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Livelli di CA 125 e tumore ovarico

Un test ematico per il rilevamento dei tumori ovarici si è dimostrato molto più efficace del previsto in medicina di base, e le attuali linee guida NICE dovrebbero essere aggiornate onde consentire una migliore diagnosi della malattia da parte dei medici di base.

Questa conclusione deriva da uno studio effettuato sui dati di più di 50.000 dove sottoposte al test ematico del CA 125, effettuato da Garth Funston dell’Università di Cambridge.

Il primo studio indica che un test positivo in medicina di base ha un potere predittivo più di 20 volte maggiore rispetto a quello stimato in fase di assistenza secondaria, e nelle donne sopra i 30 anni la sua efficacia aumenta addirittura di 50 volte rispetto a quelle stime, il che giustificherebbe la revisione delle linee guida sia britanniche che internazionali.

Il secondo studio condotto dagli stessi ricercatori aveva dimostrato che, a parte i tumori ovarici, le donne con elevati livelli ematici di CA 125 spesso sono portatrici di altri tumori, come quelli pancreatici, polmonari o uterini, specialmente al di sopra dei 50 anni, ed è molto importante che i medici di base ne siano consapevoli per garantire che questi tumori non passino inosservati.

Secondo gli esperti la diagnosi di più casi di tumore ovarico in stadio precoce potrebbe avere un grande impatto sulla sopravvivenza delle pazienti, ed i medici di base rappresentano una componente essenziale di questo processo.

Quanto riscontrato potrebbe aiutare i medici ad interpretare i risultati dei test ed informare le proprie decisioni sulle prossime indagini da effettuare sulle pazienti.

Una paziente anziana con elevati livelli di CA 125 dovrebbe dunque essere considerata ad alto rischio di tumore ovarico, ed anche se questo non fosse il caso, essa potrebbe avere comunque avere un’altra patologia che richieda attenzioni urgenti.

National Cancer Research Institute Conference 2019, abstracts 2931 e 2935, del 5/11/2019

Garth Funston, Willie Hamilton, Gary Abel, Emma Crosbie, Brian Rous, Fiona Walter

1The predictive value of CA125 for ovarian cancer in General Practice: a population-based cohort study of over 50,000 women

2The incidence of non-ovarian cancers in women with elevated CA125 levels in General Practice


Il Tumore Ovarico

Tumore dell'ovaio

Il carcinoma ovarico è il sesto tumore più diagnosticato tra le donne ed è il più grave (50% di mortalità a 5 anni) tumore ginecologico che ogni anno, nel mondo, colpisce oltre 250.000 donne e ne uccide 140.000. In Italia circa 37.000 donne convivono con questo tumore, ogni anno si diagnosticano 5.000 nuovi casi.

Il tumore ovarico è un tumore molto insidioso per due principali motivi. Innanzitutto perché è caratterizzato da sintomi aspecifici. In secondo luogo perché non esistono attualmente strumenti di prevenzione (come il vaccino o come il pap test per il tumore della cervice) né test di screening precoce (come la mammografia per il tumore al seno). Per tali motivi il carcinoma ovarico in più del 60% dei casi viene diagnosticato tardivamente quando è già in stadio avanzato e le possibilità di cura sono molto ridotte.

Solo una diagnosi tempestiva può migliorare le probabilità di sopravvivenza: infatti se il tumore ovarico viene diagnosticato in stadio iniziale la possibilità di sopravvivenza a 5 anni è del 75-95% mentre la percentuale scende al 25% per tumori diagnosticati in stadio molto avanzato.

TIPOLOGIA

Il tumore dell’ovaio insorge quando le cellule dell’ovaio crescono e si dividono in modo incontrollato. I tumori dell’ovaio possono essere di molti tipi.

Secondo la classificazione accettata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità si distinguono due categorie di tumori: i primitivi e i secondari che si differenziano dai primi perché giungono all’ovaio dopo essere apparsi in altre parti dell’organismo.

Dal punto di vista istologico i tumori dell’ovaio si suddividono in epiteliali, stromali e germinali.

I tumori epiteliali derivano da un malfunzionamento dell’epitelio mulleriano (tessuto che riveste l’ovaio), possono presentarsi in forma benigna o maligna e rappresentano il 50% delle neoplasie che colpiscono l’ovaio. Hanno una maggiore incidenza in donne in età compresa tra 55 e 65 anni.

I tumori stromali hanno origine in un altro tessuto della struttura dell’ovaio. Sono neoplasie più rare e rappresentano il 4% dei tumori maligni che possono colpire l’ovaio.

I tumori germinali derivano dalle cellule che danno origine agli ovuli. Sono anch’essi più rari rappresentando il 5% dei tumori maligni dell’ovaio. Questo tipo si manifesta soprattutto in giovane età. Un esempio è rappresentato dal disgerminoma che colpisce bambine o adolescenti nel
70-90% dei casi.

PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO

Le cause che determinano la divisione e moltiplicazione incontrollata delle cellule nell’ovaio non sono ancora note. Ciò che si sa è che un certo numero di fattori aumentano il rischio di sviluppare questa forma di tumore.

Età – Un primo fattore di rischio è rappresentato dall’età in quanto il picco di incidenza della malattia si registra tra i 50 e i 60 anni, dunque nelle donne in età peri o postmenopausale. Tuttavia alcuni tipi di tumore dell’ovaio possono presentarsi in donne più giovani.

Storia familiare – Il 15-25% dei tumori all’ovaio ha come principale fattore di rischio la familiarità. Donne con madre e/o sorella e/o figlia affetta/e da tumore dell’ovaio, della mammella o dell’utero hanno maggiori probabilità di contrarre la neoplasia.

Alterazioni del patrimonio genetico – Le alterazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 di origine ereditaria possono portare a una predisposizione più o meno importante allo sviluppo del tumore ovarico. La percentuale di rischio di tumore ovarico è del 39-46% se è presente una mutazione del gene BRCA1 ed è del 10-27% se è presente una mutazione del gene BRCA2.

Essere portatori di una mutazione di tali geni comporta una maggiore probabilità, ma non la certezza, di ammalarsi. In questo caso però è importante seguire un programma di controlli regolari ed accurati così come è importante informare i membri maggiorenni della famiglia che potrebbero essere, a loro volta, portatori della mutazione.

Per accertare l’esistenza di tali alterazioni si effettua il test genetico BRCA1 e BRCA2, un test di laboratorio che permette di individuarne l’esistenza e, in caso positivo, di identificare le possibili opzioni di prevenzione. Non esistendo strategie preventive efficaci per il tumore dell’ovaio, l’annessiectomia profilattica bilaterale (asportazione di tube ed ovaie) è in grado di prevenire la quasi totalità dei tumori ovarici su base genetico-ereditaria. L’annessiectomia bilaterale è oggi consigliata nelle donne con mutazione del gene BRCA1 e BRCA2 che hanno già avuto gravidanze o che hanno superato l’età fertile.

Il test di laboratorio è estremamente utile anche quando viene effettuato su pazienti già colpite da tumore ovarico perché consente di modellare la terapia farmacologica su questa specifica situazione e di migliorarne significativamente l’esito.

Storia riproduttiva – Oltre alla familiarità e al rischio genetico bisogna considerare il sistema endocrino che si occupa della produzione e distribuzione di ormoni nell’organismo. In genere ovulazioni ripetute sembrano essere associate ad un rischio maggiore di contrarre la malattia mentre la gravidanza sembra giocare un ruolo importante come fattore protettivo del tumore dell’ovaio proprio per la riduzione del numero di ovulazioni.

Lo stesso vale per un prolungato allattamento che, da studi effettuati, sembra incidere positivamente nel proteggere dalla malattia.

Alcuni studi hanno mostrato un’incidenza maggiore di tumore all’ovaio in donne soggette a menarca precoce (prima mestruazione) e/o menopausa tardiva.

Esiste anche una correlazione tra endometriosi e tumore all’ovaio.

Al contrario l’assunzione prolungata della pillola anticoncezionale è associata a un rischio minore di contrarre la malattia.

