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“Napule è… Pediatria preventiva e sociale”

Dal 25 al 28 aprile scorso la SIPPS ha riunito presso l’Hotel Royal Continental di Napoli pediatri di famiglia ed esperti del settore provenienti da tutta Italia nel consueto appuntamento “Napule è…”.

Per l’occasione il capoluogo partenopeo è diventato la Capitale dell’Infanzia e della Pediatria preventiva e sociale.

Il convegno ha inaugurato i lavori nel pomeriggio di giovedì 25 aprile con la presentazione da parte di Giuseppe Di Mauro, Presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, a cui è seguito il saluto dei rappresentanti delle Istituzioni.

Nel corso della quattro giorni di incontri e dibattiti Napoli è stata teatro di confronto su temi di interesse generale della Pediatria, relativi a cinque macro aree: Prevenzione, Nutrizione, Allergologia, Dermatologia e Gastroenterologia.

Anche quest’anno abbiamo voluto costruire un’occasione di incontro preziosa per approfondire e fornire aggiornamenti adeguati con il supporto dei massimi esperti del settore. Affronteremo infatti tutti gli argomenti per fornire ai pediatri e alla comunità che gravita intorno alla SIPPS le migliori evidenze scientifiche per la cura ed il benessere dei nostri piccoli pazienti” – ha dichiarato Giuseppe Di Mauro.

A conclusione della prima giornata sono state previste tre importanti letture: la prima è un omaggio al “Centenario della nascita di Roberto Giuseppe Burgio”, figura fondamentale nel campo della pediatria; la seconda si è soffermata su “Il mistero del microchimerismo nel bambino” e l’ultima ha affrontato il tema “Diabete mellito di tipo 1: la dolcezza della prevenzione”.

Venerdì 26 aprile è stato dato spazio alla “Consensus sull’Alimentazione Complementare: strumento per la prevenzione delle malattie croniche non trasmissibili e per la riduzione delle ineguaglianze sociali”. La tematica è stata sviluppata in due sessioni. La mattina sono stati affrontati diversi argomenti: dalla “Definizione di Alimentazione complementare e metodologia della Consensus” ai “Fabbisogni di micro e macronutrienti da 4 a 24 mesi” con Andrea Vania, fino agli interventi “Bambino alimentato al seno e il bambino alimentato con formula” e “Alimenti industriali e casalinghi”.

La sessione pomeridiana è stata incentrata sull’intervento di Vassilios Fanos dal titolo “Alimentazione ed epigenetica: sviluppo di malattie croniche non trasmissibili”.

Una corretta alimentazione equivale ad una corretta prevenzione primaria di malattie metaboliche e croniche nel bambino e, successivamente, nell’adulto. Nei primi anni di vita del bambino la sua alimentazione è fondamentale e sicuramente è uno dei più importanti determinanti di salute” – ha spiegato Di Mauro.

La seconda giornata si è conclusa con le “Relazioni affettive e strumenti di educazione parentali nell’attuazione dell’Alimentazione complementare” e con la sessione “Alimentazione complementare responsiva a richiesta/Autosvezzamento. Aspetti nutrizionali a breve termine, effetti a lungo termine, rischi e vantaggi”, a cura di Margherita Caroli.

La sessione mattutina di sabato 27 aprile è stata incentrata sulla “Guida pratica Oculistica in età evolutiva. Prevenzione, screening e principali patologie di interesse ambulatoriale”.

Gli oculisti pediatri hanno affrontato vari argomenti: dalla terapia farmacologica topica alla cataratta congenita (a cura di Adriano Magli); dai difetti refrattivi e ambliopia (sessione di Paolo Nucci), a blefariti, cheratiti, congiuntiviti, per finire all’occhio ed alle infezioni congenite e connatali.

Il nostro obiettivo è quello di realizzare il ‘passaporto per lo screening dell’ambliopia’ per i bambini che non hanno ancora iniziato la scuola elementare. In questo modo possiamo prevenire gravi problemi oculistici ed evitare che i bimbi siano condannati in futuro a non vedere nel migliore dei modi” – ha concluso il Presidente SIPPS.

A chiusura della mattinata presentata l’interessante lettura: “To be or not to be… “veg”: this is the question” a cura di Margherita Caroli.

