Diabete: lo studio POC svela perchè medici e pazienti non amano intensificare la cura con insulina

IDF 2015.Vancouver

Presentati al Congresso dell’International Diabetes Federation (IDF), svoltosi a Vancouver, Canada, dal 30 novembre al 4 dicembre scorso, i risultati dello studio POC (Perceptions of Control), che valuta la percezione del controllo del diabete da parte di medici e pazienti. Lo scopo dello studio è di analizzare come medici e persone con diabete di tipo 2 definiscono il controllo del diabete, identificano gli ostacoli al raggiungimento dell’obiettivo di cura,2,3 percepiscono l’impatto del diabete di tipo 2 non controllato sulla vita quotidiana2,3 e se sono disponibili a intensificare la terapia insulinica.1

I risultati hanno mostrato che le persone con diabete di tipo 2 non controllato da un trattamento con insulina basale (ossia un’unica somministrazione serale di insulina associata ad altri farmaci antidiabetici nel corso della giornata) sono riluttanti ad aumentare le iniezioni di insulina e passare a un regime basal-bolus (caratterizzato da più somministrazioni di insulina al giorno), nonostante il parere del medico. Tra le ragioni principali: il timore di aumento del peso causato dall’insulina (45%), il rifiuto ad accettare il peggioramento della malattia (44%), la paura dell’ipoglicemia (41%) e il non volersi sottoporre a più iniezioni al giorno (41%)1.

Il medico d’altro canto è restio ad aumentare il numero di somministrazioni di insulina principalmente per il fatto che i pazienti non si dimostrano d’accordo con la modifica della cura (62%) e per il timore che questo possa causare episodi di ipoglicemia (46%), specialmente in relazione al tipo di lavoro svolto dal paziente (54%). I medici, inoltre, sono preoccupati di consigliare un’intensificazione della cura in persone con malattie o alterazioni dello status mentale (48%), scarse capacità cognitive (46%) o in caso di dubbio sulla corretta adesione alla cura (41%).1

Capire in che modo medici e pazienti prendano decisioni a proposito dell’intensificare la cura con l’insulina può migliorare il rapporto e il dialogo tra medico e paziente e favorire, laddove necessario, questo delicato passaggio nella vita di una persona con diabete. Rispondere alle preoccupazioni dei pazienti, fornendo loro più informazioni, può facilitare questo processo, aumentando il numero di chi decida di accettare di cambiare la propria terapia per raggiungere un miglior controllo del diabete” – ha dichiarato Meryl Brod, sperimentatore principale del progetto di ricerca POC.

 

Lo studio POC, Perceptions of Control (POC) si basa su informazioni raccolte tramite un sondaggio online svolto tra 300 medici e 1.012 adulti con diabete di tipo 2 non controllato (con valore di emoglobina glicata, HbA1c superiore a 8%) da un trattamento con insulina basale in Gran Bretagna, Svezia e Svizzera.
Sono inoltre state raccolte informazioni da un gruppo di controllo di 295 adulti con diabete di tipo 2 controllato (con valore di emoglobina glicata, HbA1c inferiore a 7.5%), sempre da un trattamento con insulina basale1-3.

 

BIBLIOGRAFIA

  1. Brod M, Pfeiffer KM, Barnett AH, et al. Patient/physicians inertia in insulin intensification for patients with uncontrolled type 2 diabetes using basal insulin. Poster presentation (1081-P) at the International Diabetes Federation (IDF) World Diabetes Congress, 1 December 2015.
  2. Brod M, Pfeiffer KM, Barnett AH, et al. Perceptions of control among type 2 diabetes patients treated with basal insulin. Poster presentation (0742-P) at the International Diabetes Federation (IDF) World Diabetes Congress, 1 December 2015.
  3. Brod M, Pfeiffer KM, Barnett AH, et al. Perceptions of diabetes control among physicians and patients with uncontrolled type 2 diabetes using basal insulin. Poster presentation (0741-P) at the International Diabetes Federation (IDF) World Diabetes Congress, 1 December 2015.


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

Le raccomandazioni dei Medici di Medicina Generale ai pazienti con ipotiroidismo per una gestione più consapevole di questa condizione

SIMG.area metabolica.consigli

L’ipotiroidismo è una patologia piuttosto comune e rappresenta uno dei più frequenti motivi di visita dell’ambulatorio del medico di famiglia, ha spiegato Gerardo Medea, responsabile area Metabolica SIMG. Come tutte le patologie croniche, è spesso fonte di ansia e di dubbi nelle persone che ne sono affette e, per questo, SIMG ha messo a punto delle raccomandazioni utili a tutti i pazienti per chiarire i principali aspetti della gestione quotidiana della malattia”.

Evitare, innanzi tutto, il ricorso improprio allo specialista endocrinologo. Le linee guida delle società scientifiche endocrinologiche nazionali e internazionali, ha chiarito Carlo Cappelli, endocrinologo presso il Dipartimento di Scienze Cliniche e Sperimentali, AOU Spedali Civili di Brescia, prevedono l’intervento dello specialista nella fase iniziale di diagnosi e di impostazione della terapia, mentre il follow up è gestito dal Medico di Medicina Generale, che è qualificato nel seguire il paziente grazie anche alla maggiore frequenza di contatti e relazione con il proprio assistito; l’endocrinologo dovrebbe essere consultato solo nelle situazioni in cui lo stato di eutiroidismo venisse nuovamente compromesso”.

Altro punto controverso, ha proseguito Gerardo Medea, è la frequenza degli esami di controllo: se non vi sono motivi specifici per ripeterli, nella norma vanno eseguiti una volta all’anno mentre va ricordato che il giorno del prelievo ematico oltre al digiuno è necessario assumere la levotiroxina, l’ormone della tiroide assunto quale terapia, dopo il prelievo.

