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CAR-T: cosa sono

Un “farmaco vivente”; ecco cos’è la terapia CAR-T cell (Chimeric Antigen Receptor T-cell). È la forma più avanzata d’immunoterapia anti-tumorale, che si basa su elementi del nostro sistema immunitario (i T linfociti), geneticamente modificati attraverso l’inserimento nel loro DNA di una sequenza genica che codifica per una proteina in grado di reindirizzare l’attività di queste cellule sul bersaglio tumorale. Quest’aggressione si fonda sul riconoscimento selettivo di una molecola bersaglio presente sulle cellule tumorali che, nel caso delle patologie in cui vi è stata l’approvazione da parte delle agenzie regolatorie, è la CD19. In altre parole dunque, la tecnica prevede un prelievo di linfociti T dal paziente con in un processo detto aferesi, i quali dopo una procedura di ingegnerizzazione, che dura dalle 4 alle 6 settimane (tra prelievo, trasporto al laboratorio per il procedimento di modifica del DNA e ritorno al centro), vengono restituiti al paziente tramite un virus non patogeno. A questo punto, una volta entrati nel circolo sanguigno le CAR-T sono in grado di riconoscere le cellule tumorali e di eliminarle grazie all’attivazione della risposta immunitaria.

Rispetto ad altre terapie innovative sviluppate negli ultimi anni, questa ha una marcia in più: l’ambizione di guarire i pazienti, anche se non tutti. Questo va detto a chiare lettere perché è necessario non dare false speranze. La CAR-T cell therapy è in grado di offrire una concreta possibilità di cura definitiva per quei pazienti che, avendo fallito i trattamenti convenzionali, non avrebbero ulteriori possibilità terapeutiche disponibili. Non tutti quindi possono beneficiarne ed anzi, le CAR-T sono riservate a malati che hanno fallito tutti i trattamenti convenzionali. Più specificatamente, l’agenzia europea del farmaco (EMA) e la Food and Drug Administration (FDA) hanno approvato la terapia con cellule CAR-T per i pazienti fino ai 25 anni di età con Leucemia Linfoblastica Acuta a differenziazione B cellulare (LLA-BCP) in seconda ricaduta di malattia o con malattia refrattaria ai trattamenti convenzionali o in prima ricaduta post trapianto emopoietico e per i pazienti adulti affetti da Linfomi diffusi a grandi cellule B (DLBCL) o da Linfomi primitivi del mediastino (PMBCL) a grandi cellule B refrattari o resistenti a due o più linee di terapia sistemica.

Abbiamo detto che la terapia si effettua mediante la somministrazione endovenosa delle cellule ingegnerizzate. Entrando più nello specifico, la somministrazione delle CAR-T deve essere preceduta dalla raccolta dei linfociti del paziente circa un mese prima dell’infusione tramite la procedura di linfocito-aferesi, cioè viene collegato a una macchina che centrifuga il sangue e raccoglie i linfociti attraverso due vene (una per l’uscita e un’altra per il ritorno). I linfociti vengono poi inviati al di fuori dell’ospedale per essere modificati in laboratorio. Tre giorni prima dell’infusione il paziente deve ricevere un breve ciclo di chemioterapia e poi riceve i linfociti che nel frattempo sono stati geneticamente modificati e rimandati al Centro dove il paziente è ricoverato. Va comunque precisato che non tutti i pazienti che hanno fallito tutti i trattamenti convenzionali sono in grado di ricevere un trattamento con cellule CAR-T: le due molecole a disposizione hanno bisogno di un mese, in un caso, e di tre mesi, nell’altro caso per fare effetto. Dall’inizio della procedura, dal momento dell’aferesi, al reale effetto del farmaco possono passare anche tre-quattro mesi, periodo in cui il paziente non può ricevere nessun altro tipo di trattamento e quindi deve essere stabile

È dunque una terapia molto potente e come tale comporta dei rischi. In particolare, la sindrome da rilascio citochinico è l’effetto collaterale più frequente e importante. Tale sindrome consta in uno stato di estrema infiammazione causata proprio dai linfociti T i quali, una volta re-infusi nel paziente scatenano una eccessiva risposta immunitaria. I sintomi possono essere anche molto gravi e, quindi, pericolosi per la vita del paziente. Per questo motivo, è fondamentale muoversi tempestivamente e con terapie appropriate quindi con farmaci corticosteroidi o anticorpi che bloccano le citochine coinvolte nella fisiopatologia di questa condizione. Un’altra temibile complicanza della terapia con cellule CAR-T è costituita dalla neurotossicità che, in rarissimi casi occorsi in soggetti adulti, è risultata essere anche fatale. Se per la sindrome da rilascio citochinico, gli specialisti conoscono bene la fisiopatologia per le possibilità di trattamenti adeguati, non si può dire lo stesso per le neurotossicità in quanto proprio il determinismo fisiopatologico è poco chiaro. La mortalità di tale trattamento è di circa il 5%.

Immissione in commercio

Come abbiamo ricordato, le agenzie regolatorie del farmaco europea e americana hanno autorizzato l’immissione in commercio di due farmaci. In Italia è attualmente in atto la negoziazione con l’Aifa per la rimborsabilità dei due medicinali e sono in corso trial clinici e un programma per uso compassionevole di uno dei due farmaci.

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Tumori: immunoterapia ancor più efficace quando viene combinata con i farmaci epigenetici

La sfida attuale nella lotta al cancro è di aumentare il numero di pazienti che rispondono positivamente all’immunoterapia. Per farlo occorre “preparare” il tumore a essere riconosciuto in modo più efficace dal sistema immunitario. È in questa direzione che stanno lavorando i ricercatori del Centro di Immuno-Oncologia (CIO) del Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena. Nello studio NIBIT-M4, che è stato presentato il 1 giugno scorso a Chicago in occasione del congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), il gruppo di ricerca diretto dal professor Michele Maio, in collaborazione con importanti Centri italiani ed europei, ha dimostrato che nei pazienti con melanoma la sequenza di guadecitabina e ipilimumab – il primo un agente ipometilante, il secondo un immunoterapico – migliora la capacità del sistema immunitario di riconoscere ed attaccare le cellule tumorali.

