Come difenderci dalle 5 malattie più comuni in estate

estate

Virus e batteri non vanno in vacanza. E durante l’estate, complici il caldo, il mare o piscine e la vita all’aperto il rischio di infezioni e malattie aumenta. Tra le più diffuse: infezioni cutanee, gastroenteriti e intossicazioni alimentari, allergie da punture d’insetto, reazioni da contatto causate da meduse e tracine, colpi di sole e colpi di calore.

Purtroppo una stagione completamente esente da patologie non esiste. Anche in estate, infatti, sebbene alcuni agenti eziologici, come l’influenza, il virus respiratorio sinciziale e il Rhinovirus, scompaiano quasi del tutto – sottolinea Susanna Esposito altri agenti patogeni prendono il sopravvento, come batteri, miceti e parassiti che sono tra i maggiori responsabili delle infezioni che colpiscono grandi e piccini nel periodo estivo. Uno stile di vita sensato e l’ascolto dei consigli degli esperti è utile per prevenire la maggior parte delle situazioni a rischio. Laddove la prevenzione fallisse, l’adesione alle indicazioni e alla terapia prescritta dagli specialisti permette una gestione ottimale di ogni caso”.

Ecco i consigli e le raccomandazioni di WAidid per affrontare le 5 malattie estive più comuni:

1.Infezioni cutanee

L’impetigine è un’infezione batterica molto contagiosa che più comunemente colpisce i bambini. Gli agenti eziologici chiamati in causa sono solitamente Streptococcus beta-emolitico di gruppo A e più raramente Staphilococcus aureus. L’impetigine causa vescicole-bolle che si risolvono nel giro di 4-8 giorni. Nelle forme più lievi e superficiali è sufficiente un trattamento locale con antisettici per ammorbidire e rimuovere le squame crostose e l’uso di antibiotici topici da applicare 2-3 volte al giorno per almeno una settimana dopo la scomparsa delle lesioni. Il trattamento antibiotico per via orale è necessario, invece, quando le lesioni sono più estese o profonde (piodermite diffusa) o se il bambino è immunodepresso: in questi casi il farmaco più indicato è l’amoxicillina + acido clavulanico che deve essere sempre prescritto dal pediatra.

Le micosi da piscina

La micosi cutanea delle dita di piedi e mani è un’infezione fungina causata da due agenti del genere Trichophyton: T. rubrum e T. interdigitalis. E’ piuttosto contagiosa ed è favorita dal contatto diretto e la frequentazione di luoghi pubblici e dallo scarso rispetto di buone norme igieniche. Le micosi sono caratterizzate da chiazze eritemato-squamose localizzate soprattutto sotto la pianta dei piedi o palmo delle mani e a livello interdigitale, sono spesso pruriginose e molto fastidiose.

Il trattamento è locale con l’utilizzo di creme a base di sostanze anti-micotiche da applicare 2 volte al giorno per almeno 14 giorni. La terapia per via sistemica va riservata a quei casi in cui c’è resistenza alla terapia locale, in cui le lesioni sono più estese o plurifocali o in caso di interessamento dei peli (perché il follicolo pilifero non è raggiungibile dai farmaci topici).

E’ fondamentale prevenire tali infezioni utilizzando ciabattine in gomma da indossare sempre a bordo piscina, nella doccia e nello spogliatoio e teli, asciugamani e spazzole rigorosamente personali.

2.Gastroenteriti, diarrea del viaggiatore e intossicazioni alimentari

La gastroenterite di origine infettiva dovuta a virus come il Rotavirus, Norovirus, Adenovirus e batteri come Escherichia coli, Salmonella, Shigella e Campylobacter rappresenta una causa importante di possibile disidratazione. Soprattutto E. coli può essere implicato nell’insorgenza della cosiddetta diarrea del viaggiatore, così come possono essere implicati anche alcuni parassiti (Giardia, Entamoeba histolytica, Cryptosporidium spp.) soprattutto in aree geografiche, come la maggior parte dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina, in America Centrale e nel Medio Oriente.

Epatite A: si trasmette per via oro-fecale ed è endemica nei Paesi a basso sviluppo socio-economico, Frequente è l’acquisizione dell’infezione da frutti di mare non adeguatamente cotti. L’infezione può essere asintomatica oppure determinare diarrea e nausea, generalmente autolimitantesi, ma i soggetti colpiti eliminano il virus con le feci soprattutto nelle prime 2 settimane, rendendo possibili i contagi ed eventuali piccole epidemie. Per i bambini che si recano in viaggio in Paesi in cui è endemica l’epatite A, è utile la vaccinazione.

