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Ematospermia

L’ematospermia (ES) o emospermia, identifica la presenza di sangue nel liquido seminale. Non è infrequente nella pratica clinica del medico d’incontrare pazienti che riferiscono ES, anche se l’esatta prevalenza e incidenza non sono noti (1). Di solito gli uomini con ES sono giovani di età <40 anni che riferiscono ES sia come un episodio singolo oppure ripetuto nel corso del tempo (2). In genere è un motivo che genera ansia nel paziente e lo spinge a consultare il medico nel timore di una relazione dell’ES con una neoplasia o una malattia venerea (MTS). La maggior parte dei casi di ES sono ad eziologia benigna, ma è possibile la presenza di una patologia sottostante neoplastica e questo richiede una valutazione clinica accurata e sistematica da parte del medico (3).

L’ES è comunemente associata a infezioni delle vie urinarie e le cause infettive o infiammatorie ne sostengono circa il 40% dei casi. Negli anni il numero delle ES etichettate come idiopatiche è diminuito per un miglioramento delle metodiche di indagine e oggi le vescicole seminali sono identificate come il principale sito di sanguinamento.

In un approccio clinico iniziale al paziente è importante fare la distinzione tra ES e pseudo-ES che, nel sospetto, si pone in diagnosi differenziale tra un’ematuria o è presenza di sangue proveniente dal partner. Nei casi dubbi è utile la raccolta dello sperma in un preservativo. Nel caso di co-presenza di ematuria ed emospermia l’approccio diagnostico prioritario è rivolto all’ematuria (comprensivo di citologia urina, tomografia computerizzata, urografia e cistoscopia).

Tra le varie cause di ES vanno considerate anche le recenti procedure urologiche, un prolungato rapporto sessuale, la masturbazione o, in alternativa, un periodo di astinenza prolungata. Va verificato l’uso di anticoagulanti o la presenza di un disturbo della coagulazione.

Nei casi di ES è importante ricordare quattro red flags: (4)

  1. età del paziente (> 40 anni)
  2. ES ricorrente o persistente
  3. fattori di rischio di cancro alla prostata (es. storia familiare)
  4. sintomi costituzionali (es. calo ponderale, anoressia, dolori  ossei)

Gli accertamenti previsti nei casi di ES comprendono: l’esame microscopico delle urine, la spermio-cultura, la citologia delle urine, l’emocromo e i test di coagulazione. Se si sospetta una MTS, è opportuno un test per la clamidia e la gonorrea. Inoltre è raccomandabile il dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA) dovrebbe essere dosato negli uomini di età > 40 anni o in presenza di reperti anomali all’esplorazione rettale (EDAR) o in presenza di fattori di rischio per cancro alla prostata.

Infatti i tumori maligni dell’apparato genito-urinario, anche se sono raramente associati con ES, dovrebbero essere presi in considerazione negli uomini di età ≥40 anni. In uno studio condotto su 26.126 uomini che hanno subito d routine lo screening per cancro alla prostata, solo lo 0,5% ha avuto ES, ma il 13,7% dei casi con diagnosi di cancro della prostata aveva ES. Inoltre, la presenza di ES è un indice predittivo significativo di cancro alla prostata (odds ratio = 1.73) dopo aggiustamento per età, PSA e EDR attraverso un modello di regressione logistica.

L’invio allo Specialista Urologo è indicato nei seguenti casi di ES:

  • Uomini di età ≥40 anni
  • Emospermia persistente o ricorrente
  • EDAR sospetta
  • PSA anormale
  • Sospetto di tumore della prostata, della vescica, del testicolo o uretrale (per anamnesi, clinica o esami)
  • Ematuria concomitante
  • Emospermia nonostante il trattamento causale