Aumentare il numero di pazienti che rispondono all’immunoterapia

Negli ultimi dieci anni l’immunoterapia ha rivoluzionato il trattamento dei tumori. Alcune neoplasie che non lasciavano scampo oggi possono essere trattate con successo, ma solo circa il 40-50% dei pazienti risponde a questo genere di cure. Se da un lato una delle possibili strategie per aumentare la percentuale è migliorare la sequenza con cui somministrare i diversi immunoterapici, l’altra prevede la somministrazione dell’immunoterapia in combinazione a molecole in grado di modificare le caratteristiche del tumore, con l’obiettivo di renderlo maggiormente visibile al sistema immunitario. Lo studio presentato ad ASCO, una “prima” a livello mondiale, va proprio in quest’ultima direzione.

I risultati raggiunti sono per noi motivo di grande orgoglio in quanto confermano la nostra iniziale intuizione sulla necessità di creare le condizioni affinché gli immunoterapici possano agire al meglio. Quanto ottenuto è perfettamente in linea con i risultati pre-clinici raggiunti negli anni scorsi dai laboratori del nostro Centro. Una dimostrazione di quanto sia fondamentale l’integrazione tra la ricerca di base e quella clinica, sostenute negli anni dalla Fondazione NIBIT e dalla Fondazione AIRC, anche grazie al programma 5×1000 cominciato nel 2018” – ha spiegato Michele Maio, direttore del CIO di Siena e Presidente della Fondazione NIBIT, che ha sostenuto lo studio insieme ad AIRC.

Un passo avanti ulteriore verso la cronicizzazione del cancro.

Il tumore è maggiormente visibile

Lo studio di fase 1b, iniziato nel 2015 e che ha coinvolto 19 pazienti con melanoma metastatico, ha innanzitutto raggiunto l’obiettivo di dimostrare la sicurezza e la tollerabilità della sequenza di somministrazione dei due farmaci. Dalle analisi è anche emerso che nel 42% dei pazienti si è verificato un controllo della malattia e nel 26% dei casi una risposta obiettiva al trattamento.

Questi dati ci indicano che siamo sulla buona strada. La somministrazione sequenziale di un agente ipometilante e dell’immunoterapico è un trattamento fattibile e complessivamente ben tollerato, che può migliorare l’efficacia dell’immunoterapia” – ha spiegato Anna Maria Di Giacomo, coordinatrice della ricerca clinica del CIO e Principal Investigator dello studio.

Non solo, le analisi effettuate sui campioni tumorali dei pazienti hanno mostrato che l’utilizzo della guadecitabina ha portato a una maggiore espressione di quei geni implicati nel riconoscimento tra tumore e sistema immunitario, chiara prova della bontà del metodo utilizzato.

Farmaci in sequenza

La strategia utilizzata ha previsto la somministrazione di un farmaco epigenetico, la guadecitabina, capace di determinare modificazioni chimiche nel DNA delle cellule tumorali per poterne modulare l’espressione genica.

Le modifiche generate da questo farmaco fanno sì che le cellule tumorali esprimano, sulla propria superficie, molecole che hanno un ruolo fondamentale nell’interazione tra tumore e sistema immunitario. Così il tumore risulta maggiormente visibile agli “occhi” alle cellule del sistema immunitario del paziente e la guadecitabina crea le condizioni ottimali per fare in modo che i farmaci immunoterapici somministrati successivamente possano avere maggiore efficacia” – ha spiegato Alessia Covre, coordinatore della ricerca pre-clinica del CIO al Policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena, coautore dello studio.

 

Lo studio | NIBIT-M4 (Studio di fase Ib)

Presentazione: Asco – Chicago, 1 giugno 2019 Hall A, 8.00 AM – 11.00 local time – Sessione: Developmental Immunotherapy and Tumor Immunobiology – Principal Investigator Anna Maria Di Giacomo, co-autore Alessia Covre – Centro Immunoncologia di Siena.

Lo studio è stato sostenuto dalla Fondazione NIBIT e dalla Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro. La parte clinica e quella di laboratorio sono state sviluppate interamente nel Centro di Siena, avvalendosi per le analisi traslazionali di importanti centri europei ed italiani che hanno contribuito per specificità nella valutazione dei campioni tumorali.

Abstract originale: https://abstracts.asco.org/239/AbstView_239_264419.html

Neurofibromatosi: Giornata Internazionale

L’Italia si è illuminata di blu e verde il 17 maggio per esprimere vicinanza alle persone con neurofibromatosi e per richiamare l’attenzione su questa malattia genetica. I monumenti di tante città italiane, così come in Europa e in altre nazioni oltreoceano, si sono illuminati in occasione della Giornata Internazionale di sensibilizzazione sulle Neurofibromatosi.

L’invito, a tutte le amministrazioni locali, è arrivato dai pazienti e dalle tre Associazioni che li rappresentano: ANF Onlus, Ananas Onlus e Linfa Odv che svolgono attività di informazione e sono un riferimento per tutte le persone a cui viene diagnosticata la neurofibromatosi.

L’iniziativa è stata lanciata a livello globale dalla storica fondazione statunitense Children’s Tumor Foundation (CTF) e coinvolge molte associazioni che nel mondo si dedicano ai pazienti affetti da questa sindrome genetica.

Il mese di maggio è stato dedicato, a livello nazionale e internazionale, alla sensibilizzazione e alla diffusione di conoscenze sulle NEUROFIBROMATOSI, meglio conosciute come NF, sindromi genetiche rare che già a livello pediatrico si manifestano con tumori del sistema nervoso centrale e periferico, estremamente dolorosi e deturpanti talvolta associati a problemi ossei, cognitivi e vascolari e che ad oggi mancano di una terapia efficace. Sono oltre 20.000 in Italia le persone colpite da NF e circa 2 milioni nel mondo

E’ stato un mese per conoscere questa malattia attraverso iniziative che hanno coinvolto medici, ricercatori, associazioni dei pazienti e la società, le istituzioni e la comunità scientifica nella lotta per sconfiggere le neurofibromatosi.

Per maggiori informazioni su Shine a light on NF è possibile visitare la pagina dedicata all’iniziativa nel sito della Fondazione statunitense Children’s Tumor Foundation.

