Procreazione Medicalmente Assistita: al cinema uno spot per riflettere

 

Speranza, desiderio, attesa, a volte lo sconforto e la paura di non farcela. È questo il percorso emotivo che accompagna la coppia che decide di affrontare la procreazione medicalmente assistita (PMA), un cammino pieno di ostacoli che quasi sempre esulano dall’efficacia terapeutica di un trattamento.

Un racconto di 90 secondi per riflettere sulla più preziosa facoltà che donne e uomini hanno: mettere al mondo un figlio e immortalare le emozioni che accompagnano la notizia dell’attesa di una nuova vita. Un momento magico dove tutto il ventaglio delle emozioni è presente in tutte le sue sfumature. Questo l’obiettivo della Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione che, con il supporto incondizionato di IBSA Farmaceutici, ha realizzato un filmato che verrà proiettato nelle sale UCI Cinemas in tutta Italia dal 21 aprile, in concomitanza con la giornata, istituita dal Ministero della Salute, dedicata alla salute della donna.

Lo scopo è quello di sottolineare anche il ruolo del medico in tutte le fasi, cliniche ed emotive, nelle decisioni di una coppia che deve ricorrere alla fecondazione assistita. L’iniziativa si inserisce nel più ampio Piano Nazionale del Ministero della Salute per diffondere nel nostro Paese una cultura più consapevole del ruolo della fertilità nella vita di coppia.

 

Ogni coppia, e in particolare ogni donna, reagisce a modo suo alle emozioni forti, e l’annuncio di una nuova vita che sta per nascere vale tutte le preoccupazioni e i timori passati. Proprio per questo abbiamo scelto di raccontare in questo spot il momento magico in cui il medico comunica alla sua paziente che è incinta. Questa scelta ha una duplice motivazione: descrivere la forza e la complessità delle emozioni che una donna può vivere quando scopre che diventerà finalmente madre, e mostrare il punto di vista del medico, spesso trascurato. È invece proprio lui che ha la responsabilità di indirizzare una paziente verso una specifica terapia, è lui che si prende cura della donna in tutte le sue fasi cliniche ed emotive, ed è lui che sarà infine felice di annunciare che la terapia consigliata ha dato i suoi frutti con un coinvolgimento che è sì professionale ma anche profondamente intimo e personale” ha spiegato Andrea Borini, presidente della Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione (SIFES e MR).

 

Comprendiamo i risvolti psicologici ed emotivi e il senso di frustrazione che accompagna la ricerca di un figlio, per questo siamo al fianco degli Specialisti che operano nel campo della Riproduzione e siamo vicini alle coppie, perché solo una sintonia tra le parti può fare la differenza” ha concluso Enzo Lucherini, Direttore Commerciale IBSA Farmaceutici Italia.

Secondo i dati recentemente diffusi dal Ministero della Salute una coppia su cinque ha difficoltà a fare figli per vie naturali e sempre più spesso la coppia arriva dal medico troppo tardi perché la PMA vada a buon fine. A incidere è soprattutto l’innalzamento dell’età in cui si diventa genitori: negli ultimi 30 anni l’età media è aumentata di quasi 10 anni per entrambi i sessi.


Value Relations

Malaria: eradicata in Europa, ma nel mondo oltre 430mila morti ogni anno, 1 bambino ogni 2 minuti

World Malaria Day 2016

La malaria è, in una larga parte del pianeta e in particolar modo in Africa subsahariana, una malattia contro cui combattere ogni giorno. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che ha annunciato in occasione del 25 aprile scorso, giornata in cui si celebra il World Malaria Day, iniziativa mondiale per tenere viva la lotta contro questa malattia, l’eradicazione della malattia dal Vecchio Continente, ogni anno vengono registrati oltre 200 milioni di casi di malaria, che rappresenta ancora oggi una delle principali cause di morte nei bambini sotto i cinque anni: si stima infatti che questa malattia uccida un bambino ogni due minuti e un totale di oltre 430mila persone all’anno. A causa della prevalenza nei Paesi in via di sviluppo, la malaria ha un grave impatto negativo sul loro avanzamento economico: ad esempio, il costo per l’economia del continente africano è stimato in oltre 10 miliardi di euro l’anno.

