Indovina l’Ictus. Osserva, Riconosci, Intervieni

A come “anticoagulanti”, F come “fibrillazione atriale”, I come “ictus cerebrale”, M come “monitoraggio cardiaco”. Sono 33 le parole inserite nel Glossario creato per dare vita alla campagna di informazione online “Indovina l’Ictus. Osserva, Riconosci, Intervieni”, progetto realizzato da A.L.I.Ce. Italia Onlus, Associazione per la lotta all’ictus cerebrale, in collaborazione con Medtronic.

Nel Glossario, pubblicato sul sito www.indovinalictus.it, vengono presentati e spiegati in modo sintetico e divulgativo i termini principali legati alla patologia. Sul sito è inoltre presente un questionario interattivo che permette agli utenti di verificare e aumentare la propria conoscenza delle pratiche di prevenzione e cura dell’ictus. Attraverso 10 domande a risposta multipla, ognuna da compilare entro un minuto di tempo, si chiede all’utente come agirebbe nei confronti di una persona che manifesta alcuni dei sintomi tipici dell’ictus. Nel corso della compilazione, chiunque voglia cimentarsi potrà visualizzare le proprie risposte giuste e quelle sbagliate e, nel profilo finale, verrà invitato a consultare le voci del glossario in cui si è mostrato “meno preparato”, così da colmare le proprie lacune.

È fondamentale diffondere la cultura della prevenzione sia primaria che secondaria e insistere sul ruolo chiave del fattore tempo. L’ictus cerebrale, definito come “l’epidemia del XXI secolo”, può essere evitato nell’80% dei casi attraverso il riconoscimento e il trattamento dei principali fattori di rischio quali fibrillazione atriale, ipertensione arteriosa, obesità, diabete, fumo, alimentazione non corretta, scarsa attività fisica. È nostro compito informare ed educare la popolazione, considerando non solo la dimensione epidemiologica di questa patologia, ma anche l’impatto socio-economico e le conseguenze in termini di mortalità e soprattutto di disabilità” – dichiara Nicoletta Reale, Presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus.

L’ictus cerebrale è più diffuso di quanto si possa pensare: rappresenta, infatti, la prima causa di invalidità, la seconda di demenza e la terza causa di morte. In Italia, colpisce ogni anno circa 100.000 persone mentre quelle che hanno avuto un ictus e sono sopravvissute, con conseguenze più o meno invalidanti, sono oggi circa un milione: il fenomeno, però, registra una costante crescita, considerando che le cure sono migliorate, si vive più a lungo e che il nostro Paese è tra quelli con aspettativa di vita più elevata.

E tu sapresti cosa fare di fronte ad una persona che quando sorride ha la bocca storta, che non riesce ad esprimersi o che non riesce a capire quello che le viene detto? Sai che, in caso di sospetto ictus, va chiamato prima possibile il 112 per essere trasportati con urgenza in un Ospedale dotato di una Unità Neurovascolare (o Stroke Unit)? Lo sai che solo in questi Centri vengono somministrate le terapie adeguate e si fa riabilitazione precoce? Sai che maggiore è il tempo che trascorre tra l’insorgenza dei sintomi e il trattamento, maggiore è il rischio che l’ictus provochi danni cerebrali irreversibili e conseguente invalidità? Verifica anche tu quanto conosci l’ictus cerebrale sul sito www.indovinalictus.it, compila il questionario online e scopri se sei in grado di salvare una vita!

A questa e ad altre domande vuole dare una risposta A.L.I.Ce. Italia Onlus che ha fortemente voluto e sostenuto questo progetto proprio per offrire un servizio utile al Cittadino e per sottolineare, ancora una volta, quanto siano importanti il tema della prevenzione e del fattore tempo per evitare le conseguenze più gravi di un ictus cerebrale e contribuire a salvare molte vite.