 

“Mieloma Ti Sfido”: al via le nuove sfide contro la malattia

Sfidare e combattere insieme il Mieloma Multiplo, una forma aggressiva di tumore del sangue che oggi, grazie alla ricerca, sta perdendo terreno: la sopravvivenza dei pazienti è aumentata, la qualità di vita migliorata. Non bisogna però abbassare la guardia: la sfida continua e adesso ci sono armi in più per combatterla, come la terapia di mantenimento dopo il trapianto di cellule staminali, che aiutano i pazienti a guadagnare tempo di vita libero dalla malattia, allontanando le ricadute.

Fa leva sulla metafora della scherma l’invito rivolto a tutti i cittadini da Mieloma Ti Sfido, campagna di sensibilizzazione promossa da AIL – Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma Onlus insieme a La Lampada di Aladino con il contributo non condizionante di Celgene e il coinvolgimento di due “paladini” d’eccezione: Aldo Montano, medaglia d’oro nella sciabola ai Giochi Olimpici di Atene 2004, ed Elisa Di Francisca, due ori nel fioretto alle Olimpiadi di Londra 2012.

Sono loro i due testimonial della campagna, protagonisti di un video per il web che, insieme all’installazione itinerante I Duellanti, allestita dal 13 al 15 novembre scorso a Roma, in Piazza di Spagna, hanno veicolato ai cittadini il messaggio chiave: unirsi alla sfida contro il Mieloma Multiplo, aiutare i pazienti a non cadere, perché i progressi delle terapie possono incoraggiarli nel loro percorso di cura.

Il Mieloma Multiplo è un tumore del sangue molto aggressivo, che ha un impatto importante sulla qualità di vita dei pazienti. È una patologia ancora poco conosciuta, spesso diagnosticata non tempestivamente per il carattere aspecifico dei suoi sintomi. Aumentare in generale la conoscenza di questo tumore ematologico per migliorare la consapevolezza e la qualità di vita dei pazienti è fondamentale. È altrettanto importante dare ai pazienti un messaggio di speranza ed essere al loro fianco per incoraggiarli a continuare a combattere senza mai abbassare la guardia”– ha dichiarato Sergio Amadori, Presidente AIL.

Il Mieloma Multiplo è il secondo tumore del sangue per diffusione dopo i linfomi non-Hodgkin. Colpisce soprattutto le persone anziane, con una età mediana alla diagnosi di 70 anni, ed è associato alla moltiplicazione incontrollata delle plasmacellule nel midollo osseo, che causa sintomi quali dolore osseo, anemia, spossatezza. Questo tumore è caratterizzato dall’alternanza tra periodi di remissione, ottenuti grazie all’efficacia delle attuali terapie, e comparsa di recidive che hanno un impatto pesante sia sul piano fisico che su quello psicologico.

In Italia si registrano ogni anno dalle 5.000 alle 7.000 nuove diagnosi; stime approssimative suggeriscono che almeno 15.000-20.000 italiani convivono con questo tumore. Negli ultimi 15 anni la sopravvivenza dei pazienti con Mieloma Multiplo è passata da 2,5 a 10 anni, un aumento incredibile che si accompagna al miglioramento della qualità della vita, soprattutto grazie all’impiego di nuovi farmaci che vanno a colpire in modo estremamente preciso la plasmacellula malata e la uccidono senza danneggiare le cellule sane” – ha affermato Mario Boccadoro, Direttore della Divisione Universitaria di Ematologia, Città della Salute e della Scienza di Torino.

Nel trattamento del mieloma, il trapianto di cellule staminali autologhe è la terapia di scelta per i pazienti in età e condizioni ottimali, mentre per gli altri pazienti i trattamenti prevedono l’utilizzo in combinazione di diversi farmaci. La disponibilità di numerose opzioni terapeutiche permette di ottenere risposte sempre migliori e più profonde che aumentano la durata dei periodi di remissione.

Per i pazienti trapiantati oggi possiamo avvalerci della terapia di mantenimento basata su farmaci immunomodulanti che mantengono la risposta ottenuta per un tempo maggiore che in passato un cambiamento rilevante se pensiamo che, in precedenza, dopo il trapianto dovevamo limitarci a tenere il paziente in osservazione sapendo che la recidiva poteva verificarsi nell’arco di due anni. Per i pazienti non eleggibili al trapianto abbiamo vari schemi terapeutici e la strada è quella di terapie continuative, basate su immunomodulanti orali oppure inibitori del proteasoma in associazione con un chemioterapico. Se interveniamo nelle prime fasi di malattia con le migliori opzioni, possiamo prolungare il più possibile la durata della prima remissione e assicurare risposte migliori in caso di ricadute” – ha spiegato Maria Teresa Petrucci, Dirigente Medico di Primo Livello di Ematologia, Policlinico Umberto I di Roma.

Grazie ai risultati ottenuti negli ultimi anni, l’innovazione nella ricerca e nella cura del Mieloma Multiplo avanza a grandi passi con l’obiettivo di trovare una cura definitiva per questa patologia. In questa sfida Celgene è da sempre in prima linea.

La storia di Celgene nasce con la ricerca nel Mieloma Multiplo. In oltre 30 anni abbiamo cambiato il paradigma di trattamento della malattia grazie agli immunomodulatori orali, che rappresentano il cardine attorno al quale ruota l’algoritmo terapeutico per tutte le fasi della malattia. Di recente abbiamo scritto un nuovo capitolo per i pazienti sottoposti a trapianto, che prima non avevano a disposizione altre opzioni terapeutiche, e il nostro impegno nella ricerca continua senza sosta la nostra vicinanza ai pazienti è concreta anche grazie al supporto a campagne di valore come Mieloma Ti Sfido che aumentano consapevolezza e conoscenza, con ricadute positive per l’intero Sistema” – ha commentato Francesca Russo, Direttore Medico di Celgene Italia.