Stili di vita – L’obesità, il fumo, l’assenza di esercizio fisico sono ulteriori fattori che aumentano il rischio di sviluppare questa neoplasia.

SINTOMI

Per il tumore dell’ovaio non esiste un elenco chiaro e preciso dei sintomi ai quali prestare attenzione. Tuttavia è opportuno che ogni donna sappia riconoscere alcuni segnali che possono indicare il manifestarsi della malattia e rivolgersi al proprio medico. Nello stadio iniziale, quando è localizzato all’ovaio, il tumore ovarico è generalmente asintomatico.

I sintomi più comuni che si possono manifestare nelle forme più avanzate sono:

  1. gonfiore addominale, persistente oppure intermittente;
  2. necessità di urinare spesso;
  3. dolore addominale.

Sintomi meno comuni sono:

  1. inappetenza;
  2. perdite ematiche vaginali;
  3. variazioni delle abitudini intestinali.

Si tratta di sintomi molto aspecifici e comuni che, nella maggioranza dei casi, hanno un’origine differente dalla presenza di un tumore. Quando però questi sintomi non si erano mai presentati in precedenza e compaiono costantemente ogni giorno per più di 12-15 giorni al mese e per più due o tre mesi consecutivi, si consiglia di contattare il proprio medico di fiducia.

DIAGNOSI

In caso di sintomi ricorrenti si eseguono dapprima indagini di routine che comprendono una visita medica dell’addome e una visita ginecologica. Se si sospetta un tumore, le indagini utilizzate per arrivare alla diagnosi di carcinoma ovarico sono l’ecografia pelvica e il controllo dei marcatori tumorali (CA125, CA19.9, HE4, CE15.3 e CEA) eseguito attraverso un semplice prelievo del sangue, se il quadro ecografico è sospetto. Se permane il dubbio si associa una TAC addominale ed eventualmente una PET che permette di valutare aree ad elevata attività metabolica in modo molto affidabile.

Una nota importante riguarda il Pap test, esame che, per questa tipologia di tumore, non ha alcuna validità diagnostica.

La preoccupazione principale è quella di capire se si è di fronte ad una neoplasia circoscritta o se la malattia ha già preso piede diffondendosi nella zona pelvica e oltre. Per questo in questa fase vengono eseguite una gastroscopia ed una colonscopia per escludere una primitività da parte dell’apparato gastrointestinale.

STADI DELLA MALATTIA

Il carcinoma ovarico può essere diagnosticato in diversi stadi.

Per “stadio” si definisce lo stato di diffusione della malattia ovvero:

  • Stadio I: limitato alle ovaie.
  • Stadio II: su una o entrambe le ovaie ed esteso anche agli organi pelvici.
  • Stadio III: su una o entrambe le ovaie, esteso agli organi pelvici e/o con metastasi ai linfonodi della stessa zona.
  • Stadio IV: con la presenza di metastasi anche a distanza dalla zona delle ovaie (fegato, polmoni).

Una buona o una cattiva prognosi dipendono dallo stadio del tumore al momento della diagnosi che deve essere il più tempestiva possibile.

Se la malattia viene diagnosticata in stadio iniziale, cioè in pazienti con un tumore in stadio IA o IB, limitato cioè alle ovaie e con assenza di ascite e capsula intatta, la possibilità di sopravvivenza a 5 anni è di circa il 90%.

Se la malattia viene diagnosticata in pazienti con tumore in stadio IC, cioè con rottura della capsula, la possibilità di sopravvivenza a 5 anni scende al 75-80%.

Se la malattia viene diagnosticata in stadi avanzati la prognosi dipende dal tipo di tessuto intaccato, dai livelli di marker tumorali e da quanta massa tumorale è stata asportata chirurgicamente. Si calcola comunque che per tumore diagnosticato in stadio III la sopravvivenza a 5 anni sia pari al 45% e per una diagnosi in stadio IV la possibilità di sopravvivenza a 5 anni sia del 25%.

TERAPIA

Trattamento chirurgico

La chirurgia rappresenta uno step centrale del trattamento del tumore ovarico. Essa è utilizzata per porre la diagnosi della malattia e per la stadiazione del tumore ovarico, oltre che per rimuoverlo più radicalmente possibile. Nelle pazienti con malattia in stadio avanzato, la chirurgia, oltre a valutare l’estensione della malattia, è finalizzata all’asportazione di tutto il tumore visibile (chirurgia citoriduttiva o di debulking). Se la malattia viene asportata radicalmente il guadagno in termini di sopravvivenza per la paziente arriva a 40 mesi rispetto a pazienti in cui l’intervento chirurgico non ha asportato completamente la malattia.

Anche nelle pazienti con malattia allo stadio iniziale, la chirurgia svolge un ruolo fondamentale. Permette infatti una corretta stadiazione al fine di impostare un adeguato management post-operatorio. Inoltre, in mani esperte, l’approccio chirurgico può essere “modulato” in funzione della diffusione di malattia, dell’età della paziente e del suo desiderio riproduttivo.

Trattamento farmacologico

La chemioterapia di prima e seconda linea rimane, dopo la chirurgia, il trattamento cardine per il trattamento del carcinoma ovarico e si avvale di un trattamento farmacologico standard a base di paclitaxel e carboplatino, a tutt’oggi la combinazione terapeutica di riferimento.

Ma negli ultimi anni, per lo più in associazione alla chemioterapia, si sono affermate nuove terapie dette “a bersaglio molecolare”. Si tratta di farmaci rivolti verso un bersaglio specifico identificato come particolarmente importante nella genesi o nella progressione di una determinata neoplasia. Come per molte forme di cancro, anche per il tumore ovarico un bersaglio molto importante è rappresentato dall’angiogenesi, ovvero dalla crescita dei vasi sanguigni creati dal tumore per rifornirsi delle sostanze nutritive e dell’ossigeno di cui ha bisogno per crescere e diffondersi.

La terapia anti-angiogenica aggredisce la malattia arrestando appunto il processo di sviluppo dei vasi sanguigni di cui il tumore ha bisogno per proliferare e diffondersi in altre regioni del corpo. L’uso del trattamento anti-angiogenico nel tumore ovarico offre quindi una nuova importante opportunità.

Capostipite di questa classe di farmaci è il bevacizumab, un anticorpo monoclonale che lega e blocca in modo specifico la proteina VEGF (fattore di crescita endoteliale vascolare) che ha un ruolo chiave nell’angiogenesi.

Bevacizumab è stato il primo farmaco biologico approvato in Europa ed è il primo inibitore dell’angiogenesi per il trattamento delle donne colpite da tumore ovarico in stadio avanzato non pretrattate che è in grado di ritardare le recidive e prolungare la sopravvivenza senza progressione di malattia. Bevacizumab è disponibile e rimborsabile in tutta Italia.

Un’altra classe di farmaci che si affaccerà presto nel trattamento delle pazienti con carcinoma ovarico che presenta la mutazione di BRCA, è rappresentata dai PARP-inibitori.

Trattamento psicologico

Trattamento non significa solo intervento chirurgico e chemioterapico ma anche altri tipi di supporto sia fisico che psicologico a seconda delle esigenze del paziente: da un supporto psicologico individuale a gruppi psico-educazionali per arrivare alla psicoterapia di gruppo e a un supporto alle coppie. Vivere una dimensione di gruppo aiuta psicologicamente ad eliminare il senso di solitudine e di esclusione che spesso nasce già al momento della diagnosi di tumore e rivitalizza fisicamente grazie a sedute dedicate a tecniche di rilassamento muscolare e tecniche di respirazione.

L’IMPORTANZA DEL CENTRO DI CURA SPECIALISTICO

In tempi più recenti medici e ricercatori hanno condiviso la convinzione che l’eterogeneità dei tumori ovarici ne fa una malattia molto complessa che ha un diverso andamento clinico e una diversa risposta alla terapia nelle diverse pazienti. Pertanto il tumore ovarico richiede sempre più trattamenti personalizzati (targeted therapies) che solo i centri di cura specializzati sono in grado di fornire.

