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Vaccinazioni: la SIPPS lancia l’allarme

Le dichiarazioni in merito alle vaccinazioni rilasciate nei giorni scorsi da alcuni Membri del Governo Italiano non possono non preoccupare la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, “in quanto – spiegano gli esperti della SIPPSsembrano evidenziare una inadeguata conoscenza del grave pericolo tuttora rappresentato dalle malattie prevenibili con le vaccinazioni, e fanno temere che, in nome di posizioni ideologiche prive di fondamento scientifico, si rischi di perdere quanto di buono è stato realizzato anche nel nostro paese nella lotta contro queste malattie”.

Si è affermato che “10 vaccini obbligatori sono inutili e in parecchi casi pericolosi se non dannosi”. Chi ha espresso questo parere sembra del tutto ignaro delle motivazioni che avevano indotto il Parlamento Italiano ad estendere da 4 a 10 il numero dei vaccini obbligatori, e dimostra di non sapere nulla della reale situazione epidemiologica, in Italia e negli altri Paesi, delle malattie che i vaccini prevengono” – informa Luciano Pinto, vice Presidente SIPPS Campania.

Paradigmatico è il caso del vaccino contro il morbillo, la cui obbligatorietà è soggetta a revisione ogni tre anni in base ai dati epidemiologici e delle coperture vaccinali raggiunte. In Italia da oltre un anno e mezzo è in atto una grave epidemia di morbillo, con 6.664 casi ufficialmente registrati dal 1° gennaio 2017 al 30 aprile 2018, quasi tutti di soggetti non vaccinati o vaccinati incompletamente, che ha causato 8 decessi: 4 bambini al di sotto dei 10 anni (fra cui un lattante di 10 mesi che per l’età non poteva essere vaccinato) e 4 adulti. Anche in questi giorni una articolata campagna antivax, che sembra trovare un riscontro favorevole nell’ambito del Governo, continua ad ignorare i morti e gli altri danni causati dalle malattie e che grazie alla vaccinazione si possono evitare, ed insista nell’attribuire al vaccino un grado estremo di pericolosità, nonostante che la Scienza da decenni ne abbia inequivocabilmente dimostrato l’insussistenza” – continua Luciano Pinto.

Si legge inoltre sui media che dovrebbe essere permesso che “tutti i bimbi entrino in classe, vadano a scuola”, perché “la priorità è che non vengano espulsi dalle classi” anche se non vaccinati, in quanto vi sarebbe un “rischio di esclusione sociale”. Appare evidente che anche in questo caso i politici non hanno pienamente valutato le motivazioni che hanno indotto il Parlamento italiano ad approvare nel 2017 delle misure precauzionali. Un bambino non vaccinato è a rischio di ammalarsi della malattia trasmissibile che la vaccinazione previene, e di trasmetterla agli altri bimbi non vaccinati. Non tutti i bambini, come non tutti gli adulti, possono essere vaccinati, in quanto alcune condizioni mediche controindicano la vaccinazione, in particolare con i vaccini con virus vivo attenuato come quello contro il morbillo. Per questo motivo il legislatore ha previsto che possono accedere alla scuola dell’infanzia solo i bambini vaccinati o non vaccinati per problemi medici, mentre nella scuola dell’obbligo un bambino che non può essere vaccinato deve esse collocato in una classe in cui i suoi compagni sono vaccinati” – conclude Luciano Pinto.

Per la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale il problema è reale e di vasta portata, se si tiene conto che nella epidemia di morbillo in corso fino ad ora si sono ammalati circa 800 bambini di età da 1 a 4 anni, e 400 di età inferiore all’anno (che per l’età non possono essere ancora vaccinati).

Secondo la Convenzione ONU del 1989 sui Diritti del Fanciullo l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente in tutte le decisioni, ed il Comitato Nazionale di Bioetica nel 2015 ha sottolineato che le vaccinazioni rientrano nella responsabilità genitoriale secondo il criterio dell’interesse superiore del fanciullo e del suo diritto ad essere vaccinato.

La Corte Costituzionale, nella sentenza n° 5 del 2018 con cui ha respinto il ricorso con cui la Regione Veneto aveva contestato la legittimità costituzionale della legge n. 119 del 2017, in materia di vaccinazioni obbligatorie per i minori fino a 16 anni di età, recita che “l’art. 32 della Costituzione postula il necessario contemperamento del diritto alla salute del singolo con il coesistente e reciproco diritto degli altri e con l’interesse della collettività, nonché, nel caso di vaccinazioni obbligatorie, con l’interesse del bambino, che esige tutela anche nei confronti dei genitori che non adempiono ai loro compiti di cura”. “i valori costituzionali coinvolti nella problematica delle vaccinazioni sono molteplici e implicano, oltre alla libertà di autodeterminazione individuale nelle scelte inerenti alle cure sanitarie e la tutela della salute individuale e collettiva (tutelate dall’art. 32 Cost.), anche l’interesse del minore, da perseguirsi anzitutto nell’esercizio del diritto-dovere dei genitori di adottare le condotte idonee a proteggere la salute dei figli (artt. 30 e 31 Cost.), garantendo però che tale libertà non determini scelte potenzialmente pregiudizievoli per la salute del minore”.

E’ quindi chiaro che in questa vicenda non è il “rischio sociale di esclusione” che il Governo deve considerare, bensì il rischio che un bambino venga incolpevolmente danneggiato da una malattia che era prevenibile, per una decisione colpevolmente assunta dai suoi genitori! Non è giusto che un bambino che non può essere vaccinato si ammali a scuola per una malattia che era prevenibile con le vaccinazioni! Non è giusto che un bambino sano che potrebbe essere vaccinato si ammali di una malattia prevenibile con le vaccinazioni perché i genitori hanno deciso di non vaccinarlo! Lo Stato ha il dovere di agire per proteggere questi bambini! Per questi motivi la SIPPS si allinea alle altre Società Scientifiche ed alle Istituzioni che sostengono la necessità di non modificare l’attuale legislazione sulle vaccinazioni. La SIPPS conta sulla collaborazione della stampa e dei media per difendere l’interesse superiore del fanciullo ad essere vaccinato!” – conclude Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS.