L’installazione itinerante “I Duellanti” è stato il fulcro delle attività della campagna e ne ha veicolato i messaggi chiave: ritratti dei pazienti accompagnati dalle loro “sfide” hanno fatto da contesto alle due sagome che duellano su una pedana illuminata. Dopo la prima tappa a Roma, nel corso del 2019 l’installazione potrà essere ammirata nelle piazze di Palermo, Bari, Napoli, Bologna e Torino. Nelle città coinvolte il pubblico sarà invitato ad unirsi alla sfida scattando un selfie nei pressi dell’installazione e condividendolo sui propri profili social insieme all’hashtag #iotisfido.

Punti di riferimento sul web per la condivisione dei contenuti e delle azioni della campagna saranno il sito mielomatisfido.it che ospiterà il video con Aldo Montano ed Elisa Di Francisca, e la pagina Facebook “Mieloma Ti Sfido”.

Oggi i pazienti con mieloma sono sempre meno soli nel loro percorso di cura grazie al lavoro di medici, infermieri e ricercatori, alle campagne di sensibilizzazione e anche grazie all’impegno di associazioni che offrono supporto, come La Lampada di Aladino.

Ai pazienti con Mieloma Multiplo La Lampada di Aladino offre, attraverso un lavoro d’équipe multidisciplinare, un supporto completo e individualizzato il nostro obiettivo primario è la qualità di vita della persona in fase acuta e post acuta di malattia. Dopo un colloquio di orientamento, ai pazienti che accedono alla nostra struttura offriamo informazioni generali e anche approfondite sulla loro malattia, un empowerment per una migliore gestione delle terapie e un supporto psicologico vero e proprio tarato sulle esigenze personali, un supporto nutrizionale e clinico con particolare riguardo agli effetti collaterali, oltre a iniziative per il trasporto e l’accompagnamento, la tutela dei diritti e molto altro” – ha sottolineato il Presidente, Davide Petruzzelli.

La campagna Mieloma Ti Sfido ha il patrocinio di GIMEMA – Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell’Adulto, GITMO – Gruppo Italiano per il Trapianto di Midollo Osseo, cellule staminali, emopoietiche e terapie cellulari, CONI – Comitato Olimpico Nazionale Italiano, e FIS – Federazione Italiana Scherma.

 

Le dichiarazioni dei due testimonial

Elisa Di Francisca: «La sfida al mieloma, con le dovute proporzioni, può essere paragonata alle sfide sportive e la scherma si presta bene a raccontare il duello dei pazienti con la malattia. Ai pazienti in cura, che ogni giorno devono affrontare il duello con la malattia, vorrei dire di non arrendersi mai e di non perdere mai la forza d’animo, il coraggio e la positività che possono portarli a vincere molte sfide».

Aldo Montano: «La vita va sempre vissuta con positività con il sostegno delle persone che sono accanto, che lottano insieme a te, e soprattutto non bisogna abbattersi davanti alle difficoltà. Anche se a volte la vita cerca di metterti al tappeto, l’obiettivo è lottare fino alla fine. Molte volte si riesce a vincere».


I pazienti oncologici fanno sentire la loro voce su iAMGENIUS

Rapporto con il medico, organizzazione dei percorsi di cura, esigenza di informazione e ascolto: sono questi i temi sui quali si concentrano le centinaia di suggerimenti raccolti fino ad oggi sulla piattaforma online di iAMGENIUS, l’iniziativa con l’obiettivo di umanizzare i percorsi di cura dando spazio alla viva voce dei pazienti e creando sinergie tra le loro idee e il talento di giovani creativi.

La raccolta dei suggerimenti continua: per i pazienti c’è tempo fino al 30 settembre per inserire le loro proposte collegandosi al sito www.iamgenius.it.

“Cosa potrebbe aiutarti nella tua vita quotidiana?” è la domanda alla quale rispondere, indicando gli ostacoli o i problemi che si incontrano lungo il percorso di cura e che potrebbero essere rimossi o semplificati. Dall’informazione sulla patologia, alla comunicazione con il medico, dal supporto psicologico all’orientamento nelle strutture, dal rapporto con i familiari alle tematiche legate al mondo del lavoro: questi sono gli aspetti della vita quotidiana sui quali lavorare per umanizzare i percorsi di cura e migliorare la qualità di vita.

In autunno, dopo che una giuria di esperti avrà selezionato le proposte più adatte ad essere tradotte in soluzioni digitali, una gara tra giovani creativi decreterà le due innovazioni – una per i tumori solidi e una per quelli del sangue – che più di tutte potranno fare la differenza nella vita dei pazienti.

Il progresso medico-scientifico negli ultimi anni ha fatto registrare un incremento della sopravvivenza per molte patologie come quelle oncologiche e, per questo, viene posta sempre più attenzione alla qualità di vita dei pazienti. Sono molteplici gli aspetti della quotidianità che possono essere migliorati. In questo senso, iAMGENIUS promuove in Italia un innovativo modello di advocacy partecipativa basata sull’ascolto diretto dei pazienti, che hanno l’opportunità di suggerire come rendere il percorso di cura sempre più adeguato ai loro bisogni.

Mediante iAMGENIUS, Amgen consolida il proprio impegno verso i pazienti, creando uno spazio in cui far sentire la loro voce e lavorando per trasformare i loro suggerimenti in progetti, soluzioni e innovazioni in grado di migliorarne la qualità di vita.

iAMGENIUS: le date

Fino al 30 settembre i pazienti potranno inviare i loro suggerimenti caricando un breve testo sulla piattaforma dell’iniziativa (www.iamgenius.it), senza necessità di registrazione.

Ottobre: la giuria analizzerà le esigenze dei pazienti e metterà a punto il bando.

Novembre: attraverso il contest che coinvolgerà giovani creativi saranno scelte e premiate dalla giuria le due innovazioni, una per i tumori solidi e una per i tumori del sangue, in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti.

 


CancerSEEK: un nuovo test che rileva otto fra i tumori più comuni

Un nuovo test ematico, denominato CancerSEEK, può identificare 8 fra i tumori più comuni: ovarici, epatici, esofagei, pancreatici, gastrici, colorettali, polmonari e mammari. Il nuovo test misura il DNA tumorale circolante da 16 geni ed 8 biomarcatori proteici, e poi impiega il machine learning per analizzare i dati.

