Estate e alimentazione dei bambini: cosa è meglio mangiare

Alimentazione ed estate

“Mangiare è una necessità, mangiare intelligentemente è un’arte”.

Siamo tutti convinti che le parole dello scrittore, filosofo e aforista francese François de La Rochefoucauld debbano essere seguite alla lettera. Soprattutto dai più piccoli, per i quali una corretta alimentazione rappresenta, di fatto, una tappa fondamentale di ogni intervento preventivo relativo alla salute e che ha come obiettivo il raggiungimento di un buon equilibrio nutrizionale attraverso il consumo di alimenti naturali, tra i quali quelli che contengono nutrienti di natura funzionale.

Nel bambino, cosi come nell’adulto sano – spiega la Dottoressa Elvira Verduci, Componente Consiglio Direttivo della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) e Ricercatore Universitario in Pediatria, Clinica Pediatrica Ospedale San Paolo Dipartimento Scienze della Salute Università di Milano – il fabbisogno di nutrienti è definito per la popolazione italiana dai cosiddetti Livelli di assunzione di riferimento di energia e nutrienti (LARN 2014) per la popolazione italiana. Questi rappresentano i livelli che, sulla base delle conoscenze scientifiche attualmente disponibili, si ritengono adeguati a coprire i bisogni nutrizionali di tutte le persone in buon stato di salute e in grado di proteggere la popolazione dal rischio di carenze nutrizionali”.

Ma quali sono le caratteristiche di una corretta alimentazione per i bimbi in questi mesi più caldi?

In aiuto di mamme e papà arriva proprio la SIPPS, secondo cui adottare un’alimentazione sana significa assicurarsi che la qualità degli alimenti e la loro combinazione e preparazione siano adeguate.

Un primo e fondamentale suggerimento – informa la Dottoressa Verduciè quello di suddividere l’apporto calorico giornaliero in 4-5 pasti: colazione + spuntino 20%, pranzo 40%, merenda 10%, cena 30%. La colazione deve essere ricca (latte/yogurt + cereali quali pane, fette biscottate, biscotti, prodotti confezionati adeguati nutrizionalmente + frutta o marmellata o spremuta d’arancia); il pranzo (maggior pasto della giornata) e la cena (meno ricca del pranzo) devono saziare ed essere pasti completi (primo secondo in porzioni adeguate per età, frutta e verdura o piatto unico con frutta e verdura); ogni giorno si dovrebbero assumere 4-5 porzioni tra frutta e verdura di stagione; i metodi di cottura devono essere semplici (al vapore o al forno); come condimento deve essere utilizzato olio d’oliva extravergine; si deve bere molta acqua; si dovrebbe condurre una vita attiva riducendo le occasioni di sedentarietà (TV computer). L’insieme dei fuori pasto (spuntino e merenda), soprattutto nei bambini in età scolare rappresenta complessivamente una quota significativa dell’apporto di energie e di nutrienti e quindi può contribuire in maniera rilevante agli squilibri quantitativi e qualitativi della razione alimentare totale giornaliera. Per contro, le merende e i fuori pasto in genere, se scelti con attenzione, concorrono ad equilibrare e si integrano perfettamente con l’alimentazione dei ragazzi e vanno perciò considerati come una parte importante delle abitudini alimentari quotidiane”.

La scelta dichiara il Dott. Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Socialedeve dunque riguardare alimenti che contengono soprattutto zuccheri a basso indice glicemico (fonti di energia), proteine (per la costruzione dell’organismo), vitamine e fibre alimentari (che forniscono maggiore “senso di sazietà”), senza esagerare con i grassi, in particolare con i grassi saturi. Gli alimenti possono essere scelti tra frutta di stagione, yogurt parzialmente scremato, latte con biscotti (meglio biscotti secchi), ghiacciolo o sorbetto di frutta, pane con la marmellata o olio e/o pomodoro, merendina di composizione adeguata. Dolci e gelati dovrebbero essere assunti in estate circa due volte a settimana, preferendo gelati alla frutta. Tra il sorbetto o il ghiacciolo e il gelato meglio preferire i primi in quanto, essendo prodotti senza latte, non rappresentano una fonte in eccesso di lipidi. Soluzione interessante per i bambini sono i gelati alla frutta che presentano un basso apporto calorico. Alcuni tipi di gelato hanno qualità nutrizionali indicate per la merenda dei bambini, per una pausa dalle attività quotidiana o come spuntino per gli sportivi”.

La piramide alimentare è un modello di corretta distribuzione dei nutrienti nella dieta, anche e soprattutto nel periodo estivo. Frutta e verdura sono le fondamenta della piramide alimentare, insieme ai cereali ed ad un’adeguata assunzione di acqua, e vanno consumate ogni giorno e 2-3 volte al giorno. E’ meglio scegliere frutta e verdura fresca di stagione che vanno consumate con la buccia, che fornisce fibra, e a pezzi, a morsi perché ciò contribuisce ad aumentare il senso di sazietà.

Ogni giorno – conclude il Presidente Di Mauroè inoltre necessario introdurre una quota di calcio pari a quanto raccomandato per età del bambino, che si ottiene assumendo latte e latticini (latte parzialmente scremato, yogurt naturale con l’aggiunta di frutta fresca, formaggi freschi). Bisogna poi evitare l’eccessiva assunzione di bevande gasate zuccherate e preferire l’acqua naturale per un’adeguata idratazione (assunzione adeguata 1600 ml/die 4-6 anni, 1800 ml/die 7-10 anni, 2100 ml/die maschi e 1900 ml/die femmine 11-14 anni). Visto il periodo estivo si può infine preparare come piatto unico un’insalata di cereali (miglio, quinoa, farro, orzo o pasta di grano meglio integrale) con pezzettini di pesce o legumi (piselli) o formaggio morbido o prosciutto cotto e verdura cotta a vapore”.