In questi centri si lavora sia per individuare nuove modalità di trattamento (come ad esempio le terapie personalizzate per le pazienti con tumore ovarico derivante da mutazione dei geni BRCA) sia per identificare l’esatto profilo genetico delle pazienti che ha un impatto importante sulla scelta del tipo di terapia.

In fase di cura è quindi importante rivolgersi, sin dall’inizio, a questi centri che sono dotati di tutta una serie di requisiti sia a livello chirurgico che di terapia medica che di supporto fisico e psicologico.

Per aiutare nella scelta del centro specialistico la Società Europea di Oncologia ha identificato la seguente serie di criteri guida:

1) disponibilità nello stesso ospedale di:

· laboratorio di Ematologia;

· Radiologia;

· Ambulatori;

· Anestesiologia;

· Terapia intensiva;

· Endoscopia;

· Criopatologia;

· Citologia;

· Radioterapia;

· Oncologia Medica;

· ufficio raccolta dati;

· Psico-oncologia;

· Medicina Nucleare;

· Chirurgia Plastica e Ricostruttiva;

· Chirurgia Vascolare;

· cura della Stomia;

· trattamento di Linfoedema;

· cure palliative.

2) collaborazioni regolari di:

· due oncologi ginecologi;

· specialista di Radioterapia;

· oncologo clinico;

· specialista di Chemioterapia (oncologo ginecologo o oncologo medico);

· radiologo;

· istopatologo;

· specialista in Infermeria clinica.

Tumore ovarico: solo a 1 donna su 3 viene proposto il test BRCA alla diagnosi

È conosciuta come “mutazione Jolie”, modifica la probabilità di sviluppare il tumore all’ovaio e al seno, nella vita di una donna, aumentandola fino al 50-80%, contro il 10% nelle donne senza mutazione. Per identificarla bisogna sottoporsi a un test, il test genetico BRCA, fondamentale per intervenire precocemente e individuare le terapie più adatte.

A scattare la prima fotografia sul mondo del test BRCA nel tumore ovarico in Italia è Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna, attraverso un’indagine, condotta da Elma Research e con il supporto incondizionato di AstraZeneca, su 212 centri con reparto di oncologia, 50 pazienti con tumore ovarico, 31 familiari e 15 medici oncologi. La ricerca ha analizzato in particolare la conoscenza del test, il vissuto e le modalità di accesso.

Dall’indagine emerge che, nonostante le raccomandazioni delle linee guida delle società scientifiche, solo a 6 donne su 10 con tumore all’ovaio viene proposto di fare il test BRCA, e addirittura solamente per 1 su 3 questo avviene alla diagnosi della malattia, il momento più appropriato per eseguire l’esame.

Da questi presupposti è stato lanciato, il 14 settembre scorso, in Senato un forte appello alle Istituzioni presentando il documento “Test BRCA: call to action per la prevenzione e cura del carcinoma ovarico e della mammella”, redatto con la consulenza di un gruppo di esperti multidisciplinari e patrocinato da SIGUSocietà Italiana di Genetica Umana, Fondazione AIOMAssociazione Italiana di Oncologia Medica, ACTO OnlusAlleanza Contro il Tumore Ovarico, aBRCAdaBRA Onlus, Associazione Senonetwork Italia Onlus e ANISCAssociazione Nazionale Italiana Senologi Chirurghi.

Il documento mette in evidenza le principali criticità nel nostro Paese che non riguardano solo l’equità di accesso al test, diverso da regione a regione, ma includono anche la corretta presa in carico delle persone ad alto rischio e la corretta formazione dei professionisti, senza tralasciare l’attenzione agli aspetti psico-sociali delle pazienti e dei familiari.

Dalla ricerca Onda emerge, infatti, che sono forti le disparità a livello regionale: tra le regioni prese in esame, Piemonte e Toscana sono quelle con propensione maggiore a consigliare il test inviando il 72% delle donne con tumore all’ovaio, mentre Lombardia (43%) e Veneto (40%) tendono a indirizzare meno pazienti. Benché tutti gli ospedali dichiarino di seguire le linee guida delle società scientifiche che stabiliscono i criteri per proporre il test, nella realtà ben 2 su 3 applicano regole più restrittive che escludono le pazienti con più di 75 anni o con malattia troppo avanzata.

La mutazione dei geni BRCA accresce notevolmente il rischio di cancro al seno e alle ovaie nell’arco della vita di una donna. Pertanto, il test BRCA è una misura molto importante per la difesa della salute di noi donne, diritto sancito dalla Costituzione. È quindi quanto mai opportuno l’importante lavoro svolto da Onda, e dalle associazioni tutte coinvolte nella redazione di questo documento che mette chiaramente in luce un aspetto che necessita di grande attenzione e considerazione da parte del Parlamento, del Governo e delle Regioni” – ha sottolineato la Sen. Emilia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica.

Per le donne con tumore ovarico e i loro familiari avere la possibilità di sottoporsi al test BRCA è fondamentale. Indipendentemente dall’esito infatti 9 donne su 10 considerano importante essersi potute sottoporre al test e sono spinte principalmente dalla preoccupazione per le loro familiari” – spiega Francesca Merzagora, Presidente di Onda.

Anche chi non ha potuto effettuare il test, per cause non dipendenti dalla propria volontà, dichiara nell’80% dei casi che si sarebbe sottoposta al test se avesse potuto scegliere.

Attraverso l’indagine, che per la prima volta fotografa la situazione in Italia, abbiamo ascoltato la voce di tutti i soggetti coinvolti nel mondo del test BRCA. Come dimostrato dai risultati, l’accesso al test non è un diritto garantito in modo uniforme in tutte le Regioni. Per la salute delle donne questo è un serio problema” – continua Merzagora.

È un dovere etico assicurare la corretta introduzione e gestione del test BRCA nelle strutture del Servizio sanitario nazionale. Ci rivolgiamo ai decisori politici affinché intervengano per avviare un programma nazionale di genetica oncologica volto a individuare la predisposizione ai tumori dell’ovaio e della mammella e a realizzare una rete nazionale di centri di riferimento” – afferma Liliana Varesco, UOS Centro Tumori Ereditari, Ospedale Policlinico San Martino di Genova e tra gli autori del documento.

Inoltre, in termini di sostenibilità e ottimizzazione delle risorse lo studio Venus, presentato recentemente da Altems, Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari dell’Università Cattolica, e citato nel documento degli esperti, ha dimostrato che l’estensione del test BRCA alle familiari delle pazienti con tumore all’ovaio è un investimento sostenibile e conveniente per il Servizio sanitario nazionale; è costo-efficace nel 97% dei casi rispetto al non eseguire il test.

Va detto, invece, che attualmente i familiari che hanno ereditato la mutazione non sono quasi mai presi in carico adeguatamente dal Servizio sanitario nazionale. Succede così che le donne a rischio genetico sono costrette a gestirsi da sole (capire dove andare a fare i controlli, parlare con i vari professionisti coinvolti, decidere cosa fare tra sorveglianza e chirurgia profilattica) e magari incontrano sulla loro strada professionisti ancora non formati sull’argomento, rischiando di subire danni iatrogeni”, conclude Varesco.

Sono le pazienti stesse attraverso le associazioni aBRCAdaBRA onlus, ACTO onlus e Onda, a sostenere a gran voce che sul test BRCA “troppo spesso le persone non trovano risposte, o trovano risposte sbagliate basate su pregiudizi o ignoranza. In particolare, le donne con tumore ovarico o della mammella (e le loro famiglie) chiedono che il Ministro della Salute tuteli la loro legittima richiesta di avere informazioni corrette sul test BRCA e di potere facilmente e tempestivamente accedere ai percorsi di prevenzione e cura di qualità”.

I test BRCA sono fondamentali per la scelta del trattamento nella paziente con diagnosi di carcinoma ovarico. Fondazione AIOM ritiene che questa informazione debba essere diffusa in maniera capillare, perché tutte le donne affette da questa neoplasia debbono conoscere le opportunità disponibili nel caso in cui risultassero BRCA-mutate” – spiega Fabrizio Nicolis, Presidente Fondazione AIOM.