Molti pazienti, anche dopo tanti anni, non assumono nel modo corretto la terapia con levotiroxina mettendo a repentaglio il risultato terapeutico. Le linee guida internazionali dicono che la levotiroxina va presa a digiuno e se si assume il farmaco in compressa è necessario attendere 60 minuti per fare colazione; se invece si assume la levotiroxina nella forma liquida si può fare colazione anche solo dopo 10 minuti poiché il principio attivo nella forma liquida viene assorbito più rapidamente.

Ma quali esami eseguire? Se non ci sono esigenze particolari il solo TSH Reflex è sufficiente al posto dell’intera batteria TSH, FT3, FT4. Quali sono i vantaggi del solo TSH Reflex? Il primo vantaggio è un risparmio per il paziente sul ticket correlato alla richiesta degli esami di laboratorio senza rinunciare nella precisione del referto; infatti se il TSH risulta inferiore o superiore ai valori di riferimento, viene determinato di riflesso l’FT4 nella stessa seduta analitica e, se necessario, è misurato anche l’FT3. Quindi gli esami sono eseguiti interamente solo se necessario e non in modo automatico con un risparmio per il paziente e per il SSN”, ha concluso Medea.


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Boom di tumori alla tiroide: + 38% rispetto al 2010

ITCO

L’incidenza del tumore alla tiroide è in continua crescita a livello mondiale. Considerato nel passato una malattia rara, in Italia è diventato il quinto tipo di tumore più frequente, il quarto nelle donne, mentre era il nono nel 2006. Nel nostro paese si registra infatti uno degli aumenti più marcati con ampia variabilità nei tassi d’incidenza da regione a regione. Si stima che ci siano circa 160.000 italiani con tumore della tiroide, il 38% in più rispetto al 2010, dei quali il 76% può ritenersi già guarito. Ogni anno vengono diagnosticati oltre 3.200 nuovi casi, mentre 500 persone muoiono a causa della malattia”. – dice Antonio Nicolucci, Direttore CORESEARCH, Center for Outcomes Research and clinical Epidemiology.

Una possibile spiegazione di questo incremento potrebbe essere data dalla maggiore accuratezza e diffusione dei moderni mezzi diagnostici, non dimenticando che fattori ambientali, genetici, nutrizionali, economici e sociali contribuiscono alla malattia.

Questi dati sono preoccupanti. Benché il tumore alla tiroide non costituisca una delle principali cause di morte nella popolazione in quanto, se diagnosticato tempestivamente, è un tumore trattabile e curabile, è importante essere preparati per gestirlo al meglio sia dal punto di vista clinico sia sociale e politico, non tralasciando la questione cruciale della sostenibilità del sistema sanitario”. – dice Rocco Bellantone, Presidente ITCO e Preside della Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.

Sono questi i presupposti da cui nasce ITCOItalian Thyroid Cancer Observatory Foundation, il primo Osservatorio sui noduli tiroidei e sul tumore alla tiroide che vede il coinvolgimento di Università, Istituzioni Governative e Parlamentari, Società Scientifiche e Industria, un progetto concreto volto ad affrontare la sfida che queste malattie pongono all’Italia e a tutto il mondo. L’obiettivo è quello di promuovere “un progetto unitario” che, attraverso una forte collaborazione interdisciplinare, permetta di raggiungere una maggiore efficacia nelle cure e nei protocolli diagnostico-terapeutici, a beneficio non solo dei pazienti ma di tutti i cittadini.

Grazie all’attività di sorveglianza dei dati di mortalità analizzati nell’Istituto Superiore di Sanità, oggi sappiamo che di tumore tiroideo si muore di meno in Italia grazie soprattutto ad una migliore capacità diagnostica e alla tempestività d’intervento.  Tuttavia resta ancora molto da fare sulla prevenzione. In questo senso alle varie patologie tiroidee e alle possibili strategie di prevenzione l’Istituto dedica diverse attività, tra esse: il Registro Nazionale Ipotiroidismo Congenito e l’OSNAMI, (Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della iodoprofilassi in Italia) che portiamo avanti in collaborazione con le strutture regionali deputate. Attraverso questi strumenti valutiamo la diffusione delle patologie e l’efficacia del programma nazionale di iodoprofilassi al fine di avere una bussola per orientare le politiche sanitarie in questa direzione”. – afferma Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

Il primo passo per la lotta alla malattia è infatti quello di conoscere, ovvero definire e comprendere il fenomeno di incremento della malattia. Per questo motivo l’Osservatorio si pone come strumento per fotografare la realtà epidemiologica.

Abbiamo attivato una mappatura dei tumori della tiroide – un registro osservazionale prospettico dei pazienti affetti da tumori tiroidei e un registro dei tumori tiroidei familiari – in grado di fornire risultati sia quantitativi che qualitativi. In pratica dobbiamo indagare non solo sul numero di persone che soffre di tumore alla tiroide ma anche capire il perché questi tumori aumentano, per poi offrire strumenti di analisi e di guida ai responsabili politici e agli operatori impegnati nella lotta alla malattia affinché adottino nuove strategie di intervento per poter migliorare sia la cura e il follow-up del paziente, e attivare percorsi appropriati sulla base di dati aggiornati utilizzando le risorse in modo razionale evitando gli sprechi e rendendo al contempo disponibili i trattamenti più innovativi qualora ce ne fosse bisogno”. – dice Sebastiano Filetti, Preside Facoltà di Medicina e Odontoiatria dell’Università La Sapienza di Roma.

