Medicina narrativa: al Festival della Salute spazio alle storie dei pazienti con Viverla Tutta

“Questa esperienza mi ha fatto scoprire…”: è lo spunto da cui potranno partire i visitatori del Festival della Salute per lasciare una testimonianza su come affrontano o hanno affrontato la malattia, propria o dei propri cari. Un piccolo gesto, che acquista grande valore sociale e terapeutico grazie alla narrazione e alla condivisione.

Il Festival della Salute, manifestazione nazionale che si svolge a Montecatini dal 21 al 23 settembre con incontri, dibattiti ed eventi per affrontare e valorizzare le tematiche e i trend relativi a prevenzione, cura e benessere della persona, ospita quest’anno per la prima volta la grande campagna di comunicazione e impegno sociale Viverla Tutta, promossa da Pfizer dal 2011 per dare voce alle storie dei pazienti.

Presso lo stand della campagna saranno distribuite le cartoline di Viverla Tutta, che potranno essere conservate come segnalibro da personalizzare, oppure utilizzate per lasciare una frase, una parola, una suggestione per raccontare l’esperienza di malattia propria o dei propri familiari, e condividerla in modo anonimo: le testimonianze raccolte saranno poi pubblicate sul sito web www.viverlatutta.it e sulla pagina Facebook dell’iniziativa (www.facebook.com/Viverlatutta).

A tutti i visitatori dello stand saranno distribuiti anche le spillette e i magneti di Viverla Tutta, attraverso i quali manifestare la solidarietà con l’iniziativa; si potranno inoltre ascoltare e vedere gli audioracconti raccolti nell’ambito della campagna, otto storie di pazienti accompagnate da immagini che mettono in rilievo le parole e i concetti più significativi e toccanti: un innovativo sodalizio tra la forma grafica-testuale e la voce narrante, che arricchisce di significato ed emozionalità i racconti dei pazienti.

La campagna Viverla Tutta conta oggi più di 24.000 Fan sulla pagina Facebook e sul sito ha raccolto un patrimonio di migliaia di storie e testimonianze che ci ricordano ogni giorno quanto sia importante l’ascolto e la condivisione tra le persone che vivono con una malattia o che sono vicine ad una persona malata. I social network ci offrono una grande opportunità, permettendoci lo scambio senza barriere spazio-temporali, ma con la nostra presenza in questi giorni, nel contesto di una manifestazione di rilievo come il Festival della Salute, vogliamo arrivare anche a chi non è in rete e stimolare la partecipazione muovendoci sul territorio” – ha spiegato Fanny La Monica, Direttore della Comunicazione Pfizer Italia, che ha presentato obiettivi e messaggi della campagna nel corso dell’inaugurazione del Festival, avvenuta venerdì 21 settembre alle 18.00.

Viverla Tutta si propone di dare voce alle storie di malattia e ai loro protagonisti e dare un valore sociale e terapeutico a queste testimonianze grazie all’aiuto della Medicina Narrativa, strumento capace di trasformare un evento negativo come quello di una malattia in un vissuto costruttivo e condiviso.

Con la tappa di Viverla Tutta al Festival della Salute, Pfizer continua a promuovere la valorizzazione dei vissuti di malattia come leva importante nel percorso diagnostico-terapeutico e assistenziale, come evidenziato dalle raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità, e per questo vuole portare questa importante iniziativa in altre città italiane.

Nel frattempo, la campagna va avanti anche sul web: alcune delle storie che arriveranno tramite il sito entro il 28 settembre 2018 saranno scelte per essere trasformate in e-book, scaricabili online, sempre su Viverla Tutta, a partire dal prossimo novembre.


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Giornata Mondiale della Malattia di Alzheimer

La diagnosi della malattia di Alzheimer cambia la vita delle persone, non solo di quelle colpite ma anche dei loro cari. In tutto il mondo, più di 44 milioni di persone soffrono di demenza: la Malattia di Alzheimer ne rappresenta la forma più comune e costituisce una delle sfide sanitarie più grandi da affrontare.