Salmonella species: Salmonelle non tifoidee sono batteri presenti tutto l’anno. Il veicolo principale è rappresentato da prodotti di origine animale (uova, pollame), occasionalmente altri cibi (frutta, verdura, cereali) oppure acqua, contaminati da animali infetti. Le forme tifoidee (Salmonella typhi, Paratyphi A, Paratyphi B) sono endemiche in alcuni Paesi, soprattutto in Asia: bambini che hanno soggiornato in queste aree possono presentare sintomi gastrointestinali e febbre.

Staphyloccus aureus: questo batterio è responsabile di intossicazioni alimentari. Diversamente dalle altre intossicazioni, quella dovuta a S. aureus si manifesta entro 24–48 ore dall’assunzione di un alimento contaminato, con diarrea, vomito, dolori addominali, raramente è presente febbre.

Per compensare un’eventuale perdita di liquidi è importante la reidratazione per via orale. Vanno, però, evitate le bibite ad alto contenuto di zucchero come i succhi di frutta confezionati che potrebbero aggravare la diarrea. E’ raccomandabile poi non smettere di mangiare, meglio se leggero, in pasti piccoli e frazionati (es. 6 pasti al giorno). In generale, quando si viaggia in zone con scarse condizioni igieniche, è importante bere solo acqua in bottiglia, non consumare verdure crude e frutta sbucciata, evitare sempre il ghiaccio. Se non si è certi della provenienza consumare carne ben cotta; evitare cibi contaminati potenzialmente a rischio come molluschi e mitili crudi; non condividere tovaglioli, bicchieri, posate e stoviglie; lavare sempre bene le mani con acqua e sapone o un disinfettante a base di clorexidina dopo essere stati alla toilette e prima di mangiare o manipolare del cibo.

3.Allergie da punture di insetto

Le punture di insetto, api e vespidi, causano reazioni che variano da una semplice eruzione pomfoide ad un quadro di shock anafilattico che, sebbene raro, può mettere il soggetto in serio pericolo di vita. Altre punture di insetto, ad esempio quelle delle zanzare, devono comunque essere tenute in seria considerazione e prevenute attraverso norme igienico-comportamentali: evitare l’uscita nelle ore del tramonto, utilizzare indumenti che coprano braccia e gambe, proteggersi con zanzariere ed eventuali repellenti da azionare negli ambienti o da applicare sulla pelle.

Le zanzare del genere Aedes trasmettono zika, dengue e chikungunya, quelle del genere Anopheles trasportano il Plasmodium, agente eziologico della malaria che provoca febbre, malessere, coinvolgimento progressivo neurologico, respiratorio, metabolico, nefrologico ed ematologico, con potenziale prognosi infausta e/o sequele rilevanti. Da qui l’importanza di un’adeguata profilassi in caso di soggiorno in aree endemiche.

Nella maggior parte dei casi le reazioni che si riscontrano dopo una puntura di insetto sono: arrossamento, gonfiore nella zona della puntura, fastidio o dolore che si risolvono completamente in 5-10 giorni; febbre e sensazione di malessere, ma destinati a scomparire abbastanza rapidamente. In tutti questi casi è sufficiente una pomata a base di anti-istaminici e se c’è febbre e molto dolore un banale antifebbrile come paracetamolo o ibuprofene. I casi gravi, quelli con anafilassi, si manifestano invece con un importante quadro cardiovascolare (sincope, ipotensione, e collasso), associato a disturbi respiratori (fischi e sibili all’ascoltazione toracica, stridore laringeo) e, più raramente, ad un quadro gastroenterico (coliche addominali, diarrea). In questi casi, è fondamentale un intervento terapeutico tempestivo: la somministrazione di adrenalina, così come quella di ossigeno e di fluidi per via endovenosa e l’esecuzione di accurati esami di laboratorio volti a confermare la sensibilizzazione al veleno di un determinato insetto.

4.Reazioni da contatto causate dalle punture di meduse e tracine

La Pelagia nucticola è una medusa abbastanza velenosa ed è la più diffusa nel Mediterraneo. Le tracine sono pesci che si trovano sotto la sabbia, vicino alla riva.

Le punture da medusa provocano dolore bruciante e poi prurito intenso, mentre sulla pelle rimane una zona eritematosa ed edematosa con possibile formazione di una bolla; le punture da tracina causano un dolore intenso che può persistere per alcune ore e la sede dell’inoculazione del veleno si presenta arrossato e gonfio. Dopo una puntura di medusa, è necessario disinfettare con acqua di mare e poi con bicarbonato, medicando, poi la parte con un gel a base di cloruro d’ alluminio; nel caso di puntura da tracina, mettere subito il piede sotto la sabbia calda o tamponare con acqua bollente, perché il calore lenisce il dolore provocato dalle tossine velenose.