A fronte del continuo aumento dell’incidenza della malattia la mortalità è rimasta sostanzialmente invariata; questo determina una crescita progressiva del numero di persone che vivono con un pregresso tumore della tiroide e che richiedono assistenza sanitaria a lungo termine, con impatto sulla spesa. A questo riguardo, non esistono dati italiani, mentre proiezioni dei dati relativi agli Stati Uniti suggeriscono che la spesa annuale crescerà da 1,4 miliardi di dollari nel 2010 a 2,4 miliardi nel 2019, per una spesa complessiva nell’arco di 10 anni di 18,6 miliardi di dollari”. – continua Nicolucci.

Infine, fondamentale per la lotta al tumore alla tiroide, è l’approccio multidisciplinare, perché, come è noto, ormai la gestione di una malattia non può essere più appannaggio di una singola specialità. L’Osservatorio vuole infatti divenire un punto di incontro e di confronto tra Istituzioni, medici specialisti, medici di medicina generale, pazienti e loro associazioni, una sorta di piattaforma dove tutti i membri partecipanti possano confrontarsi e sviluppare le problematiche riguardanti la malattia.

A questo network hanno già aderito 30 centri su tutto il territorio italiano. Gli specialisti di questi centri possono discutere e confrontarsi sui casi più complessi attraverso la rete. Le potenzialità sono infinite: per fare un esempio, si pensi alla possibilità di ‘trasferire’ le conoscenze dal centro alla periferia evitando così la tanto problematica emigrazione sanitaria”. – prosegue Filetti.

Annualmente l’Osservatorio organizzerà un forum per la condivisione dei risultati e un report annuale dell’attività svolta.

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QualityCare: web e app per migliorare la qualità di vita dei pazienti con psoriasi

QualityCare.sito

In Italia una persona su due ricerca sul web informazioni sulla salute; secondo una ricerca di GfK Eurisko, nelle fasce centrali d’età l’uso di Internet per informarsi su malattie e terapie arriva addirittura al 69% tra i 35 e i 44 anni e il 63% tra i 45 e i 54 anni. La rete in tutte le sue articolazioni è diventata ormai il secondo riferimento in tema di salute dopo il medico. Quando si convive con malattie croniche, come la psoriasi, non appena si manifestano i primi sintomi o arriva la diagnosi, i pazienti iniziano un’incessante navigazione destinata a entrare a far parte delle loro abitudini quotidiane. In questo percorso, però, gli psoriasici hanno la percezione che le informazioni giuste si trovino solo per tentativi ed errori e che manchi un riferimento forte e credibile che faccia da garante.

A sostegno di questi pazienti e per migliorare la loro qualità di vita da oggi è disponibile QualityCareTM, il sito web dedicato ai pazienti con psoriasi lieve-moderata, ideato e realizzato da LEO Pharma, validato e certificato dalle due Società scientifiche dermatologiche italiane, SIDeMaST e ADOI: un vero e proprio portale che si candida a diventare un punto di riferimento quotidiano per le migliaia di persone che in Italia convivono con questa patologia, con possibilità di ricevere informazioni personalizzate; la App “MyPso”, scaricabile gratuitamente sul proprio smartphone, permetterà di avere sempre a portata di mano i consigli di QualityCareTM e rafforzare il rapporto con il proprio dermatologo.

La psoriasi ha un forte impatto sulla qualità di vita delle persone che colpisce: il malessere fisico e la sensazione di imbarazzo sono difficoltà che il paziente si trova ad affrontare nella vita di tutti i giorni – dichiara Antonio Cristaudo, Responsabile Dermatologia Infettiva e Allergologica dell’Istituto San Gallicano di Roma e Presidente ADOIun portale dedicato, supportato da Società scientifiche dermatologiche, che si occupi dei molteplici aspetti legati alla patologia psoriasica e che prenda in esame i possibili ambiti di miglioramento della patologia rispetto all’assistenza, alle cure e al supporto psicologico, è uno strumento importante per le persone affette da questa patologia”.

L’offerta di informazioni sulla salute deve tenere conto dell’evoluzione degli utenti di Internet. La parola d’ordine oggi è multicanalità: ben il 60% degli italiani con più di 14 anni ha un profilo multicanale, accede cioè alla rete attraverso “porte” diverse. Web, smartphone e App vengono utilizzati insieme per cercare informazioni e consigli prima e anche dopo la diagnosi, nella speranza di trovare novità in fatto di trattamenti e gestione quotidiana della patologia.
E sulla rete i pazienti, specie quelli colpiti da malattie croniche, non si limitano a frequentare i siti (76%) ma partecipano a discussioni su blog e chat (27%), usufruiscono di consulenza online (27%) e s’informano attraverso Facebook o Twitter (20%).

Web oggi non significa solo forum e social network ma sempre più Mobile e quindi App: il numero delle Mobile App è passato dalle 97.000 del 2013 alle 165.000 del 2015, di queste i due terzi sono inerenti al wellness e ben il 20% sono App di cura – afferma Andrea Boaretto, Docente di Marketing Multicanale, MIP Politecnico di Milano – in particolare, nell’ambito delle patologie croniche, la maggiore sensibilità a device digitali, il trend del “quantify myself”, il progressivo diffondersi di wearable device (supporti indossabili), può portare a un vero e proprio cambiamento e potenziamento rispetto all’aderenza alla cura e alla compliance, cercando una collaborazione e un coinvolgimento del paziente cronico con logiche più vicine a dinamiche di ‘gioco’, potenziando quindi il rapporto medico-paziente”.

L’esperienza di navigazione dei pazienti con psoriasi che emerge da un’indagine qualitativa realizzata da GfK Eurisko conferma la presenza ormai imprescindibile del web nella loro vita quotidiana.

Nelle prime fasi della malattia, alla comparsa dei sintomi e a ridosso della diagnosi, l’obiettivo è avere una panoramica esaustiva della patologia – spiega Stefania Fregosi, Direttore delle ricerche quantitative, Dipartimento Salute GfK Euriskonel tempo Internet viene usato per esplorare possibili novità nei trattamenti e per trovare consigli e suggerimenti per la gestione del problema, soprattutto attraverso forum o blog di pazienti e di dermatologi che permettono di fare tesoro delle competenze professionali o delle esperienze altrui e apprendere nuove strategie di adattamento”.