Ogni anno, il 21 settembre si celebra la Giornata Mondiale della Malattia di Alzheimer che in Italia fa registrare circa un milione di casi. Anche se attualmente non esistono trattamenti per fermarne la progressione, sono disponibili farmaci che possono curare i sintomi della demenza. Ci si concentra, infatti, soprattutto sulla prevenzione del morbo di Alzheimer e sulla ricerca di trattamenti più efficaci.

Nei pazienti affetti da Alzheimer, le cellule cerebrali nell’ippocampo – una parte del cervello associata a memoria e apprendimento – sono spesso le prime a essere danneggiate. Questo spiega perché la perdita di memoria e in particolare la difficoltà nel ricordare informazioni recentemente apprese, rappresenta spesso il primo sintomo della malattia. In generale, le cellule cerebrali subiscono un processo degenerativo che le colpisce in maniera progressiva e che porta successivamente a disturbi del linguaggio, perdita di orientamento spaziale e temporale e progressiva perdita di autonomia definita appunto “demenza”.

A tali deficit si associano spesso problemi psicologici e comportamentali come depressione, incontinenza emotiva, agitazione, vagabondaggio, che rendono necessario un costante accudimento del paziente, con un peso enorme per i familiari.

La Società Italiana di Neurologia e la SINDEM, Associazione aderente alla SIN per le demenze, sono da tempo in prima linea per la ricerca dei meccanismi che attivano la malattia e delle nuove terapie.

Durante lo scorso anno sono stati interrotti alcuni studi promettenti su nuove terapie per la Malattia di Alzheimer, perché non rilevavano una sufficiente efficacia. Questo ha portato alcune case farmaceutiche a disinvestire nella ricerca in questo campo ed ha comprensibilmente indotto sconcerto tra i familiari di pazienti e nella stessa comunità scientifica.

Dopo il fallimento delle terapie somministrate nella fase di demenza conclamata le sperimentazioni cliniche attuali sono rivolte alla prevenzione della malattia” – ha dichiarato Carlo Ferrarese, Presidente SINDEM, Direttore Scientifico del Centro di Neuroscienze di Milano dell’Università di Milano-Bicocca e Direttore della Clinica Neurologica presso l’Ospedale San Gerardo (ASST Monza).

Dati più recenti indicano che agendo nelle fasi iniziali di declino di memoria, quelle chiamate declino cognitivo lieve o Mild Cognitive Imparment (MCI), gli stessi farmaci potrebbero rallentare la progressione verso la demenza conclamata, perché si sono dimostrati efficaci nel bloccare i meccanismi biologici della malattia. Alla base del morbo di Alzheimer vi è l’accumulo progressivo nel cervello della proteina chiamata beta-amiloide, che distrugge le cellule nervose ed i loro collegamenti” – ha proseguito Carlo Ferrarese.

Nell’attesa dei risultati di queste terapie sperimentali, previsti per i prossimi anni, altri studi recenti indicano che vi sono efficaci strategie per ridurre la probabilità di ammalarsi in soggetti anziani normali o che presentano iniziali sintomi di decadimento cognitivo.

Studi recenti hanno dimostrato, infatti, che la prevenzione dei noti fattori di rischio vascolare, come ipertensione, diabete, obesità, fumo, vita sedentaria, è in grado di ridurre l’incidenza di demenza: adottare adeguati stili di vita (attività fisica regolare, alimentazione ricca di sostanze antiossidanti come la dieta mediterranea) e tenere sotto controllo le patologie vascolari può già oggi essere consigliato come la migliore strategia per ridurre il rischio di demenza.

Recenti studi sperimentali su modelli animali, inoltre, hanno avvalorato l’ipotesi che l’attività fisica in particolare, sia in grado di favorire la produzione di nuove cellule cerebrali, sostituendo quelle degenerate attraverso la produzione di fattori neurotrofici.