Il Fondo Globale è una collaborazione  internazionale tra governi, società civile e settore privato nata dall’impegno dei Paesi partecipanti al G8 di Genova del 2001, che mira a porre fine alle epidemie globali di tubercolosi, AIDS e malaria. Malaria No More UK è un’organizzazione no profit, con sede a Londra, fondata per combattere una malattia che miete migliaia di vittime in Africa e che sarebbe prevenibile, con un costo pari a 1,25 euro per trattamento. Malaria No More UK lavora in attiva collaborazione con altre organizzazioni non governative impegnate rispettivamente nella lotta a tubercolosi e Aids, e promuove il finanziamento da parte dei donatori internazionali del Fondo Globale, per  permettere lo sviluppo di  progetti che portino i farmaci e i sistemi di prevenzione dove ce n’è più bisogno.

Grazie all’impegno profuso e agli investimenti del Fondo Globale, negli ultimi anni si è assistito a un calo significativo nell’impatto della malaria in tutto il mondo: dal 2000 si è infatti avuta una diminuzione del 37% dei casi di malaria per anno e di circa il 60% della mortalità. Sono state salvate oltre sei milioni di vite negli ultimi quindici anni. Dal 2000 a oggi in ben 57 Paesi i casi di malaria sono stati abbattuti del 75%, ma si può e si deve fare di più  per raggiungere un obiettivo ambizioso, ma possibile: eradicare la malaria anche dal resto del mondo. Il World Malaria Day vuole essere l’occasione per ricordare che questa malattia può essere sconfitta, grazie all’impegno collaborativo di governi e società civile.

In Italia, la malaria è stata debellata nel 1970. Nell’istituzione creata nel 1934 grazie ai finanziamenti della Fondazione Rockfeller, l’Istituto di Sanità Pubblica – il futuro Istituto Superiore di Sanità – che tanta parte ebbe nella campagna contro questa malattia nel nostro Paese, lavora oggi Stefano Vella, Vice presidente di Friends of the Global Fund Europe ed esperto di Salute globale dell’Istituto Superiore di Sanità.

L’estrema globalizzazione dei nostri giorni – avverte Vellaconsente spostamenti di persone, cose e anche di malattie, prima impensabili. Non esistono più malattie confinate; qualsiasi malattia può colpire e colpisce ogni angolo della terra: malattie che pensavamo scomparse, come la tubercolosi, sono arrivate da noi e le nostre malattie croniche, come diabete e obesità, oggi le troviamo in Africa. Per questo è importante il ruolo del Fondo Globale che da solo a livello internazionale garantisce la metà dei finanziamenti mondiali per la lotta contro la malaria, l’80 per cento di quelli contro la tubercolosi e oltre il 20 per cento destinati all’Aids e ha contribuito a salvare milioni di persone nel mondo”.

Il nostro paese è stato tra i promotori del Fondo Globale ed è tra i suoi maggiori otto finanziatori pubblici.

L’Italia ha  contribuito alla nascita del Fondo Globale e al successo delle sue iniziative, finanziandolo con 790 milioni di euro sino al 2012; l’ultimo contributo italiano, nel triennio 2014-2016, è stato di 100 milioni di Euro”, ha affermato James Whiting, Executive Director di Malaria No More UK.

Nei prossimi mesi si terrà la quinta conferenza di rifinanziamento del Fondo Globale, e i finanziatori del Fondo saranno chiamati a pronunciare i propri impegni economici per il triennio 2017-2019. Il Fondo si aspetta di riuscire a raccogliere da tutti i donatori un totale di almeno  13 miliardi di dollari.

C’è molto attesa relativamente alla quota che sarà messa a disposizione dall’Italia, che si auspica possa e voglia raddoppiare il proprio attuale impegno, portandolo a 200 milioni di euro, tornando ad assumere un ruolo fondamentale nella lotta alla malaria, alla tubercolosi e all’aids”, ha aggiunto James Whiting.