Il messaggio della SIPPS, attraverso il proprio Position Paper, è stato chiaro: per un corretto sviluppo del bimbo, le diete latto-ovo-vegetariane e vegane sono inadeguate, soprattutto se si prendono in esame l’ambito neurologico, psicologico e motorio. Gli esperti della SIPPS non escludono il vegetarianesimo a priori ma hanno effettuato un’attenta, rigorosa disamina delle evidenze scientifiche su queste diete in età evolutiva. Sulla tavola devono sempre essere presenti latte, uova ed alimenti ricchi di vitamina B12, senza dimenticare ferro e omega 3. Fin dai primi mesi di vita, dunque, la scelta migliore prevede il consumo di alimenti vegetali e quello limitato di prodotti animali.

La sessione pomeridiana ha affrontato il tema “Ginecologia in età evolutiva. Prevenzione, diagnosi e terapia”. Insieme a quelle sull’alimentazione e sull’oculistica, la ginecologia pediatrica è una delle tre macro aree sulle quali si concentrano le Guide pratiche della SIPPS 2018 – 2019.

Gli argomenti trattati da questo documento scientifico spaziano dalla “Pubertà precoce” alle “Problematiche ginecologiche nei bilanci di salute”, fino a temi come “Educazione alla sessualità”, con Metella Dei, e “Maltrattamento e abuso”.

L’ultimo giorno del Congresso, domenica 28 aprile, si è aperto con la sessione dedicata alla “Pediatria preventiva e sociale”.

E’ stato presentato un Summary document intersocietario su prevenzione e gestione del prurito nelle patologie dermatologiche; si è discusso poi della Consensus intersocietaria sull’uso dei corticosteroidi per via inalatoria realizzato con il contributo di 8 Società Scientifiche: SIPPS, SIP, FIMP, SIAIP (Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica), SIMA (Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza), SIMEUP (Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatrica), SIMRI (Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili) e SICuPP (Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche).

Anche in questa penultima sessione sono stati numerosi gli argomenti trattati: dalla “Vitamina D e sistema Immunitario: perché è importante l’integrazione nella seconda e terza infanzia”, a come “Prevenire le infezioni respiratorie ricorrenti e possibili esiti: quale ruolo hanno i diversi lisati batterici?”, con i riflettori puntati sull’OM-85.

“Saranno famosi” è stato il titolo emblematico dell’ultima sessione, che unisce a doppio filo presente e futuro della Pediatria: un importante tributo che la SIPPS ha voluto dare a giovani medici e specializzandi che a Napoli hanno potuto dare spazio a comunicazioni, attività, progetti e casi clinici.

 


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Glifozine e incretino-mimetici, efficacia e sicurezza

L’efficacia preventiva delle Glifozine (SGLT2-i: inibitori del trasportatore sodio/glucosio di tipo 2) e degli incretino-mimetici (GLP1-a: analoghi del GLP1) nei confronti degli eventi cardiovascolari nei pazienti con diabete tipo 2 è ben documentata.

Le recenti linee guida congiunte  delle Società Diabetologiche Europee e Americane, infatti, suggeriscono l’utilizzo di queste due classi di farmaci nei diabetici con malattia cardiovascolare o con scompenso cardiaco.

Una ulteriore conferma dell’efficacia cardiovascolare di SGLT2-i e GLP1-a ci giunge da una revisione sistematica e meta-analisi eseguita da ricercatori britannici che hanno analizzato i dati di otto trial disegnati per valutare l’efficacia delle due classi di farmaci nei confronti di un end-point composito costituito da ictus-non fatale, infarto miocardico non fatale e morte cardio-vascolare.

Sia le glifozine che gli incretino-mimetici, confrontati con il placebo, sono associati ad una riduzione dell’incidenza dell’end-point composito e dei ricoveri per scompenso cardiaco mentre il confronto tra le due classi non evidenzia differenze significative.

Non sono state riscontrate differenze tra SGLT2-i e GLP1-a per quanto riguarda l’ictus non fatale, l’infarto non fatale, la mortalità per tutte le cause e gli outcome di sicurezza.