Quindi i fattori determinanti un approfondimento diagnostico sono l’età del paziente, la durata dell’ES e segni e sintomi associati. Tuttavia al momento non ci sono linee guida di consenso o di società sulla distinzione tra ES transitoria o episodica e persistente. La sintesi conclusiva utile per la pratica clinica può riprendere le raccomandazioni dell’American College of Radiology per la gestione appropriata dell’ES (5):

  • L’ES è una condizione ansiogena, ma altrimenti generalmente benigna e autolimitante che è raramente associata ad una patologia di base significativa; nella maggior parte dei casi è considerata idiopatica.
  • La vigile attesa, la rassicurazione e la valutazione clinica di routine in genere sono sufficienti negli uomini <40 anni di età con ES transitoria senza altri sintomi o segni di malattia. Nel sospetto di una causa identificabile, le infezioni del tratto urogenitale rappresentano l’eziologia più comune di ES negli uomini <40 anni di età.
  • Tecniche di immagine non invasive, prevalentemente l’ecografia trans-rettale (TRUS) e la Risonanza Magnetica (RM), possono essere utilizzate in uomini di età ≥40 anni con ES persistente o refrattaria o con altri sintomi associati o segni di malattia. Negli uomini di età ≥40 anni con ES è consigliato lo screening per il tumore della prostata.

 

  1. Kumar P et al. Haematospermia – A systematic review. Ann R Coll Surg Engl 2006;88:339–42.
  2. Wilson C et al A single episode of haematospermia can be safely managed in the community. Int J Clin Pract 2010;64:1436–39
  3. Han M et al Association of hemospermia with prostate cancer. J Urol 2004;172:2189–92.
  4. Akhter W et al. Should every patient with hematospermia be investigated? A critical review. Cent European J Urol 2013;66:79–82
  5. Hosseinzadeh K et al Expert Panel on Urologic Imaging. ACR Appropriateness Criteria® hematospermia. Reston (VA): American College of Radiology (ACR); 2016. 6 p. [29 references]

 

Autore | Paolo Spriano, Medico di Medicina Generale, Milano

Sindrome da Vescica Iperattiva

Vescica Iperattiva2

La Sindrome da Vescica Iperattiva è una patologia molto frequente con impatto importante sulla qualità di vita, ma poco riconosciuta e trattata: il 40% dei 16.776 adulti intervistati in un sondaggio europeo ha affermato di non aver mai consultato un medico per i suoi sintomi, solo il 27% assumeva farmaci per il disturbo e un ulteriore 27% aveva interrotto la terapia.

La mancata sensibilizzazione al problema e la scarsa consapevolezza dei sintomi sono fenomeni che non interessano solo i pazienti, ma coinvolgono anche la classe medica: un sondaggio condotto tra medici di Medicina Generale, ginecologi e urologi ha infatti evidenziato che il 57% non avrebbe fatto una diagnosi corretta della patologia a persone che presentavano i sintomi tipici della Vescica Iperattiva, con la conseguenza che a circa la metà dei pazienti non sarebbe stato prescritto alcun trattamento.

Cos’è la Vescica Iperattiva?

L’International Continence Society (ICS) definisce la Sindrome da Vescica Iperattiva come “urgenza urinaria con o senza perdita di urina, con aumento della frequenza minzionale di giorno e di notte in assenza di infezioni del tratto urinario o di altre patologie”.

Il tratto peculiare della Vescica Iperattiva è l’urgenza, che si manifesta con uno stimolo forte, impellente, a insorgenza improvvisa, impossibile da rimandare. A seconda della presenza o meno di incontinenza (perdita di urina) la Sindrome da Vescica Iperattiva può essere “bagnata” o “asciutta”.

I sintomi della Vescica Iperattiva sono:

  • urgenza: improvviso desiderio di urinare, difficile da rinviare;
  • incontinenza da urgenza: perdita involontaria di gocce di urina associata allo stimolo impellente;
  • frequenza: percezione di svuotare la vescica troppo spesso nelle 24 ore (8 volte al giorno è la soglia di normalità);
  • nicturia: necessità di alzarsi una o più volte durante la notte per svuotare la vescica.

