Statine in prevenzione primaria?

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L’agenzia americana per la prevenzione USPSTS (U.S. Preventive Services Task Force) ha pubblicato un documento di indirizzo per l’utilizzo delle statine in prevenzione primaria.
Le raccomandazioni dell’USPSTS sono riassunte nella tabella.

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Sono considerati dosaggi bassi o moderati:
atorvastatina fino a 20 mg,
fluvastatina fino a 80 mg,
lovastatina fino a 40 mg,
pravastatina fino a 80 mg,
rosuvastatina fino a 10 mg,
simvastatina fino a 40 mg.

Queste raccomandazioni non si applicano ai pazienti con valori molto elevati di colesterolo LDL (> 190 mg/dl) o con ipercolesterolemia familiare.

In Italia la prescrizione a carico del SSN delle statine in prevenzione primaria è regolamentata dalla attuale versione della nota 13 AIFA che fa riferimento alle carte europee (SCORE) per la valutazione del rischio e raccomanda la somministrazione delle statine a partire da un livello di rischio stimato del 2-3%. La sensibile differenza rispetto al documento americano dipende dal fatto che le carte del rischio europee stimano solo il rischio di eventi fatali mentre quelle americane si riferiscono a tutti gli eventi cardiovascolari.

BIBLIOGRAFIA

Statin Use for the Primary Prevention of Cardiovascular Disease in Adults.US Preventive Services Task Force Recommendation Statement. JAMA. 2016;316(19):1997-2007. doi:10.1001/jama.2016.15450


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Un capo cattivo può far ammalare i dipendenti

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Un articolo su Linkedin pubblicato dalla rivista Quartz rivela che un capo cattivo può essere altrettanto dannoso del fumo passivo per i dipendenti. L’articolo dice inoltre che più a lungo si rimane in un posto a lavorare per qualcuno che ci stressa, maggiore è il danno per la nostra salute fisica e mentale.

Secondo Quartz, i dati dell’American Psychology Association rivelano che il 75% dei lavoratori americani crede che il proprio capo sia una delle principali cause di stress sul lavoro. Tuttavia, il 59% di essi non lascerebbe mai il lavoro.

Le statistiche mostrano che i dipendenti si abituano al loro lavoro, nonostante siano infelici. Questo complica ulteriormente il processo di rassegnazione delle dimissioni, perché essi non sono più motivati a cercare un ambiente lavorativo più salutare, che potrebbe migliorare la situazione.

Le ricerche effettuate alla Harvard Business School e alla Stanford University negli Stati Uniti hanno raccolto dati da oltre 200 studi e hanno scoperto che lo stress sul lavoro può essere altrettanto dannoso per la salute che l’esposizione a una considerevole quantità di fumo proveniente dalle sigarette di altre persone, proprio come il fumo passivo.

La principale ragione dello stress sul lavoro, per la maggior parte dei dipendenti, è il rischio di perdere il proprio impiego. Di conseguenza, è probabile che questi dipendenti siano più inclini del 50% ad avere problemi di salute rispetto ai loro colleghi. Ai dipendenti che svolgono un lavoro impegnativo, si richiede di fare più di quanto non sia nelle loro effettive possibilità e ciò fa aumentare del 35% le loro probabilità di avere problemi di salute.

In alcuni casi, i problemi con i capi sono semplicemente una questione di affinità. Tuttavia, ci sono molti capi come Miranda Priestly (dal film “Il diavolo veste Prada“) nella vita reale.

Ma come si fa a riconoscere se si appartiene alla prima categoria o alla seconda?

I capi cattivi sono eccessivamente aggressivi, narcisisti e talvolta perfino violenti. Dicono spesso frasi come “Abbiamo sempre fatto così“, “Puoi ritenerti fortunato ad avere questo lavoro” e “Questo posto è un caos quando io non ci sono“.