Come illustrato dal Nickolas Papadopoulos del Johns Hopkins Kimmer Cancer Center di Philadelphia, questo test ha il potenziale di cambiare il modo in cui si effettua lo screening oncologico, e si basa sullo stesso razionale per l’impiego di combinazioni di farmaci per trattare i tumori.

In futuro, il test ematico potrebbe essere impiegato per rilevare i tumori abbastanza precocemente da trattarli con la sola chirurgia, ma anche i casi in cui ciò non fosse sufficiente risponderebbero comunque meglio alle terapie sistemiche.

In ogni caso, per stabilire con certezza l’utilità clinica del test CancerSEEK e dimostrare che esso possa salvare delle vite sono necessari studi prospettici su ciascuna tipologia di tumore considerata in un’ampia popolazione di pazienti.

Se il test venisse implementato su vasta scala per lo screening, esso costerebbe circa 500 dollari USA, ossia notevolmente di meno rispetto agli attuali test di screening come colonscopia e mammografia, risultando peraltro più comodo.

Il nuovo sistema di classificazione combina la possibilità di osservare varie mutazioni del DNA insieme ai livelli di diverse proteine per dare il responso finale. Mantenere il pannello mutazionale ristretto è stato essenziale per minimizzare i falsi positivi e mantenere i costi praticabili.

(Science 23 febbraio 2018, DOI: 10.1126/science.aar3247)


Il mesotelioma

Rara forma di tumore che si localizza nel sottile strato di tessuto (mesotelio) che ricopre la maggior parte degli organi interni [Mayo Clinic, 2007]. Più spesso causato dall’esposizione all’amianto, il mesotelioma è una malattia mortale in cui le cellule mutano per formare tumori nel mesotelio (più spesso nei polmoni).

SINTOMI

Possono anche essere modesti o quasi inesistenti, spesso negli stadi iniziali della malattia. Quando presenti possono includere tosse secca che non va via, difficoltà di respiro, respiro corto, stanchezza e dolori addominali.

I sintomi possono essere diversi a seconda del tipo di amianto che lo causa e possono essere vaghi e miti anche quando la malattia progredisce in una fase successiva. I primi sintomi del mesotelioma possono essere così miti che sono confusi con dolori o altri segni di comuni malattie, in modo che il cancro è correlato all’amianto è difficile da rilevare.

Sintomi del mesotelioma avanzato

Possono essere dolore al petto, perdita di peso, sudorazione, disagio e complicanze respiratorie. Questi sintomi compaiono quando il tumore cresce nei tessuti e negli organi circostanti o vi è un accumulo di liquido intorno ai polmoni (versamento pleurico) o nell’addome (ascite).

Generalmente, quando vengono identificati i segnali di allarme, il mesotelioma si è già diffuso, rendendo difficile il trattamento. Da qui l’importanza di riconoscere precocemente i sintomi e informare il medico di qualsiasi storia di esposizione all’amianto.

Alcuni segnali di allarme del mesotelioma corrispondono a quelli di altri tumori, come perdita di appetito e perdita di peso. Ma i sintomi dei vari tipi di cancro correlati all’amianto sono molto più specifici.

Poiché i primi segni sono molto vaghi, potrebbero essere necessari dai 20 ai 50 anni dopo l’esposizione all’amianto affinché una persona ne noti i sintomi. La maggior parte delle persone che contraggono il mesotelioma (di qualsiasi sottotipo) sono in stadio avanzato (III o IV).

I sintomi sono spesso erroneamente diagnosticati. Essendo una malattia rara, i medici non specializzati per affrontare queste malattie non collegano i sintomi con il mesotelioma.

Pertanto, i pazienti possono essere erroneamente diagnosticati e i loro sintomi confusi con polmonite, infezione bronchiale e BPCO.

Non tutti i segnali di allarme provengono dal sito in cui il cancro ha origine.

I sintomi che possono indicare un’estensione oltre il sito originale sono: disfagia (difficoltà a deglutire), la vena cava superiore (ostruzione della vena che restituisce il sangue dalla parte superiore del corpo al cuore), nervo laringeo paralisi (raucedine), la Sindrome di Bernard-Horner (sindrome da danni ai nervi faccia), ipoglicemia (basso livello di zucchero nel sangue) e coinvolgimento dei nervi del braccio.

TIPI DI MESOTELIOMA

Esistono diversi tipi di mesoteliomi a seconda della loro posizione all’interno del corpo.

Mesotelioma pleurico

I sintomi del mesotelioma pleurico sono: dolore al torace, respiro affannoso, ridotta espansione del torace, suoni respiratori deboli o forti, tosse secca, respiro sibilante e versamento pleurico. La pleura è il mesotelio che protegge e ammortizza i polmoni. Lo strato interno (pleura viscerale) copre i polmoni. Lo strato esterno (pleura parietale) allinea la parete interna del torace. C’è una piccola quantità di fluido (liquido pleurico) nello spazio tra i due strati (chiamato spazio pleurico). Il fluido pleurico aiuta gli strati a scivolare uno sull’altro quando respiriamo.

Il mesotelioma pleurico inizia nella pleura. Man mano che le cellule tumorali crescono, le membrane più spesse comprimono il polmone. A volte si accumula troppo fluido tra i due strati della pleura. Questo è chiamato un versamento pleurico. I cambiamenti nella pleura o nel liquido pleurico possono rendere difficile la respirazione. La maggior parte dei pazienti non viene diagnosticata fino a quando il mesotelioma non si trova nella fase III o IV, poiché i sintomi possono rimanere nascosti. Prima viene rilevato il cancro, migliore è la prognosi. A volte questo tipo di mesotelioma è erroneamente considerato un cancro ai polmoni.

Mesotelioma peritoneale

Si sviluppa nel rivestimento attorno alla cavità addominale, rappresenta il 20% dei casi, ed è associato a perdita di appetito spesso conseguente perdita di peso, gonfiore, massa pelvica e ernie addominali. Il peritoneo è il mesotelio che protegge e ammortizza gli organi nell’addome, come il fegato, lo stomaco e l’intestino. Lo strato interno copre gli organi addominali. Lo strato esterno copre la parete dell’addome. C’è una piccola quantità di fluido (fluido peritoneale) nello spazio tra i due strati. Il liquido peritoneale aiuta gli organi a muoversi agevolmente nell’addome. Altri segni di mesotelioma peritoneale possono includere dolore allo stomaco, gonfiore addominale, dolore, sensazione di sazietà e stanchezza.