Questi sintomi possono verificarsi singolarmente o in combinazione, ma l’urgenza deve essere sempre presente al fine di confermare la diagnosi di Vescica Iperattiva.

Inoltre se la sensazione di urgenza è associata ad effettiva incontinenza, la diagnosi è quella di incontinenza da urgenza.

Se il sintomo dell’urgenza è correlato a pollachiuria (più di 8 minzioni durante il giorno) e a nicturia (più minzioni durante la notte), si parla di sindrome da urgenza-frequenza.

Ben diversa è l’incontinenza urinaria da stress dovuta all’involontaria perdita di urina provocata da uno sforzo in conseguenza di un indebolimento dei muscoli del pavimento pelvico.

Cause

Lo svuotamento della vescica è un atto fisiologico riflesso soggetto a controllo volontario. Quando la vescica si riempie per un terzo della sua capacità, segnali nervosi inviati al cervello attivano lo stimolo minzionale. Durante la minzione, altri segnali nervosi coordinano il rilassamento dei muscoli del pavimento pelvico e di quelli che circondano il collo della vescica e parte superiore dell’uretra; determinano inoltre la contrazione del muscolo detrusore attraverso un neurotrasmettitore (acetilcolina) che agisce sui recettori presenti su questo muscolo (recettori muscarinici).

La Sindrome da Vescica Iperattiva è caratterizzata dalla presenza anomala di contrazioni involontarie della muscolatura vescicale che compaiono durante il riempimento vescicale anche molto prima del fisiologico segnale d’allerta. Oltre ad un’aumentata frequenza minzionale, queste contrazioni involontarie possono anche causare episodi di incontinenza urinaria.

Fattori di rischio

La possibilità di sviluppare Vescica Iperattiva aumenta con l’età, ma questa patologia non deve assolutamente essere considerata una conseguenza fisiologica dell’invecchiamento.

Altri possibili fattori di rischio sono: menopausa, obesità, infezioni delle vie urinarie, chirurgia uro-ginecologica, alcuni farmaci, alterazioni cognitive e patologie neurologiche.

Impatto sulla qualità della vita

La Sindrome da Vescica Iperattiva si associa a depressione e a una mediocre qualità di vita. Una ricerca condotta in sei Paesi europei su un campione di 16.000 persone ha evidenziato come oltre il 65% dei pazienti lamenti il pesante impatto della patologia sulla vita quotidiana che coinvolge sia la sfera fisica che quella emozionale: sonno disturbato, sonnolenza durante il giorno, stress, problemi sessuali e affettivi, cadute e fratture, riduzione dell’attività lavorativa e sociale, imbarazzo, frustrazione e ansia sono le principali ricadute associate a questa condizione.

Il vissuto delle persone affette da Vescica Iperattiva è costellato da paure e preoccupazioni, rinunce e limitazioni che coinvolgono soprattutto le donne, maggiormente colpite rispetto agli uomini da incontinenza da urgenza. Molte persone evitano gli eventi sociali e limitano i propri spostamenti quotidiani ai soli luoghi e percorsi in cui conoscono la collocazione dei servizi igienici (questa tecnica viene chiamata “mappatura delle toilette”), riducono l’assunzione di liquidi, spesso iniziano a recarsi in bagno in maniera “difensiva”, cioè prima di qualsiasi spostamento, o indossano preventivamente assorbenti o pannoloni, nella convinzione che l’incontinenza sia un problema senza via d’uscita.

Quanto è diffusa

La Sindrome da Vescica Iperattiva è un problema socio-sanitario in crescita eppure in gran parte sommerso. Si stima che in tutto il mondo ne soffrano circa 400 milioni di persone. Negli Stati Uniti la National Overactive Bladder Evaluation (NOBLE) rileva che la sindrome riguardi almeno il 16,6% della popolazione, 33 milioni di americani; sarebbero invece 22 milioni gli europei che convivono con la patologia secondo una ricerca condotta in Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito e Svezia.