 

I consigli per orientarsi nella scelta degli alimenti

  • LATTE: preferire latte e yogurt, parzialmente scremati a partire dai 3 anni (o alla frutta)
  • CEREALI: privilegiare pane e cerali integrali (grano, farro, orzo, segale, mais) e riso parboiled (quest’ultimo massimo 2 volte alla settimana). Si raccomanda la cottura al dente. Variare la scelta considerando anche cereali tipo di altre tradizioni, quali sorgo, miglio, grano saraceno, quinoa e amaranto
  • PANE: un panino al giorno, preferire quello preparato con farina integrale o con farina tipo 1
  • CARNE: pollo, coniglio, tacchino, vitello, manzo magro, maiale sgrassato
  • PESCE: preferire il pesce azzurro (sarda, alici), evitando quelli di grossa taglia (spada e tonno)
  • LEGUMI: associarli sempre (freschi, secchi o surgelati) ai cereali come piatto unico in alternativa al primo e secondo piatto
  • FRUTTA: consumarla 2-3 volte al giorno, preferendo quella di stagione. Non frullata o passata. Nella scelta valutare anche la frutta di altre tradizioni alimentari, quali frutto della passione, mango o guava. Da non assumere più di 2-3 volte alla settimana: kiwi, uva, banana, ananas, melone, papaya e jackfruit. Da limitare (una volta alla settimana): anguria, plantano o avocado
  • VERDURA: consumare (fresca o surgelata non frullata o passata) 2 volte al giorno. Preferire quella di stagione (pomodori, zucchine, peperoni)
  • CONDIMENTI: privilegiare l’olio extravergine di oliva e limitare il sale
  • COTTURA: preferire quella in umido, al vapore, al forno, al cartoccio. Eventualmente utilizzare aromi a piacere, limitando il sale, per rendere più gradevoli e saporiti i cibi. Ad esempio, prima della cottura marinare la carne e/o il pesce in aceto, olio o limone. I fritti dovrebbero essere evitati. Bisognerebbe preferire una semplice impanatura passando la carne o il pesce o le verdure con un filo d’olio e il pane grattugiato e poi cuocere nel forno con carta forno senza ulteriore utilizzo di olio.

 


GAS Communication

Sigarette elettroniche: aumenta l’uso tra gli adolescenti

Linee guida medicina respiratoria

Figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi. L’adolescenza è un’età ingrata e lo sanno bene quei poveri genitori che si trovano a “combattere” nel quotidiano con ragazzi trasformati, più spavaldi, arroganti ma sotto sotto insicuri.

Oggi i genitori degli adolescenti – sottolinea la Prof.ssa Susanna Esposito hanno un compito ben più arduo rispetto a trent’anni fa: c’è più libertà, i pericoli sono moltiplicati ma il controllo deve essere costante senza essere invadenti”.

A Losanna, nel mese di luglio scorso, si è riunito il Gruppo di Studio ERS per discutere del rapporto fra adolescenti e sigaretta elettronica.

Le linee guida ERS sono solo all’inizio del loro percorso – prosegue Susanna Espositoabbiamo, però, discusso dei possibili effetti nocivi derivanti dall’uso delle sigarette elettroniche anche a seguito dell’esposizione al fumo passivo, delle diversità tra una marca e l’altra e della necessità di ulteriori studi non sponsorizzati dalle industrie produttrici sui loro effetti a distanza”.

Secondo un’indagine DOXA del 2014, il 13,2% dei ragazzi fuma la prima sigaretta prima dei 15 anni e la percentuale sale al 44% in quelli tra i 15 e i 17 anni. Nel 2014, sempre secondo la DOXA, la sigaretta elettronica (E-cig) che appare più amata dagli uomini (66%) rispetto alle donne (34%) è apprezzata anche dai ragazzi tra i 15 e i 24 anni nel 14% dei casi. In generale, però, l’uso della sigaretta elettronica è più che dimezzato rispetto al 2013 e i suoi utilizzatori sono passati dal 4,2% all’1,6%.

Secondo l’OMS, il tabacco resta una causa di morte per oltre la metà dei suoi consumatori e, nel mondo, si stimano circa 6 milioni di decessi annui, di cui 5 milioni per esposizione diretta e oltre 600 mila per fumo passivo. Dati destinati a peggiorare e raggiungere gli 8 milioni di morti l’anno entro il 2030 (dati maggio 2015).

Ma non è soltanto il fumo a spaventare i genitori, sia esso di sigaretta o di quella elettronica, molte altre insidie, infatti, possono rendere difficile la vita dei genitori di figli adolescenti, e in vacanza forse ancor di più.

Ecco, dunque, le indicazioni di WAidid su alcuni dei pericoli più comuni nei quali possono imbattersi i ragazzi e qualche consiglio per affrontare l’estate.

 

ALCOL: mai alcolici prima dei 16 anni

Secondo l’OMS per gli adolescenti fino a 16 anni è raccomandata la totale astensione dall’alcol: dai 16 anni in poi si può iniziare al massimo con un bicchiere di vino al giorno fino ad arrivare a due in età adulta.