Sia i dati degli studi clinici che quelli sperimentali aprono quindi nuove speranze per la prevenzione di questa devastante malattia.

 


Avis riunita in convegno a Broni

Si è svolto a Broni (PV), l’8 settembre scorso, un importante convegno regionale dal titolo “La riforma del terzo settore: l’evoluzione della donazione di sangue in Lombardia”. A promuoverlo l’AVIS di Broni, l’AVIS Provinciale Pavia e l’AVIS Regionale Lombardia, con il patrocinio di AVIS Nazionale.

Oscar Bianchi, Presidente dell’AVIS Regionale Lombardia, ha illustrato i cambiamenti che investono la donazione di sangue in questo nuovo scenario. Michele Brait, direttore generale dell’ASST Pavia, nel parlare delle sinergie tra la sanità pubblica e il volontariato ha mostrato le iniziative di collaborazione già intraprese e invitato l’AVIS a pensarne di nuove. A proposito della qualità e dell’organizzazione nella raccolta del sangue, Anna Paiano, dirigente ATS, ha illustrato i criteri per l’accreditamento delle unità di raccolta.

Il convegno, moderato da Roberto Bonacina, consigliere di AVIS Regionale Lombardia per la provincia di Pavia, ha visto anche la partecipazione di Maria Luisa Lunghi e di Maurizio Ampollini, entrambi direttori di aree lombarde del Centro Servizi Volontariato, che nel passare in rassegna gli aspetti tecnici e giuridici della riforma del volontariato hanno offerto spunti di riflessione per tutte le Associazioni che operano sui territori.

Roberto Calatroni e Maurizio Palladini, rispettivamente presidente di AVIS Broni e di AVIS Provinciale Pavia, hanno espresso all’unisono soddisfazione per il successo del convegno:

Abbiamo fortemente voluto organizzare questo momento di approfondimento e confronto a vantaggio delle consorelle AVIS della nostra provincia, siamo contenti che il convegno si sia esteso sempre più fino ad avere ospiti di altre province e di altre regioni”.

In conclusione Gianpietro Briola, presidente di AVIS Nazionale, prendendo spunto dalle relazioni ha riassunto le sfide dell’AVIS verso l’attuazione della riforma.

 

 


I ragazzi con balbuzie, tre volte più a rischio di bullismo

La riapertura delle scuole può essere motivo di ansia per tanti ragazzi, ma per alcuni di più se si considera, come rilevato da un rapporto dell’Istat1, ben oltre la metà dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ha subito almeno un episodio offensivo, non rispettoso o violento da parte di altri ragazzi nel corso dell’ultimo anno. Nel 6% dei casi la derisione è causata dall’aspetto fisico e/o il modo di parlare, tanto che i bambini con disturbi specifici del linguaggio, tra cui la balbuzie, sono tre volte più a rischio di bullismo.

A volte, nei bambini della scuola primaria, l’ansia può essere attribuita alla separazione dalle figure parentali, ma spesso la paura è condizionata da esperienze relazionali sgradevoli che hanno minato autostima e sicurezza sociale dei ragazzi.

Si tratta di un’epidemia globale, la cui reale dimensione, a causa della scelta prevalente delle vittime di non denunciare, per vergogna o paura di ritorsioni, è in larghissima misura sommersa: si stima infatti che i casi reali siano almeno 25 volte quelli segnalati. Come risulta da una recente meta-analisi che ha preso in considerazione 80 studi2, si osserva un abbassamento dell’età dei bulli, con molti casi già nei primi anni delle elementari. Il diffondersi del ‘cyberbullismo’ o ‘bullismo online’, che permette di superare le barriere spazio-temporali raggiungendo il vasto pubblico del web (interessa il 10-15% dei ragazzi di 11-19 anni), sta ulteriormente ampliando i confini del disagio” – ha spiegato Gabriella Pozzobon, Presidente della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza.