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Riproduzione assistita e vaccinazione antinfluenzale

La campagna di vaccinazione contro l’influenza è in corso e le donne che desiderano iniziare un trattamento di Riproduzione Assistita possono pianificare la possibilità di vaccinarsi. All’inizio del trattamento è raccomandata la vaccinazione contro l’influenza.

“Le donne sottoposte a trattamento di riproduzione assistita, se presentano un rischio, devono essere trattate esattamente come il resto della popolazione. Mi riferisco, ad esempio, ad una malattia cronica cardiovascolare o respiratoria o al diabete o ad altre patologie indicate nella Circolare ministeriale annuale per la prevenzione e il controllo dell’influenza. In questi casi si raccomanda la vaccinazione” – spiega la Dottoressa Daniela Galliano, Responsabile del Centro IVI di Roma.

 

Nelle cliniche IVI, i ginecologi seguono le indicazioni del Ministero della Salute e raccomandano la vaccinazione antinfluenzale alle donne che si trovano nel secondo e terzo trimestre di gravidanza, soprattutto a quelle il cui parto è previsto per l’inverno.

Il vaccino antinfluenzale protegge la mamma, riducendo il rischio di ricovero almeno del 50% e il bambino, riducendo significativamente i casi di malattia e di otite nei primi due mesi di vita” – secondo la Dottoressa Galliano.

La vaccinazione contro l’influenza rappresenta il mezzo più efficace e sicuro per prevenire la malattia e le sue complicanze. Nel primo trimestre di gravidanza, in assenza di condizioni mediche predisponenti che rendano imperativa la vaccinazione antinfluenzale, questa deve essere subordinata ad una attenta valutazione del rapporto rischio beneficio da parte del medico curante” – prosegue la Dottoressa Galliano.

 

Altri vaccini prima della gravidanza

Rispetto ad altri vaccini che preoccupano le pazienti, la Dottoressa Galliano assicura che nelle analisi da fare prima dei trattamenti di riproduzione assistita è incluso lo stato di immunità per la rosolia e per l’epatite B.

La prima è compresa nel calendario vaccinale delle bambine, ma accade che donne adulte non siano immunizzate. In questo caso si raccomanda di vaccinare e di attendere un mese prima di iniziare il trattamento di riproduzione assistita, dato che il vaccino è a virus vivi attenuati” – informa la Responsabile del Centro IVI di Roma.

Per quanto riguarda il vaccino per l’epatite B, gli specialisti dell’Istituto Valenciano di Infertilità consigliano di somministrarlo in generale in gruppi con fattore di rischio, specialmente personale sanitario, ma se questo non esiste, puntualizzano che non è necessario.

 

E durante la gravidanza…

Oltre all’influenza, dal 2015 il Ministero della Sanità raccomanda alle donne incinte di vaccinarsi ad ogni gravidanza contro la pertosse nel terzo trimestre di ogni gravidanza (idealmente alla 28a settimana) mediante il vaccino combinato difterite-tetano-pertosse.

E’ stato dimostrato che in questo modo si proteggono i bambini minori di tre mesi da questa infezione respiratoria che può essere gravissima nel neonato” – secondo la Dottoressa Daniela Galliano.

Tuttavia, durante la gravidanza sono controindicati i vaccini contro morbillo, rosolia, parotite, varicella, da un mese prima della gestazione e durante tutta la stessa, poiché potrebbero provocare un’infezione fetale, malgrado questa evenienza non rappresenti una indicazione a un eventuale aborto” – conclude la Dottoressa Galliano.

 

Le vaccinazioni a un punto di svolta

Cominciamo dalle cattive notizie: una preoccupante epidemia di morbillo si è diffusa nel nostro Paese, con 2.851 casi negli ultimi 5 mesi e mezzo1. Un’altra minaccia che si riteneva consegnata al passato, la poliomielite, potrebbe riaffacciarsi dopo anni anche in Italia, uno dei paesi ritenuto da tempo “polio-free”. Solo 7 Regioni superano la soglia del 95% per la vaccinazione anti-poliomielite (Piemonte, Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria, Sardegna), con un valore medio nazionale del 93,33%2. La riacutizzazione, però, riguarda anche altre malattie infettive, come difterite, tetano, epatite B, meningite purulenta da Haemophilus influenzae di tipo b. In Italia, secondo i dati pubblicati dal Ministero della Salute lo scorso 8 giugno, nessuna vaccinazione raggiunge la soglia di sicurezza del 95%.2 Nel 2016 le coperture vaccinali a 24 mesi per anti-difterica (93,56%), anti-tetanica (93,72%), anti-epatite B (92,98%) e Haemophilus influenzae (93,05%) sono ancora ben al di sotto del valore del 95%. In calo anche la copertura media per pneumococco (88,35% nel 2016 vs 88,7% nel 2015), mentre aumenta quella per il meningococco C (76,6% nel 2015 contro 80,67% nel 2016).2

Secondo i dati del rapporto OMS ‘World Health Statistics’ 2017, in Italia la copertura vaccinale per tetano, pertosse e difterite, nel 2015, è stata del 93%, fra le più basse della regione europea, superata anche dai paesi africani, quali Rwanda e Tanzania, che sono al 98%, seguiti da Eritrea, Botswana e Algeria che sono al 94%.3

E ancora l’OMS stima che in tutto il mondo ogni anno 1,5 milioni di bambini muoiano ancora a causa di malattie prevenibili con le vaccinazioni4, eppure nel nostro paese non sembra cessare la disinformazione che circola tra web e televisioni, malgrado gli appelli delle istituzioni e della comunità scientifica nazionale ed internazionale.

Per contrastare i pericolosi e crescenti fenomeni di cattiva informazione e trasmettere all’opinione pubblica la corretta informazione sul valore dell’immunizzazione, i giornalisti delle testate periodiche e online si sono confrontati con esperti di igiene pubblica, pediatri, storici della medicina, sociologi e rappresentanti di associazioni nate spontaneamente per promuovere le vaccinazioni, nell’ambito del Corso di Formazione Professionale Comunicare i vaccini. L’importanza delle combinazioni vaccinali in pediatria e del vaccino anti-Papillomavirus, promosso dal Master di I livello “La Scienza nella Pratica Giornalistica” (SGP) della Sapienza Università di Roma con il supporto non condizionante di MSD.

