problema sociale, all’implementazione di un piano d’azione e alla realizzazione di una roadmap con il coinvolgimento del livello istituzionale”  – ha chiarito Paolo Sbraccia, Presidente Italian Wellness Alliance.

Un livello istituzionale che sembra attento al tema, visto che contestualmente a OPEN vede la luce l’Intergruppo parlamentare sull’obesità coordinato dall’on. Roberto Pella, che ha dichiarato:

ritengo che il Parlamento debba porre il tema dell’obesità all’ordine del giorno dei propri lavori quanto prima. Il carattere di emergenza di questa malattia impone una presa di consapevolezza da parte dei decisori politici, a tutti i livelli”,

Governo, Parlamento, Enti territoriali devono sostenere la lotta all’obesità attraverso l’attività di programmazione a livello di politica sanitaria di interventi sociali di comunità. L’Intergruppo parlamentare nutre la ferma convinzione di poter fungere da interprete e portavoce di ciò presso le Istituzioni” – ha aggiunto la sen. Daniela Sbrollini.

Le stime dell’obesità preoccupano. Infatti, quello che sino a pochi anni fa sembrava un problema limitato alle nazioni più progredite è diventato oggi una questione globale: gli esperti prevedono che il superamento della soglia di 1 miliardo di obesi nel mondo avverrà presto, ed entro il 2030 saranno 1,12 miliardi.

Sovrappeso e obesità sono causa di quasi quattro milioni di morti l’anno e l’obesità costituisce un rischio elevato per la salute delle persone e per la loro aspettativa di vita” – ha ricordato Michele Carruba, Direttore del Centro di studio e ricerca sull’obesità dell’Università degli studi di Milano.

La crescita dei livelli di obesità ha anche un impatto negativo sulla società e sull’economia, in quanto riduce il numero degli anni di piena produttività di una persona e aumenta i consumi di risorse sanitarie” – gli ha fatto eco Ferruccio Santini, Presidente Sio-Società italiana dell’obesità.

Nonostante sia unanime il consenso del mondo scientifico sul fatto che l’obesità sia una malattia su base multifattoriale che necessita di cure a lungo termine, ancora oggi i sistemi sanitari e i decisori ritengono che costituisca una responsabilità dell’individuo.

La maggior parte delle strategie attualmente impiegate per affrontare il fenomeno si basano sulla prevenzione, sulla dieta e sull’attività fisica. Tutto corretto, salvo il fatto che non considerano la natura dell’obesità nel suo complesso, il bisogno di un approccio integrato alla malattia e, soprattutto, il fatto che la persona obesa non sempre cerca un aiuto o una cura” – ha detto Antonio Caretto, Presidente Fondazione Adi-Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica.

Ciò significa, che la persona obesa andrà incontro a serie complicanze come diabete, malattie cardiovascolari, tumori, con ulteriori conseguenze per la salute e costi aumentati per l’accesso alle cure e all’assistenza” – ha aggiunto Giuseppe Fatati, Coordinatore di IO-Italian Obesity network.

In sintesi, l’obesità non costituisce di certo una nuova sfida per i sistemi sanitari, ma bisogna comprendere e realizzare che non si tratta di una semplice questione di calorie, bensì di una malattia cronica complessa per la quale è necessario mettere in atto strategie integrate e multidisciplinari che mettano al primo posto il sostegno alle persone obese, altrimenti il trend di crescita della malattia e i costi associati continueranno a progredire, con un peso per la società destinato ad andare fuori controllo.


 

Onda e Figurella di nuovo insieme per promuovere stili di vita corretti

Il sovrappeso rappresenta un problema non solo estetico contro cui correre ai ripari, è soprattutto un problema di salute derivante per lo più da uno stile di vita scorretto ed è riconosciuto come un fattore di rischio per molte malattie croniche. Nei paesi sviluppati infatti l’obesità è considerata come uno dei 10 principali fattori di rischio per la salute e in Europa sovrappeso e obesità sono responsabili di circa l’80% dei casi di diabete di tipo 2, del 35% delle cardiopatie ischemiche e del 55% della malattia ipertensiva tra gli adulti, causando ogni anno oltre 1 milione di morti e 12 milioni di anni di vita trascorsi in cattive condizioni di salute. Dati allarmanti se si considera che, secondo Istat, più di un terzo degli italiani è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa.

Secondo gli esperti un’attività fisica regolare e bilanciata e una sana alimentazione rappresentano la chiave per prevenire le malattie legate agli stili di vita scorretti. Infatti, mangiare bene non basta ma è indispensabile anche evitare la sedentarietà, causa principale del sovrappeso e quarto più importante fattore di rischio di mortalità al mondo e per tutte le malattie non trasmissibili come quelle metaboliche, respiratorie, cardiovascolari e i tumori.

Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la salute non si definisce semplicemente come ‘assenza di malattia’, ma come lo ‘stato completo di benessere fisico, psichico e sociale’. Tutelarla al meglio non significa quindi solo preoccuparsi della prevenzione e della cura di eventuali malattie, ma avere una strategia a 360° a partire da corrette abitudini quotidiane. Le donne sono indiscusse protagoniste delle scelte alimentari di tutta la famiglia e influiscono in modo decisivo sugli stili di vita dei propri cari, risultando dunque preziose alleate nella diffusione di abitudini corrette” – ha spiegato Francesca Merzagora, Presidente di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.

Partendo da questi presupposti Onda, da sempre impegnata nella promozione di una cultura della prevenzione a partire dalle strategie primarie, ha deciso di sostenere anche quest’anno a novembre “Il Mese della Prevenzione della Linea” nel network di 150 centri Figurella impegnati attivamente nella promozione del benessere della donna. I centri si impegnano a informare e ad aiutare tutte le donne, dall’adolescenza all’età adulta, ad intraprendere e mantenere un percorso verso uno stile di vita corretto basato sul giusto movimento e una sana alimentazione che le renda più consapevoli, più in forma e quindi più sane.

A novembre, per il terzo anno consecutivo, i centri Figurella offriranno alla popolazione italiana femminile una visita gratuita con l’obiettivo di individuare i fattori di rischio legati al sovrappeso e alla sedentarietà, valutare in modo professionale il loro stato di forma fisica e definire un percorso di miglioramento tagliato sulle esigenze specifiche della singola persona.

A tutte le donne verrà inoltre distribuito nei centri Figurella e negli ospedali del network Bollini Rosa la brochure “Il tuo stile di vita è (davvero) sano?”, realizzata da Onda per divulgare la cultura del giusto movimento e della sana alimentazione e fornire consigli utili da mettere in pratica nella vita di tutti i giorni.

 


Rapporto “Stato della salute nella UE”: preoccupante il tasso di obesità infantile in Italia

Se il Rapporto dell’Unione europea sullo stato di salute nei paesi membri, reso pubblico il 23 novembre scorso, promuove il servizio sanitario italiano, per l’indubbio contributo al miglioramento della salute dei cittadini e all’allungamento della speranza di vita, contemporaneamente mette in luce alcune criticità.

Tra queste, emerge “l’aumento dei problemi di sovrappeso e obesità infantile, con una diffusione ormai superiore alla media UE”. Un fenomeno definito testualmente nel Rapporto “particolarmente allarmante”, tra i fattori di rischio per la salute pubblica, perché “l’obesità nell’infanzia e nell’adolescenza rappresentano un forte indicatore delle condizioni di sovrappeso e obesità in età adulta”.

Si tratta di un campanello d’allarme che deve far riflettere i nostri decisori, sul fondamentale ruolo che il pediatra di libera scelta ricopre nell’economia del nostro sistema sanitario” – commenta Rinaldo Missaglia, Segretario nazionale del Sindacato medici pediatri di famiglia (SiMPeF).

Infatti, il fenomeno del sovrappeso e dell’obesità infantile assume una dimensione preoccupante – secondo il Rapporto UE – proprio allo snodo adolescenziale dei quindici anni: 26 per cento di maschi sovrappeso o obesi, al quarto posto in Europa.

Un periodo critico, nel quale il ragazzo rischia di trovarsi in una sorta di ‘limbo assistenziale’, nel quale sta uscendo dalle cure di base fornite dal pediatra di famiglia, per entrare nel mondo sanitario degli adulti, in cui gli dovrebbero essere fornite quelle medesime attenzioni che il sistema garantisce grazie all’assistenza del pediatra di libera scelta. Per questo noi sosteniamo che, almeno nei casi critici come questo, laddove c’è un rilevante fattore di rischio cardiovascolare, la copertura pediatrica sia estesa ai diciotto anni” – afferma Missaglia.

Una cartina tornasole, che conferma questo aspetto, può essere rappresentata da un’altra osservazione che scaturisce dal Rapporto: le regioni meridionali presentano tassi di sovrappeso e obesità infantile particolarmente elevati, soprattutto in Calabria, Campania e Molise superano il 40 per cento.

Guarda caso, sono proprio le aree del meridione in cui si riscontra un elevato tasso di abbandono precoce del pediatra di libera scelta da parte delle famiglie, spesso a partire dai 6 anni”- aggiunge Missaglia.