La balbuzie con l’evidente fatica nel parlare, a volte associata anche a spasmi facciali o movimenti involontari attira l’attenzione degli altri e può far diventare il ragazzo che balbetta un facile bersaglio di scherno e derisioni. Questa situazione si aggrava ulteriormente se si considera che la balbuzie può portare al ritiro e all’isolamento sociale per limitare le occasioni di confronto e di disagio, facendo così etichettare chi balbetta come un elemento debole. Inoltre, lo squilibrio tra bullo e vittima è ancora più evidente se si considera la consapevolezza del giovane che balbetta alla maggiore derisione che avrebbe una sua eventuale reazione o risposta. I ragazzi con questo disturbo reagiscono al disagio di non riuscire a comunicare efficacemente autoescludendosi o, in alcuni casi, ad essere emarginati dagli altri. Questo isolamento e il mancato sviluppo di competenze sociali possono causare a lungo termine ansia, paura delle valutazioni negative e minore soddisfazione della vita nell’età adulta” – ha detto Valentina Letorio, neuropsicologa specialista nel trattamento rieducativo della balbuzie.

Le persone con balbuzie tendono a identificarsi con la balbuzie stessa e questa relazione si innesta nel momento cruciale di creazione dell’identità, quindi nell’infanzia il bullismo non fa altro che consolidare questa percezione e amplificare le esperienze negative già associate alla balbuzie.

Per aiutare questi ragazzi a coltivare la loro autostima proprio nel momento in cui sono più sensibili al giudizio altrui, è molto importante agire non solo sul ragazzo ma anche sul contesto in cui vive. Per questo abbiamo lanciato con l’associazione Pepita Onlus una campagna di sensibilizzazione #liberalavoce proprio per aiutare genitori, insegnanti, educatori e ragazzi a comprendere che la balbuzie va vista come una fatica. Capire cosa è la balbuzie e come si manifesta è il primo passo per sostenere questi ragazzi e far fermare gli episodi di derisione nei loro confronti” – ha illustrato Giovanni Muscarà, ex balbuziente e fondatore di Vivavoce Institute.

Ecco il video: https://www.youtube.com/watch?v=jf5G5WPDk5o

La Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza sottolinea l’importanza di un intervento integrato che sia rivolto a contrastare efficacemente questa modalità di interazione disfunzionale, antisociale, insidiosa e pervasiva, caratterizzata da intenzionalità, persistenza nel tempo e asimmetria nella relazione tra chi compie l’azione, che è in una posizione preminente, per ragioni di età, di forza fisica, di genere o di potere psicologico, spesso grazie anche al supporto di suoi amici e alla popolarità e rispetto di cui gode nel gruppo di coetanei, e chi la subisce, che è in una posizione di inferiorità che gli fa percepire impotenza a difendersi, lo fa sentire isolato, impaurito. Il bullismo è un supplizio che si consuma nel tempo, una persecuzione crudele, sottile e demolitiva. Essere vittima di bullismo costituisce, al pari dell’abuso fisico o sessuale, uno stress sia acuto che cronico per il bambino o adolescente, che può avere importanti implicazioni negative sulla salute fisica e mentale, con rischio di sviluppare diverse tipologie di disturbo, nell’immediato e a lungo termine. Le esperienze traumatiche nell’infanzia e nell’adolescenza attivano i sistemi ormonali e neurochimici dello stress con possibili danni strutturali e funzionali al cervello e agli altri organi, interferenze con la risposta del sistema immunitario, aumento del rischio di patologie sia fisiche che mentali” – ha proseguito Gabriella Pozzobon.

 

1Istat. Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi. Anno 2014.

2Bullying prevalence across contexts: a meta-analysis measuring cyber and traditional bullying. Modecki KL et al. J Adolesc Health. 2014 Nov;55(5):602-11.

 


Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache

In Europa, nel 2016, la popolazione di età pari o superiore a 65 anni ammontava al 19,2%, con un aumento del 2,4% rispetto ai 10 anni precedenti. In Italia nel 2017 era di circa 13,5 milioni, pari al 22,3% della popolazione e dovrebbero arrivare a costituire il 33% nei prossimi 25 anni, secondo le proiezioni ISTAT.