Infatti, per il carcinoma ovarico insorto in donne BRCA-mutate sono stati introdotti nella pratica clinica una categoria di farmaci, detti anti-PARP, che vanno a colpire vie alternative a quelle già danneggiate dal difetto BRCA. Eseguire i test BRCA permette inoltre di identificare persone sane, ma ad alto rischio di sviluppare il tumore ovarico e/o della mammella” – afferma Stefania Gori, Dipartimento di Oncologia, Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (VR).

L’identificazione della mutazione, di fatto, consente di individuare le donne a rischio che possano beneficiare di misure di prevenzione. Prevenzione che può comprendere misure mediche oppure interventi di chirurgia preventiva, ed è di fondamentale importanza, soprattutto nel carcinoma ovarico, in cui non è possibile una diagnosi precoce” – continua Nicoletta Colombo, Ginecologia Oncologia Medica, Istituto Europeo di Oncologia, Milano.

Mi colpisce molto e sempre di più la profonda disomogeneità nell’accesso alle cure e ai servizi sanitari che si può riscontrare da Regione a Regione nel nostro Paese. In questa prospettiva, una donna risultata positiva ai test BRCA-1 e BRCA-2 ha purtroppo buone probabilità di sviluppare un tumore al seno o alle ovaie. In un certo senso, usando un’iperbole, si può affermare che queste donne sono “condannate” alla prevenzione. Proprio per questa ragione è profondamente ingiusto che non possano accedere al test in tutte le Regioni e, ove possibile, debbano pagare i ticket per i ripetuti esami strumentali che devono seguire nel corso dell’anno. È, inoltre, impensabile che le donne della Lombardia e dell’Emilia Romagna siano esentate e tutte le altre nostre connazionali no. Pertanto, ho presentato una mozione sottoscritta da parlamentari appartenenti a quasi tutti gli schieramenti politici ed approvata all’unanimità. L’iniziativa di Onda mira a stimolare Governo e Regioni a sanare questa profonda situazione di disuguaglianza e ci impegneremo a vigilare sul Governo per una concreta attuazione” – sottolinea la Sen. Maria Rizzotti, Vice Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica.

Grazie al test BRCA è possibile fare prevenzione più mirata per salvaguardare tante donne. Come sempre le associazioni, spinte dalla necessità di porre all’attenzione delle istituzioni problematiche emerse dalle pazienti, ci coinvolgono nelle loro battaglie. Come donna e come parlamentare mi sono sempre dimostrata sensibile al tema della salute delle donne e anche per questa battaglia mi sento già coinvolta per assicurare la corretta attenzione istituzionale a questo documento e di conseguenza permettere la diffusione del test su tutto il territorio nazionale, proprio per garantire a tutte le donne il diritto alla salute sancito dalla nostra Costituzione” – conclude l’On. Paola Boldrini, Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati.

 

Il Tumore Ovarico

Tumore dell'ovaio

Il carcinoma ovarico è il sesto tumore più diagnosticato tra le donne ed è il più grave (50% di mortalità a 5 anni) tumore ginecologico che ogni anno, nel mondo, colpisce oltre 250.000 donne e ne uccide 140.000. In Italia circa 37.000 donne convivono con questo tumore, ogni anno si diagnosticano 5.000 nuovi casi.

Il tumore ovarico è un tumore molto insidioso per due principali motivi. Innanzitutto perché è caratterizzato da sintomi aspecifici. In secondo luogo perché non esistono attualmente strumenti di prevenzione (come il vaccino o come il pap test per il tumore della cervice) né test di screening precoce (come la mammografia per il tumore al seno). Per tali motivi il carcinoma ovarico in più del 60% dei casi viene diagnosticato tardivamente quando è già in stadio avanzato e le possibilità di cura sono molto ridotte.

Solo una diagnosi tempestiva può migliorare le probabilità di sopravvivenza: infatti se il tumore ovarico viene diagnosticato in stadio iniziale la possibilità di sopravvivenza a 5 anni è del 75-95% mentre la percentuale scende al 25% per tumori diagnosticati in stadio molto avanzato.

TIPOLOGIA

Il tumore dell’ovaio insorge quando le cellule dell’ovaio crescono e si dividono in modo incontrollato. I tumori dell’ovaio possono essere di molti tipi.

Secondo la classificazione accettata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità si distinguono due categorie di tumori: i primitivi e i secondari che si differenziano dai primi perché giungono all’ovaio dopo essere apparsi in altre parti dell’organismo.

Dal punto di vista istologico i tumori dell’ovaio si suddividono in epiteliali, stromali e germinali.

I tumori epiteliali derivano da un malfunzionamento dell’epitelio mulleriano (tessuto che riveste l’ovaio), possono presentarsi in forma benigna o maligna e rappresentano il 50% delle neoplasie che colpiscono l’ovaio. Hanno una maggiore incidenza in donne in età compresa tra 55 e 65 anni.

I tumori stromali hanno origine in un altro tessuto della struttura dell’ovaio. Sono neoplasie più rare e rappresentano il 4% dei tumori maligni che possono colpire l’ovaio.

I tumori germinali derivano dalle cellule che danno origine agli ovuli. Sono anch’essi più rari rappresentando il 5% dei tumori maligni dell’ovaio. Questo tipo si manifesta soprattutto in giovane età. Un esempio è rappresentato dal disgerminoma che colpisce bambine o adolescenti nel
70-90% dei casi.

PRINCIPALI FATTORI DI RISCHIO

Le cause che determinano la divisione e moltiplicazione incontrollata delle cellule nell’ovaio non è ancora nota. Ciò che si sa è che un certo numero di fattori aumentano il rischio di sviluppare questa forma di tumore.

Età – Un primo fattore di rischio è rappresentato dall’età in quanto il picco di incidenza della malattia si registra tra i 50 e i 60 anni, dunque nelle donne in età peri o postmenopausale. Tuttavia alcuni tipi di tumore dell’ovaio possono presentarsi in donne più giovani.

Storia familiare – Il 15-25% dei tumori all’ovaio ha come principale fattore di rischio la familiarità. Donne con madre e/o sorella e/o figlia affetta/e da tumore dell’ovaio, della mammella o dell’utero hanno maggiori probabilità di contrarre la neoplasia.

Alterazioni del patrimonio genetico – Le alterazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 di origine ereditaria possono portare a una predisposizione più o meno importante allo sviluppo del tumore ovarico. La percentuale di rischio di tumore ovarico è del 39-46% se è presente una mutazione del gene BRCA1 ed è del 10-27% se è presente una mutazione del gene BRCA2.

Essere portatori di una mutazione di tali geni comporta una maggiore probabilità, ma non la certezza, di ammalarsi. In questo caso però è importante seguire un programma di controlli regolari ed accurati così come è importante informare i membri maggiorenni della famiglia che potrebbero essere, a loro volta, portatori della mutazione.

Per accertare l’esistenza di tali alterazioni si effettua il test genetico BRCA1 e BRCA2, un test di laboratorio che permette di individuarne l’esistenza e, in caso positivo, di identificare le possibili opzioni di prevenzione. Non esistendo strategie preventive efficaci per il tumore dell’ovaio, l’annessiectomia profilattica bilaterale (asportazione di tube ed ovaie) è in grado di prevenire la quasi totalità dei tumori ovarici su base genetico-ereditaria. L’annessiectomia bilaterale è oggi consigliata nelle donne con mutazione del gene BRCA1 e BRCA2 che hanno già avuto gravidanze o che hanno superato l’età fertile.

Il test di laboratorio è estremamente utile anche quando viene effettuato su pazienti già colpite da tumore ovarico perché consente di modellare la terapia farmacologica su questa specifica situazione e di migliorarne significativamente l’esito.

Storia riproduttiva – Oltre alla familiarità e al rischio genetico bisogna considerare il sistema endocrino che si occupa della produzione e distribuzione di ormoni nell’organismo. In genere ovulazioni ripetute sembrano essere associate ad un rischio maggiore di contrarre la malattia mentre la gravidanza sembra giocare un ruolo importante come fattore protettivo del tumore dell’ovaio proprio per la riduzione del numero di ovulazioni.