L’aspettativa dei pazienti con psoriasi è quindi quella di un sito non solo informativo, con aree dedicate ai temi di maggiore interesse, ma un vero e proprio compagno di vita, con consigli pratici per la gestione della psoriasi, servizi interattivi, link con professionisti sanitari, non solo dermatologi ma anche nutrizionisti, psicologi e, soprattutto, con la possibilità di condividere le proprie esperienze.

A tutto questo risponde oggi “QualityCareTM” il portale che ha l’obiettivo di migliorare a 360° la qualità di vita dei pazienti offrendo loro tutte le risorse utili per vivere al meglio la propria quotidianità, senza trascurare alcun aspetto: dall’aderenza alla terapia all’alimentazione, dallo stile di vita agli aspetti psicologici fino agli eventi scientifici e alle campagne di sensibilizzazione.

Punti di forza del sito, le sezioni Nutrition, con consigli su cibo e ricette ‘PSO-Ok’, senza però dimenticare il gusto e il piacere di mangiare, Chiedi all’esperto con la consulenza online di un dermatologo, e le Pillole informative aggiornate ogni giorno e dedicate a tutte le tematiche che ruotano intorno alla psoriasi.

QualityCareTM è uno dei siti controllati e validati da società scientifiche importanti come la SIDeMaST e l’ADOI. È un sito al quale il dermatologo – sostiene Antonio Costanzo, Direttore Clinica Dermatologica Università La Sapienza di Roma, Azienda Ospedaliera Sant’Andrea, Membro Consiglio Direttivo SIDeMaSTpuò indirizzare il paziente per avere maggiori informazioni e consigli utili sulla malattia. Ricco di consigli e di suggerimenti e con sezioni interattive invoglierà i pazienti a visitarlo e i dermatologi a consigliarlo”.

QualityCareTM è una nuova risorsa web di LEO Pharma, azienda giovane e dinamica, leader mondiale nel settore della cura e salute della pelle, che punta molto sul web e sui nuovi canali di comunicazione. Il portale QualityCareTM, che si aggiunge ai numerosi tool digitali creati da LEO Pharma, è pensato per dare supporto e contribuire al miglioramento della qualità della vita delle persone affette da psoriasi.

Di fronte alla rivoluzione digitale ci poniamo l’obiettivo di essere “first in digital pharma”, cosa che abbiamo voluto inserire anche nella nostra strategia corporate per il 2020. Per farlo stiamo aprendo siti web, applicativi e servizi digitali dedicati ai pazienti, ai medici e a tutti i nostri stakeholders – sostiene Paolo Cionini, General Manager LEO Pharma Italia – il portale QualityCareTM, che oggi lanciamo, è un esempio di come si possa fare awareness sulla psoriasi, ma non solo: la nostra presenza online è garantita, infatti, anche da un altro grande portale informativo dedicato ai tumori della pelle non melanoma e in special modo alla cheratosi attinica: www.amalatuapelle.it, con questi due siti e con altri che verranno, vogliamo poter offrire un approccio olistico al paziente. Anche nel rapporto con il medico abbiamo voluto essere innovatori attraverso una piattaforma dedicata ai nostri dermatologi: ClouDerma, un portale per fornire al medico un’informazione scientifica aggiornata e continua, che sta riscontrando grande successo”.


PRO Format Comunicazione

La psoriasi

Psoriasi3

La psoriasi è una malattia della pelle, ad andamento cronico e recidivante, che si manifesta con la comparsa di chiazze rossastre e rotondeggianti, ben delimitate da margini netti. Con il progredire della patologia, le chiazze possono confluire e sono ricoperte di squame di colore bianco-argenteo. La psoriasi può interessare tutta la superficie corporea, ma le aree classicamente colpite sono: gomiti, ginocchia, cuoio capelluto e regione sacrale.

L’evoluzione di questa malattia, per la quale non esiste ancora oggi una terapia risolutiva, è imprevedibile e può procedere attraverso riacutizzazioni, miglioramenti e talvolta anche persistenti remissioni.

È importante rilevare che anche una minima estensione della malattia sulla superficie corporea può essere associata a comorbilità. Numerosi studi hanno dimostrato che non solo vi è un’associazione tra psoriasi e artrite psoriasica, depressione e abuso di sostanze, ma anche che i pazienti affetti da psoriasi presentano una maggior incidenza della sindrome metabolica, e quindi obesità, diabete, patologie cardiovascolari1.

Tipi di psoriasi

La severità della psoriasi è misurata in base all’estensione delle lesioni, al grado di eritema, desquamazione e infiltrazione, alla risposta alle terapie e al grado di disabilità sociale e psicologica2.

Le varie forme cliniche sono:

psoriasi a placche: è la forma più comune. Le lesioni compaiono a livello del cuoio capelluto, del tronco e sugli arti. Anche le unghie possono essere coinvolte;

psoriasi guttata: colpisce prevalentemente i bambini e si manifesta con piccole chiazze su tutto il corpo; spesso è correlata a faringite streptococcica;

psoriasi pustolosa: si presenta sotto forma di piccole pustole che ricoprono aree delimitate (palmi delle mani o piante dei piedi), oppure tutto il corpo;

psoriasi inversa: è comune nelle persone anziane e colpisce le pieghe (regione ascellare, inguinale e pieghe sottomammarie). Le lesioni possono essere umide;

psoriasi eritrodermica (detta anche psoriasi esfoliativa): è interessata tutta la superficie cutanea che si presenta uniformemente arrossata con desquamazione intensa3.