A.L.I.Ce. Italia Onlus è una Federazione di associazioni di volontariato senza scopo di lucro, diffuse su tutto il territorio nazionale, oltre 80 tra sedi e sezioni regionali e locali, le quali, pur autonome e indipendenti nelle proprie attività, collaborano al raggiungimento di comuni obiettivi statutari a livello nazionale, tra cui: diffondere l’informazione sulla curabilità della malattia, sul tempestivo riconoscimento dei primi sintomi e sulle condizioni che ne favoriscono l’insorgenza anche attraverso i media; sollecitare gli addetti alla programmazione sanitaria affinché provvedano ad istituire centri specializzati per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione delle persone colpite da ictus e ad attuare progetti concreti di screening; tutelare il diritto dei pazienti ad avere su tutto il territorio nazionale livelli di assistenza, uniformi ed omogenei.

Loro peculiarità è quella di essere le uniche ad essere formate da persone colpite da ictus, dai loro familiari e caregiver, da neurologi e medici esperti nella diagnosi e trattamento dell’ictus, medici di famiglia, fisiatri, infermieri, terapisti della riabilitazione, personale socio-sanitario e volontari.

A.L.I.Ce. Italia è membro della WSO, World Stroke Organization e di SAFE, Stroke Alliance for Europe, organizzazioni che riuniscono le Associazioni di persone colpite da ictus a livello mondiale ed europeo, diffondendo linee guida per la prevenzione, la miglior cura e la riabilitazione dell’ictus, oltre che delle Società Scientifiche ISO, Italian Stroke Organization ed ESO, European Stroke Organization.

Nel 2016 A.L.I.Ce. Italia Onlus ha promosso la costituzione dell’Osservatorio Ictus Italia insieme all’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, ISO, ESO, ISS – Dipartimento Malattie Cardiovascolari, Dismetaboliche e dell’Invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità e SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie. L’Osservatorio opera per favorire una maggiore consapevolezza sulle problematiche legate all’ictus a livello istituzionale, sanitario-assistenziale, scientifico-accademico e sociale, in particolare sulle modalità di prevenzione e di cura di tale devastante malattia e si pone, come obiettivo condiviso, quello di far adottare in tutto il Paese criteri scientificamente basati e uniformi in materia.

Nel novembre 2017, grazie all’azione di A.L.I.Ce. Italia Onlus e dell’Intergruppo Parlamentare sui Problemi Sociali dell’Ictus, la XII Commissione Affari Sociali della Camera, ha approvato la Risoluzione sulla diagnosi e la prevenzione dell’Ictus cerebrale: Governo e Parlamento sono chiamati a promuovere e sostenere il più appropriato ed avanzato sistema di cura per l’ictus su tutto il territorio nazionale.

A.L.I.Ce. Italia Onlus, promotrice e in prima linea fin dall’inizio nel contribuire alla definizione di questo documento di straordinaria rilevanza, avrà adesso il compito di stimolare e monitorare l’impegno dei servizi sanitari regionali nell’applicazione e nella rapida implementazione organizzativa delle misure specifiche, declinate in 19 punti, la cui attuazione è stata già promossa a livello del Governo nazionale.

Nel dicembre 2018, infine, l’Osservatorio Ictus ha inoltre presentato alla Camera i risultati del “Rapporto sull’Ictus in Italia. Una fotografia su prevenzione, percorsi di cura e prospettive”, che offre per la prima volta una descrizione completa della patologia nel nostro Paese.

 

Ufficio stampa | A.L.I.Ce. Italia Onlus

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Eosinofili e rimodellamento delle vie aeree

Gli eosinofili svolgono un ruolo importante nella fisiopatologia dell’asma, essendo implicati nel danno epiteliale a carico delle vie aeree e nel rimodellamento delle loro pareti. Un recente studio ha individuato i geni associati al rimodellamento delle vie aeree ed all’infiammazione eosinofila in 61 pazienti con asma moderato-grave.

Nelle biopsie caratterizzate da un elevato livello di eosinofili mucosali è stata riscontrata una significativa sovraespressione di MMP-10 e MET, e l’analisi immunoistochimica ha confermato la loro espressione nelle cellule epiteliali bronchiali e nelle cellule subepiteliali sia infiammatorie che residenti nel contesto delle biopsie dei pazienti asmatici.

