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World obesity day 2020: uniti per una svolta all’obesità

Discriminazione, isolamento, atti di bullismo: queste sono solo alcune delle situazioni con cui una persona con obesità è costretta a convivere e da cui non può sfuggire essendo l’obesità la malattia più visibile fra tutte. Lo stigma basato sul peso, ovvero la disapprovazione sociale che si traduce in atteggiamenti negativi espressi sotto forma di stereotipi, pregiudizi e discriminazione verso alcuni individui a causa del loro peso, rappresenta un problema sociale molto diffuso e in aumento.

La Giornata Mondiale dell’Obesità di quest’anno, promossa dalla World Obesity Federation, si è celebrata il 4 marzo scorzo ha visto concentrati gli sforzi di diverse organizzazioni nazionali e regionali unite perché “Insieme, possiamo cambiare la narrativa sull’obesità”.

Quest’anno, progetti di sensibilizzazione già esistenti e di grande impatto tra cui la Giornata europea dell’obesità e la Giornata mondiale dell’obesità hanno deciso di far fronte comune e realizzare iniziative e attività nella stessa data e in sinergia per ispirare, impegnarsi e informare su quella che è ormai, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’epidemia non infettiva di più vaste proporzioni del terzo millennio.

In Italia la Nuova Giornata è promossa dalla Società Italiana dell’Obesità (SIO) e dall’Italian Obesity Network (IO-NET) in partnership con Open-Obesity Policy Engagement Network (OPEN) e Amici Obesi Onlus, in collaborazione con Changing ObesityTM e con il patrocinio del Ministero della Salute e dall’Intergruppo parlamentare Obesità e Diabete.

Tra le iniziative in via di definizione, volte a cambiare la narrativa sull’obesità, il progetto “La chiave di (s)volta”, una mostra con racconti fotografici di persone con obesità, realizzato da Amici Obesi Onlus, e il progetto “Io vorrei che”, un libro che raccoglie i desideri di coloro che si battono quotidianamente per contrastare l’obesità, promosso da IO-NET, Changing ObesityTM e OPEN Italy.

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità l’obesità e il sovrappeso interessano 2,3 miliardi di persone nel mondo e l’obesità da sola 650 milioni di persone con un costo complessivo pari a circa duemila miliardi di dollari – impatto economico sovrapponibile a quello del fumo di sigaretta o a quello di tutte le guerre, atti di violenza armata e di terrorismo – ed è causa quasi di 5 milioni di decessi. Anche l’Italia non è da meno, infatti, secondo i dati ISTAT una persona su 10 è obesa, ovvero oltre 5 milioni di adulti, con un impatto considerevole sui diversi ambiti dell’assistenza sanitaria.

L’obesità è ormai un problema molto rilevante di salute pubblica e di spesa per i sistemi sanitari nazionali, una spesa che diverrà insostenibile se non saranno adottate politiche di prevenzione adeguate, non disgiunte da programmi di gestione della malattia in grado di affrontare il fardello delle comorbidità. È quindi fondamentale un’attenzione specifica sul tema da parte dei decisori politici, affinché considerino l’obesità in tutta la sua gravità. A tal proposito, lo scorso 13 novembre, l’Assemblea della Camera ha approvato all’unanimità una Mozione che impegna il Governo ad adottare azioni per la prevenzione e la cura dell’obesità, richiedendo in primis il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica caratterizzata da elevati costi sociali, economici e clinici; l’implementazione di un Piano Nazionale; l’avvio di una forte campagna di lotta allo stigma che, grazie alla sensibilità del Ministro alla Salute Speranza, prende avvio proprio oggi” – ha spiegato Roberto Pella, Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete, Vicepresidente Vicario ANCI.

