Mosquito Day: la festa della zanzara, una giornata per riflettere sulla malaria

Word Mosquito Day

Sabato 20 agosto si è celebrata, come ogni anno, il Mosquito Day, la “Giornata mondiale della zanzara”. Nonostante ronzii e punture siano una compagnia immancabile nelle serate estive, però, questa ricorrenza non vuole festeggiare il massimo picco di attività di questi insetti, ma un evento molto più importante per la salute in tutto il mondo.

Il 20 agosto 1897, infatti, è la data in cui venne scoperto il ruolo della zanzara come vettore della malaria. La scoperta è valsa il premio Nobel al medico inglese sir Ronald Ross, ma per lunghi anni è stata oggetto di contesa con l’Italia, che ne rivendicava la paternità nella persona del medico e zoologo Giovanni Battista Grassi. Gli studi indipendenti dei due scienziati sono, infatti, giunti alla stessa conclusione e hanno trovato nella zanzara anofele la presenza del parassita – il plasmodio – che nel 1880 era stato identificato come responsabile della malaria.

Questa scoperta ha permesso nel corso degli anni di attivare efficaci strategie medico-sanitarie per combattere la diffusione di uno dei principali flagelli delle regioni calde e temperate.
La lotta contro la malaria però è ancora in corso. Si tratta tutt’ora di una delle principali cause di morte infantile in tutto il mondo: ogni due minuti, infatti, un bambino sotto i cinque anni muore di malaria e ogni anno sono oltre 430mila le vittime stimate.

Eppure non è una battaglia senza speranza. Il Mosquito Day deve essere un’occasione per riflettere su quanto si possa e debba ancora fare per debellare questa malattia. Questo è l’obiettivo di Malaria No More UK, organizzazione internazionale no profit, con sede a Londra, fondata per combattere una malattia che miete migliaia di vittime in Africa e che sarebbe prevenibile, con un costo pari a 1,25 euro per trattamento: poco più di un caffè al bar.

Malaria No More UK è in prima linea nel sostegno al Fondo Globale, un organismo multilaterale internazionale che mira a eradicare malaria, tubercolosi e AIDS dal mondo. Il 16 settembre a Montreal si terrà la quinta conferenza per il rifinanziamento del Fondo Globale che mira a raccogliere 13 miliardi di dollari per il triennio 2017-19 e grazie all’impegno di società civile, governi e settore privato, a eradicare la malaria dal mondo come già accaduto in Europa, dal 2015 libera dalla malattia.

L’obiettivo è ambizioso, ma raggiungibile, anche grazie all’impegno dell’Italia, tra i fondatori e principali contributori al Fondo Globale, che si appresta garantire un finanziamento di 130 milioni di euro per il prossimo triennio. L’Italia ha giocato una ruolo di primissimo piano nella nascita del Fondo Globale in occasione del G8 di Genova nel 2001; ha oggi un’occasione irripetibile, quale paese organizzatore del prossimo meeting G7, a maggio 2017 a Taormina, di incidere ancora di più nella lotta a queste malattie, alla povertà e per la salute globale.

La scoperta che la malaria è trasmessa all’uomo dalla puntura di una zanzara Anopheles ha aggiunto alle nostre conoscenze un concetto fondamentale, ovvero che un’infezione trasmessa da vettori – come per altre gravi infezioni virali trasmesse da altre zanzare, quali la febbre gialla o la dengue – va affrontata principalmente con la profonda conoscenza del vettore e attraverso interventi di controllo della popolazione vettoriale, con tutti i mezzi disponibili – che oggi non sono solo gli insetticidi. A ciò devono aggiungersi la prevenzione, con la profilassi comportamentale e farmacologica e gli interventi ambientali, e il miglioramento delle condizioni sociali e sanitarie delle popolazioni a rischio, come per qualunque altra infezione umana”, ha sottolineato Roberto Romi, Primo ricercatore del Dipartimento di malattie infettive, Istituto superiore di sanità.