In condizioni meno stringenti è stato individuato un set di 73 geni caratteristico della presenza di un’elevata quantità di eosinofili mucosali. 33 di questi geni hanno creato il profilo che definiva organizzazione della matrice extracellulare, attivazione mastocellulare, legame chemochine-recettori, complessi immunoglobulinici circolanti, inibitori della serina-proteasi e profili di formazione dei complessi di microtubuli.

I geni coinvolti nell’organizzazione della matrice extracellulare, compresi MET ed MMP10, sono risultati positivamente correlati allo spessore submucosale. L’analisi del sito di legame dei fattori di trascrizione ha identificato due fattori di trascrizione, le proteine delle famiglie ETS-1 e SOX, che presentavano una correlazione positiva con l’espressione di MMP10 e MET.

I profili del rimodellamento delle vie aeree e dell’infiammazione cellulare sono dunque associati all’eosinofilia submucosale, ed i geni MET ed MMP10 svolgono probabilmente un ruolo importante in questi processi.

Contribution of airway eosinophils in airway wall remodeling in asthma: role of MMP‐10 and MET – Chih-Hsi Scott Kuo, Stelios Pavlidis, Jie Zhu, Matthew Loza, Fred Baribaud, Anthony Rowe, Ioannis Pandis, David Gibeon, Uruj Hoda, Ana Sousa, Susan J. Wilson, Peter Howarth, Dominick Shaw, Stephen Fowler, Barbro Dahlen, Pascal Chanez, Norbert Krug, Thomas Sandstrom, Louise Fleming, Julie Corfield, Charles Auffray, Ratko Djukanovic, Peter J. Sterk, Yike Guo, Ian M. Adcock, Kian Fan Chung – Allergy, 22 January 2019 – https://doi.org/10.1111/all.13727


 

 

Coma to Community: luci e ombre per le persone con Disordini della Coscienza

Nella mattinata dell’8 febbraio scorso, presso la Biblioteca Centrale della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, Via Celoria 11, Milano si è svolto il meeting Il percorso Coma to Community: luci e ombre per le persone con Disordini della Coscienza nella Città Metropolitana di Milano”.

Un trauma cranico, una emorragia cerebrale, un arresto cardiaco, sono eventi che spesso portano al COMA e sono l’inizio di un percorso complesso definito “Coma to Community” che coinvolge e attraversa numerosi servizi sanitari e socio-assistenziali, a partire dalla Rianimazione, passando per la Neurochirurgia e poi proseguendo in centri di Neuro-riabilitazione, fino ad arrivare poi alle strutture di lungo degenza o all’eventuale rientro al domicilio.

Questo percorso per i pazienti con una Grave Cerebrolesione Acquisita (GCA), ovvero pazienti in stato vegetativo, di minima coscienza o grave disabilità, deve essere fatto assicurando una presa in carico continuativa del paziente e dei suoi familiari. COMA TO COMMUNITY è un percorso di diagnosi, cura ed assistenza in ogni fase della malattia che mette quindi in campo una pluralità di professionisti e di luoghi.

Cosa succede in Lombardia? Come funziona questo percorso? Quali sono i nodi e le criticità della rete per pazienti con disordini della coscienza e i loro familiari in Lombardia?

Il meeting è stato aperto dal Presidente Andrea Gambini e dal Direttore Scientifico Fabrizio Tagliavini della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, che hanno presentato sia il ruolo dell’Istituto nella ricerca sui disordini della coscienza che il ruolo del Besta come coordinatore della Rete degli IRCCS di neuroscienze e neuroriabilitazione italiani. A seguire gli interventi dei due Presidenti delle associazioni dei familiari Paolo Fogar, Presidente Federazione Nazionale Associazioni trauma cranico FNATC e Gian Pietro Salvi, Presidente Associazione Nazionale “La Rete”, che hanno evidenziato come sia fondamentale sottolineare come i punti di forza e criticità dei percorsi di cura per le gravi cerebrolesioni debbano essere discussi collettivamente, analizzando i punti di vista dei professionisti e dei familiari dei pazienti, in questo caso prendendo ciò che succede nella Città Metropolitana di Milano come modello.