Bisogna incrementare la capacità del Sistema Sanitario Nazionale di erogare e monitorare i servizi per la persona con obesità attraverso l’individuazione e l’attuazione di strategie che abbiano come obiettivo la razionalizzazione dell’offerta, l’accesso alle cure e l’appropriatezza delle prestazioni erogate per migliorare la qualità di vita, la cura e la piena integrazione sociale delle persone con obesità, comprendendone i bisogni e le problematiche, attuando strategie di coinvolgimento all’interno dell’ambiente familiare, sociale e professionale” – continua Daniela Sbrollini, Presidente Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete.

L’obesità è una malattia epidemica e gli interventi di prevenzione, fino ad ora, si sono dimostrati inefficaci perché basati sul paradigma della responsabilità personale, ovvero il soggetto ingrassa perché non rispetta le regole. Al contrario l’obesità è una condizione complessa che deriva dall’interazione di fattori genetici, psicologici e ambientali. Le persone con obesità dovrebbero essere prese in carico dai medici di famiglia e ricevere una assistenza individuale dal Sistema Sanitario Nazionale al pari delle persone con diabete, in quest’ottica l’approvazione della mozione rappresenta un importante passo in questa direzione” – ha detto Giuseppe Fatati, Presidente Italian Obesity Network – IO NET.

L’obesità è una malattia eterogenea e multifattoriale influenzata da fattori genetici, ambientali e psicologici e rappresenta un importante fattore di rischio per diverse malattie croniche; sovrappeso e obesità sono responsabili dell’80 per cento dei casi di diabete tipo 2, del 35 per cento dei casi di malattie ischemiche del cuore e del 55 per cento dei casi di malattie ipertensive tra gli adulti. Si tratta di una malattia potenzialmente mortale che influisce negativamente sull’aspettativa di vita, è causa di disagio sociale e spesso, tra bambini e adolescenti, favorisce episodi di bullismo, che più volte le cronache hanno riportato, tutti aspetti che concorrono a richiedere l’impegno sinergico di Istituzioni, Società medico-scientifiche e associazioni pazienti” – ha affermato Ferruccio Santini, Presidente Società Italiana Dell’Obesità (SIO).

È necessaria una strategia che porti al riconoscimento dell’obesità quale malattia e problema sociale. La campagna “Io vorrei che” è nata per coinvolgere membri del Governo, del Parlamento e delle principali Istituzioni per lavorare insieme per combattere questa complessa malattia cronica per la quale è necessario mettere in atto strategie integrate e multidisciplinari. Insieme ai partner, ha realizzato un libro con tutti gli … Io vorrei che… raccolti tra coloro che si battono quotidianamente per contrastare l’obesità e vogliono garantire cure appropriate e una buona qualità di vita alle persone con obesità – ha spiegato il coordinatore di Open Italia, Andrea Lenzi, Presidente OPEN e Presidente Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Le persone con obesità sono oggetto di stigma e discriminazioni già dall’infanzia con un impatto negativo sul benessere fisico, psicologico e sociale che provoca ripercussioni nei domini più importanti della vita. È quindi di fondamentale importanza adeguare il linguaggio e i comportamenti grazie anche a una maggior consapevolezza e conoscenza sull’obesità come malattia complessa e non solo imputabile a errori personali. Il progetto “La chiave di (s)volta”, è stato pensato proprio per informare le persone e cercare di sfatare lo stigma e i pregiudizi sociali sull’obesità, mandando al contempo un messaggio positivo, ovvero che l’obesità è una malattia da cui si può guarire. Per questo abbiamo ideato una mostra che, attraverso una selezione accurata di fotografie, racconta le storie di consapevolezza e di rinascita dall’obesità – ha dichiarato Iris Zani, Presidente di Amici Obesi Onlus.

Le tappe della mostra saranno presto disponibili sui canali informativi e piattaforme social di Amici Obesi Onlus.