Dopo le notizie cattive, arrivano quelle buone: la prima, riguarda il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 (PNPV), pubblicato in Gazzetta ufficiale il 18 febbraio 2017. Il PNPV per la prima volta inserisce nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)5, ovvero come diritto di tutti i cittadini italiani il nuovo calendario vaccinale che:

  • introduce nuove vaccinazioni: meningococco B, rotavirus e varicella nei nuovi nati; HPV nei maschi undicenni; Meningococco tetravalente ACWY135 e richiamo antipolio con IPV negli adolescenti; pneumococco e Zoster nei sessantacinquenni;
  • definisce gli obiettivi di copertura vaccinale per ogni vaccinazione;
  • identifica l’età alla quale vaccinare la popolazione in gratuità;
  • richiede alle Regioni di introdurre l’anagrafe vaccinale informatizzata e di effettuare la chiamata attiva (la lettera di invito alla popolazione) per tutte le vaccinazioni inserite nel calendario.

La seconda novità è il decreto legge 73 del 7 giugno 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, che prevede l’obbligo per l’iscrizione a scuola nella fascia 0-6 anni, di 12 vaccinazioni6, gratuite e obbligatorie a partire da settembre 2017 per i nati nel 2017: antidifterica, antitetanica, antipoliomielitica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-meningococco B, anti-meningococco C, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella e anti-Haemophilus influenzae. Queste vaccinazioni sono da somministrare secondo il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 attraverso i vaccini combinati esavalente e MPR/V-MPRV e due vaccini anti-Meningo B e anti-Meningo C.

Le combinazioni vaccinali sono oggetto di una seria programmazione e di approfondite ricerche scientifiche. I numerosissimi studi clinici su ampi numeri dimostrano con estrema chiarezza che la somministrazione contemporanea di più antigeni presenti nei vaccini combinati, immessi in commercio dopo accurati studi biomedici, offre una protezione efficace pari a quella dei vaccini somministrati singolarmente, non indebolisce né sovraccarica il sistema immunitario dei piccoli e offre molti altri vantaggi tra cui una migliore compliance della famiglia, minore trauma per il bambino, una vaccinazione più tempestiva e minori accessi al centro vaccinale7.

1. Morbillo in Italia. Bollettino settimanale

2. Ministero della Salute. Link: Vaccinazioni dell’età pediatrica. Anno 2016 (coorte 2014)

3. World Health Statistics 2017. Monitoring Health For The SDGs – Sustainable development goals.

4. Speciale Vaccini. Sono salvita per 3 mln, ma 20 mln bimbi non protetti.

5. Ministero della Salute. Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale PNPV 2017-2019

6. Ministero della Salute. Il decreto legge prevenzione vaccinale. I nuovi obblighi vaccinali.

7. The value of childhood combination vaccines: From beliefs to evidence. Khaled Maman, York Zöllner, Donato Greco, Gerard Duru, Semukaya Sendyona, Vanessa Remy Hum Vaccin Immunother. 2015 Sep; 11(9): 2132–2141.

Elena Bozzola, Dirigente Medico 1° livello, UOC Pediatria Generale e Malattie Infettive, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Consigliere Nazionale Società Italiana di Pediatria

Le vaccinazioni del bambino non indeboliscono né sovraccaricano il sistema immunitario. Questo è vero sia quando si somministra un singolo vaccino, sia quando vengono effettuate più vaccinazioni contemporaneamente. Infatti, se davvero i vaccini indebolissero o compromettessero il sistema immunitario, ci si aspetterebbe una minore risposta immunitaria (sotto forma di una minor quantità di anticorpi prodotti) in seguito alla somministrazione di più vaccini contemporaneamente, rispetto alla somministrazione di un vaccino per volta. Invece non è così: gli studi clinici dimostrano che la somministrazione del vaccino esavalente (contenente gli antigeni di difterite, tetano, pertosse, polio, Haemophilus b, epatite B), oltre a non determinare un aumento degli effetti collaterali severi, non produce una risposta inferiore rispetto alla somministrazione separata dei singoli vaccini. Lo stesso discorso può essere applicato al vaccino anti morbillo-parotite-rosolia-varicella, che è stato dimostrato avere la stessa immunogenicità dei vaccini anti morbillo-parotite-rosolia e anti-varicella somministrati singolarmente, a fronte di un sovrapponibile profilo di sicurezza”.

Giuliano Giubilei, Giornalista Rai3

I vaccini (la loro efficacia, la loro obbligatorietà, le loro controindicazioni) sono da tempo diventati una delle questioni più trattate sui media tradizionali, oltre che naturalmente sul web, dove c’è una vera e propria esplosione di informazioni e notizie. La maggior parte delle quali non ha nessun riscontro scientifico e serve ad alimentare nell’opinione pubblica una preoccupante e purtroppo crescente sensibilità antiscientifica. Naturalmente questo è un mercato notevole anche per i media tradizionali e recentemente non sono mancati episodi di pessimo giornalismo che per rispondere alle ragioni dell’audience ha cercato di assecondare le paure o le superstizioni di queste persone, con inchieste senza alcuna verifica o dibattiti dove si è data la preferenza a chi sosteneva tesi antiscientifiche”.

Andrea Grignolio, Docente di Storia della Medicina, Sapienza Università di Roma

Gli oppositori delle vaccinazioni si dividono in “radicali” ed “esitanti”. Con i radicali, che vedono l’antivaccinismo come qualcosa di identitario e dunque si oppongono ciecamente ai qualsiasi dato scientifico e di realtà favorevole alle vaccinazioni, è controproducente sfidarli nello loro credenze e offrire “informazioni correttive”, poiché queste non fanno altro che radicalizzare le loro posizioni attraverso il bias del ritorno di fiamma (backfire effect). Con gli esitanti, genitori indecisi che vanno da coloro che scelgono solo alcuni vaccini a quelli che hanno scelto coperture vaccinali differenti a seconda dei figli, è invece utile sostituire la falsa percezione del rischio dei vaccini, con il rischio reale delle malattie infettive, ovvero insistere sulla protezione persa a causa delle mancate vaccinazioni, optando per una comunicazione il più possibile personalizzata e calibrata sula prole e il contesto sociale”.

