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Papillomavirus Umano (HPV): arriva in Italia il nuovo vaccino

EUROGIN 2016

L’arrivo in Italia e in Europa del nuovo vaccino 9-valente contro il Papillomavirus è stato annunciato al Congresso Internazionale Eurogin 2016 a Salisburgo (15-18 giugno 2016).

Il vaccino 9-valente, che rappresenta un’evoluzione dei due vaccini raccomandati fino ad oggi nel nostro Paese, il bivalente e il quadrivalente, porterà ad un incremento di circa il 20% in più nella riduzione dei cancri da HPV e del 50-80% in più delle lesioni precancerose. La protezione diretta dei 9 principali tipi di HPV (6-11-16-18-31-33-45-52-58) in entrambi i sessi porterà in futuro ad una quasi eliminazione delle patologie HPV correlate. Nelle farmacie italiane il vaccino sarà disponibile tra ottobre e novembre prossimi.

Le infezioni da HPV colpiscono uomini e donne: recenti studi clinici hanno evidenziato che solo in Italia si registrano ogni anno 2.000 nuovi casi di carcinomi (oro-faringeo, ano-rettale e del pene) tra gli uomini e 4.400 nuovi casi (oro-faringeo, vaginale e della cervice uterina) tra le donne.

L’infezione da HPV non si contrae solo per via sessuale e non colpisce solo le donne può essere trasmessa, infatti, anche per via cutanea e coinvolge entrambi i sessi. La maggior parte delle infezioni, fra il 70 e il 90%, è transitoria perché il virus viene eliminato dal sistema immunitario prima di sviluppare un effetto patogeno, ma nei casi più gravi è l’origine di carcinomi e lesioni precancerose. Il nuovo vaccino 9-valente rappresenta un’importante novità nello scenario della prevenzione, un nuovo strumento di protezione verso il maggior numero di tumori da HPV, anche nel maschio. La maggiore prevalenza di infezioni da HPV si riscontra all’età di 20 anni, proprio in coincidenza con il recente inizio dell’attività sessuale, per questo motivo la vaccinazione deve essere somministrata prima di entrare in contatto con il virus per avere la massima protezione possibile. L’età ideale è fra i 9 e 14 anni di età: in Italia la strategia scelta è la vaccinazione con una schedula a 2 dosi fino a 14 anni; con 3 dosi dopo i 14 anni. Nei soggetti immunocompromessi, si raccomanda la vaccinazione con 3 dosi. Il Piano Nazionale Prevenzione Vaccini 2016-2018, ancora in attesa di approvazione, prevede la vaccinazione universale anti-HPV” – afferma la prof.ssa Susanna Esposito, direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico dell’Università degli Studi di Milano e presidente WAidid, Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici.

Sono oltre 100 i tipi di virus HPV: secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità si stima che circa l’89% dei carcinomi da HPV e l’82% delle lesioni precancerose di alto grado siano correlati ai 7 tipi di HPV 16/18/31/33/45/52/58. Di questi, il tipo 16 e il tipo 18 sono ad alto rischio oncogeno, mentre il 6 e l’11 sono all’origine delle lesioni precancerose: in Italia si registrano ogni anno 80.000 nuovi casi di condilomi genitali nei maschi e 130.000 nelle femmine.

I tipi oncogeni di HPV, oltre ad essere responsabili della totalità dei tumori della cervice uterina, sono la causa di circa il 90% dei tumori dell’ano, 70% dei tumori della vagina, 50% dei tumori del pene e 40% dei tumori della vulva. L’HPV risulta inoltre responsabile del 26%, ed è coinvolto in circa il 60%, dei tumori dell’orofaringe (inclusi i tumori delle tonsille e della base della lingua).

A livello mondiale, sebbene la prevalenza delle infezioni da HPV in donne asintomatiche possa variare dal 2 al 44% (dati ISS), l’infezione da HPV rappresenta la causa necessaria perché si sviluppi il cancro del collo dell’utero che, con circa 500.000 nuovi casi all’anno e 250.000 decessi, è il primo tumore riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come totalmente riconducibile a un’infezione; nell’Unione europea, è il secondo tumore più frequente tra le donne di età compresa tra i 15 e i 44 anni, dopo quello della mammella.

La prevenzione secondaria del carcinoma della cervice uterina – aggiunge Susanna Esposito si attua attraverso la diagnosi precoce con il pap-test, uno screening citologico cervicale che consente di identificare le lesioni precancerose e di intervenire prima che evolvano in carcinoma. In Italia, il pap test è raccomandato ogni tre anni per le donne tra i 25 e i 64 anni. Per gli uomini non esiste, invece, alcun programma di screening preventivo, se non la vaccinazione”.

Tra i fattori che favoriscono la persistenza dell’infezione e l’insorgenza del tumore al collo dell’utero, è possibile indicarne alcuni:

Cofattori ambientali ed esogeni: fumo di tabacco, contraccettivi ormonali, coinfezione con altri agenti infettivi sessualmente trasmessi

Cofattori virali: tipo di HPV e coinfezioni con altri tipi di HPV, varianti di HPV, grandezza e ripetizione dell’inoculum e integrazione virale

Cofattori dell’ospite: numero di gravidanze (rischio relativo fra 1,08 e 1,12 per ogni gravidanza), alti livelli di ormoni endogeni, fattori genetici, risposta immune individuale e numero di partner sessuali.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità e le autorità sanitarie di tutti i Paesi, in generale, raccomandano una vaccinazione anti-HPV precoce, già tra i pre-adolescenti, in un’età compresa tra gli 11 e i 12 anni, quando la risposta immunitaria è migliore e il beneficio è massimo. La vaccinazione contro l’HPV in alcuni Paesi come Stati Uniti, Canada, Australia, Danimarca e Svezia è raccomandata già da molti anni anche per la popolazione maschile. In Italia, attualmente in 9 Regioni (Trentino, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Molise, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna) viene effettuata la vaccinazione universale contro l’HPV, vaccinando anche il maschio.