L’educazione ad una corretta e sana alimentazione comincia a tavola fin dalla più tenera età. È la base per combattere contro l’obesità e rappresenta un obiettivo di sanità pubblica perseguito con progetti e interventi specifici sia a livello europeo che italiano. Fanno riflettere gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, secondo cui su 50.000 bambini il 21,3 per cento è risultato in sovrappeso e il 9,3 per cento obeso. L’elevata prevalenza di sovrappeso e obesità costituisce una problematica a livello mondiale ed è un serio fattore di rischio di malattie croniche. Se presente in età pediatrica si associa ad una più precoce insorgenza di patologie tipiche dell’età adulta, come diabete e ipertensione. La diffusione di sovrappeso e obesità rende necessario rafforzare le azioni di prevenzione e contrasto di un fenomeno che ha dimensioni epidemiche, nel contesto di un disegno strategico complessivo, attraverso la identificazione di ruoli e responsabilità di tutti gli attori coinvolti ed evitando interventi settoriali e frammentari, anche al fine di assicurare la precoce presa in carico dei soggetti in sovrappeso e/o obesi e ritardare o evitare il ricorso a terapie farmacologiche o chirurgiche” – è quanto ha affermato la Sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa.

 

 

Novo Nordisk e UNICEF in partnership per prevenire il sovrappeso e l’obesità infantile

Novo Nordisk e UNICEF hanno annunciato in occasione della Giornata mondiale del bambino (World Children’s Day) e 30° anniversario della Convenzione sui diritti dell’infanzia, una partnership per aiutare a prevenire il sovrappeso e l’obesità infantile in tutto il mondo, con un impegno iniziale di interventi in America Latina e Caraibi.

Nell’ambito della collaborazione, l’agenzia per l’infanzia delle Nazioni Unite e la multinazionale farmaceutica uniranno gli sforzi per migliorare la conoscenza e la consapevolezza su come prevenire il sovrappeso e l’obesità e combattere il problema alla radice.

L’accordo copre inizialmente un periodo di tre anni e mira a:

  • migliorare l’informazione dei decisori circa le politiche di successo nel prevenire sovrappeso e obesità infantile nei paesi a medio reddito
  • accrescere la consapevolezza dell’impatto del sovrappeso e dell’obesità sui bambini e sui loro diritti e sostenere la necessità di apportare modifiche sostanziali per affrontare questa crescente epidemia
  • promuovere e rafforzare interventi multisettoriali in America Latina e Caraibi, con particolare attenzione a Messico e Colombia.

 

Il sovrappeso e l’obesità infantile portano problemi di salute, creano stigma e possono persino provocare la riduzione del livello di istruzione. Con partner come Novo Nordisk, vogliamo garantire che la prevenzione dell’obesità infantile e del sovrappeso diventino una responsabilità sociale più ampia, coinvolgendo governi, società civile, settore privato, comunità e famiglie” – ha dichiarato Henrietta Fore, UNICEF Executive Director.

I recenti dati dell’UNICEF’s State of the World’s Children Report 2019 mostrano che il sovrappeso e l’obesità infantile sono in aumento quasi ovunque. Ad oggi, 40 milioni di bambini con meno di cinque anni sono in sovrappeso e, negli ultimi 15 anni, il numero di giovani in sovrappeso con un’età compresa tra 5 e 19 anni è quasi raddoppiato.

Non c’è dubbio che il sovrappeso e l’obesità infantile rappresentino un’emergenza sanitaria che richiede attenzione immediata. Questi fenomeni non sono una questione di responsabilità individuale, riguardano tutti. Insieme all’UNICEF, speriamo di aiutare milioni di bambini a condurre una vita sana e allo stesso tempo di contribuire a ridurre l’onere dell’obesità per la società mondiale” – ha affermato Lars Fruergaard Jørgensen, President and CEO di Novo Nordisk.

L’UNICEF lavora in alcuni dei luoghi meno accessibili e più difficili del mondo per raggiungere i bambini più svantaggiati. In oltre 190 paesi e territori, lavora per ogni bambino, ovunque, per costruire un mondo migliore per tutti. L’UNICEF non sostiene alcuna azienda, prodotto, marchio o servizio.