Pierluigi Lopalco, Professore ordinario di Igiene e Medicina Preventiva, Università di Pisa

Il lancio del Piano nazionale per la Prevenzione Vaccinale 2017-19 rappresenta un grande avanzamento per la sanità pubblica italiana. Per la prima volta, su tutto il territorio nazionale, tutti i vaccini considerati dalla comunità scientifica nazionale e internazionale sicuri ed efficaci saranno offerti gratuitamente ed attivamente all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. Il calendario vaccinale suggerito dal PNPV, infatti, è automaticamente incluso nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e, come tale, rappresenta un obbligo da parte delle Regioni in termini di offerta di servizi. Altra importante novità del PNPV è che la prevenzione vaccinale supera definitivamente i limiti del calendario dell’infanzia per essere integrata come servizio preventivo per tutta la durata della vita”.

Alice Pignatti, Presidente dell’Associazione “IoVaccino

L’acquisizione di informazioni sulle vaccinazioni passa sempre di più attraverso canali come il web e i social network, luoghi comunicativi caratterizzati da specifiche modalità di dialogo e interazione proprie dei nuovi media. L’utente accede sul web a una quantità enorme di informazioni che spesso sono contraddittorie, ma è sui social, dove il genitore si confronta con i propri pari, che si costruiscono vere e proprie reti di relazioni informative, che si trasformano, in alcuni casi, in vere e proprie tribù virtuali. La sfida che IoVaccino si è proposta è stata quella di fare comunicazione sulle vaccinazioni sui social, per contrastare il fenomeno crescente della disinformazione e per utilizzare le caratteristiche proprie dei social network ai fini della costruzione di un rapporto di supporto e di fiducia fra genitori e medici. Attraverso informazioni scientifiche rigorose, esposte con chiarezza e un sussidio visivo, IoVaccino vuole proporre un modello comunicativo di informazione responsabile, in cui l’ascolto e il dialogo sono la componente determinante nel favorire la costruzione di un rapporto di fiducia rinnovata verso la pratica della vaccinazione”.

Antonello Piroso, Giornalista e conduttore radiofonico

Come è stato osservato in un editoriale della rivista Nature ‘Scienza e giornalismo non sono culture aliene. Sono costruite sulle stesse fondamenta: la convinzione che le conclusioni richiedano prove, e che le prove debbano essere aperte a tutti…’. In un momento storico in cui il cosiddetto principio democratico dell’“uno vale uno” esce dal perimetro della politica per entrare nel campo della comunicazione, si arriva al paradosso di ritenere che i giudizi di scienziati di chiara fama suffragati da dati verificati e incontrovertibili vadano messi sullo stesso piano delle opinioni di blogger e esperti spesso improvvisati. Si assiste pertanto a un tipico esempio scolastico di eterogenesi dei fini: chi combatte il presunto dogmatismo delle teorie scientifiche finisce per ricorrere a un apparato di pseudo-argomentazioni ancora più dogmatico. Confutare le fake news è un esercizio faticoso, cui però ci si deve sottoporre con determinazione, con la consapevolezza che una bufala è più difficile da smontare che da costruire”.

Ketty Vaccaro, Sociologa e Responsabile Welfare del Censis 

L’atteggiamento nei confronti della vaccinazione contro il Papillomavirus si inscrive nel quadro generale della trasformazione della cultura della vaccinazione, in cui prevale la dimensione della scelta individuale, ma è legato anche ai livelli di conoscenza e ai timori nei confronti delle vaccinazioni in generale e nello specifico delle patologie causate dall’HPV. Cresce infatti visibilmente il ruolo informativo operato dal Servizio vaccinale delle ASL, non soltanto in merito alla vaccinazione ma anche rispetto alle informazioni sul Papillomavirus, ma soprattutto emerge la rilevanza dei nuovi media (internet e i social network), fonti strategiche sia per l’informazione sulle malattie che sulle vaccinazioni. Più in generale il modo di approcciarsi al tema percorre vie di natura sempre più informale e meno scientifica, in cui hanno maggior peso anche le opinioni di amici e conoscenti”.


Vaccinazioni, tra miti irrazionali e realtà scientifiche

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Le coperture vaccinali pediatriche sono in calo anche in Italia e questo è un dato di fatto: secondo quanto diffuso dal Ministero della Salute, la copertura media per le vaccinazioni contro poliomielite, tetano, difterite, epatite B, pertosse ed Haemophilus influenzae si è arrestata al 93,4% (rispetto al 94,7% nel 2014 o al 95,7% nel 2013), mentre quella per morbillo e rosolia è scesa addirittura dal 90,4% nel 2013 all’85,3% nel 2015.

E di vaccinazioni e della loro importanza, si è discusso a Milano, il 23 novembre scorso, al corso “Vaccinazioni: i miti irrazionali e la realtà scientifica” rivolto a pediatri di famiglia e specialisti in pediatria, igienisti, infettivologi e assistenti sanitari e promosso da WAidid, con l’obiettivo di diffondere una comunicazione efficace per spiegare l’importanza delle vaccinazioni, per superare le resistenze delle famiglie contrarie ai vaccini e per affrontare le problematiche medico-legali legate ad esse e alla gestione dei casi clinici complessi.

Il calo delle coperture vaccinali nel nostro Paese è un dato allarmante che non deve essere sottovalutato. Per questo motivo è fondamentale che pediatri, igienisti e in generale operatori sanitari siano in grado di superare le possibili difficoltà nel comunicare l’importanza delle vaccinazioni soprattutto a coloro che sono incerti o contrari e di affrontare i casi clinici più complessi. I vaccini hanno cambiato la storia della pediatria, nel senso che la riduzione della mortalità infantile (cioè nel primo anno di vita) e pediatrica è diminuita proprio grazie al calo delle patologie infettive che è seguito alle vaccinazioni di massa. Eppure, sembra che molti si siano già dimenticati di questi importanti passi in avanti e dei grandi benefici dei vaccini: se le famiglie scelgono di non vaccinare i propri figli, il rischio è il ritorno di infezioni pericolose per loro e per l’intera comunità” – ha sottolineato la prof.ssa Susanna Esposito, direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura del Policlinico dell’Università degli Studi di Milano e presidente WAidid, Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici.

Perché si deve continuare a vaccinare?

Perché le vaccinazioni sono il modo più sicuro per non ammalarsi e per non diffondere ad altri una malattia. È importante continuare a vaccinare i propri bambini, seguendo il piano vaccinale proposto nel proprio Paese e all’interno della propria regione e chiedendo consiglio al pediatra per qualsiasi dubbio.