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Le vaccinazioni in gravidanza

Congresso ECCMID di Amsterdam 2016

Vaccinare la mamma contro alcune malattie protegge il suo bambino: evidenze scientifiche hanno dimostrato che un’efficace trasmissione di anticorpi materni al bambino avvenga soprattutto dopo la 32° settimana di gestazione. Le vaccinazioni in gravidanza, dunque, riducono il rischio di infezioni nel bambino nei primi mesi di vita e durante la sua infanzia.

Se n’è discusso al 26° Congresso ECCMID di Amsterdam (09-12 aprile 2016)durante il quale sono stati presentati anche i recenti studi su nuovi vaccini in sviluppo: quello contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) che è la principale causa di mortalità infantile nel mondo dopo la malaria e quello contro le infezioni da Streptococco di gruppo B (GBS), all’origine di meningiti e sepsi neonatali.

Le vaccinazioni sono lo strumento più efficace per proteggerci da malattie gravi e potenzialmente mortali. Evidenze scientifiche hanno dimostrato che la somministrazione di alcuni vaccini nelle donne gravide come quello contro la pertosse o l’influenza hanno il duplice obiettivo di proteggere la mamma e il bambino nei primi mesi di vita. Se da una parte durante la gravidanza sono controindicati i vaccini vivi attenuati come quello contro il morbillo e la rosolia, possono essere invece somministrati in sicurezza e vanno raccomandati i vaccini cosiddetti inattivi a base di proteine. Sono in sviluppo, per esempio, nuovi vaccini contro l’RSV da somministrare nella donna gravida per proteggere dalla bronchiolite i lattanti con meno di 6 mesi. La sicurezza dei vaccini è elevata e documentata dalla costante attività di sorveglianza dei possibili eventi avversi e dagli studi di sicurezza che vengono effettuati sia prima dell’autorizzazione che dopo l’immissione in commercio di ogni vaccino” – ha sottolineato la prof.ssa Susanna Esposito, presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici, WAidid, e direttore dell’Unità di Pediatria ad Alta Intensità di Cura della Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico dell’Università degli Studi di Milano.

Sui nuovi vaccini in sviluppo le novità riguardano quello contro il Virus Respiratorio Sinciziale (RSV) da somministrare nelle donne incinte per proteggere da patologie infettive i neonati con meno di 6 mesi: gli studi scientifici condotti fino ad oggi hanno dimostrato che il vaccino è ben tollerato ed è in grado di proteggere il bambino nei primi mesi di vita da numerose affezioni delle vie aeree, tra cui la temibile bronchiolite. Un altro vaccino in via di sviluppo è quello contro lo Streptococco di gruppo B (GBS), causa principale di meningiti e sepsi neonatali: gli studi in corso fino ad ora hanno dimostrato che i bambini di donne che hanno ricevuto in gravidanza una o due dosi di vaccino sperimentale sono risultati meno soggetti al rischio di infezioni da GBS.

Ma quali sono le vaccinazioni che ogni futura mamma deve conoscere?

Gli esperti di WAidid hanno deciso di preparare una linea guida a proposito, stesa da esperti multidisciplinari (pediatri, ginecologi, esperti di sanità pubblica), coinvolgendo anche altre importanti Società Scientifiche come l’European Society for Clincal Microbiology and Infectious Diseases (ESCMID), l’European Society of Pediatric Infectious Diseases (ESPID) e altre Società di oltre oceano.

Qui sono illustrate nel dettaglio le vaccinazioni raccomandate in gravidanza:

Difterite, tetano e pertosse (dTap): i vaccini contro la pertosse sono combinati con quelli contro la difterite e il tetano. Sebbene possa essere somministrato durante tutto il periodo della gravidanza, per una più efficace protezione del neonato da parte degli anticorpi materni, il momento ideale per questo vaccino è la somministrazione tra la 27° e la 36° settimana di gestazione. La pertosse prima dell’età di 6 mesi si può manifestare con difficoltà respiratorie talvolta gravi che possono provocare un arresto respiratorio: ancora oggi, nel mondo, 1 neonato su 1000 muore di pertosse.

Antipneumococco: la vaccinazione antipneumococcica, idealmente, dovrebbe essere somministrata prima di una gravidanza. Tuttavia, evidenze scientifiche hanno dimostrato che la somministrazione dei vaccini pneumococcici durante il secondo o terzo trimestre è sicura. Le patologie causate da Streptococcus pneumoniae, molto diffuse tra i lattanti e durante la prima infanzia, sono l’otite media acuta, le rinosinusiti, le polmoniti, le meningiti e le sepsi

Influenza: secondo l’attuale posizione dell’Oms, tutte le donne in gravidanza dovrebbero essere vaccinate durante la stagione influenzale, a partire quindi dalla metà di ottobre fino alla fine di dicembre nel nostro emisfero. Il vaccino può essere somministrato in qualsiasi trimestre di gravidanza ed è raccomandato per proteggere la mamma e il bambino nei primi mesi di vita. L’influenza stagionale può comportare complicazioni respiratorie gravi che possono condurre al ricovero in ospedale e anche al decesso delle donne incinte, soprattutto durante il secondo e terzo trimestre della gravidanza e il primo mese dopo il parto. Studi recenti hanno evidenziato che nel mondo tra il 10 e il 30% dei bambini soffrono di influenza: in particolare, i neonati al di sotto dei 6 mesi sono la categoria più a rischio di gravi complicanze respiratorie.