Lo stesso vale per un prolungato allattamento che, da studi effettuati, sembra incidere positivamente nel proteggere dalla malattia.

Alcuni studi hanno mostrato un’incidenza maggiore di tumore all’ovaio in donne soggette a menarca precoce (prima mestruazione) e/o menopausa tardiva.

Esiste anche una correlazione tra endometriosi e tumore all’ovaio.

Al contrario l’assunzione prolungata della pillola anticoncezionale è associata a un rischio minore di contrarre la malattia.

Stili di vita – L’obesità, il fumo, l’assenza di esercizio fisico sono ulteriori fattori che aumentano il rischio di sviluppare questa neoplasia.

SINTOMI

Per il tumore dell’ovaio non esiste un elenco chiaro e preciso dei sintomi ai quali prestare attenzione. Tuttavia è opportuno che ogni donna sappia riconoscere alcuni segnali che possono indicare il manifestarsi della malattia e rivolgersi al proprio medico. Nello stadio iniziale, quando è localizzato all’ovaio, il tumore ovarico è generalmente asintomatico.

I sintomi più comuni che si possono manifestare nelle forme più avanzate sono:

· gonfiore addominale, persistente oppure intermittente;

· necessità di urinare spesso;

· dolore addominale.

Sintomi meno comuni sono:

· inappetenza;

· perdite ematiche vaginali;

· variazioni delle abitudini intestinali.

Si tratta di sintomi molto aspecifici e comuni che, nella maggioranza dei casi, hanno un’origine differente dalla presenza di un tumore. Quando però questi sintomi non si erano mai presentati in precedenza e compaiono costantemente ogni giorno per più di 12-15 giorni al mese e per più due o tre mesi consecutivi, si consiglia di contattare il proprio medico di fiducia.

DIAGNOSI

In caso di sintomi ricorrenti si eseguono dapprima indagini di routine che comprendono una visita medica dell’addome e una visita ginecologica. Se si sospetta un tumore, le indagini utilizzate per arrivare alla diagnosi di carcinoma ovarico sono l’ecografia pelvica e il controllo dei marcatori tumorali (CA125, CA19.9, HE4, CE15.3 e CEA) eseguito attraverso un semplice prelievo del sangue, se il quadro ecografico è sospetto. Se permane il dubbio si associa una TAC addominale ed eventualmente una PET che permette di valutare aree ad elevata attività metabolica in modo molto affidabile.

Una nota importante riguarda il Pap test, esame che, per questa tipologia di tumore, non ha alcuna validità diagnostica.

La preoccupazione principale è quella di capire se si è di fronte ad una neoplasia circoscritta o se la malattia ha già preso piede diffondendosi nella zona pelvica e oltre. Per questo in questa fase vengono eseguite una gastroscopia ed una colonscopia per escludere una primitività da parte dell’apparato gastrointestinale.

STADI DELLA MALATTIA

Il carcinoma ovarico può essere diagnosticato in diversi stadi.

Per “stadio” si definisce lo stato di diffusione della malattia ovvero:

· Stadio I: limitato alle ovaie.

· Stadio II: su una o entrambe le ovaie ed esteso anche agli organi pelvici.

· Stadio III: su una o entrambe le ovaie, esteso agli organi pelvici e/o con metastasi ai linfonodi della stessa zona.

· Stadio IV: con la presenza di metastasi anche a distanza dalla zona delle ovaie (fegato, polmoni).

Una buona o una cattiva prognosi dipendono dallo stadio del tumore al momento della diagnosi che deve essere il più tempestiva possibile.

Se la malattia viene diagnosticata in stadio iniziale, cioè in pazienti con un tumore in stadio IA o IB, limitato cioè alle ovaie e con assenza di ascite e capsula intatta, la possibilità di sopravvivenza a 5 anni è di circa il 90%.

Se la malattia viene diagnosticata in pazienti con tumore in stadio IC, cioè con rottura della capsula, la possibilità di sopravvivenza a 5 anni scende al 75-80%.

Se la malattia viene diagnosticata in stadi avanzati la prognosi dipende dal tipo di tessuto intaccato, dai livelli di marker tumorali e da quanta massa tumorale è stata asportata chirurgicamente. Si calcola comunque che per tumore diagnosticato in stadio III la sopravvivenza a 5 anni sia pari al 45% e per una diagnosi in stadio IV la possibilità di sopravvivenza a 5 anni sia del 25%.

TERAPIA

Trattamento chirurgico

La chirurgia rappresenta uno step centrale del trattamento del tumore ovarico. Essa è utilizzata per porre la diagnosi della malattia e per la stadiazione del tumore ovarico, oltre che per rimuoverlo più radicalmente possibile. Nelle pazienti con malattia in stadio avanzato, la chirurgia, oltre a valutare l’estensione della malattia, è finalizzata all’asportazione di tutto il tumore visibile (chirurgia citoriduttiva o di debulking). Se la malattia viene asportata radicalmente il guadagno in termini di sopravvivenza per la paziente arriva a 40 mesi rispetto a pazienti in cui l’intervento chirurgico non ha asportato completamente la malattia.

Anche nelle pazienti con malattia allo stadio iniziale, la chirurgia svolge un ruolo fondamentale. Permette infatti una corretta stadiazione al fine di impostare un adeguato management post-operatorio. Inoltre, in mani esperte, l’approccio chirurgico può essere “modulato” in funzione della diffusione di malattia, dell’età della paziente e del suo desiderio riproduttivo.

Trattamento farmacologico

La chemioterapia di prima e seconda linea rimane, dopo la chirurgia, il trattamento cardine per il trattamento del carcinoma ovarico e si avvale di un trattamento farmacologico standard a base di paclitaxel e carboplatino, a tutt’oggi la combinazione terapeutica di riferimento.

Ma negli ultimi anni, per lo più in associazione alla chemioterapia, si sono affermate nuove terapie dette “a bersaglio molecolare”. Si tratta di farmaci rivolti verso un bersaglio specifico identificato come particolarmente importante nella genesi o nella progressione di una determinata neoplasia. Come per molte forme di cancro, anche per il tumore ovarico un bersaglio molto importante è rappresentato dall’angiogenesi, ovvero dalla crescita dei vasi sanguigni creati dal tumore per rifornirsi delle sostanze nutritive e dell’ossigeno di cui ha bisogno per crescere e diffondersi.

La terapia anti-angiogenica aggredisce la malattia arrestando appunto il processo di sviluppo dei vasi sanguigni di cui il tumore ha bisogno per proliferare e diffondersi in altre regioni del corpo. L’uso del trattamento anti-angiogenico nel tumore ovarico offre quindi una nuova importante opportunità.

Capostipite di questa nuova classe di farmaci è il bevacizumab, un anticorpo monoclonale che lega e blocca in modo specifico la proteina VEGF (fattore di crescita endoteliale vascolare) che ha un ruolo chiave nell’angiogenesi.

Bevacizumab è stato il primo farmaco biologico approvato in Europa ed è il primo inibitore dell’angiogenesi per il trattamento delle donne colpite da tumore ovarico in stadio avanzato non pretrattate che è in grado di ritardare le recidive e prolungare la sopravvivenza senza progressione di malattia. Bevacizumab è disponibile e rimborsabile in tutta Italia.

Trattamento psicologico

Trattamento non significa solo intervento chirurgico e chemioterapico ma anche altri tipi di supporto sia fisico che psicologico a seconda delle esigenze del paziente: da un supporto psicologico individuale a gruppi psico-educazionali per arrivare alla psicoterapia di gruppo e a un supporto alle coppie. Vivere una dimensione di gruppo aiuta psicologicamente ad eliminare il senso di solitudine e di esclusione che spesso nasce già al momento della diagnosi di tumore e rivitalizza fisicamente grazie a sedute dedicate a tecniche di rilassamento muscolare e tecniche di respirazione.