Per ulteriori informazioni su UNICEF e il suo lavoro per i bambini, visitare www.unicef.org. Segui l’UNICEF su Twitter e Facebook.

Novo Nordisk è una multinazionale farmaceutica che da oltre 95 anni è leader nella cura del diabete. Questo patrimonio le ha fornito le capacità e le competenze per aiutare le persone a sconfiggere anche l’obesità, l’emofilia, i disturbi della crescita e altre gravi malattie croniche. Novo Nordisk ha sede in Danimarca e ha circa 42.200 dipendenti in 80 paesi e commercializza i suoi prodotti in più di 170 nazioni.

Per maggiori informazioni novonordisk.com, Facebook, Twitter, LinkedIn, YouTube.

 

Dormire con le luci accese fa ingrassare

Dormire con le luci o con la televisione accesa aumenta le probabilità di diventare obesi. È quanto emerge da una ricerca condotta su donne di mezza età, pubblicata online sulla rivista JAMA Internal Medicine.

I ricercatori – guidati da Yong-Moon Park, autore principale dello studio, Epidemiology Branch, National Institute of Environmental Health Sciences, National Institutes of Health, Research Triangle Park, North Carolina – hanno preso in esame 44.000 donne in buona salute, tra i 35 e i 74 anni. Alcune, 17.000 circa, dormivano con una luce notturna all’interno della stanza; altre, oltre 13.000, invece, lasciavano una luce accesa all’esterno della camera. Circa 5.000 dormivano con la televisione accesa o una luce nella camera da letto.

All’inizio dello studio le donne erano per la maggior parte in sovrappeso, ma non obese, e nessuna di loro svolgeva lavori notturni che interrompessero il ciclo sonno/veglia.

Sono state seguite per sei anni, al temine dei quali le donne che dormivano con televisione o luce in camera presentavano il 22% di probabilità in più di essere in sovrappeso, una probabilità maggiore di un aumento dell’indice di massa corporea del 10% almeno e il 33% in più di probabilità di essere obese rispetto alle donne che dormivano nel buio totale.

Lo studio non dimostra se o come l’esposizione alla luce artificiale di notte possa causare direttamente l’obesità.

Spegnere le luci al momento di coricarsi potrebbe ridurre le possibilità delle donne di prendere peso. Nello studio la correlazione tra il dormire con una luce artificiale e l’aumento di peso è stata osservata sia in donne che dormono meno di sette ore, sia in quelle che dormono tra le sette e le nove ore” – suggerisce Yong-Moon Park.

I ricercatori si sono affidati esclusivamente alle dichiarazioni dei soggetti studiati riguardo al peso e all’altezza; questi dati potrebbero dunque non essere accurati. Inoltre, durante il periodo di studio, le donne non hanno mai dichiarato eventuali cambiamenti di esposizione alla luce durante la notte.

Anche con tali limitazioni i risultati rappresentano un valido argomento per considerare l’esposizione alla luce artificiale di notte un fattore di rischio per l’aumento di peso. Una volta che televisione e luci sul comodino o sul soffitto sono spente, le persone dovrebbero fare attenzione anche alle altre fonti luminose: “anche con le luci spente, le nostre camere da letto sono spesso illuminate di notte da orologi, diodi a emissione luminosa, dispositivi elettronici e illuminazione esterna che filtra attraverso le tende– dice James Gangwisch, ricercatore della Columbia University di New York, che non ha partecipato allo studio.

Association of Exposure to Artificial Light at Night While Sleeping With Risk of Obesity in Women – Yong-Moon Mark Park, MD, PhD; Alexandra J. White, PhD; Chandra L. Jackson, PhD, MS; Clarice R. Weinberg, PhD; Dale P. Sandler, PhD – JAMA Intern Med. Published online June 10, 2019. doi:10.1001/jamainternmed.2019.0571

Fonte: Reuters Health

Sicurezza cardiovascolare di Lorcaserina nei pazienti in sovrappeso o obesi

Lorcaserina (Belviq), un agonista selettivo del recettore 2C della serotonina che modula l’appetito, ha dimostrato efficacia nel controllo del peso nei pazienti sovrappeso o obesi. La sicurezza cardiovascolare e l’efficacia della Lorcaserina non sono state ben definite.