 


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Parliamo di malattie da raffreddamento …

Spesso vengono sottovalutate, ma ogni anno riescono a mettere a letto milioni di persone. Sono le malattie da raffreddamento: patologie che, con l’aiuto delle basse temperature, colpiscono le vie aeree superiori, in particolar modo naso e gola. Le malattie da raffreddamento si manifestano con infiammazioni ed infezioni respiratorie, generalmente d’origine virale, e sono caratterizzate da un’elevata contagiosità: si trasmettono principalmente in ambienti chiusi e affollati attraverso la saliva e le secrezioni. Tosse, starnuti, naso gocciolante, mal di gola, febbre. Ognuno di noi, a partire dall’infanzia, impara a riconoscere e a contrastare questi piccoli disturbi, associandoli alla stagione invernale, ma anche a medicinali e a lunghi periodi di riposo forzato: ecco una rapida guida alle principali malattie che colpiscono col freddo.

Il raffreddore | Il raffreddore, la malattia da raffreddamento più comune, è un’infiammazione acuta delle vie respiratorie provocata dall’azione dei rinovirus sulle mucose di naso e gola. Estremamente contagioso, si trasmette per via aerea, attraverso le goccioline di saliva e le secrezioni emesse con starnuti e colpi di tosse, o per contatto diretto di naso ed occhi con le mani che hanno raccolto il virus. Il freddo facilita il contagio: quando inspiriamo aria fredda le difese delle vie aeree si bloccano e i virus trovano condizioni favorevoli per moltiplicarsi ed attaccare le cellule delle mucose nasali. I soggetti maggiormente esposti sono i bambini e le persone che si trovano in uno stato fisico debilitato. Il periodo d’incubazione è molto breve e i primi sintomi compaiono dopo 24 – 48 ore: ostruzione nasale, starnuti, malessere diffuso, febbre leggera, mal di gola, tosse, abbondante secrezione dal naso, difficoltà a percepire odori e sapori, lacrimazione. Non esistono farmaci specifici per guarire dal raffreddore e i rinovirus non rispondono agli antibiotici, che sono quindi da evitare. La cura più efficace è quella di osservare un periodo di riposo, bere molti liquidi (acqua, the, succhi di frutta) e lasciare che le difese dell’organismo sconfiggano l’infezione: la guarigione avviene spontaneamente dopo circa una settimana. È possibile però impiegare farmaci per alleviarne i sintomi: antistaminici, decongestionanti per facilitare la respirazione, soprattutto durante il riposo notturno, ed antinfiammatori. A causa della grande variabilità dei rinovirus (esistono più di 200 tipi diversi di virus del raffreddore) è praticamente impossibile preparare un vaccino. Anche l’assunzione di vitamina C non sembra avere alcun valore preventivo. Le eventuali complicazioni eventuali del raffreddore riguardano la trachea, l’orecchio e i bronchi, ma sono piuttosto rare; frequente è invece il riacutizzarsi della malattia, se viene trascurata la convalescenza. Se la tosse, il mal di gola e la febbre permangono per più giorni è opportuno consultare il medico.

La tonsillite | La tonsillite è l’infiammazione, acuta o cronica, delle tonsille provocata da un’infezione virale o batterica. Le tonsille palatine sono linfonodi situati nel cavo orale, in fondo alla gola, che svolgono un’importante funzione immunitaria e di difesa delle prime vie aeree; per questo sono particolarmente esposte ai virus e ai batteri che entrano nella bocca durante la respirazione. I sintomi principali della tonsillite sono la difficoltà nella deglutizione, mal di gola, febbre, mal di testa, perdita della voce. Le tonsille inoltre appaiono gonfie ed arrossate, talvolta con presenza di macchie bianche e placche di pus. La tonsillite può essere curata con antibiotici specifici, mentre si possono alleviare sintomi e dolore con bevande fresche, inalazioni di vapori antisettici, collutori e gargarismi disinfettanti. l metodo migliore per prevenire gli attacchi ricorrenti di tonsille è l’asportazione chirurgica, anche se oggi si tende a curare le tonsille e a rimuoverle soltanto nei casi più gravi. Le complicanze associate alla tonsillite sono la faringite, l’ostruzione delle vie aeree superiori, la disidratazione, gli ascessi, l’insufficienza renale e la glomerulonefrite post-streptococcica. Una tonsillite non curata adeguatamente può portare febbre reumatica, nefrite, infiammazione delle valvole cardiache o potrebbe causare il passaggio di batteri nel circolo sanguigno con conseguente setticemia (che può anche essere mortale).