Cosa non fare: sul sito di puntura non usare ammoniaca, limone, aceto, o alcol; non strofinare o grattare perché si corre il rischio di mandare in circolo le tossine rilasciate; non utilizzare pinzette per rimuovere eventuali frammenti di tentacoli perché la lacerazione di tessuti provocherebbe la fuoriuscita di tossine; non disinfettare con acqua dolce, troppo fredda o ghiaccio.

5.Colpi di sole e colpi di calore

Il colpo di sole è legato all’esposizione diretta ai raggi solari. Comporta un aumento della temperatura corporea oltre i 38 gradi e può associarsi a scottature. Il colpo di calore, invece, si manifesta quando la temperatura esterna è molto alta e una persona non riesce efficacemente a disperdere calore. A volte il colpo di calore si sovrappone a quello di sole. I più a rischio sono i bambini, tanto più quanto più sono piccoli. Per evitare i colpi di sole e di calore è importante evitare l’esposizione prolungata al sole, soprattutto nelle ore più calde e in assenza di un’adeguata protezione a livello del capo. Tra i sintomi: febbre, cefalea, nausea, irritabilità, confusione mentale, e, nei casi più gravi, perdita di coscienza e collasso cardio-circolatorio.


GAS Communication

Diabete: firmato accordo di programma Italia-Iran

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Il diabete rappresenta una malattia in costante aumento, con un forte impatto a livello sanitario, economico e sociale, che colpisce nel mondo 415 milioni di persone, cresce ogni anno al ritmo di 7 milioni di nuovi casi, assorbe il 12% della spesa sanitaria mondiale (673 miliardi di dollari, oltre 600 miliardi di euro) e causa quotidianamente più di 14 mila morti. Numeri impressionanti che, se non si porrà rimedio, sostiene l’International Diabetes Federation (IDF), porterà questa malattia a coinvolgere un adulto su dieci entro il 2040: 642 milioni di persone sul pianeta.

Tra le aree più colpite dalla malattia, il Medio Oriente, in cui risiede – sempre secondo IDF – l’8,5% della popolazione mondiale diabetica, circa 36 milioni di persone destinate a raddoppiare nei prossimi 25 anni. Kuwait, Arabia Saudita e Iran rappresentano i paesi maggiormente interessati dal fenomeno, con la Repubblica Islamica e i suoi quasi 80 milioni di abitanti, in prima fila: 4,6 milioni di adulti con diabete e oltre 37 mila decessi l’anno causati dalla malattia.

Di tutto ciò si è discusso, il 12 luglio scorso, a Roma nel corso del “9° Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Forum – 1st Italian & Iranian Diabetes Joint Meeting”, evento promosso da Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation e da Università di Roma Tor Vergata, con il Patrocinio di Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute e Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI). Nel corso dell’incontro è stato firmato un accordo tra IBDO Foundation, l’organismo costituito in Italia con l’obiettivo di favorire collaborazioni istituzionali in ambito clinico, sociale ed economico legate al diabete e alle malattie metaboliche, ed EMRI–Endocrinology and Metabolism Research Institute, l’Istituto di ricerca e studio endocrinologico iraniano.

Questa importante alleanza, coordinata da Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e IBDO Foundation, prevede la costituzione di una partnership tra università e istituti di ricerca, con l’intento di creare una rete che sviluppi progetti di prevenzione e cura del diabete, sostenibili per le persone e i sistemi sanitari. Si tratta di una collaborazione scientifica forte, importante e voluta, che ha come obiettivi la realizzazione di attività di rilevazione epidemiologica e lo scambio di competenze professionali tra gli operatori sanitari dei due paesi”, ha spiegato Renato Lauro, Presidente IBDO Foundation.

Il diabete è una malattia in grande espansione, che colpisce persone di tutte le classi sociali. Può essere affrontata attraverso la prevenzione, sensibilizzando i cittadini ad adottare stili di vita più consoni, e combattuta sostenendo la ricerca di nuove cure e migliorando l’assistenza per chi ne soffre. Obiettivi ambiziosi che rientrano tra gli scopi dell’accordo”, ha aggiunto Giuseppe Novelli, Rettore dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e Delegato per la Salute per la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane – CRUI.

Parole condivise da Bagher Larijani, Direttore del Dipartimento di Educazione del Ministero della Salute della Repubblica Islamica dell’Iran e Direttore Generale EMRI, che ha manifestato la sua soddisfazione per l’intesa stipulata con l’Italia, Paese che rappresenta un modello politico sanitario eccellente in Europa, soprattutto per quanto riguarda il diabete.

Quanto sia fondamentale sostenere e investire nella ricerca, che rappresenta il futuro per un mondo più sano e in salute, è stato sottolineato dall’On. Lorenzo Becattini, cofondatore e coordinatore del gruppo interparlamentare “Diabete e qualità della vita”, con il Sen. Luigi D’Ambrosio Lettieri, che ha anche sottolineato come questo accordo su basi accademiche tra Italia e Iran si aggiunga alle collaborazioni economiche e commerciali siglate in questi mesi con un Paese chiave, non solo per l’Italia, che riemerge da anni di forzato isolamento.