In Italia gli adulti affetti da Sindrome della Vescica Iperattiva sono circa 3 milioni con una prevalenza equivalente nei due sessi, anche se nelle donne si manifesta più frequentemente il sintomo dell’incontinenza.

Un sondaggio condotto su oltre 19.000 uomini e donne adulti condotti in quattro Paesi europei e in Canada ha dimostrato che la prevalenza globale della Vescica Iperattiva è simile sia per gli uomini che per le donne (10,8% e 12,8% rispettivamente).

Incidenza e prevalenza secondo gli specialisti sono comunque sottostimate dal momento che il 40% dei pazienti non ha una diagnosi da un lato perché evita di parlarne per vergogna, dall’altro per scarsa conoscenza del problema e disinformazione sulle eventuali terapie disponibili.

Diagnosi

Il percorso diagnostico è piuttosto semplice e non necessita di tecniche invasive e costose, se non in casi particolari. Essenziali sono invece competenza ed esperienza del medico e una buona comunicazione medico-paziente: è fondamentale che quest’ultimo riferisca tutti i sintomi e che il medico sappia dare una corretta informazione sul problema e sulle opzioni terapeutiche.

L’International Consultation on Incontinence (ICI) ha messo a punto specifiche Linee Guida che prevedono un colloquio approfondito con il paziente seguito da visita medica ed esame obiettivo.

Il percorso diagnostico prevede, a seguire, un esame delle urine, l’urinocoltura e il diario minzionale sul quale il paziente deve annotare sintomi e frequenza minzionale. Attenzione particolare va data ai cosiddetti segnali d’allarme (prolasso, svuotamento incompleto, presenza di masse addominali sospette), che orientano a un livello d’indagine più complesso e approfondito.

Una combinazione tra cambiamento dello stile di vita e trattamento farmacologico è l’approccio più comunemente raccomandato per la gestione del problema.

Attualmente le opzioni di trattamento comprendono:

Stile di vita

  1. Controllare l’assunzione di liquidi, attraverso l’uso di un diario, riducendone l’assunzione se necessario.
  2. Perdere peso, in caso di sovrappeso.
  3. Diminuire l’assunzione di caffeina, stimolante delle contrazioni involontarie.

Terapie mediche

  1. Antimuscarinici/anticolinergici che bloccano i recettori muscarinici del muscolo detrusore, inibendo così le contrazioni involontarie della vescica. Gli antimuscarinici includono solifenacina, ossibutinina, tolterodina, fesoterodina, propiverina e trospio.
  2. Agonisti Beta-3 adrenergici che rilassano il muscolo detrusore e migliorano la capacità di riempimento della vescica.

Riabilitazione comportamentale

  1. Una conseguenza dell’aumento della frequenza minzionale è la diminuzione della capacità vescicale a trattenere l’urina. Il trattamento comportamentale è mirato a ‘ri-allenare’ la vescica a trattenere più urina. I pazienti sono invitati a ‘resistere’ quando sentono il bisogno di urinare e questo intervallo di tempo è aumentato gradualmente.
  2. I pazienti possono anche tenere un ‘Diario della vescica’, strumento utile per aiutare i pazienti a controllare il sintomo dell’urgenza.
  3. Esercizi di fisioterapia possono essere consigliati per rafforzare i muscoli del pavimento pelvico.

Altre opzioni

  1. Tossina botulinica iniettata nella vescica allo scopo di rilassare i muscoli vescicali.
  2. Neuromodulazione per stimolare le terminazioni nervose che controllano il pavimento pelvico e il basso tratto delle vie urinarie.
  3. Chirurgia ricostruttiva, opzione utile nei casi in cui gli altri approcci non sono riusciti ad alleviare i sintomi di iperattività vescicale.