Anche l’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’Aids auspica il pieno impegno del governo dell’Italia. Il contributo di tutti è necessario affinché possano continuare i progetti in essere per sconfiggere la malattia: dal Burkina Faso – dove la malaria è la prima epidemia – all’Etiopia, dalla Somalia al Kenya e in tutti quei paesi in cui le Ong dell’Osservatorio sono in prima linea accanto alla società civile e alle istituzioni locali.

Grazie al finanziamento del Fondo Globale, sino a metà dello scorso anno, specialmente nei paesi dell’Africa subsahariana sono stati curati 560 milioni di casi di malaria, distribuite 600 milioni di zanzariere, somministrati farmaci a 8,6 milioni di sieropositivi e condotti test per HIV e fornito counseling sanitario a 470 milioni di persone; nella sola Asia, inoltre, sono stati individuati e trattati 15 milioni di casi di tubercolosi.

“Ci troviamo in una fase cruciale della lotta contro HIV, tubercolosi e malaria. L’incremento degli investimenti, le recenti scoperte scientifiche, la riduzione dei costi e un migliore know-how hanno prodotto risultati. Ma non è il momento di fermarsi, oggi la possibilità di mettere fine a queste tre pandemie è sempre più reale. L’Italia ha l’occasione di investire nella lotta contro AIDS, la tubercolosi e la malaria, di investire nelle nuove generazioni, di investire nell’energia umana, l’unica che può cambiare il mondo”, ha dichiarato Francesca Belli, Direttrice per l’Italia del network internazionale ACTION global health advocacy partnership.


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

Italian Barometer Diabetes Report 2015 fotografa obesità e diabete nel Paese

ITALIAN BAROMETER DIABETES REPORT 2015

640 milioni di obesi, 1,5 chilogrammi di aumento del peso medio della popolazione mondiale ogni dieci anni dagli anni ’80: sono le ultime drammatiche cifre sull’avanzare della “piaga” obesità nel mondo, messe nero su bianco all’inizio di aprile 2016 da una delle più autorevoli riviste medico-scientifiche internazionali, The Lancet.

Viene quasi da dire: era ora. Ancora troppo spesso si considera l’obesità una condizione estetica e non una vera e propria malattia. L’obesità è causa, in primis, di aumentato rischio di diabete di tipo 2, quindi di malattie cardiovascolari e di alcune forme di tumore; essere sovrappeso od obesi riduce il benessere psicologico, determina un impatto negativo sulla funzionalità fisica, con diminuzione della capacità di compiere anche le più semplici attività quotidiane, e sulla funzionalità sociale, con depressione, distress, cattiva qualità di vita,” commenta Paolo Sbraccia, Presidente della SIO (Società italiana dell’obesità).

Al tema dell’obesità è dedicato l’Italian Barometer Diabetes Report 2015, dal titolo “Il management dell’obesità e del diabete di tipo 2: le sfide da vincere”.

“Il Barometer Report è un documento pubblicato annualmente con l’obiettivo di attivare il confronto e le riflessioni istituzionali sui grandi temi che riguardano il diabete e l’obesità nel nostro Paese, sulle grandi sfide che queste patologie comportano in termini di sostenibilità e accesso alle cure”, hanno spiegato gli editor Renato Lauro, Presidente di IBDO Foundation (Italian Barometer Diabetes Observatory), e Giuseppe Novelli, Rettore dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Il rapporto 2015, come ha chiarito il suo curatore, Domenico Cucinotta, Past President dell’Associazione medici diabetologi e professore di medicina interna all’Università di Messina, si propone di esaminare, grazie al contributo di personalità istituzionali e di qualificati esperti del settore, la questione “obesità” nelle sue mille sfaccettature – epidemiologiche, cliniche, sociali – “nella convinzione che la stretta sinergia tra autorità regolatorie e mondo della ricerca e della clinica sia un requisito indispensabile per attuare un efficace intervento di prevenzione dell’obesità e del diabete mellito, necessario per arginare il fenomeno”.