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

Mal d’auto: rimedi e consigli

I viaggi possono trasformarsi in un incubo per quei 7 milioni di italiani che soffrono di chinetosi, o mal d’auto, com’è più comunemente noto il disturbo, che colpisce sia gli adulti che i bambini. Mal di testa, vertigini, nausea e vomito sono i sintomi più evidenti del mal d’auto che, tuttavia, può essere affrontato efficacemente con diversi rimedi.

Prima di tutto, è bene adottare alcune semplici misure per scongiurare il mal d’auto, o quantomeno prevenirne gli effetti più sgradevoli. Esse consistono nel consumare, prima e durante il viaggio, pasti leggeri e possibilmente secchi, come biscotti, cracker e grissini, evitando di assumere bevande ghiacciate, soprattutto se la temperatura ambientale è alta. Importante anche la posizione assunta in auto: è quindi meglio sedersi davanti, dato che il semplice scorgere la strada e tutto quello che accade vicino ai nostri occhi riesce a fronteggiare la nausea, mentre è sconsigliata la lettura.

Per quanto riguarda i rimedi farmacologici, si può ricorrere a compresse e supposte, da assumere mezz’ora prima di partire, e non quindi ai primi sintomi; devono però essere prescritte dal medico, il solo che potrà valutare eventuali controindicazioni per il paziente. Un altro rimedio consiste nel masticare delle speciali gomme a base di dimedrinato; il loro vantaggio è che si assumono solo all’insorgere dei sintomi, perché il farmaco viene assorbito a livello sublinguale e quindi esercita l’azione in pochi minuti.

In commercio esistono anche cerotti e braccialetti specifici per il mal d’auto. I primi vanno applicati dietro l’orecchio con un paio di ore d’anticipo sul viaggio; sono a base di scopolamina, una sostanza chimica che attenua la nausea. L’attività di questi cerotti dura fino a 3 giorni dall’applicazione, tuttavia non possono essere usati in gravidanza, dai bambini sotto i 12 anni e da chi soffre di glaucoma, di ostruzione del piloro, di disfunzioni epatiche o renali. In alcuni casi, i cerotti possono provocare disturbi transitori di messa a fuoco e dilatazione della pupilla, pertanto sono sconsigliati al guidatore.

I braccialetti sono invece più indicati per i bambini, visto che non rilasciano sostanze farmacologiche; sfruttano infatti il sistema della compressione praticato dall’agopuntura, comprimendo zone precise del polso e del braccio. E’ importante ricordare che i braccialetti sono l’unico rimedio efficace per l’eventuale mal d’auto del guidatore, in quanto i farmaci contro il disturbo sono tutti a base di dimenidrinato, un antistaminico che causa sonnolenza.

Yourself

Demenze e malattia di Alzheimer

Alzhemer

Per “demenze” si intende un gruppo di malattie del sistema nervoso centrale che causano un progressivo declino nelle capacità di una persona di ricordare, pensare, imparare e svolgere le attività del vivere quotidiano.

Le principali abilità compromesse sono:

• Memoria

• Orientamento

• Pensiero

• Giudizio

• Emozioni

La malattia di Alzheimer è la forma più frequente di demenza; infatti, circa il 60% delle persone affette da demenza soffrono di malattia di Alzheimer, un processo degenerativo che consiste nella progressiva perdita neuronale.

Nei pazienti affetti da malattia di Alzheimer si osserva una perdita di cellule nervose nelle aree cerebrali vitali per la memoria e per altre funzioni cognitive che si accompagna a un basso livello di sostanze chimiche come l’acetilcolina, un neurotrasmettitore coinvolto nella comunicazione tra le cellule nervose.

Le cause della malattia non sono chiarite ma è accertato un anomalo deposito della proteina amiloide nel cervello dei malati di Alzheimer. Tale sostanza risulta innescare una serie di meccanismi che conducono a morte cellulare. L’alterazione di un’altra proteina intra-cellulare, la proteina tau, contribuisce al danno strutturale e metabolico dei neuroni.

È una malattia dal decorso lento, in media i pazienti possono vivere fino a 8-10 anni dopo la diagnosi della malattia ma la rapidità con cui i sintomi progrediscono varia da persona a persona.

Epidemiologia

Le persone affette da demenza in tutto il mondo sono oltre 30 milioni; oltre 6 milioni in Europa.