La laringite | La laringite è l’infiammazione della laringe, la parte della gola sede delle corde vocali, preposta all’emissione dei suoni. Generalmente è di origine virale o, più raramente, batterica. Può essere provocata anche da sostanze irritanti, fumo, gas, vapori, umidità e polvere. Compare spesso dopo un raffreddamento o come complicazione di altre malattie infettive. Il processo infiammatorio può estendersi verso le vie respiratorie inferiori, coinvolgendo trachea e bronchi. La laringite si presenta con raucedine, afonia, tosse, infezione del cavo orale, ingrossamento dei linfonodi e delle ghiandole del collo, dolore, difficoltà a deglutire e a respirare. Le cause più frequenti delle forme acute sono le infezioni virali ed eventuali processi infiammatori acuti e recidivanti a carico delle vie respiratorie superiori. Altre cause possono essere: una prolungata esposizione al freddo, il fumo, l’inquinamento dell’aria, alcune malattie infettive ed eventi traumatici (come l’inalazione di vapori irritanti). Le forme croniche, invece, sono dovute principalmente a un prolungato uso della voce. Generalmente la laringite ha un decorso che varia da una settimana a dieci giorni e la si cura con il riposo della voce, con l’astensione dal fumo, con inalazioni caldo-umide di preparati balsamici; la somministrazione di analgesici e decongestionanti può migliorare i sintomi di arsura, mentre per lenire il dolore e alcuni dei disturbi, quali la febbre, si usano farmaci specifici. Se il processo è di origine batterica bisogna curarsi con gli antibiotici. Nelle laringiti che si presentano senza complicazioni l’infezione viene completamente debellata senza problemi; soltanto quando ci sono problemi respiratori gravi, può essere necessario intervenire chirurgicamente, tramite intubazione o tracheotomia.

La faringite | La faringite è un’infiammazione della mucosa della faringe, il condotto situato dietro le cavità nasale e buccale, dovuta a cause irritanti o a batteri. La faringite può manifestarsi in forma acuta, come estensione di altri processi infiammatori a carico dei condotti comunicanti (raffreddore o mal di gola). La faringite acuta può poi evolvere nella forma cronica, caratterizzata dal lungo decorso e può essere distinta in faringite catarrale (che presenta una lieve congestione della mucosa e l’ingrossamento delle ghiandole che producono il muco), ipertrofica (minore congestione della mucosa e maggiore ingrossamento delle ghiandole) e atrofica (riduzione della mucosa faringea). La faringite streptococcica (o angina difterica) è invece una malattia epidemica causata da uno streptococco produttore di una pericolosa tossina. La faringite acuta si presenta con congestione della mucosa faringea, difficoltà a deglutire, febbre, arrossamento e ingrossamento delle tonsille, mal d’orecchio, infiammazione dei linfonodi cervicali. La faringite cronica può essere asintomatica, ma nelle fasi di riacutizzazione comporta gola secca e dolorante, disfonia, febbricola, tosse persistente e necessità di raschiare la gola. La faringite streptococcica presenta febbre elevata, mal di testa, vomito, dolore alle fauci, arrossamento del velopendulo, delle tonsille e della faringe, eruzioni cutanee, gola tumefatta e arrossata con formazione di placche infette. La faringite streptococcica può comportare complicanze settiche, tossiche ed allergiche. La faringite acuta può essere causata da infezioni virali o batteriche, repentine variazioni climatiche, inalazione di sostanze irritanti. La forma cronica dipende da una predisposizione costituzionale e da fattori come l’ostruzione respiratoria nasale (che costringe a respirare con la bocca e determina secchezza della mucosa), l’abuso di alcol e di tabacco, ambienti di vita e di lavoro con clima secco, surriscaldato o con polveri e vapori, processi adenoidei e tonsillari. Infine, in alcuni casi, in pazienti sottoposti a pesanti trattamenti farmacologici, la faringite può essere causata dalla candidosi, un’infiammazione causata dal fungo? Candida albicans?, che colpisce le persone in cui le difese immunitarie sono particolarmente deboli. Per curare le forme batteriche si usano antibiotici. Le forme virali si risolvono da sole nel giro di pochi giorni: non esistono in questo caso trattamenti specifici ed è possibile intervenire con inalazioni di sostanze balsamiche, acque sulfuree o salsoiodiche, antinfiammatori, colluttori ed altri medicamenti ad azione locale. Nella faringite cronica vanno eliminate le cause alla base della malattia, umidificando le mucose e migliorando la climatizzazione degli ambienti.

L’otite | L’otite è un’infezione (acuta o cronica) dell’orecchio che, a seconda della struttura colpita, si distingue in otite esterna o media. L’otite esterna è l’infiammazione dei canali esterni dell’orecchio, provocata da piccoli traumi (dovuti, ad esempio, all’inserimento di corpi estranei nell’orecchio), infezioni delle vie respiratorie superiori, infezioni provocate da acque inquinate o da funghi (favoriti dall’umidità). I sintomi dell’otite esterna sono il mal d’orecchio, il gonfiore, il rossore, il prurito e la presenza di secrezioni giallastre. La cura dell’infezione avviene mediante l’applicazione nell’orecchio di farmaci topici a base di antibiotici o corticosteroidi. Solitamente la guarigione avviene in tempi brevi, ma in assenza di una terapia adeguata l’otite esterna può cronicizzare e presentare complicanze. L’otite media è l’infezione dell’orecchio medio, cioè della zona posta dopo il timpano, provocata da batteri o virus provenienti da naso e gola. La malattia è tipica dell’infanzia. L’otite media, spesso associata ad infezioni delle vie aeree superiori, si presenta con gonfiore accompagnato da dolore, aumento della pressione e formazione di pus, in associazione con febbre, tosse e secrezione nasale. L’infiammazione del timpano può provocare sordità temporanea; nei casi più gravi, la pressione sanguigna essere così forte da provocare la rottura della membrana timpanica. La terapia dell’otite media prevede la somministrazione di antibiotici in gocce e di analgesici per mitigare il dolore. Il miglioramento è immediato, ma il trattamento non deve essere interrotto fino alla recessione completa dell’infezione. In alcuni casi l’otite media può diventare cronica, senza mai guarire completamente e compromettendo l’udito, mentre una rara complicazione può essere rappresentata dall’infezione dell’osso mastoide (mastoidite).