Sulla base di evidenze scientifiche, infatti, chi inizia a bere prima dei 16 anni ha un rischio quattro volte maggiore di sviluppare alcoldipendenza in età adulta rispetto a chi inizia non prima dei 21 anni. In Italia, la somministrazione di alcolici ai minori di 16 anni è vietata.

Il consumo di alcol prima dei 16 anni, inoltre, è ritenuto molto pericoloso per gli effetti negativi che può causare dal punto di vista neurologico sul sistema nervoso centrale: comportamenti alterati e quindi sbalzi d’umore, perdita di controllo e aggressività, ma anche sull’apparato gastroenterologico, con danni gravi sul fegato e pancreas (steatosi epatica, cirrosi e pancreatite) e, ancora, ipertensione e cardiopatie.

Purtroppo, è poi molto diffuso tra i ragazzi il binge drinking, bere per ubriacarsi, che consiste nel bere cinque o più bevande alcoliche in un’unica occasione, come gli happy hour, lontano dai pasti e in genere nel fine settimana, con lo scopo di sentirsi più disinvolti e più sicuri di sé.

Attenzione anche agli energy drink che uniti alle bevande alcoliche diventano dei cocktail micidiali perché tendono a mascherare la sonnolenza creando una falsa percezione di benessere e possono avere effetti collaterali di rilievo in presenza di malattie croniche (nei soggetti cardiopatici, per esempio, possono provocare aritmie anche rilevanti).

WAidid consiglia fortemente un dialogo costruttivo con i propri figli fin da piccoli sull’uso e abuso di alcol e sui pericoli per la loro salute.

 

DROGA E SOSTANZE STUPEFACENTI: vanno sempre evitate, anche quelle cosiddette leggere

Il problema comune dell’assunzione di qualunque droga è la dipendenza che negli anni può creare danni irreversibili. In generale, le droghe compromettono il funzionamento del sistema nervoso centrale e le sostanze assunte regolarmente possono provocare alterazioni anatomiche della massa cerebrale. E non solo. Possono causare patologie polmonari croniche e, a livello neurologico e psicofisico, possono determinare sbalzi di umore, alterazioni nei legami familiari e affettivi, un peggioramento scolastico e una riduzione della concentrazione.

Anche riguardo l’utilizzo abituale di cannabis, studi scientifici recenti hanno evidenziato come aumenti del 24% il rischio che insorgano patologie psichiatriche gravi come la schizofrenia e il disturbo bipolare.

 

SMARTPHONE E VIDEOGIOCHI: sì ma non più di 2 ore al giorno

In estate, il tempo delle vacanze dovrebbe essere dedicato a stare all’aria aperta e, escludendo le ore centrali della giornata, spesso calde e afose, bisognerebbe approfittare per fare sport e giochi nei parchi o in spiaggia. Molti adolescenti, invece, trascorrono gran parte del tempo sui video giochi o abusano nell’utilizzo dello smartphone, che sempre più spesso ormai ricevono in regalo già a partire dai 10-11 anni.

Le raccomandazioni generali sono quella di non farli stare più di 2 ore al giorno sui videogiochi e di fare attenzione anche a come utilizzano internet: a volte anche per gli adolescenti può essere utile l’attivazione del Parental Control, il cosiddetto “Filtro Famiglia”, un software in grado di selezionare pagine su Internet, in base ad alcuni criteri, per evitare l’esposizione dei bambini/ragazzi a contenuti considerati pericolosi e violenti.

 

MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE (MTS): la prevenzione è fondamentale

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel mondo, ogni anno 1 adolescente su 20 contrae una MTS. Tra le Malattie Sessualmente Trasmissibili la più temibile è certamente l’HIV che si trasmette attraverso il sangue, lo sperma e le secrezioni vaginali. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (2013), in Italia le persone in cura (sia affette da AIDS che asintomatiche) presso i centri clinici sono circa 95.000. Le persone che hanno scoperto di essere HIV positive nel 2013 sono maschi nel 72,2% dei casi, hanno un’età media di 39 anni per i maschi e di 36 anni per le femmine. Nel 2013, la maggioranza delle nuove diagnosi di HIV è attribuibile proprio a rapporti sessuali non protetti tra eterosessuali che costituiscono l’83,9% di tutte le segnalazioni.

Altre MTS molto comuni sono la Candida e il Trichomonas responsabili di infezioni dell’ultimo tratto delle vie genitali (vulviti, vaginiti nella donna; balaniti, uretriti nell’uomo) e che il più delle volte guariscono con una terapia mirata (creme, ovuli o farmaci specifici). Invece, altre infezioni come la Chlamydia e la Gonorrea, se non diagnosticate tempestivamente e non curate in modo adeguato, possono interessare anche gli organi genitali interni: utero, ovaie, tube nelle donne; testicoli e prostata nell’uomo. Nella donna la malattia infiammatoria pelvica (PID) rappresenta l’evenienza più grave e ne possono conseguire infertilità, aumentato rischio di gravidanze tubariche e dolore pelvico cronico. Altri virus come l’herpes genitale o il Papillomavirus hanno la tendenza a rimanere all’interno dell’organismo e vengono ritenuti responsabili dell’insorgenza di forme pre-tumorali del collo dell’utero.

Fondamentale, quindi, è la prevenzione, che si attua attraverso il rispetto di alcune norme igieniche e comportamentali:

  • è importante informare il proprio partner di una eventuale malattia, ma è altrettanto importante, per la propria salvaguardia, non avere timore di chiedergli se, a sua volta, soffra o abbia sofferto in passato di malattie a trasmissione sessuale
  • proteggersi utilizzando il preservativo che rappresenta l’unico mezzo disponibile per prevenire il passaggio del virus HIV e della maggior parte delle malattie a trasmissione sessuale, al di là del suo impiego come contraccettivo.