In Italia, secondo stime calcolate sui dati ISTAT di gennaio 2014 (applicando i dati di prevalenza europei della meta-analisi di Prince et al. 2013), le persone over 60 affette da demenza sono 1.127.754, poco più donne (607.443) che uomini (520.311).

I pazienti con malattia di Alzheimer stimati sono 676.652, dei quali solo 338.326 hanno ricevuto una diagnosi: il gap diagnostico è molto alto, circa il 50%.

Queste cifre sono destinate ad aumentare nel tempo e si stima che possano raddoppiare entro il 2020: la proiezione per il 2017 è di 884.550 pazienti con malattia di Alzheimer, con un gap diagnostico del 36,4%.

In aumento anche l’età media dei pazienti: secondo i dati raccolti da AIMA – Associazione Italiana Malattia di Alzheimer e Censis è passata da 74 anni nel 1999 a 79 nel 2015.

Sintomatologia

L’Alzheimer è definita la malattia delle quattro A:

– amnesia, perdita significativa di memoria;

– afasia, incapacità di formulare e comprendere i messaggi verbali;

– agnosia, incapacità di identificare correttamente gli stimoli, riconoscere persone, cose e luoghi;

– aprassia, incapacità di compiere correttamente alcuni movimenti volontari, per esempio vestirsi.

La sintomatologia è abbastanza lieve all’inizio ma col progredire della malattia i sintomi diventano sempre più evidenti e cominciano ad interferire con le attività quotidiane e con le relazioni sociali.

Può essere considerata a tutti gli effetti una malattia terminale, che causa uno scadimento generale delle condizioni di salute; la causa più comune di morte è la polmonite, perché il progredire della malattia porta ad un deficit del sistema immunitario e alla perdita di peso, con aumento conseguente del rischio di infezioni delle vie aeree superiori ed inferiori.

I fattori di rischio

Fattori come razza, professione, posizione geografica, livello socioeconomico non sono componenti determinanti lo sviluppo della malattia, per la quale non non esiste una causa univoca. Esistono piuttosto un insieme di fattori di rischio che, congiuntamente, possono predisporre alla malattia:

· l’età: è il principale fattore di rischio per la demenza di Alzheimer. La prevalenza di demenza di Alzheimer è bassa (1%) nella fascia di età inferiore a 65 anni e aumenta all’aumentare dell’età (11% a 65-80 anni, 35% a 80-90 anni, oltre il 40% dopo i 90 anni). La grande maggioranza delle persone con più di 80 anni è intellettualmente integra. Sebbene, quindi, le probabilità di contrarre la malattia di Alzheimer crescano con gli anni, la vecchiaia di per se stessa non è causa di tale malattia.

· i fattori genetici: in un numero estremamente limitato di famiglie, la malattia di Alzheimer si presenta col carattere di malattia genetica dominante. I membri di tali famiglie possono ereditare da uno dei genitori la parte di DNA (struttura genetica) che causa tale malattia.

· i traumi cranici: è ragionevole ritenere che una persona che abbia ricevuto un violento colpo alla testa possa essere a rischio di ammalarsi di malattia di Alzheimer. Il rischio è maggiore se al momento del trauma la persona ha più di cinquant’anni, ha un genotipo specifico (apoƐ4) e ha perso conoscenza subito dopo il trauma.

· comorbidità o fattori di rischio cardio e cerebrovascolari, quali:

– diabete;

– ipertensione;

– ipercolesterolemia;

– fumo.

Diagnosi

A differenza di altre malattie non esiste un esame specifico per diagnosticare la malattia di Alzheimer. L’unico modo per avere una diagnosi certa di demenza di Alzheimer è l’identificazione delle placche amiloidi nel tessuto cerebrale, possibile solo post-mortem.

Durante il decorso della malattia, la diagnosi è il frutto di un percorso integrato composto da un’accurata raccolta anamnestica, una valutazione neuropsicologica approfondita ed un insieme di esami di laboratorio e strumentali (puntura lombare, Risonanza Magnetica cerebrale, TC cerebrale, SPECT cerebrale, PET cerebrale).