Uno studio recente ha dimostrato che il 77% delle persone con questo tipo di cancro sviluppa un accumulo di liquido addominale (ascite). L’ostruzione intestinale è un altro segnale di avvertimento che può indicare la progressione dei tumori al di là della posizione originale.

Mesotelio pericardico

Questa forma di cancro è legata all’amianto e si sviluppa nel rivestimento intorno al cuore ed è il tipo più raro della malattia. I sintomi sono simili a quelli del mesotelioma pleurico e comprendono mancanza di respiro e dolore al petto. Derivano dall’ispessimento del pericardio, la membrana che copre il cuore.

Mesotelioma testicolare

Un nodulo nei testicoli è l’unico segno coerente di questo tipo di mesotelioma, che è il più raro di tutti i tipi, rappresentando meno dell’1% di tutti i mesoteliomi.

FATTORI DI RISCIO DEL MESOTELIOMA

Il principale fattore di rischio per la contrazione del mesotelioma è l’esposizione all’amianto. Il mesotelioma colpisce gli uomini 5 volte di più delle donne. Questo è probabilmente perché gli uomini hanno maggiori probabilità di essere esposti all’amianto durante il lavoro. Il mesotelioma è raro nelle persone di età inferiore ai 50 anni. L’incidenza aumenta con l’età, perché è un cancro che si sviluppa molti anni dopo l’esposizione a fattori di rischio.

Amianto
Il più grande e comune fattore di rischio per il mesotelioma è esposizione all’amianto, una sostanza che è stata ampiamente utilizzata nei materiali da costruzione e in molte industrie. L’amianto è il nome di un tipo di minerale che si verificano naturalmente e che possono essere separati in fibre sottili lunghi. Le fibre di amianto sono molto sottili. Quando vengono inalati, possono raggiungere le più piccole vie aeree dei polmoni e il mesotelio. Le fibre entrano nei polmoni e si depositano nella pleura, dove possono eventualmente causare il mesotelioma pleurico. Quando si tossisce e si deglutisce, le fibre di amianto possono anche essere impiantate nel peritoneo. Questa è probabilmente la causa del mesotelioma peritoneale.

La relazione tra amianto e mesotelioma è stata scoperta molti anni fa. La maggior parte delle persone con mesotelioma ha storia di esposizione all’amianto. Il mesotelioma ha un lungo periodo di latenza, il che significa che di solito non si sviluppa da 15 a 40 o più anni dopo l’esposizione all’amianto.

Esistono 2 tipi di esposizione all’amianto: diretti e indiretti.

L’esposizione diretta all’amianto colpisce le persone che entrano in contatto con l’amianto direttamente. Essi includono: i lavoratori delle miniere di amianto, i produttori di amianto o di prodotti a base di amianto, lavoratori edili, carpentieri, pittori, lavoratori dei cantieri navali, produttori di cemento, i lavoratori isolamento, elettricisti e commercianti riscaldamento, idraulici, lavoratori di demolizione, i lavoratori del settore automobilistico (compresi i lavoratori riparazione di freni e frizioni), le persone che vivono nei pressi di una fabbrica di amianto, e le persone che lavorano negli edifici in cui era presente l’amianto.

L’esposizione indiretta all’amianto colpisce le persone che entrano in contatto con l’amianto in altri modi. Possono essere: i familiari dei lavoratori che sono tornati a casa con i vestiti pieni di fibre di amianto, persone che vivono vicino a una miniera esposta all’asbesto nella polvere, ecc.

Più amianto viene inalato oppure più tempo di esposizione ad esso, maggiore è la probabilità che questo tipo di cancro si presenti. Pertanto, se si sospetta che questo materiale possa essere trovato nella tua casa, bisogna contattare degli esperti per eliminarlo. Se si lavora con amianto, è opportuno prendere le precauzioni di sicurezza prescritte per limitarsi alla sua esposizione. Occasionalmente, il mesotelioma si sviluppa in persone che non sono mai state esposte all’amianto.

Erionite

E’ un cancerogeno umano collegato allo sviluppo del mesotelioma pleurico e peritoneale. È un minerale di origine naturale che appartiene a un gruppo di minerali chiamati zeoliti. Le zeoliti sono chimicamente legate all’amianto e le fibre di erionite sono simili all’amianto.

L’erionite è comune nel suolo di alcune parti della Turchia, quindi i materiali realizzati con erionite vengono utilizzati nella costruzione di queste regioni. In queste aree l’incidenza di questo tipo di cancro è molto più alta.

Radiazioni ionizzanti

Il rischio di mesotelioma aumenta nelle persone che sono state esposte alle radiazioni. Ma anche nelle persone che con esse sono stati trattati. La radioterapia al torace o all’addome per il trattamento di un linfoma, cancro al seno, cancro del polmone o di altri tipi di tumore hanno un aumentato rischio di mesotelioma. Sebbene il rischio di mesotelioma è più elevato nelle persone che sono stati trattati con la radioterapia, il mesotelioma è probabile che si verifichi solo in un numero molto limitato di queste persone.

Altri fattori di rischio

Sono stati segnalati casi in cui il mesotelioma è correlato al diossido di torio, un mezzo di contrasto che era utilizzato per i test di imaging ma ormai abolito.

I ricercatori stanno studiando il virus simian 40 (SV40) come possibile fattore di rischio per il mesotelioma. Alcuni studi suggeriscono che l’ infezione da SV40 può aumentare il rischio di sviluppare il mesotelioma. Tra il 1955 e il 1963, alcuni vaccini contro la poliomielite sono stati contaminati da questo virus, che potrebbe aver contribuito ad alcuni casi di mesotelioma. Si ritiene che SV40 possa agire come co-fattore con l’amianto per causare il mesotelioma. Non è noto se esiste una predisposizione genetica (un aumento ereditato del rischio di sviluppare la malattia). Tuttavia, è noto che il fumo non è un fattore di rischio per il mesotelioma.