Quando si pensa agli over 65enni, si tende a credere che abbiano esaurito il loro ciclo di vita “attiva” e che rappresentino solo un costo per la società. Nulla di più falso: gli anziani sono una risorsa per il nostro Paese e i dati lo dimostrano. Il 33,1% dei nonni si occupa quotidianamente dei nipoti e il 47,6% lo fa una o più volte alla settimana; per non parlare dell’apporto economico: il 44,8% impiega l’eccedenza mensile di denaro per aiutare figli e familiari e sono 4,5 milioni gli over 65enni che svolgono attività di volontariato e supportano economicamente associazioni di vario titolo. Questi sono solo alcuni dei dati di quella che viene chiamata la “Silver Economy” e che vale ben 3.000 miliardi di euro a livello europeo” – esordisce Roberto Messina, Presidente di Cuore Italia e Senior Italia.

In Europa la spesa sanitaria pubblica nel 2013 corrispondeva al 6,9% del PIL ed è destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione. Per questo motivo è importante promuovere la salute nell’età che avanza sostenendo soprattutto attività di prevenzione e di conoscenza sulle malattie, come quelle alle valvole cardiache, che hanno una forte incidenza sulla popolazione anziana, ma di cui non vi è una reale consapevolezza – prosegue Roberto Messina.

In Europa, infatti, una persona su otto di età superiore ai 75 anni soffre di malattie delle valvole cardiache e questo dato è destinato a crescere. Nonostante la loro incidenza, solo il 2,10% degli europei con più di 60 anni ne è preoccupato, percentuale che sale al 3,30% per gli italiani. Questi alcuni dei dati che emergono da una ricerca realizzata da Opinion Matters, Istituto di Ricerca Britannico, su 12.820 europei, rappresentativi della popolazione degli over 60enni, di cui 1.301 italiani, sono stati presentati a Palazzo Pirelli di Milano, in occasione dell’edizione italiana della Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache, che si è svolta l’8 settembre scorso.

Informazione, prevenzione, prossimità, anche in un’ottica di un’ottimale gestione della cronicità, sono alcuni dei punti su cui Regione Lombardia sta focalizzando la sua attenzione per la salute dei cittadini, soprattutto anziani. Per questo motivo abbiamo deciso di ospitare presso la nostra sede questo evento che vuole migliorare la consapevolezza nei confronti di patologie così rilevanti ma con così scarsa consapevolezza” – ha affermato Emanuele Monti, Presidente della Commissione Sanità del Consiglio di Regione Lombardia.

Le malattie alle valvole cardiache colpiscono 1 milione di italiani e si ritiene che siano sottostimate e sottovalutate, nonostante abbiano un’elevata mortalità, se non curate. Solo il 9,5% degli italiani è consapevole di cosa sia una stenosi aortica, una delle malattie più frequenti alle valvole cardiache” – ha commentato Sergio Berti, Presidente di Fondazione Gise, Società Italiana di Cardiologia Interventistica.

Le malattie delle valvole del cuore possono essere diagnosticate facilmente: basta una attenta valutazione dei sintomi riferiti dal paziente ed una semplice auscultazione con lo stetoscopio da parte del Medico di Medicina Generale. Qualora il clinico si accorga di un “soffio” potrà indirizzare il paziente ad ulteriori accertamenti cardiologici con esami non invasivi come l’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma” – ha aggiunto Battistina Castiglioni, Consigliere GISE, Società Italiana di Cardiologia Interventistica.

In Europa i medici di famiglia che auscultano il cuore ai loro pazienti anziani ad ogni visita sono il 27,7%, quelli che lo fanno raramente il 37,20% e quelli che non lo fanno mai il 13,40%; in Italia i dati, rispettivamente, sono del 17%, del 43,9% e del 15,80%.

