Il ‘PERSONAGGIO SILENZIOSO’ che ci vede, ma spesso noi non vediamo


Il diabete vede te. Tu non vedi il diabete

Mi è piaciuta subito l’idea. Realizzare un libro che parlasse di una sorta di personaggio silenzioso capace di vivere accanto a noi per anni restando in silenzio. Ci guarda ma non lo vediamo. E quando decide di accarezzarci è troppo tardi, è già parte di noi. Dentro di noi. Per sempre. E ci cambia la vita.”

Sono queste le parole con cui Claudio Barnini, giornalista, apre il suo libro Il diabete vede te. Tu non vedi il diabete, presentato a Roma alla Fondazione Censis, il 12 novembre 2015.

Il ‘personaggio silenzioso’ è evidentemente il diabete, malattia spesso silente, vissuta a volte in silenzio e che agisce nell’ombra.

“Il diabete vede te. Tu non vedi il diabete” deve il suo titolo a una rappresentazione felicemente coniata da Giuseppe de Rita, fondatore del Censis, in occasione di una sua lecture al 3° Italian Barometer Diabetes Forum a Roma, il 25 marzo 2010.

Realizzato in collaborazione con Diabete Italia, Comitato per i diritti della persona con diabete, Fondazione Salute e Benessere e Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, grazie al contributo non condizionato di Novo Nordisk, l’intento di questo libro è quello – secondo l’autore –

di mantenere viva la comunicazione tra tutti i soggetti ‘colpiti’ dal diabete: istituzioni, scienziati, pazienti, familiari, associazioni, industriali. Perché ognuno di loro ha un ruolo preciso e importante, ciascuno può portare un contributo utile alla conoscenza, allo sviluppo, al miglioramento.”

La comunicazione è basilare in tutti i rapporti umani. Parlare, aprirsi, capire, non sentirsi mai soli. Soprattutto quando si affronta una malattia, il sostegno di qualcuno è importante, a volte decisivo”, scrive ancora Barnini.

Il ‘personaggio silenzioso’ “è un esempio paradigmatico di malattia cronica, in parte evitabile, più diffusa tra i gruppi socialmente sfavoriti, chiamando in causa fattori legati al contesto socioeconomico, alle condizioni di vita e lavoro, a fattori psicosociali”, secondo la definizione del Ministro Beatrice Lorenzin, intervistata da Barnini in apertura dell’opera.

Ed è “uno dei problemi sanitari più costosi al mondo”, come sottolinea nella Premessa Salvatore Caputo, Presidente di Diabete Italia. Il quale chiarisce come la produttività nazionale e la crescita economica dei Paesi del G20 siano a rischio a causa dell’aumento dei casi di diabete e dei costi sanitari correlati.

Secondo dati dell’International Diabetes Federation (Idf), riportati da Caputo,

le spese assistenziali sostenute per le persone affette dalla patologia raggiungeranno 566 miliardi di dollari entro la fine di quest’anno in tutte le 20 superpotenze. Questa quota rappresenta fino al 15% del budget totale sanitario delle nazioni ad alto reddito. La grande maggioranza dei costi – prosegue – deriva dalle diagnosi tardive e dallo sviluppo di complicanze costose quali insufficienza renale, cecità e amputazione degli arti inferiori. Fino al 90% dei casi di diabete sono di tipo 2, nella maggior parte dei casi derivanti da rapidi mutamenti nello stile di vita. Per questi motivi l’Idf lancia un appello ai Governi del G20 perché siano messi in atto piani nazionali di prevenzione del diabete e siano introdotte politiche per ridurre il consumo di zucchero, sale e grassi. I Paesi che investono per affrontare i fattori di rischio del diabete di tipo 2 potrebbero risparmiare fino all’11% di spese all’anno.” Concludendo: “va sottolineato, infine, che il diabete colpisce soprattutto soggetti tra i 40 e i 59 anni e quindi causa un grave impatto globale sulle forze nel pieno periodo lavorativo.”