Non si può più pensare io non vaccino mio figlio, ci pensino pure gli altri”, perché ogni persona non immunizzata può contribuire a diffondere una malattia” – è intervenuto Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità.

Come si può comunicare l’importanza delle vaccinazioni rassicurando genitori e famiglie?

Il cosiddetto “triangolo pediatrico”, i cui vertici, distanti ma comunicanti, sono occupati rispettivamente da pediatra, genitori e bambino/adolescente, rappresenta un modello fondamentale per cogliere la complessità della comunicazione e della relazione di cura in questo ambito. I medici e gli operatori sanitari svolgono un ruolo fondamentale nello stabilire e mantenere un impegno costante nella comunicazione sui vaccini, tenendo alta la fiducia nelle vaccinazioni, fornendo ai genitori materiale didattico, mostrandosi a disposizione per rispondere alle loro domande,

Gli aspetti tecnico-informativi che rappresentano la base fondante degli interventi sanitari di prevenzione legati alle vaccinazioni vanno necessariamente integrati con strumenti comunicativi efficaci quali l’accoglienza e il rispecchiamento del genitore in quanto persona portatrice di “mappe concettuali” ben definite all’interno delle quali, spesso, gli aspetti emotivi fanno da padrone. L’impiego di tecniche formative di natura esperienziale rappresenta, quindi, la scelta più adeguata in questo contesto proprio perché consente al personale sanitario che opera in quest’area ed in particolare ai pediatri di famiglia di sviluppare modalità comunicative sempre più adeguate e in grado di aderire alle caratteristiche di ogni singola, specifica situazione” – hanno aggiunto Chiara Fioretti e Paola Arnaboldi, Istituto Europeo di Oncologia, Milano.

E il web, che ruolo ha nella comunicazione sulle vaccinazioni?

Oggi Internet ha un ruolo molto importante nella diffusione e nella ricerca di notizie, soprattutto nel campo della medicina e della salute.

Ma in rete circola di tutto perché la parola del medico sul web è uguale a quella di chiunque. Questa è una nuova sfida anche per noi medici. E’ fondamentale, quindi, che i genitori che si rivolgono alla rete per cercare risposte ai loro dubbi si affidino sempre a fonti ufficiali come siti istituzionali, specializzati o scientifici, altrimenti il rischio è quello di ottenere informazioni non corrette o addirittura fuorvianti e pericolose” – ha precisato Giorgio Conforti, pediatra e membro della Federazione Italiana Medici Pediatri FIMP.

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 Il corso ha vinto il bando di ricerca medica indipendente dell’azienda farmaceutica Glaxo, che ne ha supportato la realizzazione riconoscendone il valore per le modalità innovative di comunicazione sulla cultura vaccinale e sulla gestione delle problematiche medico-legali relative alle vaccinazioni. Si tratta di uno dei primi casi in Italia in cui il supporto di un’azienda viene fornito per un progetto educazionale in cui non si parla dei prodotti dell’azienda ma esclusivamente di cultura vaccinale, con programma, relatori e partecipanti scelti dal vincitore del bando e senza la presenza nella sede congressuale dei dipendenti dell’azienda.


GAS Communication

Un Ciak per la Vita: le emozioni dei giovani registi per promuovere il valore delle vaccinazioni

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Due storie semplici ed emozionanti che raccontano l’importanza di dare ai propri figli una vita sicura, e di proteggere, attraverso le vaccinazioni, tutti i componenti della famiglia, a ogni età. Voci narranti, quelle di due bambini, mentre scorrono immagini di ordinaria e serena vita familiare.

Per sensibilizzare la popolazione e in particolare i giovani, sull’importanza delle vaccinazioni, la Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) ha scelto la forza del linguaggio del cinema. E ha puntato sugli allievi registi della sede lombarda del Centro Sperimentale di Cinematografia, coinvolti in un contest che ha selezionato le sceneggiature più efficaci nel raccontare il valore della vaccinazione, pilastro della vita sociale: il benessere in tutte le fasi della vita, la salute collettiva, quella di chi ha maggior bisogno di cure, bambini e anziani, la famiglia, il futuro, la responsabilità verso la nostra comunità.

A Roma, il 23 novembre scorso, nel corso di un evento patrocinato dal Ministero della Salute, sono stati presentati #graziemammaepapà di Michele Marchi e Francesco De Giorgi e La famiglia di Zeni Febo, i due spot realizzati nell’ambito di “Un Ciak per la Vita”, un video contest sulle vaccinazioni, un progetto di sensibilizzazione 2.0 che la SItI ha promosso in collaborazione con la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia e con il supporto non condizionante di Sanofi Pasteur MSD.

I video suggellano l’alleanza tra scienza e cinema per contrastare la marea montante della cattiva informazione e promuovere il valore delle vaccinazioni, uno dei più grandi traguardi della medicina, in grado di salvare in tutto il mondo, secondo quanto ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità, 2,5 milioni di vite l’anno, 7 mila al giorno, ma vittime del loro stesso successo, che ha cancellato la percezione del rischio delle malattie debellate a vantaggio di falsi miti e notizie sensazionalistiche.

Un Ciak per la Vita promuove la necessità di un’informazione corretta e certificata su una tematica di salute molto dibattuta e sentita, attraverso uno strumento potente come il cinema, che si avvale di un linguaggio fatto di immagini e parole, accessibile a tutte le fasce d’età la risposta alla crescente disaffezione della popolazione, e soprattutto dei genitori, nei confronti delle pratiche vaccinali passa anche attraverso iniziative come questa, che fanno leva sulla forza delle immagini per far comprendere alla popolazione l’importanza e il significato dell’impiego dei vaccini quali strumenti di protezione della salute di provata efficacia e sicurezza” – ha dichiarato Carlo Signorelli, Presidente uscente della SItI.

Secondo i dati più recenti, l’Italia non fa eccezioni al calo generalizzato delle vaccinazioni. Ogni anno diminuisce il numero di bambini che non ricevono le vaccinazioni di routine: in molte Regioni italiane si è scesi sotto la soglia di sicurezza del 95% per il vaccino esavalente. Inoltre, non si sono raggiunti gli obiettivi di copertura vaccinale stabiliti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per il morbillo e la rosolia (con copertura di 85,3% nel 2015), due fra le vaccinazioni più importanti e con la più bassa copertura. Anche il nostro Paese, come il resto d’Europa, è investito dal fenomeno della “vaccine hesitancy”, ossia l’esitazione dei genitori a far vaccinare i propri figli a causa di paure infondate, false ideologie o per distorte informazioni ricevute.