Alla base del problema sta, infatti, paradossalmente, il progredire tecnologico e sociale dell’Umanità: i cambiamenti di stile di vita, la modernizzazione. Ricorda ancora Cucinotta: “è stato persino individuato e messo a punto da ricercatori nordamericani un indice – il modernization index – che si è dimostrato un forte predittore dello sviluppo di obesità e di diabete nelle popolazioni a rischio. Viene calcolato in base al tipo e al numero di oggetti-simbolo di questi cambiamenti di cui si è in possesso: frigorifero, telefono, televisore, automobile, lavatrice, cellulare, internet, lettore DVD, e altro.”

Come facilmente immaginabile, l’Italia non è immune da tutto questo. Vediamo alcuni numeri ripresi dall’Italian Barometer Diabetes Report 2015:

  • Prevalenza sovrappeso/obesità – la prevalenza di eccesso ponderale, ossia la percentuale di persone sovrappeso sulla popolazione residente, fra gli uomini al di sopra dei 20 anni si attesta su una percentuale di poco inferiore al 60% nel nostro Paese, una condizione migliore di altri partner europei, più o meno ampiamente sopra questa soglia: Grecia, Regno Unito, Irlanda, Germania, Portogallo, Spagna e Finlandia. Fra le donne nella stessa fascia di età la prevalenza supera il 50% in diversi paesi, mentre in questo caso l’Italia risulta fra le nazioni con prevalenza più bassa, di poco al di sopra del 40%. Di converso, fra i giovani di sesso maschile al di sotto dei 20 anni l’Italia rappresenta una delle nazioni con prevalenza più elevata, (30%), mentre fra le ragazze la percentuale è di poco inferiore al 20%.
  • Trend temporale sovrappeso/obesità – i dati più recenti ISTAT, relativi al 2013, documentano fra il 2001 e il 2010 una crescita di circa 2 milioni del numero di persone in sovrappeso e di oltre 1 milione per le persone francamente obese, per un totale di oltre 27 milioni di persone in eccesso ponderale. L’obesità è cresciuta in tutte le fasce di età e, sempre ISTAT, evidenzia una più elevata prevalenza di obesità fra i 55 e i 74 anni di età.
  • Prevalenza diabete – l’obesità rappresenta la causa principale di diabete di tipo 2. In presenza di obesità, il rischio di sviluppare il diabete è 10 volte più alto. Non stupisce quindi che obesità e diabete vadano di pari passo. In Italia oggi sono 3,6 milioni le persone affette da diabete – di cui oltre il 90% con diabete di tipo 2 – pari al 6,2% della popolazione. A queste va aggiunta una quota di persone che, pur avendo la malattia, non ne è a conoscenza; si stima che per ogni tre persone con diabete noto, ce ne sia una con diabete non diagnosticato. Inoltre, si stima che per ogni persona con diabete noto, vi sia almeno una persona ad alto rischio di svilupparlo, perché affetta da ridotta tolleranza al glucosio o alterata glicemia a digiuno. Questo implica che in Italia oggi siano quasi 5 milioni le persone con diabete, cui si aggiungono 3,6 milioni ad alto rischio di svilupparlo, per un totale di quasi 8,5 milioni tra persone con diabete e persone a rischio: quasi 1 italiano su 7.
  • Trend temporale diabete – ancora, si stima che il numero di persone affette da diabete nel mondo sia cresciuto da 171 milioni nel 2000 a 415 milioni nel 2015 e raggiungerà i 642 milioni nel 2040. In Italia, secondo ISTAT, nel 2000 risultava diabetico il 3,9% della popolazione, poco più di 2 milioni di persone, diventate quasi 3 milioni (4,6% della popolazione) nel 2011. Se la crescita della prevalenza della malattia continuerà ai ritmi attuali, entro 20 anni potrebbero essere oltre 6 milioni (9% della popolazione totale) le persone affette da diabete, con enormi implicazioni assistenziali, sociali ed economiche.