 

GAS Communication

Asma e Allergie in vacanza

Asma ed allergie in vacanza

Chi di noi è asmatico o allergico può viaggiare tranquillo e godersi il meritato riposo o il sognato viaggio seguendo le giuste precauzioni, che ci permettano di partire sereni, tenendo sotto controllo la gestione quotidiana e cercando di prevenire le emergenze.

Massimo Alfieri, neo Presidente di FederAsma e Allergie Onlus – Federazione Italiana Pazienti, raccomanda:

Prepararsi alle vacanze è entusiasmante, ma non esponiamoci a pericoli derivanti da comportamenti poco attenti. Durante le vacanze si desidera allentare la tensione necessaria a controllare i propri sintomi, ma proprio per questo organizzare alcuni aspetti pratici e cercare di dare le corrette informazioni chi ci sta intorno ci permetterà poi di trascorrere una vacanza serena con i nostri cari”.

 

 

Consigli per le vacanze in caso di …

 

…allergia alimentare

Ricordate che è un vostro diritto avere informazioni sugli allergeni alimentari: esiste una normativa europea che obbliga tutti coloro che somministrano cibi sfusi a dare tutte le informazioni necessarie. Chi è interessato può scaricare dal sito l’opuscolo sulla ristorazione.

Se preparate i pasti in casa potete scaricare l’opuscolo ”Con allergie e intolleranze mangiare bene si può”, dove troverete anche ottime ricette.

All’arrivo parlare con il responsabile di cucina, direttore di sala e direttore hotel e accertarsi che a tutti gli altri addetti alla somministrazione di alimenti venga comunicata la propria allergia, e che venga attuata la corretta gestione del trattamento degli alimenti.

Ricordare anche la pericolosità della contaminazione con allergeni alimentari non direttamente preparati per la persona allergica.

Chiedere sempre, anche più volte, in maniera chiara, la conferma che l’alimento che viene offerto sia privo e, oppure, sia stato contaminato con gli allergeni segnalati.

Avere sempre con sé il farmaco di emergenza salvavita kit di adrenalina auto iniettabile.

Sul nostro sito troverete un facsimile in inglese per portare con voi l’adrenalina anche all’estero, in aereo, ecc.

 

… allergia al lattice

All’arrivo parlare con il responsabile di cucina, direttore di sala e direttore hotel e accertarsi che a tutti gli altri addetti alla somministrazione di alimenti venga comunicata la corretta gestione del trattamento degli alimenti SENZA GUANTI DI LATTICE.

Portare con sé un elenco degli alimenti di più frequente cross reattività con allergia al lattice e segnalarli.

Avere sempre con sé il farmaco di emergenza salvavita – kit di adrenalina autoiniettabile.

 

… allergia agli imenotteri

Ricordate le norme di sicurezza; evitare profumi, vestitevi di colori chiari, evitate movimenti sconsiderati se intorno avete api vespe o calabroni; attenzione mentre mangiate; non mettete le mani nelle sedi dove le vespe fanno il nido. Avere un piano di emergenza in caso di punture di insetti. Avere sempre con sé il farmaco di emergenza salvavita kit di adrenalina auto iniettabile.

 

… asma o allergia respiratoria

Scegliere la località tenendo conto anche degli eventuali fattori di rischio allergia respiratoria: controllate i calendari pollinici del nostro sito!!

Se siete allergici alle graminacee non fate i bagni di fieno!

Gli allergici agli acari della polvere spesso migliorano se passano le vacanze in montagna al di sopra dei 1500/1800 metri.

Agli asmatici e allergici ai pollini sono di solito consigliate le località marine.

Attenzione: Portare sempre tutti i farmaci che utilizzate per la terapia quotidiana, e portare anche i farmaci di emergenza; in questo modo, anche un peggioramento inaspettato può risolversi in fretta, e le vostre vacanze saranno salve!

 

Per tutti:

Tre punti sono fondamentali prima di partire:

· Consultarsi con il proprio medico, allergologo o pneumologo

· Seguire attentamente la propria terapia, non dimenticare mai i farmaci salvavita

· Per tutti, ma soprattutto per coloro che soffrono di asma o allergia grave, è bene portare con sé la documentazione del proprio stato, chiedere il nome e l’indirizzo di un medico del luogo che potrebbe intervenire in caso di aggravamento o di crisi, ed informarsi su dove si trovi l’ospedale più vicino e quale sia il suo numero di telefono

 

Farmaci

Avere con sé il piano terapeutico scritto, con le indicazioni su cosa fare: ogni giorno / in caso di aggravamento dei sintomi /in caso di emergenza scrivere accanto al nome delle medicine che si prendono anche quello del principio attivo, dato che non tutte le medicine hanno lo stesso nome, la stessa composizione o la stessa presentazione nei vari Paesi.

Portare con sé i farmaci di emergenza per l’asma e il kit di adrenalina autoiniettabile per le malattie allergiche.

Controllate che i farmaci non siano scaduti.

Se si viaggia in aereo portare con sé il piano terapeutico del proprio medico, tradotto in inglese. Sul nostro sito è scaricabile il documento per portare con sé l’adrenalina pronta in aereo.