Sesso e calcoli renali

Sesso e calcoli renali

Fare l’amore almeno tre volte alla settimana aiuta a combattere i calcoli renali. A confermarlo è stato uno studio condotto da alcuni ricercatori turchi del Dipartimento di Urologia del Training and Research Hospitaldi Ankara e pubblicato sulla rivista specialistica “Urology”.

La ricerca, durata 4 settimane, ha coinvolto 90 pazienti maschi che soffrivano di colica renale o con diagnosi di calcolo ureterale. Divisi in maniera casuale in 3 gruppi, sono state assegnate loro diverse “terapie” da seguire: al primo è stata data come unica indicazione quella di avere almeno 3 rapporti sessuali a settimana, al secondo è stato somministrato un farmaco alfa-litico e al terzo una terapia sintomatica.

A distanza di due settimane è stato rilevato che nel primo gruppo la percentuale di espulsioni spontanee dei calcoli era quasi doppia rispetto al secondo gruppo (84% contro 47%), mentre il terzo mostrava la percentuale più bassa (34%). Risultati ancora più evidenti sono emersi dopo quattro settimane con percentuali di riuscita di espulsione del calcolo che si aggiravano attorno al 93,5% nel caso dei pazienti del gruppo 1, 81% del gruppo 2 e 78% del terzo gruppo.

I numeri dimostrerebbero dunque come l’attività sessuale faciliti l’espulsione spontanea dei calcoli uretrali con un’efficacia addirittura superiore a quella svolta dai farmaci.

Anche gli esperti della Società Italiana di Andrologia sono concordi sui benefici effetti dell’attività sessuale contro i calcoli. Secondo i nostri connazionali però la loro espulsione sarebbe legata al movimento meccanico del rapporto sessuale e all’azione delle endorfine (ormoni del piacere), mentre i colleghi turchi parlano di liberazione di ossido nitrico, tipica dell’erezione maschile.

In conclusione, se il sesso si rivela un valido aiuto per sconfiggere i calcoli renali, restano gli studi che evidenziano come si tratti di una tra le patologie più dolorose a livello urologico.

In attesa quindi di riuscire ad espellere il fastidioso “sassolino”, Akis®, terapia sottocutanea intramuscolo e disponibile nei bassi dosaggi da 25mg e 50mg (accanto ai tradizionali 75mg), assicura un’azione rapida, più pratica e di più semplice esecuzione contro il dolore.


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Le 10 Regole d’oro della prostata

Prostata

1. EFFETTUARE, ALMENO UNA VOLTA OGNI 12 MESI, UNA VISITA UROLOGICA DI CONTROLLO A PARTIRE DALL’ETÀ DI 50 ANNI

Ogni visita deve essere preceduta dal dosaggio del PSA nelle sue tre frazioni (Totale, libero e rapporto Libero/totale), oltre ad essere completata dall’esecuzione dell’ecografia specialistica della prostata (con sonda transrettale).

Nei soggetti a rischio (con familiari di primo grado affetti da cancro della prostata) lo screening va iniziato più precocemente (40 anni) e va effettuato ad intervalli più frequenti.

2. SEGUIRE UN ADEGUATO STILE DI VITA

L’infiammazione della prostata molto spesso dipende o viene aggravata da un alterato stile di vita. L’attenta osservanza dei consigli di seguito riportati e’ indispensabile per attenuare i fastidiosi sintomi causati dalla prostatite e per evitare le recidive, che sono molto frequenti.

3. EVITARE CIBI DANNOSI PER IL BASSO TRATTO URINARIO

birra, insaccati, spezie, pepe, peperoncino, superalcolici, caffè, cioccolato, formaggi grassi, pesci grassi (anguilla, tonno, sgombro ), molluschi, frutti di mare, crostacei (gamberi, aragosta).

Tutti gli alimenti elencati presentano spiccate proprietà irritanti sul basso tratto urinario (prostata e vescica).