Visti questi dati di scenario e di trend, e l’esperienza degli ultimi 50 anni, una speranza concreta per l’Uomo risiede nella pianificazione urbana. Numerose osservazioni mettono in rapporto tra loro parte dei miglioramenti avvenuti per la mortalità e morbosità in alcuni paesi altamente urbanizzati, come Giappone, Svezia, Paesi Bassi e Singapore, attribuiti ai determinanti potenzialmente salutari delle moderne città di questi stati. Un ruolo importante nel limitare la prevalenza delle malattie croniche è svolto da una corretta pianificazione urbana, che preveda la possibilità di costruire aree verdi per l’attività fisica. Gli abitanti delle città risultano più attivi quando il circondario dei luoghi di vita è percepito come sicuro, esteticamente gradevole e dotato di spazi verdi e ‘situazioni urbane’ capaci di incentivare il movimento, con impatti positivi su riduzione del rischio cardiovascolare e longevità. Al contrario, l’assenza di servizi di base raggiungibili incentiva l’utilizzo dei veicoli privati, generando una dipendenza da auto e motoveicoli che impatta negativamente sul benessere, psicologico e sociale, della persona, sul traffico e sul livello di inquinamento atmosferico e acustico,” ha detto Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto superiore di sanità.


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa

Un laser contro i disturbi della menopausa

Congresso Internazionale di Estetica Ginecologica ESAG 2016

Durante il 1° Congresso Internazionale di Estetica Ginecologica “ESAG” (The European Society of Aesthetic Gynecology) che si è svolto il 20 e 21 aprile a Roma, è stato presentato ad una platea di specialisti il trattamento laser MonnaLisa Touch™, che agisce contro i disturbi dell’atrofia vaginale, approvato dalla comunità scientifica internazionale e privo degli effetti collaterali delle terapie ormonali.

Attualmente in tutto il mondo sono stati eseguiti più di 500.000 trattamenti che confermano l’efficacia del rivoluzionario laser intravaginale che in oltre l’80% dei casi ha migliorato la qualità della vita delle pazienti, riducendo i principali sintomi della menopausa come bruciore, prurito, secchezza, lassità e dispareunia ovvero il dolore durante i rapporti sessuali.

Un’importante testimonianza durante il congresso è stata fornita dal Professor Stefano Salvatore, Responsabile dell’Unità Funzionale di Uroginecologia presso l’Ospedale San Raffaele di Milano, che è stato il responsabile, cinque anni fa, del primo studio su MonnaLisa Touch™, dal quale emersero i primi risultati clinici entusiasmanti su questo innovativo laser che combatte i disturbi della menopausa.

MonnaLisa Touch™, che deve essere sempre eseguita da personale medico specializzato o dal ginecologo, ha un’efficacia molto alta, di oltre l’80%, nel trattamento dei sintomi di atrofia vaginale con un conseguente miglioramento della qualità della vita e della funzione sessuale.

Durante il Congresso ESAG l’info point MonnaLisa Touchha illustrato agli specialisti le peculiarità principali del laser:

  1. il trattamento si esegue in ambulatorio senza anestesia poiché è indolore e privo di effetti collaterali sia immediati che tardivi;
  2. i primi benefici, come riduzione di bruciore, prurito e senso di secchezza delle parti intime, si avvertono anche solo dopo la prima seduta;
  3. per un risultato soddisfacente, un ciclo di trattamenti prevede un numero minimo di 3 sedute, della durata di circa 10 minuti, distanziate di almeno 30 giorni l’una dall’altra.

In Italia la procedura laser MonnaLisa Touch™ è stata approvata dall’Aogoi (Associazione dei Ginecologi Italiani) così come dalla comunità scientifica internazionale: a livello mondiale sono 8 le pubblicazioni tra le più autorevoli che hanno riconosciuto efficace il trattamento, come Climacteric (rivista ufficiale della Società Mondiale di Menopausa) e Menopause (rivista ufficiale della North American Menopause Society).