 

 

In collaborazione con i medici del Comitato Scientifico FederAsma e Allergie Onlus

 


GAS Communication

Vaccini, bene sociale da difendere

Vaccini

Vittime del loro stesso successo, perché i vaccini sono e resteranno in assoluto la più grande vittoria della ricerca e della sanità pubblica; al centro di polemiche e di critiche esasperate, collegati a torto a patologie come l’autismo che nulla hanno a che vedere, secondo avvalorati studi scientifici, con i vaccini.

Titoli strillati, articoli fondati sul sentito dire e su fonti non validate, “bufale” che ciclicamente appaiono sulla rete. Insomma, tanta cattiva informazione che poco si sofferma sugli straordinari successi ottenuti nel secolo scorso e in questo primo scorcio di terzo millennio con i vaccini e poco interessata alle brillanti prospettive che incoraggiano la ricerca a lavorare per contrastare altre devastanti malattie infettive: ultima in ordine temporale la meningite da meningococco B, per la quale nel 2014 in Italia è stato introdotto il vaccino.

L’impatto dei vaccini sulla spesa farmaceutica non raggiunge il 2%, un dato quasi trascurabile se confrontato con i milioni di vite che sono state o saranno salvate. Secondo un recente documento dell’OMS nel decennio 2011-2020 i vaccini eviteranno 25 milioni di morti, vale a dire che vaccinare salva ogni anno 2,5 milioni di persone, oltre ad incidere sui costi che i sistemi sanitari dovrebbero affrontare, inclusi quelli legati agli handicap correlati alle malattie infettive.

Per conoscerne il valore fino in fondo e la loro importanza in termini di vite umane salvate, di disabilità e mortalità evitate, giornalisti della carta stampata e online hanno incontrato medici, infettivologi, ricercatori e esperti di salute nel Corso di Formazione Professionale Vaccini bene sociale: impatto sanitario e corretta informazione. Il “caso meningite”, promosso dal Master di I livello “La Scienza nella Pratica Giornalistica” (SGP) della Sapienza Università di Roma con il supporto incondizionato di Novartis Vaccines and Diagnostics srl (società del Gruppo GSK).

Quando si parla di vaccini il nodo cruciale è l’informazione. Come trasformare in cultura un bene sociale come le vaccinazioni? Come arrivare alle famiglie facendo loro comprendere che vaccinarsi e vaccinare i propri figli è un dovere sociale oltre che un obbligo morale?

Informare secondo regole di trasparenza prima di tutto e limitando il più possibile gli allarmismi, questo è l’approccio giusto quando si parla di vaccinazioni e di malattie infettive – dichiara Marco Cattaneo, Direttore de Le Scienze un esempio di cattiva informazione riguarda proprio la meningite e i casi che si sono avuti in Toscana recentemente, per i quali si è parlato in modo inesatto di epidemia. Il punto è dove attingere alle informazioni. La cosa migliore da fare è attenersi alle fonti ufficiali come il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità o la stessa OMS”.

Ma quanto è effettivamente informata la popolazione sui vaccini? Quali sono i comportamenti rispetto a questa pratica preventiva? Le risposte arrivano da un’indagine condotta dal Censis su 1.000 genitori tra i 22 e i 55 anni con figli di età compresa tra gli 0 e i 14 anni.

Il 70% degli intervistati dichiara di saperne molto o abbastanza di vaccinazioni, sebbene solo un esiguo 5,6% individui correttamente almeno quattro vaccinazioni obbligatorie. Emerge chiaramente il ruolo dei media e in particolare del web. Quasi la metà del campione, il 48,6%, attinge dai social media le informazioni inerenti le vaccinazioni e oltre il 42% cerca informazioni sul web per decidere se far vaccinare o meno i propri figli; una percentuale non trascurabile, il 7,8%, sceglie di non vaccinarli proprio a seguito di quanto letto in rete. Molto alta la percezione del rischio sulla meningite (67%) tanto che un 46% afferma di esserne spaventato e tuttavia il 14,1% non ha vaccinato i figli e non ha intenzione di farlo, mentre solo il 9% dice di non sapere che esistono vaccini contro la meningite. In particolare, tra gli intervistati il 33% dichiara di conoscere il nuovo vaccino anti-meningococcico B, ma il 67% non ne sa niente.

La ricerca evidenzia una conoscenza sommaria delle vaccinazioni da parte dei genitori, che lascia però intravedere un nuovo approccio culturale nei confronti delle vaccinazioni, in cui alla dimensione pubblica dell’obbligatorietà si affianca sempre di più quella della consapevolezza e della scelta individuale – afferma Ketty Vaccaro, Direttore Welfare Fondazione Censisnonostante l’alta percezione del rischio riguardo alla meningite, ancora resta molto da fare per informare i genitori sull’introduzione di nuovi vaccini contro questa drammatica malattia infettiva. Il 91,1% dei genitori è consapevole che i vaccini hanno debellato malattie importanti e che rappresentano un obbligo sociale per difendere se stessi e la collettività, ma non mancano dubbi ed incertezze sulla sicurezza dei vaccini che evidenziano una precisa domanda informativa da parte dei genitori, comunque disponibili in larga parte a vaccinare i propri figli anche con un nuovo vaccino come quello contro il Meningococco B. È necessaria un’informazione mirata e autorevole che si avvalga anche di campagne di sensibilizzazione con interventi nelle scuole e che preveda un ruolo di accreditamento da parte del Servizio Sanitario Nazionale, sostanziato anche nella gratuità dell’offerta vaccinale da parte di tutte le Regioni”.