La psoriasi lieve-moderata

La maggior parte delle persone affette da psoriasi (circa l’80%) soffre di psoriasi a placche, nella forma lieve o moderata. La psoriasi si definisce:

lieve, quando interessa meno del 10% della superficie ed è controllata con successo dalla terapia locale;

moderata, quando interessa dal 10 al 20% della superficie corporea o meno del 10% ma con localizzazioni importanti (viso e mani) che pesano sulla qualità di vita del paziente, ed è ben controllata con la terapia locale.

Molto spesso la psoriasi lieve-moderata non viene riconosciuta e adeguatamente trattata. Inoltre, sono soprattutto i pazienti affetti da queste forme a manifestare il maggior grado d’insoddisfazione riguardo alla gestione terapeutica e clinica della malattia, dal momento che le terapie sistemiche, anche in considerazione del profilo di sicurezza per svariati aspetti non ottimale, sono riservate a forme di psoriasi moderata-grave.

La psoriasi può inoltre presentarsi di livello moderato-grave, quando interessa più del 10% della superficie corporea ma non risponde alla terapia locale, o che interessa meno del 10% della superficie corporea ma è presente in aree “problematiche” (cuoio capelluto, mani e piedi); è grave quando coinvolge più del 20% della superficie corporea o meno del 20% ma è instabile, rapidamente progressiva e interessa parti importanti come le superfici palmo-plantari e il cuoio capelluto.

Epidemiologia

La psoriasi colpisce in egual misura gli uomini e le donne, anche se studi sull’incidenza della patologia suggeriscono che tende a manifestarsi più precocemente nella popolazione femminile4.

Nel mondo ne sono affette circa 125 milioni di persone5, pari al 3-4% in occidente, e al 3,1% nella popolazione italiana6.

L’incidenza è intorno ai 6 casi per 10.000 abitanti ogni anno, e appare più alta nei Paesi sviluppati, mentre si riduce tra Neri e Asiatici e in alcuni gruppi etnici, come gli Aborigeni australiani, ed è del tutto eccezionale nei Nativi americani. Tuttavia, le minoranze sono soggette ad ammalarsi nella forma grave e a soffrire di un maggiore distress sociale ed emozionale5.

La patologia può insorgere a qualsiasi età, ma nelle forme dell’adulto è più comunemente diagnosticata ai 20 e ai 50 anni d’età.

Fattori scatenanti

La psoriasi è una malattia a carattere genetico: circa il 30% dei soggetti con psoriasi ha una storia familiare nei parenti di primo grado. La probabilità di ammalarsi con entrambi i genitori affetti da psoriasi è di circa il 40%7.

Molti possono essere i fattori ambientali scatenanti. Tra questi:

• i traumi fisici, come il grattamento, le ustioni, le cicatrici chirurgiche o i traumi accidentali;

• lo stress emotivo;

l’aumento dell’indice di massa corporea, correlato all’incremento del rischio di manifestare la malattia;

• le infezioni delle alte vie respiratorie, causate prevalentemente dallo streptococco betaemolitico, soprattutto nei pazienti pediatrici;

alcuni farmaci, ad esempio sali di litio, beta-bloccanti, antimalarici, FANS;

l’etilismo e il fumo, che spesso accompagnano le forme gravi di psoriasi e sono maggiormente correlati all’insorgenza di psoriasi pustolosa3.

Ripercussioni sulla qualità di vita

La psoriasi incide su gran parte degli aspetti del vivere quotidiano del paziente, dalla scelta dei vestiti alle attività sportive, come ad esempio il nuoto, dove l’esposizione di aree cutanee affette comporta emarginazione ed esclusione. L’impatto negativo della patologia si ripercuote anche sulle attività lavorative e scolastiche e sulle relazioni affettive. La compromissione dell’aspetto estetico può dar luogo a disturbi a livello psichico, affettivo e professionale. Il peso psicologico e sociale che essa impone spesso oltrepassa la gravità del disturbo in sé: più del 60% dei pazienti associa alla malattia una diagnosi di depressione e, di questi, il 10% ha idee di suicidio8.

Le manifestazioni cutanee della malattia, oltre al dolore e al prurito, provocano disagio, frustrazione e vergogna, da cui deriva la perdita di autostima e un senso di stigmatizzazione. I pazienti provano insicurezza e cercano di nascondere agli altri il proprio problema, spesso isolandosi per paura del rifiuto sociale. Questo forte disagio è ulteriormente esacerbato dal pregiudizio, purtroppo ancora diffuso nella maggior parte degli italiani, che la patologia sia contagiosa e questo fa si che molte persone con psoriasi frequentino esclusivamente persone affette dalla stessa malattia.

La psoriasi può dunque essere considerata a tutti gli effetti una patologia invalidante, per via dell’impatto fortemente negativo sui pazienti che ne soffrono, che può arrivare a condizionare anche i progetti lavorativi e di carriera.

BIBLIOGRAFIA

1 Gisondi P. Tessari G., Conti A., et al. Prevalence of metabolic syndrome in patients with psoriasis: a hospital-based case control study. British Journal of Dermatology 20007, 157:68-73

2 Chimenti S., Psoriasis. Firenze: SEE Editrice, 2005

3 Harrison, Principi di medicina interna, 9/2005, ed 16ma

4 Naldi L., Gamini D. The clinical spectrum of psoriasis. Clinics in Dermatology 2007, 25: 510-518

5 National Psoriasis Foundation. Statistics. http://www.psoriasis.org/learn_statistics (03/12)

6 Naldi L., Drug targets inflamm Allergy, 2004, 3:121-5

7 Cfr. http://psocare.agenziafarmaco.it/progetto.htm

8 Esposito M., Saraceno R., Giunta A., Maccarone M., Chimenti S. An Italian study on psoriasis and depression. Dermatology 2006, 212 (2): 123-127

Calcolosi della Colecisti: Diagnosi e Terapia

colecisti.calcoli

La calcolosi della colecisti è una condizione patologica caratterizzata da 4 fasi:

  1. Stato Litogenico – in cui le condizioni del paziente favoriscono la calcolosi della colecisti;
  2. Calcolosi asintomatica; 
  3. Calcolosi sintomatica, caratterizzata da episodi di colelitiasi;
  4. Colelitiasi complicata.