Quando si parla di vaccini l’informazione è fondamentale. Lo vediamo proprio in questi anni: un’informazione non corretta impatta drammaticamente sulla consapevolezza dei cittadini e sul corretto utilizzo di questa pratica. Il web, che resta una straordinaria risorsa informativa, in mancanza di filtri adeguati diventa la cassa di risonanza di gravi mistificazioni. Per contrastare questa cattiva informazione la SItI sta mettendo in atto alcune iniziative come il sito VaccinarSì.org, che smonta le bufale sulle vaccinazioni e ha già ottenuto oltre due milioni di accessi o l’iniziativa Teamvax, che ha l’obiettivo di diffondere la corretta informazione sui vaccini on-line e off-line” – ha affermato Antonio Ferro, Responsabile sito web VaccinarSi.

Che il web sia il grande “amplificatore” dell’ostilità ai vaccini lo dimostrano alcuni dati evidenziati dalla SItI: nel 2012, digitando nei motori di ricerca parole chiave come “vaccino”, “vaccinazione”, valutando i primi risultati, quasi la metà dei siti (45%) presentava posizioni contrarie alle vaccinazioni, il 35% favorevoli e il 30% neutre. Oggi le cose stanno cambiando, ripetendo la stessa ricerca i siti contrari ai vaccini sono scesi al 28%, ma il 60% dei genitori prima di vaccinare i propri figli consulta internet e chi lo fa in genere esprime posizioni contrarie alla vaccinazione, trascurando le conseguenze a danno dell’intera comunità.

La pratica vaccinale è un bene pubblico per eccellenza in quanto protegge i cittadini come singoli e la collettività nel suo insieme e dobbiamo quindi essere preoccupati per il rilevante calo dell’adesione alle vaccinazioni al quale stiamo assistendo negli ultimi anni. Se diminuisce drammaticamente la copertura vaccinale, viene meno la cosiddetta immunità di gregge che protegge tutta la popolazione, e in particolare le persone non immuni o le persone non vaccinate a causa di patologie concomitanti, limitando drasticamente il numero dei portatori di infezione” – ha affermato Rosa Cristina Coppola, Professore Ordinario di Igiene e coordinatore comitato scientifico SItI.

L’iniziativa della SItI punta sul fatto che il web, da amplificatore di falsi miti, possa diventare un terreno fertile per l’informazione virtuosa, soprattutto grazie al passaparola tra i giovani: da oggi tocca a loro promuovere il valore delle vaccinazioni anche diffondendo in modo virale, attraverso i canali social, i video realizzati dai giovani registi.

Siamo lieti di aver potuto lavorare per una realtà di alto livello scientifico come la SItI affrontando la sfida di realizzare due spot in grado di raccontare l’importanza delle vaccinazioni come strumento di protezione della propria salute e di quella della comunità. Abbiamo volentieri aderito al progetto, sentendo una forte responsabilità verso un tema, quello dei vaccini, davvero importante per la comunità e affrontato con tensione culturale e formativa da parte dei nostri giovani allievi” – ha affermato Bartolomeo Corsini, Direttore della Sede Lombardia della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia.

La vaccinazione è uno strumento di fondamentale valore per il singolo e per la comunità, un’arma eccezionale di prevenzione che ha eradicato per sempre una gravissima malattia come il vaiolo ed allontanato dal nostro orizzonte la poliomielite, creando un presente che non ricorda più o non ha mai conosciuto le terribili conseguenze di alcune malattie infettive. Le vaccinazioni sono il nostro passaporto di salute per un futuro libero da queste ed altre gravi malattie infettive e dai tumori causati da agenti patogeni e non vi è alcun motivo per non farne uso. Tutto questo emerge nei due spot realizzati dai giovani registi nell’ambito del progetto della SItI, progetto che fa leva sul coinvolgimento dei cosiddetti “nativi digitali” o “millennials” al fine di veicolare attraverso le ultime tecnologie e sul web i messaggi corretti che possano contrastare le bufale e diffondere il vero messaggio, chiaro, semplice e rassicurante per tutti. Sanofi Pasteur MSD, all’avanguardia nello sviluppo del digitale e nell’utilizzo dei nuovi media, ha creduto sin dall’inizio in questo progetto che auspichiamo possa coinvolgere su temi importanti di sanità pubblica. Intanto, grazie ai ragazzi e complimenti!” – ha affermato Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di Sanofi Pasteur MSD.

 separa

Consulta i dati sulle coperture vaccinali in Italia

 
PRO Format Comunicazione

La SIPPS ringrazia il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per le sue parole in difesa delle vaccinazioni

mattarella-sulle-vaccinazioni-24-10-2016

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) ritiene fondamentali le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul tema delle vaccinazioni che sono essenziali per estirpare malattie pericolose e per evitare il ritorno di altre, debellate negli anni passati; tali parole sono state pronunciate dal Presidente Mattarella in occasione della Giornata Nazionale per la Ricerca sul cancro (24.10.2016).

 

In Italia da 3 anni assistiamo ad un crescente calo delle vaccinazioni. Tutto questo può causare l’accensione di nuovi focolai di malattie prevenibili con le vaccinazioni stesse quali il morbillo e può favorire il ritorno di altre scomparse nel nostro territorio. La principale causa è da ricercare nella crescente incertezza dei genitori, indotta da una sempre più attiva disinformazione, basata su dati infondati e su clamorosi falsi scientifici, che vede in prima linea alcuni medici che diffondono con ogni mezzo queste notizie: bisogna difendere le famiglie da questi veleni! Le vaccinazioni rientrano nella responsabilità genitoriale secondo il criterio dell’interesse superiore del fanciullo e del suo diritto a essere vaccinato: abbiamo il dovere di aiutare i genitori a rispettare il loro mandato!” – ha spiegato il Presidente SIPPS, Dott. Giuseppe Di Mauro.