Sono stati assegnati a caso 12.000 pazienti in sovrappeso o obesi con malattia cardiovascolare aterosclerotica o più fattori di rischio cardiovascolare a ricevere Lorcaserina (10 mg due volte al giorno) oppure placebo.

L’esito primario di sicurezza rappresentato dai principali eventi cardiovascolari (un composito di morte cardiovascolare, infarto miocardico o ictus) è stato valutato in una analisi ad interim per escludere un limite di non-inferiorità di 1.4.

Se la non-inferiorità veniva soddisfatta, l’esito primario di efficacia cardiovascolare (un composito di eventi cardiovascolari maggiori, insufficienza cardiaca, ospedalizzazione per angina instabile o rivascolarizzazione coronarica, cioè eventi cardiovascolari maggiori prolungati) veniva valutato per la superiorità alla fine dello studio.

A 1 anno, era stato rilevato un calo ponderale di almeno il 5% in 1.986 pazienti su 5.135 (38.7%) nel gruppo Lorcaserina e in 883 su 5.083 (17.4%) nel gruppo placebo (odds ratio, OR=3.01, P minore di 0.001).

I pazienti nel gruppo Lorcaserina avevano valori leggermente migliori in merito ai fattori di rischio cardiaco (tra cui la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, il controllo glicemico e i lipidi) rispetto a quelli del gruppo placebo.

Durante un follow-up mediano di 3.3 anni, il tasso di esito primario di sicurezza è stato del 2.0% all’anno nel gruppo Lorcaserina e del 2.1% all’anno nel gruppo placebo (hazard ratio, HR=0.99, P minore di 0,001 per non-inferiorità); il tasso di eventi cardiovascolari maggiori prolungati è stato del 4.1% all’anno e del 4.2% all’anno, rispettivamente (HR=0.97, P=0.55).

Gli eventi avversi di particolare interesse sono stati rari e le percentuali sono state generalmente simili nei due gruppi, ad eccezione di un numero più elevato di pazienti con grave ipoglicemia nel gruppo Lorcaserina (13 vs 4, P=0.04).

In conclusione, in una popolazione ad alto rischio di pazienti in sovrappeso o obesi, la Lorcaserina ha facilitato una perdita di peso sostenuta senza un più alto tasso di eventi cardiovascolari maggiori rispetto al placebo.

Bohula EA et al, N Engl J Med 2018; 379: 1107-1117

Fonte | metabolismo.net

Anche l’Italia aderisce alla rete internazionale OPEN, Obesity Policy Engagement Network

Il 18 maggio scorso, si è celebrata la decima edizione della giornata europea dell’obesità, promossa dall’Associazione europea per lo studio dell’obesità, Easo, per sensibilizzare istituzioni, mondo scientifico e società civile ad affrontare quella che l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito vera e propria epidemia del secolo, con 650 milioni di obesi e 1,9 miliardi di persone in sovrappeso nel mondo. In Europa, secondo i dati del programma EpiCentro dell’Istituto superiore di sanità sarebbe in sovrappeso oltre il 50 per cento della popolazione adulta e obesa più del 20 per cento. Non migliori i dati che riguardano l’Italia, in cui, secondo la prima edizione dell’Italian Obesity Barometer Report, realizzata in collaborazione con Istat, il 46 per cento degli adulti, ovvero oltre 23 milioni di persone, e il 24,2 per cento tra bambini e adolescenti, vale a dire 1 milione e 700mila giovani, è in eccesso di peso.

In occasione di questa giornata, ha fatto il suo debutto in Italia Open-Obesity Policy Engagement Network, organizzazione promossa dalla Federazione mondiale World Obesity, da Easo, dalle associazioni americane Obesity Society e Obesity Action Coalition (OAC), con il contributo di Novo Nordisk.