Il Mieloma Multiplo

mieloma multiplo.sintomi

Il Mieloma Multiplo (MM) è un tumore del sangue ad oggi incurabile, che colpisce le plasmacellule, un tipo di cellule del midollo osseo che in condizioni normali contribuiscono a combattere le infezioni.1 Quando le plasmacellule diventano tumorali e si moltiplicano troppo velocemente, vengono dette cellule mielomatose.1

L’accumulo di queste cellule porta alla formazione di lesioni tumorali nelle ossa di tutto il corpo.1 Il midollo osseo sano produce cellule staminali da cui si generano globuli rossi che trasportano ossigeno nel corpo, globuli bianchi che combattono infezioni e malattie, o piastrine essenziali nella coagulazione del sangue.2

I problemi di salute causati dal Mieloma Multiplo possono coinvolgere le ossa, il sistema immunitario, i reni e i globuli del sangue.2

Il Mieloma Multiplo è una malattia rara e rappresenta circa l’1% di tutti i tumori.7 È caratterizzato da un modello ricorrente di remissione e recidiva.3 Si parla di remissione nel Mieloma Multiplo quando non sono presenti segni clinici o sintomi.4 Si parla, invece, di recidiva quando i segni o i sintomi della malattia ritornano dopo un periodo di miglioramento.5 La capacità di raggiungere e mantenere una risposta significativa ai trattamenti diminuisce ad ogni recidiva a causa della resistenza acquisita ai farmaci e della progressione biologica della malattia6: per ogni successiva recidiva si osserva una diminuzione in termini di tasso di risposta di circa il 58% in seconda linea, del 45% in terza linea, del 30% in quarta linea e del 15% in quinta linea, con una riduzione dell’aspettativa di vita dopo ogni ricaduta.11,12,13 Quando una malattia è refrattaria significa che non risponde più al trattamento.5

Epidemiologia

In Italia convivono con un Mieloma Multiplo, a 5 anni dalla diagnosi, 13.983 persone di età media attorno ai 65 anni (80% dei casi d’insorgenza dopo i 60 anni). Ogni anno si contano 5.200 nuovi casi e 3.200 decessi, a 5 anni dalla diagnosi solo il 45% dei pazienti sopravvive.11,12,13

Sintomi

La causa precisa del Mieloma Multiplo non è ancora conosciuta.

Nei primi stadi della malattia non sono presenti sintomi, rendendo molto difficile una diagnosi precoce.
I sintomi e i segni del Mieloma Multiplo possono comprendere, ma non limitarsi a:

• Sanguinamento anomalo1

• Dolore alle ossa e o alla schiena1

• Fratture alle ossa della spina dorsale, dell’anca e del cranio1

• Bassi livelli dei valori dell’emocromo1

• Alti livelli di calcio nel sangue1

• Sintomi al sistema nervoso, comprendenti compressione del midollo spinale, danni ai nervi e iperviscosità1

• Problemi ai reni1

• Infezioni1.

Fattori di rischio

Gli specialisti hanno rilevato alcuni fattori di rischio che possono influenzare le probabilità di avere il Mieloma Multiplo.1 Quelli più comuni sono:

• Età: la malattia si verifica più frequentemente in persone tra i 65-74 anni1,9

• Storia familiare: avere un parente stretto con Mieloma Multiplo aumenta di quattro volte il rischio1

• Genere: negli Stati Uniti, l’incidenza è più alta di 1,5 fra gli uomini rispetto alle donne1,9

• Radiazioni: l’esposizione ad alte quantità di radiazioni, in gran parte dovute a fattori ambientali1

• Razza: più comune fra le persone di origine africana1

• Peso: essere in sovrappeso1

• Avere altre malattie delle plasmacellule: molte persone con gammopatia monoclonale di significato incerto o plasmacitoma solitario potrebbero sviluppare il Mieloma Multiplo.1

Diagnosi

Analisi di laboratorio su sangue e/o urine, risonanza magnetica e una biopsia del midollo osseo possono essere eseguite su persone che presentano i sintomi del Mieloma Multiplo.