La prima sessione del meeting, moderata dalle rappresentanti delle società scientifiche SIRN e SIMFER, le Dr.sse Carla Corsini e Donatella Bonaiuti, è stata incentrata sulla fase acuta delle gravi cerebrolesioni ed aperta da Arturo Chieregato, Direttore della Neurorianimazione dell’Ospedale Niguarda, seguito dalla presentazione delle esperienze di Neuroriabilitazione fatte dai direttori Jorge Navarro della Fondazione Don Gnocchi e Luigi Pisani e Ilaria Dallera della Casa di Cura privata del Policlinico.

La riabilitazione delle GCA a Milano e il punto di vista dei familiari sono stati presentati dal Dr Sandro Feller, Presidente Associazione AGCAM Milano e organizzatore del Meeting, e il suo intervento, che riporta la voce di centinaia di famiglie, è stato seguito dalla testimonianza di due rappresentanti dei familiari che accudiscono un proprio caro in stato vegetativo e di minima coscienza.

Fulvio de Nigris, Direttore Centro Studi Ricerche sul Coma Amici di Luca, ha presentato poi la seconda Conferenza Nazionale di Consenso delle Associazioni dei familiari che lo scorso 5 febbraio è stata lanciata a Roma dal Ministro della Salute Giulia Grillo e si svolgerà in autunno.

Nella seconda sessione del meeting si sono valutate luci e ombre del percorso Coma to Community nella fase degli esiti e sono stati presentati i risultati delle azioni che si stanno intraprendendo per il monitoraggio della fase degli esiti da parte della ATS Milano Città Metropolitana. Hanno parlato Cinzia Stellato, Responsabile delle Reti territoriali e continuità dell’assistenza di ATS assieme alla Dr.ssa Paola di Vincenzo, Responsabile nucleo SV del Pio Albergo Trivulzio di Milano e al Dr Davide Sattin, Ricercatore del Coma Research Centre che supporta il coordinamento delle ricerche del CRC.

Nella terza sessione la Dr.ssa Matilde Leonardi ha presentato il lavoro del Coma Research Centre che si propone come punto focale del percorso Coma to Community in Lombardia, ma non solo, potendo fornire un percorso di diagnosi, prognosi e ricerca sui disordini della coscienza che oggi è un tema centrale delle neuroscienze. Il CRC da 10 anni studia la coscienza e come questa possa essere generata dal cervello, uno dei problemi ancora irrisolti e affascinanti delle neuroscienze, ed è in attesa da parte dell’assessorato al Welfare di Regione Lombardia della approvazione finale di due posti letto, per poter offrire un week service diagnostico, prognostico multidisciplinare di alta specializzazione ai pazienti con disordini della coscienza della Lombardia e delle altre Regioni.

Hanno concluso i lavori il Dr Maurizio Bersani, Direzione Generale Assessorato Welfare Regione Lombardia, che ha presentato le recenti Linee guida per l’attivazione e il consolidamento delle reti clinico-assistenziali regionali e il Direttore Generale della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, Dr.ssa Paola Lattuada.

Il meeting – hanno spiegato tutti i promotori dell’iniziativa – rappresenta un utile ed efficace strumento in grado di sintetizzare ciò che si conosce con la volontà di chiarire e soffermarsi sulle questioni aperte. Obiettivo del meeting è stato, partendo dal case model di Milano metropolitana, di proporre a tutte le provincie lombarde di definire nei prossimi mesi il loro percorso Coma to Community, identificando i nodi e i buchi delle varie reti provinciali, e poi di stilare una lista di punti di discussione, che possa fare da ordine del giorno in un tavolo di lavoro regionale.

Il meeting è stato organizzato dal Coma Research Centre del Besta (Direttore Matilde Leonardi) assieme alla AGCAM, Associazione Gravi Cerebrolesioni Acquisite Milano ONLUS (Presidente Sandro Feller), alla SIRN Lombardia (Presidente Carla Corsini), alla SIMFER ( rappresentata dalla Dr.ssa Donatella Bonaiuti) e alle organizzazioni aderenti a La Rete (Associazioni Riunite per il Trauma Cranico e le Gravi Cerebrolesioni Acquisite, Presidente Gian Pietro Salvi) e alla FNATC (Federazione Nazionale Associazioni Trauma Cranico, Presidente Paolo Fogar), rappresentanti dei familiari che accudiscono un proprio caro in coma, stato vegetativo, minima coscienza e grave cerebrolesione acquisita.