Glifozine e incretino-mimetici, quindi, si confermano essere due classi di farmaci antidiabetici di grande interesse per la loro tollerabilità e per l’efficacia cardio-vascolare e metabolica.

Cardiovascular efficacy and safety of sodium‐glucose co‐transporter‐2 inhibitors and glucagon‐like peptide‐1 receptor agonists: a systematic review and network meta‐analysis. Diabet Med. 2019 Jan 17. doi: 10.1111/dme.13898.

 

Nuove prospettive nel trattamento dell’ipoparatiroidismo

Si svolge a Udine il 22 e il 23 febbraio il Convegno dal titolo ‘A Trans-Regional Approach To Endocrine and Metabolic Disease’.

Un confronto di conoscenze ed esperienze tra la comunità scientifica transfrontaliera dell’Alpe Adria organismo storicamente teso a rafforzare le relazioni tra nazioni che hanno vicinanze, cultura e storia comune.

“Confronti e comparazioni perché, a dispetto di linee guida nazionali, europee e internazionali a volte bastano meno di 50 chilometri per vedere patologie oggetto di grande attenzione in una nazione essere sottovalutate o trattate in modo diverso in un’altra. Naturalmente alla base ci sono motivi culturali, storici e sensibilità diverse” – questo il razionale del convegno che, introduce Edoardo Guastamacchia, Presidente AME Associazione Medici Endocrinologi.

Il convegno vede la partecipazione di esperti italiani, sloveni, croati e rumeni per uno scambio di pratiche cliniche su alcune delle principali patologie endocrine, quali diabete, obesità e malattie della tiroide. Parliamo di patologie a grande diffusione: con il diabete che interessa già il 5% degli italiani e con una proiezione al 2050 del 9,1%, le malattie della tiroide colpiscono oltre il 6% ma la patologia tiroidea nodulare arriva fino al 30%, ed è allarme per quanto riguarda i dati sull’obesità. Il convegno, promosso dall’Associazione Medici Endocrinologi, si occupa di prevenzione e salute per milioni di persone e un confronto sulle innovazioni terapeutiche e tecnologiche introdotte più recentemente che rappresentano una sfida per il sistema sanitario, per gli enti regolatori e parallelamente per i ricercatori e i medici” – spiega Franco Grimaldi, Direttore della Struttura operativa complessa di Endocrinologia, Malattie del Metabolismo e Nutrizione Clinica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine e organizzatore dell’incontro.

Un aspetto particolarmente interessante è quello relativo alle nuove terapie dell’ipoparatiroidismo, una condizione caratterizzata da bassi livelli circolanti di paratormone (PTH) e calcio, di cui esistono forme autoimmuni o genetiche piuttosto rare; nella maggior parte dei casi infatti l’ipoparatiroidismo insorge in seguito a interventi chirurgici a carico della tiroide o delle paratiroidi. È una patologia che può provocare sintomi molto invalidanti (parestesie, spasmi muscolari, crampi, depressione, aritmie) che alterano e condizionano profondamente la qualità di vita dei pazienti. Attualmente la terapia dell’ipoparatiroidismo si basa sulla somministrazione di sali di calcio e di forme attive della vitamina D, che tuttavia, in alcuni casi, non sono sufficienti a correggere la sintomatologia soggettiva dei pazienti e che possono provocare disturbi gastro-intestinali e causare complicanze a lungo termine quali calcolosi renale, nefrocalcinosi, sviluppo di cataratta e calcificazioni dei tessuti molli. Negli ultimi anni, diversi studi hanno documentato la possibilità di somministrare ormone paratiroideo (PTH 1-84) alle persone che soffrono di ipoparatiroidismo, ottenendo una risoluzione pressoché completa della sintomatologia e riducendo gli effetti collaterali dei trattamenti fin ora impiegati. Anche la qualità di vita di questi pazienti risulta decisamente migliorata dalla somministrazione di paratormone esogeno. Il PTH 1-84 è stato approvato per l’uso nell’uomo sia dalla FDA americana, sia dall’EMA europea. Il farmaco è già in commercio in alcune nazioni europee. In Italia la sua commercializzazione è attesa in tempi relativamente brevi” – illustra Fabio Vescini, specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Azienda Ospedaliero-Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine.