Encanto Public Relations

A Napoli il convegno SIPPS “Napule è… Pediatria Preventiva e Sociale”

Napule è ... 2016

Prevenzione, allergologia e nutrizione. Ma anche gastroenterologia e dermatologia. E’ intorno a queste macro aree che si è concentrato “Napule è… Pediatria Preventiva e Sociale”, convegno tenutosi tra il 22 ed il 25 aprile scorso a Napoli presso l’Hotel Royal Continental.

Nel corso della quattro giorni, nel capoluogo campano si sono confrontati pediatri di famiglia ed esperti di pediatria provenienti da tutta Italia.

L’inaugurazione ha visto l’introduzione del Presidente della SIPPS, Dott. Giuseppe Di Mauro.

Napule è… è solo l’ultima tappa di un grande percorso che vuole avvicinare quotidianamente noi pediatri ai bambini e alle loro famiglie per soddisfare le loro necessità e rispondere alle loro esigenze. Un percorso che ci ha visto affrontare insieme numerose tematiche: dal Congresso Nazionale di Stresa, evento di alto livello scientifico al quale hanno preso parte circa 700 persone, tra iscritti, moderatori e relatori, alla realizzazione della “Guida pratica sulle allergie”, una pubblicazione scelta come libro di testo per le Scuole di Specializzazione in Pediatria delle Università di Ferrara e di Napoli (SUN); dalla realizzazione delle guide pratiche per la febbre, per il Diabete mellito e sull’Enuresi notturna fino al tema dell’importanza dei nonni, figure fondamentali per i nostri piccoli; dalla campagna “Mangiar bene conviene” di “Regaliamo futuro”, macro-progetto di salute globale per le famiglie patrocinato da Ministero della Salute, SIPPS, SIP e FIMP, alla realizzazione di un manuale per la disostruzione pediatrica e alle numerose tematiche di nutrizione dell’età evolutiva, in particolare quella relativa all’utilizzo di olio di palma nei prodotti alimentari dei bimbi”.

A conclusione dell’inaugurazione si sono tenute tre importanti letture magistrali: la prima, dal titolo “Linee ministeriali di indirizzo sull’alimentazione tra 0 – 3 anni: punti fermi ed aspetti controversi”, tenuta dal Prof Giovanni Corsello, Presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP). La Prof. Marzia Duse, Presidente SIAIP, si è soffermata sulla lettura dal titolo “Immuno-patogenesi delle allergie”. Infine, “La costellazione clinica dei disordini funzionali gastro-intestinali” è stato il titolo della lettura della Prof. Anna Maria Staiano, Ordinario di Pediatria.

Sabato 23 aprile i lavori sono stati aperti dalla prima di tre sessioni, quella legata alla Consensus sulla “Prevenzione delle allergie alimentari e respiratorie”. Il Presidente Roberto Bernardini ed i moderatori, Salvatore Barberi e Fulvio Esposito, si sono confrontati su diversi temi: dalle allergie respiratorie a quelle manifeste, come la APLV, dall’alimentazione complementare alla prevenzione ambientale fino a quella delle infezioni respiratorie ricorrenti. A chiudere la sessione una lettura incentrata sulla Dermatite Atopica. Nel pomeriggio spazio alla seconda Consensus, quella che ha preso in esame “L’impiego giudizioso della terapia antibiotica nelle infezioni delle vie aeree in età evolutiva”. La Consensus, presieduta da Nicola Principi e moderata da Francesco Tancredi e Francesco Rossi, ha preso in esame la faringotonsillite, l’otite media acuta, le rinosinusiti e le polmoniti. La lettura che ha fatto calare il sipario su questa seconda sessione è stata incentrata sul tema della tosse cronica in età Pediatrica.