Date le attuali condizioni del mercato, non è una decisione facile lasciare il proprio lavoro e ricominciare tutto da capo. Presto ci si fa l’abitudine e il livello di motivazione crolla. Ecco qui alcune semplici strategie che possono aiutarti a sopravvivere ai momenti di crisi professionale:

1. Fai una lista degli obiettivi della giornata e cancella i vari punti man mano che li hai completati. Questa sensazione di aver fatto qualcosa può aiutarti a passare oltre.

2. Spegni il tuo telefono aziendale e non leggere le e-mail durante il fine settimana. Questo può aiutarti a ricaricare la tua batteria personale per un po’ di tempo.

Fonte | http://www.apost.com 

Dolore toracico e patologie gastroenterologiche

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Il dolore toracico non cardiaco è molto comune, e le patologie gastroenterologiche ne rappresentano alcune fra le cause più importanti. La distribuzione della frequenza delle cause di base dipende dal settore del sistema sanitario in cui il dolore viene investigato. Nei singoli casi deve essere sempre preso in considerazione il fatto che il rilevamento di una coronaropatia, ad esempio, non esclude la presenza di un’altra causa di dolore toracico.

In base ad una recente revisione selettiva della letteratura, la più frequente causa gastroenterologica di dolore toracico è rappresentata dal reflusso gastroesofageo, che è noto anche come sindrome del dolore da reflusso.

In assenza di segnali clinici di allarme, il trattamento viene effettuato mediante PPI che vengono impiegati anche come terapia probatoria. Se questa forma di gestione iniziale non porta ad un controllo soddisfacente dei sintomi, sono indicati esami diagnostici più estesi.

Nei singoli casi ciò riguarda il rilevamento o l’esclusione di una patologia da reflusso, oppure di disordini della motilità e danni strutturali a carico dell’esofago, o ancora di patologie a carico degli organi addominali superiori, che possono evocare dolore toracico.

A seguito dell’esclusione di queste patologie definite morfologicamente e funzionalmente, è possibile giungere alla diagnosi del cosiddetto dolore toracico funzionale, il cui meccanismo patologico consiste eminentemente in alterazioni della processazione del dolore, ipersensibilità esofagea e comorbidità mentali, ed il cui trattamento spesso si rivela piuttosto difficile.

BIBLIOGRAFIA

(Internist (Berl) online 2016, pubblicato il 5/12)


Popular Science Italia

Forma del cervello e personalità

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La forma del cervello influisce sul carattere. A delineare la nostra personalità non sono solo le esperienze di vita, ma anche la struttura cerebrale. A rivelarlo è uno studio condotto da ricercatori provenienti da Regno Unito, Stati Uniti e Italia.

Secondo gli psicologi esistono 5 principali tratti della personalità, o Big Five: nevrosi, estroversione, apertura di mente, gradevolezza e coscienziosità. I ricercatori hanno analizzato i dati di imaging cerebrale di oltre 500 individui, esaminando la corrispondenza tra i Big Five e eventuali differenze nell’anatomia della corteccia cerebrale (strato esterno del cervello).

Mentre cresciamo, lo spessore della corteccia tende a diminuire mentre la superficie e il numero di piegature aumentano. I ricercatori hanno però scoperto che alti livelli di nevrosi sono associati con spessore maggiorato in alcune regioni della corteccia anteriore, così come a superficie e piegature ridotte, caratteristiche strutturali tipiche di un cervello in formazione.

Al contrario, l’apertura mentale è associata a spessore ridotto e aumento di superficie e piegature. La personalità sarebbe, quindi, in parte, associata alla maturazione del cervello. Ma, allo stesso tempo, alcuni tratti sarebbero già ‘scritti’ nel cervello del neonato.

Siamo continuamente plasmati dalle esperienze e dall’ambiente, ma il fatto che differenze nella struttura del cervello siano collegate a differenze nei tratti della personalità suggerisce che è coinvolta la genetica”, commenta Nicola Toschi dell’Università Tor Vergata di Roma.

Il lavoro è stato pubblicato su Social Cognitive and Affective Neuroscience.