Circa il 15% della popolazione adulta italiana è affetta da colelitiasi, con una maggiore prevalenza nel sesso femminile e in età avanzata (Hepatology 1999, 318: 1745-8). I pazienti affetti da colelitiasi sono asintomatici nell’80% dei casi e solo nel 20% dei casi presentano sintomi indicativi della loro condizione. Tuttavia nel tempo il 20% circa dei pazienti con colelitiasi asintomatica diventa sintomatico e l’1-3% dei casi per anno esordisce direttamente con una complicanza quale, ad esempio, la colecistite acuta, la colangite o la pancreatite acuta. Di norma i pazienti con colelitiasi asintomatica vengono sottoposti ad un follow up di attesa, mentre le opzioni terapeutiche, mediche o chirurgiche, sono riservate ai casi sintomatici. L’introduzione della colecistectomia mini-invasiva per via laparoscopica, in sostituzione alla colecistectomia per via laparotomica, ha incrementato negli ultimi anni il ricorso all’opzione chirurgica (JAMA 1993, 270: 1429-32).  Invece solo per casi selezionati è indicato il trattamento litolitico con acidi biliari (Hepatology 1999, 30: 6-13) o la litotripsia extracorporea a onde d’urto (Hepatology 1992, 16: 820-39).

La presenza di sintomi o pattern sintomatici indicativi di colelitiasi è stata analizzata nel Multicenter Italian Study on Cholelithiasis ¹ ². La colica biliare, definita come dolore localizzato all’ipocondrio destro e/o all’epigastrio, della durata di almeno mezz’ora, abbastanza intenso da influenzare l’attività del paziente, presenta un’elevata predittività per la diagnosi di colelitiasi, in particolar modo se il dolore appare irradiato alla spalla destra ed in assenza di pirosi. Una correlazione ancora significativa, sebbene minore, è stata rilevata tra presenza di colelitiasi e  sindrome dispeptica con riferita intolleranza a cibi grassi e fritti e  sensazione di discomfort all’ipocondrio destro.
Tuttavia va rilevato che l’intervento di colecistectomia nei pazienti colitiasici che presentano coliche biliari di norma determina una completa risoluzione delle coliche biliari, ma non si dimostra altrettanto risolutivo per i sintomi dispeptici presenti prima dell’intervento. Anche il fango o sabbia biliare (“sludge” per gli anglosassoni) può manifestarsi con la colica biliare o più raramente già con i sintomi delle complicanze, in particolare della pancreatite acuta.

Le complicanze nei pazienti con colelitiasi si presentano nel 6% circa dei casi ed esordiscono direttamente con i sintomi di una complicanza nell’1-3% dei casi per anno. Le complicanze della colelitiasi sono riportate in tabella 1. Le più comuni sono rappresentate da:  colecistite acuta, litiasi del coledoco, colangite e pancreatite acuta da reflusso biliare nel dotto di wirsung. Sintomi principali indicativi di colecistite acuta calcolosa sono la colica biliare e la febbre, associate alla positività del segno di Murphy e al riscontro di leucocitosi neutrofila all’emocromo.
L’ostruzione del dotto cistico permanente esclude la colecisti dal flusso biliare (colecisti esclusa) e, quando le pareti della colecisti sono ancora estensibili, determina la formazione dell’idrope o dell’empiema il quale può manifestarsi con colica biliare e febbre.
La calcolosi del coledoco può manifestarsi con colica biliare, febbre e ittero intermittente (triade di Villard) con urine color marsala e feci acoliche oppure, più raramente,  solo con una sindrome dispeptica.
Per ileo biliare, complicanza rara, si intende un’occlusione intestinale a livello della valvola ileo-cecale, determinata da un grosso calcolo colecistico migrato in duodeno attraverso una fistola interna colecisto-duodenale.
Sintomi principali indicativi di colangite acuta sono la febbre elevata e l’ittero.
La pancreatite acuta si manifesta con una sindrome da addome acuto : dolore addominale intenso , continuo, non rispondente agli analgesici, più spesso in sede epigastrio-mesogastrica, associato a vomito, ileo paralitico (chiusura dell’alvo a feci e gas, meteorismo addominale con assenza di rumori peristaltici), ipotensione, febbre e al riscontro laboratoristico di iperamilasemia, leucocitosi, iperglicemia.
Anche la peritonite acuta si manifesta con una sindrome da addome acuto, principalmente caratterizzata da dolore continuo e intenso con positività del segno di Blumberg, contrattura della parete addominale e ileo paralitico.
Il cancro della colecisti è una complicanza rara : in Italia l’incidenza annuale stimata nei pazienti con colelitiasi  è estremamente bassa, pari allo 0.02% circa. Sintomi principali sono ittero progressivo con dolore continuo e tumefazione palpabile all’ipocondrio dx, associati ad anoressia, calo ponderale, astenia.

La diagnostica strumentale oggi si avvale in prima scelta dell’ecografia epatica che permette, oltre che di individuare la presenza di calcoli, anche di definirne numero e dimensioni.
Il fango biliare è più spesso una diagnosi esclusivamente ecografica in soggetti asintomatici, caratterizzata da un ammasso di echi deboli, non associati ad apprezzabile cono d’ombra posteriore, stipati nella parte più declive della colecisti, mobili al variare dei decubiti del paziente.
La presenza di calcificazioni nei calcoli esclude la terapia con acidi biliari poiché essi non sciolgono i calcoli calcificati.
Metodiche più sofisticate come la TC o la RMN non aggiungono significative informazione a quelle già ottenute con l’ ecografia: la TC potrebbe talora identificare piccole calcificazioni dei calcoli non evidenziabili altrimenti, il cui significato clinico sarebbe quello di ridurre l’efficacia del trattamento con gli acidi biliari e quindi di selezionare ulteriormente i pazienti da sottoporre a terapia con acidi biliari.