Nell’ambito del web, i social network giocano un ruolo di primo piano quali canali informativi rispetto al tema vaccinazioni. Sebbene i siti istituzionali siano i più consultati dai genitori (oltre il 40% dichiara di reperire informazioni da quelli) resta un importante 27,2% che si rivolge ai forum e ai blog.

Nei primi mesi del 2015 internet e social media, in particolare, sono stati il principale punto di incontro per qualsiasi discussione e conversazione sui vaccini e le vaccinazioni – sottolinea Federico Ferrazza, Direttore di Wiredgran parte delle nostre scelte vengono ormai veicolate e orientate da quello che leggiamo sul web, anche in tema di salute e prevenzione. I media, soprattutto quelli online, devono ripensare al modo migliore di entrare in queste conversazioni globali per contrastare gli allarmismi ingiustificati e le bufale e devono trovare gli strumenti social più idonei per adattarsi ai lettori e offrire loro informazioni il più possibile corrette”.

Il più recente strumento di prevenzione contro la meningite messo a disposizione della collettività e delle autorità sanitarie italiane è il vaccino contro il meningococco B, responsabile in 6 casi su 10 di meningite meningococcica nel nostro Paese, la più temuta da genitori e pediatri delle meningiti in quanto si manifesta improvvisamente soprattutto nei neonati e può portare alla morte in 24 ore.

La meningite meningococcica è un’infezione batterica e la principale causa di meningite in Europa e in Italia dove è stata responsabile nel 2011 del 77% dei casi totali, soprattutto sotto l’anno di vita che è la fascia più esposta al meningococco B. Il vaccino, offerto gratuitamente da nove Regioni, è indicato per l’immunizzazione a partire dai due mesi di vita.

La meningite da meningococco B è una malattia infettiva batterica devastante e non c’è esperienza più terribile per un genitore o un pediatra di vedere un bambino colpito da meningite, malattia la cui incidenza in Italia è sottostimata, sia perché non tutti i casi vengono notificati, sia per il ridotto utilizzo delle tecniche di tipizzazione e anche perché in molti casi l’esito è fatale ancor prima di poter fare una diagnosi o addirittura in corso di terapia – sottolinea Alberto Villani, Primario di Pediatria e Malattie Infettive, Ospedale Bambino Gesù di Romaoccorre fare chiarezza su questa drammatica malattia infettiva i cui sintomi sono spesso inizialmente quelli di una banale influenza e per la quale oggi esistono vaccini in grado di proteggere i bambini e i gruppi a rischio, come gli adolescenti e i turisti, contro i ceppi A, C, Y, W135 e l’ultimo arrivato, B”.

Talvolta si pensa che sia inutile vaccinare i propri figli proprio perché, grazie alla vaccinazione, l’incidenza di una o più malattie infettive è estremamente diminuita, magari sino ad azzerarsi in un intero paese. A ciò può far seguito la reintroduzione di un agente infettivo o un aumento della sua circolazione.

Fortunatamente, però, la ricerca e l’offerta di vaccini sempre più efficaci e sicuri non si fermano. L’Italia in questo momento è leader mondiale per le strategia di vaccinazione per i prossimi cinque anni. Il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) 2014/2018 è in fase di approvazione. Già nel 2012 è stato presentato e proposto come nuovo PNP il Calendario Vaccinale della Vita, frutto della collaborazione tra la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), la Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e la Società Italiana di Pediatria (SIP). Questo nuovo calendario ha l’obiettivo di proteggere la persona dalle principali malattie prevenibili da vaccini, a partire dall’infanzia sino alla senescenza.

Il calendario delle vaccinazioni indica la successione cronologica delle vaccinazioni dalla nascita fino all’età più avanzata – osserva Giovanni Rezza, Direttore del Dipartimento Malattie Infettive, Istituto Superiore di Sanità – è una guida necessaria ai pediatri, ai medici di famiglia e ai genitori per rendere operative le strategie vaccinali e conseguire gli obiettivi delle diverse vaccinazioni. L’aggiornamento periodico del calendario secondo le più aggiornate evidenze scientifiche corrobora le scelte di offerta vaccinale delle Regioni, garantita come LEA dal Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale”.

 


PRO Format Comunicazione

Accreditamento del sistema sangue italiano

Accreditamento del sistema sangue italiano

A fine giugno scorso è scaduto il termine ultimo per completare il percorso di accreditamento del sistema trasfusionale italiano, iniziato nel 2007 con il recepimento delle Direttive europee che fissavano standard comuni di qualità, sicurezza per la raccolta, il controllo, la lavorazione, la conservazione e la distribuzione del sangue e degli emocomponenti.

Ricordiamo che la scadenza, inizialmente fissata al 31 dicembre 2014, era stata prorogata di sei mesi con il decreto legge 31 dicembre 2014, n. 192 (Proroga di termini previsti da disposizioni legislative), art. 7, comma 1.

Soddisfazione è stata espressa dal Sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, che in una nota indirizzata ad AVIS ha sottolineato come il risultato ottenuto rappresenti «un traguardo importante per il sistema trasfusionale nazionale che, nonostante la complessità organizzativa sistema (costituito da circa 280 servizi trasfusionali e 2350 unità di raccolta) e le disomogeneità regionali registrate nelle procedure per l’autorizzazione e accreditamento, risulta essere un sistema pubblico autorizzato e accreditato in grado di garantire l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza trasfusionale, assicurando a tutti i cittadini standard di prodotto e di servizio verificati, trasparenti e di elevata qualità e sicurezza».