L’innovazione terapeutica in diabetologia negli ultimi anni ha portato grandi novità che portano i ricercatori a parlare di un “pancreas artificiale” sogno di tutti i pazienti con diabete di tipo 1. La cura del diabete non ha solo l’obiettivo del controllo glicemico, ma deve mirare ad un approccio globale su tutti i fattori di rischio del paziente. I nuovi farmaci permettono infatti di scegliere una terapia più individualizzata per il singolo paziente volta a prevenire le complicanze della malattia. Per quanto riguarda il diabete di tipo 1 sono disponibili negli ultimi anni diversi dispositivi per il monitoraggio in continuo del glucosio, nuove insuline e sistemi, i microinfusori, per l’erogazione continua sottocute di insulina. Una grande innovazione è rappresentata dall’arrivo di un nuovo sistema integrato di microinfusore e sensore capace di erogare autonomamente l’insulina sulla base dei valori glicemici rilevati dal sensore con lo scopo di raggiungere e mantenere i target glicemici desiderabili. Rimane comunque al paziente la scelta della dose di insulina ai pasti, consentendo una maggiore libertà nella gestione delle attività quotidiane e riducendo il rischio di errori nella terapia. Alla base del successo dell’utilizzo delle tecnologie applicate al diabete rimane fondamentale la selezione dei pazienti, adeguata educazione e formazione e la presenza di un team multi disciplinare, esperto e formato” – aggiunge Silvia Galasso, specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo presso l’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine.

 


Arriva in Italia il sistema integrato di ultima generazione per il diabete di tipo 1

È stato presentato il 24 gennaio scorso, durante l’incontro sul diabete “L’innovazione che crea valore”, tenutosi presso il Medtronic X Value Lab – Campus la Forgiatura di Milano, il primo dispositivo al mondo in grado di erogare insulina basale 24 ore al giorno in maniera automatica e personalizzata1. La tecnologia è stata approvata per il trattamento di persone con diabete di tipo 1 a partire dai sette anni di età2. Realizzata da Medtronic, leader mondiale nella tecnologia medica, è già disponibile in Italia per i clinici e per le persone con diabete.

Questo atteso e rivoluzionario sistema integrato, di ultima generazione, permette di compiere un importante passo avanti verso la totale automazione nella gestione del diabete di tipo 1. Il nuovo sistema, infatti, deduce in modo indipendente quando e quanta insulina infondere nel corpo, consentendo alla persona diabetica di apportare modifiche in caso di necessità e stabilizzare automaticamente i livelli di glucosio.

Il nuovo sistema è costituito da tre elementi. Un sensore che, 24 ore al giorno, misura ogni cinque minuti la concentrazione di glucosio nel tessuto sottocutaneo, un dispositivo indossabile all’interno del quale è attivato un algoritmo di controllo che calcola la dose di insulina da infondere sulla base delle glicemie rilevate dal sensore e una pompa sottocutanea (o microinfusore) che riceve il comando dal dispositivo indossabile e inietta l’ormone in circolo chiudendo così l’anello di regolazione. Il sensore e il dispositivo comunicano via Bluetooth.

Il nuovo sistema, se utilizzato in modalità automatica, richiede un input minimo da parte degli utilizzatori, che devono solo inserire i carboidrati assunti durante il pasto, accettare le raccomandazioni sui boli correttivi e calibrare periodicamente il sensore. Ma la caratteristica più attesa e importante è data dalla capacità di prevedere e proteggere la persona con diabete dalle ipoglicemie e iperglicemie. Grazie ad un avanzato algoritmo si mimano infatti alcune delle funzioni di un pancreas sano.

L’incontro è stato aperto da Michele Perrino, Presidente e Amministratore Delegato di Medtronic Italia, che ha affermato:

L’innovazione di Medtronic per il diabete risponde alle esigenze delle persone con diabete perché assicura una gestione automatica e accurata della propria condizione con una riduzione delle complicanze. L’innovazione è il nostro valore fondativo e distintivo che rappresenta un investimento positivo in termini di qualità, appropriatezza, efficacia e sicurezza. Il nostro obiettivo è di offrire percorsi e soluzioni integrate che siano sostenibili per il Sistema Sanitario e che mettano al centro le comunità di persone con una o più cronicità, favorendo accesso ed equità. La nostra è una visione integrata che coinvolge tutti i nostri interlocutori, per dare ancora più valore e coerenza all’obiettivo comune di migliorare l’assistenza sanitaria in Italia”.