 

Le dichiarazioni del Presidente della Repubblica giungono dopo che alcuni giorni fa due notizie che hanno trovato notevole spazio sui media nazioni hanno riscosso particolare interesse per i pediatri e gli operatori sanitari impegnati ogni giorno nella difesa del diritto del fanciullo ad essere vaccinato.

La prima è rappresentata da una recentissima sentenza del Tribunale di Padova, che si è espresso su un caso che riguardava due genitori separati e in disaccordo sull’opportunità di sottoporre o meno la propria figlia minorenne alla profilassi contro il papilloma virus (HPV). La madre aveva ricevuto dalla ASL l’invito a presentarsi al distretto per effettuare la vaccinazione della figlia contro l’HPV ma, dopo qualche giorno, anche una lettera del padre che la diffidava dal vaccinare la figlia contro l’HPV e qualsiasi altro agente infettivo. La Sezione Civile del Tribunale ha stabilito che, in situazioni del genere, è prioritaria la tutela della salute dei minori e, quindi, la bambina deve essere vaccinata.

E’ inoltre di grande rilevanza la notizia che alcuni Ordini dei Medici provinciali, seguendo le chiare indicazioni del “documento sui vaccini” approvato all’unanimità l’8 luglio 2016 dal Consiglio Nazionale della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), stanno esaminando la posizione di alcuni medici in merito alle vaccinazioni per valutare se vi siano gli estremi per sanzionare il loro comportamento, come previsto dal codice deontologico.

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) sottolinea come nella sentenza di Padova abbia prevalso “la tutela della salute del minore”, in linea con quanto stabilito dalla Convenzione ONU sui Diritti del Fanciullo del 1989, ratificata dall’Italia nel 1991 e ribadito nel 2015 dal Comitato Nazionale di Bioetica.

 

Le vaccinazioni rientrano nell’interesse superiore del fanciullo. Come Società Scientifica che ha come scopo statutario la prevenzione delle malattie nell’infanzia la SIPPS si augura che questo principio venga rispettato in tutti i procedimenti giudiziari che abbiano come oggetto una disputa sulle vaccinazioni di un minore, anche nel caso in cui entrambi i genitori siano d’accordo sul non vaccinare il proprio figlio! Ed in questo spirito, la SIPPS non può che rallegrarsi ancora una volta per la discesa in campo dell’Ordine dei Medici in difesa del diritto di un minore ad essere vaccinato. Nel documento approvato dal Consiglio Nazionale della FNONCeo si ricorda che i medici hanno l’obbligo di collaborare all’attuazione dei provvedimenti di sanità pubblica. Solo in casi specifici, quali ad esempio alcuni stati di deficit immunitario possono sconsigliare un intervento vaccinale. Il consiglio di non vaccinarsi nelle restanti condizioni, in particolare se fornito al pubblico con qualsiasi mezzo, costituisce infrazione deontologica – ha affermato il Professor Luciano Pinto, Vice Presidente SIPPS Campania.

 


GAS Communication

La meningite meningococcica

meningite.sintomi

Le meningiti batteriche

La meningite batterica può essere causata da tre agenti: Haemophilus influenzae tipo B, Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e Neisseria meningitidis (meningococco).

Contro le prime due infezioni sono da tempo disponibili strumenti vaccinali. Il meningococco si differenzia in 13 sierogruppi, di cui cinque infettivi e contagiosi: A, B, C, W135 e Y. La prevalenza di ciascun sierogruppo varia da area ad area nel mondo; il sierogruppo più diffuso è il B (MenB), che prevale in Europa, Stati Uniti, Canada e Australia, e altri Paesi a livello globale (Figura 1).

Contro MenB, finora, non era disponibile un vaccino ad ampia copertura. Campagne vaccinali mirate hanno invece abbattuto fino al 90% i contagi in tutti i Paesi in cui sono stati adottati e utilizzati strumenti di prevenzione mirati contro gli altri sierogruppi.

 

La meningite da meningococco

La meningite da meningococco è un’infezione pericolosissima perché improvvisa, subdola, spesso letale o fonte di gravi complicazioni (sequele). Colpisce inaspettatamente persone sane, non dà segnali premonitori ed evolve rapidamente1. A essere colpite sono le meningi, membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale, ma non solo: spesso si sviluppano complicazioni gravi e potenzialmente fatali, prima tra tutte la setticemia (infezione del sangue), ma anche endocardite o flebite. Le sequele post-infezione non sono da sottovalutare: tra chi sopravvive, possono residuare sordità, ritardo dello sviluppo psichico e fisico, paralisi cerebrale, amputazione degli arti, tanto più invalidanti quanto più colpiscono precocemente nell’infanzia.

Diffusione dei principali sierogruppi di meningite meningococcica (Fig. 1)

Bambini e giovani a rischio

Poiché l’unico serbatoio di Neisseria meningitidis è l’uomo e il contagio avviene per via aerea (tosse, starnuti e, negli adulti, bacio profondo), il rischio aumenta laddove è più alta la concentrazione di persone, maggiore la prevalenza della malattia e le condizioni igieniche non ottimali. Circa la metà dei casi di meningite meningococcica si manifesta entro i cinque anni, con un picco più alto tra i due mesi e l’anno di vita: il sistema immunitario del neonato e del bambino è infatti ancora immaturo e non in grado di difendersi quando entra in contatto col batterio2.

La seconda fascia d’età più colpita, adolescenti e giovani adulti (14-25 anni), è a rischio perché maggiormente esposta alla frequentazione di luoghi affollati e chiusi (caserme, scuole, convitti, mezzi pubblici, discoteche), o ad abitudini scorrette come il fumo (che indebolisce le difese e rende l’ambiente più favorevole alla trasmissione del batterio), o lo scambio di bicchieri e posate.

Per capire l’elevato potenziale di contagio, si deve ricordare che secondo alcune stime, il 10-20% della popolazione adulta è portatore sano (senza alcun sintomo) del meningococco a livello di naso e gola, e che il contagio avviene per via aerea. Meno dell’1% dei portatori sani svilupperà l’infezione mentre, per una persona altrimenti sana, il contatto stretto e ravvicinato con un portatore aumenta di 800 volte il rischio di contagio3.

A rischio sono anche i viaggiatori per turismo, lavoro o devozione (i pellegrinaggi alla Mecca sono l’esempio più classico). Nessuna età può dirsi quindi protetta dal contagio.