• Test di laboratorio: le analisi del sangue e delle urine possono determinare se è presente una quantità anomala di proteine che può segnalare la diagnosi del Mieloma Multiplo1

• Test di imaging: radiografie, risonanza magnetica, TAC o la PET (tomografia ad emissione di positroni) possono essere eseguite per identificare lesioni alle ossa associate al Mieloma Multiplo10

• Biopsia del midollo osseo: le biopsie del midollo osseo determinano se ci sono plasmacellule anomale nel midollo osseo e possono anche essere utili per analizzare le loro anomalie cromosomiche.10

Trattamenti

Al momento non esistono cure risolutive per il Mieloma Multiplo: l’obiettivo dei trattamenti che vengono utilizzati è alleviare la sofferenza, controllare le complicanze della malattia, stabilizzare le condizioni cliniche e rallentare il progredire della malattia.1 I trattamenti prescritti per il Mieloma Multiplo dipendono in gran parte dallo stadio della malattia e dal singolo paziente.1

Le opzioni di trattamento possono comprendere una o una combinazione delle seguenti terapie:

• Chemioterapia e corticosteroidi per uccidere le cellule del mieloma2

• Terapie mirate per bloccare la crescita ed eliminare le cellule del mieloma2

• Alte dosi di chemioterapia con trapianto di midollo osseo o di cellule staminali ematopoietiche per sostituire le cellule malate2

• Bifosfonati per ridurre il dolore osseo e le fratture2

• Radioterapia per trattare le lesioni ossee o per alleviare il dolore.1

BIBLIOGRAFIA

1. American Cancer Society. Multiple myeloma. Available http://www.cancer.org/acs/groups/cid/documents/webcontent/003121-pdf.pdf Accessed on: October 12, 2015

2. Cleveland Clinic. Diseases and Conditions. Available at: http://my.clevelandclinic.org/health/diseases_conditions/hic_Multiple_Myeloma_and_Other_Plasma_Cell_Neoplasms_Treatment. Accessed on: October 12 2015.

3. Jakubowiak A. Management strategies for relapsed/refractory multiple myeloma: current clinical perspectives. Seminars in Hematology 2012;49(3)(1), S16-S32.

4. Cleveland Clinic. Multiple Myeloma. Available at: www.clevelandclinicmeded.com/medicalpubs/diseasemanagement/hematology-oncology/multiple-myeloma/ . Accessed October 12, 2015.

5. Dimopoulous, MA, San-Miguel, JF, Anderson, KC. Emerging therapies for the treatment of relapsed or refractory multiple myeloma. European Journal of Haematology. 2011; Jan 86(1):1-15.

6. Kumar S et al. Clinical course of patients with relapsed multiple myeloma. Mayo Clinic Proceedings. 2004;79(7):867-874.

7. International Agency for Research on Cancer. GLOBOCAN 2012: Estimated Cancer Incidence, Mortality and Prevalence Worldwide in 2012. http://globocan.iarc.fr/. Accessed on October 12, 2015.

8. Data on file at Onyx Pharmaceuticals.

9. National Cancer Institute. Surveillance, Epidemiology, and End Results Program Turning Cancer Data Into Discovery. http://seer.cancer.gov/statfacts/html/mulmy.html . Accessed October 12, 2015.

10. Mayo Clinic. “Multiple myeloma: Tests and diagnosis.” Available at: http://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/multiple-myeloma/basics/tests-diagnosis/con-20026607?footprints=mine . Accessed October 12, 2015.

11. (2014). Italian cancer registry. http://www.registri-tumori.it/cms/en/english-home .

12. AIOM (2014). AIOM [Italian Association of Medical Oncology] myeloma 2014 Guidelines.

13. AIRTUM (2014) Epidemiol Prev 2014; 38(6 Suppl 1)

Chiusi per ferie dal 17 al 20 agosto !!!

Fenicotteri spiccano il volo sul Salar de Uyuni, Bolivia

L’epicondilite: come prevenirla e come curarla

Epicondilite

L’epicondilite è una malattia infiammatoria dei muscoli estensori del polso alla loro origine sull’epicondilo laterale (regione laterale del gomito).