Le persone con diabete hanno grandi aspettative nei confronti di questo nuovo dispositivo, perché facilita il controllo quotidiano della patologia, regala indipendenza e contribuisce a cambiare radicalmente la qualità della vita.

La capacità di stabilizzare automaticamente i livelli di glucosio contribuisce a migliorare il Time in Range ovvero la percentuale di tempo che le persone con diabete di tipo 1 trascorrono nell’intervallo glicemico ottimale pari a 70-180 mg/dL3,4. Questa tecnologia ha un impatto significativo sulla vita delle persone con diabete sia dal punto di vista della qualità clinica che della qualità della vita. È importante poter offrire questa terapia rivoluzionaria che consente il livello più avanzato di automazione disponibile e fornisce un sollievo dalla gestione del diabete” – ha spiegato Riccardo Bonfanti della diabetologia pediatrica del Diabetes Research Institute dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

Sono, quindi, stati valutati i benefici di costo-efficacia della terapia tecnologica5, in grado di evitare fenomeni di ipoglicemia. Una condizione questa che espone i pazienti a rischi sanitari continui, con un conseguente abbassamento della qualità di vita, senza dimenticare che ogni accesso in pronto soccorso e ogni ricovero ospedaliero rappresenta dei costi importanti. Il valore generato da queste nuove tecnologie, per i benefici prodotti in termini di aspettativa e qualità di vita, rende la terapia sostenibile per il Sistema Sanitario.

In conclusione, le Associazioni* che tutelano le comunità di persone con diabete hanno dichiarato:

Con l’innovazione tecnologica siamo ad un passo verso l’automazione completa delle cure in grado di migliorare la qualità e la sostenibilità. Le persone in cura con questi avanzati presidi e tecnologie hanno necessità di essere formate e supportate dal Servizio Sanitario, in modo da trarne il maggior beneficio e appropriatezza di utilizzo. Tuttavia, alla luce della regionalizzazione sanitaria, vediamo che ci sono disomogeneità nell’accesso e nella gestione delle terapie più avanzate e questo si traduce in una ingiusta diseguaglianza nei percorsi di cura. Inoltre assistiamo spesso a una discontinuità nella distribuzione dei presidi con carenze ingiustificabili per la miglior gestione della cronicità. Auspichiamo che l’assistenza sanitaria, nei percorsi, nelle strutture e nelle tecnologie possa mettere la persona con diabete al centro di un approccio integrato e continuativo”.

*Maria Luigia Mottes – Presidente A.D.P.Mi. (Associazione Diabetici della provincia di Milano) e CLAD (Coordinamento Lombardia associazioni diabetici); Albino Bottazzo – Presidente FAND – Associazione Italiana Diabetici; Rita Stara – VicePresidente Diabete Italia; Cristina Calligarich – Federazione Diabete Giovanile

1. Iturralde E. (et al.) The Diabetes Educator. 2017; 43(2):223 – 232.

2. Marchio CE (Conformité Européenne) per il sistema ibrido ad ansa chiusa ricevuto il 29 giugno 2018;

3. Bergenstal, R. M. et al. Jama, 2016; 316 (16): 1407–1408.

4. Garg SK (et al.) Diabetes Technol Ther 2017 Mar; 19(3):155-163.

5. Nutrition, Metabolism and Cardiovascular Diseases, 17 maggio 2018

 

Fonte | Twister communications group

La nuova frontiera per la gestione del diabete

Gli oltre tre milioni di italiani che hanno ricevuto una diagnosi di diabete condividono un obiettivo primario: raggiungere un controllo metabolico ottimale, ovvero mantenere la glicemia entro il target prestabilito, riducendo il rischio di episodi di ipo- o iperglicemia senza che questo incida significativamente sulla propria qualità di vita. Per molti di loro, oggi, si consolida una nuova frontiera, quella del controllo glicemico continuo: misurazioni non più a spot, ma letture automatiche dei valori, con un’analisi accurata dell’andamento della glicemia e delle sue fluttuazioni grazie a un piccolo sensore impiantato sotto la cute.