L’IMPORTANZA DEL CENTRO DI CURA SPECIALISTICO

In tempi più recenti medici e ricercatori hanno condiviso la convinzione che la eterogeneità dei tumori ovarici ne fanno una malattia molto complessa che ha un diverso andamento clinico e una diversa risposta alla terapia nelle diverse pazienti. Pertanto il tumore ovarico richiede sempre più trattamenti personalizzati (targeted therapies) che solo i centri di cura specializzati sono in grado di fornire.

In questi centri si lavora sia per individuare nuove modalità di trattamento (come ad esempio le terapie personalizzate per le pazienti con tumore ovarico derivante da mutazione dei geni BRCA) sia per identificare l’esatto profilo genetico delle pazienti che ha un impatto importante sulla scelta del tipo di terapia.

In fase di cura è quindi importante rivolgersi, sin dall’inizio, a questi centri che sono dotati di tutta una serie di requisiti sia a livello chirurgico che di terapia medica che di supporto fisico e psicologico.

Per aiutare nella scelta del centro specialistico la Società Europea di Oncologia ha identificato la seguente serie di criteri guida:

1) disponibilità nello stesso ospedale di: Laboratorio di Ematologia; Radiologia; Ambulatori; Anestesiologia; Terapia intensiva; Endoscopia; Criopatologia; Citologia; Radioterapia; Oncologia Medica; ufficio raccolta dati; Psico-oncologia; Medicina Nucleare; Chirurgia Plastica e Ricostruttiva; Chirurgia Vascolare; cura della Stomia; trattamento di Linfoedema; cure palliative.

2) collaborazioni regolari di: due oncologi ginecologi; specialista di Radioterapia; oncologo clinico; specialista di Chemioterapia (oncologo ginecologo o oncologo medico); radiologo; istopatologo; specialista in Infermeria clinica.

Parte dallo IEO di Milano “Sguardi d’energia”

Sguardi d'energia

Aver cura di se stesse, del proprio corpo e della propria bellezza: perché contro il tumore ovarico, il più insidioso e meno conosciuto dei tumori femminili, c’è bisogno di tutta l’energia delle donne; perché recuperare un rapporto positivo con l’immagine di sé aiuta ad affrontare meglio le terapie; perché l’attenzione alla propria persona è parte integrante del percorso di cura che oggi, per il tumore ovarico, dopo quindici anni di assenza di novità importanti, può avvalersi di terapie innovative che migliorano il tempo libero da malattia e la qualità di vita delle pazienti.

È questo l’invito rivolto a tutte le donne con neoplasia dell’ovaio da ACTO onlus – Alleanza Contro il Tumore Ovarico, che in partnership con Youngblood Mineral Cosmetics e il supporto di Roche promuove Sguardi d’energia, una campagna itinerante rivolta alle pazienti.

La prima tappa di una serie di appuntamenti che si terranno in diverse città italiane, è ospitata dal 19 al 23 ottobre allIstituto Europeo di Oncologia di Milano, uno dei centri di eccellenza a livello internazionale nel trattamento di questo tumore. Nel corso della settimana sarà messo a disposizione delle donne un programma personalizzato di cura della pelle e trucco.

Ad ogni paziente che prenderà appuntamento presso il centro, gli esperti di trucco e immagine di Youngblood offriranno una seduta personalizzata di trucco della durata di un’ora di cui 15 minuti dedicati alla preparazione della pelle e 45 minuti dedicati al trucco con prodotti della nota azienda americana che utilizza prodotti minerali e antiallergici. Al termine della seduta ogni paziente riceverà in omaggio un kit composto da un cofanetto contenente i prodotti utilizzati durante la seduta di trucco oltre ad informazioni su come prendersi cura della propria pelle durante la malattia.

ACTO è nata per stare accanto alle pazienti e sostenerle nel difficile percorso di malattia, segnato da sofferenze fisiche e psicologiche in cui i cambiamenti spesso devastanti dell’aspetto fisico, conseguenti alle terapie, occupano un posto molto importante in quanto incidono in maniera profonda sulla qualità di vita delle donne colpite da questa malattia ha affermato Nicoletta Cerana, Presidente di ACTO onlus – Alleanza contro il Tumore Ovarico – le problematiche di tipo estetico, per quanto possano apparire secondarie, impattano pesantemente sulla percezione della propria immagine e sull’autostima, generando ansia e depressione, e arrivano ad influenzare persino la risposta alle terapie”.

Dal punto di vista della terapia del tumore ovarico, grandi passi sono stati fatti negli ultimi anni. Si punta ora alla cronicizzazione della malattia, grazie all’avvento delle terapie anti-angiogeniche che impediscono al tumore di crescere e diffondersi, bloccando la neoformazione vascolare che alimenta il tumore.

L’evento più importante degli ultimi 20 anni è stato senza dubbio l’arrivo dei nuovi farmaci anti-angiogenici che hanno colmato un vuoto drammatico durante il quale c’è stata una totale assenza di novità terapeutiche rilevanti – ha dichiarato Nicoletta Colombo, Direttore Divisione di Ginecologia Oncologica Medica, Istituto Europeo di Oncologia di Milano e Professore Associato di Ostetricia e Ginecologia, Università di Milano-Bicoccabevacizumab, il primo di questi farmaci a essere utilizzato contro il tumore ovarico è in grado di assicurare tempi più lunghi in assenza di malattia oltre al fatto, fondamentale, di non essere gravato dagli effetti collaterali peculiari della chemioterapia”.

Grazie ai progressi della ricerca in ambito ginecologico, oltre a bevacizumab, per le pazienti affette da tumore ovarico e con mutazione BRCA1 e 2, sono oggi disponibili anche nuove terapie, come i PARP inibitori.

Ma insieme ai progressi terapeutici, si fa sempre più strada anche la consapevolezza di quanto sia importante offrire alle pazienti un supporto di tipo psicologico.

Sono molti i Centri e gli oncologi che hanno compreso l’impatto devastante che la malattia ha sulla sfera fisica e psichica della donna e quanto sia importante mettere in atto un sostegno psicologico come parte integrante della cura. Per reagire alla malattia e per riappropriarsi di se stesse, possono essere importanti anche le piccole cose, i piccoli gesti quotidiani, le piccole attenzioni come un velo di rossetto, una parrucca originale, che permettono alla donna di capire che si può, nonostante la grande fatica, uscire fuori dal tunnel angosciante della malattia. – ha sostenuto Roberta Nicoli, Psicologa, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR, socia fondatrice e membro del Consiglio Direttivo ACTO onlus.

Roche sostiene con grande entusiasmo il progetto itinerante Sguardi d’energia promosso da ACTO onlus.

Roche è orgogliosa di essere al fianco di ACTO onlus con una campagna che ha l’obiettivo, non solo di informare le donne su un tumore insidioso e subdolo, ma anche di offrire un servizio alle donne che hanno avuto la sfortuna di doversi confrontare con questa terribile malattia – ha affermato Alfonso Gentile, Direttore Medico di Roche S.p.A. – Roche è costantemente impegnata nella ricerca di nuove soluzioni terapeutiche per poter dare ai medici armi efficaci e ai pazienti speranza di vita. Roche, più di altre aziende, ha contribuito a riscrivere la storia del trattamento di molti tumori come, ad esempio, quello della mammella, le cui innovazioni terapeutiche messe a disposizione delle pazienti hanno salvato la vita di milioni di donne nel mondo. Per questo motivo, sentiamo la responsabilità di continuare il nostro impegno al fianco delle pazienti, in particolare nella lotta contro patologie, come il tumore ovarico, per le quali per anni non si sono registrate novità terapeutiche rilevanti”.

ACTO onlus per questa campagna ha trovato un partner d’eccezione, Youngblood Mineral Cosmetics, che condivide gli obiettivi di questo progetto.

Pauline Youngblood infatti ha fondato il brand quasi 20 anni fa partendo dalla volontà di concedere a tutte le donne, soprattutto a chi aveva avuto subito traumi causati da trattamenti invasivi, di sentirsi belle e di farlo in maniera sana, con ingredienti minerali naturali di altissima qualità. Siamo grati ad ACTO onlus per questa bellissima opportunità e felici per tutti i sorrisi che i nostri make-up artist vedranno nascere sui visi delle tante donne che saranno coinvolte in questa iniziativa” – ha affermato Ariane d’Andiran, Managing Partner dell’agenzia di Marketing & Comunicazione Youngblood Mineral Cosmetics Italia.