Gli fa eco Renato Lauro, Presidente della IBDO Foundation che scrive a sua volta:

secondo il rapporto Diabetes Atlas dell’International Diabetes Federation (Idf), il diabete causa 73 morti al giorno in Italia, quasi 750 in Europa. Il dato è tanto più allarmante se si considera che gli italiani che soffrono di diabete sono circa l’8% della popolazione adulta. Una piaga sanitaria e sociale al tempo stesso sulla quale dobbiamo tutti riflettere. Sembra che nessuno si accorga della drammaticità di questi dati ed è quanto mai appropriato dire che ‘Il diabete vede te, tu non vedi il diabete’. Oggi tutti noi sappiamo che la tutela della salute dei cittadini è uno dei temi al centro del dibattito politico, oltre che essere un diritto sancito dall’art. 32 della nostra Costituzione. Pertanto fra i temi fondamentali nella stessa materia, che chi ha ruoli Istituzionali deve prendere in considerazione, vi sono senz’altro quelli della prevenzione e della cronicità.”

Proprio questi sono tra i principali obiettivi del Ministero della salute, secondo il Ministro Lorenzin, che afferma: “il Piano nazionale della prevenzione 2014-2018 dedica ampio spazio alle strategie di prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili, compreso il diabete, attraverso la promozione di stili di vita salutari, il contrasto dei fattori di rischio e la diagnosi precoce delle principali patologie croniche” e ricorda come sia in “fase avanzata di definizione” un Piano nazionale dedicato alle malattie croniche.

La particolare importanza dei determinanti sociali nel diabete è sottolineata, quindi, nella Postfazione di Ketty Vaccaro, responsabile settore Welfare del Censis:

“a malattia ha una maggiore prevalenza non solo tra i più anziani ma anche tra chi ha un livello socioeconomico più deprivato, ed i pazienti non sono tutti uguali anche rispetto all’autodeterminazione, alla loro capacità di gestire la complessità del volume crescente di informazione sanitaria che circola nei media vecchi e nuovi e soprattutto di dare concretezza ad un modello salutistico e di controllo dei fattori di rischio a cui spesso si aderisce solo sulla carta. Chi ha meno risorse, non solo economiche ma anche culturali e sociali, continua per questo, in misura maggiore, a ‘non vedere’ il diabete e a non essere capace di prevenirlo e riconoscerlo e di considerarlo nella sua vera natura e complessità. La dimensione sociale è importante anche perché il diabete è una malattia cronica che ha una lunga durata, anche alla luce del crescente invecchiamento, e che chiama in causa direttamente la capacità di coinvolgimento e di autogestione del paziente e della sua famiglia e anche perché nel nuovo paradigma delle cure per la cronicità il coinvolgimento e l’autodeterminazione del paziente sono particolarmente rilevanti. L’obiettivo irrinunciabile è dunque far uscire il diabete dal cono d’ombra nel quale è relegato, diffondere una informazione corretta su questa patologia, i suoi fattori di rischio, i suoi sintomi e le sue complesse implicazioni sanitarie e sociali, perché la non conoscenza del problema, o peggio ancora una conoscenza distorta che tende a sottovalutarlo, sono i maggiori alleati nell’avanzare pandemico della patologia. È importante far in modo che gli italiani lo ‘vedano’ il diabete, bene e prima possibile, perché sia davvero possibile prevenirlo ed affrontarlo nel modo più efficace.”

“Il diabete vede te. Tu non vedi il diabete” è un viaggio compiuto da Barnini attraverso le interviste a una cinquantina di persone, rappresentanti dei vari mondi attraversati: dai personaggi pubblici che hanno la malattia, come il conduttore TV, Giancarlo Magalli, o il ciclista professionista, Andrea Peron, ai membri delle istituzioni come la Presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato, Emilia Grazia De Biasi, o il Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, a medici e ricercatori, economisti sanitari, a esponenti dello sport, quali il Presidente del Coni, Giovanni Malagò, e i campioni olimpici, Maurizio Damilano e Antonio Rossi, giornalisti, imprenditori e, naturalmente, ai presidenti delle principali associazioni di tutela dei diritti dei cittadini e in particolare delle persone con diabete.

Il tutto con “l’augurio di aprire gli occhi su una malattia cronica, invalidante, devastante. Per riuscire a vederla magari prima che lei veda noi…”, chiude Barnini.


HealthCom Consulting.Ufficio Stampa


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