Fonte | Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta

Epineeds: prima Indagine Italiana sulle Priorità e i Bisogni delle Persone con Epilessia

Oltre il 90% delle persone con epilessia e l’84% dei medici ritengono che l’individuazione di una terapia efficace e l’assunzione di un farmaco privo di effetti collaterali e facilmente maneggevole siano gli aspetti più importanti nella gestione di questa impattante condizione neurologica.

È quanto emerge da “Epineeds”, il primo studio multicentrico nazionale sui bisogni dei pazienti presentato il 5 febbario scorso in occasione della conferenza stampa di lancio della Giornata Internazionale dell’Epilessia. Obiettivo dell’indagine quello di identificare i bisogni delle persone con epilessia e il loro soddisfacimento da parte del curante, indagando e mettendo a confronto le visioni che intercorrono tra paziente e medico.

L’evento è stato organizzato dalla Lega Italiana contro l’Epilessia (LICE) e dalla Federazione Italiana Epilessie (FIE) con il contributo non condizionato di UCB.

Lo studio, condotto dall’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e dall’Università La Sapienza di Roma, in collaborazione con la Federazione Italiana Epilessie, è stato realizzato su un campione di 787 pazienti (432 donne e 355 uomini) di età compresa tra 15 e 88 anni, in cura presso 21 Centri per l’epilessia presenti in tutta Italia. La ricerca evidenzia come i pazienti tendano a concordare con i rispettivi medici curanti soprattutto sulla scelta del farmaco più efficace e meglio tollerato (concordanza medico-paziente pari a 82% e 84%), mentre le opinioni di pazienti e medici divergono sugli effetti collaterali tollerati (concordanza pari al 53% per astenia e al 55% per cefalea), considerati molto più importanti dal medico rispetto al paziente.

E ancora, quando si parla di un nuovo farmaco antiepilettico, sia il paziente che il medico si aspettano che questo eserciti un buon controllo delle crisi (concordanza medico-paziente pari al 94%) senza aumento degli effetti collaterali (concordanza medico-paziente dell’88%), ma il paziente, più del medico, ricerca informazioni circa la sua rapidità di azione (73% vs 57%).

Questa indagine rappresenta un ulteriore passo avanti nel miglioramento della gestione dell’epilessia. Epineeds fornisce infatti un quadro chiaro delle aspettative del paziente, il quale attende dal medico curante la risposta a domande che esprimono bisogni talora diversi. È in occasione della Giornata Internazionale dell’Epilessia che LICE intende evidenziare come il soddisfacimento di questi bisogni sia possibile solo con una adeguata comunicazione e con il rispetto di esigenze che possono sì differire rispetto a quelle del medico, ma che possono essere soddisfatte attraverso un rapporto medico-paziente sempre più consolidato. A questo proposito, l’88% delle persone con epilessia si ritiene molto soddisfatto del rapporto personale con il proprio curante e questo è un dato che ci rende molto orgogliosi” – ha affermato Oriano Mecarelli, Presidente LICE.

Ad emergere durante il dibattito, inoltre, la necessità di aumentare la consapevolezza e il coinvolgimento delle Istituzioni sull’epilessia. Obiettivo, questo, che il Libro Bianco dell’Epilessia, presentato in occasione dell’incontro, intende raggiungere attraverso una raccolta ufficiale di proposte agli organi istituzionali, quali Parlamento, Governo, Ministeri della Salute e dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Il Libro Bianco dell’Epilessia rappresenta uno strumento di comunicazione e di advocacy pensato con la finalità di permettere alle persone con epilessia, ai loro caregiver, ai medici che li curano, ma anche ai ricercatori che studiano la malattia, di presentare le proprie istanze alle Istituzioni. L’epilessia, infatti, come tutte le malattie croniche, coinvolge non solo la persona che ne è affetta, ma anche la sua famiglia e il mondo circostante nel quale si svolge la sua vita sociale e quella di chi se ne prende cura, generando una serie di bisogni. Molti di questi possono trovare risposta, appunto, solo presso le Istituzioni. La Giornata Internazionale dell’Epilessia è l’occasione giusta per ricordare la necessità di interventi legislativi volti a tutelare il diritto alle cure e all’assistenza socio-sanitaria delle persone con epilessia e ad impedirne la discriminazione in ogni ambiente, dalla scuola al lavoro, dallo sport fino alla partecipazione attiva e sociale” – ha aggiunto Rosa Cervellione, Presidente FIE.