Già presente in 10 Paesi – Arabia Saudita, Australia, Canada, Emirati Arabi, Brasile, Germania, Gran Bretagna, Israele, Spagna, Stati Uniti – OPEN si propone di facilitare la messa a punto di progetti e programmi volti ad affrontare questa malattia e il suo carico per la società” – ha spiegato il coordinatore di Open Italia, Andrea Lenzi, Presidente della Fondazione Italiana per la ricerca in endocrinologia e del Comitato di Biosicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’obiettivo principale di Open nel nostro paese è quello di lavorare per realizzare una strategia che porti al riconoscimento dell’obesità quale malattia e problema sociale, all’implementazione di un piano d’azione e alla realizzazione di una roadmap con il coinvolgimento del livello istituzionale”  – ha chiarito Paolo Sbraccia, Presidente Italian Wellness Alliance.

Un livello istituzionale che sembra attento al tema, visto che contestualmente a OPEN vede la luce l’Intergruppo parlamentare sull’obesità coordinato dall’on. Roberto Pella, che ha dichiarato:

ritengo che il Parlamento debba porre il tema dell’obesità all’ordine del giorno dei propri lavori quanto prima. Il carattere di emergenza di questa malattia impone una presa di consapevolezza da parte dei decisori politici, a tutti i livelli”,

Governo, Parlamento, Enti territoriali devono sostenere la lotta all’obesità attraverso l’attività di programmazione a livello di politica sanitaria di interventi sociali di comunità. L’Intergruppo parlamentare nutre la ferma convinzione di poter fungere da interprete e portavoce di ciò presso le Istituzioni” – ha aggiunto la sen. Daniela Sbrollini.

Le stime dell’obesità preoccupano. Infatti, quello che sino a pochi anni fa sembrava un problema limitato alle nazioni più progredite è diventato oggi una questione globale: gli esperti prevedono che il superamento della soglia di 1 miliardo di obesi nel mondo avverrà presto, ed entro il 2030 saranno 1,12 miliardi.

Sovrappeso e obesità sono causa di quasi quattro milioni di morti l’anno e l’obesità costituisce un rischio elevato per la salute delle persone e per la loro aspettativa di vita” – ha ricordato Michele Carruba, Direttore del Centro di studio e ricerca sull’obesità dell’Università degli studi di Milano.

La crescita dei livelli di obesità ha anche un impatto negativo sulla società e sull’economia, in quanto riduce il numero degli anni di piena produttività di una persona e aumenta i consumi di risorse sanitarie” – gli ha fatto eco Ferruccio Santini, Presidente Sio-Società italiana dell’obesità.

Nonostante sia unanime il consenso del mondo scientifico sul fatto che l’obesità sia una malattia su base multifattoriale che necessita di cure a lungo termine, ancora oggi i sistemi sanitari e i decisori ritengono che costituisca una responsabilità dell’individuo.

La maggior parte delle strategie attualmente impiegate per affrontare il fenomeno si basano sulla prevenzione, sulla dieta e sull’attività fisica. Tutto corretto, salvo il fatto che non considerano la natura dell’obesità nel suo complesso, il bisogno di un approccio integrato alla malattia e, soprattutto, il fatto che la persona obesa non sempre cerca un aiuto o una cura” – ha detto Antonio Caretto, Presidente Fondazione Adi-Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica.

Ciò significa, che la persona obesa andrà incontro a serie complicanze come diabete, malattie cardiovascolari, tumori, con ulteriori conseguenze per la salute e costi aumentati per l’accesso alle cure e all’assistenza” – ha aggiunto Giuseppe Fatati, Coordinatore di IO-Italian Obesity network.

In sintesi, l’obesità non costituisce di certo una nuova sfida per i sistemi sanitari, ma bisogna comprendere e realizzare che non si tratta di una semplice questione di calorie, bensì di una malattia cronica complessa per la quale è necessario mettere in atto strategie integrate e multidisciplinari che mettano al primo posto il sostegno alle persone obese, altrimenti il trend di crescita della malattia e i costi associati continueranno a progredire, con un peso per la società destinato ad andare fuori controllo.