Abbiamo bisogno di invertire queste abitudini: è importante che le persone anziane, soprattutto nel caso in cui accusino sintomi quali affaticamento, fiato corto, senso di vertigine o dolore al petto, chiedano al loro medico “ASCOLTA IL MIO CUORE”, proprio come si chiama la campagna 2018, per scongiurare una malattia alle valvole cardiache. Le possibilità di cura sono molteplici, ma occorre intervenire in tempi molto rapidi per permettere alle persone di tornare ad avere una buona qualità di vita.

Alcuni dati dell’indagine ci hanno sorpreso, gli italiani risultano essere piuttosto informati sulle possibili terapie delle valvole cardiache: il 66% conosce gli interventi a cuore aperto, il 37,70% sa dell’esistenza di cure farmacologiche e ben il 18,10% conosce la TAVI, un intervento eseguito in anestesia locale, che utilizza un catetere introdotto attraverso l’arteria dell’inguine, indicato nei pazienti giudicati non idonei all’intervento chirurgico o a rischio alto o intermedio per la chirurgia e rappresenta la tecnica più adeguata per i pazienti anziani” – ha proseguito Alessandro Boccanelli, Presidente SICGE, Società Italiana di Cardiologia Geriatrica.

L’evento milanese è stato anche l’occasione per presentare il Libro Bianco sul Trattamento delle Malattie Valvolari Cardiache e il Manifesto Europeo The Power of Positive Ageing, documenti realizzati ad hoc per la Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache e che fotografano lo stato dell’arte e gli ostacoli ancora esistenti alla migliore gestione e trattamento di queste malattie sia in Italia sia in Europa.

Siamo orgogliosi che l’Italia abbia risposto con così grande entusiasmo e con una così nutrita partecipazione di Società Scientifiche come GISE e Fondazione GISE, Società Italiana di Cardiologia Interventistica, SICGE, Società Italiana di Cardiologia Geriatrica, GICR-IACPR, Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa e Preventiva. Gli obiettivi che si pone la Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache, esplicitati nel Manifesto Europeo, sono molteplici: in primo luogo migliorare la consapevolezza nei confronti di queste malattie, sollecitare le Istituzioni Europee e dei singoli Paesi dell’Unione a promuovere la prevenzione con controlli annuali sulle persone con più di 65 anni, definire delle linee guida chiare di queste patologie dalla loro diagnosi al trattamento e, infine, garantire un equo accesso alle cure per tutti i pazienti in modo che possano tornare ad avere una buona qualità di vita” – ha concluso Wil Woan, Direttore di Heart Valve Voice UK, consorella di Cuore Italia e di altre Associazioni Europee e promotrice della giornata.

La prima Giornata Europea sulle Malattie delle Valvole Cardiache ha visto la partecipazione di numerosi attori impegnati in obiettivi importanti per la Salute pubblica: ci auguriamo che questo possa essere un buon viatico per una sempre più proficua collaborazione tra medici, società civile e Istituzioni a supporto delle persone che soffrono di queste malattie. A tal proposito desidero sottolineare il ruolo fondamentale della riabilitazione cardiologica, momento essenziale del percorso terapeutico del paziente affetto da valvulopatia o dopo le procedure chirurgiche o interventistiche di terapia, necessario al pieno recupero della persona” – ha concluso Roberto Pedretti, Presidente GICR-IACPR, Gruppo Italiano di Cardiologia Riabilitativa e Preventiva.

 


Sauna produce benefici come lo sport

I benefici della sauna non si fermano a quelli psicologici legati al relax: dalle malattie cardiovascolari alle neurocognitive a quelle polmonari, sono tante le condizioni che il tipico bagno di calore finlandese aiuta a contrastare. A rivelarlo è uno studio condotto dalle università finlandesi di Jyväskylä e Finlandia orientale insieme con l’Università inglese di Bristol.