È proprio per superare i pregiudizi che anche quest’anno sono previste numerose iniziative su tutto il territorio. Per tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica, inoltre, numerosi monumenti storici d’Italia si coloreranno simbolicamente di viola in favore della sensibilizzazione sull’epilessia, malattia che solo in Italia colpisce oltre 500.000 persone, con circa 36.000 nuovi casi l’anno, e che nel mondo fa registrare circa 65 milioni di casi. L’iniziativa, organizzata da LICE, ha come obiettivo quello di accendere una “luce speciale” contro le false credenze e contro lo stigma.

 


Aumentato del 9% il rischio di infertilità maschile

L’infertilità maschile rappresenta la metà dei casi di infertilità ai quali si fa fronte al giorno d’oggi nelle cliniche di riproduzione assistita. Questo fatto, unito all’apparente diminuzione della qualità del liquido seminale negli ultimi anni, pone questo studio come punto di partenza di una realtà allarmante riguardante l’evoluzione della fertilità maschile.

La ricerca (“Total motile sperm count trend over time across two continents: evaluation of semen analyses from 119,972 infertile men”), guidata dalla Dottoressa Ashley Tiegs, fellow di IVI, ha esaminato il numero totale di spermatozoi mobili (TMSC) – il parametro più importante per prevedere la probabilità di ottenere una gravidanza – di 119.972 uomini trattati nelle cliniche di IVI distribuite tra Spagna e New Jersey, tra il 2002 e il 2017. Come conclusione, questo studio mostra che la proporzione di uomini con rischio di richiedere un trattamento di fertilità è aumentata in maniera considerevole negli ultimi anni, passando da un 12,4% nel 2004 a un 21,3% nel 2017. Questo presume una crescita del 9% in poco più di dieci anni, un’evoluzione quanto meno eclatante.

A sua volta, nel corso dello studio la proporzione di uomini con TMSC normale è diminuita di un 9% (da un 87,6% a un 78,7%).

Abbiamo una grande quantità d’informazioni relative a pazienti infertili, che ci ha consentito di dimostrare, migliorando anche i risultati di studi precedenti, che questo peggioramento della qualità del liquido seminale implica connotazioni cliniche che hanno un effetto evidente sulla fertilità maschile. Un fatto che obbliga a utilizzare trattamenti più complessi per soddisfare il desiderio riproduttivo dei nostri pazienti” – spiega Nicolás Garrido, direttore della Fondazione IVI e coautore dello studio.

Questo lavoro ha ricevuto il Premio Accademico della Società per la Riproduzione Maschile e Urologia, consegnato durante l’ultima edizione della Società Americana di Medicina Riproduttiva (ASRM), che si è tenuta a Denver lo scorso ottobre.

Nel corso della sua ricerca, la Dottoressa Tiegs ha diviso i dati ottenuti in tre gruppi: uomini con TMSC maggiore di 15 milioni di spermatozoi, numeri che non richiederebbero un trattamento di fertilità; uomini con TMSC tra cinque e 15 milioni, che potrebbero aver bisogno di un trattamento di fertilità minore come l’inseminazione artificiale; e uomini con TMSC tra zero e cinque milioni, che potrebbero richiedere una fecondazione in vitro (FIVET), possibilmente con iniezione intracitoplasmatica di liquido seminale (ICSI), per ottenere una gravidanza.