 

Onda e Figurella di nuovo insieme per promuovere stili di vita corretti

Il sovrappeso rappresenta un problema non solo estetico contro cui correre ai ripari, è soprattutto un problema di salute derivante per lo più da uno stile di vita scorretto ed è riconosciuto come un fattore di rischio per molte malattie croniche. Nei paesi sviluppati infatti l’obesità è considerata come uno dei 10 principali fattori di rischio per la salute e in Europa sovrappeso e obesità sono responsabili di circa l’80% dei casi di diabete di tipo 2, del 35% delle cardiopatie ischemiche e del 55% della malattia ipertensiva tra gli adulti, causando ogni anno oltre 1 milione di morti e 12 milioni di anni di vita trascorsi in cattive condizioni di salute. Dati allarmanti se si considera che, secondo Istat, più di un terzo degli italiani è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa.

Secondo gli esperti un’attività fisica regolare e bilanciata e una sana alimentazione rappresentano la chiave per prevenire le malattie legate agli stili di vita scorretti. Infatti, mangiare bene non basta ma è indispensabile anche evitare la sedentarietà, causa principale del sovrappeso e quarto più importante fattore di rischio di mortalità al mondo e per tutte le malattie non trasmissibili come quelle metaboliche, respiratorie, cardiovascolari e i tumori.

Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la salute non si definisce semplicemente come ‘assenza di malattia’, ma come lo ‘stato completo di benessere fisico, psichico e sociale’. Tutelarla al meglio non significa quindi solo preoccuparsi della prevenzione e della cura di eventuali malattie, ma avere una strategia a 360° a partire da corrette abitudini quotidiane. Le donne sono indiscusse protagoniste delle scelte alimentari di tutta la famiglia e influiscono in modo decisivo sugli stili di vita dei propri cari, risultando dunque preziose alleate nella diffusione di abitudini corrette” – ha spiegato Francesca Merzagora, Presidente di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.

Partendo da questi presupposti Onda, da sempre impegnata nella promozione di una cultura della prevenzione a partire dalle strategie primarie, ha deciso di sostenere anche quest’anno a novembre “Il Mese della Prevenzione della Linea” nel network di 150 centri Figurella impegnati attivamente nella promozione del benessere della donna. I centri si impegnano a informare e ad aiutare tutte le donne, dall’adolescenza all’età adulta, ad intraprendere e mantenere un percorso verso uno stile di vita corretto basato sul giusto movimento e una sana alimentazione che le renda più consapevoli, più in forma e quindi più sane.

A novembre, per il terzo anno consecutivo, i centri Figurella offriranno alla popolazione italiana femminile una visita gratuita con l’obiettivo di individuare i fattori di rischio legati al sovrappeso e alla sedentarietà, valutare in modo professionale il loro stato di forma fisica e definire un percorso di miglioramento tagliato sulle esigenze specifiche della singola persona.

A tutte le donne verrà inoltre distribuito nei centri Figurella e negli ospedali del network Bollini Rosa la brochure “Il tuo stile di vita è (davvero) sano?”, realizzata da Onda per divulgare la cultura del giusto movimento e della sana alimentazione e fornire consigli utili da mettere in pratica nella vita di tutti i giorni.

 


Rapporto “Stato della salute nella UE”: preoccupante il tasso di obesità infantile in Italia

Se il Rapporto dell’Unione europea sullo stato di salute nei paesi membri, reso pubblico il 23 novembre scorso, promuove il servizio sanitario italiano, per l’indubbio contributo al miglioramento della salute dei cittadini e all’allungamento della speranza di vita, contemporaneamente mette in luce alcune criticità.