La seconda giornata di lavori è iniziata con un corso a numero chiuso che ha avuto per oggetto la “Valutazione Neuroevolutiva e Segnali di Allarme Psicomotorio nei primi due anni di vita. Come riconoscere indicatori di rischio e segnali di allarme con i Bilanci di Salute”. Diviso in due gruppi, il corso ha affrontato diversi argomenti: dalla prevalenza delle Disabilità Neurocognitive e del Ritardo Diagnostico agli elementi di Semeiotica Neurocognitiva; dalle modalità per eseguire un accurato esame psicomotorio alla valutazione Psicomotoria Semplificata; dal ritardo Psicomotorio fino ai disturbi del Linguaggio e alla promozione dello sviluppo psicomotorio e agli aspetti Abilitativi Riabilitativi.

La mattina di domenica 24 aprile si è svolta la terza Consensus, presieduta da Armido Rubino e moderata da Salvatore Auricchio e Gian Luigi dè Angelis. I pediatri hanno rivolto la propria attenzione ai “Disordini funzionali gastro-intestinali in età pre-scolare”: dai rigurgiti al vomito, dalle coliche alla stitichezza fino al ruolo dell’ecografia nei DGI. A chiusura dei lavori si è tenuta la lettura “L’olio di palma: dal biberon agli snack”.

Il pomeriggio della domenica è stato invece dedicato alla quarta sessione, sulla Consensus “Vita-Ormone D: stato dell’arte”. Il Presidente Gianni Bona ed i moderatori Diego Peroni e Giuseppe Varrasi hanno discusso di salute ossea, obesità e metabolismo, infezioni respiratorie, asma e allergia e profilassi con vitamina D in età evolutiva.

La lettura “La Vita-Ormone D in gravidanza e allattamento” ha chiuso la giornata.

Ricco di spunti è stato anche l’ultimo giorno dei lavori, lunedì 25 aprile. Al termine di quattro letture (emergenza dei traumi dentali, promozione della salute orale, nuovi linguaggi della medicina e gestione della bronchiolite), si è tenuta la quinta sessione, dedicata a comunicazioni, progetti, attività e casi clinici presentati da giovani Medici Specializzandi. I lavori sono stati presieduti da Bruno Nobili e moderati da Pietro Falco, Michele Fiore e Antonio Limongelli.

 


GAS Communication

Il dolore: sintomo o malattia?

Il dolore, sintomo o malattia

Il dolore nel tempo è stato considerato una conseguenza logica ed ineluttabile di malattie o procedure terapeutiche e per tale motivo è stato da sempre ritenuto un fenomeno inevitabile e quindi il suo trattamento sistematico è stato ignorato, al massimo trattato al bisogno con il classico detto “quando ha dolore prenda un antidolorifico che usa di frequente”.

Oggi finalmente sta diventando argomento sempre più frequente di discussione e quindi di ricerca come malattia o meglio “sindrome dolore” e come tale esso sta ricevendo un inquadramento nosologico ben preciso con l’attenzione che gli è dovuta, per riconoscerlo, inquadrarlo e trattarlo adeguatamente.

Il dolore sintomo è un meccanismo di difesa che ha salvaguardato la vita e l’incolumità dell’essere umano, poiché è spesso il primo segnale che evidenzia un danno che sta avvenendo nell’organismo, e spesso ci permette di localizzare la sede di tale danno (deriva dal greco SYMPTOMA = fenomeno coincidente).

Il dolore acuto è il prototipo del dolore sintomo, infatti esso si manifesta in concomitanza con l’evento lesivo, sia esso organico (malattia) che procedurale (es. intervento chirurgico); facendo riferimento al dolore organico esso deve essere riconosciuto, catalogato e trattato in modo appropriato. Il dolore che si protrae per più di tre mesi diventa esso stesso una malattia. Infatti il prolungarsi dell’evento e algogeno, firing periferico (stato di scarica algogena ripetuta), innesca dei meccanismi complessi (attivazione dei canali del calcio e dei recettori NMDA) a livello delle giunzioni del midollo spinale (sinapsi) che permettono il passaggio degli stimoli dolorosi e che una volta instauratisi sono difficilissimi da trattare se non da personale esperto.