In occasione del congresso Nazionale della Società Italiana di Diabetologia, che si è svolto a Rimini dal 16 al 19 maggio scorso, Roche Diabetes Care Italy ha annunciato l’arrivo di Eversense XL, il primo sensore impiantabile per il monitoraggio continuo della glicemia (CGM), progettato per la rilevazione continua dei valori di glucosio nel sangue fino a 180 giorni.

Ad oggi, sono oltre 100 i centri in tutta Italia qualificati per poter impiantare Eversense e circa 700 i pazienti che lo hanno provato è, quindi, con grande soddisfazione che oggi presentiamo Eversense XL. Le persone con diabete eleggibili all’utilizzo di questo sistema potranno tenere sotto controllo i valori glicemici in qualsiasi situazione, in modo completamente automatico e fino a 180 giorni” – ha commentato Massimo Balestri, Amministratore Delegato di Roche Diabetes Care Italy.

Eversense XL fornisce alle persone affette da diabete preziose informazioni aggiuntive alla sola misurazione capillare dei valori di glucosio effettuata tramite glucometro in modo da ottimizzare il monitoraggio della glicemia, cuore della gestione personalizzata del diabete in particolare, questo sistema è innovativo sotto diversi aspetti, innanzitutto è il primo sensore completamente impiantabile a disposizione delle persone con diabete. Il sensore ha una durata fino a 180 giorni e permette un accurato monitoraggio glicemico realmente continuativo per tutto il periodo di utilizzo. I dati raccolti, inoltre, vengono visualizzati sullo smartphone in modo molto semplice ed intuitivo, perché siano informazioni fruibili per migliorare la gestione del proprio diabete. Infine, Eversense XL è dotato di allarmi predittivi che permettono di anticipare la gestione e ridurre i rischi associati al mancato controllo di episodi gravi di ipo/iperglicemia ha affermato Elena Acmet, Medical Manager di Roche Diabetes Care Italy.

Il diabete è considerato una crescente emergenza epidemiologica globale e costituisce una delle patologie a più elevato impatto sociale ed economico. Rappresenta una delle malattie cronico degenerative più diffuse in Italia, ne soffrono oltre 4 milioni di persone, circa l’8% della popolazione (più del doppio di 30 anni fa) e il trend è in costante aumento.

Secondo i dati dell’Italian Diabetes & Obesity Barometer dell’Associazione Ricerca & Diabete SID in Italia tra i diabetici il tasso di mortalità è del 30,3% per 100.000 abitanti; la malattia riduce di 5-10 anni l’aspettativa di vita, e un paziente su 6 riferisce un grave episodio di ipoglicemia; il 60%-80% delle morti per malattie cardiovascolari viene associato al diabete; il 29% dei diabetici riferisce di stare male o molto male a causa della malattia: ogni 52 minuti un diabetico subisce un’amputazione e ogni 4 ore un diabetico entra in dialisi.

Il buon controllo glicemico è fondamentale per la prevenzione delle complicanze del diabete e degli scompensi metabolici acuti, per questo le persone con diabete necessitano di un’attenta e costante misurazione della glicemia attraverso sistemi che devono essere precisi e affidabili oggi, grazie alla tecnologia che continua a fare straordinari passi in avanti, abbiamo a nostra disposizione molti strumenti in grado di misurare in modo accurato i livelli di glicemia e di migliorare la qualità di vita dei pazienti. Eversense XL sicuramente è uno di questi, con l’ulteriore vantaggio di possedere allarmi predittivi e quindi, anticipare le ipo e le iper-glicemie e di essere attivo fino a 6 mesi” – ha commentato Elisabetta Lovati, Dirigente medico di primo livello, Specialista in Endocrinologia e Diabetologa al Policlinico San Matteo di Pavia.

