Posts Tagged 'Terapia Fotodinamica'

Novità per il trattamento delle cheratosi attiniche e della rosacea

In arrivo le nuove linee guida e raccomandazioni sulla gestione di cheratosi attinica e rosacea: importanti malattie dermatologiche sia per la gravità sia per l’impatto psicologico che hanno sul paziente.

Queste novità verranno presentate al 92° Congresso Nazionale della SIDeMaST, Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse, dal 3 al 6 maggio a Sorrento.

Le cheratosi attiniche, appartengono alla famiglia dei cosiddetti tumori cutanei non melanoma (NMSC) molto comuni che in Italia mostra una prevalenza di oltre 1 persona su 4, arrivando a una prevalenza di 1 su 3 nella popolazione maschile1. La pericolosità di questa forma tumorale è data dalla possibile progressione da questa forma pre-maligna a forme tumorali invasive quali i carcinomi squamocellulari o spinocellulari (spinaliomi)” – ha spiegato Giuseppe Monfrecola, Ordinario di Dermatologia all’Università Federico II di Napoli e Presidente del 92° Congresso Nazionale SIDeMaST.

Vista la potenziale pericolosità di queste lesioni è necessario trattarle. Tra le terapie più innovative a disposizione, che ha mostrato efficacia anche in presenza di cheratosi multiple, c’è la terapia fotodinamica in daylight (luce del sole). La terapia fotodinamica consiste nell’applicazione di una sostanza (5-metil-aminolevulinato) che posta sotto una fonte luminosa si attiva provocando la morte delle cellule tumorali. La terapia fotodinamica convenzionale usa come fonte luminosa una lampada a raggi rossi, mentre quella daylight usa la luce solare. Quest’ultima tecnica che consente di curare con il sole i danni provocati dal sole ha un’efficacia simile al trattamento fotodinamico convenzionale, ma presenta notevoli vantaggi sia per il medico sia per il paziente2. I vantaggi per il medico derivano da una notevole semplificazione del trattamento: i tempi di trattamento sono ridotti, non sono necessarie attrezzature e personale specifici, si può trattare una maggiore area cutanea durante la seduta e consente di trattare più pazienti contemporaneamente. Per quanto riguarda il paziente la terapia fotodinamica in daylight consente una migliore esperienza di trattamento2. Le sessioni risultano infatti più brevi e il trattamento non causa dolore e ha minori effetti collaterali rispetto alla terapia convenzionale portando a una maggiore soddisfazione e accettazione del trattamento e, non ultimo, a un ottimale risultato estetico” – ha continuato Piergiacomo Calzavara Pinton, Presidente SIDeMaST.

Per il paziente, quindi, minor dolore, minori reazioni locali, una più rapida riparazione cutanea e soprattutto la possibilità di trattare più cheratosi in un’unica seduta con due ore di esposizione al sole.

La terapia in daylight è stata oggetto di un documento redatto da un panel di esperti che, oltre a descrivere questa innovativa tecnica e a metterne in luce i profondi vantaggi, fornisce al dermatologo tutte le informazioni pratiche del protocollo di trattamento.

Quest’anno, verrà presentata una revisione del documento per la gestione della rosacea. Questa malattia è caratterizzata dalla presenza di lesioni ed alterazioni vascolari di aree del viso dovuta a fenomeni di infiammazione da attribuire a una risposta immunitaria alterata nei confronti di diversi stimoli e fattori microbici locali, in particolar modo l’acaro Demodex. Tra le novità riguardanti la gestione della rosacea c’è un nuovo sistema di classificazione: la convenzionale suddivisione in sottotipi ha mostrato diversi limiti dovuto alla loro sovrapposizione e alla loro limitatezza in termini di evoluzione delle manifestazioni nel tempo. Recentemente il gruppo ROSacea COnsensus (ROSCO), panel internazionale di dermatologici e oftalmologi, ha proposto un nuovo approccio basato sul fenotipo, ossia sulle caratteristiche che possono essere osservate nel paziente3. Questo nuovo approccio permette di focalizzarsi maggiormente sulle problematiche del singolo paziente e sugli aspetti della malattia che vengono percepiti come più invalidanti e consente di ottimizzare in modo migliore i trattamenti che sono mirati a manifestazioni cliniche” – ha commentato Aurora Parodi, professore ordinario di Dermatologia, Direttore UOC Clinica dermatologica, IRCCS AOU San Martino – IST Genova, DiSSal Università di Genova.