I numeri del contagio nel mondo e in Italia

Nel mondo, ogni anno, sono complessivamente mezzo milione i casi di meningite meningococcica.

L’epidemiologia dei diversi sierogruppi di meningoccocco varia considerevolmente a seconda dell’area geografica. In Italia, l’incidenza della patologia è particolarmente accentuata nei bambini sotto l’anno di vita, in cui risulta tre volte maggiore rispetto a quella che si osserva nei bambini di 1-4 anni di età (Figura 2). La causa principale di malattia meningococcica è rappresentata dal sierogruppo B: dal 2007 al 2011 MenB ha costituito in media circa il 61% dei casi totali di meningococco e nell’anno 2011 ha rappresentato il 64% dei casi totali tipizzati di Neisseria meningitidis (Figura 3).

La distribuzione dei diversi sierogruppi varia nel tempo e ciò è in parte dovuto all’introduzione di vaccini contro specifici sierogruppi. A tale proposito è interessante notare come, in seguito all’introduzione in Italia di un vaccino contro il sierogruppo C (2006) si sia osservato un decremento dell’82% dei casi da MenC (dato aggiornato al 2011)4. Parallelamente, i casi da MenB sono rimasti stabili nel tempo (circa 90 casi l’anno), evidenziando come, nonostante la pressione evolutiva esercitata dal vaccino, non si sia verificato il fenomeno del replacement (Figura 4)4.

 

Dati italiani SIMI relativi all’anno 2011 (Fig. 2)


La distribuzione dei sierogruppi meningococcici in Italia nel 2011

 

Dati italiani SIMI relativi all’anno 2011 (Fig. 3)

Dati italiani SIMI. Periodo 2001-2011 (Fig. 4)

 

Diagnosi, terapia, dati di mortalità

La meningite menigococcica ha una letalità tra il 9 e il 12%5, ma in assenza di un trattamento antibiotico adeguato può raggiugere il 50%6. La diagnosi di meningite meningococcica non è purtroppo immediata7,8. Segni e sintomi iniziali sono aspecifici, apparentemente simili a quelli di una forte influenza e risultano confondenti soprattutto nel caso dei bambini, la fascia d’età più colpita dall’infezione: febbre, vomito, emicrania, fotofobia (sensibilità alla luce), dolori e rigidità articolari e muscolari, brividi, mani e piedi freddi.

I segni dirimenti, rigidità nucale e rash cutaneo, sono tardivi (13-22 ore dopo quelli d‘esordio), e ritardano perciò la somministrazione dei corretti trattamenti salvavita.

La diagnosi certa si ha tramite il prelievo del liquido cefalorachidiano (liquor) nel quale ricercare le cellule batteriche, e con un’emocoltura eseguita con le tecniche di biologia molecolare.

Il trattamento, in regime di ricovero, prevede la somministrazione di antibiotici (penicillina, ampicillina, cloramfenicolo, ceftriaxone), che però può essere inefficace se l’inizio di tale terapia è tardivo. Il frequente sviluppo di complicazioni gravi, prime tra tutte la setticemia (infezione del sangue), ma anche endocarditi, flebiti, broncopolmoniti, epatiti è altamente pericoloso9.

Infine, la meningite meningococcica può causare complicazioni invalidanti e drammatiche nel tempo: in un sopravvissuto su cinque (20%) si possono sviluppare sordità, ritardo di apprendimento e crescita, paralisi cerebrale o perdita degli arti.

Un esito drammatico soprattutto in età infantile. Va inoltre considerato che l’impatto economico della malattia meningococcica può essere molto alto, con costi che possono superare le centinaia di migliaia di euro per ciascun caso, attribuibili sia al trattamento acuto, sia alla gestione delle sue conseguenze a lungo termine: dalle cicatrici cutanee alle amputazioni e, soprattutto, le disabilità neurologiche, tanto gravi da richiedere terapia farmacologica, assistenza continua e specifici programmi di rieducazione per tutta la vita 10,11.

Uno studio realizzato nel Regno Unito dalla Meningitis Research Foundation e pubblicato da Pediatric Drugs12 all’inizio di quest’anno dimostra che ciascun paziente che sopravvive ad un’infezione da meningococco riportando complicazioni nel tempo, costa in media al Servizio Sanitario Nazionale 3.879.300 euro. Lo stesso caso avrà un impatto economico ancora maggiore sulla società, cui verrà a costare circa 5.238.762 euro se si aggiungono ai costi del sistema sanitario quelli per l’assistenza sociale di cui una persona portatrice di handicap ha bisogno.

 

BIBLIOGRAFIA

1. http://www.epicentro.iss.it

2. http://www.cdc.gov/meningitis/about/symptoms.html.

3. National Advisory Committee on Immunization. (2009). Update on the invasive meningococcal disease and meningococcal vaccine conjugate recommendations. Canada Communicable Disease Report, April 2009, Vol. 36.

4. Dati di sorveglianza delle malattie batteriche invasive aggiornati al 18 dicembre 2012 – Disponibile al sito www.simi.iss.it/files/Report_MBI.pd

5. Rosenstein NE, Perkins BA, Stephens DS, et al. Meningococcal disease. N Engl J Med. 2001;344:1378-1388.

6. World Health Organization. Meningococcal meningitis. Fact sheet #141. November 2012 update.

7. Mayo Foundation for Medical Education and Research. Meningitis. August 2008. Disponibile a: http://www.mayoclinic.com/health/meningitis/DS00118

8. Thompson, M.J. et al. (2006). Clinical recognition of meningococcal disease in children and adolescents. Lancet, 367(9508), 397-403. Disponibile a: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16458763

9. World Health Organization. Meningococcal Meningitis. May 2003. Disponibile a: http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs141/en/index.html.

10. Centers for Disease Control and Prevention. Travel-Related Vaccine-Preventable Diseases: Meningococcal Disease (Health Information for International Travel: The Yellow Book). 2010 Online Edition. Disponibile a: http://wwwnc.cdc.gov/travel/yellowbook/2010/chapter-2/meningococcal-disease.aspx.

11. Shepard C.W. et al. Pediatrics 2005; 115(5): 1220-1232

12. Wright C., Wordsworth R., Glennie L. Counting the Cost of Meningococcal Disease. Pediatric Drugs 2013; Volume 15, Issue 1, pp 49-58


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