L’influenza | L’influenza è una malattia respiratoria acuta causata da virus che infettano le vie aeree di naso, gola e polmoni. I virus dell’influenza appartengono alla famiglia degli ortomyxovirus e sono molto resistenti all’ambiente esterno: il contagio si trasmette principalmente per via aerea, attraverso le goccioline di saliva espulse con tosse e starnuti, trovando terreno fertile con le basse temperature e l’umidità. Il periodo di contagiosità comincia un po’ prima che si manifestino i primi sintomi e si prolunga per 5-7 giorni. Il periodo di incubazione dell’influenza è molto breve, da 1 a 4 giorni, e dipende sia dalla quantità di virus infettante sia dalla capacità di difesa dell’organismo. I sintomi dell’influenza sono comuni a molte altre malattie: febbre, mal di testa, malessere generale, tosse, raffreddore, dolori muscolari ed articolari. Può manifestarsi anche con disturbi dell’apparato gastro-intestinale (nausea, vomito, diarrea), con lievi sindromi respiratorie senza febbre e con generici stati di malessere. Non esiste una vera e propria cura per l’influenza, nel senso che non sono attualmente disponibili farmaci in grado di contrastare in maniera efficace la moltiplicazione del virus una volta che l’infezione sia avvenuta. In caso di malattia, è necessario riposare a letto, in un ambiente caldo e ben areato, bere molto per favorire l’espettorazione e reintegrare i liquidi e i sali minerali persi attraverso la sudorazione. Si possono usare al bisogno farmaci di tipo sintomatico, cioè mirati ad alleviare il malessere e la sintomatologia del soggetto: antipiretici per la febbre; analgesici per alleviare il senso di malessere, la cefalea e i dolori articolari e muscolari; antinfiammatori; sedativi della tosse; decongestionanti, mucolitici ed espettoranti. Il trattamento sintomatico è sufficiente nella maggior parte dei casi di influenza non complicata; in presenza di complicazioni (polmonari o di altro tipo) va naturalmente prescritta e somministrata una terapia specifica sotto controllo medico. Per la terapia dell’influenza sono in commercio anche farmaci antivirali, che hanno lo scopo di ridurre soprattutto l’intensità e la durata della malattia, ma, poiché possono provocare effetti collaterali più o meno seri, trovano indicazione soltanto in persone ad alto rischio di complicazioni e per le quali il vaccino antinfluenzale è controindicato. Gli antibiotici sono attivi solo contro le infezioni batteriche e perciò, nell’influenza, patologia di origine virale, non hanno alcun effetto. Le complicazioni dell’influenza vanno dalle polmoniti batteriche, alla disidratazione, al peggioramento di malattie preesistenti (ad esempio malattie croniche dell’apparato cardiovascolare o respiratorio), fino alle sinusiti e alle otiti (queste ultime soprattutto nei bambini).

Il vaccino antinfluenzale | La vaccinazione antinfluenzale rappresenta il mezzo più efficace e sicuro per prevenire la malattia e le sue complicanze. I vaccini antinfluenzali, la cui composizione varia di anno in anno a seconda delle caratteristiche del ceppo virale in circolazione, hanno un’efficacia – in soggetti sani adulti – variabile dal 70 al 90%, e riducono la mortalità legata all’influenza del 70-80% (Fonte:OMS) in quanto, anche se non sempre riescono a prevenire l’infezione, agiscono riducendo in modo sostanziale le sue complicazioni. La vaccinazione antinfluenzale è raccomandata per i soggetti di età pari o superiore a 65 anni; i soggetti in età infantile ed adulta affetti da: malattie croniche a carico dell’apparato respiratorio (inclusa la malattia asmatica), circolatorio, uropoietico, malattie degli organi emopoietici; diabete ed altre malattie dismetaboliche; sindromi da malassorbimento intestinale; fibrosi cistica; malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, inclusa l’infezione da HIV; patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici; i soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo personale di assistenza o contatti familiari di soggetti ad alto rischio; i bambini reumatici soggetti a ripetuti episodi di patologia disreattiva che richiede prolungata somministrazione di acido acetilsalicilico e a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo; il personale di assistenza o contatti familiari di soggetti ad alto rischio.