Il trattamento della colelitiasi è indicato solo nei pazienti sintomatici, cioè in tutti i pazienti che hanno presentato almeno un episodio di colica biliare oppure nei pazienti che hanno già manifestato complicanze o che sono portatori di colecisti a porcellana o di concomitante coledocolitiasi. La maggior parte dei pazienti con coledocolitiasi che sono già stati precedentemente colecistectomizzati possono invece essere trattati con efficacia mediante un intervento di sfinterectomia della papilla di Vater eseguito mediante endoscopia (Am J Surg 1981, 142: 41).  I portatori di colelitiasi con sintomi atipici (dispepsia) o asintomatici dovrebbero solo essere seguiti con controlli clinici periodici.
Le opzioni terapeutiche attualmente disponibili per il trattamento della colelitiasi possono essere mediche (acidi biliari, litotrissia ad onde d’urto)  e chirurgiche (Colcistectomia per via laparoscopica o laparotomica).

Il razionale del trattamento con acidi biliari si fonda sulla loro proprietà di ridurre la secrezione biliare di colesterolo determinando la normalizzazione del rapporto colesterolo/acidi biliari nella bile, oltre che di aumentare la solubilizzazione biliare del colesterolo e il tempo di nucleazione.
L’acido ursodesossicolico (UDCA), l’acido biliare di uso più comune, viene somministrato per via orale a scopo litolitico alla dose di 8-10 mg./kg/ die.
L’indicazione ottimale al trattamento litolitico con UDCA è costituita da: presenza di calcoli radiotrasparenti, senza calcificazioni, conservata funzionalità colecistica, dimensioni dei calcoli inferiori a 10 mm. di diametro, presenza di sintomi lievi, paziente non obeso.
Calcoli di dimensioni inferiori a 5mm hanno la migliore probabilità di venir disciolti, con dimensioni inferiori a 10mm le probabilità sono buone, con dimensioni inferiori a 20mm possono ancora essere considerate accettabili, mentre invece con l’aumentare ulteriore del diametro del calcolo si riduce l’efficacia litolitica degli acidi biliari.
Tuttavia entro 5 anni dalla dissoluzione litiasica mediante acidi biliari, oltre  il 50% dei pazienti presenta una recidiva di colelitiasi.  Il trattamento long-term con acidi biliari a dosaggio standard è efficace nel prevenire la recidiva litiasica ma il suo costo è elevato. Una gestione più economica della recidiva post-dissoluzione prevede la terapia al bisogno, mantenendo i pazienti già trattati con successo in follow-up ecografico semestrale per un periodo di alcuni anni dopo la dissoluzione e risomministrando gli acidi biliari al primo riscontro di una recidiva.

Il trattamento mediante litotripsia extracorporea a onde d’urto (ESWL = Extracorporeal Shock Wave Lithotripsy) risulta efficace se la selezione dei pazienti è stata condotta correttamente. L’ESWL frantuma i calcoli di grosse dimensioni in frammenti di dimensioni minori, che verranno poi completamente disciolti dagli acidi biliari. I pazienti selezionati sono quelli con calcolo singolo di dimensioni non superiore a 20mm. di diametro, oppure con calcoli multipli in numero non superiore a 3, con dimensioni massime di 30 mm.Inoltre questi pazienti devono essere in possesso dei requisiti essenziali per il successivo trattamento con acidi biliari.

L’indicazione chirurgica si impone in presenza di una grave sintomatologia dolorosa (coliche biliari frequenti e severe). Il trattamento chirurgico della colelitiasi mediante colecistectomia, sia laparoscopica che laparotomica, ha una efficacia elevata e può essere effettuata in ogni paziente che non presenti controindicazioni all’intervento chirurgico, indipendentemente dalle caratteristiche dei calcoli , dalle loro dimensioni, dal loro numero e dalla funzionalità della colecisti. Negli ultimi anni si è sempre più consolidata la tecnica laparoscopica che rappresenta attualmente l’opzione con il consenso prevalente ³. Da una revisione delle evidenze disponibile emerge che, rispetto alla colecistectomia tradizionale (OC), la colecistectomia laparoscopica (LC) elettiva è sicura ed efficace:

  • in pazienti anziani, oltre i 65 anni di età, con calcolosi della cistifellea senza complicazioni. La LC negli anziani dovrebbe essere effettuata all’esordio dei sintomi il più presto possibile, specialmente in pazienti di età > 80, poiché questo gruppo presenta un più alto tasso di complicazioni e di conversione in OC. I risultati perioperatori sono influenzati dalla gravità della malattia della cistifellea e non dall’età cronologica ⁴
  • in soggetti obesi (BMI>30 kg/m2)
  • nelle donne in gravidanza con calcolosi non complicata in ogni trimestre di gravidanza. Dilazionare l’opzione chirurgica in caso di calcolosi sintomatica espone la donna gravida ad un incremento del rischio di aborto spontaneo e parto pretermine ⁵
  • nei pazienti con cirrosi epatica compensata (stadio A e B di Child) con calcolosi sintomatica ⁶

TABELLA 1 :  COMPLICANZE DELLA COLELITIASI

1.    Calcolosi del coledoco: 

      •    pancreatite acuta
•    colangite ascendente
•    papillite di Vater stenosante
•    cirrosi biliare