Tra queste, emerge “l’aumento dei problemi di sovrappeso e obesità infantile, con una diffusione ormai superiore alla media UE”. Un fenomeno definito testualmente nel Rapporto “particolarmente allarmante”, tra i fattori di rischio per la salute pubblica, perché “l’obesità nell’infanzia e nell’adolescenza rappresentano un forte indicatore delle condizioni di sovrappeso e obesità in età adulta”.

Si tratta di un campanello d’allarme che deve far riflettere i nostri decisori, sul fondamentale ruolo che il pediatra di libera scelta ricopre nell’economia del nostro sistema sanitario” – commenta Rinaldo Missaglia, Segretario nazionale del Sindacato medici pediatri di famiglia (SiMPeF).

Infatti, il fenomeno del sovrappeso e dell’obesità infantile assume una dimensione preoccupante – secondo il Rapporto UE – proprio allo snodo adolescenziale dei quindici anni: 26 per cento di maschi sovrappeso o obesi, al quarto posto in Europa.

Un periodo critico, nel quale il ragazzo rischia di trovarsi in una sorta di ‘limbo assistenziale’, nel quale sta uscendo dalle cure di base fornite dal pediatra di famiglia, per entrare nel mondo sanitario degli adulti, in cui gli dovrebbero essere fornite quelle medesime attenzioni che il sistema garantisce grazie all’assistenza del pediatra di libera scelta. Per questo noi sosteniamo che, almeno nei casi critici come questo, laddove c’è un rilevante fattore di rischio cardiovascolare, la copertura pediatrica sia estesa ai diciotto anni” – afferma Missaglia.

Una cartina tornasole, che conferma questo aspetto, può essere rappresentata da un’altra osservazione che scaturisce dal Rapporto: le regioni meridionali presentano tassi di sovrappeso e obesità infantile particolarmente elevati, soprattutto in Calabria, Campania e Molise superano il 40 per cento.

Guarda caso, sono proprio le aree del meridione in cui si riscontra un elevato tasso di abbandono precoce del pediatra di libera scelta da parte delle famiglie, spesso a partire dai 6 anni”- aggiunge Missaglia.

Il pediatra di famiglia dispone, al di là delle competenze professionali, di strumenti unici come i ‘bilanci di salute’, che consentono di intercettare queste situazioni, permettendo di affrontarle con i genitori, per il bene del ragazzo. Si tratta, né più né meno di quanto previsto all’interno del nostro accordo collettivo nazionale, che tuttavia è ormai ingessato al 2005, ultima revisione condivisa tra professionisti e SSN. Eppure da allora la situazione sanitaria si è evoluta. La stessa UE sottolinea con rilievo la grande attenzione dedicata all’assistenza di base nel nostro Paese, sottintendendo come sia una delle ragioni del successo del nostro sistema sanitario. Questo impegno andrebbe non solo mantenuto, ma rafforzato, potenziando le cure di base anche con il supporto di altre figure professionali, come i collaboratori di studio, nella gestione dell’assistenza, soprattutto per i pazienti con malattie croniche, cui anche il pediatra dovrà sempre di più far fronte”- prosegue Missaglia.

Ultimi, ma non meno importanti altri due aspetti critici, ravvisati dal Rapporto, nel comportamento dei quindicenni italiani: la scarsa attività fisica, legata al livello di sovrappeso e obesità, e soprattutto il vizio del fumo, che vede la percentuale di tabagisti al 22 per cento tra le femmine e al 20 tra i maschi di questa età, rispettivamente al secondo e al terzo posto in Europa.

Il ruolo di educatore sanitario riconosciuto al pediatra di famiglia potrebbe avere un significativo impatto anche su questi comportamenti a rischio, come su tutti gli stili di vita sbagliati. Per queste ragioni, crediamo non si possa più attendere. La revisione dell’accordo collettivo nazionale della pediatria di famiglia è rimandato da troppo tempo, rischiamo che quello attualmente in vigore diventi maggiorenne. Alla luce di queste situazioni, non possiamo permettercelo”- conclude Missaglia.

 



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