Il vaccino antinfluenzale va somministrato per via intramuscolare. Nei bambini di età inferiore a 12 anni, mai vaccinati in precedenza, vanno somministrate due dosi, appropriate per l’età, a distanza di un mese l’una dall’altra. Per tutti gli altri soggetti è sufficiente una sola dose di vaccino. La vaccinazione comporta raramente effetti indesiderati, peraltro di scarsa entità: gonfiore e arrossamento nella sede dell’iniezione, malessere generale, febbricola, dolori muscolari di breve durata e intensità. La vaccinazione antinfluenzale è sconsigliata alle persone allergiche alle proteine dell’uovo, anche se queste nel vaccino sono presenti in quantità minima (il vaccino antinfluenzale viene prodotto su uova embrionate di pollo), e deve essere rinviata in caso di manifestazioni febbrili in atto. Nei soggetti con malattie autoimmuni il vaccino va somministrato solo dopo attenta valutazione del rapporto rischio-beneficio. La vaccinazione antinfluenzale è sconsigliata anche a coloro che, dopo una precedente somministrazione, abbiano presentato manifestazioni di ipersensibilità immediata (anafilassi), o reazioni di tipo neurologico. La gravidanza non solo non costituisce controindicazione alla somministrazione del vaccino antinfluenzale, ma sarebbe da considerare una indicazione alla vaccinazione. I vaccini antinfluenzali sono a base di virus uccisi o di subunità e non comportano quindi, in nessuna fase della gravidanza, i rischi connessi all’impiego di vaccini a base di virus viventi attenuati. In assenza di condizioni mediche predisponenti che rendano imperativa la vaccinazione antinfluenzale, questa può essere rimandata, per maggior sicurezza, all’inizio del terzo trimestre di gravidanza, dopo attenta valutazione del rapporto rischio beneficio da parte del medico. Si consiglia di praticare la vaccinazione tra metà ottobre e metà novembre, ricordando che occorrono almeno due settimane per una risposta anticorpale adeguata. Vaccinarsi prima ha poco senso, perché la copertura immunitaria fornita dal vaccino potrebbe diminuire proprio nel periodo di massima attività dei virus influenzali, che in Italia va solitamente dalla fine di dicembre ai primi giorni di marzo.

Il Premio Galeno Italia 2014 per il farmaco più innovativo al vaccino contro il meningococco B della Novartis

Premio Galeno Italia 2014

Il primo vaccino ad ampia protezione contro il meningococco di gruppo B (rDNA, componente, adsorbito) messo a punto nei laboratori senesi di Novartis Vaccines, è stato insignito del prestigioso Premio Galeno Italia 2014 per l’Innovazione del Farmaco. Si tratta del più alto tributo in ambito biomedico e farmacologico conferito nel nostro Paese.

Vincere il Premio Galeno Italia rappresenta un grande privilegio e un importante riconoscimento per il lavoro ventennale di ricerca che ha portato allo sviluppo del vaccino e per il ruolo chiave del polo toscano di Novartis nella lotta mondiale contro la malattia meningococcica. Grazie a questo vaccino, la speranza è che nessuno debba più subire le conseguenze di una malattia tanto aggressiva e subdola come la meningite da meningococco” – ha commentato con orgoglio Rino Rappuoli, responsabile mondiale della Ricerca e Sviluppo di Novartis Vaccines.

Da tempo, infatti, sono disponibili vaccini in grado di proteggere contro i ceppi A, C, Y e W135 della meningite meningococcica, ma fino ad oggi i tradizionali approcci vaccinali non erano riusciti a individuare una soluzione facilmente disponibile contro il meningococco B, responsabile in Italia di oltre 6 casi su 10 di meningite meningococcica1.

Rino Rappuoli e la sua equipe di ricercatori sono riusciti a superare questi ostacoli grazie alla messa a punto di una tecnica innovativa per lo sviluppo di vaccini che si basa sul sequenziamento del genoma dei patogeni: la Reverse Vaccinology2. Tale approccio, iniziato con la collaborazione con lo scienziato Craig Venter, è diventato uno standard di riferimento nel mondo della ricerca.

La meningite meningococcica è un’infezione batterica e la principale causa di meningite in Europa3, soprattutto tra i neonati, la fascia d’età più esposta al meningococco B4; è particolarmente pericolosa in quanto attacca le persone sane senza alcun segnale di preavviso e può portare al decesso entro 24-48 ore. Ha una letalità tra il 9 e il 12%, ma in assenza di un trattamento antibiotico adeguato può raggiungere il 50%. I segni e sintomi della malattia sono spesso simili a quelli influenzali, rendendo così difficile la corretta diagnosi negli stadi iniziali dell’infezione e limitando la possibilità di evitare le conseguenze più gravi. Su dieci persone che contraggono la malattia, circa una è destinata a morire anche se sottoposta a cure adeguate2 e su cinque persone che sopravvivono, una rischia di restare vittima di devastanti disabilità permanenti, quali danni cerebrali, problemi di udito o amputazione di arti.

Il vaccino Novartis contro il meningococco B, prodotto per tutto il mondo presso lo stabilimento di Rosia (Siena), è disponibile in Italia dal 12 dicembre 2013 ed è stato già inserito nei calendari vaccinali regionali di Puglia, Basilicata, Toscana e Veneto.

 

BIBLIOGRAFIA

  1. Istituto Superiore di Sanità (ISS). http://www.iss.it/binary/mabi/cont/Report_MBI_20141031.pdf (ultimo accesso verificato: dicembre 2014).
  2. Rappuoli R. Reverse vaccinology, a genome-based approach to vaccine development. Vaccine 2001;19:2688-91.
  3. World Health Organization. Meningococcal, staphylococcal and streptococcal infections. Available at: http://www.who.int/vaccine_research/documents/Meningo20091103.pdf. Last accessed 15 Dec 2014.
  4. Rosenstein NE, Perkins BA, Stephens DS, et al. Meningococcal disease. N Engl J Med. 2001;344:1378-1388.