Popular Science Italia

Doveecomemicuro.it, l’unico portale che permette di scegliere il meglio in sanità

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Aiutare i cittadini nella scelta della migliore struttura sanitaria per sé e per i propri cari: è questo l’impegno di Doveecomemicuro.it, il primo motore di ricerca gratuito, che contiene tutti i dati aggiornati sulle prestazioni e sulle performance di ospedali, studi medici, case di cura, poliambulatori e centri diagnostici.

Sono oltre 1.300 le strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate SSN e oltre 700 quelle territoriali (poliambulatori, centri diagnostici, case della salute, centri specialistici) che compongono il database offerto dal sito che contiene oltre 400.000 informazioni. Per ciascuna struttura Doveecomemicuro.it offre una scheda dettagliata, in costante aggiornamento, con informazioni selezionate da fonti accreditate.

Su Doveecomemicuro.it è possibile cercare esami, visite o interventi, confrontare le valutazioni istituzionali sul trattamento delle patologie, verificare i tempi di attesa per una prestazione o cercare lo studio medico più vicino, ma anche condividere l’esperienza in quella struttura.

La piattaforma, semplice e alla portata di tutti, aiuta le persone a orientarsi davanti all’offerta sanitaria italiana e a scegliere in base alle proprie esigenze. Uno strumento utile quindi per orientare le persone e per sensibilizzarle alla prevenzione. Non solo, il portale offre tutte le informazioni per decidere dove fare un intervento confrontando nel dettaglio le varie strutture grazie a indicatori di qualità ufficiali.

Un semaforo a 5 colori

La valutazione delle patologie e delle aree terapeutiche e il confronto con i valori di riferimento nazionali, riconosciuti e validati dal Ministero della Salute o dal Programma Nazionale Esiti (PNE), sono a disposizione di tutti in modo chiaro e immediato attraverso un semaforo a 5 colori (verde scuro, verde chiaro, giallo, arancione e rosso) e una barra di avanzamento che indica il posizionamento dell’ospedale all’interno della classifica nazionale. Un’operazione di trasparenza che sintetizza una notevole mole di dati, solitamente riservati agli addetti ai lavori, rendendola comprensibile ai cittadini in nome del principio del Public reporting (“rendicontazione pubblica”).

Il sito offre poi all’utente tutte le informazioni in merito alle certificazioni di cui l’ospedale o il poliambulatorio è dotato (dalla ISO 9001 al Bollino Rosa (Onda – Osservatorio nazionale sulla salute della donna) che premia le strutture “a misura di donna”, dal certificato internazionale di qualità e sicurezza JCI (Joint Commission International) alla presenza o meno di organizzazione per Breast Unit), i servizi aggiuntivi (come ad esempio la possibilità di ospitare i famigliari, i servizi di traduzione o l’accessibilità per le persone a mobilità ridotta) e le informazioni utili (indirizzo, sito web e contatti).

L’esperienza di Doveecomemicuro.it nasce nel 2013 in via sperimentale a partire da un presupposto: l’informazione in sanità è cruciale per la fornitura di prestazioni efficaci, eque ed efficienti, e per rendere protagonisti sia i cittadini sia gli attori della sanità.

Ne deriva una “scelta informata” che stimola il miglioramento della qualità assistenziale e aumenta la responsabilità di chi eroga servizi.

Doveecomemicuro.it si ispira al rigore assoluto del metodo scientifico e fornisce esclusivamente informazioni comprovate che sono frutto delle migliori evidenze disponibili, attraverso un lavoro di rete, coordinato dal comitato scientifico di cui dispone.

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Ufficio Stampa | Doveecomemicuro.it (Referente: Carlo Melato ufficiostampa@doveecomemicuro.it)

Morte cardiaca improvvisa: dai cardiologi USA nuove linee guida

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L’American Heart Association e l’American College of Cardiology hanno reso note delle nuove linee guida che hanno come obiettivo quello di prevenire la morte cardiaca improvvisa (SCD).