L’impatto di questa malattia, sulla qualità della vita del paziente si riflette anche sulle soluzioni terapeutiche per la sua gestione. La terapia ha diverse finalità: eliminare o ridurre il numero di lesioni, ridurre la gravità delle lesioni, ridurre le recidive e soddisfare il paziente migliorandone la qualità di vita. La scelta della terapia si basa sulle manifestazioni cliniche del singolo paziente e sulla loro gravità piuttosto che sul sottotipo e, cosa fondamentale, sugli aspetti della malattia che il paziente percepisce come più invalidanti. Esistono diverse terapie per la rosacea, da farmaci topici a farmaci sistemici, ma tra le novità presenti in questo aggiornamento delle linee guida per la gestione della rosacea c’è l’introduzione dell’ivermectina come farmaco di prima linea per il trattamento della rosacea in presenza di papule e pustole infiammatorie da lieve/moderato a severo. Questa terapia consiste nell’applicazione di una crema con ivermectina all’1%. L’ivermectina ha un’azione sia anti-infiammatoria sia anti-parassitaria agendo in modo sinergico sulle cause di questa malattia. Studi clinici hanno mostrato la sua superiorità rispetto ad altri farmaci di riferimento per la cura della rosacea. In particolare, l’ivermectina si è mostrata superiore al metronidazolo, farmaco topico per cura della rosacea con papule e pustole in forma lieve, per quanto riguarda il miglioramento nella qualità di vita del paziente: l’82.5% dei pazienti trattati con ivermectina vs il 63% dei pazienti trattati con metronidazolo presentavano assenza o quasi totale assenza di lesioni4 – ha continuato Giuseppe Monfrecola, Ordinario di Dermatologia all’Università Federico II di Napoli e Presidente del 92° Congresso Nazionale SIDeMaST.

 

1Fargnoli MC et al., Euro PDT 2015.

2 Fargnoli MC, Piccioni A, Neri L et al. Conventional vs daylight methyl aminolevulinate photodynamic theraphy for actinic keratosis of the face and scalp: an intra-patient, prospective, comparison study in Italy. J Eur Acd Dermatol Venereol 2015; 29. 1926-32.

3van Zuuren EJ, Fedorowicz Z, Carter B, van der Linden MM, Charland L. Interventions for rosacea. Cochrane Database Syst Rev 2015;(4):CD003262

4Schaller M, Dirschka T, Kemény L, Briantais P, Jacovella J. Superior efficacy with ivermectin 1% cream compared to metronidazole 0.75% cream contributes to a better quality of life in patients with severe papulopustular rosacea: a subanalysis of the randomized, investigator-blinded ATTRACT study. Dermatol Ther (Heidelb) 2016;6:427-36.

 


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Cheratosi attinica: oggi si previene con un dispositivo medico, domani si curerà con i raggi del sole

Congresso Mondiale di Dermatologia 2015

La cheratosi attinica, malattia della pelle legata all’esposizione solare, è stata recentemente inclusa dal Ministero della Salute tra i tumori della pelle. Per tale motivo il suo trattamento è sempre necessario: nel 60% dei casi il carcinoma cutaneo a cellule squamose si forma a partire da una cheratosi attinica.

Scarsi i dati sull’incidenza della cheratosi attinica nella popolazione italiana: l’attuale stima dell’1,5% e del 3% negli ultra-settantenni è considerata ampiamente sottostimata dagli specialisti. L’incidenza di questa patologia è leggermente più alta negli uomini, poiché essi tendono a trascorrere più tempo al sole e ricorrono meno all’uso di filtri solari.

La lesione è solo la punta di un iceberg: oltre alle cheratosi visibili sono spesso presenti lesioni subcliniche invisibili. Dal momento che non è possibile prevedere se e quale cheratosi attinica evolverà in carcinoma invasivo è importante affrontare il problema in maniera tempestiva. Tra le possibili terapie quella fotodinamica, con una percentuale di risposta positiva del 70-90%, si conferma uno dei trattamenti più efficaci.

Durante il 23° Congresso Mondiale di Dermatologia di Vancouver [08-13 giugno 2015] è stata presentata una modalità innovativa di questa terapia: la fotodinamica in day-light (D-PDT, daylight photodynamic therapy), ovvero la terapia fotodinamica, sempre in associazione al metil-aminolevulinato, attraverso i raggi del sole.  La terapia sviluppata da Galderma è stata approvata nel corso di una procedura di mutuo riconoscimento che ha visto coinvolti 19 stati europei e sarà disponibile anche in Italia nei prossimi mesi.