Dello stesso avviso il Presidente di AVIS Nazionale, Vincenzo Saturni, che a margine del convegno tenutosi ieri a Roma proprio su questo tema ha commentato:

Già nel gennaio scorso avevamo chiesto con determinazione che la data del 30 giugno venisse rispettata, in considerazione del grande impegno profuso anche dal volontariato del sangue e da oltre 1.700.000 donatori, che nel nostro Paese compiono questo gesto in maniera anonima, volontaria, non retribuita, periodica e responsabile.

Tale risultato è stato reso possibile, infatti, anche grazie al coinvolgimento delle associazioni di donatori, attive su tutto il territorio non solo nella promozione della donazione di sangue, ma impegnate in alcune realtà regionali anche nella raccolta di sangue ed emocomponenti in convenzione con le strutture ospedaliere pubbliche, contribuendo così al raggiungimento dell’autosufficienza a livello locale e nazionale.

Anche AVIS si è attivata fin da subito per garantire la conformità delle sue unità di raccolta – e per questo ringrazio tutti i nostri dirigenti per l’enorme impegno profuso – nei tempi fissati e più volte ha ribadito l’importanza di concludere l’accreditamento entro i termini, per non ledere in alcun modo la serietà e la professionalità di tutto il sistema trasfusionale italiano riconosciute anche a livello internazionale.

Nelle prossime settimane tracceremo un bilancio accurato assieme al Ministero della Salute e al Centro Nazionale Sangue, ma siamo certi che questo risultato può definirsi, senza timore di essere smentiti, epocale per il sistema sangue italiano e che il lavoro svolto in questi mesi è servito a completare con successo tutto il percorso elevandone ulteriormente la qualità ad esclusivo beneficio dei donatori e dei malati”.

 

Ufficio Stampa AVIS Nazionale

Biotecnologici e biosimilari: il primo Position Paper

Biotecnologici e biosimilari

Cresce l’impatto delle malattie reumatiche e dei costi sociali ed economici correlati, che assorbono lo 0,2% del PIL.

In Emilia Romagna, secondo un’indagine nazionale condotta da AMRER – Associazione Malati Reumatici Emilia Romagna, sono circa 32.000 le persone con esenzione attiva per malattia reumatica e oltre 500 i casi pediatrici.

Il trattamento di molte malattie reumatiche, come l’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante e l’artrite psoriasica, è stato rivoluzionato alcuni anni fa dall’avvento dei farmaci biologici, che sono in grado di arrestare la progressione della malattia. Alla scadenza del brevetto che protegge la tecnica di produzione, altre industrie possono riprodurre la molecola originator e metterla in commercio ad un prezzo inferiore; in questo caso il farmaco prodotto viene definito biosimilare. Studi di comparabilità ne provano efficacia e sicurezza, ma rimane importante raccogliere i dati della pratica clinica e del loro uso sul lungo periodo.

Pazienti, comunità scientifica e decisori pubblici si confrontano da tempo su come trovare un punto di equilibrio tra il diritto dei pazienti ad accedere alle migliori terapie e le esigenze di risparmio dei Servizi sanitari, che non devono mai prevalere sull’appropriatezza terapeutica. In Emilia Romagna tredici Centri di Reumatologia insieme ad AMRER hanno messo a punto il primo Position Paper con le raccomandazioni sull’utilizzo appropriato dei farmaci biosimilari.

Il documento, condiviso con la Regione Emilia Romagna, è stato presentato il 6 luscio scorso nel corso del convegno aperto al pubblico “Farmaci biotecnologici e biosimilari. Capire e conoscere queste opportunità terapeutiche per i malati reumatici”, che si è svolto all’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna con la partecipazione di pazienti, farmacologi, clinici e rappresentanti istituzionali.

Il Position Paper, che vede firmatari tutti i reumatologi dell’Emilia Romagna con il parere positivo e il sostegno dell’Associazione Malati Reumatici Emilia Romagna, nasce dalla volontà di confrontarsi sui nuovi farmaci con i quali saranno trattati molti pazienti reumatici – dichiara Daniele Conti, Responsabile Area progetti AMRER onlus – l’obiettivo è coagulare tutte le Reumatologie intorno ai punti condivisi a garanzia dell’appropriatezza terapeutica e della libera scelta prescrittiva del medico e costruire uno strumento di orientamento e d’informazione per gli amministratori pubblici, i clinici, i pazienti e i cittadini”.

Il Position Paper si focalizza su quattro raccomandazioni a garanzia dei pazienti: utilizzo dei biosimilari nel trattamento dei pazienti naive; mantenimento dell’originator nei pazienti già in terapia garantendo la continuità terapeutica; no alla sostituibilità automatica tra originator e biosimilare da parte del farmacista; salvaguardia della libertà di scelta del medico prescrittore. Il concetto chiave è ribadire il rispetto del principio di centralità del medico prescrittore nella scelta tra biologico originatore e corrispondenti prodotti biosimilari, anche relativamente alla non automatica sostituibilità da parte del farmacista.

I biosimilari rappresentano un’opportunità in più per il Servizio sanitario regionale perché permettono sia di utilizzare le terapie di tipo biologico su un maggior numero di pazienti sia di ridurre i costi – afferma Carlo Salvarani, Direttore Struttura Complessa di Reumatologia, Azienda ospedaliera, IRCCS di Reggio Emilia – l’incontro di oggi vuole essere un momento di confronto tra tutti gli interlocutori per fare chiarezza su alcune questioni importanti quali lo shift da biologico a biosimilare in corso di trattamento e la non sostituibilità automatica. Sicuramente, per concretizzare questi vantaggi abbiamo bisogno di maggiori dati scientifici su sicurezza ed efficacia dei biosimilari”.