Eversense XL è prodotto da Senseonics, e distribuito in esclusiva da Roche Diabetes Care Italy. È costituito da un sensore sottocutaneo che non necessita di alcun ago per collegarlo al trasmettitore ricaricabile. Il trasmettitore, viene applicato con un cerotto ed è interamente rimovibile in modo semplice e senza rischi: una caratteristica che lo rende compatibile con qualsiasi tipo di attività, da una cena fuori o una banale passeggiata ad un’attività sportiva agonistica. Il sistema Eversense invia allarmi, avvisi e notifiche relativi ai valori del glucosio visibili in qualsiasi momento sull’app dello smartphone. Il paziente, quindi, può vedere la curva della sua glicemia e viene avvertito prima che i livelli di glucosio raggiungano valori troppo elevati o troppo bassi attraverso suoni e vibrazioni che cambiano a seconda del tipo di allarme.

Eversense XL viene inserito durante una seduta ambulatoriale di pochi minuti. Il sensore viene impiantato a livello sottocutaneo sulla parte superiore del braccio. È sufficiente un’incisione millimetrica per l’inserzione del sensore e l’impianto è eseguito in anestesia locale.

Roche Diabetes Care (RDC) è leader mondiale nella gestione della malattia diabetica e lavora costantemente a favore dell’innovazione nel monitoraggio e trattamento del diabete. Questo approccio, che ci ha spinto a promuovere Eversense XL, nasce dall’attenzione a 360° che l’azienda pone ai bisogni reali dei pazienti nell’intento di ridurre il peso della malattia per le persone che ne soffrono e le loro famiglie, e nel contempo di contribuire alla sostenibilità del sistema salute” – ha concluso Balestri.


Diabete, proposta una nuova classificazione in cinque tipi

L’attuale classificazione del diabete distingue sostanzialmente tra la forma di tipo 1, a insorgenza prevalentemente giovanile e di origine autoimmune, dal diabete di tipo 2, caratterizzato da insulino-resistenza che si manifesta in età adulta e diventa più frequente con l’avanzare dell’età. Tuttavia, il diabete tipo 2 comprende una serie di condizioni caratterizzate da quadri clinici differenti.

Basandosi su alcune caratteristiche dei pazienti e della malattia, un gruppo di ricercatori del Centro Diabete dell’Università di Lund (Svezia), propone una nuova classificazione, che mira a distinguere gruppi diversi tra i pazienti con diagnosi di diabete.

Lo scopo è quello di avere uno strumento più mirato per la prevenzione delle complicanze e soprattutto una possibilità di scegliere una terapia mirata alle necessità del paziente, fra i diversi farmaci oggi disponibili.

Uno studio svedese appena pubblicato sulla rivista Lancet Diabetes & Endocrinology propone una nuova classificazione più articolata della malattia diabetica utilizzando alcune variabili che permettono di raggruppare i pazienti in 5 gruppi. Emma Ahlqvist e coll. hanno preso in considerazione 8.980 soggetti con nuova diagnosi di diabete, tratti dal database Swedish All New Diabetics, e li hanno classificati in base a sei fattori:

  1. anticorpi anti-decarbossilasi dell’acido glutammico (GAD),

  2. età alla diagnosi,

  3. indice di massa corporea (BMI),

  4. emoglobina glicata,

  5. valori della funzione beta-cellulare,

  6. valori dell’insulino-resistenza.

 

Gli stessi criteri sono stati poi applicati ad altre tre coorti indipendenti, fino a un totale di più di 15.000 pazienti con diabete. Prendendo in considerazione le complicanze e le prescrizioni di farmaci gli autori sono arrivati a proporre la seguente classificazione:

  • Cluster 1 – SAID (severe autoimmune diabetes)

Diabete autoimmune grave, è sostanzialmente lo stesso del tipo 1 classico: colpisce soggetti giovani, apparentemente sani ed ha una base autoimmune.

  • Cluster 2 –SIDD (severe insulin-deficient diabetes)

Diabete con grave deficit di insulina, riguarda soggetti giovani, normopeso sano e con difficoltà a produrre insulina, ma senza coinvolgimento del sistema immunitario.

  • Cluster 3 – SIRD (severe insulin-resistant diabetes)

Diabete con grave insulino-resistenza, riguarda soggetti generalmente sovrappeso che assumono insulina, ma senza una risposta adeguata.

  • Cluster 4 – MOD (mild obesity-related diabetes)

Diabete mellito correlato all’obesità, osservato principalmente in soggetti molto sovrappeso ma metabolicamente molto più vicini alla norma rispetto a quelli del cluster 3.