 
HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

WORLD BRAIN DAY: Il monito della SIN contro l’invecchiamento cerebrale

WORLD BRAIN DAY 2016

Ieri, 22 luglio, in tutto Il mondo si è celebrato il World Brain Day, la giornata di sensibilizzazione promossa dalla World Federation of Neurology che si pone come obiettivo quello di incrementare l’awareness attorno alle patologie neurologiche e neurodegenerative.

Al centro di questa edizione “L’invecchiamento della popolazione e la salute del cervello: l’invecchiamento cerebrale“, tema che la Società italiana di Neurologia promuove da tempo in Italia con l’obiettivo di diffondere e divulgare tutte le misure di prevenzione volte a limitare l’insorgenza di danni cerebrali a carattere progressivo.

L’incidenza di determinate patologie neurologiche come Ictus, Demenza e Morbo di Parkinson, ovvero le più comuni patologie neurologiche che colpiscono in età avanzata, aumenta con l’avanzare dell’età.

Gli esperti evidenziano come il 10-20% degli individui di età compresa tra 60 e 80 anni siano affetti da almeno una di queste patologie neurologiche. Tra quelli di età superiore agli 80 anni, quasi uno su tre ne è colpito.

Oggi le persone di età superiore ai 60 anni sono circa 800 milioni e rappresentano il 12 per cento della popolazione mondiale. Dati destinati a crescere. Gli esperti, infatti, stimano che entro il 2050 gli individui di età superiore ai 60 anni saranno circa 2 miliardi con la conseguenza che il numero di pazienti affetti da malattie neurologiche sarà in costante aumento. 

Mantenere il cervello impegnato in attività stimolanti e socialmente rilevanti, esaltare l’esercizio fisico, adottare una dieta ricca di agenti antiossidanti, monitorare i valori pressori, gli esami ematochimici (colesterolo e glicemia, soprattutto), abolire il fumo sono i consigli che la WFN nel mondo e la SIN in Italia raccomandano di seguire fin da giovani.

Secondo uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, il rischio di contrarre la demenza è del 74% più basso nelle persone che si dilettano con i giochi da tavolo, del 35% in meno in coloro che leggono intensamente, percentuale che può raggiungere il 69% in coloro che suonano un strumento musicale e il 41% in quanti si divertono con i cruciverba.

È necessario rimanere mentalmente e socialmente attivi impegnandosi in attività sociali e ricreative come il volontariato, i viaggi, le attività di giardinaggio, la lettura, la scrittura ed esercizi di memoria. Accanto a tali aspetti è inoltre cruciale controllare i disturbi di ordine ansioso e depressivo e limitare ogni condizione stressante per le ripercussioni dimostrate sull’efficienza cognitiva” – ha dichiarato il Prof. Leandro Provinciali, Presidente SIN e Direttore Dipartimento di Scienze Neurologiche Ospedali Riuniti di Ancona.

La comunità neurologica segnala, inoltre, l’opportunità di una diagnosi precoce di tutte le condizioni in grado di limitare le prestazioni cerebrali in età adulta o avanzata. In quest’ottica deve essere vista l’attenzione posta nei riguardi delle bevande alcoliche e l’uso razionale di farmaci attivi sul Sistema Nervoso Centrale, sia direttamente come i farmaci ansiolitici ed ipnoinducenti, sia indirettamente attraverso altre categorie di farmaci potenzialmente attivi sul Sistema Nervoso Centrale (antipertensivi, ipoglicemizzanti, ormoni, ecc.).

Oltre a ciò, è opportuno valorizzare alcuni sintomi, apparentemente innocenti, che possono rappresentare elementi premonitori di malattie del cervello che possono presentarsi in seguito in maniera severa. Tali condizioni sono rappresentate da deficit transitori di forza o sensibilità di una parte del corpo, da disturbi di memoria, da alterazioni del sonno, dalla compromissione dell’equilibrio, dai disturbi del movimento, dalla compromissione del linguaggio.

In queste condizioni un’attenta valutazione dei fattori di rischio per una malattia del cervello a lenta evoluzione può consentire di adottare le strategie più opportune per evitare o attenuare una condizione invalidante.

Il World Brain Day è stato lanciato dalla WFN nel 2014 ed è dedicato ogni anno ad una malattia neurologica o argomento differenti. La data per questa giornata di sensibilizzazione non è stata scelta a caso, ma è legata alla fondazione della stessa World Federation of Neurology avvenuta il 22 luglio 1957 a Bruxelles.