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“Sguardi d’Energia” contro il tumore ovarico

Sguardi d'energia

Aver cura di se stesse e della propria bellezza: perché per combattere il tumore ovarico, il più insidioso e meno conosciuto dei tumori femminili, c’è bisogno di tutta l’energia delle donne; perché recuperare un rapporto positivo con l’immagine di sé aiuta ad affrontare meglio le terapie; perché l’attenzione al proprio corpo è parte integrante del percorso di cura che oggi, per il tumore ovarico, dopo quindici anni di assenza di novità importanti, può avvalersi di terapie innovative che migliorano il tempo libero da malattia e la qualità di vita delle pazienti.

È questo l’invito rivolto a tutte le donne con tumore ovarico da ACTO onlus – Alleanza Contro il Tumore Ovarico, che in partnership con Youngblood Mineral Cosmetics e il supporto di Roche promuove Sguardi d’Energia, una campagna rivolta alle pazienti alle quali, a partire da settembre, saranno offerti programmi personalizzati di make-up ospitati nei principali Centri italiani specializzati nel trattamento del tumore ovarico.

L’iniziativa di ACTO onlus fa seguito a Scatti d’Energia, la mostra itinerante con i ritratti di dieci personaggi celebri ospitata nei mesi scorsi nei principali capoluoghi italiani per rompere il muro di silenzio sul tumore ovarico: se al centro della precedente campagna vi era l’informazione, il focus di Sguardi d’Energia è sulla qualità di vita delle pazienti sostenuta, oltre che dalle terapie e dall’assistenza dei Centri specializzati, anche da momenti quotidiani di attenzione alla propria bellezza, alla cura di sé.

ACTO è nata per stare accanto alle pazienti e sostenerle nel difficile percorso di malattia. Un percorso segnato da sofferenze fisiche e psicologiche in cui i cambiamenti spesso devastanti dell’aspetto fisico, conseguenti alle terapie, occupano un posto molto importante in quanto incidono profondamente sulla qualità di vita delle pazienti afferma Nicoletta Cerana, Presidente di ACTO onlus – Alleanza contro il Tumore Ovarico – con questo progetto desideriamo aiutare le donne a riappropriarsi della propria bellezza nonostante la malattia, perché ognuna di loro guardandosi allo specchio dopo il trattamento non veda più la malattia ma solo una donna più bella e infinitamente più forte di prima”.

In Italia circa 37.000 donne convivono con un tumore ovarico: circa 5.000 i nuovi casi ogni anno e i numeri sono in forte aumento. Ma secondo un’indagine promossa da ACTO onlus, in Italia 6 donne su 10 non conoscono questa patologia, e il 70% non sa indicarne i sintomi e gli esami a cui sottoporsi. A causa di sintomi non specifici e non riconosciuti, in circa l’80% dei casi la diagnosi arriva quasi sempre in fase avanzata. Il principale fattore di rischio è la familiarità e la presenza della mutazione genica BRCA1 e BRCA2, che espone le donne a un rischio molto più elevato di ammalarsi di tumore ovarico.

Purtroppo il carcinoma ovarico è un tumore molto subdolo, non ci sono sintomi caratteristici utili a fare una diagnosi precoce – dice Francesco Raspagliesi, Direttore Struttura Complessa Oncologia Ginecologica, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano – la sintomatologia, con dolori addominali gonfiore e cambiamento delle abitudini dell’alvo, è altamente aspecifica e per questo responsabile nell’85% dei casi di una diagnosi tardiva, in fase avanzata di malattia. È indispensabile che la donna si sottoponga a controlli ginecologici annuali con una visita clinica e un’ecografia transvaginale, sarà il ginecologo di volta in volta a stabilire con quale frequenza ripetere le visite”.

La diagnosi tempestiva può migliorare la sopravvivenza: se il tumore ovarico è intercettato in stadio iniziale la probabilità di sopravvivenza a 5 anni è del 75-95%. In presenza di recidive, obiettivo delle terapie è la cronicizzazione: grandi passi in avanti sono stati fatti negli ultimi anni grazie all’avvento delle terapie anti-angiogeniche che impediscono al tumore di crescere e diffondersi, bloccando la neoformazione vascolare che alimenta il tumore.

L’arrivo dei nuovi farmaci anti-angiogenici è stato un fatto molto importante dopo circa 20 anni di assenza di novità terapeutiche rilevanti – dichiara Nicoletta Colombo, Direttore Unità di Ginecologia Oncologica Medica, Istituto Europeo di Oncologia, Milano e Professore Associato di Ostetricia e Ginecologia, Università degli Studi Milano-Bicocca – bevacizumab, il primo di questi farmaci a essere utilizzato contro il tumore ovarico è in grado di assicurare un tempo più lungo senza malattia e senza gli effetti collaterali propri della chemioterapia”.

Grazie ai progressi della ricerca in ambito ginecologico, oltre a bevacizumab, per le pazienti affette da tumore ovarico si renderanno disponibili anche nuove terapie, come i PARP inibitori.

Ma insieme ai progressi delle terapie, si fa strada anche la consapevolezza di quanto sia importante offrire alle pazienti un supporto di tipo psicologico.

Sono molti i Centri e gli oncologi che hanno compreso l’impatto devastante che la malattia ha sulla sfera fisica e psichica della paziente e quanto anche il supporto psicologico faccia parte integrante della cura. Per reagire alla malattia e riappropriarsi di se stesse, possono essere importanti anche le piccole cose, i piccoli gesti quotidiani, un’ombra di rossetto, una parrucca, si può, anche se a fatica, uscire fuori dalla spirale angosciante della malattia” – sostiene Roberta Nicoli, Psicologa, Psicoterapeuta, Terapeuta EMDR, socia fondatrice e membro del Consiglio Direttivo ACTO onlus.

Roche sostiene con grande entusiasmo il progetto itinerante Sguardi d’Energia promosso da ACTO onlus.

Roche è orgogliosa di essere anche quest’anno al fianco di ACTO onlus con una nuova campagna che ha l’obiettivo, non solo di informare tutte le donne su un tumore così insidioso e subdolo come quello dell’ovaio, ma anche di essere partecipi, insieme all’associazione, di un progetto che vuole essere in modo tangibile al fianco di tutte quelle donne che hanno avuto la sfortuna di doversi confrontare con questa terribile malattia. Roche è costantemente impegnata nella ricerca di nuove soluzioni terapeutiche per poter dare ai medici armi efficaci e ai pazienti speranza di vita; il nostro impegno nella Ricerca e Sviluppo lo dimostra: a livello mondiale nel 2014 l’investimento è stato di oltre 30 milioni di euro e in Italia, in ambito oncologico, sono attivi ben 145 studi clinici che coinvolgono oltre 9.000 pazienti. Roche, più di altre, ha contribuito a riscrivere la storia naturale di molti tumori come ad esempio quello alla mammella, le cui innovazioni terapeutiche messe a disposizione delle pazienti hanno salvato la vita di milioni di donne nel mondo. Per questo motivo, sentiamo la responsabilità di continuare il nostro impegno al fianco delle pazienti, in particolare nella lotta contro patologie, come il tumore ovarico, per le quali per anni non si sono registrate novità terapeutiche rilevanti”afferma Alfonso Gentile, Direttore Medico di Roche S.p.A.

ACTO onlus per questa campagna ha trovato un partner d’eccezione, Youngblood Mineral Cosmetics, che condivide gli obiettivi di questo progetto.

«Pauline Youngblood infatti ha fondato il brand quasi 20 anni fa partendo dalla volontà di concedere a tutte le donne, soprattutto a chi aveva avuto subito traumi causati da trattamenti invasivi, di sentirsi belle e di farlo in maniera sana, con ingredienti minerali naturali di altissima qualità. Siamo grati ad ACTO onlus per questa bellissima opportunità e felici per tutti i sorrisi che i nostri make-up artist vedranno sorgere sui visi delle tante donne che saranno coinvolte in questa iniziativa” afferma Ariane d’Andiran, Managing Partner dell’agenzia di Marketing & Comunicazione Youngblood Mineral Cosmetics Italia.