4. PREFERIRE CIBI CONTENENTI SOSTANZE ANTIOSSIDANTI

Vitamina A (carote, albicocche, spinaci, broccoli, pomodori), Vitamina C (ribes, kiwi, agrumi, fragole, cavolfiori, peperoni), Vitamina E (olio d’oliva, oli vegetali, germe di grano), Licopene (pomodori rossi), Selenio (carne, noci, tuorlo d’uovo), Zinco (carni rosse, noci, fegato), Manganese (cereali integrali, tè nero, verdure a foglie verdi).

Tutti gli alimenti elencati presentano spiccate proprietà antiossidanti per cui aiutano a ridurre l’infiammazione sul basso tratto urinario (prostata e vescica).

5. BERE ALMENO 2 LITRI D’ACQUA AL GIORNO

Per ridurre il peso specifico delle urine ed evitare le infezioni urinarie, che sono molto frequenti nel paziente prostatico, bere almeno 2 litri di acqua oligominerale, a piccoli sorsi, frequentemente nel corso della giornata. E’ pero’ indicato ridurre l’introito di liquidi 2-3 ore prima di coricarsi, onde evitare di alzarsi di notte per urinare a causa di un’aumentata diuresi.

6. REGOLARIZZARE LA FUNZIONE INTESTINALE

La funzione dell’ intestino deve essere regolare. Sia la stipsi cronica che la diarrea possono determinare fenomeni di passaggio di batteri tra intestino e prostata (circolo entero-urinario).

7. MANTENERE UN’ATTIVITÀ SESSUALE REGOLARE

L’attività sessuale non è nociva, anzi, se praticata con regolarità, ha effetti benefici.

D’altro canto l’astinenza prolungata  provoca ristagno di secrezioni nella ghiandola prostatica ed una possibile infezione seminale.

8. EVITARE DI PRATICARE IL COITO INTERROTTO

Quando sopraggiunge lo stimolo eiaculatorio, questo va sempre assecondato e mai interrotto volontariamente, onde evitare fastidiosi fenomeni di reflusso intraprostatico del liquido seminale.

9. PRATICARE ATTIVITÀ FISICA

Tutte le attività fisiche e sportive di tipo aerobico riducono la congestione della prostata e stimolano la circolazione pelvica.

10. MODERARE L’USO DEI MEZZI A DUE RUOTE (moto, scooter, bicicletta, cyclette)

I microtraumi perineali possono essere responsabili di processi infiammatori prostatici. L’impiego di selle imbottite è in grado solo parzialmente di ridurre tali fenomeni.

Bisogna tenere presente che la “trasgressione” anche di una sola delle suddette regole è sufficiente a generare processi infiammatori a livello prostatico e che la combinazione di più fattori determina un’amplificazione di tali fenomeni patologici per la ghiandola prostatica.


IUPLUS

Cistite frequente: probabilmente non è batterica

dolore pelvico

Il dolore pelvico o cistite interstiziale è una patologia caratterizzata da un’infiammazione cronica della vescica. Si tratta di un disturbo che colpisce soprattutto le donne (circa il 15% in età fertile) i cui meccanismi scatenanti sono ancora in una fase di approfondimento da parte degli specialisti.

Anche individuare il problema da parte del paziente può risultare spesso complesso poiché, come afferma il Prof. Stefano Salvatore, Ricercatore dell’Università Vita e Salute – San Raffaele e Responsabile dell’Unità Funzionale di Uroginecologia presso l’Ospedale San Raffaele di Milano, il dolore pelvico è “spesso basato solo su sintomi che possono in realtà confondere ed essere interpretati come infezioni del basso tratto urinario, causate da cistiti batteriche o germi come la clamidia e l’ureaplasma”.

Ricorrere all’utilizzo di un diario minzionale può essere un valido aiuto per comprendere se il disturbo di cui si soffre può essere identificato con la cistite interstiziale, la cui frequenza minzionale è superiore rispetto a quella batterica e che può arrivare fino a 20 volte nelle 24 ore interferendo in maniera incisiva sulla qualità della vita quotidiana e del riposo notturno.