In particolare il principale muscolo ad essere interessato dal processo infiammatorio è l’estensore radiale breve del carpo, anche se in alcuni casi possono essere coinvolte le strutture mio-tendinee dei muscoli estensore radiale lungo del carpo, dell’estensore ulnare del carpo e dell’estensore comune delle dita. I soggetti maggiormente colpiti sono quelli di età compresa tra i 30 e i 55 anni di età senza distinzioni di sesso. Pur essendo chiamata anche “gomito del tennista” il 95% dei soggetti colpiti da questa patologia non sono tennisti, ma persone che per motivi di lavoro o di hobbies, sottopongono il loro gomito a ripetute flessioni ed estensioni oppure ad un’iperattività in pronazione-supinazione (ad esempio: lavorare con un cacciavite, strizzare un panno, il giardinaggio, etc).

Tali movimenti eseguiti più volte in un tempo ravvicinato si traducono in microtraumi ripetitivi che determinano micro-rotture delle giunzioni mio-tendinee dei muscoli suddetti.

La patologia si manifesta sotto forma di un dolore localizzato alla parte esterna del gomito, esacerbato dall’estensione del polso ad avambraccio pronato ed associato occasionalmente ad una difficoltà ad estendere completamente il gomito ed a stringere oggetti con la mano. Non vi sono invece disturbi neurosensoriali associati.

La diagnosi è fondamentalmente clinica, cioè basata su una semplice visita medica. Esami di approfondimento come Rx o Rmn vengono eseguiti solo nei casi dubbi, per escludere altre patologie, che possono mimare i sintomi della epicondilite.

La terapia nei non atleti si basa in primo luogo nella eliminazione delle attività dolorose: evitare i movimenti ripetitivi di pronazione-supinazione o il sollevamento di carichi pesanti è fondamentale per avviare il processo di guarigione. Tali movimenti devono essere eliminati o modificati ad esempio sostituendo una presa in pronazione (dorso della mano rivolto verso l’alto) con una in supinazione controllata (dorso della mano rivolto verso il basso). Inoltre ogniqualvolta sia possibile devono essere utilizzati entrambi gli arti superiori in modo da ridurre l’estensione del gomito, la supinazione e l’estensione del polso forzate.

In secondo luogo la terapia si avvale di trattamenti con ghiaccio (crioterapia:15 minuti ad applicazione per 4-6 volte al giorno) ed antinfiammatori (ad esempio: Ibuprofene 600 mg per 6-7 giorni), che risultano in genere abbastanza efficaci nel ridurre l’infiammazione.

A seconda della gravità è possibile associare ai trattamenti suddetti 10-20 sedute di terapia fisica strumentale (ad esempio: Ultrasuoni, Ionoforesi, Laserterapia, Tecarterapia) combinata con esercizi di stretching passivo (gomito in piena estensione e polso in flessione con leggera adduzione).

Buoni risultati nella cura di questa patologia si sono ottenuti mediante iniezioni locali di cortisone Tuttavia studi recenti hanno evidenziato come i corticosteroidi forniscono un sollievo dal dolore al gomito nel breve periodo, mentre a lungo termine risultano più efficaci la fisioterapia e l’esercizio fisico, che riducono il dolore meno velocemente ma con continuità, quasi azzerandolo.

Recentemente sono state introdotte tra le cure per l’epicondilite le iniezioni locali di gel piastrinico o di acido ialuronico. Queste si sono dimostrate più efficaci nel ridurre i sintomi e ripristinare le funzioni del gomito nel medio – lungo termine, rispetto ai corticosteroidi.

Tuttavia uno studio di meta analisi, condotto di recente, evidenzia come il ridotto numero di studi controllati randomizzati di alta qualità non permette di definire realmente efficaci queste nuove forme di terapia.

Infine, se i sintomi non migliorano dopo 6 – 12 mesi di trattamenti conservativi, è possibile anche intervenire chirurgicamente, andando a rimuovere la porzione malata del muscolo ed a reinserire nell’osso la porzione sana. Esistono due approcci chirurgici diversi: uno aperto, che comporta una piccola incisione sopra il gomito; ed uno chiuso, che prevede l’utilizzo di un artroscopio, cioè una microtelecamera e strumenti miniaturizzati introdotti attraverso mini-incisioni della pelle. La scelta dell’una o dell’altra pratica spetta al chirurgo, che deciderà in base alla gravità dei sintomi, allo stato di salute generale ed alle esigenze personali di ciascun soggetto.