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Influenza in arrivo: presto anche in Italia il vaccino influenzale quadrivalente

INFLUENZA - RIGA 2014

L’influenza, i vaccini e la prevenzione delle infezioni virali emergenti sono al centro del dibattito europeo che si è svolto a Riga durante The Fifth ESWI Influenza Conference (14 – 17 settembre 2014).

In questa occasione, la Prof.ssa Susanna Esposito, coordinatrice del Gruppo Vaccini della European Society for Clinical Microbiology and Infectious Diseases (ESCMID) e Presidente della World Association for Infectious Diseases and Immunological Disorders (WAidid), ha illustrato lo stato di avanzamento delle linee guida europee per la vaccinazione dell’adulto e dell’anziano che vedono la partecipazione di ESCMID, WAidid e della European Union Geriatric Medicine Society (EUGMS).

L’influenza ricorre ogni inverno – ha spiegato la Prof.ssa Susanna Espositoma ha un andamento imprevedibile e, ogni anno, impegna importanti risorse del SSN. Se ad esempio, lo scorso anno l’influenza è stata “lieve”, non si deve abbassare la guardia e bisogna arrivare preparati alla prossima stagione influenzale ricordando che la più efficace forma di prevenzione è la vaccinazione”.

Durante la stagione influenzale 2013-2014, come ogni anno, la curva epidemica ha raggiunto il picco all’inizio del mese di febbraio con un valore di incidenza pari a 6,6 casi per mille assistiti. coinvolgendo circa l’8% degli italiani, per un totale di circa 4.500.000 casi in totale (Fonte ISS).

In generale, in tutti i Paesi Europei la vaccinazione influenzale è raccomandata dalle autorità sanitarie negli anziani e nei pazienti di ogni età con malattie croniche (quali asma e malattie respiratorie croniche, cardiopatie, diabete e altre malattie metaboliche, insufficienza epatica o renale, malassorbimento, immunodeficienze, problematiche neurologiche che determinano difetti di deglutizione. Inoltre, sempre più Paesi raccomandano ormai la vaccinazione influenzale anche nel bambino sano che frequenta la comunità scolastica, come ad esempio il Regno Unito.

Novità della prossima stagione 2014-2015 sarà l’avvio in tutta Europa, Italia inclusa, di studi clinici sull’efficacia dei nuovi vaccini influenzali quadrivalenti – già in commercio dallo scorso anno negli Stati Uniti – che, rispetto ai vaccini trivalenti attualmente sul mercato in Europa, hanno il vantaggio di offrire protezione contro due ceppi di virus influenzale B (il virus B della linea Victoria e quello della linea Yamagata). Inoltre, si svolgeranno ricerche per la migliore definizione dei correlati di protezione dei vaccini influenzali e per il tentativo di sviluppare un vaccino influenzale universale.

L’Italia – ha continuato Susanna Espositoè un Paese all’avanguardia nella ricerca sull’influenza. Nel nostro Paese avremo a disposizione nell’ambito di studi clinici i vaccini influenzali quadrivalenti anche per i bambini dei primi anni di vita e parteciperemo alle ricerche internazionali volte a ottimizzare la prevenzione di una malattia che sembra banale ma che può, invece, essere causa di gravi complicanze”.

Non solo influenza: la Conferenza di Riga è stata anche teatro di confronto internazionale fra esperti sulla prevenzione dell’Ebola.

Secondo dati OMS, sono oltre 2.000 le vittime accertate nel mondo e circa la metà di queste sono morte negli ultimi 30 giorni. Purtroppo misure quali il divieto di uscire di casa e i farmaci fino ad ora somministrati sembrano avere un’efficacia limitata. Ancora una volta il nostro Paese risulta tra quelli più avanti nella ricerca.

Come annunciato nei giorni scorsi – ha precisato Susanna Esposito – l’azienda Okairos, che ha una parte dei suoi laboratori a Napoli e una sede a Roma, ha identificato una nuova tecnologia per sviluppare vaccini che impiegano adenovirus derivati da scimpanzé. Tali vaccini sono risultati sicuri e immunogenici in numerosi studi clinici con differenti tipi di antigene. Recentemente, il vaccino chad3EBO-Z, vaccino specifico contro l’Ebola, è stato impiegato in uno studio di fase 1 negli Stati Uniti con risultati estremamente incoraggianti nei macachi”.

Nel nostro Paese, il rischio ebola non è al momento un’emergenza, ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda ai cittadini italiani il differimento di viaggi non urgenti e indispensabili verso i Paesi interessati da epidemie di ebola.

Il rischio di infezione per i viaggiatori è, in realtà, molto basso in quanto la trasmissione da persona a persona avviene per contatto diretto con i fluidi corporei o secrezioni di un paziente infetto.

In generale, i consigli dell’OMS per i viaggiatori verso le zone a rischio sono:

  • evitare il contatto con malati  e/o i loro fluidi corporei e con i corpi e/o fluidi corporei di pazienti deceduti
  • evitare contatti stretti con animali selvatici vivi o morti
  • evitare di consumare carne di animali selvatici
  • lavare e sbucciare frutta e verdura prima del consumo
  • lavarsi frequentemente le mani.