 

GAS Communication

Studio LANCET dimostra superiorità diclofenac nella riduzione del dolore da colica renale

Colica renale

Un recente studio pubblicato su Lancet1 e condotto su 1644 pazienti dimostra che il diclofenac intramuscolo costituisce l’opzione terapeutica di elezione per gestire l’emergenza nel paziente con coliche renali. Le coliche renali rappresentano oltre il 5 per cento2 delle cause di accesso al pronto soccorso e il 30-35 percento delle urgenze urologiche.

RISULTATI DELLO STUDIO

I risultati dello studio (che ha escluso i pazienti con asma, insufficienza renale o epatica e gravidanza in atto) riportano nei primi 30 minuti una significativa riduzione del dolore (> 50%) nel 68% dei pazienti trattati con diclofenac intramuscolo (75mg/3ml), nel 66% dei pazienti trattati con paracetamolo endovena (1g/100ml) e nel 61% dei pazienti trattati con morfina endovena (0.1mg/kg). Inoltre con il diclofenac è stata riscontrata una minore persistenza del dolore a 60 minuti: nel 24% dei casi, contro il 30% con paracetamolo e il 38% con morfina. E’ risultata ridotta anche la necessità di ricevere un ulteriore trattamento analgesico dopo 60 minuti: nel 12% dei pazienti, contro il 20% con il paracetamolo e il 23% con la morfina. Infine è risultata inferiore l’incidenza di effetti avversi rispetto al trattamento con oppiacei: 1% con diclofenac e paracetamolo, contro 3% con morfina” – spiega Gian Alfonso Cibinel, Past President SIMEU (Società Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza).

LINEE GUIDA EUROPEE

Ciò conferma quanto indicato dalle linee guida della Società Europea di Urologia3 che raccomandano l’uso dei FANS, Farmaci antinfiammatori non steroidei, in particolare diclofenac come terapia d’elezione in urologia.

DICLOFENAC: NUOVE FORMULAZIONI

Le raccomandazioni emesse dall’Ema suggeriscono l’utilizzo dei Fans a dosaggi ridotti. Alla luce di queste raccomandazioni sono state introdotte nuove formulazioni di diclofenac che, grazie alle beta-ciclodestrine, garantiscono anche a dosaggi inferiori una maggiore biodisponibilità del farmaco e una maggiore efficacia analgesica a fronte di minori effetti collaterali.  Akis® farmaco iniettabile a base di diclofenac può essere somministrato per via intramuscolare o sottocutanea ed  è disponibile a bassi dosaggi da 25 e 50 mg, in 1 ml di soluzione, oltre al classico 75 mg. Il vantaggio della formula sottocute è l’autosomministrazione che consente il più rapido intervento sul dolore.

ESTATE: IN AUMENTO IL RISCHIO DI COLICHE

Con l’impennata delle temperature estive le coliche renali sono in agguato. Sotto accusa la disidratazione, complice della formazione dei calcoli. Spesso le persone soggette a questo disturbo sono preoccupate del possibile riacutizzarsi del dolore. Nuovi farmaci, come ad esempio Akis® sono pensati per poter essere utilizzati dal paziente in situazioni di emergenza anche sottocute, previo consiglio del proprio medico. Suggerisco ai pazienti soggetti a coliche renali di dotarsi di queste nuove formulazioni che consentono una rapida e semplice autosomministrazione, specialmente se si recano in Paesi dove può non essere facile trovare strutture sanitarie adeguate” – conferma Alberto Saita, Urologo Ospedale Humanitas.

BIBLIOGRAFIA

1Pathan, S. A., Mitra, B., Straney, L. D., Afzal, M. S., Anjum, S., Shukla, D., … & Cameron, P. A. (2016). Delivering safe and effective analgesia for management of renal colic in the emergency department: a double-blind, multigroup, randomised controlled trial. The Lancet, 387(10032)

2 S. Guercio, C. Terrone, C. Scoffone, C. Cracco, M. Poggio, I. Morra, R. Tarabuzzi, M. Cossu, G. Ghignone, R.M. Scarpa Divisione Universitaria di urologia, Azienda Ospedaliera S. Luigi, Orbassano (To) 2004. L’URETEROSCOPIA D’URGENZA IN PAZIENTI CON COLICA RENALE. Atti del IV Congresso Nazionale Società Italiana di Endourologia. Pg. 20-21

European Association of Urology. A. Paez Borda (chair), F. Charnay-Sonnek, V. Fonteyne, E.G. Papaioannou, Guidelines on Pain Management & Palliative Care. 2013. Pg. 77


Value Relations

La grande bellezza dei colori delle farfalle per raccontare la ricchezza della diversità

La diversità è ricchezza

È la diversità la nota dominante dell’opera di street art che ricopre la facciata dell’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Caravaggio”, Liceo Artistico Statale di Roma: metri e metri di muro tappezzati da una multiforme e variopinta scenografia pittorica dove farfalle e volti sorridenti di bambini, diversi e unici, si fondono insieme, in una diversità naturale.