Si tratta del campione di studio più grande ottenuto fino ad oggi, cosa che attribuisce a questo lavoro un grande peso scientifico. Unito ai risultati rivoluzionari ai quali porta, tutto questo apre un grande divario di ricerca, dimostrando con dati oggettivi una evidenza che abbiamo osservato da molto tempo e che nessuno era stato in grado di confermare fino ad oggi. Dopo questi risultati, è necessario analizzare più in dettaglio le cause di questo fatto e le misure da prendere. Siamo convinti che tutti i progressi in questa direzione ci aiuteranno a chiarire alcuni dei problemi che più riguardano i fattori che influenzano l’infertilità maschile” – aggiunge Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma.

Con questi risultati, che indicano come gli uomini presentino ogni volta un rischio maggiore di aver bisogno di trattamenti riproduttivi per essere genitori, sembra obbligatorio chiedersi: perché?

Esistono numerose ricerche sugli effetti avversi dello stile di vita tossico e sull’esposizione costante alle influenze ambientali negative sulla qualità degli spermatozoi, ma non è ancora noto con esattezza in quale modo questi fattori risultino dannosi. E’ comunque obbligatorio uno studio continuo e più preciso di questi fattori che possono influire negativamente sulla qualità del liquido seminale” – conclude Daniela Galliano.

 

Osteoartrosi e Vitamina D: c’è una correlazione?

L’osteoartrosi e la carenza di vitamina D sono due condizioni comuni nelle persone anziane. Non è ancora del tutto chiaro se la concentrazione di questa vitamina – così importante per il metabolismo dell’osso – sia associata ai processi patogenetici dell’osteoartrosi del ginocchio.

Uno studio recentemente pubblicato su Peer J ha voluto indagare tale correlazione misurando le concentrazioni della 5-idrossivitamina D in 149 pazienti, prevalentemente di sesso femminile, con sintomatologia clinica di osteoartrosi primaria del ginocchio. La severità della malattia artrosica è stata valutata sulla scala Kellgren-Lawrence a partire da proiezioni radiografiche anteroposteriori o laterali, previa misurazione di parametri antropometrici quali altezza, peso e indice di massa corporea.

Per la valutazione del dolore osteoartrosico sono stati utilizzati la scala visuoanalogica (VAS) e il Western Ontario and McMaster Universities Arthritis Index (WOMAC). Le concentrazioni plasmatiche di vitamina D sono state definite gravemente carenti (<10 ng/ml), insufficienti (10-19 ng/ml) o normali (20-50 ng/ml).

Nonostante il 90% dei pazienti presentasse una carenza di vitamina D è stata esclusa qualsiasi correlazione tra il dolore al ginocchio e la vitamina.

I livelli di dolore misurati alla VAS e all’indice WOMAC non subivano infatti variazioni in base allo stato vitaminico e bassi livelli di vitamina D non mostravano alcun ruolo critico nella patogenesi e nella progressione osteoartrosica.

Cakar M et al. Association between vitamin D concentrations and knee pain in patients with osteoarthritis. Peer J 2018; 6:e4670; DOI 10.7717/peerj.4670


“Boot Camp”, kit per i neo genitori

Il 29 gennaio scorso, presso la Sala Scozia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, è stato presentato “Boot Camp”, un vero e proprio kit di addestramento per i neo genitori della Campania con consigli e suggerimenti utili per le famiglie con bambini e bambine “dentro e fuori la pancia di mamma”.

L’Assessore alle Pari Opportunità della Regione Campania Chiara Marciani ha consegnato i primi kit al reparto di ostetricia e ginecologia di Salerno accompagnata dal Direttore Generale del Ruggi, Giuseppe Longo, con l’intenzione di promuovere iniziative di sostegno e indicazioni di buone pratiche rivolte ai neo genitori per renderli sempre più consapevoli del loro ruolo per la salute dei figli e per la promozione del loro benessere.

L’azione di sensibilizzazione, soprattutto verso i neo genitori della Campania, su azioni e strumenti messi in atto a favore della salute del loro bambino, ha l’obiettivo di renderli consapevoli dell’impegno per uno sviluppo sano e privo di rischi per la sua alimentazione e per la salvaguardia del suo benessere.

Assieme al kit, è stata distribuita alle mamme ed ai papà una Guida pratica per genitori realizzata dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, Società Italiana Medicina Perinatale, Federazione italiana medici pediatri e Associazione Italiana Genitori.

 



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