La terapia fotodinamica convenzionale, raccomandata dalle Linee guida europee del 2013 e pubblicate sul Journal of the European Academy of Dermatology and Venereology, consiste nell’utilizzo di una sostanza fotosensibilizzante, il metil-aminolevulinato, applicata nella zona da trattare, ha spiegato la professoressa Maria Concetta Fargnoli, Direttore della Clinica Dermatologica dell’Università dell’Aquila. L’impiego di luce artificiale a una specifica lunghezza d’onda attiva la sostanza, determinando la morte selettiva delle cellule tumorali. È una terapia molto efficace che oltre ad avere una percentuale di risposta altissima dà un eccellente risultato cosmetico. Diversi studi dimostrano come la terapia fotodinamica porti ad una remissione completa dei danni da cheratosi attinica e riduca la possibile insorgenza di nuove forme tumorali con una risposta completa delle lesioni del 70 – 90% a tre mesi”.

La terapia fotodinamica in day-light, ha confermato la professoressa Ketty Peris, Direttore dell’Istituto di Dermatologia Università Cattolica del Sacro Cuore Policlinico Gemelli di Roma, ha dimostrato una risposta analoga alla terapia fotodinamica convenzionale, tra l’89,2% e il 92% dei casi, ed è stata associata ad una riduzione significativa dell’intensità degli eventi avversi rispetto alla terapia tradizionale. Recenti studi dimostrano che la terapia fotodinamica in day-light ha efficacia paragonabile alla terapia tradizionale a prescindere dalla condizioni climatiche e dalle latitudini a cui viene praticata. Può essere infatti effettuata sia in condizioni di tempo soleggiato che nuvoloso, ma non quando piove”.

Ma davvero il legame tra sole e cheratosi attinica è indissolubile?

Una recente analisi di oltre 8.578 cartelle cliniche ambulatoriali sui fattori di rischio e sull’approccio terapeutico a questa patologia ha confermato il ruolo dell’esposizione solare nell’insorgenza delle cheratosi attiniche, ha affermato la professoressa Maria Concetta Fargnoli, Direttore della Clinica Dermatologica dell’Università dell’Aquila. È stata inoltre osservata una correlazione significativa tra l’insorgenza della patologia e la fotoprotezione: il 39% dei pazienti che non hanno mai fatto uso di schermi solari ha sviluppato cheratosi attiniche rispetto al 18% di coloro che ne hanno invece fatto un uso costante”.

Alcune persone devono prestare particolare attenzione quando si tratta di esporsi al sole: il rischio è maggiore per i soggetti con il sistema immunitario compromesso (trapiantati, pazienti sottoposti a terapie con immunosoppressori, affetti da malattie reumatiche o da malattie infiammatorie croniche); persone fragili (anziani); soggetti con familiarità o che già presentano cheratosi attiniche o altri tipi di tumori cutanei non-melanoma. Ma non solo: anche persone che trascorrono molto tempo all’aria aperta per motivi professionali (vigili, lavoratori edili, giardinieri, bagnini, etc.) o per motivi ludici (chi pratica sport all’aria aperta, velisti, surfisti, ecc.).

I soggetti a rischio dovrebbero utilizzare fotoprotettori specifici e non dei comuni cosmetici per proteggere la pelle dai rischi legati all’esposizione solare. Oggi è disponibile un fotoprotettore specifico (Actinica®) un dispositivo medico che ha elevate performance protettive e che ha dimostrato di poter prevenire l’insorgenza della cheratosi attinica, ha spiegato Giuseppe Argenziano, Professore di Clinica Dermatologica presso la Seconda Università di Napoli. La specificità di questo prodotto è dimostrata da studi condotti proprio sulle categorie più a rischio che ne hanno provato l’efficacia su un elevato numero di pazienti trattati. Altre proprietà che rendono specifico questo prodotto sono l’elevato fattore di protezione e l’indicazione delle quantità da utilizzare al fine di ottenere un filtro completo nei confronti degli ultravioletti”.