Un’importante e innovativa iniziativa di valorizzazione del territorio e responsabilità sociale promossa da Pfizer Italia, che ha donato alla città di Roma e all’I.I.S.S. “Caravaggio”, situato nel quartiere Tor Marancia, una grandiosa opera realizzata dallo street artist Gaia, tra le figure più importanti nel panorama dell’arte urbana contemporanea, su un tema che sta a cuore all’Azienda, la ricchezza della diversità. L’artista statunitense, secondo la rivista Forbes, a soli 24 anni è una delle figure più influenti del nostro tempo, un vero caposcuola della pittura di strada americana che nella Capitale ha già realizzato altri importanti lavori.

L’iniziativa s’inserisce nell’ambito della campagna di comunicazione DNAlphabet, che Pfizer ha avviato per i suoi dipendenti a partire dal 2015 sul tema della Diversity & Inclusion: una sfida importante la decisione di diffondere la cultura delle diversità e dell’inclusione, alla quale Pfizer ha risposto con la creazione di DNA, “Diversity is Natural”, un team interno che lavora per superare pregiudizi, valorizzare le differenze e creare un ambiente inclusivo, dentro e fuori il luogo di lavoro.

Pfizer è una multinazionale presente in 170 Paesi e per sua natura deve far convivere realtà ed esigenze diverse; una struttura globale sa che includere tante diversità significa arricchire la propria organizzazione. Non è sempre facile, tuttavia oggi si può essere davvero innovativi solamente incorporando il contributo di tutti. Di recente abbiamo lanciato in Italia, all’interno della nostra Azienda, una campagna per sensibilizzare i dipendenti su questo argomento e abbiamo riscontrato una grande partecipazione da parte di tutti i circa 3.000 colleghi nei nostri siti su tutto il territorio nazionale. Siamo convinti, però, che l’espressione di questa cultura aziendale debba essere condivisa anche esternamente. Con l’opera “Uneven Humanism” Pfizer offre alla città di Roma e all’Istituto Scolastico Caravaggio una testimonianza di apertura nei confronti di una società che avrà tra i suoi punti di forza la diversità multietnica e multiculturale” – ha affermato Massimo Visentin, Presidente e Amministratore Delegato di Pfizer in Italia.

Uneven Humanism by Gaia

Il fil rouge dell’opera di street art è quello del cambiamento, necessario alle coscienze per affrontare il mondo e l’umanità del domani segnati dalla diversità. “Uneven Humanism”, il titolo riportato sulla targa celebrativa scelto da Gaia per l’opera, è una rappresentazione di farfalle variopinte e volti di bambini, metafore e simboli del processo migratorio che coinvolge uomini e donne di tutto il mondo, della trasformazione legata alla crescita e all’adattamento naturale all’ambiente e al diverso da noi. Una raffigurazione della diversità intesa come felicità, come bellezza, come unicità e arricchimento.

La mission di Pfizer è contribuire al miglioramento della salute e del benessere in ogni fase della vita mettendo a disposizione risorse e conoscenze scientifiche, collaborando con le strutture sanitarie, i governi e le comunità locali per favorire e ampliare l’accesso a cure affidabili per tutti. Questo impegno dell’azienda si traduce nella realizzazione di iniziative a responsabilità sociale e nello sviluppo di molteplici attività di comunicazione, interne ed esterne, che hanno come focus la diversità come fatto naturale, che va compreso e trasformato in inclusione sul lavoro come nella vita di tutti i giorni.

Riconoscere e accettare la diversità non è facile, specie se si lavora dentro un’Azienda che in Italia ha 3.000 dipendenti, dei quali 1.100 donne, ma Pfizer è una realtà multiculturale, presente in 170 Paesi: nessuno è straniero, tutti sono unici. La diversità è ricchezza, innovazione e può diventare un punto di forza.