I ricercatori, nel loro lavoro pubblicato su Mayo Clinic Proceedings, hanno analizzato tutta la letteratura scientifica sulle saune e sugli effetti sul corpo. Ne è emerso dunque che fare la sauna con una certa regolarità stabilizza il sistema nervoso autonomo, riduce la pressione sanguigna, l’infiammazione, lo stress ossidativo, il colesterolo cattivo, la rigidità arteriosa e la resistenza vascolare.

La sauna produce cambiamenti benefici equivalenti a quelli prodotti dal fare sport: le risposte fisiologiche derivanti da una normale seduta di sauna corrispondono a quelle prodotte da un’attività fisica moderata o ad alta intensità, come una camminata a ritmi sostenuti. Le sensazioni di rilassamento e di benessere, spiegano gli studiosi, possono essere collegate all’aumento della produzione di livelli di ormoni come le endorfine.

Cardiovascular and Other Health Benefits of Sauna Bathing: A Review of the Evidence – Jari A. Laukkanen, Jari A. Laukkanen, Jari A. Laukkanen, Tanjaniina Laukkanen, Setor K. Kunutsor – Mayo Clinic Proceedings – August 2018, Volume 93, Issue 8, Pages 1111–1121

Le opere d’arte “perdono la testa” (e il collo) in occasione della Make Sense Campaign (17-21 settembre 2018), la campagna europea sui tumori testa-collo

Anche famose opere d’arte possono “perdere la testa” (e il collo). Questa la “provocazione” lanciata dall’Associazione Italiana di Oncologia Cervico-Cefalica (AIOCC) in occasione della Make Sense Campaign, la campagna europea di sensibilizzazione sui tumori della testa e del collo che dal 17 al 21 settembre metterà in campo numerose iniziative su tutto il territorio.

“Tieni la testa sul collo. Un controllo può salvarti la vita” è il messaggio che mira a sensibilizzare la popolazione nelle piazze di tutta Italia e presso numerosi Centri specialistici. L’obiettivo è quello di sottolineare l’importanza della diagnosi precoce, unico strumento in grado di sconfiggere queste patologie che colpiscono oltre 110.000 italiani (84.000 uomini e 28.000 donne)1.

Oltre venti Centri di tutta Italia apriranno le porte al pubblico per favorire una cultura della prevenzione e della diagnosi tempestiva nel trattamento dei tumori testa-collo: da Nord a Sud gli italiani avranno infatti la possibilità di ricevere numerose informazioni, effettuare un eventuale colloquio con uno specialista e, qualora questo lo ritenesse necessario, sottoporsi ad una visita di controllo gratuita. Una diagnosi precoce è infatti fondamentale per favorire il successo del percorso terapeutico intrapreso.

In occasione della Settimana Europea sui tumori testa-collo, AIOCC è stata inoltre presente nelle piazze italiane “insieme” a illustri pittori come Vincent Van Gogh e Jan Vermeer: alcune opere sono state infatti riprodotte senza testa (e senza collo) così da rimarcare l’importanza della prevenzione in questo tipo di tumori e consentire ai passanti di supportare la campagna, con uno scatto da condividere sui propri profili social, utilizzando l’hashtag #tienilatestasulcollo.

La campagna è stata presentata al Senato della Repubblica, l’11 settembre scorso, su iniziativa della Senatrice Maria Rizzotti, membro della 12a Commissione Permanente Igiene e Sanità del Senato della Repubblica che ha affermato:

Siamo lieti di ospitare oggi la presentazione di questa importante campagna di sensibilizzazione. Parteciperò personalmente all’iniziativa in piazza a Torino, consapevole di quanto sia necessario sostenere la diffusione di una maggiore conoscenza per un riconoscimento tempestivo dei sintomi e per la diagnosi precoce, azioni che in questo tipo di tumori sono assolutamente fondamentali. Proprio in questi giorni presenteremo alle due Camere una mozione che coinvolgerà tutte le forze politiche del Parlamento, volta ad impegnare il Governo su questo tema”.