Autore: dott. Sigismondo Brunetto, Fisioterapista, ASP PALERMO

L’estate e le infezioni della pelle in età pediatrica

Estate ed infezioni pediatriche

La pelle dei bambini, si sa, è molto delicata e richiede, spesso, ai genitori uno sguardo attento e un intervento tempestivo.

Le infezioni cutanee in età pediatrica sono molto frequenti e, in particolare durante l’estate, complici il clima caldo-umido e i giochi al parco o in spiaggia, sono tra le cause più comuni che spingono mamme e papà, spesso in preda al panico, a rivolgersi al pediatra di famiglia.

Sebbene la pelle possa sembrare un organo così facilmente esplorabile dal punto di vista clinico, in realtà è una struttura molto complessa e l’aspetto delle lesioni cutanee può variare a seconda della localizzazione delle stesse nella parte più superficiale (epidermide) o nella parte più profonda (derma) della cute.

Quando si formano lesioni sulla pelle di un bambino, per esempio per una piccola ferita, un graffio o una puntura d’insetto – osserva la prof.ssa Susanna Esposito, Direttore della UOC Pediatria 1 Clinica, Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università degli Studi di Milano e Presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP) – i batteri possono trovarvi un facile accesso per insediarsi all’interno e dare l’infezione che successivamente potrà diffondersi in altre zone della cute, anche sana, a causa del grattarsi del bambino stesso”.

Di fronte ad una lesione della pelle del bambino, bisognerebbe porsi alcune domande:

• Quando è insorta la lesione?

• Da quanto tempo è presente e come si è modificata?

• Ci sono sintomi associati, come per esempio febbre, dolore e prurito?

• Ci sono stati fattori predisponenti, quali l’assunzione di farmaci, l’esposizione alla luce solare, il contatto con allergeni o animali?

Le infezioni cutanee più comuni in età pediatrica sono:

L’impetigine

Cos’è: rappresenta circa il 10% di tutti i problemi cutanei pediatrici e, in estate, è favorita dai giochi sulla sabbia; esistono due forme di impetigine, la forma non bollosa e la forma bollosa.

I sintomi: La forma non bollosa, provocata da Staphylococcus aureus e, più raramente dallo Streptococcus beta-emolitico di gruppo A, esordisce sulla cute del volto o delle estremità, spesso in seguito a punture d’insetto, abrasioni, bruciature o infezioni come la varicella; presenta piccole vescicole o pustole che evolvono rapidamente in croste color miele. Tipicamente, tali lesioni non sono dolorose sebbene circondate da una zona di eritema; raramente provocano prurito e, più frequentemente, un aumento dimensionale dei linfonodi. La forma bollosa, invece, causata sempre da Staphylococcus aureus, è caratterizzata dalla comparsa di bolle flaccide e trasparenti, spesso localizzate nell’area del pannolino o sul volto; le bolle tendono poi, nel tempo, a rompersi.

Come si cura: nella forma non bollosa, le lesioni scompaiono spontaneamente nell’arco di due settimane, senza lasciare cicatrici residue; nei casi di forma bollosa, invece, il trattamento indicato può essere topico, con pomate antibiotiche (mupirocina) da spalmare sulle lesioni oppure con un antibiotico per via orale se la zona interessata è molto estesa o quando le creme verrebbero facilmente rimosse, come intorno alla bocca.

Le infezioni micotiche

Cosa sono: si tratta di infezioni cutanee causate dai miceti o, più banalmente, detti funghi.

I sintomi: i funghi possono diffondersi in molte zone del corpo quali il cuoio capelluto o la cute glabra. Nel primo caso (tinea capitis), la lesione è inizialmente costituita da piccole papule localizzate alla base del follicolo e, successivamente, si forma una placca circolare eritematosa e squamosa, al cui centro il capello diventa fragile e si spezza. Diventano così evidenti zone prive di capelli (alopecia) e il bambino può lamentare prurito. Nel secondo caso, le infezioni della cute (tinea corporis) si presentano come placche squamose, lievemente sopraelevate ed eritematose, che si diffondono in senso centrifugo lasciando una tipica lesione ad anello.