L’obiettivo di Pfizer con la campagna DNAlphabet è quello di creare e diffondere una cultura della diversità con un alfabeto speciale, che parli il linguaggio della Diversity & Inclusion.

separa

Lo street artist Gaia | Gaia è il nome d’arte di Andrew Pisacane, 24 anni, artista statunitense di street art urbana. Il pittore vive e lavora a Baltimora ma occupa gran parte del suo tempo viaggiando per dipingere i suoi murales in ogni parte del mondo. La rivista Forbes lo scorso gennaio lo ha definito “uno dei giovani artisti americani più influenti del nostro tempo”. In effetti Gaia è un vero e proprio caposcuola della pittura di strada americana. Il suo lavoro si fonda sull’osservazione dell’ambiente, ne risultano opere di intenso iperrealismo anche perché l’artista è molto attratto dall’architettura dei luoghi, dai piccoli usi comuni delle comunità locali e dai simboli culturali dei popoli. Gaia, uno dei fondatori e tra le figure più importanti nel panorama dell’arte urbana contemporanea, ha già realizzato tre importanti lavori pubblici per Roma: la stazione metro Garbatella, il lotto 1 di Tor Marancia nell’ambito del progetto Big City Life e una storia della via Ostiense collocata vicino alla stazione metro San Paolo. Tutta la sua opera è stata finora esposta in tutto il mondo, in particolare al Baltimore Museum of Art, alla Galleria Rice e a Palazzo Collicola di Arti Visive. Gaia si è trasferito di recente a Roma per realizzare il murale all’I.I.S.S. Caravaggio, situato nel quartiere Tor Marancia, donato dall’azienda farmaceutica Pfizer.


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A Roma summit internazionale sulla valvola aortica

Un viaggio intorno alla valvola aortica - Ruggero De Paulis

È prepotentemente balzata agli onori della cronaca per il recente intervento cardiochirurgico cui è stato sottoposto l’ex premier Silvio Berlusconi, ma la valvola aortica, e soprattutto le malattie che possono colpire questa e le altre valvole cardiache sono ancora delle perfette sconosciute, nel nostro Paese. Basti dire che, secondo un’indagine condotta lo scorso anno in Europa, Italia inclusa, su un campione di ultrasessantenni, i più frequentemente soggetti a queste forme, solo il 3,6% degli intervistati italiani (3% il dato complessivo europeo) ha dichiarato di considerare con preoccupazione una tale evenienza. Inoltre, solo il 5% dei connazionali ritiene che la stenosi aortica, la più comune tra le malattie delle valvole cardiache, possa essere pericolosa e letale, benché nella sua forma grave lo sia più di molti tumori, di gran lunga più temuti e considerati dai cittadini.

Questi dati non stupiscono. Infatti, sino al 9 giugno pochi Italiani, come la maggior parte di quelli che opero quotidianamente, conoscevano la stenosi aortica, l’insufficienza aortica o quella della valvola mitrale. Eppure, in Italia si stima che 300.000 persone soffrano di stenosi aortica: il restringimento della valvola provocato da depositi di calcio, che altera la funzionalità della struttura preposta a regolare l’afflusso di sangue ai vari distretti dell’organismo. E siano circa 50.000 quelli con la  forma più grave, che necessita di intervento chirurgico”, –ha detto Ruggero De Paulis, coordinatore del Gruppo malattie vascolari dell’ EACTS, l’Associazione Europea di Chirurgia cardio-toracica, che ha organizzato l’incontro “Un viaggio intorno alla valvola aortica”, che ha riunito il 28 giugno scorso, nella capitale alcuni tra i maggiori cardiochirurghi internazionali, per una due giorni di approfondimento sulle nuove tecniche, tecnologie e novità dalla ricerca scientifica nella cura delle malattie della valvola aortica.

La valvola aortica regola il flusso del sangue dal ventricolo sinistro del cuore alla periferia; tralasciando le anomalie congenite, che portano ad un suo più rapido deterioramento, la valvola aortica può comunque ammalarsi con l’avanzare dell’età. La più comune malattia aortica è causata dalla “calcificazione aortica” che, per il deposito di calcio sui suoi lembi, provoca il progressivo restringimento del diametro della valvola e ne limita il movimento di apertura (stenosi) o di chiusura (insufficienza o rigurgito, ciò che è accaduto a Silvio Berlusconi).

In questi casi di malfunzionamento si procede, in genere, con un intervento per sostituire la valvola danneggiata. Ciò è possibile per due strade: la sostituzione chirurgica, a cuore aperto o con procedura minimamente invasiva, e quella per via transcatetere, nota come TAVI. In Italia si effettuano circa 15-18.000 interventi di sostituzione valvolare aortica ogni anno”, – ha spiegato De Paulis.

Nei casi di insufficienza valvolare, soprattutto nei gruppi di pazienti più giovani, è sempre più frequente, d’altro canto, la possibilità di riuscire a riparare la valvola aortica, così come si fa per la valvola mitrale, senza ricorrere alla sua sostituzione. Dopo aver eseguito un attento esame delle condizioni della valvola malata con le tecniche di indagine moderne, come la TAC o l’ecocardiografia, è possibile procedere ad una sua riparazione. In pratica, negli ultimi anni si sono fatti passi avanti nelle conoscenze sul normale funzionamento della radice aortica e cioè di quella prima porzione dell’aorta che contiene non solo la valvola aortica, ma anche l’origine delle arterie coronarie. Ciò ha permesso di poter agire e quindi correggere in modo selettivo quelle strutture anatomiche responsabili dell’insufficienza valvolare. A ciò vanno poi aggiunti gesti tecnici artigianali o ‘sartoriali’ che mirano a ricostruire un normale aspetto e quindi un normale funzionamento dei lembi valvolari”, – ha detto ancora De Paulis.