Actinica® rappresenta una novità assoluta nel mondo della fotoprotezione specifica nei pazienti a rischio. La sua formulazione contiene una combinazione di filtri UV chimici di ultima generazione, fotostabili con ampio spettro di assorbimento (UVA e UVB) e rientra nella categoria dei prodotti a protezione molto alta. Lo schema posologico e l’innovativo erogatore a dispenser consentono di applicare la giusta quantità di prodotto in modo semplice consentendo di evitare sprechi e contaminazioni di prodotto.
HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

Acne giovanile, quanto dura e quali sono i rimedi?

Quando si parla di acne ci si riferisce a quella malattia della pelle, chiamata in linguaggio comune “brufoli” o “foruncoli”, caratterizzata da un processo infiammatorio del follicolo pilifero e della ghiandola sebacea annessa. Le parti più colpite sono viso, spalle, dorso e regione pettorale del torace. Le caratteristiche più comuni nell’acne sono tre: l’aumentata untuosità della pelle o seborrea, il “punto nero” o comedone; i “brufoli” infiammati (papule) o ripieni di pus (pustole). In genere, l’acne si distingue principalmente in Acne giovanile o adolescenziale e in Acne Tarda o Tardiva (post adolescenziale o dell’adulto).

L’Acne giovanile compare al momento dello sviluppo sessuale, può guarire dopo questo periodo o perdurare nell’adulto. Per cui, in genere, compare durante la pubertà, che va dall’età di 12-13 anni, e si protrae fino ai 22-23 anni circa, a seconda dei casi. In altri casi, come dicevamo, può perdurare anche nell’adulto.

Durante la pubertà le ghiandole sebacee presenti a livello del volto, del dorso e del tronco vengono “stimolate” dagli ormoni maschili, detti anche androgeni. Tali ormoni non sono prodotti solo nei soggetti di sesso maschile, ma anche in quelli di sesso femminile.

A seconda della gravità il trattamento da utilizzare contro l’acne cambia. Se ci troviamo in una forma lieve, allora in genere vengono somministrati alcuni farmaci, quali tretinoina e del benzoilperossido: la durata del trattamento è generalmente sulle 6 settimane.

Se ci troviamo in una forma moderata, allora in genere vengono somministrati antibiotici sistemici per via orale: il trattamento ha una durata di circa 12 settimane. I farmaci utilizzati di prima scelta sono tetracilina e minocilina, di seconda scelta sono eritromicina e doxiciclina (per via degli effetti collaterali).

Se ci troviamo in una forma grave, allora in genere viene somministrata l’isotretinoina, anche se gli effetti collaterali sono evidenti. Per la secchezza che si determina si utilizza la vaselina. In ogni caso, non sono da escludere rimedi naturali, come impacchi alle erbe o maschere all’argilla o trattamenti termici con ghiaccio e vapore. Si può usare, inoltre, anche la saponetta allo zolfo.

Segnaliamo anche la Pillola AntiAcne, una pillola a base di acido retinoico. L’acido retinoico è un derivato della Vitamina A che agisce impedendo la formazione dei comedoni e delle cisti che sono alla base della formazione dell’acne. Si tratta di un trattamento specifico ed efficace, ma, tuttavia, presenta molti effetti collaterali, come secchezza cutanea e degli occhi, mal di testa, aumento del colesterolo, calcificazioni, depressione psichica e altri effetti. L’acido retinoico, però, funziona anche se applicato direttamente sulla cute acneica, evitando i problemi di tossicità del farmaco assunto per bocca. In genere si usa in lozione ma, data la sua potente attività, si applica, di solito, una sola volta alla settimana e va integrato con il Micropeeling, che consiste nel frizionare tutte le sere sulle zone di acne la lozione gliceroalcolica con acido glicolico e acido salicilico a bassa concentrazione. Il Micropeeling è molto efficace, poiché disinfetta e aumenta l’azione desquamante liberando i follicoli dai comedoni, spegnendo, nel tempo, l’acne. Poiché non comporta l’uso di farmaci, questo tipo di trattamento può essere protratto anche per anni, cioè fino a che l’acne non regredisce spontaneamente. Oltre al Micropeeling, un’altra tecnica efficace che non prevede l’uso dei farmaci è la Terapia Fotodinamica, una moderna forma di trattamento mediante la luce, utile per sfiammare le forme di acne maggiormente infiammate.

In ogni caso, prima di cominciare qualunque trattamento, è bene e opportuno consultarsi con un dermatologo, che potrà darvi utili consigli a seconda del caso.


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