  • Cluster 5 – MARD (mild age-related diabetes)

Diabete mellito in età avanzata, soggetti diabetici più anziani rispetto agli altri gruppi e con una malattia tendenzialmente meno grave.

Gli autori fanno notare che le associazioni genetiche nei cluster differivano da quelle osservate nel diabete tradizionale di tipo 2. Inoltre, sono state rilevate differenze significative riguardo il rischio di complicanze. In particolare, gli individui nel gruppo 3 (più resistenti all’insulina) avevano un rischio significativamente più elevato di malattia renale diabetica rispetto agli individui nei gruppi 4 e 5. Il cluster 2 (carenza di insulina) ha avuto il più alto rischio di retinopatia.

Premettendo che una nuova classificazione dei tipi di malattia dovrà essere discussa a livello internazionale e poi avallata dall’Organizzazione mondiale della sanità per evitare differenze a livello dei vari Paesi, rivedere quella relativa al diabete sarebbe d’aiuto. Oggi abbiamo infatti a disposizione ben 8-9 classi diverse di farmaci, ma solo 2 tipologie riconosciute di diabete per i quali possono essere indicati. Aumentandole, si potrebbero offrire cure più mirate” – ha commentato all’Adnkronos Salute Giorgio Sesti, presidente Società italiana di diabetologia (Sid) e docente di Medicina interna all’Università Magna Graecia di Catanzaro.

Novel subgroups of adult-onset diabetes and their association with outcomes: a data-driven cluster analysis of six variables – Emma Ahlqvist, Petter Storm, Annemari Käräjämäki, Mats Martinell, Mozhgan Dorkhan, Annelie Carlsson, Petter Vikman, Rashmi B Prasad, Dina Mansour Aly, Peter Almgren, Ylva Wessman, Nael Shaat, Peter Spégel, Hindrik Mulder, Eero Lindholm, Olle Melander, Ola Hansson, Ulf Malmqvist, Åke Lernmark, Kaj Lahti, Tom Forsén, Tiinamaija Tuomi, Anders H Rosengren, Leif Groop – Published: 01 March 2018 – DOI: https://doi.org/10.1016/S2213-8587(18)30051-2

FONTE | Medico e Paziente

Insulina: fiale e penne potrebbero non contenerne le quantità dichiarate!

Le fialette e le cartucce insuliniche vendute nelle farmacie potrebbero non contenere una concentrazione sufficiente di insulina.

Lo rivela una ricerca condotta da Alan Carter dell’Università del Missouri e da Lutz Heinemann della Science & Co. di Düsseldorf.

Gli standard stabiliti dalla FDA statunitense stabiliscono che le fialette e le cartucce di insulina contengano almeno il 95% di insulina intatta, ma il presente studio ha riscontrato che le fialette di insulina delle principali case produttrici ne contengono solamente una media di 40,2 U/ml.

Dato che le case farmaceutiche devono seguire protocolli molto rigidi, è probabile che il problema risieda nella catena di distribuzione a freddo che intercorre dal momento in cui il prodotto lascia la fabbrica a quello in cui raggiunge le farmacie, che è molto meno controllato.

Data la variabilità identificata nel contenuto in insulina delle fialette, una possibile implicazione clinica consisterebbe nel fatto che i pazienti dovrebbero essere avvertiti di monitorare molto attentamente i valori glicemici iniziando una nuova fiala o cartuccia di insulina, e di adattare i dosaggi in caso di variazioni nel controllo glicemico.

Dato inoltre che i pazienti spesso vanno incontro a deterioramenti del controllo glicemico nonostante l’assenza di fattori che possano giustificare il fenomeno, la possibilità di una bassa concentrazione di insulina dovrebbe essere presa in considerazione come spiegazione.

E’ necessario dunque effettuare studi approfonditi in materia per confermare quanto riscontrato nella presente indagine.

Insulin Concentration in Vials Randomly Purchased in Pharmacies in the United States: Considerable Loss in the Cold Supply Chain – Alan W. Carter PharmD, Lutz Heinemann, PhD – J Diabetes Sci Technol, December 21, 2017 – doi.org/10.1177/1932296817747292

 



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