Un altro effetto provocato dalla cistite interstiziale è l’alterazione del coating protettivo dell’urotelio (il tessuto che costituisce il rivestimento interno della vescica e delle vie urinarie). Il risultato che ne deriva è che la barriera protettiva, che in condizioni di normalità impedisce la penetrazione degli agenti tossici attraverso le pareti vescicali, diventa permeabile andando ad innescare l’infiammazione e i sintomi dolorosi. Una condizione che rischia di essere ulteriormente aggravata dall’attivazione di cellule mastocitarie in grado di compromettere l’integrità dell’urotelio.

A questo proposito, studi scientifici hanno provato l’efficacia del trattamento intravescicale di acido ialuronico e condroitin solfato (nome commerciale Ialuril®), due sostanze (GAG, glicosaminoglicani) che costituiscono normalmente lo strato protettivo, svolgendo allo stesso tempo un’attività antinfiammatoria.

L’’Ospedale San Carlo di Roma, nell’ambito di un recente studio  ha somministrato questa terapia ad un campione di 12 donne affette da cistite interstiziale e refrattarie ad altri trattamenti, riscontrando un miglioramento generalizzato e prolungato nel tempo della loro funzionalità vescicale nonché una riduzione dei sintomi dolorosi. Un’efficacia, quella di Ialuril®, confermata anche dall’Associazione Europea di Urologia (EAU) che, in un incontro tenutosi lo scorso mese a Madrid, ha parlato non solo di una netta riduzione di urgenza, frequenza e dolore minzionale ma anche delle potenzialità benefiche apportate da questa combinazione in pazienti che presentano cistite indotta da chiemioterapia e radioterapia.

E’ importante infine sottolineare come tale trattamento debba essere effettuato da uno Specialista Urologo o Uroginecologo che, a seguito di una conferma diagnostica, potrà consigliare questa terapia che ha dimostrato di essere un prezioso aiuto nel contrastare i disturbi della vescica.

INTERACTIVE

Tumore prostata: nuovo test predittivo ed altro

congresso nazionale urologi ospedalieri

Da un nuovo test predittivo a 10 anni, approdato in Italia dagli USA, alla biopsia mirata in risonanza magnetica nucleare, dalle terapie focali che preservano la sfera sessuale fino al laser per l’ipertrofia che salvaguarda la continenza e la sessualità.

Di questo ed altro si è parlato al 9° Congresso Nazionale Urologi dell’Ospedalità Privata (UrOp), che si è tenuto ad Abano Terme (PD) dal 22 al 24 maggio scorsi e che ha visto l’intervento di esperti del settore, quali il Dottor Stefano Pecoraro, Presidente dell’UrOp e Direttore di Urologia e Andrologia Chirurgica (Clinica Malzoni, Avellino), il Dottor Giovanni Ferrari, Direttore dell’Unità Complessa di Urologia e Andrologia (Hesperia Hospital, Modena) e il Dottor Angelo Porreca, Direttore Unità Operativa di Urologia, (Policlinico Abano Terme).

Il tumore alla prostata è una malattia che in Italia colpisce il 30% degli uomini al di sopra dei 50 anni, con 40 mila nuovi casi ogni anno.

Tra gli strumenti predittivi, un nuovo test molecolare che indaga le caratteristiche genetiche della malattia andando a misurare  l’attività di geni associati alla crescita del tumore.

In sostanza il test è in grado di valutare l’aggressività del tumore”, spiega il dottor Stefano Pecoraro, tra i primi ad utilizzarlo. “Tale test indaga il Dna del carcinoma prostatico basandosi su un campione di tessuto ottenuto con la biopsia oppure durante l’intervento chirurgico. Il test fornisce all’urologo una valutazione sul rischio di mortalità e di recidiva a 10 anni, permettendogli di poter scegliere il trattamento ottimale, valutare se sia meglio adottare una strategia di trattamento precoce, quando la natura del tumore si sia rivelata aggressiva, oppure una strategia conservativa o ‘di sorveglianza’, evitando gli effetti collaterali spesso conseguenti alla prostatectomia radicale. Circa 200 pazienti sono già stati sottoposi al test in tutta Italia”.