Il dolore malattia è una sofferenza che modifica le abitudini di vita dell’individuo, e può apportare danni psicologici significativi, è chiaro che esso assume un significato etico importante per i medici ed in generale per tutto il personale sanitario che si confronta con persone “ammalate di dolore”.

Nel 2010 Il governo, sotto lo stimolo di associazioni che si sono dedicate da sempre alla terapia del dolore ha varato la legge 1771 che sancisce il diritto di ogni cittadino ad accedere alla cura del dolore di qualsiasi tipo esso sia, riconoscendolo come malattia a se stante e non più come un sintomo, e in quest’ottica il 20 aprile scorso un comitato presieduto dal professor Guido Fanelli ha presentato a Papa Francesco e all’assemblea dell’ONU un decalogo per far sì che la cura del dolore sia una priorità oltre che morale anche etica.

Autore: dott. Catarcia Marcello, Terapista del dolore, ASP PALERMO

L’olio di palma fa male? Il parere dell’Istituto Superiore di Sanità

Olio di Palma

L’Italia è il secondo Paese UE per importazione dell’olio di palma, l’“oro rosso” che l’industria sta facendo confluire in Europa per una moltitudine di scopi, da quello energetico all’uso alimentare. Ed proprio il fatto che il suo utilizzo nel cibo comune stia aumentando ha destato qualche preoccupazione sulla sua tossicità. La questione è stata affrontata dall’Istituto superiore di sanità. Che ha risposto: con l’olio di palma bisogna fare attenzione, ma non più che con il burro.

L’olio di palma è un ingrediente largamente impiegato nell’industria di trasformazione alimentare e che sta sostituendo rapidamente la margarina e il burro. E’ una importante fonte di acidi grassi saturi (è composto quasi per il 50% da acido palmitico). Vale a dire, è fatto da una classe di sostanze che ha conclamati effetti negativi sulle condizioni cardiovascolari, ma che si trova anche in uova, carne, latte e derivati. La tossicità dell’olio di palma dipende come per altri alimenti, dalle quantità ingerite.

Anche se ci sono oli più “leggeri” – come quello di girasole – non ci sono evidenze scientifiche che abbia un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto ad altri grassi con composizione simile. Come il burro.

Nel complesso, non dovremmo assumere più del 10% delle calorie totali dagli acidi grassi saturi. Ma superiamo questo limite? Interrogato dal Ministero della Salute, l’Istituto superiore di sanità (ISS) ha prodotto un parere basato sui dati esistenti raccolti dal centro di ricerca pubblico di riferimento in Italia (CREA- Alimenti e Nutrizione) nel biennio 2005-2006, gli unici esistenti. Il parere si è basato sulla stima di quanti acidi grassi saturi un italiano rischi di assumere in una dieta standard. Risultato: il consumo generale, in Italia, di grassi saturi è stimabile in circa 27 grammi al giorno (24-27 g per i bambini 3-10 anni). L’olio di palma si assesta invece tra i 2,5 e i 4,7 grammi al giorno (4,4 -7,7 g per i bambini).

E’ tanto o poco? In sintesi, l’esposizione agli acidi grassi saturi nella popolazione adulta italiana è risultato di 11,2%, di poco superiore all’obiettivo suggerito per la prevenzione. E , anche se i dati implicano una certa cautela, il consumo complessivo di grassi saturi nei bambini tra i 3 e i l0 anni risulta moderatamente superiore a quello degli adulti.

L’ISS in ogni caso tranquillizza la maggior parte della popolazione: consumare olio di palma non aumenta il rischio per malattie cardiovascolari in chi non ha problemi di colesterolo, di peso e che assume contemporaneamente adeguate quantità di polinsaturi.

Esistono però soggetti a rischio (bambini, anziani, obesi, dislipidemici, ipertesi, persone con pregressi eventi cardiovascolari) che devono fare attenzione a tutte le fonti di grassi saturi. I dati elaborati dall’ISS lasciano pensare che, almeno con i bambini, siamo stati un po’ disattenti.

Leggi tutto il parere dell’ISS (link)


FAROMED


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