DIAGNOSI e TEST PER il MESOTELIOMA

La diagnosi è il processo per trovare la causa di un problema di salute.

I test diagnostici per il mesotelioma vengono eseguite quando i sintomi del mesotelioma sono presenti o medico sospetta si può avere questa malattia. Molti dei test utilizzati per diagnosticare il cancro sono anche inizialmente utilizzati per determinare lo stadio del cancro (fino a che punto il cancro è progredito). Prove possono essere le seguenti: anamnesi e l’esame fisico, radiografie, ecografie, tomografia computerizzata (CT), risonanza magnetica, biopsia, procedure endoscopiche, emocromo, esami chimici del sangue, esame dei marcatori tumorali, test di funzionalità polmonare e tomografia ad emissione di positroni (PET).

Storia clinica

La storia medica è una registrazione dei sintomi attuali, dei fattori di rischio e di tutti gli eventi e i problemi medici che hai avuto in passato. L’anamnesi familiare può anche aiutare il medico a diagnosticare il mesotelioma.

Nella storia medica, il medico chiederà sia la storia personale di esposizione professionale all’amianto, che quella dei familiari, se ha ricevuto radioterapia prima al torace o all’addome, e se vi sono segni e sintomi che possono suggerire il mesotelioma.

Esame fisico

Durante un esame fisico, il medico può esaminare i polmoni con uno stetoscopio, osservare il movimento del torace durante la respirazione, controllare il viso e il collo per vedere se c’è gonfiore, palpare l’addome per rilevare masse tumorali, e palpare i linfonodi per vedere se c’è adenopatia (cioè se sono infiammati).

Diagnostica
Una radiografia del torace può mostrare problemi con i polmoni, come l’ispessimento pleurico o liquido intorno ai polmoni (versamento pleurico), a causa di mesotelioma pleurico. Una radiografia dell’addome può trovare la causa dei sintomi addominali.

Con un’ecografia addominale è possibile controllare se vi è del liquido nell’addome, nel caso in cui il medico sospetti che ci sia un mesotelioma peritoneale. La tomografia computerizzata è il test di imaging principale utilizzato per valutare sia il mesotelioma pleurico che quello peritoneale, aiuta a guidare il medico quando viene effettuata una biopsia, valuta il grado di mesotelioma e controlla se si è diffuso e aiuta a prendere decisioni sul trattamento. La risonanza magnetica è usata per localizzare il tumore, determinare il suo grado di progresso e aiutare a determinare il trattamento (specialmente se si sta per fare un intervento chirurgico).

Le biopsie che potrebbero essere utilizzate per la diagnosi di mesotelioma sono:

  1. Toracentesi. Un ago cavo (o piccolo tubo) viene inserito attraverso la pelle e tra le costole nello spazio pleurico per estrarre il fluido, che può essere esaminato al microscopio. Si fa anche per ridurre l’accumulo di liquido nella cavità pleurica (versamento pleurico), a causa del mesotelioma pleurico.
  2. Paracentesi. Un ago cavo (o tubicino) viene inserito attraverso la pelle nella cavità addominale per rimuovere il liquido, in modo che esso possa essere esaminato al microscopio. La paracentesi è anche fatto per ridurre l’accumulo di liquido nella cavità addominale (ascite) per mesotelioma peritoneale.
  3. Biopsia endoscopica. Si possono eseguire varie procedure endoscopiche per campionare fluidi o tessuti al fine di rilevare un mesotelioma pleurico o peritoneale. A volte i medici devono eseguire una procedura più invasiva, una biopsia chirurgica, per ottenere un campione sufficientemente grande di tessuto per fare una diagnosi.
  4. Toracotomia. È un intervento chirurgico per aprire la cavità toracica che consente al chirurgo di rimuovere un campione più ampio di tessuto o un tumore al seno.
  5. Laparotomia. È un intervento chirurgico per aprire la cavità addominale che consente al chirurgo di rimuovere un campione più ampio di tessuto o un tumore dall’addome.

Endoscopia, consente al medico di vedere l’interno delle cavità del corpo usando un tubo flessibile con una luce e una lente all’estremità (endoscopio).

Le procedure endoscopiche che possono essere fatte per diagnosticare il mesotelioma sono:

  1. Toracoscopia. Può essere eseguito per esaminare la cavità toracica, compresa la pleura, e per prelevare campioni di tessuto per diagnosticare e stadiare il mesotelioma pleurico. Questa procedura può anche coinvolgere la chirurgia toracica video-assistita per ottenere campioni di biopsia.
  2. Mediastinoscopia. È possibile eseguire una mediastinoscopia per esaminare il mediastino nel torace e prelevare campioni di tessuto dai linfonodi del torace. I campioni possono essere esaminati al microscopio per vedere il mesotelioma pleurico e decidere se la chirurgia è un’opzione.
  3. Ultrasuoni endobronchiali. Usando gli ultrasuoni, un campione di biopsia può essere prelevato dai linfonodi nel mediastino.
  4. Broncoscopia. Viene eseguita con una sonda ad ultrasuoni collegata al broncoscopio. Essa consente di guardare dentro i bronchi e polmoni, per vedere se i linfonodi sono sospetti ed estrarre campioni bioptici di linfonodi.
  5. Laparoscopia. È una procedura che consente al medico di osservare l’interno dell’addome e prelevare campioni di biopsia. Il chirurgo esegue una piccola incisione nell’addome e inserisce un endoscopio chiamato laparoscopio. Questa procedura può essere eseguita per esaminare la cavità addominale e prelevare campioni di tessuto o liquido all’interno dell’addome per diagnosticare lo stadio in cui è presente il mesotelioma peritoneale. La laparoscopia può anche essere eseguita per osservare il mesotelioma pleurico e verificare se il cancro si è diffuso al diaframma.

Emocromo completo. Misura il numero e la qualità dei globuli bianchi, dei globuli rossi e delle piastrine. È fatto per verificare problemi con piastrine e globuli bianchi. Le persone con mesotelioma possono avere un livello anormalmente alto di piastrine (trombocitosi) e un alto livello di globuli bianchi (leucocitosi).