Fondamentali sono l’informazione corretta e regole chiare che assicurino, in particolare, la continuità terapeutica ai pazienti già in trattamento con i biologici.

I biosimilari rappresentano un’opportunità che permetterà di trattare un maggior numero di pazienti offrendo le stesse garanzie di efficacia e sicurezza del biologico originatore – sottolinea Annamaria Marata, Coordinatore della Commissione regionale del farmaco della Regione Emilia Romagna – oggi i pazienti sono tutelati per il fatto che sono disponibili una decina di biosimilari rispetto ai quali si è consolidata una certa esperienza supportata dalle linee guida prodotte dall’Agenzia europea del farmaco. Il valore del documento messo a punto dai clinici e dall’Associazione dei Malati Reumatici dell’Emilia Romagna è quello di condividere e diffondere i tanti aspetti del problema ad una vasta platea e diventare punto di riferimento a più voci portatrici di interessi diversi”.

L’alternativa tra farmaci biologici e biosimilari investe il tema della sostenibilità dei Servizi sanitari regionali. Molte Regioni si sono orientate all’obbligatorietà della prescrizione del farmaco più economico. La Regione Emilia Romagna e AMRER hanno deciso di avviare un percorso condiviso per trovare insieme le migliori strategie che garantiscano ai cittadini l’appropriatezza terapeutica, al clinico la libertà prescrittiva e agli enti pubblici la sostenibilità economica.

Condividere in modo trasparente un percorso con i reumatologi e l’Associazione dei pazienti reumatici è il modo migliore per trovare soluzioni che garantiscano l’uso ottimale delle risorse e migliorare così la qualità delle cure dei malati cronici, in un ambito così importante come quello delle malattie reumatiche – osserva Antonio Brambilla, Responsabile Servizio Assistenza Territoriale dell’Assessorato Politiche per la Salute della Regione Emilia Romagna – i biosimilari sono una opportunità sia per i clinici che per i pazienti affetti da malattia reumatica, permettono infatti, a parità di risorse, di raggiungere un maggior numero di malati. Ovviamente, quando si usa un farmaco biologico occorre attivare meccanismi di controllo per valutarne l’efficacia e la sicurezza a lungo termine. In tal senso i dati di vita reale ottenuti dai Registri potranno dire molto anche sull’immunogenicità dei biosimilari rispetto all’originator per il quale ci sono dati in abbondanza”.

L’Emilia Romagna è infatti tra le prime regioni ad aver investito in un Registro regionale per il controllo e il monitoraggio della sicurezza e dell’appropriatezza dei biologici. Nel Position Paper presentato il 6 luglio scorso, clinici e Associazione dei Malati Reumatici dell’Emilia Romagna suggeriscono di estendere il Registro al monitoraggio dei biosimilari così da favorire una maggiore conoscenza dell’uso di questi farmaci.

Il nostro Registro regionale può rappresentare uno strumento di grande utilità per gli specialisti reumatologi, in quanto fornisce loro una serie di informazioni su efficacia e sicurezza dei farmaci biotecnologici nella real life – commenta Marcello Govoni, Direttore Unità Operativa Complessa di Reumatologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Anna di Ferrara – il Registro regionale prospettico, attivato alla fine del 2012 conta ormai 1.200 pazienti inseriti con artrite reumatoide, per oltre i 2/3 trattati con i biologici: con uno sforzo congiunto anche in termini di supporto finanziario per la manutenzione e lo sviluppo del Registro regionale potremmo partire anche con l’inserimento dei dati relativi all’impiego dei biosimilari e, tra 1-2 anni avere a disposizione dati sostanziali sull’esperienza con questi farmaci così da rispondere ai dubbi di clinici e pazienti”.

 


PRO Format Comunicazione

Preparazione per Colonscopia: in studio una dieta appetitosa

DDW 2015

E’ quanto emerge da un Abstract [Su1525], presentato il 17 maggio scorso al Digestive Disease Week (DDW) 2015.

Alcuni alimenti più saporiti potrebbero presto rimpiazzare i purganti dal sapore sgradevole tipicamente impiegati per preparare l’intestino alla colonscopia, che sono spesso difficili da deglutire e risultano notevolmente impopolari fra i pazienti.

Campbell Levy del Dartmouth–Hitchcock Medical Center di Lebanon, che sta lavorando allo sviluppo di una preparazione commestibile che incorpora i purganti in una dieta più appetitosa per il paziente, afferma che il pubblico si lamenta delle preparazioni tradizionali ogni singolo giorno e che, peraltro, il pessimo sapore ed i notevoli volumi necessari per le preparazioni standard potrebbero impedire un’adeguata pulizia dell’intestino, che solo il 75% dei pazienti ottiene davvero.

Secondo alcuni esperti, è proprio il carico derivante dalla preparazione intestinale a tenere buona parte dei pazienti lontana dallo screening colonscopico e l’applicazione di un elemento del genere sarebbe di grande beneficio specie in ambito pediatrico.

Un purgante alimentare, inoltre, potrebbe trovare anche molte altre applicazioni, come ad esempio il mantenimento quotidiano dei bambini con problemi di costipazione che, nel corso di mesi ed anni, possono sviluppare una ridotta tolleranza ai farmaci.


Popular Science Italia


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