Promossa in Europa dalla European Head and Neck Society (EHNS), la campagna intende aumentare la conoscenza dei tumori della testa e del collo attraverso l’educazione alla prevenzione, la guida al riconoscimento dei sintomi e l’invito a rivolgersi al medico per una diagnosi precoce. Ricorrere tempestivamente al consulto del medico, infatti, permette ai pazienti di raggiungere un tasso di sopravvivenza dell’80-90%2. Questi numeri cambiano notevolmente nel caso in cui la diagnosi arrivi tardi, ovvero se il tumore è già ad uno stadio avanzato: purtroppo, in questi casi, il 60% dei pazienti muore entro 5 anni2.

La diagnosi precoce può salvare la vita. Ecco perché occorre insegnare alla popolazione a riconoscerne i sintomi. Bruciore o lesioni nel cavo orale, mal di gola, raucedine persistente, deglutizione dolorosa e fastidiosa, ma anche naso chiuso o che sanguina da una narice rappresentano tutti campanelli d’allarme che, se persistono da almeno tre settimane, richiedono l’aiuto di un medico specialista. C’è molto da fare, poi, anche in termini di prevenzione, soprattutto tra i giovani: chi fuma, infatti, corre un rischio 15 volte maggiore di sviluppare un tumore della testa e del collo rispetto a un non fumatore, rischio che aumenta ulteriormente se si aggiunge anche il consumo di alcol. Ad aumentare la possibilità di sviluppare un tumore della testa e del collo, inoltre, le infezioni da tipi cancerogeni di Papilloma Virus umano, soprattutto HPV 16, che si associano in particolare ai tumori dell’orofaringe (le tonsille o la base della lingua). Da notare come queste neoplasie colpiscano soggetti giovani e non esposti ai classici fattori di rischio” – ha spiegato Lisa Licitra, Presidente AIOCC, Direttore della Struttura Complessa Oncologia Medica 3 – Tumori Testa-collo della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori e Professore Associato di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Milano.

Per il trattamento dei tumori della testa e del collo è richiesto un approccio clinico complesso, che necessita una gestione multidisciplinare di ogni singolo caso, con la partecipazione di professionisti delle diverse specialità” – prosegue Lisa Licitra.

Altrettanto fondamentale, poi, è il ruolo delle Associazioni. Occorre, infatti, non solo fornire assistenza continuativa e supporto emotivo, ma anche informare ed educare l’opinione pubblica, attraverso l’organizzazione di momenti dedicati. In questa occasione la nostra Associazione, da sempre impegnata a dar voce ai bisogni dei pazienti, intende confermare la propria disponibilità a collaborare con le Istituzioni per trovare soluzioni concrete” – conclude Maurizio Magnani, Presidente Associazione Italiana Laringectomizzati (AILAR Onlus).

La campagna ha ricevuto il patrocinio di Associazione Italiana Laringectomizzati (AILAR Onlus), Associazione Italiana di Radioterapia ed Oncologia Clinica A.I.R.O., Associazione Oncologica Italiana Mutilati della Voce (AOI Onlus), Associazione Otorinolaringologi Ospedalieri Italiani (A.O.O.I.), Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri OMCeO Milano. È stato richiesto il patrocinio di Ministero della Salute e Associazione Italiana Oncologia Medica (AIOM).

I tumori testa-collo – Si tratta di neoplasie che le originano dalle cellule epiteliali squamoso che formano le mucose degli organi del distretto cervico-facciale (lingua, bocca, orofaringe, rinofaringe, ipofaringe, laringe e seni paranasali)2. Circa 3 tumori testa-collo su 4 sono causati dal tabacco e dall’alcool. Le persone che usano sia alcool sia tabacco rischiano maggiormente di sviluppare questi tumori.

1. AIOM, Rapporto “Lo stato dell’Oncologia in Italia”, 2017

2. Make Sense Campaign Toolkit 2017, Vrl.0 26.05.2017

 


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