QuotidianoSanità

Coppie e sesso, una task force italiana aiuta a risolvere i problemi a letto

problemi sessuali

Più di qualcuno si sarà fatto una risatina sotto i baffi nel leggere le statistiche recentemente riportate da un quotidiano nazionale italiano inerenti il rapporto tra gli inglesi ed il sesso. Numeri alla mano, pare infatti che i britannici siano ben poco interessati al sesso e preferiscano intrattenersi a letto con smartphone e tablet piuttosto che dedicare qualche coccola al proprio partner.

Ma siamo proprio sicuri che qui nel Belpaese tutto fili a gonfie vele?

Ad una prima occhiata, sembrerebbe di sì: i risultati di un sondaggio condotto da DoxaPharma ci collocano addirittura al di sopra della media mondiale, con ben 9 rapporti sessuali al mese. Eppure, l’Italia non è affatto il paese delle meraviglie: circa il 25% delle coppie intervistate ammette che il rapporto non va oltre i due minuti, e circa 800 mila coppie sono a rischio di infedeltà e rottura proprio a causa di problemi nella sfera sessuale.

Nel caso degli uomini il disturbo sessuale più evidente e frequente fonte di frustrazione si chiama eiaculazione precoce. L’uomo si sente insicuro, la donna reagisce con rabbia, lui perde l’autostima e, tensione dopo tensione, la coppia scoppia. Per quanto riguarda la controparte femminile, invece, lo studio osserva che molte donne non riescono a raggiungere l’orgasmo o soffrono di vaginismo: i muscoli che circondano la vagina durante il rapporto si contraggono al punto da ostacolare il rapporto, che diventa molto doloroso per la donna e insoddisfacente per l’uomo.

Per far fronte a questo malessere, attraverso un’iniziativa senza precedenti in Italia ed in Europa, la Società Italiana di Urologia (SIU) e l’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI) hanno deciso di unire i propri sforzi allo scopo di creare una task-force che aiuti gli italiani a ritrovare il benessere di coppia e diffondere una più sana e corretta cultura del benessere sessuale. A breve, infatti, dovrebbero aprire negli ospedali pubblici delle principali città i Dipartimenti per la Salute Sessuale della Coppia. Il primo centro, secondo il programma, sarà a Napoli, seguito da altre strutture a Milano, Roma e Palermo. Urologi e ginecologi lavoreranno insieme per dare “risposte al maschile ed al femminile, gestendo la coppia come un tutt’uno”, osserva Vincenzo Mirone, Segretario Generale SIU. Come sottolineano gli esperti, negli ultimi decenni si è verificata nella coppia un’inversione di tendenza: l’uomo è sempre più impreparato alla sessualità, è meno attento al proprio corpo ed è meno sensibile ad eventuali segnali di allarme che vengono perciò sottovalutati. La donna, invece, ha acquisito maggiore indipendenza e forza, si fida del proprio ginecologo e non è più disposta ad accontentarsi, quasi fosse “ipersessualizzata”. Il mutamento degli equilibri della coppia, quindi, porta ad una pericolosa instabilità che può compromettere la rottura della relazione quando il sesso non gira.

I medici specializzati a disposizione nei Dipartimenti avranno perciò il compito di svolgere attività educative attraverso la distribuzione di brochure ed effettueranno colloqui volti ad individuare l’origine dei problemi della coppia. Sarà inoltre possibile richiedere visite approfondite ed esami diagnostici per identificare e curare i disturbi, nella speranza di riuscire a riportare serenità nel rapporto a due.

 


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