Le nuove frontiere, invece, sono rappresentate dall’applicazione della tecnologia robotica, che permette interventi robot-assistiti già applicati con successo da alcuni anni alla riparazione della valvola mitrale, l’utilizzo della stampa in 3D che può permettere, ad esempio, di ricostruire associandola alla tomografia computerizzata modelli di strutture come l’arco dell’aorta o le valvole stesse e studiare in fase preoperatoria quale sia il più efficace metodo di intervento; per finire con l’applicazione della realtà aumentata che, associando le tecniche di indagine di tomografia computerizzata agli ‘occhiali-video’ adoperati per vivere le esperienze di realtà virtuale, possono permettere al chirurgo di avere informazioni aggiuntive e di raggiungere al meglio e intervenire sui vasi o le strutture più difficili da visualizzare nel campo operatorio. Tutto questo non è fantascienza, ma già oggi realtà della quale stiamo discutendo qui a Roma”, – ha concluso De Paulis.


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

La metformina a lento rilascio promossa in classe “A”

SLOWmet

È rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale, a partire dal 23 giugno, la formulazione a lento rilascio dell’antidiabetico orale metformina, il farmaco considerato la base della cura nel diabete di tipo 2. Lo ha stabilito l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA), che ha inserito la metformina a rilascio prolungato (Slowmet®) in classe A di rimborsabilità, a totale carico del SSN con provvedimento pubblicato nella gazzetta ufficiale del 22.06.2016.

È una decisione che ci attendevamo, infatti la metformina a lento rilascio offre alcuni significativi vantaggi rispetto alla formulazione convenzionale, primo fra tutti una migliore tollerabilità a livello gastrointestinale, il vero tallone d’Achille di questo principio attivo, oltre alla possibilità di assumere il farmaco una o due volte al giorno, anche a dosaggio lievemente più basso, ottenendo la medesima efficacia” – ha dichiarato il prof. Carlo Maria Rotella, Ordinario di Endocrinologia e Direttore della Scuola di Specializzazione di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo dell’Università di Firenze.

Infatti, 1 persona su 4 in cura con metformina, può accusare effetti collaterali gastrointestinali che, nel 5-10% dei casi, sono così fastidiosi da costringere a cambiare farmaco. La nuova formulazione a lento rilascio ha dimostrato il dimezzamento (-53%) di questo tipo di effetti collaterali, con, in particolare, la riduzione del 77% della diarrea. L’effetto positivo si riscontra anche in chi passa dalla versione tradizionale a quella a lento rilascio, rendendo quest’ultima formulazione indicata anche nelle persone intolleranti alla metformina ad assorbimento rapido (la metformina tradizionale).

Metformina a lento rilascio utilizza una tecnologia, denominata GelShield Diffusion System, che determina il rilascio di principio attivo con maggiore lentezza: prove in vitro dimostrano che, indipendentemente dal pH, il 90% del principio attivo viene rilasciato nell’arco di 10 ore, mentre ciò avviene in circa 30 minuti con la formulazione standard. In prove su volontari sani, si è dimostrato che anche l’assorbimento della metformina a lento rilascio è più graduale, tanto che la concentrazione massima nel plasma si raggiunge in 7 ore, rispetto alle 2-3 ore del farmaco normale.

Questa caratteristica, unita al fatto che le compresse di metformina a lento rilascio vanno assunte di sera, dopo il pasto, e che di notte si ha un fisiologico rallentamento dello svuotamento gastrointestinale, permette la monosomministrazione giornaliera, ma se si assume al mattino ed alla sera si ha una copertura nelle 24 ore, cosa che non si raggiunge mai con le preparazioni di metformina ad assorbimento rapido, anche se assunte 3 volte al dì”, – ha aggiunto il prof. Rotella.

La metformina è un farmaco impiegato da oltre 50 anni nella cura del diabete di tipo 2 ed è tuttora raccomandata come terapia di prima linea o associata ad altri farmaci antidiabetici, per i suoi effetti positivi sul controllo della glicemia, l’impatto neutro sul peso corporeo, il basso rischio di ipoglicemia. La metformina è impiegata anche nel diabete di tipo 1 in associazione all’insulina, in caso di persone obese che inevitabilmente sono divenute insulino-resistenti, per il suo effetto insulino-sensibilizzante, antagonista sul glucagone e anche blandamente anoressizzante.



HealthCom Consulting.Ufficio Stampa


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