2.    Colecisti esclusa:

      •    idrope della colecisti
•    empiema della colecisti

3.    Perforazione della colecisti:

      •    peritonite acuta
•    ascesso pericolecistico, subfrenico
•    fistole interne:
– colecisto-coliche (colangiti)
– colecisto-duodenali (ileo biliare)
– colecisto-bronchiali (bile in espettorato)

4.    Cancro della colecisti

BIBLIOGRAFIA

1. Festi D et al. Clinical manifestations of gallstone disease: evidence from the multicenter Italian study on cholelithiasis (MICOL) Hepatology. 1999;30(4):839-46.
2. Festi D et al. Incidence of gallstone disease in Italy: results from a multicenter, population-based Italian study (the MICOL project) World J Gastroenterol. 2008 Sep 14;14(34):5282-9.
3. Agresta F et al. Consensus Development Conference on Laparoscopic Cholecystectomy ACOI, SICE,SICOP,EAES 2013
4. Tucker JJ, Yanagawa F, Grim R, Bell T, Ahuja V. Laparoscopic cholecystectomy is safe but underused in the elderly. Am Surg. 2011;77(8):1014-20
5. Date RS, Kaushal M, Ramesh A (2008) A review of the management of gallstone disease and its complications in pregnancy. Am J Surg 2008;196:599-608 
6. Goede B et al. Meta-analysis of laparoscopic versus open cholecystectomy for patients with liver cirrhosis and symptomatic cholecystolithiasis. Br J Surg 2013;100:209-16

Autore | Mauro Marin – Direttore di Distretto – Pordenone


UNIVADIS

Obesità: i dati confermano l’efficacia di “liraglutide 3 mg”, nuovo farmaco per la cura dell’obesità e del sovrappeso

Obesità, Fernando Botero, Siesta

Liraglutide 3 mg ha dimostrato, in associazione a dieta ed esercizio fisico, una perdita media del peso corporeo pari all’8% in circa 1 anno, esattamente 56 settimane. Questo dato è significativamente superiore rispetto al 2,6% di riduzione ottenuta nel gruppo di controllo con sola dieta ed esercizio fisico”, ha spiegato Paolo Sbraccia, Presidente della Società Italiana dell’Obesità (SIO), nel presentare i risultati del programma di sviluppo clinico di fase 3 SCALE™ sul farmaco, al Convegno “Obesità work in progress” della Società Italiana dell’Obesità (SIO) svoltosi a Pisa il 20-21 novembre scorso.

La riduzione del peso corporeo non è l’unico dato importante e significativo mostrato dagli studi. Infatti oltre l’80% del campione di persone che ha assunto il farmaco, rispetto al 48,9% di chi era trattato con un placebo, ha conservato la riduzione del 5% del peso originale dopo 56 settimane; non solo: 1 persona su 2 ha perso, nello stesso lasso di tempo, un ulteriore 5% del proprio peso.

Oltre alla riduzione del peso corporeo, liraglutide 3 mg (Saxenda®, Novo Nordisk) ha determinato un miglioramento anche dei parametri glicemici. Nello studio SCALE™ Obesity and Prediabetes il farmaco si è dimostrato in grado di ridurre la prevalenza di soggetti con prediabete e di ridurre il tasso di insorgenza del diabete di tipo 2. Inoltre, in tutti gli studi del programma SCALE™ sono emersi ulteriori benefici cardiometabolici attribuibili all’assunzione di liraglutide 3 mg, che includono la riduzione della pressione arteriosa, il miglioramento del profilo lipidico e dei marker di rischio cardiovascolare e la diminuzione della necessità di farmaci antipertensivi e ipolipemizzanti.

Sono questi i principali dati emersi dal programma di studi di fase 3 SCALE™ (Satiety and Clinical Adiposity-Liraglutide Evidence in non-diabetic and diabetic people), che ha valutato l’efficacia di liraglutide 3 mg, da somministrare con iniezione sottocutanea una volta al giorno per il trattamento dell’obesità, recentemente approvato nei 28 Paesi dell’Unione Europea e già disponibile negli USA e in Canada.

Liraglutide 3 mg è il primo analogo del GLP-1 approvato in Europa per il trattamento dell’obesità ed era da più di 10 anni che si attendeva una soluzione che rendesse l’obesità una malattia meno orfana di cure. Liraglutide 3 mg è un farmaco ‘intelligente’, che interagisce con uno specifico interruttore nel cervello che regola l’appetito. È efficace e sicuro, dotato di un meccanismo d’azione specifico per la riduzione del peso, che promette tanto e da cui ci aspettiamo tanto”, ha commentato Sbraccia.

L’utilizzo di liraglutide 3 mg in monosomministrazione giornaliera sottocutanea è raccomandato in Europa in aggiunta a dieta ipocalorica e a incremento dell’attività fisica per la gestione del peso corporeo in pazienti adulti con indice di massa corporea (IMC) iniziale ≥30 kg/m2 (obesità), o compreso tra 27 e 30 kg/m² (sovrappeso), e in presenza di almeno una comorbidità.

L’obesità, insieme al diabete, rappresenta la più grande minaccia alla salute del pianeta negli anni a venire. Dal 1980 ad oggi i tassi di obesità sono raddoppiati nel mondo: sono oltre mezzo miliardo le persone obese e 1,5 miliardi quelle sovrappeso. In Italia 1 persona su 2 è obesa o in sovrappeso. Se fino a ieri l’emergenza mondiale era la mancanza di alimenti a sufficienza in molti Paesi poveri, oggi a questo dramma si aggiunge il paradosso del pericolo per la salute rappresentato dal troppo cibo. Speriamo che tra i lasciti di EXPO 2015 possa annoverarsi anche il contributo alla sensibilizzazione di governi e semplici cittadini su questo problema”, ha concluso Sbraccia.


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa


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