Come si curano: sia nelle infezioni del cuoio capelluto che in quelle della cute, le lesioni micotiche richiedono il trattamento con un farmaco antifungino e spariscono spontaneamente nel giro di qualche mese.

La Candidiasi orale o mughetto

Cos’è: è un’infezione che colpisce circa il 2-5% dei neonati, che contraggono tale infezione durante il passaggio attraverso il canale del parto. L’infezione si può riscontrare anche in bambini più grandi durante trattamenti antibiotici o immunodepressori.

I sintomi: si presenta con piccole chiazze biancastre distribuite sulla mucosa del cavo orale, in particolare sulla lingua, e la mucosa sottostante è lievemente arrossata.

Come si cura: il trattamento, generalmente, prevede l’utilizzo di sospensioni orali antimicotiche.

Le verruche cutanee

Cosa sono: sono le lesioni caratteristiche delle infezioni virali da Papillomavirus e riguardano il 5-10% dei bambini; la loro trasmissione è più frequente in quelli che frequentano piscine o docce pubbliche.

I sintomi: le verruche comuni (verruca vulgaris) si riscontrano più frequentemente sulle dita, sul dorso delle mani, sul volto, sulle ginocchia e sui gomiti. Si tratta di papule ben circoscritte, con superficie irregolare e rugosa. Le verruche piane (verruca plana) sono caratterizzate da papule lievemente rilevate, di dimensioni generalmente inferiori ai 3 mm e di colore variabile dal rosa al marrone. La distribuzione è simile a quella delle verruche comuni, in alcuni casi però possono essere multiple e distribuirsi lungo una linea di trauma cutaneo, per esempio dal margine dei capelli al cuoio capelluto a causa dell’utilizzo del pettine.

Come si curano: nel 50% dei casi le verruche scompaiono spontaneamente entro due anni; il mancato trattamento può, però, provocare la diffusione ad altre sedi del corpo. Le verruche sono lesioni che interessano la parte superficiale della cute, quindi non cicatrizzano a meno che vengano trattate in modo aggressivo; generalmente si consiglia l’applicazione di pomate all’acido salicilico, mentre più discusso è l’utilizzo dell’azoto liquido.

Tra le insidie estive per la salute dei bambini, infine, meritano un’attenzione particolare le reazioni da contatto causate dalle punture di meduse e tracine.

Cosa sono: la Pelagia Nucticola, è una medusa abbastanza velenosa ed è la più diffusa nel Mediterraneo; le tracine sono pesci che si trovano sotto la sabbia, vicino alla riva.

I sintomi: le punture da medusa provocano dolore bruciante e poi prurito intenso, mentre sulla pelle rimane una zona eritematosa ed edematosa con possibile formazione di una bolla; le punture da tracina causano un dolore intenso che può persistere per alcune ore e la sede dell’inoculazione del veleno si presenta arrossato e gonfio.

Come si curano: dopo una puntura di medusa, è necessario disinfettare con acqua di mare e poi con bicarbonato, medicando, poi la parte con un gel a base di Cloruro Alluminio; nel caso di puntura da tracina, mettere subito il piedino del bambino sotto la sabbia calda o tamponare con acqua bollente, perché il calore lenisce il dolore provocato dalle tossine velenose.

La pelle del bambino è altamente sensibile e certamente più soggetta di quella di un adulto alle infezioni – conclude Susanna Esposito – per questo motivo raccomandiamo sempre ai genitori alcuni accorgimenti preventivi quali l’igiene, perché una pelle pulita e ben detersa, è anche una pelle ben difesa dai batteri e dai funghi; inoltre, una moderata esposizione al sole, importante nei primi anni di vita perché favorisce la sintesi della vitamina D, non dovrebbe mai avvenire nelle ore più calde né essere troppo prolungata durante la giornata.

Quando il bambino presenta un’infezione della pelle è necessario rivolgersi prima di tutto al pediatra, specialmente quando i bambini sono piccoli: a seconda del caso e della gravità, il pediatra consiglierà l’eventuale necessità di una visita dermatologica”.

GAS Communication_____________________________________________________________

Buon Ferragosto 2012


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