GAS Communication

Disponibile sul mercato italiano il primo vaccino contro il meningococco B

Men B

Anche i bambini italiani possono essere protetti dal rischio della meningite meningococcica B: l’Agenzia Italiana del Farmaco ha infatti autorizzato il rilascio sul mercato del primo lotto del vaccino Novartis contro la malattia meningococcica da sierogruppo B [rDNA, componente, adsorbito].

Il vaccino è ora disponibile anche nel nostro Paese, dopo essere stato rilasciato in Francia, Regno Unito e Germania.

Siamo orgogliosi di questo importante traguardo. Avere finalmente disponibile il vaccino contro la meningite B anche in Italia, dove è stato sviluppato e prodotto grazie al tenace lavoro del nostro team di collaboratori, chiude il cerchio e rende sempre più reale e tangibile la nostra ambizione di proteggere più persone possibili dal rischio di contrarre questa temibile infezione batterica. Siamo infatti fiduciosi che le strutture sanitarie, sia a livello nazionale sia nelle singole regioni italiane, valuteranno al più presto con quali modalità inserire questo vaccino nei piani di prevenzione vaccinale” – dichiara Francesco Gulli, Amministratore Delegato di Novartis Vaccines.

Indicato per l’immunizzazione a partire dai due mesi di età, il vaccino Novartis contro il MenB è il risultato di oltre venti anni di ricerca d’avanguardia nello sviluppo dei vaccini presso i laboratori di Siena.

Il rilascio del vaccino contro MenB sul mercato italiano è una notizia che accogliamo con gioia, perché finalmente possiamo vedere concretizzarsi il nostro impegno, con i primi bambini italiani vaccinati: un altro passo avanti verso un futuro libero dalla meningite. MenB è stato un bersaglio particolarmente difficile da raggiungere, ma dopo anni di lavoro e ingenti investimenti in ricerca e sviluppo siamo riusciti, grazie all’utilizzo di una tecnica innovativa – la reverse vaccinology – a mettere a punto un vaccino efficace, partendo dal genoma del batterio. Lo sviluppo del vaccino è stato prima di tutto un grande successo della ricerca scientifica” – dichiara Rino Rappuoli, Responsabile Mondiale della Ricerca di Novartis Vaccines.

Nel mondo, ogni anno, sono complessivamente mezzo milione i casi di meningite meningococcica. L’epidemiologia dei diversi sierogruppi di meningococco varia considerevolmente a seconda dell’area geografica. In Italia, la causa principale è rappresentata dal sierogruppo B, che nel 2011 è stato responsabile del 64% dei casi totali tipizzati. Ha rappresentato inoltre la causa principale di meningite meningococcica nei bambini sotto l’anno di età, causando il 77% dei casi totali.

La proposta di utilizzo immediato del vaccino arriva dal Board del Calendario per la Vita, composto da Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), Società Italiana di Pediatria (SIP), Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG).

La vaccinazione contro il meningococco B rappresenta una necessità epidemiologica, ma anche etica e comunicativa non eludibile. Per tali ragioni le società scientifiche raccomandano il suo utilizzo per la vaccinazione gratuita di tutti i lattanti” – afferma Paolo Bonanni, Professore presso il Dipartimento di Scienze della Salute (DSS) dell’Università di Firenze e Direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e medicina preventiva.

L’infezione batterica da meningococco è particolarmente pericolosa in quanto attacca le persone sane senza alcun segnale di preavvisoe può portare al decesso entro 24-48 ore: la meningite meningococcica ha una letalità tra il 9 e il 12%, ma in assenza di un trattamento antibiotico adeguato può raggiungere il 50%. I segni e sintomi sono spesso simili a quelli influenzali, rendendo difficile la corretta diagnosi negli stadi iniziali dell’infezione e limitando la possibilità di evitare le conseguenze più gravi. Su dieci persone che contraggono la malattia, circa una è destinata a morire anche se sottoposta a cure adeguate e su cinque persone che sopravvivono, una rischia di restare vittima di devastanti disabilità permanenti, quali danni cerebrali, problemi di udito o amputazione di arti: un forte impatto dunque non solo dal punto di vista della sanità pubblica, ma anche dal punto di vista sociale.

La prevenzione attraverso la vaccinazione rappresenta l’unica difesa contro questa infezione così aggressiva: ora il prossimo passo spetta alla Sanità pubblica, che potrà mettere a disposizione dei cittadini questa nuova opportunità vaccinale con l’inserimento nei piani vaccinali delle singole Regioni e nel nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV).

I profili di tollerabilità e immunogenicità del nuovo vaccino sono stati valutati in un ampio programma clinico che ha coinvolto oltre 7.000 persone tra cui in Italia 11 istituti diversi e circa 1.500 tra neonati, bambini, adolescenti e adulti. Somministrabile a partire dai due mesi di età, il nuovo vaccino offre diverse opzioni di schedula vaccinale che possono essere integrate negli attuali programmi di vaccinazione di routine.

PRO Format Comunicazione

Epidemia di Poliomielite in Siria, rischi anche per l’Europa

Immigrati

Una nuova epidemia di poliomielite sta mettendo in ginocchio numerose aree della Siria, già stremata dai combattimenti tra ribelli e lealisti. Ma il pericolo di contagi potrebbe estendersi anche all’Europa, dove la malattia è stata dichiarata eradicata nel 2002.

L’allarme è stato lanciato sulla rivista inglese The Lancet’ da due infettivologi tedeschi: Martin Eichner dell’Università di Tubinga e Stefan Brockmann del Reutlingen Regional Public Health Office.

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