Il pediatra di famiglia dispone, al di là delle competenze professionali, di strumenti unici come i ‘bilanci di salute’, che consentono di intercettare queste situazioni, permettendo di affrontarle con i genitori, per il bene del ragazzo. Si tratta, né più né meno di quanto previsto all’interno del nostro accordo collettivo nazionale, che tuttavia è ormai ingessato al 2005, ultima revisione condivisa tra professionisti e SSN. Eppure da allora la situazione sanitaria si è evoluta. La stessa UE sottolinea con rilievo la grande attenzione dedicata all’assistenza di base nel nostro Paese, sottintendendo come sia una delle ragioni del successo del nostro sistema sanitario. Questo impegno andrebbe non solo mantenuto, ma rafforzato, potenziando le cure di base anche con il supporto di altre figure professionali, come i collaboratori di studio, nella gestione dell’assistenza, soprattutto per i pazienti con malattie croniche, cui anche il pediatra dovrà sempre di più far fronte”- prosegue Missaglia.

Ultimi, ma non meno importanti altri due aspetti critici, ravvisati dal Rapporto, nel comportamento dei quindicenni italiani: la scarsa attività fisica, legata al livello di sovrappeso e obesità, e soprattutto il vizio del fumo, che vede la percentuale di tabagisti al 22 per cento tra le femmine e al 20 tra i maschi di questa età, rispettivamente al secondo e al terzo posto in Europa.

Il ruolo di educatore sanitario riconosciuto al pediatra di famiglia potrebbe avere un significativo impatto anche su questi comportamenti a rischio, come su tutti gli stili di vita sbagliati. Per queste ragioni, crediamo non si possa più attendere. La revisione dell’accordo collettivo nazionale della pediatria di famiglia è rimandato da troppo tempo, rischiamo che quello attualmente in vigore diventi maggiorenne. Alla luce di queste situazioni, non possiamo permettercelo”- conclude Missaglia.

 


Sovrappeso e salute delle ginocchia

 

Accumulare chili di troppo può essere una scelta davvero rischiosa, che nuoce “gravemente” sia all’immagine, sia alla salute. A correre i rischi più importanti, come è risaputo, la maggior parte degli organi, dal cuore, a tutto il sistema cardiovascolare, passando per il fegato e arrivando ai reni, ma non solo. Anche le ginocchia potrebbero subire contraccolpi, tutt’altro che positivi: il sovrappeso, secondo i risultati di un recente studio, mette in serio pericolo la salute di queste preziose articolazioni.

Il rischio è che le ginocchia “crollino” o quasi, sotto il peso dei chili di troppo accumulati per assecondare peccati di gola o eccessi di pigrizia, ma, soprattutto che compaiano sintomi dolorosi difficilmente sopportabili.

Infatti, secondo una recente sperimentazione australiana, condotta dagli esperti della Monash University di Melbourne e pubblicata sulla rivista scientifica di settore Arthritis Care and Research, le persone che ingrassano, aumentando peso e massa corporea, hanno maggiori probabilità di sviluppare dolore a carico delle ginocchia rispetto a chi perde peso o lo mantiene relativamente stabile nel tempo.

Per giungere a questa conclusione e per tracciare questo filo, diretto quanto pericoloso, tra sovrappeso, aumento di peso e dolore, disturbi alle ginocchia, gli studiosi australiani hanno coinvolto nella sperimentazione 250 persone, di età compresa tra i 25 e i 60 anni, senza precedenti disturbi articolari e relativo intervento chirurgico a carico del ginocchio. Il 70% dei partecipanti era donna e una buona fetta di loro era in condizione di sovrappeso o obesità.

Trascorsi due anni dall’inizio della ricerca, sono rimasti 196 partecipanti: la metà di loro ha mantenuto il proprio peso corporeo, il 14% è ingrassato, con un aumento di peso medio pari a 7 kg, e il 30% ha perso peso. Secondo quanto riportato dagli esperti, ogni chilogrammo di peso corporeo accumulato ha fatto salire il dolore al ginocchio di 1.9 punti; la rigidità ossea dell’articolazione è peggiorata di 1.4 punti; la funzionalità di 6.1 punti.

Nessuna certezza, ma sospetti molto fondati sono emersi dallo studio. Il dolore articolare a carico delle ginocchia è una vero e proprio “incubo” con cui convivere quotidianamente per migliaia di persone in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi più ricchi, Stati Uniti in testa. Gli esperti non certificano il rapporto di causalità tra l’incremento di peso e il dolore al ginocchio, ma lo ritengono altamente probabile. Avvalora la tesi degli scienziati australiani anche l’aumento, più consistente, del dolore, nelle persone obese, che hanno registrato un +59 punti in media, rispetto ai 6.4 punti dei partecipanti non obesi.