Test di chimica clinica del sangue. Questi test misurano determinate sostanze chimiche nel sangue. Mostrano come funzionano gli organi e possono essere utilizzati anche per rilevare anomalie. Le persone con mesotelioma possono avere un aumento della latticodeidrogenasi (LDH), che è un enzima che può aumentare nel sangue quando c’è un danno ai tessuti o se sono presenti cellule tumorali.

Esame dei marcatori tumorali. I marcatori tumorali sono sostanze (solitamente proteine ) presenti nel sangue che possono indicare la presenza di mesotelioma. Questi test sono utilizzati per verificare la risposta di una persona al trattamento del cancro. I marcatori tumorali non sono usati per diagnosticare il mesotelioma, ma un aumento dei loro livelli può aiutare a confermare la diagnosi di mesotelioma maligno. I marcatori tumorali che possono essere misurati nelle persone affette da mesotelioma sono l’osteopontina dei peptidi correlati alla mesotelina sierica.

Questi marcatori sembrano essere sensibili al mesotelioma, ma sono in corso studi per determinare meglio il loro ruolo nella diagnosi e valutare la risposta al trattamento. 

Test di funzionalità polmonare. Questi test osservano come funzionano i polmoni. Misurano quanta aria può contenere i polmoni e la capacità della persona di far uscire l’aria dai polmoni. Questo tipo di test è importante se la chirurgia è considerata un trattamento per il mesotelioma.

Tomografia ad emissione di positroni (PET). Sono utilizzati i radiofarmaci per rilevare i cambiamenti nell’attività metabolica dei tessuti corporei. Un computer analizza i modelli radioattivi e forma immagini a colori tridimensionali. È usato per vedere se il mesotelioma si è diffuso in siti distanti nel corpo, se altri esami di imaging sono inconcludenti o se si sta valutando la chirurgia. A volte è combinato con una tomografia computerizzata.

ANATOMIA PATOLOGICA e FASI DEL MESOTELIOMA

Si riferisce all’esame del tessuto al microscopio per determinare se è cancerogeno o non cancerogeno e per determinare il tipo di tumore che è.

Esistono diversi tipi di tumori che possono interessare il mesotelio :

  • Tumori benigni. Sono tumori non cancerosi che non si diffondono ad altre parti del corpo e, in generale, non sono pericolosi per la vita. Sono il tumore fibroso della pleura , il mesotelioma multicistico e il mesotelioma adenomatoide.
  • Tumori maligni. Sono tumori cancerosi che hanno il potenziale di metastatizzare (diffondersi ad altre parti del corpo). Questi tipi di mesotelioma sono maligni: tunica vaginale pleurica, peritoneale, pericardica e testicolare.

Una volta diagnosticato il tipo di tumore, il medico terrà conto anche:

– dello stadio del tumore, incluso se si è diffuso (metastasi) e dove si è diffuso;

– fattori prognostici (caratteristiche speciali che possono influenzare il decorso della malattia);

– statistiche di sopravvivenza per il tipo e la particolare fase del cancro.

Tutte queste informazioni aiutano il medico a fare un piano di trattamento.

La classificazione del mesotelioma maligno non è comunemente inclusa nei referti patologici e non influenza la prognosi o il trattamento.

TRATTAMENTO del MESOTELIOMA

Il trattamento per il mesotelioma è fornito da specialisti del cancro (oncologi), specializzati in chirurgia, radioterapia o chemioterapia (farmaci). Questi medici lavorano con la persona con cancro per decidere un piano di trattamento. I trattamenti sono progettati per soddisfare le esigenze uniche di ogni persona con il cancro. Le decisioni di trattamento per il mesotelioma si basano sui seguenti fattori: posizione del mesotelioma, stadio del tumore, se il tumore può essere completamente rimosso dalla chirurgia sintomi (non resecabile), la salute generale della persona e la loro età. Il mesotelioma è difficile da trattare perché molte persone non vengono diagnosticate fino a quando la loro malattia non è avanzata e si è già diffusa. Spesso viene utilizzata una combinazione di trattamenti.

  • Chirurgia del mesotelioma

La chirurgia per rimuovere completamente il cancro è un’opzione per un piccolo numero di persone affette da mesotelioma. In altri casi, la chirurgia può essere eseguita per alleviare i sintomi causati dal cancro. 

Esistono diversi tipi di intervento chirurgico:

  1. Pleurectomia e decorticazione. Elimina la pleura. Potrebbe essere un’opzione per le persone con mesotelioma pleurico.
  2. Pneumonectomia extrapleurica. È un’operazione importante che rimuove la pleura, l’intero polmone, una parte del diaframma e il rivestimento del sacco che circonda il cuore (pericardio). Potrebbe essere un’opzione per alcune persone con mesotelioma pleurico.
  3. Peritonectomia. Rimuove il rivestimento intorno agli organi addominali (peritoneo). Potrebbe essere un’opzione per alcune persone con mesotelioma peritoneale.
  4. Debulking chirurgico (o chirurgia citoriduttiva). È fatto per rimuovere il più tumore possibile. Comprende una pleurectomia e decorticazione, una pneumonectomia extrapleurica e una peritonectomia. 

Sono anche comuni le procedure chirurgiche per drenare il fluido che si è accumulato nel torace o nell’addome a causa del mesotelioma.

  • Chemioterapia per il mesotelioma

La chemioterapia può essere somministrata dopo l’intervento chirurgico per ridurre il rischio di ritorno del mesotelioma. La chemioterapia può essere un’opzione per le persone il cui mesotelioma non può essere rimosso con un intervento chirurgico (non resecabile). È usato per alleviare i sintomi causati dal cancro avanzato. 

  • Radioterapia per il mesotelioma

La radioterapia esterna può essere somministrata dopo l’intervento chirurgico, in alcuni casi, per ridurre il rischio di recidiva del mesotelioma. È usata nei mesoteliomi che non possono essere rimossi con procedure chirurgiche o per alleviare i sintomi. Dopo aver completato il trattamento è importante avere visite di follow-up regolari.

Nuove terapie e speranze

Per altre novità segui:

  1. https://www.osservatoriomalattierare.it/mesotelioma 

  2. https://mesothelioma.net/mesothelioma

  3. https://www.cancer.org

FONTE | https://cancersintomas.com


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