La campagna Sguardi d’energia sarà ospitata nel corso del 2015 e del 2016 all’interno di importanti centri oncologici specializzati nella diagnosi e cura del tumore ovarico in Lombardia, nel Lazio, in Emilia Romagna, in Campania e in Puglia.

 

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Foto d’autore e selfies, “scatti d’energia” contro il tumore ovarico

scatti d'energia

A Roma dal 19 al 22 marzo 2015, a Piazza San Silvestro, si è tenuta la grande campagna nazionale itinerante d’informazione e sensibilizzazione promossa da ACTO onlus con il sostegno di Roche, già ospitata con successo nei mesi scorsi a Milano e Napoli chiamata: Scatti d’energia – Insieme contro il tumore ovarico.

In tale occasione si è potuto ammirare la mostra open air con i dieci ritratti di personaggi famosi che hanno accettato di farsi fotografare con un messaggio di sensibilizzazione dal fotografo delle star Dirk Vogel: attori come Anna Bonaiuto, Jane Alexander, Lucrezia Lante della Rovere e Claudio Santamaria, cantautori come Emma Marrone e Francesco Renga, personaggi televisivi come Lorella Cuccarini, Paola Perego, Marina Ripa di Meana, archistar come Doriana e Massimiliano Fuksas e sportivi come Elisa Di Francisca, schermitrice medaglia d’oro nel fioretto alle Olimpiadi di Londra del 2012.

Alla vigilia dell’inaugurazione della mostra personalità delle istituzioni, dello spettacolo, della cultura e della medicina hanno partecipato alla cena di beneficenza organizzata da ACTO onlus, impegnata a realizzare un network nazionale di Associazioni con l’apertura di nuove sedi a Bari, Napoli e Roma: il ricavato della raccolta è stato destinato ad un progetto di formazione sul tumore ovarico dedicato specificamente ai medici di Medicina Generale.

Il tumore ovarico, il meno conosciuto e più insidioso dei tumori femminili in Italia colpisce più di 5.000 persone ogni anno. Ad oggi, sono circa 38.000 le donne che convivono con questa grave patologia[1]. Eppure, secondo un’indagine promossa da ACTO onlus – Alleanza contro il Tumore Ovarico, in Italia 6 donne su 10 non conoscono questa patologia, e il 70% non sa indicarne i sintomi e gli esami a cui sottoporsi2. A causa di sintomi non specifici e non riconosciuti, la diagnosi arriva quasi sempre in fase avanzata, quando le terapie hanno minori chances di successo.

Le donne non conoscono il tumore ovarico e quindi non ne parlano, i media se ne occupano ancora troppo poco e anche la maggior parte delle donne che sono guarite o convivono con la malattia preferisce non parlarne – ha affermato Nicoletta Cerana, Presidente ACTO onlus – Alleanza contro il Tumore Ovarico – ma c’è chi come ACTO onlus ha deciso di lottare per rompere questo pesante muro di silenzio e impegnarsi in prima persona per sconfiggere la malattia: in questa chiave abbiamo realizzato Scatti d’energia, una campagna corale a cui partecipano personaggi celebri e cittadini comuni, perché il tumore ovarico non è solo un problema di chi ne è colpito ma un problema di tutte le donne attente alla propria salute”.

 

La sintomatologia del tumore ovarico è aspecifica e praticamente assente in fase iniziale, tanto che la neoplasia nell’80% dei casi dà segni di sé quando è in fase avanzata (stadio III o IV)3. Il principale fattore di rischio è la familiarità per tumore ovarico e la presenza della mutazione genica BRCA1 e BRCA2 che espone anche ad un più elevato rischio di tumore mammario.

Il tumore ovarico nell’80% dei casi si presenta allo stadio III/IV poichè è subdolo, caratterizzato dall’insorgenza di sintomi vaghi e aspecifici, quali la dispepsia, la distensione addominale, la sazietà precoce e i dolori addominali diffusi – ha spiegato Giovanni Scambia, Direttore del Dipartimento per la Salute della Donna e del Bambino dell’Università Cattolica di Roma frequentemente la paziente è asintomatica finché ad una visita di routine non si scopre una massa pelvica. Pertanto se compare un sintomo nuovo che diventa persistente nel tempo, è importante rivolgersi tempestivamente al proprio ginecologo o al proprio medico curante così da effettuare indagini semplici (ecografia), ma estremamente sensibili nella individuazione di masse addominali e di liquido in addome”.

Negli ultimi anni – ha continuato Scambiadal punto di vista terapeutico, nell’armamentario del ginecologo oncologo e dell’oncologo medico si è aggiunto un farmaco antiangiogenetico che agisce bloccando la formazione dei neovasi tumorali. Il farmaco, somministrato in associazione alla chemioterapia standard, ha determinato un miglioramento della curabilità di tale patologia senza un’alterazione della qualità di vita delle nostre pazienti”.

Solo la diagnosi tempestiva può migliorare le probabilità di sopravvivenza: se il tumore ovarico viene diagnosticato in stadio iniziale la possibilità di sopravvivenza a 5 anni è del 75-95% mentre la percentuale scende al 25% per tumori diagnosticati in stadio molto avanzato3. Negli stadi avanzati, la guarigione può essere raggiunta da circa il 30% delle pazienti. Per l’altro 70%, l’obiettivo si sposta sulla cronicizzazione della malattia: attraverso l’impiego di farmaci efficaci, come quelli anti-angiogenici, si cerca di far convivere la paziente con il tumore il più a lungo possibile, assicurandole al tempo stesso la migliore qualità di vita.

Roche è orgogliosa di sostenere questa campagna promossa da ACTO onlus, convinti che una corretta informazione e una maggiore sensibilizzazione siano la prima vera arma per riconoscere per tempo anche i tumori più silenti e sconfiggerli – ha affermato Maurizio de Cicco, Amministratore Delegato Roche S.p.A. – grazie al nostro costante impegno in Ricerca e Sviluppo, abbiamo contribuito a riscrivere i manuali di medicina soprattutto nel campo dei tumori femminili, ed è nostra intenzione continuare a farlo. Dopo le rivoluzionarie innovazioni terapeutiche per il trattamento del tumore al seno che hanno salvato la vita di milioni di donne nel mondo, sentiamo la responsabilità di continuare il nostro impegno al fianco delle pazienti, in particolare nella lotta contro patologie, come il tumore ovarico, per le quali per anni non si sono registrate novità terapeutiche rilevanti”.

Alla campagna Scatti d’energia sono invitati a partecipare tutti i cittadini, che attraverso la pagina Facebook dell’iniziativa potranno caricare un selfie accompagnato da un messaggio e contribuire a sensibilizzare tutte le donne sull’importanza di conoscere i sintomi di questa patologia, non trascurarli e sottoporsi regolarmente a visita ginecologica.

Secondo ACTO onlus le informazioni che tutte le donne devono conoscere sul tumore ovarico sono:

  • il tumore ovarico è il più aggressivo dei tumori ginecologici;
  • il tumore ovarico è il meno conosciuto dei tumori della donna;
  • riconoscere i primi segnali di allarme può salvare la vita;
  • riconoscere i sintomi migliora la diagnosi precoce;
  • la diagnosi precoce migliora le probabilità di sopravvivenza;
  • non esistono strumenti di prevenzione o test di screening;
  • esistono strumenti di indagine diagnostica;
  • le cure esistono ma sono ancora limitate;
  • esiste una nuova opzione terapeutica: la terapia anti-angiogenica.

 

BIBLIOGRAFIA

1 AIOM-CCM-AIRTUM, “I numeri del cancro in Italia”, 2013.2AIRTUM, Associazione Italiana Registri Tumori

2 ACTO onlus/O.n.d.a.- Osservatorio Nazionale sulla salute della donna, Indagine “Donna e Carcinoma Ovarico”, 2011

3 AIOM, “Linee Guida Tumori dell’Ovaio”, 2013.

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