PROGETTO FIGURELLA “LA DONNA AL CENTRO”

Sovrappeso e obesità colpiscono oltre 21 milioni di italiani, 1 su 3 secondo i dati del 10th Italian Diabetes & Obesity Barometer Report. Nei Paesi sviluppati l’obesità viene considerata come uno dei 10 principali fattori di rischio per la salute e questo è noto da anni. Mangiamo male e mangiamo troppo, ma l’epidemia di obesità che investe i Paesi occidentali non è semplicemente causata da una dieta sbagliata.

L’inattività fisica è oramai riconosciuta come il quarto più importante fattore di rischio di mortalità a livello mondiale e causa il 6 percento di tutti i decessi. La comunità scientifica è concorde sul fatto che alla base della prevenzione e cura dell’obesità siano fondamentali prima il giusto movimento e una sana alimentazione ed è oggi impegnata a promuovere lo stile di vita corretto come parte attiva della prevenzione per la salute.

Partendo da questi presupposti Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna, da sempre impegnata nella promozione di una cultura della prevenzione a partire dalle strategie primarie, ha deciso di sostenere il progetto Figurella “La Donna al Centro” volto alla creazione di un network di centri impegnati attivamente nella promozione del benessere della donna. Figurella da oltre 40 anni promuove il raggiungimento del peso forma come conseguenza di uno stile di vita corretto fatto di movimento e di sana alimentazione, attraverso un metodo naturale che abbina esercizio fisico moderato e un’educazione alimentare rivolta a tutta la famiglia.

Oggigiorno non è l’informazione che manca, ma la capacità di cambiare le proprie cattive abitudini, trovare strategie quotidiane e sostenibili per fare movimento e una sana alimentazione e conciliare tutto questo con la propria routine, soprattutto quando si parla di donne, moglie e madri. Ecco perché oltre ad evitare il ricorso al fai-da-te in diete e sport, è bene farsi affiancare da professionisti qualificati che non solo individuino un percorso personalizzato e tagliato sulle singole esigenze, ma che diano soprattutto il giusto supporto affinché si arrivi all’obiettivo e si cambi (davvero) stile di vita.

I 150 centri partecipanti al progetto “La Donna al Centro” si impegnano ad informare e ad aiutare tutte le donne, dall’adolescenza all’età adulta, ad intraprendere e a mantenere un percorso verso un nuovo stile di vita che le renda più consapevoli, più sane, più in forma e più felici.

A novembre, inoltre, i centri promuovono “Il Mese della Prevenzione della linea”, in cui offrono un’ “Analisi della Figura”, gratuita e senza impegno, per valutare lo stato dell’accumulo di grasso corporeo e ricevere consigli ad hoc per ritrovare la linea e la salute.
A tutte le donne verrà distribuito nei centri il quaderno “Il tuo stile di vita è (davvero) sano?” realizzato da Onda per divulgare la cultura del movimento e della sana alimentazione e fornire consigli utili da mettere in pratica nella vita di tutti i giorni, anche in famiglia.

Le donne sono indiscusse protagoniste delle scelte alimentari di tutta la famiglia e influiscono in modo decisivo sulle abitudini dei propri cari, risultando dunque preziose alleate nella diffusione dei principi alla base dei corretti stili di vita. Nell’ambito della prevenzione primaria è fondamentale associare il movimento a una dieta bilanciata, varia e che preveda l’introduzione di tutti i gruppi alimentari nelle giuste proporzioni. Uno stile di vita attivo e dinamico è la base. Ma non basta: il nostro organismo ha bisogno di essere mantenuto regolarmente ‘in esercizio’. Svolgere regolarmente esercizio fisico significa far lavorare in modo armonico tutte le parti del corpo, coordinando muscolatura, articolazioni, respirazione e attività cardiaca. Se amiamo lo sport, un regolare esercizio fisico è l’unico modo per garantire al nostro corpo l’allenamento indispensabile per affrontare in modo corretto e sicuro qualunque disciplina. L’adozione di uno stile di vita attivo e dinamico incide in modo significativo sulla qualità della vita e sullo stato di salute, migliorando l’efficienza fisica e riducendo il rischio di sviluppare malattie correlate alla sedentarietà tra cui obesità e tumori” – ha spiegato Francesca Merzagora, Presidente Onda.



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