Le prestazioni e le misure di qualità delle cure per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa si dividono in quattro categorie: cardiologia preventiva; rianimazione/cure di emergenza cardiovascolare; insufficienza cardiaca/cardiologia generale ed elettrofisiologia.

Queste misure di declinano in quattro obiettivi: diagnosi, educazione del paziente, trattamento e autogestione. Le misure di qualità proposte includono lo screening per storia familiare di morte cardiaca improvvisa, per la disfunzione ventricolare sinistra asintomatica – quando è presente una importante familiarità per cardiomiopatia e morte cardiaca improvvisa –  istruzioni per il defibrillatore automatico esterno (AED).

Le misure di performance includono la cessazione dell’abitudine al fumo nei pazienti a rischio, l’uso del defibrillatore impiantabile (ICD) in alcuni pazienti, l’accertamento di cause reversibili di arresto cardiaco prima di un impianto di defibrillatore come prevenzione secondaria e la consulenza per i pazienti idonei ad un ICD.

Il comitato scientifico che ha redatto queste misure ritiene che esse potrebbero essere di grande aiuto ai medici per migliorare la qualità delle cure e dei risultati, sebbene ci sia ancora molto da studiare e da fare per sviluppare misure in grado di prevenire e curare la morte cardiaca improvvisa.

BIBLIOGRAFIA

2016 AHA/ACC Clinical Performance and Quality Measures for Prevention of Sudden Cardiac Death – A Report of the American College of Cardiology/American Heart Association Task Force on Performance Measures – Writing Committee Members, Sana M. Al-Khatib, Clyde W. Yancy, Penelope Solis, Lance Becker, Emelia J. Benjamin, Roger G. Carrillo, Justin A. Ezekowitz, Gregg C. Fonarow, Bharat K. Kantharia, Monica Kleinman, Graham Nichol, Paul D. Varosy – J Am Coll Cardiol. 2016 Dec 14. pii: S0735-1097(16)36441-5. doi: 10.1016/j.jacc.2016.09.933


Popular Science Italia

Dieta ricca di ferro e attività fisica aiutano gli studenti

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Sono finite le preoccupazioni per chi ancora è alla ricerca di una dieta che possa aiutare gli studenti ad aumentare il loro rendimento scolastico. Verdure a foglia verde, legumi, cereali, frutta secca come pistacchi e noci, cioccolato fondente, carne rossa e pollame. Ecco la dieta giusta e ‘amica’ dei buoni voti: va bene fino all’università. Il segreto sta tutto nel ferro che tali alimenti, insieme ad altri, contengono. Avere un livello normale di questo elemento così importante per l’organismo, insieme a un’attività fisica regolare, regala migliori prestazioni scolastiche.

E’ quanto emerge da uno studio della University of Nebraska-Lincoln e della Pennsylvania State University, pubblicato su The Journal of Nutrition.

Gli studiosi hanno preso in esame 105 ragazze e donne che frequentavano l’università, di età compresa tra i 18 e i 35 anni, esaminando la media dei voti e il livello di attività fisica. Dai risultati è emerso che quelle con i più alti livelli di ferro accumulato avevano i voti migliori. Complessivamente, poi, coloro che erano più in forma e avevano adeguate riserve di ferro risultavano avere voti superiori rispetto a chi era meno in forma e con riserve di ferro inferiori.

Una buona forma fisica può essere importante per il successo a scuola o all’università idealmente dovremmo fare in modo che anche la dieta sia adeguata per prevenire carenze nutrizionali” – ha spiegato l’autore della ricerca Karsten Koehler.

BIBLIOGRAFIA

Combined Iron Deficiency and Low Aerobic Fitness Doubly Burden Academic Performance among Women Attending University – Samuel P Scott, Mary Jane De Souza, Karsten Koehler, and Laura E Murray-Kolb – J. Nutr. jn240192; first published online November 23, 2016. doi:10.3945/jn.116.240192

FONTE | http://www.nutrieprevieni.it (autore Patrizia Maria Gatti)


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